Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Ostuni

  • Arresto di Don Giampiero, il vescovo: ” Se un sacerdote cade in questi comportamenti tradisce la sua missione”

    Arresto di Don Giampiero, il vescovo: ” Se un sacerdote cade in questi comportamenti tradisce la sua missione”

    BRINDISI- A seguito dell’arresto di Don Giampiero Peschiulli, l’arcivescovo di Brindisi ed Ostuni monsignor Domenico Caliandro ha inviato un comunicato che pubblichiamo integralmente.

    “In seguito agli sviluppi del procedimento penale che ha coinvolto un parroco della città di Brindisi,  l’Arcivescovo mons. Caliandro,  sulla base degli elementi  finora emersi, manifesta anzitutto la sua sincera partecipazione alla sofferenza di chi ha subito azioni riprovevoli.

    Ove accertati fatti del genere, la ferita inferta alla  dignità umana e cristiana delle vittime è veramente grave, ancor più se proviene da chi avrebbe dovuto custodirle e  farle crescere nel bene. Se un sacerdote  cade in questi comportamenti tradisce la sua missione. Ciò è motivo di grande tristezza per tutti.  A maggior ragione l’Arcivescovo invita  i fedeli a intensificare la preghiera e l’impegno affinchè il male non abbia mai l’ultima parola.  Al tempo stesso desidera incoraggiare le singole comunità cristiane della diocesi, dove tanti   sacerdoti, fedeli alle loro promesse, danno la vita ogni giorno per il bene delle anime”.

    BrindisiOggi

    Arresto di Don Giampiero, il vescovo: ” Se un sacerdote cade in questi comportamenti tradisce la sua missione”

  • La  Asl paga il prete ex pedofilo

    La Asl paga il prete ex pedofilo

    La  Asl paga il prete ex pedofilo
    Martedì 13 Settembre 2011 08:12 Redazione_1

    BRINDISI – Atti di libidine violenta nei confronti di due bambine: uno dei sei sacerdoti assunti e pagati dalla Asl di Brindisi ha un arresto e una condanna nel proprio curriculum vitae. Per abusi sessuali su minori che furono oggetto di indagine della procura di Brindisi nel 1991 e la ragione di una richiesta di applicazione della custodia cautelare che fu accordata da un giudice. Il prete fa il cappellano, è stato assunto nell’ottobre scorso e presta servizio nell’ospedale Perrino di Brindisi. La designazione è dellla Curia, che ha pieni poteri nel decidere chi, fra i sacerdoti della diocesi, debba curarsi delle anime in pena che si ritrovano in una struttura sanitaria per motivi di salute più o meno gravi.
    La Azienda sanitaria locale che stipula il contratto di “co.co.co” ratificando di fatto gli intendimenti della Chiesa non ha verificato, così come accadrebbe invece per qualsiasi altro dipendente, dal portantino al dirigente, cosa ci fosse nel casellario giudiziario del prete. Se per caso in elenco si scorgessero condanne definitive per reati gravi a tal punto da rendere incompatibile l’aggirarsi dell’uomo in abito talare, notte e giorno, per i corridoio del nosocomio. Dalla Geriatria fino alla Pediatria: senza limiti di sorta.
    I fatti sono vecchi ma non sono mai caduti nell’oblio. Ricordano in molti cosa accadde nel lontano 1992 quando i giornali riportarono la notizia di un arresto “eccellente”. La pedofilia in ambienti ecclesiali non era all’ordine del giorno. Non ancora quel nervo scoperto che ha costretto il Pontefice a esprimersi pubblicamente e condannare, pur nella consapevolezza che è sempre successo e che spesso è stato tutto sotterrato. I genitori di due bimbe che frequentavano una parrocchia della provincia di Brindisi si recarono dalla polizia e formularono una denuncia – querela completa di dettagli inquietanti.
    Immediatamente le notizie furono girate al sostituto procuratore di turno: il fascicolo fu aperto immediatamente e l’inchiesta fu chiusa in poco tempo. Non si dovette indagare a lungo. Fu disposta una ordinanza di custodia cautelare in carcere a carico del prete, che all’epoca faceva il cappellano militare a Bari. I fatti furono ritenuti gravi, così come si concluse che c’erano i presupposti per applicare una misura restrittiva, le cosiddette esigenze cautelari.
    “Leggi l’articolo completo sull’edizione di Senzacolonne oggi in edicola”

    www.senzacolonne.it/index.php?optio…disi&Itemid=280

    Una vicenda destinata a creare nuove polemiche sui sacerdoti stipendiati dall’Azienda
    Asl,uno dei cappellani fu
    condannato per pedofilia
    Passato scomodo per il prete assunto come consulente spirituale dei malati

    di ROBERTA GRASSI
    BRINDISI – Atti di libidine
    violenta nei confronti di due
    bambine: uno dei sei sacerdoti
    assunti e pagati dalla Asl di
    Brindisi ha un arresto e una condanna
    nel proprio curriculum
    vitae. Per abusi sessuali su
    minori che furono oggetto di
    indagine della procura di
    Brindisi nel 1991 e la ragione di
    una richiesta di applicazione
    della custodia cautelare che fu
    accordata da un giudice. Il prete
    fa il cappellano, è stato assunto
    nell’ottobre scorso e presta servizio
    nell’ospedale Perrino di
    Brindisi. La designazione è dellla
    Curia, che ha pieni poteri nel
    decidere chi, fra i sacerdoti della
    diocesi, debba curarsi delle
    anime in pena che si ritrovano in
    una struttura sanitaria per motivi
    di salute più o meno gravi.
    La Azienda sanitaria locale che
    stipula il contratto di “co.co.co”
    ratificando di fatto gli intendimenti
    della Chiesa non ha verificato,
    così come accadrebbe
    invece per qualsiasi altro dipendente,
    dal portantino al dirigente,
    cosa ci fosse nel casellario
    giudiziario del prete. Se per caso
    in elenco si scorgessero condanne
    definitive per reati gravi a tal
    punto da rendere incompatibile
    l’aggirarsi dell’uomo in abito
    talare, notte e giorno, per i corridoio
    del nosocomio. Dalla
    Geriatria fino alla Pediatria:
    senza limiti di sorta.
    I fatti sono vecchi ma non sono
    mai caduti nell’oblio. Ricordano
    in molti cosa accadde nel lontano
    1992 quando i giornali riportarono
    la notizia di un arresto
    “eccellente”. La pedofilia
    in ambienti ecclesiali non
    era all’ordine del giorno.
    Non ancora quel nervo
    scoperto che ha costretto il
    Pontefice a esprimersi
    pubblicamente e condannare,
    pur nella consapevolezza
    che è sempre successo
    e che spesso è stato
    tutto sotterrato. I genitori di due
    bimbe che frequentavano una
    parrocchia della provincia di
    Brindisi si recarono dalla polizia
    e formularono una denuncia –
    querela completa di dettagli
    inquietanti.
    Immediatamente le notizie furono
    girate al sostituto procuratore
    di turno: il fascicolo fu aperto
    immediatamente e l’inchiesta fu
    chiusa in poco
    tempo. Non si dovette indagare
    a lungo. Fu disposta una ordinanza
    di custodia cautelare in
    carcere a carico del prete, che
    all’epoca faceva il cappellano
    militare a Bari. I fatti furono
    ritenuti gravi, così come si concluse
    che c’erano i presupposti
    per applicare una misura restrittiva,
    le cosiddette esigenze cautelari.
    Poteva fuggire, inquinare le
    prove o addirittura rifarlo
    il giovane sacerdote. Si scrissero
    fiumi di parole, poi fu celebrato
    un processo che si è ormai concluso
    da tempo. L’uomo di chiesa
    poté beneficiare della sospensione
    condizionale della pena,
    dopo la condanna. Per anni è
    stato in Congo, da missionario
    .
    Poi è ritornato a casa, in Puglia,
    nel Brindisino. Ed è stato destinato
    dal vescovo all’ospedale
    Perrino, lì dove ci sono due cappellani
    che, stando a quanto stabilito
    nell’intesa tra Regione e
    Conferenza episcopale pugliese
    nel 2002, vengono stipendiati
    dalla Asl così come gli insegnanti
    di Religione cattolica,
    che non siedono in cattedra perché
    vincitori di concorso, percepiscono
    il compenso da statali.
    Funziona così: la Curia sceglie
    il cappellano, lo comunica al
    distretto sanitario che prende
    atto e delibera l’assuzione come
    co.co.co del prete. Lo stipendio
    può variare: nel Brindisino si
    arriva a spendere 100mila euro
    all’anno per i cappellani, anche
    più di 20mila a testa ogni anno.
    E’ uno scampolo di passato che
    è destinato a generare polemica,
    in tempi di licenziamenti in
    blocco. La notizia che i sei
    sacerdoti, tutti cattolici, fossero
    “stipendiati” aveva già provocato
    malumore tra il personale
    sanitario mandato a casa a scadenza
    di contratto. Il dettaglio
    che fa più riflettere, appreso che
    c’è un prete con precedenti per
    abusi sessuali, è relativo alle
    modalità di selezione che adotta
    la Asl per il personale: chiunque,
    dai medici agli infermieri,
    ha l’obblico di presentare un
    certificato o un’autocertificazione
    in cui si attestano i procedimenti
    in corso, le condanne o in
    alternativa l’assenza di “avventure”
    penali nella propria vita. Il
    passato dei dipendenti dev’essere
    trasparente e se macchiato è a
    discrezione dell’azienda decidere
    se procedere comunque con
    l’assunzione o invece decretare
    che è meglio lasciar perdere.
    Nel caso dei cappellani non c’è
    alcun tipo di procedura concorsuale
    o di selezione. I preti non
    devono presentare documentazione.
    Li sceglie il vescovo. E la
    Asl si fida ciecamente, pur
    senza sapere nulla di chi
    varca la soglia dell’ospedale,
    mangia insieme ai dipendenti
    e ha facoltà, notte e
    giorno, di entrare nei reparti
    e nelle stanze.

    La struttura sanitaria mette a disposizione dei religiosi anche il vitto e l’alloggio
    In altre parti d’Italia i precari hanno protestato contro le Asl
    MARTEDÌ 13 SETTEMBRE 2011 Sanità & Santità 7
    L’accordo del 2002
    e ipreti stipendiati

    di ROBERTA GRASSI
    BRINDISI – Lo stabilisce un
    accordo del 2002. I capellani
    degli ospedali sono stipendiati
    dalle Asl. La struttura ospedaliera
    mette a disposizione gli
    spazi per le funzioni di culto e
    per l’attività religiosa, alloggi
    per gli assistenti, uffici arredi,
    suppellettili, attrezzature, nonché
    tutte le spese necessarie al
    loro mantenimento. E la Asl
    paga.
    Nel Brindisino sono sei i
    sacerdoti “assunti”. Dai dati
    nazionali emerge che il
    Servizio sanitario nazionale
    paga più sacerdoti che dentisti.
    Sono 417, infatti, gli “assistenti
    religiosi”, 389 uomini e
    28 donne, che percepiscono
    uno stipendio dal Ssn, in base
    a convenzioni stipulate fra la
    diocesi e le Aziende sanitarie.
    Il numero degli odontoiatri del
    servizio pubblico si “ferma”
    invece ad appena 163, su un
    totale di 105.652 camici bianchi.
    I numeri dei dipendenti
    Ssn sono contenuti nell’ultimo
    rapporto della Direzione statistica
    del ministero della Salute
    e in scala, il rapporto è lo stesso
    anche nella piccola e provinciale
    realtà brindisina: c’è
    solo un igienista dentale al
    servizio della Asl pagato
    1.572 euro al mese, 18.869
    all’anno. Due farmacisti, tre
    psicologi, che intascano all’incirca
    1.300 euro al mese, due
    biologi da 2.500 euro al mese,
    un oculista da 1.900, due farmacisti
    da 3.500 euro al mese,
    e ben cinque cappellani “pubblici”
    con busta paga.
    Chiaramente gli assistenti religiosi
    non vengono selezionati
    sulla base di un concorso, ma
    vengono scelti e assunti direttamente,
    senza dover superare
    selezioni per titoli o competenze.
    Sono a tutti gli effetti
    dipendenti pubblici e guadagnano
    abbastanza. In ogni
    ospedale c’è una chiesa, un
    luogo di preghiera. Ed è proprio
    nelle strutture sanitarie
    che c’è chi ha più necessità di
    un conforto e lo cerca nella
    religione e nella preghiera.
    Percepiscono compensi mensili
    che variano dai 1.800 euro
    ai 900 euro. Sono inclusi nella
    stessa lista in cui, in nome
    della trasparenza, viene riportato
    il costo del personale
    cosiddetto “co.co.co”.
    Insieme all’igienista dentale,
    al biologo, all’assistente
    sociale e allo psicologo ci
    sono anche loro, gli assistenti
    religiosi, e appartengono alla
    categoria dei più remunerati,
    più o meno allo stesso livello
    dei medici e dei due farmacisti
    che arrivano a percepire mensilmente
    anche 3.500 euro. I
    due più anziani sono stati
    assunti per la prima volta nel
    2006 e poi il rapporto con
    l’Azienda è proseguito, di rinnovo
    in rinnovo. L’ultimo è
    stato invece assunto nell’ottobre
    del 2010. L’ultima proroga
    risale alla fine dello scorso
    anno: l’elenco dei “collaboratori
    e consulenti” in servizio al
    primo gennaio 2011 si può
    reperire sul sito della Asl, ed è
    accessibile a tutti.
    La polemica è scoppiata in
    Toscana, di recente, e a
    Bologna nel dicembre scorso
    è stata scritta una interrogazione
    alla Regione Emilia
    Romagna. Dal 2000 a oggi
    numerose regioni italiane, il
    Veneto, la Puglia, la Sardegna,
    la Toscana, l’Umbria, la
    Sicilia e la Lombardia, alcune,
    hanno sottoscritto con i presidenti
    delle Conferenze episcopali
    schemi di intesa per l’assistenza
    religiosa negli ospedali
    pubblici.
    A Treviso nel 2009 fu avviata
    una raccolta di firme. Alla fine
    dello stesso anno 500 dirigenti
    medici, veterinari, psicologi,
    biologi, chimici, fisici, tutti
    veneti e con contratto precario,
    protestarono in massa.
    Erano stati assunti 36 preti per
    una smesa di 1 milione di
    euro. 41 lavoravano i regime
    di convenzione e altri 6
    erano co.co.co.
    Scoppiò il pandemonio.
    Ma anche in Puglia c’è la
    stessa situazione: il profondo
    rosso della Sanità
    impone di risparmiare e
    tagliare sul personale. E’
    per questa ragione che
    100 infermieri sono rimasti
    senza lavoro, quando
    il contratto precario è
    arrivato alla scadenza.
    Non ne vengono assunti
    degli altri e l’avviso pubblico
    del marzo scorso,
    pur essendo scaduto, non
    ha mai prodotto una graduatoria.
    L’ultima resta
    quella del 2009 che non
    dovrebbe essere più valida.
    Molti operatori sanitari
    non hanno più un
    lavoro e dicembre sarà
    l’ultimo mese di disoccupazione
    formale e remunerata.
    Poi la fame.
    I preti, quelli sono stati assunti.
    Sono cinque ad essere stati
    inclusi nell’elenco dei collaboratori
    pubblicato sul sito
    web della Asl in nome della
    trasparenza. Il sesto è arrivato
    dopo, a fine luglio con una
    delibera firmata dal commissario
    straordinario Paola
    Ciannamea, mandata a
    Brindisi per far quadrare i
    conti e stringere la cinghia sui
    servizi, ma non sul culto.
    Quello non si tocca.

    L’ultima nomina: il sesto cappellano. Stipendiato
    Lunedì 12 Settembre 2011 08:36 Redazione_2
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    BRINDISI – Gli “assistenti religiosi”, ossia i cappellani che prestano servizio negli ospedali del Brindisino sono scelti dagli arcivescovi e percepiscono uno stipendio da “statali”, a spese delle Asl. Alla designazione di coloro che dovranno prendersi cura delle anime sofferenti ci pensano i vertici delle diocesi, nel caso del distretto sanitario della provincia di Brindisi, sono due: Rocco Talucci, arcivescovo di Brindisi – Ostuni, e Vincenzo Pisanello, arcivescovo di Oria. La scelta viene poi ratificata dalla Asl il cui settore di Gestione del personale pubblica la delibera, firmata dai tre direttori: il commissario straordinario, il direttore amministrativo, e il direttore sanitario. Non sono cinque i dipendenti religiosi della Asl ma sei. Al cappellano del “Perrino” Francesco Legrottaglie è subentrato don Silvio Pizzuto, scelto da Talucci che ha però conferito a Legrottaglie la carica di “secondo”. Il contratto di collaborazione di Legrottaglie, non è stato interrotto. A meno che non sono errati i prospetti pubblicati su internet e non è veritiero quanto riportato sul sito della diocesi relativamente alle ultime nomine di Talucci. Primo e secondo. Er il subentro è stato necessario un atto della Asl il cui oggetto è il seguente: “Curia arcivescovile di Brindisi, cappellano dello stabilimento ospedaliero ‘Di Summa – Perrino’, sacerdote Francesco Legrottaglie, cessazione dall’incarico. Padre Silvio Pizzuto, subentro”. Legrottaglie va però in “panchina”, e non smette di percepire il dovuto, quanto pattuito con il contratto di collaborazione di fine dicembre. Al nuovo cappellano spetta il compenso regolato dal protocollo di intesa del 2002 e i pasti in ospedale.
    E’ stata la Curia a decidere, il 20 giugno del 2001 e a “comunicare al direttore generale la designazione”. La Asl ratifica e sborsa quattrini. I sacerdoti, per l’abito talare che indossano, percepiscono di già mille euro al mese all’incirca, soldi che vengono elargiti dalla Conferenza episcopale italiana per il dignitoso sostentamento dei sacerdoti. Le tariffe sono le seguenti: ai sacerdoti abili a prestare un servizio a tempo pieno spettano da un minimo di 960 euro mensili (11.520 euro all’anno) a un massimo di 1.788 euro mensili (21.456 euro all’anno); agli altri toccano invece 1.296 euro mensili (15.552 euro all’anno). In più c’è il compenso dato dalla Asl per la “collaborazione” offerta, un compenso che varia a seconda dei casi e viene stabilito non si sa bene sulla base di quali criteri. Per i cappellani brindisini la situazione è la seguente: “Cosimo Carruggio, ha iniziato a collaborare con la Asl il primo novembre del 2006, il rapporto di lavoro (lo è anche se si tratta della cura delle anime) non è ancora cessato. Il compenso mensile ammonta a 917 euro al mese per ben 11mila euro all’anno; Maurizio Ciccarese, anch’egli collaboratore a progetto della Asl di Brindisi dal 2006, percepisce 1.572 euro al mese, all’anno sono 18.889 euro. Poi c’è Pietro De Punzio, assunto nel 2009 che percepisce 1.772 euro al mese, per 21mila 264 euro all’anno, Francesco Legrottaglie a cui spettano 1.842 euro al mese, ossia 22mila euro all’anno dal 2010, Giuseppe Lofino, assunto agli inizi del 2009, il cui compenso mensile è di 1.672 euro, all’anno poco più di 20mila euro. In totale la Asl di Brindisi spende all’anno 93.307 euro per il sostentamento dei preti che si occupano del culto degli ammalati. Il numero degli odontoiatri del servizio pubblico si “ferma” invece ad appena 163, su un totale di 105.652 camici bianchi. I numeri dei dipendenti Ssn sono contenuti nell’ultimo rapporto della Direzione statistica del ministero della Salute e in scala, il rapporto è lo stesso anche nella piccola e provinciale realtà brindisina: c’è solo un igienista dentale al servizio della Asl pagato 1.572 euro al mese, 18.869 all’anno. Due farmacisti, tre psicologi, che intascano all’incirca 1.300 euro al mese, due biologi da 2.500 euro al mese, un oculista da 1.900, due farmacisti da 3.500 euro al mese, e ben sei cappellani “pubblici” con busta paga. La selezione dei “co.co.co” il cui elenco è pubblicato sul sito della Azienda sanitaria locale, in rispetto della legge sulla Trasparenza, è a discrezione dei vescovi delle diocesi i cui territori ricadono all’interno del distretto sanitario. I preti, quindi, sono scelti dai propri “superiori” e pagati dalla collettività. Alla loro funzione, importantissima ma probabilmente rientrante nella missione scelta, non rinunciano i manager che preferiscono però tagliare sul resto, specie in termini di personale. Non si assume ormai da anni. Un centinaio di infermieri è rimasto a casa dopo la scadenza del contratto a tempo determinato. Non ci sono medici. Mancano gli operatori sanitari di ogni tipo, l’ultima graduatoria per gli infermieri è del 2009. Ai preti si elargiscono quasi centomila euro all’anno: vengono pagati per fare i sacerdoti, non per fornire assistenza materiale agli ammalati. Pagati per fare i preti. Tutto ciò è consentito perché nel 2002 fu stipulata una convenzione tra la Regione e i presidenti delle Conferenze episcopali schemi di intesa per l’assistenza religiosa negli ospedali pubblici. Sono quindi doppiamente stipendiati i sei preti brindisini che offrono servizi “religiosi”, di religione rigorosamente cattolica, a chi è ricoverato presso il nosocomio e ha necessità di supporto spirituale. Pagati dalla Chiesa, che per il sostentamento dei preti attinge dai fondi Otto per mille versati dai contribuenti, stipendiati dalla Asl per svolgere una funzione che non è differente da quella che ogni giorno, per via della vocazione che hanno seguito, li contraddistingue nel rapporto con i fedeli. Fuori e dentro le parrocchie. Nelle strutture sanitarie, però, non fanno volontariato. Del resto, devono pur campare.

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