Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Arrestato un prete pedofilo: la ragazzina registra audio con il telefono

    Arrestato un prete pedofilo: la ragazzina registra audio con il telefono

    Ha fatto tutto da sola la bimba vittima degli abusi di don Michele Mottola, parroco a Trentola Ducenta

    Arrestato don Michele Mottola, ex parroco di Trentola Ducenta. L’accusa è quella di abuso nei confronti di una bambina di 11 anni.

    La ragazzina non voleva più che il prete la molestasse, così ha registrato con il telefonino gli incontri tenuti col sacerdote nella canonica della parrocchia raccogliendo elementi rilevanti che ha consegnato in Procura e che hanno portato all’arresto dell’uomo.

    Ha fatto tutto da sola la bimba  vittima degli abusi di don Michele Mottola, parroco a Trentola Ducenta fino al maggio di quest’anno, poi sospeso dalla diocesi di Aversa.

    Nei suoi confronti è stato avviato un processo canonico tuttora in corso. “Lasciami stare, non mi devi più toccare”, è una delle frasi emblematiche che la piccola ha registrato mentre parlava con il prete; “è solo un gioco, non facciamo niente di male” sono le altre significative parole pronunciate invece dal sacerdote e finite nelle registrazioni consegnate dai genitori della bimba nel maggio scorso ai poliziotti del Commissariato di Aversa e fatte ascoltare alla diocesi, che ha subito sospeso don Michele dal servizio, informando la Procura di Napoli Nord. Nel frattempo gli investigatori della Polizia di Stato guidati da Vincenzo Gallozzi hanno raccolto anche delle testimonianze.

    Il cerchio sulla ricostruzione della vicenda si è chiuso con l’incidente probatorio che ha messo vittima e carnefice uno di fronte all’altro; la coraggiosa bambina ha confermato che gli abusi andavano avanti da tempo, mentre don Michele si è difeso dicendo che la minore stava farneticando. Intanto i genitori della bimba si sono rivolti al programma tv ‘Le Iene’ perché la vicenda venisse fuori in tutta la sua drammaticità.

    Sono stati gli uomini del Commissariato di Aversa, coordinati dal dirigente Vincenzo Gallozzi, a notificare l’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Tribunale di Napoli Nord. Don Michele Mottola era già stato allontanato dalla parrocchia  il 25 maggio scorso dal vescovo Spinillo, con un “Decreto di sospensione immediate” e nei suoi confronti  era stato avviato anche il procedimento per sottoporlo al processo giudiziario canonico. La stessa curia di Aversa aveva segnalato I fatti  all Procura perché accertasse anche le sue responsabilità dal punto di vista penale.

    La vicenda era stata segnalata al vescovo di Aversa da un gruppo di fedeli della parrocchia che avevano accompagnato  la mamma della ragazza presso gli uffici della Curia vescovile per raccontare i fatti. Il caso era stato rilanciato il 3 novembre scorso nelle trasmissione televisiva delle Iene che avevano intervistato i genitori della ragazzina molestata.

    E stamattina per don Michele Mottola si sono aperte le porte del carcere.

    https://napoli.repubblica.it/cronaca/2019/11/08/news/arrestato_un_prete_di_trentola_ducenta_con_l_accusa_di_pedofilia-240574805/

  • Grazie a Dio: recensione del film di François Ozon

    Grazie a Dio: recensione del film di François Ozon

    Esce nelle sale italiane il film di Ozon premiato al Festival di Berlino

    A due anni di distanza dallo scandalosissimo Doppio Amore, François Ozon decide di tornare sul grande schermo con un’altra opera d’impatto come Grazie a Dio. Il film, premiato dalla giuria al Festival di Berlino, tratta un tema delicatissimo come la pedofilia, prendendo spunto da una storia vera scoppiata nel 2014. Così l’opera, più che la narrazione di un racconto, tratteggia una testimonianza. Approfondiamo le tematiche di Grazie a Dio in questa nostra recensione.

    Il vincitore dell’Orso d’argento a Berlino è una produzione ex aequo tra Francia e Belgio e arriva nelle nostre sale solo oggi. La pellicola si prefigura come un dramma che grazie alla bravura di Ozon, capace di rinunciare ai vezzi del cinema d’essai in virtù di un avvicinamento al cinema d’autore popolare, riesce a far ragionare riguardo al fenomeno degli abusi sui minori. Espressione di una cinematografia engagé e che per questo motivo ha accostato il film al già cult Il Caso Spotlight, Grazie a Dio è una pellicola con una sua identità. Essa infatti ha in comune col film di McCarthy solo la tematica, ma il risultato è completamente differente. L’opera qui considerata si prefigura ben congegnata, capace di ricostruire abilmente il caso Preynat, ma comunque non esente da difetti.

    La trama: Grazie a Dio

    Alexandre Guérin (Melvil Poupaud) è un quarantenne padre di famiglia che vive a Lione, ma lavora a Parigi. Cattolico praticante educa i suoi figli nel rispetto delle pratiche religiose cristiane, ma un giorno viene a sapere che Bernard Preynat (Bernard Verley), il prete che lo aveva molestato da bambino, officia ancora messa ed è ancora a contatto con i bambini. Da questo momento in poi Alexandre, preoccupato per i piccoli e in primis per i suoi figli, deciderà di avviare una crociata personale.

    In principio opterà, con un misto tra sdegno e speranza, per denunciare tutto al cardinal Barbarin (François Marthouret), che apprezza per il suo atteggiamento intransigente verso la pedofilia dei sacerdoti. Tuttavia ciò che ne emerge è sconfortante e raffigura bene la difesa stoica dei pedofili  e l’omertà all’interno del clero. Infatti dopo un fitto scambio di email Alexandre deciderà di incontrare colui che lo ha “insozzato nella carne”, ma non troverà né il pentimento né l’agognata redenzione.

    Andata perduta così la fiducia nel cardinale, emergeranno invece la rabbia e l’indignazione di Alexandre, sentimenti che aveva represso durante la sua adolescenza. In tal modo il protagonista farà il primo passo verso la giustizia e denuncerà l’accaduto alla polizia. Successivamente con l’aiuto di François (Denis Mènochet) ed Emmanuel (Swann Arlaud), anche loro vittime degli abusi, considererà l’idea di rendere pubblica la responsabilità della Chiesa nell’affaire; in questo modo, con l’aumentare del numero delle denunce riguardanti le violenze subite, formeranno un associazione che deciderà di costituirsi in giudizio legale.

    Le consuetudini e la responsabilità della Chiesa

    In Grazie a Dio fin da subito spiccano la tematica della pedofilia e la correlata responsabilità della Chiesa. Tuttavia il film non si limita a segnalare gli abusi, ma cerca di esplorare il tema in maniera piuttosto sfaccettata e approfondita. Ora per Ozon non ci si può limitare ad una mera descrizione del problema, ma bisogna sviscerarne l’essenza. Pertanto il regista deve rivelare il meccanismo che rende effettivamente l’abuso sessuale un problema interno al chiericato, vale a dire una conseguenza intrinseca della sua stessa organizzazione simbolica. Un’organizzazione narrata con molta perizia e che si concentra prevalentemente su quello che potremmo chiamare, riecheggiando Slavoj Zizek, il “cuore di tenebra delle consuetudini”. Tutto ciò emerge lapalissianamente nella prima parte del film e in quelle che sono le figure del cardinal Barbarin e di padre Preynat.

    Essi incarnano l’inconscio istituzionale che sostiene tutte le istituzioni e che si manifesta nell’identificazione anche dei loro lati oscuri. Chi non lo fa infatti diventa automaticamente un emarginato, un soggetto escluso dalla comunità. In questo caso quindi Barbarin potrà limitarsi ad un’ammissione minimizzatrice solo nei confronti delle vittime e all’interno dell’istituzione, ma non gli sarà mai consentita una confessione pubblica e la conseguente destituzione di padre Preynat. Quest’ultimo invece raffigura il prodotto del procedimento sovrariportato, in quanto da un lato è la vittima di questo sistema ecclesiastico, ma dall’altro è il carnefice di tanti piccoli innocenti.

    In questo caso il regista coglie in pieno il paradosso della pedofilia nella Chiesa e la sua responsabilità. Quest’ultima nell’opera ha una duplice faccia: quella della mancata ammissione e dell’insabbiamento, ma anche quella della reiterazione del fenomeno mediante la messa a tacere degli scandali. Padre Preynat non si fermerà mai e questo anche per colpa dell’assenza di una punizione somministratagli fin dall’inizio.

    Il contrasto credenza/ateismo e il rapporto familiare

    Grazie a Dio evidenzia anche due punti fondamentali della denuncia delle vittime, vale a dire il contrasto credenza/ateismo e il rapporto familiare degli abusati. In primo luogo, per quanto si tratti tutto in maniera un po’ semplicistica, si denota la volontà di mettere in gioco la differenza tra il vivere la pedofilia da credente e il non viverla, tra l’abbandonare la fede per colpa dell’abuso o invece credere ancora nei dogmi cristiani.

    Il film riproduce bene queste esperienze differenti e lo fa sopratutto tramite la caratterizzazione dei personaggi. Essi, per quanto stereotipati, in questo senso rappresentano le diverse attitudini alla fede. Infatti si va dall’ateo al fervente credente, passando infine per il cattolico non praticante. In tal modo il film riesce ad analizzare il contrasto tra il voler cambiare la Chiesa dall’interno o il volerla smantellare, nonché a rileggere platonicamente il conflitto tra giustizia e vendetta. In un certo senso così il film diventa corale, facendo entrare diversi tipi di testimonianze. Queste esplicitano le differenti influenze che gli abusi possono provocare nella maturazione di un individuo.

    Il rapporto familiare è invece l’esemplificazione del sovvertimento dell’equilibrio costituito in seno alla famiglia, in quanto la decisione di uscire dal silenzio tende ad intaccare spesso i rapporti con i propri parenti. Dall’altro lato la famiglia, ovvero l’altra istituzione del film, in un certo senso si presta un po’ al gioco della Chiesa dal momento che spesso, per evitare lo scandalo e distruggere la normalità, decide di rimanere inerte davanti alla sacra istituzione. La comunità familiare, così come quella ecclesiastica, predilige quindi la normalità. La stessa normalità con cui beffardamente Barbarin pronuncia le parole che danno il titolo al film e che raffigura la scandalosa visione del problema da parte della Chiesa.

    Il lato tecnico – Grazie a Dio recensione

    Procediamo nella recensione di Grazie a Dio approfondendo il lato tecnico dell’opera. Tecnicamente l’opera risulta sicuramente ben interpretata e vede in Melvil Poupaud e François Marthouret dei buonissimi caratteristi. Inoltre è indubbia anche la pregevole caratterizzazione di Denis Menochet, ma più di tutti stupisce un istrionico Swann Arlaud. Egli non solo ci fa vivere il dramma interiore di questo personaggio, bensì risulta convincente anche nella rappresentazione fisica.

    La regia di Grazie a Dio è molto buona e riesce sicuramente a fare un bel compendio tra la perizia tecnica, testimoniata soprattutto in apertura con piani sequenza e inquadrature di stampo godardiano, e il contenuto della narrazione. Molto interessante anche la scelta della lettura delle email con la voce fuori campo, la quale dona al tutto una dimensione più intima, quasi si tratti di una confessione. Tuttavia la scelta più brillante del comparto registico è da ritrovarsi nei flashback degli abusi dove la fotografia tocca le sue vette più alte. Allo stesso tempo la pellicola realizza una vera e propria trasformazione dei luoghi sacri in spazi esecrabili.

    La scenografia è convincente e a tratti sorprende, così appunto come la fotografia. Grande pecca del film risulta essere invece la colonna sonora, a tratti impalpabile e per niente d’effetto. Inoltre la seconda parte della pellicola contiene alcuni errori di scrittura grossolani, i quali purtroppo intaccano quanto di buono fatto nella prima parte. Infatti il film ha il suo più grande difetto in un differenziale che viene a costituirsi tra prima e seconda parte del lungometraggio; questo da un lato è sicuramente un problema da imputare al montaggio, ma non preclude le responsabilità del regista.

    Considerazioni finali: Grazie a Dio recensione

    È necessario sottolineare come la pellicola si qualifichi come una buonissima opera filmica. Essa è capace non solo di riportare abilmente i fatti accaduti nel 2014 in Francia, ma riesce a far riflettere e pensare. Vi è poi da lodare la ricerca dell’opera di approcciarsi in maniera originale all’argomento trattato, ponendo in primo piano le vittime della pedofilia. Inoltre forse i 140 minuti del film sono un po’ troppi nell’economia dell’opera; visto e considerato che gli ultimi venti non aggiungono nulla alla ricostruzione storica dei fatti.

    Concludendo la nostra recensione di Grazie a Dio si capisce come il film abbia avuto il consenso della critica, ma con un occhio più attento si possono trovare dei difetti, alcuni purtroppo anche importanti. Pertanto il film, pur ritagliandosi un suo spazio e risultando ben più che interessante, a tratti risulta deficitario e non riesce a tenere l’asticella alta. Per questo motivo la valutazione non può che essere buona, ma non ottima come la prima parte del film aveva fatto intravedere.

    Grazie a Dio

  • Pedofilia, i sacerdoti predatori dell’abbazia di Monserrat

    Pedofilia, i sacerdoti predatori dell’abbazia di Monserrat

    Decine di giovani abusati dal 1960 al 2000. Dopo decenni di silenzio le vittime denunciano le sevizie: lo scandalo colpisce uno dei monasteri più celebri del paese, meta ogni anno per milioni di pellegrini

    A poco piú di un’ora da Barcellona, direzione entroterra, si innalza la montagna piú emblematica della Catalogna. È il massiccio del Motserrat, un complesso di rocce che si erigono ex abrupto, una catena formata da vari picchi brulli che sembra la scenografia di un racconto di fate. La cima più alta del Montserrat raggiunge mille e duecento metri.

    Nell’ 880 dei pastori scorsero una luce in una grotta, entrarono e trovarono l’iconografia di una vergine mulatta. Quando i pastori avvisarono il vescovo di Manresa, si cercò di spostare la figura al santuario piú vicino. Ma la figura della Madonna divenne improvvisamente pesante. Fu costruita una cappella. Centocinquanta anni più tardi furono messe le basi per quello che oggi è uno dei monasteri benedettini più famosi di Spagna, con un flusso turistico che potrebbe competere con Disney-Land.

    Al Montserrat ci si arriva a piedi, in bicicletta, in macchina, in treno, in metro, con la funivia. Inoltre c’è uno dei cori di voci bianche più apprezzati della penisola iberica. La domenica, alle messe dell’abbazia del Montserrat c’è la tendenza pronunciata a valicare i confini spirituali con quelli temporali: celebri sono le omelie pronunciate dall’abate Josep Maria Soler, nelle quali inneggia all’indipendentismo denunciando la dittatura dello stato spagnolo.

    E invece qualche giorno fa, mentre chiedeva «perdono» alle vittime degli abusi sessuali avvenute nella sua stessa abbazia, lo stesso abate Josep Maria Soler non sembrava possedere più nulla di quel fuoco né di quell’entusiasmo politico. Nessuna emozione. Nessuna empatia si leggeva sul suo volto. Potrebbe star leggendo un atto notarile. La testa bassa, non ha quasi mai alzato lo sguardo dal foglio che manteneva con entrambe le mani. Ha chiesto. Dicendo che l’abbazia farà di tutto per riparare al danno. Poi ha promesso che se ci sarà bisogno chiederà scusa nuovamente. Che ci saranno controlli più stretti.

    Qui tra questi massicci fuori dal tempo, una commissione interna composta da tre membri: Begoña Elizalde, psicologa, Cristina Vallejo, avvocato, Xavier Pomés, medico, ha portato alla luce 14 casi accertati di abusi sessuali, in un periodo che va dal 1960 al 2000.

    Secondo le ricostruzioni e le interviste a otto delle vittime ormai adulte, i casi certi sono ad opera di due monaci. Il primo sembra abbia compiuto “solo” due abusi alla fine degli anni sessanta. Non si forniscono altre informazioni perché, si afferma, è un ex monaco che ha ammesso questi due abusi, che ha novanta anni, che ha una famiglia, e che già nel 1980 si era allontanato di sua volontà dall’abbazia.

    E in più, ammette lo stesso abate Josep Maria Soler in un’intervista a La Vanguardia “perché il nome dell’abusatore si potrebbe confondere con un monaco più giovane in quanto possiedono lo stesso nome e le stesse iniziali del cognome». Alle timide domande dei giornalisti riguardo al perché ci volle tanto tempo, dalla fine degli anni sessanta al 1980, e che alla fine tal monaco se ne andò di sua volontá, Josep Maria Soler e la comunità del Montserrat affermano che l’allora abate in carica aveva immediatamente allontanato il monaco. Come?

    Inviandolo ad un altro monastero. E dopo spedendolo in Francia a studiare.

    Del secondo monaco invece sappiamo tutto. Andreu Soler si occupava degli scout Els Noi de Servei dell’abbazia. Nelle pagine della commissione si fa riferimento a Andreu Soler come un «predatore sessuale e pederasta», che faceva degli abusi «una condotta di vita reiterata», specialmente su adolescenti tra i 15 e i 17, ma a volte anche su adolescenti maggiorenni.

    Tra il 1972 e il 2000 Andreu Soler ha agito indisturbato. La commissione afferma che non c’è la certezza che i vertici dell’abbazia fossero al corrente degli abusi. Ma nel 1999 arrivano le prime denunce. E di nuovo, Andreu Soler rimane lí dov’era. Fino al 2008, anno della sua morte. Com’è facile costruire il mostro e gettargli fango in faccia una volta che il mostro è morto. Miguel Angel Hurtado, la prima vittima che denunciò gli abusi di Andreu Soler nell’anno 1999, e che da allora capeggia la crociata di tutte quante le vittime, afferma che la commissione «non è credibile, non è leggittima né indipendente e che mira solamente a minimizzare il danno mediatico dell’abbazia del Montserrat».

    E si dice insoddisfatto anche riguardo al numero delle vittime come quello dei carnefici. «Solo la giustizia civile potrà fare giustizia» rincalza. E per finire, oltre al danno c’è la beffa: nel 2007 esce un libro pubblicato direttamente dalla casa editrice dell’abbazia del Montserrat che elogia il mandato e il lavoro del «predatore sessuale e pederasta» Andreu Soler. É l’anno in cui giá l’attuale abate Josep Maria Soler è a conoscenza dei fatti.

    «Allora questo monaco ( Andreu Soler) era malato di cuore e cominciava la dialisi», dice Josep Maria Soler a La Vanguardia, «Solo pochi monaci sapevano, e il direttore delle pubblicazioni dell’abbazia non era tra questi. E riguardo le pubblicazioni che escono io non ho potere, il direttore delle pubblicazioni possiede piena libertà se fosse successo oggi sarei molto piú puntiglioso e gli spiegherei i fatti alla casa editrice. Hurtado ha ragione a lamentarsi riguardo gli elogi del libro al monaco».

    Ebbene bisognerebbe, giusto per onore di cronaca, andare a controllare adesso quanto pesa quell’iconografia della Vergine trovata piú di mille anni fa. Magari ora è talmente leggera da alzare i tacchi e andarsene via da sola.

  • Decine di suore abusate per anni da preti. Erano violentate a turno

    Decine di suore abusate per anni da preti. Erano violentate a turno

    È l’Associated Press che ha raccolto per prima le denunce delle vittime: “Era ubriaco. Non sapevo come dirgli di no”. Un’inchiesta che per gravità e dimensioni corre il rischio di coinvolgere l’intero mondo cattolico indiano. Alcune suore hanno fatto riferimento ad “amicizie” e concessioni di favori sessuali che non riuscivano a negare, altre riferiscono di vere e proprie violenze e stupri sistematicamente tenuti sotto silenzio dalle gerarchie ecclesiastiche locali.

    Secondo l’Associated Press “il Vaticano, pur non essendo mai intervenuto, era tuttavia da tempo a conoscenza di abusi sessuali ai danni di suore da parte di preti e vescovi in Asia, Europa, Sud America e Africa”. In tutto l’agenzia giornalistica ha raccolto le testimonianze di due dozzine di persone – tra suore, ex monache e preti con conoscenza diretta degli abusi. (Continua dopo la foto)

    Josephine Villoonnickal, di 44 anni, è stata la prima a rompere il muro di omertà, rendendo tutto di dominio pubblico indispettita dalla inattività dei vertici ecclesiastici locali ai quali aveva ripetutamente denunciato la situazione. La suora ha denunciato alla polizia del Kerala il suo vescovo con l’accusa di averla stuprata 13 volte in due anni. Denuncia a sua volta sostenuta da altre consorelle tutte unanimi nel richiedere l’arresto del vescovo Franco Mulakkal.

    Secondo Josephine Villoonnickal la prima violenza risalirebbe al 5 maggio 2014 e l’ultima il 23 settembre 2016. Il vescovo si è però difeso negando ogni addebito, accusando a sua volta le sorelle di aver inventato tutto. Questo, però, non gli ha evitato la detenzione per tre settimane. Attualmente si trova a piede libero dopo esser stato rilasciato su cauzione. Tuttavia la Conferenza episcopale indiana al momento non avrebbe preso alcuna posizione invitando, anzi, i media locali a attendere la pronuncia degli organi giudiziari preposti. (Continua dopo la foto)

    Alcune testimonianza raccolte dall’AP risalgono anche a decine di anni fa. Una suora rivela di aver respinto una violenza quando aveva vent’anni, nel corso di un ritiro spirituale prima del rinnovo dei voti, agli inizi degli anni ’90. A tentare di abusare di lei un sacerdote che aveva circa 60 anni. Il prete era uscito per partecipare ad una festa locale e quando è tornato, di sera, ha bussato alla porta nella novizia dicendole che voleva “parlarle”.

    La suora aveva capito che era ubriaco ma l’uomo forzò la porta e provò a baciarla, tentato di toccarla dove poteva. La religiosa alla fine è riuscita a sfuggire alla morsa e a richiudere la porta. La madre superiora evitò altri incontri con il prete che fu poi trasferito, forse a seguito di una sua lettera anonima dove denunciava l’accaduto. Il prete però ha continuato a vestire la tonaca. (Continua dopo la foto)

    L’Associated Press tuttavia non demorde e incalza il Vaticano sul tema generale, sostenendo che si tratti di pratiche diffuse e accusando le gerarchie ecclesiastiche di inattività nonostante le numerose denunce. Molte suore, secodo l’AP, rinuncerebbero a denunciare episodi simili per paura di essere isolate e cacciate dalla propria congregazione. Per non parlar del fatto che nei Paesi più poveri, dove sono maggiormente presenti questi fenomeni, il ricatto economico è paralizzante in considerazione del fatto che molte congregazioni di suore sono finanziariamente sostenute dalle parrocchie e dalla curia.

  • GLI ITALIANI SONO I PRIMI AL MONDO PER TURISMO SESSUALE MINORILE. PARLIAMO DI QUESTO.

    GLI ITALIANI SONO I PRIMI AL MONDO PER TURISMO SESSUALE MINORILE. PARLIAMO DI QUESTO.

    “Scimmiette da castigare” e “prede da catturare”. Vengono apprezzate per la loro docilità, anche se qualcuno si lamenta che sono troppo “consumate” o brutte. Nessun problema: ci sono le “pretty”, o “perle”, ragazze giovani, dalla pelle più chiara e dai tratti più occidentali. Qualcuno avanza l’ipotesi: “Le prede siamo noi, che ai loro occhi siamo degli scemi con scritto ATM in testa”, qualcun altro si lamenta dei viaggiatori “del terzo mondo”, che hanno rovinato la qualità delle ragazze: non è più come dieci, vent’anni fa. Qualcuno consiglia di “infilzarle alla brutta da dietro”, anche mentre dormono: non si lamenteranno. Nessuno fa notare che quello non è sesso, nemmeno a pagamento, ma stupro.

    Esaminare lo scambio di informazioni su un forum di turismo sessuale metterebbe alla prova anche la persona più cinica e disincantata. Non che ci si possa aspettare chissà quali ossequi da siti che raccolgono dettagliate recensioni su escort, night club e servizi sessuali, ma l’impressione è che gli utenti siano mossi soltanto dalla peggior misoginia. Non si contano le lamentele nei confronti delle connazionali, che non “la danno”, anche dopo aver preteso cene pagate e regali: è per disperazione che questi gentiluomini spendono le loro vacanze in Paesi in via di sviluppo per consumare rapporti a 10 euro l’ora con delle adolescenti. Anche le stesse sex worker vengono insultate, perché sono arroganti, o perché sembrano poco coinvolte, o perché pretendono di essere pagate la cifra pattuita anche in caso di un rapporto non soddisfacente. Molti insulti sono anche di stampo razzista, specialmente nelle aree del sito dedicate ai viaggi in Africa: le donne vengono chiamate “gazzelle” con “la faccia da babbuini”. Sono cattive e bugiarde “come tutte le africane”.

    Siti come questo sono solo la punta dell’iceberg di tutto il traffico online generato dal turismo sessuale: sono centinaia i forum, i canali YouTube, i siti porno dedicati a questa pratica che si mantengono sul filo della legalità. Se in alcuni Paesi la prostituzione è legale, in molti altri casi gli utenti si scambiano consigli su come sfuggire alla polizia. Di frequente però i reati sono più gravi del mero sfruttamento della prostituzione. Quasi nessuno fa esplicito riferimento al fatto che molte di queste ragazze (e ragazzi) siano spesso bambine (e bambini): adolescenti o pronte per le elementari, nei casi peggiori per l’asilo. Secondo l’Ecpat – End Child Prostitution in Asian Tourism, ogni anno tre milioni di persone viaggiano per turismo sessuale. Circa 250mila sono in cerca di vittime minorenni il cui sfruttamento genera un mercato da 20 miliardi di dollari – e il fenomeno è sottostimato. Il triste primato, con 80mila partenze l’anno, va agli italiani.

    Si tratta di una piaga così diffusa che le schede di molti Paesi sul sito della Farnesina Viaggiare Sicuri si preoccupano di mettere bene in evidenza le pene previste per chi sfrutta la prostituzione minorile. “In alcune strade dell’Africa non è difficile trovare sulla strada cartelli che intimano di non toccare i bambini, scritti in italiano”, denuncia Giorgia Butera, presidente di Mete Onlus. L’associazione, in collaborazione con l’Ecpat, lo scorso anno aveva presentato in Senato il progetto Stop Sexual Tourism, campagna che nel 2016 aveva fatto affiggere in 57 aeroporti italiani un manifesto informativo per scoraggiare le partenze. Tra le mete principali c’è l’Asia con Paesi come la Cina, il Giappone, la Corea e la Thailandia, che hanno visto crescere significativamente anche il turismo per lavoro, spesso strettamente e tristemente collegato allo sfruttamento della prostituzione minorile: il dossier parla dell’usanza sempre più diffusa di intrattenere clienti e manager in visita dall’estero con escort, alcool e droghe per saldare relazioni di lavoro. Zone di confine come il Myanmar, il Vietnam e la Cambogia (dove il mercato delle vergini è particolarmente sviluppato), vengono invece scelte perché più economiche. Poi ci sono i Paesi latino-americani, che soffrono anche situazioni di grande povertà infantile, associata a droga e corruzione. L’Africa sub-sahariana è la meta emergente, con Ghana, Kenya, Sudfrica e Zambia ai primi posti.

    La pedofilia, intesa come condizione clinica, c’entra poco. Secondo l’Ecpat, solo il 5% degli sfruttatori di prostituzione minorile è pedofilo, mentre il 95% è in cerca di “un’esperienza trasgressiva”. Il 60% di chi parte lo fa in modo occasionale e il 35% in modo abituale e non manca chi, pur essendo in viaggio per svago, usufruisce di servizi sessuali qualora gliene si presenti l’occasione. Il fenomeno coinvolge persone mediamente giovani (l’età media è di 27 anni), e non soltanto uomini. In percentuale nettamente inferiore, anche le donne cercano prestazioni sessuali, anche se in questo caso l’età media delle vittime si alza, con una prevalenza di adolescenti nei Paesi caraibici e africani. In quest’ultimo caso, poi, alla pratica criminale si aggiunge anche un certo lassismo nel condannarla, a causa del radicato pregiudizio secondo cui le donne non sarebbero in grado di perpetrare abusi sessuali. Lo scorso maggio, ad esempio, una servizio de Le Iene raccontava in modo goliardico il viaggio di due donne italiane in Kenya “Alla ricerca del Big Bamboo”, parlando di “turismo romantico” con tono scherzoso e indugiando sulle allusioni razziste delle intervistate. Se la puntata avesse mostrato sessantenni in cerca di ragazzine in Thailandia, il mood sarebbe certamente cambiato.

    Il problema si è imposto all’opinione pubblica mondiale grazie alla firma, nel 1989, della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza che all’art. 34 prevede che “Gli Stati parti si impegnino a proteggere il fanciullo contro ogni forma di sfruttamento sessuale e di violenza sessuale”. Il nostro ordinamento prevede la reclusione da uno a sei anni e multe fino a 6mila euro per chiunque recluta, induce, sfrutta o favorisce la prostituzione minorile, senza contare che il turista sessuale deve rispondere anche alle leggi del Paese in cui ha commesso il reato. 

    tta della prostituzione provenienti dall’est Europa e dall’Africa, molto spesso minorenni. Nella sola provincia di Roma, interessata dal famoso caso delle “baby squillo” (termine da tabloid che sminuisce la gravità del crimine commesso) tra il 2012 e il 2014 c’è stato un aumento del 516% dei processi per crimini relativi allo sfruttamento dei minori.

    L’aumento di questi abusi è accostato dall’Ecpat all’incremento del turismo (soprattutto se legato a grandi eventi, come hanno dimostrato le Olimpiadi a Rio, dove si è registrato un boom di prostituzione minorile) e alla diffusione di internet, che facilita lo scambio di informazioni e molto spesso permette allo sfruttatore di mettersi direttamente in contatto con la vittima, o con la sua famiglia. Nel 2013 la Ong Terres des Hommes aveva condotto un esperimento, documentato su YouTube, infiltrandosi in chat room pubbliche con l’identità fittizia di una bambina filippina di dieci anni. In dieci settimane, 20.172 persone avevano contattato il profilo chiedendo performance sessuali a pagamento tramite webcam. Secondo Najat M’jid Maalla, relatore delle Nazioni Unite sulla compravendita di bambini, prostituzione minorile e pedopornografia, almeno 75mila persone sono online in qualsiasi momento in cerca di cam show con soggetti minorenni, ma sono soltanto sei le condanne pronunciate per questo reato in tutto il mondo.

    Il turismo sessuale è una piaga che per essere debellata va considerata nell’ottica del colonialismo. All’estero, nei Paesi “esotici”, gli occidentali si sentono svincolati dalle norme sociali che rispetterebbero nei propri Paesi di origine: questo spiega perché i pedofili siano solo una minoranza e perché la maggior parte di chi parte lo faccia per provare “un’esperienza trasgressiva”. Chi va in cerca di soggetti fragili si sente impunito, se non addirittura legittimato, spesso agendo nella convinzione che questi Paesi permettano se non addirittura incoraggino questo sfruttamento. È un approccio di stampo colonialista, che si basa sull’idea che i Paesi del Sud del mondo siano culturalmente meno avanzati, estranei alle nostre salde consuetudini morali, quindi a disposizione del ricco uomo bianco che può acquistare tutto ciò che desidera in cambio di denaro: cibo, alcool, droghe e, ovviamente, corpi. Anche il linguaggio usato sui forum di turismo sessuale lo segnala: si parla con gergo militare, ci si riferisce a cacciatori e prede, bandiere da piantare, nome italiano da tenere alto. Non vi è alcun rispetto o empatia per le vittime, ma spesso solo disprezzo e ripugnanza accompagnati dalla pretesa che queste donne e bambine accolgano i propri clienti con sorrisi, affetto e moine.

    Negli anni del fascismo la pratica di avere schiave sessuali bambine nelle colonie africane si chiamava madamato, ed era una consuetudine talmente diffusa che ancora nel 1986 Indro Montanelli difendeva in tv il suo diritto ad aver avuto rapporti sessuali con una dodicenne, che definiva un “animalino docile”. Oggi le colonie non esistono più, ma il nostro Paese non ha ancora fatto i conti con il suo passato coloniale e il madamato si è trasformato in turismo sessuale. Cambia il nome, ma la matrice è la stessa: esercitare il dominio, che sia economico, razziale o più semplicemente patriarcale, senza il minimo riguardo nei confronti delle persone sfruttate. Persone che in questi casi non ricorrono alla prostituzione per loro libera scelta, ma perché costrette dalle circostanze, dalla famiglia, dalla criminalità organizzata. A maggior ragione, se parliamo di minori e di bambini la scelta non è mai libera.

    Gli effetti sulle vittime della tratta sessuale sono devastanti, anche perché solo una piccola percentuale riesce a uscirne e, anche una volta sottrattasi, spesso non esiste alcun tipo di supporto psicologico, sociale ed economico. Se a chi abusa basterà rientrare in Italia, magari dai propri figli della stessa età delle vittime degli abusi commessi in Kenya o Tailandia, per tornare alla vita normale, alle vittime della prostituzione minorile non basterà una vita intera.

    http://thevision.com/attualita/turismo-sessuale-minorile/

  • Cardinale George Pell; Il verdetto verrà pronunciato il 21 agosto

    Cardinale George Pell; Il verdetto verrà pronunciato il 21 agosto

    Alla sbarra per pedofilia il cardinale George Pell

    Il verdetto verrà pronunciato il 21 agosto – L’uomo è detenuto nel carcere di Melbourne per la condanna a sei anni per abusi contro minori

    CITTÀ DEL VATICANO – Il verdetto di appello per il cardinale australiano George Pell, condannato in primo grado per pedofilia, sarà pronunciato mercoledì 21 agosto. Lo ha annunciato la Corte d’Appello dello Stato di Victoria. Il cardinale è detenuto nel carcere di Melbourne per la condanna a sei anni per abusi contro minori. Ora la prossima settimana i giudici decideranno se confermare questo giudizio oppure no. In questa seconda ipotesi l’ex Prefetto dell’Economia del Vaticano lascerebbe il carcere.

  • BIBBIANO: Il report ONU del febbraio 2019 suggerirebbe doverosamente una Commissione Parlamentare d’Inchiesta, non una regionale sullo specifico caso. (video)

    BIBBIANO: Il report ONU del febbraio 2019 suggerirebbe doverosamente una Commissione Parlamentare d’Inchiesta, non una regionale sullo specifico caso. (video)

    Il caso di Bibbiano, purtroppo triste e tutto drammaticamente vero, diventato però un oggetto di strumentalizzazione politica in quanto il problema esiste in tutta la penisola, ma si parla solo di Bibbiano.

    Il Governo italiano, nelle sedute del 22 e 23 gennaio 2019 – dove la Rete L’ABUSO era presente in quanto depositaria di un suo report – è stato posto in esamina dalle Nazioni Unite per quanto riguarda la situazione dei minori nel nostro paese.

    Il Comitato per i diritti dell’infanzia, ha prodotto un report, rilasciato nel febbraio scorso. Basta leggerlo per comprendere che il “problema Italia” va ben oltre Bibbiano.

    Senza commentare ulteriormente, proponiamo il report Onu , tradotto in italiano e per chi volesse, le rispettive 2 sedute del gennaio scorso.

     

     

  • UK, condannato un sacerdote pedofilo

    UK, condannato un sacerdote pedofilo

    Padre Michael Higginbottom è stato condannato dalla Corte della Corona di Burney: per le due settimane del processo, i giurati hanno dovuto ascoltare i racconti di “orribili” abusi perpetrati su bambini. I fatti risalgono a parecchi anni fa, fra i Settanta e gli Ottanta, quando il sacerdote era un insegnante del prestigioso seminario “St. Joseph’s College” di Upholland, nel Lancashire, Regno Unito, che ospita seminaristi dai 12 ai 18 anni.

    Padre Michael Higginbottom avrebbe preso di mira due bambini ospiti dell’istituto: “Entrambi vittime di minacce, più volte puniti corporalmente con cinghie”, ha commentato il procuratore David Temkin. Non meno forti sono state le parole del giudici Andrew Woolman, che alla lettura della sentenza di condanna si è rivolto direttamente all’ex sacerdote: “Lei era in una posizione predominante, e godeva della fiducia di questi ragazzi, di cui ha abusato in modo spaventoso”.

    Higginbottom era stato giudicato colpevole presso dalla Corte della Corona di Liverpool nell’aprile 2017 per le accuse pronunciate dal primo dei due ex allievi, ma la condanna è stata annullata nel novembre dello scorso anno dalla Corte d’appello. È stato quindi stabilita la necessità di celebrare un nuovo processo, in quanto i giurati non avevano avuto la possibilità di conoscere tutti i dettagli, non disponibili al momento del primo processo.

    La seconda vittima si è fatta avanti dopo aver visto in televisione un servizio dedicato al prete pedofilo del seminario che gli ha ridestato ricordi spiacevoli: anche lui ha raccontato di essere stato abusato da Higginbottom.

    Secondo il giudice, entrambe le vittime sono state psicologicamente turbate da quello che è successo, e provano le stesse emozioni negative a decenni di distanza. Il primo denunciante ha frequentato il seminario alla fine degli anni ’70, quando aveva deciso di diventare sacerdote. Ma si era ritrovato al St. Joseph, definito “un posto freddo e buio dove si praticava ogni genere di abuso: mentale, fisico e sessuale”. Higginbottom l’avrebbe costretto a subire la sua furia sessuale decine di volte.

    Gli avvocati dell’ex sacerdote hanno liquidato le affermazioni affermando che si tratta soltanto di un mezzo per ottenere un risarcimento. Anzi, dalle loro ricerche risulta che uno dei due accusatori anni fa sia stato protagonista di una frode in cui avrebbe intascato un’ingente somma di denaro.

    Michael Higginbottom, 76 anni, è stato condannato per cinque capi d’accusa a 18 anni di carcere: metà da trascorrere in prigione, il resto in liberta vigilata.

    https://www.italiastarmagazine.it/esteri/uk-condannato-un-sacerdote-pedofilo-10353?fbclid=IwAR1L_nSQsGSyHCV7VeL134xRYuVLHL1pgvZ-7elVPdAFMI5HoubUn4dGRLk

  • NUOVE GRAVI RIVELAZIONI DI VIGANÒ SUI VERTICI DEL VATICANO.

    NUOVE GRAVI RIVELAZIONI DI VIGANÒ SUI VERTICI DEL VATICANO.

    Marco Tosatti

    Cari amici e nemici di Stilum Curiae, l’arcivescovo Carlo Maria Viganò ha reso pubbliche nuove, gravissime rivelazioni che riguardano i vertici del Vaticano e la gestione degli abusi. Sono state pubblicate oggi da LifeSiteNews. In realtà queste dichiarazioni facevano parte dell’intervista che l’ex Nunzio ha concesso qualche tempo fa al Washington Post; ma non erano state pubblicate, in quanto il giornale si era preso del tempo per approfondire l’inchiesta. Per questo motivo Stilum Curiae, pur essendone in possesso, aveva deciso di non pubblicarle fino a quando il quotidiano americano avesse deciso di scrivere un seguito alla prima parte dell’intervista. Questa clausola autoimposta viene meno ora. Vogliamo aggiungere che diversi mesi orsono abbiamo cercato di contattare una persona che è sicuramente informata dei fatti, Gastòn Guisandes Lopez, un collega di Maracaibo, senza fortuna. Ci riproveremo…Ma ci sembra che la Santa Sede non possa trincerarsi dietro l’usuale silenzio, e debba fornire invece chiarimenti credibili e documentati.

    Ecco che cosa dice mons. Viganò:

    I segni che vedo sono davvero inquietanti. Non solo papa Francesco non fa quasi nulla per punire chi ha commesso abusi, non fa assolutamente nulla per denunciare e assicurare alla giustizia coloro che hanno, per decenni, facilitato e nascosto i violentatori. Solo per citare un esempio: il cardinale Wuerl, che ha coperto gli abusi di McCarrick e altri per decenni, e le cui menzogne ripetute e sfacciate sono state rese chiare a tutti coloro che hanno prestato attenzione, ha dovuto dimettersi disonorevolmente a causa dell’indignazione popolare. Eppure, accettando le sue dimissioni, papa Francesco lo ha elogiato per la sua “nobiltà”. Quale credibilità può avere il papa dopo questo tipo di dichiarazioni?

    Ma un simile comportamento non è affatto il peggiore. Tornando al vertice e concentrandosi sull’abuso di minori, desidero ora sottoporre alla vostra attenzione due casi recenti e veramente orribili riguardanti le accuse di reati contro minori durante il regno di papa Francesco. Il papa e molti prelati in Curia sono ben consapevoli di queste accuse, ma in nessun caso è stata consentita un’indagine aperta e approfondita. Un osservatore obiettivo non può fare a meno di sospettare che azioni orribili vengano nascoste.

    1 – Si dice che il primo sia accaduto all’interno delle stesse mura del Vaticano, al Pius X pre-seminario, che si trova a pochi passi dalla Domus Sanctae Marthae, dove vive papa Francesco. Quel seminario forma i minori che servono come chierichetti nella Basilica di San Pietro e nelle cerimonie papali.

    Uno dei seminaristi, Kamil Jarzembowski, un compagno di stanza di una delle vittime, afferma di aver assistito a dozzine di episodi di aggressione sessuale. Insieme ad altri due seminaristi, ha denunciato l’aggressore, prima di persona ai suoi superiori pre-seminario, poi per iscritto ai cardinali, e infine nel 2014, sempre per iscritto, a papa Francesco stesso. Una delle vittime era un ragazzo, presumibilmente abusato per cinque anni consecutivi, a partire dall’età di 13 anni. Il presunto aggressore era un seminarista di 21 anni, Gabriele Martinelli.

    Quel pre-seminario è sotto la responsabilità della diocesi di Como ed è gestito dall’Associazione Don Folci. Un’indagine preliminare fu affidata al vicario giudiziario di Como, don Andrea Stabellini, che trovò elementi di prova che giustificavano ulteriori indagini. Ho ricevuto informazioni di prima mano che indicavano che i suoi superiori hanno proibito che continuasse le indagini. Egli stesso può testimoniare per se stesso, e esorto ad andare a intervistarlo. Prego che troverà il coraggio di condividere con voi ciò che ha così coraggiosamente condiviso con me.

    Insieme a quanto sopra, ho appreso come le autorità della Santa Sede si sono occupate di questo caso. Dopo che le prove furono raccolte da don Stabellini, il caso fu immediatamente nascosto dall’allora vescovo di Como, Diego Coletti, insieme al cardinale Angelo Comastri, vicario generale di papa Francesco per la Città del Vaticano. Inoltre, il cardinale Coccopalmerio, allora presidente del Pontificio Consiglio per i testi legislativi, che è stato consultato da don Stabellini, lo ha fortemente ammonito di interrompere le indagini.

    Potreste chiedervi come è stato chiuso questo caso orribile. Il vescovo di Como rimosse don Stabellini dalla carica di vicario giudiziario; l’informatore, il seminarista Kamil Jarzembowski, fu espulso dal seminario; i due compagni seminaristi che si erano uniti a lui nella denuncia lasciarono il seminario; e il presunto violentatore, Gabriele Martinelli, è stato ordinato sacerdote nel luglio 2017. Tutto questo è accaduto all’interno delle mura vaticane, e non ne è uscita una parola durante il summit.

    Il summit è stato quindi terribilmente deludente, perché è ipocrisia condannare gli abusi contro i minori e fingere di simpatizzare con le vittime rifiutandosi di affrontare onestamente i fatti. Una rivitalizzazione spirituale del clero è più urgente, ma alla fine sarà inefficace se non c’è la volontà di affrontare il problema reale.

    2 – Il secondo caso riguarda l’arcivescovo Edgar Peña Parra, che papa Francesco ha scelto come nuovo Sostituto presso la Segreteria di Stato, rendendolo la terza persona più potente nella curia. In tal modo, il Papa ha sostanzialmente ignorato un terrificante dossier inviato da un gruppo di fedeli di Maracaibo, dal titolo “Quién es verdaderamente Monseñor Edgar Robinson Peña Parra, Nuevo Sustituto de la Secretarîa de Estado del Vaticano?”. Il dossier è firmato da Dr. Enrique W. Lagunillas Machado, nel nome del “Grupo de Laicos de la Arquidiócesis de Maracaibo por una Iglesia y un Clero según el Corazón de Cristo.” Questi fedeli accusano Peña Parra di terribile immoralità, descrivendo in dettaglio i suoi presunti crimini . Questo potrebbe anche essere uno scandalo che supera quello di McCarrick, e non deve essere permesso che sia coperto dal silenzio.

    Alcuni fatti sono già stati pubblicati sui media, in particolare sul settimanale italiano l’Espresso. Aggiungerò ora i fatti noti in Segreteria di Stato in Vaticano dal 2002, che ho appreso quando ho servito come delegato per le Rappresentanze Pontificie.

     Nel gennaio 2000, il giornalista di Maracaibo, Gastón Guisandes López, ha presentato gravi accuse contro alcuni sacerdoti della diocesi di Maracaibo, tra cui mons. Peña Parra, che comprendevano l’abuso sessuale di minori e altre attività potenzialmente criminali.

     Nel 2001, Gastón Guisandes López ha chiesto due volte di essere ricevuto dal nunzio apostolico (l’ambasciatore del papa) in Venezuela, l’arcivescovo André Dupuy, per discutere di queste questioni, ma l’arcivescovo ha inspiegabilmente rifiutato di accoglierlo. Tuttavia, fece  un rapporto alla Segreteria di Stato raccontando che il giornalista aveva accusato mons. Peña Parra di due crimini molto gravi, descrivendo le circostanze.

    –  In primo luogo, Edgar Peña Parra fu accusata di aver sedotto, il 24 settembre 1990, due seminaristi minori della parrocchia di San Pablo, che dovevano entrare nel  Seminario Maggiore di Maracaibo quello stesso anno. Si dice che l’evento abbia avuto luogo nella chiesa di Nuestra Señora del Rosario, dove il reverendo José Severeyn era parroco. Il Rev. Severeyn fu poi rimosso dalla parrocchia dall’allora arcivescovo mons. Roa Pérez. Il caso è stato denunciato alla polizia dai genitori dei due giovani ed è stato trattato dall’allora direttore del seminario maggiore, Rev. Enrique Pérez, e dal direttore spirituale allora, Rev. Emilio Melchor. Il Rev. Pérez, interrogato dalla Segreteria di Stato, confermò per iscritto l’episodio del 24 settembre 1990. Ho visto questi documenti con i miei occhi.

    – In secondo luogo, Edgar Peña Parra è stato presumibilmente coinvolto, insieme a……….., nella morte di due persone, un medico e un certo Jairo Pérez, avvenute nell’agosto del 1992, sull’isola di San Carlos nel lago di Maracaibo. Sono stati uccisi da una scarica elettrica e non è chiaro se le morti siano state o meno accidentali. Questa stessa accusa è contenuta anche nel suddetto dossier inviato da un gruppo di laici di Maracaibo, con il dettaglio aggiuntivo che i due cadaveri sono stati trovati nudi, con la prova di macabri rapporti omosessuali lascivi. Queste accuse sono, a dir poco, estremamente gravi.

    Tuttavia, non solo Peña Parra non è stato costretto a farvi fronte, ma gli è stato concesso di continuare nel servizio diplomatico della Santa Sede.

    Queste due accuse sono state segnalate alla Segreteria di Stato nel 2002 dall’allora nunzio apostolico in Venezuela, l’arcivescovo André Dupuy. La documentazione pertinente, se non è stata distrutta, può essere trovata sia negli archivi del personale diplomatico della Segreteria di Stato dove ho ricoperto la carica di Delegato per le Rappresentanze Pontificie, sia negli archivi della nunziatura apostolica in Venezuela, dove i seguenti arcivescovi hanno prestato servizio come nunzi: Giacinto Berloco, dal 2005 al 2009; Pietro Parolin, dal 2009 al 2013; e Aldo Giordano, dal 2013 ad oggi. Avevano tutti accesso ai documenti che riportavano queste accuse contro il futuro Sostituto, così come i cardinali segretari di Stato Sodano, Bertone e Parolin e i sostituti Sandri, Filoni e Becciu.

     Particolarmente grave è il comportamento del cardinale Parolin che, come Segretario di Stato, non si è opposto alla recente nomina di Peña Parra come sostituto, rendendolo il suo più stretto collaboratore. Ancor di più: anni prima, nel gennaio 2011, come nunzio apostolico a Caracas, Parolin non si è opposto alla nomina di Peña Parra come arcivescovo e nunzio apostolico in Pakistan. Prima di incarichi così importanti, viene fatto un rigoroso processo informativo per verificare l’idoneità del candidato; quindi le accuse di cui sopra sono state sicuramente portate all’attenzione del cardinale Parolin.

    Inoltre, il cardinale Parolin conosce i nomi di alcuni sacerdoti della Curia che sono sessualmente non casti, violando la legge di Dio che si sono impegnati solennemente a insegnare e praticare, e continua a guardare dall’altra parte.

    Se le responsabilità del cardinale Parolin sono gravi, tanto più quelle di papa Francesco per aver scelto per una posizione estremamente importante nella Chiesa un uomo accusato di crimini così gravi, senza prima insistere su un’indagine aperta e approfondita. C’è ancora un aspetto scandaloso di questa storia orribile. Peña Parra è strettamente connesso con l’Honduras, e più precisamente con il cardinale Maradiaga e il vescovo Juan José Pineda. Tra il 2003 e il 2007, Peña Parra ha servito nella nunziatura a Tegucigalpa, e mentre era lì era  molto vicino a Juan José Pineda, che nel 2005 è stato ordinato vescovo ausiliare di Tegucigalpa, diventando il braccio destro del cardinale Maradiaga. Juan José Pineda si è dimesso dal suo incarico di vescovo ausiliare nel luglio 2018, senza che fosse data alcuna spiegazione ai fedeli di Tegucicalpa. Papa Francesco non ha reso noti i risultati del rapporto che il Visitatore Apostolico, il vescovo argentino Alcides Casaretto, ha consegnato direttamente, e solo a lui, più di un anno fa. Come si può interpretare la decisa decisione di papa Francesco di non parlare o rispondere a qualsiasi domanda su questo argomento se non come copertura dei fatti e protezione di una rete omosessuale? Tali decisioni rivelano una verità terribile: piuttosto che permettere indagini aperte e serie su coloro che sono accusati di gravi offese contro la Chiesa, il papa sta permettendo alla Chiesa stessa di soffrire.

    Tornando alla vostre domanda. Mi chiedi se vedo qualche segno che il Vaticano, sotto papa Francesco, stia prendendo i giusti provvedimenti per affrontare i gravi problemi di abuso. La mia risposta è semplice: lo stesso papa Francis sta coprendo gli abusi proprio ora, come ha fatto per McCarrick. Lo dico con grande dispiacere. Quando il re David pronunciò il ricco avido nella parabola di Nathan, degna di morte, il profeta gli disse senza mezzi termini, “Tu sei l’uomo” (2 Sam 12: 1-7). Speravo che la mia testimonianza potesse essere ricevuta come quella di Nathan, ma fu invece ricevuta come quella di Micaia (1 Re 22: 15-27). Prego che questo cambi.

  • Bari, “Pedofilia clericale: non nascondiamola!”

    Bari, “Pedofilia clericale: non nascondiamola!”

    Il delicato argomento della pedofilia clericale sotto i diversi aspetti medico-psicologici, giuridici e di diffusione sul territorio italiano.

    Intervengono

    Francesco Zanardi
    Fondatore RETE L’ABUSO e ECA GLOBAL
    «Chiesa e pedofilia: Report dell’ONU e complicità dello Stato italiano»

    Maria Grazia Foschino
    Responsabile SSD di Psicologia – GIADA Ospedale Pediatrico «Giovanni XXIII»
    «Abusi sessuali in canonica. Esiti sulla salute delle vittime minorenni»

    Marilena Lanzellotto
    Coordinatrice Regionale ONDIF (Osservatorio Nazionale Diritto di Famiglia)
    «Tutela del minore tra legislazione italiana e disposizioni pontificie motu proprio»

    Modera Rosy Paparella
    Formatrice ed esperta in diritti dell’infanzia e dell’adolescenza

    Introduce Vittorio Betti
    Coordinatore del Circolo Uaar di Bari

    https://www.uaar.it/appuntamenti/2019-06-11-bari-pedofilia-clericale-non-nascondiamola/