Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Pascal Manca

  • Pedofilia nella Chiesa: vittime accusano Papa Francesco

    Pedofilia nella Chiesa: vittime accusano Papa Francesco

    Le vittime dei preti pedofili dell’Istituto per sordomuti Provolo di Verona, insieme ad altre vittime italiane denunciano in un video di sei minuti le ambiguità di papa Francesco che tanto dice ma poco o nulla fa in concreto contro l’orrore degli abusi su persone inermi nel clero italiano. Un potente atto di accusa che si aggiunge a quello formulato nel 2014 dalle Nazioni Unite verso la Santa Sede rea di aver violato per quasi 20 anni la Convenzione Onu per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, con evidenti responsabilità degli ultimi tre pontefici: Francesco I, Benedetto XVI e Giovanni Paolo II.

    «Papa Francesco, siamo qui, ancora una volta. Ora basta!» avvertono le vittime esprimendo tutto il loro sdegno nel vedere gli stessi sacerdoti che in passato abusarono di loro, violentare ancora oggi dopo essere stati trasferiti in Argentina.
    Un j’accuse che parte dal cuore di donne e di uomini oggi adulti e mortificati nel vedere che dopo 15 anni dalle loro prime denunce alla Curia e alla magistratura nulla è cambiato. Malgrado il loro coraggio e le loro battaglie nessuno ha preso provvedimenti se non quelli di allontanare da Verona i casi più problematici. Esattamente come durante tutto l’arco del secondo Novecento la giostra della pedofilia clericale gira ancora. E forse in Italia più di prima come ampiamente documentato con testimonianze e carte originali sul sito dell’associazione Rete L’Abuso che ha prodotto il video con la collaborazione dell’associazione Sordi Provolo onlus, e nei due libri-inchiesta pubblicati tra il 2010 e il 2014 sulla pedofilia clericale dal giornalista Federico Tulli per L’Asino d’oro edizioni. La vicenda più recente riguarda don Nicola Corradi, allontanato in tutta fretta anni fa dopo le molteplici denunce degli ex allievi dell’Istituto Provolo di Verona, nascosto nell’omonimo istituto per bambini sordi in Argentina. Nell’inchiesta per pedofilia a Lujan de Cuyo in (Argentina) è riapparso, da alcune settimane in carcere a Corradilla con l’accusa di aver abusato numerosi minori a lui affidati.

    Questo è solo l’ultimo caso ma davvero tanti sono i preti cattolici che malgrado le denunce o condanne continuano come nulla fosse a esercitare il ministero sacerdotale.

    Don Giampiero Bracchi che aveva già patteggiato una condanna a 2 anni nel 2008 e che nel 2014 patteggia una seconda volta. Don Tiziano Miani arrestato nel 2003 e fatto fuggire negli Stati Uniti dove nel 2010 sarà nuovamente accusato e processato. Don Pascal Manca, già denunciato nel 2012, trasferito in un’altra parrocchia e arrestato nel maggio del 2015. Don Calcedonio Di Maggio, condannato ben 3 volte e mai spretato… una lista ancora lunga, inquietante, decine di sacerdoti solo in Italia. Non è un caso, se come denunciano i sordi del Provolo nel video, la Conferenza episcopale italiana nelle sue linee guida anti pedofilia non ha inserito l’obbligo di denunciare i pedofili alla magistratura. Basti dire che in 15 anni su oltre 150 sacerdoti inquisiti nemmeno uno è stato segnalato dai suoi superiori. Come una pessima domestica la Chiesa italiana continua a spazzare la polvere sotto il tappeto, insabbiando casi, evitando di collaborare con le autorità. Perché – chiedono le vittime – papa Francesco non obbliga i vescovi italiani a denunciare?
    Dietro questa prassi consolidata e sistematica, afferma Tulli, c’è un pensiero perverso che nessun altro giornalista ha mai denunciato e fatto emergere. Un pensiero secondo il quale il bambino prepubere ha la sessualità e la pedofilia sarebbe un “vizio”, un atto di “lussuria”, un “peccato” cioè un delitto contro la morale o “un’offesa alla castità” come dice il Catechismo e come tante volte abbiamo letto sui giornali, sui libri o nei decreti di Benedetto XVI e Francesco 1°.
    Rimane immutata la convinzione che il più violento dei crimini nei confronti di una persona inerme è un’offesa alla religione e non un crudele delitto psico-fisico che lascia per tutta la vita ferite indelebili. E come tale, cioè un delitto contro la morale, viene trattato. Sulla pelle delle vittime, le stesse che anche papa Francesco dice di voler difendere.

    Savona, 27 gennaio 2017

    Nel 2014 le vittime avevano già inviato una video denuncia a Papa Francesco al quale però non ottennero risposta. In quel video messaggio emergeva già allora, tra una serie di noni, quello di don Nicola Corradi.

    Di seguito riproponiamo quel video.

  • Presunti abusi su minori, nuova perizia psichiatrica su Don Pascal

    Presunti abusi su minori, nuova perizia psichiatrica su Don Pascal

    È iniziata oggi, dopo la nomina dei periti, la consulenza tecnica sull’ex parroco di Mandas e Villamar, don Pascal Manca, accusato di violenza sessuale su minori. Il Gup del tribunale di Cagliari Ermengarda Ferrarese ha scelto lo psicologo ed il medico legale che dovranno valutare se i farmaci assunti dal sacerdote possano aver influenzato le sue azioni. Il 13 febbraio 2017, poi, gli esperti riferiranno al giudice l’esito delle perizie. Inizierà così il processo col rito abbreviato condizionato alla convocazione del teste che ha smentito le sue prime dichiarazioni accusatorie, un ragazzino che ha poi ritrattato. Con il sacerdote oggi in aula c’erano i suoi difensori, gli avvocati Luigi e Pierluigi Concas. Don Pascal Manca è accusato di aver dato a dei ragazzini medicinali dagli effetti sedativi-ipnotici, mescolandoli a bevande, per poi abusare di loro. Era stato arrestato nel maggio dello scorso anno su ordinanza di custodia cautelare del gip, chiesta dal pm Liliana Ledda, titolare dell’inchiesta, poi trasferito ai domiciliari in un convento ed infine tornato in libertà poco prima della chiusura delle indagini.

    http://www.sardiniapost.it/cronaca/presunti-abusi-minori-nuova-perizia-psichiatrica-don-pascal/

  • Pedofilia, novità sul caso di don Pascal Manca

    Pedofilia, novità sul caso di don Pascal Manca

    Sembrava non ci fosse più nulla da aggiungere nell’istruttoria a carico di don Pascal Manca, ex parroco di Mandras e Villamar, arrestato nel maggio del 2015 con l’accusa di pedofilia. Accuse talmente gravi, e circostanziate, da costringere il tribunale del riesame a rifiutargli anche gli arresti domiciliari.

    Adesso, il colpo di scena, a distanza di quasi un anno e mezzo, ricompare uno dei ragazzini che sosteneva di aver subito abusi dal parroco, ritratta e incrina un castello accusatorio che fino ad oggi appariva inattaccabile.

    Il prossimo 4 novembre il sacerdote comparirà davanti al gup Ermengarda Ferrarese, su richiesta dei difensori Luigi e Pierluigi Concas, per chiedere il rito abbreviato. Gli sarà concesso, come ha precisato il magistrato, solo a condizione che sia presente il teste che ha ritrattato e che, don Pascal, si sottoponga ad una perizia psichiatrica che avvalori, in parte, la sua versione dei fatti. Vale a dire che non aveva la piena facoltà di intendere e di volere durante gli episodi che lo vedono incriminato, perché sotto l’effetto della grande quantità di #Farmaci che assumeva.

    Farmaci che hanno un ruolo fondamentale nell’intera vicenda. Infatti, secondo le accuse pervenute con una lettera anonima alla procura di Cagliari, il prete avrebbe usato degli psicofarmaci per ridurre i ragazzi, tutti compresi tra i 15 e i 17 anni, in una condizione di torpore e, comunque, tale da permettergli di approfittare facilmente di loro.

    Infatti, le conclusione a cui giunse il pubblico ministero Liliana Ledda furono raccolte in un solo capo d’imputazione: aver messo le vittime in condizioni d’incapacità per mezzo di bevande composte da farmaci dagli effetti sedativo-ipnotici, che li rendevano incapaci di difendersi dagli abusi sessuali.

    Il primo processo dello scorso 27 settembre risultò aperto e subito rinviato ma non a causa delle novità testimoniali intervenute, perché il ragazzo che ha ritrattato non era ancora comparso sulla scena. In rinvio che sicuramente è giustificato da motivi procedurali ma potrebbe, secondo qualche ipotesi, essere dettato da motivi di prudenza, perché pochi giorni prima c’era stato un evento che ha destato molto scalpore.

    Il caso riguardava don Luca Pretta, ex parroco della #Chiesa di Santa Giusta a Gesico, assolto dall’accusa di pedofilia perché le accuse erano assolutamente infondate. Infatti, il giudice per le indagini preliminari accogliendo la richiesta del pm Liliana Ledda pose fine all’incubo che aveva stravolto per un anno la vita del religioso.

    I motivi di queste ipotetiche perplessità potrebbero nascere da alcuni punti comuni tra le due vicende, anche se profondamente diverse. A destare curiosità è la presenza nelle due differenti istruttorie degli stessi due parroci che hanno accusato entrambi gli imputati. #magistratura

    http://it.blastingnews.com/cronaca/2016/10/pedofilia-novita-sul-caso-di-don-pascal-manca-001214977.html

  • Don Pascal, processo alla stretta finale: le vittime “fuori gioco”

    Don Pascal, processo alla stretta finale: le vittime “fuori gioco”

    Colpo di scena nel processo a Don Pascal che riprende domani a Cagliari: due delle presunte vittime di pedofilia hanno deciso di non costituirsi parte civile

    Stando alle prime indiscrezioni sono due le presunte vittime che, al momento, hanno deciso di non costituirsi parte civile nel procedimento contro don Pascal Manca e che domani vedrà l’udienza davanti al giudice per le udienze preliminari. Sono, infatti, tre (delle cinque individuate) ad aver optato per la costituzione di parte civile nei confronti del sacerdote accusato di violenza sessuale aggravata. Il religioso, difeso dagli avvocati Luigi e Pierluigi Concas, comparirà domani davanti al GUP Ermengarda Ferrarese per rispondere delle accuse nei suoi confronti.

    Il processo era stato aperto e subito rinviato nella prima udienza dello scorso 27  settembre.  Una udienza che giunge poche settimane dopo la clamorosa archiviazione del procedimento a carico di don Luca Pretta, ex parroco di Gesico e, a sua volta, accusato di pedofilia. Castello crollato sotto le attente indagini degli inquirenti che hanno portato il Pubblico Ministero Liliana Ledda a chiedere l’archiviazione perchè le accuse sono risultate infondate. Domani con l’apertura del processo si avrà un quadro più chiaro e preciso. Anche perchè, parafrasando Gustave Flaubert, “Dio è nei dettagli”.

  • Don Pascal, veleni e misteri in Chiesa: subito rinviato il processo

    Don Pascal, veleni e misteri in Chiesa: subito rinviato il processo

    Aperto e subito rinviato al 27 ottobre  il processo a carico di don Pascal Manca l’ex parroco di Villamar accusato di pedofilia. Un processo che giunge pochi giorni dopo la clamorosa archiviazione del procedimento a carico di don Luca Pretta, ex parroco di Gesico e, a sua volta, accusato di pedofilia. Castello crollato sotto le attente indagini degli inquirenti che hanno portato il Pubblico Ministero Liliana Ledda a chiedere l’archiviazione perchè le accuse sono risultate infondate. Proprio alla luce di queste indagini il processo contro il sacerdote originario di Nuraminis e arrestato a Villamar assume una nuova luce.

    Diversi i punti in comune fra le due storie e, in particolare, fatto curioso, che gli stessi sacerdoti che hanno accusato l’uno compaiono anche nell’altra istruttoria. Fra i nomi quello dell’ex parroco di Mandas don Giancarlo Dessi che, stando alle sue dichiarazioni rese a verbale agli inquirenti l’8 settembre 2015, in occasioni delle indagini su don Pretta, avrebbe affermato di aver utilizzato la Parrocchia di Mandas nel procedimento a carico di don Pascal Manca. Casi di cui lo stesso Arcivescovo di Cagliari Mons. Arrigo Miglio aveva parlato in occasione di una sua deposizione in Procura dove parlò anche delle accuse mosse nei confronti di don Alberto Pala, parroco della Cattedrale di Cagliari.

    Chiesa di piazza Palazzo già nota alle cronache, nei mesi scorsi, per la vicenda di don Pittau, parroco della stessa e morto in circostanze misteriose. Tanti fili conduttori per vicende che, pur separate, sembrano aggrovigliate fra loro in momenti e persone che si incrociano. Diversi gli interrogativi sul tappetto al pari dei dubbi che circolano sempre più insistenti. Con domande sempre più forti: come quella di chi risarcirà persone risultate totalmente innocenti come don Luca Pretta. Mentre altre domande si susseguono sul futuro di sacerdoti come don Massimiliano Pusceddu degli Apostoli di Maria.

  • Don Pretta, fine di un incubo: ingiustamente accusato di pedofilia

    Don Pretta, fine di un incubo: ingiustamente accusato di pedofilia

    La procura ha archiviato definitivamente: Don Pretta era innocente, ma per anni è stato al centro di un tormentone 

    Con la firma del giudice che accoglie la proposta di archiviazione delle accuse contro don Luca Pretta, si mette la parola fine all’inchiesta che aveva visto l’ex parroco di Gesico ingiustamente accusato di pedofilia. Accuse totalmente infondate secondo la magistratura che sgombra il campo da ogni qualsiasi equivoco sulla condotta del sacerdote originario di Nuraminis. Innocenza riscontrata dagli inquirenti dalla lettura delle carte e dall’esame dei testi che hanno portato alla archiviazione firmata ieri. L’indagine, avviata nel giugno 2015, ha verificato che le accuse contro il sacerdote non erano sostenibili. Una notizia che sta facendo il giro delle Diocesi della Sardegna dove si attendeva l’esito dell’inchiesta che mette la parola fine ad un tormentone durato oltre un anno.

    Vicenda, conclusa positivamente, che segue quella chiusa rapidamente (e tenuta al chiuso delle stanze vaticane) che aveva visto coinvolto anche il parroco della Cattedrale don Alberto Pala, tornato al suo posto dopo alcuni mesi di riposo. L’attesa è ora per la lettura delle carte dell’inchiesta contro don Pretta in cui risultano essere coinvolti altri sacerdoti della Diocesi di Cagliari. Con loro, a verbale, anche le dichiarazioni di un altro cittadino di Gesico. Da qui si capiranno gli eventuali legami, se esistenti, con l’altra inchiesta, tutt’ora in piedi, e che ha portato anche all’arresto dell’ex parroco di Villamar don Pascal Manca a sua volta accusato di pedofilia. Attesa, inoltre, per le decisioni dell’Arcivescovo di Cagliari Monsignor Arrigo Miglio sul futuro di don Pretta. I prossimi giorni serviranno a dipanare un quadro che, rispetto a un anno fa, si fa sempre più chiaro. Con due sacerdoti su tre fuori da un incubo. D.S.

  • Accuse di pedofilia contro Don Pretta: il giorno dell’archiviazione

    Accuse di pedofilia contro Don Pretta: il giorno dell’archiviazione

    Una vera guerra di sacerdoti dietro il caso che scotta?

    Cresce l’attesa per l’archiviazione (attesa per oggi) delle accuse di pedofilia contro don Luca Pretta, già parroco di Gesico, chiesta dal Pubblico Ministero Liliana Ledda perché, il magistrato, ha ritenuto le stesse infondate. Una vicenda che, al pari di quella che ha visto coinvolto anche l’ex parroco di Villamar don Pascal Manca (finito in carcere per la stessa accusa) , ha sconvolto l’intera Diocesi di Cagliari.

    Accuse che hanno visto tra i protagonisti altri sacerdoti, sentiti a verbale, che hanno contribuito a creare un quadro accusatorio che, nel caso di don Pretta, è crollato sotto l’attenta indagine condotta dagli inquirenti. Curiosa la coincidenza che ha visto coinvolti nelle indagini per pedofilia proprio i due sacerdoti che, a leggere il sito blog.messainlatino.it, sono stati protagonisti a maggio 2010 di un corso di canto gregoriano organizzato in Sardegna con i Canonici  dell’Istituto di Cristo Re Sommo Sacerdote e, in particolare, con don Wulfran Lebocq e don Joseph Luzuy, tra i massimi esponenti della liturgia tridentina. Lo stesso Istituto al centro di una violenta polemica, nell’estate 2013, che aveva visto i Vescovi della Sardegna chiedere l’intervento del Papa contro la decisione iniziale (poi revocata) della Giunta Regionale di affidare l’ex seminario proprio ai Canonici di Gricigliano.

    Una decisione, allora commentata dal giornalista Vito Biolchini nel suo blog, di un ritorno “a nuova vita della struttura, gestita da un gruppo di cattolici ultratradizionalisti: quelli che contestano il Concilio Vaticano II, quelli delle messe rigorosamente in latino”. Lo stesso Biolchini aveva scritto che “da subito il presidente della Conferenza Episcopale sarda, l’arcivescovo di Cagliari Arrigo Miglio, ha manifestato il proprio disappunto per l’iniziativa, formalizzata con una richiesta arrivata alla Regione nell’aprile dello scorso anno”. Episodi, si dirà. Utili comunque per capire le vere e proprie guerre di “religione” registrate all’interno della Diocesi di Cagliari. Dalle carte del procedimento contro don Pretta sono attese diverse novità e sorprese. Anche per capire il ruolo avuto da alcuni sacerdoti. D.S.

  • Chiesa di Cagliari, inchieste tra corvi e untori: sacerdoti in Procura

    Chiesa di Cagliari, inchieste tra corvi e untori: sacerdoti in Procura

    Entra nella settimana decisiva l’inchiesta su don Luca Pretta, l’ex parroco di Gesico sotto indagine con la pesante accusa di pedofilia. Infondata secondo il pubblico ministero Liliana Ledda che ha chiesto l’archiviazione del procedimento. Un conto alla rovescia pesante. Per il sacerdote che, finalmente, se la richiesta del PM sarà accolta vedrà riconosciuta l’innocenza da sempre dichiarata, ma anche e soprattutto per la Diocesi di Cagliari che potrà leggere le carte dell’indagine e avere conferma, o smentita, delle indiscrezioni che si vanno accumulando in queste ore. Fra tutti il ruolo esercitato nella vicenda da alcuni sacerdoti diocesani.

    Si parla, infatti, di diversi religiosi sentiti a verbale dagli inquirenti dopo l’avvio del procedimento sulla base delle dichiarazioni di una donna di Gesico. Testimonianza, stando a quanto filtrato, che parlava di una morbosa attenzione di don Pretta verso un bambino del paese. Ma, secondo quanto scritto dai magistrati, “non ci sono elementi di prova in ordine ai presunti abusi”. In altre parole l’accusa non è sostenibile e quindi infondata. A sostenerla, oltre alla donna, secondo quanto riferito dall’Arcivescovo di Cagliari Monsignor Arrigo Miglio al Procuratore della Repubblica, il 16 maggio 2015, anche un cittadino di Gesico.

    Dichiarazioni messe nero su bianco anche dagli inquirenti che, stando a quanto riferito da alcuni preti diocesani, avrebbero sentito a verbale anche diversi sacerdoti. Fra questi l’ex parroco di Mandas don Giancarlo Dessì che, a sua volta, avrebbe indicato a verbale i nomi di altri religiosi informati sui fatti. Tra i nomi che circolano vi è quello di Monsignor Giovanni Melis, Canonico del Capitolo della Cattedrale di Cagliari e originario proprio di Gesico. Una testimonianza, la sua, considerato che Gesico è il suo paese natale, derivata dalla conoscenza di persone e luoghi. Monsignor Melis sarebbe stato ascoltato dagli inquirenti al pari di don Michele Piras, attuale viceparroco di Uta e, a sua volta, citato dall’Arcivescovo Miglio nella dichiarazione del 2015 quando parla della lite scoppiata fra don Piras e don Pascal Manca, allora parroco di Mandas, “nell’estate 2012 perché una signora del paese aveva fatto una cospicua donazione a Piras e non alla Parrocchia. Don Manca aveva ritenuto ingiusta la donazione”.

    Anche nella inchiesta sull’ex parroco di Villamar,  don Piras è stato sentito a verbale dagli inquirenti e la sua deposizione è agli atti del procedimento sempre per pedofilia. Già in precedenza, come ricordato recentemente anche da L’Unione Sarda, “il diacono in passato aveva accusato di “comportamenti gay” un prelato romano e, per questo, non riusciva ad essere ordinato prete”. Piras, infatti, condannato con sentenza del Tribunale Diocesano del Vicariato di Roma del 7 marzo 2012 (quando era Papa Benedetto XVI e Arcivescovo di Cagliari mons. Giuseppe Mani), ha visto questo pronunciamento ribaltato con decisione di Papa Francesco il 10 marzo 2015, al termine dei lavori di una Commissione all’uopo istituita e che, dopo aver sentito anche il nuovo Arcivescovo di Cagliari mons. Miglio, ha dichiarato l’innocenza del Piras.

    Coincidenze su coincidenze se, rileggendo quanto scritto sempre da L’Unione Sarda, il 14 maggio 2015, secondo cui “dall’inchiesta contro don Pascal Manca sono scaturite rivelazioni su avvenimenti passati che avevano  coinvolto sacerdoti di periferia. Nelle carte si fa riferimento a Michele Piras: nome che conduce ad Alberto Pala, parroco della Cattedrale e a Giuseppe Mani, ex Vescovo di Cagliari”. Un nome, quello, di Pala che proprio Monsignor Miglio (oltre a quelli di don Pretta e a don Manca) cita nelle sue dichiarazioni del 16 maggio, parlando di maldicenze.

    Che, come tali, si sono rivelate considerato che il sacerdote è sempre parroco della Cattedrale. Se, la settimana prossima, anche don Pretta vedrà tutto archiviato sarà il secondo prete innocente su tre ingiustamente accusato. E più che di corvi si inizia a sospettare di qualche untore. “Accuse vaghe e generiche” come dichiarato a verbale da mons. Miglio: divenute vere e proprie armi di distruzione all’interno della Diocesi, nel nome della pedofilia. Con sullo sfondo la inquietante ombra della Massoneria. Un quadro che, la settimana prossima, documenti alla mano sarà ancora più chiaro. E non si escludono, dai verbali, clamorose sorprese.

  • Gli scandali nella Diocesi di Cagliari: pedofilia e lettere anonime

    Gli scandali nella Diocesi di Cagliari: pedofilia e lettere anonime

    Ecco i risvolti delle indagini giudiziarie sui sacerdoti nel Cagliaritano: non mancano le clamorose sorprese.

    Negli scandali che hanno sconvolto, di recente, la Diocesi di Cagliari ormai il “menù” quotidiano propone di tutto: indagini canoniche, procedimenti giudiziari (don Luca Pretta, ex parroco di Gesico), avvisi di garanzia (don Marco Lai, parroco di sant’Eulalia), arresti (don Pascal Manca, ex parroco di Villamar, oggi in libertà e in attesa dell’udienza preliminare dopo la chiusura delle indagini), appartenenza alla massoneria (don Giancarlo Dessì, ex parroco di Villamar e Mandas), rinvio a giudizio (don Massimiliano Pusceddu, ex parroco di Decimoputzu) e così via. Una lunga Via Crucis dove anche il Cireneo avrebbe seri problemi a portare la croce, vista l’entità delle accuse mosse nei confronti di alcuni sacerdoti della Diocesi cagliaritana. Nell’elenco delle stazioni della via dolorosa è importante soffermarsi su una in particolare: il ruolo delle lettere anonime e dei corvi nella vicenda della pedofilia.

    Prassi, quella delle accuse senza volto, mal tollerata dall’Arcivescovo di Cagliari Arrigo Miglio che, ascoltato il 16 maggio 2015, dal pubblico ministero Liliana Ledda dichiara a verbale che “non basterebbe l’archivio della Curia per contenerle tutte. Quindi, per prassi, non conserviamo le lettere anonime e non si ritiene possibile, né opportuno dare sviluppo alle indagini”. Parole che pesano come macigni, in queste ore, dove le lettere anonime sembrano farla da padrona. Davanti alla linea adottata dal Vescovo si oppone, infatti, la realtà dei procedimenti giudiziari in corso. Fra tutti quello riguardante l’ex parroco di Villamar don Pascal Manca finito in carcere proprio in seguito ad una lettera anonima che, in calce, portava la firma di tale Virgilio Porcu (risultato estraneo ai fatti). Proprio don Pascal Manca, il 22 aprile 2015, dopo aver ricevuto l’avviso di garanzia per presunta pedofilia, dichiarava a L’Unione Sarda di “Essere innocente. Non conosco ancora i fatti che mi vengono contestati. Non ho letto l’esposto anonimo contro la mia persona” Particolare inquietante, quello della lettera anonima, poiché riportava alcuni fatti già esposti in precedenza proprio al Vescovo di Cagliari Arrigo Miglio e riguardanti la Parrocchia di Mandas.

    Particolare confermato, nella sua deposizione del 16 maggio, dove affermava che “Nell’estate 2013 ricevo la visita di un giovane di Mandas che mi porta delle accuse contro don Pascal e mi assicura che ci sono altri giovani pronti a venire. Cosa che non si è verificata”. Lo stesso Arcivescovo, agli atti, ribadisce che non ha potuto verbalizzare per l’assenza di due testimoni. Una lettera, quindi, che proprio anonima non era, stando a quanto va via emergendo. Altro particolare curioso è che la missiva (che riporta fatti accaduti nel paese di Mandas) è stata inviata nel 2014 non più solo  al Vescovo o al Vaticano ma anche alla Procura e ad alcuni giornali, portando poi alle indagini che, nei primi giorni di maggio, si concluderanno con l’arresto del parroco di Villamar (di cui si darà conto, sulle sue modalità, in un prossimo articolo), mentre a Mandas era parroco il suo successore (e predecessore a Villamar) don Giancarlo Dessì (che, stando al sito della Diocesi, ha come collaboratore operante in Parrocchia padre Ignazio Pili). Lo stesso sacerdote che, il 25 luglio scorso, stando a quanto riportato dalla stampa, dall’altare della chiesa di San Giacomo Apostolo annunciava che “Io e il Vescovo siamo oggetto di calunnie attraverso lettere anonime”. Le stesse che il Vescovo Miglio, stando alle sue affermazioni, non conservava e non utilizzava per dare sviluppo a nuove indagini. Dettagli, qualcuno potrà dire. Gli stessi di cui parla lo storico Aby Warburg trovando nascosto in essi il diavolo.E per restare in tema con Dan Brown tra Angeli e demoni.

  • Sacerdoti nel Cagliaritano, intrighi e veleni con l’ombra Massoneria

    Sacerdoti nel Cagliaritano, intrighi e veleni con l’ombra Massoneria

    Mentre si attende la decisione del giudice, dopo la richiesta di archiviazione del pubblico ministero, sulle accuse di pedofilia contro don Luca Pretta che si sono rivelate, stando agli atti, infondate, trapelano le prime indiscrezioni sulla vicenda che hanno del clamoroso. Ad essere sentiti dagli inquirenti come testimoni sono stati, infatti,  anche alcuni sacerdoti della Diocesi di Cagliari che, a quanto risulterebbe, hanno avuto un ruolo nella vicenda. Il nome, che se confermato farebbe più scalpore, è quello dell’ex parroco di Mandas don Giancarlo Dessì, trasferito dal paese della Trexenta poche settimane fa in seguito alle accuse di appartenenza, dall’estate 2014, ad una loggia massonica di Cagliari. Uno stato vietato per un sacerdote dal diritto canonico.

    A questo si aggiunge, ora, il coinvolgimento nelle accuse di pedofilia contro don Luca Pretta. Una vicenda che secondo il pubblico ministero Liliana Ledda vede “la notizia di reato infondata”. Proprio al magistrato, il 16 maggio 2015, l’Arcivescovo di Cagliari Arrigo Miglio aveva riferito di aver ricevuto, poco tempo prima,  “una signora di Gesico per dirmi che un ragazzo da minorenne avrebbe subito degli abusi da don Pretta”. Accuse confermate, alcuni giorni dopo, da un altro cittadino di Gesico e che, dopo le indagini, non hanno avuto comunque riscontro. Tra gli aspetti più clamorosi vi sarebbe, comunque, la dichiarazione resa a verbale secondo cui, già a fine 2014, il Dessì avrebbe contattato in prima persona la donna per attivarsi in tal senso (mentre l’indagine è partita solo sei mesi dopo). Oltre a Dessi (che avrebbe indicato agli inquirenti anche il nome di altri sacerdoti informati sui fatti) sono stati sentiti anche altri preti. Un coinvolgimento e una coincidenza curiosa anche perché (il sacerdote era a Mandas dal 2012), come dichiarato dallo stesso Vescovo alla Procura, “nell’estate 2013 ho ricevuto la visita di un giovane di Mandas che mi porta delle accuse contro don Pascal e mi assicura che ci sono altri giovani pronti a venire, cosa che non si è verificata”. L’indagine canonica si concluse nel 2014 senza esiti e solo l’intervento della Procura, nel maggio 2015, portò all’arresto di don Pascal Manca, allora parroco di Villamar (Manca aveva sostituto proprio il Dessì). Pochi giorni dopo l’avvio delle indagini anche contro don Luca Pretta, allora parroco di Gesico (della Vicaria di Mandas) prossime all’archiviazione. I due procedimenti hanno tratti e protagonisti in comune? Sono gli stessi coinvolti anche nelle accuse contro il parroco della Cattedrale don Alberto Pala? I contorni del thriller ci sono tutti anche perché, come ha riferito un sacerdote della Diocesi a Casteddu Online, è curioso che siano stati colpiti preti considerati, a torto o a ragione tradizionalisti. Anche perché non si escludono nuovi colpi di scena dalla lettura degli atti. Con sullo sfondo l’ombra della massoneria. Per la serie intrighi e veleni.