Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • NAPOLI 18 gennaio, Diego Esposito inizia oggi lo sciopero della fame

    NAPOLI 18 gennaio, Diego Esposito inizia oggi lo sciopero della fame

    Come annunciato la scorsa settimana, è iniziato questa mattina lo sciopero della fame a oltranza di Diego Esposito (nome di fantasia) , vittima don Silverio Mura, il sacerdote napoletano nascosto dalla curia.

    Una protesta civile e non violenta con la quale Diego vuole sensibilizzare la Diocesi e le gerarchie vaticane alle quali chiede da 6 anni “verità e giustizia”. Scrisse anche a Papa Francesco il quale rispose a Diego, ma a distanza di due anni da quella risposta, Diego denuncia che niente è cambiato.

    Nel 2013 l’ONU condannò pesantemente il Vaticano per le responsabilità omissive e per le coperture sistematiche che le gerarchie ecclesiastiche avevano attuato nei casi di abuso sessuale a danno di minori, facendo una serie di raccomandazioni di cui il Vaticano dovrà rendere conto il prossimo febbraio.

    In quelle raccomandazioni si chiede al Vaticano una piena collaborazione con le autorità civili che perseguono gli abusi nei vari Paesi, la sospensione immediata dei sacerdoti accusati, la revisione dei Concordati nazionali (come quello del Laterano con l’Italia) nella parte in cui mettono al riparo la gerarchia cattolica dall’obbligo di denuncia dei reati di cui vengono a conoscenza.

    Vengono inoltre richiesti alla Santa Sede adeguati risarcimenti per le vittime, e oltre gli indennizzi, misure di riabilitazione e cura sia fisica che psicologica. Chiede in oltre che vengano riconosciuti i figli dei preti e che venga garantito loro un adeguato sostentamento.

    L’ONU ha chiesto al Vaticano la stessa cosa che oggi Diego e tante altre vittime di preti pedofili chiedono da sempre, la giustizia, che però pare non voglia arrivare.

    Per questi motivi Diego Esposito ha iniziato oggi questa protesta civile e non violenta, lo sciopero della fame, che protrarrà ad oltranza, deciso ad ottenere una risposta concreta dalla chiesa.

    Non è escluso che nei prossimi giorni si uniscano a questa clamorosa protesta altre vittime della Rete L’ABUSO, per sostenerlo e per chiedere anche loro giustizia.

    Molti di loro, per l’esattezza 17, tra uomini e donne, nel maggio del 2014 avevano già mandato con un video, un pesante j’accuse a papa Francesco, denunciando l’immobilismo della chiesa e delle sue gerarchie.

    Diego porterà avanti la sua iniziativa a Napoli presso la sua abitazione, assumerà unicamente sostanze liquide, cappuccini, succhi di frutta ecc. e sarà quotidianamente sottoposto a controllo medico per accertarne lo stato psicofisico.

    L’ufficio di presidenza della Rete L’ABUSO Onlus

    Per informazioni info@retelabuso.org

  • Diego Esposito, vittima del prete pedofilo don Silverio Mura, scaricato anche dal Vaticano. Sciopero della fame ad oltranza.

    Diego Esposito, vittima del prete pedofilo don Silverio Mura, scaricato anche dal Vaticano. Sciopero della fame ad oltranza.

    foto di copertina oscurata in sintonia con lo squallido argomento trattato.

    di Francesca Lagatta.

    Diego Esposito non ha più nessuna intenzione di aspettare per avere giustizia. Lunedì 18 gennaio 2016 comincerà a casa sua, senza alcuna forma di protesta violenta, lo sciopero della fame. Diego, nome di fantasia, è una delle migliaia di vittime di abusi sessuali da parte di preti pedofili che è stata letteralmente ignorata dal Vaticano. O quasi.

    La sua storia mette i brividi. E’ poco più che un bambino quando don Silverio Mura, sacerdote nella sua parrocchia e suo insegnante di religione, lo invita ad andare nella casa canonica in un pomeriggio qualunque. E’ qui che comincia il dramma del ragazzino, che si ripete anche per tre volte a settimana, e dura cinque, interminabili anni.

    Lo strazio finisce quando Diego ha 17 anni, ma riesce a tirare fuori ricordi e dolore solo nel 2010, quando di anni ne ha 35 e ne sono passati 18 dall’ultimo episodio di abuso. Troppi per la legge italiana, che fino al 2008, per i reati legati alla sfera sessuale prevede la prescrizione dopo soli 10 anni. Silverio Mura non può subire alcun processo penale.

    Ma Diego non s’arrende. Si reca dal suo aguzzino con le telecamere nascoste, registra la conversazione, abbastanza esplicita, mandata in onda anche dal programma “Chi l’ha visto?” (visibile qui: il drammatico incontro tra Diego e Silverio Mura), raccoglie le prove necessarie e insieme a una dettaglia testimonianza invia tutto alla Curia e informa anche il Cardinale Sepe.

    Come da prassi, don Silverio Mura, nel frattempo raggiunto da altre numerose accuse di abusi sessuali, cambia parrocchia, così Sergio Cavaliere, legale di Diego, invia un’accorata lettera di protesta a Papa Bergoglio, il quale risponde tempestivamente disponendo che il sacerdote venga momentaneamente sospeso dalle funzioni sacerdotali e trasferito in una di quei conventi che il Vaticano ritiene essere una struttura adeguata al recupero spirituale.

    Ma la devianza relativa alla pedofilia si può curare con le preghiere? Oppure necessita di cure mediche specializzate? A ogni modo Papa Bergoglio ordina anche la riapertura del processo in sede vaticana. Che però si rivela un boomerang per la vittima.

    La Curia segnala alla Procura una mail in cui Diego, esasperato dall’indifferenza, minaccia di spararsi un colpo alla testa. Immediatamente subisce la revoca del porto d’armi e perde il lavoro, e quando fa presente le precarie condizioni economiche, si vede arrivare a casa due uomini della Caritas, che lo “risarciscono” con 250 euro.

    L’ultima beffa risale a due mesi fa. Dalla Curia fanno sapere che sono pronti ad archiviare il caso ma hanno bisogno di effettuare ulteriori perizie psichiatriche alla vittima. Diego accetta, a patto che durante le visite sia presente il suo medico, per assicurarsi che tutto venga svolto regolarmente. Ma la Curia reagisce ancora con il silenzio. Da qui, la drastica decisione dello sciopero della fame.

    Diego, quando comincerà lo sciopero della fame?

    Lunedì 18 gennaio. Per non creare problemi lo farò a casa mia, mostrerò l’evolversi della faccenda aggiornando costantemente la mia pagina.

    Cosa chiederà di preciso?

    Di sapere a che punto è il mio processo, ordinato quasi due anni fa da Papa Francesco, e soprattutto se è mai cominciato. Voglio anche portare l’attenzione sulle condizioni delle altre vittime di pedofilia.

    Ha già avvisato la Curia e il Vaticano?

    Certo, ho mandato la mail al segretario vaticano, al segretario della Congregazione della Dottrina della Fede al Cardinale Sepe, al Cardinale Lemmo, giudici e molti altri ancora. Insomma, chi doveva essere informato, lo sa. Ora aspetto solo una risposta che sono certo non arriverà.

    E in tutto questo tempo nessuno le ha mai mandato della comunicazioni?

    Lo scorso novembre, dopo varie sollecitazioni, una mail mi avvisava che dovevo presentarmi in Curia per avere notizie su questo fantomatico processo. Solo che mi venne chiesto di sottopormi ad ulteriori perizie psichiatriche. Io accettai, ma al contempo chiesi di poter portare con me il mio medico per essere certo che tutto si svolgesse regolarmente e che le perizie corrispondessero alla mia reale condizione di salute mentale. Beh, non mi hanno mai più fatto sapere niente.

    Non si è quindi mai provveduto nemmeno al risarcimento, nonostante le prove schiaccianti?

    No, anche se loro ritengono di sì. Tempo fa vidi arrivare a casa mia due uomini della Caritas, mandati dalla Curia, che mi offrirono 250 euro. Il Cardinale Sepe ci tenne a farmi sapere, con un biglietto, che quella sarebbe stata la prima e l’ultima volta. Questa è stata l’unica risposta alle mie richieste di aiuto, dopo aver perso il lavoro. E stavolta, visto che è mio diritto, chiederò anche il risarcimento adeguato ai danni che ho riportato per via degli abusi subiti.

    Quanto durerà lo sciopero della fame? 

    Ad oltranza, fino a che qualcuno non mi darà delle garanzie.

    Crede che la singolare protesta possa smuovere le acque?

    In realtà ne sono proprio convinto. Dopo aver pubblicato la notizia, sono già stato contattato da altre vittime e da numerosi giornalisti. Inoltre da tempo faccio parte dell’associazione Rete L’Abuso Onlus, del presidente Francesco Zanardi, che ha già risolto molti casi.

    Perché ha scelto questo preciso momento per la sua protesta?

    L’ONU, in un rapporto di due anni fa, sferrò un durissimo attacco al Vaticano, arrivando ad affermare che alcune leggi interne, come quella di mantenere il silenzio per i casi di pedofilia, avevano permesso migliaia di abusi su minori. L’ONU invitò la Santa Sede a rivedere alcune posizioni in merito, che, nel prossimo febbraio, dovrà rendere conto di ciò che sta facendo, se lo sta facendo, per arginare il fenomeno all’interno della Chiesa. Mi sembrava il momento più opportuno.

    Francesca Lagatta

  • Vittima di prete pedofilo annuncia sciopero della fame a oltranza

    Vittima di prete pedofilo annuncia sciopero della fame a oltranza

    NAPOLI – «Basta essere presi in giro, ora voglio i fatti» dice alla Rete l’Abuso Onlus Diego, napoletano, vittima di pedofilia. «Dopo 6 anni di attesa che sono pesati come un macigno sulla sua vita, quella della moglie e i suoi 2 figli – è la nota dell’associazione – Diego ha deciso di intraprendere una clamorosa protesta, lo sciopero della fame ad oltranza. Diego è tra le altre cose l’unica delle vittime della Rete L’Abuso ad aver ricevuto una risposta scritta dal Vaticano, nella quale gli si prometteva di intervenire, ma dopo più di 2 anni, dopo l’assordante silenzio della Diocesi di Napoli che per ora si è limitata a nascondere il prete – riferisce la Rete sul suo sito – Diego non ce la fa più». «Le vittime chiedono giustizia e vedere impunito il proprio carnefice non è giustizia, ma un’ulteriore violenza», commenta. Con una breve nota inviata da Diego alla Segreteria di Stato Vaticana, alla Diocesi di Napoli, al cardinale Sepe e al vescovo Lemmo, annuncia che se entro 7 giorni non vedrà alcuna iniziativa concreta inizierà la sua civile protesta.

    La storia è stata raccontata anche dal quotidiano La Repubblica. Diego, quarant’anni, accusa il suo ex insegnante di religione di aver abusato di lui quando ne aveva undici. Il Santo Padre risponde imponendo alla diocesi di Napoli di indagare mentre la città si prepara ad accogliere il Pontefice in visita pastorale. E’ all’inizio del marzo 2014 che Diego decide di scrivere a Papa Francesco per raccontare la sua storia accusando la Curia di aver ignorato per quattro anni le sue denunce. «Tre settimane dopo aver mandato la lettera al Papa, nella casella della posta, ho trovato una busta che portava l’indirizzo della segreteria di Stato Vaticana» racconta. La missiva, datata 26 marzo 2014 firmata da monsignor Angelo Becciu, recita: «Pregiatissimo Signore, con recente lettera ella ha indirizzato al Santo Padre espressioni di ossequio e devozione, confidandoGli in pari tempo una particolare situazione. Sua Santità ringrazia per il premuroso pensiero e per i sentimenti di fiducia manifestati e mentre invoca su di lei la materna devozione della Vergine Maria, chiede di pregare per Lui e di cuore impartisce la Benedizione Apostolica». La lettera informa inoltre che quanto comunicato «è stato portato all’attenzione del Dicastero competente».

    Il 14 novembre successivo, Diego riceve una mail dalla cancelleria della Curia di Napoli con l’invito a presentarsi il 3 dicembre «per gli adempimenti relativi alla denuncia da Lei inoltrata alla Congregazione per la Dottrina della Fede a carico di (…)». A raccogliere in via ufficiale le sue dichiarazioni, come primo atto dell’indagine, ci sono il vicario giudiziale aggiunto del tribunale ecclesiastico regionale campano e il vice cancelliere della Curia partenopea. «Durante l’udienza il vicario mi ha spiegato che il Papa, tramite la Congregazione, ha chiesto alla diocesi di fare accertamenti» spiega Diego.

    I fatti già denunciati a Le inchieste di Repubblica nel 2013, iniziano a maggio del 1987. Diego frequenta la seconda media. Alla fine dell’anno scolastico riceve un invito a casa dal suo insegnante di religione e vice parroco. Quel pomeriggio, racconta, subisce le prime pesanti avances da parte del prete. Le violenze dureranno per anni, finché un giorno il ragazzo, ormai diciassettenne, trova la forza di porvi fine. Molti anni dopo una mattina, mentre è al lavoro, ha un violento attacco di panico che lo fa temere per la sua vita. Portato d’urgenza in ospedale confessa tutto a sua madre e quindi alla moglie. Al primo ricovero ne seguono numerosi altri. Nel 2010 presenta una formale denuncia alla stazione dei carabinieri di Ponticelli in provincia di Napoli e scopre che il reato ipotizzato è caduto in prescrizione, allora contatta la diocesi: «Il cardinale Sepe è stato il primo a cui io e mia mamma abbiamo scritto nel maggio 2010 senza avere alcuna risposta. In seguito ci siamo rivolti al vescovo ausiliare che dopo un anno di tentavi andati a vuoto, ha acconsentito a ricevermi. Davanti a lui firmai una denuncia che, a detta del vicario giudiziale, è sparita».

    Dal 2010 al 2013 il presunto colpevole ha continuato a fare l’insegnante di religione e il parroco. Poi viene allontanato, ma, grazie la Rete L’Abuso, l’associazione di vittime di pedofilia, scopre l’ex parroco di Pollena Trocchia (diocesi di Napoli) ad insegnare religione nell’istituto alberghiero Russo di Cicciano (diocesi di Nola) anche nell’anno scolastico 2012-2013.

    http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/sociale/16_gennaio_12/vittima-prete-pedofilo-annuncia-sciopero-fame-oltranza-a8c5e79c-b953-11e5-b75a-169ae49dadd0.shtml?refresh_ce-cp

  • Lotta alla pedofilia, l’Osservatorio sui Diritti dei Minori chiede la revisione del Concordato tra Stato e Chiesa

    Lotta alla pedofilia, l’Osservatorio sui Diritti dei Minori chiede la revisione del Concordato tra Stato e Chiesa

    Alla pregiata attenzione

    On.le Prof. SERGIO MATTARELLA – Presidente della Repubblica Italiana

    On.le Avv. MATTEO RENZI – Presidente del Consiglio dei Ministri

    Sen. Dott. PIETRO GRASSO – Presidente del Senato della Repubblica

    On.le Dott.ssa LAURA BOLDRINI – Presidente della Camera dei Deputati

    Sua Santità PAPA FRANCESCO I

    S.E. Mons. PIETRO PAROLIN – Segretario di Stato Vaticano

    Oggetto: Proposta di revisione del Concordato tra la Santa Sede e lo Stato Italiano in merito alla collaborazione per la lotta alla pedofilia e di abuso sessuale nei confronti dei minori da parte dei chierici.

    Il recente fatto di cronaca verificatisi nella diocesi di Oppido Mamertina-Palmi, in Calabria, ha evidenziato che il fenomeno della pedofilia tra i prelati nella Chiesa cattolica è ancora attuale e che tutti gli interventi fino ad ora intrapresi non hanno sortito i risultati sperati.

    Dalla lettura dell’ordinanza di custodia cautelare emessa a carico del sacerdote Antonio Tropea emerge che il vescovo della diocesi, S.E. Mons. Francesco Milito, pur essendo a conoscenza delle contestazioni mosse al chierico, non ha collaborato con le istituzioni dello Stato Italiano e non lo ha rimosso dall’incarico di parroco di Messignadi, frazione di Oppido Mamertina.

    Dopo che la bufera mediatica ha coinvolto anche il vescovo, nella sua funzione di autorità morale, questi si è difeso riferendo di aver scrupolosamente adempiuto al proprio dovere comunicando, come gli era imposto dalle leggi canoniche, i fatti appresi ai propri superiori gerarchici all’interno della Chiesa.

    E’ evidente che si rende necessario un immediato intervento legislativo, concordato tra lo Stato del Vaticano e quello Italiano, al fine di coordinare e rendere effettiva la lotta ai fenomeni di pedofilia che si celano all’interno della Chiesa Cattolica.

    Nelle “Linee guida per i casi di abuso sessuale nei confronti di minori da parte di chierici” del 28 marzo 2014, la Conferenza Episcopale Italiana ha affermato che: «Nell’ordinamento italiano il Vescovo, non rivestendo la qualifica di pubblico ufficiale né di incaricato di pubblico servizio, non ha l’obbligo giuridico di denunciare all’autorità giudiziaria statuale le notizie che abbia ricevuto in merito ai fatti illeciti oggetto delle presenti Linee guida».

    La Legge Italiana, inoltre, pur stabilendo che: «Ogni persona che ha notizia di un reato perseguibile di ufficio può farne denuncia» (art. 333, comma 1 del Codice di Procedura Penale), limita ai «pubblici ufficiali» ed agli «incaricati di un pubblico servizio», allorquando «hanno notizia di un reato» (art. 333, comma 1, c.p.p.), l’obbligo di denuncia, salvo che non si tratti «di un delitto contro la personalità dello Stato» che, invece, impone a chiunque di sporgere denuncia (art. 364 Codice penale).

    Sempre col predetto documento, i Vescovi Italiani hanno ritenuto che pur essendo «importante la cooperazione del Vescovo con le autorità civili», secondo la legge Italiana e il Concordato, «i Vescovi sono esonerati dall’obbligo di deporre o di esibire documenti in merito a quanto conosciuto o detenuto per ragione del proprio ufficio» e che la normativa della Santa Sede stabilisce che l’obbligo di leale collaborazione con l’autorità giudiziaria civile, introdotto da Benedetto XVI, deve comunque rispettare il diritto vigente nei singoli Stati.

    Solamente «Qualora il denunciante dovesse decidere di sporgere denuncia in sede civile, la competente Autorità ecclesiastica, nel rispetto della vigente normativa canonica e civile, provvederà a fornirgli tutto l’aiuto spirituale e psicologico necessario, con ogni premura verso le vittime».

    Nessun riferimento specifico, salvo un generico aiuto spirituale e psicologico alle vittime, vi è alle modalità di collaborazione tra lo Stato Vaticano e quello Italiano ed all’obbligo di comunicazione dei risultati dell’indagine interna alla Chiesa, anche quando questi dimostrano in modo incontrovertibile la responsabilità dei preti coinvolti.

    L’Osservatorio sui Diritti dei Minori

    CHIEDE

    alle autorità ed istituzioni, civili e religiose, in indirizzo un intervento immediato finalizzato a rivedere il Concordato tra lo Stato Italiano e la Chiesa Cattolica al fine di riconoscere ai vescovi, oltre alla loro alta funzione morale, quella di pubblici ufficiali e di obbligare loro di deporre o di esibire documenti in merito a quanto conosciuto o detenuto per ragione dei loro uffici.

    Solo attraverso una riforma dei Patti Lateranensi, tesa all’esclusivo interesse del minore abusato, la Chiesa e lo Stato riusciranno a coordinare la lotta alla pedofilia ed a creare le condizioni per sconfiggerla ricordando che Gesù Cristo stesso ha affermato che: «È meglio per lui che gli sia messa al collo una pietra da mulino e venga gettato nel mare, piuttosto che scandalizzare uno di questi piccoli. State attenti a voi stessi! (Luca 17:1-3)».

    Milano, addì 29 dicembre 2015

    Il Presidente 

    Dott. Antonio Marziale

    Il Vicepresidente e Responsabile dell’Ufficio Legale

    Avv. Antonino Napoli

  • Papa, durante visita in Messico incontrerà vittime pedofilia

    Papa, durante visita in Messico incontrerà vittime pedofilia

    Città del Vaticano, 24 dic. (LaPresse) – Monsignor Jesús Carlos Cabrero Romero, arcivescovo di San Luis Potosí, in Messico, ha confermato che Papa Francesco nel corso della sua visita tra il 12 e il 18 febbraio incontrerà un gruppo di vittime di abusi sessuali da parte di membri del clero e alcuni loro familiari. Lo scrive il sito di informazione religiosa Il Sismografo. Ricordando un incontro simile di Papa Francesco negli Stati Uniti, monsignor Cabrero Romero ha voluto spiegare che per il Santo Padre si tratta di una questione prioritaria e centrale.

    http://www.lapresse.it/cronaca/papa-durante-visita-in-messico-incontrera-vittime-pedofilia-1.815302

  • Prete accusato di pedofilia, il giudice: “Vescovo lo ha coperto”

    Prete accusato di pedofilia, il giudice: “Vescovo lo ha coperto”

    Dall’indagine sull’arresto di don Antonello Tropea, parroco di una chiesa di Oppido Mamertina in provincia di Reggio Calabria, risulta che il suo superiore non ha preso provvedimenti e gli avrebbe consigliato di “evitare di parlare con i carabinieri”

    di ANDREA GUALTIERI

    Al SUO prete, accusato dai parrocchiani di omosessualità e pedofilia, il vescovo consigliava di “evitare di parlare con i carabinieri” perché loro avrebbero potuto redigere un promemoria con il rischio di “far degenerare le cose”. E anche quando il sacerdote è stato formalmente indagato per adescamento di minorenni e pedopornografia, il presule non ha preso provvedimenti e avrebbe consigliato “di continuare a fare le cose che faceva prima”.

    L’ACCUSA DI COPRIRE IL SACERDOTE. L’ordinanza con la quale Antonio Scortecci, giudice per le indagini preliminari di Reggio Calabria, ha disposto l’arresto per don Antonello Tropea, 44 anni, parroco della piccola chiesa della frazione Messignadi di Oppido Mamertina, dedica un passaggio anche a monsignor Francesco Milito, che della diocesi di Oppido-Palmi è il vescovo, oltre che il vicepresidente della Conferenza episcopale calabra. Il prelato non è indagato, ma secondo quanto si legge nelle carte, pubblicate in anteprima dal sito Il Dispaccio, avrebbe coperto il suo prete senza adottare “provvedimenti cautelativi né di minima verifica delle accuse rivolte all’indagato”. È per questo che il giudice non si fida del presule. E nel rigettare l’ipotesi degli arresti domiciliari per don Antonello, aggiunge che “neppure sarebbe tranquillizzante” se a trovare un altro luogo nel quale far scontare la detenzione fosse il vescovo che ha avuto “atteggiamenti particolarmente prudenti e conservativi dello status quo, dando pieno credito alla versione negatoria dello stesso accusato”.

    IL DIALOGO INTERCETTATO. Le venti pagine che ricostruiscono la doppia vita di Antonello Tropea  –  che di giorno faceva il parroco e di notte frequentava le chat per organizzare incontri omosessuali a pagamento con minorenni  –  si concludono proprio con un’intercettazione di una conversazione tra il prete e Milito, avvenuta il 7 agosto scorso. “Lascia perdere riguardo la lettera che hanno fatto sta storia che hanno fermato i bambini”, dice il vescovo che aggiunge: “La cosa gravissima non è, è questo pettegolume di suore. Tu piomba subito e glielo puoi dire, io mi sono incontrato col vescovo, il vescovo c’è rimasto proprio…(incompr) quanto il fatto che le suore siano andate a riferire a M. la battuta del prete”.

    LE INDAGINI DEI CARABINIERI. Il riferimento era ad una donna, ritenuta da don Antonello l’autrice di una lettera anonima che denunciava alla curia di Oppido-Palmi gli incontri omosessuali del parroco: il sacerdote, infuriato, aveva parlato di lei durante una cena alla quale erano presenti alcune religiose. Le voci sulle torbide attività del parroco in realtà erano piuttosto diffuse, tanto che il sacerdote si era già trovato a discuterne con Milito durante un incontro nel mese di luglio. Era stato in quell’occasione che il vescovo gli aveva consigliato di non parlarne con i carabinieri. Ma la Squadra Mobile di Reggio Calabria stava già ricostruendo gli adescamenti del prete. Le indagini erano partite dopo che una pattuglia lo aveva trovato in auto con un minorenne in un luogo appartato. L’atteggiamento di don Antonello, che aveva dichiarato di essere un insegnante di educazione fisica, e alcuni oggetti ritrovati in uno zaino avevano insospettito gli agenti. Due mesi di intercettazioni, le testimonianze delle vittime e l’analisi dei dispositivi informatici sequestrati hanno permesso di accertare che non si era trattato di un episodio isolato. Di ragazzi, don Antonello ne aveva adescato altri. E, secondo il magistrato, era al corrente della loro età.

    GLI ADESCAMENTI SU GRINDER. Lo strumento che il sacerdote usava per individuare i giovani con i quali consumare gli atti sessuali a pagamento era Grinder, un social network noto negli ambienti omosessuali. Don Antonello si presentava con il nome di Nicola, lo stesso del patrono della sua parrocchia, San Nicola di Mira. L’approccio era esplicito e gli incontri avvenivano in auto, anche se i poliziotti hanno documentato che persino la canonica era diventata alcova per il prete.

    LA LINEA DURA DEL VATICANO. Una condotta sulla quale il vescovo non ha voluto indagare. Parlando con un amico, don Antonello sembrava quasi sorpreso che nemmeno dopo la perquisizione e l’avviso di garanzia monsignor Milito abbia ritenuto di sospenderlo. Proprio questa posizione della curia potrebbe però richiamare l’attenzione del Vaticano, dove Benedetto XVI ha fatto promuovere nel 2010 durissime linee guida contro la pedofilia applicate in modo ferreo anche da papa Francesco. Il pontefice argentino ha pure istituito un tribunale specifico e introdotto il reato di abuso d’ufficio episcopale, arrivando a rimuovere i presuli per i quali sia riconosciuto che non hanno dato adeguato seguito alle denunce di abusi. E in una lettera del febbraio scorso, affidava ai vescovi e ai superiori degli ordini religiosi “il compito di verificare che nelle parrocchie e nelle altre istituzioni della Chiesa venga garantita la sicurezza dei minori e degli adulti vulnerabili”, affermando che non potrà “venire accordata priorità ad altro tipo di considerazioni, di qualunque natura esse siano, come ad esempio il desiderio di evitare lo scandalo, poiché non c’è assolutamente posto nel ministero per coloro che abusano dei minori”.

    http://www.repubblica.it/vaticano/2015/12/20/news/vescovo_prete_pedofilo-129851645/

  • Prete arrestato per pedofilia nel reggino, l’Osservatorio sui Diritti dei Minori: “Chiesa locale in ritardo rispetto a Papa Francesco”

    Prete arrestato per pedofilia nel reggino, l’Osservatorio sui Diritti dei Minori: “Chiesa locale in ritardo rispetto a Papa Francesco”

    “L’iter processuale ha la sua autonomia e tutti siamo chiamati a rispettarne tempi e modalità, ma quello che non possiamo non rilevare con viva preoccupazione è l’atteggiamento di chiusura della chiesa locale, che dopo la gaffe del comunicato stampa in cui manifestava solidarietà al sacerdote arrestato, successivamente corretto, si è trincerata nel più cupo e conservatore silenzio, entrando in conflitto di fatto con le leggi di trasparenza recentemente varate da Papa Francesco in tema di lotta alla pedofilia”: è quanto dichiara l’avvocato Antonino Napoli, vice presidente dell’Osservatorio sui Diritti dei Minori, in relazione all’arresto del parroco di Messignadi di Oppido Mamertina per prostituzione minorile ed altri capi d’accusa.  “Ciò che ci lascia sbigottiti in questa terribile storia – incalza Napoli –è che il prete accusato, al di là delle sacrosante preoccupazioni di garantismo del vescovoFrancesco Milito, ha continuato ad esercitare il ministero in una parrocchia, frequentata anche da bambini, non informata delle denunce anche se ai sospetti si erano aggiunte, con lo sviluppo delle indagini, le conferme all’ipotesi accusatoria.

    Dall’ordinanza di custodia cautelare, infatti, si apprende che il sacerdote accusato era stato controllato per ben tre volte in compagnia di minori in atteggiamenti equivoci, così come emerge anche che il titolare della diocesi era ben consapevole delle accuse e che la lontana sua unica preoccupazione, ben dalle questioni di natura spirituale e dalla tutela dei minori, fosse quella di evitare risvolti mediatici e giudiziari fino al punto di consigliare all’indagato di non parlare con i Carabinieri di queste cose. In questa occasione – evidenzia il vicepresidente dell’Osservatorio – il vescovo è evidentemente venuto meno alla sua fondamentale funzione di supervisore, sorvegliante della diocesi a lui assegnata”. Napoli conclude: “L’Osservatorio sui Diritti dei Minori chiede che sul punto vi sia una revisione del Concordato tra lo Stato Italiano e la Chiesa che stabilisca l’obbligo per i sacerdoti ed i vescovi di comunicare quanto da loro appreso, circa eventuali ipotesi di abuso sui minori, alle autorità italiane, attribuendo al vescovo una vera e propria funzione di pubblico ufficiale”.

    Nel frattempo, il sociologo Antonio Marziale, presidente dell’Osservatorio lancia un monito ai giornalisti: “Siamo stati informati del fatto che alcuni sprovveduti e poco deontologici operatori dell’informazione hanno rivolto domande in merito all’arresto del parroco a bambini di scuola elementare, ebbene sappiano costoro che ricorreremo ad ogni mezzo per far applicare il Codice Tv e Minori nelle sue articolazioni più severe ed intransigenti. Laddove non arriva la sensibilità faremo arrivare le maglie della legge, assicurando un impegno mai esercitato fino ad ora”.

    http://www.strettoweb.com/2015/12/prete-arrestato-per-pedofilia-nel-reggino-losservatorio-sui-diritti-dei-minori-chiesa-locale-in-ritardo-rispetto-a-papa-francesco/359994/

  • PEDOFILIA IN NOME DI UN DIO MINORE

    PEDOFILIA IN NOME DI UN DIO MINORE

    Il mistero della virilità protetta: uomini celati nella veste nera del sacerdozio condannano gli ignari bambini.

    Agghiacciante ennesimo fatto di cronaca ai danni di un minorenne (dalle indagini in corso si sospetta ampliarsi verso più bambini), che per accondiscendenza o ignorata fede riescono a farsi incantare dall’abito talare del parroco di turno sempre in cerca di umana comprensione. Questo scenario sarebbe l’ultimo drammatico risvolto che mette in secondo piano le appropriazioni indebite dei tanti prelati insospettabili ai danni della chiesa, e che sembra essere diventato uno dei ‘casi impossibili’, che nemmeno Papa Francesco è capace di debellare seppur ne abbia condannato il perpetrato. A tal proposito ricordiamo le sue parole a condanna della pedofilia che definisce con mero disprezzo, “come le Messe Nere”. Ci si chiederà sempre quale sia il motivo per il quale, un uomo di Dio arrivi a compiere un atto talmente infame che non può essere scusato da nessuna coscienza, anche se in proposito ai casi di pedofilia, il parroco di Trento, padre Gino Flaim, a cui la Diocesi revocò l’incarico perché difendeva i preti pedofili, ebbe il coraggio di affermare: ‘La colpa di questi atti impuri sono dovuti a dei bambini consenzienti’. Era così certo che sembrava far trasparire degli eventi a lui stesso similmente capitati o erano altre le ragioni per la quale difendeva a spada tratta la pedofilia da parte dei preti? Ormai scomparso dalle scene in sella alla sua bicicletta, non sapremo più le motivazioni, anche se, siamo sicuri, non sarebbero mai state date.

    Il diavolo e l’acqua Santa

    Quindi anche in questo caso di pedofilia la colpa sarebbe da attribuire, non al santo pellegrino della parrocchia della Piana di Gioia Tauro, in Calabria, ma di un piccolo minorenne diavoletto tentatore che per 20 euro avrebbe ‘abusato’ dell’ingenuità del prete per il suo capriccio d’infanzia. Sarebbero queste le parole che potrebbero essere utilizzate in difesa di questi ‘dementi del sesso’ che non si curano dei danni che segneranno per sempre il loro compimento. Così oggi arriva, senza più stupore ma non cancellando il disgusto alla notizia ,la cronaca dell’ultimo caso di pedofilia in cui un sacerdote di 44 anni è stato arrestato dagli agenti e accusato di: prostituzione minorile, sostituzione di persona, adescamento di minori e da indagini successive per detenzione di materiale pedopornografico nella parrocchia di sua giurisdizione. L’ordinanza di custodia cautelare per il suo arresto è stata accolta dal tribunale di Reggio Calabria che ora prosegue gli accertamenti alle indagini preliminari. L’Ansa ha confermato i sospetti e le indagini iniziate a marzo, quando il sacerdote è stato vistoappartato in auto con un ragazzo minorenne in una zona poco frequentata, e alle domande poste in seguito al minorenne sull’uomo ‘incontrato’ si evidenziò che si serviva, per adescare i minorenni, delle chat per incontri omosessuali.

    http://it.blastingnews.com/cronaca/2015/12/pedofilia-in-nome-di-un-dio-minore-00701443.html

  • Prete arrestato per pedofilia, Marziale: “Inaccettabile che la Chiesa chieda preghiera per pedofili”

    Prete arrestato per pedofilia, Marziale: “Inaccettabile che la Chiesa chieda preghiera per pedofili”

    “Quando si apprende che un sacerdote è implicato in vicende che hanno a che fare, a vario titolo, con abusi sui minori ti si accappona la pelle, ma quando vieni a sapere che quel sacerdote è un tuo conoscente e con lo stesso più volte hai scambiato opinioni in merito alla pedofilia e a ciò che essa rappresenta, cioè il crimine più orrendo nei confronti dell’umanità, lo stupore non può che trasformarsi in rabbia”: è quanto dichiara il sociologo Antonio Marziale, presidente dell’Osservatorio sui Diritti dei Minori, in merito all’arresto del parroco della Chiesa di Messignadi di Oppido Mamertina (RC) per prostituzione minorile, colto dagli uomini della Polizia di Stato in flagranza di reato.

    “Davvero non se ne può più – incalza Marziale – e questo caso mi è utile per ricordare a Papa Francesco che la lotta alla pedofilia non si fa a suon di slogan ad effetto o istituendo commissioni di studio, ma spretando i sacerdoti che si macchiano di tale orrendo peccato-reato. Così come è bene ricordare all’Ufficio Diocesano per le Comunicazioni Sociali della Diocesi di Oppido Mamertina_Palmi che i fedeli devono essere invitati a pregare per le piccole vittime e non per il prete pedofilo, per il quale bisogna solo auspicare che gli sia tolta la tonaca e gli vengano riconosciute le responsabilità in termini di equa giustizia. Ciò che si legge nel comunicato diramato dal dipartimento diocesano è stucchevole e inaccettabile”.

    Marziale conclude dicendosi: “Indignato, ma grato agli inquirenti per il prezioso quotidiano lavoro a difesa dei bambini”.

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  • Abusi sessuali su minori, indagato parroco dopo denuncia di un pediatra

    Abusi sessuali su minori, indagato parroco dopo denuncia di un pediatra

    BRINDISI – I carabinieri del Nucleo operativo della compagnia di Brindisi hanno avviato un’inchiesta, su delega del pubblico ministero Giuseppe De Nozza, per abusi sessuali su minori a carico di don Francesco Caramia, parroco della chiesa San Giustino de Jacobis, al quartiere Bozzano a Brindisi. Venerdì scorso sono stati prelevati computer e altro materiale a disposizione del prete ed eseguite perquisizioni nella sacrestia della parrocchia e nella sua abitazione.

    Tutto il materiale sequestrato tranne un computer è stato restituito al sacerdote poche ore dopo la perquisizione. Secondo quanto si apprende le indagini sarebbero partite in seguito alla denuncia di un pediatra, i fatti su cui si sta cercando di fare chiarezza si sarebbero verificati cinque anni fa. Il sacerdote si è dimesso dall’incarico rivestito, ufficialmente per motivi di salute, questo è quanto ha annunciato un altro prete in chiesa.

    Da quanto spiega il legale del sacerdote, l’avvocato Giancarlo Camassa, don Francesco Caramia si ritiene completamente estraneo ai fatti di cui è accusato. Ha dimostrato piena collaborazione mettendosi a disposizione degli investigatori. Dalla perquisizione eseguita presso la sua abitazione e negli uffici della parrocchia non sarebbe emerso, al momento, materiale compromettente per questo gran parte di quanto prelevato è stato restituito dopo poche ore.

    In tarda serata è giunta una nota della diocesi con le dichiarazioni di monsignor Domenico Caliandro: “L’Arcivescovo di Brindisi ha appreso con  dolore la notizia che un sacerdote della città è indagato per reati molto gravi.  L’interessato  respinge con fermezza l’accusa e ritiene di potersi adeguatamente difendere. Per farlo con maggiore libertà e anche per ragioni di salute, ha subito lasciato la parrocchia in cui svolgeva il suo ministero”, si legge nel comunicato

    “Mons. Caliandro dichiara la sua  fiducia nella magistratura e attende l’esito delle indagini. L’Autorità diocesana, se ha certezza dei delitti, intende agire sempre con determinazione, con la massima considerazione per le  vittime, seguendo la linea dettata da papa Francesco e dai suoi immediati predecessori.  Intanto la Chiesa locale di Brindisi-Ostuni,  nella  sofferenza di questo periodo,  continui umilmente a  lavorare e a pregare, sostenendo il ministero di tanti sacerdoti fedeli, che si spendono generosamente ogni giorno secondo la loro vocazione”.

    http://www.brindisireport.it/cronaca/brindisi-abusi-sessuali-su-minori-indagato-parroco-si-era-dimesso-per-motivi-di-salute.html