Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Abusi su un minorenne. Chiesti 6 anni e 4 mesi per il “don” di Rozzano

    Abusi su un minorenne. Chiesti 6 anni e 4 mesi per il “don” di Rozzano

    Luca Fazzo

    Confermare la condanna a sei anni e quattro mesi per un comportamento che i giudici di primo grado non esitarono a definire “abominevole”: questa è la richiesta che la Procura generale di Milano ha presentato ieri nei confronti di don Mauro Galli, il sacerdote che nel 2011 quando era coadiutore della parrocchia di Rozzano si rese responsabile di una aggressione notturna a sfondo sessuale ai danni di un ragazzo di quindici anni. Oggi, come racconta ieri sua madre, a margine dell’udienza, quel ragazzo è diventato un uomo che cerca di dimenticare quella notte nel letto di don Galli. Ma non è facile.

    Ieri, davanti alla prima sezione della Corte d’appello, la Procura generale ha chiesto la conferma integrale della condanna pronunciata nell’aprile 2018 dal tribunale presieduto dal giudice Ambrogio Moccia. Fu la conclusione di un processo attraversato da dubbi e polemiche: a partire da quelle sul ruolo della Curia milanese, compreso l’attuale arcivescovo Mario Delpini, e alle coperture assicurate a don Galli: al sacerdote venne concesso, quando i sospetti su di lui erano già a conoscenza dei vertici, di continuare a lavorare in un’altra parrocchia a contatto con dei minorenni, nella pastorale giovanile di Legnano, e i familiari vennero convinti a ritirare la denuncia contro di lui. Secondo una intercettazione, d’altronde, fu proprio Delpini a mettere sull’avviso il sacerdote dell’inchiesta in corso contro di lui.

    E le coperture, si scopre ieri, non sono cessate. Secondo la versione ufficiale, don Galli – che non è mia stato arrestato – in questi anni si è di fatto ritirato dal sacerdozio attivo, mantenendo l’abito talare ma dedicandosi solo a una vita di studi. Invece i familiari della sua vittima ieri, a margine dell’udienza, affermano che “in realtà don Galli ci risulta che abbia continuato ad officiare”. Una accusa assai grave che fa il paio con le voci, mai ufficialmente confermate, secondo cui il processo canonico a carico del giovane prete si sarebbe concluso in primo grado con un nulla di fatto.

    Lo stesso difensore dell’imputato, il professor Mario Zanchetti, ha dato atto di considerare ingiustificabile la scelta del prete di fare accomodare il ragazzo – che aveva accettato l’invito a trascorrere la notte in casa sua – nel proprio letto, anziché nella stanza degli ospiti. Per il resto la difesa ha cercato di convincere i giudici della inattendibilità delle parole della vittima quando ha sostenuto di essere stato circondato dal sacerdote con le braccia (“l’ho fatto per impedirgli di cadere dal letto”, è la versione di don Galli) e poi violentato. La Corte d’appello ha preso due settimane di tempo per valutare in profondità la vicenda, fissando al 5 luglio la nuova udienza per pronunciare la sentenza. Il processo si è tenuto a porte chiuse su richiesta della pubblica accusa, più preoccupata di tenere lontano il Covid a colpi di spray che di garantire il diritto di cronaca sull’incresciosa vicenda.

    (trascrizione da Il Giornale del 23 giugno 2021)

  • L’ONU METTE ALL’ORDINE DEL GIORNO GLI ABUSI SESSUALI ECCLESIASTICI GRAZIE ALLE DENUNCE DI XUMEK

    L’ONU METTE ALL’ORDINE DEL GIORNO GLI ABUSI SESSUALI ECCLESIASTICI GRAZIE ALLE DENUNCE DI XUMEK

    I sopravvissuti agli abusi sessuali dell’Instituto Próvolo di Mendoza sono ascoltati in tutto il mondo, tranne che nel ramo giudiziario di Mendoza: mentre l’Organizzazione delle Nazioni Unite avanza in un rapporto inedito che richiede al Vaticano di dare spiegazioni entro 60 giorni, Bambini e adolescenti sono in attesa che si concretizzi il risarcimento integrale, sentenza già ratificata dalla Corte da più di un anno. 

    Nel febbraio dello scorso anno, i rappresentanti del Collettivo per la restituzione dei diritti ai sopravvissuti dell’Istituto Próvolo Mendoza insieme agli avvocati di Xumek Lucas Lecour e Sergio Salinas e membri dell’organizzazione internazionale ECA – Ending Clergy Abuse, che si traduce come “Ending Abuso Ecclesiastico” – si sono recati a Ginevra, in Svizzera, per presentare di persona una denuncia contro la Santa Sede davanti alle Nazioni Unite.

    Lì hanno presentato una denuncia contro il Vaticano all’Ufficio dell’Alto Commissario per i diritti umani delle Nazioni Unite. Nello specifico, sono stati ricevuti dal Relatore Speciale sulla promozione della verità, giustizia, riparazione e garanzie di non ripetizione , dal Relatore Speciale sui diritti delle persone con disabilità , dal Relatore Speciale sulla vendita e lo sfruttamento sessuale dei minori, anche minorili la prostituzione e la pornografia infantile e altri contenuti che raffigura abusi sessuali sui bambini , e il relatore speciale sulla tortura e altri trattamenti crudeli, inumani o degradanti o punizioni .

    La somma dei crimini perpetrati contro i bambini che hanno vissuto e studiato all’Instituto Próvolo de Mendoza è così vasta che coinvolge tutti questi Relatori.

    La denuncia descrive in dettaglio le azioni della Chiesa cattolica nel caso Próvolo de Mendoza, principalmente quelle misure relative alla protezione degli abusatori, all’insabbiamento dei crimini, all’ostruzione delle indagini penali e all’evasione dei risarcimenti dovuti alle vittime, minando così il procedimento di ricerca della giustizia.

    Oggi, un anno dopo, i Relatori Speciali hanno pubblicato un rapporto senza precedenti (da cui il numero: 1/21), concedendo alla Santa Sede un periodo di 60 giorni per rispondere con spiegazioni, fornire rapporti dettagliati e persino modificare il proprio regolamento al fine di rendere trasparente indagare sugli abusi sessuali che si verificano nella Chiesa. 

    Nella comunicazione, i Relatori delle Nazioni Unite mettono in evidenza gli abusi sessuali avvenuti in diverse parti del mondo, tra i quali vengono citati in dettaglio i casi verificatisi nel Próvolo de Mendoza.

    Con questa denuncia la condotta della Chiesa cattolica di fronte alla pedofilia clericale viene posta nell’agenda internazionale.

    D’ora in poi, il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite può chiedere l’adozione di misure che prevengano pratiche che violano i diritti umani da parte delle autorità religiose in tutti i paesi del mondo.

    Quali sono i punti osservati dai Relatori elevati in Vaticano:

    1. Si prega di fornire dettagli e, se del caso, i risultati di eventuali indagini recenti, anche giudiziarie o di altro tipo, e azioni penali in relazione all’abuso sessuale di bambini (inclusi gli adolescenti) da parte di membri del clero della Chiesa cattolica.
    2. Si prega di informare se sono state adottate norme che stabiliscono l’obbligo di notificare alle autorità civili, senza timore di ritorsioni, tutti i casi sospetti di abusi sessuali commessi da membri della Chiesa cattolica, nonché i casi di collaborazione o occultamento dei loro crimini. Indicare se sono stati adottati regolamenti per stabilire l’obbligo di collaborazione con le autorità civili e fornire la necessaria documentazione relativa a casi sospetti di abuso sessuale.
    3. Si prega di informare se il Governo di Sua Eccellenza ha preso provvedimenti per abrogare le norme dei concordati o degli accordi bilaterali che impediscono alle autorità civili di condurre efficaci indagini sugli abusi sessuali ecclesiastici.
    4. Si prega di informare se sono state adottate misure per vietare la pratica di trasferire membri della Chiesa cattolica accusati di aver commesso abusi ad altre diocesi o istituzioni ecclesiastiche.
    5. Si prega di fornire i dettagli delle misure adottate per rilevare, rispondere e porre rimedio a tutte le forme di violenza e abuso inflitte ai bambini dai membri del clero della Chiesa cattolica. Indicare in particolare se esiste un meccanismo di segnalazione indipendente per i casi di abuso sui minori; controllo sistematico del comportamento dei membri del clero a contatto con i bambini; e facilitare l’accesso delle vittime alla giustizia e alle vie di ricorso, compresa l’assistenza legale gratuita.
    6. Si prega di dettagliare le misure adottate per garantire la non ripetizione degli eventi precedentemente denunciati.
    7. Si prega di fornire informazioni sui passi concreti intrapresi per garantire un’indagine rigorosa e controlli sui precedenti dei membri del clero della Chiesa cattolica che entrano in contatto con i bambini.
    8. Si prega di informare se il governo di Sua Eccellenza ha emesso pubbliche scuse rivolte alle migliaia di vittime di abusi sessuali commessi da membri della Chiesa cattolica.
    9. Si prega di fornire informazioni sulle misure adottate per garantire che chiunque sia stato condannato per coinvolgimento in abusi sessuali sia rimosso dalla gerarchia della Chiesa.

    Da segnalare che, a Mendoza, i fatti che hanno dato origine alla denuncia continuano a ripetersi giorno per giorno, nonostante le storiche condanne pronunciate contro i sacerdoti Corradi e Corbacho.

    Non c’è ancora risposta alle richieste di denunce che sono pervenute dalla Procura all’Arcidiocesi, che consente l’impunità per altri reati avvenuti nell’Istituto di Próvolo in assenza di collaborazione da parte delle autorità ecclesiastiche.

    Allo stesso modo, nonostante i fatti siano provati da una sentenza definitiva, non sono stati ancora compiuti progressi nelle riparazioni civili a causa dell’ostacolo permanente operato dalla Chiesa cattolica e dal suo rappresentante Alberto Bochatey.

    Proseguono senza esito le denunce contro l’Emissario vaticano, Dante Simón, per la violazione di un ordine giudiziario che lo obbliga a informare la Procura delle indagini interne che la Chiesa cattolica aveva svolto in relazione al Provolo.

    La sentenza che ha condannato i sacerdoti ha disposto misure di riparazione integrale per i sopravvissuti. Nei normali procedimenti giudiziari, queste misure impiegano circa sei mesi per diventare effettive. Nel caso Próvolo, i sopravvissuti li aspettano da più di un anno.

    Queste misure mirano a fornire opzioni educative o di formazione formale ai sopravvissuti in base alle loro capacità, esigenze e progetto di vita, fornire cure psicologiche e/o psichiatriche, garantire l’accesso a borse di studio, sussidi o programmi di aiuto e cercare soluzioni. problemi, loro e le loro famiglie.

    Sebbene le Nazioni Unite e le sue varie istituzioni non abbiano alcun potere punitivo sui paesi, incluso il Vaticano, il rapporto costituisce un enorme precedente. In questo modo si esercita una pressione internazionale affinché il Collettivo per la Restituzione dei Diritti ai Superstiti del Próvolo aderisca finalmente alla richiesta di giustizia e affinché non si ripetano abusi sessuali ecclesiastici.

    LEGGI QUI LA COMUNICAZIONE UFFICIALE

  • L’arcivescovo di Ottawa si scusa per il ruolo della Chiesa cattolica nel sistema scolastico residenziale

    L’arcivescovo di Ottawa si scusa per il ruolo della Chiesa cattolica nel sistema scolastico residenziale

    ATTENZIONE: questa storia contiene dettagli che alcuni lettori potrebbero trovare angoscianti.

    L’arcivescovo di Ottawa-Cornwall, Marcel Damphousse, ha presentato lunedì scuse formali agli indigeni per il ruolo della Chiesa cattolica nel sistema scolastico residenziale.

    Ha anche invitato a scusarsi anche papa Francesco, il capo globale della chiesa di circa 1,3 miliardi di persone.

    Le scuse sono l’ultima espressione di contrizione da parte di un leader cattolico canadese da quando la Tk’emlúps te Secwépemc First Nation ha annunciato la scoperta di quelli che si ritiene siano i luoghi di sepoltura non contrassegnati dei resti di bambini adiacenti a un’ex scuola residenziale a Kamloops, BC. scuse simili dagli arcivescovi di Vancouver e Regina .

    Abbiamo peccato contro i nostri fratelli e sorelle affidati alle nostre cure.– L’arcivescovo Marcel Damphousse

    Più di 150.000 bambini indigeni sono stati separati dalle loro famiglie e costretti a frequentare le scuole residenziali in tutto il Canada tra il 1880 e il 1996, molti dei quali hanno subito abusi fisici, sessuali e psicologici. La maggior parte delle scuole erano gestite da confessioni cattoliche per conto del governo federale.

    “Estendiamo le mie sincere scuse per il coinvolgimento della Chiesa cattolica nel sistema scolastico residenziale e prego per la guarigione mentre la chiesa in Canada percorre il sentiero della riconciliazione con gli indigeni della nostra comunità”, ha detto Damphousse in un video pubblicato sul canale YouTube dell’arcidiocesi in occasione della  Giornata nazionale dei popoli indigeni.

    “Aggiungo la mia voce a coloro che chiedono al Santo Padre scuse per i popoli indigeni”.

    Le scuse vengono dopo il processo di apprendimento, dice l’arcivescovo

    Nel video, Damphousse ha affermato che la scoperta di Kamloops lo ha spinto a leggere, ascoltare e conoscere meglio l’impatto del sistema scolastico residenziale sulle popolazioni indigene.

    “I resoconti che abbiamo ascoltato sia nel rapporto Verità e riconciliazione che più recentemente in queste ultime settimane dell’esperienza di molti studenti indigeni delle scuole residenziali erano vergognosi”, ha detto Damphousse.

    “Come chiesa, non solo non siamo riusciti ad essere autentici testimoni della bontà di Gesù Cristo, ma abbiamo peccato contro i nostri fratelli e sorelle affidati alle nostre cure”.

    Ma una sopravvissuta alla scuola residenziale locale dice di essere arrabbiata per quanto poco l’arcivescovo sapesse delle scuole residenziali.

    Evelyn Korkmaz è stata costretta ad andare alla scuola residenziale di St. Anne, gestita dalla Chiesa cattolica a Fort Albany, nell’Ont. Ha detto che Damphousse deve prima imparare di più sul sistema scolastico residenziale.

    “Come puoi scusarti sinceramente se non sai nemmeno di cosa ti stai scusando?”

    In un’intervista all’Ottawa Morning di CBC Radio   all’inizio di questo mese, Damphousse ha ammesso di sapere poco della storia o dell’eredità delle scuole residenziali, un commento che ha suscitato critiche dall’ex commissario della TRC Marie Wilson, che ha affermato che la commissione ha specificamente invitato le chiese a educare i loro membri sul loro ruolo in quel capitolo della storia canadese.

    Damphousse ha detto che da allora ha contattato il Kateri Native Ministry di Ottawa, una chiesa situata su Bronson Avenue intitolata a Saint Kateri Tekakwitha, la prima indigena nordamericana ad essere santificata.

    Damphousse ha affermato di aver “chiesto aiuto” per imparare come supportare al meglio la comunità indigena locale.

    “Ho ascoltato le richieste di azioni concrete che possiamo intraprendere, inclusa la partecipazione e la promozione di incontri di ascolto con le popolazioni indigene nella nostra arcidiocesi, lavorando con le popolazioni indigene nel fornire istruzione al nostro clero e ai parrocchiani facilitata dalle popolazioni indigene”, ha affermato Damphousse.

    Korkmaz ha detto che le scuse non andranno abbastanza lontano e vuole che Damphousse solleciti il ​​Vaticano a rilasciare documenti relativi alle scuole residenziali.

    “È un inizio per riconoscere i torti… che la chiesa ha fatto al nostro popolo oa me stesso, ma dopo le scuse, abbiamo bisogno di azioni concrete”, ha detto.

    Francesco ha chiesto la guarigione , ma ha smesso di scusarsi per il ruolo della Chiesa cattolica nella gestione delle scuole, anche dopo che il primo ministro Justin Trudeau gli ha chiesto personalmente di considerare un tale gesto durante una visita del 2018 in Vaticano. Le scuse papali erano una delle 94 raccomandazioni formulate dalla TRC.

    Nelle osservazioni pronunciate in Piazza San Pietro all’inizio di questo mese, Francis ha affermato di essere addolorato per la scoperta di Kamloops e ha chiesto il rispetto dei diritti e della cultura delle popolazioni indigene.


    Il supporto è disponibile per chiunque sia interessato dalla propria esperienza nelle scuole residenziali e per coloro che sono stati attivati ​​dagli ultimi rapporti.

    È stata istituita una linea nazionale di crisi della scuola residenziale indiana per fornire supporto agli ex studenti e alle persone colpite. Le persone possono accedere ai servizi di riferimento emotivo e di crisi chiamando la linea nazionale di crisi 24 ore su 24: 1-866-925-4419.

    https://www.cbc.ca/news/canada/ottawa/archbishop-apology-residential-schools-1.6073733

  • Anziché intromettersi sul ddl Zan il Vaticano pensi ai reati sessuali dei preti

    Anziché intromettersi sul ddl Zan il Vaticano pensi ai reati sessuali dei preti

    Qualcuno rassicuri il Vaticano, vada a suonare al loro citofono spiegando che il ddl Zan – che loro vedono come fumo negli occhi – non aggrava le pene per il reato di atti sessuali con minorenni, che continuerà a essere punito dal Codice penale, come loro sanno bene.

    Qualcuno dica al Vaticano anche che ci vuole un bel coraggio nel ritenersi degni di giudicare la libertà sessuale degli altri provenendo da un club che ha una sessualità taciuta e castrata per dogma, tra l’altro con evidenti mancanze di rispetto delle regole.

    Qualcuno dica al Vaticano che ogni volta che si sentono voci provenire da lì che dicono qualcosa sui bambini, sulla pedofilia e sull’omosessualità non si riesce proprio a prenderli sul serio, senza pensare per un momento a questi ultimi 20 anni in cui i casi (e stiamo parlando solo di quelli che sono venuti a galla) si sono moltiplicati e hanno disegnato perfettamente la poca etica e la poca credibilità di chi oggi vorrebbe fare la parte del moralizzatore.

    Si ricordi la bancarotta delle arcidiocesi di Portland, di Tucson e di Spokane dovuta alle richieste di risarcimenti. Ricordategli il vescovo John Magee e monsignor James Moriarty, vescovo di Kildare e Leighlin, che si dimisero dopo i numeri spaventosi di abusi in Irlanda.

    E poi la Germania, con gli abusi nel coro delle voci bianche del duomo di Ratisbona. Oppure le stime dell’arcivescovo Silvano Tommasi, osservatore permanente della Santa Sede all’ONU di Ginevra, che in una dichiarazione al Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite a Ginevra, dichiarò che, stando alle ricerche interne, nel clero cattolico tra l’1,5% e il 5% era coinvolto in abusi sessuali su minori. Solo per citare alcuni episodi.

    Ci vuole credibilità per affrontare certi temi e il Vaticano, peggio per loro, proprio non ne ha. Se domani davvero volessero fare sul serio “contro l’omosessualità” da quelle parti ci sarebbero parecchi posti vacanti. Altro che Concordato.

    https://www.tpi.it/opinioni/vaticano-contro-ddl-zan-ma-dimentica-reati-sessuali-preti-20210622799253/

  • Gli esperti delle Nazioni Unite esortano la Chiesa cattolica ad agire contro gli abusi sessuali, fornire riparazioni

    Gli esperti delle Nazioni Unite esortano la Chiesa cattolica ad agire contro gli abusi sessuali, fornire riparazioni

    GINEVRA (21 giugno 2021) – Gli esperti dei diritti umani delle Nazioni Unite* hanno esortato la Santa Sede a prendere tutte le misure necessarie per fermare e prevenire il ripetersi di violenze e abusi sessuali contro i bambini nelle istituzioni cattoliche, e per garantire che i responsabili siano chiamati a rispondere e che le riparazioni siano pagate alle vittime.

    In una lettera alla Santa Sede dell’aprile 2021, gli esperti hanno espresso “la massima preoccupazione per le numerose accuse in tutto il mondo di abusi e violenze sessuali commesse da membri della Chiesa cattolica contro i bambini e per le misure adottate dalla Chiesa cattolica per proteggere presunti abusatori, insabbiare i crimini, ostacolare la responsabilità dei presunti abusatori ed eludere i risarcimenti dovuti alle vittime”.

    Gli esperti hanno notato le persistenti accuse di ostruzione e mancanza di cooperazione da parte della Chiesa cattolica con i procedimenti legali interni per prevenire la responsabilità dei colpevoli e le riparazioni alle vittime. Hanno anche preso atto dei concordati e di altri accordi negoziati dalla Santa Sede con gli Stati che limitano la capacità delle autorità civili di interrogare, obbligare alla produzione di documenti o perseguire persone legate alla Chiesa cattolica.

    “Esortiamo le autorità della Santa Sede ad astenersi da pratiche ostruttive e a cooperare pienamente con le autorità giudiziarie civili e di polizia dei paesi interessati, nonché ad astenersi dal firmare o utilizzare gli accordi esistenti per eludere la responsabilità dei membri della Chiesa accusati di abusi», hanno detto.

    Hanno anche espresso preoccupazione per i continui tentativi da parte dei membri della Chiesa cattolica di minare gli sforzi legislativi per perseguire i molestatori sessuali su minori nelle giurisdizioni nazionali, nonché per esercitare pressioni per preservare la prescrizione che impedisce alle vittime di raggiungere l’età adulta – quando sono più in grado di denunciare il danno che hanno subito in tribunale – dalla denuncia di questi crimini.

    “Esortiamo i membri della Chiesa cattolica ad astenersi dall’attuare pratiche che riducono l’accesso delle vittime alla giustizia per le violazioni che hanno subito”, hanno aggiunto.

    Gli esperti delle Nazioni Unite hanno accolto con favore le recenti norme stabilite dalla Santa Sede per abolire il segreto pontificio nei casi di abuso sessuale e per consentire la segnalazione di tali casi e la presentazione di documenti alle autorità civili delle giurisdizioni coinvolte. Tuttavia, hanno rilevato con rammarico che la richiesta di denunciare i crimini alle autorità civili non era ancora obbligatoria e li hanno esortati a farlo il prima possibile.

    Gli esperti hanno notato i primi procedimenti giudiziari davanti al Tribunale penale vaticano per abusi sessuali e insabbiamento in un seminario vaticano. “Esortiamo le autorità competenti a perseguire penalmente tutti i presunti casi di abuso sessuale e/o insabbiamento su minori, inviando così un chiaro segnale a tutti i membri della Chiesa cattolica che tali violazioni non saranno mai più tollerate”, hanno affermato.

    “Dato che queste violazioni e il loro insabbiamento sarebbero stati commessi per decenni in un gran numero di paesi in tutto il mondo, così come le decine di migliaia di presunte vittime, notiamo con grande preoccupazione l’apparente pervasività della sessualità infantile casi di abuso e l’apparente pratica sistematica di insabbiare e ostacolare la responsabilità di presunti abusatori appartenenti alla Chiesa cattolica”.

    A questo proposito, hanno ricordato l’obbligo degli Stati, sancito dalle norme internazionali sui diritti umani, di assicurare giustizia, verità, riparazione e garanzie di non ripetizione in risposta a gravi violazioni dei diritti umani.

    La lettera ha seguito una precedente comunicazione inviata dal Relatore speciale sulla vendita e lo sfruttamento sessuale dei bambini nell’aprile 2019 e un comunicato stampa emesso dallo stesso mandato nel dicembre 2019 che esortava il Vaticano a intensificare le misure per porre fine agli abusi sui minori.

    FINE

    (*) Gli esperti dell’ONU: Sig. Fabián Salvioli , Relatore Speciale sulla promozione della verità, giustizia, riparazione e garanzie di non reiterazione ; la Sig.ra Mama Fatima Singhateh , Relatrice Speciale sulla vendita e lo sfruttamento sessuale dei bambini ; il Sig. Nils Melzer, Relatore Speciale sulla tortura e altri trattamenti o punizioni crudeli, inumani o degradanti ;e Gerard Quinn Relatore Speciale sui diritti delle persone con disabilità .

    I Relatori Speciali fanno parte delle cosiddette Procedure Speciali del Consiglio dei Diritti Umani. Procedure speciali, il più grande corpo di esperti indipendenti nel sistema delle Nazioni Unite per i diritti umani, è il nome generico dei meccanismi indipendenti di indagine e monitoraggio dei fatti del Consiglio che affrontano situazioni specifiche del paese o questioni tematiche in tutte le parti del mondo. Gli esperti di procedure speciali lavorano su base volontaria; non sono dipendenti delle Nazioni Unite e non ricevono uno stipendio per il loro lavoro. Sono indipendenti da qualsiasi governo o organizzazione e servono a titolo individuale.

    Per ulteriori informazioni e richieste dei media, si prega di contattare Brenda Vukovic (+41 22 917 9635 / bvukovic@ohchr.org )

    Per richieste dei media riguardanti altri esperti indipendenti delle Nazioni Unite, contattare Renato de Souza (+41 22 928 9855 / rrosariodesouza@ohchr.org ).

    Segui le notizie relative agli esperti indipendenti dei diritti umani delle Nazioni Unite su Twitter: @UN_SPExperts

    Preoccupato per il mondo in cui viviamo?
    Allora ALZATI per i diritti di qualcuno oggi.
    #Standup4humanrights
    e visita la pagina web all’indirizzo  http://www.standup4humanrights.org

    https://www.ohchr.org/EN/NewsEvents/Pages/DisplayNews.aspx?NewsID=27184&LangID=E&fbclid=IwAR1nkaop3Wbh_4g2Cg78BGwoPPVs6_n3fH9DeYWq_6-DpNoX-OSl1aRO5OU

  • Esperti Onu, il Papa fermi gli abusi sui bambini

    Esperti Onu, il Papa fermi gli abusi sui bambini

    Un gruppo di esperti dei diritti umani delle Nazioni Unite hanno inviato una lettera al Papa esprimendo “grande preoccupazione” per le accuse di violenza sessuale contro i bambini nelle istituzioni cattoliche ed hanno chiesto al Pontefice di agire.

    Gli esperti, che non parlano per le Nazioni Unite ma riferiscono le loro conclusioni all’organizzazione, hanno chiesto alla “Santa Sede di prendere tutte le misure necessarie per fermare e prevenire il ripetersi di violenze e abusi sessuali contro i bambini nelle istituzioni cattoliche, garantire che i responsabili siano chiamati a rispondere e le vittime risarcite”.

    https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2021/06/21/esperti-onu-il-papa-fermi-gli-abusi-sui-bambini-_7d7d3636-99ad-4162-b612-d9b3e6bb0993.html

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webp2018/10/07/quanti-sono-i-preti-pedofili-in-italia-dalle-proiezioni-litalia-ha-il-potenziale-piu-alto-di-qualsiasi-paese/

  • IL VANGELO SECONDO ANDREA FILLORAMO: la pedofilia e gli abusi sessuali

    IL VANGELO SECONDO ANDREA FILLORAMO: la pedofilia e gli abusi sessuali

    di ANDREA FILLORAMO

    Rispondo a un’email di un prete, che mi suggerisce di non rivelare il suo nome, in cui fra l’altro mi dice, riferendosi al mio ultimo articolo su IMG PRESS del 6 giugno u.s: “sono pochi i casi di preti pedofili che… La responsabilità non è della Chiesa…”.

    Sono passati 17 anni – eravamo l’8 luglio 2004 – da quando si leggeva in “La Repubblica: “Il macigno che il Vangelo promise al collo di coloro che danno scandalo, trascina la prima diocesi cattolica americana nella Geenna della bancarotta finanziaria. Il vescovo di Portland, la grande città dell’Oregon, è il primo ad arrendersi, e non sarà l’ultimo, travolto dalle richieste di risarcimenti dalle vittime vere o presunte di molestie e di abusi sessuali che le casse delle diocesi non possono più tacitare. Dichiara bancarotta, lasciando il diritto canonico per cercare rifugio sotto la protezione del codice civile. E c’ era quasi un’eco tristissima e forse inconscia dello smarrimento e dello sconforto di Gesù sulla croce, quando John Vlasick, il vescovo in fallimento, ha detto in pubblico allargando le braccia: «Le compagnie di assicurazione ci hanno abbandonato, tutti ci hanno abbandonato». Ci sono sessanta cause pendenti contro il clero della diocesi di Portland, e 155 milioni di dollari di danni pendenti, mentre i bussolotti della questua si inaridiscono, in una regione, l’Oregon, che per la Chiesa di Roma è frontiera, non certo paragonabile alle cattolicissime Boston, Tucson in Arizona o Los Angeles, dove pure le casse di monsignore sono esauste”. 

    Da allora, in tutto il mondo, si è scatenata la caccia al prete pedofilo, i cui risultati ormai sono noti a tutti. Non sappiamo quanti sono i preti che si sono macchiati di pedofilia, conosciamo soltanto qualche dato approssimativo, come quello che ci ha rivelato il Vaticano davanti al 52esimo Comitato Onu contro la tortura.

    Secondo il Vaticano tra il 2004 e il 2013 il totale di preti pedofili sarebbe di 4000 membri del clero; alcuni di essi sono stati ridotti dalla Chiesa allo stato laicale, ad altri sono state applicate misure disciplinari; ma facilmente si capisce che tale numero è sicuramente diventato molto più esteso dal 2013 ad oggi.

    Diciamolo chiaramente: il fenomeno della pedofilia dei preti, dei vescovi e anche dei cardinali e degli abusi sessuali – l’ho più volte scritto –   è così esteso che lascia senza parole quei preti che affannosamente si sforzano di dimostrare senza, però, riuscire, che la castità è una virtù praticata dalla maggioranza degli uomini di Chiesa e che, quindi, la pedofilia deve essere considerata una patologia , che può colpire e colpisce inaspettatamente anche i sacerdoti, che, perciò, debbono essere solo opportunamente curati.

    Ribadisco ancora con piena convinzione: la pedofilia e gli abusi sessuali di cui si macchiano molti preti sono le immancabili conseguenze di un’errata dottrina della sessualità praticata da secoli dalla Chiesa, imposta e inculcata ai suoi ministri, fin dagli anni giovanili del seminario, che nella sessualità ancora individua il “remedium concupiscentiae”, che,  prima del Concilio Vaticano Secondo, era inteso come una sorta di “legittimazione” della sessualità disordinata, da esercitare, quindi, solo nell’ambito matrimoniale, al quale per legge ecclesiastica i preti, però, non possono accedere,  

    La sessualità per la Chiesa è stata sempre vista quasi come un mostro che morde le nostre carni, una serpe-immagine di Satana, che ci minaccia.

    Non dimentichiamo che con la trinomia: sesso-serpe-Satana si ripete sempre  l’identificazione del serpente con Satana, implicita nella Apocalisse di Giovanni e in Genesi, dove il Serpente è rappresentato come creatura infida e ingannatrice, che subdolamente consiglia ciò che Dio ha direttamente proibito (Genesi 3,4-5.3,22)

    Se è ancora così come per molti preti formati in quei seminari anni fa e ancora in esercizio, non so se ha ragione don Mazzi quando dice: “le rispo­ste della Chiesa in merito ai casi di pedofilia che sono emersi in questi ultimi tempi non mi hanno convinto. Andrebbero aboliti i seminari. L’errore inizia da lì. Il seminario (…) è un luogo che castra, non è un luogo naturale”.

    Esprimo in piena libertà il mio pensiero: credo che siano, oggi, pochi i preti convinti con la Chiesa che la castità sia come si vuol far credere e come leggo in un foglio cattolico: “l’affermazione gioiosa di chi sa vivere il dono di sé, libero da ogni schiavitù egoistica, che rende armonica la personalità, la fa maturare e la riempie di pace interiore; che rende capaci di rispettare gli altri, perché fa vedere in essi persone da venerare in quanto create a immagine di Dio e per la grazia figli di Dio, ricreate da Cristo che «vi ha chiamato dalle tenebre alla sua luce ammirabile” (1 Pt 2,9)»”.

    Penso che pochi preti pensino – come affermano – che la castità sia un’energia spirituale che sa difendere l’amore dai pericoli dell’egoismo e dell’aggressività e sa promuoverlo verso la sua piena realizzazione.

    È importate, a mio parere, affermare che il riconoscimento alla estrinsecazione della dimensione “sessuale”, razionalmente guidata, sia anche per i preti, un “diritto” assoluto, intangibile ed illimitato, la cui negazione non può essere imposta per legge, per prassi, per tradizione, per promessa o anche per voto che impegna per tutta una vita.

    Si tenga conto che la sessualità, dono di Dio, è un ciclo organico, un impulso fisiologicamente insopprimibile, un bisogno di vita, un elemento costitutivo della struttura esistenziale dell’uomo, espressione personale, comunicazione; essa rappresenta una dimensione naturale, di scambio: negarla equivale a negare la persona.

    La castità, oltretutto, se inculcata per mezzo della persuasione o facendo ricorso a un’insistente opera di convincimento durante uno stato di vita ancora giovanile, com’è quello del periodo della formazione seminaristica, è una violenza veramente inaccettabile.

    Chi rinuncia – e può farlo solo liberamente – deve sapere che, nel deserto della comunicazione emotiva, in cui si può trovare a vivere, possono esserci distorsioni, aggressività, dolore, abiezioni, solitudini, patologie. Le pulsioni primarie, infatti, legate alla libido, costituiscono momenti fondamentali della realtà biopsichica di ognuno: la loro negazione o frustrazione può condurre a forme di sessualità deviata, ad alterazioni anche patologiche. La sessualità inibita può persino arrivare ad erotizzare l’intera vita, diventando una vera e propria ossessione, esasperata da fantasie che alla lunga possono divenire quasi maniacali. Il soggetto, infatti, rischia di ritrovarsi “simbolicamente castrato dal suo celibato”, da una castità coatta che lo può portare a percepirsi come un essere asessuato.

    Per reagire all’astinenza forzata può finire così per ritagliarsi un proprio mondo sessuale, connotata da innaturalità, oltreché da degrado ed avvilimento personale, giungendo anche alla pedofilia, il cui accesso è facilitato dall’innocenza della giovane età della vittima.

    La natura con la sua intrinseca, inarrestabile potenza, dopo essere stata imprigionata, umiliata, ridotta a monologhi solitari, lavora, infatti, contro la volontà, disintegrando e neutralizzando le diverse barriere ed ambientando la sessualità sul terreno che è costretta a vivere.

    Concludendo: la rinuncia forzata alla sessualità è una realtà, con i suoi effetti degenerativi che iniziano con inquietudine e frustrazione, passano per la deviazione, con il rischio assai probabile di cristallizzarsi nella violenza, o nella malattia fisica o psichica, nelle perversioni.

    IL VANGELO SECONDO ANDREA FILLORAMO: la pedofilia e gli abusi sessuali

  • Preseminario San Pio X, la “scuola” dei chierichetti del Papa lascia il Vaticano. È al centro di un processo per violenze sessuali

    Preseminario San Pio X, la “scuola” dei chierichetti del Papa lascia il Vaticano. È al centro di un processo per violenze sessuali

    Francesco trasferisce il Preseminario San Pio X fuori dal Vaticano. La decisione, nell’aria da diverso tempo, arriva proprio mentre il luogo dove finora si sono formati i chierichetti del Papa è al centro di un processo penale per violenze sessuali. Gli imputati sono due preti: don Gabriele Martinelli, all’epoca dei fatti seminarista, che è accusato di abusi sessuali, e don Enrico Radice, ex rettore del Preseminario, accusato di favoreggiamento. Un processo analogo a quello che da mesi si sta svolgendo presso il Tribunale Vaticano è iniziato parallelamente anche presso il Tribunale penale di Roma. “Da tempo – si legge in un comunicato della Sala Stampa della Santa Sede – si stava studiando l’ipotesi di un trasferimento del Preseminario San Pio X al di fuori delle Mura Vaticane, anche per favorire la vicinanza dei giovani studenti ai luoghi dove svolgono i loro studi e praticano le loro attività ricreative. In una recente udienza, il Santo Padre Francesco ha comunicato al rettore, don Angelo Magistrelli, la decisione che il Preseminario, a partire dal prossimo mese di settembre, sposti la sua sede all’esterno della Città del Vaticano, in luogo conveniente”.

    Nella nota si precisa, inoltre, che “Sua Santità non ha mancato, nell’occasione, di esprimere viva gratitudine a don Magistrelli per l’opera compiuta in questi 75 anni dalla fondazione dell’istituzione, riconoscendo che essa conserva la sua validità educativa e chiedendo che possa continuare l’apprezzato servizio liturgico svolto dai giovani studenti nella Basilica di San Pietro in Vaticano. Si tratta, dunque, di una nuova tappa della vita e dell’attività del Preseminario San Pio X, che offrirà senz’altro ad esso nuove opportunità di crescita e di sviluppo soprattutto nell’ambito della promozione delle vocazioni al sacro ministero”. Sarà interessante vedere quale sarà la futura collocazione di questa istituzione, che non dovrebbe essere comunque molto distante dal Vaticano visto che Bergoglio vuole che i suoi allievi continuino a svolgere il servizio di chierichetti del Papa a San Pietro.

    Fondato nel 1956 per volontà di Pio XII e don Giovanni Folci, il Preseminario, che dipende dalla diocesi di Como, è un istituto di orientamento vocazionale dove sono nate quasi duecento vocazioni sacerdotali e religiose e di moltissimi laici impegnati. La sua principale finalità è quella del servizio liturgico nella Basilica Vaticana accogliendo ragazzi adolescenti e giovani provenienti da tutte le diocesi d’Italia e del mondo. Negli ultimi anni, però, questa realtà è stata travolta dallo scandalo degli abusi sessuali. Don Martinelli, nato nel 1992, è accusato di aver usato violenza e minaccia, abusando della sua autorità e approfittando delle relazioni di fiducia in qualità di frequentatore anziano del Preseminario, tutore e coordinatore delle attività dei seminaristi, costringendo la sua vittima, di un anno più piccola, a subire ripetuti abusi all’interno del Vaticano. Violenze, che sempre secondo l’accusa, sono avvenute fino al 2012. Don Radice, classe 1949, è accusato, invece, di avere più volte, come rettore del Preseminario, in Italia e anche all’estero, aiutato Martinelli a eludere le investigazioni dopo i reati di violenza carnale e libidine. Su queste accuse sarà il Tribunale Vaticano presieduto da Giuseppe Pignatone a pronunciarsi nelle prossime settimane. La decisione del Papa, però, anticipa di fatto la sentenza con un giudizio non certamente positivo su ciò che è avvenuto nel Preseminario negli anni precedenti.

    Twitter: @FrancescoGrana

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/05/25/preseminario-san-pio-x-la-scuola-dei-chierichetti-del-papa-lascia-il-vaticano-listituto-al-centro-di-un-processo-per-violenze-sessuali/6209561/

  • “La Rete dei Sopravvissuti del Cile” – CRIN report 2021: la responsabilità dell’indifferenza per la morte di 1.313 bambini cileni

    “La Rete dei Sopravvissuti del Cile” – CRIN report 2021: la responsabilità dell’indifferenza per la morte di 1.313 bambini cileni

    Articolo tratto da korazym.org- di Vik van Brantegem

    “La Rete dei Sopravvissuti del Cile” – CRIN report 2021: la responsabilità dell’indifferenza per la morte di 1.313 bambini cileni 

    4 Marzo 2021- Korazim  http://www.korazym.org/57011/la-rete-dei-sopravvissuti-del-cile-crin-report-2021-la-responsabilita-dellindifferenza-per-la-morte-di-1-313-bambini-cileni/

    di Ivo Pincara

    “Chi invece scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare. Guai al mondo per gli scandali! È inevitabile che avvengano scandali, ma guai all’uomo per colpa del quale avviene lo scandalo!” (Mt 18,6-7).

    Proseguiamo la nostra inchiesta, sul tema delle violenze sessuali sui minori, perpetrate all’interno della Chiesa Cattolica Romana. Dopo aver affrontato, in 4 parti, il caso Australian Gate – Un Oceano dell’Orrore nel quale abbiamo motivato la discrepanza di 2,2 miliardi di dollari AUS (1,4 miliardi di Euro). Una somma enorme rilevata dall’Australian Transaction Reports and Analysis Centre (AUSTRAC), come conseguenza di accordi economici, tra Chiesa Cattolica Romana e Stato australiano, dal 2014 al 2020. Accordi bilaterali, destinati – è nostra ipotesi – per i risarcimenti alle vittime della violenza del clero [QUI].

    Nel più totale silenzio dei media vaticani, adesso presentiamo ai nostri attenti e affezionati lettori, i risultati delle indagini svolte dal Child Rights International Network (CRIN), ente investigativo, informativo e di controllo attuativo, accreditato dall’ONU. Il CRIN supporta le Nazioni Unite, tramite il Comitato per i diritti dell’infanzia (CRC) e sostiene l’applicazione della Convenzione dei diritti dell’infanzia, dei diritti di adolescenti e minori. Aderiscono al CRIN circa 3.000 organizzazioni di 130 paesi, che operano per la tutela dei minori.

    Nella presente analisi Cile la rete dei sopravvissuti” – CRIN report 2021 approfondiremo gli aspetti delicati, in riferimento agli abusi sui bambini perpetrati da sacerdoti della Chiesa Cattolica Romana in America Latina, in particolare dei Paesi di lingua spagnola.

    Il CRIN è un osservatorio internazionale, con una speciale devozione alla lente, orientata alla tutela dei diritti dei bambini. L’osservatorio è promotore dell’assunto, che i diritti dei bambini sono i medesimi diritti degli adulti. Tali diritti devono essere rispettati dagli adulti e dagli adulti devono essere fatti rispettare.

    Tra le altre attività di analisi, CRIN relaziona sull’operato delle entità religiose. Per tale motivo, è posta sotto osservazione la Santa Sede. La Santa Sede (o Sede Apostolica) è l’ente, dotato di personalità giuridica in diritto internazionale, preposto al governo della Chiesa Cattolica Romana. Il Papa ne è il capo supremo e nel contempo è il Sovrano dello Stato della Città del Vaticano, uno stato sovrano in regime di monarchia assoluta a carattere elettivo, nel quale il Vescovo di Roma detiene I tre poteri dello Stato (il potere legislativo, il potere esecutivo e il potere giudiziario), con l’aggiunto del Quarto Potere (il potere mediatico). Attualmente, la Santa Sede intrattiene relazioni diplomatiche con 183 stati sovrani [QUI].

    Il CRIN nel 2014, nei seguenti estratti dal rapporto di 48 pagine A Preliminary Report – Child Sexual Abuse and the Holy See – The need for justice, accountability and reform – CRIN Report 2014 [QUI], afferma:

    “È stata riscontrata ostruzione da parte del Vaticano in alcuni paesi, come l’Italia, gli sforzi per scoprire la portata degli abusi sono stati ostacolati da specifici trattati vaticani”.

    “È difficile ottenere statistiche affidabili sugli abusi sessuali clericali in Italia perché il governo ha un trattato con il Vaticano che garantisce aree di immunità ai funzionari vaticani”.

    “Il nostro scopo è spingere la Santa Sede a diventare più trasparente come Stato con obblighi in materia di diritti umani e ad aprirla a un ulteriore ed efficace controllo da parte degli organismi delle Nazioni Unite”.

    “La Santa Sede è ora all’esame del Comitato delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia, questo rapporto si concentra sugli abusi clericali nella Chiesa cattolica e nelle istituzioni cattoliche in tutto il mondo”.

    “Nel dicembre 2013, la Santa Sede non ha fornito la completa documentazione richiesta dal Comitato ONU per gli abusi del clero”.

    “I rapporti su un cambiamento sistemico della politica vaticana sotto Papa Francesco riguardo ai diritti umani forniscono una prospettiva promettente sul suo papato”.

    “Il diritto canonico e le sue procedure possono e crediamo ostacolino i processi di diritto civile o penale”.

    Riteniamo importante analizzare le considerazioni del citato rapporto, a sette anni dalla sua pubblicazione. Tutto ciò è utile per verificare, dopo sette anni, cosa è stato fatto.

    Riteniamo l’anno 2014 un anno cruciale. Lo abbiamo definito – non a caso – l’anno zero di una nuova era.

    Nel 2014 prendono corpo le riforme della Santa Sede in tema di tutela dei minori.

    Nel 2014 Papa Francesco lo ha messo nero su bianco [QUI].

    Osservare come nel 2014 l’ONU, tramite CRIN, muove le sopra riportate critiche alla Santa Sede, risulta interessante.

    È interessante osservare che proprio nel 2014, in Vaticano, viene istituita la Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori, con chirografo di Papa Francesco [QUI].

    È interessante osservare cosa avviene nel 2014 e si sviluppa nel tempo, per un periodo di 6 anni, dal 2014 al 2020, nel Commonwealth dell’Australia. Lo Stato australiano, tramite l’AUSTRAC [QUI], evidenzia una discrepanza di 2,2 miliardi di dollari AUS (1,4 miliardi di Euro). Si tratta di flussi finanziari, letti ma non analizzati – attribuiti in modo errato al Vaticano – e stranamente accantonati dal sistema di controllo finanziario del governo australiano. Questi flussi finanziari, per sei anni vengono messi a prendere polvere in soffitta. Per questi flussi finanziari tutt’ora vi sono indagini in corso, al fine di far luce su una questione complessa che riguarda la Chiesa Cattolica Romana in Australia, lo Stato australiano e la Santa Sede.

    L’indagine in corso è in riferimento a “qualsiasi entità o individuo” che possono essere associati allo Stato della Città Vaticano, con una particolare attenzione all’operato delle banche centrali, che – a quanto pare – sono fuori dal “radar” dei controlli finanziari governativi che può operare l’AUSTRAC.

    In concreto, nel 2014 si concentrano le insolite coincidenze. Se tre indizi fanno una prova, le ipotesi da noi formulate, probabilmente, non sono molto distanti dalla realtà.

    Il CRIN, nella sua analisi approfondita, ha evidenziato che la Chiesa Cattolica Romana si trova al centro di innumerevoli scandali di abusi sui minori di portata internazionale. L’esito dell’inchiesta di CRIN ha riconosciuto gravi responsabilità del clero – e delle gerarchie ecclesiastiche – per i crimini perpetrati in danno dei bambini. Il CRIN, nella presentazione dedicata alla Santa Sede sul proprio sito Internet, rileva quanto segue: “Le denunce più frequenti presentate nei confronti della Santa Sede, rispetto alla tutela dei diritti umani, sono state le continue segnalazioni di violenze sui minori all’interno delle proprie istituzioni religiose, unite ad accuse alle gerarchie della Chiesa, per aver agito per nascondere queste violenze” [QUI].

    La questione degli abusi sessuali sui minori e persone vulnerabili all’interno della Chiesa Cattolica Romana è un problema globale e la vera portata degli abusi commessi in America Latina sta venendo alla luce solo recentemente. Il CRIN report 2019 definisce questa fase “la terza ondata”.

    L’America Latina è la regione con la più alta popolazione cattolica romana al mondo, ma con i più bassi tassi di denuncia di abusi sessuali su minori contro il clero cattolico romano. Gli scandali continuano a emergere e in tutto il continente latinoamericano si chiede giustizia per le vittime di violenze da parte del clero. È accertato che il crimine è stato perpetrato in tutti i 18 paesi di lingua spagnola dell’America Latina: Argentina, Bolivia, Cile, Colombia, Costa Rica, República Dominicana, Ecuador, El Salvador, Guatemala, Honduras, México, Nicaragua, Panamá, Paraguay, Perù, Puerto Rico, Uruguay e Venezuela.

    Il Cile è il primo Paese latinoamericano a presentare denunce in merito agli abusi sui minori perpetrati dal clero dalla Chiesa Cattolica Romana. Finora sono emerse poche informazioni sugli abusi clericali da qualsiasi Paese latinoamericano. Scarse informazioni sono giunte, in particolare, da Brasile, Cuba, Ecuador e Honduras.

    Riguardo Cuba, non sono stati trovati resoconti dei media in merito ad abusi sessuali commessi sui minori all’interno della Chiesa Cattolica Romana. Non sono disponibili statistiche sul numero di denunce penali, presentate per presunti abusi sessuali, commessi dal clero cubano (The Third Wave – Justice for survivors of child sexual abuse within the Catholic Church in Latin America).

    Diversamente, in Cile è in crescita costante il numero delle vittime sopravvissute alle violenze, che denunciamo i crimini subiti, abbattendo i muri dell’omertà. Lo scopo di queste denunce è quello di intraprendere azioni legali contro gli autori delle violenze, che la gerarchia della Chiesa Cattolica Romana ha consapevolmente protetto, trasferito e coperto, ostacolando il corso della giustizia [QUI].

    Nel 2016 si registra una singolare censura dei media. Il quotidiano paraguayano La Nación inizia a pubblicare una serie di rapporti investigativi su cinque preti cattolici argentini che, dopo essere stati accusati di abusi sessuali su minori, erano stati trasferiti nel vicino Paraguay. La serie, denominata Dark Church, è stata interrotta dopo il quarto giorno di pubblicazione. All’epoca, il giornalista a capo del progetto, Aldo Benítez, ha detto che il suo team non ha mai ricevuto una spiegazione sul motivo per cui la serie è stata interrotta. In seguito è emerso, che l’Ambasciatore del Paraguay presso la Santa Sede, Eliseo Ariotti, aveva contattato la proprietaria di La Nación, Sarah Cartes, sorella dell’allora Presidente del Paraguay Horacio Cartes, dicendole che “la pubblicazione non era conveniente”. Altri quotidiani, in seguito, hanno pubblicato articoli denunciando la presunta censura. Poi, La Nación ha ripreso la pubblicazione di Dark Church”, con in totale 15 articoli, per cui ha vinto un premio giornalistico sui diritti umani [QUI].

    Nel gennaio 2021, nel più totale silenzio dei media vaticani, è stato presentato un rapporto delle violenze sui minori in Cile, perpetrate dal clero della Chiesa Cattolica Romana [QUI]. Il rapporto è stato presentato all’ONU tramite il Comitato delle Nazioni Unite contro la tortura [QUI]. L’inchiesta è volta all’attuazione delle raccomandazioni per sostenere la tutela dei diritti bambini. Il rapporto viene presentato a seguito delle segnalazioni pervenute per le violenze perpetrate in danno dei minori. Negli ultimi anni, il Cile ha visto un costante aumento del numero di denunce di abusi sessuali su bambini, perpetrati all’interno della Chiesa Cattolica Romana del Paese. La presentazione del rapporto è il risultato di un’operazione congiunta, all’esito della collaborazione intercorsa, tra il Child Rights International Network (CRIN) e il Survivors Network – Red de Sobrevivientes del Cile.

    La Rete dei Sopravvissuti del Cile ha costituito l’unico database del Paese, nel quale sono archiviati i casi di abuso sessuali sui minori. Nell’ultimo aggiornamento dell’agosto 2020, è stato comunicato che sono state presentate pubblicamente 360 denunce di presunti abusi sessuali commessi sui minori da parte del clero della Chiesa Cattolica Romana. Le accuse, tra le altre, riguardano 4 cardinali, 27 vescovi e 186 sacerdoti. Tuttavia, le statistiche disponibili sono considerate una significativa sottostima delle violenze reali perpetrate dal clero. In risposta alla mancanza di dati, la Rete dei Sopravvissuti del Cile nell’agosto 2018 ha invitato il Presidente della Repubblica, nonché Capo del governo cileno, a istituire un’indagine nazionale sugli abusi perpetrati all’interno del Chiesa Cattolica Romana nel Paese. Le istituzioni cilene, pertanto, sono stato esortate a presentare i dati in loro possesso riguardo l’entità delle violenze sessuali contro i bambini, perpetrate all’interno di istituzioni religiose e statali.

    Nel 2018, la Policía de Investigaciones de Chile (PDI), la polizia criminale investigativa civile cilena, tramite un rapporto all’autorità giudiziaria, ha denunciato il reato di violenze commesso in danno dei bambini in tutti i centri residenziali e di custodia, gestiti dal Servicio Nacional de Menores (SENAME), il servizio nazionale per i minori che dipende dal Ministero di giustizia e diritti umani del Cile. È stato accertato che circa il 40% dei centri SENAME (241), sono di proprietà di o collegate a istituzioni della Chiesa Cattolica Romana in Cile. Il difensore civico cileno per i diritti dei bambini ha ripetutamente denunciato la mancanza sistematica di informazione sulla tutela dei bambini fornita al personale nelle agenzie del SENAME.

    I risultati del rapporto del PDI sono scioccanti. Dal documento emergono denunce di gravissimi crimini, commessi in danno ai bambini. Oltre alle violenze riscontrate, si registrano tra il 2005 e il 2016 1.313 decessi, che corrispondono a 119 decessi annui, un bambino morto ogni 3 giorni. È stato dimostrato che i minori hanno subito gravissime violenze in tutte le strutture del SENAME, che spesso hanno causato la morte.

    Alcune delle strutture residenziali, gestite da SENAME, sono state oggetto di ispezioni della commissione ONU [QUI]. Le informazioni raccolte sono state trasmesse alla Procura della Repubblica cilena. Ma, secondo l’organizzazione investigativa CiperChile, la pubblicazione del rapporto della polizia investigativa criminale civile cilena è stata ritardata volutamente di molti mesi dal Procuratore nazionale, Jorge Abbott e dal Direttore della polizia cilena, Héctor Espinoza [QUI]. In Cile, nelle istituzioni gestite dal servizio nazionale per i minori SENAME e dalla Chiesa Cattolica Romana, sono stati commessi crimini cruenti, che hanno condotto – secondo CiperChile – alla morte migliaia di bambini innocenti. Il CRIN rileva, che all’interno del centro residenziale Nido Amigó, Fundación Cattolica Padre Luis Amigó, è stata scoperta una attività di prostituzione minorile, in danno dei bambini, che vivevano sotto la responsabilità e la custodia della fondazione cattolica.

    In una clamorosa decisione senza precedenti, dopo tre giorni di incontri, il 17 maggio 2018 i 34 vescovi cileni hanno presentato in blocco le dimissioni al Papa: “Abbiamo rimesso i nostri incarichi nelle mani del Santo Padre, affinché decida lui liberamente per ciascuno”. Mons. Luis Fernando Ramos Pérez, Amministratore apostolico “sede vacante et ad nutum Sanctae Sedis” di Rancagua e Segretario generale della Conferenza Episcopale del Cile ha affermato: “Il nostro atteggiamento è in primo luogo di dolore e di vergogna. Dolore, perché purtroppo ci sono vittime: ci sono persone che sono vittime di abusi e questo ci causa profondo dolore. È una vergogna, perché questi abusi si sono verificati in ambienti ecclesiali che sono proprio quelli in cui questo tipo di abusi non dovrebbero mai verificarsi” [QUI].

    Il 16 gennaio 2018, durante un incontro strettamente privato nella Nunziatura Apostolica di Santiago del Cile con un piccolo gruppo di vittime di abusi sessuali da parte del clero, Papa Francesco aveva reso chiaro di credere soltanto alla versione dell’episcopato cileno. In merito alle coperture che il Vescovo di Osorno, Mons. Juan Barros, aveva procurato al prete pedofilo Karadima, aveva detto alle vittime di non avere “prove”, “sono tutte calunnie”, aveva poi spiegato loro. Quindi, a seguito delle denunce degli abusi, il ripensamento, con l’invio in Cile in “missione speciale”, per compiere un’approfondita investigazione che ha portato alla luce un’altra verità, l’Arcivescovo Charles Scicluna, nominato il 13 novembre 2018 Segretario aggiunto della Congregazione per la Dottrina della Fede, conservando l’Ufficio di Arcivescovo di Malta e Monsignor Jordi Bertomeu, Officiale della medesima Congregazione per la Dottrina della Fede. La missione avevo lo scopo di attivare ufficialmente un’indagine investigativa sugli abusi, da parte della Santa Sede. L’inchiesta degli investigatori papali ha raccolto le testimonianze di 64 sopravvissuti che si sono rivolti agli investigatori inviati dal Papa. Le vittime di abusi sono state ascoltate a New York e a Santiago del Cile, ma dopo due anni di silenzio, gli stessi sopravvissuti, hanno mosso critiche nei confronti della Santa Sede perché non hanno più avuto notizie degli esiti delle denunce presentate. Il rapporto redatto dagli investigatori è composto da oltre 2.300 pagine.

    L’8 aprile 2018 Papa Francesco in una lettera indirizzata all’episcopato del Cile, a seguito del rapporto d’indagine, ha affermato: “Sono incorso in gravi errori di valutazione e percezione della situazione, in particolare per mancanza di informazioni veritiere ed equilibrate. Fin da ora chiedo scusa a tutti quelli che ho offeso e spero di poterlo fare personalmente, nelle prossime settimane, negli incontri che avrò con rappresentanti delle persone intervistate” [QUI].

    La Corte d’Appello di Santiago del Cile in ottobre 2018 ha revocato una precedente sentenza e ha condannato l’Arcivescovado di Santiago del Cile guidata dal Cardinale Ricardo Ezzati al pagamento di un consistente risarcimento, 670 mila dollari USA (556 mila Euro), alle tre più conosciute vittime dell’ex prete Fernando Karadima. Il verdetto in favore di Juan Carlos Cruz, Andrés Murillo e James Hamilton è stato emesso all’unanimità dai giudice della IX Sezione del tribunale. Il cambio della sentenza rispetto a quella di qualche tempo fa, che invece aveva rifiutato questo indennizzo, secondo gli esperti e osservatori ha una sola spiegazione: la lettera del febbraio 2009 dell’Arcivescovo Cardinale Francisco Javier Errázuriz all’allora Nunzio Apostolico Arcivescovo Giuseppe Pinto, documento che racconta una versione diversa a quanto il porporato ha sostenuto sotto giuramento in questi anni. In sostanze, nella lettera il cardinale riconosce di aver ordinato di chiudere la causa contro l’allora potentissimo Fernando Karadima e di aver vietato al Procuratore di giustizia della Curia arcivescovile di interrogare l’accusato.

    Il 28 settembre 2018 si apprende da un Comunicato della Sala Stampa della Santa Sede che Papa Francesco ha ridotto dallo stato clericale Fernando Karadima. Il Comunicato aggiunge che il Santo Padre ha preso questa “decisione in coscienza e per il bene della Chiesa”. Karadima dopo il processo canonico conclusosi nel 2011 con una dura e severa condanna che lo obbligava ad un ritiro di preghiera e penitenza era rimasto sacerdote e quindi ha continuato i suoi doveri ministeriali ma in privato, dovendo vivere in una casa di religiose. Sul mantenimento dello stato clericale si erano sollevate molte polemiche.

    Per quanto riguarda l’obbligatorietà della denuncia di violenze sui minori all’interno della Chiesa Cattolica Romana, nel 2019 il CRIN ha raccomandato al Cile di estendere l’obbligo di segnalazione a tutte le categorie professionali che lavorano con i bambini, anche nelle istituzioni gestite dalla Chiesa. Il CRIN sostiene che la denuncia del crimine di abuso sui minori debba essere considerata obbligatoria anche per il sacramento della confessione. Il CRIN sostiene che l’istituzione di tale obbligo sia una necessità. Tale richiesta viene motivata a seguito dell’affermazione fatta nell’ottobre 2018 dal procuratore cileno Emiliano Arias, con la quale segnalava che la Chiesa Cattolica Romana in Cile non ha consegnato mai volontariamente alle autorità civili documenti interni su denunce di abuso di minori. La Chiesa ha consegnato la documentazione solo dopo ordini emessi del tribunale civile e in alcuni casi, solo in seguito a perquisizioni autorizzate della procura negli uffici ecclesiastici.

    Nell’aprile 2019, la Procura della Repubblica cilena ha firmato un accordo con la Conferenza dei Vescovi Cattolici del Cile per cooperare all’ottenimento di informazioni utili per le indagini penali contro membri del clero accusati di abusi sui minori. La Procura ha riferito che c’erano 158 indagini aperte su abusi sessuali e su insabbiamenti da parte del clero e di dipendenti della Chiesa Cattolica Romana. Si registrano in totale 219 soggetti accusati di aver abusato di 241 presunte vittime, di cui 123 minorenni nel momento del presunto abuso. Questi sono gli ultimi dati pubblicati sulle denunce di abuso del clero da parte dell’Ufficio del Procuratore Nazionale. Anche se a maggio 2019 i media hanno riferito che il numero di denunce oggetto di indagine è salito a 166.

    Nel 2018, la Chiesa Cattolica Romana in Cile aveva creato specifici uffici per ricevere denunce di presunti abusi del clero. Questi uffici sono stati criticati per la loro mancanza di trasparenza e indipendenza. È stato riscontrato un espresso rifiuto di trasmettere la documentazione delle indagini alle autorità civili. In risposta alla reticenza della Chiesa Cattolica Romana in Cile, sul rifiuto di consegnare documenti sugli abusi alle autorità civili, la Rete dei Sopravvissuti del Cile ha chiesto l’annullamento dell’accordo. Nel maggio 2019 il procuratore che si occupava delle denunce di abuso del clero in Cile, Emiliano Arias, è stato sospeso dal servizio, a seguito di una denuncia contro di lui, per presunta corruzione, da cui poi è stato scagionato. La sospensione del procuratore Arias è giunta il medesimo giorno in cui aveva avviato un’indagine sull’Arcivescovo di Santiago del Cile, il Cardinale Ricardo Ezzati, riguardo il presunto occultamento di casi di abusi sessuali su minori.

    Il 23 marzo 2019 il Cardinale Ricardo Ezzati ha presentato le dimissioni, accettate da Papa Francesco [QUI]. Il Procuratore Arias, in seguito, è stato rimosso dall’incarico di indagare sui casi di abuso del clero. La Rete dei Sopravvissuti del Cile ha presentato pubbliche lamentele, poiché, i progressi fatti si sono puntualmente bloccati, dopo che il Procuratore Arias è stato rimosso. I poteri sono stati trasferiti al Procuratore Xavier Armendáriz, ma le molteplici richieste, di avviare indagini sui casi di abuso, sono state ignorate dal suo ufficio. La giustificazione adottata è stata la sopraggiunta pandemia da Covid-19, che ha contagiato il Cile nel settembre 2020. Secondo Armendáriz la pandemia ha ulteriormente ritardato le indagini sui casi di abuso. La Rete dei Sopravvissuti del Cile ha contestato tale spiegazione, ritenendo che la Procura sia sottofinanziato e quindi incapace di svolgere il proprio lavoro. Secondo Rete dei Sopravvissuti del Cile, il ritardo riguarda l’intero sistema giudiziario, che si ripercuote sul diritto di presentare una denuncia e la presa in carico della stessa.

    Nel luglio 2018, la Procura della Repubblica cilena ha riferito che 22 procedimenti giudiziari per abusi da parte del clero, avevano portato a condanne. L’organizzazione investigativa CiperChile ha documentato diversi casi, in cui la Procura della Repubblica cilena ha interrotto le indagini su alti funzionari cattolici, accusati di abusi sessuali su minori o accusati di occultamento. Un caso su tutti è quello di Francisco José Cox, deceduto il 12 agosto 2020, da Papa Francesco dimesso dallo stato clericale il 13 ottobre 2018, per atti di abuso sui minori [QUI].

    La Rete dei Sopravvissuti del Cile segnala, che l’attuale Arcivescovo di Santiago del Cile, Mons. Celestino Aós Braco sta affrontando molteplici denunce per insabbiamento di abusi sessuali, ma le indagini si sono arenate. Altro esempio negativo citato, è quello dell’ex gesuita Eugenio Valenzuela, il 29 novembre 2019 dimesso dallo stato clericale e dai voti religiosi da parte della Congregazione per la Dottrina della Fede, per accertate “trasgressioni sessuali nell’ambito della confessione” [QUI].

    Mons. Celestino Aós Braco, in merito agli attacchi a più di 60 tra chiese e templi [QUI], il 20 ottobre 2020, ha dichiarato: “Sarebbe sciocco negare che dentro queste aggressioni contro la Chiesa e contro la religione ci siano anche gli errori della Chiesa e i peccati che abbiamo commesso e di cui proviamo vergogna” [QUI]. I cileni vogliono giustizia [QUI].

    Ci congediamo dai nostri attenti e affezionati lettori, nella certezza che il Popolo di Dio chiede giustizia per gli abusi sessuali sui minori. Il Popolo di Dio chiede giustizia per i crimini perpetrati all’interno della Chiesa Cattolica Romana. Siamo convinti che le riforme, a cui Papa Francesco sta lavorando, debbano trovare inevitabilmente un protocollo attuativo sul campo. Altrimenti le riforme resteranno “riforme da vetrina”, che non conducono alla verità, che non conducono alla giustizia, che non conducono alla pace, che non conducono al perdono.

    La barca di Pietro è in balia del mare in tempesta. La barca di Pietro ha bisogno di essere condotta in un porto sicuro, con misericordiosa fermezza. Papa Francesco può aiutare la giustizia a fare il suo corso e attuare rigidi protocolli, per far in modo che non vengano mai più perpetrati crimini di tale crudeltà. Il Papa deve trovare il modo di riuscire ad attuare la riforma sul campo, in comunione con il Popolo di Dio.

    A tal proposito, ci uniamo alle parole della Lettera aperta a Papa Francesco della Dott.ssa Valentina Villano [QUI]. Parole che vorremo vedere scolpite nella roccia del monte delle beatitudini, con il nome ebraico di Corazim (da cui Korazym.org prende il nome [QUI]). Parole chiare, dette fuori dai denti. Parole capaci di far sentire i sordi. Parole che si trasformano nella voce del Popolo di Dio. Parole sulle quali meditare. Parole da non dimenticare mai.

    “La Rete dei Sopravvissuti del Cile” – CRIN report 2021: la responsabilità dell’indifferenza per la morte di 1.313 bambini cileni

  • Pedopornografia, condannato un prete in Vallese

    Pedopornografia, condannato un prete in Vallese

    La procura vallesana lo scorso autunno ha condannato con decreto d’accusa un sacerdote congolese per il possesso e la trasmissione di un video a carattere pornografico con minorenni.

    Lo indica un comunicato odierno dell’abbazia di Saint-Maurice, nel Basso Vallese, dove il prete, «membro della nostra missione in Congo», all’epoca dei fatti stava seguendo una formazione in contabilità.

    Contattato da Keystone-ATS, il ministero pubblico ha indicato di aver pronunciato lo scorso novembre una pena pecuniaria di 60 aliquote giornaliere, sospese per un periodo di prova di due anni, e di aver inflitto una multa di 500 franchi. La procura non ha indicato quale fosse l’ammontare delle aliquote.

    Nella nota i canonici dell’abbazia si dicono «costernati» dai fatti e «sorpresi e scioccati dalle immagini provenienti dal Congo». Il sacerdote aveva ricevuto il video pedopornografico via WhatsApp.

    I religiosi si rammaricano per il fatto che il prete non abbia «ritenuto importante informarci immediatamente» e che abbia trasmesso il filmato a tre suoi contatti in Africa. «Siamo rattristati da questo comportamento riprovevole», scrive l’abbazia.

    Il sacerdote è tornato nella Repubblica democratica del Congo, dove risiede. L’abbazia di Saint-Maurice ha trasmesso le informazioni sul caso all’arcivescovo di Kananga, da cui dipende il religioso. Sarà l’alto prelato a determinare «quale seguito dare al dossier», recita il comunicato.