Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Il prete-giornalista Antonio Pelayo cerca di adescare un collega durante i giorni del Conclave: accusato di violenza sessuale

    Il prete-giornalista Antonio Pelayo cerca di adescare un collega durante i giorni del Conclave: accusato di violenza sessuale

    Nei giorni del Conclave ma anche in quelli successivi, con tutta la stampa impegnata a raccogliere notizie nella sala stampa vaticana, un giornalista e prete spagnolo Antonio Pelayo, 81 anni, ha adescato un suo collega dei media, 40 anni, invitandolo a casa, dove senza successo ha provato ad intrattenere un rapporto intimo. È l’accusa mossa dalla procura al sacerdote, per cui sono state chiuse le indagini con l’accusa di violenza sessuale.

    L’amicizia
    Il giornalista, ritenuto attendibile dal pubblico ministero, ha dovuto lasciare Roma, trasferendosi in un’altra città per lo choc subito e il timore di incontrare di nuovo l’81enne, che per un periodo ha continuato a cercarlo.

    Le carte dell’inchiesta ricostruiscono quanto accaduto a partire dal ricovero di Papa Francesco al policlinico Gemelli, fino alla morte avvenuta il 21 aprile scorso. La città del Vaticano era al centro del mondo, centinaia i giornalisti accreditati. Tra di loro, l’attuale indagato e il giornalista 40enne. Lo spagnolo conosce ogni angolo delle segrete stanze vaticane, avendo per anni lavorato a Roma come corrispondente per la stampa spagnola. Ed è proprio questo a renderlo interessante per il giornalista 40enne che scopre anche di condividere con lui la passione per l’arte. L’amicizia gli sembra sincera, qualche giorno prima della scomparsa di Papa Francesco, il 16 aprile del 2025, lo spagnolo invita il giovane collega per un aperitivo nella sua casa al centro storico. Il 40enne accetta. L’appuntamento si conclude senza sorprese.

    Le molestie
    Nel frattempo passano i giorni, si apre il conclave, i giornalisti lavorano gomito a gomito per avere indiscrezioni, alla fine viene eletto Papa Leone XIV l’8 maggio e il lavoro dei giornalisti si concentra sulle indiscrezioni per scoprire quale sarà il nuovo corso in Vaticano. Lo spagnolo invita di nuovo il collega per un aperitivo. È il 23 maggio di cinque mesi fa. Ma la serata va avanti in maniera molto diversa rispetto alle precedenti. Secondo il racconto del 40enne i due mangiano, il prete gli offre whisky ma lui rifiuta. Lo spagnolo comincia a molestarlo ma il giornalista cerca di sottrarsi, chiede di andare in cucina. È sempre lui a raccontare che a questo punto il prete prova un altro approccio, molto più aggressivo. Il 40enne a questo punto va via ma qualche giorno dopo decide di presentare una denuncia. La procura di Roma verifica la sua testimonianza e chiude le indagini contestando al sacerdote – che si sarebbe successivamente scusato con alcuni messaggi del proprio comportamento – la violenza sessuale.

    https://roma.corriere.it/notizie/cronaca/25_ottobre_22/il-prete-giornalista-antonio-pelayo-cerca-di-adescare-un-collega-durante-i-giorni-del-conclave-accusato-di-violenza-sessuale-8854d503-e428-43bd-993d-d517f4e77xlk.shtml

  • La Chiesa ha pagato 800.000 euro di risarcimento a 39 vittime attraverso il piano PRIVA.

    La Chiesa ha pagato 800.000 euro di risarcimento a 39 vittime attraverso il piano PRIVA.

    Una riparazione su quattro ha un costo superiore a 50.000 euro. Solo un caso ha un costo di 3.000 euro e un altro di 100.000 euro. Secondo le stime della Commissione, i restanti casi superano i 6.000 euro.

    I risarcimenti lasciano molto a desiderare. Secondo PRIVA, l’importo del risarcimento varia dai 3.000 ai 100.000 euro, sebbene si tratti di importi non significativi, poiché si è verificato un solo caso per ciascun caso. L’importo massimo pagato è stato quello della Diocesi di Barcellona.

    “In base a quali criteri pensate che una vittima di abusi sessuali infantili possa essere risarcita con una cifra così misera?” chiedono le vittime, accusando la CEE di “ignorare e persino negare la veridicità di alcuni dei casi che hanno bussato alla sua porta”.

    Le associazioni delle vittime sperano “che il governo faccia il suo lavoro e che presto inizieremo a vedere la luce del giorno, a patto che il governo soddisfi le nostre aspettative”.


    Circa 800.000 euro. Questa è la cifra approssimativa che il piano PRIVA ha speso per risarcire le 39 vittime di abusi che hanno ricevuto le relazioni di valutazione finale dall’organismo creato dalla Conferenza Episcopale, a cui il clero ha aderito, per una “riparazione integrale” per i sopravvissuti alla pedofilia clericale.

    Come riportato dall’organizzazione in un comunicato stampa questa settimana, nel corso dell’anno di attività sono pervenute 89 richieste di risarcimento integrale (32 per abusi commessi in enti diocesani e 57 in congregazioni religiose). Tre quarti di queste sono state avviate dalle vittime e, nella quasi totalità dei casi (sono state rilevate almeno due eccezioni), il risarcimento richiesto da PRIVA è stato accettato dalle vittime e pagato dalle istituzioni responsabili.

    Non si sono verificati casi in cui vescovi o congregazioni si siano rifiutati di fornire un risarcimento una volta ricevuta la segnalazione. Tuttavia, i risarcimenti lasciano molto a desiderare. Secondo PRIVA, l’importo dei risarcimenti finanziari varia dai 3.000 ai 100.000 euro, sebbene questi importi non siano significativi, poiché si è verificato un solo caso per ciascun tipo. L’importo massimo pagato è stato dalla diocesi di Barcellona.

    E, come appreso da RD, un risarcimento su quattro supera i 50.000 euro, mentre negli altri casi si stima che superi i 6.000 euro. Considerando questo, l’importo pagato alle vittime raggiungerebbe gli 800.000 euro . Una cifra considerevole, ma lontana dagli importi pagati in altri Paesi e, soprattutto, un numero esiguo di beneficiari di risarcimenti rispetto alle stime contenute nella relazione del Difensore civico e persino rispetto ai casi di abuso riconosciuti dalla stessa Conferenza episcopale.

    Subito dopo la pubblicazione del rapporto sul piano PRIVA, i responsabili di “Infanzia rubata” hanno lamentato che “ogni volta che la Conferenza episcopale apre bocca ultimamente, si tratta solo dell’ennesimo reato in una lunga lista”. A loro avviso, “la fascia tra 3.000 e 100.000 euro ci sembra offensiva” e chiedono spiegazioni. “Quali casi meritano 3.000 euro e quali 10.000, 15.000 o 25.000?”

    “In base a quali criteri pensate che una vittima di abusi sessuali infantili possa essere risarcita con una cifra così misera?” chiedono le vittime, accusando la CEE di “ignorare e persino negare la veridicità di alcuni dei casi che hanno bussato alla sua porta”.

    “Condanniamo l’atteggiamento di questa gerarchia della Chiesa spagnola, perché crediamo che non stiano svolgendo correttamente il loro lavoro “, nota Infanzia rubata, che sottolinea le richieste da loro presentate a tre diversi presidenti della CEE (Blázquez, Omella e Argüello), che “restano inascoltate, nemmeno osservate”.

    La maggior parte delle vittime legate ad ANIR si è rifiutata di partecipare al piano PRIVA e sta aspettando “che il governo faccia il suo lavoro, e presto potremo cominciare a vedere la luce, a patto che il governo soddisfi le nostre aspettative”. Riguardo alla Chiesa, “Anir ha da tempo chiuso le porte a qualsiasi altro tipo di incontro. Non la consideriamo nemmeno degna di un incontro dopo la farsa che stanno mettendo in scena con questo cosiddetto Piano PRIVA”, conclude.

    https://www.religiondigital.org/espana/obispos-indemnizar-victimas-PRIVA-religiosos-espana-abusos_0_2817018271.html

  • Si fingeva una donna online per farsi mandare foto intime da minori: in Spagna arrestato un sacerdote

    Si fingeva una donna online per farsi mandare foto intime da minori: in Spagna arrestato un sacerdote

    Un sacerdote di Burgos, in Castiglia e Leon, è stato arrestato dalla polizia spagnola con l’accusa di molestie sessuali nei confronti di alcuni minorenni adescati su internet. Gli abusi sarebbero avvenuti tramite social network. Il prete che si trova preventivamente in carcere in attesa di comparire davanti all’autorità giudiziaria e si spacciava online per una donna per ottenere immagini intime delle vittime.

    Il numero di persone coinvolte negli abusi è in corso di accertamento. L’inchiesta sarebbe partita dalla denuncia di due genitori che hanno scoperto che il figlio aveva inviato con il suo cellulare foto dei suoi genitali all’indirizzo di una donna in cambio di immagini del suo seno. Gli accertamenti informatici hanno evidenziato che in realtà dietro l’account si celava il sacerdote arrestato.

    In questo momento le indagini proseguono per accertare il numero di minori vittime di molestie sessuali. L’arcivescovado di Burgos ha assicurato in un comunicato la propria collaborazione nel caso, offrendo il suo aiuto alle autorità giudiziarie per l’inchiesta. L’arcivescovado ha inoltre espresso la propria vicinanza alle famiglie dei minori coinvolti.

    Il prete è stato sospeso in maniera cautelare dalle sue funzioni. Per ricostruire l’accaduto sarà necessario effettuare ulteriori verifiche sui dispositivi elettronici dell’uomo, sugli account social e sulle chat che il sacerdote ha intrattenuto con i minori spacciandosi per una donna. Secondo quanto ricostruito, nessuna delle sue vittime aveva capito di trovarsi davanti a un profilo falso e avrebbero tutte inviato loro foto intime.

    Le autorità stanno ricostruendo la rete di contatti del sacerdote e analizzando i messaggi che l’uomo, sotto falsa identità, scambiava con le sue vittime al fine di ottenere loro foto personali.

    https://www.fanpage.it/esteri/si-fingeva-una-donna-per-farsi-mandare-foto-intime-da-minori-in-spagna-arrestato-un-sacerdote/

  • Il suicidio dei genitori di Chiara era una tragedia annunciata: avevano già venduto casa e farmacia

    Il suicidio dei genitori di Chiara era una tragedia annunciata: avevano già venduto casa e farmacia

    Alessandro Giacoletto e sua moglie Cristina Masera si sono tolti la vita a causa di un dolore insostenibile: il suicidio della loro unica figlia, Chiara, avvenuto due anni fa dopo gravi abusi. La mattina del 9 dicembre Alessandro aveva inviato un messaggio alla sorella Carla per annunciare il gesto. Nonostante i soccorsi, Cristina è morta il 17 dicembre e Alessandro il 23. La coppia, chiusa nel dolore, aveva venduto casa e farmacia, donando tutto a una causa benefica. Familiari e vicini ricordano il loro carattere dolce e il forte impegno sociale, mentre si chiede maggiore sostegno per famiglie colpite da traumi simili.


    L’annuncio sul telefonino

    Era la mattina di lunedì 9 dicembre quando sua madre, Carla, aveva ricevuto un messaggio sul telefonino. Poche righe nelle quali suo fratello annunciava il suicidio. Carla abita anche lei in frazione Pasta di Rivalta. È uscita di casa di corsa diretta verso la villa del fratello, una costruzione su due piani, con giardino in via Pascoli 31.


    La scoperta della tragedia

    Quando è arrivata, la tragedia era già compiuta. Alessandro e sua moglie Cristina Masera erano in auto, privi di sensi. Carla ha chiamato il 118 e i carabinieri, ma i soccorsi si sono rivelati inutili. Dopo un primo tentativo di rianimazione, Cristina è stata trasportata con l’elicottero del 118 alle Molinette di Torino, mentre Alessandro è stato portato in ambulanza al San Luigi di Orbassano. Sono morti a pochi giorni di distanza l’uno dall’altra: Cristina il 17 dicembre, Alessandro lunedì 23.


    Una tragedia annunciata

    La coppia non aveva mai superato la perdita dell’unica figlia, Chiara, che si era tolta la vita due anni fa dopo aver subito gravi abusi. Il peso di quella tragedia era diventato insostenibile, tanto da spingerli a un gesto estremo.


    Lo sapevamo che sarebbe successo

    «Lo sapevamo che prima o poi sarebbe successo», dice adesso una vicina la cui casa si affaccia proprio sull’ingresso della villa che fu di Alessandro e Cristina. «Qualche mese fa avevano venduto quella casa lì davanti. E pure la farmacia di Orbassano, doveva lavorava lei, la San Giovanni». La figlia era già mancata da qualche mese. Raccontarono che i soldi li avevano donati a un’organizzazione benefica per i bambini africani. Poi si erano chiusi nel loro dolore, lasciando il mondo fuori. Pochi amici. I parenti che sapevano tutto. I pettegolezzi in paese.

    La farmacia

    La farmacia San Giuseppe, nel giorno di Santo Stefano è chiusa. Alle 10 del mattino, una cliente abituale, Alessandra D. parla di Cristina con delicatezza e rispetto: «Era donna di una dolcezza infinita. Preparatissima nel suo lavoro. Le dirò di più: era sempre disposta ad ascoltare i problemi dei clienti». Ma il suicidio di Chiara? «L’aveva distrutta. A Orbassano sapevamo tutti l’inferno che stava attraversando: Non se ne parlava, ovviamente. Ma si vedeva che soffriva. Che non era più lei».


    Aiutare le famiglie

    Di suo marito, invece parla Michele Colaci, che è il presidente di Confapi Salute: «Alessandro era riservato, ma aveva un cuore grande così». E aggiunge: «Mi piacerebbe che le istituzioni, tutte, nessuna esclusa, aiutassero le famiglie che vivono traumi come questo. Che le sostenessero e le aiutassero con percorsi di sostegno». E Francesco Bona (direttore Hospice Terapia Antalgica e Cure Palliative di Candiolo) aggiunge: «Ci siamo conosciuti 25 anni fa. Io ero anestesista a Candiolo e lui che era medico di famiglia e otorinolaringoiatra, veniva ad assistere agli interventi. Era uno che non si tirava mai indietro. Era inserito nel tessuto sociale cittadino, aveva fatto parte dei Lions e accompagnava i malati a Lourdes. Quando sono diventato direttore dell’Hospice, mi aveva inviato alcuni suoi pazienti». Si era mai confidato con lei su quanto accaduto alla figlia? «Assolutamente no. E non credo si sia mai lasciato andare con qualcuno».

    Poi la notizia del duplice tentativo di suicidio. In frazione Pasta ne parlavano tutti. E tutti sapevano le ragioni: la morte di Chiara, che si era tolta la vita due anni fa.

    https://www.lastampa.it/torino/2024/12/27/news/alessandro_giacoletto_cristina_masera_rivalta_suicidio-14907554/

  • «Io, molestato dal parroco mai ascoltato dalla Chiesa»

    «Io, molestato dal parroco mai ascoltato dalla Chiesa»

    BOLZANO. Era l’estate del 1969. Klaus Walter aveva solo 13 anni e pascolava le mucche nei prati di Redagno di Sotto, proprio sotto il Corno Bianco. Un paradiso in cui il giovanissimo pastore trascorreva le sue giornate spensierate, ancora lontano dai turbamenti che l’adolescenza aveva in serbo per lui. All’improvviso, però, quel paradiso sprofondò nell’inferno. A cinquant’anni di distanza, Klaus, apprezzato liutaio e volto noto in città grazie ai suoi concerti con pianola, armonica e campanacci, ha deciso di raccontare la terribile vicenda di cui è stato vittima.

    Cosa accadde in quell’estate del ’69?

    Il parroco salì da me, al pascolo. All’inizio, ero stupito e onorato che un sacerdote decidesse di spendere il suo tempo per starmi vicino, allontanandosi così tanto dal paese. Io sono da sempre molto religioso e pensavo sarebbe venuto a pregare con me. Purtroppo, non mi ci volle molto per capire il motivo di quella presenza perché il sacerdote si mise vicino a me. Troppo vicino, tanto da darmi fastidio. E mi teneva. Mi ha chiesto subito se avevo avuto esperienze sessuali e io non ho capito perché volevo rimanere bambino e a queste cose non pensavo. Avevo visto nascere dei vitellini e avevo pensato che funzionasse così anche per l’uomo, ma non volevo sapere altro. Ho pensato anche che volesse chiedermi se avevo peccati da confessare e gli ho detto che, a sei anni, avevo giocato al dottore con una bimba vicina di casa e aveva finto di farmi una puntura. Un gioco innocente, senza alcun pensiero alla sessualità.

    Cos’è successo a quel punto?

    Il parroco mi ha chiesto di mostrargli dove mi aveva fatto la puntura, poi mi ha tirato giù i pantaloni e ha iniziato a toccarmi i genitali. A quel punto, tutto è diventato nero e sono svenuto. Mi sono raggomitolato e i nervi erano talmente tesi che, nei giorni successivi, ero indolenzito e dolorante.

    È accaduto una volta sola? E lei ha parlato con qualcuno di quello che stava succedendo?

    È accaduto più volte, purtroppo, e ogni volta era un trauma. Mi vedevo all’inferno, all’interno di una bottiglia, e fuori c’era il parroco che, con il volto del diavolo, tentava di farmi uscire. Un’immagine terribile che mi ha perseguitato per tanti anni. Di quello che accadeva ne ho parlato con mia zia, che era la perpetua, ma lei mi ha sempre detto di obbedire al parroco perché ama molto i bambini e i ragazzi. Non ho ancora capito se non volevano vedere, ma in quel momento ho capito che nessuno mi avrebbe aiutato. Eppure c’erano anche altri ragazzi che subivano quello che subivo io. Ho saputo che uno di loro s’è poi suicidato mentre mio cugino, per difendersi dalle avances del sacerdote, lo aveva spinto forte, facendolo cadere. Lui, per contro, aveva tuonato dal pulpito della chiesa, dicendo che i giovani del paese erano maleducati.

    Un’esperienza terribile. Cosa l’ha spinta a raccontarla?

    Non c’è giorno in cui io mi alzi al mattino senza che io pensi a quei fatti. E per lungo tempo ho avuto il terrore degli uomini. Il parroco è stato spostato più volte, so che era stato richiamato, ma ha continuato a fare quelle cose. Non è mai stato denunciato e quando arrivava in un nuovo paese nessuno avvisava la popolazione che si trattava di un pedofilo. Allora aveva 42 anni ed è morto quarant’anni più tardi, riverito e rispettato. Io, che ho una profonda fede, l’ho perdonato e, sulla sua tomba, ho abbracciato la lapide. Me nessuno deve più patire ciò che ho patito io e, finalmente, la Chiesa di Papa Francesco si sta muovendo per debellare questa piaga. Trent’anni fa ero determinato a parlare, ma nessuno mi ha dato retta. Nemmeno alle mie lettere ai giornali. Ero depresso e, in un’occasione, stavo per farla finita, gettandomi nel fiume, ma alcuni ragazzi mi hanno salvato.

    Ora, però, il Vaticano sta dicendo le cose che dicevo io trent’anni fa, quando tutti mi dicevano che ero matto. Un male così grande, d’altra parte, mette in discussione la stessa esistenza della Chiesa. Vorrei che il vescovo mi scrivesse, vorrei delle scuse, vorrei fosse fatto il nome di quel sacerdote. E vorrei che chi ha subito, avesse finalmente il coraggio di denunciare. Nient’altro.

    https://www.altoadige.it/cronaca/bolzano/io-molestato-dal-parroco-mai-ascoltato-dalla-chiesa-1.1933959

  • La chiesa cattolica spagnola sostiene il piano per risarcire le vittime di abusi sessuali

    La chiesa cattolica spagnola sostiene il piano per risarcire le vittime di abusi sessuali

    MADRID: Martedì la Chiesa cattolica spagnola ha dichiarato di aver approvato un piano per risarcire le vittime di abusi sessuali su minori da parte del suo clero e ha espresso la speranza che diventi operativo entro pochi mesi.

    Il governo di sinistra spagnolo ha aumentato la pressione sulla Chiesa in merito agli abusi del clero, che solo di recente hanno preso piede in un Paese un tempo profondamente cattolico ma ora sempre più laico.

    Il documento, che delinea “le linee guida per l’azione della Chiesa in relazione agli abusi sessuali commessi su minori”, è stato approvato martedì dalla Conferenza episcopale della CEE, che raggruppa i principali vescovi spagnoli, ha affermato l’organismo in una nota.

    I vescovi hanno inoltre sostenuto la creazione di un comitato per valutare ogni caso e decidere l’entità specifica del risarcimento, che sarà “operativo il prima possibile, idealmente da settembre”, ha affermato in una conferenza stampa l’arcivescovo capo della CEE, Luis Arguello.

    “Questo è un giorno importante”, ha affermato, sottolineando che la Chiesa stava “aprendo la porta a un sistema di riparazioni globali”, e che “la maggior parte dei casi coinvolti risaliva a prima degli anni Novanta”.

    Interrogato sui casi in cui le diocesi non sono state in grado o non hanno voluto risarcire una vittima, Jesus Diaz Sariego, presidente della conferenza spagnola degli ordini religiosi, ha affermato che interverranno le autorità ecclesiastiche.

    “Se si verificasse un caso in cui una congregazione o una diocesi si rifiutasse di risarcire i danni, l’autorità ecclesiastica superiore interverrebbe per coprirli”, ha detto ai giornalisti.

    A marzo la CEE ha dichiarato di aver approvato un proprio piano completo di risarcimento per le vittime, ma non ha fornito dettagli su come o quando sarebbe stato attuato, né ha fornito cifre.

    I gruppi di vittime hanno denunciato l’opacità della Chiesa e la sua incapacità, finora, di offrire qualsiasi tipo di riparazione.

    I dati pubblicati in ottobre nel primo rapporto ufficiale sugli abusi sessuali sui minori all’interno della Chiesa stimano che più di 400.000 persone hanno subito abusi sessuali da parte del clero cattolico romano e di altri laici dal 1940.

    Si proponeva di istituire un fondo di risarcimento, ma la Chiesa ha escluso di prendervi parte se fosse stato destinato solo a risarcire le vittime di abusi pastorali e non quelle che avevano sofferto in qualsiasi altro contesto.

    Mettendo in dubbio la “dubbia affidabilità” delle cifre riportate, la CEE ha fatto riferimento a una verifica da lei commissionata, che ha rilevato che circa 2.056 minori sono stati abusati dal clero.

    Ad aprile il governo ha adottato un piano basato sulle raccomandazioni contenute nel rapporto di ottobre, redatto da esperti indipendenti che collaborano con il difensore civico spagnolo.

    Ciò includeva la creazione di un fondo statale di risarcimento per le vittime, un’idea sostenuta dal primo ministro Pedro Sanchez.–AFP

    https://www.nst.com.my/world/world/2024/07/1074441/spain-catholic-church-backs-plan-compensate-sex-abuse-victims

  • Abusi sessuali, pressing del governo spagnolo sui vescovi: pronto un piano per risarcire le vittime della pedofilia

    Abusi sessuali, pressing del governo spagnolo sui vescovi: pronto un piano per risarcire le vittime della pedofilia

    Mentre in Italia è ancora impossibile conoscere con precisione il numero delle vittime degli abusi sessuali da parte di sacerdoti e religiosi nell’arco di settant’anni, in altri paesi Europei non solo sono state promosse importanti inchieste governative o parlamentari ma in alcuni casi si parla pubblicamente di come risarcire le persone.

    E’ il caso della Spagna, per esempio, il cui governo sta studiando un pacchetto di misure per i risarcimenti di casi andati penalmente in prescrizione. L’approvazione è avvenuta oggi da parte del Consiglio dei Ministro di Madrid. Il governo pare intenzionato a procedere con o senza il benestare dei vescovi. Il ministro della giustizia socialista Felix Bolanos spera di essere in grado di convincere la Chiesa spagnola a contribuire al fondo di compensazione statale anche se l’ipotesi non è affatto piaciuta ai vescovi che si sono riservati di decidere prossimamente. Naturalmente la questione è delicatissima e in questi anni di dibattiti serrati non sono mancate aspre critiche verso la Chiesa cattolica per essere stata inadeguata nelle risposte alla piaga degli abusi, spesso negando le vittime o banalizzando il problema sistemico. Ora si apre la grande questione della giustizia riparativa.

    Il ministro Bolanos presume che ci siano fino a 440.000 vittime che potrebbero avere diritto ad essere risarcite per la cifra monstre di 70 milioni di euro.

    La cifra si basa sulla relazione di una commissione parlamentare pubblicata ad ottobre. La Chiesa cattolica, in parallelo (e in ritardo) ha condotto un proprio studio interno registrando “solo” 2.056 minori abusati sessualmente da preti o religiosi negli ultimi 40 anni.

    Nel frattempo, il governo socialista del primo ministro Pedro Sanchez sta anche pianificando un atto politico per fare in modo che le vittime di violenza possano finalmente ricevere le scuse pubbliche dopo decenni di silenzio e insabbiamenti.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/abusi_sessuali_preti_pedofilia_chiesa_vaticano_papa_francesco_spagna_notizie-8075543.html

  • Prete indagato e misteri. Sospeso, non trasferito. Vive vicino alla parrocchia

    Prete indagato e misteri. Sospeso, non trasferito. Vive vicino alla parrocchia

    Sospeso ma non trasferito. Il sacerdote del mistero, il cui telefono squilla per noi a vuoto da giorni, secondo fonti giornalistiche svizzere si troverebbe tutt’ora a Le Locle, 10mila abitanti, senza poter officiare la messa né svolgere attività riconducibili alla sfera religiosa. Il vescovo di Friburgo Morerod lo ha sospeso dal servizio sacerdotale già dalla fine del settembre scorso ossia da quando il vescovo Salvucci aveva segnalato al Dicastero ecclesiastico e al proprio omologo elvetico un presunto caso abuso su minore che riguardava proprio don Roberto Pellizzari, sacerdote della parrocchia locale.

    Il sacerdote, 63 anni, originario di Sant’Angelo in Vado, era tornato a vivere in Svizzera nel 2022 dopo aver vissuto insieme alla mamma malata, assistita anche da una badante prima di essere ricoverata nel 2020 in una casa di riposo, per i tre anni precedenti. Gli abitanti di Sant’Angelo in Vado raccontano di averlo visto in paese, l’ultima volta, nel 2023 quando sarebbe rimasto circa un mese per sbrigare il trasloco dai mobili (in parte venduti ad un negozio della zona e in parte portati in Svizzera attraverso un’impresa locale). La villa è in vendita già dagli inizi del 2022. E Don Pellizzari è ancora a Le Locle e non sarebbe stato trasferito, come inizialmente ipotizzato dai giornali svizzeri, all’abbazia di Hauterive, vicino a Friburgo, in un convento già noto, secondo le stesso fonti giornalistiche, per aver accolto già in passato diversi ecclesiastici in situazioni analoghe.

    Don Pellizzari si troverebbe quindi in un alloggio della parrocchia non lontano dalla chiesa cattolica. C’è una sola parrocchia tra Le Locle e La Chaux-de-Fonds e i sacerdoti, compresi i cappellani delle comunità straniere, sono condivisi tra le due città. La Chaux-de-Fonds ha 35.000 abitanti e Le Locle 10.000, ma le due città sono molto vicine. Tradizionalmente si trattava di città protestanti, ma dagli anni Cinquanta sono aumentati i cattolici a causa dell’immigrazione italiana, spagnola e portoghese.

    Da qui la necessità di sacerdoti provenienti da queste regioni. Non sono noti provvedimenti restrittivi, se non la misura disciplinare della sospensione disposta dal vescovo, né procedimenti penali a suo carico in Svizzera e la procura italiana mantiene il più stretto riserbo sull’inchiesta aperta già dal 2023. La maxi perquisizione che ha sollevato un velo sulla vicenda è stata fatta sabato scorso: sei mesi dopo l’inizio dell’inchiesta. Questa tempistica solleva molti interrogativi sulla possibilità che siano emersi elementi di indagine nuovi da cui sia scaturita la necessità di una ricerca di prove, tracce e liquidi biologici per rilevare i quali la polizia scientifica di Ancona, intervenuta con otto agenti a mettere i sigilli alla villa di via Piobbichese, è dotata degli strumenti più avanzati. Prima ancora dei sigilli, già dai primi di marzo, la Procura di Urbino aveva raccolto informazioni e testimonianze ascoltando persone vicine alla presunta vittima. Cosa sia emerso da queste testimonianze è coperto dal segreto di indagine.

    https://www.ilrestodelcarlino.it/pesaro/cronaca/prete-indagato-e-misteri-sospeso-non-trasferito-vive-vicino-alla-parrocchia-76223e18

  • I vescovi hanno nascosto nel loro rapporto più di 300 casi di abusi sessuali già riconosciuti

    I vescovi hanno nascosto nel loro rapporto più di 300 casi di abusi sessuali già riconosciuti

    Nell’ambito della serie di abusi sessuali su minori commessi all’interno della Chiesa cattolica, denunciati attraverso  inchieste e pubblicazioni del quotidiano El País , la Conferenza Episcopale Spagnola (CEE) ha commissionato la preparazione di un rapporto sulla pedofilia in questo ambito. Secondo un’esclusiva dello stesso mezzo, il documento risultante, intitolato  Dare luce , elimina più di 300 casi di abuso già riconosciuti da 39 ordini o diocesi.

    Ma non solo. Ci sono più di 600 accuse note che non sono state incluse in detto rapporto. Nello specifico mancano 325 denunce che erano state segnalate al Mediatore. Lo stesso organismo che un mese e mezzo fa ha diffuso un proprio rapporto , un lavoro in cui concludeva che lo 0,6% della popolazione spagnola ha subito abusi nella Chiesa , “un minimo di 2.056 vittime”.

    In questo senso, secondo il citato giornale, nel rapporto della Chiesa mancano anche le vittime. L’unico dato è relativo ad un calcolo di giugno 2023, che indicava 927 vittime. Tuttavia, ordini religiosi e diocesi ne hanno segnalati almeno 1.385 all’organizzazione guidata da Ángel Gabilondo.

  • La Procura svizzera indaga sugli abusi sessuali storici all’interno della Chiesa cattolica

    La Procura svizzera indaga sugli abusi sessuali storici all’interno della Chiesa cattolica

    Il cantone svizzero del Vallese ha avviato un’indagine preliminare su potenziali crimini legati agli abusi sessuali all’interno della Chiesa cattolica romana, risalenti alla metà del XX secolo. Questa indagine arriva sulla scia di un rapporto di un progetto pilota che esamina la storia degli abusi sessuali della chiesa. Nell’ambito di questa indagine il procuratore generale e gli agenti della polizia cantonale hanno visitato l’ Abbazia di San Maurizio .

    Potenziali crimini e cooperazione della Chiesa

    Durante la visita, l’archivista dell’Abbazia ha consentito l’accesso volontario agli archivi ed è stato intervistato un canonico. L’Abbazia di San Maurizio ha rilasciato una dichiarazione in cui esprime l’intenzione di fare chiarezza su tutti i casi di abuso, impegnandosi a collaborare strettamente con le autorità per motivi di trasparenza. L’Abbazia ha inoltre chiesto la nomina di un Delegato Apostolico di Roma che se ne occupi.

    Gli sforzi di tutta la Chiesa in mezzo allo scandalo

    Evidenziando gli sforzi più ampi della Chiesa, la Chiesa cattolica romana in Svizzera sta contemplando l’istituzione di un tribunale ecclesiastico a livello svizzero per gestire i casi di abuso, in particolare per decidere sull’espulsione da un ordine. Ciò fa seguito alla decisione del Sinodo di Lucerna di bloccare i contributi alla diocesi, dopo che uno studio preliminare ha rivelato almeno 1.002 casi di abusi sessuali da parte di chierici cattolici e membri di ordini religiosi dal 1950.

    Implicazioni globali e precedenti

    La decisione della Chiesa cattolica romana spagnola di risarcire tutte le vittime di abusi sessuali nelle istituzioni ecclesiastiche segna un cambiamento significativo nella posizione della chiesa. Questa mossa, che fa seguito a un rapporto scioccante che rivela che almeno 728 chierici hanno abusato sessualmente di almeno 927 minori tra il 1945 e il 2022, potrebbe costituire un precedente per altre istituzioni cattoliche in tutto il mondo. Vale la pena notare che nel corso del procedimento preliminare agli imputati si applica la presunzione di innocenza.