Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Il Papa a giugno celebrerà una messa con otto vittime degli abusi. Ma non chiama nessuna di quelle che gli hanno inviato l’appello.

    Il Papa a giugno celebrerà una messa con otto vittime degli abusi. Ma non chiama nessuna di quelle che gli hanno inviato l’appello.

    Sono persone provenienti da vari Paesi tra cui Germania, Inghilterra, Irlanda. L’annuncio dello stesso Pontefice sul volo di ritorno dalla Terra Santa, che ha chiarito anche che l’incontro tra Peres e Abu Mazen “sarà di preghiera”

    La prossima settimana, il 6 o il 7 giugno, papa Francesco celebrerà a Santa Marta una messa con un gruppo di otto vittime della pedofilia provenienti da vari Paesi tra cui Germania, Inghilterra, Irlanda. Saranno accompagnate dal cardinale O’Malley. Lo ha annunciato lo stesso Pontifice sul volo di ritorno dalla Terra Santa.

    Pedofilia come le messe nere, tolleranza zero” – “La pedofilia è un problema grave. Un sacerdote che fa questo tradisce il corpo del Signore, come nelle messe nere”, ha spiegato annunciando che sugli abusi “non ci saranno privilegi”. “Oggi ci sono tre vescovi sotto indagine e si sta studiando la pena: si deve andare avanti, tolleranza zero”.

    “Incontro Peres-Abu Mazen sarà di preghiera” – “L’incontro in Vaticano sarà un incontro di preghiera, non servirà per fare una mediazione. Ci riuniremo a pregare. Poi ognuno tornerà a casa”, ha spiegato papa Francesco in merito all’incontro di pace con il presidente israeliano Shimon Peres e quello palestinese Abu Mazen, da lui invitati in Vaticano. “Ci sara’ un rabbino, un islamico, ci sarò io. Ho chiesto al custode di Terra Santa – ha aggiunto – di organizzare le cose pratiche”.

    “Ratzinger ha aperto porta per papi emeriti” – “Un vescovo di Roma che sente le forze venire meno deve farsi le stesse domande di Benedetto XVI”, ha poi ricordato. Per il pontefice, Ratzinger “non è un caso unico: ha aperto la porta dei Papi emeriti, che prima non c’erano”. Alla domanda dei giornalisti se lui stesso, nel caso dovesse sentire venir meno le forze, farebbe la stessa scelta di Benedetto XVI, Bergoglio ha risposto: “Farò quello che il Signore mi dirà di fare: quindi pregare e cercare la volontà di Dio”. 

    “Celibato preti dono a Chiesa, lo apprezzo” – “Il celibato sacerdotale non è un dogma di fede, ma una regola di vita che io apprezzo tanto: un dono per la Chiesa. Per una discussione ci sono le porte aperte – ha aggiunto – ma in questo momento sono altri i temi sul tappeto”.

    “Beatificazione Pio XII ferma, non c’è miracolo” – La causa di beatificazione di Pio XII “è aperta, io mi sono informato, ma ancora non c’è nessun miracolo. Se non ci sono miracoli non possiamo andare avanti. Dobbiamo guardare alla causa nella sua realtà – ha aggiunto – ed è questa: non ci sono miracoli, quindi non può andare avanti”.

    http://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/lazio/2014/notizia/il-papa-a-giugno-celebrera-una-messa-con-otto-vittime-degli-abusi_2047378.shtml

  • Onu, inseriti nel capitolo tortura  gli abusi sessuali di preti e religiosi. ALL’ITALIA CHIESTO DI RIVEDERE PARTE DEI PATTI LATERANENSI

    Onu, inseriti nel capitolo tortura gli abusi sessuali di preti e religiosi. ALL’ITALIA CHIESTO DI RIVEDERE PARTE DEI PATTI LATERANENSI

     di Maria Antonietta Calabrò – GINEVRA – Nelle sue raccomandazioni e osservazioni conclusive sul Rapporto presentato dalla Santa Sede, rese note oggi, il Comitato dell’Onu contro la tortura (leggi documento integrale) ha chiesto che il Vaticano dia una piena collaborazione con le autorità civili che perseguono gli abusi nei vari Paesi (fornendo loro tutte le informazioni in possesso della Congregazione per la dottrina della fede), la sospensione immediata dei sacerdoti accusati, pieni poteri d’inchiesta per la nuova Commissione pontificia presieduta dal cardinale Patrick O’Malley, la revisione dei Concordati nazionali (come quello del Laterano con l’Italia) nella parte in cui mettono al riparo la gerarchia cattolica dall’obbligo di denuncia dei reati di cui vengono a conoscenza. E che l’arcivescovo Joseph Wesolowsky, ex nunzio nella Repubblica domenicana, venga o estradato a Porto Rico oppure venga sottoposto a processo penale in Vaticano, poiché non gli può essere riconosciuta l’immunità. Vengono inoltre richiesti alla Santa Sede adeguati risarcimenti per le vittime, e oltre gli indennizzi, misure di riabilitazione e cura sia fisica che psicologica. E questo deve valere anche per gli Ordini religiosi e non solo quando a commettere l’abuso è stato un sacerdote del clero secolare. A questo riguardo viene fatto esplicitamente l’esempio delle «Magdalene Laundries» irlandesi (portate a conoscenza del vasto pubblico dal film «Philomena»). Il Vaticano dovrà infine assicurare sul proprio website ufficiale la pubblicazione delle Raccomandazioni del Comitato in più lingue.

    Abusi sessuali

    Al di là di tutte le citate richieste specifiche, per la prima volta, in base alla giurisprudenza dello stesso Comitato, gli abusi sui minori dei sacerdoti cattolici , finiscono sotto le prescrizioni della Convenzione contro la tortura, di cui davanti al Comitato è stata chiamata a rispondere la Santa Sede in tutto il mondo, e non solo – è scritto esplicitamente – nel piccolo territorio dello Stato della Città del Vaticano. Questa equiparazione avrà una conseguenza giuridica importante: perché nei tribunali dei Paesi che hanno nel proprio ordinamento il reato di tortura (in Italia e’ stato introdotto il 5 marzo 2014, ed è applicabile a tutti i cittadini e non solo ai pubblici ufficiali) l’abuso sessuale sui minori potrebbe non essere più soggetto a prescrizione. Il Comitato chiede anche che venga assicurato un meccanismo indipendente in cui le vittime possano denunciare in modo confidenziale gli abusi, in modo che possano essere sottratte a pressioni e ricatti. Vengono infine chieste statistiche sui casi di effettiva collaborazione con le autorità civili da parte della Congregazione per la dottrina della Fede. I dati dovranno essere forniti nel prossimo Rapporto che sarà presentato a Ginevra dal Vaticano nel maggio 2018, in base ad una lista di domande che verranno presentate dal Comitato esattamente tra un anno. Il Comitato ha dato atto alla Santa Sede di aver introdotto il reato di tortura nel nuovo codice penale con la lettera apostolica di Papa Francesco dell 11 luglio 2013, e della creazione della nuova Commissione pontificia per la protezione dei minori, il 5 dicembre 2013.E ha ricordato che le linee guida della Congregazione per la dottrina per la fede del 3 maggio 2011 (durante il pontificato di Benedetto XVI) prevedono che «le prescrizioni della legge civile riguardanti la denuncia di questi crimini alle autorità preposte devono essere sempre seguite».

    La reazione della Santa Sede

    La Santa Sede «prenderà in seria considerazione le raccomandazioni» del Comitato Onu contro la Tortura sulla questione della pedofilia, è stata questa la prima reazione della Santa Sede che ricorda anche l’impegno «finanziario» su questo fronte citando ad esempio i 2,5 miliardi di dollari di risarcimenti alle vittime di pedofilia negli Stati Uniti; sempre negli Usa sono stati spesi 78 milioni di dollari per le terapie. Una spesa di 20,4 milioni di euro è stata fatta invece dall’arcidiocesi di Dublino.Premesso tutto questo, la Santa Sede torna però a ribadire le sue «osservazioni» contro il metodo che è stato seguito sulla vicenda dalle Nazioni Unite. Ovvero per il Vaticano la pedofilia, pur essendo «un crimine serio e una grave violazione dei diritti umani», non rientra nella Convenzione contro la Tortura.

    http://www.corriere.it/esteri/14_maggio_23/onu-inserisce-concetto-tortura-abusi-preti-religiosi-856c2f8c-e267-11e3-ac6b-33bb804580af.shtml

  • Giovanni Paolo II, papa poco santo. Quanti silenzi sulla pedofilia

    Giovanni Paolo II, papa poco santo. Quanti silenzi sulla pedofilia

    Wojtyla e l’allora cardinale Ratzinger conoscevano le denunce a carico del fondatore dei Legionari di Cristo Maciel Degollado, ma hanno taciuto per anni. In un libro, adesso anche in Italia, i documenti segreti

    DI TOMMASO CERNO

    L’amicizia traGiovanni Paolo II eMarcial Maciel Degollado, fondatore dei Legionari di Cristo. E quell’ombra che s’allunga sul pontefice santo, accusato di avere ignorato per troppo tempo denunce, documentazioni, testimonianze che accusavano il sacerdote messicano di stupri su minorenni. Documenti segreti che sono stati pubblicati in Spagna, in un libro “La volontà di non sapere” stampato in poche migliaia di copie nel marzo 2012 e i cui diritti appartengono alla Grijalbo-Random House Mondadori. E tradotto in italiano dal professor Tommaso Dell’Era. Ne parla per la prima volta Federico Tulli nel suo nuovo libro “Chiesa e pedofilia, il caso italiano” (L’asino d’oro, pp. 273, euro 18).

    Un capitolo è dedicato, infatti, alla santificazione di Karol Wojtyla, il 27 aprile scorso, e ai punti oscuri del suo pontificato. Uno su tutti, secondo Tulli, è racchiuso proprio in quelle pagine spagnole che Dell’Era ha tradotto e recensito. Ma di cui in Italia nessuno parla. Si dà conto per la prima volta dei “documenti segreti e inediti da cui emerge la consapevole complicità delle gerarchie vaticane a cominciare da Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, con il fondatore dei Legionari di Cristo, il sacerdote messicano”, scrive Tulli. Otto pagine sono dedicate, dunque, alle carte spagnole e alle riflessioni di Dell’Era, che analizza il comportamento dell’allora pontefice Giovanni Paolo II e del cardinale Joseph Ratzinger, prefetto per la Dottrina della fede, partendo da un dato di cronaca.
    Tra il 1997 e il 1998, infatti, in Vaticano giunsero varie denunce ufficiali e dirette dei comportamenti di Maciel.

     Due fra tutte: uno degli autori del testo spagnolo José Barba, legionario di Cristo dagli 11 ai 24 anni e in seguito docente universitario, si reca a Roma per presentare all’ex Santo Uffizio la denuncia contro il sacerdote messicano, dei cui comportamenti era stato testimone diretto. L’anno successivo un altro degli autori del testo spagnolo, Alberto Athie, scrive a Ratzinger e racconta della propria esperienza “che lo condusse ad abbandonare il sacerdozio di fronte al muro di omertà e silenzi eretto intorno alle sue denunce nei confronti del caso Maciel”, scrive ancora Tulli.

    L’appello video consegnato a Papa Francesco da donne e uomini che quando erano minori hanno subito abusi da parte preti pedofili: “Chiediamo solo che Bergoglio ci dia delle risposte e faccia giustizia”


    Eppure la risposta del cardinale non arriva. E quando finalmente giunge una lettera, i contenuti non sono di condanna. Omertà? Amicizia? Prudenza istituzionale? Fatto sta che la Chiesa nulla farà fino al 2005, poco prima dell’elezione a pontefice di Ratzinger, quando per la prima volta l’allora cardinale – pur con ritardo – apre la procedura degli interrogatori e avvia le verifiche sul caso denunciato da Barba e Athie. Pochi giorni prima di salire al soglio di Pietro.

    Quasi un atto dovuto visto che ormai lo scandalo pedofilia stava travolgendo la Chiesa. Eppure, secondo Tulli e Dell’Era, quel ritardo non è casuale. «Quello che per ora rimane, oltre a tutte le numerose testimonianze, sono le inaccettabili manifestazioni di lode e plauso che circondarono Maciel fino a pochi anni prima della sua scomparsa, avvenuta nel 2008: quelle di Giovanni Paolo II, che nel 1994 in occasione del cinquantenario della sua ordinazione, lo definì una guida efficace per coloro che lo seguirono», puntualizza il professore. Oppure di Tarcisio Bertone, il quale addirittura nel 2004, quando ormai le denunce erano pubbliche, “scrisse una prefazione a un libro-intervista al sacerdote, lodandolo per la sua dedizione alla Chiesa e il suo amore per Cristo (in cui, ad esempio, afferma che la chiave di questo successo è, senza dubbio, la forza di attrazione dell’amore di Cristo, che ha spinto sempre padre Maciel e la sua opera a non lasciarsi vincere dalle avversità, che non sono mancate nella loro storia). O ancora del papa polacco, che il 31 gennaio 2005 inviava un messaggio ai Legionari in cui esaltava l’opera di Maciel «contrassegnata dalla formazione della gioventù in solidi principi cristiani e umani».

    http://espresso.repubblica.it/attualita/2014/05/16/news/giovanni-paolo-ii-papa-poco-santo-quei-silenzi-sulla-pedofilia-1.165658?ref=fbpe

  • Salta la visita di papa Francesco al Divino Amore. Motivazioni misteriose, Nessun rischio di incontrare preti pedofili dell’Oasi di Elim, vicino all’asilo

    Salta la visita di papa Francesco al Divino Amore. Motivazioni misteriose, Nessun rischio di incontrare preti pedofili dell’Oasi di Elim, vicino all’asilo

    15/05/2014
    Rimandata la visita del Papa al Divino Amore per il viaggio in Terra Santa

    Il Pontefice(©LaPresse)
    (©LAPRESSE) IL PONTEFICE
    Doveva recarvisi domenica. Lombardi: “Decisione per alleggerire gli impegni del Santo Padre nel corso della preparazione all’imminente viaggio”

    IACOPO SCARAMUZZI
    CITTÀ DEL VATICANO

    Papa Francesco non si recherà domenica prossima, come inizialmente previsto, al santuario del Divino Amore.

    “La visita del Papa al santuario-parrocchia del Divino Amore, che era stata prevista per domenica 18 maggio nel pomeriggio, non avrà luogo, al fine di alleggerire gli impegni del Santo Padre nel corso della preparazione all’imminente viaggio in Terra Santa”, ha detto il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi. “La visita è quindi rinviata a data ancora da stabilire, verosimilmente dopo l’estate”.



    Viaggio nella clinica dove curano i preti orchi
    19-04-201011:27

    PANORAMA IN EDICOLAPRETI-PEDOFILIURBI ET ORBI
    L’istituto Oasi di Elim si occupa della riabilitazione dei preti pedofili e sorge a breve distanza dall’asilo Madre del Divino Amore (foto più in basso)
    L’istituto Oasi di Elim si occupa della riabilitazione dei preti pedofili e sorge a breve distanza dall’asilo Madre del Divino Amore (foto più in basso)

    La «clinica» per i preti orchi della diocesi di Roma sorge ad appena 100 metri di distanza da una scuola materna (l’asilo Madre del Divino Amore sulla via Ardeatina). Ma le famiglie dei bimbi non lo hanno mai saputo. Panorama invece lo ha scoperto recandosi al Santuario del Divino Amore dove si trova l’Oasi di Elim: una struttura protetta con otto posti letto per sacerdoti e religiosi afflitti da problemi psichici, depressione, alcolismo, burn-out e pedofilia. Fondata 16 anni fa su iniziativa dell’Apostolato accademico salvatoriano, l’Oasi di Elim è sostenuta dalla diocesi di Roma e dalla Cei.

    Fino a oggi la sua esistenza era nota solo agli addetti ai lavori. La casa di cura per i preti orchi sorge a fianco del vecchio Santuario del Divino Amore. Però basta scendere le scale, attraversare il parcheggio del santuario, pochi passi, e ci si trova di fronte alla scuola materna. Una vicinanza certo non voluta, ma che può provocare sconcerto. Anche perché nell’Oasi di Elim si svolgono attività di ambulatorio e psicoterapia per sacerdoti e religiosi che quasi ogni giorno arrivano da Roma e dintorni.

    All’entrata della casa c’è solo una piccola targa anonima: «Opera salvatoriana per il clero e la vita consacrata. Oasi di Elim». Un piccolo cancello, con un vistoso cartello rosso («vietato l’ingresso»), dà su una scala che conduce alla porta di ingresso. Non c’è citofono, né campanello: per entrare occorre digitare la combinazione sulla tastiera. Finalmente dentro, la pace e il silenzio che si respirano contrastano con i rumori all’esterno e soprattutto con il clamore degli scandali che hanno travolto la Chiesa in queste settimane. Un piccolo corridoio conduce alle stanze, tutte singole e piuttosto spartane: letto, scrittoio, armadio, comodino e un piccolo bagno. Niente radio, tv o computer. In fondo al corridoio la statua della Madonna. Poco distante la cappellina per pregare e celebrare la messa lontano da occhi indiscreti. Quindi una sala per la comunità con qualche poltrona, un televisore, l’occorrente per preparare il caffè.

    Comincia da qui il percorso di risalita dall’orrore per i sacerdoti affidati alle cure di Marco Ermes Luparia, diacono permanente, psicologo e psicoterapeuta, insieme con la sua équipe integrata da confessori e direttori spirituali. La vita nell’Oasi di Elim, infatti, alterna la psicoterapia individuale e di gruppo ai tipici momenti della vita sacerdotale: celebrazione della messa, recita delle Lodi e dei Vespri, sempre all’interno della casa. Si tenta così di ricostruire personalità distrutte dall’ansia, dall’angoscia o dalla depressione; liberare pastori d’anime divenuti schiavi dell’alcol o del sesso; fermare orchi in tonaca in preda a disturbi compulsivi, come la pedofilia e l’efebofilia. Se necessario si ricorre anche a terapie farmacologiche. Ci sono poi le migliaia di ore di ascolto e terapia individuale per preti, religiosi e suore che l’équipe di Luparia garantisce presso l’Oasi di Elim e altri centri.

    La richiesta di aiuto è così vasta e crescente che l’anno scorso, su iniziativa del vescovo di Albano, Marcello Semeraro, in un vecchio casale immerso in un parco in via della Solfatara a Pomezia è sorta un’altra struttura con sei posti letto per accogliere i preti con disturbi psichici. È il Centro Monte Tabor, non distante dall’Oasi di Elim e affidato allo stesso gruppo di esperti.

    L’asilo Madre del divino Amore sorge a breve distanza dall’istituto per i preti pedofili
    L’asilo Madre del divino Amore sorge a breve distanza dall’istituto per i preti pedofili

    Ma dalla pedofilia si può guarire? Lo psichiatra Tonino Cantelmi, fondatore dell’Associazione italiana psicologi e psichiatri cattolici, è scettico: «Bisogna distinguere due tipi di pedofilia. Una è di tipo sociale, cioè segnata da profondi sensi di colpa. In questi casi il soggetto rivolge le sue attenzioni principalmente verso gli adolescenti e una corretta terapia può portare dei risultati nel tempo». L’altra, prosegue Cantelmi, «è la pedofilia antisociale, priva di sensi di colpa, caratterizzata da un narcisismo maligno che rivolge le sue attenzioni a bambini, pre-adolescenti, perché punta al dominio e alla manipolazione dei più deboli. Si tratta di soggetti molto abili a dissimulare e capaci di conquistare con facilità la fiducia dei bambini e l’apprezzamento degli adulti (maestri, pediatri, educatori). Sono personalità sdoppiate che, una volta compiuto il crimine, tendono a reiterarlo, compulsivamente. Giungono in terapia solo a seguito di una denuncia e sono poco motivati perché non avvertono alcuna remora etica. In questi casi si può puntare solo al contenimento sociale, difficilmente si ottiene un recupero».

    Per Cantelmi nella popolazione italiana sono ormai circa 100 mila gli adulti con fantasie pedofile, alimentate da un mercato pedopornografico sempre più diffuso su internet. Di questi, almeno 10 mila passano poi all’atto sessuale e la pericolosità sociale è altissima, perché «un singolo soggetto è in grado di fare centinaia e centinaia di vittime». Ma «l’incidenza del fenomeno nelle comunità religiose è pari al resto della società».

    Il cardinale Angelo Bagnasco, appena eletto presidente della Cei, ha incaricato il sottosegretario monsignor Mauro Rivella di occuparsi del problema. Così nell’ottobre del 2007, su spinta della Cei, è stata fondata a Roma l’associazione Ministri della Misericordia, alla quale hanno aderito sette congregazioni religiose maschili e femminili e sei comunità terapeutiche. L’obiettivo dell’associazione è favorire la nascita di una rete di strutture per l’accoglienza di sacerdoti e religiosi in difficoltà e l’adozione di protocolli comuni di terapia. Anche il cardinale Agostino Vallini, vicario della diocesi di Roma, sta dando un grande impulso in questa direzione. E i responsabili di diversi centri si sono riuniti lo scorso 12 aprile per fare il punto della situazione.

    Però tutto questo non basterà a far voltare pagina alla Chiesa se non si investirà nella prevenzione, osserva padre Franco Imoda, già rettore della Pontificia università gregoriana nonché psicologo e psichiatra. Quarant’anni fa Imoda ha fondato alla Gregoriana il primo istituto di psicologia e psicoterapia di un’università pontificia, mentre Sigmund Freud e la psicoanalisi erano ancora vietati dal Sant’Uffizio. «Già allora avvertivamo l’esigenza di investire nella formazione degli educatori dei futuri sacerdoti, offrendo loro competenze di tipo psicologico per accompagnare la crescita dei seminaristi» spiega Imoda. «Se la Chiesa avesse investito nella preparazione dei formatori appena una piccola parte di quello che poi ha speso in risarcimenti per le vittime dei preti pedofili, non ci troveremmo oggi in questa situazione, non solo per quanto riguarda gli abusi sessuali, che sono una piccola percentuale, ma anche per gli abbandoni e per le crisi dei sacerdoti».

    Per Imoda psicologia, teologia e spiritualità devono andare di pari passo: «In seminario arriva un 20 per cento di giovani già maturi dal punto di vista psicologico e affettivo. Un altro 10 per cento invece ha problemi tali da dover essere curato e non è detto che potrà diventare prete. Ma c’è un 70 per cento dei giovani seminaristi nella zona grigia che va aiutato a conoscersi e a crescere, anche con l’aiuto degli psicologi, se si vuole evitare che un giorno possa cadere vittima delle proprie fragilità». Per formare a livello psicologico gli educatori dei seminari la Gregoriana ha fondato 15 scuole in giro per il mondo. Gli stessi Cantelmi e Luparia hanno creato master per formatori di preti.

    Mario De Maio, sacerdote e psicoanalista, impegnato a conciliare psicologia e spiritualità con l’associazione Ore undici, accusa con forza: «Nonostante gli scandali, continuiamo a formare i futuri preti prevalentemente sui libri, basandoci sugli esami che sostengono, senza fare caso ai percorsi di maturazione umana e affettiva. Non dobbiamo avere paura degli psicologi nei seminari perché la psicologia aiuta a purificare la spiritualità». Ma don De Maio invita a guardare al futuro: «È inutile recriminare sugli errori del passato: la comunità cristiana deve inventare soluzioni nuove per formare i presbiteri. Perciò sono convinto che anche il ripensamento del celibato obbligatorio potrebbe contribuire a una migliore qualità umana dei preti». Dalle ceneri degli scandali, insomma, si affaccia una Chiesa che ha voglia di pulizia e rinnovamento.

  • Vittime minacciate di morte. Vaticano – Libano – Francia, le incredibili protezioni di p. Mansour Labaky, pedofilo maronita, Prete condannato dal Vaticano ma non spretato.

    Vittime minacciate di morte. Vaticano – Libano – Francia, le incredibili protezioni di p. Mansour Labaky, pedofilo maronita, Prete condannato dal Vaticano ma non spretato.

     COPERTO E AMMANICATO IL PRETE PEDOFILO LIBANESE.
    LE VITTIME MINACCIATE DI MORTE

    37655. PARIGI-ADISTA. Sta assumendo connotazioni paradossali la vicenda del sacerdote libanese p. Mansour Labaky, condannato il 23 aprile 2012 dal Tribunale ecclesiastico dell’arcivescovato di Parigi per reati di pedofilia e di crimen sollicitationis durante la confessione, perpetrati su almeno tre minori (oltre ad abusi su una maggiorenne). Fra le pene inflittegli, «la privazione di tutti gli uffici ecclesiastici» e «l’interdizione di esercitare qualsiasi forma di direzione spirituale, di partecipare a manifestazioni pubbliche o mediatiche». Il sacerdote aveva poi fatto ricorso alla Congregazione per la Dottrina della Fede, che lo ha rigettato il 19 giugno 2013 (v. Adista Notizie n. 34/13). Il mese scorso – ne informa il quotidiano cattolico francese La Croix il 6 maggio – l’avvocato di Labaky, Antoine Akl, ha inviato un’ingiunzione a mons. Luis Ladaria, segretario della Congregazione vaticana, e agli ecclesiastici responsabili del Tribunale ecclesiastico di Parigi accusandoli di aver manipolato le vittime per poter accusare il prete. L’accusa fa leva su circa 2mila e-mail intercorse tra le autorità ecclesiastiche citate e le vittime, mail che sono state letteralmente rubate dagli indirizzi elettronici praticamente di quasi tutte le persone coinvolte, in Francia, in Libano e addirittura in Vaticano. «Avendo scoperto la vostra connivenza nella perpetrazione del vostro crimine», si legge nel durissimo testo dell’avvocato, «mons. Labaky vi avverte e vi ingiunge di non intervenire nel suo processo, e vi informa che è libero di agire e (…) di godere dei propri diritti e prerogative in maniera assoluta e senza restrizioni». Cosa peraltro non vera: la condanna della CdF prevede la scomunica nel caso che il sacerdote violi le restrizioni cui è sottoposto.

    Tutti gli interessati sono stati convocati per il 29 maggio da un giudice istruttore libanese. E tuttavia la convocazione potrebbe non approdare a nulla visto che lo stesso giudice a fine aprile ha dichiarato irricevibile la denuncia in quanto istanza incompetente in questioni che riguardano la Chiesa.

    Ciò malgrado, l’avvocato non se ne dà per inteso e continua ad intorbidire le acque dichiarando sui giornali libanesi di aspettarsi che «la sentenza invii tutti in prigione per una durata di tre anni». E il 3 maggio, sul sito Tayyar.org, definendo la faccenda «uno dei più grandi scandali che ha conosciuto la Chiesa», ha accusato di complotto non solo le autorità citate sopra, ma anche il nunzio a Parigi, mons. Luigi Ventura.

    Padre Labaky è persona molto influente: «Ha avuto un ruolo significativo durante la guerra del Libano – ricorda La Croix –, beneficia di importanti sostegni all’interno della gerarchia maronita, della classe politica e del mondo degli affari». Un dossier con il suo caso è stato trasmesso a papa Francesco dal patriarca maronita Beshara Raï, ma nulla potrà cambiare per p. Labaky secondo un canonista interpellato dal quotidiano francese: «La questione è chiusa», sostiene, «è impossibile giuridicamente tornare indietro sulla condanna (…). Lo stesso papa non può andare contro la legge della Chiesa» (anche se, viene da commentare, il potere decisionale del papa è assoluto).

    L’influenza del sacerdote è tale che in Libano le vittime subiscono forti pressioni, fino a minacce di morte e per due di loro la perdita dell’impiego. I ripetuti interventi mestatori dell’avvocato sui media libanesi non fanno che aggravare la loro situazione. Le vittime si sono rivolte ripetutamente ai dicasteri vaticani competenti, in passato chiedendo l’aiuto di loro avvocati (una spesa che varie delle vittime non potevano sostenere), ora – dopo le ferme decisioni di Benedetto XVI e di Francesco contro gli abusatori – chiedendo solo sostegno psicologico e solidarietà: la risposta è stata sempre, detta in soldoni, “abbiamo fatto la parte nostra, adesso arrangiatevi!”. Eppure per fermare la persecuzione che stanno subendo le vittime – se non per giustizia – basterebbe che si spendesse qualche parola e si prendesse qualche misura contro i potenti sostenitori di p. Labaky. Ma servirebbe innanzitutto un briciolo di volontà. (eletta cucuzza).

    http://www.adistaonline.it/index.php?op=articolo&id=53925

  • Pedofilia, Papa Francesco riceve Ban Ki-Moon per evitare nuova condanna Onu

    Pedofilia, Papa Francesco riceve Ban Ki-Moon per evitare nuova condanna Onu

    Il Papa riceve Ban Ki-Moon per evitare la seconda condanna dell’Onu sulla pedofilia. Mentre all’ufficio delle Nazioni Unite di Ginevra il Vaticano è di nuovo sul banco degli imputati per gli abusi dei preti sui minori, Francesco ha incontrato i membri del Consiglio dei capi esecutivi per il coordinamento dell’Onu accompagnati dal segretario generale dell’organismo internazionale. Dopo il durissimo atto di accusa del 5 febbraio scorso con il quale il Comitato delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia ha affermato che “la Santa Sede ha permesso decine di migliaia di abusi sui bambini”, è atteso, infatti, per il 23 maggio prossimo il nuovo pronunciamento. La Santa Sede, che teme che la seconda condanna sia stata già scritta, vuole evitare un nuovo parere negativo e in sua difesa ha evidenziato che negli ultimi dieci anni, dal 2004 a oggi, sono stati ridotti allo stato laicale 848 preti pedofili.

    Il capo della delegazione vaticana, monsignor Silvano Tomasi, osservatore permanente presso l’Onu di Ginevra, ha risposto punto su punto alle obiezioni che gli sono state rivolte dal Comitato sulla Convenzione contro la tortura, molte delle quali avevano come oggetto proprio la pedofilia del clero. In questi giorni il Vaticano sta cercando di ottenere l’appoggio dei vertici delle Nazioni Unite per evitare la nuova bocciatura, che sarebbe ancora più dolorosa dopo i provvedimenti assunti in queste settimane dalla neonata Pontificia commissione per la tutela dei minori istituita da Papa Francesco. Organismo di cui fa parte anche una vittima degli abusi, l’irlandese Marie Collins.

    Nel suo discorso a Ban Ki-Moon e agli altri dirigenti dell’Onu presenti in Vaticano il Papa, chiedendo “una mobilitazione etica mondiale”, ha sottolineato la necessità di “sfidare tutte le forme di ingiustizia, opponendosi alla ‘economia dell’esclusione‘, alla ‘cultura dello scarto‘ e alla ‘cultura della morte’, che, purtroppo, potrebbero diventare una mentalità accettata passivamente”. Francesco si è rivolto agli “operatori politici ed economici” perché facciamo “scelte generose e coraggiose che abbiano risultati immediati” per la lotta alla povertà. “Il progresso economico e sociale equo – ha sottolineato Bergoglio – si può ottenere solo congiungendo le capacità scientifiche e tecniche a un impegno di solidarietà costante, accompagnato da una gratuità generosa e disinteressata a tutti i livelli. A questo sviluppo equo – ha concluso il Papa – contribuiranno, pertanto, sia l’azione internazionale, impegnata a conseguire uno sviluppo umano integrale a favore di tutti gli abitanti del pianeta, sia la legittima redistribuzione dei benefici economici da parte dello Stato, sia l’indispensabile collaborazione dell’attività economica privata e della società civile”.

    Twitter: @FrancescoGrana

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/05/09/pedofilia-papa-francesco-riceve-ban-ki-moon-per-evitare-nuova-condanna-onu/978943/

  • Preti pedofili, il video choc che imbarazza Bergoglio. Intervista a Francesco Zanardi

    Preti pedofili, il video choc che imbarazza Bergoglio. Intervista a Francesco Zanardi

    Da “il manifesto” 10 maggio 2014

    Luca Kocci

    Un video di 8 minuti per chiedere giustizia. Lo hanno inviato ieri a papa Francesco 17 donne e uomini che hanno subito abusi e violenze da parte di preti e religiosi. L’iniziativa è stata promossa dalla rete L’Abuso, l’associazione che da anni aggrega e difende le vittime dei preti pedofili in Italia.

    «Vogliamo solo giustizia», «chiediamo che Bergoglio ci dia delle risposte e faccia giustizia», ripetono nei loro brevissimi video messaggi le 17 vittime. C’è Giada Vitale, 18 anni, abusata da un prete da quando aveva 13 anni fino ai 16, che chiede a papa Francesco perché non ha risposto alla sua lettera che gli ha consegnato personalmente. Erik Zattoni, 32enne, nato da un abuso subito dalla madre da don Pietro Tosi, come riconosciuto dal test del dna, che domanda come mai quel prete – ora morto – non sia nemmeno stato dimesso dallo stato clericale. E poi ci sono otto ex ospiti dell’Istituto per sordomuti “Provolo” di Verona che, insieme ad altre decine di ragazze e ragazzi accolti al “Provolo”, hanno subito abusi e violenze da parte di 26 preti e fratelli laici fra gli anni ’50 gli anni ‘80, come stabilito anche da una commissione di inchiesta voluta nel 2009 dal Vaticano e presieduta da Mario Sannite, ex presidente del tribunale di Verona. «Inizialmente la Curia dichiarò che non avrebbe dato importanza alla prescrizione, ma poi, forse visti anche i risultati dell’inchiesta, ritrattò», rileva la rete L’Abuso. Di quei 26 preti e religiosi, 12 sono deceduti. I restanti 14 sono impuniti, molti – prescritti – sono ancora preti e vivono tuttora al Provolo, altri invece sono stati trasferiti nella succursale argentina dell’istituto, con sede a La Plata.

    «La nostra vuole essere una denuncia pacata ma netta, perché nessuno di noi ha ricevuto risposte. Sembra che papa Francesco stia facendo molto per le vittime della pedofilia, ma dal nostro punto di vista non è cambiato nulla», spiega Francesco Zanardi, portavoce della rete L’Abuso. La denuncia alle autorità civili e alla magistratura resta, per Zanardi, l’unico strumento veramente efficace di giustizia e di risarcimento per le vittime. Ed è un passo che le autorità religiose non intendono fare. «L’istituzione ecclesiastica nel migliore dei casi avvia un processo canonico nei confronti del prete pedofilo – aggiunge – e la pena più severa è la dimissione dalla stato clericale. In questo modo, secondo noi, la Chiesa risolve il “suo” problema, perché allontana da sé chi ha sbagliato. Ma se non c’è l’intervento della magistratura, non si può dire che giustizia sia stata fatta. Perlomeno dal punto di vista delle vittime. E a questo proposito, il fatto che le Linee guida antipedofilia della Cei, rese note poche settimane fa, non prevedano per i vescovi un obbligo stringente di denuncia alla magistratura ma solo un generico “dovere morale di contribuire al bene comune” ci sembra un fatto gravissimo».

    La Congregazione per la dottrina della fede – ha comunicato qualche giorno fa monsignor Silvano Tomasi al Comitato Onu sulla Convenzione contro la tortura – fra il 2004 e il 2013 ha ritenuto attendibili 3.420 casi di abuso su minori commessi tra gli anni ’50 e gli anni ’80. I preti dimessi dallo stato clericale sono 848, mentre 2.572 sono stati puniti dalla Santa Sede con «altre misure canoniche e disciplinari». «Ma questi numeri non valgono per l’Italia, dove le vittime non hanno ricevuto nessun sostegno», dice Zanardi, che annuncia: «Nelle prossime settimane presenteremo un dossier all’Onu con i casi di 150 preti italiani condannati in via definitiva per abuso e violenze sessuali su minori. Ma se consideriamo anche i prescritti e quelli in attesa di giudizio il numero aumenta notevolmente».

    Luca Kocci “Il Manifesto”

  • Il “j’accuse” delle vittime italiane in un video messaggio a Papa Francesco.

    Il “j’accuse” delle vittime italiane in un video messaggio a Papa Francesco.

    Un video nel quale diverse vittime italiane di preti pedofili, fanno il loro appello a papa Francesco, molte gli rimproverano il silenzio.

  • #PapaFrancesco : Il filmato shock della Rete L’ABUSO

    #PapaFrancesco : Il filmato shock della Rete L’ABUSO

    Un “j’accuse” di 8 minuti nel quale alcuni rappresentanti delle vittime italiane di preti pedofili, mettendoci la faccia, denunciano pubblicamente la loro situazione e la loro indignazione davanti ad una campagna mediatica falsa, avviata dal Vaticano e fatta sulla loro pelle.

    Una campagna mediatica che offende profondamente e sottopone le vittime ad un’ulteriore violenza, per mano di quel carnefice, che invece di riparare, propaganda il falso cercando di far credere all’opinione pubblica che la chiesa sta intervenendo in aiuto delle vittime.

    Le vittime inserite nel video sottotitolato in 3 lingue, sono 17, alcune giovanissime e non prescritte. Hanno tutte in comune il fatto di essere state abusate da preti pedofili, di aver scritto a Papa Francesco la loro storia, di non aver ricevuto nessuna risposta e nessun aiuto dal Vaticano.

    Un video messaggio molto pacato, colmo di voglia di VERITA’ e GIUSTIZIA, è stato recapitato oggi anche a mons. Angelo Becciu, Sostituto presso la Segreteria di Stato Vaticano e indirizzato a Papa Francesco.

    Parallela a questa iniziativa di denuncia pubblica sulle verità omesse, l’associazione Rete L’ABUSO Onlus annuncia che nei prossimi giorni invierà attraverso un proprio corrispondente a Londra, un rapporto all’ONU sui preti pedofili italiani, contenente circa 150 casi di preti condannati in definitiva dal 2000 ad oggi, molti ancora in servizio.

    Un atto informativo dovuto, in quanto, nel 2009 quando scoppiò anche in Europa lo scandalo dei preti pedofili, i governi di molti paesi istituirono commissioni di inchiesta per stabilire la portata del fenomeno. In Italia purtroppo ciò non avvenne. Anche la recente e pesante relazione dell’Onu infatti, non tiene conto della situazione italiana, in quanto non esistono dati ufficiali censiti.

    Insieme a quel rapporto anche la denuncia dell’asse Italia-Argentina, dove il Vaticano ha nascosto 4 dei preti pedofili dell’istituto per sordi di Verona, Antonio Provolo, il quale ha una sede proprio a La Plata in Argentina.

    A riconoscere le tendenze pedofile dei 27 preti in questione, non furono ne le vittime, ne i tribunali italiani, ma fu una commissione di inchiesta voluta proprio dal Vaticano nel 2009, sotto il pontificato di Papa Ratzinger, il quale una volta saputo quali fossero i sacerdoti implicati, li ha nascosti.

    Questo documento video, vi farà comprendere il perché le vittime di preti pedofili di tutto il mondo diffidano così tanto dalla chiesa e soprattutto dalle promesse mai concretizzate, fatte del Papa di turno. Portando a distanza di decenni i segni delle violenze subite.

    Il Portavoce Francesco Zanardi

    Il video denuncia è stato prodotto dalla Rete L’ABUSO grazie al coraggio e alla collaborazione delle vittime italiane.

    Si ringraziano in ordine di comparsa i protagonisti vittime del video;

    Giada Vitale, Erik Zattoni, Enzo M., Mirko Gabossi, Alessandro Vavassori, Roberto Nicolick, Salvatore Domolo, Francesco Zanardi.

    Corrispondente e rappresentante di 21 vittime in Argentina; Giulietta Añazco.

    Montaggio video Francesco Zanardi, narrazioni Mario Molinari.

    Traduzione e sottotitoli per l’inglese Mirko Gabossi, per lo spagnolo Francesco Nuzzi.

  • Al Papa il video sui preti pedofili Mons. Becciu sarà “l’ambasciatore”

    Al Papa il video sui preti pedofili Mons. Becciu sarà “l’ambasciatore”

    Monsignor Angelo Becciu, Sostituto della Segreteria di Stato vaticana, è stato scelto come tramite da un gruppo di vittime di atti di pedofilia da parte del clero affinché recapiti un video con un loro appello a Papa Francesco al fine di chiedere “giustizia”. A darne notizia è l’associazione “Rete L’abuso Onlus”, che ha anche annunciato, nei prossimi giorni, l’invio di un rapporto all’Onu sui preti pedofili italiani. Al suo interno, circa 150 casi di sacerdoti condannati in via definitiva dal 2000 a oggi, “molti ancora in servizio”. La lista dei nominativi è già online sul sito dell’associazione.

    Secondo la Onlus si tratta di “un atto informativo dovuto, in quanto, nel 2009 quando scoppiò anche in Europa lo scandalo dei preti pedofili, i governi di molti Paesi istituirono commissioni di inchiesta per stabilire la portata del fenomeno. In Italia purtroppo ciò non avvenne”. “Anche la recente e pesante relazione dell’Onu – si fa notare – infatti, non tiene conto della situazione italiana, in quanto non esistono dati ufficiali censiti”. Insieme a quel rapporto, l’associazione porterà anche “la denuncia dell’asse Italia-Argentina, dove il Vaticano ha nascosto 4 dei preti pedofili dell’istituto per sordi di Verona Antonio Provolo, che ha una sede proprio a La Plata in Argentina”.

    http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca_italiana/2014/05/09/al_papa_il_video_sui_preti_pedofili_mons_becciu_sar_l_ambasciatore-5-366895.html