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  • Marigliano: le Iene scoprono frate molestatore al convento di San Vito

    Marigliano: le Iene scoprono frate molestatore al convento di San Vito

    Marigliano: le Iene scoprono frate molestatore al convento di San Vito
    Inviato da Redazione il 17/10/2009

    MARIGLIANO – Tutto è cominciato con una segnalazione sul blog del noto giornalista Giulio Golia, facente parte della trasmissione televisiva d’inchiesta “Le Iene” in onda tutti i martedì sera su Italia 1. In questa segnalazione, P.C., mariglianese, chiedeva aiuto a Golia per sfuggire da un prete molestatore.

    È stato proprio al celebre giornalista che il ragazzo (il quale ha voluto mantenere l’anonimato durante le riprese) ha ricostruito la vicenda. Così come tanti adolescenti e giovani, P.C. si reca abitualmente presso il convento dei Frati Minori di San Vito, divenuto vero e proprio centro di aggregazione giovanile. Il giovane aveva eletto a suo padre spirituale uno dei frati, recandosi spesso a parlare con lui per confidare le difficoltà della vita quotidiana e trovare un conforto: la sua situazione, infatti, si era negli ultimi tempi aggravata a causa della perdita del lavoro e dei frequenti litigi con la fidanzata, la quale premeva per il matrimonio.

    La reazione del frate a queste confidenze è stata, a dir poco, inconsueta: prima ha invitato il ragazzo ad abbracciarlo e poi ha cominciato a palpeggiare le sue parti intime. Alla reazione stranita del ragazzo, il frate ha opposto un atteggiamento ancor più grave: ha cominciato a canzonare il fedele per la sua mancanza di “reazioni”. “Ma a me piacciono le donne” ha ribattuto seccato il ragazzo, poi si è allontanato dal convento.

    Tanta è stata la rabbia, tanto lo stordimento che il giovane P.C. ha deciso di rivolgersi alle “Iene”, programma televisivo che spesso si è occupato di perversioni in ambienti ecclesiastici. Il procedimento è stato semplice: con una telecamera nascosta, fornita dalla troupe di Mediaset, il ragazzo si è recato nuovamente dal sacerdote. Giunti nel chiostro del convento, la scena si è ripetuta: tentativi di abbraccio, palpeggiamenti, insulti. “Ma non è peccato?” ha chiesto, provocatoriamente P.C., ricevendo una risposta a dir poco sorprendente: “No!”.

    Le Iene, però, non si sono fermate qui: prima Golia si è rivolto ad un’altra struttura religiosa per chiedere quale fosse il comportamento da adottare; la risposta è stata scontata: informare immediatamente il priore. Ed è quello che il giornalista ha fatto: nella prossima puntata delle Iene, infatti, andrà in onda una breve intervista con il priore del convento dei frati minori di San Vito, Padre Lorenzo; il quale ha, tra l’altro, avviato le procedure per allontanare d’urgenza il frate immortalato nell’inchiesta delle Iene.

    La notizia del padre molestatore ha gettato scompiglio nell’intera città di Marigliano. Le reazioni sono state molteplici: all’unanime condanna degli atteggiamenti del frate si uniscono le osservazioni di chi ha ritenuto fuori luogo ricorrere alla televisione ritenendo più opportuno informare il priore (oppure il parroco od il vescovo) e finanche le forze dell’ordine. Non è di certo la prima volta che la diocesi nolana viene sconvolta da casi di preti molestatori: ha fatto scandalo il caso scoppiato diversi anni fa del parroco di Scisciano che, nel segreto del confessionale, palpeggiava le fedeli. La reazione, però, fu diversissima: le madri delle ragazze gli tesero un “agguato” armate di bastoni e, dopo aver malmenato il sacerdote, informarono il Vescovo della vicenda. Anche in quel caso il sacerdote fu allontanato dalla sede dello scandalo.

  • IL POPOLO DELLA SANITA’ DIFENDE IL SUO PARROCO ‘IL RAGAZZO E’ UN INFAME

    IL POPOLO DELLA SANITA’ DIFENDE IL SUO PARROCO ‘IL RAGAZZO E’ UN INFAME

    NAPOLI Infame, mostro, giuda. Insulti come stilettate per Tonino, il popolo della Sanità non gli dà tregua, non lo perdona per il suo clamoroso atto d’ accusa contro padre Giuseppe Rassello, il parroco simbolo del rione più degradato di Napoli, il prete dei disperati, dei tossicomani, delle sfide alla camorra.

    Da ieri alla sbarra per violenza carnale e atti di libidine nei confronti di Antonio B., quattordici anni appena compiuti.

    Inizia così, in un clima di apertà ostilità verso il ragazzino, il processo al sacerdote. E’ quasi mezzogiorno nell’ aula sotto i porticati del vecchio palazzo di giustizia partenopeo quando il cancelliere legge le accuse. La gente della Sanità, oltre duecento persone, ha un sussulto. In rapida successione il cancelliere riepiloga: …per aver toccato in parti intime e masturbato il ragazzo, facendosi masturbare, tentando rapporti anali, inducendolo a commettere atti di libidine sulla sua persona, dal novembre ‘ 89 al 23 marzo ‘ 90. Don Rassello sembra una statua di marmo. Impassibile, completo grigio, cravatta allentata, occhiali scuri, il religioso tradisce il nervosismo fumando una sigaretta dopo l’ altra.

    E’ stato in silenzio per tutta la fase iniziale del processo, ricca di richieste di rinvio, sospensioni, riprese. Poi, improvvisamente, Rassello chiede la parola. E legge una clamorosa memoria, due pagine scritte a mano. Ho aperto le porte a tutti Dopo la prima fase di smarrimento, seguita all’ arresto, ho riflettuto. Particolari che avevo dimenticato acquistano ora nuova evidenza… ho aperto le porte della mia chiesa a tutti, anche ad Antonio. Se alcune circostanze del mio interrogatorio sono state oggetto di equivoco, questo è dovuto al fatto che parte di esse erano legate al sigillo sacramentale.

    La gente rumoreggia: il sacerdote, dopo aver parlato nel primo interrogatorio di un complotto contro di lui, ordito da politici e camorra per le sue denunce a tutto campo, nel secondo interrogatorio aveva corretto il tiro. Mai, però, aveva affermato come ieri di conoscere altre verità scottanti sulla torbida vicenda che lo vede protagonista. Notizie fondamentali per il processo, ma che non può rivelare perchè apprese nel segreto della confessione. Di più: Tengo a precisare che alcune frasi verbalizzate nell’ interrogatorio e a me attribuite non sono mie. Il parroco, con una sibillina dichiarazione, lancia ombre sulle prime battute dell’ inchiesta condotta dal pm Aldo Policastro. Continua di getto: Ripeto, all’ inizio ero in stato confusionale.

    E in quelle condizioni il prete aveva accusato di congiura persino tre frati francescani, suoi predecessori nella chiesa di Santa Maria, con i quali Tonino viveva prima del suo arrivo alla Sanità. In quel momento avevo formulato al pm tutte le ipotesi che potevo immaginare. Oggi non mi sento di escluderle, ma passano in secondo piano di fronte alle accuse precise che mi ha lanciato il ragazzo. E conclude quasi urlando, gli occhi lucidi per la commozione: Mi sento addolorato, signori giudici, colpito al cuore in ciò che avevo di più caro e che ha sempre ispirato la mia vita: la promozione e la santificazione dei più piccoli e indifesi.

    Rassello lascia l’ aula, la gente gli si stringe attorno, i ragazzi lo abbracciano, le donne gli baciano la mano. E qualcuno ripete: Quel guaglione infame, che mostro. Sono le stesse persone che hanno affollato Castelcapuano dalle otto di ieri mattina. Un tribunale assediato: Tonino raggiunge l’ aula alle nove e mezza protetto da una nutrita scorta di agenti. Gli occhi sbarrati, saluta le uniche persone che gli sono vicine, due professoresse che lo conoscono da sempre. Anche loro saranno insultate.

    Antonio ha fatto una scelta coraggiosa: si è costituito parte civile tramite un’ anziana zia. Adesso ha un avvocato, Salvatore Pane. Ma la sua scelta lo ha allontanato ancora di più dalla sua famiglia, dove non vuole tornare, dalla madre Maria, che ripete ossessivamente: Non conosco i fatti, ma rivoglio Tonino, che gli abbiamo fatto?. Il processo si fa subito difficile. Ci si mette anche il cronico sfascio della macchina giudiziaria napoletana: non si trova un perito per trascrivere la registrazione dell’ udienza.

    Per due ore il dibattimento rischia di saltare. Soltanto intorno alle dodici il presidente Pietro Lignola apre ufficialmente il processo. L’ inchiesta giudiziaria Il pubblico ministero Domenico Zeuli espone le tesi accusatorie, l’ indagine della squadra mobile scattata nel maggio scorso sulla base di una soffiata: Un prete in jeans si fa un ragazzo. Gli agenti rintracciano Antonio nella scuola Benedetto Croce, nel cuore della Sanità. Tonino è reticente, confessa soltanto dopo alcune ore. Si apre l’ inchiesta giudiziaria, il ragazzino conferma davanti al pm, e rivela di avere già raccontato tutto all’ anziano frate Michele.

    Le sue accuse, nel corso di successivi interrogatori, si fanno sempre più precise, Tonino descrive addirittura un particolare intimo del corpo di don Rassello, un anomalo rigonfiamento inguinale. Tocca alla difesa. Il penalista Enrico Tuccillo parla di contraddizioni nel racconto di Antonio. Il ragazzo ha vissuto in stato di abbandono, poi era diventato il pupillo degli anziani frati della Sanità. Ma questi dovevano andar via per far posto a Rassello. Il ragazzino non l’ aveva presa bene, arrivò addirittura a raccogliere firme contro il nuovo parroco. Il risentimento ha prodotto tutto il resto. E poi c’ è stato un matrimonio tra consanguinei nella famiglia di Tonino. Il nonno, gli zii e il padre sono in manicomio. Oggi, a porte chiuse, la deposizione di Tonino.

    di GIOVANNI MARINO e PIERO MELATI

    http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1990/07/18/il-popolo-della-sanita-difende-il-suo.html