Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Abusi sessuali su minori, indagato parroco dopo denuncia di un pediatra

    Abusi sessuali su minori, indagato parroco dopo denuncia di un pediatra

    BRINDISI – I carabinieri del Nucleo operativo della compagnia di Brindisi hanno avviato un’inchiesta, su delega del pubblico ministero Giuseppe De Nozza, per abusi sessuali su minori a carico di don Francesco Caramia, parroco della chiesa San Giustino de Jacobis, al quartiere Bozzano a Brindisi. Venerdì scorso sono stati prelevati computer e altro materiale a disposizione del prete ed eseguite perquisizioni nella sacrestia della parrocchia e nella sua abitazione.

    Tutto il materiale sequestrato tranne un computer è stato restituito al sacerdote poche ore dopo la perquisizione. Secondo quanto si apprende le indagini sarebbero partite in seguito alla denuncia di un pediatra, i fatti su cui si sta cercando di fare chiarezza si sarebbero verificati cinque anni fa. Il sacerdote si è dimesso dall’incarico rivestito, ufficialmente per motivi di salute, questo è quanto ha annunciato un altro prete in chiesa.

    Da quanto spiega il legale del sacerdote, l’avvocato Giancarlo Camassa, don Francesco Caramia si ritiene completamente estraneo ai fatti di cui è accusato. Ha dimostrato piena collaborazione mettendosi a disposizione degli investigatori. Dalla perquisizione eseguita presso la sua abitazione e negli uffici della parrocchia non sarebbe emerso, al momento, materiale compromettente per questo gran parte di quanto prelevato è stato restituito dopo poche ore.

    In tarda serata è giunta una nota della diocesi con le dichiarazioni di monsignor Domenico Caliandro: “L’Arcivescovo di Brindisi ha appreso con  dolore la notizia che un sacerdote della città è indagato per reati molto gravi.  L’interessato  respinge con fermezza l’accusa e ritiene di potersi adeguatamente difendere. Per farlo con maggiore libertà e anche per ragioni di salute, ha subito lasciato la parrocchia in cui svolgeva il suo ministero”, si legge nel comunicato

    “Mons. Caliandro dichiara la sua  fiducia nella magistratura e attende l’esito delle indagini. L’Autorità diocesana, se ha certezza dei delitti, intende agire sempre con determinazione, con la massima considerazione per le  vittime, seguendo la linea dettata da papa Francesco e dai suoi immediati predecessori.  Intanto la Chiesa locale di Brindisi-Ostuni,  nella  sofferenza di questo periodo,  continui umilmente a  lavorare e a pregare, sostenendo il ministero di tanti sacerdoti fedeli, che si spendono generosamente ogni giorno secondo la loro vocazione”.

    http://www.brindisireport.it/cronaca/brindisi-abusi-sessuali-su-minori-indagato-parroco-si-era-dimesso-per-motivi-di-salute.html

  • Pedopornografia: replica del gruppo ”Manifesto4ottobre” all’Arcivescovo di Brindisi-Ostuni

    Pedopornografia: replica del gruppo ”Manifesto4ottobre” all’Arcivescovo di Brindisi-Ostuni

    La seconda lettera sugli episodi di pedofilia e pedopornografia, recentemente addebitati a due preti della diocesi di Brindisi e Ostuni , ha ricevuto una risposta indiretta da parte di Mons. Caliandro durante una intervista al Nuovo Quotidiano di Puglia del 1 dicembre scorso. Il Gruppo “Manifesto4ottobre” ha  quindi inviato una nuova lettera aperta, indirizzata anche questa a Papa Francesco e al Segretario generale della CEI,  per chiarire alcuni punti toccati dall’Arcivescovo nell’intervista.

    di seguito il testo integrale:

    Gent.mo Arcivescovo,

    qualche giorno fa, dopo l’arresto di un prete ad Ostuni con l’accusa di pedopornografia, Le abbiamo reiterato una proposta già avanzata nel maggio scorso dopo l’arresto di un altro presbitero per abusi su minori: l’istituzione di una Commissione di indagine che, come avvenuto nelle diocesi di Bressanone e Verona, studi il fenomeno per individuarne le cause strutturali, difenda le vittime, non abbandoni nello stigma gli accusati ed i colpevoli. La pedofilia tra il clero non rappresenta un problema di trasgressione individuale e neppure evidentemente solo una questione “interna”.

    Si tratta di un fenomeno che matura in particolari situazioni all’interno di comunità ecclesiali ferendole nel cuore della loro missione per poi investire le intere comunità locali assumendo indubbio carattere sociale.  Avevamo avanzato quella proposta di maggio in spirito di collaborazione, per il bene della chiesa tutta e di tutta la società.

    Nell’ultima lettera ci eravamo chiesti se non fosse più giusto procedere rapidamente, dopo le prescritte verifiche, alla sospensione a divinis dell’ultimo presbitero accusato, anche in considerazione di una sua precedente condanna passata in giudicato per reati simili nel 2000. E ciò per rendere più chiara e rigorosa la posizione della chiesa nei confronti di fatti così gravi. Anche questi argomenti sono stati offerti alla Sua attenzione “restando – come precisammo – a disposizione per ogni colloquio, chiarimento e correzione”.

    A tale lettera Lei ha così indirettamente risposto nel corso di una recente intervista: “Ci sono alcuni laici che credono di essere più santi degli altri. Le persone di Chiesa, sono uomini umili che capiscono che deve essere garantita la dignità delle persone, la dignità dei bambini che non subiscano scandali e non conseguano ferite che possono fare male nella loro crescita”. Una reazione che è per noi motivo di sorpresa e di amarezza perché a chi esprimeva preoccupazione per il grave problema ed in spirito di collaborazione prospettava (a torto o a ragione) ipotesi di possibili interventi, dichiarandosi a disposizione per ogni incontro o “correzione” Lei risponde col rifiuto aprioristico di ogni dialogo e con una accusa (“credono di essere più santi degli altri”) che oltre ad essere irrispettosa e gratuita, rasenta il dileggio. Un’amarezza, la nostra, che si fa più cocente per la considerazione che simile trattamento ci viene riservato alla vigilia del Giubileo della Misericordia.

    Nella stessa intervista Lei afferma “Quando una persona (un prete, ndr.) è inquisita la Chiesa, restringe le facoltà e gli fa conservare il diritto di celebrare Messa in forma privata, senza i fedeli. Quando la situazione va avanti e si arriva al rinvio a giudizio, il prete viene sospeso “a divinis” in attesa della conclusione del processo. Ed in questo caso, quindi non potrà celebrare la Messa”.

    “Nel caso poi il prete, all’esito del procedimento, viene condannato per pedofilia, interviene il Papa che riduce il prete allo stato laicale.” E ancora: “Non esiste (la commissione di inchiesta, ndr), esistono i giudici e l’autorità ecclesiastica nell’ordine canonico. A seguito della condanna civile, quella del diritto canonico appesantisce di più, perché toglie al prete la fiducia al suo servizio”.

    Le cose non sembrano, però, stare proprio così. Le “LINEE GUIDA PER I CASI DI ABUSO SESSUALE NEI CONFRONTI DI MINORI DA PARTE DI CHIERICI” pubblicate dalla Conferenza Episcopale Italiana nel gennaio 2014 (e che avevamo citato nella lettera di maggio) infatti così si esprimono: “Il procedimento canonico per gli illeciti in oggetto è autonomo da quello che si svolga per i medesimi illeciti secondo il diritto dello Stato. Di conseguenza, il Vescovo, da un lato, non può far riferimento ad atti o conclusioni definitive o non definitive del procedimento statale onde esimersi da una propria valutazione e/o per far valere presunzioni ai fini del procedimento canonico. Dall’altro lato, anche se non risulti in atto un procedimento penale nel diritto dello Stato (ricomprendendosi in esso anche la fase delle indagini preliminari), dovrà ugualmente procedere senza ritardo secondo quanto previsto al numero 1 delle presenti Linee Guida, ove abbia avuto notizia di possibili abusi, al giudizio di verosimiglianza e, se necessario, all’indagine previa e all’adozione degli opportuni provvedimenti cautelari”.

    Allo stesso modo ci ha sorpreso la Sua opinione secondo cui il reato in questione “è diventato più grave” perché “sono cambiati i tempi da Giovanni Paolo II in poi”. Non possiamo dimenticare, infatti, che la sofferenza delle vittime, di ieri e di oggi, è sempre uguale e che l’aggravamento delle pene per i reati di abuso in danno di minori voluto da Giovanni Paolo II non fu certo disposto per motivi legati ad una diversa valutazione della gravità di tali reati, ma all’esigenza di accrescerne la prevenzione a fronte della loro diffusione e dei diversi scandali verificatisi in molte parti del mondo.

    Vicende come quelle che hanno sollecitato le nostre lettere aperte provocano, a noi come a tutti, sofferenza e preoccupazione. Lei certamente converrà che il silenzio e le minimizzazioni, specie all’interno della chiesa, non aiutano a prevenire il ripetersi di queste tristi esperienze e a rimuovere le cause che ne sono all’origine.

    Rispettosi saluti.

    Il Gruppo “Manifesto4ottobre”

    http://www.brindisisera.it/news_dettaglio.asp?di=Attualit%E0&articolo=Pedopornografia%3A+replica+del+gruppo+%94Manifesto4ottobre%94+all%92Arcivescovo+di+Brindisi-Ostuni&id_articolo=23091

     

  • Abusi sessuali su due bambini, a breve udienza preliminare per ex parroco

    Abusi sessuali su due bambini, a breve udienza preliminare per ex parroco

    Il sacerdote Giampiero Peschiulli, all’epoca alla chiesa di S. Lucia, davanti al gup il 10 dicembre: la difesa chiederà l’abbreviato. L’inchiesta dopo un servizio de Le Iene. La Procura conferma: “Due ragazzi di età inferiore a 14 anni costretti a subire abusi in sacrestia prima della messa.
    Abusi sessuali su due bambini, a breve udienza preliminare per ex parroco

    BRINDISI – Sette mesi dopo essere stato arrestato, don Giampiero Peschiulli, 73 anni, è imputato con l’accusa di “aver compiuto atti sessuali su due minori di età inferiore ai 14 anni, prima o dopo la messa, per quattro anni, agendo con  violenza e abusando dell’autorità morale e religiosa” essendo all’epoca parroco della chiesa di Santa Lucia e della Santissima Trinità di Brindisi.

    Il sostituto procuratore Giuseppe De Nozza ha chiesto il rinvio al giudizio del Tribunale per il parroco,  originario di Carbonia, in provincia di Cagliari, attualmente, in una comunità di recupero per sacerdoti nel Nord Italia, dopo essere stato arrestato il 20 maggio scorso e posto ai domiciliari dai carabinieri della compagnia di Brindisi in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Tea Verderosa per il pericolo di reiterazione del reato perché all’epoca “aveva possibilità effettiva di concelebrare la messa e avere contatti con i fedeli, tra cui anche famiglie con bambini e ragazzi, presso una parrocchia del comune di Terracina”.

    Dalle indagini delegate ai carabinieri del Norm, “emerge in modo piuttosto evidente che don Giampiero Peschiulli ha continuato a esercitare il suo ministero sacerdotale almeno sino al 16 gennaio 2015. A dare l’input all’inchiesta fu un servizio realizzato dalla trasmissione Le Iene, in onda su Italia Uno, a firma dell’inviato Giulio Golia che a Brindisi arrivò con alcuni attori per incontrare il sacerdote dopo aver ricevuto una mail tra aprile e maggio 2014, nella quale una “persona residente in città riferiva di essere stata vittima di avance sessuali di Peschiulli”.

    Le Iene lo chiamarono il prete “pomicione”. Quando tornarono per chiedere spiegazioni lui si chiuse in sacrestia e chiamò il 112, mentre su Facebook si registrava una valanga di commenti. La richiesta di processo è stata depositata presso la cancelleria del gup che dovrà pronunciarsi in sede di udienza preliminare nei prossimi giorni, dopo aver ascoltato il difensore del parroco, Roberto Cavalera, che potrebbe chiedere l’abbreviato secco, senza cioè perizia per il prelato. La scelta del rito alternativo, come è noto, consente di ottenere la riduzione della pena nella misura di un terzo in caso di condanna.

    Il magistrato ha confermato integralmente l’accusa mossa inizialmente, sottolineando un “un comportamento deviato, caratterizzato da una inclinazione a cercare approcci sessuali nei minorenni di sesso maschile” anche alla luce del “materiale informatico sequestrato” nel mese di novembre 2014: in particolare “sul pc portatile in uso” al parroco “sono state rilevate numerosissime immagini, raffiguranti rapporti tra ragazzi dall’evidente minore età, frutto di collegamenti a siti internet salvati automaticamente dal sistema operativo in file temporanei”.

    Già nell’ordinanza di custodia, il gip scriveva come “rilevantissimi elementi di valutazione possono essere tratti dalla lettura del fascicolo personale di Peschiulli e nello specifico dagli atti delle date 12 luglio 1965, 10 settembre 195, 25 giugno 1969 e primo settembre 1969, in cui si fa riferimento ad amicizie captative e a comportamenti morbosi verso altri seminaristi, manifestati già all’epoca”.

    Fonti di prova, ora che l’inchiesta è stata conclusa, sono costituite dalle testimonianze raccolte dall’ascolto dei due bambini, secondo la formula dell’incidente probatorio e dalle intercettazioni telefoniche, spesso con la perpetua. In una di queste, si sente il parroco commentare le indagini e dire, con riferimento ai ragazzini: “Te l’ho fatto io, perché tu non hai detto fermati, basta”. Dall’altra parte, la donna: “Tu devi sempre dire, se apro bocca io più di qualcuno si deve spogliare che è diverso”.

    E ancora si sentono i due parlare dell’ormai ex arcivescovo di Brindisi e Ostuni, poi ascoltato in qualità di persona informata dei fatti, poiché i genitori dei chierichetti hanno riferito di essersi rivolti a lui. In sede di udienza preliminare i due ragazzi, indicati come persone offese, potranno costituirsi parte civile e chiedere il risarcimenti dei danni patiti.

     
  • Prete arrestato ad Ostuni per pedopornografia: lettera all’arcivescovo e al papa, “ci vuole una commissione di inchiesta”

    Prete arrestato ad Ostuni per pedopornografia: lettera all’arcivescovo e al papa, “ci vuole una commissione di inchiesta”

    Nei giorni scorsi un sacerdote di Ostuni, Francesco Legrottaglie, 67enne, fu arrestato. Secondo l’accusa, aveva il computer pieno di immagini pedopornografiche, con tanto di nomi di santi dati alle cartelle contenenti tali immagini. Di seguito il testo del documento indirizzato dal gruppo Manifesto4Ottobre all’arcivescovo di Brindisi-Ostuni, Domenico Caliandro, documento indirizzato anche a papa Francesco e al segretario generale della Conferenza episcopale italiana, Nunzio Galantino:

    Gent.mo Arcivescovo,

    nel maggio scorso, qualche giorno dopo l’arresto di un parroco nella città capoluogo con l’accusa di violenza sessuale su minori di 14 anni con l’aggravante dell’abuso di autorità, Le indirizzammo una lettera* a conclusione della quale chiedevamo di istituire una commissione di inchiesta come avevano fatto due diocesi italiane, Verona e Bressanone.

    Purtroppo a pochi mesi di distanza apprendiamo dalla stampa che un altro prete è stato ristretto ai domiciliari in questi giorni con l’accusa di detenzione di materiale pedopornografico; mentre per il prete arrestato nel maggio scorso la pubblica accusa ha chiesto il rinvio a giudizio sul quale il giudice delle indagini preliminari deciderà il prossimo 12 dicembre.

    Leggiamo anche una Sua dichiarazione secondo la quale “per il sacerdote (arrestato ndr) si determina da subito la limitazione di qualsiasi atto di ministero pubblico fino a nuova disposizione” e “tuttavia da anni non ha alcun incarico e non svolge alcun ruolo in diocesi”.

    I giornali parlano di una Sua dichiarazione secondo la quale il sacerdote arrestato “potrà celebrare solo privatamente”. Un passaggio, quest’ultimo, originato, forse, da un difetto di comunicazione o refuso, che richiederebbe qualche parola chiarificatrice del Suo pensiero dal momento che, per come lo si legge, appare avulso dal senso profondo dell’Eucarestia, fonte e culmine della vita comunitaria, che non potrebbe essere ridotta a pia pratica di pietà individuale.

    I fatti corroborano il nostro convincimento che il problema della pedofilia nel clero non possa continuare ad essere affrontato in maniera episodica e con dichiarazioni rassicuranti verso le comunità e l’opinione pubblica, sempre più insofferenti nei riguardi di questi comportamenti che, secondo Benedetto XVI, “oscurano la luce del Vangelo a un punto a cui non erano giunti neppure secoli di persecuzioni”. Non si tratta di punire e reprimere, ma di avviare una profonda revisione dei metodi di selezione e formazione dei presbiteri, troppo lontani e separati dalla vita quotidiana e dalle comunità. E si tratta anche di promuovere una verifica, libera e sincera, degli stili di vita di tutti.

    Ci chiediamo, allora, se a fronte di certi comportamenti sia sufficiente l’allontanamento dal ministero pubblico dei presbiteri coinvolti o se, invece, nel dare segnali chiari e rigorosi di riprovazione, non sia giusto procedere, rapidamente, dopo le prescritte verifiche, alla sospensione da qualsiasi funzione pastorale e sacramentale in pubblico e in privato (“sospensione a divinis”), almeno fino a quando non risultasse l’innocenza degli accusati.

    Con riferimento all’ultimo arresto ci chiediamo, inoltre, se non sarebbe stato doveroso, dopo la precedente condanna negli anni ’90 per abusi su minori, non permettere all’interessato la prosecuzione del ministero presbiteriale. Per molto meno, e cioè perché il loro amore non rientra nel canone ecclesiastico, non si permette a uomini e donne l’accesso ai sacramenti!

    Torniamo perciò a chiedere di istituire la già proposta commissione diocesana di inchiesta e di procedere alla “sospensione a divinis” dei preti che sono incorsi e che incorreranno in comportamenti che arrecano danno alla libertà ed alla dignità dei minori, al fine sia di assumere conseguenti e più efficaci decisioni preventive e sia per prendere in considerazione comportamenti che possono nuocere più in generale al bene della collettività.

    Offriamo le considerazioni che precedono alla Sua attenzione, restando a disposizione per ogni colloquio, chiarimento e correzione.

    Prete arrestato ad Ostuni per pedopornografia: lettera all’arcivescovo e al papa, “ci vuole una commissione di inchiesta” La chiede il gruppo Manifesto4Ottobre

  • Pedopornografia, prete arrestato Era il cappellano dell’ospedale

    Pedopornografia, prete arrestato Era il cappellano dell’ospedale

    OSTUNI – Era stato arrestato nel 1992 e condannato per atti di libidine violenta nei confronti di due ragazze. Oggi è stato arrestato nuovamente per possesso di materiale pedopornografico. Un sacerdote di Ostuni, Francesco Legrottaglie, di 67 anni, si trova agli arresti domiciliari dopo la perquisizione di stamattina effettuata dagli agenti della polizia postale che, all’interno del suo pc, hanno ritrovato una quantità rilevante di file pedopornografici. L’arresto è stato eseguito contestualmente perché in flagranza di reato, su disposizione del pm Milto De Nozza.

    Il precedente di 23 anni fa

    Legrottaglie aveva avuto problemi dello stesso tipo 23 anni fa quando due minorenni lo accusarono di aver avuto comportamenti osceni nei loro confronti: a quel tempo il sacerdote era cappellano militare a Bari. Nel 2010 invece era stato assunto, su indicazione della Curia, come cappellano dell’ospedale Perrino del capoluogo.

    http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/lecce/cronaca/15_novembre_26/pedopornografia-prete-arrestato-era-cappellano-dell-ospedale-b90117ee-9450-11e5-87d5-9e29060100a8.shtml

  • Pedopornografia, sacerdote in manette a Brindisi: fu già condannato per atti di libidine

    Pedopornografia, sacerdote in manette a Brindisi: fu già condannato per atti di libidine

    di SONIA GIOIA – Materiale pedopornografico nel pc. E’ l’accusa che ha fatto finire in manette l’ex cappellano dell’ospedale Perrino di Brindisi, stipendiato dalla Asl, don Franco Legrottaglie, 67 anni. Nominare le cartelle con i nomi dei santi, per nasconderne il contenuto, non è servito a sviare le indagini della polizia postale di Brindisi, che dopo una serie di denunce ha perquisito l’abitazione del prelato scovando nel computer una serie di file dall’inequivocabile contenuto sessuale aventi per protagonisti minorenni.

    Non è la prima volta che il sacerdote finisce nei guai con la giustizia. Vent’anni fu condannato per “atti di libidine violenta” nei confronti di due ragazzine minorenni. L’arresto è stato eseguito in flagranza di reato. La notizia ha scosso, ma non sorpreso, la comunità di Ostuni, città d’origine del parroco vent’anni fa in servizio presso la chiesa di sant’Antonio, oltre che investito dalla Curia delle funzioni di cappellano militare. Fu all’epoca che il sacerdote fu colto per la prima volta in atteggiamenti morbosi con due ragazzine e arrestato.

    La Curia lo sospese e dopo la detenzione lo spedì in missione in Congo per un lungo periodo di riabilitazione spirituale al termine del quale fu riammesso ai servizi sacerdotali e destinato alla chiesa della Madonna del Pozzo, oltre che alla cappella dell’ospedale Perrino di Brindisi (dove era retribuito come collaboratore della Asl). Le denunce di alcuni genitori hanno dato origine all’inchiesta a suo carico affidata dalla Procura al pm Milto De Nozza, che, dopo le verifiche della polizia postale ha autorizzato la perquisizione domiciliare nel corso della quale è stato ritrovato il materiale a luci rosse che ha fatto scattare l’arresto.

    Si tratta del secondo prete del Brindisino finito nei guai per reati legati alla sfera sessuale nel giro di pochi mesi. A finire nella rete degli investigatori, a maggio scorso, fu don Giampiero Peschiulli. Il sacerdote

    prestava la sua opera in una chiesetta del centro città, la parrocchia Santa Lucia, dove si infiltrarono alcuni giovanissimi attori, inviati speciali della trasmissione televisiva Le Iene: il servizio trasmesso in seguito mostrò il prete che circuiva i ragazzini facendoli oggetto di attenzioni particolari. Dopo la trasmissione due ragazzi di 14 anni trovarono il coraggio di denunciare le molestie subite: il prete finì ai domiciliari e fu sospeso dalla Curia.

    http://bari.repubblica.it/cronaca/2015/11/26/news/pedopornografia_sacerdote_in_manette_a_brindisi_fu_gia_condannato_per_atti_di_libidine_su_due_ragazzine-128221128/

  • Rigettato il ricorso: resta ai domiciliari il parroco brindisino accusato di pedofilia

    Rigettato il ricorso: resta ai domiciliari il parroco brindisino accusato di pedofilia

    BRINDISI – Il tribunale del Riesame di Lecce ha rigettato il ricorso della difesa di don Giampiero Peschiulli, il parroco 73enne arrestato e posto ai domiciliari a Brindisi il 20 maggio scorso per pedofilia, e ha confermato la misura cautelare. Sussistono, secondo i giudici, esigenze cautelari e gravi indizi di reato.

    Peschiulli è accusato di aver compiuto atti sessuali su due chierichetti fino al 2014. Era stato smascherato da un servizio delle Iene, seguito poi da indagini dei carabinieri di Brindisi. A quanto era emerso dall’attività investigativa, riportato poi nel provvedimento firmato dal gip di Brindisi Tea Verderosa, su richiesta del pm Giuseppe De Nozza, il parroco era stato ‘coperto’ dall’allora arcivescovo di Brindisi – Ostuni, Rocco Talucci.

    I genitori di due ragazzi che avrebbero subito abusi nel 2002 (fatti ormai prescritti) avevano infatti raccontato di aver segnalato all’arcivescovo quanto verificatosi e di aver ricevuto come risposta un invito a non denunciare. Talucci è stato di recente sentito dalla procura di Brindisi e, pur confermando di aver incontrato i parenti dei due giovani, ha negato di aver mai sconsigliato di formulare querela.

    http://www.quotidianodipuglia.it/brindisi/prete_pedofilo_pomocione_brindisi_riesame_pedofilia/notizie/1403461.shtml

  • Chiesa e pedofilia, lo scandalo pugliese

    Chiesa e pedofilia, lo scandalo pugliese

    Diversi casi in poche settimane scuotono la Puglia. Un gruppo di cattolici brindisini chiede alla Santa sede di istituire una commissione di inchiesta su scala nazionale.

    Una commissione diocesana di inchiesta sui casi di pedofilia da parte del clero. Lo chiede all’arcivescovo di Brindisi-Ostuni, mons. Domenico Caliandro, un numeroso gruppo di cattolici brindisini riuniti nel cartello “Manifesto 4 ottobre” – un ampio documento che, a partire dall’analisi della Chiesa diocesana, conduce una riflessione complessiva sullo stato di salute della Chiesa cattolica italiana (v.Adista Notizie n. 41/14) -, in seguito al recente scandalo che ha investito l’arcidiocesi di Brindisi-Ostuni.

    Il caso don Peschiulli

    Lo scorso 20 maggio, infatti, don Giampiero Peschiulli, ex parroco di Santa Lucia, a Brindisi, è stato posto agli arresti domiciliari con l’accusa di abusi sessuali su alcuni minori (che sarebbero stati compiuti intorno al 2002). Il caso venne sollevato da un servizio televisivo delle Iene, mandato in onda nell’ottobre 2014, che fece scattare le indagini ed ora l’arresto cautelare (perché il prete, lasciata la parrocchia brindisina, si era trasferito a Terracina, in provincia di Latina, dove continuava ad esercitare il ministero). Nei giorni scorsi è stato ascoltato dal pubblico ministero anche l’ex vescovo di Brindisi, mons. Rocco Talucci, come persona informata sui fatti: i genitori di alcuni minori abusati hanno infatti raccontato ai magistrati di avere informato mons. Talucci dei comportamenti di don Peschiulli, ma il vescovo avrebbe ignorato le loro denunce. Sulla vicenda è intervenuto anche l’attuale arcivescovo di Brindisi-Ostuni, mons. Caliandro, con una nota diramata il 20 maggio, giorno dell’arresto di don Peschiulli: «In seguito agli sviluppi del procedimento penale che ha coinvolto un ex parroco della città di Brindisi, l’arcivescovo mons. Caliandro, sulla base degli elementi finora emersi, manifesta anzitutto la sua sincera partecipazione alla sofferenza di chi avesse subito azioni così riprovevoli. Ove accertati fatti del genere, la ferita inferta alla dignità umana e cristiana delle vittime è veramente grave, ancor più se proviene da chi avrebbe dovuto custodirle e farle crescere nel bene. Se un sacerdote cade in questi comportamenti tradisce la sua missione. Ciò è motivo di grande tristezza per tutti. L’arcivescovo invita i fedeli a intensificare la preghiera e l’impegno affinché il male non abbia mai l’ultima parola. Al tempo stesso desidera incoraggiare le singole comunità cristiane della diocesi, dove tanti sacerdoti, fedeli alle loro promesse, danno la vita ogni giorno per il bene delle anime».

    La Chiesa continua a minimizzare

    «Lo scandalo della pedofilia, soprattutto quella sacerdotale, è per la società e soprattutto per la Chiesa una storia tristissima e una ferita che si riapre, dopo ogni fatto di cronaca che la magistratura e la stampa mettono a conoscenza di tutti», scrivono i cattolici brindisini del “Manifesto 4 ottobre”. Ma della questione pedofilia, proseguono, «all’interno della Chiesa si danno ancora troppo spesso letture banali e difensive e si è ben lontani dall’assunzione di responsabilità comuni e dalla consapevolezza che la corruzione sessuale di minorenni è di solito l’ultimo anello di una catena di scandali. Si ritiene che gli scandali legati alla pedofilia debbano essere minimizzati perché sarebbero pochi in relazione alla collettività dei sacerdoti; non si prova abbastanza vergogna per essi; oppure si ha un atteggiamento vittimistico per cui sarebbe stata la stampa ad enfatizzare il fenomeno; oppure si pensa che i soggetti che li commettono sono casi patologici. Tutte letture che ci portano lontano dal riconoscimento di quanto è successo e della sua gravità e alla certezza che dopo qualche giorno dalla notizia inizierà un processo di “rimozione collettiva” ecclesiastica».

    Secondo i cattolici del “Manifesto 4 ottobre”, grazie agli interventi di Benedetto XVI prima e di papa Francesco adesso, la Chiesa sta affrontando con maggior decisione la questione pedofilia. Ma non ovunque. In Italia per esempio, diversamente da altri Paesi (Irlanda, Belgio, Usa, Australia, Olanda, Germania), «non è mai nemmeno stata ipotizzata la possibilità di istituire una commissione d’inchiesta a livello nazionale che facesse luce quanto meno sulle dimensioni del fenomeno. Eppure una mappatura sarebbe utilissima per organizzare un serio lavoro di prevenzione sul territorio che manca completamente e dare forma concreta alla “tolleranza zero” invocata prima da Benedetto XVI e poi da papa Francesco» (in realtà il segretario generale della Conferenza episcopale italiana, mons. Nunzio Galantino, al termine del Consiglio episcopale permanente dello scorso mese di marzo, ha annunciato che la Cei creerà una commissione per la protezione dei minori, guidata dal card. Angelo Bagnasco, ma della stessa non sono ancora stati individuati i componenti né elaborato lo Statuto). «Inoltre», proseguono, «nelle “Linee guida per i casi di abuso sessuale nei confronti di minori da parte di chierici” pubblicate dalla Cei il 28 marzo 2014 (v. Adista Notizie n. 14/14, ndr) non è previsto che i vescovi italiani denuncino alla magistratura italiana i presunti casi di pedofilia».

    Una Commissione di inchiesta antipedofilia

    «Se non sorge una nuova mentalità, una nuova sensibilità e una nuova prassi ecclesiale; se la sensibilità verso le vittime non porta alla creazione di ambienti sicuri per i minori; se da una parte si afferma che “i bambini hanno diritto a crescere in un ambiente idoneo al loro sviluppo e alla loro maturazione affettiva” (card. Bagnasco, prolusione alla Cei del 20 maggio 2015) e dall’altra non si chiudono i seminari minori, anche secondo la richiesta formulata ufficialmente alla Santa Sede il 5 febbraio 2014 a Ginevra dalla Commissione Onu per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza; se continua una cultura omofobica con l’aggravante della confusione, spesso voluta, tra pedofilia e omosessualità; se il tema-problema del celibato continua ad essere un tabù per gli stessi preti, questi eventi terribili non saranno serviti a nulla e potrebbero continuare», scrivono i cattolici del “Manifesto 4 ottobre”, che chiedono che perlomeno la loro arcidiocesi di Brindisi-Ostuni, pressata dal caso don Peschiulli, si muova con decisione: «Essere inerti – concludono -, lasciare passare la bufera, non prendere altre iniziative, oltre ad un breve comunicato stampa di incoraggiamento della comunità diocesana, significa far sprofondare sempre più nel baratro la Chiesa brindisina. In Italia due diocesi, in seguito a denunce di pedofilia, che peraltro erano rimaste inascoltate per anni, hanno deciso di istituire una commissione d’inchiesta: Bressanone e Verona. Chiediamo all’arcivescovo, in spirito di collaborazione, per il bene della Chiesa tutta, se non sia opportuna una iniziativa similare anche per la nostra Chiesa locale».

    Luca Kocci, Adista

    http://www.globalist.it/Detail_News_Display?ID=74470&typeb=0

  • BRINDISI: CATTOLICI INVOCANO  UNA COMMISSIONE DI INCHIESTA SULLA PEDOFILIA

    BRINDISI: CATTOLICI INVOCANO UNA COMMISSIONE DI INCHIESTA SULLA PEDOFILIA

    38152 BRINDISI-ADISTA. Una commissione diocesana di inchiesta sui casi di pedofilia da parte del clero. Lo chiede all’arcivescovo di Brindisi-Ostuni, mons. Domenico Caliandro, un numeroso gruppo di cattolici brindisini riuniti nel cartello “Manifesto 4 ottobre” – un ampio documento che, a partire dall’analisi della Chiesa diocesana, conduce una riflessione complessiva sullo stato di salute della Chiesa cattolica italiana (v. Adista Notizie n. 41/14) –, in seguito al recente scandalo che ha investito l’arcidiocesi di Brindisi-Ostuni.

    Il caso don Peschiulli

    Lo scorso 20 maggio, infatti, don Giampiero Peschiulli, ex parroco di Santa Lucia, a Brindisi, è stato posto agli arresti domiciliari con l’accusa di abusi sessuali su alcuni minori (che sarebbero stati compiuti intorno al 2002). Il caso venne sollevato da un servizio televisivo delle Iene, mandato in onda nell’ottobre 2014, che fece scattare le indagini ed ora l’arresto cautelare (perché il prete, lasciata la parrocchia brindisina, si era trasferito a Terracina, in provincia di Latina, dove continuava ad esercitare il ministero). Nei giorni scorsi è stato ascoltato dal pubblico ministero anche l’ex vescovo di Brindisi, mons. Rocco Talucci, come persona informata sui fatti: i genitori di alcuni minori abusati hanno infatti raccontato ai magistrati di avere informato mons. Talucci dei comportamenti di don Peschiulli, ma il vescovo avrebbe ignorato le loro denunce. Sulla vicenda è intervenuto anche l’attuale arcivescovo di Brindisi-Ostuni, mons. Caliandro, con una nota diramata il 20 maggio, giorno dell’arresto di don Peschiulli: «In seguito agli sviluppi del procedimento penale che ha coinvolto un ex parroco della città di Brindisi, l’arcivescovo mons. Caliandro, sulla base degli elementi finora emersi, manifesta anzitutto la sua sincera partecipazione alla sofferenza di chi avesse subito azioni così riprovevoli. Ove accertati fatti del genere, la ferita inferta alla dignità umana e cristiana delle vittime è veramente grave, ancor più se proviene da chi avrebbe dovuto custodirle e farle crescere nel bene. Se un sacerdote cade in questi comportamenti tradisce la sua missione. Ciò è motivo di grande tristezza per tutti. L’arcivescovo invita i fedeli a intensificare la preghiera e l’impegno affinché il male non abbia mai l’ultima parola. Al tempo stesso desidera incoraggiare le singole comunità cristiane della diocesi, dove tanti sacerdoti, fedeli alle loro promesse, danno la vita ogni giorno per il bene delle anime».
    La Chiesa continua a minimizzare

    «Lo scandalo della pedofilia, soprattutto quella sacerdotale, è per la società e soprattutto per la Chiesa una storia tristissima e una ferita che si riapre, dopo ogni fatto di cronaca che la magistratura e la stampa mettono a conoscenza di tutti», scrivono i cattolici brindisini del “Manifesto 4 ottobre”. Ma della questione pedofilia, proseguono, «all’interno della Chiesa si danno ancora troppo spesso letture banali e difensive e si è ben lontani dall’assunzione di responsabilità comuni e dalla consapevolezza che la corruzione sessuale di minorenni è di solito l’ultimo anello di una catena di scandali. Si ritiene che gli scandali legati alla pedofilia debbano essere minimizzati perché sarebbero pochi in relazione alla collettività dei sacerdoti; non si prova abbastanza vergogna per essi; oppure si ha un atteggiamento vittimistico per cui sarebbe stata la stampa ad enfatizzare il fenomeno; oppure si pensa che i soggetti che li commettono sono casi patologici. Tutte letture che ci portano lontano dal riconoscimento di quanto è successo e della sua gravità e alla certezza che dopo qualche giorno dalla notizia inizierà un processo di “rimozione collettiva” ecclesiastica».

    Secondo i cattolici del “Manifesto 4 ottobre”, grazie agli interventi di Benedetto XVI prima e di papa Francesco adesso, la Chiesa sta affrontando con maggior decisione la questione pedofilia. Ma non ovunque. In Italia per esempio, diversamente da altri Paesi (Irlanda, Belgio, Usa, Australia, Olanda, Germania), «non è mai nemmeno stata ipotizzata la possibilità di istituire una commissione d’inchiesta a livello nazionale che facesse luce quanto meno sulle dimensioni del fenomeno. Eppure una mappatura sarebbe utilissima per organizzare un serio lavoro di prevenzione sul territorio che manca completamente e dare forma concreta alla “tolleranza zero” invocata prima da Benedetto XVI e poi da papa Francesco» (in realtà il segretario generale della Conferenza episcopale italiana, mons. Nunzio Galantino, al termine del Consiglio episcopale permanente dello scorso mese di marzo, ha annunciato che la Cei creerà una commissione per la protezione dei minori, guidata dal card. Angelo Bagnasco, ma della stessa non sono ancora stati individuati i componenti né elaborato lo Statuto). «Inoltre», proseguono, «nelle “Linee guida per i casi di abuso sessuale nei confronti di minori da parte di chierici” pubblicate dalla Cei il 28 marzo 2014 (v. Adista Notizie n. 14/14, ndr) non è previsto che i vescovi italiani denuncino alla magistratura italiana i presunti casi di pedofilia».
    Una Commissione di inchiesta antipedofilia

    «Se non sorge una nuova mentalità, una nuova sensibilità e una nuova prassi ecclesiale; se la sensibilità verso le vittime non porta alla creazione di ambienti sicuri per i minori; se da una parte si afferma che “i bambini hanno diritto a crescere in un ambiente idoneo al loro sviluppo e alla loro maturazione affettiva” (card. Bagnasco, prolusione alla Cei del 20 maggio 2015) e dall’altra non si chiudono i seminari minori, anche secondo la richiesta formulata ufficialmente alla Santa Sede il 5 febbraio 2014 a Ginevra dalla Commissione Onu per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza; se continua una cultura omofobica con l’aggravante della confusione, spesso voluta, tra pedofilia e omosessualità; se il tema-problema del celibato continua ad essere un tabù per gli stessi preti, questi eventi terribili non saranno serviti a nulla e potrebbero continuare», scrivono i cattolici del “Manifesto 4 ottobre”, che chiedono che perlomeno la loro arcidiocesi di Brindisi-Ostuni, pressata dal caso don Peschiulli, si muova con decisione: «Essere inerti – concludono –, lasciare passare la bufera, non prendere altre iniziative, oltre ad un breve comunicato stampa di incoraggiamento della comunità diocesana, significa far sprofondare sempre più nel baratro la Chiesa brindisina. In Italia due diocesi, in seguito a denunce di pedofilia, che peraltro erano rimaste inascoltate per anni, hanno deciso di istituire una commissione d’inchiesta: Bressanone e Verona. Chiediamo all’arcivescovo, in spirito di collaborazione, per il bene della Chiesa tutta, se non sia opportuna una iniziativa similare anche per la nostra Chiesa locale». (luca kocci)

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  • Arrestato il prete pedofilo, si era trasferito a Terracina e poteva colpire ancora

    Arrestato il prete pedofilo, si era trasferito a Terracina e poteva colpire ancora

    Si era trasferito a Terracina dove continuava ad avere pericolosi contatti con fedeli e anche bambini. Arrestato per abusi sessuali su minorenni compiuti approfittando “dell’autorità morale e religiosa connessa all’essere il parroco” don Giampiero Peschiulli, 73 anni, originario di Carbonia ma residente da anni a Brindisi.

    Il prete pedofilo è stato posto ai domiciliari dai carabinieri su ordinanza di custodia cautelare richiesta dal pm Giuseppe De Nozza e disposta dal gip Tea Verderosa. Il sacerdote prestava la sua opera in una chiesetta del centro città, la parrocchia Santa Lucia, ma recentemente si era trasferito a Terracina.

    L’ACCUSA. Dagli atti emergono anni di molestie nei confronti di ragazzini, anche minori di quattordici anni, rimasti nel silenzio fino alla denuncia anonima giunta nella redazione della trasmissione televisiva le Iene e alla visita dell’inviato Giulio Golia, nel settembre dello scorso anno e alla messa in onda di un filmato che fece scoppiare il caso del cosiddetto “prete pomicione”. Tre attori, due dei quali avevano finto di essere minorenni, si erano recati a trovarlo, in chiesa, ed erano stati fatti oggetto di attenzioni particolari. Poi l’incursione di Golia e la reazione del sacerdote che si era barricato all’interno del luogo sacro e aveva chiamato i carabinieri. Iniziarono cosi’ le indagini: con l’acquisizione di commenti postati su Facebook da persone che facevano intendere di sapere, con l’avvio di intercettazioni telefoniche e con l’ascolto di presunte vittime di molestie e dei famigliari. Qualcuno ha raccontato di aver subito nel lontano 2002 atti sessuali da parte di Peschiulli, secondo un copione sempre predefinito: carezze, baci, palpeggiamenti. E poi l’invito a “non frequentare le ragazzine”. Altri, tra cui due genitori, hanno anche specificato d’essersi rivolti “con insistenza” al vescovo dell’epoca, Rocco Talucci che aveva “espresso meraviglia – emerge dalle indagini – sul fatto che i giovani avessero parlato delle molestie ricevute in casa, aveva invitato le vittime a non denunciare la vicenda e a non parlarne con altri”. Nelle conversazioni con la perpetua, poi, Peschiulli aveva fatto piu’ volte riferimento a Talucci e alla Chiesa di Brindisi, facendo intendere che vi fossero altri “scandali”. “Se deve parlare don Giampiero – si legge tra le conversazioni – quanti dovrebbero togliersi il colletto”. La personalita’ del sacerdote viene comunque tratteggiata dai magistrati come “invasiva nella sfera sessuale delle persone offese” e per rafforzare tale tesi sono riportate negli atti conversazioni con uomini stranieri chiamati per fissare incontri a pagamento. “Non ho mai smesso di servire messa per la mia fede” hanno raccontato le vittime, pur rappresentando il disagio che avevano gia’ in qualche modo fatto emergere a scuola ma che non era stato tradotto in denunce alle forze dell’ordine. “Non riuscivo piu’ a dormire la notte” dice ai carabinieri uno dei due chierichetti. “Non riuscivo neanche piu’ a guardare in faccia i miei genitori”. “Sincera partecipazione alla sofferenza di chi ha subito azioni riprovevoli” viene espressa dall’arcivescovo di Brindisi-Ostuni, mons.Domenico Caliandro: “Ove accertati fatti del genere la ferita inferta alla dignita’ umana e cristiana delle vittime e’ veramente grave, ancor piu’ se proviene da chi avrebbe dovuto custodirle e farle crescere nel bene”.

    FUGA A TERRACINA. Dopo la bufera televisiva, don Giampiero si era dimesso da parroco ma non aveva lasciato l’abito talare. Si era trasferito a Terracina (Latina) dove continuava a concelebrare messa e avere, scrivono i magistrati, rapporti con i fedeli tra cui con bambini e ragazzi. Da qui le esigenze cautelari, che trovano fondamento sul pericolo di reiterazione delle condotte.

    Arrestato il prete pedofilo, si era trasferito a Terracina e poteva colpire ancora