Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Papa Francesco

  • “Era colpa mia”. Dolore e rinascita delle vittime dei sacerdoti pedofili

    “Era colpa mia”. Dolore e rinascita delle vittime dei sacerdoti pedofili

     Dal 2004 al 2013 il Vaticano ha ridotto allo stato laicale 884 preti. “E poi bisogna considerare il sommerso, tutti coloro che non sono stati né puniti né denunciati”, precisa Massimilano Frassi, fondatore dell’associazione Prometeo, che offre sostegno alle vittime della pedofilia 

    di Veronica Fernandes“Era colpa mia. Ero io che cercavo il suo abbraccio quando avevo paura. Ero io che volevo andare all’oratorio. Ero io che prima di andare a casa gli davo un bacio sulla guancia”. La vita dei bambini che hanno subito violenza è una vita fatta di pezzi in cui hanno visto crescere tanto il male quanto il senso di colpa. C’è un bambino – che possiamo chiamare Mauro – che dagli 8 agli 11 anni è stato vittima di un pedofilo, tre anni scavati da una certezza paralizzante: “Io ero un bambino religioso, la domenica invece di giocare a calcio andavo a messa e pensavo che se Dio ha permesso questo, mi voleva punire e se lo aveva deciso Dio significava che me lo meritavo”.

    Le vittime di preti pedofili a messa da Papa Francesco
    Massimiliano Frassi – presidente di Prometeo, l’associazione che da 13 anni offre sostegno alle vittime della pedofilia – paragona il senso di colpa di questi bambini all’ergastolo: “Mentre il pedofilo, il carnefice, è libero e si sente libero, chi ha subito violenza vive imprigionato dal dolore e dal silenzio”. Per la prima volta nella storia della Chiesa, Papa Francesco questo silenzio ha deciso di romperlo: domani una  delegazione di vittime di preti pedofili sarà a messa in Santa Marta. Un giorno simbolico: a Roma ci sarà anche l’arcivescovo di Boston Sean O’Malley, coordinatore della commissione che il Papa ha istituito per la tutela dei minori e membro del cosiddetto C9, il consigli di cardinali al lavoro per la riforma della Curia e del governo della Chiesa. Dopo la messa ci sarà un incontro tra le vittime e il Papa. 

    Papa Francesco: preti pedofili come una messa nera
    Per descrivere l’orrore della pedofilia Papa Francesco aveva parlato di messa nera. Massimiliano Frassi prende in prestito la frase di una madre che si è rivolta a Prometeo quando il figlio di otto anni le ha raccontato di avere subito molestie: “Era pallido e quando parlava sembrava che stesse vomitando il mondo intero, poi ha riacquistato colore”. Da lì è iniziato il percorso di cicatrizzazione di una ferita profondissima ma non incurabile.

    I bambini che denunciano
    Più che vittime, questi bambini Massimiliano Frassi li chiama sopravvissuti. Alcuni riescono a liberarsi di questo male muto già da piccoli. Di solito scrivono un tema a scuola e la maestra chiama la madre, lasciano aperto il diario sulla scrivania. A 6, 7, 8 anni sono in grado di dire che sperano di morire. Altre volte, magari quando esplode un caso come quello di Yara, la paura di morire supera la vergogna e riescono a parlare.

    Le donne spesso ne parlano all’apice della felicità
    C’è una signora di 86 anni che lo ha fatto solo oggi. Per 70 anni la sensazione di essere responsabile non l’ha mai abbandonata: un ergastolo, appunto. Alcune donne riescono a liberarsi quando sono all’apice della felicità come Marta – ancora un nome di fantasia – che ha sentito esplodere quel mondo rimosso nel giorno del suo matrimonio, avvolta da un vestito da sposa. A quel punto riescono ad affrontare, combattere e annientare il male subito da bambina. Un’altra ragazza che si è rivolta a Prometeo – che chiamiamo Alessandra – ha lasciato il suo paesino del Sud Italia dopo aver subito violenza da un prete, all’epoca giovane. Anche lei ha scelto il silenzio, per anni. Finchè un giorno, quando torna a casa per le vacanze, trova il paese in festa: il suo carnefice è diventato parroco, le strade sono addobbate e il suo nome rimbalza da uno stricione all’altro. Il dolore che si porta dietro stride con la festa, troppo. E trova il coraggio di iniziare un percorso di liberazione.

    2004-2013: 884 preti ridotti allo stato laicale
    Tra il 2004 e il 2013 il Vaticano – cui l’Onu ha chiesto con forza di aprire indagini contro questi crimini nascosti – ha ridotto allo stato laicale 884 preti accusati di pedofilia. “Il dato reale è molto più alto, c’è il sommerso con le sue mille sfaccettature – spiega Massimiliano Frassi – e poi va ricordato che un pedofilo, e quindi anche un prete pedofilo, non lo è sempre, non abusa di tutti i bambini, ha i suoi gusti e quindi per uno che subisce ce ne sono cento con cui si comporta benissimo”. Alcuni, racconta, preferiscono i bambini timidi, altri quelli di famiglie ai margini della società oppure espansivi, biondi, alcuni solo le bambine alcuni puntano ai bambini figli di genitori molto legati alla Chiesa, per sentirsi più sicuri”.

    Quando i genitori non credono al bambini
    Per i pedofili che indossano l’abito talare è quindi più difficile essere sospettati. La tragedia si consuma quando i genitori non credono ai bambini che raccontano gli abusi, quando non li proteggono, quando difendono il sacerdote a prescindere. Sono i bambini che non ne parleranno più e che vivranno il loro ergastolo immersi nel trauma della violenza e nell’abbandono della famiglia.

    Il coro di voci bianche di don Marco Dessì 
    Se è difficile conoscere i numeri del fenomeno in Italia, nelle missioni è quasi impossibile. Ma questo non significa che non esistano: don Marco Dessì – condannato a sei anni in Cassazione – era andato in Nicaragua per salvare i bambini dalla strada e dalla povertà. Li aiutava ad andare a scuola, per il tempo libero aveva fondato un coro di voci bianche: il vivaio delle sue vittime. 

    http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/papa-francesco-messa-vittime-preti-pedofili-massimiliano-frassi-b8f3d2a8-92d8-44e4-afa9-c8a51e3b9141.html

  • Pedofilia, il caso Don Inzoli e le reticenze della Cei

    Pedofilia, il caso Don Inzoli e le reticenze della Cei

     FRANCESCO PELOSO

    Alcune norme contenute nel Concordato consentono ai vescovi italiani di evitare di collaborare con la magistratura in casi in cui siano coinvolti sacerdoti. E le nuove norme antipedofilia della Cei sono state giudicate insufficienti dalla Congregazione per la dottrina della fede. Il caso del religioso di Crema

    La ricerca della verità sugli abusi sui minori da parte del clero ha un ostacolo non indifferente nelle norme del Concordato che regola i rapporti fra Italia e Santa Sede. È in quei trattati che si può trovare qualche risposta in grado di spiegare la resistenza ecclesiale nel far chiarezza sulla lunga serie di sacerdoti accusati di pedofilia nel nostro paese. È anche vero, d’altro canto, che qualcosa sta cominciando a muoversi.

    L’ultimo caso riguarda don Mauro Inzoli, sacerdote di Crema, personalità storica di Comunione e Liberazione, fondatore e per diverso tempo presidente dell’Associazione Fraternità che si occupa appunto di sostegno ai minori. La vicenda ha fatto scalpore perché il Vaticano e la diocesi locale sono intervenuti aprendo un processo canonico che ha portato a provvedimenti fortemente restrittivi nei confronti di don Inzoli.

    Ma andiamo con ordine perché il piano locale, la diocesi di Crema, incrocia quello nazionale – cioè le misure prese dalla conferenza episcopale italiana per contrastare il fenomeno – e infine tocca in un punto decisivo dei rapporti fra Italia e Santa Sede.

    Da quando nel 2010 papa Ratzinger ha chiesto un’accelerazione sulla questione degli abusi sessuali, da parte dei vescovi italiani è stata messa in atto una strategia della lentezza in forza della quale la Cei ha faticato molto a mettere insieme le linee guida antipedofilia raccomandate a tutte le chiese locali del mondo dal Vaticano. La Congregazione per la dottrina della fede aveva inoltre espresso un invito deciso su un punto in particolare: quello della collaborazione con le autorità civili. In realtà l’ammonimento conteneva un appello di tipo etico generale a non nascondere, qualora vi fossero prove consistenti, i fatti, ad aprirsi insomma al rapporto con le autorità trovando le forme opportune.

    Ma le norme antipedofilia dei vescovi italiani proprio su questo punto inciampano. La loro faticosa elaborazione è cominciata nel 2011, sottoposte al giudizio del Vaticano, sono state respinte nel 2013 dell’ex Sant’Uffizio perché troppo evasive proprio sul punto relativo alla denuncia dei chierici alle autorità civili. La Cei le ha riscritte e ora attende una seconda valutazione da parte della Congregazione per la dottrina della fede. Nel frattempo però papa Francesco ha insediato un nuovo organismo la ‘pontificia commissione per la tutela dei minori’, la quale, secondo indiscrezioni, avrebbe già giudicato ancora “insufficienti” le linee guida della Chiesa italiana, un parere che peserà nel giudizio finale della Congregazione per la dottrina della fede.

    E qui s’inserisce il problema-Concordato che pone forti limiti alla collaborazione dei vescovi con la magistratura. Nel testo del 1984 firmato da Bettino Craxi e dal cardinal Casaroli, si legge infatti all’articolo 4: “Gli ecclesiastici non sono tenuti a dare a magistrati o ad altra autorità informazioni su persone o materie di cui siano venuti a conoscenza per ragione del loro ministero”. Formulazione tanto generica quanto estesa; non a caso alla norma concordataria si fa esplicito riferimento nelle famose linee guida antipedofilia della Cei per sostenere che: “I vescovi sono esonerati dall’obbligo di deporre o di esibire documenti in merito a quanto conosciuto o detenuto per ragione del proprio ministero”. Lo stesso codice di procedura penale italiano, infine, stabilisce che non ci può essere obbligo a deporre per “i ministri di confessioni religiosi”.

    A questo punto la Cei ha fatto però filotto e ha precisato, nel testo antipedofilia si badi, che “eventuali informazioni o atti concernenti un procedimento giudiziario canonico possono essere richiesti dall’autorità giudiziaria dello Stato, ma non possono costituire oggetto di un ordine di esibizione o di sequestro”. Ancora si ricorda “l’inviolabilità dell’archivio del vescovo” infine si fa comunque presente che il vescovo, non essendo pubblico ufficiale, non ha l’obbligo di denuncia, salvo, si chiosa in un inciso, “il dovere morale di contribuire al bene comune”. Il tema del Concordato italiano, quale limite per le indagini di pedofilia che coinvolgo sacerdoti, è stato sollevato dall’Onu nelle recenti audizioni della Santa Sede davanti al comitato per la tutela dei diritti del fanciullo.

    Ma torniamo a Crema e al caso di don Inzoli. Il processo canonico aveva dato un primo risultato nel 2012: dimissione dallo stato clericale, cioè spretato. Don Inzoli però ha fatto ricorso alla Congregazione per la dottrina della fede e qui la sorpresa: la diocesi di Crema spiega infatti che la pena è stata commutata in una “vita di preghiera e riservatezza”; il sacerdote dovrà restare lontano da tutti, non potrà dire messa, predicare, svolgere attività pubblica, tantomeno di accompagnamento ai minori, non potrà entrare nella diocesi di Crema e dovrà sottoporsi a 5 anni di psicoterapia.

    Punizione e misericordia, spiega il vescovo Oscar Cantoni, tuttavia brutalmente dobbiamo osservare: dalla riduzione allo stato laicale voluta da Benedetto XVI si è passati a una ritirata perpetua in convento secondo quanto stabilito da papa Francesco. La Chiesa ovviamente è libera di adottare i suoi criteri, che possono avere un senso o essere criticati, tuttavia non è chiaro in questa vicenda perché né il vescovo, né il Vaticano che è stato investito della vicenda, né gli organi direttivi della Cei guidata dal cardinal Angelo Bagnasco, abbiano ritenuto di dover comunicare i fatti all’autorità giudiziaria.

    D’altro canto stupisce l’immobilismo dell’autorità giudiziaria che poteva aprire autonomamente un procedimento una volta appresa la notizia del reato. Fra le novità importanti, frutto del clima diverso che vive la Chiesa, c’è l’ammissione pubblica dei fatti; la pena, si spiega, è stata comminata in modo perpetuo “in considerazione della gravità dei comportamenti e del conseguente scandalo, provocato da abusi su minori”. E questa chiarezza messa on line è già di per sé una novità. A denunciare la vicenda alla Procura della Repubblica di Cremona ci ha pensato poi il deputato di Sel Franco Bordo mentre il sindaco, Stefania Bonaldi, ha avviato indagini sulle strutture gestite dal sacerdote che dovevano occuparsi di minori. Una volta tanto la politica è arrivata prima della magistratura.

    http://www.pagina99.it/news/societa/6281/Pedofilia–il-caso-Don-Inzoli.html

  • Messico, lettera al Papa delle vittime di pedofilia.

    Messico, lettera al Papa delle vittime di pedofilia.

    Città del Messico, 4 lug. (TMNews) – Attivisti e vittime di pedofilia hanno presentato in Messico una lettera indirizzata a Papa Francesco in cui lo si invita ad adottare “misure concrete” contro gli abusi sessuali all’interno della Chiesa cattolica. I firmatari hanno chiesto al pontefice di dichiarare queste pratiche e il loro occultamento come “reati gravi” e di obbligare tutti i religiosi cattolici a denunciare e a cooperare con le autorità “al di là di ogni procedura interna” alla chiesa.

    Nella missiva vengono denunciati “gli spazi di protezione e impunità che permettono ai colpevoli di abusi di continuare a commettere reati”, perché i loro casi vengono affrontati solo all’interno del Vaticano e la pena massima in cui incorrono è “la cessazione delle loro funzioni”.

    “Questa procedura disciplinare amministrativa non ha nulla a che fare con i diritti delle vittime. È una gravissima violazione dei diritti del bambino”, ha sottolineato Alberto Athié, ex sacerdote messicano che si batte per il riconoscimento dei diritti delle vittime di pedofilia. Presentando la lettera in conferenza stampa, Athié ha precisato che l’iniziativa è stata adottata in vista del prossimo incontro tra il Pontefice e la Commssione creata lo scorso anno per indagare e prevenire i casi di abusi nella Chiesa. (fonte Afp)

    Questa è una notizia dell’agenzia TMNews.

    http://www.internazionale.it/news/tmnews/2014/07/04/messico-lettera-al-papa-delle-vittime-di-pedofilia/

  • PEDOFILIA, PAPA FRANCESCO PERDONA MONS. MAURO INZOLI. RESTERÀ PRETE IL DISCEPOLO DI DON GIUSSANI, IL SANT’UFFIZIO L’AVEVA SPRETATO, MA IL PAPA SE NE FREGA DELLE VITTIME DELL’EX PRESIDENTE BANCO ALIMENTARE

    PEDOFILIA, PAPA FRANCESCO PERDONA MONS. MAURO INZOLI. RESTERÀ PRETE IL DISCEPOLO DI DON GIUSSANI, IL SANT’UFFIZIO L’AVEVA SPRETATO, MA IL PAPA SE NE FREGA DELLE VITTIME DELL’EX PRESIDENTE BANCO ALIMENTARE

    CREMA – Riconosciuti gli abusi sui minori, la Coingregazione per la dottrina della fede ha emanato il Decreto definitivo sul caso di don Mauro Inzoli.

    “In considerazione della gravità dei comportamenti – si legge nel documento a firma del cardinale Muller – e del conseguente scandalo, provocato da abusi su minori, don Inzoli è invitato a una vita di preghiera e di umile riservatezza, come segni di conversione e di penitenza. Don Mauro non potrà celebrare e concelebrare in pubblico l’Eucaristia e gli altri Sacramenti, né predicare, ma solo celebrare l’Eucaristia privatamente”.

    Per il sacerdote cremasco sono stati inoltre disposte altre restrizioni, soprattutto in merito ad eventuali contatti con minorenni. In caso di mancata osservanza, don Inzoli verrà ridotto allo stato laicale. “Don Mauro non potrà svolgere accompagnamento spirituale nei confronti dei minori o altre attività pastorali, ricreative o culturali che li coinvolgano. Non potrà assumere ruoli di responsabilità e operare in enti a scopo educativo. Non potrà dimorare nella Diocesi di Crema, entrarvi e svolgere in essa qualsiasi atto ministeriale. Dovrà inoltre intraprendere, per almeno cinque anni, un’adeguata psicoterapia.

    Il Decreto  recepisce quanto papa Francesco, accogliendo il ricorso di don Mauro, ha stabilito ed è giunto al vescovo di Crema, Oscar Cantoni, il 12 giugno 2014.

     

  • PAPA BERGOGLIO IN MOLISE, IL NOSTRO APPELLO: CHE NE SARÀ DEI PRETI PEDOFILI?

    PAPA BERGOGLIO IN MOLISE, IL NOSTRO APPELLO: CHE NE SARÀ DEI PRETI PEDOFILI?

    Sabato cinque luglio Papa Francesco viene in visita in Molise. In mattinata sarà a Campobasso, nel pomeriggio si sposterà a Castelpetroso e Isernia. Noi di unavoceperledonne , convinte della bontà dell’opera  pastorale di Papa  Bergoglio, nell’occasione lanciamo un appello per chiedere  come andranno a finire i casi dei preti pedofili che hanno operato proprio in questa  regione. E nel farlo ricordiamo i tre casi principali seguiti da Rete l’Abuso.

    Cominciamo da quello di Giada Vitale. La 19enne di Portocannone che ha denunciato Don Marino Genova per presunte violenze subite da quando aveva 13 anni fino ai 16. Storia finita alla ribalta nazionale grazie alle Iene e a Repubblica e finita anche su France 24. Il processo secolare è nelle mani del Tribunale di Larino e siamo ancora alle indagini preliminari. E’ stato avviato un processo  canonico dopo la sospensione a divinis del parroco. Ma di esso non si sa ancora nulla. Nonostante Giada abbia scritto più volte al Santo Padre senza  avere risposte.

    Grazie alla denuncia di Rete l’abuso venne fuori anche il caso di Don Felix Cini. Arrivato a Cercemaggiore dopo una condanna a due anni e mezzo di reclusione a seguito di patteggiamento arrivato nel 2004 a Grosseto per molestie sessuali su minori . Fu il giornale ora chiuso “Nuovo  Molise oggi ” a puntare i riflettori su questa brutta storia.  Ora dopo  una divisione durata anni tra colpevolisti e innocentisti lui non è più a Cercemaggiore. Ma la Chiesa e il Vaticano non dicono altro. Dov’è ora? E’ stato spretato? E’ questa la domanda che poniamo al Vaticano.

    Choc anche a Monteroduni, dove l’aiutante del parroco dal 2000 al 2008 è stato denunciato da diverse famiglie di bambini che avrebbe molestato.
    I genitori si sono rivolti ai carabinieri che hanno avviato una lunga e difficilissima inchiesta. Adesso le indagini sarebbero state chiuse, mentre il parroco è stato allontanato dalla comunità della provincia di Isernia. Un altro episodio shock di bambini molestati da chi dovrebbe essere per loro guida spirituale. Il vice parroco Luigi Balsamo, ha chiesto più volte il diritto all’oblio. Dalle indiscrezioni ricevute potrebbe essere stato condannato ma è lui stesso a chiedere di non pubblicare il seguito della sua storia. Ma noi chiediamo al Vaticano: che fine ha fatto? E’ stato  spretato?

    Soprattutto ora che, in occasione della visita pastorale in Calabria, ha detto chiaramente: i mafiosi sono scomunicati. Chiediamo un atto di coraggio al Santo Padre: una presa di posizione ufficiale su questa piaga sociale e della Chiesa. E soprattutto vogliamo sapere: saranno  scomunicati o spretati? Che fine faranno? Papa Francesco dacci una risposta.

    Redazione

  • L’On Bordo (Sel) va in procura per denunciare il comportamento di don Inzoli.

    L’On Bordo (Sel) va in procura per denunciare il comportamento di don Inzoli.

    La Congregazione della fede infatti ha riconosciuti gli abusi sui minori ad opera di don Mauro Inzoli

    Si legge nella sua nota alla stampa: “Sono un Parlamentare della Repubblica ed è uno dei miei compiti agire perché la legalità e l’uguaglianza di fronte alla legge siano sempre affermate e praticate. Per questo motivo e sollecitato oltre che dalle numerose richieste dei cittadini della nostra sbigottita comunità anche dalla lettera del Vescovo Cantoni che con estrema trasparenza e chiarezza ha comunicato i gravissimi atti di cui, il Tribunale Ecclesiastico, ha ritenuto Mauro Inzoli responsabile in via definitiva, ho deciso che nella mattinata di lunedì 30 giugno p.v. mi recherò presso la Procura di Cremona per depositare un esposto in merito alla vicenda. E’ il momento, finalmente, che anche la Magistratura Italiana azioni gli strumenti legali per fare chiarezza, ed eventualmente perseguire, su tali atti”.

    La Congregazione della fede infatti ha riconosciuti gli abusi sui minori ad opera di don Mauro Inzoli. “In considerazione della gravità dei comportamenti – si legge nel documento a firma del cardinale Muller – e del conseguente scandalo, provocato da abusi su minori, don Inzoli è invitato a una vita di preghiera e di umile riservatezza, come segni di conversione e di penitenza. Don Mauro non potrà celebrare e concelebrare in pubblico l’Eucaristia e gli altri Sacramenti, né predicare, ma solo celebrare l’Eucaristia privatamente. Don Mauro non potrà svolgere accompagnamento spirituale nei confronti dei minori o altre attività pastorali, ricreative o culturali che li coinvolgano. Non potrà assumere ruoli di responsabilità e operare in enti a scopo educativo. Non potrà dimorare nella Diocesi di Crema, entrarvi e svolgere in essa qualsiasi atto ministeriale. Dovrà inoltre intraprendere, per almeno cinque anni, un’adeguata psicoterapia.”

    Il Decreto  recepisce quanto papa Francesco, accogliendo il ricorso di don Mauro, ha stabilito ed è giunto al vescovo di Crema, Oscar Cantoni, il 12 giugno 2014.

    http://www.welfarenetwork.it/l-on-bordo-sel-va-in-procura-per-denunciare-il-comportamento-di-don-inzoli-20140629/

  • “L’ex nunzio apostolico Wesolowski colpevole di pedofilia”. Rischia l’arresto a Santo Domingo.

    “L’ex nunzio apostolico Wesolowski colpevole di pedofilia”. Rischia l’arresto a Santo Domingo.

     Jozef Wesolowski, ex nunzio apostolico in carica presso la Repubblica Dominicana, è stato riconosciuto dalla Congregazione per la Dottrina della Fede colpevole di aver abusato di minori.
    Lo scandalo che ha coinvolto Wesolowski è scoppiato dopo le denunce di una giornalista di Santo Domingo che in una inchiesta, andata in onda su una televisione privata, sosteneva che il porporato pagava per far sesso con i minori e frequentava assiduamente una zona di Santo Domingo, nota per la prostituzione minorile. Prove così inconfutabili, quelle portate dalla giornalista, che hanno costretto l’arcivescovo di Santo Domingo, cardinale Nicolas Lopez Rodriguez, a rivolgersi direttamente a papa Francesco e riferirgli sulle accuse di pedofilia mosse contro l’arcivescovo polacco. Era lo scorso agosto, poco prima del viaggio del papa in Brasile, e Wesolowski fu immediatamente richiamato in Vaticano.

    Ora, dopo la sentenza della Congregazione per la Dottrina della Fede che ha verificato le accuse a suo carico, il porporato è stato sottoposto a limitazioni della libertà personale, una sorta di arresti domiciliari in Santa Sede, affinché non si sottragga agli ulteriori processi penali, a cominciare da quello del Tribunale Vaticano.

    Il gesuita, padre Federico Lombardi, portavoce della Santa Sede, ha assicurato che “Tenuto conto della sentenza pronunciata dal Dicastero, sono stati adottati nei confronti dell’ex nunzio tutti i provvedimenti adeguati alla gravità del caso” . La pena comminata dalla Congregazione a Jozef Wesolowski è la dimissione dallo stato clericale. “L’accusato ha da questo momento due mesi di tempo per interporre appello prima che la sentenza diventi esecutiva” ha detto testualmente il portavoce vaticano. Il procedimento penale presso gli organi giudiziari vaticani – ha poi precisato – proseguirà non appena sarà definitiva la sentenza canonica”, dopo di che sarà a disposizione delle autorità dominicane e ogni probabilità arrestato.

    Dovrà passare molto tempo perché si alleggerisca, sulla chiesa cattolica, il peso degli scandali per gli innumerevoli casi di abusi su minori da parte di preti e porporati. E’ solo di gennaio l’energica critica presentata al Vaticano dal Comitato Onu per i diritti dell’infanzia per le modalità con cui la chiesa ha trattato il fenomeno al suo interno, tenendo nascosta la verità ad ogni costo pur di difendere la sua reputazione.

    Tuttavia, la velocità e la trasparenza con cui il Vaticano sta trattando quest’ultimo caso di “pedofilia ecclesiastica”, che vede sotto accusa l’ex nunzio apostolico Jozef Wesolowski,lascia travedere quella reale inversione di tendenza annunciata di recente da papa Francesco.

    “L’ex nunzio apostolico Wesolowski colpevole di pedofilia”. Rischia l’arresto a Santo Domingo.

  • Abusi su minori, pena medicinale perpetua per don Mauro Inzoli. Dovrà seguire un’adeguata psicoterapia per almeno 5 anni, non potrà entrare nella Diocesi di Crema

    Abusi su minori, pena medicinale perpetua per don Mauro Inzoli. Dovrà seguire un’adeguata psicoterapia per almeno 5 anni, non potrà entrare nella Diocesi di Crema

    “Si è conclusa oggi la vicenda di don Mauro Inzoli, con la sentenza definitiva dellaCongregazione per la Dottrina della Fede, firmata dal prefetto cardinale Müller, che recepisce quanto Papa Francesco ha deciso in merito. La prima sentenza della Congregazione, resa nota nel dicembre del 2012, prevedeva che don Mauro Inzoli venisse dismesso dallo stato clericale. Don Mauro ha fatto ricorso alla Congregazione la quale, recependo quanto Papa Francesco ha stabilito accogliendo il suo ricorso, ha emanato il decreto definitivo”.

    La lettera del vescovo 

    Pubblichiamo in merito la lettera del vescovo monsignor Oscar Cantoni a tutta la diocesi e il comunicato ufficiale. “Crema, 26 giugno 2014. Cari Fratelli e Sorelle: la Congregazione della Dottrina della fede, su incarico di Papa Francesco, mi ha fatto pervenire un decretocon il quale infligge una “pena medicinale perpetua” nei confronti di don Mauro Inzoli. Molti e da tempo, si attendevano un pronunciamento definitivo e chiarificatore. Da parte mia, in questo momento in cui la nostra Chiesa è di nuovo provata, condividendo i sentimenti delle persone ferite, sento il dovere di intervenire perché la voce del Pastoreaiuti a interpretare nella giusta prospettiva il pronunciamento ecclesiale che viene ora diffuso in forma di “comunicato”.

    Verità e misericordia

    “Come cristiani – scrive il vescovo – siamo invitati ad accogliere sempre con un atteggiamento di fede le indicazioni che ci vengono offerte dalla santa madre Chiesa e a tradurle subito in preghiera, così da evitare inutili, quanto dannosi giudizi, che certo non contribuirebbero a creare un clima di distensione e di pace. L’invito che rivolgo è dunque di considerare il giudizio nei confronti di don Mauro alla luce di un binomio inscindibile: quello della verità e della misericordia insieme. Senza queste due componenti, a cui la Chiesa si rifà nella sua azione pedagogica, ci ridurremmo a classificazioni di parte, tipiche di una “mentalità mondana”, ma ben lontane da quello spirito ecclesiale, la cui finalità è sempre di accompagnare maternamente i suoi figli, anche quando sbagliano, piuttosto che far prevalere giudizi di condanna. In nome della verità, in questi anni, sono state eseguite rigorose ricerche, che hanno comportatopazienti e sofferti confronti con le persone che hanno riferito i fatti”.

    Un passaggio purificatore

    “La Chiesa ha preso atto della situazione, ha condiviso le sofferenze riportate, ha aiutato le vittime a ritrovare serenità e speranza, e ha concluso che don Mauro potesseriparare responsabilmente le ferite causate dal suo comportamento attraverso “una vita di preghiera e di umile riservatezza come segni di conversione e di penitenza”. La pena inflitta dalla Chiesa, che doverosamente ha fatto verità, va coniugata, però, insieme alla misericordia, dal momento che Dio vuole la salvezza di tutti e non esclude mai nessuno dal suo amore. “Nessuna miseria è troppo profonda, nessun peccato terribile, perché non vi si applichi misericordia” (W. Kasper, Misericordia, concetto fondamentale del Vangelo, chiave della vita cristiana, Queriniana, 2013, pag. 208). Questa è la prospettiva a cui invito ciascuno a fare riferimento perché anche questo momento, doloroso e triste, che il Signore permette nei confronti della nostra Chiesa, sia considerato come un passaggio purificatore, ma insieme benefico e fecondo, dello Spirito di Dio”. + Oscar Cantoni, vescovo.

    Comunicato ufficiale

    In data 12 giugno 2014 è giunto al vescovo di Crema, monsignor Oscar Cantoni, da parte della Congregazione per la Dottrina della Fede, il Decreto recante le disposizioni del Santo Padre a conclusione del caso del reverendo Mauro Inzoli, che diventanovincolanti a partire dal giorno di notifica del Decreto all’interessato (25 giugno 2014). Tale Decreto recepisce quanto Papa Francesco, accogliendo il ricorso di don Mauro, ha stabilito. In considerazione della gravità dei comportamenti e del conseguente scandalo,provocato da abusi su minori, don Inzoli è invitato a una vita di preghiera e di umile riservatezza, come segni di conversione e di penitenza”.

    Le restrizioni

    “Gli è inoltre prescritto di sottostare ad alcune restrizioni, la cui inosservanza comporterà la dimissione dallo stato clericale. Don Mauro non potrà celebrare e concelebrare in pubblico l’Eucaristia e gli altri Sacramenti, né predicare, ma solo celebrare l’Eucaristia privatamente. Non potrà svolgere accompagnamento spirituale nei confronti dei minori o altre attività pastorali, ricreative o culturali che li coinvolgano. Non potrà assumere ruoli di responsabilità e operare in enti a scopo educativo. Non potrà dimorare nella Diocesi di Crema, entrarvi e svolgere in essa qualsiasi atto ministeriale. Dovrà inoltre intraprendere, per almeno cinque anni, un’adeguata psicoterapia“.

    http://www.cremaonline.it/cronaca/27-06-2014_Crema,+%22abusi+su+minori,+pena+medicinale+perpetua%22+per+don+Mauro+Inzoli/

  • Pedofilia, papa Francesco perdona mons. Mauro Inzoli. Resterà prete il discepolo di don Giussani

    Pedofilia, papa Francesco perdona mons. Mauro Inzoli. Resterà prete il discepolo di don Giussani

    CREMA – Riconosciuti gli abusi sui minori, la Congregazione per la dottrina della fede ha emanato il Decreto definitivo sul caso di don Mauro Inzoli.

    “In considerazione della gravità dei comportamenti – si legge nel documento a firma del cardinale Muller – e del conseguente scandalo, provocato da abusi su minori, don Inzoli è invitato a una vita di preghiera e di umile riservatezza, come segni di conversione e di penitenza. Don Mauro non potrà celebrare e concelebrare in pubblico l’Eucaristia e gli altri Sacramenti, né predicare, ma solo celebrare l’Eucaristia privatamente”.

    Per il sacerdote cremasco sono stati inoltre disposte altre restrizioni, soprattutto in merito ad eventuali contatti con minorenni. In caso di mancata osservanza, don Inzoli verrà ridotto allo stato laicale. “Don Mauro non potrà svolgere accompagnamento spirituale nei confronti dei minori o altre attività pastorali, ricreative o culturali che li coinvolgano. Non potrà assumere ruoli di responsabilità e operare in enti a scopo educativo. Non potrà dimorare nella Diocesi di Crema, entrarvi e svolgere in essa qualsiasi atto ministeriale. Dovrà inoltre intraprendere, per almeno cinque anni, un’adeguata psicoterapia.

    Il Decreto  recepisce quanto papa Francesco, accogliendo il ricorso di don Mauro, ha stabilito ed è giunto al vescovo di Crema, Oscar Cantoni, il 12 giugno 2014.

     

     

  • Abusi sessuali su minorenni: “spretato” l’arcivescovo pedofilo. Resta sempre latitante in Vaticano e potrà far appello

    Abusi sessuali su minorenni: “spretato” l’arcivescovo pedofilo. Resta sempre latitante in Vaticano e potrà far appello

     Josef Wesolowski, ex nunzio vaticano in Repubblica dominicana, ridotto allo stato laicale. Ora rischia l’arresto.

    L’arcivescovo Jozef Wesolowski, ex nunzio della Santa Sede nella Repubblica Dominicana, è stato ridotto allo stato laicale per abusi sessuali su minori.

    Il processo di primo grado si è concluso in Città del Vaticano. In virtù della sentenza, dopo aver goduto di “relativa libertà di movimento” in attesa che il Sant’Uffizio ne verificasse le accuse di pedofilia, il monsignore polacco rischia ora rischia l’arresto o comunque una limitazione della libertà.

    “Saranno adottati tutti i provvedimenti adeguati alla gravità del caso”, ha spiegato la sala stampa vaticana. La giustizia dello Stato della Chiesa procede su un doppio binario, quello canonico e quello penale.

    Wesolowski era stato richiamato in Vaticano da papa Francesco nell’estate scorsa in seguito alle accuse dalla Repubblica dominicana sui presunti abusi su minori.

    http://www.unionesarda.it/articolo/notizie_mondo/2014/06/27/abusi_sessuali_su_minorenni_spretato_l_arcivescovo_pedofilo-3-374849.html