Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • “Sesso in chat con ragazzini per soldi”: padre Esposito condannato a 5 anni

    “Sesso in chat con ragazzini per soldi”: padre Esposito condannato a 5 anni

    Condannato a 5 anni per violenza sessuale ma assolto dall’accusa di materiale pedopornografico. Così ha deciso il collegio del tribunale di Termini Imerese, presieduto da Vittorio Alcamo, per padre Vincenzo Esposito. Il sacerdote di 64 anni, originario di Caltavuturo, ere stato arrestato ad agosto scorso nel Perugino, dove esercitava dal 2013. Secondo l’accusa, stando a quanto emerso dalle indagini, avrebbe pagato dei ragazzini, anche con piccole somme, per mostrarsi in videochat nudi o in atteggiamenti sessualmente espliciti. Solo a uno dei quattro ragazzini coinvolti che si erano costituiti, assistito dall’avvocato Francesco Paolo Sanfilippo, è stato riconosciuto il diritto a un risarcimento da quantificare in sede civile. Gli atti sono stati restituiti al pm per vagliare la posizione di un giovane e della madre in relazione all’ipotesi del reato di falsa testimonianza per ciò che hanno raccontato durante il processo.

    Il caso era scoppiato l’estate dello scorso anno quando il parroco, originario di Caltavuturo, era finito in manette insieme alla madre (ancora sotto indagine) di uno dei ragazzi, tutti di 16-17 anni, che avrebbero ricevuto 10, 20 o 30 euro sulle loro carte ricaricabili per le “prestazioni”. Una di queste storie riguarda proprio la donna arrestata, una cinquantunenne che in alcune occasioni avrebbe anche accettato del denaro per consentire che il sacerdotte incontrasse, sebbene attraverso uno schermo, il figlio. L’inchiesta era nata per caso, quando i militari avevano captato alcune telefonate nell’ambito di un’altra indagine.

    Esposito, difeso dall’avvocato Renato Vazzana, quando venne arrestato esercitava il ministero in provincia di Perugia, in passato però era stato anche a Termini Imeresel e al Buccheri La Ferla. I ragazzini, tutti residenti nel comprensorio di Termini, sarebbero stati tutti in una condizione di disagio economico ed avrebbero utilizzato il denaro ricevuto in cambio delle chat a sfondo sessuale per comprare sigarette, tagliarsi i capelli o banalmente andare a mangiare una pizza con la fidanzata. Come emergeva dall’ordinanza di custodia cautelare del gip Fabio Pilato, per il prete ogni momento sarebbe stato buono per guardare – anche contemporaneamente – gli adolescenti in atteggiamenti intimi, prima di una messa, ma anche subito dopo aver celebrato un funerale.

    Il più delle volte, come emerso dalle intercettazioni, sarebbe stato il parroco a cercare i ragazzini che si rivolgevano nei modi più diversi.  “Sei la mia vita, don Vincè”, “ti voglio bene” e “sono innamorato pazzamente”, avrebbero detto le presunte vittime al sacerdote. In alcuni casi, però, non avrebbero esitato – in caso di ritardi nei pagamenti – ad insultare padre Esposito chiamandolo “cornuto” o “testa di minchia”. “Stamattina ti ho messo 30 euro, ora – diceva – metterò 20 anche perché carissimo sono tre, non è che è uno solo… C’è tuo fratello, quello ha portato un amico di cui non ho visto nulla, sappilo, perché non si vedeva, però lui dice di fargli un regalino comunque”, affermava l’imputato il 24 aprile 2021. Che poi aggiungeva: “Tre sono già 60, più 30, non è che posso spendere 100 euro al giorno”.

    “A me piacerebbe fare l’amore con te e lui insieme, non l’ho mai fatto in tre”, diceva Esposito in una conversazione dell’11 maggio. E uno dei ragazzini gli rispondeva: “Lo faremo allora, padre Vincè” e poi aggiungeva: “Mi aiuta allora oggi? Padre Vincè, non è che mi può mandare 50 euro per favore?”. Il sacerdote replicava: “Ti ho detto che ti mando 30 euro perché 20 li ho promessi al nostro caro”. Il ragazzo insisteva: “Ma con questi mi sta facendo il regalo di compleanno… Io lo so che lei me lo fa, lo so che mi vuole bene, amunì, padre Vincè, la mia vita sei! Sei la mia vita!”. L’imputato allora chiedeva: “Senti, ma ti fai vedere un attimo? Ti voglio vedere…”.

    Dopo l’arresto di padre Esposisto, l’estate scorsa, l’Arcidiocesi di Perugia – sino ad oggi guidata dal cardinale Gualtiero Bassetti – aveva inviato una nota sottolineando lo “stupore” e il “dolore” per la notizia dell’arresto. In quell’occasione, attraverso una nota, era stato precisato “che mai alcuna segnalazione è giunta all’autorità ecclesiastica relativa ai fatti oggetto dell’indagine”. Il sacerdote dovrà adesso affrontare anche l’indagine della commissione ecclesiastica vaticana e un eventuale procedimento del Tribunale ecclesiastico regionale che potrebbe portare, dopo la sospensione dal sacerdozio, anche alla riduzione allo stato laicale.

    https://www.palermotoday.it/cronaca/condanna-padre-vincenzo-esposito-sesso-chat-ragazzini.html

  • Festini a base di sesso e droga: prete indagato anche per possesso di materiale pedopornografico

    Festini a base di sesso e droga: prete indagato anche per possesso di materiale pedopornografico

    Don Alberto Bastoni, riminese, ex vice parroco della cattedreale di Ascoli Piceno, si è recato ieri in udienza per venire ascoltato nel processo che vede imputati un uomo e una donna con l’accusa di avergli spacciato cocaina. La vicenda risale al  giugno del 2020, quando i Carabinieri del capoluogo ascolano, a seguito di una perquisizione in Curia, avevano trovato Don Alberto in possesso di poco più di tre grammi di sostanza stupefacente.

    Il religioso era stato accolto nella provincia meridionale delle Marche dopo essere stato coinvolto in un altro scandalo nel 2012, quando era parroco di Collevalenza, frazione di Todi in provincia di Perugia, dove venne trovato in possesso di cocaina in macchina e in seguito indicato da un testimone come frequentatore di festini a base di sesso e droga.

    All’ udienza di ieri, nel ripercorrere i fatti del 2020 ha raccontato di essersi recato dalla imputata, una donna brasiliana di 44 anni, per una prestazione sessuale e di aver poi assunto la cocaina che lei stessa gli avrebbe procurato. In precedenza ne avrebbe acquistata un altro quantitativo dal secondo imputato, originario della città.

    L’ex religioso, sospeso dalla diocesi di Ascoli Piceno nell’immediatezza dei fatti, era stato indagato anche dalla Procura di Ancona per detenzione e  scambio di materiale pedopornografico scaricato da internet.

    https://picchionews.it/cronaca/ascoli-don-alberto-bastoni-assuntore-di-cocaina-indagato-per-possesso-di-materiale-pedopornografico

  • Cei, Zuppi e Lojudice favoriti dopo Bassetti: pedofilia primo test

    Cei, Zuppi e Lojudice favoriti dopo Bassetti: pedofilia primo test

    Città del Vaticano, 18 mag. (askanews) – La Conferenza episcopale italiana deciderà il proprio presidente, nel corso dell’assemblea generale in programma a Roma da lunedì a venerdì prossimi, 23-27 maggio, che succederà al cardinale Gualtiero Bassetti e dovrà affrontare, quale primo impegno, la questione di un’indagine storica sugli abusi sessuali su minori avvenuti nella Chiesa italiana.

    A restringere il novero dei candidati più probabili è stato papa Francesco, che in un recente colloquio con il Corriere della sera, ha affermato: ‘Adesso la prossima assemblea dovrà scegliere il nuovo presidente della Cei, io cerco di trovarne uno che voglia fare un bel cambiamento. Preferisco che sia un cardinale, che sia autorevole. E che abbia la possibilità di scegliere il segretario, che possa dire: voglio lavorare con questa persona’.

    Sono solo cinque, attualmente, i cardinali italiani con meno di 75 anni: l’arcivescovo di Firenze, Giuseppe Betori (75 anni), l’arcivescovo de L’Aquila, Giuseppe Petrocchi (73 anni), il vicario per la diocesi di Roma, Angelo De Donatis (68 anni), l’arcivescovo di Bologna, Matteo Maria Zuppi (66 anni), e l’arcivescovo di Siena-Colle di Val d’Elsa-Montalcino, Paolo Lojudice (57 anni).

    Questi ultimi due, in particolare, entrambi ex vescovi ausiliari di Roma, entrambi ‘preti di strada’, molto impegnato nella pastorale con rom e migranti Lojudice, un passato nella comunità di Sant’Egidio e una spiccata sensibilità per i temi della pace, dell’ecumenismo e della giustizia sociale Zuppi, sembrano particolarmente in sintonia con Bergoglio, oltre ad aver dato buona prova di governo nelle loro diocesi.

    Qualità particolarmente indicate per quel ‘rinnovamento della Chiesa italiana’ che, auspicato già da tempo da Francesco, il cardinal Bassetti, evidentemente, non ha realizzato.

    ‘Spesso ho trovato una mentalità preconciliare che si travestiva da conciliare’, ha detto Bergoglio sempre nell’intervista al Corriere. ‘In continenti come l’America latina e l’Africa è stato più facile. In Italia forse è più difficile. Ma ci sono bravi preti, bravi parroci, brave suore, bravi laici. Per esempio una delle cose che tento di fare per rinnovare la Chiesa italiana è non cambiare troppo i vescovi. Il cardinale Gantin diceva che il vescovo è lo sposo della Chiesa, ogni vescovo è lo sposo della Chiesa per tutta la vita. Quando c’è l’abitudine, è bene. Per questo cerco di nominare i preti, come è accaduto a Genova, a Torino, in Calabria. Credo che questo sia il rinnovamento della Chiesa italiana’.

    L’indicazione del papa, peraltro, corregge, almeno parzialmente, la dinamica, avviata dallo stesso Bergoglio, di responsabilizzare i vescovi italiani. Tradizionalmente, infatti, quella italiana era l’unica conferenza episcopale nazionale che non eleggeva il proprio presidente, come avviene in tutti gli altri paesi, perché era il papa, che è anche primate d’Italia, che lo sceglieva. Anni fa Jorge Mario Bergoglio ha chiesto all’episcopato italiano di eleggersi il presidente, ma i vescovi hanno fatto resistenza, e alla fine è stato sancito un compromesso: l’assemblea dei vescovi elegge una terna – ciò che dovrebbe avvenire all’inizio della prossima settimana – e tra i tre nomi prescelti il papa sceglie, liberamente, il presidente.

    Così è avvenuta, cinque anni fa, l’elezione del cardinale Gualtiero Bassetti, verso il quale già nel febbraio 2014 Francesco aveva mostrato una predilizione elevandolo, lui pastore di diocesi secondaria, a dignità cardinalizia: eletto dall’assemblea dei vescovi in una terna, assieme a Franco Giulio Brambilla e al cardinale Francesco Montenegro, fu nominato dal pontefice presidente della Cei il 24 maggio 2017.

    Scelta che rispecchiava un iniziale sintonia tra il vescovo di Roma e l’arcivescovo di Perugia e Città della Pieve. L’elezione dell’arcivescovo di Buenos Aires al Conclave del 2013, di certo, fu percepito da molti vescovi italiani come unadoccia fredda. Per errore, subito corretto, la Cei, peraltro, aveva diramato, pochi minuti dopo la fumata bianca, un messaggio di congratulazioni per l’elezione al soglio pontificio di… Angelo Scola, allora arcivescovo di Milano, un radicato passato in Comunione e liberazione, e candidato ideale di diversi porporati conservatori. L’incontro decennale dei vescovi a Firenze, nel 2015, quando presidente della Cei era ancora il cardinale arcivescovo di Genova Angelo Bagnasco, ufficializzò una notevole distonia tra il pontefice argentino e l’episcopato italiano: ‘Che Dio protegga la Chiesa italiana da ogni surrogato di potere, d’immagine, di denaro’, tuonò a Firenze Bergoglio. Su quello sfondo, l’arrivo di Bassetti alla guida della Cei, due anni dopo, si immaginava segnasse una correzione di rotta verso una maggiore sintonia col papa. Cosa effettivamente avvenuta – se si pensa, in particolare, alla distanza dai toni battaglieri dell’era del cardinale Camillo Ruini sui cosiddetti ‘valori non negoziabili’ – ma solo parzialmente.

    Nel corso degli anni, infatti, il rapporto tra Bergoglio e Bassetti si è raffreddato, e non per motivi personali. Più volte, proprio facendo riferimento all’incontro di Firenze, il papa ha lamentato la mancanza di reazioni dell’episcopato italiano alle proprie indicazioni, in particolare a quelle esposte nell’esortazione apostolica Evangelii Gaudium. Il pontefice ha dovuto insistere ripetutamente, privatamente e pubblicamente, perché finalmente la Cei decidesse, come le Chiese di altri paesi, di lanciare un percorso sinodale nazionale.

    Quando è arrivata la pandemia, poi, i toni aspri adottati dalla Conferenza episcopale italiana nei confronti del governo Conte in merito alle restrizioni sanitarie sono state pubblicamente sconfessate dal papa, preoccupato sì di tenere le chiese aprte, ma d’accordo a limitare la partecipazione alle funzioni religiose, e soprattutto attento a non guastare la collaborazione tra Chiesa e Stato.

    L’ultimo incidente è avvenuto nuovamente a Firenze: lungamente preparato, lo scorso febbraio la Cei ha organizzato, insieme al comune di Firenze, un incontro sul Mediterraneo nel nome di Giorgio La Pira. Il papa avrebbe dovuto partecipare, ma ha annullato pochi giorni prima: un male al ginocchio, ha spiegato la sala stampa vaticana. Ma, a quanto si è appreso, c’era anche dell’altro. In particolare, la presenza di Marco Minniti, ex ministro dell’Interno all’epoca degli accordi con la Libia, criticata anche all’interno della stessa curia fiorentina, avrebbe indotto il pontefice non solo a dare forfait ma a non citare neppure, durante i saluti all’Angelus di quella domenica, il convengo di Firenze. Un’assenza vissuta in Cei come uno schiaffo in faccia.

    Ora il prossimo presidente della Cei dovrà ‘fare un bel cambiamento’, nelle parole di papa Francesco. A partire dalla questione degli abusi sui minori. I vescovi ‘intendono promuovere una migliore conoscenza del fenomeno per valutare e rendere più efficaci le misure di protezione e prevenzione’, recitava il comunicato dell’ultimo consiglio permanente, a marzo, nel quale, peraltro, la Cei rivendicava i servizi diocesani per la tutela dei minori e i 140 centri d’ascolto già costituiti.

    Negli anni passati gli episcopati di diversi paesi (Stati Uniti, Germania, Francia, da ultimo Portogallo, Svizzera e Spagna) hanno commssionato inchieste indipendenti, altrattanto hanno fatto singole diocesi, come Monaco di Baviera, e in altri paesi sono stati i governi (Irlanda, Australia) a svolgerne, per indagare sugli abusi sessuali su minori avvenuti negli ultimi decenni nella Chiesa. Ipotesi che, però, all’interno della Conferenza episcopale italiana trova alcuni a favore, altri contrari. ‘La giustizia non è giustizialismo’, ha avuto a dire il cardinale Bassetti, ‘e non si renderebbe un buon servizio né alla comunità ferita né alla Chiesa se si operasse in maniera sbrigativa, tanto per dare dei numeri’. Ma ‘la gente, come abbiamo visto in tante parti del mondo, non si fida più della giustizia all’interno della Chiesa, non accetta più numeri che sono stati rivisti e ricavati da processi o persone controllate dalla Chiesa perché vogliono sapere da fonti indipendenti e ogettive quello che viene fuori e quindi in questo senso prima o poi questa esigenza arriverà’, ha detto da parte sua padre Hans Zollner, gesuita e psicologo, grande esperto vaticano della materia: ‘O la Chiesa decide di farlo per conto suo e ordinare a persone indipendenti come successo in Germania, in Francia, come adesso anche la Conferenza episcopale portoghese sta facendo oppure a un certo punto sarà costretta perchè lo Stato, o chi per lo Stato, adirà a sè questo tipo di processi’.

    Il nodo sarà capire se un’indagine verrà avviata o meno, chi sarà a svolgerla (se un’istanza terza e indipendente o la stessa Conferenza episcopale) e quale sarà l’oggetto di studio (se i soli abusi avvenuti nell’ambito della Chiesa o la pedofilia nella società più ampia). L’ormai ex segretario della Cei, mons. Stefano Russo, da poco nominato dal papa vescovo di Civitavecchia, ha partecipato all’Osservatorio per il contrasto della pedofilia e della pedopornografia minorile che si è svolto a inizio maggio alla presenza della ministra per le pari opportunità e la famiglia, Elena Bonetti.

    Negli ultimi mesi, intanto, è nato un Coordinamento italiano contro gli abusi nella chiesa cattolica, con hastag #ItalyChurchToo, che sta monitorando, in accordo con l’associazione Rete l’abuso, i casi noti in Italia, e fa pressione sulla Cei in vista dell’assemblea della prossima settimana. L’associazione chiederà, in una lettera ai vescovi pubblicata lunedì prossimo, ‘precise misure necessarie e improrogabili nell’ambito della lotta agli abusi nella Chiesa cattolica, che allineino l’operato della Chiesa italiana a quello di altre Conferenze episcopali e dissolvano i dubbi relativi alle reticenze e alle resistenze dell’episcopato italiano riguardo all’emersione della reale portata del fenomeno in Italia’. Per il prossimo presidente, chinunque egli sarà, sarà il primo banco di prova.

    https://www.askanews.it/esteri/2022/05/18/cei-zuppi-e-lojudice-favoriti-dopo-bassetti-pedofilia-primo-test-pn_20220518_00176/

  • A processo l’ex prete accusato di abusare di giovani profughi

    A processo l’ex prete accusato di abusare di giovani profughi

    Inizierà il prossimo 20 settembre di fronte al tribunale di Terni in composizione collegiale, il processo a carico di un ex prete 59enne di Pisa – L.G. le sue iniziali – accusato di violenza sessuale, prostituzione minorile e sostituzione di persona in relazione ai fatti avvenuti presso il centro accoglienza profughi di Villanova di Orvieto (Terni) fra il 2016 e il 2020. L’uomo è stato rinviato a giudizio dal gip di Perugia su richiesta del pubblico ministero Mara Pucci, titolare del fascicolo. L’indagine era stata condotta dagli agenti della polizia di Stato del commissariato di Orvieto.

    Le accuse ‘sessuali’

    All’ex prete – non più tale dal 2004 – viene addebitato di aver imposto la sua ‘legge’ all’interno della struttura di accoglienza, anche con metodi intimidatori e facendo capire senza mezzi termini che l’obbedienza dei giovani ospiti di nazionalità straniera, sarebbe stata ripagata con agevolazioni come documenti, sussidi economici ed altri vantaggi. Per ‘obbedienza’, però, l’ex presule intendeva anche prestazioni sessuali – talvolta remunerate con 50 euro – da parte dei ragazzi, anche minorenni all’epoca dei fatti. In un caso il 59enne pisano avrebbe anche millantato contatti con il mondo della moda, per convincere uno dei giovani profughi a sfilare nudo nel suo appartamento e facendogli credere, a suon di complimenti, che avrebbe potuto guadagnare fino a 2 mila euro a sfilata.

    Finto prete

    Ma non è tutto. L’ex prete era solito indossare l’abito talare e celebrare messa, nonostante non fosse più sacerdote della chiesa cattolica dal 2004. Fatto, questo, che avrebbe tratto in inganno più persone fra addetti della struttura orvietana, ospiti, forze dell’ordine, agli occhi dei quali l’uomo avrebbe acquistato una certa credibilità proprio in ragione del suo ruolo di religioso. Da qui l’ulteriore contestazione di cui dovrà rispondere di fronte al tribunale di Terni, dove a difenderlo ci sarà l’avvocato Emilio Festa. Una delle parti civili costituite è invece assistita dall’avvocato Nicola Pepe.

    A processo l’ex prete accusato di abusare di giovani profughi

  • “Faceva sesso in chat con ragazzini in cambio di soldi”, via al processo per un sacerdote

    “Faceva sesso in chat con ragazzini in cambio di soldi”, via al processo per un sacerdote

    Si è aperto il processo a carico di padre Vincenzo Esposito, il sacerdote di 64 anni, originario di Caltavuturo ma assegnato alla parrocchia di San Feliciano Magione (Perugia), accusato di prostituzione minorile perché avrebbe preteso da quattro sedicenni prestazioni sessuali a pagamento attraverso delle videochiamate. Dieci, venti, trenta euro al massimo, questo avrebbe versato il prete per vedere ragazzini mastrubarsi e godere tramite chat Whatsapp e Messenger. Per l’imputato la Procura aveva chiesto ed ottenuto il giudizio immediato e adesso è in corso il dibattimento davanti al tribunale di Termini Imerese.

    Esposito era stato arrestato dai carabinieri ad agosto dell’anno scorso, insieme alla madre di una delle presunte vittime che, secondo l’accusa, avrebbe lucrato sulle prestazioni del figlio, pretendo una tangente di 5 o 10 euro sulle somme che il ragazzo avrebbe ricevuto dal prete. Per lei le indagini sono ancora in corso. Entrambi, difesi rispettivamente dagli avvocati Renato Vazzana e Giuseppe Minà, hanno sempre respinto le accuse.

    L’inchiesta era nata per caso, quando i militari avevano captato alcune telefonate, tra aprile e luglio dell’anno scorso, nell’ambito di un’altra indagine. Esposito, quando venne arrestato esercitava il ministero in provincia di Perugia, ma in passato era stato non solo a Termini Imerese (tre delle presunte vittime vivono proprio lì), ma anche al Buccheri La Ferla.

    I ragazzini sarebbero stati tutti in una condizione di disagio economico ed avrebbero utilizzato il denaro ricevuto in cambio delle chat a sfondo sessuale per comprare sigarette, tagliarsi i capelli o banalmente andare a mangiare una pizza con la fidanzata. Come emergeva dall’ordinanza di custodia cautelare del gip Fabio Pilato, per il prete ogni momento sarebbe stato buono per guardare – anche contemporaneamente – gli adolescenti in atteggiamenti intimi, prima di una messa, ma anche subito dopo aver celebrato un funerale.

    “Sei la mia vita, don Vincè”, “ti voglio bene” e “sono innamorato pazzamente”, così avrebbero detto le presunte vittime al sacerdote, e sarebbero state sempre pronte per una videochiamata proprio perché – sostiene la Procura – avrebbero avuto bisogno di soldi. E non avrebbero esitato ad insultare l’imputato, chiamandolo “cornuto” o “testa di minchia”, quando avrebbe ritardato i pagamenti.

    “Stamattina ti ho messo 30 euro, ora metterò 20 anche perché carissimo sono tre, non è che è uno solo… C’è tuo fratello, quello ha portato un amico di cui non ho visto nulla, sappilo, perché non si vedeva, però lui dice di fargli un regalino comunque”, affermava l’imputato il 24 aprile dell’anno scorso, e aggiungeva: “Tre sono già 60, più 30, non è che posso spendere 100 euro al giorno”.

    “A me piacerebbe fare l’amore con te e lui insieme, non l’ho mai fatto in tre”, diceva Esposito in una conversazione dell’11 maggio. E uno dei ragazzini gli rispondeva: “Lo faremo allora, padre Vincè” e poi aggiungeva: “Mi aiuta allora oggi? Padre Vincè, non è che mi può mandare 50 euro per favore?”. Il sacerdote replicava: “Ti ho detto che ti mando 30 euro perché 20 li ho promessi al nostro caro”. Il ragazzo insisteva: “Ma con questi mi sta facendo il regalo di compleanno… Io lo so che lei me lo fa, lo so che mi vuole bene, amunì, padre Vincè, la mia vita sei! Sei la mia vita!”. L’imputato allora chiedeva: “Senti, ma ti fai vedere un attimo? Ti voglio vedere…”.

    In un’altra circostanza il sacerdote diceva: “Se volete mi fate una videochiamata se state insieme, mi fate felice… Non la potete fare appena arrivate a casa? Siete tutti e due? Gliel’hai detto a lui quanto ti amo? La nostra deve essere una cosa speciale… Ci sentiamo questa sera, non mi deludete, vi aspetto!”. Ma sono state registrate anche le conversazioni tra i ragazzi: “Chiama a quello – diceva uno di loro – perché vuole sentire a te…” e l’altro: “Ma io non ci chiamo, compà, perché non ne manda soldi!”. Il giovane rispondeva: “Minchia, ma tu ogni giorno soldi vuoi mandati? Gli devi dire: ‘Che fai?’, tanto per… Mi ha detto: ‘Ma perché non mi ha chiamato lui, l’altra volta dovevamo fare la videochiamata insieme’ e gli ho detto: ‘Oggi ha avuto impegni, padre Vincè, è un ragazzo a posto, capace che non ha potuto rispondere’ e mi fa: ‘Io lo voglio bene però lui mi deve chiamare, lo voglio sentire io’, tu ci devi chiamare, cretino!”. Ma l’altro adolescente non era convinto: “Compà, lui mi deve sucare la minchia, glielo hai detto questo? Niente manda oggi?”, ma l’altro insisteva: “No, oggi non gli chiedere soldi, glieli chiediamo domani, tutti e due… Chiamaci oggi e gli dici tanto per, ‘che fai?’ e poi domani ci mandiamo la botta di 30 euro l’uno! Non ti fare mandare soldi oggi!”.

    https://www.palermotoday.it/cronaca/prete-sesso-chat-prostituzione-minori-processo.html

  • Indossava la tonaca e diceva messa l’ex prete che offriva soldi ai minorenni per fare sesso

    Indossava la tonaca e diceva messa l’ex prete che offriva soldi ai minorenni per fare sesso

    di Enzo Beretta – Prostituzione minorile, atti sessuali con minorenni, sostituzione di persona. Sono queste le accuse rivolte a un ex prete pisano di 58 anni che in una struttura di accoglienza per profughi a Villanova di Orvieto, «simulando di essere un sacerdote e abusando della qualità di ospite e responsabile educativo», ha fatto sesso con alcuni migranti approfittando delle «condizioni di inferiorità psichica e fisica delle vittime» minorenni e in «posizione precaria e disagiata».

    L’udienza preliminare e il mondo della moda Contro l’ex sacerdote, ridotto allo stato laicale ormai dal 2004, inizierà l’udienza preliminare il 20 gennaio. Il fascicolo è sul tavolo del giudice Angela Avila. Nella richiesta di rinvio a giudizio il sostituto procuratore Mara Pucci racconta i «metodi autoritari» utilizzati dall’indagato nell’estate 2017 insieme a «un clima di generale intimidazione, o comunque soggezione, in cui l’obbedienza alle sue regole era precondizione per ottenere più agevolmente documenti, sussidi economici e altri vantaggi, insieme alla permanenza nella struttura di accoglienza». Le carte, però, raccontano anche di squallidi atti sessuali con un giovane all’epoca 17enne e di proposte indecenti a un altro suo coetaneo, avvenuti nell’appartamento del finto prete che offriva soldi per pratiche sessuali e di prestarsi a sfilare nudo «millantando contatti con l’ambiente della moda».

    I messaggi Attirava la sua preda con la promessa di denaro – si legge negli atti della Procura umbra – «cercando di vincerne le resistenze» parlandogli della «possibilità di fargli guadagnare molti soldi, anche duemila euro a sfilata, lusingandolo con complimenti sulla bellezza del suo corpo e provocandolo con domande esplicite». Tradotto nel linguaggio del Codice penale: prostituzione minorile. Contro il pisano – si legge – ci sono anche quei «petulanti messaggi allusivi» nei quali l’indagato ricordava al giovane: «Non dimenticare ciò che ti ho detto, vieni a trovarmi e non perdere tempo perché il tempo è denaro».

    Sacerdote fino al 2004 quando la Chiesa lo allontanò Secondo la Procura di Perugia distrettualmente competente per i reati contestati il 58enne «si è falsamente attribuito la qualità di sacerdote della Chiesa cattolica, dalla quale era stato allontanato fin dal 2004» sembrando ancor più credibile «indossando abitualmente l’abito talare e celebrando messa». L’obiettivo, infatti, era quello di «essere ben accolto nella struttura d’accoglienza di Villanova e conquistarsi credibilità, fiducia e autorevolezza anche negli uffici della questura per il disbrigo delle pratiche di immigrazione, inducendo in errore gli ospiti e i gestori della struttura», con l’aggravante di «aver commesso il fatto anche al fine di agevolare la consumazione dei reati sessuali».

    Quindici testimoni contro Tra le fonti di prova vengono elencate le indagini svolte dagli agenti del commissariato di Orvieto, le annotazioni di polizia giudiziaria, una relazione di servizio dei carabinieri di San Venanzo, la trascrizione dei messaggi vocali e le sommarie informazioni rese da una quindicina di testimoni.

    Indossava la tonaca e diceva messa l’ex prete che offriva soldi ai minorenni per fare sesso

  • Belve senza embargo – Una cultura criminale che padre Hans Zollner ribattezza

    Belve senza embargo – Una cultura criminale che padre Hans Zollner ribattezza

    Di Francesco Zanardi – Nelle dichiarazioni rilasciate a “The Tablet” padre Hans Zollner – Presidente del Centro per la protezione dell’infanzia del Vaticano – sottolinea la necessità di assistere i preti pedofili, fino a recluderli a vita, ma sottolinea anche “volontariamente e in case gestite dalla chiesa”.

    Gesuita come il suo padrone fa una astuta e ingannevole dichiarazione, in quanto 1): quelle strutture già esistono, sono le carceri di cui ogni Stato è fornito, 2): perché mai limitarle ai preti e non a tutti i criminali pedofili ? Con il colletto da prete o meno sono comunque pedofili, o sbaglio?

    Ma quindi, perché mai la necessità di tali strutture per le quali la chiesa, magari, chiede anche sostegno economico allo Stato? Chieda piuttosto allo Stato di occuparsi del problema, anche sotto l’aspetto del monitoraggio medico e terapeutico del paziente pedofilo – prete o meno – d’altra parte se l’interesse vero sono i bambini, perché questa differenza?

    Certo, non serviva l’acutezza di padre Zollner per scoprire, nel 2021, che i pedofili sono ad altissimo rischio di reiterazione. Questo, soprattutto la chiesa dovrebbe saperlo bene, date le direttive (segrete fino al 2001) che già nel 1962 aveva attuato, informandone nuovamente nel 2001 i vescovi “La direttiva è tutt’ora in vigore”. Zollner su questo pecca di ignoranza! Sta a vedere che non sa neppure che il papa emerito fu incriminato in Texas per aver ricordato ai vescovi la direttiva, intralciando la giustizia. Si salvò dal processo solo perchè papa: chiese l’immunità.

    Lo stesso Zollner che imbarazza persino la prestigiosa università di Harvard, dove tiene un simposio per le vittime ma senza vittime presenti.

    Rivelazioni pari alla scoperta dell’acqua calda fatte ai media e subito riportate con clamore, come quella di papa Francesco «La violenza su un bambino è un omicidio psicologico». Da anni ne parlano psicologi e riviste serie come LEFT. Qui il loro ultimo articolo, a cura di Federico Tulli, antecedente alle ovvietà vecchie di vent’anni dette da Bergoglio, che non è improbabile abbia preso spunto proprio da LEFT.

    Tuttavia, restando nel concreto, ora che finalmente il papa ha capito il problema: perché allora lo dice solo ai media e non si rivolge a tutti i lacchè che ha nella politica italiana? Potrebbe risolvere davvero il problema delle vittime di cui il Vaticano non si vuole fare carico.

    A una sua richiesta farebbero immediatamente a gara srotolandosi come zerbini ed almeno, anche in Italia, potremmo assistere le vittime, oggi abbandonate dallo Stato, e non solo i criminali pedofili sostenuti dallo Stato per amicarsi il Vaticano.

    Una volta tanto potremo persino evitare a Bergoglio la solita straziante frustrazione di ringraziarsi per auto acclamazione.

    Giuro! lo faremmo noi e sarebbe persino sincero e autentico!

    Tornando alle strutture per i preti criminali, e si, c’è un tacito accordo tra lo Stato italiano e il Vaticano che già dal 2010 fornisce di fatto l’impunità ai preti criminali.

    Come facciamo a saperlo?

    Ce lo segnalarono per primi i sacerdoti di Perugia, da quanto traspare nella missiva, il problema non erano tanto per i bambini ma, come sempre, la loro onorabilità qualora qualcuno restasse stuprato e per disgrazia la cosa diventasse pubblica… Meglio che niente, individuammo almeno la prima struttura, Villa Sacro Cuore.

    Un tema poi approfondito e, come racconta l’inchiesta giornalistica edita in “Giustizia divina” – Ecco dove sono nascosti i preti e le suore che imbarazzano il Vaticano – ha portato all’individuazione di ben 23 strutture sul solo suolo italiano e al censimento, da parte degli autori del libro che, interrogate le 192 carceri italiane, come risposta hanno ottenuto: al momento abbiamo 5 sacerdoti in carcere, dei quali 1 condannato per pedofilia.

    Non serve un genio a capire dove siano finiti i più di 300 preti che la Rete L’ABUSO ha censito sulla mappa italiana, se non sono in carcere e non sono morti…

    Zollner non è il primo a lanciare campagne di inciviltà come questa, che ha come unico scopo quello di salvare il prete e non le sue vittime. Marco Ermes Luparia, diacono e psicoterapeuta proprio in una di queste strutture, anche lui invoca l’impunità al fine del recupero. Anche lui non parla delle vittime, ma solo di salvare i criminali che le hanno ridotte tali.

    A “The Tablet”, quasi scocciato Zollner afferma; “Ogni volta che la Chiesa ha sottolineato che aveva anche il dovere di prendersi cura dei colpevoli, la gente l’ha subito accusata di pensare ancora una volta più ai colpevoli che alle vittime, ha detto Zollner. Ma non era questa l’intenzione qui. Si trattava di impedire a più minori di diventare vittime.”

    Stride molto la presunta affermazione di Zollner – tutta da dimostrare – che si tratterebbe di non voler produrre altre vittime e non di salvare il prete, quando puntualmente vediamo preti come don Rugolo denunciati alla chiesa, che immediatamente vengono trasferiti. Altri che, dopo il carcere, tornano in parrocchia come don Massaferro ecc.

    Sembra più della serie “se ci beccano abbiamo il paracadute per il prete”. Anche perchè, nei fatti, quale vittima è stata mai aiutata o indennizzata dalla chiesa? Gli unici indennizzi alle vittime li ha dati la giustizia dello Stato, non certo il Vaticano, che più di venti anni gira intorno al problema senza risolverlo.

    Una mancanza di responsabilità e civiltà tipica di tutte le culture criminali, come quella vaticana, che mettono in primo piano non la persona ma l’istituzione; la propria onorabilità; i possibili danni e, solo poi la persona (vittima), ma rea di aver creato il problema reclamando un suo diritto.

    2021 anni di esperienza non solo pedocriminale, ma comunque riconosciuta senza pari in ogni angolo del mondo dove il Vaticano è arrivato, tanto da meritare lo slogan “dove c’è un prete pedofilo, c’è una chiesa che lo protegge”.

    Zanardi

  • Le videochiamate del prete e le proposte ai ragazzini: “Facciamolo in tre, vi mando 20 euro”

    Le videochiamate del prete e le proposte ai ragazzini: “Facciamolo in tre, vi mando 20 euro”

    I retroscena dell’arresto di padre Vincenzo Esposito per un presunto giro di prostituzione minorile. Avrebbe sfruttato lo stato di bisogno di 4 sedicenni per costringerli a toccarsi in chat: “Deve essere speciale, non mi deludete”. Da identificare almeno altre 3 vittime. I ragazzi avrebbero usato i soldi per comprare sigarette o tagliarsi i capelli

    Dieci, 20, 30 euro al massimo. Tanto avrebbe pagato Vincenzo Esposito, il parroco di 63 anni, originario di Caltavuturo ma che esercitava a San Feliciano Magione, in provincia di Perugia, per vedere ragazzini masturbarsi e godere. Piccole somme che i giovani, tutti originari del Palermitano, avrebbero utilizzato per comprare le sigarette, per tagliarsi i capelli o per andare a mangiare una pizza con la fidanzata. E per il prete – come emerge dall’ordinanza di custodia cautelare – ogni momento sarebbe stato buono per guardarli, anche contemporaneamente, prima di una messa e subito dopo aver celebrato un funerale.

    Esposito, su disposizione del gip Fabio Pilato, è finito in carcere, mentre la madre di una delle presunte vittime si trova ai domiciliari: non solo sarebbe stata perfettamente consapevole del rapporto tra il figlio e il sacerdote, ma avrebbe anche preteso un “dazio” (di 5 o 10 euro) sui compensi incassati dal ragazzino per le prestazioni a distanza. Il denaro, perlatro, sarebbe stato versato direttamente sulla Postepay della donna.

    Amore, bisogno, squallore e sfruttamento sessuale

    E’ un contesto di squallore e bisogno, quello che emerge dall’inchiesta della Procura di Palermo. Nelle intercettazioni si parla persino d’amore (“sei la mia vita, don Vincè” o “ti voglio bene” o ancora “sono innamorato pazzamente”), ma ci sono anche passaggi molto espliciti e volgari, in cui i ragazzini e l’indagato immaginano rapporti sessuali completi da consumare in presenza. Ma si parla soprattutto di soldi: le presunte vittime, in condizioni di disagio economico, sarebbero state sempre pronte a fare una videochiamata per farsi pagare, avrebbero sollecitato continuamente il prete perché si sbrigasse a fare i versamenti promessi, senza esitare a definirlo “cornuto” o “testa di minchia” proprio perché provvedeva con ritardo. Ed è proprio la leva dello stato di necessità di questi giovani che, per l’accusa, Esposito avrebbe sfruttato per appagare le sue fantasie sessuali.

    L’origine dell’inchiesta, almeno altre 3 vittime da individuare

    I carabinieri hanno scoperto il presunto giro di prostituzione minorile mentre stavano compiendo delle intercettazioni nell’ambito di un’altra indagine. Hanno monitorato le conversazioni del prete dallo scorso aprile fino a luglio, quando Esposito sarebbe addirittura venuto a Termini Imerese, registrando tanti contatti con i giovani, tutti sedicenni. Quattro le presunte vittime identificate, ma ce ne sono almeno altre tre, che avrebbero avuto rapporti a pagamento tramite chat Whatsapp o Messenger con il sacerdote, che gli inquirenti non hanno ancora compiutamente individuato.

    “Tre sono cari, non posso spendere 100 euro al giorno”

    Il 24 aprile, dopo una videochiamata – organizzata peraltro dal fratello di una delle presunte vittime – con tre ragazzini, Esposito discuteva di pagamenti: “Stamattina ti ho messo 30 euro, va bene? Ora metterò 20 anche perché carissimo sono tre, non è che è uno solo”, diceva all’adulto. E aggiungeva: “C’è tuo fratello, quello ha portato un amico di cui non ho visto nulla, sappilo, perché non si vedeva, però lui dice di fargli un regalino comunque… Meno di 20 euro glielo fai, no? Tre sono già 60, più 30, non è che posso spendere 100 euro al giorno, giusto caro?”.

    “Padre, niente mi manda? Sono senza una lira…”

    In un’altra conversazione, Esposito si lamentava con uno degli adolescenti di non essersi fatto più sentire e lui non esitava a chiedere soldi: “Padre Vincenzo niente mi manda a me che sono senza una lira? Dieci euro che mi compro le sigarette…. A me mi devi dire una parola, sì o no” e l’indagato: “No perché non ho niente, ho solo pochi soldi ormai… Stasera parliamo, poi vediamo… Ti mando 10 euro, va bene?”.

    La madre di una delle vittime: “Dieci euro li devi dare a me”

    Il 10 maggio Esposito chiamava uno dei sedicenni per organizzare una videochiamata. La presunta vittima diceva: “Ieri sono andato a mare… mi sono bruciato tutto” e il prete replicava: “Ti vuoi far vedere?”. Il giovane acconsentiva: “E faccia una videochiamata padre Vincenzo, andiamo…”. Il ragazzo, che è il figlio della donna che è stata arrestata, le riferiva poi: “Dopo mi mandano i soldi a me… 20 euro” e lei rispondeva secca: “Dieci euro me li devi dare a me, non mi interessa niente!”.

    Le pressioni per i pagamenti

    Gli adolescenti sarebbero stati molto pressanti per ottenere i compensi dopo le prestazioni in chat: “Padre Vincenzo, glieli mandi 10 euro a mio fratello?” e poi uno dei ragazzi sollecitava: “Com’è finita, padre Vincenzo?” e poco dopo: “Padre Vincenzo, che fine ha fatto? Già l’ha fatta (la ricarica, ndr)?”. A quel punto il sacerdote confermava il pagamento e diceva: “Sto mangiando un gelato”. Il giovane chiedeva malizioso: “Ti mangi un bel cono? Faccia finta che è quello mio”.

    “A me piacerebbe fare l’amore con te e lui insieme…”

    L’11 maggio l’indagato e uno dei giovani avevano difficoltà a sentirsi e Esposito ricordava: “Eh che vuoi, io faccio il prete pure, capisci? Mi arrivano tanti tipi di telefonate, gioia…”. E il giovane: “Io sono geloso, padre Vincè”. Il prete, quasi lusingato, chiedeva se il ragazzo fosse geloso anche di altri adolescenti con cui aveva contatti e la presunta vittima rispondeva di sì: “Ma come – diceva allora Esposito – anche di lui? A me piacerebbe fare l’amore con te e con lui insieme… Non l’ho fatto mai in tre…”. Il sedicenne assicurava: “Lo faremo allora, padre Vincè” e poi aggiungeva: “Mi aiuta allora oggi? Padre Vincè, non è che mi può mandare 50 euro per favore?”. Esposito: “Ti ho detto che ti mando 30 euro perché 20 li ho promessi al nostro caro”. Il ragazzo insisteva: “Ma con questi mi sta facendo il regalo di compleanno… Io lo so che lei me lo fa, lo so che mi vuole bene, amunì, padre Vincè, la mia vita sei! Sei la mia vita!”. L’indagato allora chiedeva: “Senti, ma ti fai vedere un attimo? Ti voglio vedere…”.

    “Non faccio sesso con nessuno…”

    In un’altra conversazione, Esposito ipotizza che il ragazzino possa raggiungerlo a Perugia e i due immaginano in maniera molto esplicita cosa avrebbero potuto fare insieme: “Lo dobbiamo vedere quello che saprai fare…”, diceva il prete. Il ragazzo raccoglieva la sfida: “E poi vedrai padre! U scasso porca buttana! Ci piace?” e il sacerdote: “Non l’ho provato molto sai, io non sono molto abituato, non ti pensare… Non faccio sesso con nessuno”, il ragazzo rispondeva: “E poi ci provi con me, ci provi con me…”.

    “U Signuri ti aiuta, padre Vincè, sei la mia vita!”

    Esposito, in un’altra circostanza, proponeva una videochiamata a tre: “Lo sai che ti voglio bene, ma tu lo faresti con lui insieme? Tutti e due? Lui che dice? Ci sarebbero problemi?” e il giovane replicava: “Non ci sono problemi, ma quando mai!”, ma poi arrivava subito al discorso dei soldi: “Padre Vincè, io lo sto chiedendo per favore, me lo fa (la ricarica sulla Postepay, ndr) allora? U Siguri ti aiuta, padre Vincè… Ti voglio bene, la vita mia sei”.

    “L’amore è una cosa seria, sei innamorato di me?”

    I giovani contavano sul denaro del prete e quando arrivava in ritardo era un problema. Due delle presunte vittime discutevano proprio di questo e una di loro non esitava a dire: “Ma questo ancora soldi non ne ha mandati, vedi che cornuto!”. Poi uno dei due chiamava Esposito: “Ma quanto stai mandando là per me, padre Vincè?” e l’indagato: “Te ne mando 50”. Subito il ragazzino ringraziava: “Ti amo, non che ti voglio bene” e il sacerdote gli ricordava: “Mi dovresti vero amare, mi piacerebbe molto… Gioia mia, l’amore è una cosa seria e se fosse vero io sarei contento davvero… Mi sono fatto una domanda, se tu sei innamorato di me?” e il giovane: “Minchia, mi sono innamorato pazzamente!”.

    “Deve essere speciale, non mi deludete…”

    E’ stata registrata anche un’altra richiesta del prete: “Se volete mi fate una videochiamata se state insieme, mi fate felice… Non la potete fare appena arrivate a casa? Siete tutti e due? Gliel’hai detto a lui quanto ti amo? La nostra deve essere una cosa speciale… Ci sentiamo questa sera, non mi deludete, vi aspetto!”.

    “Ma tu vuoi soldi ogni giorno?”

    Il 14 maggio due dei minorenni discutevano della situazione: “Chiama a quello perché vuole sentire a te…” e l’altro: “Ma io non ci chiamo, compà, perché non ne manda soldi!”. Il giovane rispondeva: “Minchia, ma tu ogni giorno soldi vuoi mandati? Gli devi dire: ‘Che fai?’, tanto per… Mi ha detto: ‘Ma perché non mi ha chiamato lui, l’altra volta dovevamo fare la videochiamata insieme’ e gli ho detto: ‘Oggi ha avuto impegni, padre Vincè, è un ragazzo a posto, capace che non ha potuto rispondere’ e mi fa: ‘Io lo voglio bene però lui mi deve chiamare, lo voglio sentire io’, tu ci devi chiamare, cretino!”. Ma l’altro adolescente non era convinto: “Compà, lui mi deve sucare la minchia, glielo hai detto questo? Niente manda oggi?”, ma l’altro insisteva: “No, oggi non gli chiedere soldi, glieli chiediamo domani, tutti e due… Chiamaci oggi e gli dici tanto per, ‘che fai?’ e poi domani ci mandiamo la botta di 30 euro l’uno! Non ti fare mandare soldi oggi!”.

    https://www.palermotoday.it/cronaca/arresto-prete-sesso-chat-prostituzione-minori-intercettazioni.html?fbclid=IwAR232J7Y2NSq5RBF98bqVei7XSD1LoGAOUdrvQHzN2XmUdXhSl0NFp4FYUI

  • ITALIA – In tutto il paese lacrimano monsignori e cardinali – E le vittime si indignano !

    ITALIA – In tutto il paese lacrimano monsignori e cardinali – E le vittime si indignano !

    È certo che le continue lacrimazione che negli ultimi mesi avvengono oramai dal nord al sud d’Italia non sono certo indice di pentimento, più probabilmente solo la spending review avviata da papa Francesco per scongiurare il default del Vaticano.

    L’ultimo a finire nella rete è niente popò di meno che il Presidente della CEI, il cardinale Gualtiero Bassetti, a cui è deflagrato tra le mani, nella sua diocesi a Perugia, don Vincenzo Esposito. Nell’ordinanza si legge ‘privo di autocontrollo e in preda ai suoi impulsi’. Dettaglio che è sfuggito puntualmente non solo ai parrocchiani, diciamo a partire da loro…

    A Milano invece abbiamo l’arcivescovo Mario Delpini, in pool position al resto d’Italia in quanto la diocesi milanese che già vanta ben 47 casi in soli 15 anni, tolto il caso di don Mauro Galli (da lui personalmente insabbiato, con l’aiuto di monsignor Pierantonio Tremolada, prima che papa Francesco li nominasse entrambi vescovi; uno di Milano, l’atro di Brescia) che oramai è giunto alla condanna anche in appello.

    All’attivo tuttavia Delpini vanta ben 4 nuovi casi;

    don Emanuele Tempesta –accusato di molestie a 7 minori tra i 7 e i 13 anni;

    l’ex seminarista Leonardo Gualdoni – accusato di molestie da una 15enne adescata nella parrocchia dove faceva l’aiutante dopo aver lasciato il seminario;

    don Alberto Lucchina, vero tasto dolente, al momento abbiamo in carico una sola sua vittima. Ma dalla corrispondenza tra la stessa e la diocesi, emerge che potrebbe non essere l’unica. Tanto che scusandosi la diocesi chiede se è forse lei una… La lista non è proprio così ridotta, infatti dopo la nostra pubblicazione, don Lucchina si è auto sospeso.

    C’è poi un altro caso di un don di Milano, per il momento però essendoci indagini in corso preferiamo riservarci.

    Ma scendiamo al sud, a Enna dove il reo confesso (almeno nelle intercettazioni della Procura di Enna) monsignor Rosario Gisana si trova alle prese col caso di don Giuseppe Ruglolo, un prete che già da seminarista abusava.

    Qui molto interessanti le dichiarazioni del vescovo di Piazza Armerina, che attacca di petto il Vaticano e la CDF. Infatti Gisana reclama su Il RESTO DEL CARLINO di aver segnalato alla CDF, ma risposero che non interessava, in quanto don Rugolo adesso era prete e non più un seminarista.

    Gisana a questo punto, abbandonato dal Vaticano – e che qualora si fosse rivolto alla magistratura lo avrebbe mandato a fare il vescovo a Pantelleria – chiede asilo per il sacerdote accusato di abusi a Enna, al vescovo di Ferrara, che senza indugi ed alcuna restrizione , glielo concede.

    Tra incontri con i più piccoli e campeggi di una settimana (sempre con i più piccoli), don Giuseppe Rugolo continua la sua missione pastorale, da Enna a Ferrara.

    Ci sono poi il cardinale Angelo Bagnasco e il suo successore Marco Tasca, che nella “rigidità e grande trasparenza” seguito della tolleranza zero di papa Francesco, non dicono nulla di don Franco Castagneto e frate Luca Maria Bucci… chissà che fine hanno fatto dopo le gravi accuse.

    Ve lo diciamo noi !

    Don Franco Castagneto è sempre al Santuario di Crea da quando è fuggito da Albaro. Bucci invece vaga indisturbato come sempre nel genovese, tra carità e opere di bene.

    Poi c’è don Rampino e il suo vescovo mons. Michele Seccia, “dammi l’IBAN, il vescovo è d’accordo”, vogliamo farti un regalo per il matrimonio.

    C’è persino l’attuale Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, Francisco Ladaria, grazie a lui il pedofilo don Gianni Trotta, dopo la riduzione allo stato laico, stuprò altri bambini. Ma Bergoglio lo ha fatto ugualmente prefetto dell’organo che dovrebbe vigilare.

    Malgrado la lista dei monsignori disobbedienti sia notevole in Italia, a fronte di tutto ciò che attualmente dimostra anche il fallimento degli sportelli e delle commissioni diocesane, che puntualmente vedono fuggire (fortunatamente) le vittime per le inadempienze della diocesi di turno. Ma qui papa Francesco tace, persino di fronte alle accuse di un suo vescovo (Gisana) che avrebbe dovuto sospendere all’istante per aver palesemente insabbiato e violato (insieme al vescovo di Ferrara) il suo “rivoluzionario” (a detta dei soli giornali ma non delle vittime) Motu Proprio, il Vos estis lux mundi, che riporta la chiesa 20 anni indietro blindando ulteriormente le già difficili possibilità per le vittime italiane di ottenere giustizia e un congruo indennizzo dei danni, come pochi giorni fa ha nuovamente ribadito l’ONU al Vaticano.

    Riguardo le lacrimazioni beh, potreste asciugarle con comunicati stampa che escono dalle vostre diocesi. Avete presente quei fogli di carta dove scrivete la solita lagna davvero irriverente per i sopravvissuti, tra il v.s. presunto dolore, stupore e vicinanza a vittime e famiglie, le stesse che vi raffigurano quanto il demonio in terra per gli orrori di cui siete impuniti responsabili.

    Magari, se proprio dovete farli i comunicati, che so, metteteci almeno un po’ di originalità. Tanto che almeno le vittime non li leggano come uno sfottò !

    Zanardi

  • “Mandami un video mentre godi”: arrestato il prete pedofilo

    “Mandami un video mentre godi”: arrestato il prete pedofilo

    Un prete è stato arrestato dai carabinieri di Termini Imerese, comune in provincia di Palermo, per prostituzione minorile aggravata. Secondo quanto affermato dal gip del Tribunale di Palermo Fabio Pilato nell’ordinanza di custodia cautelare che ha portato dietro le sbarre il parroco 63enne, originario di Caltavuturo, che esercita il suo ministero a San Feliciano Magione, un piccolo borgo in provincia di Perugia, il sacerdote attuava un “perverso modus operandi” in “totale spregio dei principi di etica e di religiosità che dovrebbero ispirare il suo comportamento”. Ai domiciliari anche la madre del ragazzino 17enne.

    Il prete al minorenne: “Mandami il video”

    Come riportato dall’AdnKronos, il gip avrebbe in particolare citato una telefonata in cui il prete “pur dimostrandosi compiaciuto del video a contenuto sessuale ricevuto” dal ragazzo minorenne, “ne pretende un secondo di identico contenuto dov’è possibile vedere anche il volto del minore al momento dell’orgasmo”. Il sacerdote avrebbe infatti detto al giovane: “Mandamene uno dove si vede il tuo volto mentre godi…che mi piace molto..”. Il minorenne avrebbe quindi a quel punto avanzato una richiesta di danaro e il sacerdote gli avrebbe risposto “rammentando al suo giovane interlocutore che già in passato gli aveva mandato dei soldi”.

    Ecco il dialogo tra i due: “Va bene…si vedrà…Poi ci dico…il regalino non lo deve fare? Non…non pretendo…se…se lo vuole fare…se non lo vuole fare…niente!”, dice il ragazzo. E l’uomo di chiesa: “Non ho capito…”. “Ci dico il regalino me lo vuole fare però?”, chiede il minorenne. Il prete risponde: “Eh ma quante volte ti devo fare sto regalino…una volta ti ho mandato pure i soldini…non hai fatto niente lo stesso…”. Il religioso avrebbe quindi insistito ancora una volta: “Mandami questo video come ti ho detto io…”.“Oppure fai un video in diretta…”, gli dice ancora. Il prete avrebbe anche espresso il desiderio di fare l’amore in tre perché non lo aveva mai fatto.

    Nell’ordinanza di custodia cautelare il gip ha anche scritto che il parroco era “aduso a pratiche sessuali illecite” che ne rivelano “anche le sistematiche modalità di consumazione, la pervicacia e l’insistenza nell’avanzare le richieste, sempre dietro la prospettazione di una ricompensa economica conseguita al soddisfacimento degli istinti perversi”. Il sacerdote umbro, rinchiuso nel carcere di Spoleto, è accusato di avere fatto sesso, a distanza via chat, con un minore in cambio di un compenso in soldi, con la complicità della madre 51enne del ragazzo, finita appunto ai domiciliari. Il gip Pilato ha parlato di “rapporti intrattenuti dal parroco con i soggetti minori coinvolti nelle sue trame”, e di “paradigma della sequenza criminale, costituita dalle richieste di prestazioni sessuali -essenzialmente incentrate su filmati e videochat -, in cambio della dazione di danaro”.

    Usava le offerte dei fedeli

    Il sacerdote, secondo quanto emerso dalle indagini condotte dai carabinieri della compagnia di Termini Imerese, avrebbe anche saputo impostare un gioco psicologico di dipendenza, oltre che di affetto, inducendo in tentazione le sue giovani vittime attraverso ricompense economiche, approfittando anche dei bisogni economici dei minorenni e delle loro origini umili. Il prete e la donna sono ora indagati per prostituzione minorile aggravata. Sempre in cambio di piccole somme di denaro, il sacerdote avrebbe ottenuto dalla madre il permesso di compiere atti sessuali a distanza con il figlio e avrebbe anche scambiato materiale pornografico tramite i social. Il religioso avrebbe pagato utilizzando anche i soldi delle offerte dei fedeli. Durante la telefonata finita agli atti avrebbe infatti spiegato la sua impossibilità al pagamento, a meno che non fosse arrivato qualcosa al di fuori del suo stipendio ordinario. Probabilmente le offerte dei suoi parrocchiani.

    Il gip: “Alcun freno inibitore”

    Come scritto dal gip nell’ordinanza, il 63enne “ha dimostrato di non saper anteporre alcun freno inibitore ai desideri compulsivi nutriti”. E cita alcune conversazioni intercettate “in cui, pur dinanzi al malessere del minorenne che prospettava l’esigenza di prendere dei farmaci” il prete “non ha esitato a richiedere ugualmente l’esibizione sessuale tramite videochiamata”. Inoltre, anche davanti al rischio di venire denunciato se non avesse pagato, l’indagato non avrebbe disdegnato la possibilità di ricevere un video dal ragazzo che lo minacciava, continuando il gioco perverso iniziato con la sua giovane vittima.

    La madre del minorenne “ha dimostrato di essere consapevole della natura dei rapporti fra il figlio ed il parroco e di trattenere una parte delle somme che questi invia come corrispettivo per il perverso scambio di prestazioni”. Ci sarebbe infatti una conversazione risalente al 28 maggio 2021 che svelerebbe la consapevolezza dell’indagata. Nella conversazione la donna inviterebbe il figlio a “mandare un video a padre Vincenzo per avere in cambio dei soldi, suggerendogli al contempo di prospettare al sacerdote uno stato di necessità”. Vincenzo Esposito

    https://www.ilgiornale.it/news/cronache/mandami-video-mentre-godi-arrestato-prete-pedofilo-1966780.html