Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Palermo

  • Prete palermitano pedofilo  I messaggi ‘intercettati’ su whatsapp

    Prete palermitano pedofilo I messaggi ‘intercettati’ su whatsapp

    Le tendenze di Roberto Elice, il prete palermitano finito in manette per aver molestato tre bambini, non erano un mistero. I genitori dei piccoli avevano scoperto cosa succedeva nei ritiri spirituali e ne avevano chiesto conto e ragione al prete che forse per questo era stato allontanato a trasferito a roma in una comunità per preti in difficoltà.

    A dimostrare questa ‘coscienza rabbiosa’ dei genitori ci sarebbero i messaggi scambiati con i genitori dei bambini molestati, nei quali le mamme chiedevano spiegazioni. e le spiegazioni arrivavano ma erano principalmente conferme. Il prete, infatti, non si nascondeva.

    “Gli ho fatto male nell’animo con il mio modo di amarlo, gli ho distrutto il cuore a poco a poco… per il suo bene ho accettato di stargli sempre lontano” rispondeva Don Elice a una madre che gli chiedeva spiegazioni su Whatsapp. Messaggi fin troppo chiari “Troppi abbracci e il desiderio di ricevere affetto lo hanno fatto entrare nel caos e a me mi hanno fatto perdere la bussola…Non ci sono finito a letto” concludeva Elice.

    Gli inquirenti hanno acquisito questi messaggi, ma anche tanti sms nei quali il prete confessava “Sono un servo di Satana, non di Dio”. Ma quella del prete era una vera e proprio malattia. Una lotta fra la sua coscienza e i suoi istinti che emerge chiaramente proprio da queste comunicazioni con una amica in parrocchia: “Prega per me. Sto male davvero”.

    L’intera vicenda risale al mese di ottobre del 2014 quando Elice era sacerdote di Maria Santissima Assunta. Il conflitto interiore era esploso dopo che una delle vittime, un ragazzino di 13 anni, aveva raccontato tutto alla madre.

    Don Roberto era disperato, tanto da pensare al suicidio: “Quante cose tengo nel mio cuore, io mi toglierei la vita” scriveva ancora all’amica che cercava di convincerlo a non farlo e annunciava preghiere per il parroco. La donna, che frequenta la parrocchia di via Perpignano, non ha mai negato di sapere. ha raccontato tutto agli inquirenti quando si sono presentati da lei. ha raccontato come ha cercato di sostenere l’uomo che lottava contro i suoi istinti.

    La posizione di tutte le persone coinvolte in questa vicenda è al vaglio degli investigatori ma il quadro che emerge da interrogatori e messaggi recuperati è veramente a tinte fosche. Non è solo quello dell’orco ma di un prete tormentato e cosciente di fare del male ai bambini tanto da essere preoccupato per le sue vittime “Spero solo che possa essere felice e sereno” – scriveva in un altro sms acquisito anche questo dagli investigatori.

    Don Elice appare come un uomo che ha commesso dei reati contro la legge, contro la morale, contro la chiesa ma un uomo che ha bisogno di aiuto anche se gli inquirenti non sono certi che la preoccupazione fosse solo di natura ‘solidale’ e temono che alcuni di quei messaggi nascondano, in realtà, la volontà di far sparire le prove, far tacere i testimoni e i suoi accusatori. Ma ormai era troppo tardi.

    http://palermo.blogsicilia.it/prete-palermitano-pedofilo-i-messaggi-intercettati-su-whatsapp/324444/

  • Prete palermitano accusato di abusi, Lorefice: “Chiedo perdono alle vittime”

    Prete palermitano accusato di abusi, Lorefice: “Chiedo perdono alle vittime”

    L’Arcivescovo di Palermo esprime “profonda solidarietà alle vittime delle violenze subite e ai loro familiari e chiede loro perdono. Il fatto, oltre a ferire la società umana, deturpa il volto di tutta la comunità ecclesiale”

    L’Arcivescovo di Palermo, don Corrado Lorefice, appresa la notizia dell’esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere di don Roberto Elice (VAI ALL’ARTICOLO), presbitero della Chiesa palermitana – domiciliato a Roma dal mese di novembre 2014 – esprime “profonda solidarietà alle vittime delle violenze subite e ai loro familiari e chiede loro perdono”. Il sacerdote è accusato di molestie nei confronti di tre minori.

    “L’Arcivescovo – si legge in una nota dell’Arcidiocesi di Palermo – mostra al contempo forte dolore perché il fatto, oltre a ferire la società umana, deturpa il volto di tutta la comunità ecclesiale e in special modo dei tanti presbiteri che quotidianamente e in modo silenzioso lavorano con dedizione e generosità sul territorio diocesano per il bene degli uomini e delle donne loro affidati. Don Lorefice eleva la propria preghiera al Signore – conclude la nota – perché sani umanamente e spiritualmente le sofferenze delle persone ferite e medichi il cuore di chi ha commesso il male”.

    http://www.palermotoday.it/cronaca/abusi-sessuali-pedofilia-arrestato-prete-scuse-lorefice.html

  • Prete pedofilo arrestato a Roma abusava sessualmente dei minori anche in pellegrinaggio

    Prete pedofilo arrestato a Roma abusava sessualmente dei minori anche in pellegrinaggio

    In data odierna, a Roma, personale della Squadra Mobile di Palermo, guidata dal dottor Rodolfo Ruperti, con l’ausilio della Squadra Mobile romana, ha dato  esecuzione ad una Ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal Tribunale di Palermo, nei confronti di un sacerdote palermitano 40enne, ritenuto responsabile del  reato di violenza sessuale in danno di tre minorenni.

    Gli abusi sarebbero avvenuti durante la sua permanenza sacerdotale nel capoluogo siciliano e le indagini sono state, quindi, condotte, sotto la guida della Procura della Repubblica di Palermo – Sezione Fasce Deboli-  che ha delegato la Sezione specializzata “Reati in danno di minori e reati sessuali” della Squadra Mobile di Palermo all’accertamento dei fatti.

    L’attività di riscontro dei poliziotti palermitani ha permesso di scoprire che due fratelli di 13 e di 15 anni erano stati oggetto di atti sessuali da parte del parroco della Chiesa di Palermo che frequentavano. I fatti avrebbero avuto inizio in occasione di un pellegrinaggio e  sarebbero poi continuati in periodi successivi anche  presso l’abitazione dei minori.

    Il sacerdote, abusando del rapporto di fiducia che si era instaurato con la madre dei minori, era diventato un punto di riferimento per i due ragazzini, tanto da pagare il biglietto per un pellegrinaggio all’estero  per uno dei due e fare loro diversi regali.

    La madre dei due ragazzi dopo avere appreso da uno dei figli cosa era successo aveva prontamente denunciato la vicenda.

    Le indagini, dirette dalla locale Procura, si sono avvalse di alcune testimonianze ed hanno permesso di ricostruire un’altra vicenda, avvenuta qualche tempo prima, di abusi sessuali ai danni di una terza vittima, oggi maggiorenne.

    Infine, si è acquisita la conversazione, via chat, che il sacerdote aveva intrattenuto con una parrocchiana, nella quale lo stesso le confessava quanto aveva fatto in un momento di debolezza, durante un pellegrinaggio.

  • Pedofilia, raffica di arresti a Catania. C’è anche l’ex presidente della Figc

    Pedofilia, raffica di arresti a Catania. C’è anche l’ex presidente della Figc

    Catania – Brutta storia di pedofilia con un protagonista molto conosciuto a Catania, il professore di educazione fisica Carmelo Pergolizzi, già presidente provinciale della federazione gioco calcio. Il prof è stato sorpreso dai carabinieri durante un controllo in un quartiere isolato di Misterbianco, in contrada “Quartararo”, mentre era in atteggiamenti di inequivocabile intimità sulla sua auto con due ragazzi, un maggiorenne che ha 22 anni e un sedicenne. Condotto in caserma dai carabinieri di Misterbianco Pergolizzi si è giustificato dicendo: “I due ragazzini erano con me per fare un giro, ma li stavo per accompagnare nelle loro abitazioni”. Parole che non hanno convinto i militari. Messi alle strette i più giovani hanno svelato i retroscena di un adescamento avvenuto su Facebook con la mediazione del più grande, che di fatto avrebbe fatto da ‘intermediario’ con il più giovane. Pergolizzi avrebbe pagato venti euro per la prestazione sessuale del sedicenne. Sono così scattate gli arresti ai domiciliari per Pergolizzi e per il ventenne. Il fatto è avvenuto la mattina del 5 ottobre, ma la notizia è stata mantenuta top secret dalle forze dell’ordine e dalla magistratura.

    Pergolizzi è insegnate di educazione fisica in un istituto salesiano e vanta un curriculum di tutto rispetto nel mondo dello sport ed in particolare in quello del calcio. E’ stato allenatore delle giovanili della Federazione gioco calcio dal 1984, responsabile delle attività di base sempre della Federazione, segretario dal 2000 al 2008 della Scuola calcio del centro federale e dal 2005 presidente della Federazione catanese, fiduciario della giunta del Coni e poi vice presidente, stella di bronzo al merito sportivo del Coni nel 2009.

    Sempre oggi a Catania è stata identificata una banda di pedofili. Tre persone sono state arrestate e 14 indagate. Sono i numeri dell’operazione

    “Cloud” del compartimento della polizia postale e delle comunicazione di Catania ordinata dalla procura distrettuale antimafia. Scoperta un’associazione per delinquere finalizzata allo scambio, alla divulgazione e distribuzione di materiale pedopornografico su internet. Per la prima volta in Italia è stato contestato il reato associativo per una associazione per delinquere strutturata on line. Si è trattato di un gruppo chiuso e non accessibile dall’esterno.

    http://palermo.repubblica.it/cronaca/2015/10/27/news/pedofilia_raffica_di_arresti_a_catania_c_e_anche_l_ex_presidente_della_figc-126024038/

  • Chiesa e abusi: Augusta, accusa don Gaetano Incardona, viene emarginata dai suoi concittadini

    Chiesa e abusi: Augusta, accusa don Gaetano Incardona, viene emarginata dai suoi concittadini

    «Sei una puttana» è probabilmente l’insulto meno offensivo che abbia ricevuto, sicuramente meno umiliante di chi l’ha cacciata via dal proprio negozio, come se avesse la peste.

    Per gli abitanti di Augusta (Sr), Mary (nome di fantasia) è una puttana perché ha provocato Gaetano Incardona, all’epoca dei fatti arciprete della basilica siracusana. E’ colpa sua se in un pomeriggio del febbraio di quasi due anni fa don Gaetano non ci ha visto più e anziché confessarla le si è avventato addosso, trascinandola quasi con forza in sacrestia, come testimonia il suo racconto, e ha cominciato a palpeggiarla, a toccarla e baciarla contro la sua volontà. In nome di Dio, sia ben chiaro, voleva solo toglierle il demonio di torno e assolverla dai peccati. E magari da ogni turbamento.

    Troppo bella Mary, con le sue forme sinuose, quei riccioli da bambolina e quel viso luminoso. Come avrebbe potuto un uomo non approfittare di lei? Colpa sua, le sta bene, non doveva andare a disturbare la quiete ormonale di un sacerdote rintanatosi tra le mura sacre di una chiesetta e in procinto di celebrare un funerale. Già, il funerale, tanto belli quei riccioli da dimenticarsi che ai piedi dell’altare c’è un morto che aspetta la benedizione per l’ultimo, estremo saluto.

    Quando la giovane 21enne riesce finalmente a liberarsi dalle grinfie del presunto molestatore, raggiunge suo padre in lacrime. E vomita. Sente ancora la puzza addosso di don Gaetano. Suo padre la convince a recarsi in caserma, ma lì, come accade spesso, trova l’amara sorpresa. Strane le leggi italiane, seppur comprensibili in tutta la loro controversia. I carabinieri, purtroppo, non possono agire se non hanno prove. Così, la vittima è costretta a ritornare nello stesso posto, a farsi molestare di nuovo, per dimostrare semplicemente che i suoi racconti non sono frutto della fantasia. Ma stavolta, sparse sul “corpo del reato” ha un po’ di telecamere nascoste, che registrano tutto. Per Gaetano Incardona scattano immediatamente le manette, che lo vedono alle prese, per un po’ di giorni, con la misura cautelare domiciliare e successivamente con un inquietante silenzio innanzi al Gip. Per Mary, però, l’incubo è tutt’altro che finito.

    Bella la Sicilia, con i suoi panorami unici e mozzafiato, tanto bella quanto arretrata, per certi aspetti. Un popolo, come accade ancora nel sud in generale, che non è ancora pronto per scagliarsi contro uomo di Chiesa. Neanche di fronte all’evidenza. Che poi le Ave Maria e i Padre Nostro non bastano più per ridare verginità alla coscienza. Maglio prendersela con chi le molestie le ha subite. D’altronde se Mary non avesse quel corpo, probabilmente nessuno le avrebbe messo un dito addosso. E questo fa di lei una poco di buono, una peccaminosa provocatrice.

    Ovunque vada le puntano il dito contro, si mormora, gli sguardi sprezzanti si sprecano, c’è anche chi si sente in dovere di uscire dalla proprio bottega e indirizzarle qualche offesa in mezzo alla strada. Succede anche che quando la ragazza fa stampare dei manifesti per chiedere che venga fuori la verità, qualcuno, di notte, vigliaccamente, glieli fa a pezzi. La situazione diventa insopportabile, smette di andare all’università ed entra in analisi. Ma non basta. Per sottrarsi alla furia cieca delle comari casa e chiesa, è costretta all’esilio a Palermo. Don Gaetano Incardona, invece, come vuole la prassi, viene trasferito dal Vescovo in una parrocchia poco lontano, in attesa del processo. Ma lì, per fortuna, la gente si ribella, protesta, nessuno vuole quell’uomo. Qualcosa evidentemente sta cambiando. Viene nuovamente trasferito e mandato in un’altra parrocchia alle porte di Augusta, anche qui, come se niente se fosse. Ma il tempo, si sa, a differenza di certi uomini, è galantuomo.

    La stampa locale raccoglie le testimonianze di altre presunte vittime, spinte dal coraggio della ragazza, tra le quali quella del padre di una bambina di dieci anni, che sarebbe stata addirittura violentata tempo prima. Mary non è più sola e neanche più una bugiarda. Torna nella sua Augusta e affronta con caparbietà tutte le fasi di un processo, che però va a rilento, tra continui ritardi e forse la beffa. Si riprenderà il prossimo novembre con l’imputato rinviato a giudizio per molestie e non per violenza sessuale.

    Poco male, la giovane grazie all’amore della sua famiglia, nonostante i violenti attacchi d’ansia che da quel giorno non l’hanno più lasciata, è tornata a vivere e a sperare di avere la sua fetta di giustizia. Perché in fondo quello che chiede è di essere creduta, per riavere indietro la sua dignità e per evitare che succeda ancora, a chiunque. Anche nella Sicilia bigotta e ancora troppo timorata di Dio.

    *Si ringraziano l’associazione “Rete l’abuso” e il suo Presidente Francesco Zanardi 

    http://www.notia.it/2015/10/chiesa-e-abusi-augusta-accusa-don-gaetano-incardona-viene-emarginata-dai-suoi-concittadini/

  • Gli orchi che portano la tonaca protetti da silenzio e omertà

    Gli orchi che portano la tonaca protetti da silenzio e omertà

    Pedofili smascherati quando le vittime diventano grandi

    C’è il giovane prete accusato dalle sue piccole vittime e c’è il parroco anziano che per decenni, circondato da silenzio e omertà, ha commesso i suoi abusi sui minori; c’è il sacerdote finito in carcere a scontare la sua condanna per pedofilia e il preposto che ha patteggiato per poter tornare in curia. I precedenti italiani di preti travolti da scandali sessuali e perseguiti per avere sfogato i propri vizi su bambini o bambine, sono molti, anche se spesso dimenticati. Uno dei casi più gravi riguarda don Pierangelo Bertagna, parroco dell’abbazia di Farneta (Arezzo). Quando viene arrestato, nel luglio del 2005, per il caso di pedofilia su un ragazzino di 13 anni, il vescovo, monsignor Gualtiero Bassetti, esprime sbalordimento e incredulità, così come i parrocchiani. Ma in realtà le colpe del prete sono più di quante si pensi. Dopo pochi mesi, infatti, i genitori di molte altre vittime si recano in caserma a sporgere denuncia e don Bertagna, 44 anni, confessa tutti i suoi 38 misfatti commessi nell’arco di 12 anni. Nel settembre del 2006, il parroco, accusato anche di violenza sessuale, viene dispensato dal sacerdozio da Papa Benedetto XVI. Due anni dopo arriva la condanna a 8 anni di carcere, confermati in appello nel 2010. Nel 2004 ancora un caso. Un ex seminarista di Agrigento scrive una lettera al vescovo per denunciare gli abusi sessuali da lui subìti da parte di don Bruno Puleo. Poco tempo dopo il sacerdote patteggia una pena a 2 anni e 6 mesi di reclusione per violenza sessuale nei confronti di 7 ragazzi. È il 2008 quando don Ruggero Conti, parroco di Selva Candida (Roma), viene arrestato per molestie sessuali su alcuni ragazzi affidati alle sue cure. A denunciarlo è un altro sacerdote. Don Ruggero, per abusare dei ragazzi, approfitta della loro fragilità e li invita a casa promettendogli in regalo cd, dvd e qualche capo d’abbigliamento. Dall’inchiesta emerge che il numero di casi di cui il prete si è reso colpevole sono moltissimi. Al processo, che vede costituirsi come parte civile anche i Radicali, il sacerdote respinge gli addebiti, afferma di non essere “un mostro”, parla di “accuse infamanti ed estremamente grossolane costruite abilmente” contro di lui. Nel febbraio del 2011 i magistrati chiedono 18 anni di carcere per i suoi “atti di inaudita gravità” e di “una serialità e una spiccata propensione all’abuso e al compimento di azioni con dolo”. La decisione del giudice è esemplare: 15 anni e 4 mesi di galera in primo grado e 14 anni in appello. Nella tormenta degli abusi sessuali cade anche don Lelio Cantini, ex priore della parrocchia Regina della Pace di Firenze (morto nel 2012). È l’aprile del 2007 quando la procura del capoluogo toscano lo mette sotto inchiesta per una serie di molestie pluriaggravate e continuate su minori. Alcuni fedeli lo accusano di violenza sessuale e psicologica commesse in passato su ragazzi fra i 12 e i 17 anni. Nel dicembre del 2007, mentre su di lui pende l’accusa di essere «responsabile di delittuosi abusi sessuali su alcune ragazze negli anni 1973-1987, di falso misticismo, di controllo e dominio delle coscienze», don Lelio, a causa dei suoi problemi di salute, torna nel convitto ecclesiastico di Firenze. Un anno più tardi Papa Ratzinger lo riduce allo stato laicale. Nella richiesta di archiviazione, conseguenza della prescrizione e della mancanza di querele, il pm parla di «abusi sessuali gravi protrattisi per circa 20 anni» e di «comportamento apparentemente omissivo» e «lunga inerzia» da parte della autorità religiose. Il giudice, nell’accogliere la richiesta dei magistrati, scrive che don Lelio è riuscito a «carpire la buona fede e l’innocenza dei giovani fedeli» anche recitando il Cantico dei cantici.

    Nel 2010, con l’accusa di aver abusato di un ragazzino straniero di 13 anni, viene arrestato anche don Domenico Pezzini, sacerdote 75enne della diocesi di Lodi. I giudici lo condannano a dieci anni di galera con sentenza passata in giudicato. Pena di due anni e mezzo per violenza sessuale su una bambina di 7 anni anche per don Marco Redaelli, sacerdote salesiano, ora deceduto, della parrocchia S.S. Pietro e Paolo di Arese (Milano). Infine, solo pochi mesi fa, per gli abusi sessuali su una tredicenne che frequentava la parrocchia di Aliminusa (Palermo), anche don Paolino Marchese fa i conti con la giustizia subendo un processo e vedendosi comminati sei anni di carcere.

    http://www.iltempo.it/politica/2015/10/07/gallery/gli-orchi-che-portano-la-tonaca-protetti-da-silenzio-e-omerta-990062/

  • Il prete che paga un minorenne per farlo prostituire

    Il prete che paga un minorenne per farlo prostituire

    Nove anni e 8 mesi di reclusione per Davide Mordino, ex parroco della basilica di San Calogero, a Sciacca (Ag), accusato di aver abusato sessualmente di ragazzi dai 14 ai 18 anni ed arrestato nel 2012. L’ex sacerdote, 44 anni, di Palermo, era presente in aula. Mordino è stato condannato anche al risarcimento di 12 mila euro per 2 dei 3 minori che si sono costituiti parte civile. 15 anni e 100 mila euro di multa era stata la richiesta avanzata dal pm Alessia Sinatra.

    SECONDO GLI AGENTI – Secondo gli agenti, il prete adescava le sue giovani vittime con la scusa di fargli fare un ‘test sulla sensibilità corporea’, cui seguivano diverse prestazioni sessuali, pagate singolarmente tra 50 e 300 euro. Stando a quanto riferito dalla polizia, inoltre, il sacerdote faceva sottoscrivere un modulo falso facendo credere ai ragazzi desiderosi di entrare nel mondo dello spettacolo di essere in grado di farli partecipare al programma televisivo ‘Amici’ di Maria De Filippi. Il religioso è stato rinchiuso nel carcere palermitano dell’Ucciardone.

    Scandalo che ricorda gli abusi avvenuti nel coro diretto dal fratello del Papa in Germania a Ratisbona. Episodio ricordato da Maurizio Di Bona (theHand) in “Ereticomix: 100 vignette eretiche di theHand” disponibile su Amazon.it.

    Ecco la vignetta:

  • “PRETE PEDOFILO SI DIVENTA”

    “PRETE PEDOFILO SI DIVENTA”

    Sante Sguotti
    Prete pedofilo si diventa
    (Pedofilia e celibato nella Chiesa di papa Francesco)
    Lazisa, Palermo, 2015, pagine 221, euro 16,00

    L’autore afferma che la morale cattolica obbliga il prete, per necessità, all’ipocrisia e alla doppia vita: quella di facciata e quella intima e privata. Il sacerdote è educato, fin dai seminari minori, a dimostrare ciò che è insostenibile, specie in materia di sessualità. Quasi nessuno protesta ma, poi, preti e laici fanno quel che pare loro, inventandosi le più curiose giustificazioni, perfino teologiche.

    Il sistema formativo del prete nei seminari è criticato in quanto pieno di storture: “Ragionevolmente si può solo supporre che è proprio quel sistema a generare preti pedofili”.

    Le diocesi boicottano tutti i processi contro i preti pedofili: i vescovi mentono nei tribunali, gli archivi diocesani negano i documenti a giudici e giornalisti, oscure pressioni dietro le quinte condizionano la magistratura. L’autore ipotizza l’esistenza di un’associazione a delinquere volta all’occultamento dei reati sessuali clericali. La verità è che la Chiesa propone condanne solo di facciata ma nella sostanza mantiene tutto immutato: inoltre, grazie al concordato clerico-fascista del 1929 ed a quello craxiano del 1984, “l’eventuale richiesta di risarcimento non può essere accollata alla curia. È quindi sufficiente che il prete si dichiari nullatenente e la vittima si dovrà far carico di tutte le spese anche in caso di vittoria legale”.

    Il testo ha anche qualche ottimo spunto di satira anticlericale: i vescovi che dovrebbero sorvegliare i preti pedofili pentiti sono paragonati a “delle volpi messe a guardia di altre volpi perché non vadano nottetempo a rubare i polli nei vicini pollai”. I guasti psicologici dell’educazione religiosa bigotta e integralista sono statisticamente confermati nel paragrafo intitolato “I dati americani”.

    Infine il testo presenta vari riferimenti a suicidi o tentati suicidi indotti dai preti pedofili alle loro vittime: “alcuni si sono suicidati”, a Ratisbona in un istituto religioso “il compagno di classe Jo provò a togliersi la vita tra il 1965 e il 1966”, una delle vittime del pluripregiudicato prete genovese don Seppia fu intercettato dai carabinieri mentre diceva al telefono “se non la smette mi uccido”.

    Pierino Marazzani, settembre 2015

  • Abusa di una 13enne che voleva diventare suora: condannato sacerdote

    Abusa di una 13enne che voleva diventare suora: condannato sacerdote

    PALERMO – Abusi sessuali su una tredicenne che aveva la vocazione per diventare suora e frequentava assiduamente la parrocchia di Aliminusa nel Palermitano.

    Con questa accusa è stato condannato il sacerdote Paolino Marchese, 50 anni, a sei anni dal Gup di Termini Imerese, Sabina Raimondo. Atti sessuali con una minorenne e violenza sono i reati di cui è stato riconosciuto colpevole il prete – come scrive il Giornale di Sicilia – che dovrà pure risarcire il danno alla vittima, costituita parte civile, così come i familiari, rappresentati dagli avvocati Paolo Grillo e Domenico Dolce: la ragazza, oggi maggiorenne, avrà una provvisionale di 150 mila euro, i genitori e i fratelli di 30 mila.

    Marchese è agli arresti domiciliari da febbraio e ha optato per il rito abbreviato, che dà diritto a uno sconto di pena di un terzo. La vicenda era emersa cinque mesi fa, con l’ arresto di don Paolino, seguito alla deposizione della ragazza e alle indagini dei carabinieri. Denuncia che era arrivata anni dopo che i fatti si erano verificati. Gli investigatori avevano così piazzato microspie e registrato telefonate, ascoltando anche alcune amiche e conoscenti della ragazza. Il prete imputato ha escluso tutti gli addebiti, sostenendo di essere estraneo alle contestazioni. Ha detto di non avere soggiogato psicologicamente la ragazzina e di non averne abusato. Adesso farà appello.

    http://www.ilmattino.it/PRIMOPIANO/CRONACA/abusi_sessuali_13enne_condannato_acerdote_paolino_marchese/notizie/1458351.shtml

  • Foto osè con minori nel pc sequestrato all’ex vescovo di Trapani

    Foto osè con minori nel pc sequestrato all’ex vescovo di Trapani

    di ALESSANDRA ZINITI

    Più gli inquirenti scavano nella vita di Francesco Micciché, più l’inchiesta nata dagli ammanchi alla Curia di Trapani prende strade impreviste e imprevedibili: dagli affari immobiliari alla truffa dell’otto per mille, dall’appropriazione di tesori della Chiesa trapanese alla pedopornografia. La più scabrosa delle ipotesi di reato a carico dell’ex vescovo di Trapani è emersa nelle scorse settimane dall’esame del pc che gli investigatori hanno sequestrato nella villa di Monreale dove l’ex vescovo, rimosso dal Vaticano dopo lo scandalo che ha travolto la Curia di Trapani, risiede insieme alla sorella e al cognato.

    Nel portatile del sacerdote gli esperti informatici che erano a caccia di documenti che potessero sostenere le accuse nei confronti di Micciché, indagato per appropriazione indebita dalla Procura di Trapani, hanno trovato un vero e proprio album fotografico che ritrae in pose inequivocabili dei minori, alcuni molto piccoli. Le ha scaricate l’ex vescovo per uso personale o qualcun altro dei suoi familiari ha avuto accesso a quel pc e a quei file? Una domanda alla quale adesso dovrà rispondere il consulente nominato dai pm cooordinati da Marcello Viola.

    I reati a sfondo sessuale fino ad ora erano rimasti fuori dall’inchiesta a carico del presule che è però intrecciata a doppio filo a quella che vede imputato di violenza sessuale e truffa l’ex direttore della Caritas di Trapani, don Sergio Librizzi, a processo per gli abusi a carico di alcuni migranti dai quali avrebbe preteso prestazioni sessuali in cambio del suo interessamento per favorire la concessione dello status di rifugiato.

    Ma dal computer di Micciché sono venuti fuori altri interessanti spunti di indagine che, al di là della eventuale configurazione di altri reati, servono a disegnare un quadro sempre più complesso che fa da sfondo agli “affari” di Francesco Micciché che – secondo l’impianto accusatorio – avrebbe messo da parte un ingente patrimonio appropriandosi dei fondi dell’8 per mille e gestendo, grazie ai suoi buoni agganci con il mondo della politica, dell’imprenditoria e della burocrazia, diversi business portati avanti da un sistema di cooperative che ruotava attorno alla Caritas diocesana e dalla Fondazione Auxilium.
    All’esame degli inquirenti c’è una nutrita corrispondenza con la quale Micciché avrebbe caldeggiato l’assunzione in vari enti, imprese e società di alcune persone a lui vicine. Tra i personaggi noti ai quali Micciché raccomandava i suoi protetti anche Rino Lo Nigro, ex direttore dell’Agenzia per l’impiego poi finito nello scandalo Ciapi insieme a Faustino Giacchetto.

    http://palermo.repubblica.it/cronaca/2015/06/26/news/foto_ose_con_minori_nel_pc_sequestrato_all_ex_vescovo-117775871/