Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: notizie

  • “Renatino De Pedis organizzò da solo il sequestro di Emanuela Orlandi”: le rivelazioni del procuratore Capaldo alla commissione di inchiesta

    “Renatino De Pedis organizzò da solo il sequestro di Emanuela Orlandi”: le rivelazioni del procuratore Capaldo alla commissione di inchiesta

    “Con la vicenda Orlandi secondo me c’entra Enrico De Pedis non la banda della Magliana, è una vicenda personale di De Pedis”: sono parole ferme e significative quelle pronunciate ieri dal Procuratore Giancarlo Capaldo ovvero dal magistrato che ha indagato più a lungo di tutti sulla storia oscura di Emanuela Orlandi, la 15enne vaticana rapita il 22 giugno a Roma e mai più ritrovata.

    “Renatino”
    Capaldo è stato convocato e ascoltato ieri dalla commissione di inchiesta che indaga sulle scomparse di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori. Fu l’ultimo a occuparsi di Emanuela prima che l’inchiesta venisse archiviata dall’attuale presidente del Tribunale Vaticano Giuseppe Pignatone. Il magistrato ha ribadito, in merito al coinvolgimento dell’allora capo della fazione testaccina del gruppo criminale De Pedis: “Non è che la banda della Magliana volesse ricattare qualcuno come il Papa e il Vaticano, è un altro genere di attività che fu messa in campo. De Pedis ha avuto il ruolo di organizzare il prelevamento e il sequestro della ragazza e poi la restituzione della ragazza a una persona non identificata”. De Pedis, secondo il punto di vista di Capaldo, “Non sapeva neppure perché Emanuela Orlandi era stata sequestrata, né ha partecipato alla gestione di eventuali trattative successive. È da vedere come colui che ha organizzato, sul piano materiale, un servizio di basso livello ma molto utile e particolare per qualcuno”. Il magistrato ha ribadito dunque il ruolo di pura manovalanza di “Renatino”, che fu poi tirato in ballo nel 2008 dalla sua ex amante Sabrina Minardi che rivelò dettagli inquietanti sul sequestro e sul rilascio di Emanuela in cui lei stessa dichiarò di essere stata coinvolta. La Minardi disse all’epoca di aver rilasciato lei stessa Emanuela Orlandi a un uomo, descritto come un alto prelato, alle porte del Vaticano. Capaldo ha sottolineato anche che Sabrina Minardi “non è attendibile in tutto, ma la ritengo attendibile su alcuni dati principali”. Una visione del resto condivisa anche dal fratello di Emanuela, Pietro Orlandi.

    La sepoltura di De Pedis
    La parte giocata da De Pedis nelle indagini di Capaldo non si esaurisce qui ma andò ben oltre i giorni del sequestro. Il magistrato in passato più volte ha raccontato di quando incontrò il capo e il vicecapo della gendarmeria Domenico Giani e Costanzo Alessandrini che gli chiesero la collaborazione della magistratura per aprire la tomba di De Pedis, sepolto nella cripta di Sant’Apollinare, la Chiesa da dove scomparve Emanuela, e dissipare eventuali dubbi dell’opinione pubblica sul Vaticano, togliendo la Santa Sede dall’imbarazzo di aver fatto tumulare un criminale in una Basilica. “Non ho nessuna difficoltà a dire che le persone in questione erano l’allora capo della Gendarmeria Domenico Giani e il suo vice, Costanzo Alessandrini”, ha ribadito ieri. “In quel momento storico siamo agli inizi del 2012”, ha raccontato Capaldo, dopo aver fissato un appuntamento per telefono, Giani “venne, si presentò anche con Alessandrini, fu ricevuto in procura ufficialmente come i responsabili delle polizie di tutto il mondo, era presente anche la dottoressa Maisto che io chiamai appositamente perché era la contitolare” dell’indagine. “A questo punto – ha proseguito Capaldo – il dottor Giani mi fece presente che non veniva di sua sponte ma perché era stato incaricato da padre Georg come segretario di Benedetto XVI e voleva segnalare che che il Vaticano era preoccupato da una serie di valutazioni che si facevano sulla stampa che coinvolgevano il Vaticano come ente poco collaborativo nella ricerca di Emanuela Orlandi e, in particolare, Giani mi chiese come se fosse una richiesta che lui transitava, diciamo così, da padre Georg, di aprire la tomba di De Pedis perché il Vaticano riteneva importante che fosse aperta dalla procura di Roma. Io prospettai al dottor Giani che il motivo per cui sulla stampa c’era questo ampio dibattito se aprire o no, era perché coloro che volevano aprirla, volevano controllare se con la bara di De Pedis fosse sepolta anche la salma della Orlandi, io segnalai che la ritenevo una ipotesi assolutamente inverosimile posto che la Orlandi era sparita nel giugno dell’ 83 e De Pedis viene ucciso nel febbraio del ’90“.

    Il fascicolo su Emanuela
    “Mi sembrava difficile – ha continuato -. Comunque sostanzialmente il Vaticano non voleva la responsabilità di adottare un provvedimento di traslazione della tomba, io segnalai che come aveva dato l’autorizzazione alla sepoltura poteva dare l’autorizzazione alla traslazione e riferii a Giani che non era per me una priorità nelle indagini aprire la tomba di De Pedis e lo invitai a valutare che come magistratura italiana non avevamo mai avuto un reale aiuto nelle rogatorie inoltrate alla magistratura vaticana. Allora gli dico, lei mi chiede una collaborazione e io le chiedo una collaborazione, anche perché da varie fonti a noi risultava che il Vaticano fosse in possesso di un fascicolo su Emanuela Orlandi. Io dissi che non avevo difficoltà a una collaborazione nelle forme previste dalla legge sulla scomparsa di Emanuela Orlandi, la priorità per la procura di Roma, naturalmente, era comprendere la fine che poteva aver fatto la ragazza, se era viva, se era morta e se era morta dove poteva essere sepolta, e poiché ritenevo e ritengo ancora che c’è un mondo ristretto e selezionato in Vaticano, chiedevo a Giani che nel procedere comunemente nella ricerca della verità e anche eventualmente nella traslazione della salma, ci fosse una collaborazione a riguardo. Giani mi rispose che ne avrebbe parlato con mons. Georg, mi disse che avrebbe dovuto chiedere una autorizzazione per svolgere attività insieme e per il recupero del corpo e della salma se la ragazza fosse morta”. “Alcuni giorni dopo – ha quindi riferito – mi fece sapere che era d’accordo nel procedere così. Dopodiché invece non ho avuto più notizie. Questo colloquio più o meno datava al febbraio del 2012. Poi è stato superato dalla nomina del nuovo procuratore Pignatone”. Questa promessa fu purtroppo disattesa e la sorte di Emanuela è ancora ignota. Ma anche in pensione Capaldo non ha dimenticato Emanuela. Come se il magistrato avesse sempre avvertito un debito verso la 15enne scomparsa per non aver potuto fare luce sulla sua storia, poiché rimosso dall’inchiesta il 3 aprile 2012, e sostituito da Giuseppe Pignatone, il quale smentì le dichiarazioni di Capaldo, gli tolse la gestione delle indagini sul caso Orlandi e ordinò l’apertura ed il trasferimento della tomba di De Pedis. Adesso, lo ricordiamo, Pignatone è presidente del Tribunale Vaticano.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2024/07/19/renatino-de-pedis-organizzo-da-solo-il-sequestro-di-emanuela-orlandi-le-rivelazioni-del-procuratore-capaldo-alla-commissione-di-inchiesta/7629029/

  • Nessuna violenza sessuale sul minore ospite della comunità: assolti il sacerdote e l’ex seminarista

    Nessuna violenza sessuale sul minore ospite della comunità: assolti il sacerdote e l’ex seminarista

    Non ci furono abusi sessuali. Ne è convinto il tribunale di Prato che oggi, venerdì 19 luglio, ha assolto don Giglio Gilioli, l’anziano ex religioso fondatore dei Discepoli dell’Annunciazione, congregazione poi sciolta dal Vaticano, e il collaboratore laico, ex seminarista, Lucio Fossanova, accusati di violenza sessuale nei confronti di un giovane che tra il 2008 e il 2012, quando era ancora minorenne, frequentò la comunità assieme al fratello, anche lui minore.

    I pubblici ministeri, Laura Canovai e Valentina Cosci, avevano chiesto condanne a 7 e a 9 anni. L’inchiesta della procura fu avviata nel 2020. Al centro i presunti abusi su due fratelli: il più piccolo che però non è stato ritenuto attendibile, e il maggiore i cui racconti hanno portato a processo gli imputati, difesi  dagli avvocati Cristina Menichetti e Carlotta Taiti.

    Entrambi i fratelli erano stati affidati dalla famiglia alla comunità religiosa e frequentavano sia la sede di Prato che quelle in Lunigiana e in Garfagnana. La vicenda finita a processo emerse a molti anni di distanza perché nella mente del più piccolo, durante le sedute psicoanalitiche a cui si sottoponeva, affiorarono ad un certo punto una serie di ricordi riconducibili a quelli che per l’accusa erano stati abusi sessuali.  Sul registro delle notizie di reato finì una dozzina di nomi.

    Due i filoni di inchiesta: quella delle violenze sul più piccolo dei fratelli finita nel nulla e, perciò, con l’archiviazione di tutte le posizioni, e quella sugli abusi sul più grande che è rimasta in piedi anche dopo l’udienza preliminare, fino ad arrivare a dibattimento e, oggi, alla sentenza di assoluzione. Le difese hanno puntato su diversi elementi e in particolare sulla non attendibilità del fratello più piccolo e sulla denuncia presentata a tanti anni di distanza dai presunti fatti.

    Nessuna violenza sessuale sul minore ospite della comunità: assolti il sacerdote e l’ex seminarista

  • Tomba già pronta per Bergoglio? Cosa sta succedendo

    Tomba già pronta per Bergoglio? Cosa sta succedendo

    Bergoglio al centro di una serie di indiscrezioni che destano preoccupazione e curiosità tra i fedeli di tutto il mondo. Il Santo Padre ha fatto preparare una tomba nella Basilica di Santa Maria Maggiore, precisamente nella piccola sacrestia contigua alla Cappella della Salus Populi Romani. Inoltre, è stato completato recentemente il lavoro di ristrutturazione di un appartamento nel Palazzo della Basilica, dotato di arredamenti ospedalieri. Ma cosa sta succedendo realmente? Si tratta di semplici speculazioni o c’è qualcosa di più preoccupante in corso?

    La tomba a Santa Maria Maggiore

    La notizia della tomba preparata per Papa Francesco ha sollevato molte domande. La scelta della Basilica di Santa Maria Maggiore non è casuale: è una delle quattro basiliche papali maggiori di Roma e un luogo a cui Bergoglio è particolarmente legato. Sin dall’inizio del suo pontificato, egli ha fatto spesso visita alla Cappella della Salus Populi Romani per pregare di fronte all’antica icona della Madonna. Fonti vaticane hanno cercato di ridimensionare la portata della notizia, sottolineando che ogni Papa ha il diritto di scegliere il luogo della propria sepoltura e che la preparazione di una tomba è una pratica comune e prudente. Tuttavia, il fatto che questa preparazione avvenga ora, mentre il Pontefice è ancora vivo e in carica, ha suscitato non poche domande.

    L’appartamento ospedaliero

    Parallelamente alla questione sopracitata, un altro elemento ha alimentato le congetture: la ristrutturazione di un appartamento nel Palazzo della Basilica, dotato di arredamenti ospedalieri. Secondo indiscrezioni, i lavori sono stati effettuati in gran segreto e sono terminati da poco. La presenza di attrezzature all’avanguardia suggerisce la possibilità di un utilizzo per cure mediche intensive. Questo ha fatto sorgere ulteriori interrogativi: il Santo Padre sta forse affrontando problemi di salute più gravi di quanto comunicato ufficialmente? Oppure si tratta di una misura preventiva, in preparazione di eventuali emergenze sanitarie future?

    Dimissioni o qualcosa di peggio?

    Di fronte a queste due notizie, molti si chiedono se Papa Francesco stia pianificando di dimettersi, seguendo l’esempio del suo predecessore, Benedetto XVI. Il Pontefice ha più volte dichiarato che non escluderebbe l’ipotesi di dimissioni qualora la sua salute non gli permettesse più di svolgere adeguatamente il suo ministero. Tuttavia, altri temono che ci possa essere qualcosa di più preoccupante all’orizzonte… qualcosa di cui ancora non si è avuta notizia pubblica.

    Le reazioni all’interno del Vaticano e tra i fedeli sono state variegate. Alcuni alti prelati hanno espresso sorpresa e preoccupazione, mentre altri sostengono che si tratta di semplici misure prudenziali. I fedeli, da parte loro, cercano di trovare conforto nelle sue parole e nei suoi gesti. In ogni caso, il Vaticano non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali che chiariscano definitivamente la situazione. La trasparenza e la chiarezza potrebbero contribuire a dissipare le teoresi che stanno crescendo giorno dopo giorno.

    La preparazione di una tomba nella Basilica di Santa Maria Maggiore e la ristrutturazione di un appartamento ospedaliero nel Palazzo della Basilica sono due eventi che, combinati, hanno sollevato numerose domande sulla salute e sul futuro del Santo Padre. Dimissioni imminenti o problemi di salute non ancora rivelati? Solo il tempo potrà dare una risposta definitiva. Nel frattempo, i fedeli di tutto il mondo continueranno a pregare per il loro amato Pontefice, sperando in una continuazione del suo ministero pastorale.

  • Emanuela Orlandi, spunta audio inedito di una telefonata/ Il fratello Pietro: “Ali Agca? Servono prove”

    Emanuela Orlandi, spunta audio inedito di una telefonata/ Il fratello Pietro: “Ali Agca? Servono prove”

    Potrebbero esserci delle importanti novità nel caso della scomparsa di Emanuela Orlandi, di cui non si hanno più notizie da oltre quarant’anni. Ora spunta l’audio di una telefonata di un uomo che fa sentire ai suoi parenti la voce di una ragazza: era la cittadina vaticana che all’epoca della sua sparizione aveva 15 anni? Il documento è stato annunciato da “Chi l’ha visto?“, che lo proporrà nella puntata di domani su Rai 3, limitandosi ad anticipare che parte di questo audio non era stata mai trasmessa prima d’ora.

    Nelle ultime ore, intanto, è intervenuto il fratello di Emanuela Orlandi per rispondere alle dichiarazioni di Ali Agca, secondo cui la ragazza è stata rapita dal Vaticano. Pietro Orlandi ha pubblicato nel gruppo Facebook che gestisce un post in cui spiega di essere sempre stato disposto ad ascoltare tutti in questi anni, nella speranza di riuscire a scoprire la verità sulla scomparsa della sorella, ma ricorda anche che Ali Agca ha nel tempo ha cambiato spesso versione e che ha dichiarato spesso che avrebbe fornito prove e documenti su Emanuela. “Ma non ha mai portato uno straccio di prova“, ha scritto Pietro Orlandi, che si aspetta un riscontro.

    SCOMPARSA EMANUELA ORLANDI, IL FRATELLO REPLICA AD ALI AGCA

    Pietro Orlandi racconta di essere volato in Turchia pur di parlare con Ali Agca: ciò accadeva 14 anni fa e in quella circostanza gli avrebbe promesso che avrebbe fornito documenti per dimostrare la veridicità delle sue affermazioni, ma quei documenti non gli sono mai arrivati. Da qui i sospetti del fratello di Emanuela Orlandi, che tira in ballo tutte le versioni di Ali Agca, il quale nel tempo ha prima accusato Komeini, poi la P2, STASi, KGB, servizi Bulgari, SISMI e Cia, fino al Vaticano.

    Per quanto riguarda la Commissione bicamerale di inchiesta, che non intende ascoltarlo in assenza di richieste formali da parte sua, Pietro Orlandi spiega che se mancano le prove non ha senso ascoltarlo, ma comunque lui resta aperto a ogni ipotesi, a patto che ci siano dei riscontri. Infatti, Ali Agca prima aveva prospetto la sua disponibilità ad essere ascoltato in audizione, poi quando è stato sollecitato a inviare una richiesta formale, non ha risposto affatto.

    Emanuela Orlandi, spunta audio inedito di una telefonata/ Il fratello Pietro: “Ali Agca? Servono prove”

  • Reggio Calabria: sacerdote prescritto per pedofilia, le precisazioni della Curia

    Reggio Calabria: sacerdote prescritto per pedofilia, le precisazioni della Curia

    “In merito alle notizie riguardanti il presbitero C. P. circolate in data odierna, si rendono necessarie le seguenti precisazioni. A seguito dell’archiviazione delle accuse a suo carico per rapporti con un minore, nonché della dichiarazione del Dicastero Vaticano competente, la Diocesi, che ha seguito pedissequamente le indicazioni del Dicastero romano, ha ritenuto opportuno per un intero biennio, sostenere e fare accompagnare il suddetto presbitero da uno specialista psicoterapeuta, esterno rispetto alla realtà ecclesiale, e da due confratelli”, è quanto scrive in una nota l’Arcidiocesi Reggio Calabria – Bova.

    “A conclusione di tale percorso si è potuto oggettivamente ritenere di potergli affidare l’incarico di collaboratore pastorale (non di “parroco”) della Parrocchia S. Maria e i XII Apostoli in Bagnara Calabra e ultimamente quello di Amministratore pro-tempore della Parrocchia S. Maria del Buon Consiglio in Concessa.

    Si precisa altresì che, nel corso degli anni, non sono emersi elementi che hanno fatto dubitare dell’idoneità di don P., pertanto, ai sensi del codice di diritto canonico, si è ritenuto di poter ridare fiducia al presbitero e serenità all’intera comunità ecclesiale“, conclude la nota. Carmelo Perrello

    https://www.strettoweb.com/2024/06/reggio-calabria-sacerdote-prescritto-pedofilia-precisazioni-curia/1760604/

  • «Fuggito dalla guerra  e abusato per anni  da un sacerdote»

    «Fuggito dalla guerra e abusato per anni da un sacerdote»

    «Ho deciso di raccontare la mia storia per smuovere le coscienze». Nello sguardo di Robert, nonostante sia trascorso del tempo, c’è tutta la sofferenza di quello che ha vissuto.

    Cinquantenne libanese, residente da molti anni a Desenzano del Garda, lavora nel campo aeronautico. Oggi ha rimesso insieme la sua vita. C’è riuscito e non era scontato, dopo quello che avrebbe subito tra le mura di una congregazione religiosa di Verona. Quella di Robert El Asmar è la storia di un ragazzo (all’epoca aveva appena compiuto diciotto anni) e delle violenze che gli avrebbe causato un prete. A distanza di oltre vent’anni, il cittadino di Desenzano ha scelto di raccontare quanto accaduto. Lo ha fatto in un libro, «Beirut Verona, solo andata» edito da Rossini.

    «La storia è rimasta sepolta per anni — dice il cinquantenne — ma adesso ho deciso di renderla pubblica».
    Robert ha avuto la sfortuna di passare da una tragedia ad un’altra. Fuggito dall’orrore della guerra in Libano, Paese dove ancora oggi vivono i suoi familiari, è riuscito ad arrivare Libano Robert fuggì dalla guerra grazie a una borsa di studio in Italia dopo «aver vinto una borsa di studio per studiare a Verona».

    Testimone di indicibili orrori in Libano, il giovane è fuggito dal conflitto in Libano, dal caos di Beirut e dalle rappresaglie dei guerriglieri grazie a una borsa di studio per stranieri che lo ha portato in Veneto. Qui, il cinquantenne di Desenzano, ha trovato accoglienza in una comunità religiosa.

    «I preti — racconta Robert — sono stati subito cordiali e accoglienti. In particolar modo il quarantenne padre Nicola (nome di fantasia, ndr), il padre superiore, che è diventato mio amico, mi ha affiancato negli studi, mi ha sostenuto e mi ha fatto visitare alcune città italiane come Mantova e Venezia».

    Ma da quel momento il rapporto tra i due è cambiato e purtroppo non in meglio.
    Quando il parroco ha detto a Robert di «amarlo» è iniziato un vero e proprio incubo per il ragazzo che oggi vive lungo la sponda bresciana del Garda.
    Sono iniziati gli abusi sessuali, ripetuti, sul diciottenne. Ma non solo, visto che il prete, con il silenzio e il benestare di altre persone, tra le quali una suora laica, ha deciso di drogare Robert. «Con una siringa, per diverso tempo, mi hanno iniettato un mix di droghe e psicofarmaci», ricorda il cinquantenne libanese.

    Alle quali si sarebbero aggiunte anche delle minacce, come ricordato  dalla vittima degli abusi: «Sai bene che la tua permanenza in Italia dipende da me. Sai bene che contatti ho e dove posso arrivare. Squattrinato come sei, hai pensato che fine farai? Non farmi diventare cattivo, ti prego», sarebbero le parole pronunciate dal prete di origini piemontesi.

    Dopo, aggiunge Robert, «si è alzato un muro di omertà». Compreso quello della suora laica, «che sosteneva che ci fosse un demone dentro me che mi aveva reso omosessuale e aveva portato alla perdizione padre Nicola».

    Un racconto che potrebbe essere la trama di una miniserie su Netflix e che rappresenta la cruda realtà. Poi Robert, considerando le droghe e gli psicofarmaci ingeriti, ha avuto gravi problemi di salute. «Da quel momento è iniziata ad emergere la verità, ma don Nicola è rimasto impunito. Dopo essere stato trasferito in Suda merica, credo sia tornato. Ma non so che fine abbia fatto», spiega il cinquantenne.

    «Una storia, quella che ho vissuto, che mi ha lasciato il segno. Una parte di me è morta — conclude — con quelle violenze e l’indifferenza che mi era stata creata intorno».

    Ma la sua vittoria è stata quella di non lasciarsi andare, di riprendersi la vita e andare avanti, nonostante le cicatrici che gli abusi hanno lasciato nella sua anima.

    https://brescia.corriere.it/notizie/cronaca/24_giugno_20/robert-dal-libano-agli-abusi-sessuali-da-parte-di-un-prete-di-verona-mi-amava-e-inizio-a-drogarmi-stavo-morendo-a6edcb8d-0705-4c27-9460-51c18cb40xlk.shtml

  • Spagna. Associazioni di vittime di abusi ecclesiali scrivono ai vescovi: non collaboreremo più con voi

    Spagna. Associazioni di vittime di abusi ecclesiali scrivono ai vescovi: non collaboreremo più con voi

    In Spagna, l’Associazione Nazionale Infanzia Rubata (ANIR), l’Associazione delle Vittime della Navarra (AVA) e l’Associazione contro gli abusi sessuali sull’infanzia (LULACRIS) hanno dichiarato – con un comunicato comune del 4 giugno – la loro indisponibilità a collaborare con la Conferenza episcopale sulla gestione di un piano globale sugli abusi a motivo delle affermazioni dei vescovi dopo l’incontro con papa Francesco il 31 maggio scorso.

    «Non è negoziabile, a partire da un fondamento di trasparenza, agenda e misure concrete – scrivono le associazioni –, la presenza di rappresentanti delle vittime nel processo decisionale, prima e dopo, nonché trattamento individualizzato vittima per vittima», «oltre alla redazione di uno Statuto della Vittima nell’ordinamento canonico, non chiuso all’inizio dei lavori da realizzare, ma aperto ad incorporare diritti, se opportuno, man mano che i lavori avanzano». Spiegano i motivi del loro «disagio» ricordando che «durante il nostro ultimo incontro nella Conferenza episcopale (CEE), il monsignor Argüello (presidente dell’episcopato, ndr), ha espresso il suo impegno, su nostra richiesta, affinché le vittime fossero presenti nel processo decisionale durante il primo approccio e lo sviluppo del un piano di riconoscimento, riparazione e compensazione economica. Allo stesso modo, c’era stato il consenso della Conferenza Episcopale e della CONFER (religiosi spagnoli) su un programma di lavoro con date precise, obiettivi iniziali specifici e trattamento individualizzato delle vittime. A giudicare dalle dichiarazioni del presidente della CEE – argomentano – ci troviamo, ancora una volta, con promesse non mantenute».

    Che tutto sia ancora rimandato alle calende greche e che della partecipazione delle vittime a un piano di restituzione e riparazione non si parli proprio è in effetti emerso dalle dichiarazioni – definite «incendiarie» dalle associazioni – in un breve incontro con i media, in Piazza San Pietro pronunciate dal vescovo di Valladolid mons. Luis Javier Argüello che, insieme al cardinale arcivescovo di Madrid José Cobo, aveva reso visita al pontefice. «Il Papa ha chiesto espressamente» del piano della Chiesa spagnola per il risarcimento delle vittime degli abusi di ecclesiastici, auspicando una «presa di coscienza del problema». «Stiamo ultimando e speriamo di approvare e presentare il piano di riparazione nelle prossime settimane», ha informato Argüello, tra l’altro invitando «la società spagnola e i leader politici ad affrontare questa situazione nei vari ambienti in cui si verificano anche questi abusi».

    E ha annunciato: «Quando avremo approvato il piano di riparazione, lo invieremo alla Santa Sede in occasione della prossima riunione della CEE, prevista per l’1 e il 2 luglio». Ha vantato la «svolta» intrapresa dalla Chiesa a partire dal 2019 quando i vescovi hanno cominciato ad affrontare il problema dello scandalo degli abusi. «vogliamo essere in grado – ha spiegato – di accogliere ogni vittima, ogni situazione, sia che si tratti di casi attuali, sia che si tratti di casi di decenni fa, affrontare la situazione e, se è necessaria una riparazione, affrontare anche quella». «Vogliamo riconoscere che le vittime spesso hanno bisogno di tempo per esprimere il loro dolore e incoraggiamo coloro che ci stanno ascoltando in questo momento a non esitare a rivolgersi ai servizi di accoglienza che abbiamo in ciascuna delle diocesi spagnole e in centinaia di congregazioni religiose». Ha poi auspicato che il piano di riparazione «possa essere operativo quest’estate».

    Per quanto riguarda il risarcimento, inoltre, il presidente della CEE ha precisato che «viene stabilito dai tribunali», e ha voluto distinguere tra risarcimento finanziario e riparazione, pur sottolineando che si tratta di una «riparazione integrale».

    Tutti gli errori del presidente. Dei vescovi

    Il comunicato congiunto obietta punto per punto alle affermazioni del presidente dei vescovi.

    «È del tutto inappropriato – scrivono – che monsignor Argüello inviti i poteri pubblici a prendersi cura delle vittime di tutti gli ambiti della società», è una «scusa assurda scusa tenuta in piedi da fili molto fragili, ma anche una mancanza di rispetto, ancora una volta, verso tutte le vittime e i sopravvissuti perché (…) la Chiesa ha il dovere umanitario e cristiano di prendersi cura delle proprie vittime, riconoscerle, ripararle e risarcirle». Le tre associazioni affermano di non aver mai fatto «distinzioni nel trattamento e nella vicinanza a tutte le vittime di violenza sessuale, di ogni ambito sociale, intrafamiliare, sportivo, boy scout».

    Contestano, poi, il voler «indossare la toga quando conviene» e «fondare, come ha fatto Argüello, il concetto di risarcimento solo in una prospettiva strettamente giuridica. Perché cosa succede alle vittime che, dopo aver denunciato, si sono viste prescrivere la loro causa? Chi li compenserà? La risposta è chiara, non ci sarà né sentenza né giudice che lo farà. (…). Il risarcimento non può mai essere considerato elemosina, fa parte della riparazione e del riconoscimento».

    Alcuni anni fa, rammentano le associazioni firmatarie, per «fermo mandato» e impegno di papa Francesco a favore della tolleranza zero nei confronti della pedofilia ecclesiale, la Conferenza episcopale e le diocesi della Spagna «hanno creato uffici di assistenza all’infanzia». Ma «il tempo e le testimonianze di numerose vittime e sopravvissuti hanno dimostrato che la stragrande maggioranza di questi uffici sono stati non solo terribilmente insufficienti ma disastrosi e nuovamente vittimizzanti. Questo lavoro è stato svolto male».

    «In tutti questi anni di silenzio, di insabbiamento, di persecuzione e talvolta di complicità in cui la Chiesa ha preferito difendere i pedofili e non le vittime – sottolineano – abbiamo dovuto ingoiare sassi, anche assistendo a servizi oggettivamente ingannevoli e minimizzanti, come l’ormai famoso “Per dare Luce” (v. Adista Notizie, n. 9/24, ndr) rivittimizzante e offensivo, o anche alla maldestra violazione della protezione dei dati da parte della CEE che ha reso pubblici dettagli intimi delle storie delle vittime che avrebbero dovuto essere tenuti lontani dalla conoscenza pubblica» (la CEE ha erroneamente pubblicato sul suo sito web i dati riservati di 45 vittime di pedofilia per 18 giorni, senza intervenire).

    «Non possiamo considerare accettabile – scrivono in chiusura le associazioni – la posizione di immobilismo in cui la Chiesa spagnola rimane arroccata finché continua a ritenere che l’unica concessione debba venire dai sopravvissuti ai suoi attacchi». «Non ci arrenderemo – promettono – perché quello che chiediamo è un diritto». (eletta cucuzza)

    https://www.adista.it/articolo/72033

  • Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 40 del 8 Giugno

    Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 40 del 8 Giugno

    Francesco Zanardi – Don Livio Graziano si proclama innocente

    Denunciò il padre della vittima 13enne, il suo avvocato e il presidente della Rete L’abuso e malgrado la condanna in terzo grado di giudizio a otto anni, si proclama ancora innocente e si appella al giudizio divino.

    L’avvocato Della Rete L’ABUSO Mario Caligiuri ha replicato a quanto don Livio Graziano, attualmente in carcere, fa sapere attraverso il suo avvocato.

    “Lascia basiti la sfrontatezza delle parole che il religioso ha affidato al suo difensore con cui, poco dopo la sentenza definitiva, si autoproclami innocente, rimettendosi con fiducia alla Giustizia Divina.

    A riguardo sono d’obbligo, senza alcuna pretesa di completezza, le seguenti osservazioni.

    La denuncia, tempestivamente presentata dal padre del tredicenne, ha consentito ai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Avellino, l’avvio di indagini dall’esisto granitico in grado di resistere nel prosieguo del procedimento ad ogni successivo tentativo di confutazione in fatto ed in diritto.

    Basti considerare la sequela di segnali emotivi colti sul figlio, comprovati dal numero impressionante di messaggi inviati dal sacerdote sul cellulare del ragazzino.

    Ciò ha consentito agli inquirenti, oltre che approdare ad importanti elementi di prova, di poter desumere quei tratti di personalità del sacerdote inclini al controllo compulsivo ossessivo permanente.

    Il minore è stato ascoltato in ambiente protetto e ritenuto attendibile.

    A questo punto si rivolgono due domande.

    La prima è su quale sia stato il movente che ha animato un’intera famiglia a sostenere il falso.

    La seconda se sia il caso di appellarsi alla Giustizia Divina in considerazione dell’alta rischiosità di ottenere questa volta una pena perenne.”


    Ludovica Eugenio – Prosciolto dalle accuse di abuso sessuale su minore il cardinale canadese Gérald C. Lacroix

    E’ stato prosciolto dalle accuse di abuso sessuale su minore il cardinale canadese Gérald C. Lacroix, arcivescovo del Quebec. Si è conclusa così l’indagine canonica preliminare a suo carico commissionata da papa Francesco e finalizzata a stabilire la plausibilità delle accuse e a decidere se avviare un processo. Poco più di un anno fa il papa aveva nominato Lacroix tra i membri del C9, il Consiglio dei cardinali che lo aiuta nell’opera di riforma della Curia. Le accuse contro Lacroix sono emerse lo scorso gennaio, nell’ambito di una class action intentata all’arcidiocesi, come responsabile di presunta violenza sessuale su una diciassettenne avvenuta tra il 1987 e il 1988 nella città di Québec. Per condurre l’indagine il papa ha nominato un giudice in pensione della Corte Superiore del Québec, André Denis.

    La class action era stata autorizzata dalla Corte Superiore del Québec nel 2022 e copriva chiunque avesse subito violenze sessuali da parte del clero o del personale laico della diocesi, a partire dal 1940; raccoglie le testimonianze di 147 persone.

    Il cardinale ha sempre negato «categoricamente» le imputazioni a suo carico, ma si è temporaneamente dimesso dalle sue attività in attesa che la situazione si chiarisse.

    L’indagine condotta da André Denis non ha però soddisfatto gli avvocati che hanno condotto la class action, che hanno espresso dubbi sulla credibilità e sull’indipendenza delle indagini. Il rapporto di Denis, ha detto l’avvocato Arsenault, «non significa nulla» (La Presse canadienne, 24/5). I documenti d’archivio hanno mostrato – lo ha detto lo stesso Denis – che Lacroix non era ancora prete nel 1987, e questo è un motivo per il quale il cardinale non è canonicamente perseguibile.

    Inoltre, le dichiarazioni del giudice in pensione evidenziano incompletezze e supposizioni, l’indagine si è chiusa con la conclusione che «non c’erano prove che collegassero Lacroix alle ac-

    cuse contro di lui». Tuttavia, lo stesso giudice ha ammesso che «Si potrebbe dire» che l’indagine è incompleta. Se la querelante decidesse di testimoniare, l’indagine potrebbe essere riaperta.

    Da parte sua, l’arcivescovo del Québec, dopo la chiusura dell’indagine, ha tirato direttamente in causa la donna che lo ha accusato, deplorando il suo rifiuto di collaborare con l’investigatore e invitandola «a sporgere denuncia penale contro di lui affinché si possa svolgere un processo adeguato». Per questo, dice, resterà sospeso dal suo incarico episcopale.

    Una mossa che è stata giudicata una ritorsione dall’avvocato della presunta vittima. «Spetta a lei  – ha spiegato – scegliere dove presentare denuncia. Ha scelto di farlo nell’ambito dell’azione collettiva». Non si fida delle parole del cardinale, secondo cui le vittime di abusi meritano «che si faccia il necessario per ricevere una riparazione che le aiuti a guarire e ricostruirsi». L’arcidiocesi e le istituzioni associate in questa azione collettiva «hanno una sola preoccupazione ed è molto semplice»: «Sono i soldi. Vogliono pagare il meno possibile. E tutte le tecniche sono buone».


    Alessio Di Florio – Appello urgente della Rete L’ABUSO

    C’è una storiella che gira sul web da tanti anni che racconta di un lavoro che tutti potevano fare, ognuno si aspettava che qualcuno lo facesse e alla fine non lo fa nessuno. Sarà anche solo un po’ di ironia in libertà ma descrive plasticamente tante dinamiche dell’Italia di oggi. Tra le maggiori dimostrazioni ci sono l’attivismo e l’informazione libera. Tutti si lamentano del disinteresse generale, del Paese che va allo sfascio mentre nessuno alzerebbe la voce. Puntando il dito sugli altri, sempre e solo sugli altri. I social pullulano di tastieristi compulsivi indignati, che denunciano le grandi manovre mondiali e si mostrano come non allineati, fuori dal sistema, che si scagliano contro un mondo marcio e corrotto. Identificato sempre lontano, molto lontano. Poi quando bisogna metterci la faccia, rischiare, denunciare con nomi e cognomi, documentare, prendere posizioni tutto questo si trasforma in quel che la storiella racconta.

    La denuncia della pedofilia, soprattutto se il crimine viene perpetrato da potenti e alte sfere, è una di queste nauseanti frontiere. Le vittime troppo spesso sono lasciate sole ed isolate, la denunce minimizzate e silenziate, una cappa di omertà e complicità avvolge anche i tastieristi compulsivi di cui sopra. Lamentarsi che l’Italia perde posizioni nelle classifiche sulla libertà di stampa è facile, accusare la stampa tutta facendo di ogni erba un fascio è comodo. Agire no. E così fare informazione indipendente, far conoscere quel che non è main stream diventa ogni giorno di più un calvario, con costi (economici, di vita, di salute) che rischiano di schiacciare. Mentre si rimane soli, isolati, addirittura spesso colpiti da campagne che tentano di delegittimare, infangare, fermare, intimidire. L’Italia è il Paese che si lamenta delle mafie, delle violenze e degli abusi ma poi si prosta al mafiosetto locale spaventati anche della propria ombra e si scatenano fiumi di fango e odio contro le vittime accusate di essere “in cerca di visibilità e notorietà”. Ma è anche il Paese in cui esiste l’unica associazione in Europa di sopravvissuti agli abusi clericali, Rete L’Abuso. Il cui sito web è un archivio immenso e straordinario di notizie e promotrice del Tg L’Abuso e tante altre iniziative. La Rete per proseguire questo prezioso impegno ha bisogno di sostegno e ha lanciato un appello nelle scorse settimane «Adotta la salute dei minori in Italia – Rete L’ABUSO ha urgente bisogno della tua attenzione». L’appello integrale è qui https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpassociazione-sopravvissuti/adotta-salute-minori-sostieni-rete-l-abuso/ , link da cui si può aderire all’appello e inviare una donazione per sostenere la Rete. «Questo appello arriva a seguito della notizia che il Governo, nel passaggio dei registri delle ONG da regionali a nazionali, di fatto al momento ha perso tutti i vostri contributi 5Xmille donati dal 2020, che speriamo e tenteremo di recuperare – denuncia il presidente Francesco Zanardi – per il grave errore del Ministero che si giustifica incolpando un “algoritmo impazzito”, la Rete L’ABUSO risulta inserita solo dal 2024 alla raccolta del 5Xmille , che se saremo fortunati raccoglieremo solo a fine 2025».

    «Probabilmente già quest’anno saremo costretti a tagliare moltissimi servizi, ad unico danno delle potenziali vittime, dei sopravvissuti, della prevenzione e della vostra stessa consapevolezza. Nessuno di voi se pur oggi adulto è estraneo al tema, in quanto tutti abbiamo figli, nipoti e affetti, oltre al dovere civico di tutelare i più piccini ed indifesi. Le potenziali vittime di stupro da parte di pedofili che dalle proiezioni, solo nel clero italiano, arrivano a un milione di vittime. Per questa che riteniamo una emergenza che rischia di far cessare l’unico punto di riferimento e osservazione in Italia, abbiamo promosso come da anni tante altre realtà, una campagna di emergenza per la raccolta di fondi che puoi sostenere con una donazione a tua scelta, sia “ una tantum” sia “mensile ricorrente” – è l’appello lanciato da Francesco Zanardi –  bastano solo 5€ al mese; ovvero 4 caffè o meno di un pacchetto di sigarette, per poter continuare».

  • La magia, i lecca-lecca e poi gli abusi. Nell'”inferno” delle Bestioline di Cerano

    La magia, i lecca-lecca e poi gli abusi. Nell’”inferno” delle Bestioline di Cerano

    I nomi di animali. Gli abusi sessuali su minorenni. La manipolazione. Sono queste caratteristiche e accuse di un processo di primo grado in corso, quello contro le Bestioline di Cerano, presunta organizzazione settaria passata al setaccio in un’indagine, guidata da Silvia Baglivo della Procura di Novara e Paola Stupino della Dda di Torino. L’indagine che ha portato 26 persone al rinvio a giudizio (su 28 indagati) – anche se alla sbarra ce ne sono solo 25 – in un processo di cui si parla troppo poco. Perché casi come questi riguardano tutti potenzialmente, ma esistono delle lacune in Italia in quando a manipolazione mentale.

    “Il problema principale in questo procedimento, non essendoci una legge sulla manipolazione mentale, è un vuoto normativo che fa ancora protendere a domande del tipo: ‘Ma lei era legata quando subiva quelle cose? Quindi poteva andarsene quando voleva’. I nostri giudici non considerano assolutamente l’aspetto della manipolazione, che la letteratura scientifica invece spiega molto bene. Abbiamo fornito noi questa spiegazione in aula, cercando di far comprendere quello che accade nella testa di una persona che non è più in grado di determinarsi, perché la sua visione della realtà è completamente trasformata. Io credo che le difficoltà del giudice siano determinate dall’assenza di una legge apposita. Spesse volte la manipolazione che la scienza vede non è riconducibile a una pena giusta”. A dirlo a IlGiornale.it è Lorita Tinelli, psicologa e fondatrice del Cesap (Centro Studi sugli Abusi Psicologici).

    Nel processo alle “Bestioline” il Cesap è parte civile e Tinelli è stata ascoltata come consulente. Tra i consulenti del caso c’è anche Annamaria Giannini de La Sapienza, peraltro membro del comitato scientifico del centro studi: entrambe, Tinelli e Giannini, hanno fornito inoltre supporto scientifico anche alle altre parti civili.

    Come nasce il caso delle Bestioline di Cerano

    Come tutti i casi giudiziari, anche quello delle Bestioline è partito da una denuncia, anzi da due denunce, quelle di Michela e Giulia. Mediaticamente parlando i loro sono nomi di invenzione, per tutelarle in questo complesso processo che ha portato a parlare moltissimi testimoni, anche se probabilmente per la fine del 2024 ci sarà la fine del primo grado.

    Le denunce sono relative al 2010 e al 2018 e sono avvenuti in modi differenti. Come racconta PrimaNovara, l’ultima denuncia aveva portato all’indagine “Dioniso” nel luglio 2021. E sono emerse alcune storie delle presunte vittime. Come quella di Giulia, entrata a far parte delle Bestioline per scelta della zia: “Era l’inferno: sono scappata per non morire”, ha detto in tribunale. Per Giulia il momento di denunciare è giunto quando, badando alla figlia di un’adepta mentre questa era impegnata, avrebbe scoperto che la bambina sarebbe stata sottoposta ai suoi stessi rituali.

    Michela invece è entrata nella cerchia introdotta dalla cugina che le faceva da babysitter: “Non sono mai stata violentata da mia cugina, lei in quei giorni era nella stessa casa ma se ne andava. Sono stata violentata da altre due donne”, ha spiegato in tribunale, come riporta Fanpage. Michela ha impiegato molto tempo a metabolizzare quanto le era successo, emerso completamente solo quando la donna, oggi 25enne, si è sottoposta a psicanalisi.

    “La dinamica è sempre la stessa: è la costruzione di un mondo, separato dalla realtà, con i suoi valori, regole, modalità, anche se abusanti – chiarisce Tinelli – Le dinamiche sono riconducibili a un movimento a deriva settaria dove l’obiettivo è annullare la volontà e l’autodeterminazione dell’individuo in favore del potere che il capo ha sugli altri. Molti di questi gruppi si basano su abusi sessuali e potere economico”.

    Le accuse alle Bestioline

    Gli imputati al processo devono rispondere di vari capi d’accusa, tra cui i principali sono abusi sessuali, riduzione in schiavitù, associazione a delinquere. Cosa accadeva nella presunta setta delle Bestioline? A partire dalla fine degli anni ’80 un gruppo di professionisti avrebbe stuprato e torturato molte ragazze a bambine, avvicinate, oltre che da parenti e amici di famiglia, grazie ad alcuni esercizi – scuole di danza, una scuola di spada celtica, farmacie o erboristerie, un centro psicologico e una casa editrice. Le minorenni sarebbero state poi avviate a presunte pratiche magico-esoteriche.

    Una volta all’interno della cerchia, le bambine e le ragazzine venivano sottoposte a rituali, e questi rituali in tribunale sono diventati accuse di abusi sessuali. Le bambine sarebbero state “invitate” a fare dei bagni e lavande vaginali o anali, accarezzate con una frusta, portate a inserire nelle parti intime dei lecca-lecca, appese a ganci posti sul soffitto e marchiate nelle pudenda.

    All’interno dell’organizzazione delle Bestioline, le persone erano ribattezzate con nomi di animali, tranne il leader, che veniva chiamato con appellativi riconducibili al potere o più semplicemente il “dottore”: Gianni Maria Guidi, accusato di essere il capo della presunta setta, è morto nella primavera 2023 a 79 anni e quindi non sarà a giudizio.

    “Possiamo definire – dice Tinelli – quello delle Bestioline un fenomeno settario perché i membri del gruppo assumevano nomi diversi – quelli di animali. Queste persone, prevalentemente donne, venivano introdotte in tenera età, e venivano iniziate sessualmente, ma quella sessualità era intesa in termini diversi da quello che comunemente si intende per sessualità e moralità. Venivano cambiati anche tutti i valori e il senso della realtà di persone inserite in un sistema chiuso, dove c’erano dei codici di comunicazione e dove la realtà assumeva un senso diverso”.

    Le pratiche delle Bestioline avrebbero portato a un attacco alla persona, che sarebbe stata manipolata e annullata. Le donne adulte venivano chiamate mami, mentre i messeri avrebbero avuto il compito di individuare nuove prede, separandole di fatto dal mondo esterno, promettendo un processo di crescita che sarebbe passato attraverso i presunti abusi di cui ora la presunta setta deve rispondere.

    Il problema del silenzio

    Si parla, come detto, molto poco delle Bestioline. Dopo la messa in onda di un doppio episodio molto dettagliato del podcast “Nella setta” di Flavia Piccinni e Carmine Gazzanni, c’è stata anche un’interrogazione parlamentare, per capire il perché dietro al silenzio. Certo, si tratta di un processo a porte chiuse, ma probabilmente c’è anche dell’altro, come per esempio un vuoto normativo che di recente psicologi, criminologi ed esperti chiedono di colmare.

    “L’ultimo disegno di legge – dice Tinelli- che appartiene alla scorsa legislatura, è stato depositato dal senatore Totaro di Fratelli d’Italia. Si trattava di un disegno di legge che ha attinto anche alle notizie scientifiche del Cesap in cui si faceva un bel ragionamento giuridico sui ragionamenti desumibili sui manipolatori di diverso genere. Non si parlava solo di sette ma di manipolazione a 360 gradi. E venivano individuate pene corrette, sulla base di quello che accade in Europa. Quel disegno di legge purtroppo non è mai stato calendarizzato. Recentemente la deputata Stefania Ascari ha ritenuto di chiedere una commissione d’inchiesta sul fenomeno settario: i dati oggi sono nelle mani delle associazioni e per la prima volta anche la politica vuole arrivare a una legge a tutela delle vittime”.

    A fronte della necessità di una legge sul reato di manipolazione, le sette proliferano, aiutate anche dai social network e dal web in generale. “L’esperienza del web e dei social oggi aiuta moltissimo la diffusione della manipolazione e aiuta i guru a entrare nelle nostre case indisturbati. Ma aiuta anche nell’informazione: i media si mobilitano tantissimo, purtroppo quando già accadono i casi di cronaca nera, che a volte finiscono nel dimenticatoio. La manipolazione mentale esiste, come esiste nelle relazioni a due e c’è un Codice Rosso che interviene, ma con la manipolazione mentale fatta in ambito sociale, con piccoli e grandi gruppi, diventa un problema soprattutto perché c’è una controinformazione fatta da gruppi settari molto potenti in Italia e loro sostenitori, spesso studiosi, che fanno di tutto per occultare la voce delle vittime e dei critici di questi gruppi, arrivando a denigrare chi sta nelle associazioni e si occupa delle vittime”. La stessa Tinelli è da sempre, per il suo lavoro, attaccata per il suo studio dei fenomeni di manipolazione.

    C’è poi il fattore incredulità. Quando il genitore o l’amico di una persona maggiorenne sporge una denuncia in un presunto caso di manipolazione, il caso viene registrato come allontanamento volontario. Con le Bestioline di Cerano nello specifico sono “coinvolte persone di spicco. Parliamo di soggetti anche dal punto di vista sociale conosciuti”, e questo “potrebbe aver limitato la diffusione della notizia, ritenuta incompatibile rispetto alle persone che si conoscevano”.

    Tinelli è fiduciosa in relazione al lavoro scientifico svolto in questo caso, così come lo sono i legali delle parti civili.

    https://www.ilgiornale.it/news/cronaca-nera/magia-i-lecca-lecca-e-poi-abusi-manca-legge-contro-2326488.html
  • La santa disinformazione

    La santa disinformazione

    Due o tre cose da tenere a mente quando si legge una notizia di cronaca  che riguarda membri della Chiesa o della Santa Sede sui principali giornali del nostro Paese, oppure quando viene data su uno dei Tg della Rai. In Italia è cosa rara l’informazione sulle cose di Chiesa indipendente dalla Chiesa stessa.

    Quasi tutte le notizie più importanti che passano attraverso i media generalisti arrivano direttamente dalla sala stampa della Santa Sede o sono filtrate dai “vaticanisti”, giornalisti cioè formati e accreditati presso la Sala Stampa vaticana. E che rischiano di perdere l’accredito in caso di articoli non graditi da Casa Madre. A parte rare eccezioni, le inchieste o gli approfondimenti sui lati oscuri della Chiesa quasi mai vengono approcciati con una visione realmente laica, indipendente e deontologicamente ineccepibile. Al contrario, si raccontano in maniera del tutto parziale, cioè solo dal punto di vista della Chiesa, le situazioni di criticità che riguardano tutto ciò che accade all’interno e in “prossimità” delle mura leonine.

    Un altro elemento fortemente indicativo è rappresentato dal numero di testate giornalistiche riconducibili alla Chiesa che usufruiscono dei fondi pubblici all’editoria. Come ho ricostruito in un’inchiesta sulla rivista Nessun Dogma, su 117 giornali e periodici che si spartiscono i contributi, ben 55 (il 47%) sono testate e riviste di chiara matrice cattolica, se non addirittura organi di stampa che fanno capo ad alcune delle 224 diocesi italiane. In pratica quasi un giornale su due finanziato dallo Stato ha come editore di riferimento la Chiesa. Poiché tre indizi fanno una prova, ne cito un altro. Mi riferisco al solido accordo, di recente rinnovato, tra la Rai e la Conferenza episcopale per la trasmissione di contenuti religiosi nella televisione pubblica. Un’intesa che ha rafforzato il numero di trasmissioni a contenuto religioso e di religiosi nelle trasmissioni della tv pubblica, in un palinsesto zeppo di fiction a sfondo religioso e dove già la Chiesa cattolica sfiora il 100% di presenze sul totale dei soggetti confessionali, e dove nei tre Tg nazionali, ma anche nei principali Tg privati, il papa è più presente del presidente Mattarella.

    E poi ci sono i giubilei e le beatificazioni. Veri e propri strumenti di auto promozione a spese del contribuente italiano che oramai vengono utilizzati con scadenze sempre più ravvicinate. Come ricordano diversi studiosi, dato che per quattro secoli in età moderna e contemporanea i papi sono stati quasi tutti italiani, il nostro Paese è divenuto una terra “privilegiata” di destinazione del messaggio e di formazione di una mentalità religiosa collettiva. E abbiamo i principali quotidiani che quando scrivono del papa usano l’epiteto “sua santità” o analoghi, accettando acriticamente la dimensione clericale che è insita in questa terminologia, contribuendo a far attecchire questa mentalità.

    E così a poco a poco l’opinione pubblica perde di vista alcune cose fondamentali per sviluppare il proprio senso critico. Per esempio? Per esempio è bene ricordare che la Santa Sede è una monarchia assoluta governata da una casta maschile celibe di circa 200 cardinali. Il papa detiene il potere assoluto nella chiesa cattolica e nella dimensione politica riassume i tre poteri nella sua persona esercitati generalmente tramite delega (legislativo, esecutivo e giudiziario). Tutti gli devono obbedienza attraverso le vie gerarchiche. Il pontefice è colui che insieme a quella casta decide le regole morali a cui si devono attenere loro stessi, il clero e soprattutto l’enorme numero di fedeli nel mondo. La prima conseguenza di una struttura organizzata in questo modo è la mancanza di trasparenza che nell’informazione e nell’attività giudiziaria della Santa Sede raggiunge i livelli più elevati. Perché a monte c’è l’idea che il papa, cioè la chiesa cattolica, non deve giustificarsi con nessuno di ciò che fa e dice. Delle proprie azioni e decisioni il pontefice risponde solo a Dio e a se stesso al di là della coerenza con le cosiddette sacre scritture, la tradizione e il magistero della chiesa.

    Pensiamo a quanto accaduto in Irlanda il 20 luglio 2011. Ecco cosa affermò il premier irlandese, Enda Kenny, in un drammatico discorso in Parlamento davanti alla Camera Bassa, dopo la conclusione di un’indagine governativa sulla pedofilia nella Chiesa: «Il rapporto della commissione Cloyne ha evidenziato il tentativo della Santa Sede di bloccare un’inchiesta in uno Stato sovrano, non più tardi di tre anni fa, non trent’anni fa». Per poi aggiungere: «Il Rapporto Cloyne fa emergere la disfunzione, la disconnessione e l’élitarismo che dominano la cultura del Vaticano. Lo stupro e la tortura di bambini sono stati minimizzati per sostenere, invece, il primato delle istituzioni, il suo potere e la sua reputazione». Quanto descritto fin qui è accaduto durante il pontificato di Benedetto XVI. Con papa Francesco poco o nulla è cambiato anche se nel 2019 è stato eliminato il segreto pontificio.

    Nel 2014, quando il segreto ancora era in vigore, gli ambasciatori di papa Francesco presso le Nazioni Unite opposero un netto rifiuto a due diversi Comitati Onu (per i Diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, e Contro la tortura) che chiedevano la lista con i nomi dei circa 900 sacerdoti pedofili ridotti allo stato laicale nel decennio precedente dopo essere stati condannati dalla Congregazione per la dottrina della fede, ed espulsi dalla Chiesa. Ad oggi, quei nomi risultano ancora ignoti e 900 pedofili circolano liberamente nella più totale inconsapevolezza di chi li frequenta. E nessun giornalista ha mai chiesto di questo al pluripresente e celebratissimo in tv e sui media italiani papa Francesco.