Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Mentre Papa Francesco apre la Conferenza mondiale con i Presidenti delle Conferenze Episcopali – Legislatori, vittime di abusi del clero, attivisti globali tengono una conferenza stampa al Parlamento italiano

    Mentre Papa Francesco apre la Conferenza mondiale con i Presidenti delle Conferenze Episcopali – Legislatori, vittime di abusi del clero, attivisti globali tengono una conferenza stampa al Parlamento italiano

    ROMA, 14 febbraio – Il rappresentante dello Stato della Pennsylvania, Mark Rozzi, noto a livello nazionale per la sua incrollabile difesa dei sopravvissuti agli abusi sessuali su minori, condurrà una conferenza stampa che chiama il Vaticano e i vescovi a smettere di ostacolare le riforme civili e a ritardare la giustizia per le vittime.

    La conferenza stampa si terrà il 21 febbraio 2019 alle 11.30 nella Sala stampa della Camera dei Deputati, in Via della Missione 4, a Roma.

    Rozzi, lui stesso vittima di uno stupro per mano di un prete, guidò l’accusa in Pennsylvania che portò a un rapporto della giuria in tutto lo stato che coinvolgeva più di 300 sacerdoti e oltre 1.000 vittime di abusi da parte del clero. L’indignazione nazionale è risultata determinante e portò altri 15 a condurre simili indagini del grand jury.

    Rozzi spera di essere affiancato dal suo omologo nel parlamento italiano, Riccardo Magi, deputato di Radicali Italiani – Più Europa nella Camera dei Deputati italiani, la cui passione per la giustizia sociale è ampiamente ammirata.

    Il rappresentante Rozzi sarà affiancato da Francesco Zanardi, un sopravvissuto italiano e presidente dell’Associazione italiana Rete L’Abuso (https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webpwp-content/uploads/2025/02/chiesa-e-pedofilia-la-condanna-del-card-pell-in-australia-lalto-prelato-mai-sfiorato-dalla-magistratura-ecclesiastica.webp) che è comparso il mese scorso davanti all’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani a Ginevra. La sua testimonianza ha messo in luce il diffuso abuso di bambini da parte del clero in Italia davanti al Comitato per i diritti dell’infanzia, che è stato ignorato dallo Stato italiano e dal Vaticano.

    Anne Barrett Doyle è la co-direttrice di BishopAccountability ), un’organizzazione d’archivio e di ricerca fondata nel 2003 per documentare la crisi degli abusi nella Chiesa cattolica. BishopAccountability.org mira a far emergere la responsabilità dei vescovi statunitensi sotto le leggi civili, penali e canoniche. La signora Doyle discuterà i risultati degli Stati che hanno revocato lo statuto delle prescrizioni.

    Tim Lennon, il presidente della Rete dei sopravvissuti di quelli abusati dai preti (SNAP) (www.snapnetwork.org), parlerà della sua missione per aiutare i sopravvissuti, proteggere i bambini e appoggiare le leggi per smascherare gli abusatori e quelli che li coprono. L’organizzazione fornisce sostegno alle vittime di abusi sessuali in ambienti istituzionali da 30 anni con oltre 25.000 sopravvissuti e sostenitori nella rete.

    Rozzi sarà affiancato anche da Peter Isely, psicoterapeuta e membro fondatore di SNAP e Ending Clergy Abuse (ECA) (www.ecaglobal.org), un’organizzazione mondiale di attivisti per i diritti umani che si concentrano sui diritti dei bambini e delle vittime. La storia e il lavoro di Peter sono stati presentati a livello nazionale e internazionale, anche in numerosi film documentari vincitori di premi.

    Shaun Dougherty, una vittima indicata in un severo rapporto del gran giurì di metà stato che nel 2016 ha portato alle indagini sulle rimanenti diocesi in Pennsylvania, è stato coinvolto negli intensi sforzi di lobbying in Pennsylvania e New York per le riforme civili agli statuti sull’abuso di minori. Il governatore di New York, Andrew Cuomo, dovrebbe firmare questa settimana la legge sui bambini vittime che prevede una finestra retroattiva per le vittime di abusi sessuali nell’infanzia da parte di adulti.

    CONTATTO: Veronica Alfonsi

    Email: veronica alfonsi <veronica.alfonsi@tiscali.it>

    Tel: + 39 339 236 0783

    Comunicato stampa

  • “Il Vaticano sapeva dal 2001” di suore violentate

    “Il Vaticano sapeva dal 2001” di suore violentate

    SAN LUIS da News / Il nuovo scandalo in cui è stato avvistato di nuovo i casi di abuso della Chiesa Cattolica, questa volta per le suore in Africa, America Latina e Asia ora punta al Papa Francisco Jorge Bergolglio- dopo aver recentemente riconosciuto le umiliazioni.

    Secondo l’avvocato argentino Carlos Lombardi, specializzata in affari ecclesiastici e le facce intesa come fa sì che il Provolo, l’atteggiamento assunto dal capo della Chiesa “non è altro che un nuovo attore fingere sincerità di Bergoglio, rispetto ad un altro flagello trincerato nella Chiesa cattolica: la violazione delle suore da parte di sacerdoti e vescovi.

    Il noto avvocato di Mendoza ha assicurato che “il Vaticano conosceva il fenomeno, almeno, dal 2001, anno in cui riconosceva pubblicamente che centinaia di suore erano state violate dai missionari”.

    Lombardi ha ricordato che “questi eventi hanno portato alla sanzione da parte del Parlamento europeo di una risoluzione del 04/05/2001”.

    Per questo Lombardi ha accusato “il papa continua la sua cultura demagogica e disonesta. La chiesa cattolica, sta ancora generando violenza di genere generatore, nella sua struttura, organizzazione, funzionamento e dottrina “, ha scattato.

    Il  Papa argentino  ha riconosciuto pubblicamente lo scandalo in cui sacerdoti e vescovi abusano sessualmente delle suore, affermando che si è impegnato a fare di più per combattere il problema.

    Intervistato dai giornalisti sul piano pontificio, il Papa ha ricordato che  Papa Benedetto XVI  aveva preso provvedimenti contro un ordine basato in Francia, dopo un po ‘delle sue sorelle religiose era stato ridotto a “schiavitù sessuale” presso le mani del sacerdote che ha fondato l’ordine

    “Dovremmo fare qualcos’altro? Sì. C’è una volontà? Sì. Ma è un percorso che abbiamo già iniziato “, ha chiesto Francisco tornando a Roma dopo la sua visita negli Emirati Arabi Uniti.

    Lo scandalo ha rotto suore perché la Chiesa cattolica ha dovuto affrontare un’ondata di casi di preti pedofili nei paesi in tutto il mondo, dall’Irlanda e dagli Stati Uniti all’Australia.

    L’ammissione papale è arrivata dopo una rara protesta la scorsa settimana delle donne ‘s rivista del Vaticano,  Donne Chiesa mondiale , che ha denunciato lo stupro di suore, che ha costretto loro di abortire (qualcosa di proibito dalla religione cattolica) o crescere i figli che non sono stati riconosciuti dai loro sacerdoti sacerdoti.

    “Ci sono state molte lamentele al Vaticano e non è stato dato seguito , ” ha dichiarato  Lucetta Scaraffia , redattore capo della rivista, che ha sollevato la questione nel numero di febbraio della pubblicazione, che viene distribuito con il quotidiano  Osservatore Romano  del Vaticano.

  • Pedofilia, in diversi Paesi avanza l’ipotesi di abolire il segreto confessionale (e anche in Italia)

    Pedofilia, in diversi Paesi avanza l’ipotesi di abolire il segreto confessionale (e anche in Italia)

    Città del Vaticano  – L’abolizione del segreto confessionale è una ipotesi che avanza implacabilmente, in diversi Paesi, nonostante la forte opposizione degli episcopati. Secondo una sempre più nutrita schiera di giuristi, questa misura aiuterebbe a combattere la piaga della pedofilia nella Chiesa.  La prima nazione che ha aperto il dibattito a livello nazionale è stata l’Australia dopo la pubblicazione di uno sconvolgente report dal quale è emerso che il 7% dei preti sono stati accusati di molestie. Per questo la Royal Commission ha chiesto di riformare il sistema penale per tutelare meglio le vittime, specie quelle minorenni. I vescovi australiani si sono opposti all’ipotesi di abolire il sigillo sacramentale per denunciare eventuali casi di abusi appresi in confessionale. La battaglia contro la pedofilia rischia di modificare per sempre l’obbligo di conservazione del segreto assoluto delle verità apprese in confessionale. I vescovi australiani affermano che si tratterebbe di imporre una pratica totalmente «contraria» alla fede cattolica, come pure alla «libertà religiosa». Principio, questo, riconosciuto dalla legge del Paese. L’arcivescovo di Brisbane Mark Coleridge, aveva parlato di una «intrusione dello Stato nel dominio del sacro».

    Il secondo Paese nel quale si è aperto lo scontro è il Belgio. Anche in questo caso i i vescovi belgi, in un comunicato, sono intervenuti sul caso di un prete condannato dal Tribunale di Bruges ad un mese di prigione con sospensione della pena per mancata assistenza a una persona in pericolo. La Corte penale lo aveva ritenuto colpevole per non aver chiesto soccorsi subito dopo aver raccolto al telefono la confidenza di un uomo che voleva suicidarsi. Per il Tribunale, la segretezza della confessione può essere paragonata al segreto professionale, in quanto «è dovere di tutti dare assistenza agli altri». La Conferenza episcopale belga ha reagito precisando quali sono le sostanziali differenze che intercorrono tra il segreto professionale e la segretezza della confessione, intesa come sacramento di riconciliazione, a cui sono tenuti soltanto sacerdoti e vescovi. Il segreto professionale è invece più ampio e comprende preti, diaconi, religiosi e laici qualora, nel loro ruolo pastorale, possano incorrere in conversazioni private in cui le persone parlano di questioni esistenziali.

    «Secondo il Codice di Diritto canonico -hanno spiegato i vescovi del Belgio – il segreto della confessione è inviolabile. Il Codice di Diritto Canonico non prevede eccezioni all’inviolabilità della segretezza della confessione. Ciò significa che un prete non può in alcun modo rivelare informazioni su un penitente e sulla sua confessione». E ciò si applica anche in rapporto alle autorità civili e a quelle dei magistrati. Ciò non impedisce naturalmente che la segretezza della confessione possa diventare «un pretesto per prendere misure preventive. Un prete può sempre esortare un autore di abusi sessuali a comparire davanti ad un tribunale ma senza rompere il sigillo del sacramento e andare a denunciare direttamente il fatto alla polizia.

    Nel 2012 la Cei ha presentato un documento intitolato «Linee guida per i casi di abuso sessuale nei confronti di minori da parte di chierici» nelle quali i vescovi  affermavano di essere esonerati dall’obbligo di deporre in un tribunale italiano o di esibire agli inquirenti italiani documenti in merito a quanto conosciuto o detenuto per ragioni del proprio ministero, e  di non avere l’obbligo giuridico di denunciare all’autorità giudiziaria le notizie ottenute in confessionale  in merito ad abusi sessuali da parte del clero. La questione da un punto strettamente giuridico si basa  sul quarto comma dell’articolo 4 del Concordato del 1984, sia degli articoli 200 e 256 del Codice di Procedura Penale italiano: ogni vescovo può rifiutarsi di testimoniare in un processo penale così come ogni sacerdote può farlo appellandosi al segreto derivante dal proprio ministero.

    In Italia il deputato grillino Mantero, nel novembre dell’anno scorso, ha presentato in Parlamento una interrogazione per sapere quali sono gli elementi statistici di cui dispone il Governo «sui procedimenti, definiti e ancora pendenti, nelle procure della Repubblica per reati sessuali contro minori, che vedono indagati o imputati ministri di culto». Inoltre chiedeva quali iniziative intendesse assumere il Governo «nell’ambito dei rapporti bilaterali con la Santa Sede, per promuovere il rafforzamento dello scambio di informazioni ovvero per introdurre strumenti di cooperazione finalizzati alla prevenzione e repressione dei reati di molestie e abusi sessuali perpetrati da ministri di culto in Italia».

    A febbraio, in Vaticano, si terrà il primo summit internazionale dedicato alla piaga della pedofilia. Papa Francesco ha radunato tutti i presidenti delle conferenze episcopali del mondo per fare il punto della situazione e trovare dei codici gestionali uniformi, applicabili a ogni Paese visto che la lotta agli abusi finora ha mostrato impegni diversi. Se in nazioni come gli Stati Uniti, il Belgio, la Germania o la Francia, per esempio, ormai vi è una forte propensione alla trasparenza verso la comunità cattolica, altrove vi è ancora una certa opacità. In Italia, per esempio, non sono ancora presenti statistiche, né numeri sui casi di abusi finora trattati o su quanti sacerdoti sono stati ridotti allo stato laicale nel corso degli ultimi decenni. Non ci conoscono nemmeno provvedimenti nei confronti di vescovi insabbiatori. Anzi. Vi sono persino casi inspiegabili, come a Napoli, per esempio, dove il cardinale Sepe è stato confermato dal Papa nel suo ruolo per un altro biennio, nonostante abbia spostato da una parrocchia napoletana ad una diocesi del Nord Italia l’ex parroco di Ponticelli, pedofilo conclamato.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/segreto_confessionale_abolizione_pedofilia-4185306.html

  • Peter Gogarty avverte il governo federale che le cose non possono tornare come erano

    Peter Gogarty avverte il governo federale che le cose non possono tornare come erano

    Peter Gogarty

    Lunedì abbiamo avuto altre scuse – questa del nostro nuovo Primo Ministro Scott Morrison.

    Con “noi” intendo le decine di migliaia di australiani che sono stati abusati sessualmente in centinaia di istituzioni di fiducia negli ultimi 70 anni mentre altre persone guardavano. Hanno guardato perché si prendevano cura di se stessi piuttosto che dei bambini vulnerabili a loro affidati.

    “Noi” significa anche la famiglia e gli amici di quei sopravvissuti. Significa le centinaia di migliaia di persone nella comunità che sono state indotte a fare offerte a queste istituzioni (per lo più religiose) con esenzioni fiscali e un’influenza straordinaria sulle nostre vite.

    Gran parte di questo comportamento apparentemente disgustoso, terrificante e spesso criminale è stato effettuato nel nome di Gesù Cristo e delle varie forme della sua chiesa.

    Le scuse di lunedì nel nostro palazzo del parlamento federale, dopo più di cinque anni dalla Real Commission nelle risposte istituzionali all’abuso sessuale infantile, sono un po’ diverse dalle altre che abbiamo visto negli ultimi anni. Questa volta il nostro parlamento nazionale si dice dispiaciuto di non aver fatto abbastanza per mantenere le istituzioni che si sono impegnate a prendersi cura dei bambini, spesso a nome dei governi, sicure, trasparenti e responsabili.

    A parte il dispiacere, sono preoccupato che queste scuse nazionali possano essere le stesse di molte altre che sono state emesse negli ultimi anni dalle istituzioni che hanno permesso di commettere crimini contro i bambini a loro affidamento: insignificanti, egoistici e condiscendenti .

    Oltre a dire scusa, sono preoccupato che queste scuse nazionali potrebbero essere le stesse di molte altre … senza senso, egoista e condiscendente.

    Le scuse, a me sembra, devono essere genuire e sincere. È importante sottolineare che si è destinati a trasmettere un impegno per evitare di ripetere torti passati. Le scuse di lunedì potrebbero essere sincere, ma dubito che ci sia molto in termini di autentica determinazione del Commonwealth per prevenire futuri abusi istituzionalizzati dei nostri figli.

    Prima ho menzionato “comportamenti apparentemente disgustosi”. L’ho fatto deliberatamente perché c’è stato ben poco nel modo di agire da parte di coloro che hanno orchestrato questo scandalo. Non c’è stato molto di più da parte del nostro parlamento per dimostrare che crede che sia stato davvero un comportamento disgustoso e imperdonabile – molto meno degno di sanzioni. Il National Redress Scheme non è quello che la Real Commission ha suggerito nelle Risposte Istituzionali all’Abuso sessuale sui minori. Esclude alcuni dei sopravvissuti più vulnerabili agli abusi sui minori perché le istituzioni hanno il diritto di “optare per l’accesso” e perché molte persone con una condanna penale non devono presentare domanda. Anche i candidati di successo al programma riceveranno una compensazione media di $ 2,26 al giorno per la loro sofferenza per tutta la vita.

    Piuttosto che imporre nuovi meccanismi indipendenti di responsabilità, il governo federale ha appena dato a molte istituzioni colpevoli una quota di miliardi di dollari in finanziamenti per l’istruzione extra. Il governo continua a fornire esenzioni fiscali.

    Ha anche detto loro che è giusto espellere gli studenti omosessuali e licenziare insegnanti omosessuali perché tali inclinazioni sono, secondo la Chiesa cattolica, “gravemente disordinate”. Il governo ha fatto marcia indietro solo dopo l’indignazione della comunità.

    Vale anche la pena notare che la Chiesa cattolica non è apparentemente così “gravemente disordinata” quando si tratta di abusare di bambini e bambine. La storia della chiesa è che l’abuso sessuale dei bambini è stato visto più come un errore cattivo da affrontare con la preghiera, un viaggio all’estero e una nuova città in cui operare. Nel frattempo, molti Stati si sono chiusi nel loro ovile per quanto riguarda il segreto confessionale cattolico. La Chiesa cattolica sta facendo esattamente quello che ha detto che non avrebbe mai più fatto, monitorando e investigando la propria conformità alle leggi sulla protezione dei minori. Ha costituito una società (che possiede interamente e che riporta direttamente ai Vescovi) chiamata Catholic Professional Standards Limited. Non è come l’organismo esterno e indipendente che la comunità si aspetta.

    C’è stato un solo processo e una rassegnazione di alto profilo in Australia per nascondere gli abusi sui minori, nonostante le rivelazioni della Real Commission che molte persone in numerose istituzioni sapevano cosa stava succedendo da decenni. Eppure non abbiamo sentito un politico chiedere le dimissioni di massa o il licenziamento di vescovi, arcivescovi e cardinali che puntavano le dita in tutte le direzioni quando veniva loro chiesto “chi sapeva cosa e quando lo sapevano?”

    Quindi Mr Morrison, se sembro scettico, è perché lo sono. Queste scuse sembreranno buone sul nostro dossier nazionale e potrebbero aiutare alcune persone nel loro recupero, ma a meno che non si usi un linguaggio molto severo, e si realizzi un’azione seriamente decisiva, suonerà molto vuoto a coloro che hanno aspettato così tanto tempo per la giustizia.

    Peter Gogarty è un sopravvissuto di abusi sessuali su minori da parte di un prete. 

    (traduzione con Google)

    https://www.thecourier.com.au/story/5711742/your-say-sorry-but-a-national-apology-is-not-enough/?fbclid=IwAR1pgKbaK9VG0CfpVCnTjh7G_km_WsHNwBb7z3CmbqiicoovILDqUTu3SI0

  • Le vittime di abusi dei preti: “Nuove leggi”

    Le vittime di abusi dei preti: “Nuove leggi”

    Si chiede che a indagare sulle presunte violenze sessuali perpetrate da uomini di Chiesa sia la giustizia ordinaria. E che non venga più lasciata alle autorità ecclesiastiche la possibilità di punire i colpevoli con un semplice trasferimento, come nel caso di Milano

    di Maria Elena Capitanio

    Si è parlato anche del caso Delpini all’incontro con la stampa estera organizzato ieri a Roma dall’associazione internazionale Eca, che ha la missione di estirpare gli abusi sessuali dalla Chiesa cattolica a livello globale, e in particolare quelli sui minori. L’arcivescovo di Milano Mario Delpini, di cui La Verità si è già occupata, era stato chiamato in causa dalla madre di un giovane che, secondo l’accusa, nel 2011 (all’epoca quindicenne) avrebbe subito abusi sessuali da parte di don Mauro Galli, l’ex parroco di Rozzano che per questi reati è stato appena condannato in primo grado a 6 anni e 4 mesi. Secondo la madre del ragazzo, quella di Delpini è stata una “gestione maldestra”, poiché dopo aver appreso degli abusi del sacerdote, come misura cautelare ha disposto solo un semplice trasferimento nella pastorale di Legnano, lasciandolo dunque a contatto con altri giovani. Inoltre, sempre secondo la donna, papa Francesco, nonostante fosse “perfettamente a conoscenza della situazione”, ha scelto comunque di “nominare Delpini membro del sinodo dei giovani”.

    Un fatto scottante, che si inserisce nel contesto di altri tre casi italiani, portati all’attenzione dell’opinione pubblica nella conferenza di ieri da parte di Francesco Zanardi, presidente dell’associazione Rete l’abuso, alla presenza in sala di numerose vittime. “Quattro casi in Italia, quattro casi di pedofilia “passati per le mani” del Vaticano che non sono stati grattati con la tolleranza zero promessa ma con negligenza”, ha spiegato Zanardi ai cronisti, quasi tutti stranieri (di testate italiane solo La Verità e un’agenzia di stampa). Gli altri tre casi, oltre a quello già citato di don Galli, riguardano il Preseminario vaticano Pio X, l’Istituto Provolo di Verona e quello di don Silverio Mura della diocesi di Napoli, tutti accomunati da quella che secondo le due associazioni è appunto una trascuratezza da parte della Chiesa nel gestire i presunti abusatori, che in ogni caso restano a contatto con altri ragazzi giovani, diversi dalle presunte vittime, ma pur sempre bambini o adolescenti.

    Alla luce di ciò, Rete l’abuso, nella persona dell’avvocato Mario Caligiuri, presenterà alla Procura una denuncia contro il governo italiano, “per sollecitare l’emissione di misure cautelari da parte della giustizia ordinaria nel caso di presunti abusi sessuali perpetrati da uomini di Chiesa, la cui gestione è per ora demandata alla Chiesa stessa, generando le conseguenze che vedete”, ha spiegato Caligiuri. Perché “secondo la psichiatria il pedofilo è assimilabile alla figura del serial killer, l’abuso sessuale su un minore è paragonabile a un omicidio psichico con conseguente grave danno biologico”. E prosegue: “Andrebbero cambiati i Patti lateranensi”, cose che in effetti può avvenire solo con il procedimento aggravato previsto dall’articolo 138 della Costituzione.

    “Nel 2017 il Parlamento si è interessato al problema degli abusi nella Chiesa con un’interrogazione voluta dal senatore pentastellato Matteo Mantero, ma non è ai arrivata la risposta dei ministri destinatari dell’atto”, inoltre “non è mai stata istituita una commissione d’inchiesta all’uopo nonostante la dimensione drammatica del problema”, ha concluso il legale.

    Oggi nella capitale è previsto un sit in di vittime di abusi sessuali da parte dei preti, organizzato per attirare l’attenzione dell’opinione pubblica del nostro Paese. Si terrà ai giardini di Castel Sant’Angelo, vicino al Vaticano, e lo promuove la già citata Eca (Enging clergy abuse).

    “Abbiamo sentito belle e importanti parole da papa Francesco”, ha detto Mathias Katsch, presidente di Eca, “ma mancano le azioni”. La domanda che lo tormenta è “perché il Papa, se sta veramente affrontando la crisi degli abusi, non abbia invitato le vittime al vertice straordinario sulla pedofilia con i vescovi previsto a febbraio. Se non ci chiamerà, noi saremo comunque qui”.

    Secondo Rete l’abuso, negli ultimi quindici anni i casi “mappati” in Italia di abusi commessi da preti sono circa 300: “In 150-170 casi si tratta di condanne definitive”, ha spiegato Francesco Zanardi, ma c’è ancora molto sommerso per esempio per quanto riguarda le suore”. Zanardi denuncia anche che, riguardo alle Linee guida sulla pedofilia della Cei, in Italia non c’è l’obbligo di denuncia alla magistratura da parte del clero.

    In vista del prossimo Conclave e mentre i vescovi americani hanno la gatta dal pelare delle molestie sessuali del clero, un gruppo conservatore sostenuto da ricchi cattolici si impegna a spendere nel 2019 oltre un milione di dollari per schedare “ogni singolo membro del Collegio dei cardinali” ed esporre alla ferocia dell’opinione pubblica “quanti credibilmente accusati di scandali, abusi e insabbiamenti”. Il gruppo punta a pubblicare il Ret hat report su tutti e 124 gli elettori del Conclave entro l’aprile 2020 e successivamente estendere la schedatura a tutti i vescovi.

    In questa atmosfera, proprio stasera su Movie Mag, in onda su Rai Movie, Wim Wenders parlerà dello stesso tema: “Quando ho interloquito con papa Francesco sugli scandali legati alla pedofilia nella curia, ho avvertito la sua rabbia e la sua frustrazione”, ha spiegato il regista. “Egli si è reso conto della difficoltà di condurre l’intero corpo della Chiesa verso la politica della “tolleranza zero”. Il maestro del cinema mondiale è autore del documentario Papa Francesco – Un uomo di parola.

    (trascrizione da La Verità del 3 ottobre 2018)

  • Berlino; seconda giornata del meeting internazionale dei sopravvissuti agli abusi sessuali del clero

    Berlino; seconda giornata del meeting internazionale dei sopravvissuti agli abusi sessuali del clero

    Si è quasi concluso il meeting di Berlino che ha visto  partecipare i rappresentati di Eca e circa 250 vittime arrivate da tutto il mondo

    Nel workshop di questa mattina ha parlato anche il presidente della Rete L’ABUSO, Francesco Zanardi, illustrando la situazione altamente critica dell’Italia, una situazione che è risultata, davanti agli altri 15 Paesi che rappresentano Eca, la più critica in assoluto.

    A differenza degli altri Paesi è emerso inequivocabilmente che l’Italia, anche a causa dell’influenza politica e alle connivenze tra il Vaticano e il sistema politico, è probabilmente  il Paese più indifeso, ma anche l’unico  che non ha nessuna politica nazionale di prevenzione di fronte a questo fenomeno. Un Paese che non ha ancora quantificato,  a differenza degli altri, l’entità del fenomeno della pedofilia clericale.  Sarà  probabilmente quello più colpito da questo fenomeno:  non solo sul suolo italiano c’è un fenomeno locale di preti italiani ma, in realtà, è diventato un collettore che raccoglie preti indagati in ogni parte del mondo, ci sono moltissimi casi,infatti, di preti stranieri mandati nel nostro paese.

    Oltre all’assenza di prevenzione,  è emerso che in Italia non esiste alcuna politica per il soccorso delle vittime dopo gli abusi. Non esiste nessuno sportello, malgrado la legge lo preveda,  per aiutare le vittime a superare il trauma. In base alla legge europea lo Stato italiano ha ratificato un fondo per le vittime di reati gravi, fondo che, attualmente, non esiste. Moltissime vittime abusate, anche se al termine del processo vincono e viene loro riconosciuto un risarcimento, spesso non lo ottengono perché i preti o non hanno le cifre per poterli risarcire o, spesso, risultano nullatenenti.

    Come più volte è stato detto negli articoli della Rete L’ABUSO il problema principale per l’Italia è l’assenza della stampa, stampa che sta parlando unicamente delle notizie incensurabili che arrivano dai giornali stranieri, ma che non solleva il caso italiano, non parla dei casi italiani. Questa mattina il presidente della Rete L’ABUSO ha esposto quattro casi dove risulta coinvolto anche papa Francesco, anche solo per inadempienze:

    • il caso di Milano, che vede coinvolti due Vescovi: mons. Mario Delpini e mons. Pierantonio Tremolada. Malgrado la Congregazione per la Dottrina della Fede fosse informata da tempo degli insabbiamenti compiuti dai due monsignori, malgrado il fatto che lo stesso Delpini abbia verbalizzato davanti alla Polizia di essere stato subito avvisato del fatto che un prete avesse dormito con un minore e lo avesse comunque spostato in un’altra parrocchia ancora con i minori, malgrado la dichiarata “tolleranza zero”, malgrado tutto ciò papa Francesco ha promosso i due monsignori: il primo arcivescovo di Milano, il secondo Vescovo di Brescia
    • Il caso dell’istituto per bambini sordi Antonio Provolo di Verona: nel 2014 un gruppo di sordi ha incontrato papa Francesco consegnandogli una lettera contenente i nomi di 25 sacerdoti accusati di atti di pedofilia, e tra questi anche don Nicola Corradi che è stato poi arrestato in Argentina nel 2016. Questo grazie alla giustizia argentina perché papa Francesco, seppur personalmente informato già nel 2014 non ha mosso un dito nei confronti del sacerdote.
    • Il caso di Don Silverio Mura. Proprio oggi la Procura di Pavia ha comunicato telefonicamente al presidente della Rete L’ABUSO la data di una convocazione per un interrogatorio riguardo all’esposto fatto su questo sacerdote. Il caso di Don Silverio Mura è emblematico nelle coperture perché la presunta vittima, Arturo Borrelli, è stato ricevuto da papa Francesco, ma non vi è stato nessun intervento da parte sua. All’inizio del 2018 si è scoperto che il sacerdote era stato trasferito da Napoli a Montù Beccaria, un paesino del pavese, dove operava addirittura sotto falso nome, probabile motivo questo dell’indagine della Procura di Pavia. Dopo aver scoperto il prete a Pavia, quest’ultimo è di nuovo sparito e si ignora, in questo momento, dove questo sia.
    • Il caso dei chierichetti abusati nel pre-seminario del Vaticano: allo stato attuale risulta insabbiato per la terza volta. Di fronte a questo caso le dichiarazioni di “tolleranza zero” del Papa risultano improponibili, in quanto non è riuscito a risolvere il caso “di casa sua”, avvenuto dentro lo Stato di Città del Vaticano. Il sacerdote accusato, don Gabriele Martinelli, non è stato nemmeno sospeso, anzi, all’inizio dell’estate i report della Rete L’ABUSO lo scoprivano che stava ancora operando, senza alcuna sospensione cautelativa, ed era addirittura incaricato di raccogliere le prenotazioni per gli esercizi spirituali, organizzati presso l’Opera Don Folci di Como, e condotti poi da mons. Francisco Ladaria, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, organo deputato proprio al giudizio sulla “purezza dei sacerdoti”. Troviamo quindi coinvolto anche Ladaria in un serie di inadempienze.

    I dati emersi, a confronto con quelli degli altri Paesi, fanno risultare l’Italia, oggi, il Paese più a rischio fra i 15 paesi che fanno parte di ECA.  Tra le motivazioni vi è la totale assenza di inchieste giornalistiche: i casi vengono riportati a livello locale ma non c’è un tam-tam della stampa sui casi italiani.  La stampa riporta quanto vi è di incensurabile che esce all’estero, ad esempio quello del caso del Vaticano è un caso più che emblematico. In una situazione di democrazia i giornalisti hanno dei privilegi, privilegi costituzionali che non sono dati a caso: la stampa è fondamentale nei paesi democratici perché è quella che permette, scrivendo e dunque informando i cittadini, di tutelare i più deboli, i minori in questo caso, e anche di permettere ai cittadini stessi di protestare contro le inadempienze del Governo. Questa situazione ha destato un notevole interesse da parte dei giornali di tutto il mondo presenti questa mattina al meeting.

    Altro punto è la totale assenza dei Governi che si sono susseguiti in questi ultimi anni. L’attuale Governo è coinvolto in una interrogazione parlamentare, fatta dall’onorevole Matteo Mantero nel novembre scorso, che interroga il Parlamento sui preti pedofili. A seguire c’è stata una Diffida nei confronti del Governo che a livello italiano non ha aperto nessuna discussione, anzi, il Governo non ha addirittura risposto a quella Diffida. In compenso hanno risposto le Nazioni Unite, ovvero l’alto commissariato per i diritti umani di Ginevra, che ha aperto prontamente un fascicolo sull’Italia che sarà reso pubblico il 19 gennaio del 2019.

    Altro problema, che aggrava la situazione, è l’inerzia dell’autorità giudiziaria italiana. Negli altri Paesi l’autorità giudiziaria si muove autonomamente, apre fascicoli, indaga sui casi che avvengono negli Stati, in Italia invece questo non sta avvenendo.

    Alle 16.30 di questo pomeriggio gli attivisti e le vittime presenti al Congresso manifesteranno nella Piazza del Parlamento tedesco.

    Nella sessione di ieri sono intervenuti diversi rappresentanti di diverse fazioni politiche; è intervenuto anche il ministro della tutela dei diritti delle famiglie, donne, anziani e bambini, con un intervento significativo.

    Vediamo quindi una situazione politica nettamente diversa da quella che abbiamo in Italia.

     

  • Bufera sul Vaticano per presunti scandali sessuali: ecco i coinvolti

    Bufera sul Vaticano per presunti scandali sessuali: ecco i coinvolti

    Il Vaticano nella bufera per una serie di situazioni spinose. Dal cardinale McCarrick al caso cileno, dal vescovo Pineda alla “tragedia” australiana

    Il Vaticano sembra vivere una fase complessa. Papa Francesco è chiamato a risolvere una serie di situazioni spinose. La scorsa settimana, come segnalato anche da la Crux, sono emerse non poche vicende legate a presunti scandali sessuali.

    Quella più eclatante riguarda il cardinale Theodore McCarrick, che risulta essere tra le più alte cariche ecclesiastiche mai accusate di abusi ai danni di minori. Questa mattina, come riportato da Vatican Insider, è intervenuto sul caso il presidente della Pontificia Commissione per la tutela dei minori: quel cardinale cappuccino Sean O’Malley, già balzato alle cronache durante la ‘polemica cilena’ relativa alle responsabilità del vescovo Barros, che si è dimesso in seguito alla presentazione in Santa Sede del dossier stilato da monsignor Scicluna. Bergoglio, una volta rientrato dalla visita cilena, aveva optato per inviare il “plenipotenziario” del Vaticano per la lotta alla pedofilia nella nazione sudamericana. Un ‘mossa’ che pare aver prodotto effetti decisivi. La giustizia del Cile, nel frattempo, ha proceduto con l’iscrivere nel registro degli indagati quasi 160 membri della Chiesa cattolica. L’inchiesta, manco a dirlo, avrebbe a che fare soprattutto con accuse di abusi ai danni di minori. L’intero episcopato cileno, già qualche settimana fa, aveva rimesso il suo mandato nelle mani del pontefice argentino, che sta accettando le dimissioni degli uomini ritenuti responsabili. Dalle parti di piazza San Pietro, insomma, c’è l’intenzione di “fare pulizia”.

    Tornando sul caso del porporato americano McCarrick, invece, O’Malley ha voluto specificare come, per casi come questi, non possano bastare delle semplici scuse. Il cardinale – cappuccino ha anche ribadito la necessità di una “politica forte e globale per affrontare la violazione del voto di celibato da parte dei vescovi nei casi di abuso criminale di minore e nei casi che coinvolgono adulti”. McCarrick, per ora, è accusato di abusi ai danni di minori e di aver avuto – così come si apprende sempre su La Stampa – “comportamenti sessuali inappropriati con adulti”. Ma non è tutto.

    Juan Josè Pineda, vescovo honduregno e presule ausiliare della diocesi presieduta dal cardinal Oscar Maradiaga, si è dimesso dopo aver ricevuto accuse della medesima e/o simile tipologia: “Comportamente inappropriati”. In questa circostanza, pare però che rilevino anche presunte condotte finanziarie finite al vaglio della Santa Sede. Un episodio che sembrerebbe aver fatto scalpore soprattutto perché Pineda è considerato il “braccio destro” dell’ecclesiastico scelto dal Papa per presiedere il C9, cioè il minidirettorio cardinalizio introdotto dall’ex arcivescovo di Buenos Aires per riformare nel profondo la Curia di Roma. Poi c’è il cardinale Francisco Javier Errazuriz, che si è difeso da chi sta sostenendo che abbia “fornito notizie false” a Bergoglio su quello che è sempre più lo ‘scandalo cileno’. Era stato lo stesso pontefice a far intendere che qualcosa non tornasse sul piano informativo. Anche questo porporato fa parte del C9. Non è finita qui.

    Ancora la Crux, del resto, ha raccontato di come un vescovo indiano, monsignor Franco Mulakkal, sia stato accusato di violenze da una suora. Tra le voci non confermate che circolano riguardo a questa storia c’è anche quella per cui il cardinale George Alencherry fosse a conoscenza del comportamento del presule. Infine c’è la ‘questione australiana’. Il cardinale George Pell si sta difendendo alla sbarra durante un processo che lo vede accusato di una serie di fattispecie non chiarite del tutto: si andrebbe da accuse di coperture ad altre ben più gravi. La maggior parte di quest’utilme, però, sarebbero cadute nel corso dell’esame processuale. Il porporato australiano è il prefetto per la Segreteria dell’Economia del Vaticano ed è un ulteriore membro del miniconsiglio cardinalizio creato da Bergoglio. La commissione statale australiana che ha indagato sulla pedofilia ha parlato di “tragedia nazionale”. Stando a quanto emerso, il 62% dei casi analizzati ha riguardato proprio la Chiesa cattolica. La questione è dunque molto più grande del ‘processo Pell’. Tanto che il Parlamento australiano ha deciso d’introdurre una legge tesa a obbligare i sacerdoti a violare il segreto confessionale al fine di denunciare coloro che, confessandosi, si dichiarano colpevoli di abusi. Tutto questo, in ogni caso, lascia pensare che in Vaticano siano pronti a riformare in senso ancora più duro e restrittivo le norme riguardanti gli scandali sessuali.

    http://www.ilgiornale.it/news/cronache/bufera-sul-vaticano-presunti-scandali-sessuali-ecco-i-1557716.html?mobile_detect=false

  • Chi protegge i preti pedofili? Lo Stato fa finta di niente

    Chi protegge i preti pedofili? Lo Stato fa finta di niente

    Il governo non risponde alla diffida di Rete L’Abuso, in cui si contesta di non aver mai adottato le misure necessarie per contrastare le violenze su minori di matrice ecclesiastica sul territorio italiano. Violando così la Convenzione Onu per i diritti dell’infanzia e la Convenzione di Lanzarote

    IL CASO di Federico Tulli

    Chi vede un bambino non vede nulla»; «Felice chi ha dei figli, ma non infelice chi non ne ha»; «Piccolo è il bambino, piccolo è il lutto»; «Non si deve dire un segreto a una donna, a un pazzo o a un bambino». Si tratta di una breve antologia di detti popolari coniati nell’attuale Europa tra il XV e il XVI secolo e raccolti dallo storico Jean Delumeau in uno dei suoi saggi più famosi, Il peccato e la paura (Il Mulino, 2006). «Quando ebbe inizio l’età moderna europea – spiega Delumeau – l’atteggiamento d’incomprensione nei riguardi dell’infanzia si rivela ancora largamente diffuso e riveste due aspetti tra loro complementari: la scarsa sensibilità per la freschezza e l’innocenza del fanciullino, la scarsa emozione per la sua fragilità; e la tendenza a vedere il fanciullo in età scolare (come diremmo noi oggi) come un insieme di difetti, un essere cattivo e maligno che occorreva necessariamente disciplinare affinché non diventasse adulto malvagio». Questa antologia di proverbi, «per quanto contenuta, ci fa capire che il bambino non era riconosciuto come tale. Si tratta di una creatura che acquisterà valore solo quando sarà stata disciplinata, diventando uomo», osserva lo storico francese. La sua chiave di lettura del rapporto del mondo adulto con quello dell’infanzia nella cultura occidentale e cristiana al termine del Medioevo, può essere utile per osservare anche alcuni fatti di estrema attualità.

    L’annullamento dell’identità umana del bambino non è infatti una dinamica che appartiene solo al passato, né tanto meno – purtroppo – è stata definitivamente consegnata alla Storia della nostra civiltà. L’idea violentissima che scaturisce dalla “fusione fredda” tra il logos – il bambino non è un essere umano finché non entra nell’età della ragione (paideia) – e il pensiero religioso cattolico – il bambino è malvagio per natura (peccato originale) -, ne porta con sé un’altra altrettanto criminale: se non è essere umano, lo si può uccidere tranquillamente. Va ricercata qui, in estrema sintesi, la radice “culturale” della pedofilia, della sua giustificazione e della protezione riservata ai pedofili ad esempio dai gerarchi vaticani, di cui tanto spesso si sente parlare nel caso dei sacerdoti stupratori. Non solo. Contro questo crimine orrendo tante parole vengono spese e tanti impegni sono presi a livello istituzionale, ma poi, nei fatti, raramente si traducono in qualcosa di concreto.

    È questo il caso dell’Italia, e del nostro governo e Parlamento, in particolare quando c’è di mezzo la Chiesa cattolica. Veniamo ai fatti. Nel 2016, per primi su Left (n. 50 del 10 dicembre) denunciammo con l’avvocato Caligiuri del foro di Roma, la violazione della Convenzione di Lanzarote per la protezione dei minori contro lo sfruttamento e l’abuso sessuale, ratificata dall’Italia nel 2012. Ci si riferiva allora alle condizioni di estrema vulnerabilità e discriminazione in cui le presunte vittime di abusi si trovano a rendere testimonianza ai procedimenti penali contro i preti nei tribunali ecclesiastici presenti in territorio italiano. «Non solo nell’aula di giustizia ecclesiastica neppure è ammessa l’assistenza del difensore di chi ha denunciato l’abuso – ricorda Caligiuri – ma soprattutto viene negato il supporto psicologico di tecnici di comprovata esperienza legittimati a operare affinché la vittima, una persona che ha subito uno sconvolgimento emotivo, non incorra nella creazione di falsi ricordi. Fino a disattendere quanto stabilito per la cura e il sostegno alle vittime dalla Convenzione di Lanzarote». A questo protocollo possono aderire anche i Paesi che non fanno parte del Consiglio d’Europa, ma il Vaticano non l’ha mai fatto. «Pensando al contro esame, il dato più inquietante emerge dal versante delle garanzie costituzionali – sottolinea Caligiuri -. La difesa di un sacerdote, già imputato per abusi dal Vaticano, ha il vantaggio di acquisire prima dell’eventuale processo italiano la rievocazione narrativa che la vittima darà del fatto storico, i punti deboli su cui calcare la mano, le peculiarità anche caratteriali, la sua realtà emotiva». Con queste informazioni si ha la possibilità di farla cadere in contraddizione. «Non a caso lo studio reciproco dell’avversario è un dato che gli avvocati curano molto nei processi – conferma Caligiuri -. Siamo pertanto in presenza di una disparità di trattamento in favore dei preti cattolici rispetto a qualsiasi altro cittadino italiano».

    Sulla base di queste osservazioni, il 19 febbraio scorso l’associazione Rete L’Abuso, proprio per mano di Mario Caligiuri, ha inviato una diffida alla presidenza del Consiglio per «condotte omissive del dovere di protezione dei minori dagli abusi nel clero, violazione della Convenzione Onu sui diritti del fanciullo, violazione della Convenzione di Lanzarote e altre inosservanze più elementari direttamente riferibili alla Costituzione italiana» (v. Left n. 9 del 2 marzo 2018).

    Tra i destinatari della diffida non c’è solo Paolo Gentiloni. Leggiamo anche: la XII Commissione affari sociali della Camera, il garante nazionale per l’Infanzia e l’adolescenza e la presidenza del Parlamento europeo. Per conoscenza hanno ricevuto il documento l’Unicef, il Comitato Onu per i diritti dell’infanzia, il presidente della Repubblica (come garante della Costituzione), l’Istituto interregionale per la ricerca sulla criminalità e la giustizia delle Nazioni Unite (Unicri) e il Centro di ricerca innocenti Unicef. In base alla legge che regola i rapporti tra i cittadini e le istituzioni, sono obbligati a rispondere entro 30 giorni. Tuttavia, quando scriviamo di giorni ne sono passati 60, e volete sapere se qualcuno del Palazzo si sia degnato di rispondere all’associazione che si occupa di tutelare i diritti di centinaia di vittime italiane di preti pedofili?

    Prima di rispondere a questa domanda, il presidente di Rete L’Abuso, Francesco Zanardi, tiene a sottolineare alcuni aspetti: «Il nostro Paese, come la Santa sede, ha ratificato la Convenzione Onu per i diritti dell’infanzia, e il solo fatto che lo Stato permetta alle gerarchie ecclesiastiche di attuare indisturbate sul territorio italiano le stesse violazioni contestate alla Santa sede dal Comitato d’inchiesta Onu (v. Left n. 6 del 15 febbraio 2014), equivale non solo ad infrangere quella stessa convenzione, ma anche a rendersi responsabile civile nei confronti dei propri cittadini». E cosa contesta l’Onu all’istituzione governata da papa Francesco?

    Questioni niente affatto marginali: di non aver «preso le misure necessarie per affrontare i casi di abuso “sessuale” e per proteggere i bambini», e di «aver adottato politiche e normative che hanno favorito la prosecuzione degli abusi e l’impunità dei responsabili». E ancora. Oltre quanto evidenziato da Caligiuri «lo Stato italiano disattende la Convenzione di Lanzarote per quanto riguarda il cosiddetto certificato antipedofilia», racconta Zanardi. È questo un documento che attesta la pulizia della fedina penale in riferimento a reati di natura “sessuale” che viene richiesto all’atto dell’assunzione a determinate categorie professionali a rischio. Vale a dire a quelle più a contatto con i minori. Diversamente da altri Paesi aderenti, il nostro non ha previsto questo obbligo per una fascia che invece è da sempre particolarmente a rischio, ovvero quella del volontariato “minorile”: allenatori di calcio, istruttori di vario genere, educatori, scout e così via. «Sembra un vuoto normativo creato quasi ad hoc e forse non è un caso, dato che a questa categoria appartengono anche i sacerdoti» osserva Zanardi.

    E dunque, chiediamo al presidente di Rete L’Abuso, come ha reagito il governo italiano alla vostra diffida? «Ad oggi, non è ancora pervenuta alcuna risposta da parte di nessuno degli uffici chiamati in causa. Malgrado la gravità dei fatti esposti, le istituzioni italiane hanno tacitamente deciso di non intervenire. Malgrado la priorità che dovrebbe avere un’istanza che riguarda i diritti e l’incolumità dei bambini, è come se per lo Stato il problema non esistesse. A questo punto può configurarsi il reato di omissione di atti d’ufficio da parte degli uffici inadempienti». Moderni interpreti di antiche idee e credenze inumane da rifiutare.

    LEFT del 20 aprile 2018

  • Preti pedofili, per lo Stato hanno più diritti delle vittime

    Preti pedofili, per lo Stato hanno più diritti delle vittime

    Il governo italiano non ha mai adottato le misure necessarie per contrastare la pedofilia ecclesiastica. Per questo Rete L’Abuso l’ha diffidato, contestando la violazione della Convenzione di Lanzarote e di diritti costituzionali delle vittime a vantaggio dei loro abusatori.

    di Federico Tulli

    Quando era 13enne e per i tre anni successivi, Giada Vitale è stata abusata da un sacerdote 55enne. Appena diventata maggiorenne, dopo due anni passati a entrare e uscire dall’ospedale a causa del trauma emotivo subito, Giada lo denunciò, entrando in un altro tunnel dell’orrore. Nel 2016 il Gip ha infatti prosciolto l’uomo, parroco del paesino in cui viveva e vive la ragazza oggi 23enne, per i fatti accaduti dopo il compimento dei 14 anni che per la legge è l’età del consenso purché il minore non abbia subito delle pressioni tali da essere considerato incapace di intendere e di volere. La perizia psichiatrica di parte presentata da Giada – orfana di padre e con la madre assunta come domestica nella parrocchia “incriminata” – parlava chiaro: lei era soggiogata dal prete che era anche suo educatore e maestro di musica. Ma il giudice pur non essendo un medico non ne tenne conto, nemmeno consultò il documento. Ritenendo che allo scoccare della mezzanotte dei suoi 14 anni la ragazzina fosse diventata consenziente, avendo affermato davanti ai carabinieri al momento della denuncia di aver voluto bene al prete. I lettori di Left ricorderanno questa vicenda che fu ricostruita solo dal nostro settimanale in occasione della sconcertante sentenza del Gip. Nel frattempo si è svolto il processo di primo grado per le accuse riguardanti il periodo delle violenze in cui Giada aveva meno di 14 anni: il sacerdote è stato condannato a sei anni.

    Perché riportiamo in evidenza questa dolorosa storia? Perché ora, grazie anche alla nostra inchiesta la Rete L’Abuso ha inviato una diffida alla presidenza del Consiglio per «condotte omissive del dovere di protezione dei minori dagli abusi nel clero, violazione della Convenzione Onu sui diritti del fanciullo, violazione della Convenzione di Lanzarote e altre inosservanze più elementari direttamente riferibili alla Costituzione italiana».

    Tra i destinatari della diffida non c’è solo Paolo Gentiloni. Leggiamo anche: la XII Commissione affari sociali della Camera, il garante nazionale per l’Infanzia e l’adolescenza e la presidenza del Parlamento europeo.

    In base alla legge che regola i rapporti tra i cittadini e le istituzioni, sono obbligati a rispondere entro 30 giorni. Per conoscenza hanno ricevuto il documento l’Unicef, il Comitato Onu per i diritti dell’infanzia, il presidente della Repubblica (come garante della Costituzione), l’Istituto interregionale per la ricerca sulla criminalità e la giustizia delle Nazioni Unite (Unicri) e il Centro di ricerca innocenti Unicef.

    Che cosa contesta Rete L’Abuso allo Stato italiano è presto detto, del resto era in parte denunciato già dai nostri articoli sul caso di Giada. Per prima cosa, e questa è una nostra “battaglia” sin dai tempi di Benedetto XVI, la mancata istituzione di una commissione d’inchiesta sulla pedofilia clericale sulla falsa riga di quelle che hanno agito in decine di Paesi nel mondo segnati da questo fenomeno criminale. E poi, non meno importante, la violazione della Convenzione di Lanzarote per la protezione dei minori.

    L’associazione che si occupa della tutela dei diritti delle vittime di preti pedofili ritiene che in base alla Convenzione, convertita in legge nel 2012, il governo italiano dovrebbe vietare alla Chiesa lo svolgimento di un processo canonico per abusi su minori prima che sia concluso l’iter giudiziario “corrispondente” in sede civile. «In questo modo – spiega l’avvocato Mario Caligiuri che assiste Rete L’Abuso in questa iniziativa – viene generato da un altro tribunale, in anticipo alla celebrazione del rito ordinario, un irragionevole squilibrio a favore del presunto abusante».

    Ed è esattamente quanto accaduto a Giada Vitale. Prima di rivolgersi alla magistratura italiana aveva denunciato il suo aguzzino alla Diocesi di residenza. La quale non fece nulla nei confronti del prete fino a quando la ragazza non entrò in una caserma dei carabinieri. A indagini “laiche” ancora in corso, scattò in pochissimo tempo il processo ecclesiastico. Ed ecco il punto rispetto al quale si denuncia l’inerzia del governo oltre alla violazione di elementari diritti di alcuni cittadini (le presunte vittime), in favore di altri (i preti presunti abusatori). Racconta Caligiuri: «Non solo nell’aula di giustizia ecclesiastica non è ammessa l’assistenza del difensore di chi ha denunciato l’abuso, ma soprattutto viene negato il supporto psicologico di tecnici di comprovata esperienza legittimati a operare affinché la vittima, una persona che ha subito uno sconvolgimento emotivo, non incorra nella creazione di falsi ricordi. Fino a disattendere quanto stabilito per la cura e il sostegno alle vittime dalla Convenzione di Lanzarote». Pensando al controesame, prosegue l’avvocato, «il dato più inquietante emerge dal versante delle garanzie costituzionali. La difesa di un sacerdote, già imputato per abusi dal Vaticano, ha il vantaggio di acquisire prima dell’eventuale processo italiano la rievocazione narrativa che la vittima darà del fatto storico, i punti deboli su cui calcare la mano, le peculiarità anche caratteriali, la sua realtà emotiva». Con queste informazioni si ha la possibilità di farla cadere in contraddizione. «Non a caso lo studio reciproco dell’avversario è un dato che gli avvocati curano molto nei processi – conferma Caligiuri -. Siamo pertanto in presenza di una disparità di trattamento in favore dei preti cattolici rispetto a qualsiasi altro cittadino italiano». A sconvolgere ancora di più il quadro generale dei processi canonici, è il fatto che la vittima, spesso a sua insaputa, non è la parte lesa, ma insieme al sacerdote, è il secondo imputato perché la reale vittima, in un processo canonico, non è il minore molestato, ma Dio. Per la Chiesa cattolica, infatti, l’abuso è un delitto morale in violazione del VI Comandamento,

    Per la Chiesa cattolica, lo stupro di una bambina è un delitto contro la morale, un’offesa alla divinità
    non un crimine violentissimo contro una persona inerme, che si fonda sul patologico annullamento della realtà umana del bambino. Anche di questo lo Stato italiano dovrebbe tener laicamente conto nel valutare l’opportunità di iniziare a rispettare la Convenzione di Lanzarote nei termini indicati dalla diffida. Dal canto suo il Vaticano non ha alcuna intenzione di modificare questo atteggiamento nei confronti delle vittime e trattare questi crimini per quello che sono.

    Su richiesta del Comitato Onu per i diritti dell’infanzia, in base alla relativa Convenzione ratificata da papa Francesco nel 2013, il Vaticano avrebbe dovuto modificare le norme penali che considerano lo stupro alla stregua di un peccato, di un vizio, e presentare relativa prova all’Onu entro il primo settembre 2017. Ebbene, a sei mesi dalla scadenza del termine, nessuna relazione è stata presentata dagli emissari di Bergoglio. A conferma di quando davvero gli interessi l’incolumità delle vittime. E così, mentre i media italiani esaltano la presunta tolleranza zero del papa e il governo fa finta di nulla, la pedofilia nella Chiesa continua a rimanere tranquillamente nascosta sotto il tappeto di vescovi, parroci e cardinali. Con l’avallo del pontefice.

    Federico Tulli Left del 2-3-18

  • Nord Irlanda, la Chiesa chiede giustizia per le vittime di abusi

    Nord Irlanda, la Chiesa chiede giustizia per le vittime di abusi

    A un anno dalla conclusione dei lavori della Commissione Hart tutto è fermo per la mancanza di un Governo delle sei contee. L’appello dei vescovi di Derry e di Down and Connor e le dimissioni del presule di Dromore dopo una trasmissione BBC

    John McAreavey, vescovo della diocesi di Dromore in Nord Irlanda si è dimesso. La decisione, con effetto immediato è stata resa nota ieri. McAreavey celebrò nel 2002 i funerali di padre Malachy Finnegan, un sacerdote che nel periodo in cui si trovava al St. Colman’s College di Newry avrebbe abusato di dodici persone. Le accuse erano note alle autorità della Chiesa in Irlanda fin dalla metà degli anni ’90.

    Le dimissioni del vescovo McAreavey giungono dopo la trasmissione televisiva di BBC Northern Ireland, dal titolo “Spotlight”, che ha ricostruito il caso di padre Finnegan, intervistando alcune delle vittime. La nota del vescovo Mc Areavey parte proprio da qui: «A seguito delle notizie riportate dai media che hanno scosso molte persone della diocesi e non solo ho deciso di dimettermi». Un gruppo di genitori di una scuola primaria della contea di Down ha infatti chiesto a McAreavey di non presiedere le prossime Cresime. Lo stesso gruppo ha incontrato il vescovo, secondo quanto riferito dal suo portavoce, assieme al direttore dell’Ente di protezione dei bambini ed ad un consulente della diocesi.

    Il punto cruciale che viene contestato a McAreavey è di aver saputo fin dalla metà degli anni ‘90 degli abusi compiuti da padre Finnegan e, nonostante questo, di averne celebrato i funerali nel 2002. Il vescovo ammette che questo è stato un errore: «Ho compreso dalle vittime – dice – che ho fatto uno sbaglio nel celebrare i funerali di padre Malachy. Nel novembre del 2002 una vittima mi ha raccontato quanto questa mia decisione gli abbia fatto del male. Ho compreso di aver fatto un errore di giudizio. È qualcosa di cui mi pento e che non ripeterò mai più».

    Le dimissioni del vescovo McAreavey arrivano ad un anno dalla conclusione dell’HIA report, l’Historical Institutional abuse inquiry. Si tratta del rapporto che ha stilato la Commissione presieduta dal giudice Hart, voluta dall’esecutivo del Nord Irlanda per fare luce sui casi di abuso che ci sono stati nelle scuole, negli istituti professionali e negli orfanotrofi. Il rapporto, riguardando il nord dell’Isola, all’epoca a maggioranza protestante ed in cui non c’è lo stesso legame forte tra Stato e Chiesa che esiste nella Repubblica d’Irlanda, non si occupa solo di strutture cattolico romane: 12 sono laiche, una protestante e 9 della Chiesa cattolica. Le sue conclusioni, che invitano al riconoscimento delle atrocità compiute perché non accadano mai più oltre che a un risarcimento delle vittime sono oggi lettera morta. Tutto è infatti fermo a causa della chiusura del Parlamento di Stormont, a cui Westminister, in base agli accordi di pace di 20 anni fa, devolve alcuni poteri a patto che ci sia accordo tra il primo ministro di espressione Unionista ed il vice, Repubblicano. Dopo le speranze riaccese qualche settimana fa, Dup e Sinn Fein, i due partiti che dovrebbero esprimere l’esecutivo, hanno fatto risaltare tutto.

    Per questo i due vescovi delle diocesi che riguardano il maggior numero di istituzioni cattoliche coinvolte, il vescovo di Down and Connor, Noel Trenor, e quello di Derry, Donal McKeown, chiedono a gran voce che un nuovo governo si faccia presto, anche nel rispetto delle vittime degli abusi, per mettere a punto la parte finale del lavoro della Commissione. «L’HIA inquiry – dice il vescovo McKeown – ha creato un Forum di ascolto delle vittime. Nelle sue conclusioni invita l’esecutivo Nord Irlandese a chiedere scusa a chi si trovava in questi istituti ed a dare loro supporto sia in termini di risarcimento che di assistenza sociale, ed, infine ad erigere un memoriale visibile di quanto accaduto».

    La Chiesa cattolica in Nord Irlanda in questi anni ha compiuto un processo di avvicinamento e sostegno delle vittime degli abusi: «Tutte le persone che hanno vissuto in queste strutture, sia che siano state vittime di abusi e maltrattamenti, sia che non lo siano state, hanno salutato con favore l’HIA report ed ora attendono che le conclusioni siano tradotte in atti concreti. Oggi si trovano in un limbo. Sia io che il vescovo Trenor abbiamo richiamato fermamente l’Esecutivo alle proprie responsabilità. I bambini di allora oggi sono adulti, anziani e stanno morendo senza vedere riconosciuto quanto è accaduto».

    Proprio una vicenda come quella che ha coinvolto il vescovo McAreavey spiega quanto sia urgente portare avanti il processo di memoria e riconciliazione: «Gesù ha detto la verità vi renderà liberi – sottolinea il vescovo di Derry – Tanti di questi sopravvissuti hanno avuto grossissime difficoltà nella loro vita. Sapere che la loro storia è stata riconosciuta dalla società come realmente accaduta li aiuterebbe molto. E aiuterebbe la Chiesa nel riconoscere i fallimenti del passato perché non vengano ripetuti. E, infine, inviterebbe la società a guardare come sono stati trattati i più deboli e più emarginati».

    Anche perché si tratta di un passato che ha un doloroso specchio nel presente. «Le vicende di abusi che riguardano la Chiesa sono accadute 25 anni fa – conclude il vescovo Mc Keown – oggi emergono quelle di Hollywood, della BBC, di Oxfam. Commissioni come l’HIA aiutano la società a riconoscere perché e come il sistema fallisce nella protezione dei più vulnerabili, perché le organizzazioni trovano difficile accettare la verità su sé stesse. E che il “Peccato originale” opera ancora nella maniera più terribile».

    http://www.lastampa.it/2018/03/02/vaticaninsider/ita/nel-mondo/nord-irlanda-la-chiesa-chiede-giustizia-per-le-vittime-di-abusi-rlqkSXbO9gNBIQ98YNrFsJ/pagina.html