Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Prostituzione minorile, arrestato Vincenzo Esposito, parroco di San Feliciano, era senza controllo

    Prostituzione minorile, arrestato Vincenzo Esposito, parroco di San Feliciano, era senza controllo

    Pedofilia: prete arrestato, ordinanza ‘privo di autocontrollo e in preda ai suoi impulsi’

    Arrestato con l’accusa di prostituzione minorile il sacerdote di San Feliciano. Si tratta di Don Vincenzo Esposito, 63 anni, originario di Caltavuturo, nel Palermitano, titolare della parrocchia di San Feliciano a Magione. Agli arresti domiciliari è finita, invece, una donna di 50 anni, la madre della vittima che di anni ne ha 17: è con questo ragazzo che il sacerdote avrebbe compiuto atti sessuali. Secondo le indagini dei militari la donna avrebbe acconsentito, ricevendo denaro, che il figlio in chat avesse rapporti virtuali con il sacerdote.

    Il sacerdote arrestato dai Carabinieri di Termini Imerese (Palermo) per prostituzione minorile aggravata attuava un “perverso modus operandi” in “totale spregio dei principi di etica e di religiosità che dovrebbero ispirare il suo comportamento”. Sono le dure parole usate dal gip Fabio Pilato nell’ordinanza di custodia cautelare che ha portato in carcere a Spoleto il parroco, e ai domiciliari la madre del minore. In particolare il gip, come apprende l’Adnkronos, cita una telefonata in cui il prete “pur dimostrandosi compiaciuto del video a contenuto sessuale ricevuto” dal ragazzo di 17 anni, “ne pretende un secondo di identico contenuto dov’è possibile vedere anche il volto del minore al momento dell’orgasmo”. “Mandamene uno dove si vede il tuo volto mentre godi…che mi piace molto..”, dice il prete al giovane. “Dinanzi alla richiesta di danaro formulata dal ragazzo” il prete “risponde rammentando al suo giovane interlocutore che già in passato gli aveva mandato dei soldi”.

    Ecco il dialogo tra i due: “Va bene…si vedrà…Poi ci dico…il regalino non lo deve fare? Non…non pretendo…se…se lo vuole fare…se non lo vuole fare…niente!”, dice il ragazzo. E il prete: “Non ho capito…”. “Ci dico il regalino me lo vuole fare però?”, replica il ragazzino. “Eh ma quante volte di devo fare sto regalino…una volta ti ho mandato pure i soldini…non hai fatto niente lo stesso…”, risponde il religioso.

    “Mandami questo video come ti ho detto io…”, insiste il prete. “No no no…[incomprensibile poiché le voci sono sovrapposte]…”. “Oppure fai un video in diretta…”, gli dice ancora.

    Sebbene allo stato della discovery delle indagini, non sia affiorata la prova certa di incontri diretti o rapporti sessuali avvenuti di presenza fra il parroco ed i minori, si delinea ugualmente una condotta di estrema gravità penalmente rilevante, potendo affermarsi che, con cadenza quasi giornaliera” il sacerdote arrestato “è solito intrattenere rapporti telematici di natura esclusivamente sessuale con soggetti di minore età, li induca a compiere atti di autoerotismo, talvolta in presenza fra di loro, dietro la promessa e corresponsione di somme di denaro che vengono caricate sulle carte post pay in uso ai minori stessi”. E’ quanto scrive, come apprende l’Adnkronos, il gip di Palermo Fabio Pilato nella ordinanza di custodia cautelare che ha portato in carcere il prete umbro per prostituzione minorile aggravata.

    L’intervento del Cardinale Gualtiero Bassetti – L’Archidiocesi di Perugia-Città della Pieve prende atto con stupore e dolore della notizia circa l’arresto del Sac. Vincenzo Esposito, Parroco di San Feliciano (Pg), e assicura la più completa disponibilità alla collaborazione con l’autorità giudiziaria per il raggiungimento della verità dei fatti.

    Secondo le prime informazioni raccolte dall’Archidiocesi – che al momento non ha ricevuto comunicazioni ufficiali da parte dell’autorità giudiziaria – don Vincenzo Esposito è accusato di prostituzione minorile.

    Al riguardo l’Archidiocesi ritiene di dover precisare che mai alcuna segnalazione è giunta all’Autorità ecclesiastica relativa ai fatti oggetto dell’indagine. Rimane comunque prioritario l’impegno ad approfondire con diligenza i fatti, applicando le indicazioni dettate dalla normativa canonica e seguire le eventuali indicazioni offerte dalla Santa Sede.
    L’Arcivescovo di Perugia-Città della Pieve, Sua Eminenza Card. Gualtiero Bassetti, profondamente rattristato, esprime la propria vicinanza, umana e spirituale, alla comunità parrocchiale di San Feliciano e in particolare a tutti coloro che sono coinvolti nella vicenda.

    “Il linguaggio esplicito e monotematico utilizzato dimostra come le relazioni intrattenute dal parroco con i suoi giovani interlocutori non trovino fondamento nel ministero del sacerdozio o in ragioni di assistenza sociale, ed obbediscano esclusivamente alle irrefrenabili esigenze di soddisfacimento di insani impulsi sessuali – dice – Non sussiste infatti nessuna conversazione che lasci solo ipotizzare che le dazioni di danaro fossero ispirate a ragioni di solidarietà, di aiuto o di beneficenza da parte del prete nei confronti di soggetti poco abbienti”.

    • privo di poteri di autocontrollo

    Ecco alcuni stralci di intercettazioni: “”Cosa fareste tu e D. insieme a me?”, chiede il parroco a un ragazzino. E lui: “Tu lo sai cosa faremmo”. “Dimmelo”. E ancora: “Tu da che parte vuoi stare?”. Seguono altre frasi piene di volgarità. “Potreste fare cambio”. “Una volta l’uno!”, dice il ragazzino. “Va bene” risponde il prete.

    “Padre, niente mi manda a me che sono senza una lira?…”. “No, perché non ho niente ho solo pochi soldi ormai li ho promesso a F. ed anche ad A. tu…questa sera parliamo, va bene?”. “Dieci euro che mi compro le sigarette, padre”. E’ la conversazione tra uno dei ragazzi minorenni che si prostituivano con il parroco di Perugia arrestato dai carabinieri di Termini Imerese (Palermo). Sesso virtuale in cambio di soldi. Come si evince dall’ordinanza visionata dall’Adnkronos. “Ora vediamo, poi parliamo…ok”, dice il parroco al ragazzino che chiede soldi. “Padre a me mi deve dire una parola si o no …”. “Te l’ho detto ora vediamo eh…”. “Caso mai ti mando dieci euro con A., va bene?”. E il minore risponde: “Va bene…”. Il tutto in cambio di sesso via chat e video.

    Non ha freni inibitori a desideri compulsivi nutriti
    Caccia ai precedenti

    Esposito avrebbe compiuto atti sessuali a distanza con il minorenne in cambio di piccole somme di denaro pagate alla madre. Potrebbe non essere stato l’unico episodio. Si indaga, infatti, per accertare se altri minorenni siano stati adescati in rete dal sacerdote che ormai da anni vive lontano dalla Sicilia.

    Ordinanza ‘prestazioni sessuali in cambio carte prepagate o telefoniche’ (Ter/Adnkronos)

    “Dalle risultanze delle conversazioni captate a seguito delle autorizzate intercettazioni telefoniche e telematiche è risultato che” il sacerdote di Perugia arrestato per prostituzione minorile aggravata “con cadenza e frequenza giornaliera”, fosse “solito contattare ragazzi minorenni di sesso maschile originari di Termini Imerese e delle zone limitrofe con i quali effettua delle videochiamate a sfondo sessuale mediante le applicazioni whatsapp o messenger, chiamate durante le quali i minori compiono atti di autoerotismo dietro la promessa e corresponsione di somme di denaro che poi vengono caricate dall’indagato su carte post pay in uso ai minori”. E’ quanto scrive nell’ordinanza di custodia cautelare il gip Fabio Pilato. “La condotta – il più delle volte – consiste in un iniziale accordo telefonico cui segue la videochiamata e il pagamento”.

    “In alternativa, da quanto emerso nel corso delle attività di captazione, sempre utilizzando le stesse applicazioni”, il prete si faceva “inviare dei video nei quali gli interlocutori compiono atti di autoerotismo o si mostrano senza vestiti”.

    “A seguito delle videochiamate intercorse con i minori” il sacerdote “è solito effettuare ricariche telefoniche ai minori autori delle prestazioni sessuali o pagamenti su carte prepagate poste pay nella disponibilità dei minori”. “La prova del fatto che le prestazioni sessuali venivano fatte dietro corresponsione ai minori di una somma di denaro o di altre utilità emerge sia dal contenuto esplicito, chiaro e non criptico delle conversazioni captate con le vittime, sia dagli accertamenti bancari – in parte ancora in corso – che hanno consentito di verificare, per taluni episodi la corrispondenza tra la data della videochiamata durante la quale avveniva la prestazione sessuale dei minori e il versamento delle somme da parte” del prete arrestato.

    «Sono innocente». E’ quanto ha detto don Vincenzo Esposito al proprio avvocato Renato Vazzana del foro di Termini Imerese (Palermo). “Conosco bene la persona, ovviamente sono meravigliato di tutto”. Lo ha detto all’Adnkronos l’avvocato Renato Vazzana, il legale del prete di Perugia, ma originario di Caltavuturo (Palermo) arrestato oggi per prostituzione minorile aggravata. Il religioso è stato arrestato vicino Perugia e orsa è detenuto a Spoleto. “Ho parlato con lui durante l’arresto – dice il legale – e l’ho trovato molto sereno seppure amareggiato. E’ molto agguerrito. Domani nell’interrogatorio andrà a contestare tutte le accuse”.

    https://www.umbriajournal.com/cronaca/prostituzione-minorile-arrestato-vincenzo-esposito-parroco-san-feliciano-421174/

  • Prostituzione minorile, parroco arrestato in Umbria: «Pagava la mamma della vittima»

    Prostituzione minorile, parroco arrestato in Umbria: «Pagava la mamma della vittima»

    di Riccardo Lo Verso – Il sacerdote, 63 anni originario di Palermo, è in carcere a Spoleto: secondo l’accusa avrebbe compiuto atti sessuali a distanza sfruttando le chat dei social network. Ai domiciliari la madre del minore, che era complice. Il gip: «Spregio di ogni religiosità»

    L’accusa è pesantissima: prostituzione minorile. In carcere è finito il parroco di una chiesa in provincia di Perugia. Gli arresti domiciliari, invece, sono stati concessi alla madre del ragazzo (un 17enne), una donna di 50 anni, con cui il sacerdote avrebbe compiuto atti sessuali a distanza, sfruttando le chat dei social network. L’ordinanza di custodia cautelare è firmata dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Palermo. Che parla di «perverso modus operandi in spregio a principi religiosità».
    Da Palermo

    Il prete è originario di Caltavuturo, nel Palermitano, ha 63 anni ed è parroco nel piccolo borgo di San Feliciano, una frazione del comune di Magione, in provincia di Perugia. Ora si trova in carcere a Spoleto. È una storia di profondo degrado quella ricostruita dalla Procura di Palermo e dai carabinieri della compagnia di Termini Imerese.

    L’ordinanza

    Secondo l’agenzia AdnKronos, il Gip nell’ordinanza cita una telefonata in cui il prete «pur dimostrandosi compiaciuto del video a contenuto sessuale ricevuto» dal ragazzo di 17 anni, «ne pretende un secondo di identico contenuto dov’è possibile vedere anche il volto del minore al momento dell’orgasmo». «Mandamene uno dove si vede il tuo volto mentre godi…che mi piace molto..», dice il prete al giovane. «Dinanzi alla richiesta di danaro formulata dal ragazzo» il prete «risponde rammentando al suo giovane interlocutore che già in passato gli aveva mandato dei soldi». Segue poi una serie di altre conversazioni di contenuto molto esplicito.

    Caccia ai precedenti

    Esposito avrebbe compiuto atti sessuali a distanza con il minorenne in cambio di piccole somme di denaro pagate alla madre. Potrebbe non essere stato l’unico episodio. Si indaga, infatti, per accertare se altri minorenni siano stati adescati in rete dal sacerdote che ormai da anni vive lontano dalla Sicilia.

    https://www.corriere.it/cronache/21_agosto_03/prostituzione-minorile-parroco-arrestato-umbria-pagava-mamma-piccola-vittima-40270528-f461-11eb-9680-9b12a81aa8eb.shtml

  • Ex prete passa una notte con due minori. Indagato per istigazione alla prostituzione

    Ex prete passa una notte con due minori. Indagato per istigazione alla prostituzione

    E’ accusato di aver offerto denaro e regali in cambio di prestazione all’interno del suo appartamento. I militari sequestrano i telefoni

    Perugia, 15 febbraio 2020 – E’ indagato per istigazione alla prostituzione minorile un ex prete settantenne, Calcedonio Di Maggio, che si faceva chiamare don Antonio. I carabinieri di Ponte San Giovanni che indagano sull’ex religioso gli hanno notificato un’informazione di garanzia nel corso della perquisizione svolta nella sua abitazione. L’episodio al centro dell’ipotesi di accusa riguarda i due ragazzini di 12 e 16 anni che avevano trascorso una notte nella sua abitazione.

    Di Maggio – difeso dall’avvocato Luca Gentili – avrebbe tentato un approccio con i minorenni, offrendo in cambio alcune utilità materiali ed economiche. L’ex monaco dei benedettini silvestrini, già condannato in via definitiva per corruzione di minorenne e violenza sessuale su minori, era stato fermato martedì da un gruppo di genitori mentre si trovava in compagnia dei ragazzi e circondato. Sul posto erano poi intervenuti i carabinieri. A «La Nazione» aveva detto di non aver avuto con i ragazzi alcun comportamento equivoco. Ma gli adolescenti sono stati sentiti dai carabinieri con l’ausilio di uno psicoterapeuta.

  • Pedofilia, «Io violentato in seminario nel ’90»: prof universitario fa i nomi, ora sono parroci a Venezia e Padova

    Pedofilia, «Io violentato in seminario nel ’90»: prof universitario fa i nomi, ora sono parroci a Venezia e Padova

    «Infami», «vermi», «approfittatori», per arrivare fino a «criminali». Un atto d’accusa durissimo, quello di Gianbruno Cecchin, 48enne docente universitario di Filosofia, bioetica e antropologia filosofica oltreché libero professionista nell’ambito della comunicazione e delle risorse umane, che ha deciso di denunciare pubblicamente gli abusi sessuali che sostiene di aver subito quando frequentava il seminario vescovile di Treviso. Sono passati quasi 30 anni da quelle violenze, quasi sei lustri fatti di silenzi e sofferenze. «Dio non archivia» scrive il professore, dando mandato ai suoi legali di depositare in Procura a Treviso una querela contro i suoi due aguzzini: all’epoca dei fatti erano il responsabile della Comunità Vocazionale e il suo assistente, ora sono entrambi parroci, uno nel veneziano e l’altro nel padovano.

    Il fascicolo sarà nelle mani degli inquirenti lunedì, quando gli avvocati saliranno al terzo piano del palazzo di giustizia di via Verdi. Ma una lettera in cui il 48enne descrive i traumi conseguenti agli abusi sessuali è già stata recapitata al vescovo di Treviso, monsignor Michele Tomasi, e per conoscenza anche a Papa Francesco, al presidente della Cei e arcivescovo metropolita di Perugia – Città della Pieve, cardinale Gualtiero Bassetti, al prefetto della Congregazione per il clero, cardinale Beniamo Stella, e ai due vescovi emeriti di Treviso, monsignor Gianfranco Agostino Gardin e monsignor Paolo Magnani.

    LO SFOGO
    A spingere il docente a trovare il coraggio di denunciare le vessazioni di cui dice di essere stato vittima nell’anno del seminario, è stato per sua ammissione il summit che si è svolto in Vaticano (che definisce «il luogo dove alberga Satana») sul tema della pedofilia. «La mia vicenda è quella di tanti ragazzi vissuti all’ombra del campanile, negli ambienti della chiesa fin da piccolo – scrive Cecchin – A 8 anni ho iniziato a fare il chierichetto, a 15 l’animatore nella mia parrocchia, a 18 a frequentare il Gruppo Diaspora perché sentivo una sorta di chiamata a diventare prete. L’anno successivo, dopo la maturità, sono entrato in comunità vocazionale. Ero pieno di vita e di sogni, volevo fare un’esperienza forte per capire meglio la mia vocazione – continua -. Ma è stato proprio lì dentro, nelle maledette mura del seminario, altro luogo satanico, che è avvenuto quello che mai avrei pensato mi succedesse. Per un anno non ho avuto la forza di andarmene, anche perché erano tempi in cui ancora non si poteva parlare di pedofilia e di abusi sessuali da parte di preti».

    Il 48enne racconta della notte passata a dormire in macchina dopo essere fuggito dal seminario per cercare aiuto all’episcopio parlando con l’allora vicario generale, monsignor Angelo Daniel, oggi vescovo emerito di Chioggia. Non riuscì a dire nulla. Era marzo, anno 1991. Cecchin ha lasciato il seminario a luglio: in quei quattro mesi avrebbe subito altre violenze. Molte dice di averle rimosse, ma più di una decina le ricorda meticolosamente. «Non si possono dimenticare quei pomeriggi terribili e nefandi a fare “direzione spirituale” all’interno di quella camera da letto».

    Il professore parla di rapporti sessuali, di costrizioni, di vessazioni psicologiche. e anche di minacce: «Ancora oggi – afferma – vengo minacciato di morte da questi preti che hanno abusato sessualmente di me o mi fanno arrivare messaggi da altri preti o uomini di curia: “Se parli sei morto”».

    L’INCONTRO
    La Diocesi di Treviso conferma: «La persona aveva un appuntamento già fissato con il vescovo Michele Tomasi la prossima settimana – fa sapere il vicario generale, monsignor Adriano Cevolotto – L’incontro era stato concordato per poter ascoltare con massima disponibilità la persona che, evidentemente, ha però scelto di agire diversamente». La lettera di Cecchin è stata recapitata il 16 dicembre scorso, ma allora l’uomo non ha avuto risposta. Il vescovo Michele Tomasi gli ha telefonato dopo aver ricevuto una seconda missiva a fine gennaio. Un incontro era stato fissato il 10 febbraio, poi rinviato dal monsignore per un impegno improvviso. Si sarebbe dovuto tenere venerdì prossimo, il 21 febbraio, ma Cecchin ha declinato l’invito: «Io voglio che il vescovo agisca, non che mi parli – dichiara -. Mi sono fatto sbattezzare perché non credo più in Dio e nella giustizia divina, ma credo in quella terrena e pretendo che sia fatta».
    La svolta è arrivata nel 2010. Dopo aver pensato più volte al suicidio, il professore ha conosciuto il suo attuale compagno, un medico francese, durante l’anno di volontariato assieme a Medici senza Frontiere passato ad Haiti dopo il terremoto. «Lì mi sono ritrovato e ho scoperto anche l’amore. È stato lui a dirmi che dovevo togliermi questo peso per poter essere felice. Dovevo farlo, perché vogliamo sposarci e adottare due bambini. Ecco perché ha deciso di denunciare».

  • Pedofilia, trasferito il parroco condannato

    Pedofilia, trasferito il parroco condannato

    Don Paolo Biasi verrà trasferito. Il parroco di Dossobuono, arrivato solo nello scorso settembre, non sarà più il sacerdote della frazione.

    È stato comunicato con un avviso, a firma del vescovo di Verona Giuseppe Zenti, domenica scorsa in chiesa. Don Biasi, finito al centro delle polemiche con tanto di volantini e striscioni che intimavano al religioso di andarsene dalla frazione, avrà a breve un nuovo ruolo. Verrà infatti trasferito nella bassa veronese dove si occuperà di coordinare le attività di pellegrinaggio a livello diocesano. Risiederà, si legge nella comunicazione, alla fondazione Madonna di Lourdes a Cerea.

    Proprio qui, inoltre, collaborerà con le parrocchie della zona, allontanandolo di fatto da Dossobuono dopo appena sette mesi dal suo arrivo nel villafranchese. La vicenda mediatica di don Paolo Biasi, motore scatenante dei malumori della frazione che hanno spinto Zenti a prendere questa decisione, inizia nel 2014. In un servizio de Le Iene (il programma di Italia Uno) l’inviato Pablo Trincia aveva scavato nel passato del religioso. Una sentenza emessa dal tribunale di Spoleto nel 2010, infatti, lo aveva condannato in primo grado a un anno e mezzo con la condizionale per molestie sessuali dopo la denuncia di quattro ragazzine quattordicenni.

    Queste accusavano il prelato di averle «palpeggiate in diverse occasioni al seno». I fatti risalgono però al 2005 quando era parroco a Castel Ritaldi, cittadina in provincia di Perugia. Due delle vittime, poi, si erano costituite anche parte civile e don Biasi era stato condannato a risarcirle per 20mila euro. Il prete, che non è mai ricorso in appello, si è chiuso nel suo silenzio. Ma il 24 dicembre scorso, la vigilia di Natale, Dossobuono si era risvegliata di nuovo nell’incubo. Nei pressi della chiesa, e sul piazzale, nella notte erano stati distribuiti centinaia di volantini gialli con scritto «Siamo stufi, siamo stanchi di tutti questi basabanchi».

    A cui era stato aggiunto il link della puntata della trasmissione andata in onda nel 2014 per poterla rivedere online. Il tutto in forma anonima. Su altri due striscioni appesi alle cancellate, davanti e a fianco della chiesa, poi prontamente rimossi, c’era scritto «Se la chiesa vuoi cambiare, ve ne dovete andare», tirando in mezzo anche l’altro prete di Dossobuono, Andrea Mascalzoni, ma per dissapori di natura completamente differenti. E ancora «… e speriamo che me li cavi».

    Il servizio delle Iene ruotava intorno alla stessa domanda. E cioè: come mai un prete condannato per molestie sessuali svolgeva ancora il suo servizio a contatto con bambini e ragazzi durante il catechismo? Nel 2014 don Biasi, veronese, era parroco a Ca’ degli Oppi, una delle tante destinazioni degli ultimi sei anni. Dopo Castel Ritaldi, infatti, era stato trasferito prima a fare il cappellano a Castelletto di Brenzone per tre anni e poi a Negrar, San Zeno di Montagna e Cerea. Il vescovo, anche allora, lo aveva sempre difeso. Dalla curia scaligera avevano spiegato che don Biasi era stato pure sottoposto ad alcuni test che avevano escluso «qualsiasi tipo di problema dal punto di vista della pedofilia».

    A Dossobuono, però, le discussioni erano iniziate ben prima di Natale spaccando, anche nel villafranchese com’era successo prima negli altri paesi, i fedeli fra chi ha sempre difeso il prete e chi invece non ha mai smesso di accusarlo. Zenti, nel volantino distribuito l’altro giorno, spiega come dopo aver ascoltato proprio don Biasi, altri presbiteri e alcuni laici della comunità di Dossobuono abbia optato per la decisione più drastica: il trasferimento. L’ennesimo. «Questa scelta», spiega Zenti per informare i fedeli, «si rende necessaria per poter rispondere in modo attento ad alcune esigenze personali di don Paolo». Ma oltre a questo, aggiunge il vescovo, c’è anche «il desiderio di superare le tensioni che si sono create, senza reale fondamento, nella comunità stessa, sfociate poi in alcune espressioni di vuota protesta prima di Natale»

    https://www.larena.it/territori/villafranchese/villafranca/pedofilia-trasferito-il-parroco-condannato-1.7937857

  • Ex parroco con precedenti per abusi sessuali su minori, paura tra le famiglie, la Curia prende distanze

    Ex parroco con precedenti per abusi sessuali su minori, paura tra le famiglie, la Curia prende distanze

    Ex parroco con precedenti per abusi sessuali su minori, paura tra le famiglie, la Curia prende distanze

    «Cari genitori, abbiamo ricevuto una segnalazione relativa a tale Don******** ( se cercate in internet troverete molte informazioni) che ha un passato di abusi su minori. Il soggetto è stato già condannato più volte ma è ora in libertà. Ora si trova nella nostra città ed è stato già avvistato fuori dalle scuole di Ponte San Giovanni e Balanzano. Anche a Case Bruciate. I Carabinieri sono allertati. Sembra adescare i bambini con giochi, bambole etc. Si raccomanda attenzione anche al di fuori dei luoghi scolastici come parchi o luoghi in cui i bimbi svolgono attività pomeridiane. Si raccomanda di accompagnare i bambini alla porta di ingresso dei plessi scolastici fino a nuove disposizioni. Grazie per l’attenzione ».

    E’ una mamma che ci ha fatto pervenire questo messaggio di famiglie spaventate per la presenza in zona di questa persona. La comunicazione l’abbiamo ricevuta questa mattina e oggi è arrivata anche la lettera dalla Curia Arcivescovile di Perugia Città della Pieve.

    «Un ex religioso sta soggiornando in una zona periferica della città di Perugia – c’è scritto -, che cerca di avvicinare le persone e soprattutto i ragazzi con la scusa di esercitare il suo ministero sacerdotale. La Curia arcivescovile di Perugia-Città della Pieve, venuta a conoscenza della condotta di quest’uomo che indossa abiti religiosi, ha informato le competenti autorità di pubblica sicurezza. Inoltre invita sacerdoti e fedeli a segnalare anch’essi alle suddette autorità, oltre che alle autorità religiose, qualsiasi comportamento messo in atto da quest’uomo contrario alla morale o all’esercizio del ministero sacerdotale che esercita abusivamente».

    Si tratta di un ex religioso, appartenuto alla Congregazione Benedettina Silvestrina, ordinato presbitero nel 1999, che a seguito di gravi vicende giudiziarie è stato raggiunto, già nel 2006, da un procedimento di sospensione cautelativa da ogni pubblica attività e funzione sacerdotale.

    Successivamente lui stesso ha chiesto ed ottenuto dalla Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le società di Vita Apostolica l’Indulto di essere liberato da tutti gli obblighi sacerdotali e religiosi. Pertanto qualunque suo atto o sua iniziativa che dovesse porre in essere a nome della Congregazione, oppure a nome dell’Archidiocesi, è da considerarsi arbitrario e privo di ogni valore.

    Una delle scuole ha anche chiesto di diffondere il messaggio in inglese che vi incolliamo qui

    Dear Parents, we have received a warning about a man named Don ******** (if you look on the internet you will find a lot of information) who has a history of child abuse. He has already been convicted several times but is now at large. He is now in our city and has already been sighted outside the schools of Ponte San Giovanni and Balanzano, also in Case Bruciate. The Carabinieri are on alert. He seems to lure children with toys, dolls, etc.. Close attention is also recommended outside school places such as parks or other locations where children do afternoon activities. We recommend accompanying children to the entrance door of the school buildings until new arrangements are made.
    Thank you for your attention. We are sending a photo of him.

    https://www.umbriajournal.com/cronaca/exparroco-con-precedenti-per-abusi-sessuali-su-minori-paura-tra-le-famiglie-347375/

  • Abusi e violenze, Lucio Gatti torna in tribunale e respinge tutti gli addebiti: “Mai chiesto scusa”

    Abusi e violenze, Lucio Gatti torna in tribunale e respinge tutti gli addebiti: “Mai chiesto scusa”

    Abusi e violenze, Lucio Gatti torna in tribunale e respinge tutti gli addebiti: “Mai chiesto scusa”

    Il patteggiamento della pena in sede penale scelto da Lucio Gatti (già sacerdote sospeso per cinque anni e poi ridotto allo stato laicale) aveva tagliato fuori dal processo le parti civili.

    Due dei ragazzi che avevano accusato l’ex sacerdote di molestie durante la loro permanenza in una struttura di accoglienza della Caritas diocesana di Perugia, assistiti dagli avvocati Giuseppe Ferraro e Matteo Giambartolomei, hanno avviato un’azione civile per chiedere il risarcimento del danno subito.

    Davanti al giudice Stefania Monaldi si è presentato l’ex sacerdote per rendere la sua deposizione, nel corso della quale ha respinto ogni addebito relativo alle presunte violenze e maltrattamenti subiti dai ragazzi in comunità.

    Dal canto loro, invece, le due presunte vittime hanno confermato quanto già esposto nelle denunce e confermato i fatti. Tra cui le presunte scuse che l’ex sacerdote avrebbe presentato ai due ragazzi in presenza di alcuni testimoni in altra occasione. Scuse che Lucio Gatti ha smentito di aver fatto.

    Nel corso dell’udienza è stata sentita una dottoressa che all’epoca dei fatti prestava servizio nella struttura d’accoglienza.

    http://www.perugiatoday.it/cronaca/abusi-e-violenze-lucio-gatti-torna-in-tribunale-e-respinge-tutti-gli-addebiti-mai-chiesto-scusa.html

  • PERUGIA: archiviazione per don Lucio Gatti; il racconto delle vittime inquinato da una volontaria

    PERUGIA: archiviazione per don Lucio Gatti; il racconto delle vittime inquinato da una volontaria

    Il GIP del tribunale di Perugia Piercarlo Frabotta, ha ordinato l’archiviazione dei due procedimenti penali per abuso di minore a carico di don Lucio Gatti, che già nel 2014 patteggiò una condanna due anni di reclusione per violenza sessuale e abuso di mezzi di correzione ai danni di alcuni ospiti delle Comunità Caritas di San Fatucchio di Castiglione del Lago (PG) che egli stesso gestiva.

    Nelle cinque pagine di ordinanza, il GIP articola ampliamente il perché i due querelanti (all’epoca infra quattordicenni) non sarebbero attendibili e in più parti dell’ordinanza riconduce al contatto tra i due querelanti e una volontaria di una associazione perugina (già coinvolta nella precedente indagine in cui don Gatti patteggiò) che avrebbe potuto indurre o quanto meno inquinare il racconto reso dai due querelanti, rendendoli così inattendibili.

    NOTA: L’Associazione Rete L’ABUSO, che è intervenuta in un secondo tempo in sostegno dei due querelanti (in virtù degli imprescindibili obbiettivi statutari) fornendo per quanto possibile, tramite l’impegno degli avvocati Cristiano Baroni e Leonardo Francesconi del Foro di Firenze, tiene a precisare la sua più totale estraneità all’influenza della “volontaria” sottolineando che non appartiene all’Associazione Rete L’ABUSO.

    Francesco Zanardi

  • Bassetti mente sul caso di pedofilia a Milano

    Bassetti mente sul caso di pedofilia a Milano

    Il presidente della Cei ha detto di non sapere nulla dell’abuso su un minore da parte di don Galli, coperto dall’arcivescovo Delpini. Una lettera lo smentisce. Caso archiviato secondo Tarquinio, direttore dell’ “Avvenire”. Ma il prete accusato è stato condannato

    di Giorgio Gandola

    “Chi segue me non camminerà nelle tenebre”. È sconfortante che un sacerdote si sia dimenticato del potente insegnamento di Gesù nel Vangelo di Giovanni e spenga la luce davanti alla verità. Lo è ancora di più se non si tratta di un parroco di campagna in un momento di smarrimento personale, ma di Gualtiero Bassetti, cardinale, arcivescovo di Perugia e presidente della Conferenza episcopale italiana, in una conferenza stampa internazionale. Il contesto è l’assemblea generale della Cei, il tema è quello scottante degli abusi dei preti sui minori. E l’effetto è il solito senso di straniamento davanti alla fragilità comunicativa delle tonache e alla loro insopprimibile determinazione a nascondere la polvere sotto il tappeto.

    IL MOTU PROPRIO DEL PAPA

    Al termine dell’assemblea è consuetudine dei vertici spiegare in un incontro con i giornalisti le linee guida che hanno ispirato l’augusto consesso e le decisioni prese. In questo caso l’occasione è molto importante perché la Cei ha deciso di applicare concretamente il motu proprio di papa Francesco Vos Estis lux mundi, che prevede  tra l’altro la messa in stato d’accusa degli alti prelati che insabbiano gli atti di pedofilia nelle diocesi. Per dare un perimetro al fenomeno i vescovi italiani hanno introdotto un protocollo che rappresenta (in teoria) una svolta: l’obbligo morale di fare un esposto alle autorità civili. Morale, non giuridico, quindi esiste sempre un margine di discrezionalità nel quale muoversi “secondo coscienza”, come se la coscienza di un prete non coincidesse automaticamente con le sensibilità dell’istituzione da difendere. Si sa che la coscienza – come cantava Giorgio Gaber – qualche volta è un salvagente, qualche altra un canotto.

    In ogni caso, se la denuncia è verosimile dopo l’indagine previa (prevista dal diritto Canonico) e la famiglia del minore non si oppone per ragioni sue, il fascicolo è bene che finisca sulla scrivania dei carabinieri o della polizia. Con trasparenza e rispetto per la verità dei fatti, come accade già in numerosi paesi del mondo ma non in Italia senza prima una modifica del Concordato. “È un passo avanti importante”, lo definisce il cardinal Bassetti davanti ai giornalisti. Qualche minuto dopo però lui stesso compie due passi indietro. Accade quando la vaticanista del Messaggero, Franca Giansoldati, prende il microfono e fa una domanda del tutto legittima sul caso di Mario Delpini, l’arcivescovo di Milano accusato dalla famiglia di un ragazzo abusato di avere coperto don Mauro Galli, semplicemente spostandolo da una parrocchia all’altra della stessa diocesi, sempre a contatto con adolescenti. Il quesito riguarda in pieno il tema dibattuto. Chi controlla i controllori?

    Il presidente della Cei si innervosisce, risponde di non sapere nulla della vicenda, di non essere al corrente e che “di questo caso non si è parlato, non spetta a noi”. Tutto questo davanti ad accuse precise e a una richiesta scandita dalla mamma del giovane: “Delpini  ha insabbiato, adesso si dimetta”. È del tutto inverosimile che il cardinal Bassetti non sia a conoscenza dell’imbarazzante situazione perché i giornali ne hanno parlato (non tutti). Ma anche se fosse stato incline all’ascetica meditazione, egli stesso – su carta intestata della Conferenza episcopale italiana e a sua firma – il 20 febbraio scorso ha risposto al presidente dell’associazione Rete l’abuso, Francesco Zanardi, che per conto della famiglia aveva esposto al suo ufficio la vicenda e altre simili in un j’accuse che facilmente si può lettere sul web.

    Il carteggio si è sviluppato dopo che i genitori del ragazzo avevano scritto più volte al Vaticano, prima agli uffici della Congregazione per la dottrina della fede, poi alla Segreteria del Papa. Documenti protocollati con risposte in genere evasive ma con benedicenti formule finali. La lettera di Bassetti comincia con una frase che, letta oggi, suona imbarazzante: “La questione degli abusi costituisce un gravissimo reato, che è anche un gravissimo peccato”.

    GIORNALISTA REDARGUITA 

    Però non è al corrente. Gelo in sala alla Cei, con la giornalista che si ritrova avvolta dal silenzio dei colleghi. Tutto ciò in un clima surreale perché è relativamente semplice condannare gli abusi in astratto, meno quando bisogna fare i conti con il volto di un ragazzo distrutto e con alle spalle tentativi di suicidio, di una mamma coraggiosa e di un arcivescovo avvolto dal proprio inattaccabile potere. Alla fine dell’incontro, mentre le telecamere si accalcano attorno al cardinal Bassetti, la giornalista viene affrontata da Marco Tarquinio, direttore di Avvenire e intellettuale di indubbia sensibilità, che con aria da reprimenda le spiega: “Ti devi informare meglio perché la vicenda è stata archiviata”. Così archiviata che don Galli è stato condannato in primo grado per abuso sessuale a 6 anni e 4 mesi di carcere, come ha scritto anche il suo giornale. Purtroppo l’istinto manzoniano del troncare e sopire non passa mai di moda sul pianeta della fede. “Chi segue me non camminerà nelle tenebre”. Per qualcun altro, dopo 2000 anni, serve la pila.

    (trascrizione da La Verità del 25 maggio 2019)

  • Il Papa e i 100 preti pedofili da impiccare a San Pietro: la frase choc fa discutere

    Il Papa e i 100 preti pedofili da impiccare a San Pietro: la frase choc fa discutere

    Città del Vaticano – Continua a fare discutere la frase choc del Papa contro le associazioni delle vittime degli abusi che chiedono con forza punizioni certe per preti pedofili e vescovi insabbiatori. Ieri mattina, 10 maggio, nell’Aula Paolo VI incontrando le Superiore generali, Francesco parlando dell’ultimo documento varato per combattere questa piaga nella chiesa e del summit di febbraio, ha detto: «Alcune delle organizzazioni anti-abusi non sono rimaste contente dell’Incontro di febbraio: “No, ma non hanno fatto nulla”. Io li capisco, perché c’è la sofferenza dentro. E ho detto che se avessimo impiccato cento preti abusatori in Piazza San Pietro sarebbero stati tutti contenti, ma il problema non si sarebbe risolto. I problemi nella vita si risolvono con i processi, non occupando spazi».

    Parole crude che evidenziano la complessità di un problema esteso e, nello stesso tempo dimostrano la evidente difficoltà del Papa a dare a tutti risposte concrete e nel merito. In questi ultimi anni non sono sono mancate – da parte dell’opinione pubblica internazionale – reazioni sbigottite davanti ripensamenti papali su casi di vescovi o cardinali insabbiatori, in un primo momento da lui difesi e poi costretti alle dimissioni solo grazie al peso mediatico o alla tenacia delle vittime. Il caso cileno è eclatante. Non mancano casi simili nemmeno in Italia dove le associazioni hanno continuato a chiedere conto alla Chiesa ma senza troppo successo. Solo durante il summit di febbraio le vittime sono state ascoltate dai vescovi anche se sui casi esposti non vi sono ancora stati provvedimenti di sorta. Napoli, Milano, Perugia, Lecce, Palermo, Palestrina. L’elenco è lungo e il Papa lo conosce benissimo.

    Il sito vicino al Vaticano Il Sismografo ha dedicato alla frase del Papa sull’impiccagione a San Pietro dei preti pedofili una interessante riflessione, sul perchè di quella frase. «Nell’opinione pubblica mondiale, da parecchio tempo, guadagna terreno l’idea del giustizialismo, anche della vendetta e le critiche all’operato del Papa, della Santa Sede e della Chiesa in generale in materia di abusi quasi sempre arrivano alla medesima conclusione: non più parole … ora occorre passare all’azione e questa sorta di esortazione non è altro che, usando l’immagine metaforica del Papa: impiccati i preti abusatori!!»

    La conclusione cui giunge il sito è che «il giustizialismo è una merce a basso costo e di grande circolazione, soprattutto nei tempi dei nazionalismi e sovranismi di ogni razza. Oggi la richiesta di giustizia rapida, severa e sommaria è molto popolare e diffusa. Nei talk show di fronte ad affermazioni giustizialiste scatta subito l’applauso fragoroso. A volte anche la standing ovation. Ebbene, la frase del Papa che ha inorridito alcuni è proprio la migliore e più saggia risposta di Francesco che per la prima volta, seppure in forma indiretta e con un’immagine immediata, ha affrontato la questione del giustizialismo, della giustizia sommaria, di fronte ai casi di abusi sessuali nella Chiesa». Sempre restando in attesa che la giustizia della Chiesa faccia finalmente il suo corso.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/papa_preti_pedofili_impiccati_san_pietro-4485005.html?fbclid=IwAR3j7LEJeZsjhAiDGoBaea27sPvkJa8rROJC9IgD3A1iDbmPAYy7POK3qJs