Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Per ogni furbo serve un furbo e mezzo che lo smaschera

    Per ogni furbo serve un furbo e mezzo che lo smaschera

    A differenza di altri pontefici, ci spiega e ci illumina Francesco Zanardi già vittima di abusi di stampo clericale, Bergoglio è molto astuto nell’utilizzare l’ignoranza, la complicità e la compiacenza dei media, tanto vero è che chiunque domandi al comune cittadino che cosa ne pensa dei provvedimenti presi da Bergoglio in materia di pedofilia, raccoglierà la sua completa ed entusiastica approvazione.

    Questo è possibile soprattutto in Italia dove oramai il giornalismo si è ridotto a un copia e incolla dei vari comunicati stampa, e dove i giornalisti non verificano più le notizie, non le approfondiscono e non cercano alcun contraddittorio. E se una dichiarazione risulta falsa o infondata, si guardano bene dal chiedere spiegazioni e men che meno di darne pubblica smentita. Ne sono un clamoroso esempio i famosi tribunali nati per processare i vescovi insabbiatori di cui si è parlato per anni su quotidiani e tg nazionali. Notizia che per ben due anni ha rassicurato i cattolici, fin quando il Vaticano la liquidò precisando che era stata soltanto un’idea! Infatti se cercate sul web non trovate un bel nulla su questi tribunali stante che non furono mai realizzati. Rimase però la convinzione che esistevano, e fu così che si rafforzò l’idea che la linea del Vaticano era decisamente cambiata e che finalmente le parrocchie sono diventati luoghi sicuri per i minori.

    Ed è qui che sta la furbata: nel fatto che attraverso una lunga serie di fake, omissioni e contraddizioni si diffuse comunque l’idea che si stava facendo pulizia tra le gerarchie clericali proprio mentre, contestualmente, lo stesso Bergoglio, pur conoscendo i fatti, nominava arcivescovo di Milano un personaggio come Mario Delpini, così sfacciato da ammettere persino di fronte alla polizia che lo interrogava, di aver saputo di un abuso sessuale e di non averlo denunciato ne alle autorità civili né a quelle ecclesiastiche.

    Ebbene in un paese normale, la nomina di Delpini ad arcivescovo di Milano avrebbe scatenato l’inferno e invece, quasi nessuno ne ha parlato, soprattutto i sacerdoti che anziché indignarsi, attaccano chi lo fa notare.

    E’ quello che Zanardi ha denominato “il trucco del pregiudizio” ovvero l’arte della Chiesa cattolica (e in particolare del Gesuita Bergoglio) di aver creato una struttura vaticana utilizzando gli stessi termini usati nella giustizia civile, e che nell’immaginario collettivo trasmette un’idea di giustizia ma che in realtà risponde ad un ingannevole falso ideologico.

    Tribunali e processi, infatti, in tutte le società civili sono sinonimo di giustizia da rendere a chi ha subito un torto o un crimine. Quelli della Chiesa cattolica, invece, non servono affatto a rendere giustizia alle vittime, basti dire che in caso di abusi pedofili, i fantomatici processi si basano sul 6° comandamento (Non commettere atti impuri) dimodochè la vittima non è più il bambino stuprato dal sacerdote, ma è Dio, mentre il bambino e il sacerdote, sono coloro che hanno commesso il crimine. Un dato che i mezzi di informazione, complici e lecchini, omettono sistematicamente.

    Processi dunque che di fatto sono delle autentiche buffonate indegne perfino di un circo equestre, affinché si concludano con l’assoluzione, tipo il caso di don Luciano Massaferro,  condannato a 7 anni e 8 mesi ma assolto dalla Chiesa che non ha neppure sentito la vittima. E così, come tanti altri degni colleghi, don Luciano è tornato tranquillamente in parrocchia, tra i bambini e gli affezionati parrocchiani.

    E che dire del caso di don Felix Cini che stuprò 17 minori? Infischiandosene della condanna, la Chiesa lo ha riabilitato e ora lo stupratore è nuovamente tra i minori. Stessa storia per don Giorgio Carli, Francesco Zappella, Paolo Turturro, Marino Genova ecc….. la lista è  lunghissima e raccapricciante. In molti di questi casi la Chiesa si limita ad infliggere (si fa per ridere) la sospensione a divinis, nel senso che costoro non possano celebrare messa, come se parlassimo di persone condannate perché dicono male la messa, quando invece si tratta di criminali che stuprano i bambini. Piccole vittime innocenti che dai tribunali canonici non hanno mai ricevuto giustizia e neppure un miserabile indennizzo salvo quello imposto dai tribunali civili dello Stato. Piccole vittime cui la Chiesa non ha mai toto aiuto nemmeno per recuperare un minimo di salute psicofisica. Piccole vittime sofferenti e devastate che per la Chiesa valgono meno di un soldo bucato.

    Ben diverso invece il trattamento che essa Chiesa riserva ai criminali, per i quali predispone comunità di accoglienza e di recupero, affinché non scontino l’eventuale carcere. E sono ben 23, quelli noti, sul territorio italiano, sempre con la sicura e fedele complicità dello Stato italiano che non ha mai messo mano al problema.

    Va detto che all’estero, grazie alla stampa che fa il suo lavoro, le vittime hanno l’appoggio morale del pubblico che scende in piazza e reclama un po’ di pulizia all’interno della Chiesa. In Italia invece abbiamo eserciti di bigotti che non solo non difendono le vittime ma attaccano le loro famiglie, ree di aver denunciato i crimini subiti, e dove i cattolici ultrà starnazzano contro l’ivg, le unioni civili, le leggi anti omofobia, i diritti delle donne, mentre sostengono i pedofili e affidano i loro stessi figli a sacerdoti pregiudicati e stupratori.

    Da Libertà Sicilia – Raffaella Mauceri

  • Il falsi ideologici di Bergoglio che inganna i cattolici

    Il falsi ideologici di Bergoglio che inganna i cattolici

    A differenza degli altri pontefici, Bergoglio è stato molto abile e astuto nell’utilizzare la complicità e la compiacenza dei mezzi di informazione, tanto è che oggi, tranne pochi o chi come noi tecnici sa bene come effettivamente stiano le cose, se domandassimo ai comuni cittadini, in particolare ai cattolici cosa ne pensano dei provvedimenti attuati da Bergoglio in materia di pedofilia e se a seguito di questi, hanno fiducia nel continuare a mandare i propri figli in parrocchia, a gran voce raccoglieremo la quasi totale approvazione.

    Questo è stato possibile soprattutto in Italia, dove oramai il giornalismo si è ridotto a un copia e incolla dei vari comunicati stampa, dove i giornalisti non verificano più le notizie, non le approfondiscono e sopratutto, non cercano un contraddittorio. Ancor peggio quando si parla della chiesa, quando accade che una dichiarazione diventata notizia risulta poi infondata, se ne guardano bene dal chiedere spiegazioni e ancor meno da darne una smentita tale da rendere i lettori consapevoli quanto li avevano resi in precedenza, che quella notizia è cambiata o addirittura era falsa.

    Per fare un esempio, i famosi tribunali per processare i vescovi insabbiatori di cui si è parlato per anni sui maggiori quotidiani e TG nazionali. Notizia che ha rassicurato per ben due anni i cattolici, poi il Vaticano la liquidò affermando fosse stata solo un’idea, ma se voi cercate sul web non trovate praticamente nulla sul fatto che i tribunali non furono realizzati, così la vostra consapevolezza rassicurante è restata quella che questi tribunali esistano, rafforzando l’idea che la linea del Vaticano sia cambiata, che oggi finalmente le parrocchie sono luoghi sicuri per i minori. La serie di fake, omissioni e contraddizioni è lunghissima, per esempio, l’affermare che si sta facendo pulizia tra le gerarchie e poi nel concreto, lo stesso Bergoglio, pur sapendo i fatti, nomina arcivescovo di Milano un personaggio come Mario Delpini, così sfacciato da ammettere persino di fronte alla polizia che lo interroga, di aver saputo di un abuso sessuale e non averlo denunciato ne alle autorità civili, ne a quelle ecclesiastiche. Una notizia che in un paese normale, alla luce della nomina di Delpini ad arcivescovo di Milano, avrebbe scatenato l’inferno e invece, quasi nessuno ne ha parlato, soprattutto i sacerdoti, che anziché indignarsi, attaccano noi che lo facciamo notare.

    Come scrissi in un precedente articolo dove spiegavo “il trucco del pregiudizio”, ovvero l’arte della chiesa (in particolare del Gesuita Bergoglio) di aver creato la struttura vaticana con nomi uguali a quelli della giustizia civile, che nell’immaginario collettivo trasmette l’idea di giustizia ma che in realtà con un ingannevole falso ideologico fa tutt’altro, o almeno non con i parametri che noi immaginiamo, di fatto ingannandoci.

    Passiamo all’esempio pratico:

    Tribunali e processi, che in tutte le società civili servono a rendere giustizia a chi ha subito un torto o un crimine. Quelli della chiesa cattolica invece, malgrado l’analogia dei nomi, non servono a rendere giustizia alle vittime. Nel caso della pedofilia questi si basano sul 6° comandamento (non commettere atti impuri) e in quelli canonici la vittima non è affatto il bambino stuprato dal sacerdote, ma è Dio, mentre il bambino e il sacerdote, sono coloro che hanno commesso il crimine. Un dato che i mezzi di informazione non a caso omettono puntualmente.

    Processi veicolati anche dai mezzi di informazione come equiparabili a quelli dei tribunali veri e invece sono autentiche baracconate degne neppure di un circo equestre, per questo il loro esito stona totalmente con il nostro civile concetto di giustizia. Per questo motivo, a fronte della condanna di un tribunale civile, vediamo l’assoluzione di quello canonico.

    Come accaduto per esempio nel caso di don Luciano Massaferro, condannato a sette anni e otto mesi, ma assolto dalla chiesa, che al processo non ha neppure sentito la vittima. Oggi don Luciano è tornato come se nulla fosse in parrocchia, tra i bambini e l’affetto dei parrocchiani.

    Oppure il caso di don Vincenzo Calà, anche lui malgrado una condanna civile spirata nell’ultimo grado di giudizio, non per innocenza, ma per l’intervento della prescrizione, assolto dal tribunale canonico e tornato tra i minori e i fedeli, che lo riaccolgono a braccia aperte attaccando la vittima e i familiari.

    Il caso di don Felix Cini, che stuprò 17 minori. Malgrado la condanna, anche qui la chiesa lo riabilita ed ora è nuovamente tra i minori.

    Poi don Giorgio Carli, Francesco Zappella, Paolo Turturro, Marino Genova e via dicendo, la lista è lunghissima e non mi dilungo in elenchi, potete trovare tutti i casi semplicemente consultando il nostro sito.

    In molti di questi la chiesa vanta la loro sospensione a divinis, ovvero che questi non possano celebrare la messa, un’altra folle assurdità perché parliamo di persone condannate non perché dicevano male la messa, ma perché stupravano dei bambini. Vittime che dai tribunali canonici, oltre che alla giustizia, non hanno mai ricevuto neppure un indennizzo, tranne in quei casi dove i tribunali civili dello Stato lo hanno imposto. Vittime che non hanno mai avuto un aiuto dalla chiesa, quanto meno per recuperare un minimo di salute psicofisica. Sacchi di patate per la chiesa, che contrariamente alle scritture che la ispirano, non valgono neppure un nichelino bucato.

    Del tutto opposto invece il trattamento riservato ai criminali, ai quali la chiesa, zitta zitta ha predisposto comunità di accoglienza e recupero, utili soprattutto a far si che non scontino l’eventuale carcere. Ben 23 (almeno quelle note) solo sul territorio italiano.

    Un inganno ai danni degli stessi cattolici, particolarmente vivo in Italia, dove la complicità criminale dello Stato italiano che da 20 anni – malgrado il clamore suscitato in tutto il mondo – non ha mai messo mano al problema che unito alla complicità dei mezzi di informazione che continuano a negare al cittadino la consapevolezza, dilaga imperterrito e Bergoglio ci marcia senza alcun pudore.

    All’estero, malgrado la linea criminale della chiesa sia identica, grazie alla stampa che fa il suo lavoro, vediamo non solo le vittime, ma in loro appoggio anche la popolazione cattolica scendere puntualmente in piazza ed esigere almeno la pulizia all’interno della chiesa. In Italia invece vediamo un esercito disinformato di bigotti, che nuotando nel fango più putrido, puntualmente attaccano vittime e le loro famiglie, ree di aver denunciato i crimini subiti.

    Un paese dove vediamo i cattolici sentinelli starnazzare indignati nelle piazze contro aborto, unioni civili, leggi anti omofobia, diritti delle donne, chiese trasformate in moschee ecc.

    Poi però sostengono i pedofili e mandano volentieri in questo drammatico quadro di insicurezza i loro stessi figli, spesso tra sacerdoti pregiudicati e stupratori che riaccolgono a braccia aperte.

    Viene da pensare che tengano davvero molto poco anche a loro.

  • Il coro delle voci bianche, le ombre sul fratello di Ratzinger

    Il coro delle voci bianche, le ombre sul fratello di Ratzinger

    Città del Vaticano, 1 lug. (askanews) – Il fratello maggiore del Papa emerito Benedetto XVI, monsignor Georg Ratzinger, scomparso oggi all’età di 96 anni nella sua Baviera, fu coinvolto pochi anni fa in una indagine relativa alle violenze (maltrattamenti e abusi sessuali) subite dai ragazzi del coro del quale egli era stato direttore a Regensburg (Ratisbona).Mons. Ratzinger è infatti stato direttore del coro di voci bianche del duomo locale, i “Domspatzen” di Regensburg, dal 1964 al 1994.

    Una inchiesta avviata nel 2015 e condotta, su incarico della Chiesa, dall’avvocato Ulrich Weber, ha pubblicato il suo rapporto nel 2017. Esaminando le violenze fisiche, psicologiche e, in 67 casi, anche sessuali a cui venivano sottoposti i bambini che abitavano ma nella scuola materna dei Domspatzen a Etterhausen o a Pielenhofen, il rapporto è arrivato a concludere che sono almeno 547 i bambini che, tra il 1945 e il 1992, hanno subito violenze. “Nella scuola del coro – affermava il report – dominavano paura e senso di impotenza”, e la violenza veniva usata quotidianamente per ottenere “assoluta disciplina”.

    Il fratello maggiore di Benedetto XVI, secondo l’inchiesta, non poteva non sapere, sebbene personalmente avesse dato solo qualche ceffone ai suoi studenti. Nel 2010, quando il caso era emerso per la prima volta, monsignor Ratzinger aveva detto che alcuni ragazzi gli avevano raccontato come andavano le cose ma che ciò non lo aveva indotto a pensare di dover intervenire. Anche il cardinale Gerhard Ludwig Muller, ex vescovo di Regensburg ed ex prefetto della congregazione per la Dottrina della fede, è stato accusato dal rapporto per la debolezza “strategica, organizzativa e comunicativa” con cui lo scandalo era stato affrontato sino ad allora.In una intervista a Vatican Insider di alcuni anni fa il giornalista del Tagespost Juergen Liminski precisava: “Le dichiarazioni delle vittime di abuso e violenza al coro dei Domspatzen descrivono generalmente Ratzinger come un direttore di coro appassionato ed esigente. Umanamente giusto e ben disposto nei confronti dei bambini. Altri lo interpretano come irascibile con tratti collerici.

    Di fatto molti ex Domspatzen adorano il loro ex ‘capo’ e sino ad oggi curano i contatti personali con lui. Nel rapporto finale dell’avvocato Ulrich Weber gli ex alunni vengono citati tra l’altro così: ‘Ho conosciuto il signor R. come un uomo sinceramente giusto, corretto e comprensivo, nei confronti del quale ancora oggi nutro rispetto’, oppure ‘egli ricorda R. come autoritario. Una circostanza che però non ha fatto male, ma è piaciuta’. Ma anche: ‘Era duro, faceva pressione, era irascibile e la mano gli partiva con forza’. In una intervista del 2012 monsignor Georg Ratzinger si rammaricava di aver dato degli schiaffi. Il rapporto traccia una chiara differenza tra le brutali punizioni corporali che a volte hanno dovuto subire gli studenti e soprattutto quelli della scuola materna e il comportamento di Georg Ratzinger.

    Fino al 1983 in Baviera vigeva il cosiddetto diritto di castigo che consentiva agli insegnanti di somministrare punizioni corporali. Come dice l’avvocato Weber: ‘Lo stesso R. ha fatto ricorso alle punizioni corporali con lo stile educativo allora invalso. Egli sottolineava tuttavia di essersi attenuto strettissimamente al divieto legislativo di castigo introdotto dal 1980. E sebbene il numero di denunce delle vittime dal 1980 diminuisca chiaramente, va però constatato sulla base dei dati raccolti che la violenza corporale almeno in alcuni casi fu utilizzata anche dopo’”.Inoltre, “crimini di abusi sessuali che si sono verificati tra i Domspatzen erano conosciuti dal direttore del coro Ratzinger nella misura in cui sono venuti alla luce e sono stati giudicati. Il rapporto non vede alcun motivo per parlare di copertura.

    Gli studenti tuttavia hanno riferito più e più volte del crimine delle lesioni corporali che hanno subito come studenti. Il rapporto arriva alla conclusione che monsignor Ratzinger non ha preso abbastanza sul serio queste informazioni e non ha reagito con la necessaria urgenza. Il fatto che il coro dei Domspatzen fosse fortemente orientato ai risultati è stato un fattore che ha contribuito a non prendere le informazioni che venivano dai bambini con la necessaria attenzione. L’avvocato Weber scrive nel suo rapporto finale questa sintesi: ‘Nel complesso si può affermare che il direttore di coro R. in molti casi ha utilizzato forme di violenza fisica e psicologica’ ciononostante si nota che al contrario di numerosi altri accusati che molte vittime apprezzavano la generale umanità di R. e per questo in numerosi casi nonostante la violenza ne hanno addirittura ricordi positivi’”

    https://notizie.tiscali.it/cronaca/articoli/il-coro-delle-voci-bianche-ombre-sul-fratello-ratzinger/

  • Pedofilia: card. Pell sapeva da anni ’70

    Pedofilia: card. Pell sapeva da anni ’70

    Emerge da un rapporto del 2017

    (ANSA) – SYDNEY, 7 APR – Il cardinale australiano George Pell era al corrente dei casi si abusi sessuali su minori da parte di sacerdoti cattolici in Australia fin dagli anni ’70 ma non agì per la rimozione dei responsabili. E’ quanto emerge da un dettagliato rapporto consegnato già nel 2017 ma di cui solo adesso emergono integralmente le parti relative alla condotta del cardinale Pell.
    Le omissioni nel testo nel rapporto stilato dalla Royal Commission, erano volute per evitare di influenzare i giudici impegnati nel processo contro il cardinale accusato di pedofilia. Il mese scorso l’Alta Corte australiana aveva assolto l’ex tesoriere del Vaticano il quale era stato scarcerato e ciò ha consentito di rendere pubbliche le parti del rapporto in questione. In particolare emerge dall’inchiesta della Royal Commission che “entro il 1973 il cardinale Pell non solo era consapevole di abusi sessuali su minori da parte del clero, ma che aveva preso in considerazione misure per evitare che si diffondessero chiacchiere a riguardo”.

    https://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2020/05/07/pedofilia-card.-pell-sapeva-da-anni-70_7c809f7a-523f-4570-a539-00a99cef3a6b.html

  • Abuso sessuale da parte del clero Asia Pacifico L’abuso sessuale di minori nelle scuole religiose pakistane è endemico

    Abuso sessuale da parte del clero Asia Pacifico L’abuso sessuale di minori nelle scuole religiose pakistane è endemico

    PAKPATTAN, Pakistan (AP) – Muhimman scrive con orgoglio il suo nome lentamente, con attenzione, una lettera alla volta, sorridendo ampiamente quando finisce. Ha solo 11 anni ed era un bravo studente che sognava di fare il medico.

    La scuola lo spaventa adesso. All’inizio di quest’anno, un religioso della scuola religiosa che ha frequentato fedelmente nella città del Pakpattan, nel sud del Punjab, lo ha portato in un bagno e ha cercato di violentarlo. La zia di Muhimman, Shazia, che voleva usare solo il suo nome, disse che crede che l’abuso dei bambini piccoli sia endemico nelle scuole religiose pakistane. Ha detto di conoscere il chierico, Moeed Shah, da quando era una bambina e lo descrive come un abusatore abituale che era solito chiedere alle bambine di tirarsi su le camicie.

    “Ha sbagliato con i ragazzi e anche con due o tre ragazze”, ha detto Shazia, ricordando a una ragazza il chierico brutalizzato così gravemente che le ha spezzato la schiena.

    Un’indagine dell’Associated Press ha rilevato dozzine di rapporti di polizia, noti qui come First Information Reports, che denunciavano molestie sessuali, stupri e abusi fisici da parte di chierici islamici che insegnano nelle madrasse o nelle scuole religiose in tutto il Pakistan, dove molti degli studi più poveri del paese. L’AP ha inoltre documentato casi di abuso attraverso interviste con funzionari delle forze dell’ordine, vittime di abusi e loro genitori. Le presunte vittime che hanno parlato di questa storia lo hanno fatto con la comprensione che sarebbero stati usati solo i loro nomi di battesimo.

    Ci sono più di 22.000 madrasse registrate in Pakistan, che insegnano a oltre 2 milioni di bambini. Ma ci sono molte altre scuole religiose che non sono registrate. Sono in genere avviati da un chierico locale in un quartiere povero, attirando gli studenti con la promessa di un pasto e alloggio gratuito. Non esiste un corpo centrale di chierici che governa le madrasse. Né esiste un’autorità centrale che può indagare o rispondere alle accuse di abuso da parte di chierici, a differenza della Chiesa cattolica, che ha una chiara gerarchia sormontata dal Vaticano.

    Il governo del Primo Ministro Imran Khan ha promesso di modernizzare il curriculum e di rendere più responsabili le madrasse, ma c’è poca supervisione.

    La polizia afferma che il problema degli abusi sessuali sui minori da parte dei chierici è pervasivo e le decine di denunce ricevute dalla polizia sono solo la punta dell’iceberg. Eppure, nonostante le dozzine di rapporti, nessuno ha portato alla convinzione di un chierico. I chierici religiosi sono un gruppo potente in Pakistan e si avvicinano quando vengono denunciate accuse di abuso contro uno di loro. Sono stati in grado di nascondere i diffusi abusi accusando le vittime di blasfemia o diffamazione dell’Islam.

    Le famiglie pakistane sono spesso costrette ai chierici “perdonatori”, ha affermato il sovrintendente della polizia Sadiq Baloch, parlando nel suo ufficio nel nord-ovest del paese, verso il confine con l’Afghanistan.
    Superato dalla vergogna e dalla paura che lo stigma dell’abuso sessuale seguirà un bambino nell’età adulta, le famiglie scelgono invece di abbandonare le accuse, ha detto. Molto spesso, quando una famiglia perdona il chierico, l’indagine termina perché le accuse vengono ritirate.
    “È l’ipocrisia di alcuni di questi mullah, che indossano la lunga barba e indossano il mantello della pietà solo per fare questi atti orribili a porte chiuse, mentre apertamente criticano coloro che sono ben rasati, che sono liberali e di mentalità aperta, “Ha detto Baloch. “Nella nostra società molti di questi uomini, che dicono di essere religiosi, sono coinvolti in queste attività immorali”.

    ‘VOGLIO QUESTO MULLAH APPOGGIATO’
    I funzionari di polizia affermano di non avere idea di quanti bambini siano stati maltrattati da religiosi in Pakistan. I funzionari hanno detto che i chierici spesso prendono di mira giovani ragazzi che non hanno ancora raggiunto la pubertà in parte a causa della natura restrittiva della società ancora per lo più conservatrice del Pakistan, in cui l’interazione maschile con ragazze e donne è inaccettabile. I chierici per la maggior parte avevano accesso e fiducia nei ragazzi, che hanno meno probabilità di denunciare un attacco sessuale.
    Yaous di otto anni proveniente dalla remota regione del Kohistan settentrionale del Pakistan è uno di quei ragazzi.
    Il padre di Yaous era un povero lavoratore che non aveva istruzione e parlava solo la lingua locale della sua zona, eppure voleva educare suo figlio. Aveva sentito parlare di una scuola religiosa a Mansehra, diverse centinaia di chilometri (miglia) a sud del suo villaggio, dove erano andati altri ragazzi della zona. Troppo povero persino per possedere un telefono, suo padre è andato per mesi senza parlare con suo figlio.
    Yaous è piccolo per i suoi otto anni. Le sue caratteristiche sono lievi. In un’intervista con l’AP, con l’interpretazione di suo zio, il piccolo corpo di Yaous rabbrividì mentre raccontava il suo calvario.
    Era quasi fine dicembre dell’anno scorso, una vacanza a Madrid. La maggior parte degli studenti se n’era andata. Solo Yaous e una manciata di studenti erano rimasti indietro. Il suo villaggio era a ore di distanza e il costo del trasporto a casa era troppo per i suoi genitori.
    Gli altri studenti erano andati a lavare i loro vestiti e Yaous disse che era solo all’interno della moschea con Qari Shamsuddin, il chierico. L’assalto sessuale è stato inaspettato e brutale. Il ragazzo disse che Shamsuddin gli prese la mano, lo trascinò in una stanza e chiuse a chiave la porta.
    “Faceva così freddo. Non capivo perché mi stesse togliendo i miei vestiti caldi, ”disse Yaous, la sua voce era appena un sussurro.
    Mentre Yaous si ricordava di quello che era successo, seppellì la testa più profondamente nella sua giacca. Il chierico afferrò un bastone, disse. Era piccolo, forse circa 12 pollici. I primi schiaffi taglienti pungevano.
    “Il dolore mi ha fatto urlare e piangere, ma non si sarebbe fermato”, ha detto Yaous. Il ragazzo è stato tenuto prigioniero per due giorni, violentato ripetutamente fino a quando era così malato che il chierico temeva che sarebbe morto e lo ha portato in ospedale.
    All’ospedale, il dottor Faisal Manan Salarzai ha detto che Yaous urlava ogni volta che provava ad avvicinarsi a lui. Yaous era così piccolo e fragile, Salarzai lo chiamava il “bambino”.
    “Il bambino aveva molti lividi sul suo corpo – sulla sua testa, sul suo petto, sulle sue gambe, così tanti lividi su altre parti del suo corpo”, ha detto Salarzai.
    Sospettoso, Salarzai ordinò a Yaous di trasferirsi nel reparto di isolamento dove lo esaminò, sospettando che fosse stato aggredito sessualmente. L’esame ha rivelato aggressioni brutali e ripetitive.
    Ma Solarzai ha detto che lo zio di Yaous ha rifiutato di credere che suo nipote fosse stato aggredito sessualmente, invece ha detto che il ragazzo era caduto. “Ha detto che lo zio alla fine ha detto: ‘Se si diffondono notizie nella nostra zona che è stato aggredito sessualmente, sarà molto difficile per lui sopravvivere nella nostra zona.’”
    “Non era disposto a parlarne o addirittura a pensare di essere stato aggredito sessualmente”, ha detto Solarzai. Ma le prove sono state travolgenti e il medico ha contattato la polizia.
    Il chierico è stato arrestato ed è ora in prigione. La polizia ha abbinato i suoi campioni di DNA a quelli trovati su Yaous. Ma nonostante l’arresto, altri chierici e fedeli nella moschea Madrassah-e-Taleem-ul-Quran situata in una remota regione del nord-ovest del Pakistan contestano le accuse. Dicono che Shamsuddin sia innocente, vittima di elementi anti-islamici nel paese. I chierici e i fedeli affermano anche che l’accusa fa parte di una cospirazione per screditare i leader religiosi pakistani e sfidare la supremazia dell’Islam, un grido di battaglia spesso usato dai religiosi di destra che cercano di far arrabbiare la folla per affermare il loro potere.
    Il padre di Yaous, Abdul Qayyum, si è vergognato di non aver parlato con suo figlio più di tre mesi prima dell’attacco.

    “Voglio che questo mullah sia impiccato. Nient’altro farà “, ha detto Qayyum.

    ‘PERDONAMI’

    I giovani ragazzi non sono le uniche vittime di abusi sessuali da parte di religiosi. Molte ragazze come Misbah, che proviene da Basti Qasi, un villaggio profondamente conservatore del Punjab, sono state prese di mira anche da leader religiosi.

    Suo padre, Mohammad Iqbal, non è esattamente sicuro di quanti anni abbia Misbah. Pensa che lei abbia 11 anni perché nel Pakistan rurale molte nascite non sono registrate o sono registrate molto più tardi, ed è solo una supposizione quando nascono bambini. Condividono le loro piccole strutture di blocchi di cemento con diverse capre e sembra che una famiglia allargata sia composta principalmente da bambini che giocano a tag e corrono attorno al terreno. Misbah, che ha lottato per le parole, ha detto di essere stata violentata nella moschea della porta accanto, dove aveva studiato il Corano per tre anni.

    L’assalto è avvenuto una mattina dopo essere rimasta a spazzare la moschea. Gli altri bambini erano stati rimandati a casa e il chierico, qualcuno di cui si fidava, chiese a Misbah di aiutarlo.

    “Avevo appena iniziato a pulire quando ha sbattuto la porta della moschea”, ha detto nella sua lingua nativa Saraiki. “Non sapevo perché e poi all’improvviso mi afferrò e mi trascinò in una stanza vicina. Stavo urlando, urlando e piangendo. Non poteva dire per quanto tempo durò l’assalto. Tutto quello che riusciva a ricordare era gridare a suo padre di aiutarla, ma lui non si sarebbe fermato, non si sarebbe fermato, ripeté.

    Fu suo zio, Mohammed Tanvir, a salvarla. Stava andando al college ma si era fermato alla moschea per usare il bagno. Notò un paio di scarpe da bambino fuori dalla porta.

    “Poi ho sentito urlare dall’interno, stava urlando per suo padre”, ha detto Tanvir. Ha sfondato la porta e ha visto sua nipote distesa e nuda sul pavimento. “Sembrava che fosse svenuta”, ha detto. I suoi pantaloni macchiati di sangue erano in un angolo. Il chierico si inginocchiò ai suoi piedi.

    “” Perdonami “continuava a dirmi”, ha ricordato Tanvir. Il chierico fu arrestato ma liberato su cauzione.

    “TANTO UN BASTONE NON DOVREBBE RISPARMIARE”

    Sulla scia del tentato stupro di Muhimman, il giovane che aveva mostrato con orgoglio le sue capacità di scrittura, sua zia disse che c’era stato un tentativo concertato di mettere a tacere la famiglia.

    “La gente del villaggio dice che questi sono i nostri leader spirituali e gli imam dei nostri luoghi religiosi e si rifiutano di cacciarlo”, ha detto Shazia

    Dopo l’attacco a suo nipote, ha detto, gli abitanti del villaggio sono venuti a casa loro e li hanno supplicati di perdonare il chierico, Moeed Shah, che era fuggito dalla zona.

    “Sono venuti tutti a casa nostra e sanno che siamo poveri e lui è un imam e hanno detto che dovremmo perdonarlo ma non lo faremo”, ha detto Shazia. Ha detto che suo padre, il nonno di Muhimman, ha rifiutato.

    Shah non è ancora stato arrestato, anche se l’assalto è stato filmato da diversi ragazzi del villaggio che hanno abbattuto la porta del bagno e spaventato Shah mentre si stancava di violentare Muhimman.

    La polizia dice che stanno indagando e che è stata presentata una denuncia, ma Shah è un fuggitivo. Alcuni vicini della moschea hanno detto che la polizia non lo sta cercando vigorosamente. Sembravano arrabbiati ma anche rassegnati al fatto che non sarebbe stato imprigionato.

    La zia di Muhimman era inconsolabile.

    “Una tale bestia non dovrebbe assolutamente essere risparmiata”, ha detto Shazia.

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    Gli autori della stampa associata Zarar Khan a Islamabad, Asim Tanvir a Multan, in Pakistan, e Riaz Khan a Peshawar, in Pakistan, hanno contribuito a questo rapporto.

    https://apnews.com/8fe530dc76beb1893b3b52af88cf99dd?fbclid=IwAR2vYwFLQwKJL02FRRGxVlu637HB1g8rgbGW4fE9qJfVqNXZv2A9O3knb8U

  • La polizia sta indagando su George Pell per accuse di abusi sessuali su minori – rapporto

    La polizia sta indagando su George Pell per accuse di abusi sessuali su minori – rapporto

    News Corp afferma che il cardinale assolto affronta nuove pretese su presunti incidenti negli anni ’70 quando era sacerdote a Ballarat

    Il cardinale George Pell è indagato dalla polizia su una nuova accusa di abuso sessuale di minori, secondo i rapporti di News Corp.

    Pell è stato rilasciato dalla prigione martedì scorso dopo che il tribunale l’ha assolto con cinque accuse di abusi sessuali su minori. Pell, 78 anni, ha trascorso più di 400 giorni in prigione dopo essere stato condannato da una giuria nel dicembre 2018. L’ alto tribunale ha assolto Pell dopo aver trovato la giuria avrebbe dovuto avere un ragionevole dubbio sulla sua colpa.

    Pell ha rilasciato un’intervista esclusiva al suo amico di lunga data e sostenitore di Sky News, Andrew Bolt , che andrà in onda martedì sera.

    Martedì l’Herald-Sun ha riferito che Pell era stato indagato dalla polizia per un incidente negli anni ’70, quando Pell era un prete nella città vittoriana di Ballarat. Il rapporto non suggeriva che l’accusa fosse vera e Pell ha sempre negato con veemenza tutte le accuse di abuso sessuale nei suoi confronti.

    Un portavoce della polizia di Victoria ha dichiarato: “La polizia di Victoria non fornirà alcun commento in merito a queste accuse”.

    La ABC sostiene le sue notizie su George Pell dopo che Andrew Bolt lo ha accusato di una caccia alle streghe
    Guardian Australia ha contattato l’arcidiocesi cattolica di Sydney per un commento.

    La portavoce di Pell, Katrina Lee, è stata citata dall’Herald-Sun dicendo: “In qualsiasi questione di polizia dovrebbe esserci un giusto processo attraverso i canali appropriati”.

    Pell potrebbe anche affrontare una serie di cause civili .

    In un’anteprima dell’intervista Pell rilasciata da Sky News, Bolt ha accennato alla possibilità di nuove indagini e ha detto che Pell avrebbe risposto alle domande sulla polizia di Victoria nell’intervista. Nell’anteprima Bolt chiede a Pell: “Come reagiresti se la polizia vittoriana continuasse a pescare a strascico per le vittime, a continuare a pescare per tentare di perseguirti?”

    Pell risponde: “Beh, non sarei del tutto sorpreso. Ma chi lo sa. Sono affari loro. “

    Martedì pomeriggio, durante una conferenza stampa della polizia di Victoria, è stato chiesto al vice commissario Shane Patton la sua risposta alle accuse della polizia di avere una vendetta contro Pell.

    Patton ha dichiarato: “Non ho alcun commento da fare in merito al cardinale Pell”.

    Bolt ha scritto numerosi articoli d’opinione a sostegno di Pell prima che il procedimento penale fosse concluso.

    La conclusione del processo penale di Pell la scorsa settimana ha suscitato nuove richieste per il procuratore generale, Christian Porter, di rilasciare le sezioni redatte del rapporto finale della commissione reale sugli abusi sessuali su minori relativo a Pell. La commissione, che ha esaminato gli abusi istituzionali in tutta l’Australia, ha pubblicato il suo rapporto finale nel 2017, ma le pagine relative a Pell sono state cancellate per non compromettere il suo procedimento penale.

    Tuttavia, una nuova indagine criminale potrebbe mettere in dubbio il rilascio del rapporto della commissione. La sezione redatta esamina le azioni delle autorità della chiesa cattolica a Ballarat, anche quando Pell era un sacerdote nella regione.

    Non è possibile separare l’assoluzione di George Pell dalla storia dell’abuso di minori da parte della chiesa cattolica
    Pell è stato oggetto di un esame incrociato da parte della Commissione nel 2016 su ciò che sapeva del noto prete pedofilo Gerald Ridsdale , che all’epoca era amico di Pell a Ballarat. Pell ha risposto: “È stata una storia triste e non molto interessante per me. Non avevo motivo di rivolgere la mia mente ai mali perpetrati da Ridsdale. “

    Pell condivideva una casa con Ridsdale e sedeva in un comitato di sacerdoti che prendeva decisioni per spostare Ridsdale da parrocchia a parrocchia.

    Il commento alla commissione di Pell attirò l’ira di Bolt in quel momento, il quale affermò che rivelava che Pell stava mentendo o “pericolosamente indifferente” all’abuso che si stava verificando intorno a lui.

    “Se lo sapesse o meno direttamente – e la causa contro di lui è circostanziale – ha effettivamente fatto ciò che era necessario per qualsiasi persona morale e ha perseguito gli interessi dei bambini maltrattati?” Bolt ha detto a Sky News in quel momento . “E su quel terreno penso che il caso contro di lui sia molto dannoso.”

    Ma ha remato su quei commenti solo un giorno dopo, affermando: “Mi sento in imbarazzo perché penso di essermi unito al gruppo attaccando Pell.

    “Quello che [Pell] sembra aver detto, intendeva dire, era che non aveva motivo di guardare a quello che stava succedendo in quella parrocchia di Inglewood da Gerald Ridsdale e, di conseguenza, quelle cose gli sono sfuggite di mente”.

    Bolt si è assicurato un’intervista esclusiva con Pell nel 2016 dopo che Pell ha concluso fornendo prove alla commissione.

    L’arcidiocesi cattolica di Sydney ha anche confermato martedì che la squadra antiterrorismo della polizia del NSW ha visitato il cardinale Pell al seminario Good Shepherd a
    Homebush in relazione alle minacce alla sicurezza.
    La visita della squadra di polizia del NSW al seminario non ha alcuna relazione con qualsiasi indagine di polizia che coinvolga il cardinale Pell, ha detto l’arcidiocesi.

    https://www.theguardian.com/australia-news/2020/apr/14/police-investigating-george-pell-over-fresh-child-sexual-abuse-allegation-report?fbclid=IwAR0N_jhuJc-kiKdYRkh3mq4WWU-MaSgNJdkqk4R2To7dVxeO2la_Vhkwk_0

  • George Pell di nuovo indagato per pedofilia. «Un tempismo che puzza»

    George Pell di nuovo indagato per pedofilia. «Un tempismo che puzza»

    Altra accusa di abusi sessuali su minore nei confronti del cardinale australiano. Il commento del giornalista Andrew Bolt: «Va aperta un’inchiesta sulla polizia»

    Il cardinale George Pell è di nuovo nel mirino della polizia australiana per un altro presunto caso di abusi sessuali su minori. Lo scrive, tra gli altri media, il Guardian riprendendo la cronaca dell’Herald Sun.

    Come sanno bene i lettori di Tempi, questa nuova accusa di pedofilia contro l’ex “numero tre del Vaticano” (Pell infatti era prefetto della segreteria per l’Economia della Santa Sede quando ha deciso di lasciare l’Italia per difendersi in tribunale a Melbourne) salta fuori dopo un processo che diversi osservatori non hanno esitato a paragonare alla «caccia alle streghe».

    Nonostante la contraddittorietà delle accuse e la sostanziale mancanza di prove a sostegno (a differenza delle testimonianze a sua discolpa, che abbondavano), il cardinale australiano è stato condannato in due gradi di giudizio e chiuso in carcere per oltre 400 giorni, finché l’Alta Corte del paese ha demolito le precedenti sentenze restituendo la libertà al prelato.

    UNA STRANA COINCIDENZA
    In un clima comunque tutt’altro che pacificato – lo stesso che ha accompagnato tutta la vicenda, influenzando non poco giurie e giudici – proprio oggi è andata in onda su Sky News Australia l’intervista esclusiva concessa da George Pell a Andrew Bolt, celebre giornalista tv australiano che fin da subito aveva messo in dubbio il castello accusatorio costruito intorno al cardinale (qui una sua intervista a Tempi). Coincidenza vuole che nello stesso giorno l’Herald Sun sia uscito con la notizia secondo la quale, sintetizza il Guardian, «Pell è sotto indagine da parte della polizia per un episodio degli anni Settanta, quando serviva come sacerdote nella città di Ballarat».

    CI VORREBBE UN GIUSTO PROCESSO
    Scrive il quotidiano britannico:

    «L’articolo [dell’Herald Sun] non lascia intendere che l’accusa sia vera, e Pell ha sempre negato con decisione ogni accusa di abuso sessuale nei propri confronti.

    Un portavoce della polizia dello Stato di Victoria dice: “La polizia di Victoria non intende rilasciare dichiarazioni in merito a queste accuse”.

    Il Guardian ha chiesto un commento all’arcidiocesi cattolica di Sydney.

    L’Herald Sun cita le parole della portavoce di Pell, Katrina Lee: “In qualunque vicenda di polizia dovrebbe esserci un giusto processo svolto attraverso i canali appropriati”.

    Pell potrebbe anche trovarsi ad affrontare diverse cause civili».

    UNA «PERSECUZIONE»
    Commentando con un collega di Sky News Australia la notizia delle nuove indagini per pedofilia sul conto del cardinale Pell, Andrew Bolt spiega di aver trovato il prelato fin troppo sereno per quello che ha subìto («una delle più incredibili cacce alla strega che si siano mai viste»). Nell’intervista esclusiva, il giornalista aveva giusto finito di discutere con Pell della possibilità che la polizia continuasse a «perseguitarlo».

    L’INDIGNAZIONE DI BOLT
    Commenta Bolt in merito alla nuova indagine:

    «Non ho idea di che accusa sia questa, trovo curioso che non ci sia alcun dettaglio. Chi lo accusa? Perché? Niente di niente. Se si tratta di un’accusa credibile, beh, certo che bisogna indagare. Io non ho modo di sapere se sia falsa o credibile. Ma devo dire questo: la tempistica puzza.

    Si tratta di una fuga di notizie che non abbiamo modo di valutare, che si verifica proprio nel giorno in cui va in onda l’intervista a George Pell, quando nei giorni scorsi qualcuno – compreso io stesso ieri – ha chiesto che sia aperta un’inchiesta sulla caccia a George Pell da parte della polizia.

    Tenete in mente questo: la polizia ha provato a incarcerare George Pell per 26 volte, utilizzando 9 diverse presunte vittime, per le quali aveva chiesto pubblicamente di venire allo scoperto».

    «INDAGARE SULLA POLIZIA»
    Ciascuna di quelle accuse, prosegue il giornalista di Sky News Australia, è caduta nel vuoto non per qualche stratagemma difensivo, ma perché si sono rivelate tutte «talmente ridicole, talmente raffazzonate, talmente deboli che si sono sgretolate fra le mani della polizia».

    «In un caso ci sarebbero stati 50 testimoni nei paraggi mentre Pell perpetrava il presunto abuso su un ragazzo. Ebbene, la polizia non ne ha interrogato neanche uno. Ha preso per vera l’accusa, l’ha portata a processo, ed è per questa accusa che George Pell è stato incarcerato. Tutto questo puzza fino al cielo. Bisogna aprire un’inchiesta sulla polizia dello Stato di Victoria».

    George Pell di nuovo indagato per pedofilia. «Un tempismo che puzza»

  • Suore picchiano i bimbi «sulle parti intime» all’asilo a Caserta, condannate 3 religiose e la madre superiora

    Suore picchiano i bimbi «sulle parti intime» all’asilo a Caserta, condannate 3 religiose e la madre superiora

    Suore maltranno i bimbi all’asilo a Caserta, condannate 3 religiose e la madre superiore. Quattro religiose che prestavano servizio in una scuola materna di San Marcellino (Caserta), sono state condannate per maltrattamenti (rito abbreviato) a 2 anni ciascuno dal gup del tribunale di Napoli Nord. Si tratta di tre suore straniere e della madre superiora, un’italiana, direttrice della scuola accusata anche di intralcio alla giustizia. L’accusa aveva chiesto il doppio della pena.

    Le monache avrebbero percosso in alcune occasioni i bambini durante l’orario di mensa o nel corso di attività ricreative. Le indagini dei carabinieri, sono state avviate lo scorso anno su denuncia di alcuni genitori. Alcuni filmati riguardanti le intercettazioni audiovisive hanno confermato le denunce.

    https://www.ilgazzettino.it/italia/cronaca_bianca/suore_asilo_caserta_condannate_madre_superiore_oggi_ultime_notizie-4427392.html?fbclid=IwAR1O–7ci7G9zX-QdZNWWMkXQYn4vIVZJzFuWeR2mcO6XZBNlBuSTrPttX4

  • GIUDIZI CONTRASTANTI SULLA VICENDA PELL – PUBBLICHIAMO LE SENTENZE DI CONDANNA E DI ASSOLUZIONE

    GIUDIZI CONTRASTANTI SULLA VICENDA PELL – PUBBLICHIAMO LE SENTENZE DI CONDANNA E DI ASSOLUZIONE

    di Emanuela Provera 

    L’Alta Corte di giustizia australiana ha prosciolto il cardinale George Pell dall’accusa di “gravi abusi sessuali” su minori, per i quali fu condannato nel 2019 a sei anni di carcere dal Tribunale australiano, ribaltando così anche il verdetto (non unanime) dei giudici che respinsero il ricorso in Appello.

    Se l’esito assolutorio del processo sembra aver arginato il versante anticattolico che sperava in una condanna, l’assenza di misure risolutive contro la pedofilia clericale continua a lasciare sguarnita la tutela nei confronti delle vittime. E questo, almeno in Italia, accade sia in ambito civile che in ambito ecclesiastico.

    Sin dall’inizio del processo, nel 2017, dopo la notifica del rinvio a giudizio, il cardinale George Pell, rinunciando all’immunità diplomatica, ha dichiarato la propria innocenza:

    «Le notizie di queste accuse rafforzano la mia risolutezza e le procedure del tribunale mi offrono ora la possibilità di difendere il mio nome e tornare al mio lavoro a Roma».

    A nulla valsero le invocazioni rimbalzate dai social e dai siti di tutto il mondo di applicare al porporato lo stesso provvedimento che Francesco adottò nei confronti del cardinale Theodore McCarrick, le dimissioni cioè dallo stato clericale, una sanzione canonica senza precedenti nei due millenni di storia della chiesa cattolica. Francesco concesse invece a Pell un congedo che gli consentì di tornare in Australia «per affrontare le accuse che gli sono state mosse». Una decisione oculata e opportuna.

    La vicenda giudiziaria che ha coinvolto l’ex prefetto ha provocato un acceso confronto tra due contrapposte fazioni che hanno trasformato Pell prima in un orco carnefice poi in una vittima innocente; qualcuno ha creduto che la campagna infamante generata dal rinvio a giudizio, nel 2017, abbia condotto ad un processo governato da una “follia giustizialista”[1].

    “Contemplare il Calvario da dietro le sbarre è credere che un’intera vita si possa giocare in pochi istanti, com’è accaduto al buon ladrone[2].”

    Sono questi i sentimenti con cui la chiesa invita oggi i fedeli a meditare sul tema dell’ingiusta condanna legata al crimine di abuso sessuale: le parole sono tratte dall’introduzione alla Via Crucis di Francesco scritta per il venerdì santo 2020; contemporaneamente alla pubblicazione del testo arriva la notizia del proscioglimento da parte dell’Alta Corte australiana dalle accuse mosse nei confronti del cardinale George Pell.

    I due testi si legano; Pell è assolto così come lo è stato il sacerdote la cui testimonianza è raccolta nell’undicesima stazione della Via Crucis:

    “Sono rimasto appeso in croce per dieci anni: è stata la mia via crucis popolata di faldoni, sospetti, accuse, ingiurie”.

    Poi l’assoluzione, con formula piena.

    Le esigenze della giustizia, che nei casi sopramenzionati hanno reso un buon servizio alla verità dei fatti, non sono state però sufficienti a riscattare la condizione delle vittime di pedofilia clericale, che avrebbero anch’esse voluto trovare un posto tra le testimonianze di chi ha raccontato il proprio dolore.

    Rinchiuso fino al 7 aprile 2020, nel carcere di sicurezza di Barwon, che ospita alcuni dei prigionieri più pericolosi dello stato australiano, Pell è stato considerato da una parte della stampa italiana vittima di un processo intentato con lo scopo di colpire la stabilità istituzionale del pontificato; nominato da Francesco prefetto della Segreteria per l’Economia della Santa Sede fu anche membro del C9, il Consiglio dei cardinali istituito dal papa nel 2013 con funzioni consuntive nel governo della chiesa cattolica; molto prima fu nominato cardinale da Karol Józef Wojtyła e nel 2005 partecipò al conclave che portò alla elezione di Benedetto XVI.

    Anche in Australia la notizia dell’assoluzione di Pell ha soddisfatto il furore di quell’opinione pubblica che vede nel cardinale il simbolo di una chiesa perseguitata[3]: Pell ha subito un processo ingiusto, è un uomo buono, accusato sulla base di motivazioni politiche, si ringrazi Dio perché giustizia è fatta…

    Per evitare un approccio fazioso della vicenda giudiziaria, conviene accostarsi alla  lettura delle 320 pagine di decisione della Corte di Appello e alla sintesi del dispositivo della sentenza dell’Alta Corte australiana che lo ha invece assolto in via definitiva con l’unanimità dei consensi.

    Sui testi processuali abbiamo chiesto un commento al professor Pierluigi Consorti[4]

    «L’Alta Corte ha stabilito che i precedenti verdetti erano stati resi nella convinzione che non vi fossero “ragionevoli dubbi” sulla colpevolezza del cardinal Pell. La Corte ritiene invece che sussista il ragionevole dubbio circa la colpevolezza del porporato. Ciò significa che, secondo le regole processuali, la presunzione di innocenza prevale»

    [1] https://www.ilfoglio.it/chiesa/2020/04/08/news/non-era-solo-un-innocente-in-galera-il-caso-pell-il-dreyfus-che-nessuno-voleva-vedere-311788/?underPaywall=true

    [2] Introduzione “Via crucis 2020 Presieduta dal santo Padre Francesco Venerdì Santo Piazza San Pietro, 10 aprile 2020” Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano

    [3] https://www.dailytelegraph.com.au/news/opinion/george-pell-a-good-priest-falsely-accused-through-a-politically-motivated-investigation-and-unfair-trial/news-story/e60c524bbe616eb95a3c73ebe9ed224a

    [4] Professore ordinario nel Dipartimento di giurisprudenza dell’Università di Pisa

     LA SENTENZA DI ASSOLUZIONE

    LA SENTENZA DI CONDANNA

  • Ascoli, abusi sessuali su due fratellini nella “comunità spirituale”: il “santone” finisce in manette

    Ascoli, abusi sessuali su due fratellini nella “comunità spirituale”: il “santone” finisce in manette

    ASCOLI – Un bergamasco di 50 anni è stato arrestato dai carabinieri di Almenno San Salvatore perchè accusato di abusi sessuali su due fratelli (bambino e bambina). I fatti contestati risalgono tra il 2012 e il 2014 in provincia di Ascoli e a Fermo, luoghi dove il cinquantenne orobico, secondo l’accusa, , aveva costituito una sorta di «comunità» di studio e meditazione su tematiche asseritamente spirituali e di crescita interiore a cui partecipavano diversi adulti, anche provenienti da altre regioni, e nella quale aveva il ruolo di indiscusso maestro e guida spirituale.

    Le indagini sono state inizialmente sviluppate dai carabinieri di Almenno San Salvatore a luglio 2019 e quindi sono state coordinate da Procura della Repubblica di Ascoli che ha svolto direttamente investigazioni in provincia di Bergamo e ha delegato molte attività anche di tipo tecnico alla propria sezione di polizia giudiziaria e al Nucleo Investigativo di Ascoli.

    https://www.corriereadriatico.it/ascoli_piceno/ascoli_abusi_sessuali_due_fratellini_comunita_spirituale_santone_manette_ultime_notizie-5157732.html?fbclid=IwAR3vqze54JXLuYQXrom2mjGXBByuW5njPIeylTZrxDyLMEyQ7jrSK8wvSeQ