Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Sacerdote arrestato per abusi: ‘Su di me accuse infamanti’

    Sacerdote arrestato per abusi: ‘Su di me accuse infamanti’

    (ANSA) – VARESE, 19 LUG – “Accuse infamanti, sono scioccato e provato da quello che sta accadendo”. Queste le parole di don Emanuele Tempesta, il sacerdote di Busto Garolfo (Milano) arrestato venerdì con l’accusa di abusi sessuali su sette bambini di età compresa tra i 7 e gli 11 anni, durante l’interrogatorio di garanzia tenutosi oggi davanti al Gip di Busto Arsizio (Varese) Stefano Colombo.

    Il sacerdote ha quindi negato ogni addebito circa le pesanti accuse mosse a suo carico.
    Nessuna misura alternativa è stata chiesta, ad oggi, dalla difesa di don Emanuele, che si trova ai domiciliari. Lo ha confermato l’avvocato Mario Zanchetti, neo difensore subentrato al precedente d’ufficio. Il legale ha detto di non voler rilasciare dichiarazioni in merito all’interrogatorio di garanzia del suo assistito, tenutosi oggi in Tribunale a Busto Arsizio (Varese) data la vicenda “delicata e in corso di indagini”. (ANSA).
    https://www.ansa.it/lombardia/notizie/2021/07/19/sacerdote-arrestato-su-di-me-accuse-infamanti_59288956-1344-4ff8-a960-51761d916c8b.html

  • Trasparenza e collaborazione

    Trasparenza e collaborazione

    Parrocchia San Giorgio Martire – Cuggiono

    Comunicato del consiglio Pastorale sulla vicenda dell’ex-seminarista

     

    Con grande sofferenza per quanto accaduto, dopo esserci trovati insieme e confrontati, condividiamo alcune riflessioni sulla vicenda dell’ex-seminarista cuggionese, onde evitare notizie senza fondamento, frutto di fantasia oppure, peggio ancora, false.

    1. Il primo sentimento è di profondo dispiacere per quanto avvenuto e di grande vicinanza umana e spirituale alle persone coinvolte in questa faticosa vicenda, in particolare ai genitori ed ai due giovani, così duramente segnati. Comprendiamo il loro dolore, lo sentiamo molto nostro e preghiamo per loro.
    2. Avute le primissime informazioni (a metà gennaio ’21) su questa triste vicenda, avvenuta inizialmente solo sui social, tra dicembre ’20 e gennaio ’21, il parroco ha tempestivamente (nel giro di poche ore) informato di quanto accaduto i genitori della minorenne coinvolta. Su consiglio dell’avvocato della Curia, ha suggerito loro di sporgere denuncia. Chi parla di omertà della Chiesa o di coperture, in questa vicenda, o non è bene informato o mente. La parrocchia ha agito senza indugi, con fermezza e con chiarezza, avendo come scopo la tutela della minore. La discrezione ed il riserbo mantenuti in questi mesi sono stati assolutamente dovuti e motivati dalla privacy della ragazza e dal buon prosieguo delle indagini.
    3. Il giovane è stato immediatamente espulso dal seminario, con la richiesta tassativa di astenersi da qualsiasi tipo di contatto con minori, di persona o sui social. Inoltre doveva trasferirsi, nel giro di pochissimi giorni, in un comune fuori provincia.
    4. Il parroco aveva manifestato a suo tempo le sue perplessità all’ingresso in seminario sia all’interessato che alla guida spirituale, che lo seguiva fuori del seminario. Tuttavia era difficile immaginare che si potesse giungere ad azioni tanto sconsiderate.
    5. Subito dopo l’espulsione del giovane dal seminario sarebbe avvenuto, non all’interno di ambienti parrocchiali, un ulteriore fatto inappropriato (saranno i giudici a valutare la cosa); avutane conoscenza il parroco ha subito, di nuovo, avvisato di persona i genitori della minorenne, che si sono decisi per la denuncia.
    6. Ribadiamo, perché non ci siano incertezze sulla cosa: nessuno dei fatti ipotizzati è avvenuto in oratorio o comunque in ambienti parrocchiali
    7. Il parroco e diversi collaboratori parrocchiali si sono resi disponibili e sono stati interrogati dagli inquirenti, nel corso delle indagini, manifestando la più ampia collaborazione con le forze dell’ordine.
    8. Il giovane in questione non è mai stato responsabile dell’oratorio, nel modo più assoluto e categorico; l’estate scorsa, come da prassi per i seminaristi, ha trascorso alcune settimane a Cuggiono, dove ha seguito un piccolo gruppo di 8 ragazzini, nell’oratorio estivo ’20; come pure non ha mai avuto compiti educativi in parrocchia e non è mai stato collaboratore del parroco, se non con mansioni marginali, meramente organizzative/tecniche.
    9. Il giovane in questione era seminarista diocesano e non va confuso con l’altro giovane seminarista della parrocchia, che si sta serenamente e seriamente formando nello studentato domenicano.

    don Angelo e il Consiglio pastorale leonardo gualdoni

    Trasparenza e collaborazione

  • Don Tempesta arrestato per abusi su minori, il sacerdote campanaro sorvegliato dalla Curia. Ma lui: finito in trappola

    Don Tempesta arrestato per abusi su minori, il sacerdote campanaro sorvegliato dalla Curia. Ma lui: finito in trappola

    di Andrea Galli

    Nell’obbligatoria e ampia analisi dei fatti, due distinte fonti del Corriere interne alla Curia parlano di un’«ansia di trasparenza» e di un’azione che è anche conseguenza di un’altra inchiesta. La narrazione dell’arresto di don Tempesta non può mancare nel suo incipit di un dato dirimente: il minuzioso comunicato stampa, diffuso in mattinata dall’Arcivescovado che, in relazione alla sensibilità delle indagini e alla presenza esclusiva di minorenni fra le presunte vittime — andavano coperti dal segreto e non resi identificabili — ha disatteso oppure eluso le raccomandazioni della Procura di Busto Arsizio, pare più volte condivise, di una prudente gestione informativa.

    Le notizie non hanno proprietari, d’accordo, le voci girano, insomma delle accuse di questi abusi – e, attenzione, dei primi riscontri della squadra Mobile tali da giustificare la cattura – si sarebbe presto venuti a conoscenza. Ma tutto ciò premesso, forse la modalità e la tempistica andavano modulate in forma diversa, almeno stando agli accordi a monte. A meno che, ed eccoci adesso a quella «conseguenza di un’altra inchiesta», a spingere senza rimedio non sia stata la recentissima sentenza in appello contro don Mauro Galli, condannato per abusi sessuali su un minorenne, che avrebbe innescato la scelta di dire tutto e subito, anche nel timore di attacchi, in futuro, su tentativi di occultamento. Una presa di posizione netta, nettissima, quella della Curia milanese, quasi anche avocando a sé la gestione degli effetti collaterali. Non tanto quelli mediatici, avendo la stessa Procura sollecitato una chiusura di ogni canale di «aggiornamento», bensì quelli pratici. A cominciare dal precipizio nel quale don Tempesta è inesorabilmente caduto, divenendo personaggio mediatico e, anzi, per molti già un «mostro» da punire: la circostanza che affronti i domiciliari in locali messi a disposizione proprio dalla Curia, che vigilerà su eventuali gesti autolesionistici, è conferma della volontà di governare il più possibile lo scandalo, al netto, conviene ribadirlo, di una linea dura, e come in quel comunicato ha rimarcato l’arcivescovo, monsignor Mario Delpini, della massima vicinanza alle comunità parrocchiali di Busto Garolfo.

    Ora, per smentire da subito ipotetiche teorie complottiste, don Tempesta non è finito suo malgrado in nessuna trappola intestina e, men che meno, avrebbe «pagato» esternazioni o mosse da irregolare. Non un ribelle, non un mestatore. Niente di tutto questo, anche in relazione alla giovane età e al peso specifico in eventuali trame. Come abbiamo detto, ci sono passaggi già cristallizzati dagli investigatori e suffragati dai magistrati di Busto Arsizio, pur rimarcando che l’inchiesta non è affatto terminata, in un senso come nell’altro: potrebbero aumentare il numero delle vittime e i dettagli resocontati, e altresì potrebbero emergere elementi a sostegno dell’innocenza del sacerdote. Mentre si ripete di un monsignor Delpini colpito, rattristato, e sostenitore di un radicale cambio di passo, sempre quelle due fonti del Corriere registrano forse esagerando un clima «da caccia alle streghe», mandando a sentenza definitiva i comportamenti del prete del quale, prima dell’inchiesta, si lodavano lo spirito d’iniziativa, la capacità d’esercitare una missione pratica e poco teorica, nel solco di una certa modernità; un prete però al contempo custode delle origini, essendo un campanaro capace di comporre melodie tirando le corde. Ulteriori fonti, queste su Busto Arsizio, sollecitano a insistere sulle pressioni, progressive nel tempo, dei genitori di quei minori, che pretendono giustizia, e insieme misure rapide e pesanti, adducendo la fisiologica osservazione che, se davvero tutto è avvenuto, i traumi per i figli saranno duraturi e potrebbero condizionarne l’esistenza.

    Chi conosce don Tempesta riferisce di un giovane oltre la disperazione, che giura d’essere lui la vittima. Eppure, rimane il materiale sequestrato nella sua abitazione, la cui analisi è iniziata ma non è breve, e sembra non soltanto per un semplice effetto dell’applicazione deontologica degli investigatori.

    https://milano.corriere.it/notizie/cronaca/21_luglio_17/don-tempesta-arrestato-abusi-minori-sacerdote-campanaro-sorvegliato-curia-ma-lui-finito-trappola-1dff305c-e669-11eb-bb0b-66fa8228d756.shtml

  • “Devo andare a casa”: arrestato don Tempesta per abusi su sette bambini

    “Devo andare a casa”: arrestato don Tempesta per abusi su sette bambini

    di CHRISTIAN SORMANI

    Busto Garolfo (Milano) – È stato avvicinato da due uomini e una donna in borghese mentre passeggiava a Bardonecchia nella struttura dove è in vacanza con i ragazzini dell’oratorio. Don Emanuele Tempesta, dopo un rapido scambio di battute con quelli che poi sono risultati agenti della Squadra mobile di Milano, ha chiamato da parte un animatore limitandosi a dire: “Devo andare a casa”. Poi ha lasciato in fretta la località montana che vede questa settimana la presenza dei bambini nati nel 2010 e nel 2009 dell’oratorio del Sacro Cuore di Busto Garolfo. Il sacerdote era lì da quasi due settimane e avrebbe dovuto tornare oggi pomeriggio in bus con una sessantina di ragazzini che lo avevano accompagnato in questa esperienza. Invece il prete è stato accompagnato a casa dagli agenti e adesso si trova adesso ai domiciliari. L’accusa è di quelle pesantissime: abuso sessuale su minori.

    In particolare sarebbero sette i bambini tra gli 8 e i 12 anni vittime di violenza sessuale da parte del sacerdote. Emanuele Tempesta, classe 1992, è un volto conosciuto da anni a Busto Garolfo, paese dove aveva iniziato a fare prima il seminarista e poi, dopo essere diventato prete nell’estate del 2019, il vicario. In paese lo conoscono tutti come persona semplice, un giovane solare che ci aveva però messo parecchio tempo a terminare il seminario. Qualcuno in chiesa questa mattina lo difende: “Amava stare coi giovani e qualche genitore deve avere senza dubbio equivocato. Non abbiamo altre spiegazioni”.

    Ma le prove a carico del sacerdote sarebbero schiaccianti. Ai ragazzi presenti a Bardonecchia, una sessantina, gli animatori, informati di quanto stava accadendo, hanno spiegato che il don si era dovuto assentare per problemi gravi in oratorio a causa di alcuni furti, tanto da dover tornare in Lombardia in fretta e furia. Poi la decisione di vietare l’uso del cellulare ai bambini per non fare trapelare notizie nel penultimo giorno di vacanza e mantenere quella serenità di un ambiente che sembrerebbe – almeno sui monti del Piemonte – intatta fra i partecipanti della settimana a Bardonecchia. Di fatto ai genitori preoccupati di quanto stava succedendo, gli animatori hanno spiegato di poter far filtro con i figli presenti utilizzando nel caso il loro cellulare, avendo l’accortezza di non avvertirli dell’indagine.

    Dopo un primo giro di telefonate con don Ambrogio Colombo, parroco del paese, si è deciso di far proseguire normalmente la vacanza senza alcuna informazione, per evitare turbamenti. I bambini sono così rimasti tranquilli e gli stessi animatori ai genitori hanno spiegato che il sacerdote per tutta la vacanza non sarebbe mai rimasto solo con alcun bambino, essendoci sempre e costantemente uno di loro in presenza.

  • Don Tempesta, le denunce choc dei genitori dell’oratorio: «Gli lasciavamo i nostri figli…»

    Don Tempesta, le denunce choc dei genitori dell’oratorio: «Gli lasciavamo i nostri figli…»

    Rabbia e incredulità. «Mando mio figlio in oratorio. Uno pensa che sia un posto sicuro, e invece…». Di sfoghi così ne hanno raccolti parecchi, gli investigatori della Squadra Mobile che, in un mese e mezzo di indagini, hanno parlato con i genitori dei bimbi coinvolti nel caso di don Emanuele Tempesta, il 29enne sacerdote a Busto Garolfo accusato di molestie sessuali nei confronti di sette bambini, tra gli 8 e i 12 anni.

    Sgomento, tra le madri e i padri della comunità che ruota attorno alla parrocchie intitolate a Santa Geltrude e ai Santi Salvatore e Margherita. E anche preoccupazione. «Ma adesso che conseguenze psicologiche potranno esserci per mio figlio?», è l’altra domanda che i poliziotti si sono sentiti fare. Gli agenti hanno proceduto il più celermente possibile.

    Le indagini della quarta sezione della Mobile sono andare spedite, a partire dalle denunce presentate alla fine di maggio, quando le prime due mamme hanno ascoltato le confidenze dei figli: «Il don ha toccato…», dicevano, aggiungendo in fondo alla frase il nome di un amico, di un compagno che si trovava con lui nell’abitazione del prete, (un immobile incorporato al complesso parrocchiale), per fare tornei alla Playstation o i giochi di ruolo.

    Da quel momento, l’inchiesta coordinata dal pm di Busto Arsizio Flavia Salvatore si è allargata presto ad altri bambini, man mano che le prime vittime raccontavano chi era presente in quegli incontri, andando a ritroso fino a febbraio dello scorso anno, appena prima del Covid e del lockdown. Richiesta e ottenuta la misura restrittiva, gli agenti, nei giorni scorsi, si sono presentati con il provvedimento in mano per arrestare il 29enne cresciuto a Cornaredo. Lo hanno raggiunto a Bardonecchia, in provincia di Torino, dove era appena arrivato per iniziare un campo estivo con alcuni ragazzi dell’oratorio di Busto Garolfo.

    Sette le vittime accertate fino a ora, in otto episodi distinti, anche se gli inquirenti avrebbero già raccolto altri elementi relativi a ulteriori casi. Le audizioni protette dei minori (che avvengono sempre alla presenza di psicologi) riprendono domani. Lo stesso giorno in cui il gip Luisa Bovitutti ha fissato l’interrogatorio di garanzia del vicario parrocchiale finito agli arresti domiciliari in una casa messa a disposizione dall’Arcidiocesi (che per trasparenza ha voluto diffondere la notizia in una dettagliata nota ufficiale, eludendo però le raccomandazioni dell’autorità giudiziaria, che chiedeva maggiore riservatezza per non turbare l’andamento delle indagini).

    Don Tempesta potrebbe avvalersi della facoltà concessagli dalla legge di restare in silenzio, oppure rispondere alle domande del magistrato, e magari facilitare il lavoro degli inquirenti. Le poche persone che lo hanno visto, parlano di un giovane uomo «disperato», che avrebbe giurato la propria estraneità alle gravissime accuse che gli vengono mosse. Ma gli elementi che, sino a questo momento, compongono il quadro accusatorio, e il numero non certo esiguo di parti offese individuate dai detective in queste settimane, non sembrano davvero giocare a suo favore.

    Altro fronte investigativo da esplorare, peraltro, sarà quello relativo all’analisi tecnica del materiale sequestrato nella canonica: un tablet, due telefoni cellulari, un computer e la consolle per i giochi, che si può collegare alla rete internet. Il lavoro della polizia, in questo scandalo di provincia, non è ancora finito.

    https://milano.corriere.it/notizie/lombardia/21_luglio_18/don-tempesta-arrestato-abusi-minori-genitori-dell-oratorio-sotto-choc-gli-lasciavamo-nostri-figli-403256f4-e736-11eb-9bf6-eea1575c4502.shtml

  • Emanuele Tempesta – Don Panighetti non voleva farlo prete, ma poi passò grazie a Di Tolve

    Emanuele Tempesta – Don Panighetti non voleva farlo prete, ma poi passò grazie a Di Tolve

    Un profilo al quanto turbato quello di don Emanuele, attaccato eccessivamente a paramenti e ideologie, questo quanto emerge dai racconti di chi lo conosceva ma soprattutto dal giudizio negativo di don, oggi mons. Luigi Panighetti (rettore nel primo biennio) che già nel 2015 riteneva che Tempesta non dovesse diventare prete e non dovesse procedere al successivo quadriennio.

    Il suo percorso in seminario infatti fu rallentato due anni proprio per questo motivo, ma poi mons. Michele Di Tolve (per soli 5 anni rettore del seminario) lo fece ugualmente prete.

    Si sa, le vie del signore sono infinite e la scappatoia la si trova sempre.

    Come la si è trovata per l’altro sacerdote milanese che malgrado citino come ex seminarista, tuttavia ha abusato in parrocchia dove faceva l’aiutante e dalla quale non è mai stato allontanato, se non per la misura cautelare emessa dal gip di Milano Alessandra Clemente.

    Un altro triste esempio del fallimento della chiesa e della finta tolleranza zero del papa, che ancora una volta fa vittime minori incautamente affidate dai genitori alle cure del clero.

    Malgrado la richiesta di silenzio della procura, la diocesi ha pensato bene di interrompere intercettazioni e tutto ciò che la procura avesse messo in tatto in fase di indagine.

    Ci auguriamo che almeno per questa continua fuga di notizie che anche questa volta ha reso vana l’indagine, qualcuno paghi sul serio.

    Lo stesso, per chi gli ha permesso di fare un campo di 15 giorni, con adolescenti, a Bardonecchia.

    Zanardi

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webp2021/07/16/larcivescovo-delpini-nella-bufera-solo-a-milano-tolto-don-galli-quattro-i-casi-attualmente-seguiti-dalla-rete-labuso/

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  • Religiosi accusati di abusi sessuali, slitta la decisione sulla richiesta di rinvio a giudizio

    Religiosi accusati di abusi sessuali, slitta la decisione sulla richiesta di rinvio a giudizio

    Don Giglio Gilioli, 74 anni, fondatore della comunità ‘I discepoli dell’Annunciazione”, soppressa dal Vaticano per irregolarità, e un suo ex collaboratore di 38 anni, tornato da tempo a vita laica, entrambi accusati di abusi sessuali su minore, dovranno aspettare ancora prima di conoscere il loro destino.

    La discussione sulla richiesta di rinvio a giudizio presentata dalla procura, infatti, è slittata di nuovo. Il giudice delle udienze preliminari del tribunale di Prato, Francesco Pallini, ha rinviato tutto al 6 ottobre dopo avere però accolto la richiesta della difesa – avvocati Carlotta Taiti e Cristina Menichetti – di non ammettere come parte civile ‘Rete l’abuso’ (“associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero”) perché formalmente costituita dopo i fatti contestati ai religiosi seppure – hanno ribattuto i legali del sodalizio – “espressione di continuità con l’associazione ‘La casa della legalità’ che già esisteva”.

    Don Giglio Gilioli e il suo ex collaboratore sono finiti sotto inchiesta lo scorso anno dopo che due fratelli pratesi, entrambi affidati alla comunità dalla loro famiglia, avevano raccontato di aver subito abusi sessuali. In base ai racconti, i sostituti Laura Canovai e Valentini Cosci, avevano iscritto sul registro delle notizie di reato una dozzina tra religiosi, ex religiosi e laici.

    L’inchiesta, nel corso dei mesi, ha mostrato segni di cedimento nelle dichiarazioni di uno dei fratelli e così la lista degli indagati si è sgonfiata tanto che solo per don Giglio e per il suo ex collaboratore è stato chiesto il rinvio a giudizio, mentre per gli altri si va verso l’archiviazione.

    Hanno invece tenuto i racconti dell’altro fratello, costituito parte civile insieme ai genitori. Racconti che sono stati oggetto di incidente probatorio: il giovane, in quella sede, parlò di carezze e toccamenti con don Giglio Gilioli e di atti sessuali con l’altro imputato.

    La difesa dei due religiosi ha chiesto al giudice di integrare gli atti messi a disposizione dalla procura, sottolineando la mancanza di duplicazione, cioè di tutto ciò che riguarda l’altro fratello e che invece potrebbe avere importanza ai fini della discussione sulla richiesta di rinvio a giudizio. L’istanza non è stata accolta.
    La comunità religiosa, fondata con lo scopo di accogliere giovani con la vocazione sacerdotale, aveva diverse sedi: la principale a Prato, in via Bologna, e le altre in Garfagnana e in Lunigiana. Nel 2013 la Diocesi di Prato promosse una verifica sulla comunità; lo stesso fece, qualche anno più tardi, la Santa Sede che accertò la scarsa presenza di adesioni e altre irregolarità che sfociarono nella soppressione dell’associazione pubblica di fedeli, cosi come era stata riconosciuta sotto il profilo del Diritto canonico”.

    Religiosi accusati di abusi sessuali, slitta la decisione sulla richiesta di rinvio a giudizio

  • Legnano – Abusi sessuali su minore Prete condannato in appello ma con attenuanti generiche L’Arcidiocesi di Milano conferma la sospensione Parla la madre del ragazzo

    Legnano – Abusi sessuali su minore Prete condannato in appello ma con attenuanti generiche L’Arcidiocesi di Milano conferma la sospensione Parla la madre del ragazzo

    Condannato in appello don Mauro Galli, accusato di aver abusato sessualmente nel 2011 di un ragazzino di 15 anni a Rozzano, in provincia di Milano, ma con uno sconto di pena dovuto alla concessione delle attenuanti generiche. La condanna è dunque pari a 5 anni e 6 mesi. L’Arcidiocesi di Milano conferma la sospensione da ogni incarico pastorale. La mamma del ragazzo: “Ho ripreso a respirare”. Il parroco era noto anche a Legnano, in quanto dopo il trasferimento da Rozzano, era stato assegnato per alcuni mesi alla pastorale giovanile.

    Condanna in appello a cinque anni e sei mesi

    I giudici hanno concesso all’ex parroco di Rozzano, don Mauro Galli, le attenuanti generiche. Così, in parziale riforma della condanna in primo grado a sei anni e quattro mesi, per aver abusato sessualmente di un ragazzo di 15 anni, la Corte d’Appello di Milano ha condannato il don, noto anche a Legnano poiché per alcuni mesi era stato assegnato alla pastorale giovanile dopo il trasferimento da Rozzano, a una pena pari a cinque anni e sei mesi.

    La vicenda in breve

    La vicenda risale al 2011, a Rozzano, in provincia di Milano. Il ragazzo, di 15 anni, trascorre la notte a casa del parroco, dormendo nello stesso letto a due piazze, in vista delle attività previste per il giorno successivo. Dopo l’accaduto, don Mauro Galli è spostato da Rozzano a Legnano, assegnato alla Pastorale giovanile. Dopo poco il parroco viene nuovamente trasferito a Milano e poi a Roma. Durante gli anni e durante il processo di primo grado le posizioni sono state diverse: da un lato, il ragazzo racconta di aver subito abusi sessuali, dall’altra il parroco conferma di aver dormito nello stesso letto ma di non averlo toccato.

    L’Arcidiocesi di Milano conferma la sospensione

    In una nota pubblica l’Arcidiocesi di Milano conferma la sospensione del prete da ogni incarico pastorale: “Nel prendere atto della sentenza, l’Arcidiocesi di Milano conferma che don Galli resta sospeso da ogni incarico pastorale e non può esercitare pubblicamente il ministero sacerdotale. Per quanto riguarda il processo canonico, si è conclusa la valutazione da parte del Tribunale ecclesiastico regionale lombardo ed esso prosegue secondo le disposizioni date dalla Sede Apostolica. In attesa di conoscere l’esito finale di questi procedimenti, l’Arcidiocesi desidera ancora una volta esprimere la propria vicinanza alla vittima, alla sua famiglia e a tutti coloro che hanno ingiustamente sofferto”.

    La mamma Cristina: “Ho ripreso a respirare”.

    La madre del ragazzo, Cristina Balestrini, era presente in aula, durante la lettura della sentenza. Dopo anni di dolore e di battaglie, ha ritrovato un po’ di serenità nella decisione dei giudici: “Una sorta di liberazione da un incubo. La conferma della condanna era scontata per la maggior parte delle persone che ci conoscono e che hanno seguito tutta la vicenda. Razionalmente questo era il pensiero, ma emotivamente era tutta un’altra storia. Al suono della campanella per l’entrata dei Giudici in aula ci siamo alzati in piedi tutti, come a ogni udienza. In quel momento non sentivo più il battito del mio cuore, mi sembrava che anche il tempo si fosse fermato, anche il respiro era in sospeso. Avevo in mano un blocchetto sul quale ho potuto scrivere poche note, non potevo rischiare di non ricordare: 5 anni e 6 mesi, concesse le attenuanti generiche di cui all’art. 62 n. 6. In quel momento ho ripreso a respirare”. Un respiro colmo di fede, la stessa che l’ha accompaganta in tutto questo tempo. Continua Cristina. “Subito ho rivolto lo sguardo a Colui che si trovava in fondo all’aula: appeso sopra la porta, nascosto, un Crocifisso. Ho finalmente potuto dire un ‘Grazie!’, in silenzio”.

     

    Sara Riboldi

  • Abusi sessuali su un minore, don Mauro Galli condannato in appello a 5 anni e 6 mesi

    Abusi sessuali su un minore, don Mauro Galli condannato in appello a 5 anni e 6 mesi

    È stato condannato anche in appello don Mauro Galli, ex sacerdote dell’oratorio di Rozzano ritenuto colpevole di abusi sessuali su un ragazzino che all’epoca dei fatti aveva 15 anni. I giudici della prima sezione penale della Corte d’Appello di Milano hanno condannato il sacerdote a cinque anni e sei mesi. In primo grado don Galli, che si è sempre professato innocente, era stato condannato a 6 anni e 4 mesi e la sostituta procuratrice generale Bianca Bellucci durante la scorsa udienza aveva chiesto di confermare in toto la sentenza, affermando: “La sofferenza della parte lesa è stata così evidente che non c’era necessità di fare appello”. I giudici hanno però riconosciuto al sacerdote le attenuanti generiche, diminuendo così leggermente la pena.

    Gli abusi risalgono al dicembre del 2011

    I fatti contestati al sacerdote risalgono al dicembre del 2011: in quella circostanza don Galli avrebbe secondo i giudici abusato di un ragazzino che aveva ospitato per la notte nell’oratorio di Rozzano, nell’hinterland di Milano. Don Galli nel corso del processo di primo grado aveva ammesso di aver dormito nello stesso letto con Fausto (nome di fantasia, ndr), ma aveva negato gli abusi. In sede extragiudiziale il sacerdote però aveva risarcito con 100mila euro i famigliari del ragazzo, che non si sono mai costituiti parte civile e hanno cercato invano in questi anni di essere ascoltati dalle autorità ecclesiastiche. Una circostanza che era stata ritenuta “una discrasia evidente” dal pubblico ministero del primo processo, dal momento che era stato “risarcito un danno che si ritiene di non avere cagionato”.

    L’avvocato della vittima: Soddisfatti

    La sentenza è stata pronunciata a porte chiuse. In aula non erano presenti né don Galli né la sua giovane vittima, che secondo quanto affermato dalla madre sta cercando di voltare pagina. All’uscita dall’aula, la famiglia della vittima ha tirato un sospiro di sollievo: “Siamo decisamente sollevati”, ha detto la madre del ragazzo a Fanpage.it. La donna temeva infatti che la ricostruzione parziale dei fatti riferita durante la precedente udienza dall’avvocato del sacerdote potesse fare breccia tra i giudici. L’avvocato della famiglia, Fulvio Gaballo, al termine del processo ha detto a Fanpage.it e alle altre : “Siamo soddisfatti, il fatto è stato cristallizzato. Hanno concesso le attenuanti generiche, che erano state escluse nella sentenza di primo grado ma ci potevano stare. Speravamo di no perché i fatti sono molto gravi, però la Corte d’appello emette le sentenze a distanza di tempo e quindi ce lo potevamo aspettare. Comunque cinque anni e sei mesi è una sentenza sostanzialmente confermata, ci ragioniamo su 90 giorni per la motivazione. Il fatto è rimasto, questa è la cosa importante: il fatto non l’hanno toccato”.

    La madre della vittima si è poi soffermata con i cronisti sul pronunciamento del tribunale ecclesiastico che aveva “assolto”, anche se non con formula piena, don Galli: “L’unica risposta scritta che ci è arrivata è che può continuare a fare il prete”. La donna ha poi aggiunto di non avere notizie di don Galli, col quale comunque non c’è stato “nessun contatto di nessun tipo in nessun momento della vicenda, né il giorno dopo, né un anno né cinque anni dopo”. La madre di Fausto ha poi riferito dell’incontro avuto a gennaio con l’arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini: “Ci ha concesso un colloquio di 8 minuti e 59 secondi durante il quale non ha praticamente proferito parola, il nulla. Gli abbiamo chiesto com’è possibile che da parte della Chiesa non ci sia stato nulla per riavvicinare nostro figlio alla fede, e su questo lui ha detto: ‘Io su questo tema non so proprio cosa dire’. E sinceramente da un arcivescovo facendogli una domanda sulla fede mi aspettavo molto di più del nulla. Gli abbiamo chiesto come mai tutta la vicenda era andata in questo modo, e lui ha detto: ‘Si poteva scrivere un’altra storia’”.

    (Ha collaborato Simone Giancristofaro)

    https://www.fanpage.it/milano/abusi-sessuali-su-un-minore-don-mauro-galli-condannato-in-appello-a-5-anni-e-5-mesi/

  • Canada: scoperte altre 182 tombe nativi vicino a ex scuola

    Canada: scoperte altre 182 tombe nativi vicino a ex scuola

    (ANSA) – OTTAWA, 30 GIU – Altre 182 tombe senza nome, tante di bambini nativi tra i 7 e i 15 anni strappati alle loro famiglie, sono state scoperte vicino ad una terza scuola residenziale indigena in Canada, dove nelle scorse settimane sono state svelate altre centinaia di sepolture anonime. Lo ha annunciato una tribù locale.

    Gli esperti hanno utilizzato un radar a penetrazione del suolo per localizzare quelli che si ritiene siano i resti di alunni presso l’ex scuola missionaria di St Eugene vicino a Cranbrook, nella Columbia Britannica.
    (ANSA).

    https://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2021/06/30/canada-scoperte-altre-182-tombe-nativi-vicino-a-ex-scuola_3f1b68e6-4e2d-4bc6-88f8-339f8e463108.html