Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • ABUSI, LA CHIESA VA A PROCESSO (MA NON IN ITALIA)

    ABUSI, LA CHIESA VA A PROCESSO (MA NON IN ITALIA)

    FQ –  Marco Grasso e Maddalena Oliva – “In ricordo dei due giorni trascorsi al freddo delle montagne ” riportava la scritta aggiunta a mano sul poster regalo. Era un ricordo, un “dono”, per lasciare inciso nella mente, oltreché nel corpo, la data e il luogo dove tutto avvenne per la prima volta.

    “Ricordo quella camera, il letto singolo. E poi il dolore, il sangue… Il Don mi diceva di tenere il segreto, un segreto tra lui, me e Gesù”. Inizia così Mario, nome di fantasia, a raccontare davanti alle telecamere della Bbc per la prima volta la sua “schiavitù sessuale”.

    Quella che per 16 lunghissimi anni – dal 1996, quando lui di anni ne aveva otto – gli ha rubato l’anima. Il suo prete d’infanzia era l’allora parroco di Ceprano: Don Jean “Gianni Bekiaris, ancora oggi sacerdote nella diocesi di Frosinone, nonostante sia stato considerato colpevole dal diritto canonico come dal Tribunale di Frosinone. Il pm aveva chiesto una condanna a sette anni di reclusione, ma il processo è finito nel 2019 perché per i reati accertati è scattata la prescrizione.

    “Quello che mi ha sconvolto di più – racconta il giornalista della Bbc Mark Lowen che ha firmato l’inchiesta – è pensare che Mario oggi potrebbe entrare in chiesa con suo figlio e ritrovarsi padre Bekiaris, il suo violentatore, a officiare messa: il prete è rimasto prete e pure nella stessa diocesi… Questo non potrebbe più avvenire in altri Paesi”.

    “Italy’shidden sin: The true scale of clerical sex abuse in Italy” è il titolo dell’inchiesta durata oltre tre mesi che Lowen ha condotto in Italia, e che è andata in onda ieri sera sulla tv inglese. “C’è un pantano che irretisce i casi di abusi sessuali in Italia e priva i sopravvissuti come Mario di giustizia. Alcuni degli intervistati lo addebitano anche all ’assenza di un vero e proprio movimento MeToo nel vostro Paese: sessismo e patriarcato sono ancora dominanti qui. E così manca quell’attenzione e quella spinta che altrove ha portato la Chiesa, come pure la società, a doversi occupare del tema dell’abuso sessuale compiuto dai preti.

    Anche quando il Pontefice è andato in tv, su questo tema non gli è stata rivolta nemmeno una domanda: è significativo . . .”.

    GLI ALTRI. In Francia la commissione Ciase ha stimato dal 1950 330mila vittime di pedofilia nella Chiesa, 216mila a opera di almeno 3.200 sacerdoti. In Germania, prima un vecchio rapporto aveva contato, dal 1946 al 2014, 1.670 sacerdoti abusatori e 3.677 minori vittime.

    Poi sono arrivati i numeri choc del report nell’arcidiocesi di  Monaco e Frisinga, a cavallo degli anni 70-80. Quelli per cui lo stesso papa emerito Benedetto XVI, chiamato in causa per aver coperto i responsabili in almeno quattro casi, ha scritto di provare “profonda vergogna”e“sincera domanda di perdono”.

    In Spagna, dopo la pubblicazione di un’inchiesta alla Spotlight di El País (durata oltre tre anni e che ha portato alla luce oltre trecento casi di abusi degli ultimi 50 anni), è stata accettata la richiesta di tre partiti, Partito Socialista spagnolo in testa, di istituire la prima grande commissione d’inchiesta governativa sugli abusi sui minori commessi dal clero spagnolo.

    LA SPOTLIGHT ITALIANA. In Italia, è tutto fermo. E anche la decisione su una commissione indipendente – già sollecitata diversi anni fa dalle Nazioni Unite – sembra essere rimandata per l’ennesima volta, almeno fino all’elezione del nuovo presidente della Cei a maggio.

    Così qualche giorno fa, il 15 febbraio, è nato il Coordinamento delle associazioni contro gli abusi nella Chiesa cattolica in Italia: sotto la sigla #ItalyChurchToo , si sono riunite Osservatorio interreligioso sulle violenze contro le donne, Donne per la Chiesa, Noi siamo Chiesa, Rete L’Abuso, Comitato vittime e famiglie, Voices of Faith, Comité de la Jupe, assieme alle due riviste Adista e Left.

    Perché “è ora di una Spotlight italiana”, come dice Francesco Zanardi, presidente di Rete L’Abuso. “L’Italia sembra essere su un altro pianeta… Siamo lontani anche dall ’Europa. C’è una chiara mancanza di volontà da parte dello Stato italiano di interferire con la Chiesa, a spesa dei bambini.

    E c’è anche un problema culturale, in un Paese in cui oltre l’80% delle persone si definisce cattolico la Chiesa per molti resta un’autorità a cui mostrare deferenza, da non poter rimettere in discussione”.

    Secondo dati non ufficiali, l’Italia è il secondo Paese al mondo per numero di accuse di abusi su minori perpetrati da sacerdoti. Si parla potenzialmente di un milione di vittime.
    Ma gli unici casi emersi sono quelli censiti da Zanardi: 360, negli ultimi 15 anni. Solo una punta dell’iceberg. Ne è da sempre convinto anche l’attivista irlandese Mark Vincent Healy, che, di fronte alla Commissione Onu per i diritti del fanciullo, ha presentato uno studio che ipotizza la dimensione del fenomeno in Italia, tenendo conto di quel 4% di preti pedofili stimato dal John Jay Report, la maggiore indagine sul tema condotta negli Usa.

    Percentuale confermata anche dal gesuita padre Hans Zollner, teologo e psicologo della Pontificia Università Gregoriana a cui papa Francesco ha affidato la prevenzione degli abusi sessuali nella Chiesa. In un’intervista alla Stampa, padre Zollner ha affermato: “Ormai il fenomeno è chiaro, nel mondo in ogni regione tra il 3 e il 5% dei preti è un abusatore.

    Abbiamo dei criminali fra noi. Per questo dobbiamo fare ancora dei passi in avanti per purificare la Chiesa”.
    “Per la Chiesa italiana è arrivato il momento di avviare una commissione indipendente sugli abusi sessuali commessi dal clero”, dicono dal movimento #ItalyChurchToo.

    E respingono al mittente la proposta del cardinale Gualtiero Bassetti, presentata in un’intervista al Corriere: “Bassetti propone sostanzialmente la raccolta di dati in possesso delle diocesi, – spiega Zanardi – ma questa non può dirsi una commissione indipendente. Gli effetti della pedofilia all ’interno della Chiesa sono moltiplicati proprio per effetto delle coperture garantite dalle gerarchie ecclesiastiche.

    Non mettiamo in dubbio la buona volontà di Papa Francesco, ma se in Italia i vescovi continuano a fare quello che vogliono non cambierà niente”.

    Anche lo Stato “è invitato a rimuovere tutti quegli ostacoli che impediscono lo svolgimento dei processi”, spiegano sempre dalla rete di associazioni. Un dato su tutti: da un’interrogazione del 2018 al Ministero della Giustizia, è emerso che su 162 condanne penali di sacerdoti, nelle carceri italiane ci fosse solo un solo prete detenuto per quei fatti. “Le Procure spesso lasciano cadere le denunce perché ormai prescritte, ma una vittima mediamente impiega anni prima di elaborare e spingersi a fare una segnalazione”, dice ancora Zanardi.

    “La prescrizione è in palese contraddizione con i trattati internazionali firmati dall’Italia a tutela dei minori”. Ed è proprio su questo punto che la rete anti abusi italiana ha chiesto l’intervento dell ’Onu, perché faccia di nuovo pressione sull’Italia per istituire una commissione indipendente e per modificare la prescrizione.

    Ora quel fascicolo è in mano alle Nazioni Unite: “Prima di noi non c’era niente, e questo la dice lunga sul clima di omertà che avvolge il tema della pedofilia nella Chiesa nel nostro Paese”.

    Da Il Fatto Quotidiano di domenica 20 febbraio 2022

  • Nasce il coordinamento contro gli abusi della Chiesa in Italia

    Nasce il coordinamento contro gli abusi della Chiesa in Italia

    Italy Church Too, ovvero «anche la Chiesa italiana». È questo l’hashtag – rielaborazione del Me too del movimento femminista contro le molestie sessuali – scelto dalle associazioni che ieri hanno presentato il Coordinamento contro gli abusi nella Chiesa cattolica in Italia.

    La Conferenza episcopale italiana continua sostanzialmente a eludere il problema e a rifiutare la proposta di costituire una commissione indipendente che indaghi sulla pedofilia del clero, per esempio come quella voluta dall’arcidiocesi di Monaco di Baviera-Frisinga, che ha messo sotto accusa sia Joseph Ratzinger sia il cardinale Reinhard Marx, arcivescovo di Monaco, ovvero colui che quella commissione ha voluto. L’unica apertura – si fa per dire – arrivata dal presidente della Cei, cardinale Gualtiero Bassetti, in un’intervista al Corriere della Sera a fine gennaio, è quella di una raccolta dei dati in possesso dei Servizi diocesani per la tutela dei minori. Non una commissione indipendente quindi, ma una specie di indagine interna affidata agli stessi organismi ecclesiastici. Senza contare poi che la proposta Bassetti arriva a poco più di tre mesi da suo pensionamento: a maggio, infatti, i vescovi italiani sceglieranno il nuovo presidente della Cei. Se fosse stata seria, avrebbe potuto realizzarla nei cinque anni in cui è stato alla guida della Chiesa italiana (da maggio 2017) e non lanciarla alla vigilia del suo addio, anche perché pressato dagli organi di stampa.

    La spinta allora parte dal basso, da sette associazioni (Osservatorio interreligioso sulle violenze contro le donne, Donne per la Chiesa, Noi siamo Chiesa, Rete L’Abuso, Comitato vittime e famiglie, Voices of Faith, Comité de la Jupe) e due riviste (Adista e Left) che decidono di muoversi su tre fronti: ecclesiale, politico e dell’informazione. Alla Chiesa italiana viene chiesto di avviare una commissione indipendente sugli abusi sessuali commessi dal clero. Lo Stato è invitato a rimuovere tutti quegli ostacoli che impediscono lo svolgimento dei processi e il Parlamento sollecitato a valutare la possibilità di costituire una specifica commissione di inchiesta. E venerdì 18 febbraio verrà messo online, dal settimanale Left, un database che, anche grazie alle informazione raccolte negli anni dall’associazione di vittime “L’Abuso”, documenta i casi di violenza su minori nella Chiesa cattolica italiana.

    «Chiediamo che la Cei affidi quanto prima ad una commissione indipendente un’indagine sugli abusi compiuti all’interno della Chiesa – spiega Paola Lazzarini, presidente di Donne per la Chiesa -. Chiediamo che a guidarla sia persona di specchiata integrità e indipendenza dalle parti interessate. E chiediamo che sia un’indagine che veda uniti gli sforzi di diverse e altissime professionalità e che utilizzi contemporaneamente metodi qualitativi, quantitativi, di analisi documentale, per i quali è necessario che siano aperti tutti gli archivi di diocesi, conventi, monasteri, e anche aprendo canali nuovi di ricezione per l’ascolto delle vittime».

    «Serve adeguare le leggi», aggiunge Francesco Zanardi, presidente della Rete l’Abuso ed egli stesso, ad undici anni, abusato dal parroco savonese don Nello Giraudo. «Sono state avanzate istanze allo Stato e all’Onu – prosegue -, ma il numero di indagini e azioni penali della magistratura è basso: se la vittima è prescritta non scatta nessuna indagine, ma la prescrizione non è adeguata alla maturazione del trauma da parte della vittima. Si chiede al legislatore di dare la possibilità di denunciare a tutti cittadini, dal parroco, al catechista a chiunque abbia dei sospetti, sarebbe già una svolta. Bisogna poi estendere a tutti il certificato anti-pedofilia, applicandolo a tutto l’indotto del volontariato che svolge attività con minori. E attuare un programma di risarcimenti e di programmi di riabilitazione delle vittime».

    A differenza di molti Paesi nel mondo – aggiunge Ludovica Eugenio, responsabile dell’agenzia di informazioni Adista – dove si è intervenuti in modo efficace con inchieste e commissioni d’indagine indipendenti, che hanno fornito il quadro «di un fenomeno che sempre più ha rivelato il proprio carattere sistemico, che affonda le proprie radici nella cultura clericale, in una malintesa immagine del clero come ceto sacro e intoccabile, nel tentativo della gerarchia di proteggere l’istituzione a scapito delle vittime, la cui vita è stata spesso devastata in modo irreversibile», in Italia «la Chiesa e le istituzioni laiche non hanno mai voluto realizzare un’inchiesta su scala nazionale per far luce su un fenomeno criminale che si sa ampiamente diffuso in tutta la Penisola. Non è stata intrapresa finora nessuna iniziativa di indagine e ricerca indipendente che potesse fornire dati oggettivi, primo passo verso una prassi di giustizia cui hanno diritto in primo luogo le vittime e le loro famiglie, ma anche i membri della comunità cristiana, i cittadini e le cittadine». Il coordinamento contro gli abusi nella Chiesa cattolica in Italia «vuole essere uno strumento di pressione e di espressione della volontà di contribuire ad abbattere il muro di omertà che ha protetto finora i responsabili diretti e indiretti degli abusi e ha favorito l’invisibilità delle vittime».

    https://ilmanifesto.it/nasce-il-coordinamento-contro-gli-abusi-della-chiesa-in-italia/

  • Conferenza stampa – Oltre il grande silenzio – #ItalyChurchToo

    Conferenza stampa – Oltre il grande silenzio – #ItalyChurchToo

    #ItalyChurchToo – Si è svolta questa mattina, alla presenza di circa 70 giornalisti accreditati dell’informazione nazionale e internazionale, la presentazione online del Coordinamento di associazioni contro l’abuso nella Chiesa cattolica. Il Coordinamento è composto da Osservatorio interreligioso sulle violenze contro le donne, Donne per la Chiesa, Noi siamo Chiesa, Adista, Rete L’Abuso, Comitato vittime e famiglie, Voices of Faith, Comité de la Jupe, Left.

    Un momento fondativo perché, ha detto Ludovica Eugenio responsabile del settimanale Adista nella presentazione, «nel contesto della lotta contro gli abusi perpetrati all’interno della Chiesa cattolica, hanno deciso di unire le forze diverse realtà, ognuna dalla propria angolatura e con le proprie risorse, espressione del laicato cattolico impegnato per il cambiamento, della voce delle vittime, dell’informazione come servizio alla cittadinanza e strumento di trasformazione».

    Uno strumento, il Coordinamento, «di pressione e di espressione della volontà di contribuire ad abbattere il muro di omertà che ha protetto finora i responsabili diretti e indiretti degli abusi e ha favorito l’invisibilità delle vittime», voluto da gruppi di donne impegnate a vario titolo nella Chiesa cattolica e fuori di essa, con l’unica priorità di dare voce alle vittime e di chiedere strumenti in grado di garantire che nessuna persona debba mai più attraversare questo abisso».

    A differenza di molti Paesi nel mondo, dove si è intervenuti in modo efficace con inchieste e commissioni d’indagine indipendenti, che hanno fornito il quadro «di un fenomeno che sempre più ha rivelato il proprio carattere sistemico, che affonda le proprie radici nella cultura clericale, in una malintesa immagine del clero come ceto sacro e intoccabile, nel tentativo della gerarchia di proteggere l’istituzione a scapito delle vittime, la cui vita è stata spesso devastata in modo irreversibile», in Italia «la Chiesa e le istituzioni laiche non hanno mai voluto realizzare un’inchiesta su scala nazionale per far luce su un fenomeno criminale che si sa ampiamente diffuso in tutta la Penisola. Non è stata intrapresa finora nessuna iniziativa di indagine e ricerca indipendente che potesse fornire dati oggettivi, primo passo verso una prassi di giustizia cui hanno diritto in primo luogo le vittime e le loro famiglie, ma anche i membri della comunità cristiana, i cittadini e le cittadine».

    Il Coordinamento lavorerà «per promuovere richieste concrete, sollecitando la Chiesa cattolica a operare un cambio di mentalità e a fare luce sul passato, a guardare in faccia la realtà assumendosi le proprie responsabilità degli abusi, degli insabbiamenti e dell’abbandono delle vittime, restate senza ascolto e senza risarcimento. E facendo richieste allo Stato, ai rappresentanti dei cittadini in Parlamento, alle istituzioni, nonché operando sul piano della sensibilizzazione dell’opinione pubblica, della presentazione di richieste precise e del monitoraggio dell’operato degli interlocutori istituzionali».

    «Come Coordinamento – ha detto Paola Lazzarini, presidente di Donne per la Chiesa – chiediamo che la Conferenza Episcopale Italiana affidi quanto prima ad una commissione indipendente un’indagine sugli abusi compiuti all’interno della Chiesa. Chiediamo che a presiederla sia persona di specchiata integrità e indipendenza dalle parti interessate. Chiediamo che sia una indagine che veda uniti gli sforzi di diverse e altissime professionalità e che utilizzi contemporaneamente metodi qualitativi, quantitativi, di analisi documentale (per i quali è necessario che siano aperti tutti gli archivi di diocesi, conventi, monasteri) e anche aprendo canali nuovi di ricezione per l’ascolto delle vittime.

    Chiediamo che tale indagine sia condotta esclusivamente sulla realtà degli abusi nella Chiesa Cattolica italiana, così da non rendere indefiniti i risultati, ma anzi da rappresentare un modello di lavoro su una questione così complessa e delicata, da poter essere poi replicato, con opportuni aggiustamenti anche per altre istituzioni e agenzie educative (famiglie, scuola, mondo dello sport e del volontariato). Chiediamo che tale indagine affronti il nodo critico della mancanza di terzietà dei centri diocesani a tutela dei minori, elaborando una proposta alternativa per la prevenzione di futuri abusi all’interno della Chiesa. Chiediamo inoltre che le vittime e le loro famiglie siano risarcite per i danni subiti, pur nella consapevolezza che nessun risarcimento potrà mai colmare la sofferenza inflitta». Tutto questo per «allineare l’operato della Chiesa italiana a quello di altre conferenze episcopali e singole diocesi, spazzando via ogni dubbio relativo alle reticenze che l’episcopato italiano potrebbe avere riguardo all’emersione di tutta la verità (per quanto dolorosa) che si cela sotto il numero, comunque già significativo, di casi noti. È necessario che le responsabilità personali siano accertate e rese note, a tutti i livelli: la Chiesa cattolica è una chiesa gerarchica, nella quale è molto chiara la catena di comando, eppure quando si parla di abusi le responsabilità personali diventano fumose, questo non dovrebbe più accadere e non per una qualche foga giustizialista, ma per una corretta presa in carico delle conseguenze delle proprie azioni alle quali tutte e tutti siamo chiamati. Come battezzate e battezzati, credenti, madri, padri, educatori, professionisti, cittadine e cittadini abbiamo la necessità di vedere la Chiesa italiana compattamente orientata a un’operazione senza ombre e senza sconti».

    «La Rete L’Abuso con 1.400 casi all’attivo da 12 anni è l’unico osservatorio di dati esistente in Italia», ha detto Francesco Zanardi, Rete L’Abuso. «Lavoro lungo e difficile, che non sarebbe spettato a noi, costato al sottoscritto decine di querele ma nel vuoto purtroppo ci siamo dovuti assumere l’impegno, per poter tutelare altri. Oggi siamo rappresentanti per l’Italia di ECA Global, presente in 42 paesi, riconosciuti presso Nazioni Unite». Recenti casi di abusi dimostrano come i recenti sforzi del papa (con “Vos estis lux mundi”) si siano rivelati inutili: i vescovi non obbediscono alle leggi ma non vengono puniti. Leggi deboli hanno favorito il trasferimento in Italia dei pedofili. Una commissione della chiesa anche se perfetta oggi non è più credibile, ne serve una indipendente che assicuri imparzialità. L’imputato non può fare anche da giudice.

    In Italia – ha spiegato Zanardi – la situazione è complessa in confronto ad altri Paesi; El Pais ha raccolto 250 casi in 7 decenni, la magistratura ha aperto un’indagine autonoma. In Italia il database della Rete l’Abuso dimostra 360 casi in 15 anni. Serve un intervento dello Stato. Il Rapporto CIASE in Francia parla di 216.000 vittime e 3.000 preti coinvolti; in Francia i preti sono 22.000, in Italia 52.000; se la percentuale media del mondo è di 7-8% di preti pedofili, in Italia sono stimati un milione. Serve adeguare le leggi; sono state avanzate istanze allo Stato e all’ONU, ma il numero di indagini e azioni penali della magistratura è basso: se la vittima è prescritta non scatta nessuna indagine e salta prevenzione. Serve poi estendere a tutti il certificato anti-pedofilia, applicandolo a tutto l’indotto del volontariato che svolge attività con minori; la prescrizione non è adeguata alla maturazione del trauma da parte della vittima; si chiede al legislatore di dare la possibilità di denunciare a tutti cittadini, dal parroco, al catechista a chiunque abbia dei sospetti. Sarebbe già una svolta. Paradossalmente la soluzione risolverebbe ostacoli posti dai Patti lateranensi come l’art. 4. Se oggi il papa introducesse per i vescovi italiani l’obbligo di denuncia, questi non saprebbero come procedere.
    Bisogna inoltre attuare un programma di risarcimenti e di programmi di riabilitazione delle vittime. Gli sportelli diocesani non sono conformi alla Convenzione di Lanzarote, che prevede anche che la vittima, quando viene sentita in un tribunale, anche in quelli diocesani, sia accompagnata da un medico che ne attesta anche l’attendibilità. Nei tribunali diocesani non si portano neanche gli avvocati».

    La parola è stata poi data ad alcune vittime. Cristina Balestrini, del Comitato Vittime e Famiglie, sezione dell’Associazione Rete L’ABUSO. «Oltre ad essere mamma di una vittima, cattolica e praticante, all’interno dell’Associazione Rete L’ABUSO ho dato la disponibilità per l’ascolto e il supporto ai genitori di altre vittime, con la consapevolezza che solo chi ci è passato può comprendere nel profondo ciò che vive una famiglia che ha subìto questo dramma.

    Infatti, ciò che non emerge dalle cronache è il dopo, la fatica di portare un macigno che non si risolve dopo l’atto di violenza. Il Disturbo da stress Post Traumatico – di cui soffrono tutte le vittime di abusi sessuali anche se non diagnosticato – non è una passeggiata: condiziona il presente e il futuro, e va trattato con competenza e tantissima pazienza e amore.

    La Chiesa in Italia, ha proseguito Balestrini, «non ha nessuna competenza in merito alla gestione degli abusi, né da un punto di vista legale (per ottenere che ciò ciò non avvenga più fermando il prete, denunciandolo, aiutandolo ad affrontare responsabilmente il reato che ha commesso), né per ottenere giustizia e risarcimento alla vittima che ha subito un danno, né da un punto di vista psicologico per offrire supporto alle vittime. La Chiesa «non tutela le vittime, anzi, e nei tribunali civili, la Chiesa difende il prete, non le vittime: sta dall’altra parte. Questo l’abbiamo vissuto sulla nostra pelle». Da un punto di vista psicologico, poi «le vittime sono allontanate dalla Chiesa e questo lo dico con grande dolore, da cattolica. Il nostro parroco ci ha invitati a “non sputare nel piatto in cui mangiamo”. Abbiamo risposto che sono dieci anni che cerchiamo di svuotare quel piatto dal vomito che annusiamo».

    È intervenuto poi Erik Zattoni, 40 anni, figlio del prete pedofilo stupratore Pietro Tosi deceduto nel 2014: «Mia madre è stata stuprata a 14 anni da don Pietro Tosi, da quello stupro sono nato io. Nonostante le minacce mia madre denunciò don Tosi, prima al vescovo Franceschi (“non dire a nessuno di questo episodio, sarebbe un grande scandalo per la chiesa” fu la risposta) poi alle autorità». La famiglia fu sfrattata dall’abitazione, di proprietà della diocesi estense; nel 2010, dopo anni, don Tosi è stato portato in tribunale. «L’esame del dna e la sua confessione hanno confermato che era mio padre biologico», ma nonostante questo e la confessione di don Tosi, questi ha continuato a fare il prete fino a settembre 2012 (anno del pensionamento). «Sono passati 3 papi, 5 vescovi, prefetti della congregazione per la dottrina della fede (Ratzinger era prefetto quando nel 1985 dal Vaticano mandarono un avvocato da mia madre per “calmare le acque”) e questo signore è morto da prete». Una richiesta di incontro a papa Francesco è caduta nel vuoto: il papa era «l’unica persona in grado di punire don Tosi riducendolo allo stato laicale, in quanto il reato di abuso sessuale era prescritto, ma non ho avuto risposta. Alla fine come mi aveva detto telefonicamente una persona della Congregazione per la Dottrina della Fede, “lui è prete e morirà prete”». «Bisogna agire in maniera importante e decisa contro queste persone, servono fatti, altrimenti non cambierà mai nulla. Io non sono una vittima, mia madre lo è e glielo leggo negli occhi ogni giorno, la sua vita non è stata più la stessa da quel momento. A volte mi vergogno a farmi vedere da lei perché so di ricordarle quel momento, so di essere figlio di uno stupro. Io mi considero una vittima indiretta, è importante far sapere che ci siamo anche noi, è importante non dimenticarci».

    Antonio Messina (Enna): «Ho subito abusi tra il 2009 e il 2013, con una coercizione psicologica che spesso è difficile da riconoscere. Ne sono uscito da solo, con il supporto della mia famiglia. Già l’anno dopo denunciai quanto subito da don Giuseppe Rugolo che all’epoca era seminarista ma che perpetrò abusi anche da sacerdote. Ne parlai col parroco che non mi credette, fui sottoposto a un incontro con lo stesso Rugolo.
    Negli anni degli abusi stavo compiendo un cammino di discernimento vocazionale che fu probabilmente l’elemento che permise a don Rugolo di avvicinarmi. Mi venne chiesto anche da un altro sacerdote, mons. Vincenzo Murgano, che era un po’ il mio direttore spirituale, di allontanarmi dalla mia città, di dimenticare».

    Zattoni si rivolse a un altro parroco, convinto che sia «importante combattere anche per il sogno di una Chiesa diversa». Fu l’unico che lo aiutò a denunciare tutto al vescovo, mons. Rosario Gisana, che già aveva ricevuto istanze di altre vittime: «Ma mi sono reso conto che la Chiesa non è in grado di affrontare questo problema. Il vescovo dapprima pensò di allontanare il prete dalla diocesi, poi tentò di comprare il mio silenzio con una somma che veniva dalle casse della Caritas diocesana, proposta in modo illecito con pagamenti in nero e con una clausola di riservatezza da sottoscrivere. Il prete fu trasferito a Ferrara dove continuò ad avere contatti con ragazzi. Non potevo vivere serenamente l’idea che altri giovani potessero vivere quello che avevo vissuto io, nessun aspetto risarcitorio può restituire ciò che è stato tolto, far recuperare appieno anche la propria vita relazionale e di affetti, ma se possiamo fare in modo che questo non succeda ad altri, queste brutte storie possono quanto meno servire a cambiare qualcosa nella Chiesa e nella società. Il processo è già iniziato, a marzo inizierà anche il dibattimento, ma il vescovo Gisana è sempre vescovo della diocesi e dopo che gli comunicai nel 2018 che mons. Murgana mi aveva chiesto di dimenticare, questo sacerdote è stato messo a capo del servizio di tutela dei minori della diocesi di Piazza Armerina, incarico che ricopre tutt’oggi nonostante sia emersa la sua omertà e nelle intercettazioni il suo diretto coinvolgimento con il sacerdote Rugolo che ora è a Ferrara agli arresti domiciliari nel seminario, dunque in un contesto non di isolamento. Speriamo ora di ottenere giustizia».

    «Il nostro settimanale ha sempre dato attenzione al problema degli abusi su minori e donne», ha detto Federico Tulli del settimanale Left. «Proprio questa settimana verrà inaugurato il database di Left che raccoglierà i casi di abusi su minori nella Chiesa cattolica in Italia, il primo realizzato nel nostro Paese da una testata giornalistica in collaborazione con la Rete l’Abuso. Questo per sopperire a una grave mancanza, quella di una mappatura, mai realizzata né dalla chiesa né dallo Stato, su questo fenomeno criminale. Una inaccettabile disattenzione da parte della politica e delle istituzioni nei confronti della sicurezza e della salute psicofisica dei bambini.

    Abbiamo lavorato su fonti originali, su fonti d’agenzia e giornalistiche e ci avvaliamo del contributo di esperti di varie discipline, avvocati, magistrati, psichiatri, psicoterapeuti e anche di storici. Per poter affrontare seriamente questa piaga è determinante essere chiari, soprattutto con l’opinione pubblica, su cosa sia la pedofilia, su quali siano le radici di questo fenomeno diffuso non solo nella Chiesa ma anche nella società laica. Si tratterà dunque di una mappatura in tempo reale, stanno già arrivando segnalazioni di nuovi casi, ma anche di un viaggio a ritroso nel tempo per capire cosa sia la pedofilia e poterla affrontare. Left dà la propria massima disponibilità a contribuire al lavoro del Coordinamento».

    La conferenza stampa – che ha visto anche la partecipazione di Anne Soupa, presidente del Comité de la Jupe a Parigi, organismo che si batte per i diritti nella Chiesa, e Marilde Iannotti di Voices of Faith, organismo attivo sul piano dei diritti delle donne nella Chiesa e sugli abusi delle religiose – si è conclusa con un ultimo intervento di Marzia Benazzi (OIVD): «Siamo partite con la nostra sensibilità di donne, occupandoci già degli abusi contro le religiose, nella convinzione che tutti gli aspetti degli abusi nella Chiesa siano originati da una condizione endemica fondante: dalla visione sessista e patriarcale dominante. Il muro del silenzio sarà duro da abbattere. Questo coordinamento riunisce una pluralità di richieste che sono dovute alle esperienze: c’è chi crede ancora che ci possa essere una trasformazione nella Chiesa, c’è chi, in una visione di vita vissuta e di sofferenze, ma siamo accomunati dalla determinazione a far sì che nulla resti intentato, perché non è una questione di credenti non credenti ma una questione di giustizia : non possiamo più accettare che tutto questo sia obnubilato o negato. Per far questo abbiamo bisogno di alleati nei giornalisti e giornaliste a cui chiediamo di sostenerci in questa azione perché l’Italia è sorda per un protervo ossequio alla cultura clericale, e non ha mai visto la nascita di una vera laicità dello Stato. Tenete alta l’attenzione, perché la laicità si esprime nella giustizia»

  • “Il sacerdote abusò di minori, il vescovo sapeva e insabbiò” L’intercettazione approda in aula

    “Il sacerdote abusò di minori, il vescovo sapeva e insabbiò” L’intercettazione approda in aula

    Enna.  C’è anche una intercettazione in cui il vescovo della diocesi di Piazza Armerina, Rosario Gisana, avrebbe ammesso parlando  al telefono con Don Giuseppe Rugolo, di avere “insabbiato” la vicenda di abusi sessuali su un minore, tra quelle che verranno trascritte dai periti che hanno ricevuto ieri incarico dal tribunale di Enna. 

     

    Nel corso della quarta udienza di ieri, il collegio giudicante, dopo essersi ritirato in  Camera di Consiglio, ha rigettato tutte le richieste della difesa dell’imputato, rappresentato dagli avvocato Antonino Lizio e dei responsabili civili che chiedevano, tra l’altro che i testimoni fossero interrogati solo dopo la trascrizione delle intercettazioni. Accolta, invece, nel corso dell’udienza la produzione documentale dei pubblici ministeri, Stefania Leonte e Orazio Longo, della difesa e delle parti civili. Tra queste, le riservate personali intercorse tra il Vescovo di Piazza Armerina, Rosario Gisana e Federico Marti, l’avvocato rotale nominato nella fase stragiudiziale dalla famiglia della vittima. Ammessa anche la corrispondenza tra il vescovo Gisana e la Congregazione per il Clero, che era stata investita del caso Rugolo e aveva affermato di non essere competente perché, secondo l’istruttoria del procedimento ecclesiastico, le violenze sarebbero avvenute quando Rugolo era seminarista.

     

    Ammessa, inoltre, nel corso dell’udienza, anche la costituzione in giudizio della la Curia della Diocesi di Piazza Armerina. Le operazioni peritali inizieranno il prossimo 15 febbraio mentre la prossima udienza, con gli interrogatori dei primi testimoni, tra i quali l’allora dirigente della squadra mobile di Enna, Antonino Ciavola, e’ stata fissata per il prossimo 10 marzo.

     

    Intanto, “il caso Rugolo” è pronto ad approdare  all’Onu, assieme ad altri fatti avvenuti in Italia. A presentare l’istanza, a testimonianza di una serie di violazioni dei diritti umani, che sarà resa pubblica il prossimo 15 febbraio, l’associazione Rete l’Abuso, unica associazione italiana che si occupa di vittime del clero.

     

    Rugolo, si ricorda, fu arrestato e poi posto ai domiciliari,lo scorso aprile  in esecuzione di ordinanza di custodia cautelare, per violenza sessuale su minori, dopo la denuncia di un giovane, minorenne al momento dei fatti contestati. Prima di presentare l’esposto, aveva scritto, chiedendo aiuto a Papa Francesco, senza però mai ricevere risposta.

    Tiziana Tavella

  • Abusi nella Chiesa e patriarcato. Non solo pedofilia

    Abusi nella Chiesa e patriarcato. Non solo pedofilia

    La “scoperta” degli abusi a danno dell’infanzia è stata traumatica. La protezione dei bambini e la lotta contro lo sfruttamento sessuale è un dovere di tutti gli Stati, chiamati a individuare sia i trafficanti sia gli abusatori, come sono dovere della società le denunce e le prevenzioni da attuare in tutti i luoghi interessati della società: scuole, realtà sportive, ricreative e culturali, comunità religiose, associazioni… e famiglie. L’ipocrisia che obbligava a ignorare la vulnerabilità delle situazioni deboli è stata per secoli segno dell’irrilevanza del bambino/a: in alcune lingue è addirittura nome neutro, una cosa. E, se si dice che sono “persone”, si neutralizza la “differenza di genere”: è come dire “uomo”. Perché quando le mamme dicevano “Guarda di non accettare caramelle da sconosciuti” lo dicevano soprattutto alle bambine. Mentre, se si considera il numero degli abusi di ecclesiastici, si scopre che chi in realtà è oggetto di “attenzioni” sono i maschietti. Grande, quindi, il coraggio della Chiesa nell’affrontare il problema, il dramma della pedofilia, un coraggio costoso perché i risarcimenti costeranno patrimoni alle Chiese locali. Ma è appena iniziato il processo morale: non è solo un “peccato contra sextum”. Francesco, nel viaggio di ritorno dalla Grecia, il 6 dicembre 2021, commentava emozionato con i giornalisti: «una situazione storica va interpretata con l’ermeneutica dell’epoca… nel caso degli abusi nella Chiesa il coprire, che è il modo che si usa purtroppo nelle famiglie, anche oggi, nella grande quantità delle famiglie, nei quartieri, cercare di coprire, noi diciamo no, non va questo, dobbiamo scoprire». Infatti questi mali della Chiesa sono in quota tra i mali sociali praticati nella tacita connivenza delle famiglie che hanno sempre “saputo”, percepiti come irrilevanti nelle pieghe interne di una società democratica ma passiva. La morale cattolica è doppiamente responsabile: nella società “obbediente” e davanti al Vangelo. Non ha nulla a che vedere con la pedofilia, ma esiste un abuso specifico della chiesa che divide i consacrati e le consacrate che le superiore degli Ordini femminili hanno denunciato pubblicamente inviando all’inizio degli anni ’90 (del secolo scorso) dossier alla Congregazione della fede sulla paura di sacerdoti, nelle missioni, di contrarre l’Aids da prostitute, cosa che li induceva a corrompere giovani colleghe e converse.

    Agganciando il loro caso al grande convegno del febbraio 2019 sulla Protezione dei minori nella Chiesa, le superiore hanno chiesto: che fa la Chiesa quando le consorelle, partecipi anch’esse alla stessa vita consacrata, una volta pronunciati gli stessi voti, vengono insidiate da sacerdoti? Da quando le donne hanno iniziato a denunciare, anche le religiose hanno alzato la voce per chiedere un intervento. Gli abusi delle religiose rappresentano un diverso – anche se ugualmente legato al “genere” e alla sessualità – problema serio. Perché c’è l’abuso sessuale, ma soprattutto l’abuso di potere che offende la coscienza. Lo dimostrano le testimonianze di donne coinvolte e alcune pubblicazioni recenti, pur se l’argomento non appassiona né il laicato né l’informazione, anche anticlericale, sempre pronta a cogliere le occasioni scandalistiche. In realtà le donne sono sole e perfino il gran parlare di femminicidi provoca pochi interventi sulla responsabili collettiva degli uomini. Qualche antropologo si domanda se l’uomo di Neanderthal aveva coscienza di sé, ma nessuno indaga sulla violenza dei maschi nei confronti delle loro compagne. Tanto meno se preti. Il patriarcato è all’origine di tutta la sottrazione di dignità alle donne, rafforzato in tutte le credenza religiose dove secoli di assoggettamento al pregiudizio sessista sono stati assunti come verità.

    Anche i cattolici li hanno confermati, e sono stati benedetti da una società di maschi celibi che hanno giustificato il loro controllo sulle donne con il sigillo del sacro. Che è più grave e non solo a causa della disparità uomo/donna. Infatti la figura del presbitero è carica di suggestioni che investono la psiche di chi segue le sue funzioni di celebrante, in cui la disparità uomo/donna risulta evidente: come il presbitero sa di essere un uomo, come Gesù e come i fedeli maschi, e percepisce allo stesso modo dei fedeli maschi l’emozione di “consacrare”, è ben diversa l’emozione di una suora, sia perché deve “ricevere” un sacramento, senza “celebrarlo”, sia perché riceve il suo Signore dalle mani di un uomo che lo rappresenta. Se l’uomo si sente attratto da una consacrata ridiviene un uomo come tutti e, se si permette di seguire l’intuizione istintiva e abusa della sua superiorità “di ruolo” che trova vulnerabile la donna, è un molestatore e, peggio, un violentatore. Anche le donne laiche dovrebbero riflettere sulla condizione di chi ha l’obbligo degli stessi voti – obbedienza, povertà e… nubilato, diverso dal celibato perché “neutro”, coperto dalla “castità”, termine ambiguo, indulgente con i maschi – ma è indifesa davanti a un’autorità che lei non possiede. Francesco, il 10 maggio 2019, è intervenuto all’Unione delle Superiore Generali e ha riconosciuto che «L’abuso delle religiose è un problema serio. E non solo l’abuso sessuale, anche l’abuso di potere, l’abuso di coscienza. Dobbiamo lottare contro questo». Il “questo” resta neutro, indeterminato nell’imbarazzo del maschio che è anche papa. Le donne non sono indulgenti, ma vedono che i loro rimproveri qualche buon esito lo conseguono. Infatti il riconoscimento sull’indegnità delle violenze di genere si è fatto più presente e serio. Davanti alle telecamere di Mediaset Francesco ha riconosciuto che «È tanto grande il numero di donne picchiate, abusate in casa, anche dal marito. Il problema per me e?quasi satanico». Il 22 febbraio 2019 aveva risposto alle Superiore: «Invitare a parlare una donna sulle ferite della Chiesa è invitare la Chiesa a parlare su se stessa, sulle ferite che ha». Le donne d’altra parte, a prescindere dalla religione sono vittime del patriarcato e nessuno, come anche il papa, ignora che «Le donne si vendono, le donne si schiavizzano. Anche nel centro di Roma il lavoro contro la tratta è un lavoro di ogni giorno. Nel Giubileo sono stato a visitare una delle tante case dell’Opera don Benzi. Ragazze riscattate, una con l’orecchio tagliato perché non aveva portato i soldi quel giorno, un’altra portata da Bratislava nel bagagliaio della macchina, schiava, rapita. Questo succede fra noi, eh! La tratta!» (di ritorno dall’Iraq l’8 marzo 2021). Consapevole che i clienti sono anche cattolici…. La cultura del patriarcato nella Chiesa dei celibi “ordinati” resta. Importante che le donne della Chiesa, insieme con le laiche, reagiscano perché non è possibile lasciare che nel mondo avanzi il “modello unico”, la massima insidia alla volontà di fare della differenza sessuale il diritto fondamentale per tutte le umane differenze.

    *Giancarla Codrignani è giornalista, saggista, già parlamentare della Sinistra Indipendente

    https://www.adista.it/articolo/67437

  • Lo scandalo dei preti pedofili: tutte le ombre su Papa Ratzinger

    Lo scandalo dei preti pedofili: tutte le ombre su Papa Ratzinger

    Ombre sempre più pesanti si allungano sul Papa emerito Ratzinger. Il sospetto è sempre lo stesso: che abbia coperto casi di pedofilia quando non era ancora capo della chiesa cattolica e svolgeva il suo ministero a Monaco. Sapeva? Ha taciuto? Ha scelto di non agire? Tra dichiarazioni ufficiali, smentite e l’intervento della Santa Sede che ne difende l’operato la polemica non si spegne.

    I dubbi

    Le parole di padre Hans Zollner, teologo e psicologo presidente del Centro per la protezione dei minori della Pontificia Università Gregoriana, a cui Papa Francesco ha affidato la prevenzione della piaga degli abusi sessuali sui minori nella Chiesa sono inequivocabili:”Nel mondo in ogni regione tra il 3 e il 5% dei preti è un abusatore. Abbiamo dei criminali fra noi. Per questo dobbiamo ancora fare passi avanti per purificare la Chiesa”.

    Nelle ultime settimane i dubbi sull’operato di Ratzinger sono aumentati. Sono stati alimentati da una dichiarazione fornita in occasione della presentazione del rapporto sulla pedofilia nel clero dal 1945 al 2019 redatto dallo studio legale Westpfahl Spilker Wastl per dare una misura del fenomeno nell’arcidiocesi di Monaco e valutare se i funzionari della chiesa abbiano gestito correttamente le accuse. Inizialmente viene riportata una frase secondo la quale il Papa emerito negava di avere partecipato alla riunione del Ordinariato il 15 gennaio del 1980 durante la quale si parlò di un prete della diocesi di Essen che aveva abusato alcuni ragazzi ed era andato a Monaco per una terapia. Poi la rettifica: “Ho partecipato”.

    Ratzinger spiega che l’errore “non è stato commesso in malafede” ma “il risultato di un errore nell’elaborazione editoriale della sua affermazione”. È “molto dispiaciuto” per questo e si scusa. E comunque, tiene a precisare, in quella sede non venne “presa alcuna decisione circa un incarico pastorale del sacerdote interessato”. Piuttosto, la richiesta è stata avanzata solo per “consentire una sistemazione per l’uomo durante il trattamento terapeutico a Monaco di Baviera”.

    “Benedetto XVI è vicino alla sua ex arcidiocesi e diocesi di origine in questi giorni – recita una nuova dichiarazione ufficiale – ed è molto vicino ad essa nei suoi sforzi per chiarire. Pensa soprattutto alle vittime che hanno subito abusi sessuali e indifferenza”. Ma il dietrofront non passa inosservato e rinfocola i sospetti.

    Preti pedofili

    Secondo il rapporto almeno 497 persone avrebbero subito danni nell’ambito di abusi pedofili nell’arcidiocesi di Monaco. Vittime delle attenzioni morbose prevalentemente maschi tra gli 8 e i 14 anni. Coinvolti come presunti artefici almeno in 235, fra cui 173 preti, 9 diaconi, 5 referenti pastorali, 48 persone di ambito scolastico. Josef Ratzinger è accusato di comportamenti erronei in 4 casi (era arcivescovo).  Il rapporto documenta centinaia di casi di abusi commessi durante quasi otto decenni, e punta l’indice sui vertici dell’arcidiocesi che si sono succeduti in questo lungo lasso di tempo. A seconda dei casi ci si sarebbe regolati secondo una gamma di comportamenti che vanno dall’irresolutezza al vero e proprio tentativo di insabbiamento. Nel corso dei cinque anni in cui a Monaco c’era Ratzinger alcuni abusi sarebbero stati commessi da due religiosi che prestavano assistenza spirituale ai giovani e nei confronti dei quali non si presero provvedimenti.

    “Da Papa Ratzinger norme durissime contro gli abusatori”

    Dalla Santa Sede arriva la difesa di Benedetto sedicesimo. “Da parte del Papa emerito è stata sempre ribadita la condanna dei crimini (legati agli abusi ai danni di minori)”, sottolinea il direttore editoriale dei media vaticani, Andrea Tornielli.

    “Non si può dimenticare che Ratzinger, il quale già da prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede aveva combattuto il fenomeno nell’ultima fase del pontificato di san Giovanni Paolo II di cui era stato stretto collaboratore, una volta diventato Papa ha promulgato norme durissime contro gli abusatori clericali, vere e proprie leggi speciali per contrastare la pedofilia – scrive Tornielli in un editoriale su Vatican News – Inoltre, Benedetto XVI ha testimoniato, con il suo esempio concreto, l’urgenza di quel cambiamento di mentalità così importante per contrastare il fenomeno degli abusi: l’ascolto e la vicinanza alle vittime a cui va sempre chiesto perdono”.

    “Per troppo tempo i bambini abusati e i loro parenti, invece di essere considerate persone ferite da accogliere e accompagnare con percorsi di guarigione, sono state tenute a distanza. Spesso purtroppo sono state allontanate e persino additate come ‘nemiche’ della Chiesa e del suo buon nome. È stato proprio Joseph Ratzinger – ricorda Tornielli – il primo Papa a incontrare più volte le vittime di abuso durante i suoi viaggi apostolici. È stato Benedetto XVI, anche contro l’opinione di tanti sedicenti ‘ratzingeriani’, a proporre, nel mezzo della bufera degli scandali in Irlanda e in Germania, il volto di una Chiesa penitenziale, che si umilia nel chiedere perdono, che prova sgomento, rimorso, dolore, compassione e vicinanza”.

    “Proprio in questa immagine penitenziale sta il cuore del messaggio di Benedetto. La Chiesa non è un’azienda, non si salva soltanto con le buone pratiche o con l’applicazione, seppure indispensabile, di norme severe ed efficaci. La Chiesa – osserva – ha bisogno di chiedere perdono, aiuto e salvezza all’Unico che può darli, a quel Crocifisso che è sempre stato dalla parte delle vittime e mai dei carnefici. Tornielli riferisce poi le parole pronunciate da Benedetto XVI sul volo che lo portava a Lisbona, nel maggio 2010: “con estrema lucidità riconobbe che ‘le sofferenze della Chiesa vengono proprio dall’interno della Chiesa, dal peccato che esiste nella Chiesa. Anche questo si è sempre saputo, ma oggi lo vediamo in modo realmente terrificante: che la più grande persecuzione della Chiesa non viene dai nemici fuori, ma nasce dal peccato nella Chiesa e che la Chiesa quindi ha profondo bisogno di ri-imparare la penitenza, di accettare la purificazione, di imparare da una parte il perdono, ma anche la necessità della giustizia. Il perdono non sostituisce la giustizia’. Parole precedute e seguite da fatti concreti nella lotta alla piaga della pedofilia clericale”. “Tutto questo – ammonisce il direttore editoriale dei media vaticani – non può essere né dimenticato né cancellato. Le ricostruzioni contenute nel rapporto di Monaco, che, va ricordato, non è un’inchiesta giudiziaria né tantomeno una sentenza definitiva, aiuteranno a combattere la pedofilia nella Chiesa se non verranno ridotte alla ricerca di facili capri espiatori e di giudizi sommari. Solo evitando questi rischi potranno contribuire a una ricerca della giustizia nella verità e a un esame di coscienza collettivo sugli errori del passato”.

    Il “mea culpa”

    E solo oggi, 27 gennaio, a sette giorni dalla presentazione del rapporto arriva anche il “mea culpa” dell’attuale arcivescovo di Monaco, Reinhard Marx. “Ho una responsabilità morale”, dice. E aggiunge: “La più grande colpa è l’aver trascurato le persone colpite. Questo è imperdonabile. Non avevamo alcun reale interesse per la loro sofferenza. A mio parere, questo ha anche ragioni sistemiche, e allo stesso tempo io ho una responsabilità morale per questo come arcivescovo facente funzione”. Marx chiede “personalmente e anche a nome dell’arcidiocesi” perdono alle persone colpite. E lo stesso ha fatto con i fedeli “che dubitano della Chiesa, che non possono più fidarsi dei responsabili e che si sono visti danneggiati nella loro fede”.

    Preti pedofili nelle sacrestie italiane

    In 15 anni sono 160 i sacerdoti condannati in via definitiva in Italia per pedofilia. “Ed è solo la punta dell’iceberg del fenomeno, le vicende emerse. Una nostra mappa segnala anche i casi attualmente in attesa di giudizio, quelli indagati all’estero e nascosti in Italia. La cifra quindi si amplia: in tutto sono circa 320. Ma pur tenendo conto solo del numero dei 160 condannati, e se pensiamo che con il caso Spotlight in 50 anni sono saltati fuori una settantina di preti pedofili, allora ci si può rendere conto della portata del fenomeno nel nostro Paese”, dice Francesco Zanardi, fondatore e presidente della “Rete l’Abuso” l’associazione italiana vittime di preti pedofili, all’indomani del dossier sugli abusi commessi dal clero in Germania. Un’inchiesta, spiega all’Adnkronos, che non lo sorprende più di tanto.”La pedofilia all’interno della Chiesa cattolica è un problema complesso, di doppia gestione: da una parte lo Stato italiano, dall’altra la Chiesa che ultimamente, riconosco, passi avanti ne ha fatti. Mentre lo Stato da più di dieci anni fa scena muta. Il Papa può fare anche la sua parte ma non ha autorità in Italia, è lo Stato che deve muoversi. Un’inchiesta nel nostro Paese andrebbe certamente avviata”, conclude Zanardi.

    https://www.today.it/cronaca/pedofilia-chiesa-papa-ratzinger-contraddizioni.html

  • Enna, il prete accusato di violenza sessuale sui minori: sarà presentata una denuncia all’Onu

    Enna, il prete accusato di violenza sessuale sui minori: sarà presentata una denuncia all’Onu

    Il caso di Don Giuseppe Rugolo, il sacerdote arrestato per violenza sessuale su minori, sarà presentato all’Onu, insieme ad altri casi italiani, a testimonianza di una serie di violazioni dei diritti umani. A presentare l’istanza, che sarà resa pubblica il prossimo 15 febbraio, l’Associazione Rete l’Abuso, associazione italiana che si occupa di vittime del clero.

    Intanto, domani, giovedì 27 gennaio, al tribunale di Enna, si celebra un’altra udienza del processo a carico del sacerdote agli arresti domiciliari al seminario di Ferrara, dallo scorso aprile. È previsto il conferimento degli incarichi ai periti per le trascrizioni delle intercettazioni e l’ammissibilità di alcune prove documentali. Finora il sacerdote non è mai stato presente alla udienze.

    https://enna.gds.it/articoli/cronaca/2022/01/26/enna-il-prete-accusato-di-violenza-sessuale-sui-minori-sara-presentata-una-denuncia-allonu-6f8c7264-93cd-441c-b0cf-aae669b830b4/

  • Gli abusi dei sacerdoti, in Sicilia il 10% dei casi “è un circolo vizioso”

    Gli abusi dei sacerdoti, in Sicilia il 10% dei casi “è un circolo vizioso”

    Tiziana Tavella – LA SICILIA – Oltre 300 preti in Italia sono stati coinvolti in indagini per pedofilia: il dieci percento circa sarebbe attivo (o lo sarebbe stato) in Sicilia, dove c’è anche una comunità che lavora al loro recupero. Degli oltre 300 sacerdoti indagati, la metà ha subito condanna definitiva e la proporzione si mantiene anche per la situazione siciliana.

    A fare l’analisi ragionata di un fenomeno che resta ancora sommerso, nonostante l’aumento delle denunce da parte delle vittime degli abusi che chiedono con incrollabile coraggio e dignità che venga fatta giustizia , Francesco Zanardi, fondatore nel 2012 della “ Rete l’abuso – associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero” che ha dato vita, tra le tante attività di sostegno e tutela delle vittime anche ad “ mappatura” online facilmente  fruibile da tutti, dal sito dell’associazione,  con nomi e foto dei preti indagati per reati sessuali o già condannati. E’ anche possibile consultare il database dell’associazione.

    “ Purtroppo  i casi sono molti di più di quelli che sembrano ad un primo impatto guardando la mappa – spiega Zanardi- realizzata per aiutare tutti a conoscere chi arriva in una comunità magari dopo un trasferimento e su cui non si sa assolutamente nulla all’esterno.

    Per aiutare la fruizione della mappa che è in continuo aggiornamento abbiamo indicato in rosso tutti i casi di condanna in 3°grado, reo confessi o coloro che hanno patteggiato, di questi oltre una  dozzina  sono preti che sono stati attivi in Sicilia, mentre in giallo quelli in attesa di giudizio e quelli di cui non si è più saputo nulla e sono più o meno della stessa consistenza numerica. Abbiamo anche inserito,  contrassegnandoli in nero   i casi di sacerdoti indagati all’estero e nascosti in Italia ed in blu le comunità di recupero per preti con problemi.”

    La “Rete l’abuso” nasce dall’esperienza diretta di Francesco Zanardi, savonese, che subisce, negli anni ottanta, ad 11 anni le inaccettabili attenzioni di un sacerdote che segneranno la sua vita indirizzandola poi verso un cammino che lo porterà ad avere già incontrato oltre 1300 vittime di predatori sessuali in ambito ecclesiastico. La scorsa estate Zanardi è stato anche in Sicilia, dove sta seguendo tra gli altri anche il caso dell’ennese Don Giuseppe Rugolo venuto a galla dopo la denuncia di un giovane minorenne al momento dei fatti, per cui l’associazione è stata ammessa parte civile e  la cui terza udienza si terrà a porte chiuse il 23 dicembre.

    In Sicilia, terra dalla forte identità religiosa, negli ultimi mesi i casi di cronaca su pedofilia in ambito ecclesiastico sono aumentati. “ C’è un rischio protezione di questi preti che certamente può essere alimentato dal radicamento sociale dell’idea di fede e che nel meridione ha una struttura più solida. Questo complica l’emersione dei casi e rischia di esporre le vittime come paradossali colpevoli. Per la vittima diventa più complesso denunciare anche per il rischio isolamento e destabilizzazione della vittima all’interno della comunità, capovolgendo i ruoli di vittima e colpevole.

    Non posso dimenticare, ad esempio, una fiaccolata a sostegno di un prete fatta passare dai fedeli sotto casa della bambina da lui abusata.” Quando ha iniziato il percorso della “Rete”, racconta Zanardi “era praticamente impossibile trovare ascolto per le vittime. Io stesso ho denunciato quando i fatti erano già prescritti, quando mi rendo conto di quanto questo trauma abbia travolto la mia vita. Ma pur essendo prescritto, ho fornito elementi utili a trovare vittime nuove, consentendo ugualmente di arrivare ad una condanna per il prete, sebbene lieve.”

    Una denuncia che diventa un atto di rinascita e che porta ad una catena di incontri che portano anche a far nascere l’Eca che opera a livello internazionale e che porterà il tema ad essere dibattuto anche all’Onu. “ Sebbene sia un atto certamente importante quello di arrivare all’Onu, va però considerato il rovescio di questa medaglia. In Italia l’ascolto di queste vittime è ancora a livello bassissimo, nonostante i proclami che arrivano anche dal Vaticano, incluso il Motu proprio del Papa. Noi come rete accogliamo le vittime che si rivolgono a noi e diamo loro assistenza legale e cerchiamo anche di offrire ascolto con dei gruppi di auto aiuto. Non c’è soltanto contatto diretto con me, ma le vittime possono incontrarsi tra loro per scambiare le loro esperienze, scaricando così emozioni e vissuto consapevoli di essere compresi ed accettati.”

    Tiziana Tavella

  • UN ANNIVERSARIO DI PROMESSE DISATTESE

    UN ANNIVERSARIO DI PROMESSE DISATTESE

    Sono passati circa tre anni da quando il Santo Padre nel “discorso alla Curia Romana per gli auguri di Natale” (venerdì 21 dicembre 2018) trattò il tema degli abusi sui minori da parte di sacerdoti e religiosi/e con parole molto forti, delle quali riporto alcuni passaggi:

    “sia chiaro che dinanzi a questi abomini la Chiesa non si risparmierà nel compiere tutto il necessario per consegnare alla giustizia chiunque abbia commesso tali delitti. La Chiesa non cercherà mai di insabbiare o sottovalutare nessun caso. … Invece io vorrei ringraziare vivamente quegli operatori dei media che sono stati onesti e oggettivi e che hanno cercato di smascherare questi lupi e di dare voce alle vittime. Anche se si trattasse di un solo caso di abuso – che rappresenta già di per sé una mostruosità – la Chiesa chiede di non tacere e di portarlo oggettivamente alla luce, perché lo scandalo più grande in questa materia è quello di coprire la verità.

    … Anche le vittime, ben scelte dai loro predatori, spesso preferiscono il silenzio e addirittura, in balia della paura, diventano sottomesse alla vergogna e al terrore di essere abbandonate.”

    Dispiace prendere atto che a tre anni di distanza tali parole, apparentemente profonde e impegnative, risultano non solo inefficaci ma pure non veritiere, come pure quelle pronunciate successivamente dal Papa, dai membri della Congregazione della Fede e dai Vescovi italiani su tali argomenti.

    Questo fa intuire come la comunicazione del Papa, e della Chiesa, soffra dei limiti di tante agenzie di comunicazione, ovvero studiare dei messaggi per tranquillizzare gli utenti, soprattutto i cattolici, di fronte alle notizie degli scandali, senza preoccuparsi di darne continuità e concretezza.

    Infatti, in questi tre anni, la piaga degli abusi sui minori negli ambienti della Chiesa Cattolica ha continuato a crescere in tutto il mondo, come attestano le testimonianze e le denunce apparse nei mass media.

    Quello che pone diversi dubbi in tanti cittadini è la superficialità con cui il Papa e il suo team della comunicazione danno per scontato che quanto loro trasmettono sia accolto senza contraddizione. In realtà molte persone ormai ascoltano tali proclami come parole rivestite di inganno, sapendo che provengono da un’Istituzione che si basa più sulla necessità di potere che sulla coerenza con i valori rappresentati. Sembra la favola del “Re nudo”: un pontefice convinto che con il suo team possa mostrarsi con le vesti di un’Istituzione esemplare quando in realtà appare la nudità di messaggi sterili e incoerenti.

    E questo spiace perché va a scapito di tutti quei sacerdoti, religiosi e religiose che in ogni parte del mondo continuano a rendere concreto il messaggio del Vangelo traducendo in azioni i valori cristiani fondanti, quali la solidarietà, la carità, la misericordia, la speranza, la fiducia, la verità, la giustizia … E ringraziamo che ci sono questi uomini che con umiltà cercano di mettere in pratica il Vangelo.

    Purtroppo quello che emerge di più agli occhi degli uomini del mondo non sono le testimonianze di questi sacerdoti, religiosi/e impegnati negli angoli più disparati dell’umanità bensì i proclami del Papa e i riverberi della sua comunicazione, in contrasto con i fatti che quasi quotidianamente vengono annunciati dai mass media di abusi sui minori in ambienti della Chiesa Cattolica. In Italia, inoltre, le misure di contrasto agli abusi sui minori all’interno della Chiesa sono state rese ancor più invalicabili con la creazione delle commissioni diocesane, che si stanno rivelando come la costruzione di una nuova forma di struttura ecclesiastica per potere gestire il controllo assoluto sui nuovi casi di pedofilia. Questo fatto e il continuare a garantire in Italia il segreto dei Vescovi, inerente alle informazioni che hanno di abusi sui minori (vd. art. 4 Concordato Stato/Chiesa), sono chiari segnali di una Chiesa Istituzione che non solo ha fatto promesse false ma ha reso ancor più blindato il suo modo di controllare il problema degli abusi sui minori.

    Alla luce di queste affermazioni, prendendo spunto dalla preghiera scritta dalla Cei in occasione della giornata per le persone vittime di abusi nella Chiesa Cattolica, riscrivo tale preghiera pensando alle persone abusate che ho incontrato e di cui ho ascoltato il dolore profondo che hanno nell’anima.

    LA PREGHIERA

    Ti consegniamo la nostra sofferenza

    Padre, fonte della vita, con umiltà ti consegniamo gli abusi che ci hanno fatto i membri della Chiesa Istituzione, abusi che hanno creato sofferenza e a tanti di noi hanno rovinato l’esistenza.

    Signore Gesù, Figlio venuto a rivelare la misericordia del Padre, ti affidiamo tutti coloro che hanno provocato abusi di potere, spirituali e di coscienza, fisici e sessuali, perché si rendano conto del male generato.

    Ti affidiamo anche i responsabili della Chiesa istituzionale, Papa e Vescovi, illuminali affinché comprendano che tante loro promesse di impegno rimangono parole al vento per imbonire i fedeli se non sono accompagnate da reali azioni di indagine, favorendo l’accesso alle autorità competenti ai documenti sugli abusi che i Vescovi conservano segretati nelle Curie.

    Spirito Santo, fuoco di amore, ti preghiamo per le nostre comunità ecclesiali, chiamate ad impegnarsi in un discernimento profondo sulle proprie omissioni e inadempienze: abbiano cristiani coraggiosi e responsabili per rompere quelle catene di potere tra Chiesa Istituzione e Stato italiano, affinchè non sia nascosta la ricerca della verità e offuscata la ricerca della giustizia. Che le commissioni diocesane italiane per il contrasto agli abusi siano formate non solo da persone allineate con i vertici ecclesiastici ma ci sia il coraggio di coinvolgere chi ha vissuto gli abusi e/o ha avuto il coraggio della denuncia.

    Trinità Santa, fonte di comunione e di tenerezza, muovi le menti e i cuori del Papa, dei Vescovi e dei sacerdoti per spezzare le catene della violenza e della colpa create dalle connessioni di potere, squarcia i silenzi imposti ai giornalisti e a quanti stanno cercando la verità affinché siano ascoltate veramente le grida di dolore delle vittime di abusi e delle loro famiglie. Dona coraggio agli avvocati, ai giudici, alle autorità di indagine e alle persone impegnate nella giustizia sugli abusi perché possa esserci verità fino in fondo, perché davvero ci sia un cammino nella via della giustizia e della riparazione, affinché anche dal buio della terra, minacciata dal peccato, ma avvolta dalla luce della Pasqua, germoglino semi di guarigione e di rinascita. Perché la vita del Regno si manifesti in noi. Amen.

    M. S.

  • Gli ipocriti

    Gli ipocriti

    Il Parlamento italiano avvierà un’indagine pubblica sulla pedofilia. Lo ha dichiarato il primo ministro Mario Draghi in seguito all’ondata di indignazione manifestata dall’opinione pubblica per lo shock provocato da un documentario intitolato Non dirlo a nessuno in cui si dà voce alle vittime di stupri che coinvolgono il clero italiano e si punta il dito contro la pratica di spostare preti pedofili da una parrocchia all’altra. Il video, trasmesso su Youtube, in pochi giorni ha avuto oltre 20 milioni di visualizzazioni. Draghi ha annunciato la convocazione di una Commissione parlamentare ad hoc dopo una riunione del suo gabinetto, vice primi ministri compresi, con i presidenti dei due rami del Parlamento, Casellati e Fico.

    Come riporta l’agenzia Nova, la commissione «si occuperà di tutti, ovviamente senza escludere il clero, ma anche di coloro che appartengono alla comunità artistica o al corpo docente e sono in contatto con minori», ha specificato il premier. L’ambito operativo della commissione, più in dettaglio, sarà presto reso noto. L’obiettivo non è quello di «stigmatizzare qualcuno, ha sottolineato Draghi. «Si tratta di un fenomeno che purtroppo, statisticamente, si manifesta in diversi ambienti, da sradicare senza sconti per nessuno». Uno scopo collaterale ma altrettanto importante è quello di stanare i casi di insabbiamento. «Non ci saranno più concessioni al silenzio, non si può tacere su simili questioni. Sono fondamentali per la normalità della vita sociale», ha aggiunto il presidente del Consigli. Il capo dell’esecutivo ha assicurato che in Commissione saranno chiamati anche esponenti dell’opposizione.

    Ecco, avete appena letto una fake news, o meglio, una notizia fantascientifica. Per ritornare nella realtà dovete sostituire “Italia” con “Polonia”, “Mario Draghi” con “Mateusz Morawiecki” e “clero italiano” con “clero polacco”. Già perché questo è accaduto davvero diversi mesi fa nella Polonia ultra-cattolica, terra del papa santo Giovanni Paolo II – che notoriamente non fu un paladino della lotta contro la pedofilia all’interno della sua Chiesa.

    E che dire di quanto accaduto in Francia con la pubblicazione del rapporto Ciase all’inizio di ottobre? La storia è nota ma vale la pena sintetizzarla. Dopo la scoperta di una settantina di casi avvenuti nell’ultimo decennio, e lo scandalo del vescovo di Lione, Barbarin, accusato di aver protetto un prete pedofilo seriale, la Chiesa francese ha commissionato un’indagine indipendente. In 3 anni di inchiesta è stata accertata l’esistenza di circa 3mila preti pedofili ed è stata fatta una stima di circa 210mila vittime.

    Lo scandalo che ne è seguito è arrivato a mettere finalmente in discussione anche il sacramento della confessione. Già perché, come denunciamo da anni su Left è nell’ambito della confessione (ovvero in un rito dall’inizio e dalla fine indefiniti) che avvengono gran parte degli stupri e delle violenze nel clero. La segretezza che grava sul rito è lo scudo dietro cui le gerarchie ecclesiastiche hanno protetto, nel mondo, migliaia di sacerdoti pedofili. E continuano a farlo.

    A parte questo, il fatto cruciale è che in Italia, invece, nonostante siano almeno 300 i sacerdoti denunciati negli ultimi 20 anni (stando agli archivi d’agenzia e al database di Rete L’Abuso) e intere diocesi siano state coinvolte in presunti insabbiamenti – come quella di Verona (caso dei sordomuti dell’istituto Provolo), Milano (don Galli), Enna (don Rugolo) solo per citarne alcune – non c’è traccia dell’intenzione da parte delle autorità civili, men che meno di quelle ecclesiastiche, di mettere un punto e avviare un’indagine conoscitiva su scala nazionale quanto meno per mappare il fenomeno criminale della pedofilia di matrice clericale.

    Sarebbe un segnale importantissimo, sarebbe un efficace deterrente, sarebbe il primo vero mattoncino su cui costruire la prevenzione degli abusi. Lo dimostrano i risultati delle inchieste che dal Duemila in poi sono state realizzate in mezzo mondo: Stati Uniti, Irlanda, Germania, Regno Unito, Australia, Belgio, Olanda, Rep. Dominicana, Cile, Argentina, Brasile.

    Da noi niente. Come se il problema non esistesse. O come se i bambini non esistessero?
    «Troppi sacerdoti (negli Usa, ndr), tra il 4 e il 6% nell’arco di 50 anni (1950-2000), hanno agito contro il Vangelo e contro le leggi. Dal momento che i vescovi americani hanno preso sul serio la lotta contro questo male, dal 2002, non ci sono quasi più accuse di nuovi casi… Mi preme dire che l’Italia non ha ancora vissuto un tale momento di verità riguardo l’abuso sessuale e lo sfruttamento del potere riguardo il passato». Questo non lo diciamo noi di Left… L’ha detto il 21 agosto 2018 padre Hans Zollner, psicologo membro della Pontificia commissione per la tutela dei minori e presidente del Centre for child protection della Pontificia università gregoriana. In pratica Zollner ha detto che sarebbe sciocco pensare che in altri Paesi come l’Italia non sia accaduto lo stesso ma non si fa nulla. Sono passati oltre tre anni da quella sua dichiarazione inquietante senza che chi di dovere l’abbia raccolta e trasformata in un’inchiesta concreta.

    Attualmente il clero italiano è composto da circa 52mila persone. Il 4-6% sono 2-3mila individui. In Francia a fronte di circa 3mila pedofili sono state individuate 210mila vittime. Non sono elementi sufficienti per preoccuparsi? Noi riteniamo di sì e andiamo anche oltre la “semplice” preoccupazione. Nella giornata mondiale per i diritti umani indetta dalle Nazioni unite che ricorre il 10 dicembre siamo infatti qui a pretendere – nuovamente – dal “nostro” Stato laico l’istituzione di una Commissione parlamentare d’inchiesta sulla pedofilia di matrice clericale. Ora e subito.

    Come ha dimenticato di far notare Lucetta Scaraffia in un articolo sulla Stampa dell’11 novembre – in cui lei si chiede come mai nel nostro Paese non sia stata avviata alcuna inchiesta sugli abusi del clero e perché i giornali a parte il suo non indaghino (!) – è questa una battaglia che purtroppo a livello mediatico solo il nostro settimanale sta portando avanti da anni con convinzione e dati alla mano. Senza guardare in faccia nessuno.

    Left infatti tra le altre cose ha contribuito all’indagine conoscitiva che nel gennaio del 2019 ha portato il governo italiano di fronte al Comitato Onu per i diritti dell’infanzia con l’accusa di fare poco o nulla per garantire l’incolumità ai bambini che frequentano chiese, parrocchie, oratori, scuole religiose etc, e per sollecitare il Vaticano e la Chiesa italiana a una maggiore responsabilità.

    Già, Scaraffia, c’eravamo noi a Ginevra, all’incontro che lei cita nel suo articolo, con le nostre inchieste a rappresentare le istanze delle vittime a fianco di Francesco Zanardi, il presidente di Rete L’Abuso. «Persona certo meritevole ma così coinvolto personalmente – lui stesso, da bambino ha subito gli abusi di un prete – da indurre molti a mettere in dubbio le sue informazioni» scrive Scaraffia.

    Davvero si pensa che Zanardi non sia credibile in quanto vittima? Evidenziamo questo perché pensiamo che l’assenza di fiducia nei confronti di chi denuncia di aver subito uno stupro sia una delle matrici “culturali” del problema da risolvere. Questa “idea” come emerge nella nostra storia di copertina ricade con violenza sia sui minori che sulle donne. E chi sostiene di averne a cuore l’incolumità non può non prenderne atto.

    Quanto ai doveri delle nostre istituzioni, l’inchiesta parlamentare sarebbe un segno concreto di adesione convinta alla Convenzione Onu del 1948, convenzione che porta con sé quella sui diritti dell’infanzia del 1989 (anche questa ratificata dall’Italia). In questa c’è scritto che ogni bambino deve poter crescere in un ambiente sano e ricevere affetto e che ha il diritto di essere protetto da qualsiasi abuso o sfruttamento.

    La “sicurezza” che tanto sta a cuore ai partiti di governo non riguarda forse anche i minori? La Lega sempre in prima linea sui “fatti” di Bibbiano perché non alza mai la voce quando c’è di mezzo un prete o un monsignore? Un bimbo di otto anni non ha forse diritto di giocare nel campetto dell’oratorio o di partecipare a un campo scout senza correre il rischio di essere violentato dall’“educatore” in tonaca o dal laico devoto che “insegna” religione?

    Come mai i diritti umani dei bambini troppo spesso finiscono nel dimenticatoio? Ad alcune di queste domande vogliamo provare a rispondere avvalendoci del contributo dello psichiatra e psicoterapeuta Andrea Masini, direttore della rivista di psichiatria Il sogno della farfalla. Nell’attesa che governo e Parlamento rispondano al quesito nostro e di tantissime vittime: perché in Italia non è mai stata avviata un’inchiesta sulla pedofilia nel clero? Cosa aspettate?

    https://left.it/2021/12/09/gli-ipocriti/