Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Papa Francesco

  • “Sono 1.031 i preti accusati di pedofilia”, la denuncia della Rete L’Abuso sugli incredibili “vuoti legislativi”

    “Sono 1.031 i preti accusati di pedofilia”, la denuncia della Rete L’Abuso sugli incredibili “vuoti legislativi”

    “Stiamo esponendo un problema che non è risolvibile con le sole forze della Santa Sede. Lo sforzo di chiunque sarà eletto Papa sarà quello di intervenire chiedendo agli Stati che hanno vuoti legislativi, come l’Italia, di colmarli per non rendere vano lo sforzo che anche la Chiesa sta cercando di fare in questo contesto”. Francesco Zanardi, presidente dell’associazione Rete L’Abuso, a un giorno dal conclave che eleggerà il successore di Papa Francesco, risolleva il problema della gestione, della denuncia e delle leggi per i reati che coinvolgono sacerdoti e hanno come vittime ragazzine e ragazzini, soprattutto. Un numero sempre impressionante, se si considera spesso gli abusi non vengono denunciati oppure vengono ignorati o addirittura insabbiati.

    Secondo i dati raccolti dall’associazione nel database “Spotlight on Italian Survivors“, attualmente il 3,2% dei preti italiani è accusato di abusi sessuali su minori. Questo corrisponde a circa 1.031 sacerdoti, che avrebbero prodotto 4.262 vittime. Nel solo 2025, sono già stati registrati 10 nuovi casi. Tuttavia, Zanardi sottolinea che questi numeri sono sottostimati, poiché molti abusi non vengono denunciati o sono prescritti. Non si sa se tra questi ci sono il caso don Samuele Marelli, condannato in primo grado dal Tribunale ecclesiastico regionale della Lombardia e indagato dalla procura di Monza, o don Ciro Panigara finito agli arresti domiciliari nel Bresciano.

    Non c’è obbligo di denuncia – Zanardi evidenzia che in Italia manca l’obbligo di denuncia per i cittadini comuni, limitato solo ai pubblici ufficiali. Incredibilmente nessun obbligo di denuncia ricade sugli ecclesiastici perché i sacerdoti o i loro superiori non sono pubblici ufficiali per il diritto penale italiano. Paradossalmente insegnanti, medici, notai e anche segretari comunali, per esempio, che sono a conoscenza di abuso o una violenza, sono obbligati dalla legge a denunciare: un prete, pur officiando cerimonie, non è un pubblico ufficiale, come sancito da una sentenza della Cassazione del 2009.

    Ma le nuove linee guida della Cei, guidata dal cardinale Matteo Zuppi (anche lui tra i papabili), vale la pena ricordarlo, al punto 5.5 spiegano che “non può essere tollerato nessun clima di complice e omertoso silenzio in tema di abuso sessuale nei confronti di minori o persone vulnerabili: chiunque abbia notizia della presunta commissione in ambito ecclesiale di abusi sessuali nei confronti di minori o persone vulnerabili è tenuto a segnalare tempestivamente i fatti di sua conoscenza alla competente autorità ecclesiastica, a tutela dei minori e degli adulti vulnerabili, della ricerca della verità e del ristabilimento della giustizia, se lesa”. Quand’è che è necessario soffocare l’omertà e denunciare per un ecclesiastico? Viene spiegato al punto 8.2: “L’autorità ecclesiastica ha l’obbligo morale di procedere all’inoltro dell’esposto all’autorità civile qualora, dopo il sollecito espletamento dell’indagine previa, sia accertata la sussistenza del fumus delicti. L’autorità ecclesiastica non procederà a presentare l’esposto nel caso di espressa opposizione, debitamente documentata e ragionevolmente giustificata, da parte della vittima (se nel frattempo divenuta maggiorenne), dei suoi genitori o dei tutori legali, fatto salvo sempre il prioritario interesse del minorenne“.

    Il certificato antipedofilia – Inoltre, la legge italiana non prevede un sistema efficace di monitoraggio e prevenzione degli abusi. Il certificato antipedofilia, previsto dalla Convenzione di Lanzarote, non è applicato a tutte le categorie a rischio, come i volontari, lasciando ampi spazi di impunità. L’associazione Rete L’Abuso ha cercato di colmare questa lacuna raccogliendo dati e testimonianze direttamente dalle vittime. Tuttavia, Zanardi denuncia la mancanza di collaborazione da parte delle istituzioni ecclesiastiche e civili. “In Italia c’è un problema enorme di omertà”, afferma Zanardi, sottolineando che spesso le vittime vengono ignorate o addirittura minacciate quando cercano giustizia.

    Zanardi critica la risposta della Chiesa italiana agli scandali di abusi, accusando i vertici ecclesiastici di non aver rispettato gli appelli di Papa Francesco e di non aver istituito una commissione indipendente di inchiesta. “Stiamo esponendo un problema che non è risolvibile con le sole forze della Santa Sede”, afferma Zanardi, “lo sforzo di chiunque sarà eletto Papa sarà quello di intervenire chiedendo agli Stati che hanno vuoti legislativi, come l’Italia, di colmarli per non rendere vano lo sforzo che anche la Chiesa sta cercando di fare in questo contesto”. L’associazione Rete L’Abuso ha presentato istanze all’Unione Europea e alle Nazioni Unite per sollecitare un intervento internazionale e costringere l’Italia a adottare leggi più severe e a proteggere meglio le vittime. “Cosa intendono fare Ue e Onu per fermare gli abusi sessuali sui minori del clero in Italia?”, è la domanda posta da Zanardi in un esposto presentato a entrambe le istituzioni sovranazionali.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/05/06/sono-1-031-i-preti-accusati-di-pedofilia-la-denuncia-della-rete-labuso-sugli-incredibili-vuoti-legislativi/7976674/

  • Un cardinale italiano sullo stampo di Francesco è nella rosa dei candidati papali

    Un cardinale italiano sullo stampo di Francesco è nella rosa dei candidati papali

    Elisabetta Povoledo | New York Times – Possibile candidato al papato, il cardinale Matteo Zuppi ha lavorato con i bisognosi e gli emarginati, partecipando anche a colloqui di pace in tutto il mondo.

    Quando l’arcivescovo di Bologna, Matteo Zuppi, è stato creato cardinale il 5 ottobre 2019, la sua giornata si è conclusa con una messa celebrata fuori dalla Basilica di Santa Maria in Trastevere, il quartiere romano in cui aveva trovato la sua strada da adolescente e in seguito era diventato sacerdote.

    «La mia vita, o meglio la vita stessa, è sempre composta da tanti tasselli che ci hanno plasmato e fanno parte di me», ha detto il cardinale Zuppi, ora 69enne, durante l’omelia di quella sera. «Oggi vedo, e credo che la vediamo tutti, la gioia di stare insieme come un pezzo della nostra vita comune, esattamente l’opposto dell’individualismo».

    Molti di coloro che si erano riuniti per augurargli il meglio durante la messa lo conoscevano dai tempi in cui, da adolescente, faceva volontariato presso la Comunità di Sant’Egidio, un’organizzazione benefica cattolica nota per il suo impegno a favore dei poveri, per il dialogo interreligioso e per la mediazione nei conflitti internazionali.

    Dopo essere diventato sacerdote, divenne vicario della basilica e per anni fu guida spirituale della Comunità di Sant’Egidio, che prega a Santa Maria in Trastevere.

    Ora è tra i cardinali spesso citati dagli osservatori vaticani come candidati alla carica di papa. Come sacerdote e vescovo, ha abbracciato una visione pastorale del ministero simile a quella di Francesco, e ci si aspetterebbe che mantenga questo approccio se eletto.

    Per molti romani, il cardinale Zuppi è conosciuto come “Don Matteo”, il nome di un prete investigatore della TV italiana.

    Quando Francesco lo scelse per diventare cardinale nel 2019, sembrò la persona perfetta per un pontefice che stava cercando di riaccogliere tra i fedeli cattolici che si sentivano alienati geograficamente, pastoralmente e ideologicamente.

    Il cardinale Zuppi ha accolto con favore la comunità LGBTQ+ cattolica romana e ha scritto l’introduzione per l’edizione italiana di un libro del 2017, scritto dal reverendo James Martin, sacerdote e scrittore gesuita, su come avvicinarsi ai cattolici gay.

    Condividendo l’avversione di Francesco per le apparenze del suo incarico, il cardinale Zuppi girava in bicicletta per Bologna dopo essere diventato arcivescovo della città italiana nel 2015, proprio come Francesco prendeva l’autobus pubblico quando era arcivescovo di Buenos Aires. E come Francesco, che scelse di vivere in una modesta foresteria del Vaticano invece che nell’opulento Palazzo Apostolico, il cardinale Zuppi si trasferì in una casa di riposo per sacerdoti a Bologna.

    Anche il Cardinale Zuppi si è guadagnato una reputazione internazionale, intervenendo in alcuni dei conflitti più sanguinosi del mondo. Con Sant’Egidio, è stato uno dei principali negoziatori nei colloqui che hanno portato all’accordo di pace del 1992, che ha posto fine alla guerra civile in Mozambico. Ha partecipato a molti altri colloqui di pace, non tutti con esito positivo.

    Nel 2023, Papa Francesco ha scelto il Cardinale Zuppi come inviato di pace tra Ucraina e Russia . Sebbene non sia riuscito a raggiungere la pace, molti ucraini hanno considerato la missione un successo. L’hanno vista come “una delle massime espressioni di sostegno all’Ucraina da parte della Santa Sede”, ha affermato Andrii Yurash, ambasciatore ucraino presso il Vaticano. Ha incoraggiato altri Paesi a sostenere il dialogo e ha contribuito a facilitare lo scambio di prigionieri e bambini, ha aggiunto Yurash.

    Il giorno del funerale di Francesco, il cardinale Zuppi ha incontrato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che “ha espresso il nostro apprezzamento, la nostra gratitudine” per quanto fatto dal Vaticano, ha aggiunto il signor Yurash.

    Ma l’appartenenza del cardinale Zuppi alla Comunità di Sant’Egidio potrebbe giocare a suo sfavore nelle elezioni del prossimo papa, secondo Sandro Magister , esperto di diritto vaticano. “Un numero sempre maggiore di cardinali elettori diffida di un pontificato che correrebbe il serio rischio di essere governato da un’oligarchia esterna”, ha detto Magister, riferendosi al gruppo, definendolo una ” macchina formidabile ” che sotto Francesco ha raggiunto un potere smisurato all’interno del Vaticano.

    Altri critici hanno sottolineato che le conoscenze del cardinale Zuppi hanno contribuito ad accelerare l’inizio della sua carriera: suo padre lavorava in Vaticano e, tramite sua madre, il cardinale Zuppi è pronipote di un un tempo potente cardinale italiano.

    Francesco lo ha nominato presidente della Conferenza Episcopale Italiana nel 2022, scegliendolo tra una rosa di tre candidati votati dai vescovi. Uno dei suoi primi atti è stato l’apertura di un’inchiesta sugli abusi sessuali commessi dal clero cattolico in Italia.

    Il primo rapporto dell’inchiesta è stato deludente perché mancava di ampiezza e indipendenza, ha affermato Francesco Zanardi, fondatore e presidente di Rete l’Abuso , un’organizzazione italiana per i diritti delle vittime. Zanardi ha in parte attribuito la colpa alla legge italiana, che non obbliga la Chiesa a denunciare i reati di abuso alle autorità civili, quindi il Cardinale Zuppi stava “seguendo alla lettera la legge”, ha affermato.

    Eppure, persino i critici del cardinale hanno affermato che l’inchiesta ha superato di gran lunga quella condotta dai suoi predecessori in un Paese in cui gli abusi sessuali da parte del clero non hanno ancora avuto una resa dei conti pubblica . Zanardi ha affermato che il cardinale Zuppi lo aveva incontrato numerose volte e non si era tirato indietro di fronte al confronto.

    Ciò non sorprende chi lo conosce. Mario Marazziti, di Sant’Egidio, ha affermato che nel corso degli anni il cardinale Zuppi ha “sviluppato un’esperienza di dialogo tra coloro che lottano tra mondi opposti” e, con ciò, una capacità di riconciliazione.

    NY Times

  • STAMPA ITALIANA – AAA cercasi disperatamente casi di pedofilia nel clero italiano per poter fare almeno un articolo

    STAMPA ITALIANA – AAA cercasi disperatamente casi di pedofilia nel clero italiano per poter fare almeno un articolo

    Comico per non dire avvilente e frustrante per le migliaia di vittime italiane e i loro famigliari, inesistenti solo per la cronaca italiana che con grande ipocrisia in questi giorni si fa in quattro disperata perché non riesce a trovare un solo caso in Italia.

    Ne scova in tutto il mondo ma qui purtroppo, in totale assenza è ridotta a raccontare come è stato montato il comignolo per la fumata del conclave, del frigobar svuotato di alcolici non pagati senza chiedersi come mai quel frigobar fosse pieno di alcolici.

    D’altra parte l’operato di Papa Francesco, almeno in Italia, non solo ha sradicato dalla penisola la piaga dei preti pedofili ma come si racconta in Liguria, il contatto diretto tra un giornalista e Francesco ha fatto miracoli, ha addirittura permesso provvedimenti papali per le vittime sopravvissute.

    Peccato però che a queste vittime nessuno lo abbia detto e forse un po’ rintronate brancolano nel buio ignare. D’altra parte sono vittime e ci sta siano rintronate.

    Improvvisamente svaniscono dalla memoria dei cronisti italiani tutti i recenti casi del 2025 come il rinvio a giudizio del vescovo di Enna Rosario Gisana, i casi di don Samuele Marelli, don Ciro Panigara, don Luca Matteo, don Andrea Melis e via dicendo.

    Casi di cui non si ricorda più neppure chi li ha scritti… D’altronde son vecchi di qualche mese… E d’altra parte in Italia non è che ci sia molto, solo una microscopica punta dell’iceberg che col riscaldamento globale pare un ghiacciolino che conta (in assenza di una commissione governativa d’inchiesta) soltanto 1031 sacerdoti offender ed un’inezia di vittime… giusto 4262, più l’insignificante indotto laico.

    Dati consultabili sul database dell’unica associazione di sopravvissuti agli abusi del clero presente in Italia…

    Ma d’altra parte è l’unica e le vittime così poche che effettivamente trovarle è praticamente impossibile, quasi un ago nel pagliaio davvero microscopico ed è così che povera stampa, è costretta a cercarle all’estero dove sono meno della metà.

    Sarà davvero curioso vedere quante testate italiane saranno presenti (impegni vaticani permettendo) alla conferenza dei sopravvissuti del 6 maggio presso la Stampa Estera di Roma, probabilmente nessuna tanto non c’è un gran che da dire, qui in Italia va tutto così bene…

    A creare allarmismo in Italia testate come il New York Times, poco autorevoli ed allarmiste, chissà per quale motivo poi… Bah

    Sarà forse perchè la libertà di stampa è scesa al 49° posto nel mondo?

  • I sopravvissuti agli abusi chiedono al prossimo papa di attuare una politica di tolleranza zero e di identificare i cardinali con precedenti penali scadenti

    I sopravvissuti agli abusi chiedono al prossimo papa di attuare una politica di tolleranza zero e di identificare i cardinali con precedenti penali scadenti

    CITTÀ DEL VATICANO (AP) — Una coalizione di sopravvissuti agli abusi sessuali da parte del clero ha chiesto mercoledì che i cardinali che entrano in conclave per eleggere il successore di Papa Francesco scelgano un papa che adotti una politica universale di tolleranza zero per gli abusi e che abbia una fedina penale pulita nella gestione dei casi.

    Il gruppo End Clergy Abuse ha pubblicato una lettera aperta ai cardinali che si riuniranno informalmente questa settimana prima dell’inizio del conclave del 7 maggio. Anche SNAP, il principale gruppo di sopravvissuti con sede negli Stati Uniti, ha identificato in un nuovo database i cardinali che hanno a loro volta precedenti problematici , evidenziando un nuovo livello di controllo su tutti i possibili candidati al papato.

    Gli sviluppi giungono in un momento in cui sorgono dubbi concreti su quanto lo scandalo degli abusi stia assumendo un ruolo importante nelle discussioni sulla scelta del nuovo papa. Dopo due decenni di incessanti rivelazioni su abusi e insabbiamenti che hanno screditato la gerarchia cattolica, molti leader ecclesiastici vorrebbero pensare che la questione sia ormai un ricordo del passato, hanno affermato le vittime.

    “La crisi degli abusi sessuali non è una questione del passato. È presente. E in nessun luogo la sua devastazione è più visibile che nel Sud del mondo”, hanno affermato le sopravvissute nella lettera aperta.

    ECA e SNAP hanno chiesto alla Chiesa cattolica di adottare una politica di tolleranza zero , che preveda la rimozione permanente di un sacerdote dal ministero ecclesiastico anche per un singolo abuso sessuale ammesso o accertato secondo le leggi ecclesiastiche. Questa è la politica adottata nella Chiesa statunitense al culmine dello scandalo statunitense del 2002, ma non è affatto adottata altrove.

    La questione si sta svolgendo in tempo reale a Roma, mentre i cardinali si riuniscono: il cardinale peruviano Juan Luis Cipriani Thorne, 81 anni, è stato visto in alta uniforme cardinalizia entrare e uscire dalla Città del Vaticano, nonostante sia stato sanzionato dal Vaticano per presunti abusi su minore. Cipriani non è ammesso al conclave perché ha più di 80 anni, ma ha partecipato alle riunioni pre-conclave questa settimana.

    A gennaio, il Vaticano ha confermato l’esistenza di sanzioni disciplinari nei confronti di Cipriani, il primo cardinale dell’Opus Dei, a seguito di accuse di abusi sessuali . Le sanzioni includevano l’obbligo di lasciare il Perù e restrizioni alla sua attività pubblica e all’uso delle insegne. Il Vaticano ha affermato che in alcune occasioni gli era consentito derogare a tali sanzioni.

    Alla domanda sul perché Cipriani si presentasse come cardinale e partecipasse, il portavoce vaticano Matteo Bruni ha affermato che le norme vaticane relative alle riunioni pre-conclave sono chiare. Le regole, ha detto, prevedono che tutti i cardinali debbano partecipare a meno che non abbiano “legittimi impedimenti”, che includono “questioni personali o fisiche”.

    Cipriani, che vive a Madrid e Roma, ha definito le accuse “completamente false”.

    Bruni ha affermato che la questione degli abusi è stata discussa questa settimana dai cardinali durante le discussioni pre-conclave, tra le altre sfide che la Chiesa si trova ad affrontare.

    All’inizio di quest’anno, SNAP ha lanciato un’iniziativa online, Conclave Watch, per fornire informazioni sui singoli cardinali e sui loro precedenti. Il gruppo afferma che, dal lancio, sopravvissuti provenienti da Figi, Tonga, Belgio, Francia, Sudafrica, Malawi, Italia, Canada e Stati Uniti si sono messi in contatto per ottenere ulteriori informazioni.

    L’iniziativa esamina i cardinali considerati candidati al papato in base ai loro precedenti nella gestione di casi di abusi sessuali, incluso se siano stati coinvolti nell’insabbiamento dei casi, nonché la loro accettazione della legge di tolleranza zero proposta da SNAP ed ECA.

    “I sopravvissuti agli abusi non vogliono vedere un altro conclave che elegge un papa che ha protetto e coperto i colpevoli del clero”, ha affermato Sarah Pearson, portavoce di SNAP.

    https://apnews.com/article/vatican-conclave-abuse-pope-b882375878b2f33c5a53c1dc9e345356

  • In Vaticano scoppia il caso Cipriani, cardinale sanzionato per abusi che partecipa alle riunioni pre-Conclave

    In Vaticano scoppia il caso Cipriani, cardinale sanzionato per abusi che partecipa alle riunioni pre-Conclave

    All’indomani della rinuncia del cardinale Becciu a partecipare al Conclave, in Vaticano esplode un nuovo caso che rischia di scuotere le fondamenta della Santa Sede. Protagonista, questa volta, è il cardinale peruviano Juan Luis Cipriani, membro dell’Opus Dei e già arcivescovo di Lima, che nel 2019 fu sanzionato da Papa Francesco per accuse ritenute dal Santo Padre credibili di abusi su minori risalenti ai primi anni ’80.

    Nonostante le restrizioni imposte da un precetto penale papale – tra cui il divieto di indossare abiti cardinalizi e di partecipare ad attività pubbliche – Cipriani è apparso a Roma in abiti da cardinale, partecipando alle congregazioni generali e visitando la camera ardente del Pontefice in San Pietro. Un gesto che, secondo alcuni osservatori, rappresenterebbe un atto di palese disobbedienza verso il Papa.

    Le immagini della sua presenza a Roma sono state trasmesse dai media peruviani, sollevando interrogativi sull’efficacia delle misure disciplinari vaticane. La sala stampa vaticana, interpellata più volte da El Pais e dai media peruviani, non ha chiarito se Cipriani stia effettivamente violando il precetto. Il portavoce Matteo Bruni ha ammesso che “non si conoscono i dettagli delle sanzioni” e che al momento “non ci sono ulteriori informazioni da fornire”.

    Tuttavia lo stesso Bruni lo scorso 26 gennaio aveva confermato le misure disciplinari nei confronti del porporato peruviano. “Esistono e sono ancora valide e vigenti”, aveva spiegato Bruni, ricordando che “dopo l’accettazione della sua rinuncia da arcivescovo di Lima”, al cardinale “è stato imposto un precetto penale con alcune misure disciplinari relative alla sua attività pubblica, al luogo di residenza e all’uso delle insegne”. Il provvedimento in questione è stato “firmato e accettato” da Cipriani.

    Il cardinale, che ha 81 anni e quindi non ha più diritto di voto al Conclave, ha già violato le disposizioni papali recandosi a gennaio a Lima per ricevere un’onorificenza pubblica, consegnata dal sindaco Rafael López Aliaga, anch’egli membro dell’Opus Dei. Dopo le rivelazioni di El País, Cipriani aveva reso pubbliche lettere in cui accusava il Papa di averlo condannato senza ascoltarlo.

    Il suo comportamento è stato duramente criticato anche dall’attuale arcivescovo di Lima, Carlos Castillo, che ha invitato l’ex porporato a “rinunciare alle giustificazioni vane e ad accettare la verità”. Lo stesso Castillo potrebbe sollevare formalmente la questione nelle congregazioni generali.

    Il caso Cipriani riporta al centro dell’attenzione una domanda scomoda: quanto pesano davvero le questioni legate agli abusi nel processo di scelta del nuovo Pontefice? Nonostante l’impegno di Papa Francesco, una parte della Curia continua a resistere alla piena trasparenza e alle riforme. Il cardinale Cipriani non è l’unico porporato controverso presente in Vaticano in questi giorni. Anche il cardinale statunitense Roger Mahony, accusato di aver coperto oltre 100 casi di abusi a Los Angeles, è stato visto partecipare a funzioni ufficiali. Inserito tra i nove cardinali incaricati del rito di chiusura della bara del Papa, la sua presenza ha sollevato le proteste delle associazioni delle vittime.

    L’organizzazione Bishop Accountability, che documenta casi di abusi nella Chiesa, ha denunciato duramente la presenza di Cipriani e Mahony: “È una presa in giro per le vittime. Se la Chiesa vuole essere credibile, deve impedire la partecipazione di cardinali macchiati da accuse credibili”.

    https://www.fanpage.it/attualita/in-vaticano-scoppia-il-caso-cipriani-cardinale-sanzionato-per-abusi-che-partecipa-alle-riunioni-pre-conclave/

  • INVITO – Conferenza stampa 6 maggio ore 11 presso Stampa estera in Italia

    INVITO – Conferenza stampa 6 maggio ore 11 presso Stampa estera in Italia

    Martedì 6 maggio ore 11 presso la Sala Stampa dell’Associazione della Stampa estera

    1. Analizzeremo i vuoti legislativi che hanno impedito l’applicazione in Italia delle direttive e delle norme promulgate da Papa Francesco.
    2. Presentazione del database iCODIS, i dati nazionali, regionali e provinciali sugli abusatori, gli abusati. L’annuario dal 2000 a oggi, numeri davvero elevati soprattutto in assenza di una commissione di inchiesta governativa. Oggi la cosiddetta punta dell’iceberg conta in Italia più di 1000 preti offender, 4500 sopravvissuti con una incidenza percentuale del 3,32% ma ciò che di più preoccupa sono i casi mai arrivati alla Giustizia italiana.
    3. Proiezione di un breve video (6 min.) con le dichiarazioni di alcuni familiari delle vittime del Coordinamento Famiglie della Rete L’ABUSO.
    4. L’eredità di Papa Francesco, cosa aspetta al nuovo pontefice?
    5. Livello dell’informazione in Italia

    Introduce

    • Francesco Zanardi – Presidente della Rete L’ABUSO

    Interverranno

    • L’avvocato Mario Caligiuri – Osservatorio Permanente Rete L’ABUSO
    • L’avvocato Eleanna Parasiliti – Difensore Antonio Messina (caso don Rugolo mons. Gisana)
    • Antonio Messina – Vittima don Giuseppe Rugolo
    • Pierelisa Rizzo – ANSA
    • Monica Sansoni – Garante per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza Regione Lazio
    • Federico Tulli – Giornalista

    L’evento è fissato per martedì 6 maggio ore 11 presso la Sala Stampa dell’Associazione della Stampa estera Palazzo Grazioli, Via del Plebiscito, 102, 00186 Roma RM

    Info e accrediti

    accrediti@retelabuso.org

    Cell. 3927030000

    In streaming su ASSOCIAZIONE DELLA STAMPA ESTERA

     

  • L’assai incorretta informazione e l’inaccettabile sentenza su don Marelli

    L’assai incorretta informazione e l’inaccettabile sentenza su don Marelli

    Nel verdetto della diocesi Ambrosiana che pare più “uno scherzo da preti” si legge che don Samuele Marelli viene spogliato dell’abito sacerdotale per i prossimi cinque anni che sembrano quasi una vacanza dove non avrà neppure più l’onere della messa.

    Viene imposta «la proibizione di risiedere nel territorio dell’Arcidiocesi di Milano», «dell’esercizio pubblico del ministero sacerdotale», sempre per cinque anni, oltre al divieto perpetuo di «cercare contatti volontari con minori, se non alla presenza di un accompagnatore maggiorenne», quest’ultimo provvedimento molto fantasioso, a meno che l’Arcivescovo di Milano Mario Delpini non intenda “scortarlo” 24/24 a vita.

    Non una parola riguardo le vittime di don Marelli.

    Detta così è di certo inaccettabile per chiunque e rasenta il ridicolo, ma non è così.

    Vediamo il perché.

    Partiamo dall’equivoco indotto da molti prodotti giornalistici, alcuni persino ben fatti ma tutti contengono un’incorrettezza che genera un macroscopico equivoco di fondo che li rende forvianti, facendoli puntualmente terminare con nessuna soluzione al problema.

    Questo accade quando il prodotto giornalistico, in quanto tale sfora dalle competenze giornalistiche, totalmente assente di una analisi tecnica che un giornalista per quanto bravo raramente ha.

    Ma partiamo da una base corretta perché l’errore è generato da un pensiero incorretto dove lo Stato, in questo caso l’Italia, viene visto dall’autore come se l’Italia fosse un’estensione dello Stato Pontificio le cui leggi possono essere applicate.

    Questo è un gravissimo errore perché va ricordato che ogni stato al mondo ha le sue leggi basate sulla propria costituzione e se pur diverse sono tuttavia compatibili in quanto si basano sul diritto della persona, cioè del cittadino.

    C’è un solo Stato al mondo che ha una carta costituzionale incompatibile con il resto del mondo, questo Stato è quello Pontificio la cui costituzione si basa sul diritto di Dio e il cittadino in questo caso non ha un diritto ma un dovere.

    La costituzione dello Stato del Vaticano sono i dieci comandamenti e se quasi nessuno nota questo, basta leggere uno dei motu propri in materia, prendiamo l’ultimo il Vox Estis lux mundi dove all’articolo 1 è chiaramente scritto “* un delitto contro il VI comandamento del decalogo commesso con violenza o minaccia o mediante abuso di autorità, o nel costringere qualcuno a realizzare o subire atti sessuali”.

    Per chi non sapesse il sesto comandamento del decalogo (dieci comandamenti) è “non commettere atti impuri”, cioè un peccato contro Dio dove la persona è colei che ha un dovere nel non commetterlo.

    L’esatto opposto di quello che accade in tutte le altre leggi al mondo dove l’oggetto del danno è la persona che viene abusata contro la quale quindi, viene commesso un crimine.

    Credo che il concetto adesso sia chiarissimo, quanto la sospensione per cinque anni di don Marelli, una sanzione sufficiente per la chiesa a scontare il peccato commesso.

    Vi domanderete adesso come si risolve il crimine subito dall’abusato?

    Anche qui la risposta è semplicissima, ci deve pensare lo Stato, non quello Pontificio ma quello italiano. Altro passaggio che puntualmente viene dimenticato ed è a causa di ciò che nell’immaginario collettivo delle illustrazioni giornalistiche crea quell’imperdonabile equivoco.

    Un problema particolarmente italiano dove i governi non hanno mai proferito parola e adeguato le leggi, minore all’estero dove magari anche li si sottolinea poco la doppia struttura giudiziaria che tuttavia viene compensata dal fatto che esistano contrariamente all’Italia leggi che compensano evitando il problema.

    Esemplare il caso di Piero Brogi, un italiano abusato in Italia, che da anni vive in Francia dove è stato risarcito dalla conferenza episcopale francese.

    Questo fa capire che i provvedimenti di Papa Francesco sono stati recepiti laddove le leggi dello stato sono adeguate, mentre in Italia i vuoti legislativi sono tali da aver concesso alla conferenza episcopale la libertà non solo di non fare un’inchiesta governativa, ma ad oggi di non parlare neppure lontanamente di risarcimenti alle vittime.

  • Preti pedofili, le associazioni delle vittime contro Papa Francesco

    Preti pedofili, le associazioni delle vittime contro Papa Francesco

    L’accusa di alcune associazioni: “Contro gli abusi da Papa Francesco solo belle parole”

    Gli occhi del mondo sono puntati sulla città leonina. Domani mattina la salma di Papa Francesco verrà traslata a San Pietro, dove i fedeli potranno renderle omaggio fino a venerdì. Sabato, invece, il funerale del pontefice argentino. Numerosi leader mondiali hanno già annunciato la propria presenza e non si contano gli attestati di affetto. Intanto fremono in curia i preparativi per il conclave che designerà il nuovo successore di Pietro.

    C’è però chi di Papa Francesco tratteggia un ritratto meno lusinghiero. È il caso di alcune associazioni che rappresentano le vittime dei preti pedofili. A cominciare dalla Rete L’abuso – Sopravvissuti agli abusi sessuali del clero, che ha pubblicato ieri un comunicato redatto da Cristina Balestrini.

    “Oggi alle 7.35 è morto Papa Francesco – si legge nella nota – Un Papa che ha parlato tantissimo di pedofilia, forse il pontefice che ne ha parlato di più, che ha scritto di più su questo tema. Ha fatto anche un Motu Proprio per ‘gestire’ gli insabbiatori, ovvero i Vescovi che hanno protetto i sacerdoti accusati di pedofilia. Grandi complimenti da tutto il mondo, sempre e comunque. Ma l’onestà intellettuale di approfondire queste infinite ‘parole o scritti’ non è stata colta da nessuno. Le voci ‘fuori dal coro’ sono scomode, non sono politicamente corrette. Nessuno ha osato dire che erano solo BELLE PAROLE”.

    “Chiesa allo sbando attende un pastore che sappia davvero purificarla”

    Dopo quest’attacco, sono seguiti i “ringraziamenti”, ovviamente caustici.

    “GRAZIE per aver parlato tanto di pedofilia – dicono gli estensori – senza aver fatto nulla di concreto per contrastarla. GRAZIE per aver lasciato credere di essere vicino alle vittime dei preti pedofili, ma di non aver mai incontrato quelle ‘scomode’ che le avrebbero ricordato il fallimento del suo pontificato in questo ambito. GRAZIE per aver lasciato che le Diocesi si attrezzassero sul tema della pedofilia clericale, ovviamente in difesa dei preti pedofili e non delle vittime. GRAZIE per aver raccontato al mondo una bella favola su quello che la Chiesa starebbe facendo contro la pedofilia, illudendo i fedeli. GRAZIE per aver affrontato il tema dei Vescovi insabbiatori, senza aver preso alcun provvedimento concreto nemmeno davanti a prove inconfutabili”.

    “GRAZIE – prosegue la denuncia dell’associazione – per aver tollerato che ogni Diocesi scrivesse di essere vicina ‘alla vittima e ai suoi familiari’ nel momento in cui un ‘caso’ usciva sui giornali, senza aver approfondito l’inutilità di tale frase perché totalmente scollata dalla realtà. GRAZIE per aver contribuito alla perdita della Fede di ogni vittima di prete pedofilo (e di questo ne risponderà davanti a Dio: la chiesa stessa – volutamente scritto minuscolo – che allontana i fedeli da Dio ha una responsabilità enorme!). GRAZIE per aver tollerato che nelle Parrocchie si diffondesse un clima di ostilità nei confronti delle vittime che avevano osato denunciare, prendendo sempre e comunque la difesa del prete o lasciando che si insinuassero dubbi sulla credibilità del denunciante”.

    “GRAZIE per non avere avuto la minima idea della ferita profonda che ogni sua parola su questo tema ha provocato in ogni vittima – conclude il comunicato – GRAZIE per la sua totale sottovalutazione su questo tema, e per aver permesso che questa piaga si diffondesse sempre di più. GRAZIE per aver permesso il reintegro dei sacerdoti (i pochi che hanno scontato la pena) senza rendersi conto che ‘un pedofilo non guarisce’. Ci fermiamo qui. Preghiamo per Lei, Santo Padre, semplicemente perché ne ha un gran bisogno. E preghiamo Dio che conceda a questa Chiesa allo sbando un Pastore che sappia davvero purificarla”.

    Dalla Nuova Zelanda: “Papato di Francesco è stato una tragedia”

    Gli attacchi a Papa Francesco, ovviamente, non provengono solo dalla penisola. Particolarmente attiva in tal senso è la neozelandese Rete dei sopravvissuti agli abusi dei preti (Survivors Network of those Abused by Priests – SNAP).

    In un articolo dall’eloquente sottotitolo, I sopravvissuti piangono la tragedia del papato di Francesco, SNAP punta i riflettori sia sull’imminente conclave che sul passato di Papa Francesco.

    “Il prossimo papa – si legge – deve istituire una legge di tolleranza zero per gli abusi sessuali che escluda immediatamente dal ministero il clero e i leader che hanno occultato gli abusi e imponga una supervisione indipendente sui vescovi. Deve usare la sua autorità per attuare cambiamenti istituzionali fondamentali che pongano fine alla pratica sistematica degli abusi sessuali e al loro occultamento”.

    Secondo SNAP, è fondamentale che il prossimo pontefice non abbia “precedenti di insabbiamento di abusi sessuali”. Per l’associazione neozelandese Papa Francesco non era esente da tale colpa. “A causa della sua storia di occultamento di abusi in Argentina, Francesco non ha mai avuto la credibilità necessaria per rivedere la gestione dei casi di abusi sessuali da parte del Vaticano”.

    Una pratica, quella di occultare e insabbiare i casi di abusi, che Bergoglio avrebbe continuato, sempre secondo SNAP, nel corso del suo pontificato. L’elenco di episodi denunciati è in effetti inquietante, seppur limitato a quelli più eclatanti.

    Nel mirino, oltre ai singoli casi, anche la strategia adottata complessivamente. Nonostante i proclami e le promesse di una svolta, spiega l’associazione neozelandese, “Nessuna delle riforme o iniziative di Francesco ha prodotto una vera e propria ‘tolleranza zero” verso gli abusi, né ha posto fine alla cultura di estrema segretezza e controllo che li rende possibili’.

    https://www.italiareportusa.com/ultimissime/preti-pedofili-le-associazioni-delle-vittime-contro-papa-francesco/

  • Preghiamo per il Papa… ma non lo santifichiamo! – Comunicato congiunto Rete L’ABUSO Coordinamento Famiglie

    Preghiamo per il Papa… ma non lo santifichiamo! – Comunicato congiunto Rete L’ABUSO Coordinamento Famiglie

    Oggi alle 7.35 è morto Papa Francesco.

    Un Papa che ha parlato tantissimo di pedofilia, forse il pontefice che ne ha parlato di più, che ha scritto di più su questo tema. Ha fatto anche un Motu Proprio per “gestire” gli insabbiatori, ovvero i Vescovi che hanno protetto i sacerdoti accusati di pedofilia. Grandi complimenti da tutto il mondo, sempre e comunque.

    Ma l’onestà intellettuale di approfondire queste infinite “parole o scritti” non è stata colta da nessuno. Le voci “fuori dal coro” sono scomode, non sono politicamente corrette. Nessuno ha osato dire che erano solo BELLE PAROLE.

    Noi familiari delle vittime dei preti pedofili vogliamo esprimere il nostro ringraziamento a Papa Francesco:

    • GRAZIE per aver parlato tanto di pedofilia, senza aver fatto nulla di concreto per contrastarla
    • GRAZIE per aver lasciato credere di essere vicino alle vittime dei preti pedofili, ma di non aver mai incontrato quelle “scomode” che le avrebbero ricordato il fallimento del suo pontificato in questo ambito
    • GRAZIE per aver lasciato che le Diocesi si attrezzassero sul tema della pedofilia clericale, ovviamente in difesa dei preti pedofili e non delle vittime
    • GRAZIE per aver raccontato al mondo una bella favola su quello che la Chiesa starebbe facendo contro la pedofilia, illudendo i fedeli
    • GRAZIE per aver affrontato il tema dei Vescovi insabbiatori, senza aver preso alcun provvedimento concreto nemmeno davanti a prove inconfutabili
    • GRAZIE per aver tollerato che ogni Diocesi scrivesse di essere vicina “alla vittima e ai suoi familiari” nel momento in cui un “caso” usciva sui giornali, senza aver approfondito l’inutilità di tale frase perché totalmente scollata dalla realtà
    • GRAZIE per aver contribuito alla perdita della Fede di ogni vittima di prete pedofilo (e di questo ne risponderà davanti a Dio: la chiesa stessa – volutamente scritto minuscolo – che allontana i fedeli da Dio ha una responsabilità enorme!)
    • GRAZIE per aver tollerato che nelle Parrocchie si diffondesse un clima di ostilità nei confronti delle vittime che avevano osato denunciare, prendendo sempre e comunque la difesa del prete o lasciando che si insinuassero dubbi sulla credibilità del denunciante
    • GRAZIE per non avere avuto la minima idea della ferita profonda che ogni sua parola su questo tema ha provocato in ogni vittima
    • GRAZIE per la sua totale sottovalutazione su questo tema, e per aver permesso che questa piaga si diffondesse sempre di più
    • GRAZIE per aver permesso il reintegro dei sacerdoti (i pochi che hanno scontato la pena) senza rendersi conto che “un pedofilo non guarisce”.

    Ci fermiamo qui. Preghiamo per Lei, Santo Padre, semplicemente perché ne ha un gran bisogno.

    E preghiamo Dio che conceda a questa Chiesa allo sbando un Pastore che sappia davvero purificarla.

    Cristina Balestrini (a nome del Coordinamento dei Familiari delle Vittime)

  • Papa Francesco è morto. I sopravvissuti neozelandesi agli abusi della Chiesa cattolica rispondono

    Papa Francesco è morto. I sopravvissuti neozelandesi agli abusi della Chiesa cattolica rispondono

    Bergoglio è stato un personaggio significativo sulla scena mondiale. Tuttavia, purtroppo la sua gestione dei casi di abusi sessuali, sebbene considerevolmente migliore rispetto ai suoi predecessori, non è stata impressionante secondo laRete dei sopravvissuti agli abusi dei sacerdoti (SNAP) ad Aotearoa in Nuova Zelanda.

    SNAP Aotearoa riferisce:

    • Secondo le vittime argentine, Papa Francesco, quando era arcivescovo metropolita di Buenos Aires dal 1998 al 2013, ha taciuto sugli abusi sessuali su minori da parte del clero in Argentina. Non ha mai offerto scuse o risarcimenti alle vittime.

    Nel 2010, Bergoglio ha commissionato un rapporto per scagionare Julio Grassi, un importante sacerdote argentino condannato per abusi sessuali su minori. Sotto Bergoglio, la Chiesa cattolica argentina ha tentato direttamente di influenzare le opinioni della magistratura in vista dell’udienza di appello di Grassi.

    Nel 2013, papa Francesco si è rifiutato di rispondere alle accuse di aver riabilitato l’ex cardinale Theodore McCarrick dalle sanzioni imposte dal suo predecessore Joseph Ratzinger.

    Nel 2015, Francesco ha attirato critiche significative per aver sostenuto il vescovo cileno Juan Barros accusato di aver coperto casi di abusi sessuali della Chiesa cattolica in Cile, compresi i crimini contro minori. prima di rispondere in modo più appropriato.

    Nel 2019, nonostante le promesse di “tolleranza zero”, Papa Francesco ha mantenuto il vescovo cattolico neozelandese Charles Drennan in disgrazia negli status clericali ed episcopali dopo che Drennan si è dimesso dalla diocesi di Palmerston North per cattiva condotta sessuale. Ancora oggi Drennan rimane vescovo. Gli appelli a papa Francesco per la laicizzazione di Dennan sono stati ignorati.

    Sempre nel 2019, mentre Papa Francesco è stato applaudito per aver revocato la legge sulla riservatezza del Vaticano (Segreto Pontificio) sui casi di abusi sessuali del clero, non ha mai chiesto conto ai suoi vescovi neozelandesi per l’uso di clausole di riservatezza nel loro processo di denuncia nazionale Te Houhanga Rongo/A Path To Healing, ora screditato.

    • Nel novembre 2022, Papa Francesco non è riuscito a privare il cardinale francese Jean-Pierre Ricard del suo status e dei suoi privilegi cardinalizi dopo che Ricard ha ammesso di aver abusato sessualmente di una ragazza di 14 anni negli anni ’80.
    • Nel 2022 e nel 2023, Francesco non ha mai risposto alle grida delle vittime e dei sopravvissuti agli abusi nella sua chiesa in Nuova Zelanda, che lo hanno contattato direttamente più volte implorandolo di intervenire per fermare gli abusi secondari inflitti loro dai vescovi cattolici e dai leader delle congregazioni della Nuova Zelanda. Tuttavia, le lettere dei sopravvissuti non sono state prese in considerazione e le loro sofferenze sono state ignorate.
    • Nel 2023, le promesse di responsabilità di Papa Francesco sono state nuovamente minate dopo che il sacerdote sloveno Marko Rupnik è stato accusato di molteplici casi di abusi sessuali.
    • Nel 2024, dopo che la Royal Commission of Inquisight della Nuova Zelanda ha raccomandato ai leader religiosi delle istituzioni in cui si sono verificati gli abusi di ammettere l’illecito e di scusarsi, Papa Francesco non ha ammesso alcun illecito o scusa.

    Nel complesso, le azioni di Papa Francesco nell’affrontare gli abusi clericali e religiosi nella sua Chiesa sono in conflitto con le sue parole. Su altre questioni, è stato generalmente una forza per il bene nel mondo. “Tuttavia, non viviamo più in tempi in cui possiamo giustificare importanti leader mondiali che hanno fallito la società su una questione così importante come la giustizia per i bambini vittime di violenza sessuale”, ha detto il portavoce di SNAP Aotearoa, il dottor Christopher Longhurst.SNAP Aotearoa spera che il prossimo papa affronti la questione degli abusi nella Chiesa cattolica in modo più onesto, dando priorità ai bisogni delle vittime e dei sopravvissuti e ritenendo responsabili i vescovi cattolici neozelandesi e i leader delle congregazioni.