Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Abusi al Provolo,  venerdì corteo in Bra

    Abusi al Provolo, venerdì corteo in Bra

    Un corteo fino in Piazza Bra e poi spazio alle testimonianze: è l’iniziativa dell’Associazione Sordi ‘Antonio Provolo’ di Verona in occasione venerdì prossimo del quinto anniversario della Giornata della memoria delle vittime dei reati di pedofilia commessi da religiosi.

    Una ricorrenza, sottolinea l’associazione, “che ha l’intento di tenere vivo il ricordo degli abusi clericali perpetrati su bambini sordomuti e la pedofilia clericale in generale. La Cei, sollecitata più volte, non ha ancora parlato del fatto di promuovere una commissione indipendente al fine di appurare l’entità delle violenze sessuali commesse in strutture e/o da membri del clero anche in passato”

    La stessa richiesta – è detto ancora in una nota – è stata rivolta al Papa con lettera 31 dicembre 2013, richiesta rimasta a tutt’oggi inevasa. L’Onu nel febbraio 2014, ha fatto una durissima reprimenda nei confronti del Vaticano, accusandolo di aver fatto poco o nulla per prevenire o far cessare gli episodi di pedofilia clericale, paragonando detti abusi al delitto di tortura.

    I sordi vittime di abusi porteranno dei cartelli con precise domande al Papa in relazione al caso Provolo. Da tempo e in varie occasioni, alcuni sordomuti del Provolo di Verona hanno denunciato di aver subito violenza per anni, reati ormai caduti in prescrizione per la legge italiana e che per questo non sono mai stati risarciti.

    http://www.tgverona.it/index.cfm/hurl/contenuto=391522/attualita/abusi_al_provolo_venerdi_corteo_in_bra.html

  • Il caso dell’ex nunzio Wesolowski turba un po’ il Vaticano

    Il caso dell’ex nunzio Wesolowski turba un po’ il Vaticano

    Non s’arrende, Jozef Wesolowski, l’ex nunzio a Santo Domingo coinvolto in diversi casi d’abusi sessuali su minori e ridotto allo stato laicale lo scorso giugno dall’ex Sant’Uffizio. L’ex diplomatico polacco, ha spiegato ieri alla stampa padre Federico Lombardi, “ha presentato appello – entro il termine prescritto di due mesi – alla sentenza canonica di primo grado. Il relativo giudizio presso la Congregazione per la Dottrina della fede è previsto in tempi brevi, nel corso delle prossime settimane, probabilmente in ottobre”.

    L’EX NUNZIO HA PERSO L’IMMUNITA’ DIPLOMATICA

    In ogni caso, ha precisato il direttore della Sala stampa, “Wesolowski ha già cessato le funzioni diplomatiche e perduto la connessa immunità, e come già dichiarato in precedenza, il procedimento penale presso gli organi giudiziari civili vaticani proseguirà non appena la sentenza canonica sarà definitiva”. Era stata la Segreteria di stato, un anno fa e su sollecitazione del Papa, a rimuovere il diplomatico dalla nunziatura di Santo Domingo, richiamandolo a Roma. Su di lui pesavano le durissime accuse del cardinale Nicolas Lopez Rodriguez – Wesolowski è stato condannato in primo grado per aver adescato minori pagandoli per compiere atti sessuali, sia sulle spiagge dell’isola caraibica che all’uscita di locali.

    L’IMPEGNO DELLA SANTA SEDE CONTRO I CASI D’ABUSO SU MINORI

    Dallo scorso giugno, all’ex sacerdote è negata quella “relativa libertà di movimento” che gli era stata concessa in attesa della conclusione del processo di primo grado. Padre Lombardi ha ricordato come “lungi da ogni intenzione di copertura, ciò dimostra invece l’assunzione piena e diretta di responsabilità da parte della Santa Sede anche in un caso così grave e delicato”. Il Papa, ha chiarito ancora il direttore della Sala stampa, “si mantiene attentamente informato e vuole che il caso sia affrontato con tutto il giusto e necessario rigore”. Oltre ad aver attivato laspeciale commissione sugli abusi sessuali, presieduta dal cardinale Sean O’Malley, oggi arcivescovo di quella Boston tramortita un decennio fa da uno dei più grandi scandali che hanno colpito la chiesa americana, a inizio luglio il Pontefice aveva ricevuto a Santa Marta alcune vittime di abusi sessuali da parte di membri del clero.

    “POTRA’ ESSERE SOGGETTO A PROCEDIMENTI DA PARTE DI ALTRE MAGISTRATURE”

    Inoltre, Wesolowski potrebbe “essere soggetto a procedimenti giudiziari anche da parte di altre magistrature che ne abbiano eventuale titolo”, essendo cessata l’immunità diplomatica. Una volta terminato l’iter canonico, sarà la volta del processo penale. La prospettiva di un arresto è possibile, visto che dal Vaticano si assicura che “saranno adottati nei confronti dell’ex nunzio tutti i provvedimenti adeguati alla gravità del caso”.

    CONDANNA AL MASSIMO DELLA PENA

    La decisione di privare il diplomatico polacco dell’immunità era stata chiesta anche dal Comitato Onu contro la Tortura, che all’inizio dell’anno aveva lanciato una sorta di ultimatum alla Santa Sede, ponendo come unica alternativa al processo a Roma l’estradizione a Santo Domingo. Il presidente domenicano Danilo Medina, poi, al termine di un’udienza con il Papa che s’era svolta il 26 giugno scorso, aveva fatto sapere che Francesco gli aveva assicurato che a Wesolowski sarebbe stato inflitto “il massimo della pena”.

    http://www.formiche.net/2014/08/26/wesolowski-pedofilia-vaticano/

  • Pedofilia clericale e celibato obbligatorio

    Pedofilia clericale e celibato obbligatorio

     di Antonio Lombatti   – Parlare di pedofilia clericale oggi, a più di dieci anni dallo scandalo scoppiato a Boston [1] e diffusosi in numerose diocesi cattoliche anche negli altri continenti [2], sembra un argomento di scarsa attualità. Ma non è così. Non solo perché una commissione dell’ONU a difesa dei diritti dei bambini, lo scorso febbraio, ha censurato il comportamento del Vaticano avuto nel corso degli anni [3].

    Ma, soprattutto, perché anche una parte dei vertici della Chiesa cattolica – in particolare, il cardinale australiano George Pell – ha identificato nel celibato obbligatorio la causa della pedofilia clericale [4]. È così? Cerchiamo di analizzare i fatti.

    La violazione sessuale di un bambino o di un adolescente da parte di un sacerdote è, nei fatti, un incesto. È un tradimento della relazione perpetrato da colui che è il padre della famiglia spirituale del bambino: un uomo del quale il ragazzino ha imparato, fin dalla nascita, a fidarsi più di chiunque altro, solo secondo a Dio [5]. La Chiesa cattolica apostolica romana è ancora una monarchia medievale maschile. I vescovi e i cardinali rispondono solo al papa. Sono isolati dalle influenze esterne e provenienti dal basso. Non sono educati alla trasparenza e al processo decisionale, alla discussione dei problemi all’interno delle diocesi o alla consultazione di esperti laici. Resta molto viva, ancora oggi, la convinzione che il clero costituisca un’élite speciale, sopraordinata alla gente comune in virtù dei poteri discendenti dal ministero sacramentale.

    Il Vaticano ha sempre risposto che i propri preti non possono sposarsi perché questa è la tradizione della Chiesa. Ma non è così. Il primo papa, Pietro, era sposato. Sono noti gli apostoli e i fratelli di Gesù con le loro mogli, diaconesse e donne prete, sacerdoti e vescovi coniugati per secoli e, illegalmente, per oltre un millennio [6]. Si conoscono pontefici e le loro mogli o, più spesso, le loro amanti [7]. Il celibato obbligatorio sacerdotale, istituito nel XII secolo in modo tale da non fare ereditare i beni della Chiesa a mogli e figli del clero, ha conferito ai preti, nel corso dei secoli, un’altissima funzione sociale. Esso ha determinato complesse dinamiche nei rapporti umani per cui si è creata una vera e propria frattura tra laici e religiosi. Solamente preti, vescovi e cardinali possono diffondere il messaggio di Gesù e, soprattutto, mediare la presenza di Dio tra i fedeli o guidare una persona verso la salvezza eterna. Quindi, il cattolicesimo ha costruito nei secoli un modello di assoluta dipendenza del credente dal suo prete [8].

    Attraverso i secoli, il sacerdote è stato percepito non solo come un’autorità, ma come un essere intoccabile: superiore alla legge degli uomini e non punibile dai tribunali civili. I credenti si sono sempre sentiti inadeguati verso i preti, incompetenti, intellettualmente e moralmente inferiori. Attorniati da un’aura di prestigio, presbiteri e vescovi sono stati trattati per generazioni e generazioni come agenti speciali di Dio, mediatori tra i comuni esseri mortali e il divino. Il celibato, infine, ha conferito ai preti un alone magico di potere e spiritualità. I sacerdoti non sposati non erano uomini comuni. I preti si sono serviti di questa aureola mistica acquisita nei secoli per approfittare di bambini e adolescenti vulnerabili appartenenti a famiglie semplici e, forse, affettivamente carenti [9].

    Il celibato obbligatorio nella Chiesa non è un dogma, ma una norma. Infatti, si possono ordinare preti sposati provenienti dalla Chiesa anglicana o in quella cattolica di rito orientale. L’autorità è rappresentata da maschi celibi che parlano di sesso e famiglia, ma si devono comportare contro natura e non avere mogli, figli, né provare amore per una donna. È importante sottolineare che ogni singolo documento della Chiesa su questioni legate alla sessualità umana è stato scritto da uomini celibi. Perciò, nello scrivere o parlare di sessualità, i preti cattolici devono essere osservatori incorporei. Vivendo in mezzo a persone immerse in relazioni affettive, che sono sposate o convivono, i sacerdoti guardano ciò che gli altri fanno, reprimendo gli impulsi biologici del loro corpo e della loro mente. Come osservatori incorporei – occhi senza viso – i preti valutano ciò che nelle relazioni sociali è buono o malvagio senza averne la minima esperienza, senza conoscere ciò che stanno giudicando. Non possono capire come la sessualità, il matrimonio o l’avere dei figli aumenti positivamente le relazioni umane e il vivere quotidiano.

    Già nel Medioevo, alcuni chierici eruditi, come Pier Damiani, si erano resi conto che negare una moglie ad un sacerdote o impedirgli di vivere la pienezza della vita famigliare portavano al concubinato, alla sodomia, ad abusi su ragazzini e relazioni incestuose [10]. Era solo un’intuizione. Ma san Pier Damiani aveva anticipato i tempi. E l’incessante legislazione ecclesiastica sugli abusi sessuali del clero dimostra come sia stato un problema diffuso già a partire dal Medioevo. I documenti provano come la Chiesa abbia cercato di fronteggiare questa piaga. Le citazioni in documenti ufficiali degli abusi sessuali, delle concubine o della sodomia sono la prova inconfutabile dell’esistenza del problema. È, quindi, proprio la legislazione della Chiesa a tradire la vastità del fenomeno. A dispetto di quasi duemila anni di prove documentate sulle violazioni del celibato ecclesiastico e a fronte di continui, ma infruttuosi e inutili, tentativi ufficiali di debellare il fenomeno, il papato si è opposto anche con Giovanni Paolo II alla riconsiderazione del celibato obbligatorio [11].

    Senza dubbio, gli abusi sessuali sui minori da parte del clero sono un problema urgente, ma ciò non è che un sintomo di una crisi più profonda che il cattolicesimo deve affrontare [12]. La base scientifica e quella teologica per gli insegnamenti della Chiesa su celibato e sesso sono inadeguate e false. Qui non si vuole attaccare l’istituto del celibato nel suo complesso. Ci sono persone davvero virtuose pronte a fare scelte difficili e a rispettarle, come quella dell’astinenza dai rapporti sessuali. Ma questa deve restare una libera opzione e non un’imposizione a persone psicologicamente fragili e sessualmente immature. Come hanno dimostrato gli studi psicologici sul clero di Richard Sipe, i sacerdoti che raggiungono un celibato pieno sono solo circa il 10% [13]. La Chiesa, purtroppo, continua ancora oggi ad usare la Bibbia, come in epoca pre-
copernicana, per illustrare la sua etica sulla sessualità umana. Ma usare le sacre scritture come base per spiegare celibato e rapporti intimi è come prendere a modello la Genesi per spiegare la formazione dell’universo. La Chiesa ha riabilitato Galileo, ma non sembra voler ripensare la questione del celibato.

    Il punto centrale della storia del celibato, delle mogli dei sacerdoti, delle concubine dei papi, dei rapporti omosessuali e, soprattutto, degli abusi perpetrati nei secoli su poveri giovani indifesi, è capire se esista un nesso tra l’invenzione ecclesiastica del celibato obbligatorio e la pedofilia. Sono convinto che la risposta sia nascosta nei dati che abbiamo a disposizione, benché siano parziali e tendenti al ribasso [14]. Pedofilia ed efebofilia sono disturbi della condotta sessuale di un individuo, che gli provocano fissazioni erotiche su bambini in età prepuberale, solitamente accompagnate da disfunzioni psicologiche ed emotive piuttosto gravi. I pedofili hanno spesso atteggiamenti asociali o antisociali, una struttura comportamentale ossessiva e un grave deficit di autostima [15]. Su questo concorda il Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders curato dall’American Psychiatric Association.

    Dagli studi clinici effettuati, ai preti pedofili sotto trattamento psicoterapeutico è stato diagnosticato uno sviluppo psicosessuale interrotto in età postpuberale e disturbi narcisistici. Tale vulnerabilità della condotta porta a manie di grandezza compensatorie. Il narcisismo clericale, secondo gli studi di Gerald Kohansky e Murray Cohen, nasce dall’autoselezione di uomini che sono stati spinti al sacerdozio dal desiderio di contrastare o neutralizzare sentimenti di inadeguatezza, impotenza e inferiorità tramite un ruolo che permette loro di sentirsi superiori, speciali, ammirati e quasi onnipotenti. Nei seminari si è sempre esaltata la verginità e l’astinenza totale. Si è svalutata l’intimità del matrimonio e la sessualità è stata condannata come peccato. Da questi luoghi di formazione non potevano che uscire candidati alla cura dei fedeli incapaci di affrontare la realtà proprio perché erano loro stessi ad essere fuori dalla realtà che volevano affrontare [16].

    Riflettete un attimo. In seminario entrano giovani, che si affacciano alla pubertà, isolati in un contesto tutto maschile, caratterizzato da un’avversione istituzionale al matrimonio, da una totale ostilità ai rapporti sessuali, alle relazioni intime e alle donne. Tagliati fuori da qualsiasi dimensione affettiva e sessuale, i giovani preti sono mandati nel mondo reale con l’aspettativa che conducano una vita completamente casta. Diversi studi hanno dimostrato come questo sistema di formazione, basato sui seminari, abbia prodotto un significativo livello di immaturità emozionale, psicoaffettiva e sessuale. In particolare, dagli studi di Sipe [17] si evince che questi giovani uomini non hanno risolto né superato le tappe fondamentali dello sviluppo psicosessuale, che in genere si affrontano durante la tarda adolescenza.

    Secondo Thomas Plante, professore di Psicologia presso la Santa Clara University e di Psichiatria e Scienze del Comportamento alla Scuola di Medicina dell’Università di Stanford, e lo stesso Sipe, i preti nord-americani che hanno avuto esperienze sessuali con minori sono circa il 6%. Il 2% può essere considerato pedofilo, il 4% efebofilo [18]. Visto che ci sono circa 46.000 preti attivi negli Stati Uniti, Sipe ha suggerito che circa 2.700 sacerdoti avrebbero abusato sessualmente di bambini e adolescenti. Plante, inoltre, ha aggiunto a questa stima i circa 15.000 preti in pensione e altri religiosi, come frati e diaconi, che hanno portato il numero ad oscillare vicino al 3.600. Questi dati sono stati stabiliti in una conferenza accademica all’Università di Santa Clara nel 1999, anni prima, quindi, dello scandalo dei preti pedofili del 2002 [19]. Perciò, il numero è stato decisamente sottostimato.

    Negli ultimi anni, Sipe ha riconsiderato i dati a disposizione, dopo i numerosi articoli della stampa di tutto il mondo, calcolando che per alcune diocesi americane come Boston, Tucson e Los Angeles, la percentuale di preti pedofili oscilla tra il 10 e il 20% [20]. Quindi, anche se tenessimo a mente il primo rapporto scientifico in merito, quello uscito nel 1999 con la percentuale al 6%, il numero di sacerdoti coinvolti in abusi sessuali su minori è di almeno due volte superiore alla media rilevata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, per la quale nella popolazione generale la pedofilia si attesta tra 3 e il 4% della popolazione [21]. I numeri parlano da sé [22]. E sono convinto che la Chiesa lo sappia benissimo.

    La lunga strategia vaticana del nascondere e lavare i panni sporchi in casa propria è continuata. Non solo papa Giovanni Paolo II, con la Sacramentorum Sanctitatis Tutela del 2001, ha ribadito che i gravi crimini del clero contro la morale sono di esclusiva competenza dei tribunali ecclesiastici. Ma la CEI ha recentemente sancito (28 marzo 2014) che le diocesi non hanno l’obbligo di denunciare alle autorità i preti pedofili. Finché la Chiesa vorrà restare fuori dalla realtà psicologica e storica della vita quotidiana, non ci sarà modo di porre fine alla pedofilia clericale.

    Note

    [1] Boston Globe Investigative Staff (a cura di), Betrayal. The Crisis in the Catholic Church, Boston 2002.

    [2] J. Freiburger, Clergy Pedophiles. A Study of Sexually Abusive Clergy and their Victims, Bloomington 2012.

    [3] F.A. Grana, Pedofilia, ONU, “Vaticano ha permesso gli abusi dei preti”. In: «Il Fatto Quotidiano», 5 febbraio 2014.

    [4] F. Peloso: Il cardinale Pell, “Gli abusi? Colpa del celibato”. In: «Linkiesta», 30 maggio 2013.

    [5] M. Benkert, T. Doyle, Clericalism, Religious Duress and its Psychological Impact on Victims of Clergy Sexual Abuse. In: «Pastoral Psychology», 58 (2009).

    [6] A. Lombatti: La moglie del monsignore. Dal celibato alla pedofilia nella Chiesa cattolica, Torino 2013. [Recensione su: L’Ateo, n. 93, 2/2014].

    [7] A.B. Horsley, Pontiffs, Palaces, and Pornocracy: A Godless Age. In: Peter and the Popes, a cura di A.B. Horsley, Provo 1989.

    [8] T.P. Doyle: Clericalism: Enabler of Clergy Abuse. In: «Pastoral Psychology», 54 (2006).

    [9] T.P. Doyle: The Spiritual Trauma Experienced by Victims of Catholic Clergy Abuse. In: «Pastoral Psychology», 58 (2009).

    [10] I. Zavattero: Il Liber Gomorrhianus di Pier Damiani. In: «Rivista di Sessuologia», 22 (1998).

    [11] N. Sheper-Hughes, J. Devine, Priestly Celibacy and Child Sexual Abuse. In: «Sexuality», Vol. 6 (2003).

    [12] M.G. Frawley-O’Dea, V. Goldner (a cura di), Atti impuri, Milano 2009.

    [13] A.W.R. Sipe, Celibacy in Crisis. New York 2003.

    [14] T. Plante, K.L. MacChesney (a cura di), Sexual Abuse in the Catholic Church: A Decade of Crisis 2002-2012, Westport 2012.

    [15] V. Andreoli: La pedofilia come malattia. In: G. Chinnici (a cura di), Sulle tracce della pedofilia. Aspetti psicologici, criminologici, etici e giuridici, Palermo 2004.

    [16] G.E. Kohansky, M. Cohen: Priests who sexualize male minors: psychodynamic, characterological, and clerical cultural situations. In: Predatory Priests, Silenced Victims (a cura di M.G. Frawley-O’Dea, V. Goldner), Hillsdale 2007.

    [17] A.W.R. Sipe, The Serpent and the Dove, Westport 2007.

    [18] T. Plante (a cura di), Sins Against the Innocents, Westport 2004.

    [19] T. Plante, Forvige me Father for I have sinned, Westport 1999.

    [20] A.W.R. Sipe, Mother Church and the Rape of Her Children. In: T. Plante et al. (a cura di), Sexual Abuse, cit.

    [21] J. Cloud: Pedophilia. In: «Time», 13 gennaio 2003 (speciale sugli abusi clericali negli USA con intervista a John Bradford, direttore del Dipartimento di Psichiatria Clinica dell’Università di Ottawa).

    [22] P.J. McDevitt, Sexual and Intimacy Health of Roman Catholic Priests. In: «Journal of Prevention & Intervention in the Community», 40 (2012).

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    Antonio Lombatti, storico del cristianesimo ha fondato la rivista internazionale di sindonologia “Approfondimento Sindone”. Ha pubblicato vari volumi ed articoli su la Sindone, l’archeologia biblica, il Sacro Graal, le reliquie, i templari.

    http://www.uaar.it/uaar/ateo/archivio/2014_4_art2.html

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  • Sacro e pedofilia, il lato oscuro della Chiesa

    Sacro e pedofilia, il lato oscuro della Chiesa

    «I preti pedofili vivono su questa terra e devono rispettare le leggi della società in cui vivono, anche se sono convinti che le credenziali vantate rispetto alla sfera trascendente consentano loro comportamenti caratteristici dei criminali e dei malati di mente».

    Durissime le parole che la neonatologa e psicoterapeuta Maria Gabriella Gatti scrive nella prefazione del libro inchiesta “Chiesa e pedofilia, il caso italiano”, firmato per L’Asino d’oro dal giornalista Federico Tulli, uno dei principali studiosi italiani del fenomeno pedofilia nel clero.

    Parole che significativamente preludono agli argomenti cardine del libro: il legame patologico tra sacralità e violazione dell’infanzia, la visione distorta della Chiesa sull’abuso di un minore – un peccato e non un orrendo crimine -, e la stessa strategia di “pulizia” che, annunciata già da papa Ratzinger («tolleranza zero») e continuata da papa Bergoglio, altro non è che una spolverata mediatica volta a salvaguardare l’immagine della Chiesa più che le potenziali vittime. 

    Tulli, già autore nel 2010 sempre per L’Asino d’oro di un primo saggio sul tema (“Chiesa e pedofilia. Non lasciate che i pargoli vadano a loro”), sviluppa questi temi attraverso un’indagine approfondita non solo esaminando i fatti inerenti agli abusi clericali sui minori, ma servendosi del parere degli esperti, psichiatri e psicoterapeuti, per colmare quel confine, in realtà inesistente, tra violenza su un bambino e psicopatologia.

    Interviste, articoli, documenti e dichiarazioni si legano insieme per dare finalmente una visione d’insieme su un fenomeno aberrante che arriva al lettore centellinato dalle cronache di giornale, sbriciolato in rivoli che non ne consentono di capire l’entità e la gravità e, soprattutto, le radici profonde. Ne esce fuori un ritratto agghiacciante che partendo dal livello più basso della catena, l’analisi della figura del prete pedofilo e sue strategie seriali, arriva a smascherare un intero sistema di abusi, coperture e omissioni da parte della Chiesa e lo correla ad altre vicende di potere (Watileaks, lo Ior, le dimissioni di Ratzinger, l’elezione di Bergoglio, la canonizzazione di Karol Wojtyla) apparentemente slegate, ma in realtà profondamente connesse alle strategie ecclesiastiche per sconfiggere – almeno sulla carta – la piaga della pedofilia nel clero.

    Nulla è un caso, insomma. L’abuso di minori è il doloroso sottofondo a un sistema di potere politico ed economico basato sul sacro, sul peccato, sul segreto; è la sua conseguenza, è la faccia buia della Chiesa “buona”, misericordiosa e dalla parte degli ultimi. 

     Il saggio – che, attenzione, non è un libro anticlericale ma una accurata inchiesta su un argomento da sempre schivato dai media, quando non completamente ignorato – è uscito a maggio, giusto tre mesi dopo la pubblicazione del Rapporto Onu sulle violazioni della Convenzione sui diritti del fanciullo da parte della Santa Sede. Tulli riporta i documenti (tra i quali il testo integrale del Rapporto tradotto in italiano) e le reazioni sottolineando un aspetto fondamentale che riguarda l’Italia: a oggi la Santa Sede e la Conferenza episcopale italiana non ritengono opportuno istituire una commissione d’inchiesta sulla pedofilia, al contrario di ciò che hanno fatto i Paesi più colpiti (Irlanda, Belgio, Stati Uniti, Australia, Olanda e Germania) dal fenomeno. Perché? Eppure dal 2000 in poi sono stati circa 150 i casi finiti sotto la lente della giustizia italiana, ai quali si aggiunge «la questione del sommerso, non certo marginale», come scrive l’autore.

    «D’altronde la Chiesa non contribuisce a fare chiarezza, tenendo sigillati gli archivi che contengono queste informazioni ed evitando quanto più possibile di coordinarsi con la giustizia ‘laica’». In più, le “Linee guida per i casi di abuso sessuale nei confronti di minori da parte di chierici” della Conferenza episcopale italiana, redatte a gennaio 2014 e rese note a marzo, sottolineano ancora una volta che i vescovi non hanno l’obbligo di denuncia alla magistratura italiana. 

    Nessuno stupore. La pedofilia, nel diritto canonico, è un «delitto contro la morale», cioè un’offesa a Dio. È un fatto interno alla Chiesa, una piaga da risolvere senza sollevare clamore, al riparo dai riflettori che aggiungerebbero al “peccato” compiuto dai chierici anche il danno alla credibilità dell’istituzione. È questa la mentalità brutale e perversa che Tulli smaschera attraverso la sua rigorosa indagine. È questo che fa veramente paura. 

    Cecilia M. Calamani 

    Federico Tulli
    Chiesa e pedofilia, il caso italiano
    L’Asino d’oro edizioni, 2014
     

  • Turchia, stretta sui diritti con Erdogan: amnistia di fatto per gli aguzzini delle spose-bambine e pedofilia ‘depenalizzata’

    Turchia, stretta sui diritti con Erdogan: amnistia di fatto per gli aguzzini delle spose-bambine e pedofilia ‘depenalizzata’

    L’Alta Corte di Istanbul ha eliminato di fatto il reato di abusi su minori indifesi con il ‘perdono’ concesso agli uomini che violentano bambine e poi le sposano. Dai 13 anni in su le vittime sono considerate adolescenti consapevoli della natura di un atto sessuale. E niente più pena a 16 anni per chi è condannato per pedofilia
  • PERCHÉ SUL SITO WEB DEL VATICANO E’ APPARSA E POI SCOMPARSA NEL GIRO DI POCHE ORE LA PRIMA, CONTESTATA, INTERVISTA DI EUGENIO SCALFARI A PAPA BERGOGLIO?

    PERCHÉ SUL SITO WEB DEL VATICANO E’ APPARSA E POI SCOMPARSA NEL GIRO DI POCHE ORE LA PRIMA, CONTESTATA, INTERVISTA DI EUGENIO SCALFARI A PAPA BERGOGLIO?

    1. PERCHÉ SUL SITO WEB DEL VATICANO E’ APPARSA E POI SCOMPARSA NEL GIRO DI POCHE ORE LA PRIMA, CONTESTATA, INTERVISTA DI EUGENIO SCALFARI A PAPA BERGOGLIO?

    2. UN “SEGNALE” CHE IL PONTEFICE HA VOLUTO DARE AI CARDINALI E ALLA CURIA TUTTA?

    3. TANT’È CHE DOPO LA PUBBLICAZIONE DELLA SECONDA INTERVISTA DI SCALFARI, QUELLA IN CUI IL PAPA PARLAVA DELL’ESISTENZA DI ‘’VESCOVI E CARDINALI PEDOFILI’’, LE PORPORE HANNO REAGITO MALE E PRETESO CHE PADRE LOMBARDI SMENTISSE TUTTO, INCOLPANDO EU-GENIO

    4. MA IL PASSAGGIO SUI ‘’CARDINALI PEDOFILI’’ NON È PEREGRINO. BASTA SPULCIARE LE BIOGRAFIE DELLE PORPORE E QUALCHE EPISODIO TORBIDO SALTA FUORI. E’ IL CASO DEL CARDINALE AUSTRALIANO GEORGE PELL, NUOVO BOSS DELLE FINANZE D’OLTRETEVERE

    5. CON LA RI-PUBBLICAZIONE DELLA PRIMA INTERVISTA, BERGOGLIO MANDA ALCUNI SEGNALI. PRIMO: IN VATICANO COMANDA LUI E NON PELL. DUE: VIRGOLETTE O NO, IL SENSO DELLE SUE PAROLE RESTA. TERZO: PER CHI VUOLE SILENZIO SUI PEDOFILI, SO’ CAZZI AMARI

    1 – DAGOREPORT

    Chi l’avrebbe mai detto che l’ateo e bigamo Eu-Genio Scalfari sarebbe stato – a sua insaputa – al centro di un giallo Vaticano che coinvolge il Papa, la Segreteria di Stato, la sala stampa e molti dei cardinali di Curia.

    Cosa è successo?

    Il primo ottobre del 2013 “Repubblica” manda in stampa la prima, clamorosa, intervista di Scalfari a Papa Francesco. Neanche il tempo di compiacersi per lo “sgub” che il Fondatore incassa una raffica di smentite, viene accusato di aver virgolettato parole mai pronunciate da Bergoglio, l’intervista viene declassata al rango di “colloquio privato” (con una serie di eterodossie tutte attribuite al giornalista) e rimossa dal sito della Santa Sede.

    Amen.

    Passano 10 mesi e Scalfari, orgoglioso e testardo, ci riprova.

    Seconda “intervista” al Pontefice argentino. Ma cambiando l’ordine dei virgolettati, il risultato non cambia: polemiche, precisazioni, smentite. Padre Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa, striglia “Barbapapà” per aver attribuito al Papa pensieri e parole non corrispondenti alla realtà: “Non tutte le frasi riportate sono state pronunciate testualmente”.

    Ma stavolta l’intervento di Padre Lombardi non è solo un’attenta puntualizzazione.

    No, il suo è un intervento a gamba tesa per sedare la furia dei cardinali che hanno letto le parole di Bergoglio secondo il quale “la pedofilia dentro la Chiesa è al livello del due per cento. Il due per cento di pedofili sono sacerdoti e perfino vescovi e cardinali. E altri, ancor più numerosi, sanno ma tacciono, puniscono ma senza dirne il motivo”.

    Apriti cielo! Il Papa che pubblicamente riconosce che tra vescovi e cardinali ci sono dei pedofili è stato un brutto gancio al mento per le porpore che hanno così bombardato Padre Lombardi con una gragnuola di telefonate di proteste, imponendo il teatrino delle smentite.

    E Bergoglio? Non ha apprezzato il dinamismo di Padre Lombardi. Il Papa non ha chiesto di smentire Scalfari né di rinnegare l’intervista. Anche davanti all’indignazione degli alti prelati, l’argentino “venuto dalla fine del mondo” non ha battuto ciglio. E allora chissà se c’è direttamente il Papa, o qualche bergogliano di ferro, dietro la ri-pubblicazione lampo sul sito della Santa Sede della prima intervista concessa a Scalfari.

    Un’apparizione misteriosa, durata poche ore (poi l’intervista è stata rimossa come già accaduto dieci mesi fa), ma che ha il peso di un macigno. Nulla, in quella monarchia teocratica che è il Vaticano, accade per caso. E la ri-pubblicazione dell’intervista di Scalfari ha il sapore della sfida. Un segnale lanciato agli addetti ai livori in servizio permanente nelle Segrete stanze. Quasi a voler dimostrare che i virgolettati attribuiti al Papa, anche i più controversi, non sono poi così lontani dalla realtà.

    Anche il passaggio sui cardinali e i vescovi pedofili non è peregrino.

    D’altronde a voler spulciare le biografie delle porpore, qualche episodio torbido salta fuori. E’ il caso del cardinale australiano George Pell, gran Capo della Segreteria per l’Economia e nuovo boss delle finanze d’Oltretevere.

    Nell’ottobre del 2002, Pell fu accusato di aver commesso abusi sessuali quando era ancora seminarista, ai danni di un ragazzino di 12 anni durante un campo estivo per chierichetti nel 1961. L’inchiesta, durata due settimane, si risolse con un nulla di fatto. Pell fu scagionato perché il giudice dichiarò di non aver potuto accertare la fondatezza delle accuse, aggiungendo di aver tenuto conto delle difficoltà legali incontrate dalla difesa a causa del lungo periodo di tempo trascorso. E furono riconosciute “alcune critiche valide” alla credibilità dell’accusatore.

    Pell finì nuovamente nel calderone qualche anno dopo. Quando un nuovo scandalo pedofilia travolse la Chiesa australiana. I più alti prelati, tra cui Pell, furono accusati di non aver denunciato alle autorità i gravi casi di pedofilia commessi, fra il 1982 e il 1984, da un sacerdote identificato come padre F.

    Inoltre l’ex arcivescovo di Sidney si è a lungo battuto anche per scaricare dalla Chiesa la responsabilità del risarcimento economico alle vittime dei pedofili in tonaca. Pell, nella battaglia legale con l’ex chierichetto John Ellis, riuscì a far stabilire un precedente secondo cui “la Chiesa non esiste come entità legale” e perciò non può essere soggetta a cause di risarcimento. Una decisione che ha fatto risparmiare alla Chiesa milioni di dollari in risarcimenti a vittime di abusi.

    In Vaticano sono in molti a ritenere che sia stata di monsignor Pell la reazione più violenta alle parole del Papa sui cardinali pedofili. Inoltre si sussurra che sia stato proprio l’ex arcivescovo di Sidney a commissionare la frettolosa smentita a Scalfari che Padre Lombardi ha affidato ai media…

    2 – IL VATICANO SBIANCHETTA L’INTERVISTA DI SCALFARI AL PAPA

    Antonio Margheriti Mastino per “Libero Quotidiano”

    In silenzio e di soppiatto era comparsa, in silenzio e di soppiatto è scomparsa. Tutto in 24 ore. Nelle quali, come molti hanno intuito, stava consumandosi una dramma tutto interno al Vaticano, e più precisamente nel perimetro di Santa Marta. Alle 6 del mattino di mercoledì 16 luglio, il blog della misteriosa “Raffaella” – che alcuni sospettano essere un informatissimo prelato di curia – dà la notizia dell’avvenuta ripubblicazione sul sito della Santa Sede della prima intervista Eugenio Scalfari a Papa Francesco, di quasi un anno fa. Questo mentre erano ancora fumanti le polemiche scatenate dalla seconda controversa intervista, uscita domenica 13 luglio. Incidente tecnico o sfida del Papa?

    O un avvertimento a Francesco? La voce, dapprima sussurrata per poi farsi aperta protesta, ha percorso in poche ore come un brivido le schiene dei cattolici militanti. Fino al duro articolo di Antonio Socci su Libero di ieri, dove pur fra molti punti interrogativi interpellava seccamente la Santa Sede per domandarne ragione. Dopo neppure 4 ore che il quotidiano era in edicola, il Vaticano ha risposto.

    Alle 10 del mattino ha silenziosamente rimosso di nuovo la prima intervista papale a Scalfari, emblematicamente inserita 24 ore prima alla voce “discorsi”, ossia nel magistero o, come recita il Codice Canonico, nella «trasmissione di un insegnamento che a norma del can. 752 deve essere tenuto dai fedeli con religioso ossequio». Chi l’avrebbe mai detto che quel vecchio laicista ateo di Scalfari, al crepuscolo della sua vita, un giorno, in tandem con un Papa, avrebbe contribuito a dettare la linea ai cattolici.

    Eppure quella prima intervista, dieci mesi fa, era stata rimossa dal sito vaticano, declassata al rango di «colloquio privato» neppure troppo attendibile. Stante le palesi eterodossie contenute, tutte imputate a Scalfari piuttosto che al Papa. Che cosa è successo, allora? Le versioni sono tre.

    PRIMA VERSIONE

    Preso atto della denuncia di Libero, dai piani alti della Segreteria di Stato – indice della gravità della cosa – sono arrivate in forma privata le giustificazioni. Anzitutto, si specifica, quel “colloquio privato” Scalfari non avrebbe mai dovuto pubblicarlo, perché non si trattava di un’intervista né mai s’era accennato alla pubblicazione: lo ha fatto abusivamente.

    Quanto al fatto contestato da Socci, si sarebbe trattato di un incidente attribuibile ai tecnici addetti alla manutenzione del sito: mentre riordinavano tutto il materiale pubblicato (alle 6 del mattino?), per errore hanno rieditato proprio quell’intervista. Un caso, dunque? Era uno di casa in Vaticano come Andreotti a dire «sono cattolico: non credo al Caso, credo alla volontà di Dio». O di chi sta sopra la Segreteria di Stato – che sovrintende al sito vaticano come pure all’Osservatore Romano – che è uno solo: il Papa.

    SECONDA VERSIONE

    Ma le cose sembrano essere andate diversamente, stando alla seconda versione dei fatti riferita da diverse voci interne alla Curia, e che pare la più plausibile. A seguito dell’ultima intervista a Scalfari è scoppiato un pandemonio in Vaticano. Specie perché il Papa avrebbe tirato in ballo i cardinali accostandoli alla pedofilia, senza precisare oltre.

    Chi fra loro avrebbe a che fare con la pedofilia? È tra quei cardinali che plebiscitariamente lo avevano eletto un anno e mezzo fa? È tra quelli che egli stesso ha creato? Escludendo per ovvie ragioni gli ultraottantenni, i nomi dei cardinali sospettabili erano esattamente 118, che si riducono a 115 se si escludono quelli gravemente debilitati.

    Si capisce perché gli stessi grandi elettori di Bergoglio abbiano alzato irritati la cornetta da tutto il mondo e bombardato di proteste il povero padre Lombardi: doveva smentire, e subito, o sarebbero stati guai. Ma il Papa non voleva smentire niente, e a quanto pare l’intervista a Scalfari tale la considerava, e dunque ne riconosceva il contenuto.

    Ma la situazione era diventata esplosiva. A quanto se ne capisce, la ripubblicazione della prima intervista è stata una reazione istantanea di uno stizzito Bergoglio al fatto che la smentita di padre Lombardi era avvenuta senza il suo consenso.

    Ma i cardinali premevano, la protesta stava montando: si rischiavano comunicati dei singoli cardinali nei quali smentivano il Papa. Il direttore della Sala Stampa Vaticana è stato costretto a smentire subito, addirittura domenica stessa, con un’improvvisata da Fabio Zavattaro su Rai1 nel Tg delle 13,30.

    Bergoglio non è stato contento, pare abbia dato in escandescenze, ed è così che ha obbligato qualcuno della Segreteria di Stato alla ripubblicazione della prima intervista. Il fatto che ieri sia stata nuovamente oscurata denota che c’è stato l’altra sera qualcuno che «l’ha fatto ragionare». E quel qualcuno può essere solo il cardinale Claudio Hummes, suo grande elettore e amico, che su Bergoglio ha un enorme ascendente.

    TERZA VERSIONE

    In realtà ci sarebbe anche una terza versione, più curiale. Quella dell’ “agguato”. C’è davvero una lotta interna al Vaticano, ed è appena iniziata: la comparsa e scomparsa dell’intervista della discordia sarebbe il gong di inizio della sfida. Qualcuno sta giocando sporco: sta a dimostrarlo l’intervento della Segreteria di Stato dopo l’articolo di Socci, che certo non si sarebbe mossa solo per un inconveniente tecnico dei webmaster del sito vaticano. Qualcuno sta giocando sporco ma non vogliono pubblicizzare troppo la cosa. In poche parole: sta crescendo il fronte anti-Bergoglio tra vescovi e cardinali. E questo era il primo avvertimento a Francesco.

    3 – BERGOGLIO A SCALFARI: “C’È UN 2% DI PRELATI PEDOFILI, PERFINO TRA VESCOVI E CARDINALI”

    Estratto dall’intervista di Eugenio Scalfari a Papa Francesco del 13 luglio 2014, da “la Repubblica”

    A Lei, Santità, risulta che il fenomeno [la pedofilia] sia frequente e diffuso?

    “Purtroppo lo è e si accompagna ad altri vizi come la diffusione delle droghe”.

    E la Chiesa? Che cosa fa in tutto questo la Chiesa?

    “La Chiesa lotta perché il vizio sia debellato e l’educazione recuperata. Ma anche noi abbiamo questa lebbra in casa”.

    Un fenomeno molto diffuso?

    “Molti miei collaboratori che lottano con me mi rassicurano con dati attendibili che valutano la pedofilia dentro la Chiesa al livello del due per cento. Questo dato dovrebbe tranquillizzarmi ma debbo dirle che non mi tranquillizza affatto. Lo reputo anzi gravissimo. Il due per cento di pedofili sono sacerdoti e perfino vescovi e cardinali. E altri, ancor più numerosi, sanno ma tacciono, puniscono ma senza dirne il motivo. Io trovo questo stato di cose insostenibile ed è mia intenzione affrontarlo con la severità che richiede.

    http://www.dagospia.it/rubrica-29/cronache/perch-sito-web-vaticano-apparsa-poi-scomparsa-giro-81223.htm

  • “Ancora oggi vedere un sacerdote mi terrorizza” Intervista a una vittima seguita dalla Rete L’ABUSO

    “Ancora oggi vedere un sacerdote mi terrorizza” Intervista a una vittima seguita dalla Rete L’ABUSO

    Papa Francesco ha chiesto pubblicamente perdono alle vittime di abusi sessuali da parte dei religiosi. Le sue parole, però, non sono sufficienti a lenire il dolore di tanti: uno di loro ci racconta la sua storia di Barbara Gabbrielli .

    Si tengono dentro la paura e la vergogna per anni. E anche quando riescono a raccontare il loro segreto, difficilmente ritrovano la serenità. Sono le vittime di abusi sessuali da parte di religiosi: 3.420 i casi accertati tra il 2004 e il 20 13. Una spina nel fianco dei vertici della Chiesa, ormai nel mirino del Comitato Onu contro la tortura. “Gravi crimini che pesano sul mio cuore e sulla mia coscienza». Con queste parole papa Francesco, pochi giorni fa, ha chiesto scusa alle vittime e invocato il perdono per “i peccati di omissione da parte dei capi della Chiesa». Perché in chi è stato costretto a scappare da un prete la ferita è doppia: dopo l’abuso, c’è la solitudine per l’indifferenza del mondo clericale in cui aveva creduto.

    La testimonianza

    «Non vado più a Messa: credo ancora in Dio, ma la vista di un sacerdote mi terrorizza» ci confida un uomo di 38 anni, che chiameremo Marco per proteggerne la privacy. La sua storia inizia in una scuola media di Napoli, all’ora di religione. Il prete che fa lezione è simpatico, autorevole, giusto. “Mi pareva una persona eccezionale, sempre pronto ad aiutarti» prosegue Marco. “Solo dopo ho capito la sua strategia bastarda. Ma allora io avevo 12 anni, ero un bambino e lui il mio professore. Non potevo pensare che fosse cattivo». La storia

    Sembra un copione già scritto. Sono i dettagli a suscitare rabbia e disgusto. «Un giorno m’invitò a casa sua. Iniziò a toccarmi e a baciarmi. “Non ti preoccupare” mi diceva, “è una cosa buona, è amore”. Quel giorno la mia mente si è annullata, bloccata. Ipnotizzato, tornavo tutte le volte che lui voleva. Trovavo la tivù accesa con film di esorcisti, in modo che avessi paura e mi stringessi a lui. Quando abusò di me completamente, rientrai a casa annullato, mi sdraiai sul letto e non riuscii ad andare a scuola il giorno dopo. Raccontarlo? Neppure sotto tortura. Mi teneva in pugno. Verso i 17 anni iniziai a realizzare e decisi di ribellarmi. Allora il prete comprò una bella moto e la lasciò a mia disposizione.

    lo smisi di andare da lui, ma la cosa assurda era che mia madre considerava un onore essere amico di un prete. Tanto che, quando a poco più di 20 anni decisi di sposarmi per chiudere questo capitolo, lei pretese che fosse lui a celebrare le mie nozze e poi a battezzare i miei due figli». Marco, oggi, è seguito da uno psichiatra, cerca la calma nei farmaci. Ed è riuscito a parlare solo quattro anni fa. «Più che la vergogna, è stata la paura a scavare dentro di me. Ero convinto di essere malato.

    E stavo male veramente, avevo dolori all’addome e giramenti di testa. A un certo punto il mio corpo non ce l’ha più fatta: sono svenuto. Pensavo che sarei morto, allora come ultimo desiderio sono andato da mia madre e le ho raccontato tutto». Marco ha sporto denuncia, ha scritto decine di mail al vescovo e una anche al Vaticano, chiedendo attenzione. “La Chiesa mi chiuso le porte in faccia» dice sconso-lato. «Ma la mia vita ormai è rovinata». E il prete? Dopo essere stato trasferito a 10 chilometri di distanza, sempre in una scuola, ora se ne sono perse le tracce.

    Barbara Gabbrielli

  • “Sesso con dei ragazzini”  Aldo Nuvola condannato a 6 anni. E’ la terza volta

    “Sesso con dei ragazzini” Aldo Nuvola condannato a 6 anni. E’ la terza volta

     PALERMO – Avrebbe fatto leva sui bisogni dei ragazzini. Con loro parlava di amore. Un amore “deviato” che ad Aldo Nuvola è costato una condanna a sei anni. Il giudice per l’udienza preliminare Riccardo Ricciardi ha accolto la richiesta di pena dei pubblici ministeri Claudio Camilleri e Calogero Ferrara. Per l’ex prete è scatatta anche l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e il divieto di accivinarsi per due anni a luoghi frequentati da minori.

    Gli investigatori hanno individuato quattro ragazzini con i quali il prete, sospeso a divinis dopo l’arresto, avrebbe avuto rapporti a pagamento o avrebbe tentato di averli. Le relazioni del sacerdote vennero fuori nel corso dell’indagine sull’omicidio dell’imprenditore Massimo Pandolfo, ucciso il 24 aprile dello scorso anno. I carabinieri intercettarono una telefonata tra il diciassettenne arrestato per il delitto e il prete. I due avrebbero avuto una relazione. Il minorenne chiamò don Nuvola pochi minuti dopo l’assassinio.

    Interrogato dai carabinieri il 17enne confessò i suoi rapporti col sacerdote che venne intercettato: da qui la scoperta del giro di prostituzione minorile che padre Nuvola frequentava. Come ha puntualizzato il pm nella sua requisitoria, il prete avrebbe regalato i soldi per le sigarette o per la spesa e li convinceva a prostituirsi. E tra un sms hard e l’altro assicurava che avrebbe pregato per loro. Il prete è stato già condannato dalla corte d’appello a un anno di reclusione per atti sessuali a pagamento con un altro minorenne. Inizialmente il reato contestato all’ex parroco della chiesa Regina Pacis, in centro a Palermo, comprendeva anche l’induzione alla prostituzione. 

    Un recente pronunciamento delle sezioni unite della Suprema corte ha, però, risolto il contrasto sull’interpretazione dell’articolo 600bis del codice penale stabilendo che “la condotta consistente nel promettere o dare denaro o altra utilità, attraverso cui si convinca una persona tra i 14 e i 18 anni a intrattenere rapporti sessuali esclusivamente con il soggetto agente, non integra l’induzione alla prostituzione minorile”. Su questa base, la difesa dell’imputato ne ha chiesto e ottenuto la scarcerazione, avvenuta nel maggio scorso.

    Il giudice Ricciardi ha inoltre condannato Aldo Nuvola a pagare una provvisionale immediatamente esecutiva di dieci mila euro ciascuno per i quattro minorenni costituiti parte civile con l’assistenza degli avvocati Luciano Maria Sarpi, Daniele Sampino, Francesco Crescimanno, Loredana Alicata.

    http://livesicilia.it/2014/07/14/sesso-ragazzini-aldo-nuvola-condannato-palermo-prete_515997/

  • Chiesa e pedofilia in Italia: quando la storia non insegna. E si ripete

    Chiesa e pedofilia in Italia: quando la storia non insegna. E si ripete

    Valerio Gigante, Adista

    Un libro che analizza le radici storico-culturali – e le opportunità “politiche” – che hanno portato la Chiesa italiana ad essere così reticente, a volte addirittura omertosa, sui casi di pedofilia che riguardavano il clero, e che scava alle radici delle logiche che hanno condotto vescovi ed istituzioni ecclesiastiche a rimuovere o insabbiare sistematicamente tale questione, finché essa non è esplosa in maniera incontenibile negli anni scorsi, portando il Vaticano e molte Conferenze episcopali ad assumere misure straordinarie per contrastare il fenomeno. Molte, ma non quella italiana, dove ad oggi solo due diocesi, in seguito a decine di denunce rimaste inascoltate per anni, hanno deciso di istituire una commissione d’inchiesta: Bressanone e Verona (la prima perché si rivolge ad un’opinione pubblica molto esigente, prevalentemente formata sul modello di quella austriaca e tedesca; l’altra, Verona, in seguito al clamoroso scandalo dell’istituto Provolo). Nel resto d’Italia, nulla. L’indagine di Federico Tulli, giornalista per numerose testate, da Sette del Corriere della Sera a Left/Avvenimenti, da Cronache Laiche (di cui è condirettore) a Globalist, si intitola Chiesa e pedofilia, il caso italiano (l’Asino d’Oro, 2014, euro 18) e costituisce l’ideale prosieguo di un altro libro scritto nel 2010 sempre per lo stesso editore: Chiesa e pedofilia. Non lasciate che i pargoli vadano a loro.

    Tulli, che si occupa di divulgazione scientifica, bioetica, laicità e diritti civili, fa iniziare la sua riflessione da una risposta resa all’autore stesso, nel 2012, da p. Federico Lombardi: il portavoce della Santa Sede, a Tulli che nel corso di una conferenza stampa gli chiedeva se il Vaticano non ritenesse opportuna l’istituzione in Italia di una commissione di inchiesta sulla pedofilia sulla scia di analoghe esistenti in Paesi come dall’Irlanda, Belgio, Stati Uniti, Australia, Olanda, Germania, considerando che nel decennio precedente circa 150 sacerdoti erano finiti sotto processo, rispose che no, non ce n’era affatto bisogno.

     E allora, visto che la mappatura del fenomeno la Chiesa italiana e il Vaticano non intendono realizzarla, a tentare di fare luce sulle dimensioni e le cause del fenomeno della pedofilia nella Chiesa del nostro Paese ci ha provato lo stesso Tulli. Il risultato della sua indagine è significativo. Nella seconda parte del libro, dai casi descritti (a partire dall’Unità d’Italia sino ad oggi), si evince da una parte che gli episodi criminali sono molti e si sono succeduti senza soluzione di continuità; dall’altra che la Chiesa istituzione ha costantemente ed esclusivamente mirato a preservare la propria immagine pubblica, sacrificando in questo modo diritti e la tutela delle vittime. Esponendo al pericolo altri bambini, potenziali vittime di preti pedofili trasferiti di parrocchia in parrocchia, invece che rimossi dal loro ufficio, denunciati o curati. Tuttora, le “Linee guida per i casi di abuso sessuale nei confronti di minori da parte di chierici” della Cei non prevedono alcun obbligo dei vescovi di denunciare alla magistratura italiana i presunti casi di pedofilia.

    Si comprende così come mai l’autore interpreti la linea della “tolleranza zero” avviata sotto il pontificato di Benedetto XVI più come la strategia per salvare la reputazione e le casse della Chiesa piuttosto che la volontà di fare realmente pulizia. Del resto, come riferisce l’autore nella sua introduzione, lo scandalo è costato alla Chiesa almeno due miliardi di dollari, in termini di mancate offerte. Oltre a perdita di influenza sulle masse e credibilità, diminuzione di potere politico e di lobbying, fuga di fedeli (nella sola cattolicissima Irlanda i cattolici – ricorda Tulli – sono passati dal 69% del 2005 al 47% del 2010). Tutta la prima parte del libro viene invece dedicata ad analizzare le strategie con cui prima Ratzinger e poi Bergoglio hanno scelto di contrastare il fenomeno. Per Tulli anche sotto papa Francesco poco o nulla sembra essere realmente cambiato, se non in termini di un consenso che il nuovo pontefice sembra capace di suscitare in maniera decisamente superiore rispetto a chi lo ha preceduto. Il nuovo papa, forte del grande appoggio dell’opinione pubblica laica e cattolica, unita allo sdegno crescente per gli scandali del passato, avrebbe potuto imporre a tutte le Chiese del mondo l’obbligo di denuncia alle autorità giudiziarie “laiche”, o disporre la pubblicazione degli archivi con i nomi dei sacerdoti denunciati in Vaticano, ma non lo ha fatto. E anche la Commissione antipedofilia nominata da Bergoglio è poca cosa. Tulli ricorda che essa era stata annunciata sin dal febbraio del 2012, cioè sotto Benedetto XVI. E che ci sono quindi voluti quasi due anni solo per nominare i primi otto saggi che la compongono. Nel frattempo, i rilievi dell’Onu proseguono; e a quelli della commissione sull’infanzia si sono aggiunte, in maggio, quelle della Commissione Onu contro la tortura, che ha inserito i crimini dei preti pedofili contro i bambini dentro questa fattispecie di reato, articolando una serie di dure e dettagliate critiche al Vaticano per la mancata prevenzione e vigilanza sui suoi preti.

    Il libro di Tulli, oltre a costituire un prezioso dossier sul fenomeno dei preti pedofili in Italia, contiene infine anche una serie di interessanti documenti. Tra essi, l’integrale della famosa indagine pubblicata nel febbraio scorso dalla commissione Onu sui diritti dell’infanzia, che il libro riporta tradotta in italiano.

    http://norational.wordpress.com/2014/07/09/chiesa-e-pedofilia-in-italia-quando-la-storia-non-insegna-e-si-ripete/

  • “Era colpa mia”. Dolore e rinascita delle vittime dei sacerdoti pedofili

    “Era colpa mia”. Dolore e rinascita delle vittime dei sacerdoti pedofili

     Dal 2004 al 2013 il Vaticano ha ridotto allo stato laicale 884 preti. “E poi bisogna considerare il sommerso, tutti coloro che non sono stati né puniti né denunciati”, precisa Massimilano Frassi, fondatore dell’associazione Prometeo, che offre sostegno alle vittime della pedofilia 

    di Veronica Fernandes“Era colpa mia. Ero io che cercavo il suo abbraccio quando avevo paura. Ero io che volevo andare all’oratorio. Ero io che prima di andare a casa gli davo un bacio sulla guancia”. La vita dei bambini che hanno subito violenza è una vita fatta di pezzi in cui hanno visto crescere tanto il male quanto il senso di colpa. C’è un bambino – che possiamo chiamare Mauro – che dagli 8 agli 11 anni è stato vittima di un pedofilo, tre anni scavati da una certezza paralizzante: “Io ero un bambino religioso, la domenica invece di giocare a calcio andavo a messa e pensavo che se Dio ha permesso questo, mi voleva punire e se lo aveva deciso Dio significava che me lo meritavo”.

    Le vittime di preti pedofili a messa da Papa Francesco
    Massimiliano Frassi – presidente di Prometeo, l’associazione che da 13 anni offre sostegno alle vittime della pedofilia – paragona il senso di colpa di questi bambini all’ergastolo: “Mentre il pedofilo, il carnefice, è libero e si sente libero, chi ha subito violenza vive imprigionato dal dolore e dal silenzio”. Per la prima volta nella storia della Chiesa, Papa Francesco questo silenzio ha deciso di romperlo: domani una  delegazione di vittime di preti pedofili sarà a messa in Santa Marta. Un giorno simbolico: a Roma ci sarà anche l’arcivescovo di Boston Sean O’Malley, coordinatore della commissione che il Papa ha istituito per la tutela dei minori e membro del cosiddetto C9, il consigli di cardinali al lavoro per la riforma della Curia e del governo della Chiesa. Dopo la messa ci sarà un incontro tra le vittime e il Papa. 

    Papa Francesco: preti pedofili come una messa nera
    Per descrivere l’orrore della pedofilia Papa Francesco aveva parlato di messa nera. Massimiliano Frassi prende in prestito la frase di una madre che si è rivolta a Prometeo quando il figlio di otto anni le ha raccontato di avere subito molestie: “Era pallido e quando parlava sembrava che stesse vomitando il mondo intero, poi ha riacquistato colore”. Da lì è iniziato il percorso di cicatrizzazione di una ferita profondissima ma non incurabile.

    I bambini che denunciano
    Più che vittime, questi bambini Massimiliano Frassi li chiama sopravvissuti. Alcuni riescono a liberarsi di questo male muto già da piccoli. Di solito scrivono un tema a scuola e la maestra chiama la madre, lasciano aperto il diario sulla scrivania. A 6, 7, 8 anni sono in grado di dire che sperano di morire. Altre volte, magari quando esplode un caso come quello di Yara, la paura di morire supera la vergogna e riescono a parlare.

    Le donne spesso ne parlano all’apice della felicità
    C’è una signora di 86 anni che lo ha fatto solo oggi. Per 70 anni la sensazione di essere responsabile non l’ha mai abbandonata: un ergastolo, appunto. Alcune donne riescono a liberarsi quando sono all’apice della felicità come Marta – ancora un nome di fantasia – che ha sentito esplodere quel mondo rimosso nel giorno del suo matrimonio, avvolta da un vestito da sposa. A quel punto riescono ad affrontare, combattere e annientare il male subito da bambina. Un’altra ragazza che si è rivolta a Prometeo – che chiamiamo Alessandra – ha lasciato il suo paesino del Sud Italia dopo aver subito violenza da un prete, all’epoca giovane. Anche lei ha scelto il silenzio, per anni. Finchè un giorno, quando torna a casa per le vacanze, trova il paese in festa: il suo carnefice è diventato parroco, le strade sono addobbate e il suo nome rimbalza da uno stricione all’altro. Il dolore che si porta dietro stride con la festa, troppo. E trova il coraggio di iniziare un percorso di liberazione.

    2004-2013: 884 preti ridotti allo stato laicale
    Tra il 2004 e il 2013 il Vaticano – cui l’Onu ha chiesto con forza di aprire indagini contro questi crimini nascosti – ha ridotto allo stato laicale 884 preti accusati di pedofilia. “Il dato reale è molto più alto, c’è il sommerso con le sue mille sfaccettature – spiega Massimiliano Frassi – e poi va ricordato che un pedofilo, e quindi anche un prete pedofilo, non lo è sempre, non abusa di tutti i bambini, ha i suoi gusti e quindi per uno che subisce ce ne sono cento con cui si comporta benissimo”. Alcuni, racconta, preferiscono i bambini timidi, altri quelli di famiglie ai margini della società oppure espansivi, biondi, alcuni solo le bambine alcuni puntano ai bambini figli di genitori molto legati alla Chiesa, per sentirsi più sicuri”.

    Quando i genitori non credono al bambini
    Per i pedofili che indossano l’abito talare è quindi più difficile essere sospettati. La tragedia si consuma quando i genitori non credono ai bambini che raccontano gli abusi, quando non li proteggono, quando difendono il sacerdote a prescindere. Sono i bambini che non ne parleranno più e che vivranno il loro ergastolo immersi nel trauma della violenza e nell’abbandono della famiglia.

    Il coro di voci bianche di don Marco Dessì 
    Se è difficile conoscere i numeri del fenomeno in Italia, nelle missioni è quasi impossibile. Ma questo non significa che non esistano: don Marco Dessì – condannato a sei anni in Cassazione – era andato in Nicaragua per salvare i bambini dalla strada e dalla povertà. Li aiutava ad andare a scuola, per il tempo libero aveva fondato un coro di voci bianche: il vivaio delle sue vittime. 

    http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/papa-francesco-messa-vittime-preti-pedofili-massimiliano-frassi-b8f3d2a8-92d8-44e4-afa9-c8a51e3b9141.html