Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • PEDOFILIA: Clausura perpetua per don Giovanni. “Spogliato” Don Nello

    PEDOFILIA: Clausura perpetua per don Giovanni. “Spogliato” Don Nello

    Gaetano Di Meglio | Come vi abbiamo ampiamente annunciato nell’edizione di ieri, martedì mattina (31 maggio) si è svolta nella sede vescovile un’assemblea straordinaria del presbiterio ischitano convocata la sera prima e con massima urgenza dal Vescovo Mons. Pietro Lagnese.

    Ci si attendeva qualcosa di molto grosso e così è stato. Gran via vai in via del Seminario con i preti focolarini in grande spolvero…

    Dopo aver affrontato diversi argomenti di carattere pastorale, prima di congedare i sacerdoti, il Vescovo ha brevemente rese note le determinazioni della Congregazione per la dottrina sulla fede in riferimento ai provvedimenti disciplinari a carico di don Nello Pascale e don Giovanni Trofa, accusati entrambi di abusi sessuali, nel primo caso pare addirittura a danno di minori.

    Cose vecchie, accuse risalenti ai decenni passati, ma che hanno preso “fuoco” solo ora grazie al nuovo corso di purificazione del clero voluto da Benedetto XVI prima e da papa Francesco poi.

    Se ieri ci siamo fermati a raccontarvi la notizia grossolana, oggi possiamo scendere nel dettaglio.

    La Santa Sede ha dunque disposto la riduzione allo stato laicale per don Nello Pascale, mentre per don Giovanni Trofa si aprono le porte di chissà quale convento (deciderà Lagnese) per la clausura perpetua.

    Clamoroso appare il verdetto, dopo che per mesi, gli amici dei due ex parroci dello Schiappone e di Fontana, avevano manifestato grande fiducia e ottimismo sugli esiti di una vicenda che ha destato grande scandalo tra i fedeli, non solo dell’isola d’Ischia.

    Sembrerebbe che il plico contenente i decreti di condanna sia giunto ad Ischia ai primi di marzo, ma solo dopo l’ultimo incontro con papa Francesco, avvenuto lunedì scorso, Pietro Lagnese ha deciso di darne comunicazione ai due interessati e, appunto, al clero ischitano.

    Da marzo fino a martedì mattina, specialmente per don Giovanni Trofa, si pensava ad una assoluzione piena. E in effetti l’ex parroco di Fontana scalpitava in attesa di poter finalmente festeggiare una vittoria che il suo avvocato di fiducia (nonché numerosi altri esperti di diritto canonico) davano per scontata.

    Tant’è che più di un amico ci ha riferito che in uno delle visite da parte del Vescovo e di un alto prelato locale, ci siano state anche le scuse per quello che sarebbe accaduto.

    Discorso invece molto diverso per Pascale, apparso alquanto rassegnato al punto tale  che nei giorni scorsi ha provveduto a ritirare i suoi oggetti personali dalla canonica dello Schiappone.

    A tal proposito, a far pendere la bilancia nettamente in direzione dell’accusa pare sia intervenuto direttamente papa Francesco che evidentemente, in quanto sovrano assoluto della chiesa, al di là delle procedure giuridiche previste dal diritto canonico e indipendentemente dalla consistenza delle prove raccolte, nel suo ospedale da campo non intende tollerare neppure l’ombra del sospetto.

    “Se si sospetta che i medici (ovvero i preti) si siano ammalati, essi non vanno curati, ma allontanati. Con severità e senza misericordia” mutuiamo un po’ una riflessione di natura più cattolica.

    Tutto questo naturalmente apre nuovi sconcertanti scenari per la chiesa ischitana. Non mancano, infatti, altri preti sui quali piovono ogni giorno pettegolezzi, calunnie, dicerie più o meno fondate. Alcuni di essi già tremano. Da parte sua Robespierre Lagnese va avanti come un carro armato. Di quelli che non fanno rumore, ma che non conoscono ostacoli. Francesco vuole e dispone. Il “focolare” della purificazione rischia ora di far esplodere un incendio. Avremo di che scrivere.

    PARROCCHIE: LAGNESE REVOLUTION

    L’ex parroco di Vitulazio, che per molti veste i panni del “salvatore” della Diocesi e dell’artefice della più grande operazione pulizia (non importano i figli e i nipoti sparsi per l’isola) del clero locale è pronto a cambiare volto all’assetto di molte parrocchie.

    Una modifica importante che dovrebbe servire sia a coprire i vuoti che si sono creati dopo la “sentenza” che ha visto protagonisti Don Giovanni e Nello Pascale sia a fronteggiare la carenza di preti.

    Partiamo dalla Parrocchia primaria Santa Maria La Mercede di Fontana che, dopo oltre 25 anni si avvia ad avere un nuovo parroco. In pole position c’è Marco D’Orio. Il giovane prete ordinato sacerdote poco fa insieme con Gianfranco Del Neso. Anche per Del Neso, ci sarebbe una destinazione importante. Ma la scopriamo tra poco.

    Se D’Orio prende gli uffici di Trofa, la parrocchia dello Schiappone è destinata a scomparire (chissà che fine farà la Jacuzzi nella canonica…). Metà (Vatoliere e un po’ di Schiappone) si dovrebbe aggregare alla Parrocchia di Piedimonte “Santa Maria La Porta” con Don Luigi Trani. L’altra parte, invece, dovrebbe andare con Testaccio. Ma questa “modifica” dovrebbe significare anche che la parte alta di Piedomonte si dovrà aggregare con la Parrocchia di Don Emanuel Monte a Fiaiano. Un passaggio indolore. E’ lo stesso “focolare”.

    Radio Diocesi, inoltre parla di altri interessanti spostamenti. Se teniamo per buona la modifica attuale ad Ischia Ponte, possiamo anche tenere per buona, come notizia, uno spostamento che è atteso da molti. Don Giuseppe Nicolella, infatti, sarebbe pronto a tornare nella sua Forio. E nella sua Sant’Antuono che dovrebbe prendere anche la Parrocchia di Campagnano che verrebbe abolita, andrà il giovane Gianfranco Del Neso.

    Una vera e propria rivoluzione che, come ciliegina sulla torta, potrebbe prevedere anche un cambio per la Parrocchia di San Ciro.

    Più di uno è sicuro che Lagnese stia operando bene e che fa bene a completare la pulizia. Qualche altro, invece, non è tanto contento. Qualche altro, invece, ci guarda storto e ci minaccia con la sguardo. Ce ne faremo una ragione. Vediamo come va a finire questa storia di preti…

    Clausura perpetua per don Giovanni. “Spogliato” Don Nello

  • Vescovi Usa contro la legge anti-pedofili

    Vescovi Usa contro la legge anti-pedofili

    La denuncia dei media: spesi 2 milioni di dollari per mantenere la prescrizione sugli abusi

    La Conferenza Episcopale statunitense, guidata dal cardinale arcivescovo di New York Timothy Dolan, ha speso tra il 2007 ed il 2015 ben 2,1 milioni di dollari per affidare ad una società di lobbisti il compito di bloccare l’approvazione di una legge, «Child Victims Act» che avrebbe reso piu’ semplice alle vittime dei preti pedofili fare causa alla chiesa cattolica. Lo ha scritto il New York Daily News citando documenti statali. Uno dei punti più osteggiati è l’eliminazione della prescrizione per gli abusi sessuali su minori e l’apertura di una «finestra» di un anno per le vittime che non possono più fare causa in base alla legge vigente.

    La notizia ci riporta in pieno nella realtà magistralmente descritta nel film premio Oscar 2016 di Tom McCarthy «Il caso Spotlight» che ripercorre la storia vera trame vere di un’inchiesta realizzata tra il 2001 e il 2002 da un team di giornalisti del Boston Globe, che fece conoscere prima alla città (con la metà degli abitanti di religione cattolica) poi al mondo intero gli abusi sessuali su minori commessi da circa 90 sacerdoti cattolici e mai denunciati dalle autorità ecclesiastiche bostoniane. L’inchiesta del film si allarga fino a toccare molti altri e sempre più importanti esponenti della Chiesa cattolica di Boston, che furono poi accusati di aver coperto quegli abusi, temendone le ripercussioni mediatiche.

    Le inchieste del team Spotlight portarono in seguito alle dimissioni di Bernard Francis Law, arcivescovo di Boston dal 1984. Law si dimise – dopo molte pressioni – perché accusato di non aver denunciato pubblicamente i casi di pedofilia raccontati dal Boston Globe. Sacha Pfeiffer (Rachel McAdams, nel film) ha detto che la storia del film si conclude nel momento giusto, altrimenti «avrebbe dovuto raccontare le dimissioni di Law e la quasi bancarotta dell’arcidiocesi di Boston».

    Michael Rezedes (Mark Ruffalo, nel film) ha detto, sempre parlando del momento in cui finisce Il caso Spotlight: «A quel punto la diga era esplosa. C’erano tutte queste vittime che pensavano di essere sole e soffrivano in silenzio. All’improvviso si sono rese conto di non essere sole. All’improvviso molte di loro volevano parlarne».

    Dal momento in cui finisce il film a oggi ci sono stati soprattutto tribunali, denunce e sentenze. Dal luglio 2003 l’arcivescovo di Boston è lo statunitense Sean O’Malley, che si era già occupato di casi di pedofilia in altre diocesi. Nel settembre 2003 l’arcidiocesi di Boston pagò circa 85 milioni di dollari come risarcimento nei confronti di molte delle vittime di abusi e nell’agosto 2011 l’arcidiocesi di Boston ha pubblicato una lista con i nomi di 159 preti accusati di pedofilia. BBC scrive che il lavoro del team Spotlight fece partire «un effetto domino globale che ha portato a successive inchieste» in altre parti del mondo.

    Ora la notizia apparsa sul New York Daily News riaccende i riflettori sul vergognoso cerchio di omertà sulla pedofilia della Chiesa cattolica in Usa. Ancora non si è spenta negli States la richiesta ai vescovi Usa di di papa Francesco che ha visitato il paese nel settembre 2015: « Mai più crimini di pedofilia» Nel suo discorso ai vescovi incontrati nella cattedrale di San Matteo a Washington, il Pontefice ha ribadito che ci sono «alcune questioni che non è lecito mettere a tacere» come la pedofilia, la «ferita aperta» nel fianco della Chiesa. «Non si ripetano mai più i crimini» ha detto Bergoglio « ho accompagnato il vostro generoso impegno per guarire le vittime, consapevole che nel guarire siamo pur sempre guariti».

    P. Ser.

    http://www.iltempo.it/esteri/2016/06/01/vescovi-usa-contro-la-legge-anti-pedofili-1.1545508

  • “Giulia e il lupo”. Il primo racconto italiano di un caso di abuso sessuale nella Chiesa

    “Giulia e il lupo”. Il primo racconto italiano di un caso di abuso sessuale nella Chiesa

    MILANO-ADISTA. Giulia ha 14 anni quando il “Lupo” le mette le mani addosso per la prima volta. Succede durante una vacanza estiva con l’oratorio. Già, perché il “Lupo” non è uno qualsiasi, ma uno dei preti della parrocchia dove trascorre ogni pomeriggio. Quel giorno al campeggio ha un lieve malore, il “Lupo” – di 30 anni più vecchio di lei – l’ausculta con lo stetoscopio e poi, mentre è sdraiata e ancora un po’ intontita, l’accarezza per un attimo. All’inizio sembrerà un episodio isolato e circoscritto, forse solo un sogno – «pochi istanti dopo, non ero più neppure certa che fosse successo davvero» –, e invece sarà il primo capitolo di una storia di abusi sessuali che si protrarrà per molto tempo e che solo oggi, a distanza di 35 anni, Giulia ha trovato il coraggio di raccontare e di consegnare alla memoria collettiva con il libro Giulia e il Lupo. Storia di un abuso sessuale nella Chiesa (l’Ancora, pp. 136, euro 14,50; il libro può essere acquistato anche presso Adista, scrivendo ad abbonamenti@adista.it; telefonando allo 06/6868692; o attraverso il nostro sito internet, www.adista.it).

    Il volume, curato dalla scrittrice e giornalista delle testate diocesane di Milano Luisa Bove (che ha raccolto la testimonianza di Giulia), ha ricevuto un palese imprimatur da parte ecclesiastica: non solo è stato pubblicato dalla casa editrice l’Ancora, legata alla Congregazione dei religiosi pavoniani, ma si avvale della prefazione di p. Hans Zollner, membro della Pontificia commissione per la tutela dei minori – istituita da papa Francesco per far luce sugli scandali sessuali e la pedofilia dentro alla Chiesa – nonché di un breve saggio di Anna Deodato, ausiliaria diocesana in servizio presso il Centro per l’accompagnamento vocazionale di Milano.

    Si tratta del primo racconto di un caso italiano, e la lettura, come scrive p. Zollner, mette a dura prova. Il libro ci getta infatti sin da subito nel crudo racconto della sofferenza vissuta da Giulia: «Prima – scrive Anna Deodato – nel buio dell’impossibilità di liberarsi dal prete pedofilo che la manipolava e la teneva legata a sé, poi nel buio della vergogna e di una colpa che le impediva di riconoscersi vittima di un abuso».

    Il “Lupo” – dal nome usato da Bergoglio nei suoi discorsi contro i preti pedofili (il libro non svela l’identità del sacerdote, nel frattempo deceduto) – abusa di Giulia approfittando del rapporto di fiducia instaurato nel tempo. «Cosa stava succedendo? Non lo sapevo neppure io», racconta Giulia. «Lui era sempre la mia guida spirituale, il mio confessore. Doveva sapere. Dovevo fidarmi. E poi forse mi piaceva quello che faceva. Provavo anche paura. Non so. Ero sconvolta. In ogni caso doveva essere un privilegio, perché senz’altro non lo faceva con le mie amiche».

    Dopo sette anni di abusi la «storia con il don» finisce. «Non ricordo con precisione come è arrivata questa fine, conservo ancora la data dell’ultimo incontro con lui, un appuntamento in tarda serata. L’ultima volta. Forse poi ho raccolto le poche forze che mi restavano e non ci sono più andata. Lui non mi ha più cercata, forse non gli servivo più. I giocattoli, dopo un po’, quando ci si stanca si buttano via».

    Giulia finisce l’università ed entra in Noviziato: «Mi sembrava davvero di aver trovato “casa”: più approfondivo quella spiritualità e più la sentivo mia». Pronuncia i voti e inizia a fare “carriera”. Poi qualcosa comincia a non funzionare, «come se qualcuno si fosse divertito a seminare zizzania a piene mani». Giulia non ne può più e pensa di mollare tutto: comunità e lavoro. «Ma sapevo che non aveva senso, che sarebbe stata solo una reazione istintiva di cui mi sarei presto pentita»: «Per evitare di farmi divorare dalla rabbia e per ritrovare un po’ di serenità ho deciso di farmi aiutare». «Ho scoperto che c’era una persona in grado di aiutare preti e religiose in difficoltà». È l’incontro con questa persona, Martina, a determinare la svolta. È grazie a lei infatti che Giulia comprende la gravità dell’accaduto e muove i primi passi del suo percorso di rinascita.

    «Arrivare all’ultima pagina è un esercizio quasi fisicamente doloroso, e certamente una sfida psicologica e spirituale enorme», scrive p. Zollner nella prefazione. «È però necessario – e infine anche salutare – affrontare questa difficile prova: necessario perché siamo chiamati ad assumerci la nostra responsabilità, a fare giustizia per coloro che hanno sofferto tanta ingiustizia e che sono stati feriti terribilmente; salutare perché guardare in faccia i nostri peccati e le nostre mancanze – nel commettere abusi e nel non fare tutto il possibile per evitarli – è doloroso ma ci apre anche gli occhi sulla nostra vera condizione umana e spirituale».

    Giulia purtroppo non è la sola ad avere sulle spalle questo vissuto. «Altre donne, consacrate come lei, sono state sessualmente abusate da preti e consacrati», scrive Anna Deodato. «Abusi subiti da piccole o all’inizio della prima giovinezza oppure prima della scelta di consacrazione, ma per tante anche dopo, a volte addirittura all’interno delle loro stesse comunità, dai preti che le accompagnavano, da coloro che rivestivano funzioni di superiori». E accade qui vicino a noi, non solo in terre lontane.

    Per Giulia non è stato facile decidere di uscire allo scoperto ma alla fine, spiega nella premessa, si è convinta e ha voluto mettere in fila le motivazioni così come le sono venute: «L’ho fatto per me: perché raccontare mi aiuta, mi costringe a ricordare e soprattutto a esprimere, buttare fuori, pronunciare, riordinare fatti, pensieri, sentimenti, emozioni…»; «per altre donne: ferite come me, che non riescono a dire o non sanno con chi parlare o da dove cominciare»; «per la Chiesa istituzione e per tutti i preti: perché chi governa e i sacerdoti sappiano che certe cose accadono anche in Italia, a Milano; bisogna solo avere il coraggio di dirlo e l’onestà di ascoltare». «Ora spero che siano in tanti a leggere questo libro e a lasciarsi provocare, interrogare. Ma soprattutto spero che queste pagine – sofferte e drammaticamente vere – possano incoraggiare altre donne, vittime di abuso come me, a farsi aiutare e a uscire dall’ombra, anche se il cammino sarà lungo e doloroso. È il prezzo della libertà e del riscatto, ma ne vale la pena».

    http://www.adista.it/articolo/56323

  • Il manifesto-choc contro il vescovo: “Vattene e lasciaci vivere in pace”

    Il manifesto-choc contro il vescovo: “Vattene e lasciaci vivere in pace”

    di Claudio Cordova – Sarebbe comparso nelle prime ore del giorno in vari luoghi della Diocesi di Oppido Mamertina-Palmi, quella che ha competenza sul difficile territorio della Piana di Gioia Tauro, soffocata dallo strapotere delle cosche di ‘ndrangheta e dal sottosviluppo economico. Ignoti gli autori del testo e del volantino, affisso in diversi comuni, ma chiarissimo il messaggio contro il vescovo monsignor Francesco Milito.

    Anzi, (mon) sign. Francesco Milito, come recita l’incipit del testo.

    Un manifesto-choc contro il vescovo, accusato da una o più persone di fatti gravissimi. Nel testo, infatti, con l’ironica dell’anafora, viene “ringraziato” il vescovo Milito di vere e proprie nefandezze: “Grazie perché con la tua manifesta complicità nei reati contro i minori, hai dato un grande impulso al nostro senso della giustizia ormai da tempo fiaccato dalla tua omertà, dal tuo abuso di potere, dalle tue minacce segrete, dalla tua abilità e destrezza a comprarti la verità per tirarti fuori e rimanere illeso. Grazie perché con le tue scelte hai tutelato e tuteli i nostri figli, i giovani, il nostro futuro, la nostra speranza, proprio come il lupo tutela le pecore. Quanto sangue innocente ancora spargerai, prima di accorgerti del male che stai facendo alle nostre famiglie, alla nostra terra?”.

    La figura del vescovo è emersa, in maniera inquietante, nella storia che ha coinvolto e portato all’arresto di don Antonello Tropea, parroco di Messignadi (frazione di Oppido Mamertina), accusato – e attualmente a processo – di sesso con minori. Dalle carte che accusano il prete, infatti, emergerebbe la perfetta conoscenza delle condotte di don Tropea da parte del vescovo Milito che, non solo avrebbe coperto le azioni del parroco, ma, anzi, lo avrebbe incitato a non dire nulla alle forze dell’ordine che indagavano sul giro di sesso a pagamento in cui sarebbe stato coinvolto don Tropea.

    Una vicenda su cui tanti – e tra questi Il Dispaccio – hanno chiesto l’intervento di Papa Francesco. Un intervento che fin qui non c’è stato. Anzi. Il vescovo Milito ha continuato la propria opera e, recentemente, ha anche nuovamente autorizzato lo svolgimento delle processioni religiose, bloccate dopo i vari “inchini” delle varette nei confronti di alcuni boss del luogo.

    La rabbia nei confronti del vescovo Milito esplode ora in forma violenta, sebbene anonima: “Grazie perché il tuo smisurato amore per il prossimo ti ha portato a servirti di ciò che siamo, di ciò che abbiamo di più caro, per le tue manie di grandezza, di potere, di protagonismo. Quando ti renderai conto dei pesi insopportabili che hai caricato sulle spalle della povera gente e che gli altri non sono dei giardini per la tua scalata alle vette? Grazie perché in te vediamo il cives, impeccabile fautore della legalità, imparziale, dinanzi al quale ci sentiamo persone sporche, per essere incorsi in un pignoramento immobiliare o in una diffida dai gestori delle utenze domestiche, per assicurare almeno il pane sulla nostra tavola. Per quanto ancora la nostra comunità deve subire il tuo arrogante clientelismo?” si chiede la “mano” autrice del volantino.

    Monsignor Milito, tuttavia, sarà criticato anche per la “mano morbida” usata nei confronti del prete – don Scordo – che non avrebbe prestato attenzione alle denunce della giovane Anna Maria Scarfò, ragazza della Piana di Gioia Tauro violentata per anni dal branco. Quel branco che è stato riconosciuto colpevole dalla Cassazione per gli orrori perpetrati sulla giovane.

    Un vescovo accusato, quindi, di nefandezze. E, una volta verificata la paternità dello scritto e, ovviamente, la veridicità delle gravissime affermazioni contenute sul volantino, resta da capire se l’esperienza di monsignor Milito possa continuare nella Diocesi di Oppido Mamertina-Palmi: “Grazie perché dai tuoi incontri abbiamo imparato che il Pifferaio Magico non è solo una fiaba, ma la realtà in cu viviamo, ogni volta che la tua meschina diplomazia chiede asilo alle nostre menti, celando la sua vera natura di plagio e inganno. Per quanto credi che ancora funzionerà questo tuo metodo di manipolazione delle coscienze? Grazie perché ci hai privato di tutto: dei nostri figli, della nostra dignità, del nostro onore, del nostro orgoglio, ma non della nostra libertà. Mai prima di adesso la nostra terra ha conosciuto un’epoca di così grave decadenza morale, sociale, economica, ad opera di un vescovo, che nel nome di Dio stermina il Suo popolo, domandando, con massima indifferenza, le ragioni della causa, per accertarsi della riuscita della sua spietata e malvagia impresa” si legge ancora nel volantino.

    Dopo accuse così gravi, inevitabile la chiosa dello scritto, che chiede a chiare (e cubitali) lettere al vescovo di andar via: “Ma il nostro GRAZIE sarà ancora più corale, il giorno in cui lascerai la nostra terra. Quando prenderai coscienza che qui, ormai, non è più il tuo posto! Quando deciderai di porre fine a tutto il male che ci stai facendo, prima che l’ultimo spiraglio di speranza cessi definitivamente di esistere. VATTENE E LASCIACI VIVERE IN PACE!!!”.

  • Il Papa ha ricevuto il cardinale francese Barbarin per 45 minuti

    Il Papa ha ricevuto il cardinale francese Barbarin per 45 minuti

    Accusato di avere insabbiato le accuse ad alcuni preti pedofili, nell’intervista alla Croix Francesco ha escluso le dimissioni: «Si vedrà dopo la conclusione del processo»

    IACOPO SCARAMUZZI
    Papa Francesco ha ricevuto stamane il cardinale francese Philippe Barbarin, arcivescovo di Lione accusato di avere insabbiato le accuse ad alcuni preti pedofili, per un’udienza di 45 minuti.

    Proprio oggi, peraltro, la procura di Lione ha chiesto la non prescrizione degli abusi sessuali che il sacerdote Bernard Preynat avrebbe compiuto su alcuni boyscout tra il 1986 e il 1991, il principale caso che scuote la diocesi da alcuni mesi. La camera di consiglio della corte d’appello deciderà il prossimo 10 giugno. Il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, ha precisato che il Porporato «viene anche a parlare con il Papa dei preparativi del pellegrinaggio delle persone di strada per il Giubileo della misericordia», riporta l’agenzia di stampa francese I.Media, «e di un pellegrinaggio di trecento rappresentanti istituzionali della regione Rhone-Alpes».

    In una intervista comparsa a inizio settimana sul settimanale cattolico francese La Croix, il Papa ha detto che Barbarin «ora non deve dimettersi». «È vero – ha detto in generale Francesco – che non è facile giudicare i fatti decenni dopo, in un altro contesto. La realtà non è sempre chiara. Ma per la Chiesa, in questo campo, non può esserci prescrizione. Con questi abusi, un sacerdote che ha la vocazione di condurre un bambino verso Dio lo distrugge. Semina il male, il risentimento, il dolore. Come ha detto Benedetto XVI, la tolleranza deve essere zero. Dagli elementi di cui dispongo – proseguiva il Papa – credo che a Lione il cardinale Barbarin ha preso le misure necessarie, ha preso bene le cose in mano. È un coraggioso, un creativo, un missionario. Dobbiamo ora attendere il seguito del processo davanti la giustizia civile». Quindi non deve dimettersi? «No, sarebbe un controsenso, un’imprudenza. Si vedrà dopo la conclusione del processo. Ma ora, sarebbe ammettere la propria colpevolezza».

    Il giorno dopo, il sindaco di Lione, Gerard Collomb, socialista, ha difeso il Cardinale, vittima a suo parere di un «falso processo». Oggi La parole liberée, associazione di vittime del prete pedofilo lionese, ironizza su Twitter: «Un anno fa, una vittima ha scritto al Papa per implorare il suo aiuto. E oggi il cardinale Barbarin lo incontra…». Domani, annuncia Le Figaro, il quotidiano pubblicherà un’intervista di Barbarin sull’incontro di oggi con il Papa.

    http://www.lastampa.it/2016/05/20/vaticaninsider/ita/nel-mondo/il-papa-ha-ricevuto-il-cardinale-francese-barbarin-per-minuti-42cw9FbYsXn61B7t9wILbN/pagina.html

  • Prete pedofilo arrestato in Kosovo: estradato in Gran Bretagna

    Prete pedofilo arrestato in Kosovo: estradato in Gran Bretagna

    Preti che abusano di minori. Storie nauseanti che gettano fango sulla Chiesa. Molti sacerdoti si sono scusati con le vittime  e i loro parenti, altri no, altri… Beh, resta il fatto che davanti a tali abomini non si può rimanere inerti. Gli orchi, anche se indossano l’abito talare, devono pagare il loro conto con la giustizia. Un prete pedofilo è stato arrestato nelle ultime ore in Kosovo. Si tratta di Lawrence Spencer, ricercato dalla Polizia britannica dal 2012 in quanto avrebbe commesso numerosi abusi sessuali su minori: nei suoi confronti era stato emesso un mandato d’arresto europeo. La notizia è stata confermata da alcune autorità locali. Niente tolleranza nei confronti dei preti pedofili. In fondo, lo ha detto più volte anche Papa Francesco, che è il simbolo della misericordia. Dinanzi a reati del genere, che ledono gravemente i piccoli, non si può essere tolleranti. Nel periodo compreso tra il 1991 e il 2001, Spencer, che  era sacerdote della chiesa cattolica di Londra, violentò moltissimi bimbi profittando della sua carica e del suo prestigio. Nessuno avrebbe mai immaginato che un pastore sarebbe stato in grado di commettere azioni del genere. Sotto quella tonaca, però, c’era uno spietato pedofilo. Una vera vergogna che la dice lunga sulla gravità della piaga della pedofilia nella Chiesa.

    Lawrence Spencer, che ha più di 70 anni, è stato messo in manette giovedì scorso a Pec. Lo hanno rivelato anche le autorità di Pristina. L’iter di estradizione è iniziato e presto il religioso arriverà in Gran Bretagna per essere sottoposto a un processo che porterà sicuramente a una pesante condanna. Non si ancora quante sono le vittime del prete britannico, ma certamente non sono poche. E’ veramente un grosso problema quello degli abusi sessuali commessi da esponenti della Chiesa cattolica come Lawrence Spencer. Il fenomeno è diffuso un po’ ovunque anche se, secondo recenti indagini, dagli ultimi due decenni del ‘900 ad oggi il maggior numero di casi di pedofilia registrati nel mondo riguarda Canada, Stati Uniti, Irlanda e Australia. Nessuno Stato, però, è privo di casi di abusi commessi da sacerdoti. E’ stato scoperto che circa l’80% dei casi di violenze commesse da preti sia stato denunciato negli Usa, precisamente nella diocesi di Boston. Da un’indagine condotta 14 anni fa su invito della Conferenza Statunitense dei Vescovi Cattolici, tra il 1950 e il 2002 il 4% dei preti operanti negli Usa era stato accusato di reati di natura sessuale. Tutto ciò fa semplicemente rabbrividire. E la Chiesa cattolica come si comporta davanti a questo obbrobrio? Beh, sin dall’emersione dei primi scandali, la Chiesa ha cercato di ‘gettare acqua sul fuoco’ demonizzando i media per il risalto che hanno sempre dato ai casi di abusi commessi da sacerdoti, sottolineando che si tratta di un fenomeno concernente tutte leistituzioni, non solo la Chiesa. Sarà, ma tali scandali fanno perdere credibilità alla Chiesa, anche perché ha spesso cercato di difendere i sacerdoti, occultando prove ed altro, e non si è mai, o poche volte, adoperata per dare un sostegno morale alle piccole vittime. Ciò è indubbiamente vergognoso. Negli ultimi anni, anche sulla scorta delle innumerevoli polemiche, ha deciso di adottare una politica di ‘tolleranza zero’ nei confronti di preti pedofili. Tutto ciò, però, non è bastato a far riacquistare credibilità alla  Chiesa, ritenuta colpevole di aver coperto molti casi di pedofilia. Ricordiamo, ad esempio, che 12 anni fa un avvocato statunitense, William McMurry, ha intentato un’azione legale contro il Vaticano in quanto avrebbe coperto una vicenda di abusi su tre minorenni. Benedetto XVI, predecessore di Papa Francesco, venne accusato di aver coperto una vicenda di violenze sessuali commesse da un prete in Texas. Il Pontefice, però, si appellò all’immunità diplomatica per evitare problemi.

     

  • Secondo papa Francesco, Barbarin non deve dimettersi. Per ora. E sulle Unioni civili chiede rispetto per tutti

    Secondo papa Francesco, Barbarin non deve dimettersi. Per ora. E sulle Unioni civili chiede rispetto per tutti

    Per ora “non deve dimettersi il cardinale Philippe Barbarin, l’arcivescovo di Lione, accusato in Francia di non essere intervenuto adeguatamente dopo le denunce di abusi compiuti da preti pedofili. Lo afferma Papa Francesco in un’intervista al quotidiano cattolico “La Croix”. “Sarebbe – spiega – un controsenso, un’imprudenza”. “Si vedrà – promette – dopo la conclusione del processo. Ma ora, significherebbe ammettere la colpevolezza”.
    Su temi come le Unioni civili “tocca al Parlamento discutere, argomentare, spiegare, ragionare”, riconosce poi Francesco rispondendo alle domande del quotidiano cattolico. Ma, aggiunge, “una volta che la legge è approvata, lo Stato deve rispettare le coscienze. In ogni struttura giuridica, l’obiezione di coscienza deve essere presenta perchè è un diritto umano. E questo vale anche per un funzionario del governo, che è una persona umana. Lo Stato deve anche rispettare le critiche”. Secondo il Papa, in sostanza, “uno Stato deve essere laico. Gli Stati confessionali finiscono male. Vanno contro la storia”, ma, osserva con una “piccola critica” alla cultura d’Oltralpe, bisogna stare attenti a non “esagerare con la laicità”
    Nell’intervista, Francesco precisa non visiterà la Frabncia nel 2017 “perchè l’anno prossimo è elettorale e, in generale, la pratica della Santa Sede è di non cimpiere uno spostamento del genere in questo periodo”. “L’anno scorso – spiega il Papa – si è iniziato a fare qualche ipotesi in vista di un tale viaggio, compreso un passaggio a Parigi e nella sua banlieu, a Lourdes e in una città dove nessun Papa è mai stato, ad esempio Marsiglia, che rappresenta una porta aperta sul mondo”.
    Quella di una prelatura personale per i lefebvriani è “una soluzione possibile, ma prima bisogna stabilire con loro un accordo fondamentale. Il Concilio vaticano II ha il suo valore. Si va avanti lentamente, con pazienza”, conferma inoltre Bergoglio al giornale francese. Nell’intervista, il Papa risponde inoltre a una domanda sul tema del prossimo Sinodo: “non è ancora maturo – dice – il tempo per un sinodo sulla sinodalità”.

  • PROCESSO ALL’EX SUORA DI SANT’EDOARDO, SI VA IN APPELLO

    PROCESSO ALL’EX SUORA DI SANT’EDOARDO, SI VA IN APPELLO

    Tragedia di Eva, “la prescrizione non dovrebbe esistere”

    BUSTO ARSIZIO – Per i genitori di Eva Sacconago, Giovanna Bozzolini e Roberto Sacconago, il processo d’appello che si celebrerà a Milano sarà “un nuovo capitolo doloroso ma necessario”, dice la mamma, della vicenda che ripercorre il dramma di loro figlia. La tragedia della giovane parrocchiana di Sant’Edoardo, morta suicida nel giugno 2011, si compì al culmine del suo rapporto controverso con suor Maria Angela Farè. “Dobbiamo andare fino in fondo, perché lo dobbiamo alla nostra Eva” prosegue la signora Giovanna che, col marito Roberto, si appresta a vivere un nuovo round processuale dopo un dibattimento di primo grado che è stato causa di turbamenti, angosce e spesso caratterizzato da conflitti e accese discussioni col difensore dell’ex religiosa, l’avvocato Fabrizio Busignani.
    Il 10 dicembre scorso (leggi qui), Maria Angela Farè è stata condannata a 3 anni e 6 mesi di reclusione per un unico episodio di violenza sessuale compiuto su Eva Sacconago nel maggio 2011. I giudici del Tribunale di Busto Arsizio hanno invece assolto l’ex religiosa dalla violenza privata e dallo stalking. Inoltre, non hanno considerato abusi sessuali i rapporti esistiti tra le due donne quando Eva era ancora una ragazzina poco più che quindicenne.
    “Le sentenze si possono criticare (lo abbiamo fatto anche noi). Ma la realtà, purtroppo, non la si può modificare. Nostra figlia è stata ripetutamente violentata quando aveva da poco compiuto 15 anni. Vi sono tre, quattro o più lettere e scritti al giorno per anni che lo dimostrano (alcuni dei quali ci sono serviti per allontanare la suora da Sant’Edoardo). ‘Lascia perdere – diceva la suora a nostra figlia – non lo dire, conservalo nel tuo cuore. Il tesoro è nel cuore essenziale e invisibile agli occhi. Lascia perdere, brucia le lettere, non conservarle, falle sparire. Non raccontare’.
    Eva ha vissuto per anni, nel silenzio, nella ‘calma apparente’ (come, poi, ha scritto) gli abusi e quando ha cercato di liberarsi è stata devastata dalla suora e da chi non l’ha mai amata e ha preferito il pettegolezzo alla verità”.
    Una violenza psicologica e fisica, seppur oramai prescritta, che per i genitori di Eva è una cosa impossibile da accettare.
    “La suora – proseguono – scriveva a nostra figlia ‘non ci deve essere nessuno di più importante di me, sento che non è così ma non lo accetto. Combatterò con tutte le mie forze per portarti via. Tu sei tutto quello che avrei voluto essere io, legata all’oratorio ma libera di scegliere. Io ho scelto troppo in fretta una vita che mi ha legata troppo’. E ancora ‘non sono pensieri da suora. Le suore non sono tutte così, credo. Mi spiace per il cattivo esempio che ti do su questo fronte, ma davvero sento che l’amore che provo per te è incontrollabile, è l’amore che ho per te che mi spinge a fare un sacco di chilometri, a scappare di notte, per venirti a cercare. Io so che non è giusto ma non so come controllarmi. Ѐ lo stesso motore della gelosia. Impazzisco al pensiero che tu stia vicino al don, ho paura che lui possa portarti via da me. Impazzisco quando fai la vita comune perché so che tu ti spendi fino all’ultimo con i ragazzi, con il don, con i tuoi amici e invece vorrei essere lì io con te a raccogliere tutte quelle energie che hai per loro e che non usi con me’.
    Per noi – chiudono i genitori di Eva Sacconago – è un dolore terribile aver letto e scoperto questi scritti dopo che Eva ci ha lasciati. Eva ha sempre detto e scritto la verità.
    Non dobbiamo tollerare gli abusi sui minori, dobbiamo difendere i minori e punire severamente coloro che commettono gli abusi, dice Papa Francesco. Per noi genitori la prescrizione di questi reati non dovrebbe esserci”. Per questo affronteranno il processo d’appello, “un capitolo doloroso ma necessario”. Per Eva.
    http://www.informazioneonline.it/LAY009/L00908.aspx?arg=1005&id=23800
  • Don Albertini, condannato a 7 anni in Brasile, ma la Curia lo spaccia per innocente. Papa Francesco interverrà?

    Don Albertini, condannato a 7 anni in Brasile, ma la Curia lo spaccia per innocente. Papa Francesco interverrà?

    DANIELE PASQUARELLI – BIELLA – Un sacerdote biellese, Piergiorgio Albertini, 76 anni, già viceparroco a Campore Falcero e ora ospitato dalle suore di clausura di Trivero, è stato condannato nel 2014 dal tribunale brasiliano dell’«Estado de Amazonas» a 7 anni di reclusioneper abusi sessuali nei confronti di bambina di nove, riformando una precedente condanna a 9 anni. Il giudice però, pur riconoscendo «che è innegabile la presenza di prove sufficienti a dimostrare che il ricorrente Albertini abbia praticato atti di libidine contro la vittima», ha estinto la responsabilità penale per avvenuta prescrizione. «Dal ricevimento della denuncia – scrive il magistrato- fino alla condanna sono infatti trascorsi più di 7 anni» quando il termine previsto è di sei.

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    La storia

    Gli abusi contestati risalgono a quando il sacerdote era in Brasile. Nel ’97 padre Piergiorgio, già missionario della Consolata, viene incardinato dall’allora vescovo Massimo Giustetti nel clero della diocesi di Biella e autorizzato a continuare il servizio nella prelazia di Borba, come sacerdote «fidei donum». Nel 2010 le prime notizie dei presunti abusi: il sacerdote si dichiara innocente, ma il vescovo di Borba lo sospende «a divinis» e avvisa il vescovo di Biella, che lo invita a restare in Brasile in attesa della sentenza definitiva. Il 7 aprile di due anni fa la condanna e l’estinzione della responsabilità penale. Tanto basta al vescovo di Borba in Brasile per riammettere nel pieno esercizio del ministero lo stesso sacerdote, dieci giorni dopo, durante la messa del Giovedì Santo. A conclusione definitiva del procedimento il vescovo di Biella chiede il rientro in diocesi del sacerdote, anche a motivo dell’età e della salute.

    La denuncia

    Solo in questi giorni però la vicenda sale alla ribalta della cronaca. A sollevare il caso è Andrea Giordano, il sacerdote «ribelle» (vedovo e padre di tre figli) nel suo blog Chiesacontrocorrente: «Come scriveva Santa Caterina da Siena, avete taciuto abbastanza . E’ ora di finirla di stare zitti . Gridate con centomila lingue . Io vedo che a forza di fare silenzio il mondo è marcito». L’articolo del religioso, rilanciato anche sui social dal «fustigatore» Daniele Gamba nel suo blog l’Arcangelo e ripreso dal bisettimanale La Nuova Provincia, solleva un polverone che convince la curia e il vescovo Gabriele Mana a prendere una posizione.

    Clicca qui per leggere il comunicato del Consiglio episcopale

    La Curia

    «Con amarezza si deve constatare l’uso della diffamazione e della calunnia come mezzo di comunicazione – scrive tra l’altro Consiglio episcopale -. Il 7 aprile 2014 don Albertini è stato assolto dall’accusa dal Tribunale civile brasiliano. La Diocesi di Biella non è a conoscenza di alcun caso o di casi di pedofilia in cui siano coinvolti sacerdoti incardinati».

     http://www.lastampa.it/2016/05/04/edizioni/biella/abusi-su-una-bambina-in-brasile-il-sacerdote-non-punibile-per-intervenuta-prescrizione-kKoy0uwIzBfrUPk5ECBlVN/pagina.html
  • «In Diocesi non ci sono preti pedofili»

    «In Diocesi non ci sono preti pedofili»

    BIELLA – «La Diocesi di Biella non è a conoscenza di alcun caso o di casi di pedofilia in cui siano coinvolti sacerdoti incardinati nella Diocesi. La totale trasparenza richiesta da papa Benedetto XVI, papa Francesco e da tutta la chiesa italiana trova il più pieno consenso nella nostra Diocesi, laddove i fatti vengano circostanziati e denunciati all’autorità competente».

    E’ quanto si legge in un lungo comunicato stampa diffuso ieri dal Consiglio episcopale della Diocesi di Biella, in merito a notizie apparse su un blog e poi riprese nella rubrica di Daniele Gamba “L’Arcangelo” e ieri dal giornale La Provincia in merito a presunti casi di pedofilia che hanno visto protagonisti preti della diocesi di Biella.

    Tutto nasce da un blog tenuto da don Andrea Giordano in cui si parla di un prete che è stato condannato per pedofilia al di fuori dell’Italia. Don Andrea Giordano scrive di aver avvisato il vescovo ma che in Diocesi non vola una mosca sull’argomento. Argomento che viene ripreso, invece, da Daniele Gamba sul suo “Arcangelo”, in cui svela il nome del prete: si tratta di don Piergiorgio Albertini, missionario biellese nella parrocchia di Cristo Rei, città di Borga, in Brasile. Gamba aggiunge: «Sarebbe di estremo interesse che la Diocesi di Biella risponda non tanto a don Andrea Giordano ma illustrando ai propri fedeli le vicende processuali che portarono nel 2013 alla condanna a 9 anni di reclusione per abusi su minori nei confronti del don.

    Alla sentenza emessa il 26 febbraio 2013 dal giudice Eliezer Fernandes Júnior seguì ricorso e la Primeira Câmara Criminal do Tribunal de Justiça do Amazonas ha ritenuto prescritto il reato (i fatti erano avvenuti nel 1993). Il sacerdote, beneficiando sostanzialmente della lentezza della giustizia brasiliana, è uscito indenne dalla vicenda processuale, ha ottenuto il passaporto, è rientrato nel biellese ove officia nell’area di Mosso-Trivero».
    Enzo Panelli