Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Papa Francesco

  • Pedofilia, chiesto il rinvio a giudizio del prete accusato di abusi sessuali su un minore

    Pedofilia, chiesto il rinvio a giudizio del prete accusato di abusi sessuali su un minore

    VERSILIA – ( di Letizia Tassinari ) – Richiesta di rinvio a giudizio, quella formulata dal Pubblico Ministero Antonio Mariotti, per il religioso accusato di aver abusato sessualmente di un bambino di 12 anni. Una storiaccia, della quale Tgregione.it si era occupata nell’ottobre del 2014. Un fascicolo top secret, coperto dal massimo riserbo, aperto dalla Procura di Lucca dopo che in mano ai servizi sociali che avevano in carica la famiglia, mamma e due bambini, finirono alcuni disegni dove il bambino, presunta vittima d atti di pedofilia, e ospite in un piccolo convento dell’entroterra versiliese, aveva affigurato se stesso innamorato e il prete. Periziato da esperti, nominati sia dal magistrato inquirente, che dalla parte offesa, il minorenne aveva raccontato non solo di morbose attenzioni ma di veri e propri abusi sessuali da parte del prelato, di origini indiane, che identificato aveva però negato ogni addebito.

    Un tema, quello della pedofilia, contro il quale il sommo pontefice ha scelto il pugno duro. In un articolo pubblicato da Tgvaticano.it, testata il cui editore è lo stesso di Tgregione.it, Papa Francesco spiega che secondo alcuni dovrebbe rassicurare il dato che fotografa solo al 2% la percentuale di sacerdoti pedofili ma che invece lui stesso ritiene che si tratta di un dato gravissimo, condannando quanti anche all’interno della Chiesa sanno ma tacciono o magari puniscono all’interno della Chiesa ma senza denunciare il fatto.

    http://www.tgregione.it/cronaca-versilia/pedofilia-chiesto-il-rinvio-a-giudizio-del-prete-accusato-di-abusi-sessuali-su-un-minore/

  • Pedofilia, Saunders lascia la Commissione pontificia

    Pedofilia, Saunders lascia la Commissione pontificia

    Peter Saunders, da ragazzo vittima di abusi sessuali da parte di preti, lascia per un periodo la Commissione pontificia per la protezione dei minori, per una sorta di conflitto di interessi. Lo comunica la Commissione, che oggi ha discusso con l’interessato la posizione dello stesso Saunders, il cui impegno di attivista in difesa delle vittime di abusi e promotore di campagne in tal senso – in Cile, e in particolare in Australia relativamente al cardinale Pell – ha recentemente creato frizioni con il suo ruolo di membro della Commissione pontificia. Saunders aveva anche minacciato di dimettersi dalla Commissione relativamente ai casi di abusi del clero in Cile. La nota informa che egli «prenderà un periodo di aspettativa dalla sua partecipazione come membro per riflettere come egli possa contribuire nel modo migliore al lavoro della Commissione». Dopo questo periodo, ha spiegato padre Lombardi, si deciderà se tornerà nella Commissione, o se vorrà contribuire dall’esterno ai suoi scopi.

    Lo scorso giugno Saunders, parlando a un canale televisivo australiano aveva accusato il cardinale Pell, oggi prefetto per l’Economia, di essere un «sociopatico» che non collabora alle indagini contro gli abusi del clero sui minori quando era arcivescovo di Melbourne, e ne aveva chiesto le dimissioni. Il portavoce vaticano Federico Lombardi aveva replicato che Saunders in tv non poteva parlare che a titolo personale e aveva aggiunto che Pell ha sempre risposto alle autorità australiane che indagano sui casi di abusi del clero e che la sua dichiarazione pubblica dei giorni precedenti è «attendibile e meritevole di rispetto e attenzione». In quella occasione la Commissione per la tutela dei minori istituita da papa Francesco aveva precisato che non è sua competenza «commentare singoli casi o indagini», sugli abusi del clero, e aveva affermato di ritenere «essenziale che coloro che occupano posizioni di autorità nella Chiesa rispondano prontamente, in modo trasparente e con il chiaro proposito di consentire di raggiungere la giustizia». Il caso Saunders-Pell sembra quindi configurare un «conflitto di interessi».

    Il 13 aprile 2015 invece Saunders e l’altra vittima di abusi membro della Commissione, l’irlandese Marie Collins, avevano manifestato al cardinale O’Malley, presidente della Commissione, il loro disappunto per la nomina a vescovo di Osorno, in Cile, di Juan Barros, accusato di aver affossato l’inchiesta contro l’84enne padre Fermando Karadima, pedofilo seriale.

    La composizione della Commissione prima della «aspettativa» di Saunders era di 17 membri, otto donne, tra cui due religiose e nove uomini.

    http://www.lastampa.it/2016/02/06/vaticaninsider/ita/nel-mondo/pedofilia-saunders-lascia-la-commissione-pontificia-OElEqTPCLlzhMNYZIUo45K/pagina.html

  • Pedofila, polemica in Vaticano: Peter Saunders lascia Commissione della Santa Sede

    Pedofila, polemica in Vaticano: Peter Saunders lascia Commissione della Santa Sede

    CITTA’ DEL VATICANO – Peter Saunders, attivista inglese nella lotta contro la pedofilia, egli stesso vittima di abusi da parte di un sacerdote cattolico, lascia per ora la Commissione vaticana per la protezione dei minori nella quale lo aveva inserito Papa Francesco.

    “La Commissione Pontificia per la Protezione di minori – si legge in una nota diffusa dal portavoce della Santa Sede, padre Federico Lombardi – nell’incontro di oggi ha discusso l’orientamento e gli scopi della Commissione stessa. Come risultato della discussione si è deciso che il signor Peter Sunders prenderà un periodo di aspettativa dalla sua partecipazione come membro per riflettere come egli possa contribuire nel modo migliore al lavoro della Commissione”.

    La decisione, assunta all’interno dell’organismo, arriva a seguito ad affermazioni dello stesso Saunders che ha criticato il cardinale George Pell,superministro vaticano dell’Economia, per aver risposto con certificati medici alle richieste di essere interrogato dalla Commissione governativa australiana che deve far luce sugli abusi nel grande paese, riguardo alla gestione dei sacerdoti colpevoli o sospettati di abusi nella diocesi di Melbourne, quando il porporato ne era l’arcivescovo.

    Saunders aveva dichiarato, durante la trasmissione televisiva australiana 60 Minutes, che Pell proverebbe “disprezzo” nei confronti dei bambini vittime di abusi sessuali ad opera dei preti pedofili locali. “Si sta prendendo gioco della commissione contro gli abusi, del Papa stesso – aveva detto Saunders – ma, soprattutto, di tutte le vittime e dei sopravvissuti”. Sopravvissuti come lui, ad esempio, che fu a suo tempo vittima di preti pedofili. Saunders ha aggiunto che Pell dovrebbe “farsi da parte, soprattutto perché ha fallito nel proteggere i bambini dagli abusi da parte di ecclesiastici nella chiesa australiana”. Ma alla fine, e per il momento, ad essersi fatto da parte è proprio lui.

    Da parte sua il porporato aveva emesso un comunicato descrivendo le accuse di Saunders come “false”, “fuorvianti” e “oltraggiose”. Il cardinale, che è stato poi anche arcivescovo di Sydney, aveva spiegato che le indagini hanno riportato alla luce vecchie accuse di cui è già stato scagionato da tempo. Tutto ciò evoca un po’ l’immagine biblica di Davide contro Golia, anche per la gigantesca statura fisica di Pell, che soprattutto è il prefetto  del nuovo super dicastero istituito da Bergoglio.

    Ma Saunders non c’è andato leggero, se davvero ha qualificato il cardinale australiano come “sociopatico” per non aver preso i necessari provvedimenti a difesa dei bambini ed essere rimasto “freddo” davanti alla sofferenza delle vittime e dei parenti, sottraendosi alle richieste di chiarimenti. Alla vicenda Pell si è aggiunta poi quella dei preti pedofili della diocesi cilena di Osorno, dove recentemente il vescovo non ha assunto i necessari provvedimenti. E Saunders è nuovamente insorto.

    In particolare, il vescovo cileno Juan Barros viene accusato di aver coperto un sacerdote, Fernando Karadima, che nel 2011 è stato riconosciuto colpevole di abusi su minori dalla Congregazione per la Dottrina della Fede. Monsignor Barros, di cui Karadima ha accompagnato il cammino vocazionale e che apparteneva alla sua cerchia di amici più stretti.

    http://www.repubblica.it/vaticano/2016/02/06/news/vaticano_commissione_pedofilia_saunders-132841482/

  • IL CASO SPOTLIGHT IN VATICANO PRECEDE I LAVORI DELLA COMMISSIONE ANTI-ABUSI

    IL CASO SPOTLIGHT IN VATICANO PRECEDE I LAVORI DELLA COMMISSIONE ANTI-ABUSI

    Dopo le polemiche e la presentazione del film, una visione privata che inaugura una tre giorni molto intensa.

    Istituita da Papa Francesco nel 2014, la Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori è attualmente impegnata in una tre giorni di lavori sul delicato tema degli abusi sessuali compiuti da membri della chiesa. Un ‘Panel’ inaugurato giovedì 4 proprio con la visione del film che ha recentemente portato all’attenzione del grande pubblico lo scottante tema: Il caso Spotlight di Tom McCarthy.

    “Il film genera grande preoccupazione sull’insabbiamento degli abusi da parte della Chiesa cattolica – ha dichiarato Peter Saunders, attivista e membro della commissione, in passato egli stesso vittima di molestie da parte di un prete a Londra. – Penso sarebbe un buon momento perché anche il Papa lo vedesse“.

    Attualmente non sembra che questo sia accaduto, non avendo Papa Francesco partecipato alla proiezione privata, tenutasi nella stessa residenza utilizzata dal Cardinal Bergoglio prima della sua elezione a Pontefice. Né ci sono stati commenti ufficiali in merito da parte del Vaticano.

    Recentemente era stato Michael Keaton – tra i protagonisti del film insieme a Mark Ruffalo, Rachel McAdams e Liev Schreiber – a catalizzare l’attenzione sul film passando da Roma per la presentazione ufficiale. Ora l’impegno a tenere alto il livello di guardia spetterà alla speciale commissione guidata dal Cardinale Sean O’ Malley, subentrato a capo dell’Arcidiocesi di Boston, dopo il clamore suscitato dall’inchiesta sui preti pedofili del Boston Globe che ha ispirato il film. Ed eventualmente al tribunale Vaticano istituito dal Papa per perseguire i vescovi accusati di coprire i preti che hanno commesso abusi.

    http://www.film.it/news/film/dettaglio/art/il-caso-spotlight-in-vaticano-precede-i-lavori-della-commissione-anti-abusi-44924/

  • Diego Esposito ai pedofili : “CURATEVI siete malati”.

    Diego Esposito ai pedofili : “CURATEVI siete malati”.

    di Francesca Lagatta

    Quella di Diego Esposito, nome di fantasia ma ormai noto alle cronache, è una di quelle in cui si fa fatica a distinguere la realtà della fantasia e ancor di più a capire come la prima possa superare di gran lunga la più perverse delle immaginazioni. Ma tant’è. Diego è un uomo di 40 anni che dopo aver trovato il coraggio di denunciare abusi sessuali subiti durane l’adolescenza da don Silverio Mura, allora sacerdote nel quartiere Ponticelli di Napoli, deve fare i conti con l’ostilità della gente, la burocrazia, le leggi e, male peggiore, il potere incontrastato del clero. La prima denuncia di Diego, corredata da prove e una fitta documentazione medica, risale a 6 anni fa, ma Mura ha continuato ad insegnare prima a Pollena Trocchia (Na), poi, fino al giugno 2014, nell’istituto Matilde Serao di Volla (Na) protetto dalla Chiesa e dalla scuola che, con tutta probabilità, lo ha inserito sul sito del Ministero dell’Istruzione nell’area riservata. Il preside, interpellato nei giorni scorsi, si è rifiutato di rispondere alle domande, anche solo a quella con cui si chiedeva di sapere se la notizia fosse vera. Il suo silenzio è comunque stato smentito dalle testimonianze di centinaia di studenti.

    Un dramma nel dramma, anche perché quando il reato viene denunciato è già in prescrizione e Silverio Mura non può essere processato. Ma anche quando Diego prova a rendere nota la notizia per mettere in guardia altre famiglie, non va meglio, alcuni giornalisti glissano e inventano scuse per non pubblicare. Peggio ancora fa la Curia di Napoli, che, incaricata nel febbraio 2014 da Papa Francesco di indagare sulle accuse rivolte da Diego a don Silverio Mura, fa scena muta e inoltra una mail alla Procura quando la vittima minaccia il suicidio in mancanza di risvolti. Diego, che è una guardia giurata, perde il lavoro. Temono per la sua salute, gli dicono. Peccato che quando 16 giorni fa comincia lo sciopero della fame che gli fa perdere 6 kg in 12 giorni, della sua salute non importa niente a nessuno. Eppure l’associazione Rete L’Abuso onlus, guidata da Francesco Zanardi, aveva informato ogni figura ecclesiastica della Curia di Napoli e le più alte cariche del Vaticano. Risposte zero.

    A rompere il silenzio sono una serie di concause fortuite. In primis è il coraggio di Ferruccio Sansa, giornalista de Il Fatto Quotidiano, che sul quotidiano diretto da Travaglio pubblica per primo, cinque giorni fa, le presunte magagne della Curia di Cardinal Sepe e il goffo tentativo di comprare il silenzio della vittima, circa cinque anni fa, con una busta bianca contenente 250 euro. Nel giro di poche ore la notizia circola su tutti i siti di informazione. Nel frattempo l’avvocato di Diego, Sergio Cavaliere, aveva nuovamente spedito una lettera al Papa, mentre il giornalista Antonio Crispino, collaboratore de Il Corriere della Sera, nelle ore precedenti aveva dato vita a un’inchiesta meticolosa. Ma capitan Zanardi, macchina da guerra contro la pedofilia clericale, dà continue direttive e non lascia nulla di intentato, così manda anche il suo ufficio stampa direttamente negli locali della Curia. Pur conoscendo rischi e difficoltà. Infatti, se nella mattina di giovedì scorso l’ufficio stampa della Curia risponde a monosillabi a domande e a illazioni, il giorno seguente manda due ispettori capo della polizia sul posto, probabilmente per fermare la giornalista intenzionata a rivolgere domande a Vescovi e Cardinali. Il “blitz” non riesce, e i due uomini dello Stato nemmeno provano a ledere il diritto di cronaca a chi sta facendo il proprio lavoro. Contrariamente, per assicurare il regolare svolgimento dell’attività giornalistica, si offrono di presenziare all’udienza con Padre Luigi Ortagli, vicario giudiziale aggiunto del tribunale ecclesiastico regionale campano, che due anni fa aveva preso in carico l’indagine ordinata da Bergoglio per appurare la verità sul caso ma che per tutto questo tempo non aveva dato alcuna informazione in merito.

    L’aria che si respira nell’ufficio è pesante, il volto di Padre Ortagli è tirato e le risposte risicate. Per ottenere l’autorizzazione a parlare, si è necessariamente informato il Vaticano su ciò che stava accadendo e per l’istituzione religiosa mondiale, che tra qualche settimana dovrà rendere conto all’Onu sul trattamento dei casi di pedofilia in ambito ecclesiastico, non deve essere stata proprio una buona notizia. In effetti, qualche ora più tardi, l’avvocato Sergio Cavaliere informa l’ufficio stampa di Rete L’Abuso di aver ricevuto una telefonata di Angelo Maria Becciu, l’entusiasmo è più cauto. Rispetto a due anni fa, quando Papa Francesco ordinò l’avvio delle indagini, in effetti non è cambiato nulla. Stesso copione. Nessuno ha comunicato date precise o rivelato ulteriori dettagli per un processo che, se ci fosse la volontà, potrebbe essere messo in piedi in 48 ore. Così l’opinione pubblica si è letteralmente spaccata in due: i più cinici sono convinti che sia stata una mossa per sottacere lo scandalo, i più ottimisti credono fortemente che il Santo Padre non deluderà le aspettative di coloro che credono nella rivoluzione del Papa buono. Per sapere chi ha ragione basterà attendere le prossime settimane, ma intanto ecco una rara intervista video rilasciata da Diego Esposito poche ore dopo la telefonata giunta dal Vaticano, nella quale rivolge appelli rivolti ad altre vittime di pedofilia e ai pedofili stessi, per i quali non spende parole di rabbia, ma di speranza: «Non rovinate le vite dei bambini, curatevi nei centri specializzati».

  • Diego Esposito esplode di rabbia in diretta a La Zanzara su Radio 24:

    Diego Esposito esplode di rabbia in diretta a La Zanzara su Radio 24:

    Diego Esposito (nome di fantasia) – vittima di abusi da parte di un prete della Diocesi di Napoli – esplode di rabbia in diretta a La Zanzara su Radio 24: “Il Cardinal Sepe è un animale, deve andare a zappare perché sta coprendo gli abusi sui minori”. “Papa Francesco sa tutto, deve intervenire subito”. “Sto impazzendo, voglio giustizia” “Il Cardinal Sepe non è un uomo di chiesa, ma un animale che non vale niente, deve andare a zappare. Sta coprendo gli abusi sui minori ed è peggio dei preti che li praticano. Quando mi vede scappa perché non sa come affrontarmi”. Così Diego Esposito, vittima di abusi da parte di un prete della Diocesi di Napoli, che perde le staffe ai microfoni de La Zanzara su Radio 24. “Rivolgo un appello a Papa Francesco che conosce già la mia storia – continua Diego – deve intervenire subito perché sto impazzendo a causa loro e voglio giustizia. Altre vittime come me non denunciano perché hanno paura di perdere tutto”.

  • Diego Esposito (nome di fantasia) – vittima di abusi da parte di un prete della Diocesi di Napoli – esplode di rabbia in diretta a La Zanzara su Radio 24

    Diego Esposito (nome di fantasia) – vittima di abusi da parte di un prete della Diocesi di Napoli – esplode di rabbia in diretta a La Zanzara su Radio 24

    Diego Esposito (nome di fantasia) – vittima di abusi da parte di un prete della Diocesi di Napoli – esplode di rabbia in diretta a La Zanzara su Radio 24: “Il Cardinal Sepe è un animale, deve andare a zappare perché sta coprendo gli abusi sui minori”. “Papa Francesco sa tutto, deve intervenire subito”. “Sto impazzendo, voglio giustizia”

    “Il Cardinal Sepe non è un uomo di chiesa, ma un animale che non vale niente, deve andare a zappare. Sta coprendo gli abusi sui minori ed è peggio dei preti che li praticano. Quando mi vede scappa perché non sa come affrontarmi”. Così Diego Esposito, vittima di abusi da parte di un prete della Diocesi di Napoli, che perde le staffe ai microfoni de La Zanzara su Radio 24. “Rivolgo un appello a Papa Francesco che conosce già la mia storia – continua Diego – deve intervenire subito perché sto impazzendo a causa loro e voglio giustizia. Altre vittime come me non denunciano perché hanno paura di perdere tutto”.

  • La rabbia di Diego, abusato da un prete: «Io sto male e lui è ancora parroco»

    La rabbia di Diego, abusato da un prete: «Io sto male e lui è ancora parroco»

    di Antonio Crispino – Il messaggio di Papa Francesco, sabato scorso, è stata una boccata d’ossigeno ma Diego Esposito (nome di fantasia) non si dà pace. Lui, fervente cattolico e fedele della Chiesa, non sopporta l’idea di sapere che il prete che lui ha denunciato per abusi nei suoi confronti , don Silverio Mura, è ancora in abito talare. Davanti agli occhi ci sono le immagini degli abusi che Diego dice di aver subito da quello che era il suo insegnante di religione alle scuole medie. E mentre oggi don Silverio risulta ancora un parroco dell’Arcidiocesi di Napoli, Diego (oggi 40enne) chiede giustizia da sei anni.

    Nel 2010 la prima denuncia ai carabinieri, poi una serie infinita di lettere al cardinale Crescenzio Sepe, ai vescovi ausiliari Luigi Lemmo e Gennaro Acampa, incontri, messaggi, telefonate, rassicurazioni. Ma niente è cambiato. «Non è iniziato nemmeno un processo – precisa il suo avvocato Sergio Cavaliere -. Ci sono indagini della Congregazione per la Dottrina per la Fede di cui non sappiamo niente. Ogni volta che chiediamo rimbalziamo contro un muro di gomma». Eppure, i fatti denunciati, tutti con dovizia di particolari, sono gravissimi. Violenze iniziate all’età di 13 anni. Siamo nel 1986 e don Mura è vice parroco della chiesa di Porchiano e insegnate di Religione. Il sacerdote abita al piano terra del rione popolare Incis nella zona Ponticelli a Napoli. Vive con la madre e la sorella.

    Negli ultimi giorni dell’anno scolastico, secondo il racconto del ragazzo, il sacerdote invita Diego a raggiungerlo a casa. «Lo dissi a mia mamma ed era entusiasta. Venticinque anni fa un sacerdote era visto come una benedizione di Dio e i miei erano molto cattolici – ricorda Diego -. Ogni volta che andavo da lui faceva sempre le stesse cose: abbassava le persiane che affacciavano sulla strada, metteva una poltrona davanti alla porta perché non c’era la chiave e poi mi faceva accovacciare per avere rapporti sessuali. Verso i 14 o 15 anni mi disse di non raccontarlo a nessuno e che quello doveva essere il nostro segreto». E a quanto racconta non era l’unico a frequentare quella casa. «Altri tre o quattro ragazzi che risiedevano nella zona di via Botteghelle del Rione INCIS facevano le mie stesse cose. Erano miei amici e li ho visti uscire dalla sua abitazione negli stessi orari in cui faceva andare me».

    Gli incontri sarebbero durati fino all’età di 17 anni. Un paio d’anni più tardi Diego si sposa e ha tre figli. Né la moglie, né i genitori sanno o sospettano niente. Le uniche cose che traspaiono in Diego sono un carattere scontroso, dolori all’addome di natura nervosa e la tendenza a stare sempre da solo. Tutti fattori che esplodono a distanza di anni: attacchi di panico, vomito, tremore. Che lo costringono a raccontare la verità al suo psicoterapeuta e a denunciare tutto alle forze dell’ordine e alla Chiesa. Ma Diego fa anche un altro tentativo: si reca da don Silverio per confessare il disagio, sperando di ricevere solidarietà. Mentre cerca di argomentare, vomita. «E che vuoi che faccia, una preghiera? Ma tu la dici l’Ave Maria? Se vuoi un consiglio non andare dallo psicologo, i dottori saranno pure bravi ma lo fanno solo per soldi. Tutto questo è colpa del demonio che ti sta smuovendo certe cose nella testa». Sono le risposte che riceve.

    Nonostante la denuncia, don Mura non viene allontanato dalla scuola. Anzi. Mentre da un lato la Chiesa rassicura che a breve avrebbe avviato le indagini, due anni dopo (anno scolastico 2012/2013) lo manda a insegnare in un istituto alberghiero di Cicciano (Na). Diego è incredulo. Si sente umiliato. Inizia a protestare sempre con più veemenza. Ogni incontro di Diego è registrato. A ogni appuntamento il ragazzo si porta appresso un registratore e una microcamera. Non si fida. E proprio grazie alle registrazioni qualche tempo dopo riesce a documentare che don Mura è rinchiuso in una casa di cura. Padre Luigi Ortagli, delegato del Vaticano alle indagini sul suo caso, gli dirà: «Lo hanno rinchiuso in un convento, in una casa di cura per questi casi qua».

    Ma ufficialmente la Chiesa non conferma niente e nemmeno dà spiegazionicirca l’improvviso allontanamento di don Silverio Mura dalla sua parrocchia. «Solo il cardinale Sepe sa dove si trova don Silverio e cosa faccia» ci dice il sacerdote che ha preso il suo posto. Tuttavia la Curia non solo non ammette che si tratti di un caso di pedofilia ma chiede una perizia psichiatrica su Diego dubitando della sua sincerità e del suo equilibrio mentale. «Una persona che vuole truffare, una situazione del genere la tira fuori dopo qualche seduta. A Diego ci sono voluti quasi nove mesi di terapia – spiega Alfonso Rossi, lo psicoterapeuta che lo ha in cura – La Chiesa fin dall’inizio di questa storia ha sempre avuto un gran interesse a dichiararlo un ammalato mentale ma così non è. Diego è assolutamente sincero».

    http://video.corriere.it/rabbia-diego-abusato-un-prete-io-sto-male-lui-ancora-parroco/ab86b484-c844-11e5-9fb9-4bea8694431b

  • Gli abusi del prete insegnante: altre due vittime si fanno avanti

    Gli abusi del prete insegnante: altre due vittime si fanno avanti

    È accaduto esattamente quello che Diego Esposito immaginava. Dopo aver richiamato l’attenzione sui suoi presunti abusi ricevuti 27 anni fa da parte di don Silverio Mura, si sono fatte avanti ancora nuove vittime. Hanno contattato la onlus Rete L’Abuso, qualcuno attraverso email e un altro è riuscito perfino a parlare per 40 minuti con il presidente Francesco Zanardi. Sabato sera intorno alle 23, all’associazione che dal 2012 segue il caso di Diego e gli è costantemente vicino sia dal punto di vista morale che legale, giunge una telefonata.

    «Pronto, buonasera, chiamo da Napoli. Ho letto sul giornale di quel ragazzo… anche io cerco giustizia», poi la chiamata si interrompe bruscamente. La voce ha un marcato accento napoletano e Zanardi resta accanto alla cornetta fiducioso. Sospetta che aver riportato sotto i riflettori la vicenda del sacerdote e insegnante di religione che per cinque anni avrebbe abusato dell’allora tredicenne Diego quando frequentava la scuola media Borsi di Ponticelli, abbia smosso i ricordi di qualche altra vittima e dato la forza di parlare, proprio come avvenuto l’anno scorso dopo la messa in onda del video a “Chi l’ha visto?” quando giunsero ben tre nuove denunce.

    Poco dopo il telefono squilla ancora: «Conosco don Silverio» riesce a dire, per poi aggiungere trafelato «no niente, scusi l’ora, magari richiamo». Ma Zanardi non gli dà tempo di riagganciare. «Riesco a dirgli “stai tranquillo, anche io sono una vittima, capisco il tuo stato d’animo” e comincio a raccontare la vergogna che provai quando mi recai io stesso a denunciare». Il giovane ascolta, si fa finalmente coraggio e inizia a raccontare tutto, con Zanardi che pone qualche domanda per capirne l’attendibilità. E la risposta sarà affermativa, poiché descrive «alcuni particolari, mai resi pubblici, che avevo già appreso da Diego».

    Al telefono dice di chiamarsi G. classe 1990 di Cicciano. Al 26enne G., si aggiunge un’altra presunta vittima: M. di Secondigliano, nato nel 1995. Due nuove presunte vittime, entrambe attendibili, a cui se ne sono aggiunte tante altre in questi anni. Ora resterà da capire se c’è la possibilità che gli abusi siano abbastanza recenti e non ancora prescritti (nell’ordinamento penale italiano il reato di pedofilia si estingue e non è più perseguibile dopo 10 anni dall’ultimo episodio) come invece è avvenuto per Diego, che ha potuto procedere solo attraverso il sistema giudiziario ecclesiastico e attende di conoscere a giorni lo stato delle indagini a carico di don Silverio Mura, come promesso da papa Francesco.

    Da parte di Diego c’è la frustrazione di sospettare che nonostante abbia denunciato don Mura 5 anni, questi nuovi casi potevano essere evitati. In seguito alle sue denunce, il sacerdote fu spostato nel 2010 da Ponticelli a Pollena Trocchia ma insegnava ancora, all’istituto alberghiero Russo di Cicciano fino al 2013, mentre l’anno successivo all’istituto Serao di Volla con bambini delle medie. Solo nel 2015 interrompe l’insegnamento ma vive a pochissimi chilometri da dove abita Diego. L’ultimo avvistamento di don Mura risale alla scorsa settimana a San Giuseppe Vesuviano.

    http://www.ilmattino.it/napoli/cronaca/gli_abusi_prete_insegnante_altre_vittime_si_fanno_avanti-1521148.html

  • Diego Esposito sospende lo sciopero della fame, il Vaticano rassicura “interverremo”

    Diego Esposito sospende lo sciopero della fame, il Vaticano rassicura “interverremo”

    Ci è voluto un articolo sul Fatto Quotidiano per far sì che in Vaticano qualcuno alzasse la cornetta e chiamasse Diego Esposito, in sciopero della fame da 10 giorni per chiedere notizie sul suo caso, oramai dormiente da anni.

    A chiamare l’avvocato di Diego, Sergio Cavaliere, non è stato come ci si aspetterebbe Papa Francesco, ma mons. Angelo Becciu che già nel 2014 aveva scritto a Diego rassicurandolo (foto), e che oggi, sempre a nome di Papa Francesco chiede a Diego di interrompere lo sciopero della fame.

    Mons. Becciu, pur non rispondendo a quelle che erano le richieste per le quali Diego aveva iniziato lo sciopero della fame, ha assicurato, che in breve tempo darà notizie sul procedimento che lo riguarda.

    Diego ha così deciso di fidarsi nuovamente, sospendendo lo sciopero della fame.

    Francesco Zanardi

    Portavoce Rete L’ABUSO