Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Papa Francesco

  • Consiglio episcopale: «Diffamazioni e calunnie su don Albertini»

    Consiglio episcopale: «Diffamazioni e calunnie su don Albertini»

    La diocesi di Biella ha diffuso un comunicato stampa, dopo la pubblicazione di alcuni articoli dove vengono ricordate le vicende giudiziarie per pedofilia del sacerdote, durante la sua permanenza in Brasile

    BIELLA – La Diocesi di Biella ha diffuso il seguente comunicato che pubblichiamo integralmente.

    «Con amarezza si deve constatare l’uso della diffamazione e della calunnia come mezzo di comunicazione. Riguardo alle notizie apparse riguardanti un sacerdote diocesano si deve precisare quanto segue.

    Il sacerdote Piergiorgio Albertini è nato a Ginevra (Svizzera) il 4 luglio 1940, da una famiglia biellese. Diviene religioso e sacerdote dei missionari della Consolata di Torino, ricevendo l’ordinazione il 17 dicembre 1966. Nell’anno 1997, lasciando i Missionari della Consolata, viene incardinato da mons. Massimo Giustetti nel clero della diocesi di Biella, continuando il servizio nella prelazia di Borba, in Brasile come sacerdote fidei donum, con generosità in mezzo ai poveri.

    Nel 2010 si viene a sapere di accuse di abusi sessuali su minori. Il Vescovo di Borba in Brasile emette il decreto preventivo di ‘sospensione a divinis’ in attesa del processo civile, e invia copia per conoscenza al Vescovo di Biella. Il Vescovo di Biella chiede a don Albertini di restare in Brasile fino al termine dei processi per non sottrarsi alle responsabilità, laddove venissero accertate. Intanto il sacerdote protesta la sua innocenza. Il 7 aprile 2014 don Albertini è assolto dall’accusa dal Tribunale civile dello Stato dell’Amazzonia in Brasile. Il 17 aprile 2014 il Vescovo di Borba in Brasile annulla il decreto di sospensione e riammette nel pieno esercizio del ministero lo stesso sacerdote durante la S. Messa Crismale del Giovedì Santo.

    A conclusione definitiva del procedimento il Vescovo di Biella chiede il rientro in diocesi del sacerdote, anche a motivo dell’età e della salute. Di tutto questo dà comunicazione al Consiglio Presbiterale. Il Vescovo di Borba, il 7 settembre 2014 al rientro in Italia di don Albertini in Italia scrisse: ‘Trascorsi 25 anni di presenza missionaria nella Prelazia di Borba ritengo di dover ringraziare molto il Signore e padre Albertini per la sua presenza, per la sua dedizione e per la sua vita missionaria’.

    Al rientro in Italia, a don Albertini, alla soglia dei 75 anni di età, non è stato affidato alcuna responsabilità pastorale diretta. La Diocesi di Biella non è a conoscenza di alcun caso o di casi di pedofilia in cui siano coinvolti sacerdoti incardinati nella Diocesi. La totale trasparenza richiesta da papa Benedetto XVI, papa Francesco e da tutta la chiesa italiana trova il più pieno consenso nella nostra Diocesi, laddove i fatti vengano circostanziati e denunciati all’autorità competente. La diffamazione di persone dichiarate innocenti dal Tribunale è un pessimo metodo di comunicazione di cui si risponde davanti a Dio e, nel caso, anche davanti alla giustizia dei tribunali umani».

    BIELLA – La Diocesi di Biella ha diffuso il seguente comunicato che pubblichiamo integralmente.

    «Con amarezza si deve constatare l’uso della diffamazione e della calunnia come mezzo di comunicazione. Riguardo alle notizie apparse riguardanti un sacerdote diocesano si deve precisare quanto segue.

    Il sacerdote Piergiorgio Albertini è nato a Ginevra (Svizzera) il 4 luglio 1940, da una famiglia biellese. Diviene religioso e sacerdote dei missionari della Consolata di Torino, ricevendo l’ordinazione il 17 dicembre 1966. Nell’anno 1997, lasciando i Missionari della Consolata, viene incardinato da mons. Massimo Giustetti nel clero della diocesi di Biella, continuando il servizio nella prelazia di Borba, in Brasile come sacerdote fidei donum, con generosità in mezzo ai poveri.

    Nel 2010 si viene a sapere di accuse di abusi sessuali su minori. Il Vescovo di Borba in Brasile emette il decreto preventivo di ‘sospensione a divinis’ in attesa del processo civile, e invia copia per conoscenza al Vescovo di Biella. Il Vescovo di Biella chiede a don Albertini di restare in Brasile fino al termine dei processi per non sottrarsi alle responsabilità, laddove venissero accertate. Intanto il sacerdote protesta la sua innocenza. Il 7 aprile 2014 don Albertini è assolto dall’accusa dal Tribunale civile dello Stato dell’Amazzonia in Brasile. Il 17 aprile 2014 il Vescovo di Borba in Brasile annulla il decreto di sospensione e riammette nel pieno esercizio del ministero lo stesso sacerdote durante la S. Messa Crismale del Giovedì Santo.

    A conclusione definitiva del procedimento il Vescovo di Biella chiede il rientro in diocesi del sacerdote, anche a motivo dell’età e della salute. Di tutto questo dà comunicazione al Consiglio Presbiterale. Il Vescovo di Borba, il 7 settembre 2014 al rientro in Italia di don Albertini in Italia scrisse: ‘Trascorsi 25 anni di presenza missionaria nella Prelazia di Borba ritengo di dover ringraziare molto il Signore e padre Albertini per la sua presenza, per la sua dedizione e per la sua vita missionaria’.

    Al rientro in Italia, a don Albertini, alla soglia dei 75 anni di età, non è stato affidato alcuna responsabilità pastorale diretta. La Diocesi di Biella non è a conoscenza di alcun caso o di casi di pedofilia in cui siano coinvolti sacerdoti incardinati nella Diocesi. La totale trasparenza richiesta da papa Benedetto XVI, papa Francesco e da tutta la chiesa italiana trova il più pieno consenso nella nostra Diocesi, laddove i fatti vengano circostanziati e denunciati all’autorità competente. La diffamazione di persone dichiarate innocenti dal Tribunale è un pessimo metodo di comunicazione di cui si risponde davanti a Dio e, nel caso, anche davanti alla giustizia dei tribunali umani».

    http://biella.diariodelweb.it/biella/articolo/?nid=20160504_381463

  • Vaticano: Pedofilia e giochi di potere

    Vaticano: Pedofilia e giochi di potere

    VATICANO E PEDOFILIA: SCANDALO, ORRORE, PULIZIA E MANOVRE DI POTERE

    03 Marzo 2016 Fausto Carotenuto

    Il film Spotlight ha vinto l’Oscar come miglior film del 2015 occupandosi di un terribile scandalo a Boston: la struttura della diocesi ha protetto per anni ben 70 preti pedofili.

    Singolare che l’industria cinematografica americana attacchi così pesantemente la potente Chiesa cattolica e che la giuria degli Oscar riesca a premiare questo attacco a maggioranza.

    Forse però non si tratta di un attacco generalizzato al Vaticano, come potrebbe apparire ad una visione superficiale, ma piuttosto ad una sua corrente da parte di un’altra, sostenuta dalla massoneria internazionale.

    Ed infatti gli autori, registi ed attori del film non hanno fatto altro che dire che uno solo può salvare la Chiesa da questa piaga: Papa Francesco… il gesuita. E che quindi la Chiesa non è morta, anzi può risorgere se una corrente “nuova” – quella ora al comando – prevarrà sulle vecchie correnti chehanno prodotto questi disastri… E allora il film diventa un grande spot pubblicitario per la chiesa “buona” di Francesco alle prese con il difficile compito di fare fuori quella “cattiva” woitiliana opusdeista. Il che fa un favore alla verità ed al bene – cosa che apprezziamo moltissimo – ma anche al potere dei gesuiti.

    Cosa che apprezziamo molto di meno, visto l’enorme potere che stanno assumendo a livello mondiale in alleanza con parti importanti della massoneria internazionale.

    Ma non basta il caso Spotlight. In questi giorni c’è anche il “Caso Pell”, proprio a Roma.

    Una commissione governativa australiana sta interrogando via web il cardinale Pell sul grave problema della pedofilia nella chiesa australiana e sulla possibilità che nella sua carriera abbia coperto e quindi consentito numerosi abusi sui minori. Le domande partono dall’Australia e Pell risponde in diretta video dall’Hotel Quirinale di Roma. Il cardinale è a Roma in quanto “Ministro dell’Economia” del Vaticano, e non si è recato in Australia a rispondere “per motivi di salute”.

    Una storia orribile, nella quale il cardinale sta facendo una orrida figura. La Royal Commission governativa sulla pedofilia è diretta da Peter Mc Kellan, che ha definito le risposte del cardinale insufficienti e “del tutto prive di senso”. Alle domande degli inquirenti ha risposto con una impressionante serie di “non ricordo”, “non sapevo”, “non mi hanno informato”, “certo forse potevo fare di più”. Quando è ormai provato che non poteva non sapere, che gli era stato detto varie volte quello che succedeva, e che lui non aveva mai approfondito. E poi ha anche detto che l’età gli crea problemi ai ricordi. Certo questa difficoltà senile non gli ha però fatto sorgere nessuno scrupolo quando ha accettato gli incarichi di Prefetto della Segreteria per l’Economia e membro del C9, il consiglio di cardinali che aiuta Papa Francesco nella riforma della Curia e nel governo della Chiesa universale.

    Tra i casi eclatanti che Pell non aveva approfondito: dei preti pedofili seriali, come Peter Searson e Edward Dowlan, ed il caso terribile di Gerald Ridsdale stupratore di almeno 54 bambini. Questi preti, quando ormai tutti sapevano quello che combinavano, venivano semplicemente trasferiti in altre parrocchie. Dove potevano tranquillamente ricominciare a praticare la loro perversione.

    Pell taceva, non vedeva, non interveniva… Per lui la difesa della struttura veniva evidentemente prima del bene dei bambini, che potevano tranquillamente essere sacrificati. Anzi evidentemente questo atteggiamento era utile, perché lui intanto nella chiesa conservatrice woitiliana e ratzingeriana faceva carriera, fino a diventare primate della Chiesa australiana. E poi lui su come mantenere l’autorità ecclesiastica la sapeva lunga: si era persino laureato in teologia proprio con una tesi sul principio di autorità nella Chiesa…

    Un vero enorme scandalo, aggravato dal fatto che questo meccanismo abominio-protezione avviene un po’ ovunque nella Chiesa cattolica, ed anche in Italia, in base al principio che il primo compito che si danno i vescovi e i responsabili gerarchici è spesso quello di coprire per salvare l’autorevolezza della Chiesa. Di salvare il suo principio di autorità “morale”, e quindi anche politica ed economica, derivato direttamente dall’Impero Romano, del quale la struttura di potere Vaticana è discendente diretta, mascherata da cristianesimo.

    Certamente il primo riferimento alla base di questi comportamenti è il potere, e non l’attenzione agli esseri umani, ai quei bambini che vengono fisicamente e psichicamente massacrati da orchi protetti dalle strutture gerarchiche.

    Il problema per gente come Pell o per tanti altri cardinali e vescovi americani, austriaci, australiani, belgi, irlandesi, inglesi, tedeschi, olandesi, svizzeri, maltesi, italiani, ecc. , non è mai stato quello oggettivo e gravissimo del male fatto ai bambini, ma quello di preservare la credibilità di facciata della Chiesa cattolica. Freddi burocrati del finto amore. Del tutto privi di cuore.. . Del tutto privi di Cristo, anche se per una vita hanno campato e si sono arricchiti riempiendosene abusivamente la bocca. Mentre per una Chiesa veramente legata al Cristo, all’Essere dell’Amore, dovrebbe valere prima di tutto quello che Lui diceva: “Chi … scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina di quelle tirate da un asino, e fosse gettato negli abissi del mare. Guai al mondo per gli scandali! È inevitabile che avvengano scandali, ma guai all’uomo per colpa del quale avviene lo scandalo!“ (Matteo 18,6-7) E quindi comportamenti del genere dovrebbero essere evitati a tutti i costi, denunciando subito penalmente ed escludendo immediatamente certi individui dalla funzione e dal ruolo sacerdotale.

    Sacerdoti dei quali per secoli la gente si è fidata lasciando nelle loro mani i propri bambini.

    Lasciando gli orchi liberi di agire, il Vaticano ha creato un meccanismo di sfiducia generalizzato tra i propri fedeli anche nei confronti di quella parte della Chiesa che è sana e fatta di gente per bene, che veramente mette la sua vita a disposizione del prossimo, dei poveri, dei deboli, dei piccoli… Quella parte dalla quale vengono i santi veri, e che “stranamente” non fa mai carriera nella struttura gerarchica e non viene mai protetta da nessuno… Anzi spesso maltrattata in tutti i modi.

    Anche figure importanti e molto venerate come grandi santi, come Papa Woityla, hanno protetto consapevolmente degli orchi, come il caso del potentissimo fondatore dei Legionari di Cristo, il pedofilo e violentatore prete messicano Marcial Maciel. Nonostante in tutti i modi Woityla fosse stato informato della doppia o tripla vita di questo individuo, non volle mai rinunciare al sostegno della sua potente organizzazione, e lo lasciò fare, riempiendolo di onori e di lodi…

    L’audizione di Pell, un vero e proprio processo mediatico diffuso in tutto il mondo, che sta esponendo il cardinale ad una pessima figura, insieme al film Spotlight, la dicono lunga sulle perversioni praticate e coperte in seno alla Chiesa per decenni, qualcuno dice per millenni. E infatti è cosa vecchia: la prima traccia già nel Concilio di Elvira del 306 dc, quando i vescovi furono costretti a dichiarare: “Stupratoribus puerorum nec in fine danda esse communionem” ( Agli stupratori di bambini la comunione va negata anche in punto di morte).

    E in questi giorni il clamore della vicenda Pell viene accresciuto dal fatto che 15 vittime degli abusi sono arrivate negli stessi giorni a Roma per parlargli e per essere ricevute dal Papa. «A Pell non importa di noi, siamo qui perché vogliamo fare qualcosa per le future generazioni di bambini».

    Lui resiste, dice che non può fare nulla per farle ricevere dal Papa e che se le riceve lui, le vuole non tutte insieme ma solo una per volta… anche accompagnate da qualcuno ma certamente non avvocati o media… Poi ne ha ricevute alcune mostrandosi contrito… Troppo forti le pressioni…

    nota: Molto significativo questo VIDEO

    GIOCHI DI POTERE DIETRO GLI SCANDALI DI PEDOFILIA

    Orribile questa perversione della pedofilia ed orribile che la si consenta e protegga nelle strutture religiose. E’ bene che questi scandali vengano fuori… perché è bene che tutti ne siano al corrente e che si prendano opportuni provvedimenti.

    Occorre tuttavia anche notare che spesso dobbiamo ringraziare di questo portare alla luce nefandezze, non tanto e solo i bravi e gli onesti, ma anche – e talvolta soprattutto – gruppi di potere oscuro che usano gli scandali per indebolire i gruppi di potere avversari.

    Nel caso della pedofilia delle gerarchie cattoliche, questo risulta con particolare evidenza. La Chiesa prima degli scandali di pedofilia e di corruzione, che la attraversano ormai da anni, era nelle mani dei conservatori opusdeisti di tipo woitiliano o ratzingeriano.

    La Chiesa dopo gli scandali è saldamente nelle mani dei loro avversari: i gesuiti. Se qualcuno “avesse voluto” facilitare la loro ascesa avrebbe avuto a disposizione creando questi scandali – sia pure su concretissime basi di verità – un formidabile strumento di manovra. E tuttora è facile notare che gli scandali di pedofilia e di corruzione – come i vari vatileaks – colpiscono in modo eclatante quei settori conservatori della Chiesa che fanno resistenza al dilagare del potere gesuita.

    Anche molti scandali italiani di politica e malaffare si possono ora interpretare facilmente in questo modo. golpe in vaticanoIl vero e proprio colpo di stato che denunciammo al momento delle dimissioni di Ratzinger, si è basato su un enorme ricatto di questo tipo. (vedi i nostri articoli precedenti su questo scottante argomento ) A conferma di questa visione, lo stesso cardinale Pell in Australia è sempre stato il protettore delle correnti e delle posizioni più conservatrici. E nel suo “regno”, dopo la nomina a Cardinale nel 2003 da parte del conservatore opusdesita Woityla, ha assegnato molte posizioni di potere a preti conservatori.

    Con il Papa gesuita invece è stato presto richiamato a Roma con un apparente “PROMOVEATUR”, che lo ha isolato dal suo regno australiano. Per essere poi ora sottoposto al ludibrio, al disprezzo internazionale ed ai giusti attacchi delle sue vittime.

    Il che significa sostanzialmente la probabile fine del suo potere – “AMOVEATUR” – e campo libero in Australia per l’influenza gesuita.

    Operazione doppia quindi: sacrosanta pulizia da una parte, che accogliamo con soddisfazione, e gioco di potere nella lotta tra piramidi imperiali in Vaticano e nel Mondo. Una ulteriore mossa del risiko, con la conquista del potente cattolicesimo australiano.

    Gli scandali per la pedofilia e la corruzione, molto eclatanti e accuratissimi nella raccolta e dimostrazione di prove in tutto il mondo occidentale – ma soprattutto dove i gesuiti sono più potenti ed in accordo con la massoneria – hanno prodotto un enorme indebolimento del fronte conservatore opusdeista woitiliano. Infarcito da mille vizi di corruzione e pedofilia.

    Quasi del tutto assenti nel morigerato esercito del potere professorale gesuita.

    La pedofilia e gli scandali per corruzione puntano il dito su una parte oscura e rivoltante della Chiesa, che non vediamo l’ora finisca. Ma dobbiamo anche essere consapevoli del fatto che viene adoperata come una clava per raggiungere il potere da parte di un gruppo di potere.

    Non ci troviamo di fronte allo scontro tra il Bene ed il Male, ma tra due piramidi oscure in competizione tra loro. E spesso è proprio da questi scontri che viene fuori per noi un po’ di verità ed un po’ di bene. Ma questo non significa che dobbiamo lasciarci sedurre da chi attacca in questo momento. Non è necessariamente buono chi attacca un male. Ci fa un piacere certamente in un dato momento, ma occorre vedere perché lo fa. Per non rischiare di affidarci nelle mani sbagliate.

    E’ poi evidente che interesse dei gesuiti è anche che questa Chiesa – finalmente agguantata al suo vertice dopo secoli di inutili tentativi – non crolli sotto i colpi della dilagante sfiducia nelle sue istituzioni, e che quindi certi comportamenti distruttivi, come la pedofilia, abbiano a cessare veramente. Per non compromettere la struttura nelle sue basi, che sono tuttora nell’indispensabile consenso dei fedeli. Ricercato ogni giorno in tutti i modi da Bergoglio.

    Bene che certe cose vengano fuori, e ringraziamo chi lo sta facendo, anche se non apprezziamo affatto i suoi secondi fini: la realizzazione di un dilagante superpotere gesuita-massonico, già ora al comando di buona parte della politica, della finanza, della cultura e delle religioni mondiali.

    Non diventeremo “papisti” a seguito di questi scandali e delle sia pur opportune decisioni che Bergoglio potrebbe prendere.

    Per noi la spiritualità non ha nulla a che fare con il potere e con le manovre per mantenerlo e rafforzarlo.

    Per noi la spiritualità è la voglia di fare il bene vero nostro e di chi ci circonda contemporaneamente.

    Senza strumentalizzazioni, senza idolatranti culti della personalità e senza principio di autorità di nessuno.

    Nel rispetto del bene, della pari dignità, e della libertà di tutti.

    A cominciare dai più piccoli e dai più deboli.

    http://www.oggitreviso.it/vaticano-pedofilia-giochi-di-potere-134684

     

  • Papa Francesco dice che non si devono tollerare gli abusi sui minori … ma Bergoglio proteggeva i preti pedofili argentini

    Papa Francesco dice che non si devono tollerare gli abusi sui minori … ma Bergoglio proteggeva i preti pedofili argentini

    Il Papa dei cattolici il primo maggio ha detto. «La pedofilia è una tragedia, non dobbiamo tollerare gli abusi sui minori, dobbiamo difendere i minori e punire severamente coloro che commettono gli abusi». Queste sono le parole pronunciate da Francesco il papa dei cattolici e tutti i giornali ne hanno parlato lodandolo per il suo impegno contro la pedofilia.

    Parole che però dette da chi in qualità di vescovo si è prodigato nella difesa dei preti pedofili non hanno nessun senso. Parole che non hanno senso se dette da chi, mentre nella provincia di Buenos Aires c’erano centinaia di abusi di minori, negava persino che potesse esistere un problema pedofilia nel clero argentino.

    In Sobre el cielo y la tierra, un libro che fu pubblicato nel 2010 e che consiste in una serie de conversazioni sopra diversi temi con il rabbino argentino Abraham Skorka, Bergoglio diede a intendere che il problema degli abusi sessuali non esisteva nella sua diocesi:

    «Nella diocesi non mi è mai successo. Però un vescovo mi chiamò una volta al telefono per domandarmi che avrebbe dovuto fare in una situazione del genere  e io gli dissi che avrebbe dovuto togliere le licenze, di non permettere di esercitare il sacerdozio, e che avrebbe dovuto chiedere un giudizio canonico nel tribunale corrispondente a quella diocesi».

    Quindi nessun accenno di una denuncia alle autorità civili.

    Eppure nel marzo del 2014 vi furono delle denunce ben circostanziate (leggi qui) ( e qui) e mai contestate che parlavano di ciò che fece Bergoglio a proposito della pedofilia clericale quando era arcivescovo di Buenos Aires. «Il quadro che emerge – si legge – è sconcertante: sostanzialmente, mentre i vescovi statunitensi ed europei affrontavano lo scandalo, Bergoglio, pur in analogo contesto, sarebbe rimasto in silenzio. “Non ha pubblicato documenti, non ha fatto nomi né tenuto registri dei preti accusati, non ha elaborato una politica di gestione degli abusi, nemmeno ha pronunciato una parola di scuse nei confronti delle vittime”.»

    Su Rete L’Abuso Onlus Associazione italiana vittime di preti pedofilia vi è scritto  «vi è la prova che Bergoglio», presidente dei vescovi argentini, «deliberatamente o inconsapevolmente, ha frenato le vittime intenzionate a denunciare e a perseguire i loro aggressori». Vittime che, riporta il gruppo, «affermano di aver cercato, invano, l’aiuto del cardinale», secondo quanto riportato dal Wall Street Journal (8/4/13), inoltre afferma che, stando a un portavoce della diocesi di Buenos Aires, Bergoglio avrebbe «rifiutato di incontrare le vittime».

    Ma c’è di più. Secondo BishopAccountability : nonostante don Julio César Grassi fosse stato già condannato nel 2009 per molestie su un minore, Bergoglio in qualità di vescovo di Buenos Aires commissionò uno studio riservato per convincere i giudici della Corte suprema argentina dell’innocenza del religioso. Tale intervento è ritenuto il motivo per il quale Grassi restò in libertà per quattro anni dopo la sua condanna. Grassi è stato incarcerato nel settembre 2013.

    Qualcuno ora mi dovrebbe spiegare come mettere insieme queste due aspetti di Bergoglio / Francesco che si contraddicono vistosamente.

    Inoltre se veramente Mario Jorge Bergoglio volesse combattere la pedofilia dovrebbe almeno ordinare ai vescovi di denunciare alle autorità giudiziarie i casi di abuso di cui vengono a conoscenza e prima ancora eliminare le norme vergate nelle LINEE GUIDA  PER  I  CASI  DI ABUSO SESSUALE  NEI CONFRONTI DI MINORI  DA PARTE  DI CHIERICI emanate nel Maggio 2012 in cui vi è scritto esplicitamente:

    «I Vescovi sono esonerati dall’obbligo di deporre o di esibire documenti in merito a quanto conosciuto o detenuto per ragione del proprio ministero (cfr. artt. 200 e 256 del codice di procedura penale; artt. 2, comma 1, e 4, comma 4, dell’Accordo del 18 febbraio 1984, che apporta modificazioni al Concordato lateranense dell’11 febbraio 1929, tra la Repubblica italiana e la Santa Sede [L. 25 marzo 1985, n. 121]).»

    «I Vescovi sono esonerati dall’obbligo di deporre o di esibire documenti in merito a quanto conosciuto o detenuto per ragione del proprio ministero (cfr. artt. 200 e 256 del codice di procedura penale; artt. 2, comma 1, e 4, comma 4, dell’Accordo del 18 febbraio 1984, che apporta modificazioni al Concordato lateranense dell’11 febbraio 1929, tra la Repubblica italiana e la Santa Sede [L. 25 marzo 1985, n. 121]).»

    Papa Francesco dice che non si devono tollerare gli abusi sui minori … quando Bergoglio era primate d’Argentina non solo tollerava, ma proteggeva i preti pedofili

  • Quando l’abuso è in parrocchia

    Quando l’abuso è in parrocchia

    Anche se la stragrande maggioranza dei casi di pedofilia si verifica fra le mura domestiche, il terribile fenomeno è destinato a rimanere eternamente legato agli abusi sui minori commessi dai preti in tutto il mondo. Il caso dei parroci pedofili all’interno della chiesa cattolica esplode nel gennaio del 2002 negli Stati Uniti d’America, quando il quotidiano Boston Globe mette in azione i segugi della sezione speciale “Spotlight” che con la loro inchiesta svelano i “segreti” dell’arcivescovo statunitense Bernard Francis Law, accusato di aver coperto moltissimi casi di pedofilia accaduti in diverse parrocchie (ne è stato tratto un film, “Il caso Spotlight”, che ha vinto l’Oscar come miglior film).

    Ad ereditare le “macerie” lasciate da Law è stato il cardinale Sean Patrick O’ Malley, voluto da Papa Francesco a capo della Commissione vaticana sulla Pedofilia. Negli anni intorno al 2004 le denunce giunte in Vaticano per sospetti, raccapriccianti casi di abusi sessuali su minori da parte di preti cattolici erano 800 al giorno. Ma anche negli anni successivi e a noi più vicini, alla Congregazione per la dottrina della fede sono state sottoposte circa 600 querele. Il velo d’omertà intorno ai casi di pedofilia nelle parrocchie è cominciato a cadere grazie a Joseph Ratzinger, che già da Prefetto dell’ex Sant’uffizio e poi da Papa ha imposto nuove regole improntate alla “tolleranza zero”.

    Papa Francesco non si è discostato dalla sua linea, fino a processare in Vaticano anche un alto diplomatico religioso. Dal 2004 al 2013 i preti ridotti allo stato laicale, perché accusati di abusi sessuali su minori, sono stati circa 900. Ciò ha comportato non solo un danno d’immagine gigantesco per la Chiesa Cattolica, ma anche un costo economico enorme. La sola chiesa degli Stati Uniti, ad esempio, negli ultimi dieci anni ha dovuto pagare quasi 3 miliardi di dollari per spese legali, terapie e patteggiamenti.

    http://www.iltempo.it/politica/2016/05/01/quando-l-abuso-e-in-parrocchia-1.1534736

  • “Punire severamente gli abusatori”, chiedono Francesco e Mattarella. Ma non sempre i giudici li ascoltano

    “Punire severamente gli abusatori”, chiedono Francesco e Mattarella. Ma non sempre i giudici li ascoltano

    Questa è una tragedia non dobbiamo tollerare abusi sui minori dobbiamo difendere i minori e punire severamente gli abusatori”. Papa Francesco ha aggiunto a braccio questa dichiarazione ferma e severa, che impegna per primi i tribunali ecclesiastici e tutti i vescovi ad abbandonare omertà e perdonismo nei confronti dei preti pedofili, al forte incoraggiamento rivolto oggi all’Associazione Meter presente in piazza San Pietro in occasione della Giornata Nazionale per i bambini vittime. “Saluto – ha detto Bergoglio dopo il Regina Caeli – l’Associazione Meter, che da tanti anni lotta contro ogni forma di abuso sui minori. Grazie per il vostro impegno e continuate con coraggio!”.  “La voce del Pontefice – ha commentato a caldo il fondatore di Meter, don Fortunato Di Noto – si è dunque levata forte e chiara innanzi alla pattuglia di Meter riconoscibile per i cappellini e le magliette gialle indossate per l’occasione. Un giallo che vuole ricordare i colori della primavera, della rinascita, della vita che ritorna. Anche e soprattutto dopo l’abuso. Un impegno chiaro e concreto che l’Associazione porta avanti dal 1989. Noi andremo oltre e non tollereremo il silenzio e la impunità. Siamo commossi e orgogliosi per le parole pronunciate da Papa Francesco”. “Parole chiarissime – ha aggiunto il sacerdote – che stavolta segnano un punto di non ritorno: il Papa ci ha spinto ad andare oltre, ci ha incoraggiati dandoci una carica pazzesca per la nostra missione. Siamo con lei, Santità, al servizio della Chiesa e della società civile per difendere tutti i bambini. E al Papa ed ai bambini del mondo facciamo promessa: non vi deluderemo, saremo sempre pronti a correre in vostra difesa”.

    Espressioni analoghe a quelle di Papa Francesco ha usato anche il Capo dello Stato, Sergio Mattarella che ha chiesto nuovamente ieri  che la giustizia in questi casi sia ”rapida, ampia e severa’‘.

    Nella pratica però accade che la Giustizia italiana tenda a chiudere un occhio in certi casi. Ad esempio, come abbiamo già segnalato alcuni giorni fa, la Corte D’Appello di Ancona ha dimezzando la pena inflitta a don Giangiacomo Ruggeri: un anno, undici mesi e dieci giorni e pena sospesa”. Il parroco di Orciano era stato condannato per atti sessuali su una tredicenne e atti osceni in luogo pubblico ma in secondo grado è stato accolto integralmente il ricorso della difesa riformando la sentenza di primo grado che condannava il sacerdote ad una pena comunque troppo mite: due anni e sei mesi. C’è da chiedersi se questa sia giustizia. Si può ancora sperare che almeno le norme canoniche (che prevedono per questi casi la riduzione allo stato laicale, perché il sacerdozio non serve a salvare l’individuo ma è un servizio agli altri)  siano applicate in modo serio dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, che è competente su questi casi. Riportiamo una dichiarazione dell’arcivescovo di Malta Charles Scicluna, presidente della Corte d’Appello della CDF, che sembra appropriata a questa situazione: nel caso “in cui un processo civile penale ha trovato il chierico colpevole di abusi sessuali su minori o quando le prove sono schiaccianti, la Congregazione per la Dottrina della Fede può scegliere di portare il caso direttamente al Papa con la richiesta che egli emani un decreto ex officio di dimissione dallo stato clericale. Non vi è alcun rimedio canonico contro tale decreto papale”.

    E Papa Francesco il 27 maggio 2014 sull’aereo che lo riportava da Gerusalemme a Roma fu molto chiaro in proposito: “In Argentina, ai privilegiati noi diciamo: ‘Questo è un figlio di papà’. In questo problema non ci saranno figli di papà. In questo momento, ci sono tre vescovi sotto indagine: sotto indagine, tre, e uno è già condannato e si sta valutando la pena da comminare. Non ci sono privilegi. Questo abuso dei minorenni è un reato tanto brutto, tanto… Noi sappiamo che è un problema grave dappertutto, ma a me interessa la Chiesa. Un sacerdote che fa questo, tradisce il Corpo del Signore, perché questo sacerdote deve portare questo bambino, questa bambina, questo ragazzo, questa ragazza alla santità; e questo ragazzo, questa bambina si fida, e questo invece di portarli alla santità, abusa di loro. E questo è gravissimo! E’ proprio come… farò un paragone soltanto: è come fare una Messa nera, per esempio. Tu devi portarlo alla santità e lo porti a un problema che durerà tutta la vita… Prossimamente ci sarà una messa con alcune persone che hanno subito abusi, a Santa Marta, e poi una riunione con loro: io e loro, con il Cardinale O’Malley che è della Commissione. Ma su questo si deve andare avanti, avanti: tolleranza zero”.

  • STOP ALL’INCHIESTA SUI PRETI ARGENTINI RIFUGIATI IN PARAGUAY. Presidente Cartes, nunzio vaticano e arcivescovo proteggono Bergoglio dallo scandalo

    STOP ALL’INCHIESTA SUI PRETI ARGENTINI RIFUGIATI IN PARAGUAY. Presidente Cartes, nunzio vaticano e arcivescovo proteggono Bergoglio dallo scandalo

    L’inchiesta sui sacerdoti argentini inseguiti da accuse di pedofilia e rifugiati in Paraguay si ferma. Almeno per ora, perché sarà difficile archiviare a lungo la parte di materiale già raccolto dalla squadra di “La Nación Investiga” e che avrebbe dovuto comparire a puntate sul quotidiano La Nación recentemente acquisito dalla famiglia del Presidente della repubblica Horacio Cartes. “Ci hanno informati che per decisione esclusivamente imprenditoriale dei proprietari le pubblicazioni non ci saranno” ha dichiarato un giornalista del quotidiano. Il riferimento è alle cinque puntate annunciate in prima pagina nell’edizione di domenica 24 aprile su altrettanti preti argentini denunciati per abuso sessuale nel loro paese “che sono stati nascosti in territorio paraguayano, protetti dalla Chiesa di questo paese”. Una complicità, quest’ultima, respinta a viva voce tanto dall’arcivescovo di Asunción Edmundo Valenzuela come dal nunzio pontificio Eliseo Ariotti.

    La decisione di sospendere le pubblicazioni l’ha comunicata la sorella del presidente del Paraguay, Sarah Cartes, che si occupa in prima persona delle sorti della nuova acquisizione mediatica, una testata dalla diffusione in realtà modesta che si colloca dietro le due principali testate del Paraguay, ABC e Última Hora, ma che è parte di una holding con vari media, tra cui una radio e due pubblicazioni sensazionaliste, Cronica e Popular oltre al quotidiano on-line Hoy Digital. Dall’interno del giornale c’è però chi parla apertamente di censura chiamando in causa il Nunzio vaticano Eliseo Ariotti. Sdegnato, il rappresentante pontificio ha concesso una lunga intervista a Canal 13 RPC, Red Paraguaya de Comunicación, la radio più seguita nel Paese.

    Nell’audio della registrazione messa on line il nunzio respinge con fermezza l’accusa di aver reclamato la sospensione dell’inchiesta: “Ho detto [a Sarah Cartes] che non mi sembra opportuno pubblicare cose che al momento non sono sicure finché non ci sia un processo” per poi informare che contro Carlos Richard Ibáñez Morino si avvierà un processo canonico. Il nunzio ha aggiunto che nel caso dell’ex-sacerdote argentino, il solo di cui la pubblicazione abbia parlato sino a questo momento, la sicurezza c’è “perché abbiamo visto la documentazione”. Un altro punto smentito dal rappresentante papale è di essere stato a conoscenza del caso da un anno. Monsignor Ariotti ha chiarito che “gli furono presentati documenti fotocopiati solo poco prima di Natale” e che le verifiche che doverosamente deve condurre la nunziatura hanno i loro tempi. Ha poi riferito che nella conversazione avuta con Sarah Cartes la proprietaria de La Nación “ha riconosciuto che avevano scritto una frase impropria e mi chiedevano scusa per questa frase”. Alla fine del programma radiofonico, incalzato dal giornalista di Canal 13 RPC che gli chiedeva se Papa Francesco gli avesse telefonato, il nunzio ha risposto: “Il Papa è informato di tutto”.

    Quello fatto letteralmente deflagrare dal pool di “La Nación Investiga”, il primo di cinque casi annunciati, riguarda il sacerdote argentino Carlos Richard Ibáñez Morino su cui gravano 10 denunce di abuso sessuale accumulate attorno agli anni ’90. Ibáñez Morino in Paraguay ha continuato ad esercitare il ministero sacerdotale nonostante la sospensione a divinis inflittagli dal vescovo della diocesi di Villa María, in provincia di Córdoba, monsignor Alfredo Guillermo Disan il 24 giugno del 1992. Il quotidiano ha comprovato nel corso dell’inchiesta la sua attività sacerdotale nell’impartire sacramenti – messe, matrimoni, battesimi – in una zona del Paraguay tra le città di Villa Elisa, Asunción e San Lorenzo, dove avrebbe celebrato nella stessa cattedrale. Ibáñez Morino – assicura il quotidiano La Nación – “è stato nell’area riservata ai sacerdoti nell’altare eretto a Ñu Guasu, nel luglio del 2015, durante la messa del Papa Francisco in Paraguay”.

    Un caso che nell’intervista lo stesso nunzio pontificio ha qualificato a più riprese “estremo” ma che senza il lavoro della squadra di “Nación Investiga” non sarebbe venuto alla luce.

    http://www.terredamerica.com/2016/04/27/stop-allinchiesta-sui-preti-argentini-rifugiati-paraguay-preannunciati-articoli-su-5-casi-ma-dopo-il-primo-la-proprieta-ferma-gli-altri/

  • Sacerdote parente di papa Francesco denunciato per abusi sessuali. Diocesi di La Plata cerca di soffocare lo scandalo

    Sacerdote parente di papa Francesco denunciato per abusi sessuali. Diocesi di La Plata cerca di soffocare lo scandalo

    IL PECCATO DEL PRETE DE LA PLATA

    Sacerdote cacciato da una parrocchia per sospette molestie sessuali alla sua guardia del corpo

    29/04/2016

    La notizia è corsa di bocca in bocca ed a voce molto bassa. Non è da meno: si tratta della storia di un sacerdote molto conosciuto che è stato fino a molto poco tempo fa alla guida di una conosciuta chiesa della zona nord di La Plata, giustamente, fino a che fu “separato” per soffocare uno scandalo che l’Arcivescovato de La Plata non è disposto a lasciare che diventi pubblico in nessuna maniera.

    Il caso, oltretutto, si complica perchè il menzionato prete ha sempre affermato di essere legato da parentela con l’attuale papa Francesco, il quale sarebbe al corrente della delicata situazione.

    È certo che, secondo quanto questo mezzo di comunicazione ha potuto verificare, il sacerdote in questione aveva chiesto dall’anno scorso una guardia del corpo personale a causa delle continue minacce di morte che ha denunciato di ricevere per la sua parentela con Francesco e l’opera che questi realizza affrontando poteri ed interessi mondiali. La notizia ha attratto immediatamente i canali locali e nazionali che hanno coperto l’informazione fin dalla porta stessa della chiesa.

    A partire da quel momento  il prete diede la messa e svolse ciascuna delle sue attivitá accompagnato da due “buttafuori” o guardie del corpo che lo accompagnavano anche nelle scuole della zona.

    Ma è successo l’impensato, ciò che nessuno si aspettava. Uno dei custodi ha cominciato a sentirsi “pressato e molestato” dal sacerdote che doveva proteggere. All’inizio è stato solo un avvicinamento “troppo cordiale” che, a causa della frequentazione quotidiana, ha cominciato ad essere sempre piú pericoloso e pesante. La guardia in questione ha chiesto il trasferimento, che gli è stato negato, ed ha dovuto continuare con il suo lavoro nonostante il disgusto che la costante vicinanza del prete gli provocava. Alla fine non ci fu altra alternativa che raccontarlo al suo convivente, un altro uomo con il quale convive da vario tempo.

    Incapaci di sopportare oltre, la guarda ed il suo partner decisero di denunciare per  “molestie sessuali” il sacerdote in questione che ha smentito categoricamente tale reclamo. Venute a conoscenza della delicata situazione, le autoritá ecclesiastiche decisero di metterci un sopra “panni freddi” ed allontanare il sacerdote dal suo incarico. Intanto la guardia ed il suo partner sono stati convinti a ritirare la denuncia ed a lasciare le cose come stavano.

    Immediatamente è stato nominato un altro prete che si faccia carico della chiesa e delle attivitá nella zona nord. Ma nonostante l’ermetismo con il quale si è cercato di gestire il tutto, la notizia ha attraversato le pareti della parrocchia e si è diffusa nella comunitá che si dichiara scandalizzata davanti a questa situazione.

    Traduzione di Roberta Pietra

    http://infosurdiario.com.ar/articulo.php?id=3700#.VyODwjCLTIV

  • “Il Patriarca coprì gli abusi”. Appello al Vaticano delle donne libanesi

    “Il Patriarca coprì gli abusi”. Appello al Vaticano delle donne libanesi

    (Marco Ansaldo) Il capo della Chiesa d’Oriente accusato di proteggere un monsignore già giudicato colpevole. Le vittime attaccano: “Ci trattano come delle prostitute”. Una di loro abita oggi a Torino. La Segreteria di Stato indaga. Il dossier nelle mani del Papa — Le ragazze abusate sessualmente lo chiamavano “l’Orco”. In Libano le aveva sottomesse per tre lunghi anni. Ma secondo il suo superiore, il Patriarca maronita Bechara Rai, la vittima è lui: monsignor Mansour Labaki, fondatore in Libano e in Francia di due centri per l’accoglienza dei bambini. Una trama che adesso tocca l’Italia: perché una delle donne coinvolte, decisa a uscire allo scoperto, abita a Torino.C’è un dossier scottante sul tavolo di Papa Francesco. E il putiferio che sta per deflagrare rischia di contrapporre i cattolici della Chiesa d’Oriente con Roma, in un nuovo, delicato caso di pedofilia. Già il 23 aprile del 2012 il Tribunale ecclesiastico dell’arcivescovado di Parigi aveva condannato monsignor Labaki, riconoscendolo colpevole di abusi sessuali. E l’anno dopo, a giugno, in Vaticano la Congregazione per la Dottrina della Fede aveva confermato la sentenza, rifiutando il ricorso fatto dal sacerdote. Ma adesso è il Patriarca libanese a ribellarsi, parlando di «campagna mirata contro monsignor Labaki con molte accuse false e menzognere». Una critica dura, e già si parla di un’inchiesta canonica nella Segreteria di Stato vaticana nei confronti del Patriarca per le dichiarazioni pubbliche fatte lo scorso 18 marzo.

    I fatti risalgono al 1984. Le ragazze ripetutamente abusate da Labaki, già vicario apostolico della Chiesa di Beirut, furono tre. Accertate. All’epoca tutte minorenni. Le 17 testimonianze parlano però di un numero superiore di bambine e giovani donne coinvolte. Labaki fu privato di «tutti gli uffici ecclesiastici», compresa la «facoltà di confessare », diffidato dal «celebrare i sacramenti » in pubblico, e obbligato a «una vita di preghiera e penitenza in una comunità religiosa ».

    Patrocinato però da uno dei più rinomati avvocati, Antoine Akl, nel maggio 2014 Labaki si è ribellato citando per diffamazione non solo le vittime, ma i due rappresentanti del Tribunale ecclesiastico che lo aveva condannato (uno dei quali è monsignor Luis Ladaria, segretario della Congregazione vaticana), colpevoli a suo dire di aver manipolato le vittime. La documentazione portata in tribunale, come riporta ripercorrendo bene il caso il sito di informazione specializzato sul mondo cattolico Adista, «era però – scrive Eletta Cucuzza – frutto del furto, avvenuto con l’ausilio di esperti hacker, delle circa 2mila e-mail intercorse tra le autorità ecclesiastiche citate e le vittime, con gli indirizzi praticamente di quasi tutte le persone coinvolte». E i nomi sono usciti ora sui giornali.

    Lo scorso 29 febbraio il Patriarca libanese è andato dal Papa consegnando un fascicolo. Con la richiesta al Sant’Uffizio di revisione della sentenza. In gioco, è chiaro, c’è la reputazione della Chiesa maronita del Libano. Le ragazze abusate allora, però, non ci stanno a passare per reiette e sono furibonde. Pretendono giustizia piena dal Vaticano, affermano di avere passato una vita da vittime (ora hanno più di 40 anni), e dicono che l’Orco non mostra alcun segno di pentimento, anzi. Una delle donne abusate, residente a Torino, dice a Repubblica: «Ci trattano come fossimo delle prostitute. Rifiutiamo di essere una moneta di scambio fra la Chiesa d’Oriente e quella d’Occidente. Chiediamo alla Santa Sede di riabilitarci in modo pubblico». Lunedì sera il caso è esploso alla tv libanese.

    http://ilsismografo.blogspot.it/2016/04/libano-il-patriarca-copri-gli-abusi.html

  • Il Papa vede Borghetti e convoca Oliveri

    Il Papa vede Borghetti e convoca Oliveri

    Top secret i contenuti dell’incontro. Verso la fine la coabitazione trai due alti prelati.

    ALBENGA. Ieri Borghetti, lunedì Oliveri. Il Papa convoca i due vescovi per mettere fine alla coabitazione durata ormai più di un anno. È iniziato a mezzogiorno ed è durato20minuti l’incontro in Vaticano tra Papa Francesco e il vescovo Guglielmo. Un incontro convocato praticamente senza preavviso, al punto che Borghetti era atteso ieri mattina nell’imperiese per partecipare ad un convegno, e sui cui contenuti il vescovo mantiene il più stretto riserbo. «Ogni vescovo periodicamente incontra il Papa, e stavolta è toccato al Vescovo Guglielmo. È stato un incontro cordiale, dominato da sentimenti di stima reciproca» fa rispondere Borghetti dal segretario Luca Gabriel. Ma per capire il vero significato della convocazione di Borghetti in Vaticano e i reali contenuti del colloquio bisognerà probabilmente aspettare alcuni giorni. Fino a lunedì, per la precisione, quando secondo fonti romane il Pontefice riceverà il vescovo Mario Oliveri. In realtà è prevedibile che Bergoglio abbia anticipato a Borghetti quello che dirà lunedì a Oliveri, cioè che la sua esperienza di vescovo titolare (anche se ormai bisognerebbe dire nominale) è esaurita. Insomma,il Papa consegnerà probabilmente al vescovo Mario la lettera di pensionamento, rispettando così una promessa fatta a suo tempo a Borghetti. Quando chiese al Vescovo Guglielmo di lasciare Pitigliano per trasferirsi ad Albenga, infatti, Francesco avrebbe infatti fissato una sorta di termine massimo alla durata della coabitazione: un anno, entro il quale Oliveri avrebbe avuto l’opportunità di uscire di scena volontariamente, e al termine del quale sarebbe stato sollevato dall’incarico. E quell’anno è trascorso da qualche settimana. Certamente Bergoglio e Borghetti avranno parlato anche di altre cose, come ad esempio della situazione economica della curia e della Caritas o magari di certe questioni spinose che riguardano il clero ingauno, temi che però passano in secondo piano di fronte all’avvicendamento, anche formale, ormai imminente.

    REB. Il Secolo XIX Savona

  • Pedofilia, la svolta dei vescovi francesi: ora la denuncia è immediata

    Pedofilia, la svolta dei vescovi francesi: ora la denuncia è immediata

    Città del Vaticano – I panni sporchi i vescovi francesi non li lavano più in casa. Sembrano lontani anni luce i tempi in cui un cardinale di curia, Castrillon Hoyos, invocando il segreto della confessione, scriveva a un vescovo francese per complimentarsi con lui per non avere denunciato all’autorità civile un prete pedofilo (“lei ha agito bene e mi felicito di avere un confratello nell’episcopato che, agli occhi della storia, avrà preferito la prigione piuttosto che denunciare un suo figlio-prete”).
    Il cambiamento di rotta è maturato in questi mesi sotto la spinta dell’opinione pubblica, dei nuovi orientamenti vaticani e delle polemiche violentissime che hanno squassato la Chiesa d’Oltralpe per il coinvolgimento del cardinale Barbarin, accusato di essere stato palesemente omertoso nei confronti di un prete orco. Alla nuova linea trasparente – i panni sporchi non si lavano più in casa – si è adeguato il vescovo d’Orleans, monsignor Jacques Blanquart che ha convocato una conferenza stampa, facendo sapere ai giornalisti di essersi mosso con urgenza davanti ad un caso di abuso, denunciando immediatamente il parroco responsabile dei reati e ritirandolo dalla vita ecclesiale.
    Un caso, anche questo, che era noto. I vescovi che lo avevano preceduto si erano limitati a non lasciarlo più a contatto con i minori. “Il prete è accusato di otto o nove casi di molestie sui minori in una decina d’anni”. Le parole di Blanquart sono state riportate con grande enfasi sulla stampa francese. “Sono stato contattato nel 2013 da una vittima, ho fatto le verifiche e ho appurato che erano vere”. E’ chiaro, ha riconosciuto, “che avremmo dovuto accelerare questi interventi”. La diocesi d’Orleans proprio per aiutare eventuali altre vittime ad uscire allo scoperto, ha istituito un ufficio preposto all’ascolto, composto da psicologi e altri medici, in grado di accompagnare e sostenere eventuali altre vittime. In Italia, contrariamente alla Francia, prevale ancora il principio che di fronte a eventuali casi di preti pedofili è bene non creare troppo scandalo tra i fedeli. I panni in Italia si lavano ancora in casa. Persino le statistiche su quanti sono i preti pedofili finora arrestati o ridotti allo stato laicale dai tribunali vaticani mancano. Così come sono carenti le statistiche: quanti sono gli orchi, chi sono, da dove vengono, e soprattutto se potevano essere fermati prima.
    Le risposte che sono state fornite in questi anni ai giornalisti sono sempre state vaghe: “circa un centinaio, nell’arco di decenni”. E’ chiaro che sul tema della pedofilia il Vaticano e la Cei forse non parlano la stessa lingua. L’organismo che ha istituito Papa Francesco, presieduto dal cardinale Omalley, il cappuccino che ha rimesso in piedi la diocesi di Boston dopo la debacle sugli abusi degli anni Novanta, ha raccomandato l’obbligo di denuncia alle autorità civili. O’Malley si è raccomandato: “abbiamo tutti la responsabilità morale ed etica di denunciare gli abusi presunti alle autorità civili che hanno il compito di proteggere la nostra società”. Su questo punto si registra la divergenza.

    http://www.online-news.it/2016/04/19/pedofilia-la-svolta-dei-vescovi-francesi-ora-la-denuncia-e-immediata/#.Vxb_BjCLTIV