Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Papa Francesco

  • Messina, “Papa Leone rimuova il vescovo Gisana”

    Messina, “Papa Leone rimuova il vescovo Gisana”

    “Chiedo a Papa Leone XIV di rimuovere il vescovo di Piazza Armerina, Rosario Gisana ”. Sono le parole di Antonio Messina, l’archeologo ennese dalla cui denuncia è scaturita l’inchiesta della Procura di Enna su violenza sessuale che ha portato alla condanna in primo grado, a 4 anni e mezzo, di don Giuseppe Rugolo, rilasciate al quotidiano nazionale La Repubblica.

    Udienza da papa Francesco

    Messina era stato invitato in udienza privata da papa Francesco a cui avrebbe raccontato la sua vicenda poi la morte del Pontefice ha cambiato tutti i programmi, da qui la richiesta a papa Leone XIV nel giorno della prima udienza, al tribunale di Enna, del processo che vede alla sbarra il vescovo, Rosario Gisana, ed il parroco della chiesa Madre, Vincenzo Murgano, imputati per falsa testimonianza in merito alle loro dichiarazioni rilasciate nel procedimento contro Rugolo, per cui è iniziato l’Appello a Caltanissetta.

    Il cambio del giudice

    Il giudice che avrebbe dovuto occuparsi del processo contro i due prelati si è dichiarato incompatibile perché estensore della sentenza di condanna di primo grado di Rugolo: sarà sostituito da Marco Strano e la prossima udienza è stata fissata al 29 di ottobre. Messina, difeso dall’avvocato Eleanna Parasiliti Molica, ha depositato la richiesta di costituzione di parte civile, lo faranno anche i genitori di Antonio Messina e l’associazione “Rete l’Abuso”. 

    Messina, “Papa Leone rimuova il vescovo Gisana”

  • I presunti abusi di don Rugolo: vittima convocata in Vaticano

    I presunti abusi di don Rugolo: vittima convocata in Vaticano

    ENNA – “Ho accolto l’attenzione riservata a me e al mio caso da parte della commissione Pontificia per la tutela dei minori, ma al momento ritengo giusto mantenere il riserbo sui contenuti dell’incontro. Auspico una risoluzione anche a livello ecclesiastico, che apra la strada alla verità e possa essere da esempio per altre vittime”.

    Così Antonio Messina, il giovane archeologo che ha denunciato di essere vittima di abusi da parte di don Giuseppe Rugolo, il sacerdote condannato dal tribunale di Enna a 4 anni e mezzo di carcere in primo grado, per violenza sessuale aggravata a danno di minori.

    In corso l’appello di Rugolo

    La notizia dell’incontro di Messina, che a Roma è stato accompagnato dal suo legale, Eleanna Parasiliti Molica, con un rappresentante della commissione pontificia, arriva nel giorno della seconda udienza di appello al sacerdote, che si celebra alla corte d’appello di Caltanissetta.

    Lo ha annunciato in aula il legale di parte civile dei genitori del giovane, Giovanni Di Giovanni. Messina aveva già ricevuto, nei mesi scorsi, un invito ad incontrare Papa Francesco, mai avvenuto a causa della morte del Pontefice.

    Lunedì il processo per falsa testimonianza

    Intanto, lunedì prossimo al tribunale di Enna si terrà la prima udienza del processo che vede imputati, per falsa testimonianza, il vescovo della diocesi di Piazza Armerina, Rosario Gisana e il suo vicario giudiziale, attuale parroco della chiesa Madre di Enna, Vincenzo Murgano.

    I due sono accusati di avere mentito in aula durante il processo al sacerdote. La prossima udienza d’appello è fissata per il 27 maggio.

    I presunti abusi di don Rugolo: vittima convocata in Vaticano

  • Pedopornografia, don Jordan Coraglia: sim inglesi e una app per navigare in anonimato sul web

    Pedopornografia, don Jordan Coraglia: sim inglesi e una app per navigare in anonimato sul web

    Castelcovati. Si trova ai domiciliari in una località della Valcamonica dove non è presente connessione internet don Jordan Coraglia, il sacerdote 51enne bresciano, ex parroco a Castelcovati, arrestato una decina di giorni fa con l’accusa di detenzione di materiale pedopornografico.

    L’uomo di Chiesa, che è stato individuato nel corso di un’inchiesta della Polizia Postale, secondo quanto emerso, sarebbe risultato in possesso di 1500 file a carattere pedopornografico, immagini e video che ritraggono ragazzini tra i 10 ed i 14 anni, per lo più delle aree più svantaggiate del mondo, ritratti in pose od azioni sessualmente espliciti.

    Il prete avrebbe tenuto una sorta di “archivio” suddiviso in base alle zone di residenza delle giovanissime vittime.
    Per nascondere le tracce don Jordan avrebbe utilizzato un paio di sim inglesi ed un’applicazione per coprire la navigazione online e mantenere l’anonimato nelle chat di Telegram dove il materiale veniva scambiato tra più utenti. In un caso avrebbe avuto una conversazione con un 15enne, fingendosi un coetaneo.

    Don Coraglia, insieme ad un altro soggetto, contattato solo virtualmente, avrebbe creato un gruppo su Telegram intitolato «Ita», sul quale sarebbero circolati video e immagini a contenuto pedopornografico. Novecento i file scaricati dal sacerdote, 200 quelli che avrebbe condiviso con altri utenti del web.

    Don Coraglia ha ammesso le proprie responsabilità durante l’interrogatorio di convaida davanti al Gip, ma ha anche detto di non avere mai avuto contatti inappropriati con i giovani delle parrocchie da lui frequentate.

    E’ stato curato a Sale di Gussago e ad Urago Mella,quindi parroco a Castelcovati, dove la notizia del suo arresto per i capi di imputazione a lui contestati non ha mancato di suscitare sorpresa e sgomento tra i fedeli. Don Coraglia è noto anche per avere fondato la “nazionale dei preti”, ricevuta in udienza, in passato, anche da Papa Francesco.

    La Diocesi di Brescia, che lo ha sospeso dall’incarico, si trova ora a dover affrontare il secondo caso di pedofilia nel volgere di poco tempo: il mese scorso, infatti, un altro prete, don Ciro Panigara, parroco a San Paolo, è stato arrestato per violenza sessuale aggravata nei confronti di alcuni minorenni.

    Avrebbe approfittato della propria posizione per compiere abusi sui ragazzini che frequentavano le chiese presso le quali aveva un incarico come curato e, poi, come parroco. Don Ciro, di fronte alle accuse contestate dalla Prcura di Brescia, è rimasto in silenzio, avvalendosi della facoltà di non rispondere. Si trova ai domicilairi presso la casa della madre, a Ghedi.

    Pedopornografia, don Jordan Coraglia: sim inglesi e una app per navigare in anonimato sul web

  • Prima prova per Papa Leone XIV che conosce bene il dossier su Gisana e Murgano – L’appello di Antonio Messina

    Prima prova per Papa Leone XIV che conosce bene il dossier su Gisana e Murgano – L’appello di Antonio Messina

    Già Prefetto del Dicastero per i Vescovi e oggi Papa Leone XIV conosce bene il caso di Enna, dopo aver ricevuto nel marzo del 2024 il dossier di Antonio Messina riguardante don Rugolo – condannato in primo grado a quattro anni e sei mesi – e del vescovo Gisana, che insieme a monsignor Murgano sono stati rinviati a giudizio dal tribunale italiano di Enna per falsa testimonianza (la prima udienza è fissata il prossimo 26), nel tentativo di coprire il Rugolo.

    Mentre dal Dicastero per i vescovi, dove Robert Prevost è stato il prefetto fino alla sua nomina a Papa, nessun provvedimento canonico, malgrado in questi casi lo preveda il Motu proprio vos estis lux mundi di Papa Francesco.

    Solo dopo che il tribunale italiano rinviò a giudizio Gisana e Murgano, il prefetto Prevost si limitò all’invio di un ispettore.

    Il commento di Antonio Messina “Non conosco bene le vicende che riguardano Prevost (oggi Papa), ma so che certamente a lui rinnoverò la mia istanza di giustizia, quella stessa giustizia che ha pronunciato dalla loggia delle benedizioni in Piazza San Pietro dopo la sua elezione.”

    “A chi mi chiede, con una certa sfacciataggine, di fare silenzio, io ribadisco che sono vivo e, pertanto, continuerò a parlare e a lottare”.

  • Le vittime di abusi sessuali continuano a fare pressione sul nuovo papa

    Le vittime di abusi sessuali continuano a fare pressione sul nuovo papa

    La sera dell’elezione di Leone XIV, al centro di Piazza San Pietro, il volto chiuso di Francesco Zanardi contrasta con le espressioni gioiose. “L’elezione di un nuovo papa non mi procura particolare gioia. C’è un po’ di speranza, ma soprattutto molti dubbi”, afferma il fondatore della Rete L’Abuso, la principale associazione italiana per le vittime di abusi sessuali da parte del clero.

    L’uomo spera ancora che il Papa “faccia propri gli impegni presi da Francesco per combattere questo fenomeno e, soprattutto, li renda realtà”. E per avvertire: «Continueremo a fare pressione.»

    Pochi giorni prima dell’apertura del conclave, la Rete aveva invitato la stampa a precisare che nella penisola risiedono più di mille sacerdoti accusati di abusi sessuali su minori, ovvero poco più del 3% di tutti i preti transalpini.

    Si dice che il numero delle vittime abbia superato le 4.200. “Chiunque verrà eletto, spetterà a lui intervenire chiedendo agli Stati che hanno lacune legislative, come l’Italia, di colmarle, per non rendere vani gli sforzi che la Chiesa cerca di fare”, è stato spiegato.

    Le rivelazioni continuano. La Conferenza episcopale italiana, presieduta dal cardinale Zuppi, ha pubblicato il primo rapporto di inchiesta sull’argomento. Ma le sue conclusioni mancano di “portata e indipendenza”, secondo la Rete. «In Italia c’è ancora un grosso problema di omertà», afferma con impazienza Francesco Zanardi.

    Da parte loro, la Spagna, diversi paesi latinoamericani e l’intero continente africano continuano a rifiutare la terapia d’urto per questi casi. La Chiesa francese è stata in prima linea, commissionando un rapporto all’alto funzionario Jean-Marc Sauvé, che ha rivelato decine di migliaia di casi di abusi sui minori.

    Denunciando, su Le Point, un governo della Chiesa a lungo “in negazione e dissimulazione”, Jean-Marc Sauvé è stato attaccato dai conservatori e non è stato nemmeno ricevuto da Papa Francesco.

    Il pontefice argentino ha usato parole forti, ma è stato meno attivo di Benedetto XVI, che aveva decretato “tolleranza zero”. E mentre Francesco ha condannato alcuni prelati, ha mostrato colpevole indulgenza nei confronti dell’artista gesuita Marko Rupnik, accusato di molteplici aggressioni sessuali.

    Oggi, mentre continuano le sordide rivelazioni, le vittime – anche in Francia – lamentano una subdola omertà. In alcuni casi, il riflesso difensivo dell’istituzione sembra ancora prevalere sulla sorte di quest’ultima.

    “Un pericoloso pedofilo” Di fronte a questa crisi sistemica, la pressione sulle spalle di Leone XIV è forte.

    Soprattutto perché il 25 marzo l’associazione americana Snap, che aiuta le vittime di aggressioni da parte di personalità religiose, ha presentato una denuncia in Vaticano contro sei membri del Collegio cardinalizio, tra cui Robert Prevost, accusati di aver “insabbiato abusi sessuali”.

    Nei primi anni 2000, nell’Illinois, il prelato americano avrebbe autorizzato padre James Ray, accusato di diverse aggressioni sessuali su minori e sospeso, a risiedere in un convento vicino a una scuola elementare.

    A metà degli anni ’90, un prete, preside di una scuola superiore di New Lenox, sospettato di aver violentato una giovane studentessa, venne mantenuto al suo posto nonostante, secondo gli avvocati della vittima, i dirigenti della scuola “sapessero o avrebbero dovuto ragionevolmente sapere che il padre era un pericoloso pedofilo”.

    A Chiclayo, in Perù, tre donne denunciano gli attacchi da parte di personalità religiose, insabbiati dalle istituzioni. Fatti smentiti dal cardinale Prevost, che, secondo quanto riferito dalla diocesi di Chiclayo, avrebbe incontrato le tre donne, incoraggiandole a sporgere denuncia alle autorità civili.

    A conoscenza delle voci, il Dicastero per la Dottrina della Fede avrebbe condotto una propria indagine, riporta El País, concludendo che “la condotta del neoeletto Papa è stata irreprensibile”.

    Les victimes d’abus sexuels maintiennent la pression sur le nouveau pape

  • Il nuovo Papa dovrà occuparsi anche degli abusi sessuali nella Chiesa, e potrebbe essere un problema

    Il nuovo Papa dovrà occuparsi anche degli abusi sessuali nella Chiesa, e potrebbe essere un problema

    “Stiamo esponendo un problema che non è risolvibile con le sole forze della Santa Sede. Lo sforzo di chiunque sarà eletto Papa sarà quello di intervenire chiedendo agli Stati che hanno vuoti legislativi, come l’Italia, di colmarli per non rendere vano lo sforzo che anche la Chiesa sta cercando di fare in questo contesto”. Con queste parole Francesco Zanardi, presidente dell’associazione Rete L’Abuso, lo scorso 7 maggio, giorno di inizio del conclave che ha eletto Papa Leone XIV come successore di Papa Francesco, ha riportato all’attenzione il problema della gestione, della denuncia e dell’adeguatezza delle leggi per i reati che coinvolgono sacerdoti e hanno come vittime ragazzine e ragazzini, soprattutto.

    Un tema che è sembrato più attuale che mai fin da poche ore dopo la nomina di Robert Francis Prevost come 267º papa della Chiesa cattolica e primo papa statunitense della storia, lo scorso 8 maggio.

    Papa Leone XIV è stato criticato proprio per la gestione di due casi di abusi sessuali: il primo, più recente, riguarda accuse mosse nel 2024 da tre sorelle per episodi avvenuti nella diocesi di Chiclayo in Perù, dove Prevost fu vescovo dal 2015 al 2023. Il secondo caso risale invece a oltre 25 anni fa, quando Prevost, allora priore provinciale a Chicago, autorizzò la residenza di un sacerdote accusato di abusi sessuali vicino a una scuola elementare.
    Seppure il Vaticano abbia negato ogni responsabilità di Prevost, è vero che il suo nome è stato oggetto di inchiesta e questo oggi sembra essere un campanello d’allarme su un tema così rilevante.

    Ma qual è l’entità del problema?

    Il numero è impressionante, se si considera che spesso gli abusi non vengono denunciati oppure vengono ignorati o addirittura insabbiati. Ci fu, per esempio, un’inchiesta della televisione polacca TVN24, trasmessa lunedì 6 marzo 2023, che sostenne che quando Karol Wojtyla era vescovo e cardinale di Cracovia, e dunque prima di essere eletto papa, fosse a conoscenza dei casi di pedofilia nella Chiesa polacca. Ai sacerdoti accusati di aver commesso abusi sui minori avrebbe dato copertura spostandoli in altre parrocchie lontane da Cracovia. L’autore del reportage è il giornalista investigativo Marcin Gutowski. Gutowski dice che Wojtyla, già dagli anni Sessanta, non solo era a conoscenza degli abusi commessi dai sacerdoti nella sua diocesi, ma che intervenne direttamente spostando alcuni dei preti accusati da una parrocchia all’altra: una pratica assai comune all’interno della Chiesa.

    Sempre nel 2023 la Chiesa portoghese aveva presentato risultati di un’inchiesta sugli abusi subiti da minori e compiuti da rappresentanti del clero in Portogallo. L’inchiesta, condotta da una commissione indipendente, aveva individuato 4.815 casi accertati di abusi sessuali su minori fra il 1950 e il 2022: è una cifra ottenuta da 512 testimonianze raccolte in un anno, a cui si aggiungono casi denunciati da persone diverse dalle vittime. Il capo della commissione, il neuropsichiatra infantile Pedro Strecht, ha detto che con ogni probabilità è una stima per difetto e che i casi registrati sono solo una parte di quelli realmente avvenuti.

    L’impegno di Papa Francesco e le riforme incompiute

    L’inchiesta, che seguiva quelle già concluse in Australia, Francia, Germania, Irlanda e Paesi Bassi, era partita nel novembre del 2021 su richiesta del Vaticano e di Papa Francesco. In materia di lotta alla pedofilia, infatti, Bergoglio nel corso del suo pontificato ha fatto alcune cose, anche se non abbastanza. Il pontefice nel 2019 aveva varato un motu proprio, cioè una legge della Chiesa cattolica, che impone a tutte le religiose e ai religiosi di qualsiasi ordine, di denunciare gli abusi segnalandoli alle autorità ecclesiastiche, che dovranno dotarsi di adeguati sportelli. La legge arrivava dopo un’importante riforma in tema pedofilia. Il 29 marzo 2019 Bergoglio aveva infatti promulgato un altro testo col quale introduceva l’obbligo di denuncia penale per tutti i pubblici ufficiali, l’obbligo di portare avanti l’azione penale indipendentemente dalla volontà della vittima, il decadimento della prescrizione sui reati di questo tipo e il licenziamento di chi risulterà colpevole.

    Bergoglio, inoltre, aveva privato della berretta rossa il cardinale scozzese Keith Michael Patrick O’Brien, che era già stato escluso al conclave del 2013 – quello che lo aveva eletto Papa – proprio perché aveva ammesso le sue molestie sessuali su quattro sacerdoti. Nessun pontefice negli ultimi decenni aveva applicato un provvedimento così duro.

    Quando Francesco convocò i vescovi di tutto il mondo in Vaticano nel 2019 per un incontro senza precedenti che mirava a rendere la protezione dei minori una priorità globale, fu un segnale che il Vaticano stava finalmente trattando gli abusi sessuali del clero come una crisi globale piuttosto che come il fallimento di un particolare Paese o cultura. Incontrò anche personalmente le vittime in molti dei suoi viaggi internazionali, per dimostrare che la Chiesa era consapevole del loro dolore.

    Il caso italiano e il rapporto CEI

    Eppure il rapporto “Proteggere, prevenire, formare” della Conferenza Episcopale Italiana, un documento annunciato a maggio 2022 dal presidente della CEI (e attualmente tra i papabili favoriti a diventare il nuovo pontefice) Matteo Zuppi che avrebbe dovuto essere, o almeno così si era capito allora, la prima parte di una indagine indipendente commissionata dalla Chiesa italiana sugli abusi sessuali e la pedofilia commessi al proprio interno, finora mai realizzata, fu deludente.

    In realtà il rapporto considerava solo alcuni casi segnalati alla Chiesa stessa avvenuti fra 2020 e 2021, e perciò offriva un quadro assai limitato e parziale. Nella Chiesa italiana ci sono sempre state enormi resistenze nei confronti di questa inchiesta. La prima parte del rapporto era pertanto molto attesa anche perché, negli ultimi anni, diverse Chiese nel mondo hanno realizzato queste indagini in modo approfondito e dettagliato: che avevano portato tra l’altro, come ad esempio in Francia, al riconoscimento ufficiale della responsabilità istituzionale della Chiesa per le violenze sessuali e gli abusi subiti da migliaia di persone negli anni, e al riconoscimento, anche, della «dimensione sistemica» di quelle stesse violenze. L’indagine italiana, tuttavia, è stata deludente. La questione degli abusi o dei fatti segnalati a questi servizi interni alla Chiesa, che avrebbe dovuto essere centrale, è affrontata solo in un breve passaggio: in modo comunque molto parziale e solo in relazione agli anni 2020 e 2021. Zuppi aveva annunciato che il rapporto doveva riguardare i casi avvenuti negli ultimi vent’anni, dal 2000 al 2021: non ci sono state spiegazioni sul perché la prima parte contenga i dati di due anni su venti.

    Una ferita aperta

    Dalla morte di Francesco, insieme a cardinali, ecclesiastici e fedeli di tutto il mondo, sono arrivati ​​a Roma anche sopravvissuti agli abusi sessuali e quanti monitorano la gestione dei casi di abuso da parte della Chiesa cattolica romana. Sono lì nella speranza di convincere i cardinali a dare priorità alla questione quando dovranno decidere chi sarà il prossimo Papa. “Penso che sia molto importante ricordare loro che non ce ne andremo”, ha affermato Matthias Katsch, membro del consiglio direttivo di Ending Clergy Abuse, un gruppo di sostegno con sede a Berlino che rappresenta i sopravvissuti di 20 paesi. Matteo Bruni, portavoce del Vaticano, ha affermato venerdì che durante gli incontri pre-conclave i cardinali avevano discusso degli abusi sessuali nella Chiesa e lo avevano considerato una “ferita da tenere aperta” affinché la consapevolezza del problema rimanesse viva e si potessero individuare percorsi concreti di guarigione.

    Che sia una ferita aperta, ci sono pochi dubbi, dato che continuano ad emergere resoconti di abusi e insabbiamenti da parte del clero: da casi singoli a centinaia elencati nei rapporti commissionati dalle conferenze episcopali nazionali. Gli attivisti affermano che i principali ostacoli allo sradicamento del flagello si trovano all’interno della Chiesa stessa, sia a livello locale che all’interno della gerarchia vaticana. “In molti Paesi del mondo non occidentale, gli abusi sono ancora considerati un problema occidentale”, ha affermato Marie Collins, ex membro della Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori, istituita da Francesco nel 2013 per consigliarlo sulla questione degli abusi sessuali da parte del clero. All’epoca, la creazione di un gruppo di questo tipo fu vista come un segnale forte della consapevolezza di Francesco dell’impatto della crisi degli abusi sui fedeli.

    Ma Collins, vittima di abusi irlandese, ha ricordato come la commissione abbia incontrato importanti ostacoli. Era sottofinanziata e carente di personale, ha detto, e i funzionari vaticani erano riluttanti a interagire con i membri della commissione. Per questo i gruppi di attivisti affermano che negli incontri pre-conclave i cardinali dovrebbero essere schietti e pretendere una risposta sì o no alla domanda “Promulgherete una vera legge universale di tolleranza zero?”

    Il gruppo “Survivors Network of those Abused by Priests” (SNAP) afferma che i cardinali dovrebbero anche essere consapevoli di come ciascun candidato papale abbia gestito i casi di abuso sessuale avvenuti dentro la Chiesa cattolica. Su questo punto, il mese scorso l’organizzazione ha lanciato Conclave Watch, un progetto che esamina il comportamento e le dichiarazioni dei cardinali sul tema delle violenze. L’organizzazione ha raccolto dossier che chiedono al Vaticano di indagare sui precedenti di 20 cardinali, inclusi alcuni candidati papali spesso citati. Qualsiasi cardinale che “abbia gestito male o insabbiato crimini sessuali, non dovrebbe diventare Papa”, ha dichiarato mercoledì Peter Isely, leader di SNAP di Milwaukee, in una conferenza stampa a Roma. “Questo sembra un criterio ragionevole e pertinente che dovrebbe essere la priorità”, ha affermato. Nessuno dei cardinali pubblicamente accusati di aver gestito male i casi ha parlato con i rappresentanti dei gruppi dei sopravvissuti per affrontare le accuse.

    D’altronde lo dicono anche le nuove linee guide della Cei, guidata dal cardinale Zuppi, che al punto 5.5 spiegano che “non può essere tollerato nessun clima di complice e omertoso silenzio in tema di abuso sessuale nei confronti di minori o persone vulnerabili: chiunque abbia notizia della presunta commissione in ambito ecclesiale di abusi sessuali nei confronti di minori o persone vulnerabili è tenuto a segnalare tempestivamente i fatti di sua conoscenza alla competente autorità ecclesiastica, a tutela dei minori e degli adulti vulnerabili, della ricerca della verità e del ristabilimento della giustizia, se lesa”.

    Quand’è che è necessario soffocare l’omertà e denunciare per un ecclesiastico?

    Al punto 8.2 dicono: “L’autorità ecclesiastica ha l’obbligo morale di procedere all’inoltro dell’esposto all’autorità civile qualora, dopo il sollecito espletamento dell’indagine previa, sia accertata la sussistenza del fumus delicti. L’autorità ecclesiastica non procederà a presentare l’esposto nel caso di espressa opposizione, debitamente documentata e ragionevolmente giustificata, da parte della vittima (se nel frattempo divenuta maggiorenne), dei suoi genitori o dei tutori legali, fatto salvo sempre il prioritario interesse del minorenne”.

    https://www.elle.com/it/magazine/women-in-society/a64697045/papa-leone-xiv-prevost-casi-abusi-sessuali/

  • Papa Leone XIV, l’accusa di SNAP: “Ha coperto casi di abusi su minori in Perù e a Chicago”

    Papa Leone XIV, l’accusa di SNAP: “Ha coperto casi di abusi su minori in Perù e a Chicago”

    Cronaca (Roma). “Abbiamo scritto una lettera al cardinale Parolin a marzo al fine di prevenire le aggressioni sessuali infantili nella Chiesa cattolica. Abbiamo redatto dei rapporti Vos estis (sui casi di pedofilia ndr) in conformità con le linee guida di Papa Francesco, il sistema da lui istituito per indagare sui predatori sessuali e su coloro che li hanno coperti. Crediamo che ci siano sufficienti informazioni in circolazione per far sì che il cardinale Robert Francis Prevost, oggi Papa Leone XIV, debba essere indagato per aver insabbiato abusi sessuali su minori. Ci sono casi in Perù e a Chicago”.

    A lanciare questa pesante accusa è Shaun Dougherty, presidente di SNAP (Survivors Network of those Abused by Priests), la Rete dei sopravvissuti agli abusi dei preti, intervistato in esclusiva da Alanews a pochi giorni dall’elezione del nuovo pontefice.

    In merito al presunto coinvolgimento di Prevost, Dougherty fa riferimento al caso di padre James Ray a Chicago e a quello dei preti Eleuterio Vásquez Gonzáles e Ricardo Yesquen nella comunità di Chiclayo in Perù.

    “Padre Ray era noto per essere un abusatore sessuale di minori – racconta Dougherty – La diocesi dell’Illinois ne era a conoscenza. I cardinali ne erano a conoscenza e invece di allontanarlo, si sono presi cura di lui, lo hanno protetto, lo hanno ospitato, lo hanno nutrito. E lo hanno fatto molto vicino a una scuola, senza informare che c’era un predatore sessuale di minori molto vicino ai bambini che loro erano lì per istruire e proteggere”. La vicenda è avvenuta tra il 2000 e il 2002, quando Prevost era Priore provinciale della provincia agostiniana “Madre del buon consiglio” a Chicago. Secondo SNAP, Prevost avrebbe permesso a Ray di risiedere in un convento agostiniano della città, nonostante fosse stato accusato di aver abusato di 13 minori.

    Il caso del Perù riguarda invece 3 bambine che hanno denunciato nel 2022 le violenze subite da parte di due preti. Le tre donne, minori all’epoca dei fatti, si sono rivolte a Prevost, allora vescovo di Chiclayo, per fornire delle informazioni sugli stupri.
    “Prevost era il capo del dicastero – sottolinea Dougherty – era il responsabile delle indagini. Prevost sa dove si trovano tutti i rapporti e le informazioni su tutti i preti e le suore abusatori in Perù. È l’unica persona nella gerarchia ecclesiastica che può aprire i registri e mostrare i risultati delle sue indagini. Ha davvero indagato come sostiene? Dovrebbe essere disposto ad aprire i suoi archivi e a mostrarli. Fino ad ora non ho visto un solo rapporto proveniente dalla Chiesa sul Perù. Quando ho visto che era diventato Papa ero nauseato”.

    “La nostra organizzazione supporta i sopravvissuti agli abusi sessuali infantili e collabora con i governi per emanare leggi migliori per proteggere i bambini – spiega Dougherty – Siamo a Roma per sollecitare la Chiesa cattolica e il nuovo Papa a promuovere una legge tolleranza zero contro i pedofili. La Chiesa è molto brava a nascondere le violenze sessuali, hanno leggi contro il furto ma non ne hanno una contro chi abusa dei bambini. Da quando è stato eletto Papa, Prevost ha parlato spesso di giustizia sociale, ma come puoi proclamare di essere a favore della giustizia sociale mentre dai rifugio ai pedofili? Questi sono atti criminali. Dare rifugio a un prete noto per aver aggredito sessualmente un minore è un crimine contro l’umanità. Le parole non proteggono i bambini dallo stupro, le leggi con pene severe invece lo fanno. Questa è giustizia sociale. Il capo della Chiesa cattolica ha in suo possesso tutte le segnalazioni di tutti i preti abusatori in tutto il mondo e ha la responsabilità esclusiva nei confronti di 1,4 miliardi di cattolici di denunciare ciò che hanno fatto. Non stiamo chiedendo molto, chiediamo che i bambini siano protetti”. (Fabrizio Rostelli/alanews)

    https://www.alanews.it/cronaca/papa-leone-xiv-laccusa-di-snap-ha-coperto-casi-di-abusi-su-minori-in-peru-e-a-chicago/

  • “È un disastro”: sacerdote belga infuriato dopo la nomina del nuovo papa Leone XIV

    “È un disastro”: sacerdote belga infuriato dopo la nomina del nuovo papa Leone XIV

    “È un disastro.” Con queste parole il sacerdote belga Rik Devillé, a capo dell’organizzazione non-profit Diritti umani nella Chiesa, ha accolto l’elezione del nuovo papa Leone XIV , avvenuta giovedì 8 maggio 2025.

    “La più grande organizzazione americana per le vittime (di abusi nella Chiesa), la Survivors Network of Those Abused by Priests (SNAP), ha informato diversi cardinali a marzo che almeno sei dei loro colleghi erano coinvolti in scandali di abusi. E che non avrebbero dovuto essere eletti perché avevano qualcosa da nascondere”, ha spiegato alla radio fiamminga, come riportato da HLN.

    Secondo lui, in questa lista compariva anche il nome di Robert Francis Prevost, il nuovo papa. “Lui non ha abusato di bambini, ma ha coperto un membro del suo ordine agostiniano”, ha continuato il sacerdote belga. “La lettera è stata inviata a Papa Francesco e al cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin, numero due del Vaticano.”

    “Sono rimasto davvero scioccato”, confida Rik Devillé. “Per gli autori degli abusi, questa è una buona notizia, perché se è coinvolto il Papa stesso, sarà difficile per lui rimproverarli. Ma per le vittime, è uno schiaffo in faccia. Non ho parole per descriverlo”, ha aggiunto.

    “Tra questi 133 cardinali, non avrebbero potuto sceglierne uno che non fosse legato a un caso di negligenza colposa?” chiede Rik Devillé. “Soprattutto se si considera che Papa Francesco ha mostrato tolleranza zero per questo. Erano stati avvertiti.”

    Sacerdote accusato di violenza sessuale insabbiato

    SNAP si riferisce al periodo in cui Robert Prevost era superiore provinciale degli Agostiniani a Chicago. Nel 2000, avrebbe permesso a un prete accusato di abusi sessuali su minori di risiedere in un convento vicino a una scuola elementare.

    L’organizzazione ricorda anche il periodo in cui il nuovo papa era vescovo di Chiclayo, in Perù. Nel 2022, tre vittime di violenza sessuale hanno contattato le autorità civili dopo aver scoperto che il caso che avevano presentato alla Chiesa tramite la diocesi non stava andando avanti. Secondo loro, Robert Prevost non avrebbe condotto indagini e non avrebbe inviato sufficienti informazioni a Roma. La diocesi ha anche permesso al sacerdote di continuare a celebrare la messa.

    Una denuncia presentata nel 2023

    In risposta all’elezione del nuovo papa, SNAP chiede che vengano adottate misure entro i primi 100 giorni del suo pontificato, tra cui l’istituzione di una “commissione globale indipendente per la verità” con la piena collaborazione del Vaticano.

    Nel 2023, SNAP ha presentato una denuncia contro Robert Prevost al precedente Papa Francesco. Oggi, l’organizzazione chiede a Papa Leone XIV di continuare la lotta contro la violenza sessuale all’interno della Chiesa. “È possibile porre fine a questa crisi. L’unica domanda è se lo si vuole fare”, conclude l’organizzazione.

    Luc Terlinden convinto che Leone XIV sarà intransigente riguardo agli abusi sessuali

    L’arcivescovo di Mechelen-Bruxelles, Luc Terlinden, è convinto che papa Leone XIV applicherà tolleranza zero agli abusi sessuali nella Chiesa, ha affermato venerdì in una conferenza stampa. Il primate belga ha risposto alle preoccupazioni espresse da Rik Devillé, sacerdote in pensione e difensore delle vittime di abusi sessuali da parte di esponenti del clero. Quest’ultimo ha affermato, basandosi su una lettera della SNAP, l’organizzazione americana delle vittime della Chiesa, che Robert Francis Prevost aveva insabbiato in passato alcuni casi di abusi.

    “Dovreste sapere che ho parlato con il futuro Leone XIV in questa stanza”, ha spiegato Luc Terlinden alla stampa. I due uomini si sono incontrati più volte, a Roma e durante la visita in Belgio del defunto Papa Francesco. L’arcivescovo di Malines-Bruxelles ha quindi accolto con favore l’elezione di Leone XIV, un papa “sulla falsariga di Francesco”. “È un uomo semplice, umile e attento. Ispira subito fiducia”, ha detto.

    Secondo Luc Terlinden, il principio guida del pontificato di Leone XIV sarà la pace: «Il Papa ha affidato alla Chiesa una missione importante: essere al servizio della pace». L’arcivescovo ha anche sottolineato la profonda conoscenza che il nuovo Papa ha della situazione attuale della Chiesa. «Leone XIV viaggiò per il mondo. Era un uomo di dialogo che sapeva costruire ponti tra i fedeli e le comunità.»

    Anche Leone XIV dovrà affrontare numerose sfide, in particolare quella del posto dato alle donne nella Chiesa. “Ho già discusso di questo aspetto con lui”, ha confidato Luc Terlinden. “Il Papa ha già sperimentato questa situazione in Perù, dove le donne ricoprono alte responsabilità nella Chiesa. Sono fiducioso che ci aiuterà, con rigore e prudenza, ad andare avanti in queste condizioni”.

    https://www.lavenir.net/actu/belgique/2025/05/09/cest-un-desastre-un-pretre-belge-remonte-apres-la-nomination-du-nouveau-pape-leon-xiv-CQFGVESCJBGELLUQJYHW3VMJM4/

  • I sopravvissuti alle molestie del clero sono preoccupati e insultati dall’elezione di Papa Leone XIV

    I sopravvissuti alle molestie del clero sono preoccupati e insultati dall’elezione di Papa Leone XIV

    I gruppi che sostengono i sopravvissuti alle molestie del clero affermano di essere profondamente preoccupati e offesi dall’elezione di Papa Leone XIV, dopo che questi ha superato le domande sulla sua gestione dei casi di abusi sessuali da parte del clero all’inizio della sua carriera, diventando il primo leader della Chiesa cattolica romana nato negli Stati Uniti.

    Prima dell’ascesa al papato all’età di 69 anni, Robert Prevost era a capo di una congregazione dell’ordine religioso agostiniano nella sua città natale, Chicago, quando emersero le accuse secondo cui un prete e preside di una scuola superiore cattolica sotto la sua giurisdizione aveva molestato almeno uno studente e aveva conservato immagini di abusi su minori.

    Secondo quanto riferito, Prevost ha permesso al religioso di continuare a svolgere il suo incarico nonostante le accuse, sebbene l’ordine agostiniano abbia poi pagato un risarcimento multimilionario al sopravvissuto agli abusi e a dicembre abbia cacciato il sacerdote dall’ordine.

    Nel frattempo, Prevost non ha impedito a un altro sacerdote – il cui ministero era stato limitato in seguito alle accuse di abusi su minori – di risiedere in una residenza agostiniana vicino a una scuola elementare cattolica. E, durante il suo servizio come vescovo in Perù , Prevost ha ascoltato tre donne che hanno accusato due sacerdoti di abusi sessuali su di loro quando erano minorenni e da allora ha affermato che non ci sono prove che siano state fatte indagini approfondite sul sacerdote.

    Questa storia ha spinto la Survivors Network of those Abused by Priests (Snap) a sporgere denuncia contro Prevost a marzo, in base alla legislazione ecclesiastica attuata dal defunto Papa Francesco, che prevedeva potenziali misure disciplinari contro i vescovi che avessero chiuso un occhio sugli abusi commessi sia su bambini che su adulti considerati vulnerabili.

    La denuncia non ha impedito a Leo di essere eletto giovedì dopo un breve conclave in Vaticano , cosa che ha spinto Snap a rilasciare rapidamente una dichiarazione in cui esprimeva “grave preoccupazione per i suoi precedenti nella gestione dei casi di abuso”.

    In una dichiarazione separata, i sopravvissuti agli abusi sessuali sui minori (SCSA) hanno affermato che l’elezione di Leo è stata “un insulto”, dato che è stato prodotto dalla stessa gerarchia cattolica che non è riuscita ad affrontare la portata e la natura sistemica dello scandalo decennale delle molestie sessuali ai danni del clero nella chiesa mondiale.

    “La gerarchia cattolica non si è limitata a gestire male le accuse di abuso, ma ha anche industrializzato il processo”, si legge nella dichiarazione della SCSA. “Papa Leone XIV… era presente in sala durante tutto questo”.

    Entrambe le organizzazioni hanno esortato Leo ad attuare una vera e propria politica di tolleranza zero nei confronti delle azioni intraprese contro le denunce di abusi da parte del clero, nonché a fornire alle vittime dello scandalo un risarcimento dai beni della chiesa, tra le altre richieste.

    Mitchell Garabedian, l’avvocato di Boston che ha rappresentato i sopravvissuti agli abusi durante lo scandalo delle molestie sessuali da parte del clero raccontato nel film premio Oscar Spotlight , ha aggiunto: “La Chiesa cattolica deve capire che la sicurezza dei bambini innocenti non può essere sacrificata per un’esigenza obsoleta e ingiustificabile di proteggere la reputazione della Chiesa cattolica”.

    Parte dell’attenzione che circonda la gestione di questi casi da parte di Prevost risale al suo mandato di 11 anni alla guida della sezione del Midwest dell’ordine agostiniano a Chicago , a partire dal 1999. Durante quel periodo, si diffusero voci secondo cui il preside della Providence Catholic High School di New Lenox, Illinois, territorio di Prevost, avrebbe molestato una studentessa e possedeva immagini di abusi su minori sul suo telefono.

    Prevost, che è stato anche il leader mondiale degli Agostiniani per 12 anni a partire dal 2001, ha lasciato il preside, un sacerdote agostiniano di nome Richard McGrath, al suo incarico, una decisione che non ha spiegato, come ha precedentemente riportato il Chicago Sun-Times.

    McGrath si è ritirato nel 2017 dopo aver dovuto affrontare un’indagine sulle accuse mosse nei suoi confronti.

    Lo studente abusato, Robert Krankvich, fece poi causa nel 2018. E alla fine del 2023 la chiesa accettò di pagargli 2 milioni di dollari, prima che Krankvich morisse ad aprile all’età di 43 anni.

    “I soldi non fanno la felicità”, ha detto al Sun-Times il padre di Krankvich, anche lui di nome Robert. “Non gli hanno dato una conclusione.”

    Durante la causa intentata da Krankvich, McGrath si è rifiutato di rispondere se possedesse o meno immagini di abusi su minori, invocando il suo diritto costituzionale a non autoincriminarsi, secondo quanto riportato dal Sun-Times. Tuttavia, McGrath ha negato di aver molestato Krankvich ed è stato escluso dalla lista dei presunti abusatori agostiniani pubblicata nel 2024, sebbene si sia dimesso alla luce delle accuse mosse contro di lui.

    Ciononostante, in una dichiarazione rilasciata martedì, gli Agostiniani hanno confermato che McGrath è stato espulso dal loro ordine, secondo il sito di notizie Patch di New Lenox .

    A quanto pare, gli Agostiniani non hanno rivelato i fattori alla base delle dimissioni di McGrath, avvenute a dicembre ma di cui si è avuta notizia per la prima volta alla vigilia dell’inizio del conclave di due giorni che ha portato Prevost al papato.

    Separatamente, nel 2000, e ancora agli inizi del mandato di Prevost come capitolo agostiniano del Midwest degli Stati Uniti, l’ordine stanziò un sacerdote membro di nome James Ray nel convento di St John Stone a Chicago. Il convento era adiacente a una scuola elementare e, dal 1991, a Ray fu vietato di lavorare a contatto con i bambini a causa delle accuse di molestie su minori. Le associazioni di sopravvissuti affermano che queste azioni non sono indicative di un’organizzazione che fa tutto il possibile per proteggere i bambini. Il Vaticano avrebbe replicato che non era stato Prevost ad autorizzare la sistemazione di Ray nel convento.

    Successivamente, a partire dal 2015, Prevost ha ricoperto per otto anni la carica di vescovo di Chiclayo, in Perù. Secondo una dichiarazione rilasciata da Prevost, tre donne avrebbero raccontato direttamente a Prevost di essere state abusate da minorenni dai sacerdoti locali Eleuterio Vásquez González e Ricardo Yesquén.

    Una delle accusatrici, Ana María Quispe, si è lamentata in spagnolo al programma televisivo peruviano Cuarto Poder: “Ci hanno sempre detto che la Chiesa è nostra madre, ma una madre protegge”.

    Da parte sua, la diocesi di Chiclayo avrebbe affermato che “non è vero” che Prevost e la chiesa “abbiano voltato le spalle alle presunte vittime”. La diocesi avrebbe affermato che le accusatrici rimanevano libere di presentare denunce in tribunale civile e che avevano diritto a un’offerta permanente di “aiuto psicologico” fornito dalla chiesa, se ne avessero avuto bisogno.

    In una dichiarazione pubblicata da BishopAccountability.org si sostiene che Prevost non ha mai pubblicato un elenco degli abusatori accusati sotto la sua supervisione, a differenza di molte diocesi cattoliche e ordini religiosi che lo hanno fatto come forma di conciliazione per la piaga delle molestie al clero all’interno della Chiesa mondiale.

    Francesco, scomparso il 21 aprile, ha nominato Prevost cardinale nel settembre 2023. La reputazione di “influenza moderatrice” tra i vescovi peruviani, ideologicamente disparati, ha evidentemente aiutato Leone a conquistare il papato – in modo un po’ inaspettato – giovedì.

    https://www.theguardian.com/world/2025/may/09/clergy-molestation-survivors-pope-leo-xiv

  • Leone XIV insabbiò o pure no? La verità tra media che ignorano e propaganda – L’intervista a Francesco Zanardi

    Leone XIV insabbiò o pure no? La verità tra media che ignorano e propaganda – L’intervista a Francesco Zanardi

    Un cardinale o un vescovo che denunciano abusi sessuali fuori dalla chiesa sono pessimi gerarchi cattolici perché non hanno rispettato le leggi della chiesa, DENUNCIARE INTERNAMENTE.

    E qui che chiesa ci va a nozze tra chi appunto ignora e chi spera in un Papa santo e giusto.

    Il cardinale Robert Prevost insabbiò di fatto i casi del Perù perché si limitò a denunciarli alla chiesa, ma omise in virtù della giustizia per le vittime, la denuncia all’autorità civile dello stato peruviano.

    Qui va ricordato che per la legge dello Stato, in questo caso il Perù, la prescrizione per questi reati fino al 2018 era di 8 anni, dopo invece il reato è diventato imprescrittibile.

    Va anche considerato che quella gestita da Robert Prevost (oggi Papa Leone XIV) fu una mossa politica del Vaticano in quanto il Sodalitium stava sottraendo fedeli e risorse alla chiesa cattolica, per questo motivo papa Francesco commissario, come fece per i movimenti ecclesiali e congregazioni di diritto pontificio come i Focolarini, l’Opus Dei, Comunione e liberazione ecc. .

    Di fondo quindi non c’è proprio nulla di onorabile ma solo un mero interesse politico volto al potere, per questo le vittime, in questo caso vennero comode alla chiesa che le “accudì”.

    Tuttavia nessuna di loro fu mai risarcita, come da manuale, i responsabili di fatto protetti dalla chiesa e strumentalizzati dal Sodalitium contro la chiesa.