Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Funzionario vaticano in Messico: i membri della Chiesa hanno coperto gli abusi

    Funzionario vaticano in Messico: i membri della Chiesa hanno coperto gli abusi

    Città del Messico, 19 mag. (EFE) .- Il rappresentante di Papa Francesco in Messico, Franco Coppola, ha ammesso mercoledì che i membri della Chiesa cattolica hanno “coperto” per anni i casi di abuso da parte di sacerdoti nel Paese, casi in cui più di 271 sacerdoti sono stati accusati o incriminati.

    “Penso seriamente che ci siano state persone che hanno nascosto maliziosamente le cose. Voglio pensare che c’erano anche persone che hanno nascosto le cose senza prendere atto di quanto fosse grave un atto… ”, ha detto mercoledì il nunzio in un’intervista con EFE presso la nunziatura apostolica a Città del Messico.

    Il nunzio ha detto che “sono già in corso procedimenti giudiziari” per smascherare “la rete di insabbiamento” che proteggeva Marcial Maciel (1920-2008), il fondatore dei Legionari di Cristo accusato di abusi sessuali su membri della congregazione e studenti.

    Coppola ha detto di aver iniziato ad affrontare la “situazione di abuso” quando è arrivato in Messico come nunzio alla fine del 2016, e che prima non aveva avuto “occasione di imbattersi in alcun caso di questo tipo o di pensarci” negli altri paesi in cui aveva lavorato.

    “È una terribile tragedia di cui si può dire che non eravamo a conoscenza. Ogni volta che incontro le vittime vedo quanto sia vero quello che ha detto Papa Francesco, che l’abuso è una sorta di omicidio psicologico ”, ha detto.

    Secondo i dati compilati dalla Chiesa messicana, nell’ultimo decennio 271 religiosi sono stati accusati di abusi sui minori, di cui 103 licenziati, 45 non sospesi e 123 hanno casi ancora in corso.

    Nel marzo 2020 una delegazione inviata dal papa e guidata dall’arcivescovo Charles Scicluna era prevista in visita in Messico per valutare il clero locale nella lotta agli abusi sessuali, ma il viaggio è stato annullato a causa della pandemia di coronavirus.

    Coppola ha detto che la delegazione arriverà in Messico “quando il problema (pandemico) finirà”, ma ha anche aggiunto che la Conferenza episcopale messicana “non ha fermato i suoi sforzi”.

    “Gran parte della diocesi ha già commissioni di protezione per i minori e la conferenza episcopale si è presa la responsabilità di formarli”, ha detto il nunzio, aggiungendo che hanno ricevuto l’aiuto professionale di avvocati, psicologi e psichiatri.

    Dopo essere stato in contatto con una serie di vittime di abusi, Coppola ha affermato che la pedofilia “è peggio dell’omicidio” perché ha conseguenze per l’intera vita di una vittima come “difficoltà a relazionarsi con altre persone”.

    “Penso che non ci fosse molta consapevolezza di ciò che stava accadendo a queste persone. Grazie a coloro che hanno rivelato cosa è successo loro, ci ha aiutato a prendere coscienza e ad adottare la posizione di tolleranza zero del papa ”, ha detto.

    https://www.laprensalatina.com/vatican-official-in-mexico-church-members-covered-up-abuses/

  • “La Rete dei Sopravvissuti del Cile” – CRIN report 2021: la responsabilità dell’indifferenza per la morte di 1.313 bambini cileni

    “La Rete dei Sopravvissuti del Cile” – CRIN report 2021: la responsabilità dell’indifferenza per la morte di 1.313 bambini cileni

    Articolo tratto da korazym.org- di Vik van Brantegem

    “La Rete dei Sopravvissuti del Cile” – CRIN report 2021: la responsabilità dell’indifferenza per la morte di 1.313 bambini cileni 

    4 Marzo 2021- Korazim  http://www.korazym.org/57011/la-rete-dei-sopravvissuti-del-cile-crin-report-2021-la-responsabilita-dellindifferenza-per-la-morte-di-1-313-bambini-cileni/

    di Ivo Pincara

    “Chi invece scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare. Guai al mondo per gli scandali! È inevitabile che avvengano scandali, ma guai all’uomo per colpa del quale avviene lo scandalo!” (Mt 18,6-7).

    Proseguiamo la nostra inchiesta, sul tema delle violenze sessuali sui minori, perpetrate all’interno della Chiesa Cattolica Romana. Dopo aver affrontato, in 4 parti, il caso Australian Gate – Un Oceano dell’Orrore nel quale abbiamo motivato la discrepanza di 2,2 miliardi di dollari AUS (1,4 miliardi di Euro). Una somma enorme rilevata dall’Australian Transaction Reports and Analysis Centre (AUSTRAC), come conseguenza di accordi economici, tra Chiesa Cattolica Romana e Stato australiano, dal 2014 al 2020. Accordi bilaterali, destinati – è nostra ipotesi – per i risarcimenti alle vittime della violenza del clero [QUI].

    Nel più totale silenzio dei media vaticani, adesso presentiamo ai nostri attenti e affezionati lettori, i risultati delle indagini svolte dal Child Rights International Network (CRIN), ente investigativo, informativo e di controllo attuativo, accreditato dall’ONU. Il CRIN supporta le Nazioni Unite, tramite il Comitato per i diritti dell’infanzia (CRC) e sostiene l’applicazione della Convenzione dei diritti dell’infanzia, dei diritti di adolescenti e minori. Aderiscono al CRIN circa 3.000 organizzazioni di 130 paesi, che operano per la tutela dei minori.

    Nella presente analisi Cile la rete dei sopravvissuti” – CRIN report 2021 approfondiremo gli aspetti delicati, in riferimento agli abusi sui bambini perpetrati da sacerdoti della Chiesa Cattolica Romana in America Latina, in particolare dei Paesi di lingua spagnola.

    Il CRIN è un osservatorio internazionale, con una speciale devozione alla lente, orientata alla tutela dei diritti dei bambini. L’osservatorio è promotore dell’assunto, che i diritti dei bambini sono i medesimi diritti degli adulti. Tali diritti devono essere rispettati dagli adulti e dagli adulti devono essere fatti rispettare.

    Tra le altre attività di analisi, CRIN relaziona sull’operato delle entità religiose. Per tale motivo, è posta sotto osservazione la Santa Sede. La Santa Sede (o Sede Apostolica) è l’ente, dotato di personalità giuridica in diritto internazionale, preposto al governo della Chiesa Cattolica Romana. Il Papa ne è il capo supremo e nel contempo è il Sovrano dello Stato della Città del Vaticano, uno stato sovrano in regime di monarchia assoluta a carattere elettivo, nel quale il Vescovo di Roma detiene I tre poteri dello Stato (il potere legislativo, il potere esecutivo e il potere giudiziario), con l’aggiunto del Quarto Potere (il potere mediatico). Attualmente, la Santa Sede intrattiene relazioni diplomatiche con 183 stati sovrani [QUI].

    Il CRIN nel 2014, nei seguenti estratti dal rapporto di 48 pagine A Preliminary Report – Child Sexual Abuse and the Holy See – The need for justice, accountability and reform – CRIN Report 2014 [QUI], afferma:

    “È stata riscontrata ostruzione da parte del Vaticano in alcuni paesi, come l’Italia, gli sforzi per scoprire la portata degli abusi sono stati ostacolati da specifici trattati vaticani”.

    “È difficile ottenere statistiche affidabili sugli abusi sessuali clericali in Italia perché il governo ha un trattato con il Vaticano che garantisce aree di immunità ai funzionari vaticani”.

    “Il nostro scopo è spingere la Santa Sede a diventare più trasparente come Stato con obblighi in materia di diritti umani e ad aprirla a un ulteriore ed efficace controllo da parte degli organismi delle Nazioni Unite”.

    “La Santa Sede è ora all’esame del Comitato delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia, questo rapporto si concentra sugli abusi clericali nella Chiesa cattolica e nelle istituzioni cattoliche in tutto il mondo”.

    “Nel dicembre 2013, la Santa Sede non ha fornito la completa documentazione richiesta dal Comitato ONU per gli abusi del clero”.

    “I rapporti su un cambiamento sistemico della politica vaticana sotto Papa Francesco riguardo ai diritti umani forniscono una prospettiva promettente sul suo papato”.

    “Il diritto canonico e le sue procedure possono e crediamo ostacolino i processi di diritto civile o penale”.

    Riteniamo importante analizzare le considerazioni del citato rapporto, a sette anni dalla sua pubblicazione. Tutto ciò è utile per verificare, dopo sette anni, cosa è stato fatto.

    Riteniamo l’anno 2014 un anno cruciale. Lo abbiamo definito – non a caso – l’anno zero di una nuova era.

    Nel 2014 prendono corpo le riforme della Santa Sede in tema di tutela dei minori.

    Nel 2014 Papa Francesco lo ha messo nero su bianco [QUI].

    Osservare come nel 2014 l’ONU, tramite CRIN, muove le sopra riportate critiche alla Santa Sede, risulta interessante.

    È interessante osservare che proprio nel 2014, in Vaticano, viene istituita la Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori, con chirografo di Papa Francesco [QUI].

    È interessante osservare cosa avviene nel 2014 e si sviluppa nel tempo, per un periodo di 6 anni, dal 2014 al 2020, nel Commonwealth dell’Australia. Lo Stato australiano, tramite l’AUSTRAC [QUI], evidenzia una discrepanza di 2,2 miliardi di dollari AUS (1,4 miliardi di Euro). Si tratta di flussi finanziari, letti ma non analizzati – attribuiti in modo errato al Vaticano – e stranamente accantonati dal sistema di controllo finanziario del governo australiano. Questi flussi finanziari, per sei anni vengono messi a prendere polvere in soffitta. Per questi flussi finanziari tutt’ora vi sono indagini in corso, al fine di far luce su una questione complessa che riguarda la Chiesa Cattolica Romana in Australia, lo Stato australiano e la Santa Sede.

    L’indagine in corso è in riferimento a “qualsiasi entità o individuo” che possono essere associati allo Stato della Città Vaticano, con una particolare attenzione all’operato delle banche centrali, che – a quanto pare – sono fuori dal “radar” dei controlli finanziari governativi che può operare l’AUSTRAC.

    In concreto, nel 2014 si concentrano le insolite coincidenze. Se tre indizi fanno una prova, le ipotesi da noi formulate, probabilmente, non sono molto distanti dalla realtà.

    Il CRIN, nella sua analisi approfondita, ha evidenziato che la Chiesa Cattolica Romana si trova al centro di innumerevoli scandali di abusi sui minori di portata internazionale. L’esito dell’inchiesta di CRIN ha riconosciuto gravi responsabilità del clero – e delle gerarchie ecclesiastiche – per i crimini perpetrati in danno dei bambini. Il CRIN, nella presentazione dedicata alla Santa Sede sul proprio sito Internet, rileva quanto segue: “Le denunce più frequenti presentate nei confronti della Santa Sede, rispetto alla tutela dei diritti umani, sono state le continue segnalazioni di violenze sui minori all’interno delle proprie istituzioni religiose, unite ad accuse alle gerarchie della Chiesa, per aver agito per nascondere queste violenze” [QUI].

    La questione degli abusi sessuali sui minori e persone vulnerabili all’interno della Chiesa Cattolica Romana è un problema globale e la vera portata degli abusi commessi in America Latina sta venendo alla luce solo recentemente. Il CRIN report 2019 definisce questa fase “la terza ondata”.

    L’America Latina è la regione con la più alta popolazione cattolica romana al mondo, ma con i più bassi tassi di denuncia di abusi sessuali su minori contro il clero cattolico romano. Gli scandali continuano a emergere e in tutto il continente latinoamericano si chiede giustizia per le vittime di violenze da parte del clero. È accertato che il crimine è stato perpetrato in tutti i 18 paesi di lingua spagnola dell’America Latina: Argentina, Bolivia, Cile, Colombia, Costa Rica, República Dominicana, Ecuador, El Salvador, Guatemala, Honduras, México, Nicaragua, Panamá, Paraguay, Perù, Puerto Rico, Uruguay e Venezuela.

    Il Cile è il primo Paese latinoamericano a presentare denunce in merito agli abusi sui minori perpetrati dal clero dalla Chiesa Cattolica Romana. Finora sono emerse poche informazioni sugli abusi clericali da qualsiasi Paese latinoamericano. Scarse informazioni sono giunte, in particolare, da Brasile, Cuba, Ecuador e Honduras.

    Riguardo Cuba, non sono stati trovati resoconti dei media in merito ad abusi sessuali commessi sui minori all’interno della Chiesa Cattolica Romana. Non sono disponibili statistiche sul numero di denunce penali, presentate per presunti abusi sessuali, commessi dal clero cubano (The Third Wave – Justice for survivors of child sexual abuse within the Catholic Church in Latin America).

    Diversamente, in Cile è in crescita costante il numero delle vittime sopravvissute alle violenze, che denunciamo i crimini subiti, abbattendo i muri dell’omertà. Lo scopo di queste denunce è quello di intraprendere azioni legali contro gli autori delle violenze, che la gerarchia della Chiesa Cattolica Romana ha consapevolmente protetto, trasferito e coperto, ostacolando il corso della giustizia [QUI].

    Nel 2016 si registra una singolare censura dei media. Il quotidiano paraguayano La Nación inizia a pubblicare una serie di rapporti investigativi su cinque preti cattolici argentini che, dopo essere stati accusati di abusi sessuali su minori, erano stati trasferiti nel vicino Paraguay. La serie, denominata Dark Church, è stata interrotta dopo il quarto giorno di pubblicazione. All’epoca, il giornalista a capo del progetto, Aldo Benítez, ha detto che il suo team non ha mai ricevuto una spiegazione sul motivo per cui la serie è stata interrotta. In seguito è emerso, che l’Ambasciatore del Paraguay presso la Santa Sede, Eliseo Ariotti, aveva contattato la proprietaria di La Nación, Sarah Cartes, sorella dell’allora Presidente del Paraguay Horacio Cartes, dicendole che “la pubblicazione non era conveniente”. Altri quotidiani, in seguito, hanno pubblicato articoli denunciando la presunta censura. Poi, La Nación ha ripreso la pubblicazione di Dark Church”, con in totale 15 articoli, per cui ha vinto un premio giornalistico sui diritti umani [QUI].

    Nel gennaio 2021, nel più totale silenzio dei media vaticani, è stato presentato un rapporto delle violenze sui minori in Cile, perpetrate dal clero della Chiesa Cattolica Romana [QUI]. Il rapporto è stato presentato all’ONU tramite il Comitato delle Nazioni Unite contro la tortura [QUI]. L’inchiesta è volta all’attuazione delle raccomandazioni per sostenere la tutela dei diritti bambini. Il rapporto viene presentato a seguito delle segnalazioni pervenute per le violenze perpetrate in danno dei minori. Negli ultimi anni, il Cile ha visto un costante aumento del numero di denunce di abusi sessuali su bambini, perpetrati all’interno della Chiesa Cattolica Romana del Paese. La presentazione del rapporto è il risultato di un’operazione congiunta, all’esito della collaborazione intercorsa, tra il Child Rights International Network (CRIN) e il Survivors Network – Red de Sobrevivientes del Cile.

    La Rete dei Sopravvissuti del Cile ha costituito l’unico database del Paese, nel quale sono archiviati i casi di abuso sessuali sui minori. Nell’ultimo aggiornamento dell’agosto 2020, è stato comunicato che sono state presentate pubblicamente 360 denunce di presunti abusi sessuali commessi sui minori da parte del clero della Chiesa Cattolica Romana. Le accuse, tra le altre, riguardano 4 cardinali, 27 vescovi e 186 sacerdoti. Tuttavia, le statistiche disponibili sono considerate una significativa sottostima delle violenze reali perpetrate dal clero. In risposta alla mancanza di dati, la Rete dei Sopravvissuti del Cile nell’agosto 2018 ha invitato il Presidente della Repubblica, nonché Capo del governo cileno, a istituire un’indagine nazionale sugli abusi perpetrati all’interno del Chiesa Cattolica Romana nel Paese. Le istituzioni cilene, pertanto, sono stato esortate a presentare i dati in loro possesso riguardo l’entità delle violenze sessuali contro i bambini, perpetrate all’interno di istituzioni religiose e statali.

    Nel 2018, la Policía de Investigaciones de Chile (PDI), la polizia criminale investigativa civile cilena, tramite un rapporto all’autorità giudiziaria, ha denunciato il reato di violenze commesso in danno dei bambini in tutti i centri residenziali e di custodia, gestiti dal Servicio Nacional de Menores (SENAME), il servizio nazionale per i minori che dipende dal Ministero di giustizia e diritti umani del Cile. È stato accertato che circa il 40% dei centri SENAME (241), sono di proprietà di o collegate a istituzioni della Chiesa Cattolica Romana in Cile. Il difensore civico cileno per i diritti dei bambini ha ripetutamente denunciato la mancanza sistematica di informazione sulla tutela dei bambini fornita al personale nelle agenzie del SENAME.

    I risultati del rapporto del PDI sono scioccanti. Dal documento emergono denunce di gravissimi crimini, commessi in danno ai bambini. Oltre alle violenze riscontrate, si registrano tra il 2005 e il 2016 1.313 decessi, che corrispondono a 119 decessi annui, un bambino morto ogni 3 giorni. È stato dimostrato che i minori hanno subito gravissime violenze in tutte le strutture del SENAME, che spesso hanno causato la morte.

    Alcune delle strutture residenziali, gestite da SENAME, sono state oggetto di ispezioni della commissione ONU [QUI]. Le informazioni raccolte sono state trasmesse alla Procura della Repubblica cilena. Ma, secondo l’organizzazione investigativa CiperChile, la pubblicazione del rapporto della polizia investigativa criminale civile cilena è stata ritardata volutamente di molti mesi dal Procuratore nazionale, Jorge Abbott e dal Direttore della polizia cilena, Héctor Espinoza [QUI]. In Cile, nelle istituzioni gestite dal servizio nazionale per i minori SENAME e dalla Chiesa Cattolica Romana, sono stati commessi crimini cruenti, che hanno condotto – secondo CiperChile – alla morte migliaia di bambini innocenti. Il CRIN rileva, che all’interno del centro residenziale Nido Amigó, Fundación Cattolica Padre Luis Amigó, è stata scoperta una attività di prostituzione minorile, in danno dei bambini, che vivevano sotto la responsabilità e la custodia della fondazione cattolica.

    In una clamorosa decisione senza precedenti, dopo tre giorni di incontri, il 17 maggio 2018 i 34 vescovi cileni hanno presentato in blocco le dimissioni al Papa: “Abbiamo rimesso i nostri incarichi nelle mani del Santo Padre, affinché decida lui liberamente per ciascuno”. Mons. Luis Fernando Ramos Pérez, Amministratore apostolico “sede vacante et ad nutum Sanctae Sedis” di Rancagua e Segretario generale della Conferenza Episcopale del Cile ha affermato: “Il nostro atteggiamento è in primo luogo di dolore e di vergogna. Dolore, perché purtroppo ci sono vittime: ci sono persone che sono vittime di abusi e questo ci causa profondo dolore. È una vergogna, perché questi abusi si sono verificati in ambienti ecclesiali che sono proprio quelli in cui questo tipo di abusi non dovrebbero mai verificarsi” [QUI].

    Il 16 gennaio 2018, durante un incontro strettamente privato nella Nunziatura Apostolica di Santiago del Cile con un piccolo gruppo di vittime di abusi sessuali da parte del clero, Papa Francesco aveva reso chiaro di credere soltanto alla versione dell’episcopato cileno. In merito alle coperture che il Vescovo di Osorno, Mons. Juan Barros, aveva procurato al prete pedofilo Karadima, aveva detto alle vittime di non avere “prove”, “sono tutte calunnie”, aveva poi spiegato loro. Quindi, a seguito delle denunce degli abusi, il ripensamento, con l’invio in Cile in “missione speciale”, per compiere un’approfondita investigazione che ha portato alla luce un’altra verità, l’Arcivescovo Charles Scicluna, nominato il 13 novembre 2018 Segretario aggiunto della Congregazione per la Dottrina della Fede, conservando l’Ufficio di Arcivescovo di Malta e Monsignor Jordi Bertomeu, Officiale della medesima Congregazione per la Dottrina della Fede. La missione avevo lo scopo di attivare ufficialmente un’indagine investigativa sugli abusi, da parte della Santa Sede. L’inchiesta degli investigatori papali ha raccolto le testimonianze di 64 sopravvissuti che si sono rivolti agli investigatori inviati dal Papa. Le vittime di abusi sono state ascoltate a New York e a Santiago del Cile, ma dopo due anni di silenzio, gli stessi sopravvissuti, hanno mosso critiche nei confronti della Santa Sede perché non hanno più avuto notizie degli esiti delle denunce presentate. Il rapporto redatto dagli investigatori è composto da oltre 2.300 pagine.

    L’8 aprile 2018 Papa Francesco in una lettera indirizzata all’episcopato del Cile, a seguito del rapporto d’indagine, ha affermato: “Sono incorso in gravi errori di valutazione e percezione della situazione, in particolare per mancanza di informazioni veritiere ed equilibrate. Fin da ora chiedo scusa a tutti quelli che ho offeso e spero di poterlo fare personalmente, nelle prossime settimane, negli incontri che avrò con rappresentanti delle persone intervistate” [QUI].

    La Corte d’Appello di Santiago del Cile in ottobre 2018 ha revocato una precedente sentenza e ha condannato l’Arcivescovado di Santiago del Cile guidata dal Cardinale Ricardo Ezzati al pagamento di un consistente risarcimento, 670 mila dollari USA (556 mila Euro), alle tre più conosciute vittime dell’ex prete Fernando Karadima. Il verdetto in favore di Juan Carlos Cruz, Andrés Murillo e James Hamilton è stato emesso all’unanimità dai giudice della IX Sezione del tribunale. Il cambio della sentenza rispetto a quella di qualche tempo fa, che invece aveva rifiutato questo indennizzo, secondo gli esperti e osservatori ha una sola spiegazione: la lettera del febbraio 2009 dell’Arcivescovo Cardinale Francisco Javier Errázuriz all’allora Nunzio Apostolico Arcivescovo Giuseppe Pinto, documento che racconta una versione diversa a quanto il porporato ha sostenuto sotto giuramento in questi anni. In sostanze, nella lettera il cardinale riconosce di aver ordinato di chiudere la causa contro l’allora potentissimo Fernando Karadima e di aver vietato al Procuratore di giustizia della Curia arcivescovile di interrogare l’accusato.

    Il 28 settembre 2018 si apprende da un Comunicato della Sala Stampa della Santa Sede che Papa Francesco ha ridotto dallo stato clericale Fernando Karadima. Il Comunicato aggiunge che il Santo Padre ha preso questa “decisione in coscienza e per il bene della Chiesa”. Karadima dopo il processo canonico conclusosi nel 2011 con una dura e severa condanna che lo obbligava ad un ritiro di preghiera e penitenza era rimasto sacerdote e quindi ha continuato i suoi doveri ministeriali ma in privato, dovendo vivere in una casa di religiose. Sul mantenimento dello stato clericale si erano sollevate molte polemiche.

    Per quanto riguarda l’obbligatorietà della denuncia di violenze sui minori all’interno della Chiesa Cattolica Romana, nel 2019 il CRIN ha raccomandato al Cile di estendere l’obbligo di segnalazione a tutte le categorie professionali che lavorano con i bambini, anche nelle istituzioni gestite dalla Chiesa. Il CRIN sostiene che la denuncia del crimine di abuso sui minori debba essere considerata obbligatoria anche per il sacramento della confessione. Il CRIN sostiene che l’istituzione di tale obbligo sia una necessità. Tale richiesta viene motivata a seguito dell’affermazione fatta nell’ottobre 2018 dal procuratore cileno Emiliano Arias, con la quale segnalava che la Chiesa Cattolica Romana in Cile non ha consegnato mai volontariamente alle autorità civili documenti interni su denunce di abuso di minori. La Chiesa ha consegnato la documentazione solo dopo ordini emessi del tribunale civile e in alcuni casi, solo in seguito a perquisizioni autorizzate della procura negli uffici ecclesiastici.

    Nell’aprile 2019, la Procura della Repubblica cilena ha firmato un accordo con la Conferenza dei Vescovi Cattolici del Cile per cooperare all’ottenimento di informazioni utili per le indagini penali contro membri del clero accusati di abusi sui minori. La Procura ha riferito che c’erano 158 indagini aperte su abusi sessuali e su insabbiamenti da parte del clero e di dipendenti della Chiesa Cattolica Romana. Si registrano in totale 219 soggetti accusati di aver abusato di 241 presunte vittime, di cui 123 minorenni nel momento del presunto abuso. Questi sono gli ultimi dati pubblicati sulle denunce di abuso del clero da parte dell’Ufficio del Procuratore Nazionale. Anche se a maggio 2019 i media hanno riferito che il numero di denunce oggetto di indagine è salito a 166.

    Nel 2018, la Chiesa Cattolica Romana in Cile aveva creato specifici uffici per ricevere denunce di presunti abusi del clero. Questi uffici sono stati criticati per la loro mancanza di trasparenza e indipendenza. È stato riscontrato un espresso rifiuto di trasmettere la documentazione delle indagini alle autorità civili. In risposta alla reticenza della Chiesa Cattolica Romana in Cile, sul rifiuto di consegnare documenti sugli abusi alle autorità civili, la Rete dei Sopravvissuti del Cile ha chiesto l’annullamento dell’accordo. Nel maggio 2019 il procuratore che si occupava delle denunce di abuso del clero in Cile, Emiliano Arias, è stato sospeso dal servizio, a seguito di una denuncia contro di lui, per presunta corruzione, da cui poi è stato scagionato. La sospensione del procuratore Arias è giunta il medesimo giorno in cui aveva avviato un’indagine sull’Arcivescovo di Santiago del Cile, il Cardinale Ricardo Ezzati, riguardo il presunto occultamento di casi di abusi sessuali su minori.

    Il 23 marzo 2019 il Cardinale Ricardo Ezzati ha presentato le dimissioni, accettate da Papa Francesco [QUI]. Il Procuratore Arias, in seguito, è stato rimosso dall’incarico di indagare sui casi di abuso del clero. La Rete dei Sopravvissuti del Cile ha presentato pubbliche lamentele, poiché, i progressi fatti si sono puntualmente bloccati, dopo che il Procuratore Arias è stato rimosso. I poteri sono stati trasferiti al Procuratore Xavier Armendáriz, ma le molteplici richieste, di avviare indagini sui casi di abuso, sono state ignorate dal suo ufficio. La giustificazione adottata è stata la sopraggiunta pandemia da Covid-19, che ha contagiato il Cile nel settembre 2020. Secondo Armendáriz la pandemia ha ulteriormente ritardato le indagini sui casi di abuso. La Rete dei Sopravvissuti del Cile ha contestato tale spiegazione, ritenendo che la Procura sia sottofinanziato e quindi incapace di svolgere il proprio lavoro. Secondo Rete dei Sopravvissuti del Cile, il ritardo riguarda l’intero sistema giudiziario, che si ripercuote sul diritto di presentare una denuncia e la presa in carico della stessa.

    Nel luglio 2018, la Procura della Repubblica cilena ha riferito che 22 procedimenti giudiziari per abusi da parte del clero, avevano portato a condanne. L’organizzazione investigativa CiperChile ha documentato diversi casi, in cui la Procura della Repubblica cilena ha interrotto le indagini su alti funzionari cattolici, accusati di abusi sessuali su minori o accusati di occultamento. Un caso su tutti è quello di Francisco José Cox, deceduto il 12 agosto 2020, da Papa Francesco dimesso dallo stato clericale il 13 ottobre 2018, per atti di abuso sui minori [QUI].

    La Rete dei Sopravvissuti del Cile segnala, che l’attuale Arcivescovo di Santiago del Cile, Mons. Celestino Aós Braco sta affrontando molteplici denunce per insabbiamento di abusi sessuali, ma le indagini si sono arenate. Altro esempio negativo citato, è quello dell’ex gesuita Eugenio Valenzuela, il 29 novembre 2019 dimesso dallo stato clericale e dai voti religiosi da parte della Congregazione per la Dottrina della Fede, per accertate “trasgressioni sessuali nell’ambito della confessione” [QUI].

    Mons. Celestino Aós Braco, in merito agli attacchi a più di 60 tra chiese e templi [QUI], il 20 ottobre 2020, ha dichiarato: “Sarebbe sciocco negare che dentro queste aggressioni contro la Chiesa e contro la religione ci siano anche gli errori della Chiesa e i peccati che abbiamo commesso e di cui proviamo vergogna” [QUI]. I cileni vogliono giustizia [QUI].

    Ci congediamo dai nostri attenti e affezionati lettori, nella certezza che il Popolo di Dio chiede giustizia per gli abusi sessuali sui minori. Il Popolo di Dio chiede giustizia per i crimini perpetrati all’interno della Chiesa Cattolica Romana. Siamo convinti che le riforme, a cui Papa Francesco sta lavorando, debbano trovare inevitabilmente un protocollo attuativo sul campo. Altrimenti le riforme resteranno “riforme da vetrina”, che non conducono alla verità, che non conducono alla giustizia, che non conducono alla pace, che non conducono al perdono.

    La barca di Pietro è in balia del mare in tempesta. La barca di Pietro ha bisogno di essere condotta in un porto sicuro, con misericordiosa fermezza. Papa Francesco può aiutare la giustizia a fare il suo corso e attuare rigidi protocolli, per far in modo che non vengano mai più perpetrati crimini di tale crudeltà. Il Papa deve trovare il modo di riuscire ad attuare la riforma sul campo, in comunione con il Popolo di Dio.

    A tal proposito, ci uniamo alle parole della Lettera aperta a Papa Francesco della Dott.ssa Valentina Villano [QUI]. Parole che vorremo vedere scolpite nella roccia del monte delle beatitudini, con il nome ebraico di Corazim (da cui Korazym.org prende il nome [QUI]). Parole chiare, dette fuori dai denti. Parole capaci di far sentire i sordi. Parole che si trasformano nella voce del Popolo di Dio. Parole sulle quali meditare. Parole da non dimenticare mai.

    “La Rete dei Sopravvissuti del Cile” – CRIN report 2021: la responsabilità dell’indifferenza per la morte di 1.313 bambini cileni

  • L’arcivescovo di Belém accusato di abusi: come le nuove regole vaticane possono influenzare le indagini

    L’arcivescovo di Belém accusato di abusi: come le nuove regole vaticane possono influenzare le indagini

    Tra le novità c’è l’abolizione del segreto pontificio nelle indagini su violenze sessuali e abusi sui minori e l’assistenza alle vittime. Con ciò, in teoria, può ricevere un trattamento diverso delle denunce presentate contro i sacerdoti, molti dei quali coperti dalla Chiesa cattolica.

    C’è, tuttavia, molto scetticismo da parte degli analisti sulla misura in cui le nuove regole entreranno in vigore nella pratica.

    Come rivelato dal Fantástico di TV Globo, Don Alberto è stato accusato di molestie morali e sessuali da quattro ex seminaristi che hanno frequentato la sua casa tra il 2010 e il 2014. Le accuse sono indagate dalla Polizia Civile, su richiesta della Procura della Repubblica del Pará.

    Secondo il rapporto, un rappresentante vaticano è venuto in Brasile per indagare sulle accuse.

    Il Vaticano, invece, attraverso la Congregazione per la Dottrina della Fede, l’ente incaricato di indagare sui casi di pedofilia nella Chiesa, non dice se ci siano denunce contro i religiosi.

    Voluto dal rapporto della BBC News Brasil, l’avvocato dell’arcivescovo, Roberto Lauria, si è detto non autorizzato a parlare alla stampa per avere una clausola di riservatezza con l’arcidiocesi di Belém. In un video pubblicizzato, l’arcivescovo ha negato quelle che ha definito false accuse di immoralità.

    “La notizia dei presunti abusi ci ha lasciati sorpresi”, ha detto padre José Otácio Oliveira Guedes, rettore del Pontificio Collegio Pio Brasileiro, in un’intervista a BBC News Brazil, istituto gestito dalla Conferenza nazionale dei vescovi del Brasile (CNBB) a Roma e frequentato principalmente da Chierici brasiliani.

    “Sorprendono i commenti di chi conosce don Alberto, per la sua importante storia di lavoro nella Chiesa cattolica e per il suo comportamento sempre chiaro e cordiale”.

    Anche senza menzionare il caso specifico, il rettore ritiene che grazie alle regole introdotte da Papa Francesco, i casi di pedofilia che coinvolgono persone religiose possano essere chiariti più facilmente. “La mia percezione è che questi cambiamenti siano illuminanti, perché oggi la vittima ha la possibilità di ottenere giustizia”.

    “Una di queste nuove regole prevede, ad esempio, l’allontanamento immediato del religioso quando l’accusa di abuso sessuale è avanzata da un minore. Questa e altre misure prevengono il ripetersi di questi crimini che fino ad allora avrebbero potuto verificarsi a causa della lunghezza delle indagini”.

    Ha aggiunto: “Ora, le denunce di abusi sessuali devono essere immediatamente segnalate al vescovo e alla Congregazione per la Dottrina della Fede, che è l’organo competente per indagare su questi casi”.

    La Chiesa cattolica è oggetto di migliaia di denunce in tutto il mondo di abusi sessuali da parte di sacerdoti e accuse di insabbiamento da parte della comunità ecclesiastica.

    Quando è diventato papa nel 2013, Francesco ha chiesto “un’azione decisiva” sull’argomento. E da allora, ha subito forti pressioni per generare soluzioni praticabili alla crisi che ha afflitto la Chiesa negli ultimi anni.

    Nell’agosto 2018, il leader religioso ha scritto a tutti i cattolici condannando gli abusi sessuali del clero e chiedendo la fine dell’insabbiamento.

    E alla fine del 2019 ha deciso di abolire il cosiddetto “segreto pontificio” in relazione alle denunce di pedofilia, nel tentativo di rendere più trasparenti questi casi.

    La Chiesa fino ad allora ha trattato ufficialmente i casi di abusi sessuali in modo confidenziale, in quello che sosteneva fosse uno sforzo per proteggere la privacy delle vittime e la reputazione degli accusati.

    ‘Prima che ci fosse assoluta segretezza’

    Secondo il parere di Marco Politi, uno dei principali vaticanisti italiani e autore di nove libri sulla Santa Sede, Papa Francesco ha apportato due importanti cambiamenti per combattere la pedofilia nella Chiesa.

    Il primo stabilisce in modo chiaro e preciso quali dovrebbero essere il rito e le scadenze per indagare su una denuncia di abuso. Un altro provvedimento fondamentale, introdotto dalla Santa Sede nel dicembre 2019, è stata l’abolizione del segreto pontificio nelle inchieste legate alla pedofilia. Ciò significa che il Vaticano può e deve fornire alle autorità civili tutte le informazioni relative ai casi che coinvolgono religiosi cattolici “, ha aggiunto.

    Per lui “è stato un grande passo, visto che prima c’era assoluta segretezza e nemmeno la vittima poteva avere accesso ai fascicoli”.

    In Brasile, la CNBB ha pubblicato nel luglio 2020 un libretto che cerca di mettere in pratica le istruzioni della Santa Sede in relazione alle procedure da adottare nel trattamento dei casi di abusi sessuali su minori commessi dal clero.

    Inoltre, l’istituto ha aperto a Brasilia, nel dicembre dello stesso anno, un ufficio per supportare l’organizzazione del lavoro di insediamento delle commissioni diocesane per la protezione dei bambini, degli adolescenti e delle persone vulnerabili nelle strutture della Chiesa.

    Mancanza di organizzazione e lentezza

    Secondo Politi, nonostante gli sforzi compiuti dal Vaticano negli ultimi anni, il problema maggiore nella lotta alla pedofilia nella Chiesa è la mancanza di organizzazione nazionale da parte delle Conferenze episcopali.

    “Nel 2010, Papa Benedetto 16 aveva chiesto alle Conferenze episcopali di ogni Paese di sviluppare un proprio piano d’azione nazionale per combattere questo tipo di crimine, ma poche congregazioni sono davvero efficaci”, ha ricordato Politi in un’intervista a BBC News Brasil.

    “Ogni Conferenza episcopale è organizzata per conto suo. Ancora oggi, pochi paesi hanno chiese con sistemi strutturati per raccogliere denunce contro sacerdoti, condurre indagini o risarcire le vittime”.

    “Negli Stati Uniti, ad esempio, ogni anno viene prodotto un rapporto con casi di pedofilia che si verificano nelle chiese di quel Paese. In Germania, un vescovo designato dalla Conferenza episcopale controlla cosa succede nelle diverse diocesi. Inoltre, ci sono punti in cui si trova possibile sporgere denuncia e ricorrere a meccanismi di risarcimento per le vittime “, ha aggiunto.

    Ma, secondo lui, la stragrande maggioranza dei Paesi è molto lenta, come l’Italia, dove fino al 2019 la congregazione nazionale non aveva adottato cambiamenti.

    “E se le Conferenze episcopali non vengono organizzate, è chiaro che è molto più difficile per le vittime”, dice lo scrittore.

    Critica alle nuove regole

    Tra le critiche alle norme per combattere la pedofilia nella Chiesa, c’è l’assenza dell’obbligo per gli ecclesiastici di denunciare i casi di abuso da parte dei religiosi alle autorità civili.

    Secondo le regole introdotte da Papa Francesco, la denuncia di un reato sessuale commesso contro un minore è un requisito morale. “Questo rimane un grave problema nel mondo cattolico”, dice Politi.

    Per Francesco Zanardi, fondatore di Rete L’Abuso, associazione che riunisce circa 900 vittime di pedofilia che coinvolgono religiosi in Italia, le misure introdotte dalla Santa Sede non sono efficaci.

    Secondo lui, vittima di abusi sessuali nell’infanzia da parte di un prete, “immaginare che un minore denunci l’abuso sessuale da parte di un adulto è, per lo meno, paradossale”.

    “Come ti aspetti che un bambino che non sa nemmeno di essere una vittima denunci qualcosa?”

    “Il crimine di pedofilia è possibile solo proprio per questo, perché i minori, immaturi anche sessualmente, non sanno di partecipare a qualcosa di sbagliato, praticato da adulti di cui si fidano”, ha detto in un’intervista a BBC News Brasil. “Se sapessero di essere vittime di un crimine orribile, probabilmente scaccerebbero gli aggressori nei loro primi tentativi”.

    “È sorprendente come il modo in cui lavorano i pedofili nella Chiesa si ripeta nella stragrande maggioranza dei casi. In genere, chi abusa inizia con conversazioni gentili sulla masturbazione e sull’eiaculazione”.

    “Anche con la distanza di 30 anni, l’immagine del mio aggressore che si masturbava davanti a noi bambini dietro il giardino parrocchiale non lascia la mia testa. Credevamo che quello fosse davvero parte della sua spiegazione sull’eiaculazione”, ha detto.

    “Le vittime impiegano anni per denunciare perché non mettono in relazione l’esperienza di abuso con la sofferenza che portano in età adulta, come la mancanza di autostima, problemi sociali ed emotivi, alcolismo e tentativi di suicidio”, ha detto l’italiano, vittima abusi per quattro anni ed è riuscito a dire la verità solo da adulto.

    Il portale dell’associazione porta una mappa con le diocesi italiane dove sono state accusate di pedofilia ed elenca i nomi di oltre 300 sacerdoti tra quelli denunciati, perseguiti, assolti su prescrizione o condannati in transito dai tribunali italiani.

    “Per darvi un’idea, il caso Spotlight era una notizia in tutto il mondo per aver mostrato 70 preti pedofili, che hanno agito per oltre 50 anni. I nostri dati si riferiscono a più di 300 sacerdoti che hanno commesso abusi solo negli ultimi 15 anni”, afferma lui, riferendosi allo scandalo della pedofilia nell’arcidiocesi di Boston, rivelato dal quotidiano americano The Boston Globe, che è stato coperto da religiosi e ha ispirato il film premio Oscar 2016 Spotlight .

    Per Zanardi non trova applicazione il provvedimento vaticano che determina la trasparenza degli atti processuali legati agli abusi sui minori.

    “Abbiamo sette casi in cui abbiamo richiesto documenti alle autorità ecclesiastiche competenti e non abbiamo ricevuto risposta. Né le vittime stesse, né l’ufficio del pubblico ministero, né i magistrati – i cui requisiti abbiamo avuto accesso – sono in grado di ispezionare questi registri”.

    “Abbiamo informazioni che associazioni come la nostra in altri paesi hanno avuto gli stessi problemi. Le vittime di sacerdoti in Nuova Zelanda, ad esempio, che avrebbero bisogno di utilizzare la testimonianza in un processo canonico, non ricevono risposte. Ci sono molti casi del genere”.

    Zanardi dice di non essere ancora a conoscenza di alcun caso di risarcimento economico fatto dalla Chiesa a qualunque vittima di abusi sessuali commessi da religiosi.

    “Solo se lo hanno fatto in segreto”, ha aggiunto.

    Secondo lui, il primo passo per porre fine alla pedofilia nella Chiesa è costringere i suoi membri a consegnare gli autori degli abusi alle autorità civili.

    “Se l’intenzione di Papa Francesco fosse davvero quella di essere ‘tolleranza zero’ verso la pedofilia nella Chiesa, non sarebbe necessario fare tutto questo clamore, né pubblicare nuovi testi e norme. Basterebbe costringere il clero a denunciare alle autorità giudiziarie ogni abuso di minori. “

    “La gente dovrebbe scendere in piazza e chiedere che la Chiesa e il governo stesso lo facciano”.

    “La devastazione che subiamo noi vittime di pedofilia è considerata un danno ‘biologico’, perché ti condiziona per il resto della tua vita. È impossibile superarla completamente. Anche con il passare degli anni, continuiamo a sentirci in colpa”.

    “Il nostro obiettivo principale”, afferma Zanardi, “è evitare che altri bambini vivano questa stessa sofferenza”.

    Indagine sul caso Dom Alberto

    Secondo l’attuale legislazione cattolica, dopo aver ricevuto la denuncia, l’autorità ecclesiastica locale deve svolgere un’indagine preventiva per verificarne i motivi. Se si riscontra la veridicità delle accuse, il caso viene deferito alla Congregazione per la dottrina della fede, con la “notizia del delitto”.

    In una nota alla BBC News Brasil, la CNBB afferma che l’agenzia non è stata ufficialmente informata di accuse di abusi sessuali contro Dom Alberto Taveira Corrêa.

    Il rapporto ha chiesto la Nunziatura Apostolica a Brasilia, la principale rappresentanza diplomatica del Vaticano in Brasile, ma non ha ricevuto risposta.

    Un funzionario della Congregazione per la Dottrina della Fede a Roma ha detto a BBC News Brasil che l’agenzia non fornisce informazioni sulle possibili procedure in corso.

    https://www.bbc.com/portuguese/geral-55574080

  • L’arcivescovo brasiliano è accusato di abusi sui seminaristi

    L’arcivescovo brasiliano è accusato di abusi sui seminaristi

    L’arcivescovo Alberto Taveira Corrêa di Belém, arcidiocesi con oltre 2 milioni di residenti nella regione amazzonica del Brasile, deve affrontare indagini criminali ed ecclesiali dopo essere stato accusato di molestie e abusi sessuali da quattro ex seminaristi.

    Le accuse sono state rivelate dall’edizione brasiliana del quotidiano spagnolo El País alla fine di dicembre e sono diventate uno scandalo di alto profilo il 3 gennaio, quando il telegiornale settimanale di TV Globo Fantástico ha trasmesso un servizio sulla vicenda.

    I nomi degli ex seminaristi non sono stati rivelati. Tutti loro hanno studiato al seminario Saint Pius X di Ananindeua, nell’area metropolitana di Belém, e avevano tra i 15 ei 20 anni quando è avvenuto il presunto abuso.

    Secondo le presunte vittime, Corrêa di solito teneva incontri di persona con i seminaristi nella sua residenza, quindi non sospettavano nulla quando erano stati invitati da lui.

    Uno di loro, identificato come B. nella storia di El País , frequentava la casa di Corrêa per una guida spirituale, ma le molestie sono iniziate dopo che il seminario ha scoperto che aveva una relazione amorosa con un collega. Aveva 20 anni.

    Secondo il rapporto, B. ha chiesto l’aiuto di Corrêa e l’arcivescovo ha detto che il giovane doveva attenersi al suo metodo di guarigione spirituale.

    “Sono arrivato alla prima sessione e tutto è iniziato: voleva sapere se mi masturbavo, se avevo un ruolo attivo o passivo, se mi piaceva alternare i ruoli [durante il sesso], se guardavo porno, cosa Ho pensato a quando mi sono masturbato. Ho trovato il suo metodo molto scomodo “, ha detto a El País .

    Dopo alcune sedute, B. incontrò casualmente un amico che gli disse che anche lui stava partecipando a quel tipo di incontro con Corrêa. Il suo amico ha detto che gli incontri si sono evoluti in altre pratiche, come mettersi a nudo con l’arcivescovo e lasciargli toccare il suo corpo. B. decide di lasciare definitivamente il seminario e smette di incontrarsi con Corrêa.

    Lui e il suo amico sono rimasti in contatto e alla fine hanno incontrato altri due ex seminaristi con esperienze simili.

    La storia di El País include dettagli spaventosi dei racconti degli ex seminaristi. A. ha detto di essere stato minacciato da Correa dopo aver resistito ai suoi sforzi per entrare in intimità con lui. Come B., il seminario ha scoperto di avere una relazione con un collega.

    “Ha detto che avrebbe raccontato alla mia famiglia della mia relazione al seminario”, ha detto A. al giornale. L’arcivescovo avrebbe promesso di reintegrare A. se si fosse sottomesso alle sue richieste. Finì per essere mandato come assistente in una parrocchia e successivamente gli fu permesso di tornare in seminario.

    “Era normale per lui pregare accanto al mio corpo (nudo). Si avvicinava a te, ti toccava e iniziava a pregare in qualche parte del tuo corpo nudo “, ha affermato l’ex seminarista.

    Un altro ex seminarista, che all’epoca aveva 16 anni, disse ai simpatizzanti che Corrêa di solito mandava il suo autista a prenderlo in seminario, a volte di notte, per avere la direzione spirituale. Gli incontri, presumibilmente avvenuti per alcuni mesi nel 2014, includevano la penetrazione.

    Le presunte vittime hanno riferito che Corrêa ha utilizzato come parte del suo metodo il libro The Battle for Normality: A Guide for (Self-) Therapy for Homosexuality , scritto dallo psicologo olandese Gerard JM van den Aardweg.

    Secondo il racconto di Fantástico , le accuse sono state inviate al vescovo José Luís Azcona Hermoso, vescovo emerito della Prelatura Marajó, che ha una vasta esperienza di lavoro con le vittime di abusi. Le accuse sono poi arrivate al Vaticano, che ha inviato delegati a indagare sul caso in Brasile.

    Il 5 dicembre Corrêa ha rilasciato una dichiarazione e un video in cui afferma di essere stato recentemente informato di “gravi accuse” contro di lui. Ha denunciato il fatto di non essere stato “interrogato in precedenza, ascoltato o non gli è stata data alcuna possibilità di chiarire tali presunti fatti inclusi nelle accuse”.

    Menzionando solo che stava affrontando “accuse di immoralità”, ha detto di lamentarsi che i presunti accusatori avessero optato per la “via dello scandalo, con la circolazione delle notizie sui media nazionali” con l’apparente obiettivo di “causare danni irreparabili a me e provocando uno shock nella Santa Chiesa “.

    È stata lanciata sui social media una campagna a sostegno di Corrêa. Fantástico ha notato che l’arcivescovo ha avuto il sostegno di importanti leader cattolici in Brasile, tra cui i famosi sacerdoti cantanti Fábio de Melo e Marcelo Rossi.

    D’altra parte, un gruppo di 37 organizzazioni ha rilasciato una lettera aperta in cui chiedeva l’immediata rimozione di Corrêa dal suo incarico mentre erano in corso le indagini. Uno dei firmatari del documento è la Commissione di Giustizia e Pace dell’Arcidiocesi di Santarém. L’arcivescovo Irineu Roman di Santarém ha successivamente rilasciato una dichiarazione per chiarire di non essere stato consultato dalla Commissione in merito al documento.

    L’Arcidiocesi di Belém ha affermato in un comunicato che l’inchiesta in corso vieta all’arcivescovo e al caso di commentare il caso in questo momento. La Conferenza nazionale dei vescovi del Brasile [CNBB] ha rifiutato di commentare. La Nunziatura Apostolica non ha risposto alle richieste di commento di Crux.

    Corrêa, 70 anni, è stato ordinato sacerdote nel 1973 ed è diventato vescovo ausiliare a Brasilia nel 1991. È stato il primo arcivescovo di Palmas, nello Stato di Tocantins, ed è diventato arcivescovo di Belém nel 2010. È consigliere ecclesiale del Rinnovamento cattolico carismatico nel paese.

    https://paolotescione.altervista.org/larcivescovo-brasiliano-e-accusato-di-abusi-sui-seminaristi/

  • Pedofilia, la madre di una vittima: “Importante la svolta del Papa, ma aspettiamo ancora giustizia dalla Chiesa”

    Pedofilia, la madre di una vittima: “Importante la svolta del Papa, ma aspettiamo ancora giustizia dalla Chiesa”

    di SANDRO DE RICCARDIS

    “Più di un anno fa abbiamo ricevuto una lettera della Nunziatura apostolica che ci informava che il Papa era stato informato della nostra vicenda, e che a tempo debito saremmo stati informati sull’esito dell’inchiesta in Vaticano. Ma da allora non abbiamo saputo più niente. A questo punto, cadendo il segreto pontificio, intendiamo sicuramente chiedere notizie sull’inchiesta”. Cristina Balestrini è la madre di Alessandro Battaglia, il ragazzo, oggi ventitreenne, che nel 2011 da adolescente venne abusato da don Mauro Galli, ex parroco di Rozzano, nel Milanese, condannato a sei anni e quattro mesi nel settembre di un anno fa. Con la richiesta in Vaticano la famiglia di Alessandro intende capire a che punto è il processo canonico, e puntano il dito sull’attuale arcivescovo di Milano, Mario Delpini, che da vicario episcopale, dopo essere stato informato dal parroco di Rozzano sugli abusi di don Galli, non denunciò il sacerdote ma lo trasferì in un altro oratorio, a Legnano.

    Signora Balestrini, cosa si sa del processo canonico sugli abusi subiti da suo figlio?
    “Sappiamo per certo che è stato aperto un procedimento nei confronti di don Mauro Galli, perché siamo stati chiamati anche noi a testimoniare, nel gennaio 2016, e in quella sede avevamo chiesto di essere informati sugli ulteriori sviluppi”.

    Quando c’è stata la vostra prima denuncia?
    “La prima, rivolta al Vaticano, l’abbiamo fatta nel dicembre 2011. L’indagine è stata aperta con un ritardo incredibile, nel 2015, e il processo si è aperto un anno dopo. Non rispettando, con questa tempistica, nemmeno le norme di diritto canonico in vigore allora. Noi abbiamo chiesto più volte, per iscritto, come mai monsignor Delpini, il primo ad essere venuto a conoscenza, già nel 2011, di quello che era successo ad Alessandro, non aveva avviato le procedure canoniche nei confronti di don Galli. Aveva invece deciso di trasferire il prete, lasciandolo ancora a contatto con minori. Le lettere erano indirizzate alla Congregazione per la dottrina della fede e al Papa, e indicavamo monsignor Delpini come la persona che aveva omesso di occuparsi della vicenda. Comunque l’aveva sottovalutata in modo evidente”.

    Cosa avete ottenuto in seguito alle vostre denunce?
    “Abbiamo ricevuto una lettera del Nunzio apostolico Emil Paul Tscherrig che ci informava che avevano preso in considerazione le nostre rimostranze e che, a tempo debito, avrebbero agito. Da allora non ne abbiamo saputo più niente. Per questo ora faremo istanza per avere accesso agli atti del procedimento canonico. La indirizzeremo anche a Papa Francesco”.

    Come giudica questa svolta del Pontefice?
    “Sicuramente è una cosa positiva, ma parziale. Finché non ci sarà l’obbligo di denuncia da parte dei religiosi che vengono a sapere di abusi, praticamente non cambia nulla. Abolire il segreto pontificio è una cosa molto rilevante, perché era uno scoglio enorme. E’ una vittoria parziale, ma che può anche essere inutile, perché nell’atto del Papa non viene specificato cosa succede se dopo le richieste delle vittime, non si ha effettivamente l’accesso agli atti”.

    In questi anni siete entrati in contatti con altre famiglie che hanno vissuto la vostra stessa esperienza?
    “Abbiamo conosciuto l’associazione “Rete l’abuso” e come madre di vittima ho dato la disponibilità a formare un gruppo e siamo in contatto su una chat di Whatsapp in cui ci supportiamo e ci aiutiamo tra mamme. E come famiglia abbiamo partecipato al summit di febbraio a Roma, insieme a tutte le associazioni mondiali di vittime, dove ho avuto modo di conoscere tante storie”.

    Tutte lamentano la mancanza di un’interlocuzione con il Vaticano?
    “Tutti lamentano la mancanza di giustizia, anche se le situazioni sono diverse nei vari stati, perché è importante ricordare che oltre il diritto canonico, c’è quello civile penale, che presenta delle differenze infinite. A noi è andata bene, in primo grado dopo sette anni, per l’Appello non c’è ancora una data. Il sacerdote è ancora un libero cittadino. E’ stato riconosciuto la colpevolezza di don Galli e data credibilità a nostro figlio, ma la verità processuale è ancora fragile”.

    Sapete se il religioso esercita ancora?
    “Noi abbiamo una lettera dell’allora il cardinale Scola che ci ha scritto per comunicarci che era stato sospeso cautelarmente, anche se con sette anni di ritardo. Però non ne abbiamo la certezza, né sappiamo dove sia”.

    https://milano.repubblica.it/cronaca/2019/12/20/news/pedofilia_chiesa_rozzano_don_mauro_galli_cristina_balestrini-243918946/amp/?fbclid=IwAR2PErzWG4ymYY1F9SQ-WgGxFwW_Frm_Few1b6ZVZHHQMcZib0cWXwGsQW4

  • Chiesto l’arresto di Zanchetta, il vescovo “rifugiato” dal Papa

    Chiesto l’arresto di Zanchetta, il vescovo “rifugiato” dal Papa

    E adesso contro Gustavo Zanchetta, l’ex vescovo di Oran protetto da papa Francesco, è stato chiesto un mandato di cattura internazionale. L’accusa è quella di aver abusato sessualmente di due seminaristi. La magistratura argentina lamenta che l’imputato non abbia risposto a numerose chiamate telefoniche, né a mail. Ma ora Zanchetta ha stabilito il suo domicilio in Vaticano, pertanto si apre una partita ad alto rischio con la Nunziatura per l’estradizione. Sempre che il Papa non lo convinca a consegnarsi.

    Marco Tosatti

    E adesso contro Gustavo Zanchetta, l’ex vescovo di Oran protetto da papa Francesco è stato chiesto un mandato di cattura internazionale. L’iniziativa è stata del giudice Maria Soledad Filtrìn Cuezzo. L’accusa è quella di aver abusato sessualmente di due seminaristi.

    Zanchetta era scomparso – accampando motivi di salute dalla sua diocesi all’improvviso – e poi era riapparso in Vaticano, dove il Pontefice aveva creato apposta per lui il posto mai esistito fino ad allora di Assessore all’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica (APSA). Ora, posto che fra l’altro a Zanchetta si rimproverava in Argentina di aver gestito in maniera disastrosa le finanze della sua diocesi, il nuovo incarico poteva sollevare certamente dei dubbi.

    Nel frattempo però il caso Zanchetta era esploso. Infatti, se come ha rivelato il giornale “El Tribuno” pubblicando documenti che dimostrano come vescovi, il cardinale Primate di Argentina, il Nunzio il Vaticano e il Pontefice in persona sin dal 2015 fossero a conoscenza del caso del vescovo, poi a queste rivelazioni si sono aggiunte denunce penali da parte delle vittime. Ma le ombre che pesano sul vertice della Chiesa argentina, sul Vaticano e sul Pontefice stesso sono molto serie. Fra l’altro sono state pubblicate fotografie di una relazione del 2016, firmata da cinque sacerdoti, di cui tre ex vicari diocesani, da cui appare chiaro che Gustavo Zanchetta era accusato non solo di avere sul suo cellulare foto oscene di sesso omosessuale, ma di molestie ai seminaristi, di non aver registrato la vendita di una proprietà importante della diocesi e di cattiva gestione sia delle finanze che del personale di Oran.

    Zanchetta aveva trovato rifugio in Vaticano, grazie al Pontefice, e poi era tornato brevemente in Argentina, per espletare obblighi giudiziari. Un giudice gli aveva poi concesso di tornare in Vaticano, per motivi di lavoro; anche se in conseguenza dello scandalo era stato sospeso dal servizio.

    Ma ora la magistrata ha deciso di chiedere l’arresto. Fra l’altro la magistrata lamenta che l’imputato non abbia risposto a numerose chiamate telefoniche, né a mail inviate all’indirizzo (e al numero di telefono) che i difensori avevano indicato in maniera volontaria per essere contattato. Maria Filtrìn Cuezzo si era opposta tempo fa all’abolizione delle restrizioni che erano state imposte a Zanchetta, affinché non lasciasse il Paese. Zanchetta ha stabilito il suo domicilio in Vaticano, e la magistrata ricorda che in molte occasioni è stato necessario ricorrere ai buoni uffici della Nunziatura apostolica per ottenere che Zanchetta si presentasse.

    La richiesta di arresto include anche un rapporto psichiatrico che indica che l’accusato “presenta una personalità con tratti psicopatici (indicatori di manipolazione, emozioni superficiali, scarsa capaità empatica); non presenta psicosi né altro disturbo mentale che alteri la relazione con la realtà. Si lega con interrelazioni disequilibrate, esercitando potere sull’altro; può comprendere la condotta seguita, e discernere gli atti socialmente riprovevoli”.

    La richiesta di cattura internazionale – che aprirà uno spinoso caso diplomatico con la Santa Sede, se il Pontefice, che in questo momento è in viaggio in Estremo Oriente non riuscirà a convincere Zanchetta a rientrare in Argentina sua sponte – è avvenuta pochi giorni dopo che l’Unità di Delitti Economici ha perquisito la sede della diocesi di Oran, il 7 novembre. Nell’operazione sono stati confiscati documenti e computer con le informazioni contabili dal 2013 al 2017.

    Le accuse contro Zanchetta sono quelle di abuso sessuale continuato aggravato nei confronti di due seminaristi quando era vescovo di Oran.

    https://lanuovabq.it/it/chiesto-larresto-di-zanchetta-il-vescovo-rifugiato-dal-papa

  • L’inedito Viganò investe il numero tre della curia

    L’inedito Viganò investe il numero tre della curia

    L’ex nunzio rende nota una parte dell’intervista al WP non pubblicata. Cita pesantissime accuse su violenze nel pre seminario vaticano gestito dal vescovo di Como, che portarono chi indagò ad essere rimosso. E aggiunge benzina sul conto del già “chiacchieratissimo” arcivescovo Peña Parra, numero tre della curia vaticana. 

    Mons. Viganò è di nuovo in prima pagina. LifeSiteNews ha pubblicato dichiarazioni dell’ex nunzio negli Stati Uniti che chiamano in causa personaggi importanti del Vaticano in storie di abusi, coperti o ignorati, e che toccano oltre al Pontefice regnante i suoi due collaboratori più stretti, e cioè il Segretario di Stato, il card. Pietro Parolin e il Sostituto alla Segreteria di Stato, mons. Peña Parra. In realtà il testo di mons. Viganò consiste nelle risposte che ha dato in un’intervista di qualche tempo fa al Washington Post, e che il giornale ha tagliato, riservandosi di compiere con esse un’inchiesta più approfondita. Ma le settimane sono trascorse, senza che la seconda parte dell’intervista venisse alla luce. Così l’arcivescovo ha deciso di rendere comunque pubbliche le sue dichiarazioni, uscite su LifeSiteNews.

    «I segni che vedo sono davvero inquietanti. Non solo papa Francesco non fa quasi nulla – ha detto – per punire chi ha commesso abusi, per denunciare e assicurare alla giustizia coloro che hanno, per decenni, facilitato e nascosto i violentatori. Solo per citare un esempio: il cardinale Wuerl, che ha coperto gli abusi di McCarrick e di altri per decenni e le cui menzogne ripetute e sfacciate sono state rese chiare a tutti coloro che hanno prestato attenzione, ha dovuto dimettersi disonorevolmente a causa dell’indignazione popolare. Eppure, accettando le sue dimissioni, papa Francesco lo ha elogiato per la sua “nobiltà”. Quale credibilità può avere il papa dopo questo tipo di dichiarazioni?».

    L’ex nunzio ha poi riferito di due fatti gravi lasciando intendere che siano stati nascosti volutamente. Il primo sarebbe accaduto all’interno delle stesse mura del Vaticano, al Pius X pre-seminario, che si trova a pochi passi dalla Domus Sanctae Marthae, dove vive papa Francesco. Quel seminario forma i minori che servono come chierichetti nella Basilica di San Pietro e nelle cerimonie papali.

    Ebbene: «Uno dei seminaristi – ha detto -, Kamil Jarzembowski, un compagno di stanza di una delle vittime, afferma di aver assistito a dozzine di episodi di aggressione sessuale. Insieme ad altri due seminaristi, ha denunciato l’aggressore, prima di persona ai suoi superiori , poi per iscritto ai cardinali, e infine nel 2014, sempre per iscritto, a papa Francesco. Una delle vittime era un ragazzo, presumibilmente abusato per cinque anni consecutivi, a partire dall’età di 13 anni. Il presunto aggressore era un seminarista di 21 anni».

    Viganò ha spiegato che «quel pre-seminario è sotto la responsabilità della diocesi di Como ed è gestito dall’”Associazione Don Folci”. Un’indagine preliminare fu affidata al vicario giudiziario di Como, don Andrea Stabellini, che trovò elementi di prova che giustificavano ulteriori indagini. «Ho ricevuto informazioni di prima mano – ha detto – che indicavano che i suoi superiori hanno proibito che continuasse le indagini. Egli stesso può testimoniare per se stesso, e esorto ad andare a intervistarlo. Prego che trovi il coraggio di condividere con voi ciò che ha così coraggiosamente condiviso con me».

    Secodo l’ex nunzio «il caso fu immediatamente nascosto dall’allora vescovo di Como, Diego Coletti, insieme al cardinale Angelo Comastri, vicario generale di papa Francesco per la Città del Vaticano». Inoltre «il cardinale Coccopalmerio, allora presidente del Pontificio Consiglio per i testi legislativi, consultato da don Stabellini, lo ha fortemente ammonito di interrompere le indagini».

    Alla fine il caso sarebbe stato insabbiato: «Il vescovo di Como ha rimosso don Stabellini dalla carica di vicario giudiziario; l’informatore, il seminarista Kamil Jarzembowski, fu espulso dal seminario; i due compagni seminaristi che si erano uniti a lui nella denuncia lasciarono il seminario e il presunto violentatore è stato ordinato sacerdote nel luglio 2017».

    Il secondo caso portato alla luce da Viganò riguarda l’arcivescovo Edgar Peña Parra, che papa Francesco ha scelto come nuovo Sostituto presso la Segreteria di Stato, rendendolo la terza persona più potente nella curia. In tal modo, il Papa ha sostanzialmente ignorato – secondo l’ex diplomatico – un terrificante dossier inviato da un gruppo di fedeli di Maracaibo, dal titolo “Quién es verdaderamente Monseñor Edgar Robinson Peña Parra, Nuevo Sustituto de la Secretarîa de Estado del Vaticano?“. Il dossier è firmato da Enrique W. Lagunillas Machado, nel nome del “Grupo de Laicos de la Arquidiócesis de Maracaibo por una Iglesia y un Clero según el Corazón de Cristo“. Questi fedeli accusano Peña Parra di terribile immoralità, descrivendo in dettaglio i suoi presunti crimini. «Questo – ha commentato – potrebbe anche essere uno scandalo che supera quello di McCarrick, e non deve essere permesso che sia coperto dal silenzio.

    Rispetto ai fatti già resi noti da L’Espresso, Viganò ha aggiunto fatti noti in Segreteria di Stato in Vaticano dal 2002 tra cui l’accusa rivolta a Peña Parra «di aver sedotto, il 24 settembre 1990, due seminaristi minori della parrocchia di San Pablo, che dovevano entrare nel Seminario Maggiore di Maracaibo quello stesso anno. Si dice che l’evento abbia avuto luogo nella chiesa di Nuestra Señora del Rosario, dove il reverendo José Severeyn era parroco. Il Rev. Severeyn fu poi rimosso dalla parrocchia dall’allora arcivescovo mons. Roa Pérez. Il caso è stato denunciato alla polizia dai genitori dei due giovani ed è stato trattato dall’allora direttore del seminario maggiore, Enrique Pérez, e dal direttore spirituale allora, Emilio Melchor. Il Rev. Pérez, interrogato dalla Segreteria di Stato, confermò per iscritto l’episodio del 24 settembre 1990. Ho visto questi documenti con i miei occhi».

    Queste accuse furono segnalate alla Segreteria di Stato nel 2002 dall’allora nunzio apostolico in Venezuela, l’arcivescovo André Dupuy. Ora, Viganò dice che «la documentazione pertinente, se non è stata distrutta, può essere trovata sia negli archivi del personale diplomatico della Segreteria di Stato dove ho ricoperto la carica di Delegato per le Rappresentanze Pontificie, sia negli archivi della nunziatura apostolica in Venezuela, dove i seguenti arcivescovi hanno prestato servizio come nunzi: Giacinto Berloco, dal 2005 al 2009; Pietro Parolin, dal 2009 al 2013; e Aldo Giordano, dal 2013 ad oggi».

    Viganò ribadisce che «avevano tutti accesso ai documenti che riportavano queste accuse contro il futuro Sostituto, così come i cardinali segretari di Stato Sodano, Bertone e Parolin e i sostituti Sandri, Filoni e Becciu.

    Secondo Viganò però, è la posizione di Parolin, attuale Segretario di Stato, ad essere «particolarmente grave». Di fatto non si è opposto alla recente nomina di Peña Parra come sostituto, rendendolo il suo più stretto collaboratore. Ancor di più: anni prima, nel gennaio 2011, come nunzio apostolico a Caracas, Parolin non si è opposto alla nomina di Peña Parra come arcivescovo e nunzio apostolico in Pakistan. «Prima di incarichi così importanti – ribadisce -, viene fatto un rigoroso processo informativo per verificare l’idoneità del candidato; quindi quelle accuse sono state sicuramente portate all’attenzione del cardinale Parolin».

    Infine sul conto di Peña Parra, Viganò documenta come sia «strettamente connesso con l’Honduras e più precisamente con il cardinale Maradiaga e il vescovo Juan José Pineda».

    Fino a qui mons. Viganò. Abbiamo chiesto a Gastòn Guisandes Lopez, che ora è direttore di un giornale a Maracaibo, “Que Pasa” riscontri sui fatti di cui parla Viganò e sui quali a suo tempo scrisse. Siamo in attesa di una risposta. Ma anche il Vaticano, pensiamo, dovrebbe dare una risposta e, se le denunce fatte non corrispondono a verità, dirlo chiaramente. I cattolici hanno il diritto di sapere in che mani sono.

    http://lanuovabq.it/it/linedito-vigano-investe-il-numero-tre-della-curia?fbclid=IwAR2oeqb096n-v4Hr03fnLXuuYR09unRG0N98NGax7AzdgsmW0cbUlEDoLmg

  • NUOVE GRAVI RIVELAZIONI DI VIGANÒ SUI VERTICI DEL VATICANO.

    NUOVE GRAVI RIVELAZIONI DI VIGANÒ SUI VERTICI DEL VATICANO.

    Marco Tosatti

    Cari amici e nemici di Stilum Curiae, l’arcivescovo Carlo Maria Viganò ha reso pubbliche nuove, gravissime rivelazioni che riguardano i vertici del Vaticano e la gestione degli abusi. Sono state pubblicate oggi da LifeSiteNews. In realtà queste dichiarazioni facevano parte dell’intervista che l’ex Nunzio ha concesso qualche tempo fa al Washington Post; ma non erano state pubblicate, in quanto il giornale si era preso del tempo per approfondire l’inchiesta. Per questo motivo Stilum Curiae, pur essendone in possesso, aveva deciso di non pubblicarle fino a quando il quotidiano americano avesse deciso di scrivere un seguito alla prima parte dell’intervista. Questa clausola autoimposta viene meno ora. Vogliamo aggiungere che diversi mesi orsono abbiamo cercato di contattare una persona che è sicuramente informata dei fatti, Gastòn Guisandes Lopez, un collega di Maracaibo, senza fortuna. Ci riproveremo…Ma ci sembra che la Santa Sede non possa trincerarsi dietro l’usuale silenzio, e debba fornire invece chiarimenti credibili e documentati.

    Ecco che cosa dice mons. Viganò:

    I segni che vedo sono davvero inquietanti. Non solo papa Francesco non fa quasi nulla per punire chi ha commesso abusi, non fa assolutamente nulla per denunciare e assicurare alla giustizia coloro che hanno, per decenni, facilitato e nascosto i violentatori. Solo per citare un esempio: il cardinale Wuerl, che ha coperto gli abusi di McCarrick e altri per decenni, e le cui menzogne ripetute e sfacciate sono state rese chiare a tutti coloro che hanno prestato attenzione, ha dovuto dimettersi disonorevolmente a causa dell’indignazione popolare. Eppure, accettando le sue dimissioni, papa Francesco lo ha elogiato per la sua “nobiltà”. Quale credibilità può avere il papa dopo questo tipo di dichiarazioni?

    Ma un simile comportamento non è affatto il peggiore. Tornando al vertice e concentrandosi sull’abuso di minori, desidero ora sottoporre alla vostra attenzione due casi recenti e veramente orribili riguardanti le accuse di reati contro minori durante il regno di papa Francesco. Il papa e molti prelati in Curia sono ben consapevoli di queste accuse, ma in nessun caso è stata consentita un’indagine aperta e approfondita. Un osservatore obiettivo non può fare a meno di sospettare che azioni orribili vengano nascoste.

    1 – Si dice che il primo sia accaduto all’interno delle stesse mura del Vaticano, al Pius X pre-seminario, che si trova a pochi passi dalla Domus Sanctae Marthae, dove vive papa Francesco. Quel seminario forma i minori che servono come chierichetti nella Basilica di San Pietro e nelle cerimonie papali.

    Uno dei seminaristi, Kamil Jarzembowski, un compagno di stanza di una delle vittime, afferma di aver assistito a dozzine di episodi di aggressione sessuale. Insieme ad altri due seminaristi, ha denunciato l’aggressore, prima di persona ai suoi superiori pre-seminario, poi per iscritto ai cardinali, e infine nel 2014, sempre per iscritto, a papa Francesco stesso. Una delle vittime era un ragazzo, presumibilmente abusato per cinque anni consecutivi, a partire dall’età di 13 anni. Il presunto aggressore era un seminarista di 21 anni, Gabriele Martinelli.

    Quel pre-seminario è sotto la responsabilità della diocesi di Como ed è gestito dall’Associazione Don Folci. Un’indagine preliminare fu affidata al vicario giudiziario di Como, don Andrea Stabellini, che trovò elementi di prova che giustificavano ulteriori indagini. Ho ricevuto informazioni di prima mano che indicavano che i suoi superiori hanno proibito che continuasse le indagini. Egli stesso può testimoniare per se stesso, e esorto ad andare a intervistarlo. Prego che troverà il coraggio di condividere con voi ciò che ha così coraggiosamente condiviso con me.

    Insieme a quanto sopra, ho appreso come le autorità della Santa Sede si sono occupate di questo caso. Dopo che le prove furono raccolte da don Stabellini, il caso fu immediatamente nascosto dall’allora vescovo di Como, Diego Coletti, insieme al cardinale Angelo Comastri, vicario generale di papa Francesco per la Città del Vaticano. Inoltre, il cardinale Coccopalmerio, allora presidente del Pontificio Consiglio per i testi legislativi, che è stato consultato da don Stabellini, lo ha fortemente ammonito di interrompere le indagini.

    Potreste chiedervi come è stato chiuso questo caso orribile. Il vescovo di Como rimosse don Stabellini dalla carica di vicario giudiziario; l’informatore, il seminarista Kamil Jarzembowski, fu espulso dal seminario; i due compagni seminaristi che si erano uniti a lui nella denuncia lasciarono il seminario; e il presunto violentatore, Gabriele Martinelli, è stato ordinato sacerdote nel luglio 2017. Tutto questo è accaduto all’interno delle mura vaticane, e non ne è uscita una parola durante il summit.

    Il summit è stato quindi terribilmente deludente, perché è ipocrisia condannare gli abusi contro i minori e fingere di simpatizzare con le vittime rifiutandosi di affrontare onestamente i fatti. Una rivitalizzazione spirituale del clero è più urgente, ma alla fine sarà inefficace se non c’è la volontà di affrontare il problema reale.

    2 – Il secondo caso riguarda l’arcivescovo Edgar Peña Parra, che papa Francesco ha scelto come nuovo Sostituto presso la Segreteria di Stato, rendendolo la terza persona più potente nella curia. In tal modo, il Papa ha sostanzialmente ignorato un terrificante dossier inviato da un gruppo di fedeli di Maracaibo, dal titolo “Quién es verdaderamente Monseñor Edgar Robinson Peña Parra, Nuevo Sustituto de la Secretarîa de Estado del Vaticano?”. Il dossier è firmato da Dr. Enrique W. Lagunillas Machado, nel nome del “Grupo de Laicos de la Arquidiócesis de Maracaibo por una Iglesia y un Clero según el Corazón de Cristo.” Questi fedeli accusano Peña Parra di terribile immoralità, descrivendo in dettaglio i suoi presunti crimini . Questo potrebbe anche essere uno scandalo che supera quello di McCarrick, e non deve essere permesso che sia coperto dal silenzio.

    Alcuni fatti sono già stati pubblicati sui media, in particolare sul settimanale italiano l’Espresso. Aggiungerò ora i fatti noti in Segreteria di Stato in Vaticano dal 2002, che ho appreso quando ho servito come delegato per le Rappresentanze Pontificie.

     Nel gennaio 2000, il giornalista di Maracaibo, Gastón Guisandes López, ha presentato gravi accuse contro alcuni sacerdoti della diocesi di Maracaibo, tra cui mons. Peña Parra, che comprendevano l’abuso sessuale di minori e altre attività potenzialmente criminali.

     Nel 2001, Gastón Guisandes López ha chiesto due volte di essere ricevuto dal nunzio apostolico (l’ambasciatore del papa) in Venezuela, l’arcivescovo André Dupuy, per discutere di queste questioni, ma l’arcivescovo ha inspiegabilmente rifiutato di accoglierlo. Tuttavia, fece  un rapporto alla Segreteria di Stato raccontando che il giornalista aveva accusato mons. Peña Parra di due crimini molto gravi, descrivendo le circostanze.

    –  In primo luogo, Edgar Peña Parra fu accusata di aver sedotto, il 24 settembre 1990, due seminaristi minori della parrocchia di San Pablo, che dovevano entrare nel  Seminario Maggiore di Maracaibo quello stesso anno. Si dice che l’evento abbia avuto luogo nella chiesa di Nuestra Señora del Rosario, dove il reverendo José Severeyn era parroco. Il Rev. Severeyn fu poi rimosso dalla parrocchia dall’allora arcivescovo mons. Roa Pérez. Il caso è stato denunciato alla polizia dai genitori dei due giovani ed è stato trattato dall’allora direttore del seminario maggiore, Rev. Enrique Pérez, e dal direttore spirituale allora, Rev. Emilio Melchor. Il Rev. Pérez, interrogato dalla Segreteria di Stato, confermò per iscritto l’episodio del 24 settembre 1990. Ho visto questi documenti con i miei occhi.

    – In secondo luogo, Edgar Peña Parra è stato presumibilmente coinvolto, insieme a……….., nella morte di due persone, un medico e un certo Jairo Pérez, avvenute nell’agosto del 1992, sull’isola di San Carlos nel lago di Maracaibo. Sono stati uccisi da una scarica elettrica e non è chiaro se le morti siano state o meno accidentali. Questa stessa accusa è contenuta anche nel suddetto dossier inviato da un gruppo di laici di Maracaibo, con il dettaglio aggiuntivo che i due cadaveri sono stati trovati nudi, con la prova di macabri rapporti omosessuali lascivi. Queste accuse sono, a dir poco, estremamente gravi.

    Tuttavia, non solo Peña Parra non è stato costretto a farvi fronte, ma gli è stato concesso di continuare nel servizio diplomatico della Santa Sede.

    Queste due accuse sono state segnalate alla Segreteria di Stato nel 2002 dall’allora nunzio apostolico in Venezuela, l’arcivescovo André Dupuy. La documentazione pertinente, se non è stata distrutta, può essere trovata sia negli archivi del personale diplomatico della Segreteria di Stato dove ho ricoperto la carica di Delegato per le Rappresentanze Pontificie, sia negli archivi della nunziatura apostolica in Venezuela, dove i seguenti arcivescovi hanno prestato servizio come nunzi: Giacinto Berloco, dal 2005 al 2009; Pietro Parolin, dal 2009 al 2013; e Aldo Giordano, dal 2013 ad oggi. Avevano tutti accesso ai documenti che riportavano queste accuse contro il futuro Sostituto, così come i cardinali segretari di Stato Sodano, Bertone e Parolin e i sostituti Sandri, Filoni e Becciu.

     Particolarmente grave è il comportamento del cardinale Parolin che, come Segretario di Stato, non si è opposto alla recente nomina di Peña Parra come sostituto, rendendolo il suo più stretto collaboratore. Ancor di più: anni prima, nel gennaio 2011, come nunzio apostolico a Caracas, Parolin non si è opposto alla nomina di Peña Parra come arcivescovo e nunzio apostolico in Pakistan. Prima di incarichi così importanti, viene fatto un rigoroso processo informativo per verificare l’idoneità del candidato; quindi le accuse di cui sopra sono state sicuramente portate all’attenzione del cardinale Parolin.

    Inoltre, il cardinale Parolin conosce i nomi di alcuni sacerdoti della Curia che sono sessualmente non casti, violando la legge di Dio che si sono impegnati solennemente a insegnare e praticare, e continua a guardare dall’altra parte.

    Se le responsabilità del cardinale Parolin sono gravi, tanto più quelle di papa Francesco per aver scelto per una posizione estremamente importante nella Chiesa un uomo accusato di crimini così gravi, senza prima insistere su un’indagine aperta e approfondita. C’è ancora un aspetto scandaloso di questa storia orribile. Peña Parra è strettamente connesso con l’Honduras, e più precisamente con il cardinale Maradiaga e il vescovo Juan José Pineda. Tra il 2003 e il 2007, Peña Parra ha servito nella nunziatura a Tegucigalpa, e mentre era lì era  molto vicino a Juan José Pineda, che nel 2005 è stato ordinato vescovo ausiliare di Tegucigalpa, diventando il braccio destro del cardinale Maradiaga. Juan José Pineda si è dimesso dal suo incarico di vescovo ausiliare nel luglio 2018, senza che fosse data alcuna spiegazione ai fedeli di Tegucicalpa. Papa Francesco non ha reso noti i risultati del rapporto che il Visitatore Apostolico, il vescovo argentino Alcides Casaretto, ha consegnato direttamente, e solo a lui, più di un anno fa. Come si può interpretare la decisa decisione di papa Francesco di non parlare o rispondere a qualsiasi domanda su questo argomento se non come copertura dei fatti e protezione di una rete omosessuale? Tali decisioni rivelano una verità terribile: piuttosto che permettere indagini aperte e serie su coloro che sono accusati di gravi offese contro la Chiesa, il papa sta permettendo alla Chiesa stessa di soffrire.

    Tornando alla vostre domanda. Mi chiedi se vedo qualche segno che il Vaticano, sotto papa Francesco, stia prendendo i giusti provvedimenti per affrontare i gravi problemi di abuso. La mia risposta è semplice: lo stesso papa Francis sta coprendo gli abusi proprio ora, come ha fatto per McCarrick. Lo dico con grande dispiacere. Quando il re David pronunciò il ricco avido nella parabola di Nathan, degna di morte, il profeta gli disse senza mezzi termini, “Tu sei l’uomo” (2 Sam 12: 1-7). Speravo che la mia testimonianza potesse essere ricevuta come quella di Nathan, ma fu invece ricevuta come quella di Micaia (1 Re 22: 15-27). Prego che questo cambi.

  • Caso Orlandi: “Aprite quella tomba nel cimitero teutonico”. E il Vaticano trema

    Caso Orlandi: “Aprite quella tomba nel cimitero teutonico”. E il Vaticano trema

    La famiglia Orlandi ha fatto arrivare in Vaticano un’istanza nella quale si chiedono una serie di informazioni su una tomba all’interno del cimitero teutonico Vaticano. Sarebbero custodite lì, secondo una lettera ricevuta dal legale della famiglia Orlandi Laura Sgrò, le risposte al mistero di Emanuela Orlandi, la quindicenne sparita nel nulla nel 1983.

    Per questo il legale ha scritto al segretario di Stato, il cardinale Pietro Parolin, chiedendo, oltre all’apertura del loculo, anche una serie di informazioni su quel sepolcro. Non solo. Gli Orlandi chiedono anche una serie di audizioni delle persone coinvolte e ancora in vita: il cardinale Giovanni Battista Re, il cardinale Eduardo Martinez Somalo e il cardinale Angelo Sodano.

    Appoggiato a una parete del cimitero teutonico c’è la statua di un angelo che tiene un foglio con la scritta in latino “Requiescat in pace”, “Riposa in pace”. Per terra una lastra con una scritta funeraria dedicata alla principessa Sofia e al principe Gustavo von Hohenlohe che nel 1857 fu nominato arcivescovo da papa Pio IX. Ma la datazione della statua è diversa da quella della lastra.

    “Alcune fonti – è scritto nella richiesta depositata dall’avvocato Sgrò il 25 febbraio scorso – riferiscono che più persone da anni sono solite deporre i fiori in segno di pietà nei confronti dell’Orlandi che lì sarebbe seppellita. Per fugare ogni dubbio sul contenuto, si ritiene opportuno una ricerca negli archivi di ogni documento relativo a tale loculo per individuare chi vi risulti essere stato sepolto”.

    “In ogni caso si chiede l’apertura della tomba alla presenza della sottoscritta di un rappresentante della famiglia Orlandi e del nostro consulente tecnico, il dottor Giorgio Portera, affinché possa partecipare alle operazioni con tutte le garanzie necessarie vista la gravità del caso”. Nel corso degli anni sono state tante le “piste”, poi rivelatesi false, per ritrovare Emanuela Orlandi. L’ultima risale a qualche mese fa, quando sono state ritrovate delle ossa nella sede della Nunziatura apostolica a Roma.

    “Posso confermare che la lettera della famiglia di Emanuela Orlandi è stata ricevuta dal cardinale Pietro Parolin e che verranno ora studiate le richieste rivolte nella lettera”. Lo ha affermato il direttore “ad interim” della Sala Stampa della Santa Sede, Alessandro Gisotti.

    Caso Orlandi: “Aprite quella tomba nel cimitero teutonico”. E il Vaticano trema

  • La diocesi di Brooklyn pubblica i nomi di 108 preti pedofili

    La diocesi di Brooklyn pubblica i nomi di 108 preti pedofili

    Continua l’opera di disvelamento della Chiesa americana. Nei giorni scorsi cinque diocesi del New Jersey avevano pubblicato altri 180 nomi. Prima condanna per pedopornografia

    A pochi giorni dal summit in Vaticano che per volontà del Papa vedrà riuniti i capi della Chiesa cattolica per affrontare il tema della pedofilia, la diocesi di Brooklyn ha pubblicato un elenco di oltre 100 preti che si sono credibilmente macchiati di abusi nei confronti di minori.

    L’annuncio è solo l’ultimo di una serie di rivelazioni che stanno scatenando un terremoto nella Chiesa cattolica negli Stati Uniti. Nei giorni scorsi cinque diocesi del New Jersey hanno pubblicato i nomi di altri 180 preti accusati di pedofilia.

    La pubblicazione delle liste è un’operazione che riguarda solo gli Stati Uniti, dove sull’onda del successo del “Caso Spotlight”, la fortunata pellicola che riprendeva l’indagine del Boston Globe sulle coperture dell’arcivescovo Bernard Francis Law, sostituito nel 2003 e oggi sul banco degli imputati, le pressioni in America si sono fatte crescenti.

    A sostituire Law c’è oggi Sean O’Malley, il frate cappuccino della «tolleranza zero» nei confronti dei pedofili. L’uomo diventato punto di riferimento di papa Francesco ma tanto duro da aver avuto recenti screzi con lo stesso Pontefice sul caso dei sacerdoti cileni.

    Le liste sono un segnale di “espulsione” dei pedofili dalla comunità clericale. L’ennesimo segnale che il clima, con papa Francesco, è cambiato. Come dimostra anche l’introduzione di nuovi reati nel codice Che il clima con papa Francesco sia cambiato e che le liste siano un segnale di “espulsione” dei pedofili dalla comunità clericale, lo dimostrano anche le modifiche al codice penale che hanno introdotto nuove fattispecie di reato. Proprio oggi il Promotore di giustizia del tribunale vaticano, aprendo l’anno giudiziario al tribunale della Santa Sede, ha parlato della prima condanna per pedopornografia inflitta a monsignor Carlo Alberto Capella, ex consigliere alla nunziatura apostolica a Washington. Capella è stato condannato a cinque anni, il massimo della pena edittale, con le attenuanti generiche equivalenti alle aggravanti dovute al comportamento processuale dell’imputato che ha fornito la massima collaborazione e riconosciuto tutti gli addebiti. L’ex consigliere non ha proposto appello e per questa ragione sta già scontando la sua pena.