Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Ostuni

  • Prete abusava del chierichetto, il piccolo urlava: «Lasciami stare, sono un bimbo»

    Prete abusava del chierichetto, il piccolo urlava: «Lasciami stare, sono un bimbo»

    «Per favore lasciami stare, sono un bambino. Perché?». È il grido disperato di un chierichetto che anni dopo i fatti, ha raccontato le presunte molestie sessuali subite dal suo parroco. Stamattina, all’incirca un anno dopo la denuncia formulata dal pediatra del ragazzino che all’epoca dei fatti aveva 8 anni, il sacerdote, Francesco Caramia, 42enne di Brindisi, è stato portato in carcere con l’accusa di violenza sessuale continuata e pluriaggravata. I fatti risalgono al 2008 e al 2009, e a portarli alla luce denunciando tutto in procura, è stato il pediatra che per primo ha raccolto le timide confidenze del bambino. Le indagini sono state condotte dai carabinieri coordinati dal pm Milto Stefano De Nozza che ha chiesto la misura cautelare, poi disposta dal gip Maurizio Saso.

    Don Francesco, però, a quanto emerge dall’inchiesta, non aveva obbedito: facendosi sorprendere dai carabinieri a Mesagne (Brindisi), la sera del giovedì santo, mentre diceva messa. A quanto emerso poi dalle intercettazioni ambientali, avrebbe anche tentato di gettare discredito sul ragazzino che avrebbe subito le violenze. Rendendo così, a parere dei magistrati, concrete e attuali le esigenze cautelari. Le violenze, secondo il racconto consegnato dall’ex chierichetto al gip nel corso di un incidente probatorio, avvenivano anche due volte a settimana, dopo il catechismo. Il parroco, stando sempre alla ricostruzione della presunta vittima, cercava di tranquillizzare il bambino che voleva sottrarsi alle sue attenzioni, dicendo che tutto ciò che avveniva «era per opera di Dio e che quello era solamente amore che voleva ricevere». Il piccolo ha raccontato il dettaglio degli abusi commentando: «Io capivo che non era una cosa per bambini, mi immaginavo che non era una cosa per bambini, gli dicevo sei grande, lasciamo stare. Qualche volta piangevo». Il racconto del piccolo è stato giudicato credibile da un perito. Caramia si è affidato alla difesa all’avvocato Giancarlo Camassa e alla criminologa Roberta Bruzzone.

    Caramia è il terzo prete della diocesi Brindisi-Ostuni, arrestato in un anno. Prima di lui, nel maggio e nel novembre 2015, don Giampiero Peschiulli, di Brindisi, e don Franco Legrottaglie, di Ostuni, erano stati posti ai domiciliari nell’ ambito di altre indagini: uno per pedofilia, l’altro per possesso di materiale pedopornografico. Sono entrambi stati condannati in primo grado: uno a 3 anni e 8 mesi, l’altro a 4 anni. Che vi fosse un terremoto in atto nella curia retta da monsignor Domenico Caliandro, che ha allontanato tutti e tre i religiosi dall’esercizio delle funzioni, era già noto da tempo. Nel dicembre scorso Caramia aveva appreso di essere indagato: i carabinieri si erano recati nella parrocchia di San Giustino De Jacobis, al rione Bozzano, e l’avevano perquisita. Il parroco si era dimesso, il vescovo gli aveva intimato di stare lontano dalle celebrazioni religiose.

    Don Francesco, però, a quanto emerge dall’inchiesta, non aveva obbedito: facendosi sorprendere dai carabinieri a Mesagne (Brindisi), la sera del giovedì santo, mentre diceva messa. A quanto emerso poi dalle intercettazioni ambientali, avrebbe anche tentato di gettare discredito sul ragazzino che avrebbe subito le violenze. Rendendo così, a parere dei magistrati, concrete e attuali le esigenze cautelari. Le violenze, secondo il racconto consegnato dall’ex chierichetto al gip nel corso di un incidente probatorio, avvenivano anche due volte a settimana, dopo il catechismo. Il parroco, stando sempre alla ricostruzione della presunta vittima, cercava di tranquillizzare il bambino che voleva sottrarsi alle sue attenzioni, dicendo che tutto ciò che avveniva «era per opera di Dio e che quello era solamente amore che voleva ricevere». Il piccolo ha raccontato il dettaglio degli abusi commentando: «Io capivo che non era una cosa per bambini, mi immaginavo che non era una cosa per bambini, gli dicevo sei grande, lasciamo stare. Qualche volta piangevo». Il racconto del piccolo è stato giudicato credibile da un perito. Caramia si è affidato alla difesa all’avvocato Giancarlo Camassa e alla criminologa Roberta Bruzzone.

    TELEFONO AZZURRO, PEDOFILIA ANCORA TROPPO DIFFUSA, SERVONO AZIONI «La pedofilia è un fenomeno ancora troppo diffuso nel nostro Paese e casi come quello nel brindisino ne rappresentano una drammatica conferma. La condanna e lo sdegno del momento non bastano: occorrono azioni concrete, basate innanzitutto su un attento studio del fenomeno e su una stretta collaborazione tra terzo settore, servizi del territorio e Istituzioni. ». Così Ernesto Caffo, presidente di Telefono Azzurro e professore di neuropsichiatria infantile, commenta il caso di Brindisi, che ha portato all’arresto di un sacerdote di 42 anni con l’accusa di atti sessuali continuati e aggravati ai danni di un ragazzino di 10 anni. «Per questo – prosegue Caffo – è necessario che l’Italia definisca immediatamente un piano di azione per il contrasto della pedofilia, affinché la prevenzione e la cura delle conseguenze psicologiche sulle vittime siano davvero possibili». Quello di Brindisi è «un caso risolto grazie alla testimonianza di un pediatra e al coraggio della vittima di parlare, ponendo fine a un incubo che la tormentava da anni», ricorda l’associazione, invitando «bambini e adolescenti a non stare zitti e a rompere il muro del silenzio».

    Nel 2015 – ricorda Telefono Azzurro – le linee di ascolto 1.96.96 e 114 Emergenza infanzia hanno gestito 4724 richieste di aiuto, il 5% ha riguardato situazioni di emergenza per abusi sessuali. Una tendenza in preoccupante crescita, se si considera anche l’aumento costante, negli ultimi anni, delle segnalazioni legate alla pedopornografia online. In particolare, per quanto riguarda le vittime di sesso maschile, si è riscontrato un aumento del numero dei bambini sotto gli 11 anni (dal 40,8% del 2014 al 55% del 2015 sulle linee di ascolto; dal 50% del 2014 al 60,9% del 2015 al 114 Emergenza infanzia). «L’ascolto dei bambini – prosegue Caffo – è fondamentale per la lotta alla pedofilia. Solo con l’ascolto è possibile raccogliere gli elementi di rischio prima che si verifichino episodi simili. Dobbiamo riservare ai bambini una grande attenzione, perché possano sempre più rompere il silenzio degli adulti, che spesso nasce da una cultura in cui non c’è rispetto delle vite umane». «Come dimostra questo caso, inoltre, la figura del pediatra è di estrema importanza nel contrasto e nella gestione di abusi e violenze su minori. I pediatri – sottolinea Caffo – svolgono un ruolo chiave nel percorso di crescita del bambino e rappresentano un punto di riferimento a cui l’intera famiglia si affida con fiducia. Per questo, Telefono Azzurro, ha lanciato la prima rete di pediatri al mondo, contro l’abuso sui bambini, in collaborazione con la Società Italiana di Pediatria (Sip), la Federazione Italiana Medici Pediatri (Fimp), l’Associazione Ospedali Pediatrici Italiani (Aopi) e il contributo di Menarini. L’obbiettivo è sensibilizzare e formare i pediatri italiani a riconoscere i segnali di eventuali abusi, a partire da quelli inespressi di disagio e sofferenza del bambino.

    http://www.ilmessaggero.it/primopiano/cronaca/don_francesco_caramia_prete_pedofilia_abusi_chierichetto_brindisi-1798813.html

  • Pedopornografia, 4 anni a sacerdote brindisino: nel 1991 era stato condannato per pedofilia

    Pedopornografia, 4 anni a sacerdote brindisino: nel 1991 era stato condannato per pedofilia

    di SONIA GIOIA

    BRINDISI – Dopo l’arresto è arrivata anche la condanna per l’ex cappellano dell’ospedale Perrino di Brindisi accusato di detenzione di foto e film pedopornografici: don Franco Legrottaglie, 67enne originario di Ostuni, è stato condannato a quattro anni con rito abbreviato. La sentenza del giudice per l’udienza preliminare del tribunale di Lecce tiene conto della riduzione di un terzo prevista dalla formula breve con cui è stato celebrato il processo.

    Nel computo del gup ha pesato l’aggravante della recidiva, visto che il prete era già stato condannato a un anno e dieci mesi di reclusione per atti di libidine nei confronti di due minorenni: fatti che risalgono al 1991. Le indagini a carico del sacerdote – uno dei quattro prelati brindisini finiti sotto inchiestaper reati legati alla sfera sessuale – sono partite dalla iniziativa di un confidente della polizia.

    L’uomo, per ragioni assolutamente top secret, riuscì a impossessarsi dei file a luci rosse contenute

    nel personal computer del cappellano: dopo avere trasferito tutto il materiale di natura esclusivamente pedopornografica su una chiavetta, lo consegnò alla polizia. La polizia postale ha accertato successivamente che quel materiale era di fatto riconducibile al pc di proprietà del prelato che è finito in manette il 26 novembre dello scorso anno. La sentenza di condanna porta la firma del gup Simona Panzera, che ha accolto la richiesta di condanna del pm Maria Vallefuoco.

    http://bari.repubblica.it/cronaca/2016/05/09/news/prete_condannato-139436761/
  • Brindisi; Nuova condanna per don Francesco Legrottaglie. Già condannato per abusi su 2 ragazzine, fu spedito missionario in Congo.

    Brindisi; Nuova condanna per don Francesco Legrottaglie. Già condannato per abusi su 2 ragazzine, fu spedito missionario in Congo.

    BRINDISI – È stato condannato a una pena di quattro anni di reclusione, al termine di un processo con rito abbreviato, il prete 67enne di Ostuni (Brindisi), imputato per possesso di materiale pedopornografico.

    A emettere la sentenza il giudice per le udienze preliminari di Lecce che ha condiviso le richieste del pubblico ministero. Secondo quanto accertato dalla polizia postale di Brindisi, nel computer del sacerdote c’erano 2’500 file illegali. Furono trovati e sequestrati dalla polizia nel corso di una perquisizione compiuta a novembre in casa del religioso, che fu arrestato in flagranza e posto ai domiciliari (dove si trova tuttora).

    Il prete era già stato condannato in via definitiva agli inizi degli anni 2000 per una vicenda del 1991, un episodio qualificato come “atti di libidine violenta” ai danni di due ragazzine per cui gli fu comminata una pena (sospesa) di un anno e dieci mesi. Nel 2010 era stato designato cappellano dell’ospedale Perrino di Brindisi. L’uomo è inoltre stato condannato all’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni, all’interdizione in perpetuo da qualsiasi incarico nelle scuole di ogni ordine e grado, di ogni ufficio o servizio in istituzioni o strutture pubbliche o private frequentate da minori.

    http://www.cdt.ch/mondo/cronaca/154917/brindisi-prete-condannato-a-quattro-anni-per-pedopornografia

     

  • Pedofilia, a Brindisi 4 preti coinvolti. Uno di loro: “Ho avvisato il vescovo, ma non si è mosso”

    Pedofilia, a Brindisi 4 preti coinvolti. Uno di loro: “Ho avvisato il vescovo, ma non si è mosso”

    di GIULIANO FOSCHINI

    Quattro preti coinvolti: uno già condannato, un altro imputato e due indagati. E un’intercettazione telefonica che rischia di mettere in imbarazzo l’attuale vescovo, monsignor Domenico Caliandro. C’è un’aria pesante da qualche mese attorno alle chiese della diocesi di Brindisi. Un’aria che preoccupa i fedeli (“che cosa sta succedendo?”, chiedono anche sui social network), allarma la Curia, impegnata a mettere le pezze a una vicenda molto imbarazzante, e muove la Procura, che ormai da due anni si trova a indagare su un caso alla Spotlight.

    Tutto nasce da una denuncia anonima, rilanciata da un servizio delle Iene, contro don Giampiero Peschiulli, 73 anni, parroco a Santa Lucia, nel centro di Brindisi. Alcuni ragazzini raccontano di aver subito abusi e molestie. Il prete nega, parte l’indagine e la Procura lo arresta: abusi sessuali su minorenni compiuti approfittando “dell’autorità morale e religiosa connessa all’essere il parroco”. Alcuni raccontano che le molestie erano partite nel 2002, di averle denunciate anche al vescovo dell’epoca, monsignor Rocco Talucci, che – mettono a verbale – “aveva espresso meraviglia sul fatto che i giovani avessero parlato delle molestie, aveva invitato le vittime a non denunciare la vicenda e a non parlarne con altri”.

    Talucci verrà poi sentito dagli investigatori e proverà a sminuire. La guida della diocesi intanto cambia e la storia sembra finita. Sembra, perché pochi mesi dopo altri due prelati finiscono sotto inchiesta per le stesse accuse. Uno è il favorito di monsignor Talucci: don Francesco Caramia. È accusato di molestie a un ragazzino di 11 anni: indagine nata da una denuncia presentata da un pediatra. Il fascicolo arriva sul tavolo di un magistrato scrupoloso, Milto de Nozza, che ha un’intuizione: possibile che non ci sia alcuna correlazione tra i due casi? Chiede ai carabinieri di approfondire le storie. Ed effettivamente qualcosa emerge.

    Il nome di don Caramia era già nell’inchiesta della procura di Brindisi in un’intercettazione telefonica inquietante. Il 13 novembre del 2014 Peschiulli era al telefono con un amico. Era tornato a Terracina, sua città natale, perché sul giornale erano finite le denunce dei ragazzini di Brindisi contro di lui. La conversazione è di quelle confidenziali (“Gianpiero dice ad Andrea che a Terracina sta facendo il prete in tutti i sensi…”, annotano i carabinieri). “Basta con questa pagliacciata – gli dice l’amico – Torna”. “L’avvocato – risponde Gianpiero – dice aspetta che finiamo le indagini. Tanto poi dopo faremo mettere noi i titoloni grandi (…) Che poi avessi fatto entrare qualcuno in casa. È quello che mi distrugge. Avessi fatto come tanti che vanno in discoteca pure travestendosi, non ho fatto niente (…) Casa e chiesa, chiesa e casa”.

    Interviene l’amico: “Veramente ci stanno poi certi tipo Caramia che lo fanno proprio alla luce del sole e nessuno rompe i coglioni “. “Eh no – dice don Peschiulli – Ma io l’ho scritto nella lettera. Eccellenza, di scandali, beh, cominci a guardare le altre parrocchie come Bozzano e altre parrocchie (…) Mo’ basta”. Che significa? “Peschiulli – scrivono i carabinieri in un’informativa – rimarcava più volte la circostanza che l’attuale vescovo, monsignor Caliandro, avesse preso provvedimenti nei suoi confronti e non invece verso gli altri preti del luogo, tra cui don Francesco Caramia, che si erano resi responsabili di comportamenti gravi e censurabili, citando anche i “viaggi con i ragazzini ” noti al pubblico.

    Eppure nei loro riguardi non era stata presa alcuna decisione. Il monsignore dunque sarebbe stato avvisato, ma don Francesco è comunque rimasto al suo posto fino al momento della nuova denuncia del pediatra. E della nuova indagine. Al suo posto era rimasto anche don Franco Legrottaglie, 67 anni, di Ostuni. Dopo una condanna a un anno e dieci mesi

    (sospesa) nel 2000 (per una vicenda del 1991) per “atti di libidine violenta”, un lungo periodo spirituale in Africa, nel 2010 Legrottaglie viene nominato dal vecchio vescovo cappellano all’ospedale Perrino di Brindisi e poi riprende a celebrare in una parrocchia di Ostuni. Fin quando nel suo computer, meno di un anno fa, vengono trovate centinaia di foto pedopornografiche: la Procura ha chiesto la condanna a quattro anni. Le cartelle con i file dei bimbi avevano i nomi dei santi.

    http://bari.repubblica.it/cronaca/2016/05/04/news/pedofilia_a_brindisi_4_preti_coinvolti_uno_di_loro_al_telefono_ha_avvisato_il_vescovo_ma_non_si_e_mosso_-139085332/
  • INCHIESTA PEDOFILIA IL PRETE AL TELEFONO “HO AVVISATO IL VESCOVO MA NON HA FATTO NIENTE”

    INCHIESTA PEDOFILIA IL PRETE AL TELEFONO “HO AVVISATO IL VESCOVO MA NON HA FATTO NIENTE”

    Intercettato lo sfogo di un sacerdote contro il capo della diocesi: “Ha allontanato me e non gli altri”

    Intercettato lo sfogo di un sacerdote contro il capo della diocesi: “Ha allontanato me e non gli altri”

    Inchiesta pedofilia il prete al telefono “Ho avvisato il vescovo ma non ha fatto niente”

    GIULIANO FOSCHINI

    ROMA – Quattro preti coinvolti: uno già condannato, un altro imputato e due indagati. E un’intercettazione telefonica che rischia di mettere in imbarazzo l’attuale vescovo, monsignor Domenico Caliandro. C’è un’aria pesante da qualche mese attorno alle chiese della diocesi di Brindisi. Un’aria che preoccupa i fedeli («che cosa sta succedendo?» chiedono anche sui social network), allarma la Curia, impegnata a mettere le pezze a una vicenda molto imbarazzante, e muove la procura, che ormai da due anni si trova a indagare su un caso alla Spotlight.
    Tutto nasce da una denuncia anonima, rilanciata da un servizio delle Iene, contro don Giampiero Peschiulli, 73 anni, parroco a Santa Lucia, nel centro di Brindisi. Alcuni ragazzini raccontano di aver subito abusi e molestie. Il prete nega, parte l’indagine e la procura lo arresta: abusi sessuali su minorenni compiuti approfittando «dell’autorità morale e religiosa connessa all’essere il parroco». Alcuni raccontano che le molestie erano partite nel 2002, di averle denunciate anche al vescovo dell’epoca, Rocco Talucci, che – mettono a verbale – «aveva espresso meraviglia sul fatto che i giovani avessero parlato delle molestie, aveva invitato le vittime a non denunciare la vicenda e a non parlarne con altri». Talucci verrà poi sentito dagli investigatori e proverà a sminuire. La guida della diocesi intanto cambia e la storia sembra finita. Sembra, perché pochi mesi dopo altri due prelati finiscono sotto inchiesta per le stesse accuse. Uno è il favorito di monsignor Talucci: don Francesco Caramia. È accusato di molestie a un ragazzino di 11 anni: indagine nata da una denuncia presentata da un pediatra. Il fascicolo arriva sul tavolo di un magistrato scrupoloso, Milto de Nozza, che ha un’intuizione: possibile che non ci sia alcuna correlazione tra i due casi? Chiede ai carabinieri di approfondire le storie. Ed effettivamente qualcosa emerge. Il nome di don Caramia era già nell’inchiesta della procura di Brindisi in un’intercettazione telefonica inquietante. Il 13 novembre del 2014 Peschiulli era al telefono con un amico. Era tornato a Terracina, sua città natale, perché sul giornale erano finite le denunce dei ragazzini di Brindisi contro di lui. La conversazione è di quelle confidenziali («Gianpiero dice ad Andrea che a Terracina sta facendo il prete in tutti i sensi…», annotano i carabinieri). «Basta con questa pagliacciata – gli dice l’amico – Torna». «L’avvocato – risponde Gianpiero – dice aspetta che finiamo le indagini. Tanto poi dopo faremo mettere noi i titoloni grandi (…) Che poi avessi fatto entrare qualcuno in casa. È quello che mi distrugge. Avessi fatto come tanti che vanno in discoteca pure travestendosi, non ho fatto niente (…) Casa e chiesa, chiesa e casa». Interviene l’amico: «Veramente ci stanno poi certi tipo Caramia che lo fanno proprio alla luce del sole e nessuno rompe i coglioni ». «Eh no – dice don Peschiulli -Ma io l’ho scritto nella lettera. Eccellenza, di scandali, beh, cominci a guardare le altre parrocchie come Bozzano e altre parrocchie (…) Mo’ basta». Che significa? «Peschiulli – scrivono i Carabinieri in un’informativa – rimarcava più volte la circostanza che l’attuale vescovo, monsignor Caliandro, avesse preso provvedimenti nei suoi confronti e non invece verso gli altri preti del luogo, tra cui don Francesco Caramia, che si erano resi responsabili di comportamenti gravi e censurabili, citando anche i «viaggi con i ragazzini » noti al pubblico. Eppure, nei loro riguardi, non era stata presa alcuna decisione.
    Il monsignore dunque sarebbe stato avvisato, ma don Francesco è comunque rimasto al suo posto sino al momento della nuova denuncia del pediatra. E della nuova indagine. Al suo posto era rimasto anche don Franco Legrottaglie, 67 anni, di Ostuni. Dopo una condanna a un anno e dieci mesi (sospesa) nel 2000 (per una vicenda del 1991) per «atti di libidine violenta», un lungo periodo spirituale in Africa, nel 2010 Legrottaglie viene nominato dal vecchio vescovo cappellano all’ospedale Perrino di Brindisi e poi riprende a celebrare in una parrocchia di Ostuni. Fin quando nel suo computer, meno di un anno fa, vengono trovate centinaia di foto pedopornografiche: lunedì la procura ha chiesto la condanna a quattro anni. Le cartelle con i file dei bimbi avevano i nomi dei santi.

    L’indagine dopo le denunce di un pediatra Le preoccupazioni dei fedeli sui social network
    IL MAGISTRATO
    Milto de Nozza, il pm che indaga sui presunti abusi di una serie di sacerdoti nella diocesi di Brindisi
    Monsignor Domenico Caliandro

    http://www.cinemagay.it/dosart.asp?ID=41284

  • Immagini pedopornografiche in cartelle con nomi dei Santi, chiesta condanna a 4 anni per un prete

    Immagini pedopornografiche in cartelle con nomi dei Santi, chiesta condanna a 4 anni per un prete

    È stato trovato lo scorso anno in possesso di circa 3mila immagini e video dal contenuto pedopornografico e la Procura di Lecce ha chiesto la condanna a 4 anni per un prete di Ostuni. Il pubblico ministero, Paola Guglielmi ha invocato la richiesta di colpevolezza nei confronti di Francesco Legrottaglie, 67 anni, nel processo in abbreviato innanzi al gup Simona Panzera.

    L’uomo risponde di detenzione di materiale pedopornografico “aggravato” dall’ingente quantità. L’udienza è stata aggiornata al 9 maggio quando verrà emessa la sentenza, dopo eventuali repliche del pm. Oggi, infatti, ha discusso anche il difensore di Legrottaglie, l’avvocato Domenico Tanzarella.

    Nel corso di una perquisizione presso l’abitazione del sacerdote, avvenuta il 25 novembre scorso, gli investigatori hanno sequestrato svariati file pedopornografici. L’arresto è stato eseguito, in flagranza di reato, dagli agenti della polizia postale di Brindisi, una volta informato il pm di turno della procura di Brindisi Milto Stefano De Nozza.

    Vennero trovati numerose foto e video che ritraevano minori completamente nudi o immortalati in atti sessuali espliciti. I file sono stati rintracciati all’interno di tre hard disk del suo computer e nella scheda di una telecamera. Alcuni di questi file, sono stati scoperti, nonostante fossero stati occultati all’interno di cartelle con nomi di santi.

    Secondo l’accusa, il prete si sarebbe posto in contatto “virtuale” con numerosi ragazzini e “puntando” di nascosto la webcam, sarebbe riuscito a registrare video chat attive senza farsi riconoscere.

    Francesco Legrottaglie, fu già condannato nel 1992, quando era cappellano militare a Bari, per atti di libidine violenta su due ragazzine. Dopo essere stato cappellano nell’ospedale Perrino di Brindisi e missionario in Congo, negli ultimi tempi era stato assegnato ad una parrocchia di Ostuni.

    http://www.leccenews24.it/cronaca/immagini-pedopornografiche-nascoste-in-cartelle-con-nomi-dei-santi-chiesta-condanna-a-4-anni-per-un-prete.htm

  • Il pm: quattro anni di carcere per il sacerdote che aveva video pedopornografici

    Il pm: quattro anni di carcere per il sacerdote che aveva video pedopornografici

    La procura distrettuale di Lecce, nel corso di un processo con rito abbreviato, ha chiesto la condanna a quattro anni di reclusione per don Franco Legrottaglie, prete di Ostuni di 67 anni imputato per detenzione di materiale pedopornografico. L’uomo si trova ai domiciliari dal novembre scorso. Il rito alternativo è una scelta difensiva dell’avvocato del sacerdote, Domenico Tanzarella, seguita alla fissazione del giudizio immediato da parte del Tribunale. A condurre le indagini, che portarono all’arresto in flagranza del religioso, a seguito di una perquisizione nella sua abitazione, è stata la polizia postale di Brindisi. Il prete era già stato condannato in via definitiva agli inizi degli anni 2000 per una vicenda del 1991, un’accusa di “atti di libidine violenta” per cui gli fu comminata una pena di un anno e dieci mesi, con la sospensione condizionale di cui non potrebbe comunque più beneficiare.

  • Materiale pedopornografico nel pc: prete a processo con rito abbreviato

    Materiale pedopornografico nel pc: prete a processo con rito abbreviato

    OSTUNI – Affronterà un processo con rito abbreviato don Franco Legrottaglie, prete di 67 anni, di Ostuni (Brindisi) che si trova ai domiciliari per possesso di materiale pedopornografico nel suo pc. L’udienza è stata fissata per il 2 maggio dinanzi al gup di Lecce Simona Panzera. Legrottaglie fu arrestato dalla polizia postale il 26 novembre scorso a seguito di perquisizioni domiciliari. Don Franco non aveva più incarichi all’interno della diocesi di Brindisi – Ostuni, ma celebrava di tanto in tanto in una parrocchia.
    Legrottaglie risultava essere indagato già dall’agosto del 2015 quando l’attività investigativa aveva avuto inizio.
    Il prete era già stato condannato in via definitiva agli inizi degli anni 2000 per una vicenda del 1991, un’accusa di “atti di libidine violenta” per cui gli è stata comminata una pena di un anno e dieci mesi, con la sospensione condizionale di cui non potrebbe comunque più beneficiare. Aveva poi prestato servizio nel 2010 anche come cappellano all’ospedale Perrino di Brindisi.
    La richiesta di abbreviato formulata dalla difesa di don Legrottaglie, sostenuta dall’avvocato Domenico Tanzarella, segue al giudizio immediato disposto dal Tribunale di Lecce su richiesta della procura, competente in materia di pedopornografia anche sul territorio di Brindisi.

    http://www.quotidianodipuglia.it/brindisi/materiale_pedopornografico_nel_pc_prete_a_processo_con_rito_abbreviato-1629199.html

  • Pedofilia, a processo  sacerdote nel Brindisino

    Pedofilia, a processo sacerdote nel Brindisino

    BRINDISI – Affronterà un processo con rito abbreviato don Franco Legrottaglie, prete di 67 anni di Ostuni (Brindisi), che si trova ai domiciliari per possesso di materiale pedopornografico nel suo pc. L’udienza è stata fissata per il 2 maggio dinanzi al gup di Lecce Simona Panzera. Legrottaglie fu arrestato dalla polizia postale il 26 novembre scorso a seguito di perquisizioni domiciliari. Don Franco non aveva più incarichi all’interno della diocesi di Brindisi-Ostuni, ma celebrava di tanto in tanto in una parrocchia. Risultava essere indagato già dall’agosto del 2015 quando l’attività investigativa aveva avuto inizio.

    Il prete era già stato condannato in via definitiva agli inizi degli anni 2000 per una vicenda del 1991, un’accusa di «atti di libidine violenta» per cui gli è stata comminata una pena di un anno e dieci mesi, con la sospensione condizionale di cui non potrebbe comunque più beneficiare. Aveva poi prestato servizio nel 2010 anche come cappellano all’ospedale Perrino di Brindisi.
    La richiesta di abbreviato formulata dalla sua difesa, sostenuta dall’avvocato Domenico Tanzarella, segue al giudizio immediato disposto dal Tribunale di Lecce su richiesta della Procura, competente in materia di pedopornografia anche sul territorio di Brindisi.

    http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/home/729244/Pedofilia–a-processo–sacerdote.html

  • Condanna di don Peschiulli, l’arcivescovo: “Grande dolore, la Santa Sede lo ha già dismesso dallo stato clericale”

    Condanna di don Peschiulli, l’arcivescovo: “Grande dolore, la Santa Sede lo ha già dismesso dallo stato clericale”

    Sulla condanna di don Giampiero Peschiulli arriva la nota di commento dell’Arcidiocesi di Brindisi che annuncia la dismissione dallo stato clericale dell’ornai ex sacerdote.
    “L’Arcivescovo di Brindisi-Ostuni ha appreso con dolore la notizia della sentenza relativa al caso Peschiulli.
    Al riguardo rinnova anzitutto la sua vicinanza e la sua preghiera per coloro che sono stati lesi da chi avrebbe dovuto, invece, guidarli al bene e farli crescere nelle virtù.
    Il procedimento canonico a carico dell’ex parroco si era già chiuso lo scorso 3 dicembre 2015, data in cui la Santa Sede ha decretato la sua dimissione dallo stato clericale. Anche per lui occorre pregare”.
    La dimissione dallo stato clericale (amissio status clericalis) è una sanzione disciplinare che viene comminata dalla Chiesa cattolica ai membri del suo clero.
    Il presbitero dimesso perde automaticamente i diritti propri dello stato clericale e non è più tenuto ai relativi obblighi. Perde, inoltre, la dignità e i compiti ecclesiastici e rimane escluso dall’esercizio del sacro ministero, né può avere un compito direttivo in ambito pastorale. Non può insegnare nei seminari, e negli altri Istituti dove sono presenti insegnamenti di discipline teologiche.
    Normalmente in questi casi si parla di ex-sacerdote sebbene, secondo il Codice di diritto canonico, essendo l’ordinazione un sacramento che conferisce un carattere, la condizione sacerdotale non viene mai perduta: Dopo essere stato validamente ricevuto, l’ordine sacro non può mai essere reso invalido.