Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • I diari di Eva, processo suor Mariangela Farè – Contiene i 3 servizi video integrali

    I diari di Eva, processo suor Mariangela Farè – Contiene i 3 servizi video integrali

    I diari di Eva – (1) processo Farè 

    Busto Arsizio: la mattina del 22 giugno 2011 Eva Sacconago, 27 anni, viene trovata impiccata nella propria abitazione.

    Il caso sembra semplice: suicidio. In realtà, immediatamente si scopre che le forze dell’ordine erano a conoscenza di uno strano rapporto tra la ragazza e una suora della Chiesa di Sant’Edoardo, suor Mariangela Faré. Partono le indagini che porteranno all’incriminazione della suora per violenza e molestie sessuali, violenza privata e stalking. La prima puntata racconterà di come tutto sia iniziato all’oratorio quando la ragazza aveva 15 anni e la suora, sua educatrice, 38. La relazione è stata svelata dai diari conservati da Eva, ma contenenti gli scritti a lei indirizzati da suor Mariangela Faré.

    I diari di Eva, processo Farè (I)


    La suora cattiva – (2) Processo Faré

    Siamo sempre nel Tribunale di Busto Arsizio presieduto dalla Dott.ssa Renata Peragallo, e continua il racconto del rapporto tra Eva Sacconago, quindici anni, e suor Mariangela Faré, trentotto. Dopo che i genitori di Eva, leggendo i diari della figlia avevano scoperto questa relazione malata, la suora era stata allontanata dall’oratorio di Sant’Edoardo e inviata in un convento di Catania con la scusa che doveva terminare gli studi di teologia. Suor Faré ritornerà al nord quando ormai Eva è maggiorenne, e la relazione riprende regolarmente. Anche se l’accusa riconosce che Eva era maggiorenne, ritiene che si possa e si debba parlare di violenza sessuale continuata, in quanto la ragazza era in condizione di inferiorità psichica. Ma c’è di più. Perché ad un certo punto Eva sembra subire con fastidio la presenza e le incursioni di suor Faré nella sua vita, incursioni che diventano sempre più insistenti e soffocanti. E’ da questo momento che nascono le ulteriori incriminazioni di violenza e molestie sessuali, violenza privata e stalking. Eva, anche dopo il rientro della suora, aveva continuato a frequentare l’oratorio di Sant’Edoardo, dove aveva costruito un gruppo che occupava totalmente la sua vita, e aveva incontrato don Alessandro Bonura che era diventato un valido sostegno per la sua anima. Ma tutto questo aveva fatto sempre di più ingelosire, infuriare e incattivire suor Mariangela Faré.

    La suora cattiva, Processo Faré (II)


    L’oratorio dei veleni – (3) Processo Faré

    Termina il processo celebrato nel Tribunale di Busto Arsizio, presieduto dalla Dott.ssa Renata Peragallo, che vede suor Mariangela Faré imputata di violenza sessuale continuata, molestie sessuali e stalking, reati tutti commesse ai danni di Eva Sacconago, suicidatasi il 22 giugno del 2011. La perdita di questa ragazza, figlia unica, ha gettato i genitori in uno sconforto e in un buio senza speranza. Prima di rifugiarsi nel terribile gesto, Eva con l’aiuto di don Alessandro Bonura aveva tentato di liberarsi dall’abbraccio mortale di suor Faré, denunciando le violenze subite. Ma ancora una volta, secondo l’accusa, la suora era riuscita ad esercitare la sua influenza negativa sulla ragazza costringendola a ritrattare. Eva si sente sempre più sola, chiusa in una gabbia da cui non riesce a liberarsi. Ed è proprio in questo momento che delle chiacchiere velenose vengono diffuse nell’oratorio di Sant’Edoardo e provocano l’allontanamento di don Bonura, quello che era stato il suo sostegno nell’ultimo periodo della sua breve vita. Rete L’ABUSO

    L’oratorio dei veleni, Processo Faré (III)

  • Pedofilia, condannato a 5 anni l’ex parroco di Lione Bernard Preynat

    Pedofilia, condannato a 5 anni l’ex parroco di Lione Bernard Preynat

    L’accusa aveva chiesto almeno 8 anni per l’ex prete, 75 anni, ritenuto colpevole di abusi su giovani scout tra il 1971 e il 1991. Le vittime avevano tra i 7 e i 15 anni

    E’ stato condannato a cinque di carcere senza condizionale padre Bernard Preynat, l’ex parroco finito alla sbarra a Lione, in Francia, per atti di pedofilia su giovani scout tra il 1971 e il 1991, quando le vittime avevano tra i 7 e i 15 anni.
    L’accusa aveva chiesto di condannare l’ex prete di 75 anni ad almeno otto anni di carcere senza condizionale. Pena “smisurata” secondo il suo legale. La sentenza è stata pronunciata in un tribunale chiuso al pubblico e alla stampa per le nuove disposizioni contro il coronavirus.

    Due mesi fa la confessione davanti ai giudici

    Lo scorso gennaio davanti ai giudici del tribunale l’ex prelato aveva confessato che per 20 anni “succedeva tutti i fine settimana, durante i campi scout, potevano essere quattro o cinque bambini in una settimana”. E aveva aggiunto: “Per me, all’epoca, non si trattava di aggressioni sessuali, ma di carezze, di coccole. Mi sbagliavo. Ciò che me lo ha fatto capire, sono state le accuse delle vittime”.

    https://tg24.sky.it/mondo/2020/03/16/pedofilia-bernard-preynat-condannato.html?fbclid=IwAR0ayk8FBJ4zJi-qm28WTLanxa-fTwDfvgm2oFYHWpzM_8kRd6g3p_BK7EA

  • Legnano, RETE L’ABUSO denuncia parrocchia. Parla il presidente, Francesco Zanardi

    Legnano, RETE L’ABUSO denuncia parrocchia. Parla il presidente, Francesco Zanardi

    Ormai è cosa nota: l’associazione Rete L’ABUSO ha denunciato alla Procura di Milano la parrocchia della Madonna delle Grazie di Legnano. Il motivo? La partecipazione di persone ai funerali di don Ruggero Conti, condannato in Cassazione nel 2015 per abusi sessuali su minori e che era originario di Legnano. Infatti, era in vigore il decreto sicurezza di Regione Lombardia in cui si vietavano gli assembramenti di carattere religioso a causa del coronavirus. Ma chi è l’associazione RETE L’ABUSO? Conosciamola meglio, insieme al suo presidente e fondatore, Francesco Zanardi.

    La storia in breve

    L’esposto presentato dall’associazione rete L’ABUSO parla chiaro. Per prima cosa, espone i fatti e cioè appunto la presenza di persone ai funerali nonostante le disposizioni regionali lombarde e le disposizioni del vescovo di Mantova che ha sospeso messe e funerali. A seguito delle disposizioni di Regione Lombardia, (oggi ricordiamo che sono in vigore nuove misure nazionali) in realtà, anche la Diocesi di Milano ha emanato delle direttive: le chiese possono restare aperte per la preghiera individuale, funerali e matrimoni possono essere celebrati ma con la presenza dei soli parenti stretti. Come riportato da alcuni organi di stampa, ai funerali di Ruggero Conti erano presenti parecchie persone. E su questo punto l’associazione è ferma. Si legge nell’esposto: “(…) È verosimile pensare che chiunque, anche senza averne intenzione e/o consapevolezza, favorisca in caso di epidemia la diffusione e/o propagazione della stessa, violando il divieto imposto debba essere comunque perseguito, sottolineando ancora che in questo caso esiste non solo uno stato di allerta globale, ma addirittura un espresso e noto divieto”, relativo appunto ai comuni indicati nella zona rossa.  E ancora si legge: ” Da quanto si apprende dagli organi di informazione, alla cerimonia erano presenti centinaia di fedeli e data la notorietà del sacerdote, è verosimile pensare ci fossero persone provenienti anche dai paesi limitrofi (…). È oltretutto verosimile pensare – data la massiccia affluenza di fedeli – che la cerimonia non sia stata improvvisata, ma bensì ampiamente pubblicizzata. In tal senso non appare fuori luogo verificare perché le autorità locali non fossero state informate, o, in caso contrario, perché non siano intervenute”. L’associazione chiede dunque che siano effettuate le indagini “ritenute idonee al caso di specie e verificata/ravvisata  la sussistenza di eventuali ipotesi di reato”. Chiede inoltre di essere informata dell’eventuale richiesta di proroga di termini delle indagini preliminari e dell’eventuale richiesta di archiviazione. Commenta il presidente dell’associazione Francesco Zanardi: “C’erano dei divieti, delle disposizioni regionali che vietavano gli assembramenti, inclusi quelli religiosi. Nel video pubblicato sul nostro sito, girato da un nostro membro, si vedono parecchie persone. Perché è stato permesso? Chiediamo che sia fatta chiarezza e che siano effettuate le indagini in merito”.

    Parla Francesco Zanardi, presidente di RETE L’ABUSO

    Ma scopriamo meglio l’associazione, con sede a Savona. RETE L’ABUSO nasce nel 2010 dall’idea di un gruppo di vittime di preti che hanno abusato sessualmente di loro. Si chiama pedofilia, inutile nascondersi. Una parola che solo a pronunciarla fa paura. E fa paura perché la nostra mente non è in grado di tollerare razionalmente il fatto, ancor più se a compiere tali atti sono persone degne di nostra fiducia, come appunto dei preti. Il silenzio sugli abusi sessuali su minori da parte dei sacerdoti è purtroppo ancora presente. Ne parliamo con Francesco Zanardi, presidente della RETE L’ABUSO, anche lui vittima di un sacerdote. Un’esperienza che gli ha spezzato la vita. “Ho subito abusi per anni, dagli 11 ai 14 anni”, racconta al telefono, con un tono che lascia trasparire non solo la sofferenza accumulata ma anche la voglia di reagire e di mettersi in gioco in prima persona per contrastare questo fenomeno. “Le violenze subite hanno avuto conseguenze sulla mia psiche. Ho anche tentato il suicidio, per fortuna non riuscendoci. Ho reagito e ho voluto creare questa associazione. Per me è una lotta da portare avanti. Spesso i sacerdoti sono trasferiti oppure si omette di sporgere denuncia. Il problema di un prete pedofilo non è che dice male la messa ma che molesta i bambini. Bisogna denunciare, bisogna fare in modo che la chiesa stessa denunci e che ci siano i processi penali. Io sono omosessuale e ateo. Per questo spesso mi hanno accusato di essere anticlericale. Tutto questo non è vero. La maggior parte delle persone che fanno parte della nostra rete sono cattolici. Siamo circa 900 vittime, tutte italiane. Ma siamo una minima percentuale rispetto alle vittime di cui non siamo a conoscenza. Io nonstante le accuse e le 36 querele – tutte vinte – vado avanti. Parlo con i documenti e la mia coscienza è a posto”. Un riferimento di Francesco va anche al fatto che molti fedeli difendono i sacerdoti colpevoli di abusi sessuali su minori. “E’ un meccanismo di difesa fisiologico. Ci si può sentire imbarazzati, a disagio nel non essersi accorti o nel non aver voluto accorgersi di quello che accadeva. Si vive il giudizio degli altri”. Giudizio degli altri che vivono – forse – non solo le persone che non accettano i fatti ma le stesse vittime. Francesco Zanardi ha trovato la forza di reagire ma non è così per tutti. Per questo bisogna parlarne. Parlandone, forse, piano piano, il giudizio degli altri non farà più così paura.

  • Morto il prete dello scandalo

    Morto il prete dello scandalo

    Se n’è andato in silenzio, lontano dalla sua Legnano. Ruggero Conti, l’ex coordinatore dell’oratorio di San Magno che nel 2008 era stato arrestato a Roma con l’accusa di pedofilia, è mancato ieri in una casa di cura di Verbania, dove era ricoverato da qualche tempo in seguito alle conseguenze di un’emorragia celebrale.

    Aveva 67 anni: malato da tempo, la sua storia ha segnato almeno due generazioni di legnanesi. Nato e cresciuto a Legnano, dove tra gli anni Settanta e Ottanta da laico era stato un punto di riferimento dell’oratorio di via Monte Nevoso, dopo aver preso i voti era diventato missionario ed era partito per l’Uganda. Tornato in Italia, la Chiesa gli aveva assegnato la parrocchia della Natività di Maria Santissima di Selva Candida a Roma, dove era diventato anche consulente per le tematiche della famiglia dell’allora sindaco Gianni Alemanno.

    L’arresto era arrivato il 30 luglio 2008, alla vigilia della partenza del campeggio estivo che come sempre don Ruggero avrebbe condiviso con i ragazzi della sua parrocchia. Secondo il pm della Procura di Roma Francesco Scavo esisteva il concreto pericolo di una reiterazione del reato.

    Il provvedimento aveva spaccato in due non solo il quartiere di Selva Candida, ma anche Legnano: visto che a denunciare il sacerdote era stato un altro prete, c’era chi sosteneva fosse tutta una macchinazione. Don Ruggero sapeva farsi amare e apprezzare, impossibile anche solo pensare male di lui. Dall’altra parte invece non mancava chi sottolineava che già 25 anni prima a Legnano l’allora educatore dell’oratorio di San Magno aveva avuto qualche atteggiamento ambiguo. Anche di quegli episodi, ampiamente prescritti, si era parlato a Roma in occasione del processo di primo grado, con l’obiettivo di ricreare il “clima” in cui erano poi maturati gli abusi di Roma.

    Don Ruggero era stato condannato in primo grado a 15 anni e 4 mesi nel 2011, quando era stato riconosciuto colpevole di abusi nei confronti di 8 minorenni; due anni dopo in appello la pena era stata ridotta a 14 anni e due mesi, perché nel frattempo per il primo dei 7 episodi contestati era intervenuta la prescrizione.

    Il timore dei legali che rappresentavano le famiglie delle vittime e le associazioni che si battono contro la pedofilia era che una condanna definitiva non potesse essere pronunciata prima del 2018, quando anche l’ultimo caso contestato sarebbe caduto in prescrizione. Consapevole del rischio, la Cassazione aveva invece bruciato le tappe, arrivando il 16 marzo 2015 a confermare la sentenza di secondo grado.

    Il processo era stato regolare, nessun dubbio o vizio di forma: per la legge italiana, don Ruggero Conti era colpevole di pedofilia. Scarcerato, l’ormai ex sacerdote era tornato a vivere nella sua Legnano, dove lo avevano accolto la famiglia e gli amici che avevano sempre creduto nella sua innocenza.

    Nel procedimento civile, le vittime romane avevano poi avanzato una richiesta danni per un totale di dieci milioni di euro: distrutto dal processo e minato nel fisico, Conti ha passato i suoi ultimi anni in silenzio. Fino a ieri, quando è arrivata la notizia che ha messo la parola fine alla sua storia.

    Luigi Crespi

    https://www.prealpina.it/pages/legnano-morto-il-prete-dello-scandalo-217274.html
    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webp2020/03/01/legnano-denuncia-alla-parrocchia-per-i-funerali-del-pedofilo-ruggero-conti-in-violazione-dellordinanza-per-covid-2019/

  • Sordomuti vittime di abusi chiedono di incontrare papa Francesco

    Sordomuti vittime di abusi chiedono di incontrare papa Francesco

    Ginevra, 19 feb. (askanews) – Tre ragazzi sordomuti vittime di abusi durante l’infanzia in istituti cattolici in Argentina, paese natale di Bergoglio, sperano di incontrare papa Francesco questa settimana in Vaticano. Vogliono chiedergli di realizzare le promesse fatte di riformare la Chiesa.

    Tra le vittime di pedofilia c’è Ezequiel Villalonga, 19 anni, che prima di arrivare a Roma ha incontrato il comitato Onu contro la tortura e il Comitato per i diritti dell’infanzia a Ginevra.“È la mia prima volta in Svizzera, sono venuto per partecipare a una riunione alle Nazioni Unite perché sono un sopravvissuto del dossier Provolo. Voglio dire al Papa che abbiamo la forza necessaria per continuare a batterci per ottenere giustizia”.Il dossier Provolo riguarda l’istituto cattolico italiano Antonio Provolo, che ha diverse sedi in Argentina. In questi collegi sarebbero avvenuti una serie di abusi sessuali ai danni di bambini sordomuti.

    “Ci sono molti preti che sono stati trasferiti in altre sedi della Chiesa nel mondo e il Papa sa che dovrebbero essere messi in prigione, non fa niente contro questo, voglio sapere perché non viene fatto nulla”, aggiunge Claudia Labeguerie, 26 anni, anche lei vittima di abusi da parte di religiosi.Uno di questi preti pedofili è l’italiano Nicola Corradi, condannato a novembre 2019 a 42 anni di prigione da un tribunale argentino.

    “Sono passati molti anni, ma finalmente lui – ricorda nella lingua dei segni Daniel Sgardelis, 45 anni, tra le vittime del prete pedofilo nell’istituto di Mendoza, Ovest dell’Argentina – è finito in prigione, è stato difficile, ma questo ha permesso di trasformare questo sentimento di ingiustizia che sentivo, questa sofferenza, e li ha fatti sparire”.Secondo l’ong Ending clergy abuse (Eca, Mettere fine agli abusi del clero), Corradi era stato segnalato in Vaticano nel 2009 da parte di alcuni sordomuti italiani dell’istituto Provolo di Verona, vittime del prete prima del suo trasferimento in Argentina.

    Il suo fondatore Peter Isely:“Oggi non c’è tolleranza zero nella Chiesa cattolica. In base alla legge cattolica, nel mondo, se sei un prete e hai compiuto delle aggressioni sessuali o violentato un bambino, il vescovo vuole che resti ad esercitare il ministero, nascosto, è quello che accade. Serve una legge di tolleranza zero, le cose devono cambiare”.L’istituto Provolo è stato chiuso nel 2016, quando è scoppiato lo scandalo. Le vittime di violenza avevano tra i 4 e i 17 anni.

  • Prete choc: “Pedofilia non uccide nessuno”

    Prete choc: “Pedofilia non uccide nessuno”

    L’aborto? Peggio della pedofilia. Destano scalpore negli Usa le parole pronunciate in diretta tv dal reverendo Richard Bucci, prete cattolico di Rhode Island che nella sua chiesa ha vietato la comunione a quei legislatori statali che hanno sostenuto la legge sul diritto all’aborto.

    In un’intervista rilasciata nel fine settimana all’affiliata della NBC, la WJAR, il reverendo Bucci della ‘Sacred Heart Church’ di West Warwick ha quindi descritto l’aborto come un “massacro di bambini innocenti”. “Non stiamo parlando di nessun altro problema morale, dove qualcuno potrebbe fare un paragone tra pedofilia e aborto. La pedofilia – ha sottolineato il prete – non uccide nessuno, l’aborto lo fa“. Bucci ha quindi rimarcato come che il numero dei bambini abusati sia inferiore a quello degli aborti, per poi aggiungere “che non significa che l’abuso non sia una cosa orribile”.

    https://www.adnkronos.com/fatti/esteri/2020/02/13/prete-choc-pedofilia-non-uccide-nessuno_fHtOdxPvGjQBjRctEiOEfL.html?fbclid=IwAR0Gq1F4JeLiW8TJD8Q0zfxcqDiWHmbeOBzB-KU-8MwzSagoVfYQPAzys6Q

  • “La pedofilia non uccide nessuno, l’aborto sì”, bufera su don Bucci

    “La pedofilia non uccide nessuno, l’aborto sì”, bufera su don Bucci

    “La pedofilia non uccide nessuno mentre l’aborto sì”, sono le dichiarazioni choc di Richard Bucci, sacerdote 72enne del Rhode Island. Il reverendo prima ha bandito dalla vita parrocchiale 44 legislatori perché a favore della legge sull’interruzione di gravidanza. Poi ha rincarato la dose minimizzando le violenze sessuali a minori. “Invece dei politici – ha risposto una deputata – sarebbe meglio pubblicare un elenco dei preti abusatori”.

    “La pedofilia non uccide nessuno mentre l’aborto sì”. Sono le dichiarazioni choc di Richard Bucci, un sacerdote di 72 anni della chiesa del Sacro Cuore di West Warwick, città nello Stato del Rhode Island. Le parole di don Bucci sono state pronunciate durante un’intervista concessa a NBC 10 News, una televisione locale. Pochi giorni prima, il reverendo era finito al centro di un’aspra polemica perché aveva pubblicato su un giornale una lettera con i nomi di 44 deputati e senatori del Rhode Island che l’anno scorso avevano votato  a favore del Reproductive Privacy Act. La legge statale adotta la sentenza della Corte suprema degli Stati Uniti del 1973 in materia di interruzione di gravidanza, prevedendo una serie di libertà e diritti alle donne che decidono di abortire. Per don Bucci, però, i legislatori a favore della legge si sono macchiati di una grave colpa e per questo nella sua parrocchia non potranno più ricevere la comunione, così come essere padrini a battesimi, testimoni ad un matrimonio o fare discorsi durante un funerale. Insomma, i 44 politici saranno banditi dalla chiesa del Sacro Cuore. “D’accordo con quanto insegnato dalla Chiesa cattolica in 2000 anni”, è la premessa di padre Richard per escludere dalla vita religiosa i deputati e senatori del Rhode Island.

    Nel corso dell’intervista, il sacerdote ha definito l’aborto un massacro di bambini innocenti. Don Bucci, inoltre, si è detto sorpreso del clamore suscitato dalla sua decisione di vietare ai 44 politici qualsiasi partecipazione alla vita parrocchiale. “Questo è l’insegnamento della Chiesa: la legge canonica, il Concilio Vaticano II e il primo catechismo cattolico. Non so quali ulteriori evidenze dovrei presentare”, ha sottolineato per giustificare la sua scelta. Secondo Bucci, chiunque permetta o incoraggi l’interruzione di gravidanza dovrebbe essere separato dal corpo di Cristo, intenso come Eucaristia. Per finire, il reverendo ha detto che il numero di bambini uccisi dall’aborto è molto superiore rispetto a quello delle vittime di violenze sessuali.

    Come era prevedibile, le parole di padre Richard hanno sollevato un polverone. La prima a rispondere è stata Carol Hagan McEntee, deputata statale del partito democratico, finita nella lista degli “scomunicati”. “Quando dice – riferendosi a Bucci – che la pedofilia non uccide, beh, chiaramente non capisce”, ha detto McEntee alla CBS News. “Avrebbe dovuto venire al Campidoglio e ascoltare le testimonianze – ha ribattuto la deputata – e saprebbe che ci sono molte vittime che non sono più tra noi. Voci ferite a cui hanno rubato l’infanzia. Hanno praticamente distrutto le loro vite. E quelli che ancora possiamo ascoltare sono tra i fortunati perché sono ancora vivi; non sono morti per overdose o suicidio. Ce ne sono molti altri che non sono mai riusciti a farsi avanti”. Justine Caldwell, collega di McEntee, ha definito “ridicola” l’iniziativa di don Bucci.

    Carol Hagan McEntee e la sorella maggiore, Ann Hagan, conoscono bene la parrocchia di don Richard perché hanno frequentato la scuola del Sacro Cuore dall’asilo fino alle medie. E sarebbe durante quel periodo che Hagan è stata ripetutamente molestata sessualmente da un sacerdote, ora deceduto. Abusi che sono iniziati quando la sorella della deputata aveva solo 5 anni. McEntee, inoltre, è la promotrice della legge che estende per le vittime di abusi del clero il limite di tempo per poter chiedere giustizia nei tribunali. Per la deputata sarebbe questa la vera causa della lettera di don Bucci. “È preoccupante che tra tutte le chiese del Rhode Island sia proprio questa a protestare contro la legge – ha rimarcato McEntee – ritengo che tutto ciò sia piuttosto un attacco contro di me e mia sorella”. Che questo sia il vero motivo dell’insolita scomunica del sacerdote, ne è convinta anche Julie Casimiro, un’altra deputata del partito democratico. “Perché la sua lettera è uscita solo ora e non lo scorso giugno quando abbiamo approvato la legge?”, si chiede Casimiro. “Questa è una punizione alla famiglia Hagan-McEntee – ha affermato – per aver fatto luce sugli abusi sessuale all’interno del Chiesa cattolica e in particolare dentro la parrocchia del Sacro Cuore”. Dopo la pubblicazione dell’elenco dei 44 politici banditi dalla parrocchia di don Bucci, Julie Casimiro ha scritto un infuocato post su Facebook. Per la deputata sarebbe il caso che l’assemblea legislativa del Rhode Island rispondesse con un’altra lista, “quella dei preti pedofili che non sono benvenuti in parlamento”.  “E questo – conclude Casimiro – sarebbe un elenco molto più lungo”.

    https://www.fanpage.it/esteri/la-pedofilia-non-uccide-nessuno-laborto-si-bufera-su-don-bucci/

  • Papa Francesco sarà denunciato alle Nazioni Unite per aver nascosto il caso Próvolo

    Papa Francesco sarà denunciato alle Nazioni Unite per aver nascosto il caso Próvolo

    Per Máximo Paz, per ANRed – Le derivazioni dei casi enfatici verificatisi a Mendoza dai molteplici attacchi sessuali di preti su bambini sordi all’Istituto Cattolico Antonio Próvolo di Luján de Cuyo continuano il loro percorso di denuncia. Dopo che nel novembre dello scorso anno il reclamo ha raggiunto una marcata condanna nei confronti degli autori di abusi, le vittime, insieme ai loro avvocati, riveleranno all’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) un documento contro il Vaticano che descriverà in dettaglio le accuse di azioni di occultamento nel processo di giudizio.

    Gli avvocati Sergio Salinas e Lucas Lecour – membri dell’Associazione Xumek, una comunità dedicata alla promozione e alla difesa dei diritti dei bambini – e quattro vittime dirette, su invito di Ending Clergy Abuse (ECA), una ONG dedicata all’argomento degli abusi sessuali perpetrati da religiosi in tutto il mondo, sarà la delegazione che presenterà il mese prossimo presso la sede delle Nazioni Unite a Ginevra, in Svizzera, un rapporto in cui Papa Francesco e la Chiesa cattolica saranno accusati di aver coperto gli atti criminali e la mancanza di collaborazione nel già storico processo noto come “Caso Provolo”. Denunce attraverso la relazione saranno formulate specificamente in seno al Comitato contro la tortura e al Comitato sui diritti dell’infanzia dell’organizzazione internazionale.

    Sebbene tale strumento di imputazione sia in istanze preparatorie, le accuse nei confronti della Chiesa per insufficiente collaborazione nel famoso caso scoppiato a Mendoza è stata una costante che ha formato un cardine durante il processo giudiziario, che ha finito per condannare il sacerdote Nicola Corradi, il sacerdote Horacio Hugo Corbacho e il giardiniere Armando Ramón Gómez, rispettivamente a 44, 45 e 18 anni di prigione. Ancora di più: dopo la sentenza dello scorso novembre, il commissario apostolico Alberto Bochatey ha pubblicato una dichiarazione intitolata “Se un membro soffre, tutti soffrono con lui”, dove cerca di negare la denuncia e di rendere conto, a modo suo, dell’effettiva collaborazione del chiostro cattolico, messo alle strette per le accuse contro di lui. Tale pubblicazione non è stata sufficiente per l’accusa che ha affrontato la causa chiamando a deporre Dante Simón – un inviato speciale di Papa Bergoglio per agire come informatore e amministratore dello scandaloso processo – partendo da una denuncia, in cui l’inviato è stato accusato di aver ostacolato il percorso probatorio, ostruzione alla giustizia, disobbedienza e falsa testimonianza.

    In tal senso, si osserva che sebbene il processo penale abbia trovato la sua condanna in prima istanza, resta da sapere cosa si determinerà nei processi che saranno condotti nella giurisdizione civile, dove verrà stabilito il corrispettivo risarcimento economico per le vittime. Il procedimento civile è contro l’Opera di San José, il nome legale dell’Istituto Próvolo e, in solido, l’Arcivescovo potrebbe essere responsabile. In quella zona procedurale, in cui è posta in gioco l’aspetto monetario, oltre alla punizione, la Chiesa, come determinata dalla difesa degli abusi sessuali, passa anche a verdetti contorti basati sui loro interessi materiali. Senza andare oltre, all’inizio del mese in corso, un avvocato patrocinante – anche un membro dell’organizzazione di appartenenza di Salinas e Lecour -, mandò una lettera a Bergoglio stesso per denunciare la Chiesa sul suo atteggiamento nei confronti di ciò che ora si sviluppa attraverso la giurisdizione civile. Lì dice: «Solo pochi giorni fa e dopo che il tribunale penale ha condannato gli accusati per gli eventi accaduti, in una dimostrazione esemplare di attivismo giudiziario, una Camera civile ha convocato le parti per cercare di raggiungere un accordo in modo che le vittime abbiano un risarcimento. Tutti i tentativi non hanno avuto successo, da allora una Camera civile ha convocato le parti per cercare di raggiungere un accordo affinché le vittime ottengano un risarcimento. Tutti i tentativi non hanno avuto successo, da allora il dialogo con la controparte è stato come negoziare con una compagnia di assicurazioni. La priorità della controparte era compensare sempre al minor costo possibile. Va chiarito che con meno della metà del denaro ricevuto dall’Associazione per la vendita della proprietà in cui ha lavorato, è sufficiente a risarcire le vittime (in riferimento a dove ha lavorato l’Istituto Próvolo, che è stato chiuso e venduto). Bochatey, ipocritamente, fa dichiarazioni pubbliche di solidarietà con le persone colpite ma, privatamente, protegge meschino la tasca di un ordine i cui membri hanno abusato sessualmente di persone sordomute a Verona, La Plata e Mendoza.»

    Le denunce in Europa si svolgeranno tra il 14 e il 22 febbraio. La delegazione, a nome di tutti gli abusati, terrà incontri con numerose entità internazionali e ONG, al fine di rendere visibile il caso pilota in Argentina a livello internazionale, che ha completamente svelato le azioni dei sacerdoti in relazione ai crimini sessuali verso minori e vulnerabili.

    Va aggiunto che l’Onu quest’anno valuterà il Vaticano – come Stato – in relazione alle sue prestazioni in conformità con i regolamenti che emergono dalla Convenzione contro la tortura e dalla Convenzione sui diritti dell’infanzia, con l’antecedente negativo nella ultime decisioni dell’organizzazione internazionale prese nel 2014 , dove si è concluso che “la Santa Sede ha violato la Convenzione nei casi in cui è stata denunciata di abuso e ignorato le accuse, e che, per quanto ne sappiamo, è accaduto almeno cinquanta volte”, ha affermato il relatore del caso dalla commissione contro la tortura, Felice Gaer.

    Il tour includerà anche un passaggio attraverso l’Italia, dove incontreranno le vittime che hanno subito gli stessi attacchi, abusi e crimini a Verona. Come atto conclusivo, il gruppo delegato ha richiesto una visita a Roma a Papa Francesco, oltre ad altre autorità ecclesiastiche, al fine di presentare di persona il problema trasformato in un paradigma sull’abuso sessuale religioso.

    Il silenzio in risposta alla richiesta di incontri, fino ad oggi, da parte dello Stato della Chiesa cattolica e del suo leader, l’ex cardinale di Buenos Aires Jorge Bergoglio, ora Papa Francesco, è totale. Appare solo l’eco delle ultime notizie conosciute del mondo religioso: i 50 rosari benedetti dal più alto funzionario vaticano dato a militari condannati per crimini contro l’umanità. Rete L’ABUSO

    (traduzione con Google)

  • Accusato di pedofilia, prete muore di infarto prima della sentenza

    Accusato di pedofilia, prete muore di infarto prima della sentenza

    Un prete accusato di pedofilia muore di infarto poche settimane prima che venga condannato per aver abusato di sei giovani ragazzi.

    Un ex prete pedofilo che sta affrontando un lungo periodo di prigione per abusi sessuali su sei giovani ragazzi è morto prima della condanna. Il sacerdote di Sydney, James Cunneen, sarebbe stato condannato il 14 febbraio per una serie di reati sessuali su minori risalenti agli anni ’80. Ma è morto di infarto all’ospedale di Blacktown il 28 dicembre. La notizia viene diffusa solo ora. A rivelarlo è The Daily Mail.

    Chi era il prete accusato di pedofilia morto d’infarto

    Nel 2014 il comportamento del sacerdote è stato esposto durante la Commissione sugli abusi sessuali su minori. Il sessantenne è stato successivamente dichiarato colpevole di dieci accuse di violenza sessuale contro sei bambini dal tribunale distrettuale di Parramatta nell’ottobre 2019. Inizialmente era stato accusato di aver abusato di otto adolescenti, ma era stato ritenuto colpevole solo per atti contro sei dei ragazzi. In questi giorni, era attesa la pronuncia della sentenza.

    Cunneen si unì all’Ordine francescano dei frati minori nel 1979, prima di lasciare il sacerdozio e di tornare in Nuova Zelanda negli anni ’90, secondo quanto riportato dai quotidiani locali. Quando avrebbe compiuto i crimini contro i bambini, era in servizio in due parrocchie della diocesi di Parramatta alla fine degli anni ’80: la Chiesa di Sant’Andrea Apostolo a Marayong e il Santo Nome di Maria a Rydalmere. Un necrologio lo ricorda così: “Ti abbiamo apprezzato così tanto e ci mancherai molto. Vivrai sempre nei nostri cuori”. Anche una delle vittime dell’uomo spiega che questi “è moro in disgrazia”.

    https://www.direttanews.it/2020/01/09/pedofilia-prete-infarto-morto/

  • Esorcismi e violenza sessuale, per don Michele Barone chiesti 22 anni di carcere

    Esorcismi e violenza sessuale, per don Michele Barone chiesti 22 anni di carcere

    Ventidue anni di reclusione, per maltrattamenti nei confronti di una ragazzina di 13 anni di Maddaloni durante gli esorcismi e per violenza sessuale nei confronti di altre due fedeli. È la richiesta avanzata dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere per Michele Barone, l’ex prete del Tempio di Casapesenna (Caserta), durante il processo che vede alla sbarra anche il dirigente del commissariato di Maddaloni e i genitori della ragazza vittima di soprusi.

    Dopo la prima parte della requisitoria, pronunciata durante la scorsa udienza dal pm Alessandro Di Vico, questa mattina, 27 dicembre, il pubblico ministero Daniela Pannone ha chiesto anche 5 anni di carcere per Luigi Schettino, dirigente del commissariato di Maddaloni (difeso da Carlo De Stavola), 8 anni e 3 mesi per il padre della ragazza e 7 anni per la madre. Si tornerà in aula a gennaio, coi difensori degli imputati. La sentenza è prevista per fine gennaio.

    Arrestato don Michele Barone

    Il prete (che non è più tale dal maggio 2019, su decisione di Papa Francesco) era stato arrestato nel febbraio 2018. Secondo la ricostruzione della Procura, “ingenerando nelle giovani donne la convinzione di essere possedute dal demonio, ha carpito la loro buona fede e le ha sottoposte a trattamenti disumani e profondamente lesivi della loro integrità fisiopsichica, nonché della loro dignità”. Nei “riti di liberazione” avrebbe percosso numerose giovani e le avrebbe costrette a subire atti sessuali, palpeggiandole, spogliandole e facendole dormire, nude, insieme a lui e alla sua amante.

    Erano arrivate anche le misure cautelari per i genitori della ragazza e per il dirigente del commissariato. Le indagini erano partite dopo un servizio mandato in onda dalla trasmissione televisiva Le Iene il 14 febbraio, in cui la sorella della 13enne denunciava di avere subìto gli stessi abusi e che la famiglia aveva abbandonato completamente la ragazzina nelle mani del prete; la giovane si era rivolta alle forze dell’ordine presentando un esposto contro Michele Barone ma, secondo la ricostruzione, la sua famiglia e il poliziotto fecero pressioni perché lo ritirasse.

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