Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Papa Francesco

  • Che cosa succede tra Papa Francesco e George Pell

    Che cosa succede tra Papa Francesco e George Pell

    Il punto di Antonino D’Anna

    Fa un passo indietro e aspetta, Papa Francesco. Aspetta che la giustizia australiana faccia il suo corso in merito alle accuse di pedofilia mosse contro il cardinale George Pell, “ministro delle finanze” vaticano. Accuse datate attorno al 1978-’79, sulle quali sta indagando la polizia dello stato australiano del Victoria. La notizia delle indagini, per le quali il cardinale ha immediatamente protestato la sua più completa innocenza, è stata data dal programma tv australiano 7.30 dell’emittente ABC il 27 luglio scorso; nel corso della trasmissione sono state riferite le accuse di due ex studenti della scuola elementare St. Alipius di Ballarat (da dove proviene Pell), che hanno accusato il cardinale di aver giocato con loro nella piscina della scuola e di averli molestati.

    Il cardinale ha parlato di “cospirazione” per sovvertire il cammino della giustizia, smentendo tutte le accuse rivoltegli, accusando la polizia del Victoria di aver spifferato la notizia ad ABC per danneggiare il cammino della giustizia e chiedendo a sua volta una controindagine. Ma il 28 luglio, durante un’intervista radiofonica, il comandante della polizia del Victoria Graham Ashton ha detto che le accuse al cardinale sono ancora una possibilità e che i suoi investigatori stanno aspettando il parere dell’Office of Public Prosecution (una sorta di Procura della Repubblica, N.d.R.) se proseguire o no nelle indagini. “È stata una lunga indagine… ci sono un sacco di indizi da verificare”, ha detto Ashton. Che ha spiegato come ancora non si è deciso se inviare gli inquirenti australiani a Roma oppure no. E per il quale no, la polizia non ha spifferato niente alla rete tv, ritenendo sufficientemente chiaro il fatto che le fonti del servizio di 7.30 sono le presunte vittime.

    Su tutto questo le parole del Papa nella sua conferenza stampa di ritorno dalla Giornata Mondiale della Gioventù in Polonia il 31 luglio scorso: “Le prime notizie arrivate erano confuse. Erano notizie di quarant’anni fa e neppure la polizia ci aveva fatto caso in un primo momento. Una cosa confusa”. Ma, una volta avviatasi la macchina della giustizia australiana, dice il Pontefice: “Non si deve giudicare prima che la giustizia giudichi. Se io dessi un giudizio a favore o contro il Cardinale Pell, non sarebbe buono, perché giudicherei prima. E’ vero, c’è il dubbio. E c’è quel principio chiaro del diritto: in dubio pro reo. Dobbiamo aspettare la giustizia e non fare prima un giudizio mediatico, perché questo non aiuta”. Poi precisa: “Il giudizio delle chiacchiere, e poi? Non si sa come risulterà. Stare attenti a quello che deciderà la giustizia. Una volta che la giustizia ha parlato, parlerò io”.

    Con un prudente passo indietro, Francesco ha dunque lasciato Pell da solo. Mani libere: se sarà condannato, procederà in un modo; se sarà assolto, il risultato sarà ovviamente differente. Francesco è l’uomo che ha voluto e chiamato Pell in Vaticano, per ricordarlo ai lettori: e sa che il cardinale è già stato sentito (ma non indagato) dalla Royal Commission australiana sugli abusi dei preti pedofili nella primavera scorsa. Adesso aspetta: certo, per un Papa pronto a dare il via libera ai magistrati vaticani per il processo Vatileaks 2 (risoltosi in un nulla di fatto), adesso è tempo della prudenza. E dello stile Bergoglio: lasciar cuocere l’interessato nel proprio brodo fino al momento opportuno. Nel frattempo, in Australia il quotidiano The Age ha chiesto pubblicamente al cardinale di farsi da parte, almeno finché dureranno le indagini; mentre i genitori con bambini iscritti ad una scuola elementare cattolica di Mentone, sobborgo di Melbourne, hanno chiesto la rimozione di un ritratto di Pell dalla hall dell’istituto.

    http://formiche.net/2016/08/10/che-cosa-succede-tra-papa-francesco-e-george-pell/

     

  • Pedofilia: in Europa, in America, ma anche in Australia

    Pedofilia: in Europa, in America, ma anche in Australia

    Secondo un recente rapporto dell’Unione Europea sul maltrattamento e le violenze sui minori, un bambino su otto e una bambina su cinque, sarebbero vittima di abusi sessuali durante l’infanzia. Nell’80% dei casi le violenze avvengono all’interno delle mura domestiche: padri, madri, ma anche zii, nonni e fratelli. Una vera e propria emergenza, aggravata dal crescente numero di siti web pedopornografici. Dal 2003 a oggi sono stati denunciati 125.000 siti pedopornografici, di cui solo 9.800 nel 2015. Un orrore diffuso che non conosce confini.

    Solo una settimana fa, la polizia scozzese ha sgominato una rete di pedofili che usava internet sia per adescare le vittime che per diffondere materiale pornografico. “In almeno tre casi abbiamo visto delinquenti che avevano in memoria nei loro computer più di 10 milioni di immagini di bambini”, ha dichiarato l’ispettore Andy Williams che ha seguito da vicino l’indagine. Casi non isolati nel mondo anglosassone, come dimostrano gli scandali all’interno della chiesa cattolica irlandese.

    Ultimo a farne le spese monsignor Martin Drennan, vescovo di Galway e Kilmacduagh, il cui nome compariva nei rapporti governativi sulla pedofilia che hanno spinto Benedetto XVI ad avviare indagini interne e a rivoluzionare la Chiesa irlandese. Nonostante le resistenze, Papa Francesco è riuscito a costringere Drennan alle dimissioni per chiudere una ferita aperta nel 2010. Una faccenda, però, tutt’altro che chiusa.

    Secondo i media australiani, sarebbe indagato per presunti abusi su minori anche il cardinale George Pell, prefetto agli Affari economici del Vaticano. Secondo l’emittente Abc i casi risalirebbero agli anni ’70 quando Pell era parroco nella città di Ballarat. A denunciare le molestie sarebbero stati due quarantenni per fatti avvenuti tra il 1978 e il 1979. Il cardinale, ascoltato per quattro volte dai magistrati australiani, ha definito le notizie “totalmente false”.

    La pedofilia rappresenta una piaga contro cui Papa Francesco ha preso una posizione dura. Il pontefice ha varato, infatti, una legge “motu proprio” contro i vescovi negligenti che prevede la rimozione dall’ufficio di quanti non denunciano o coprono casi di pedofilia all’interno delle diocesi. Una realtà che riguarda soprattutto Stati Uniti, Australia, Canada e Irlanda. Scandali che in America, ad esempio, hanno creato un vero e proprio caso, soprattutto grazie alla super inchiesta del Boston Globe narrata nel film vincitore del premio Oscar 2016, “Il caso Spotlight”. Un lavoro durato anni e conclusosi nel 2003 con il pagamento da parte dell’Arcidiocesi di Boston di circa 85 milioni di dollari come risarcimento nei confronti delle vittime. I casi di pedofilia non risparmiano l’Italia. I numeri non sono diversi da quelli degli altri paesi europei, ma è difficile fornire cifre precise vista la mancanza di una banca dati nazionale che pure è prevista dalla legge 36 del 2006. I governi spesso ignorano il problema e gli stupratori, una volta condannati, finiscono in breve tempo liberi e senza supporto psicologico, condizione che favorisce la recidività.

  • Verbo Incarnato, nuova guida per superare lo choc

    Verbo Incarnato, nuova guida per superare lo choc

    Dall’1 al 22 luglio scorso ha avuto luogo il VII Capitolo Generale dell’Istituto del Verbo Incarnato, la congregazione religiosa nata in Argentina nel 1984 per l’opera di P. Carlos M. Buela. Il capitolo è stato diretto dalla Santa Sede, come era stato già comunicato al Consiglio Generale nel dicembre 2015.

    La famiglia religiosa del Verbo Incarnato presente in 26 paesi dei cinque continenti, si compone di un ramo maschile ed uno femminile, entrambi gli istituti comprendono una forma contemplativa  ed una attiva”. Il fine specifico dell’Istituzione è l’evangelizzazione della cultura, corroborata da una forte preparazione intellettuale con preferenza per le opere di S.Tommaso d’Aquino. Molto intensa anche l’attività missionaria, specialmente in luoghi difficili.

    La notifica della decisione della Santa Sede di presiedere il Capitolo, su espresso mandato di Papa Francesco, era stata inviata dalla Congregazione per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica il 16 dicembre 2015. La direzione del Capitolo Generale è avvenuta assegnando il ruolo di presidente al cardinale Francesco Coccopalmerio, Presidente del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi, coadiuvato da due visitatori: Mons. Angelo Todisco, uditore della Rota Romana e già impegnato in un ruolo simile nel caso dei Francescani dell’Immacolata; e P. Philippe Toxé, O.P, consigliere pontificio per i testi legislativi.

    Inoltre la Santa Sede informava il Consiglio Generale che a causa di alcune denunce sul governo dell’Istituto si sarebbe riservata la nomina di tre padri dell’IVE per il nuovo Governo Generale.

    Questa comunicazione, secondo le voci che si rincorrevano da qualche mese, assumeva la fisionomia di una specie di commissariamento dell’Istituto. Sul Capitolo pendeva anche la spada di Damocle delle ripetute accuse fatte nel corso degli anni al fondatore, il P. Carlos M. Buela che attualmente risulta essere “ritirato” in una recente fondazione dell’Istituto nella città di Genova. La dimora obbligatoria al fondatore era già stata approvata in forma specifica da Papa Francesco  nel 2013, poco dopo la sua elezione al Soglio di Pietro. Il papa argentino aveva così specificato una clausola posta da Benedetto XVI, e cioè che “al P. Buela non [era] permessa alcuna ingerenza nel governo e nell’andamento dell’Istituto”.

    Bergoglio quando era cardinale di Buenos Aires aveva già preso decisioni nei confronti del Verbo Incarnato, arrivando a bloccare le ordinazioni sacerdotali per tre anni; cosa che portò l’Istituto a trasferirsi in Italia, a Segni, accolti da Mons. Erba. Da pontefice, nel luglio 2013, nel discorso ai membri del Consiglio Episcopale Latinoamericano (CELAM), Francesco sottolineava la tentazione “pelagiana” che «in America Latina, si verifica in piccoli gruppi, in alcune nuove Congregazioni Religiose, in tendenze esagerate alla “sicurezza” dottrinale o disciplinare». Il riferimento all’Istituto del Verbo Incarnato era stato colto da molti osservatori, anche perchè il Papa aggiunse a braccio un particolare rivelatore: «Nel primo anno di Pontificato di Benedetto XVI, io stesso sono dovuto intervenire in un caso nel quale il fondatore di un movimento era legato a questa prospettiva apocalittica».

    Nel maggio 2013 la Congregazione retta da Braz de Aviz scriveva al vescovo argentino di San Rafael, indicando che il provvedimento di Francesco, circa la dimora obbligatoria del fondatore, rappresentava «un segno di riprovazione dei fatti addebitati al P. Buela documentati e provati nell’inchiesta» svolta dallo stesso Mons. Eduardo Taussig e inviata al Vaticano. Le accuse al fondatore hanno sempre oscillato tra quelle di “abusi sessuali e di autorità” a quelle di “manipolazione della coscienza dei seminaristi”. Va precisato che l’attendibilità di queste accuse era già stata riconosciuta nel 2010 in un Decreto della Congregazione dei religiosi che, appunto, rimouoveva il P. Buela dall’ufficio di Superiore Generale e l’obbligava a riesiedere, fino a nuovo ordine, lontano dal proprio Istituto.

    A proposito di questa annosa vicenda, durante il Capitolo Generale, nella prima sessione, il cardinale Coccopalmerio, secondo quanto riporta il portale Infocatolica, ha informato per iscritto che la Congregazione per i religiosi “ha riconosciuto la veridicità delle accuse e ha stabilito la sua [del fondatore, NdA] imputabilità”. Si tratta di una presa di posizione che potrebbe aprire scenari simili a quelli verificatisi nel caso della congregazione dei Legionari di Cristo e del fondatore Marcial Maciel Degollado. Simili anche perchè ci si troverebbe di fronte ad una situazione difficilmente interpretabile: da una parte frutti buoni, l’Istituto del Verbo Incarnato, infatti, risulta essere ricco di vocazioni e particolarmente attivo nelle attività di missione, accanto a un fondatore che si sarebbe, invece, macchiato di gravi peccati.

    La seconda informazione data da Coccopalmerio ha riguardato il Consiglio Generale dell’Istituto, decretando che quello che ha governato fino ad oggi è stato inabilitato per essere rieletto, così come i Padri Provinciali (i superiori delle varie provincie ecclesiastiche dell’Istituto).

    In questo contesto si è concluso il Capitolo Generale e la carica di Superiore è andata a Padre Gustavo Nieto, coadiuvato da due consiglieri, i padri Ricardo Clarey e Daniel Cima. I tre padri di nomina pontificia, invece, sono Ervens Mengelle (Vicario Generale), Eugenio Elías e Christian Ferraro.

    http://www.lanuovabq.it/mobile/articoli-verbo-incarnatonuova-guida-persuperare-lo-choc-17061.htm#.WIpbghnhC71

  • Vaticano, scoppia un altro scandalo  dipendente accusato di pedofilia

    Vaticano, scoppia un altro scandalo dipendente accusato di pedofilia

    Città del Vaticano. I guai non finiscono mai. Ancora una volta Papa Francesco si trova a fronteggiare un caso parecchio imbarazzante. Un’altra grana da risolvere, un altro dispiacere. Stavolta a dare grattacapi è un dipendente che ogni tanto si intravedeva a Santa Marta, anche se era impiegato in un altro settore. In questi giorni è stato allontanato dal Vaticano con accuse pesanti: adescamento di minorenni via chat, materiale pedo pornografico. Il ragazzo, un laico di cui non sono note le generalità – è stato denunciato alla autorità giudiziaria vaticana in attesa che si completino le opportune verifiche per poi procedere la vicenda in tribunale. Tutto è nato a causa di alcuni filmati che giravano in rete e che sono stati intercettati dai gendarmi. Papa Francesco, saputo dell’accaduto, c’è rimasto male. Sbalordito e addolorato.

    Conosceva questo giovane, come del resto conosce tutti coloro che vanno e vengono dal pensionato, una specie di hotel in cui risiedono anche monsignori e vescovi, e dove il ritmo quotidiano è quello di un qualsiasi albergo. Per Bergoglio è stato un brutto colpo. Ora il delicato caso è al vaglio della magistratura e della gendarmeria che sta svolgendo indagini a tempo di record, intanto al ragazzo residente in Italia – è stato interdetto l’ingresso nello stato vaticano. Non può accedervi in alcun modo. Al di là del Tevere nessuno vuole parlare apertamente di questa brutta storia ma le voci fanno presto a girare in un ambiente in cui tutti si conoscono. La storia scabrosa è venuta così a galla, ricca di particolari negativi e tante domande. Si dice che la minorenne che stava per cadere nella trappola di questo impiegato avesse appena 13 anni, una adolescente. Insistenze, ammiccamenti, promesse, immagini pornografiche. Insomma una brutta storia. Si tratta dell’ennesimo caso che lambisce l’ambiente in cui vive il pontefice e che per sua natura – dovrebbe essere forse più protetto e attrezzato ad allontanare potenziali scandali o anche solo cattivi esempi. Santa Marta si trova al centro dell’attenzione mediatica e questo caso è solo l’ultimo di una serie di incidenti incresciosi che sono gravitati in quell’area, a cominciare dal caso imbarazzante di monsignor Ricca, l’aiutante di Francesco sul quale giravano dossier sulla sua presunta omosessualità. Il Papa lo ha prima difeso ma poi lo ha allontanato, promuovendolo. Poi c’è stato il caso di monsignor Scarano, un altro prelato molto chiacchierato che si era visto anche pranzare qualche volta a Santa Marta e che ora è in galera a seguito di una inchiesta di riciclaggio.

    La lista degli incidenti include anche Francesca Chaouqui, la pr (condannata dai magistrati vaticani) che durante il suo servizio alla Cosea cercò di introdurre a Santa Marta persino i genitori del premier Renzi. Il Papa una volta disse che la sua assunzione fu un errore. Ma tant’è. Poi la morte terribile della giovane centralinista, Miriam. Fu stroncata da un malore e ritrovata a casa sua in stato di avanzata decomposizione dopo giorni e giorni, senza che nessuno avesse mai sentito il bisogno di chiamarla per sapere come stava, anche se molti sapevano che era incinta. Infine il caso di Vallejo Balda, un altro monsignore che pranzava sempre al pensionato e che, in seguito, è stato processato e giudicato colpevole di avere passato all’esterno documenti importanti. Insomma, secondo alcuni cardinali, la scelta legittima e condivisibile di Papa Francesco di non volere abitare nell’appartamento pontificio ma a Santa Marta, forse alla lunga non si sta rivelando una buona mossa.

    http://www.ilmattino.it/primopiano/vaticano/vaticano_pedofilia-1899541.html

  • Barbarin, fine della bufera mediatica

    Barbarin, fine della bufera mediatica

    Dopo l’archiviazione delle accuse contro il Cardinale Arcivescovo di Lione sulla diocesi si spengono i riflettori.

    TRENTO

    Sono stati mesi di dolorosa attesa quelli vissuti dalla diocesi di Lione a seguito delle denunce di pedofilia presentate nel mese di marzo: l’inchiesta giudiziaria riguardava un prete, Bernard Preynat, accusato a fine gennaio scorso di abusi compiuti in un gruppo di scout tra il 1986 e il 1991, ma i fatti conducevano inevitabilmente ai vertici, all’arcivescovo cardinale Philippe Xavier Ignace Barbarin, un pastore assai noto soprattutto nell’era pre-Bergoglio o se vogliamo pre-Pontier, l’attuale presidente della Conferenza episcopale francese, per la disinvoltura con cui scendeva in piazza accanto ai manifestanti in difesa della famiglia e per le sue parole chiare contro alcune decisioni del governo (tanto che qualcuno sottovoce alludeva a una sorta di rappresaglia tardiva).

    L’accusa nei suoi confronti era quella di «occultamento di crimine», come dire insabbiamento, e non sembrano esserci dubbi sulla consapevolezza della «gravità della situazione», come ha dichiarato all’indomani lo stesso Barbarin che ha subito assicurato piena disponibilità a far luce sulla vicenda che, come si può ben immaginare (le vittime all’epoca avevano dagli 8 agli 11 anni), richiedeva un approccio prudente.

    Una vicenda sulla quale far luce diventava oltremodo complicato anche per il fatto che, all’epoca dei fatti arcivescovo di Lione era Albert Decourtray, deceduto nel 1994.

    Secondo l’avvocato delle vittime, Federico Doyez, «i fatti erano noti alle autorità ecclesiastiche fin dal 1991», anche il portavoce della diocesi di Lione ha sempre dichiarato che «il cardinal Barbarin aveva ricevuto la prima informazione solo nel corso dell’estate 2014» e dal Vaticano si aggiungeva che, di conseguenza, la responsabilità era precedente. Mentre lo scandalo cresceva in tutto il Paese e contemporaneamente l’imbarazzo dei vescovi francesi – determinati ben prima a stroncare sul nascere ogni forma di pedofilia e decisi a denunciare ogni abuso «Stiamo lavorando da 15 anni su questi temi» dichiarava con amarezza monsignor Georges Pontier – Barbarin in un’intervista a La Croix dell’11 febbraio, iniziava ad ammettere di esserne venuto a conoscenza già negli anni 2007-2008 e di aver allontanato padre Preynat, reo confesso davanti all’autorità giudiziaria, dalla sua parrocchia di Roannais a fine agosto 2015.

    L’incontro in Vaticano con papa Francesco a maggio aveva posto fine alle tante voci che chiedevano le dimissioni del Cardinale (qualcuno era determinato a «far saltar la diocesi») o quantomeno un disappunto pontificio nei suoi confronti. Barbarin nel corso della Quaresima 2016 aveva anche chiesto scusa alle vittime a nome della diocesi. Lo stesso Bergoglio, in un’intervista a La Croix del 17 maggio esprimeva fiducia nella magistratura astenendosi da ogni giudizio. «Non si abbandona una nave nella tempesta» dichiarava Barbarin su Le Figaro del 21 maggio al rientro.

    E ieri, 1 agosto, la conclusione della vicenda con l’archiviazione dell’inchiesta parallela a quella di padre Preynat.

    Evidentemente ai giudici le accuse non erano sufficienti a incriminare l’Arcivescovo attuale, come non era bastata la lettera indirizzata a papa Francesco partita da Lione a fine marzo a firma di tre membri dell’associazione delle vittime, denominata «La Parole libérée» per chiedere a Bergoglio «maggior coerenza di quella espressa dalla Chiesa di Francia» e indurlo a rimuovere Barbarin.

    Se il sito della diocesi di Lione non fa ancora cenno alla notizia dell’archiviazione, il quotidiano Le Monde pubblica invece un’ampia ricostruzione dei fatti sottolineando in particolare la lunga audizione, oltre dieci ore, avuta da Barbarin in procura e dove il cardinale si era mostrato categorico nell’affermare di non aver «mai» coperto atti di pedofilia.

    «Questa decisione ci ha sorpreso, ma la rispettiamo» ha dichiarato Emmanuelle Haziza, una degli avvocati delle vittime. Il fatto è che l’archiviazione era necessaria, da parte dell’autorità giudiziaria, per via dei tempi di prescrizione (sono ormai trascorsi più di 25 anni) e perché i magistrati han dovuto tener conto delle dichiarazioni a loro rese da Barbarin (ossia di esserne venuto a conoscenza solo nel 2014) e non di quanto da lui affermato nell’intervista, non acquisibile agli atti. E tantomeno potevano tener conto della risposta del 3 febbraio 2015 a firma dell’arcivescovo Ladaria, segretario della Congregazione per la Dottrina della Fede che, «dopo aver attentamente studiato il caso di Bernard Preynat» raccomandava «una sanzione adeguata, evitando pubblico scandalo». Di fatto Preynat con decreto del 29 luglio 2015 veniva sospeso da ogni ministero pastorale che comportasse un contatto con minori.

    Secondo l’indagine giudiziaria non si sono ravvisati altri atti penalmente perseguibili compiuti da padre Preynat dal 1991 in qua. All’epoca dei fatti il termine per la prescrizione per atti di violenza sessuale era di 3 anni, quindi, secondo gli avvocati difensori di padre Preynat, le vittime avrebbero dovuto esporre denuncia al più tardi entro il 1994.

    Nel frattempo i vescovi francesi, nel corso dell’assemblea plenaria di primavera dell’aprile scorso a Lourdes avevano introdotto una linea di ancora maggior fermezza dichiarando che «la violenza subita non va in prescrizione» e introducendo le cosiddette «cellule di sorveglianza» per una lotta permanente alla pedofilia.

    Difficile dire se la conclusione della vicenda giudiziaria sarà sufficiente a placare la bufera mediatica e spegnere i riflettori sulla diocesi di Lione in una terra di Francia già scossa dalle dolorose vicende delle scorse settimane.

    http://www.lastampa.it/2016/08/02/vaticaninsider/ita/nel-mondo/barbarin-la-fine-della-bufera-mediatica-pASozJEgrUDReBmdZkI1NK/pagina.html

  • Coprì i casi di abusi su minori, si dimette vescovo irlandese

    Coprì i casi di abusi su minori, si dimette vescovo irlandese

    Il Papa, che ha chiesto le sue dimissioni, le ha accettate oggi. Nella nota della Chiesa irlandese si fa riferimento solo ai problemi di salute del vescovo e non agli abusi sessuali.

    Monsignor Martin Drennan non è più vescovo di Galway e Kilmacduagh. Il nome dell’ex ausiliare di Dublino, il cui nome compariva nei due rapporti governativi (Ryan e Murphy): il religioso ha coperto alcuni preti pedofili, insabbiando le prove di alcuni casi di abusi sessuali su minori. Le due inchieste spinsero nel 2010 Benedetto XVI ad avviare un drastico cambio ai vertici della Chiesa Irlandese. Le sue dimissioni, fortemente volute da Papa Francesco è arrivata due giorni dopo la notizia che anche il cardinal Pell, prefetto agli Affari economici del Vaticano, è indagato per presunti abusi sui minori.

    Dei sei vescovi accusati dal rapporto Murphy, Drennan era stato l’unico a rimanere in carica. Il Pontefice però gli ha chiesto di ritirarsi e alla fine anche lui ha dovuto cedere. Prima di diventare vescovo Drennan, già professore di Sacra Scrittura nel “St. Patrick’s College” di Maynooth, era stato promotore del movimento sacerdotale “Fraternitas Jesus” e direttore della “Fraternità per i laici” di Charles de Foucauld.

    Francesco ha accolto oggi anche le dimissioni di un altro presule irlandese, Seamus Freeman, per ragioni legate invece alla conduzione della diocesi di Ossory. Le due decisioni fanno parte della nuova politica della Chiesa Cattolica portata avanti fin dall’arrivo sul soglio di Pietro da Francesco, che vuole liberarsi di tutti i vescovi che non hanno seguito in modo responsabile le procedure per i casi di abusi sessuali da parte di ecclesiastici.

    La Conferenza episcopale irlandese che ha diramato oggi un comunicato sulle dimissioni, e sulla accettazione del Papa, ha sottolineato però che il vescovo si è dimesso “per motivi di salute e su consiglio dei medici”. Nelle note biografiche non si fa nessun riferimento ai fatti di quegli anni.

    http://www.globalist.it/world/articolo/203974/copr-i-casi-di-abusi-su-minori-si-dimette-vescovo-irlandese.html

  • Lione, il cardinale troppo misericordioso con il prete abusatore

    Lione, il cardinale troppo misericordioso con il prete abusatore

    Le storie, nel loro orrore, rivelano sofferenze tenute nascoste per decenni. “Quel prete creava intorno a se una piccola corte… mi baciava sulla bocca… Ogni sabato, alle riunioni, dovevamo fuggire le sue attenzioni… Durante un pellegrinaggio a Fatima ha tentato di stuprarmi in tenda… Molti genitori non ci credevano e ci dicevano di non parlare così di un prete… Io sono stato abusato…  era un personaggio autoritario e carismatico”. Seduto nell’ufficio di una piccola impresa edile di Lione, ascolto il giovane imprenditore François Devaux, trentasettenne, Alexandre Hezez-Dussot, operatore finanziario quarantasettenne, Bertrand Virieux, cardiologo quarantaquattrenne.

    Una minuscola pattuglia degli abusi di massa, di cui è responsabile il prete Bernard Preynat per lunghi anni guida riverita di scout cattolici. Ben sessantasette sono le vittime di questo predatore negli anni dal 1979 al 1991, che ancora nel 2015 esercitava tranquillamente il suo ministero sacerdotale nella diocesi di Lione. Come se niente fosse accaduto. Quando i tre hanno scoperto l’ampiezza degli abusi, hanno fondato l’associazione La Parole liberée (La Parola liberata) e hanno chiesto invano di essere ricevuti dal Papa.

    Scrivo sul taccuino la cifra: 67. Perché bisogna immaginarsele in fila una dopo l’altra, a riempire una stanza, le vittime adolescenti di quelle che papa Francesco ha chiamato una volta le “messe nere” degli abusi, vittime mai risarcite, mai raggiunte dalla notizia che il colpevole era stato punito. Anche François, Alexandre e Bertrand non potevano credere alla sistematicità di questi abusi, finché lo scandalo quest’anno non è scoppiato a Lione ed è diventato materia di discussione in tutta la Francia.

    Realizzare una riforma radicale – come quella di superare la pratica secolare degli insabbiamenti, portare alla luce gli abusi, punire in maniera esemplare gli stupratori e mettere finalmente al centro le vittime come chiedeva Benedetto XVI già nel 2010 – è un’opera che non può essere compiuta soltanto in Vaticano. Quando si tratta di cambiare mentalità e prassi delle gerarchie ecclesiastiche nei cinque continenti i papi sono molto meno sovrani di quanto si creda.

    Francesco si è impegnato sin dalla sua elezione. Già nel luglio 2013 ha inasprito nel codice penale vaticano le sanzioni contro laviolenza sessuale e il possesso di materiale pedopornografico. Nel 2015 ha creato una sezione giudiziaria speciale presso la Congregazione per la Dottrina delle fede, dove si possono denunciare per “abuso d’ufficio” i vescovi negligenti nel perseguire violenze sessuali nelle proprie diocesi. Per guidare la sezione Francesco ha istituito un Segretario aggiunto della Congregazione, incaricato di occuparsi unicamente della questione. Infine, poco più di un mese fa il papa ha stabilito le procedure per rimuovere i vescovi, che non si sono attivati per colpire gli abusi e per loro negligenza abbiano causato un “grave danno ad altri”.

    Insomma, la cornice giuridica per perseguire in ogni modo i colpevoli di abusi e i vescovi, che non intervengono tempestivamente, c’è tutta. Ma fare le leggi è solo il primo passo. Serve che nell’ambito delle diocesi e soprattutto delle conferenze episcopali – nello spirito di decentramento perseguito dal pontefice – si metta in atto una politica rigorosa di attuazione delle norme.

    Il caso scoppiato nella diocesi di Lione è particolarmenteilluminante. I crimini del prete Preynat sono stati commessi prima dell’insediamento dell’attuale vescovo, il cardinale Philippe Barbarin arrivato in diocesi nel 2002. Ma fin dall’inizio la vicenda ha lo stigma del classico insabbiamento. Il suo predecessore cardinale Albert Decourtray, allertato da alcuni genitori, allontana Preynat dalla sua parrocchia promettendo che non avrà più a che fare con adolescenti. Di fatto Preynat finisce in una zona di campagna, naturalmente a contatto con dei giovani. “Ancora nel 2014 – racconta Alexandre Hezez-Dussot – Preynat stava con bambini: era attivo come cappellano della scuola Saint Marc a Cour la Ville e lavorava nel patronato St.Claire di una colonia estiva a Coteau. Ne ho informato personalmente il cardinale Barbarin”.

    Già, il cardinale Barbarin. Mentre guida la diocesi, non si ha notizia di nessun crimine commesso da Preynat. Il prete gli ha promesso che il passato gli fa schifo ed è una pagina chiusa. Ma il cardinale non lo ha denunciato all’autorità giudiziaria come la legge francese espressamente esige. Sulla data relativa al momento in cui sarebbe venuto a conoscenza dei reati di Preynat (naturalmente tutti prescritti tranne quattro), Barbarin è stato contraddittorio. Prima ha affermato di averlo saputo solo nel 2014, poi ha dichiarato che era successo nel 2007 (e in tal caso potrebbe cadere in prescrizione la sua mancata denuncia). In ogni caso i suoi critici si domandano perché abbia atteso soltanto il 2015 – dopo un intervento del Vaticano, a cui si era rivolta una delle vittime – per allontanare il prete predatore da ogni incarico. Perché tra i tanti controsensi della vicenda c’è anche che Preynat era stato nominato a capo di un decanato e a far parte del Centro di formazione dei laici della diocesi di Lione (Sedif).

    A maggio il Papa ha dichiarato al giornale cattolico francese la Croixche Barbarin aveva preso le “misure necessarie” e lo aveva definito una personalità “coraggiosa, creativa, missionaria”. Ma dinanzi alla conferenza episcopale francese restano tre interrogativi pesanti: 1.Può un cardinale violare la legge? 2. Non è un pessimo precedente lasciare in attività sulla parola chi ha commesso abusi su minori, sapendo che quasi sempre sono criminali seriali? 3. Mettere tutto nel dimenticatoio, non è un modo di denegare giustizia alle vittime?

    Giugno scorso il cardinale Barbarin è stato interrogato per dieci ore dalla polizia di Lione per potenziale “messa in pericolo della vita altrui”. La vicenda continua.

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/07/24/lione-il-cardinale-troppo-misericordioso-con-il-prete-abusatore/2928637/

  • Cl coprì il pedofilo don Inzoli

    Cl coprì il pedofilo don Inzoli

    Come il Vaticano e Cl hanno coperto il pedofilo don Inzoli. Il prete condannato a 4 anni e 9 mesi per cinque abusi sui ragazzini. Ma per il procuratore sono stati un centinaio, fin dagli Anni 90. Mai denunciati dal movimento di don Giussani.

    La storia

    Come Vaticano e Cl hanno coperto il pedofilo don Mauro Inzoli. Bisogna partire dalle parole del procuratore Roberto Di Martino, concesse ai cronisti locali fuori dall’aula del tribunale di Crema, per capire la condanna a 4 anni e 9 mesi di carcere per pedofilia inflitta a don Mauro Inzoli, 66 anni, prete un tempo ai vertici di Comunione e liberazione, il movimento fondato da don Luigi Giussani.
    «Gli episodi sono a mio avviso un centinaio, tra il 1995 e il 2008», ha detto Di Martino, che aveva proposto sei anni di reclusione di fronte al gup dopo che la difesa di Inzoli, gli avvocati Neri Diodà e Corrado Limentani, aveva chiesto il rito abbreviato.

    La sentenza è comunque pesante, considerando che il rito abbreviato dà il diritto allo sconto di un terzo della pena, ma riguarda ‘solo’ cinque casi e ha tenuto conto del risarcimento dei minori, ragazzini tra i 12 e 14 anni, con 25 mila euro a testa: ha anche ricevuto il divieto di avvicinarsi per cinque anni a luoghi frequentati da minorenni.

    Reati tra il 2004 ed il 2008

    I fatti contestati sono tra il 2004 e il 2008, quando Inzoli era rettore al liceo linguistico Shakespeare eparroco della chiesa della Santissima Trinità di Crema a cui faceva capo il gruppo Gioventù studentesca.
    Per questo gli è stato contestato in giudizio anche l’abuso di autorità: i ragazzini, oggetto di carezze, baci e masturbazioni spesso durante le vacanze estive, sarebbero rimasti allibiti dal suo comportamento, anche perché don Mauro è considerato un idolo in Cl .

    Buoni rapporti coi politici

    Non solo tra loro. Perché Inzoli ha sempre avuto anche rapporti di livello con la politica nazionale e locale, come con il sistema che gli gira intorno.

    Destò molte polemiche la sua presenza al Forum famiglieorganizzato dalla Regione Lombardia, nel gennaio del 2015.
    In pochi, tra politici e giornalisti, avrebbero mai pensato che il fondatore del Banco Alimentare potesse mai essere accusato di reati così gravi.

    I casi potrebbero essere un centinaio: molti non contestati

    Ma secondo il procuratore i casi di violenza sui minori sarebbero stati molti di più, coperti in parte dalla cappa di omertà dentro Cl e anche perché il Vaticano, nonostante il nuovo corso di papa Francesco sulla pedofilia nella chiesa, non ha di sicuro aiutato.
    Si tratta di un silenzio che perdura ancora adesso nel movimento ora guidato da don Julian Carron, dopo che Cl e relativi ciellini avevano cercato con Bergoglio una nuova linea e una diversa considerazione all’interno della Chiesa, soprattutto in seguito agli scandali finanziari di Regione Lombardia e del governatore Roberto Formigoni.
    Ed è un’omertà che neppure gli interventi della diocesi di Crema nel 2012 e poi nel 2014 hanno saputo scalfire.

    Protetto da prescrizione

    Di Martino ha detto: «Nonostante la Santa sede non si sia prodigata a fornire gli atti, sono contento perché si è giunti all’accertamento della verità».
    Secondo il procuratore gli episodi di abusi sessuali «sono addirittura un centinaio, ma si tratta di casi non contestati, perché o prescritti o per i quali non vi erano gli estremi per procedere, ma andavano inquadrati nel contesto: la gravità del reato si desume da ciò che sta intorno».

    Nessun dettaglio scabroso

    In questi mesi il magistrato si è mosso con tutte le esigenze del caso con i giornalisti. Di dettagli scabrosi o terribili non ne sono usciti dalla procura. Per questo ha spiegato il ritardo con cui sono state presentate le denunce.

    Da parte dei ragazzi ci sono stati «imbarazzo e timore nel denunciare»

    Un elemento da non sottovalutare nell’inchiesta è stato «il timore di queste persone a denunciare i fatti, cosa che ha ritardato l’emersione degli stessi. C’è stato un grande imbarazzo da parte delle vittime a denunciare gli episodi a chicchessia, non dico all’autorità giudiziaria. Ma le famiglie ci hanno creduto poco, i vescovi non parliamone, perché non si pensava che questo personaggio potesse essere l’autore dei fatti emersi con grave ritardo».

    Famiglie a disagio

    Il procuratore, scrivono i quotidiani Cremaoggi e La Provincia di Crema, ha spiegato come «leggendo le testimonianze tuttora si avverta una fatica e un imbarazzo da parte dei ragazzi».
    Anche perché «le stesse vittime si rendevano conto di aver messo a loro volta in imbarazzo le famiglie, nel cui interno in alcuni casi sono nate delle contrapposizioni. Si è creata tutta una serie di situazioni che non ha facilitato la cosa: comunque, meglio tardi che mai». Tutt’ora alcuni ragazzini sono in analisi seguiti da psicologi.

    Una vita con gli adolescenti

    Inzoli, ”don Mercedes” come lo hanno soprannominato in questi anni i quotidiani, amante dei sigari Montecristo, ha passato una vita a stretto contatto con gli adolescenti.
    È stato anche rettore della Fondazione Fides et Ratio di Lodi che «svolge la sua opera educativa attraverso diversi livelli di istruzione, dalla scuola dell’infanzia alla secondaria di secondo grado».
    C’è voluto l’esposto del deputato di Sinistra italiana Franco Bordo, risalente al 28 giugno 2014, per arrivare a sentenza.

    «Senza omertà molte violenze in meno»

    «Dopo anni di silenzi, omertà e coperture, nonostante la mancata collaborazione da parte del Vaticano, in questo caso si è riusciti a ricostruire i reati legati a circa 20 episodi accertati, e purtroppo forse non tutti, che hanno portato prima al risarcimento delle vittime da parte del sacerdote, poi a questa condanna. Dopo la sentenza», ha concluso Bordo, «rimangono la vicinanza al dolore delle vittime e tanta amarezza: se i fatti fossero stati denunciati da chi di dovere e con tempestività, alcune di esse non avrebbero subito quella terribile esperienza».

  • Papa rimuove arcivescovo brasiliano

    Papa rimuove arcivescovo brasiliano

    Papa Francesco ha rimosso l’arcivescovo di Paraíba (Brasile), Aldo di Cillo Pagotto, che era stato già sospeso dal Vaticano perché accusato di aver avuto una relazione con un ragazzo 18enne e di aver insabbiato casi di pedofilia nella sua diocesi.

    Le indagini della gendarmeria vaticana sull’arcivescovo sono partite lo scorso anno, nel 2015. Da subito gli è stato vietato di ordinare sacerdoti e diaconi e di accogliere nuovi seminaristi espulsi da altre diocesi. Nello stesso periodo, alcuni siti e blog brasiliani avevano diffuso una lettera che conteneva accuse pesanti contro il monsignore, che lo hanno portato in tribunale, ottenendo che tutto il materiale venisse rimosso da internet.

    Secondo i media brasiliani, la lettera portava la firma di Mariana José Araújo Silva, che si presentava come una parrocchiana della parrocchia di San Rafael, che accusava l’arcivescovo di avere una relazione affettiva e sessuale con Micheal, ragazzo 18enne ricoverato, riportava la lettera,  in una clinica nel quartiere Jaguaribe a João Pessoa, per disturbi mentali.

    Tutto il materiale, anche quello in cui si accusava Pagotto di aver insabbiato casi di pedofilia da parte di preti della sua diocesi, era stato inviato alla Nunziatura brasiliana e rimandato poi a Roma, da dove l’estate scorsa è stato inviato un rappresentante vaticano a Paraíba per indagare sul caso. Oggi, quindi, la rimozione dall’arcidiocesi.

  • Il parroco di San Valentino Torio: “Misericordia per gli stupratori della minorenne”

    Il parroco di San Valentino Torio: “Misericordia per gli stupratori della minorenne”

    Parole choc di don Alessandro Cirillo, che punta il dito contro la pornografia e chiede ai genitori di tornare ad educare i propri figli.

    “Condanniamo sempre il peccato, ma apriamo strade di misericordia per chi ha sbagliato, se vogliamo che questo mondo si salvi. Papa Francesco ci esorta ad amare anche chi ha sbagliato, mentre la giustizia umana fa il suo corso.” È uno dei passaggi di una lettera aperta alla comunità di San Valentino Torio da parte del suo parroco, don Alessandro Cirillo, scritta pochi giorni dopo lo stupro di una ragazzina di cui non si sa nulla, per proteggerla, tranne che ha tra i quattordici ed i sedici anni anni da parte di cinque coetanei. Parole in linea con l’insegnamento della Chiesa, ma che entrano in contrasto con il sentimento popolare, che vorrebbe un trattamento esemplare per i cinque ragazzi, presunti colpevoli di un atto così efferato.

    “Mi piacerebbe se, dopo questo gravissimo atto subito da una sedicenne di Sarno – scrive don Alessandro – da parte di cinque suoi coetanei, potessimo prendere coscienza che i nostri figli sono vittime indifese di una squallidissima e disastrosa pornografia on line che a tutte le ore del giorno e della notte, li raggiunge, li inganna, li stimola, li ammalia. Invitandoli e spingendoli a fare cose di cui dovranno vergognarsi per il resto della vita.” Secondo il parroco, quello che è successo è frutto di una mancanza di amore nei confronti dei ragazzi. “Quanto spazio hanno i genitori, oggi, nell’educazione dei figli?” si chiede il sacerdote, spiegando che una volta i genitori difendevano i figli dai pericoli esterni, mentre oggi “quel mondo lo abbiamo fatto entrare in casa. Gli abbiamo spalancato la porta. Lo abbiamo fatto accomodare in salotto e in camera da letto, senza opporre alcuna resistenza. Lo trattiamo da amico quando è un terribile nemico.”

    Secondo il parroco di San Giacomo Maggiore Apostolo, guida dei fedeli di una città di diecimila abitanti che vive di agricoltura ed industria, questa in terribile storia che ha scosso una intera comunità “non ci sono né vincitori né vinti, ma tutti sono sconfitti”, compresi i giovani stupratori. “C’è la vita di una ragazza segnata per sempre, nel profondo del suo intimo, ma anche la vita di questi ragazzi sarà marcata per sempre. Gesù, nel Vangelo, ha condannato sempre il peccato, ma ha aperto il suo cuore ai peccatori.”

    “Mi auguro – conclude don Alessandro – che come comunità di San Valentino Torio, in tutte le sue componenti, possiamo davvero tornare ad investire sull’educazione forte e serena dei nostri figli, con cammini specifici per la loro età. Dare amore è riempire il vuoto esistenziale di tanti ragazzi, che attendono da tutti di conoscere il significato profondo della parola “amore”.

    Intanto, gli avvocati dei cinque ragazzi, detenuti nel carcere minorile di Airola dopo che il magistrato ha convalidato gli arresti, stanno lavorando per presentare in tempi rapidi una richiesta di scarcerazione, sperando in una attenuazione della misura cautelare.

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