Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Papa Francesco

  • Un fascicolo in procura per accertare le responsabilità omissive del clero su don Nicola Corradi

    Un fascicolo in procura per accertare le responsabilità omissive del clero su don Nicola Corradi

    Sette pagine di denuncia, più di 80 di allegati in un articolato fascicolo depositato pochi giorni fa dalla Rete L’ABUSO presso gli uffici dell’Autorità Giudiziaria di Verona, altri due, meno corposi sono stati invece inviati ai p.m. argentini Gustavo Stroppiana e Fernando Cartasegna.

    Nei fascicoli si espongono una serie di elementi rilevanti e si chiede che vengano ravvisate le eventuali responsabilità omissive attribuibili alle gerarchie ecclesiastiche.

    Una serie di informazioni degne di nota ma mai denunciate formalmente all’Autorità Giudiziaria che oggi, dopo l’arresto di don Nicola Corradi avvenuto a fine novembre in Argentina, è il caso di prendere in seria considerazione.

    Anche se nel 2012 la Conferenza Episcopale Italiana ha sollevato i vescovi dall’obbligo della denuncia, questi non potranno sottrarsi alle responsabilità riferite al secondo comma dell’articolo 40. c.p. secondo il quale “Non impedire un evento, che si ha l’obbligo giuridico di impedire, equivale a cagionarlo”.

    E’ quanto emerge anche dall’ ordinanza del GIP Fiorenza Giorgi del Tribunale di Savona dell’8 maggio 2012, che ha ravvisato la responsabilità di un vescovo, Dante Lafranconi il quale pur essendo a conoscenza dei reati commessi da uno dei suoi sacerdoti, nulla ha fatto per impedire che questo continuasse ad abusare di minori.

    In questo caso le responsabilità omissive vanno ricercate non per forza nella diocesi o nel suo legale rappresentante, ma nella figura del responsabile giuridico al quale don Nicola Corradi, assegnato all’Istituto Provolo, era affidato. La diocesi resta comunque colei che in tutti questi anni si è proposta come referente nel raccogliere le varie denunce, promuovendo a riguardo anche tutta una serie di iniziative. Va quindi chiarito anche quale sia stato il suo ruolo nella vicenda.

    Altro punto che è doveroso chiarire, anche per la credibilità della stessa Commissione di Inchiesta Vaticana, è la presunta alterazione di un documento (vedi foto a sinistra) denunciata da Gianni Bisoli, uno degli ex allievi.

    Questa ipotesi troverebbe conferma anche grazie al ritrovamento di una vecchia pagella scolastica (foto a destra) che smentirebbe la data di dimissione di Bisoli dall’Istituto Provolo riportata nella scheda personale, che secondo Bisoli sembrerebbe essere contraffatta.

    La vicenda di Bisoli solleva perplessità sull’utilità e soprattutto per chi, di quella Commissione Vaticana perché Bisoli – che tra le altre cose è una presunta vittima di don Nicola Corradi che denunciò anche in quella sede – fu giudicato inattendibile da quella commissione che al tempo stesso non ha mai voluto argomentare né a Bisoli né all’Associazione Sordi Provolo, le motivazioni, la logica che hanno portato a ritenere Bisoli inattendibile.

    Da tempo gli ex allievi e l’Associazione Sordi Provolo, ai quali inizialmente era stato promesso l’accesso alla documentazione personale prodotta durante quella commissione, lamentano che malgrado le varie richieste, ciò non gli sia ancora stato concesso. Per il momento si sono dovuti accontentare di uno scarno resoconto datato 24 novembre 2012 dal quale scompare anche il nome di don Nicola Corradi e nel quale al punto n. 8 si dichiara che “Fr. Lino Gugole è affetto da una grave forma di alzheimer che lo rende del tutto incapace di intendere e di volere è ricoverato presso la Casa di riposo presso l’Ospedale di Negrar per cui nessun provvedimento, stante la sua condizione, è stato preso nei suoi confronti”.

    La cosa che stride è che stando al necrologio, Fr. Lino Gugole risulta sia deceduto il 31 agosto 2011, un anno e mezzo prima di quel documento ed è strano che questo venga collocato tra i sacerdoti “tuttora viventi e appartenenti all’istituto”.

    Una serie di fatti, distrazioni, incomprensioni forse dovute solo a una insufficiente comunicazione da parte della diocesi nei confronti degli ex allievi , fatti sui quali però adesso è d’obbligo fare chiarezza anche perché oltreoceano si parla di altre 60 presunte vittime.

    Con onestà va preso atto che il caso di Don Corradi che possiamo tranquillamente definire un disastro annunciato, è anche la prova vivente del fallimento dei provvedimenti attuati fino ad ora dal Vaticano per arginare la pedofilia.

    Questo caso era da anni anche nella conoscenza della Santa Sede, nel 2009 era stata fatta un’indagine da parte della diocesi, nel 2010 una commissione d’inchiesta voluta dal Vaticano, nel 2014 uscì pubblicamente in un video dal titolo “J’accuse delle vittime italiane in un videomessaggio a Papa Francesco”, nel quale appariva già il nome di don Corradi, oltre ad una lettera (a sinistra) del 20 ottobre 2014 indirizzata al vescovo Giuseppe Zenti, inviata in copia anche a Papa Francesco e alla Congregazione per la Dottrina della Fede nella quale emergono i nomi di 14 sacerdoti accusati di molestie, tra questi anche don Nicola Corradi. Quella lettera fu consegnata nuovamente il 28 ottobre 2015 da una delle vittime direttamente nelle mani di papa Francesco. (vedi foto a destra)

    Anche quel video che conteneva le richieste di 17 vittime italiane tra cui alcuni ex allievi del Provolo,  fu prodotto dalla Rete L’ABUSO e con un testo allegato fu recapitato in Vaticano all’attenzione di papa Francesco. Ma nessuno ha mai risposto a quelle vittime.

    Sentire oggi Papa Francesco dichiarare che “La chiesa piange per il dolore procurato dai sacerdoti” è inaccettabile e oltraggioso, non solo per le vittime ma per tutti coloro che ancora credono nella chiesa.

    Da anni la nostra associazione ritiene che l’unica via percorribile sia quella di denunciare questi crimini all’autorità giudiziaria del paese in cui gli abusi sono stati commessi. Basterebbe che papa Francesco inserisse per i vescovi l’obbligo della denuncia. Basterebbe…

    Non dimentichiamo che nel 2014 anche la Commissione Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza condannò pesantemente la condotta del Vaticano, fece precise raccomandazioni, a oggi ancora tutte inevase dalla Santa Sede.

    Tra quelle anche l’apertura degli archivi all’Autorità Giudiziaria, che probabilmente avrebbe fermato anche don Corradi.

    Le autorità ecclesiastiche hanno dimostrato di non essere all’altezza di intervenire, nemmeno di fronte a un caso palesemente noto come quello di don Nicola Corradi.

    Il Vaticano ha sempre rifiutato qualunque dialogo con le vittime e con le associazioni che le tutelano e oggi, continuare a minimizzare i fatti è uno stile di difesa francamente inaccettabile.

    L’Ufficio di Presidenza della Rete L’ABUSO

    Continua…..

    Si ringraziano in ordine di comparsa i protagonisti vittime del video;

    Giada Vitale, Erik Zattoni, Enzo M., Mirko Gabossi, Alessandro Vavassori, Roberto Nicolick, Salvatore Domolo, Francesco Zanardi.

    Per l’Istituto Antonio Provolo di Verona;

    Alda Franchetto, Giuseppe Consiglio, Gianni Bisoli, Alessandro Vantini, Dario Laiti, Pierpaolo Zanatta, Loretta Ferrari, Moreno Corbellari.

    Corrispondente della Rete L’ABUSO e rappresentante di 21 vittime in Argentina; Giulietta Añazco.

  • Quella lettera consegnata nelle mani di Bergoglio che denunciava don Nicola Corradi e altri 14 preti

    Quella lettera consegnata nelle mani di Bergoglio che denunciava don Nicola Corradi e altri 14 preti

    Tre fascicoli e decine di documenti che dimostrano nero su bianco quello che le autorità ecclesiastiche sapevano dei preti accusati di molestie al Provolo di Verona, questo è quanto è stato depositato pochi giorni fa presso la Procura della Repubblica di Verona e che tra pochi giorni sarà anche nella disponibilità dei due PM argentini che stanno indagando su don Nicola Corradi.

    Tre denunce nelle quali si chiede all’Autorità Giudiziaria che vengano verificate ed eventualmente ravvisate una serie di ipotesi di reato tra cui le responsabilità omissive delle gerarchie ecclesiastiche che senza dubbio sapevano dal 2009 della pericolosità di quel prete.

    Il primo precedente in Italia si creò nel 2012 a Savona quando il giudice per le indagini preliminari Fiorenza Giorgi ravvisò le pesanti responsabilità omissive di un vescovo, Dante Lafranconi il quale pur sapendo delle tendenze pedofile di uno dei suoi sacerdoti nulla fece per impedire che questi continuasse ad abusare di altri minori.

    Il principio giuridico che in Italia incastrò il monsignore lo troviamo nel secondo comma dell’articolo 40 del codice penale che recita “non impedire un evento che sia ha l’obbligo giuridico di impedire, equivale a cagionarlo”.

    Questo principio giuridico, anche se in una formula differente e ancora poco sviluppata, lo troviamo nell’articolo 108 del codice penale argentino che a quanto ci conferma anche l’avvocato Carlos Lombardi da un po’ di tempo la giurisprudenza argentina sta discutendo nelle varie forme di applicazione e che potrebbe costare caro ai responsabili giuridici del Provolo argentino e delle diocesi di Mendoza e La Plata.

    Chissà se Bergoglio quando era arcivescovo di Buenos Aires fu anche lui informato sullo scandalo dell’Istituto Provolo di Verona e chissà se sapeva della pericolosità di don Corradi.

    Ma diventato Papa fu informato, ben tre volte e non solo su don Corradi ma anche su almeno altri 14 preti accusati di abusi dagli ex allievi del Provolo, ma volle far finta di niente e oggi la Santa Sede sprofonda in un vergognoso e assordante silenzio tipico della chiesa che vive ancora di sole chiacchere e proclami a mezzo stampa ma si dimentica puntualmente il passo più importante, i fatti.

    Il 9 maggio 2014 una delle testate di informazione più quotate d’Italia “TGcom 24 Mediaset” divulgò un video prodotto dalla Rete L’ABUSO che fu ripreso da tutte le testate nazionali italiane e da molte altre in tutto il mondo, indirizzato proprio a Papa Francesco.

    In quel video recapitato alla Segreteria di Stato del Vaticano, 17 vittime tra cui anche alcuni ex allievi dell’Istituto Provolo di Verona ed un elenco di nomi tra cui quello di don Nicola Corradi.

    Ma nessuno rispose mai a quelle vittime e così il 20 ottobre dello stesso anno l’Associazione Sordi Provolo di Verona inviò una lettera raccomandata al vescovo di Verona Giuseppe Zenti, alla Congregazione per la Dottrina della Fede e a Papa Francesco. In quella lettera nero su bianco ancora una volta il nome di Corradi e di altri 14 preti accusati di abusi, quattro di questi nascosti in Argentina.

    La stessa lettera fu consegnata ancora una volta, il 28 ottobre 2015, questa volta direttamente nelle mani di Papa Francesco da una delle vittime del Provolo, Giuseppe C. (foto a destra).

    Sentire oggi Papa Francesco dichiarare che “La chiesa piange per il dolore procurato dai sacerdoti” è oltraggioso, verso le vittime e verso tutti coloro che ancora si fidano della chiesa.

    Il materiale allegato alle denunce e inviato alle tre autorità giudiziarie è tutto inedito e assume una grande importanza sotto l’aspetto investigativo perché permette agli inquirenti di ricostruire importanti passaggi di questo ennesimo scandalo.

    E’ anche triste vedere che malgrado la pesantissima pronuncia che la Commissione Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza fece nei confronti del Vaticano nel 2014, la chiesa continui a tutelare la sua immagine a qualunque costo fregandosene delle vittime e delle associazioni che le tutelano con le quali ha sempre rifiutato qualunque tipo di dialogo.

    La gestione dei preti pedofili non può più rimanere nelle mani delle gerarchie ecclesiastiche e se Papa Francesco vuole davvero affrontare seriamente il problema ha un’unica via, quella di inserire per i vescovi l’obbligo della denuncia e affidare questi casi all’autorità giudiziaria dei paesi dove i crimini vengono commessi.

    Francesco Zanardi

    Presidente della Rete L’ABUSO

  • Pedofilia, Papa Francesco: “Chiesa piange per il dolore procurato dai sacerdoti”

    Pedofilia, Papa Francesco: “Chiesa piange per il dolore procurato dai sacerdoti”

    “Persone che avevano la responsabilità della cura di questi bambini hanno distrutto la loro dignità. Deploriamo questo profondamente e chiediamo perdono. Ci uniamo al dolore delle vittime e a nostra volta piangiamo il peccato. Il peccato per quanto è successo, il peccato di omissione di assistenza, il peccato di nascondere e negare, il peccato di abuso di potere. Anche la Chiesa – aggiunge Francesco – piange con amarezza questo peccato dei suoi figli e chiede perdono. Oggi, ricordando il giorno dei Santi Innocenti, voglio che rinnoviamo tutto il nostro impegno affinché queste atrocità non accadano più tra di noi”.

    Bisogna quindi trovare “il coraggio necessario per promuovere tutti i mezzi necessari e proteggere in tutto la vita dei nostri bambini perché tali crimini non si ripetano più. Facciamo nostra chiaramente e lealmente la consegna ‘tolleranza zero’ in questo ambito“.

    La gioia cristiana “non è una gioia che si costruisce ai margini della realtà, ignorandola o facendo come se non esistesse. La gioia cristiana nasce da una chiamata – la stessa che ricevette san Giuseppe – a ‘prendere’ e proteggere la vita, specialmente quella dei santi innocenti di oggi. Il Natale è un tempo che ci interpella a custodire la vita e aiutarla a nascere e crescere; a rinnovarci come pastori coraggiosi. Questo coraggio che genera dinamiche capaci di prendere coscienza della realtà che molti dei nostri bambini oggi stanno vivendo e lavorare per garantire loro le condizioni necessarie perché la loro dignità di figli di Dio sia non solo rispettata, ma soprattutto difesa. Non lasciamo che rubino loro la gioia. Non ci lasciamo rubare la gioia, custodiamola e aiutiamola a crescere”, è l’esortazione del Papa.

    “Facciamo questo – conclude – con la stessa fedeltà paterna di san Giuseppe e tenuti per mano da Maria, la Madre della tenerezza, perché non ci si indurisca il cuore”.

  • Pedofilia, “Commissione del Vaticano scagionò religiosi con prove false”

    Pedofilia, “Commissione del Vaticano scagionò religiosi con prove false”

    Alla Commissione d’inchiesta istituita dal Vaticano per indagare sugli abusi nei confronti dei bambini sordomuti all’Istituto Antonio Provolo di Verona sarebbero stati prodotti “documenti falsi” per chiudere il caso. Lo denuncia a ilfattoquotidiano.it l’ex allievo del Provolo Gianni Bisoli, uno dei testimoni chiave che ha reso note le violenze commesse da numerosi sacerdoti e laici nella scuola religiosa tra gli anni ’60 e il 1984, facendo esplodere uno dei più gravi scandali di pedofilia in Italia. Diventato un caso internazionale dopo l’arresto in Argentina, lo scorso 26 novembre, del sacerdote veronese Nicola Corradi, inviato nelle sedi dell’istituto Provolo in Sudamerica negli anni ’60.

    Nel 2009, in una dichiarazione sottoscritta insieme ad altri ex studenti, Bisoli aveva rivelato di aver subìto abusi sessuali anche da monsignor Giuseppe Carraro, vescovo di Verona dal 1958 al 1978: “Dall’età di 11 anni fino ai 13 anni sono stato più volte accompagnato nell’appartamento del vescovo di Verona, Mons. Giuseppe Carraro – scriveva Bisoli nella sua denuncia – dove il vescovo stesso mi ha sodomizzato e ha preteso altri giochi sessuali”.

    La Commissione del Vaticano che l’ha ascoltato nel 2010 però l’ha dichiarato “inattendibile”, contestando le date di ammissione e di dimissione dalla scuola da lui indicate per datare gli episodi di violenza. Bisoli aveva sostenuto di essere uscito dal Provolo nel giugno del 1964, mentre un documento proveniente dagli archivi della scuola riportava che la sua dimissione sarebbe avvenuta un anno prima, il 20 giugno 1963: il testimone dunque, secondo i giudici, non avrebbe potuto subire dal vescovo le violenze denunciate in quanto non sarebbe stato più alunno della scuola religiosa. Ora il caso si riapre: “Ho trovato la pagella originale tra le carte di mia madre – spiega Bisoli – e la data di uscita è quella che avevo dichiarato: 27 giugno 1964”. Bisoli aveva denunciato nel 2009 anche il prete veronese Nicola Corradi, arrestato il 30 novembre scorso per abusi sessuali sui minori in Argentina, dove era stato inviato negli anni ’60 dalla sede del Provolo di Verona: ma la posizione di Corradi non è stata mai esaminata dalla Commissione.

    I due documenti a confronto.

     

    Nonostante nella sentenza conclusiva venga attribuita una grande importanza alle date dichiarate da Bisoli per valutare la sua attendibilità, le carte in questione sono state prodotte nel corso dell’ultima audizione. Secondo la ricostruzione del legale dell’Associazione Sordi “Antonio Provolo”, che ha assistito gli ex allievi che hanno denunciato gli abusi, il presidente della Commissione ha mostrato a Bisoli “la fotocopia di un documento” proveniente dagli archivi dell’Istituto Provolo in cui era riportata la data di dimissione del 20 giugno 1963. “Bisoli rimase molto sorpreso e spiazzato da quella carta – racconta l’avvocato Paolo Tacchi Venturi – non seppe dare una spiegazione e non fu mai risentito sul punto”.

    Il ritrovamento della pagella originale ora potrebbe cambiare il giudizio sulle dichiarazioni di Bisoli. Contattato da ilfattoquotidiano.it, il presidente della Commissione d’inchiesta del Vaticano, l’ex giudice del Tribunale di Verona Mario Sannite, commenta così i due documenti a confronto: “Posso pensare che sia come dice il signor Bisoli, cioè che questo documento sia falso. E d’altra parte lo vediamo un po’ tutti. È una grafia diversa da quella precedente. Sembra che sia cancellato e che sia stato riscritto questo ’20 giugno 1963’. C’è qualcosa che lascia immaginare che prima fosse scritta una data diversa”. Tuttavia Sannite difende l’operato della Commissione da lui presieduta: “Ci sono altri elementi che hanno portato a dichiarare l’inattendibilità di Bisoli e questo fatto non può quindi sconvolgere le conclusioni della Commissione, che sono da ritenere completamente scisse”.

    Per l’Associazione Sordi “Antonio Provolo” quanto accaduto in Commissione è “gravissimo e questa prova rende pienamente attendibili le sue dichiarazioni – ha sottolineato il presidente, Giorgio Dalla Bernardina – mentre inficia indelebilmente l’operato della Commissione”. Tra i sacerdoti denunciati da Bisoli figurava anche don Corradi, arrestato dalla polizia argentina per pedofilia, ma la posizione del sacerdote non è mai stata esaminata dalla Commissione. Nel frattempo, l’ex vescovo di Verona Carraro (morto nel 1980) è stato dichiarato “servo di Dio” dalla Congregazione della cause dei santi il 17 luglio 2015 dopo il via libera di Papa Francesco.

    Decisiva per riprendere il processo di beatificazione dell’alto prelato è stata proprio l’archiviazione delle accuse nei suoi confronti, grazie all’“attitudine alla mendacia” attribuita a Bisoli dalla Commissione. Ricevendo le conclusioni dell’inchiesta, il Vaticano aveva scritto: “Non ritenendo fondate le predette accuse, questa Congregazione [della dottrina della fede, ndr] invita codesto Dicastero [per le cause dei santi, ndr] a procedere al completamento della Positio in questione”.

    Da anni i legali delle vittime e dei testimoni sentiti dalla Commissione chiedono alla Curia di Verona i verbali delle audizioni e gli atti del fascicolo senza riuscire ad ottenerli. Ma sul caso degli abusi la Curia veronese sembra rispettare la consegna del silenzio. “La Provvidenza ha fatto sì che attraverso un riesame accurato e competente si sia arrivati alla sua completa riabilitazione [di mons. Carraro, ndr]”, scrive il vescovo di Verona Giuseppe Zenti riferendosi al suo predecessore, in un documento del 2013 di cui ilfattoquotidiano.it è in grado di rivelare il contenuto. Poi un’indicazione precisa sul comportamento da tenere: “Ognuno sostiene l’altro nel momento della difficoltà e del pericolo – continua monsignor Zenti rivolgendosi ai suoi sacerdoti – evitando anzitutto ogni possibile pettegolezzo nel caso in cui si venga a conoscere qualche situazione di turbolenza. Quando anche uno solo è investito da uno tsunami, tutti dobbiamo soccorrerlo, impegnandoci tutti alla riservatezza”.

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/12/27/pedofilia-commissione-del-vaticano-scagiono-religiosi-con-prove-false/3280935/

  • Argentina, la «casetta di Dio»  dove violentavano i bambini

    Argentina, la «casetta di Dio» dove violentavano i bambini

    Si allarga lo scandalo dell’Istituto cattolico Antonio Provolo e del sacedote Corradi. Cinque arresti. «Denunce anche in Italia ma la gerarchia contro di lui non fece nulla»

    di Sara Gandolfi

    Si riapre in Argentina lo scandalo della «casita de Dios». Era chiamata così la piccola cappella con il ritratto della Madonna, sul retro dell’istituto cattolico Antonio Provolo, nella provincia di Mendoza, su cui emergono, giorno dopo giorno, nuovi particolari da brivido. Le bambine e i bambini volevano urlare, disperati, cercando aiuto mentre i due preti cattolici abusavano di loro, ma nessuno poteva sentirli: in quella scuola erano tutti sordomuti e comunque l’edificio di calle Boedo a Luján de Cuyo era molto isolato. Eppure qualcuno si era accorto che qualcosa di strano avveniva là dentro, attraverso le fessure gli altri bambini guardavano i loro amichetti che venivano violentati, ripetutamente. Ma non potevano raccontarlo a nessuno.

    Le testimonianze fra Italia e Argentina
    Le testimonianze raccolte dal giudice inquirente Fabricio Sidoti sugli abusi compiuti tra il 2007 e il 2008 su bambini tra i 6 e i 12 anni sono di per sé agghiaccianti, ma la vicenda è ancor più inquietante perché secondo gli inquirenti — e le denunce delle vittime – il Vaticano conosceva le inclinazioni pedofile di almeno uno di quei preti criminali e non ha fatto nulla per fermarlo. Decine di studenti dell’Istituto Provolo di Verona, in Italia, erano stati abusati per anni e tra i loro aguzzini figurava uno dei religiosi arrestati in novembre in Argentina. «Il Vaticano sapeva almeno dal 2009, quando le vittime italiane raccontarono pubblicamente gli abusi subiti – ricorda l’agenzia Ap -. Nel 2014, scrissero direttamente a Papa Francesco accusando per nome 14 preti e religiosi laici dell’istituti, tra cui il reverendo Nicola Corradi». E’ lo stesso sacerdote, trasferito nelle sedi argentine del Provolo, denunciato ora da 24 ex studenti argentini. Assieme a lui, oggi 82 enne, sono finiti in novembre agli arresti il prete Horacio Corbacho, 56 anni, un ex allievo e due impiegati dell’istituto per «violenze sessuali aggravate e corruzione di minori».

    La commissione d’inchiesta

    Gli ex allievi dell’istituto veronese, che oggi hanno tra i 55 e i 65 anni, hanno convissuto per tutta la vita con il ricordo di quanto subito, fra gli anni Cinquanta e la prima metà degli anni Ottanta. Finché, sette anni fa, dopo un tentativo di negoziato fallito con la diocesi di Verona, decisero di denunciare pubblicamente 12 preti e 3 laici. Il Vaticano istituì una commissioni di inchiesta che ha comminato a cinque sacerdoti la pena più lieve, l’ammonizione canonica. Su don Corradi, che nel frattempo si era trasferito in Argentina, nulla. Fino all’esplosione dello scandalo in Argentina. Per la stampa locale, il sacerdote sarebbe stato trasferito all’epoca dai superiori nel Paese sudamericano proprio per allontanarlo dalle voci che lo circondavano in Italia.

    Le lettere a Francesco

    Lo scandalo sfiora anche Papa Francesco che, tra il 1998 e il 2013, era vescovo di Buenos Aires e apparentemente ignorò le lettere inviata dalle vittime italiane. Soltanto lo scorso febbraio monsignor Angelo Becciu, sostituto per gli affari generali della Segreteria di Stato, ha confermato che il Vaticano ha ricevuto le due missive delle presunte vittime di Verona e di aver girato la loro proposta di una commissione indipendente d’inchiesta alla Conferenza episcopale italiana. «Dal Papa in giù…. tutta la gerarchia della Chiesa cattolica sapeva», ha detto all’Ap una delle vittime argentine, parlando con la lingua dei segni.

    Il giudice Sidoti

    A Luján le bambine e i bambini venivano sedati, con la complicità di un ospite disabile e del giardiniere dell’istituto, e quindi violentati per via vaginale (le bambine) e rettale, costretti a sesso orale e «carezze» in ogni parte del corpo. Alcune testimonianze, riportate dall’Ap, sono talmente dure che preferiamo non riportarle: erano trattati come o addirittura peggio di bambole di gomma. Il giudice Sidoti è sicuro che altre vittime romperanno presto il muro del silenzio. Il Vaticano, per ora, ha rifiutato di commentare. Al contrario dei fatti di Verona, caduti in prescrizione, i presunti abusi in Argentina sono ancora perseguibili per legge e potrebbero portare a condanne fino a 50 anni di carcere.

    http://www.corriere.it/esteri/16_dicembre_23/argentina-casetta-dio-dove-violentavano-bambini-b424c3f0-c91b-11e6-bac6-8c33946b31a6.shtml

  • La rotta italo-argentina dei preti pedofili, tra coperture e silenzi delle gerarchie

    La rotta italo-argentina dei preti pedofili, tra coperture e silenzi delle gerarchie

    Giampaolo Petrucci

    38792 BUENOS AIRES-ADISTA. Sono ben 22 le denunce di violenza sessuale su minori piovute sulla testa di don Nicola Corradi (82 anni) e di p. Horacio Corbacho (55 anni), in manette dal 28 novembre scorso e finiti dietro le sbarre nel carcere argentino di Boulogne Sur Mer. Secondo le scioccanti testimonianze raccolte durante l’inchiesta che ha portato all’arresto, Corradi e Corbacho avrebbero abusato, insieme ad altri due collaboratori arrestati insieme a loro, di dodici studenti dell’Istituto Antonio Provolo per l’educazione dei sordomuti di Luján de Cuyo, località in provincia di Mendoza, tra il 2007 e il 2009.

    A rimbalzare sulle cronache da una parte all’altra dell’oceano è soprattutto la vicenda di don Corradi, che ha radici lontane e ammantate di malcelato mistero. Le diplomazie argentine si sono infatti mobilitate per chiarire le circostanze del trasferimento del prete italiano, scoprendo che Corradi era stato trasferito in Argentina negli anni ’90, dopo accuse simili di abusi perpetrati, tra il 1955 e il 1984, insieme ad altri 24 religiosi, su un centinaio di minori non udenti, affidati dalle famiglie povere del Nord-Est alle loro cure presso l’omonimo istituto “caritativo” veronese.

    Il “caso Provolo” era esploso in Italia nel 2009, in seguito ad un’inchiesta dell’Espresso, che si fece megafono delle vittime riunite dopo decenni nell’Associazione sordomuti Antonio Provolo per rompere finalmente il silenzio. I contenuti dell’inchiesta avevano portato alla luce un orrore davvero difficile da raccontare (v. Adista Notizie n. 13/09). All’indomani della pubblicazione dell’inchiesta, i membri della neonata associazione si dovettero scontrare contro il muro difensivo eretto dal vescovo di Verona, mons. Giuseppe Zenti, e contro le sue dichiarazioni al vetriolo diffuse in conferenza stampa. «Ci vogliono prove concrete», accusava allora Zenti (Corriere del Veneto, 16 luglio 2010) e «non ipotesi che riportano fantasie aberranti». Il vescovo aveva poi palato di «montature e menzogne», definendo «casi psichiatrici» i sordomuti che avevano rilasciato testimonianze, e aveva poi accusato il presidente della Onlus Giorgio Dalla Bernardina di aver plagiato gli ex studenti del Provolo per vendicarsi di un contenzioso sulla gestione di alcune proprietà della Compagnia di Maria. Alle accuse di Zenti, Dalla Bernardina aveva replicato con una querela, poi ritirata in seguito ad un confronto tra i due e alle scuse del prelato. Ma soprattutto alla promessa di indire una commissione vaticana ad hoc, che nel 2011 ha poi confermato l’impianto accusatorio contro i religiosi del Provolo. Nonostante i risultati dell’indagine, dei 26 preti riconosciuti come pedofili, una dozzina erano già deceduti, mentre gli altri – i cui reati per la legge italiana erano ormai caduti in prescrizione – hanno subito solo pene considerate blande dalle vittime e hanno continuato a esercitare il ministero tra l’Italia e l’Argentina. I documenti di quella commissione, tra l’altro, non sono stati consegnati alle vittime, i quali al momento ne hanno ricevuto solo una sintesi.

    Infine, la stampa veronese e argentina riferisce in questi giorni che, stando alle indagini, don Corradi potrebbe essersi macchiato di altri casi di pedofilia appena giunto in Argentina, a La Plata, dove la congregazione della Compagnia di Maria gestisce un’altra struttura simile.

    E mentre nei dintorni dell’istituto argentino è esplosa la protesta di piazza guidata dai genitori dei piccoli sordomuti che chiedono verità e giustizia, anche sui social è vibrata la denuncia al grido di #NiUnAbusoMas.

    Chiesa insensibile e irresponsabile

    SNAP (Survivors Network of those Abused by Priests) è la prima e più grande rete di vittime dei religiosi pedofili (non più e non solo cattolici); è stata fondata negli Stati Uniti nel 1988 e oggi conta oltre 20mila iscritti. In una dichiarazione del primo dicembre scorso, il direttore di SNAP, David Clohessy, denuncia «l’incoscienza dei funzionari del Vaticano, tra cui anche papa Francesco», che «ha evidentemente consentito a un prete predatore di aggredire sessualmente altri bambini semplicemente spostandolo altrove. Questa sempre più documentata tendenza (un numero crescente di bambini e bambine vengono molestati da preti che vanno all’estero in cerca di nuove vittime) è uno degli aspetti più preoccupanti e irresponsabile» del modo in cui la Chiesa affronta la piaga della pedofilia al suo interno. Don Corradi, denuncia Clohessy, è stato accusato di pedofilia in Italia, non è stato punito dal Vaticano, e oggi si scopre che probabilmente ha continuato ad abusare di minori anche in Argentina. Al Provolo di Mendoza sono intervenute le autorità laiche locali, impedendo ai religiosi dell’istituto di entrare in contatto con i minori, aggiunge il direttore di SNAP, ma la giusta tutela delle vittime «da parte di funzionari del governo è in netto contrasto con le azioni chiaramente insensibili dei funzionari della Chiesa».

    Anche le dichiarazioni episcopali fanno storcere la bocca ai direttore di SNAP: «L’ufficio dell’arcivescovo locale ha espresso solidarietà alle vittime e ha dichiarato di voler cooperare con le autorità. Siamo molto scettici», perché l’arcivescovo di Mendoza, Carlos Maria Franzini, potrebbe fare i nomi di tutti i preti sospettati di pedofilia; e perché potrebbe recarsi personalmente in ogni chiesa o scuola per visitare le vittime «e offrire loro conforto e sostegno». Ma questo difficilmente si verifica, conclude Clohessy, perché i vescovi preferiscono fare il meno possibile e lasciare che le cose non escano allo scoperto. Il comunicato di SNAP si conclude con un appello alla responsabilità anche per il papa: «Francesco deve pubblicamente spiegare perché i vertici della Chiesa locale, a quanto pare, hanno lasciato che questo orrore accadesse». Francesco dovrebbe poi intervenire con provvedimenti credibili (riduzione a stato laicale, rimozione, punizione e denuncia alle autorità) contro tutti i preti pedofili. Dovrebbe infine «prendere misure immediate, pubbliche ed efficaci, per garantire che si interrompa il trasferimento internazionale di preti» dalla dubbia integrità morale e su cui aleggiano sospetti.

    Francesco risponda

    Contro il papa e le gerarchie vaticane c'è anche il dito puntato della Rete l'Abuso Onlus, associazione italiana di vittime dei preti pedofili e osservatorio permanente sui crimini sessuali commessi in Italia dai membri del clero. «Bergoglio sapeva da tempo di don Nicola Corradi e dei precedenti in Italia», afferma il portavoce della Rete, Francesco Zanardi, in un commento del 12 dicembre sul sito test.retelabuso.org/. «Non possiamo dimostrare che Bergoglio fosse informato su Corradi quando era arcivescovo di Buenos Aires – precisa Zanardi – ma possiamo di certo dichiarare che Bergoglio nel 2014 fu informato anche di Corradi e che la Chiesa ne era al corrente, almeno dal 2009», quando il “caso Provolo” era ormai esploso anche a livello internazionale. Nel 2014, chiarisce, 17 vittime di preti pedofili, tra cui comparivano anche ax alunni del Provolo di Verona, hanno inviato alla Segreteria di Stato vaticana un video-messaggio con la loro testimonianza. In quel video si faceva chiaramente il nome di don Nicola Corradi e di altri sacerdoti implicati e si denunciava con forza la strategia dei trasferimenti da un istituto all'altro sull'asse Italia-Argentina.

    * Immagine di Milliped, tratta dal sito Commons Wikimedia, licenza e immagine originale. La foto è stata ritagliata. Le utilizzazioni in difformità dalla licenza potranno essere perseguite.

    http://www.adista.it/articolo/56915

  • Le vittime dei preti pedofili chiedono giustizia

    Le vittime dei preti pedofili chiedono giustizia

    Lo scandalo dell’82enne Don Nicola Corradi è diventato un caso internazionale, ma quella del sacerdote italiano è una vecchia storia: fino agli anni ’80 infatti avrebbe abusato sessualmente di bambini sordomuti all’Istituto Provolo di Verona. Il passato torna a galla e le vittime dei preti pedofili chiedono giustizia.

    Nicola Corradi è stato arrestato in Argentina per reati di abuso sessuale aggravato. I terribili fatti sarebbero accaduti all’interno dell’Istituto Provolo per bambini sordomuti a Mendoza, in Argentina. Il sacerdote Corradi, prima del trasferimento in Argentina, avrebbe abusato sessualmente di bambine e bambini all’Istituto di Verona. In Italia i sacerdoti coinvolti in questa atroce vicenda, compreso Don Corradi, non hanno subito però alcuna conseguenza giuridica. Com’è possibile tutto ciò?

    Gli abusi perpetrati a Verona hanno segnato per sempre la vita delle vittime, oggi ormai persone adulte, che oggi tornano a chiedere giustizia. Un passo avanti sarebbe la creazione di una commissione indipendente dal Vaticano in materia di abusi sessuali, tuttora inesistente. Nonostante le lettere e le richieste fatte dalle vittime, anche a Papa Francesco, per ora il Vaticano non ha fatto nulla.

    Le vittime, alle quali non è stato pagato alcun risarcimento, verranno almeno ascoltate? Sputnik Italia ha raggiunto per una testimonianza Marco Lodi Rizzini, portavoce dell’Associazione sordi “Antonio Provolo”, che raccoglie le vittime della triste e scandalosa vicenda. — Don Corradi prima di essere mandato in Argentina era coinvolto in una storia orribile a Verona. Ce ne può parlare? — A Verona si è parlato di Nicola Corradi tardivamente. Corradi è rimasto a Verona quando era ancora chierico e appena diventato prete. Poi è andato in Argentina, in quel periodo è stato denunciato da alcuni sordi per violenze che avrebbe perpetrato a Verona. — Sono state fornite diverse testimonianze da parte delle vittime. Che cosa accadeva esattamente nell’Istituto Provolo di Verona? — Si trattava di atti sessuali, dalle masturbazioni alle sodomizzazioni. — I crimini contestati ai preti dell’Istituto Provolo sono andati in prescrizione. Questi preti e sacerdoti in Italia non hanno subito alcuna conseguenza giuridica? Sono stati almeno allontanati dalla struttura? — Questi preti non hanno subito alcuna conseguenza giuridica. Alcuni di questi soggetti sono morti, sei di questi preti sono ancora presso l’Istituto Provolo, che ha diverse sedi, fra cui anche in Argentina. Sono preti anziani e vivono comunque a Verona. — Sono a contatto con i bambini? — Vivono nell’Istituto e sono a contatto con i ragazzi! — Le vittime che hanno testimoniato sugli abusi subiti ora sono cresciute, sono persone già adulte. Che cosa chiedono oggi? — Oggi le vittime hanno dai 55 anni ai 65 anni. Queste persone vogliono che finalmente si faccia giustizia. Corradi in Argentina è stato finalmente arrestato. In Italia noi abbiamo chiesto al Papa a più riprese per iscritto che venissero sconsacrate le chiese dove sono stati perpetrati gli abusi e che i preti venissero buttati fuori dal clero, che venissero spretati, visto che non è possibile perseguirli giudizialmente. — Anche il risarcimento alle vittime per i danni subiti sarebbe una cosa da fare, no? — Certo, abbiamo ora intenzione di andare alla Corte dei Diritti Umani a Bruxelles e poi vedere che cosa accade. Tenga presente che nel 2011 il Vaticano ha richiesto una commissione d’inchiesta che abbiamo concordato di fare, è stata fatta ed è durata 3 mesi. Dopo un anno e mezzo il Vaticano, tramite la Congregazione della Fede ci ha scritto una lettera: il Vaticano ha riconosciuto che gli abusi erano stati fatti. Ha dato delle pene a questi preti, molto edulcorate però. — Di quali pene si tratta? — Esercizi spirituali, preghiere ecc.

    — Questa brutta vicenda non è l’unica nel panorama degli abusi perpetrati in Istituti, Case di affidamento, il Forteto è un’altra vicenda scandalosa.

    — Sì, ci sono tante realtà. La nostra che abbiamo denunciato presso la Sala Stampa del Parlamento Italiano nel gennaio 2009 è stata definita il più grosso scandalo denunciato in Italia. La denuncia in Italia era molto importante perché in Italia c’è il Vaticano. Noi abbiamo parlato con Papa Francesco l’anno scorso in ottobre, abbiamo parlato 7 minuti nella Giornata dell’Handicap in San Pietro. Abbiamo chiesto che fosse istituita una commissione indipendente per far luce su tutti gli abusi che ci sono stati in Italia e conseguentemente nel mondo. Abbiamo chiesto che la CEI e la Congregazione della Fede aprissero gli archivi e dessero la possibilità di vedere quello che c’è dentro. Ci hanno risposto a febbraio per iscritto tramite il Monsignor Becciu, dicendoci che avrebbero passato la pratica al Cardinal Bagnasco, presidente della CEI. Ad oggi non sappiamo ancora nulla. — Secondo voi quindi sarebbe necessaria la creazione di una commissione ad hoc per indagare sui casi di abusi sessuali perpetrati dai preti.

    — Sì, una commissione indipendente dal Vaticano, perché l’attuale commissione che hanno con tanta pompa istituito non è assolutamente approdata a nulla.

    — Per il momento quindi in Italia non vengono effettuati dei controlli negli Istituti religiosi, lo Stato non vi può entrare dentro? — Da quello che sappiamo non ci sono controlli. — Speriamo si faccia luce al più presto sulla vicenda. — Innanzitutto per le vittime, perché hanno rovinato la vita a queste persone, abbiamo casi in cui gente violentata, abusata dai 6 ai 12 anni, arrivata ai 60 anni ha ancora gli incubi per quello che è successo. L’opinione dell’autore può non coincidere con la posizione della redazione.

  • «L’istituto Provolo  ora deve lasciare  l’Argentina»

    «L’istituto Provolo ora deve lasciare l’Argentina»

    Il garante per i diritti e la protezione dei portatori di handicap di Mendoza (ovest dell’Argentina) ha chiesto che i responsabili religiosi della sede locale dell’Istituto per sordomuti Provolo, con base a Verona, lascino la provincia (entità federale), dopo lo scandalo per gli abusi sessuali commessi da due sacerdoti, uno dei quali italiano, attualmente detenuti.

    «L’istituto ha perso ogni autorità morale e, sebbene non sia obbligato legalmente a farlo, dovrebbe consegnare la sua sede allo Stato ed andarsene», ha detto Juan Carlos Gonzalez al quotidiano locale Los Andes, aggiungendo che sarebbe meglio «evitare un sequestro da parte dello Stato, perchè questo vorrebbe dire che alla fine chi paga sono gli abitanti locali».

    Gonzalez si è presentato come parte civile nell’inchiesta aperta contro un chierichetto, due impiegati amministrativi e due sacerdoti dell’istituto – uno dei quali, l’82/enne Nicola Corradi, è italiano – per presunti abusi pedofili ai danni di almeno 22 minorenni sordomuti. Corradi era già noto per gli abusi che aveva commesso nella sede di Verona dell’Istituto per sordomuti Provolo, le cui vittime si sono organizzate per chiedere giustizia a Papa Francesco e alla Chiesa.

    Lo stesso istituto dispone di un’altra sede in Argentina, a La Plata – capitale della provincia di Buenos Aires – da dove era arrivate Corradi nel 1996, e le autorità di Mendoza hanno annunciato che la procura locale si è messa in contatto con quella di La Plata per accertare se non si sono registrati abusi anche in quella regione.

    http://www.larena.it/territori/citt%C3%A0/l-istituto-provolo-ora-deve-lasciare-l-argentina-1.5355563

  • Cacciato dall’Italia, ma in Argentina “il don fa il pedofilo”

    Cacciato dall’Italia, ma in Argentina “il don fa il pedofilo”

    Di Andrea Tornago

    La chiamavano“la casita de Dios”, ma quell’edificio accanto alle aule di scuola dove i figli delle famiglie povere restavano a dormire, di notte diventava la casa degli orrori. Si riapre a Mendoza, in Argentina, il caso degli abusi sui minori sordomuti all’Istituto Antonio Provolo, scuola religiosa di Verona che ha due sedi anche in Sudamerica, finita al centro di uno dei più gravi scandali di pedofilia in Italia. Nella stanza di don Nicola Corradi, sacerdote veronese di 82 anni trasferito nelle sedi argentine del Provolo negli anni 60, all’inizio di dicembre la polizia di Mendoza ha trovato materiale pornografico e 30 mila euro in contanti. Il religioso è finito agli arresti insieme al prete 56enne Horacio Corbacho e a tre impiegati dell’istituto, accusati di “violenze sessuali aggravate e corruzione di minori”per episodi avvenuti a Mendoza dal 2007.

    SECONDO L’INCHIESTA del procuratore Fabricio Sidoti, i minori tra i 6 e i 17 anni venivano sedati e violentati nella casetta con la complicità di un ospite disabile e del giardiniere dell’istituto. Don Corradi era già stato coinvolto nel caso di pedofilia scoppiato in Italia nella sede veronese della congregazione religiosa nel 2009. Il suo nome compariva nella lista dei 12 preti e dei 3 laici denunciati dagli ex allievi dell’Istituto Provolo di Verona, con l’accusa di aver costretto i bambini sordomuti a subire masturbazioni, sesso orale e atti di sodomia. Con il ricordo di quelle violenze, che risalirebbero a un periodo compreso tra glianni60e la prima metà degli anni 80 –reati che ormai sarebbero prescritti sia per la legge italiana che per il diritto canonico –gli ospiti del Provolo hanno convissuto silenziosamente per anni. Nel 2009 le prime denunce, in seguito alle qua li il Vaticano ha istituito una commissione d’inchiesta che ha comminato a quattro sacerdoti la pena più lieve, quella dell’ammonizione canonica. Tra questi non compare don Corradi, il cui nome sparisce nei meandri del l’inchiesta vaticana. Fino ai fatti di pochi giorni fa in Argentina. L’arresto dei due sacerdoti all’Istituto Provolo di Mendoza ha suscitato grande clamore in tutto il Paese. Il presidente della Commissione Esteri del Senato argentino, Julio Cobos, ha chiesto al ministro degli Esteri di acquisire con urgenza presso le autorità ecclesiastiche “in formazioni sulle verifiche compiute per la pratica d’ingresso, permanenza e radicamento dei sacerdoti Nicola Corradi e Horacio Corbacho nella Repubblica Argentina”.

    PER LASTAMPA argentina, don Corradi sarebbe stato trasferito dai superiori religiosi in Sudamerica per coprire gli abusi commessi in Italia. Le associazioni delle vittime chiamano in causa anche Papa Francesco, che non avrebbe spezzato “l’asse dell’impunità tra Italia e Argentina”quando era vescovo di Buenos Aires, tra il 1998 e il 2013. Prima di essere assegnato nel 1996 a Mendoza, dove un documento della sede di Verona nel 2001 lo qualifica come vicedirettore e primo consigliere, don Corradi aveva insegnato all’Istituto Provolo di La Plata (Buenos Aires). E anche in quella città, dopo l’arresto dei giorni scorsi, sono cominciate ad arrivare denunce di abusi commessi negli anni 90. Il vescovo di Verona, Giuseppe Zenti, si è detto “pronto a collaborare con le autorità argentine”. Ma i documenti della Commissione d’in chiesta del Vaticano, presieduta su richiesta della Curia veronese dall’ex giudice scaligero Mario Sannite, non si possono consultare. “Siamo in possesso di una sentenza della magistratura che conoscono in pochi – ha dichiarato Zenti – che diminuisce la consistenza dei fatti”.

    NO N OS TAN TE  la richiesta del Fatto però, la Curia di Verona si rifiuta di rendere noto il documento “per evitare ulteriori reazioni”. Nel novembre del 2012 il vicario giudiziale del vescovo aveva scritto ai legali degli ex allievi dell’Istituto Provolo di Verona, chiedendo perdono alle vittime e alle famiglie: “Alcuni di coloro che erano chiamati a proteggere dei ragazzi provati dalla vita scriveva don Giampietro Mazzoni –ne hanno abusa t o ”. Riferendo gli esiti delle indagini della Commissione, don Mazzoni aveva reso noto che “alcuni religiosi, tra i più pesantemente accusati, erano stati dimessi dall’Istituto in ragione dei loro comportamenti”tra il 1962 e il 1963, date che coincidono con l’invio in Argentina di don Nicola Corradi. Insieme a lui, secondo le vittime dell’Istituto Provolo, anche un altro sacerdote veronese e due laici accusati di abusi in Italia sarebbero ancora attivi in Argentina.

    Cacciato-dallItalia-ma-in-Argentina-il-don-fa-il-pedofilo_-Il-Fatto-Quotidiano

    http://www.ilfattoquotidiano.it/premium/articoli/cacciato-dallitalia-ma-in-argentina-il-don-fa-il-pedofilo/

  • Francesco sapeva che nel Provolo si rifugiano abusatori e non ha mai fatto niente

    Francesco sapeva che nel Provolo si rifugiano abusatori e non ha mai fatto niente

    Daniel Satur @saturnetroc

    Da quando i preti Nicola Corradi (82 anni) ed Horacio Corbacho (55 anni) sono stati detenuti in Luján de Cuyo accusati di abuso sessuale e corruzioe di minori, ogni giorno escono delle novità. In queste ore si è conosciuta la prima vittima che accusa Corradi di avere commesso questi stessi delitti ma nella sede dell’Istituto Provolo de La Plata. Si tratta di Daniel Sgardelis, di 42 anni, il quale ha studiato nel Provolo platense tra il 1982 ed il 1991. Corradi ha vissuto e “lavorato” lì, secondo varie fonti, tra il 1984 e 1997.

    Sgardelis è nato e vive in Tartagal (Salta) ed ha già confermato che viaggerà alla capitale bonaerense (Buenos Aires) per esporre la sua relazione davanti al Pubblico Ministero che si occupa del caso a livello locale. Inoltre di avere sofferto da bambino attacchi diretti da parte di Corradi, l’uomo afferma che in questi anni sono state varie le vittime.

    Nell’indagine giudiziale che si svolge in Mendoza si era già parlato dei due casi avvenuti in La Plata, luogo per il quale Corradi e Corbacho sono passati vari anni prima di radicare nella provincia cuyana. Resta da sapere se Sgardelis è uno di questi due casi oppure sarebbe una terza vittima “platense” che si assommerebbe alle (fino ad ora) 22 vittime mendocine.

    Voti di silenzio

    Per il momento la gerarchia ecclesiastica rimane cauta. Poco e niente hanno detto gli uomini che abitano le alte cime dell’istituzione. Solo poche definizioni del presidente della Conferenza Episcopale Argentina, José María Arancedo, per il quale “la Chiesa non può occultare questi delitti gravi, né chiudere le porte alla Giustizia”. Ed un paio di comunicati dell’arcivescovo di La Plata, Héctor Aguer, elaborati con l’unico obiettivo di togliersi qualunque responsabilità dalla schiena, anche a costo di falsificare atti della realtà. Detto sia a proposito, Aguer prega che se qualcuno vuole denunciare abusi sofferti nel passato da preti, faccia la denuncia davanti al Vicariato della Giustizia del suo Arcivescovato e non prima del Potere Giudiziale. Un amico.

    Secondo Arancedo, “quando si prende una piccola luce gialla, bisogna agire, bisogna prendere carte nell’argomento”. Se non si stesse riferendo alla pedofilia praticata sistematicamente dai clerici e laici che lavorano nelle parrocchie e collegi si potrebbe dire che Arancedo è un audace. Ma nel paese nel quale la Chiesa ha benedetto il genocidio di quattro decadi fa senza avere mai chiesto perdono né avere consegnato i suoi massimi responsabili alla giustizia, né aperto i tenebrosi archivi del Vicariato castrense, le parole di Arancedo offendono.

    Una lunga storia di silenzio sepolcrale spiega, in parte, che oggi la gerarchia cattolica copra, azzittisca e persino muova cielo e terra per far sì che nessuno parli delle aberrazioni commesse dietro le porte dei suoi edifici. Ma è sufficiente che salti un punto di questa completa sutura per far sì che suppuri la marcescenza. E, con essa, appaiano le vittime e gli aguzzini.

    Nicola “l’italiano”

    In nessuna delle biografie di Jorge Bergoglio figura il dato che sia daltonico. Se così fosse, i suoi accoliti potrebbero ben spiegare che il papa non ha avuto l’opportunità di individuare le “luci gialle” delle quali parla Arancedo. Sarebbe uno scherzo di cattivo gusto, chiaro. Ma nemmeno questa scusa può salvare Francesco perché da sette anni (almeno) in Vaticano il nome di Nicola Corradi appare relazionato direttamente con atti di abuso e maltrattamento su bambini e bambine sordomuti. E come si è già stato detto, da 32 anni Corradi vive in Argentina.

    Nicola Corradi in La Plata, tre decadi fa (nella foto insieme a Daniel Sgardelis), ed in Mendoza, pochi giorni fa quando è stato arrestato

    Può non avere saputo l’allora arcivescovo di  Buenos Aires, Jorge Bergoglio, che una commissione d’indagine creata dal Papa Ratzinger aveva certificato nel 2009 che Corradi aveva abusato di bambine e bambini tra il 1955 ed il 1984 nell’Istituto Provolo di Verona? Può non avere saputo il cardinale Bergoglio che questo Corradi era lo stesso che dal 2007 dirigeva la sede di Mendoza di questa istituzione?

    Se entrambe le domande avessero qualche possibilità di ricevere una risposta negativa, ce ne sono altre più complicate. Perché quando Bergoglio era già Francesco, il nome di Corradi è tornato a stare di fronte ai suoi occhi. E già non solo menzionato come abusatore di bambini a Verona ma che addirittura indicava la sua ubicazione attuale: Argentina.

    “E Dio dov’era, Papa Francesco?”

    La filiale italiana della Rete di Sopravviventi all’Abuso Ecclesiatico  (Rete L’ABUSO Onlus) ha prodotto nel maggio del 2014 un video intitolato J’accuse delle vittime italiane.

    Le 17 persone tra i 18 ed i 64 anni chiedono a Bergoglio che faccia qualcosa. Almeno, che risponda alle loro lettere. Sono vittime di violenze ed abusi commessi per decenni da sacerdoti e vescovi in varie città italiane. Otto di queste testimonianze fanno riferimento a fatti accaduti  nella sede dell’Istituto Provolo di Verona.

    Ma questo “pugno” di testimonianze sono solo un “campione”. Secondo le fonti, delle più di 400 persone che hanno trascorso la loro infanzia nel Provolo italiano durante nel tempo soggetto di indagine, già 67 si sono costituiti come denuncianti ed accusano varie decine di religiosi.

    Nel video si assicura che “più della metà” dei preti del Provolo veronese “sono risultati essere pedofili”. E le testimonianze di Giuseppe Consiglio (24 anni), Pierpaolo Zanatta (43), Loretta Ferrari (61), Alda Franchetto (62), Alessandro Vantini (63), Dario Laiti (63), Moreno Corbellari (63) e Gianni Bisoli (64) sono contundenti. Gli otto sono sordi e nel video esprimono con chiarezza quanto hanno sofferto durante il loro passaggio nel Provolo di Verona.

    “Papa Francesco, io sono stata abusata da un prete dell’istituto per sordomuti Provolo di Verona all’età di 12 anni”, dice una. “Ho sofferto abusi sessuali da parte di preti durante le confessioni che succedevano in una stanza chiusa a chiave”, aggiunge un altro. “Dai 6 ai 12 anni sono stato sodomizzato moltissime volte dai preti e fratelli dell’istituto”, ricorda un terzo. “È stato durante la confessione per la preparazione alla prima comunione, da quel momento mi sono rifiutata di frequentare la chiesa”, espone una di loro. “Hanno torturato il mio corpo ed hanno distrutto la mia anima … e Dio dov’era?”, si domanda un altro.

    Il video termina con una lista di sacerdoti e laici veronesi (alcuni deceduti) accusati di ogni tipo di vessazioni. Lì appare Nicola Corradi e si dettaglia che risiede in Argentina. Inoltre si localizzano nel paese di Bergoglio altri accusati, come il sacerdote Giovanni Granuzzo ed un laico il cui cognome è Spinelli.

    Guarda il video… l’articolo continua dopo

    Una copia di questa informazione è stata consegnata dai membri della Rete L’ABUSO a monsignor Angelo Becciu, funzionario della Segretaria di Stato del Vaticano. Per Francesco Zanardi, fondatore della Rete L’ABUSO in Italia “Bergoglio, almeno dal 2013, sapeva delle denunce contro Corradi poiché il suo nome è nel video che abbiamo consegnato al Vaticano”.

    Santa copertura mediatica

    Non è una novità che le corporazioni giornalistiche argentine hanno un’adorazione per Francesco. E nell’ossequiosità arriva al punto di cercare di ripulire da ogni responsabilità il Sommo Pontefice in questo scandalo. Ma questa vocazione di servizio può cadere nel ridicolo.

    Dieci anni fa il quotidiano Clarín ha pubblicato un’intervista a Gianni Bisoli, uno dei sopravvissuti del Provolo di Verona che appaiono nel video pubblicato due anni e mezzo fa dalla Rete L’ABUSO. Lì l’uomo (oggi di 68 anni) conferma la sua denuncia e inoltre specifica quale ruolo ricopriva Corradi nella sede italiana dell’istituto durante quegli anni.

    “Io ero arrivato all’istituto a 9 anni appena compiuti. Tre mesi dopo sono cominciati gli abusi (…) il bagno della scuola era alla fine di un corridoio. Quando Nicola ci vedeva andare in bagno, ci veniva a cercare. Ci masturbava e ci obbligava a farlo a lui. Io mi paralizzavo e arrossivo”, racconta Bisoli al Clarín. “A volte ci svegliavano di notte. Ci venivano a cercare nel dormitorio e ci portavano all’ultimo piano dell’istituto. Ricordo Corradi nell’oscurità, la notte nella quale lui e gli altri clerici giovani ci hanno fatto appoggiare le mani in alto contro una parete, con le gambe aperte e ci hanno abbassato i pantaloni del pigiama. Ci facevano di tutto”, aggiunge.

    La giornalista del Clarín ha chiesto a Bisoli cosa direbbe a Corradi se lo avesse davanti ai suoi occhi. “Porco. Se potessi gli darei un pugno ma la legge non me lo permette. Allora sì lo insulterei. Gli direi porco, maiale, vigliacco”, risponde l’uomo.

    Chissà se la giornalista ha anche chiesto a Bisoli cosa direbbe a Jorge Bergoglio, il Papa Francesco, se lo avesse davanti ai suoi occhi. E chissà se l’uomo ha risposto altrettanto, aggiungendo chissà qualificativi come insabbiatore, falso, bugiardo o ipocrita. Chissà. Se è stato così, allora la forbice degli editori del Clarín ha fatto il suo (lavoro), poiché nell’articolo non esiste nessuna menzione al Santo Padre.

    Ma anche se intende tappare il sole con le mani, è innegabile che Bergoglio sappia da anni che in tutte le sedi dell’Istituto per sordomuti Antonio Provolo si rifugiano abusatori. E non ha mai fatto niente.

    Liberandosi dal male

    Quando Julieta Añazco, riferimento della Rete delle Vittime dell’Abuso Ecclesiastico in Argentina, ha preso contatto alcuni anni fa con i membri italiani della Rete L’ABUSO, l’hanno informata che, in seguito alla successione delle denunce, vari preti pedofili di Verona erano stati trasferiti in Argentina.

    Nell’ultimo fine settimana, uno degli avvocati della filiale italiana, ha confermato ad Añazco che, oltre a Corradi, Granuzzo e Spinelli (menzionati nel video del 2014) ci sarebbero altri tre “rifugiati” di questo paese in Argentina, tra loro una suora.

    A questo livello non ci sono dubbi che La Plata e Mendoza erano città elette specificatamente dalla gerarchia cattolica per “custodire” i pedofili fatti uscire dall’Italia. Se le massime autorità di questa istituzione oggi negano di avere saputo questo fino a due settimane fa, stanno mentendo.

    È tempo che la Rete di Sopravviventi aveva già localizzato il vecchio abusatore Corradi in Mendoza. Julieta Añazco e l’avvocato dell’organizzazione, Carlos Lombardi, lo tenevano nella mira. Mancava solo una cosa fondamentale: che qualche vittima si animasse a denunciarlo.

    Da due settimane le vittime non smettono di apparire. Ed alcuni tentano di far credere alla società che Bergoglio non ne è al corrente.

    Traduzione Roberta Pietra per Rete L’ABUSO Onlus

    http://www.laizquierdadiario.com/Francisco-sabia-que-en-el-Provolo-se-refugian-violadores-y-nunca-hizo-nada