Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Perugia

  • Palermo, sesso con minori: ex prete condannato in Cassazione

    Palermo, sesso con minori: ex prete condannato in Cassazione

    Aldo Nuvola fu parroco di Regina Pacis. Deve scontare circa tre anni. Si è costituito al carcere di Perugia

    La Cassazione ha confermato la condanna di appello a cinque anni e dieci mesi per aver avuto rapporti sessuali con minori. Aldo Nuvola, sospeso a divinis dopo l’arresto, ex parroco di Regina Pacis, si è presentato questa mattina al carcere di Perugia per scontare un residuo di pena di circa tre anni. Fino a ieri Nuvola era libero e viveva in Umbria. Le relazioni del sacerdote con giovani provenienti dai quartieri più poveri di Palermo vennero fuori nel corso dell’indagine sull’omicidio dell’imprenditore Massimo Pandolfo, ucciso il 24 aprile del 2013.

    I carabinieri intercettarono una telefonata tra il diciassettenne arrestato per il delitto e il prete. I due avrebbero avuto una relazione. Il minorenne chiamò Aldo Nuvola pochi minuti dopo l’assassinio. Interrogato dai carabinieri, il ragazzo confessò i suoi rapporti col sacerdote che venne intercettato. Da qui la scoperta del giro di prostituzione minorile che Aldo Nuvola frequentava.

    http://palermo.repubblica.it/cronaca/2017/12/02/news/sesso_con_minori_ex_prete_condannato_in_cassazione-182829016/

  • Don Federico: “Non sono pedofilo”

    Don Federico: “Non sono pedofilo”

    Lo sfogo via Facebook del parroco, prima del suo addio alla parrocchia di Santa Giustina

    VITTORIO VENETO – Don Federico De Bianchi lascia la parrocchia di Santa Giustina, non senza qualche polemica. E’ lo stesso parrocco – che ha voluto prendersi del tempo per un’esperienza a Perugia, presso la Casa dei figli dell’amore misericordioso – a pubblicare il proprio sfogo su Facebook.

    “Fra pochi giorni me ne andrò lasciando oltre a qualche buona opera tante chiacchiere sul mio conto, che la plebaglia ciarliera e ignorante si divertirà a fare – ha scritto sulla sua pagina – Sappiate questo: non sono stato mandato via dal vescovo, non sono pedofilo anche se vado in una comunità che può avere preti con quella problematica”.

    Don Federico ha anche fatto un accenno “politico” a chi verrà dopo di lui alla guida della parrocchia: “A Santa Giustina riappariranno persone sparite che riotterranno il potere sottratto. Poco importa per chi sa che iĺ potere e il giudizio appartengono a Dio solo”. Frasi dirompenti, alla vigilia della sua partenza per una nuova esperienza di vita.

    Il parroco è amatissimo dalle parti di Santa Giustina, anche per la sua franchezza e il carattere diretto delle sue “uscite”. Che anche questa volta è emerso, con un post destinato a far discutere in città.

    http://www.oggitreviso.it/don-federico-non-sono-pedofilo-175272

  • Don Lucio Gatti: “Non vogliono darmi pace”

    Don Lucio Gatti: “Non vogliono darmi pace”

    “Sono annientato perché non vogliono darmi pace”. Altro non dice don Lucio Gatti all’indomani dell’ennesima denuncia che l’avvocato viareggino Cristiano Baroni della Rete l’Abuso dice di aver presentato contro di lui il 30 ottobre presso la procura della Repubblica di Perugia. A breve, anzi, il legale farà istanza per capire quale pm si occuperà del caso. La querela conterrebbe il racconto di presunti abusi subiti quando il denunciante era adolescente. A fare da cornice sarebbe stata la struttura gestita da don Lucio presso la parrocchia che reggeva a Cenerente. “Una storia drammaticamente identica” a un’altra denunciata nel marzo 2016, come sottolinea la stessa Rete l’Abuso.
    Il sacerdote, che nel gennaio 2014 ha patteggiato una pena per molestie ai danni di ospiti (adulti) di strutture Caritas al tempo da lui dirette (aveva sempre respinto gli addebiti) però non ci sta. E replica per mezzo dei suoi legali Monica Lorenzini e Marco Lucio Campiani, perché, per ciò che lo riguarda, “non ha più parole”. “Con molto stupore – sostiene la difesa – vediamo puntualmente ripercorse e ribadite le stesse accuse-fotocopia con cadenza periodica. Eppure non v’è certezza di alcun procedimento giudiziario in corso”. Non solo: “Apprendiamo di una ricostruzione di fatti a cui don Lucio è totalmente estraneo. Anzi, è il sacerdote a diventare vittima di una manipolazione della realtà che sembra a uso e consumo di chi vuole farlo apparire per ciò che non è. Una manipolazione – prosegue la difesa – che suona come colpo a effetto per infangare sia la figura di don Lucio sia delle comunità che ha diretto unitamente ad altri responsabili”.
    I legali del sacerdote mettono l’accento sulla “natura tardiva” delle segnalazioni “tenuto conto che le vicende sarebbero avvenute nel 2008 e che la gravità dei fatti descritti, se fossero stati veri, li avrebbe fatti venire alla luce nell’immediatezza dell’accaduto”. E’ dunque la difesa, stavolta, a puntare il dito contro “i ritmi ripetitivi delle denunce”, viste come “strumenti per danneggiare la figura di don Lucio, sicché ci riserviamo ogni azione a tutela”.
    La notizia di ulteriori accuse irrompe sulla scena dopo cinque anni di assoluto silenzio del sacerdote, a parte l’intervista rilasciata da don Lucio al Corriere dell’Umbria un anno fa.
    La durata del decreto con cui l’allora arcivescovo Gualtiero Bassettiaveva sospeso nel 2012 don Lucio dal ministero pastorale, cioè in sostanza dagli incarichi di parroco, “in teoria” è giunta a scadenza (durava cinque anni). Resta tuttavia in stand by la decisione sulle future destinazioni del sacerdote, che resta nella comunità del Nord dove era stato inviato, prima di patteggiare la pena nel 2014, per un percorso spirituale “riabilitativo”. Da Perugia già si sono levate voci, attraverso i social network, ostili a un suo eventuale ritorno in Umbria. Ma per quello che lo riguarda, don Lucio “non ha assolutamente intenzione di rientrare”.

    Alessandra Borghi

  • Nuova denuncia choc per abusi sessuali contro Don Lucio: “Anni d’inferno dentro la comunità”

    Nuova denuncia choc per abusi sessuali contro Don Lucio: “Anni d’inferno dentro la comunità”

    Il racconto choc di un’altra, presunta vittima ospite all’interno di una delle comunità e cristallizzato in una denuncia – querela depositata in Procura.

    C’è una nuova, pesante accusa mossa contro Don Lucio Gatti, che nel gennaio del 2014 ha patteggiato a due anni con pena sospesa per molestie sessuali ai danni di alcuni giovani ospiti nelle comunità da lui gestite. Il racconto choc della nuova presunta vittima, cristallizzato in una denuncia querela depositata in Procura dal legale del giovane – l’avvocato Cristiano Baroni della “Rete l’Abuso” – ripercorre il calvario vissuto all’interno delle comunità quanto aveva appena 12 anni, delle presunte molestie subite e dell’ombra del duro lavoro che avrebbe scandito quelle interminabili e dolorose giornate.

    La denuncia raconta di  violenze ed è qui che il giovane ripercorre tutte le fasi della sua permanenza nelle comunità. E’ ancora un ragazzino quando, sarebbe stato molestato da Don Lucio. Ma ripercorriamo la sua storia dal principio. Siamo nel 2004 quando i servizi sociali, su richiesta della madre, chiedevano con una lettera indirizzata alla Comunità di San Fatucchio di inserire il ragazzo, durante il periodo scolastico, all’interno della struttura. Nel 2008, a 16 anni, viene trasferito nella struttura presso la parrocchia di Cenerente, dove era parroco Don Lucio. Ma rispetto a quello che avrebbe creduto di trovare, nonostante la giovane età si sarebbe trovato a vivere in una comunità con persone molto più grande di lui e “tossicodipendenti, psichiatrici e giudiziari” , obbligato a condividere con loro anche gli indumenti intimi”.

    Una giornata scandita anche da pesanti lavori – denuncia il giovane, ormai 25enne – dalla muratura alla raccolta delle olive al “facchinaggio pesante” e che avrebbe riguardato indistintamente, maggiorenni e minorenni. “I lavori, di qualsiasi natura fossero, si svolgevano in totale assenza dei ben minini requisiti di sicurezza e/o protezione idonea”.  Dalle 18.30 alle 19.30 una pausa per lavarsi per poi dedicarsi, dalle 19.30 alle 20 a sessioni di preghiera. Dalle 20 alle 21 la cena, poi alle 23 si andava a letto, non prima – secondo la denuncia del giovane – di essere stati sottoposti a urla, insulti e prediche.

    Anche i contatti con la madre sarebbero stati estremamente limitati, nel corso della sua lunga permanenza all’interno delle comunità e c’è anche chi – all’interno della struttura, gli avrebbe raccomandato di “stare attento”. Poi arriva il momento in cui sarebbe stato scelto insieme ad altri ragazzi per andare alla parrocchia di Cenerente per eseguire alcuni lavori di pulizia. Una occasione, per il ragazzo,  per uscire dalla comunità di San Fatucchio e andare a casa di Don Lucio che lui considerava, fino a quel momento, “come un padre”. Ma proprio quel “padre” – secondo la denuncia querela depositata in procura – lo avrebbe invitato a mettersi con lui nel letto, per poi palpeggiarlo nelle parti intime.

    Ma sarà anche un altro episodio denunciato dal giovane a sconvolgergli la vita, qualche mese dopo. Abusato da un altro ragazzo ospite della comunità. Dal racconto del giovane, da lì a poco seguiranno vari spostamenti nelle strutture, da Spoleto a Foligno. Proprio in quest’ultima i responsabili della struttura gli avrebbero somministrato dei farmaci “tipo calmante contro la mia volontà”. E’ un racconto scioccante e doloroso, quello di questo giovane uomo, oggi 25enne.

    http://www.perugiatoday.it/cronaca/denuncia-choc-di-giovane-contro-don-lucio-gatti.html

     

  • PEDOFILIA; Un altra presunta vittima allepoca 12enne denuncia don Lucio Gatti per abusi sessuali

    PEDOFILIA; Un altra presunta vittima allepoca 12enne denuncia don Lucio Gatti per abusi sessuali

    Un’altra accusa di violenza sessuale dopo quella del marzo 2016 a carico don Lucio Gatti, il prete perugino che patteggiò già nel 2014 in sede penale, una condanna due anni di reclusione per violenza sessuale e abuso di mezzi di correzione ai danni di alcuni ospiti delle Comunità Caritas di San Fatucchio di Castiglione del Lago (PG) che egli stesso dirigeva.

    La presunta vittima che all’epoca dei fatti aveva 12 anni, pur non conoscendo il compagno di sventura che ha denunciato don Lucio nel marzo 2016, racconta una storia drammaticamente identica che solleva pesanti interrogativi non solo sull’operato di don Lucio Gatti, ma anche sui servizi sociali perugini, accusati da entrambe le vittime di non averle adeguatamente tutelate.

    Infatti, nel racconto narrativo entrambe affermano di essere state prelevate, una 12enne e l’altra 13enne e collocate dagli stessi servizi sociali in strutture decisamente inadeguate, costrette a convivere con adulti agli arresti domiciliari, tossicodipendenti o malati psichiatrici.

    Anche in questo caso la presunta vittima lamenta di essere stata costretta a utilizzare biancheria intima in comune con gli altri, di essere stata sottoposta a sfruttamento e costretta a fare lavori pesanti e inadeguati come facchinaggio, muratura, falegnameria, giardinaggio che riguardavano indistintamente sia i minorenni che i maggiorenni.

    Don Lucio Gatti che nel 2012, in riferimento al primo processo penale, era stato sospeso a divinis dal vescovo Gualtiero Bassetti per  cinque anni , dovrebbe proprio in questo periodo esaurire la sua condanna canonica.

    Il caso è Seguito dalla Rete L’ABUSO e assegnato a uno dei nostri legali di fiducia, l’avvocato Cristiano Baroni che questa mattina ha depositato insieme alla presunta vittima formale querela presso la Procura della Repubblica di Perugia.

  • «Perugia, stuprata una bambina di 7 anni»: sacerdote indagato per favoreggiamento

    «Perugia, stuprata una bambina di 7 anni»: sacerdote indagato per favoreggiamento

    di Daniele Bovi

    Un sacerdote e un medico sotto inchiesta a Perugia nell’ambito di una vicenda legata al presunto stupro subìto nel 2015 da una bambina di sette anni. Dall’accusa di violenza sessuale deve difendersi un 25enne ritenuto responsabile dal pm Gemma Miliani di aver tentato di baciare e palpeggiare la ragazzina nelle parti intime per poi costringerla a subìre atti sessuali. Da quell’episodio avvenuto nel Perugino durante l’estate del 2015 (la località non viene indicata per tutelare la vittima del reato, ndr) sono scattate altre due accuse: contro il medico di base della bimba e contro il parroco della comunità in cui si trovava l’imputato principale, la stessa comunità alla quale si era rivolta la madre della piccola per cercare sostegno.

    «Omissione di referto» Nello specifico la dottoressa ha «omesso di riferire all’autorità giudiziaria quanto riscontrato nel corso della visita» effettuata il giorno dopo i presunti abusi. Stando alla ricostruzione accusatoria dall’«esame medico erano emersi elementi sufficienti a delineare i caratteri di un delitto per cui si doveva procedere d’ufficio» ma ciò non è stato comunicato ai magistrati. La visita medica – si apprende – si è svolta poche ore dopo l’«episodio di abusi sessuali», quando la madre ha accompagnato la bimba dal medico. La dottoressa, difesa dall’avvocato Fabiola Fiorucci, rivendica la correttezza del proprio operato e ha già riferito agli organi inquirenti di non aver notato, nel corso della visita, elementi che lasciassero ipotizzare violenze sessuali.

    Il ruolo del sacerdote Il sacerdote è invece accusato di favoreggiamento personale per aver «aiutato» il presunto stupratore «a sottrarsi alle ricerche dell’autorità giudiziaria, avvisandolo di quanto riferito dalla madre della minore (circa il racconto di quest’ultima) e facendolo allontanare» dalla comunità a pochi chilometri dal capoluogo umbro. In questo modo – scrive il pm nella richiesta di rinvio a giudizio – il prete ha «eluso le investigazioni svolte dall’autorità giudiziaria».

    Udienza preliminare Il fascicolo è approdato stamani in tribunale dinanzi al giudice per l’udienza preliminare Carla Maria Giangamboni. Il gup ha stralciato le posizioni del medico e del sacerdote (gli atti tornano in Procura) rinviando a giudizio il presunto violentatore. Per lui il processo inizierà il 7 maggio 2019. Gli imputati sono difesi dagli avvocati Elodia Mirti, Fabiola Fiorucci e Antonio Bonacci. La parte civile è invece rappresentato dall’avvocato Nada Lucaccioni.

    «Perugia, stuprata una bambina di 7 anni»: sacerdote indagato per favoreggiamento

  • Bambina di otto anni molestata, indagato anche sacerdote: “Lo aiutò ad allontanarsi”

    Bambina di otto anni molestata, indagato anche sacerdote: “Lo aiutò ad allontanarsi”

    Aveva appena otto anni quando il suo corpicino fu violato. Aveva solo otto anni quando aveva iniziato a frequentare una comunità religiosa insieme a sua mamma, senza immaginare ciò che sarebbe successo alla sua piccola, avvicinata da un giovane di 25 anni, anche lui frequentatote abituale della stessa struttura e oggi alla sbarra con una accusa pesantissima: molestie sessuali nei confronti della bimba. Abusi che sarebbero avvenuti nel corso dell’estate di due anni fa in Altotevere. Oggi il gup Carla Giangamboni, in sede di udienza prelimiare, ha rinviato a giudizio il 25enne e per lui il processo si aprirà nel maggio del 2019.

    Ma dalle carte della procura, il pubblico ministero Gemma Miliani aveva chiesto il rinvio a giudizio anche per un sacerdote, indagato per “favoreggiamento personale” perchè complice. secondo l’accusa, “di aver aiutato il presunto colpevole a sottrarsi alle ricerche dell’autorità giudiziaria, facendolo allontare dalla comunità, così eludendo le investigazioni svolte dall’autorità giudiziaria”. Nella richiesta di rinvio a giudizio formulata dal pm, anche un medico di base per “omissione di referto”. Per l’accusa avrebbe omesso di riferire all’autorità giudiziaria quanto riscontrato nel corso della visita alla minore, durante la quale a seguito del racconto della madre i merito ad un episodio di abusi sessuali subito dalla piccola la sera prima, “erano emersi elementi sufficienti a delineare i caratteri del reato per cui si doveva procedere d’ufficio”.

    Per il procedimento a carico del medico e del sacerdote, il gup ha stralciato le loro posizioni e ha rimesso gli atti alla procura in quanto, per questo tipo di reati, si procede per citazione diretta a giudizio. Per il presunto autore degli abusi invece le porte del dibattimento si spalancheranno nel 2019. La parte civile è rappresentata dall’avvocato Nada Lucaccioni, gli altri legali sono: Elodia Mirti, Fabiola Fiorucci, Antonio Bonacci.

    http://www.perugiatoday.it/cronaca/bimba-molestata-rinvio-a-giudizio-indagato-anche-sacerdote-per-favoreggiamento.html
  • L’équipe di Trento che cura i sacerdoti pedofili e alcolisti

    L’équipe di Trento che cura i sacerdoti pedofili e alcolisti

    Chi c’è dietro il portone del centro di Trento. Oltre agli psichiatri, il recupero passa attraverso studio e lavoro

    Trento -L’impressione è quella di un altro mondo in questo mondo. Una strada stretta dal nome gentile, via dei Giardini, che curva dopo curva sale verso un quartiere residenziale di Trento, case non lussuose ma tranquille e a pochi passi dal centro storico. Il cancello è sempre aperto. Non si esce dalla città, il castello del Buonconsiglio è proprio ai piedi della collina a qualche centinaio di metri, ma si entra in uno spazio diverso, silenzioso, appartato, dove i guai del mondo vero vengono visti da un punto di vista differente.

    Una targa di pietra indica che la vasta proprietà (villa Mezzena) chiusa in una cinta di pietre bianche, siepi e filo spinato, ospita la Congregazione di Gesù sacerdote fondata un centinaio d’anni fa da padre Mario Venturini. Su un’altra lapide appesa al muro di fronte sopra tre fioriere di pietra è scolpito un passo del Vangelo di Matteo: «Non preoccupatevi né del cibo né del vestito – si legge tra l’altro – cercate prima il Regno di Dio e la sua giustizia e avrete tutto il resto di soprappiù». È un bel viatico per chi varca questa soglia. La vocazione dei padri Venturini è di sostenere la vocazione dei preti. Nei loro statuti primeggia l’impegno ad accogliere «tutti i sacerdoti che desiderano rivivere con rinnovato slancio la loro consacrazione». A partire da quelli in crisi: l’Annuario statistico vaticano segnala 43 sacerdoti nel 2013 e altrettanti nel 2014 (su quasi 32mila preti diocesani) che hanno chiesto la dispensa dal ministero per sposarsi o perché si ritrovano incapaci di reggere le responsabilità di una parrocchia. La dispensa consente loro di restare nella Chiesa e accedere ai sacramenti, matrimonio compreso. In Italia sarebbero tra gli ottomila e i diecimila i preti sposati.

    L’ANONIMATO

    Ma poi c’è il sommerso di chi non arriva a un passo così estremo per irrisolutezza, vergogna, ritrosia, e magari ottiene semplicemente periodi sabbatici per superare difficoltà e dubbi. Fino ad arrivare ai disagi più gravi, perché i consacrati non sono così diversi dai poveri cristi che dovrebbero guidare alla fede: preti pedofili, ludopatici, depressi, alcolisti, con disturbi della personalità. Oppure in crisi a causa di una donna, o più di una. Nei mesi scorsi era girata la voce che nella casa madre dei Venturini fosse ospitato anche don Andrea Contin, la tonaca di Padova che collezionava amanti e orge.

    I vertici della congregazione trentina negano che il prete veneto sia stato mandato da loro. Non gradiscono la pubblicità e in generale non amano che si parli di loro. Aprono le porte più volentieri a un prete zoppicante che a un giornalista. Tuttavia la statua di Gesù che troneggia nel giardino davanti all’ingresso benedice tutti, la cappella è aperta a chiunque per gli appuntamenti liturgici: la messa e le lodi alle 7, l’ora media alle 12, l’adorazione alle 18.30 seguita dai vespri. Il sabato la messa è alle 7.30 e la domenica alle 9; ci si riposa un po’ di più. Per il resto, il superiore generale padre Carlo Bozza congeda gli indesiderati con un «pace e bene» cordiale ma irremovibile. Preferisce garantire la piena riservatezza degli ospiti che raccontare il percorso di recupero che lui e i confratelli predispongono per i preti più peccatori. In curia a Trento riferiscono che i Venturini non sono molto coinvolti nella vita della diocesi. Anche il settimanale diocesano, Vita trentina, e Avvenire, il quotidiano dei vescovi, sono stati tenuti alla larga. Il riserbo è assoluto. Nemmeno i religiosi che vivono nella casa madre di Trento conoscono quale storia abbiano alle spalle gli ospiti.

    Il sostegno ai preti in crisi (compresi quelli che hanno lasciato la tonaca o vogliono farlo) non è l’unica attività dei Venturini, anche se la vicinanza ai sacerdoti è il loro compito principale. Sono anche confessori e predicatori di esercizi spirituali. Nelle altre nove case della congregazione, sei in Italia e tre in Brasile, nello stato di São Paulo, si tengono corsi di spiritualità per religiosi e laici, si accolgono gruppi parrocchiali, si assistono preti anziani e malati, si fanno ritiri per i movimenti e riunioni di preti diocesani.

    LE CLINICHE

    L’istituto ha missioni, riviste, pubblicazioni; esiste anche un ramo femminile di suore, le Figlie del cuore di Gesù. «È riduttivo parlare di noi soltanto perché accogliamo preti depravati», fa sapere padre Gino Gatto, assistente generale e superiore della casa di Zevio (Verona), un’altra oasi di tranquillità stavolta però in piena campagna dove si formano i seminaristi della congregazione.

    I Venturini rifiutano queste etichette sbrigative di cliniche per preti gay o pedofili; è una questione di rispetto per chi arriva da loro per problemi meno gravi. D’altra parte, in Italia non sono gli unici ad affrontare queste situazioni. A Roma hanno sede l’associazione Ministri della misericordia e l’Oasi di Elim dell’Apostolato salvatoriano; a Collevalenza (Perugia) la Comunità della famiglia dell’Amore misericordioso ha una casa con 25 posti letto destinati a preti in crisi.

    La comunità Monte Tabor di Pomezia (Roma) è stata visitata da Papa Francesco il 17 giugno dell’anno scorso nell’ambito dei Venerdì della misericordia durante il giubileo straordinario. Al santuario di Caravaggio (Bergamo) è aperto un «consultorio» per consacrati accanto al più tradizionale consultorio familiare, che è punto di riferimento per i preti in crisi delle diocesi di Milano, Crema, Cremona, Bergamo, Lodi, Brescia. Anche in questo caso l’attività non si limita a fornire sostegno ai religiosi in difficoltà ma anche a formare laici, catechisti, direttori spirituali, psico-pedagogisti.

    «Nel paradiso, dove spero un giorno di essere ammesso per la infinita misericordia di Gesù – scrisse padre Mario Venturini in una lettera del 1943 -, non mi riposerò finché ci sarà un sacerdote da aiutare sulla terra». Fedeli a questa consegna, i religiosi trentini sono diventati negli anni una comunità specializzata nell’affrontare i casi più difficili. Pochissimi altri nella Chiesa hanno maturato queste competenze. Padre Venturini, il fondatore nato a Chioggia (Venezia) nel 1886 e morto a Trento nel 1957, sintetizzò così lo scopo della congregazione che prese avvio nel 1912: «Aiutare con ogni mezzo i membri del clero a vivere all’altezza della loro dignità».

    L’ACCOGLIENZA

    Nei testi fondativi si parla di accoglienza, «aiuto fraterno di conforto e ripresa» in campo spirituale e psicologico, fatto di alternanza tra preghiera, studio e lavoro. La casa di Trento ospita una grande biblioteca ma anche un laboratorio di cellofanatura; dietro la casa madre si estende un vigneto e c’è da curare anche il giardino. Il lavoro è sia un mezzo per sostenere l’opera sia uno strumento educativo. Ma il recupero di preti ed ex preti è affidato anche a psicologi e psichiatri specializzati nell’affrontare il male di vivere dei religiosi. Uno di loro è padre Gianluigi Pastò, superiore generale dal 2010 al 2016. «La difficoltà che c’è sempre stata e che oggi si sente di più – ha detto a Telepace in una delle rarissime interviste concesse – è un senso di solitudine, anche pastorale. Il prete si trova con varie realtà, con più parrocchie da seguire e da accompagnare, e non trova sempre un referente anche nei superiori o nei confratelli per potersi confrontare». Preti soli, carichi di responsabilità, con chiese quasi vuote ma richieste di aiuto sempre più numerose. «Le altre realtà di sofferenza e difficoltà – aggiungeva padre Pastò – sono comuni a ogni persona del nostro tempo, legate all’affettività e alle relazioni non sempre facili con il mondo giovanile o altri aspetti della società di oggi. Noi offriamo accoglienza nelle nostre comunità, tutte disponibili a dare aiuto, alcune anche per tempi più lunghi con un accompagnamento specifico adatto alla situazione personale e ai problemi psicologici di ciascuno. Non neghiamo conforto a nessuno».

    I preti che arrivano qui vengono quasi sempre indirizzati dalle diocesi e il superiore ha un rapporto diretto con i vescovi, i primi a valutare la gravità del caso anche se spesso non sanno che cosa fare. L’approccio dei Venturini è soft, si cerca di conoscere chi si ha di fronte per capire se si è in grado di prestare un aiuto efficace. In certi casi l’accoglienza equivale a una custodia: è capitato che l’istituto sia stato indicato come luogo dove un prete potesse scontare gli arresti domiciliari per avere commesso abusi o irregolarità economiche nella gestione della parrocchia. E la prima terapia è quella di ritrovarsi non più da soli, ma in una comunità di persone che non giudicano il passato di chi hanno davanti.

    http://www.ilgiornale.it/news/cronache/l-quipe-trento-che-cura-i-sacerdoti-pedofili-e-alcolisti-1391690.html

  • Ponticelli, prete pedofilo. La vittima: «altri bambini abusati, ma c’è omertà dalla Curia»

    Ponticelli, prete pedofilo. La vittima: «altri bambini abusati, ma c’è omertà dalla Curia»

    Capelli neri, occhi scuri e corporatura massiccia. «Ho messo su più di 10 chili da quando è venuta fuori questa storia. Non ne posso più. Sono distrutto». Quando arriva, a bordo di una Punto, mostra tutti i segni del suo stato d’animo Diego. Il nome è di fantasia. Anche se da largo Donnaregina qualcuno ha ben pensato, circa due settimane fa, di rendere nota la vera identità di Diego. «Attraverso i legali della Rete L’Abuso guidata da Francesco Zanardi – spiega – abbiamo già denunciato la Curia. Per me è stata un’ennesima sofferenza». Diego oggi ha 41 anni, è padre di tre figli ed è nonno. Quando arriva in via Fratelli Grimm, parcheggia l’auto davanti alla pasticceria La Rocca e in pochi attimi si rinnova tutto il suo dolore nel ripercorrere le macabre tappe di quella terribile vicenda. «Ecco, vedi – indica – lui abitava lì, dove ora ci sono quei teloni alle finestre. Viveva con la mamma e con una sorella che poi morì. Ma ormai non c’è più nessuno». Lo sguardo dell’ex bambino di 12 anni diventa scuro quando ritorna al passato. Un passato con cui deve fare i conti tutti i giorni. «Sono appena tornato dalla visita con lo psicologo – spiega – ma ogni volta ne esco devastato. E’ terribile e ricordare ogni volta è come tornare indietro nel tempo e rivivere tutto». Nel 2010, quando è partita la denuncia contro il presunto prete pedofilo, don S. M., ex docente di religione alla scuola media Borsi 2 di Ponticelli, Diego ha rivisto dopo tanti anni il suo aguzzino. «Ebbi il coraggio di affrontarlo – dice – e registrai un video che poi ho dato il consenso a mandare in onda a “Chi l’ha visto?” su Rai 3. Quando gli dissi che stavo male per colpa sua e di ciò che mi aveva fatto lui mi parlò del diavolo e mi disse di non buttare via i miei soldi andando dai medici. Non ha mai negato. Mi sarei aspettato che, di fronte alla mia rivelazione, saltasse dalla sedia. Invece rimase impassibile». Trema mentre parla Diego. E soffre al pensiero che anche altri bambini siano stati abusati da quel prete con gli occhiali, «ma non denunciano per paura, come un mio coetaneo che un giorno mi toccò nelle parti intime e io capii che aveva subito anche lui le molestie. Ma c’è omertà soprattutto da parte della Curia, che sa e resta in silenzio». E il pensiero di Diego corre inevitabilmente a quel sacerdote che, secondo le ultime segnalazioni giunte alla Rete L’Abuso, si sarebbe ritirato a vita privata in un convento vicino Perugia.

    GIULIANA COVELLA

    http://www.metropolisweb.it/news/ponticelli-prete-pedofilo-la-vittima-altri-bambini-abusati-ma-c-omert-dalla-curia/26087.html

  • La legge vaticana del più forte

    La legge vaticana del più forte

    Nei processi per abusi su minori la giustizia del Vaticano si sovrappone a quella italiana. Determinando una disparità di trattamento in favore dei preti cattolici rispetto a qualsiasi altro cittadino italiano. Ecco cosa accade nei tribunali dell’ex Sant’Uffizio
    PEDOFILIA
    di Federico Tulli

    “Mi scusi, non ho dormito per tutta la notte adesso non mi sento pronto per un’intervista vorrei aspettare qualche settimana… Quando inizio a riparlare di quello che mi è successo, giuro, mi sento male. Vorrei un po’ di pausa». Il messaggio di Diego (nome di fantasia) mi arriva sul cellulare alle 5 di mattina. «Va bene» rispondo immediatamente. Ci eravamo accordati la sera precedente che lo avrei chiamato per farmi raccontare a che punto è il processo ecclesiastico contro don Silverio Mura. Diego, oggi 41enne, accusa da tempo l’ex parroco dell’arcidiocesi di Napoli di averlo violentato a partire dal 1987. Aveva 12 anni e frequentava l’oratorio della parrocchia SS Annunziata di Pollena Trocchia, a Napoli. Ho già informazioni attendibili sui cui lavorare, non insisto per ottenere l’intervista. Anche perché avevo saputo dall’associazione Rete L’Abuso, che gli ha procurato l’assistenza legale e ci ha messo in contatto, che l’uomo ha avuto numerosi crolli psicofisici, «attacchi di panico» che hanno richiesto anche dei ricoveri ospedalieri.

    Il primo nel 2010, quando Diego, sposato e padre di due bambine, non riesce più a sostenere il macigno che si porta dentro in solitudine da quasi 25 anni. La crisi lo coglie all’improvviso sul luogo di lavoro e lui si convince a presentare una denuncia all’arcivescovo di Napoli, Vincenzo Sepe, e ai carabinieri. Ma era passato troppo tempo dall’ultima violenza subita, reato prescritto. Ad oggi dunque don Silverio Mura ha dovuto affrontare solo la magistratura vaticana. O per lo meno dovrebbe. Sul processo canonico, è noto, pende il vincolo del segreto pontificio, quindi del suo caso si sa poco o nulla. «All’inizio del 2016 abbiamo interpellato il sostituto della segreteria di Stato, arcivescovo Angelo Becciu – racconta Francesco Zanardi, presidente Rete L’Abuso -. Ci ha risposto che non risulta alcun processo penale ecclesiastico a carico di Mura e che la Santa Sede può solo sollecitare la Diocesi». La telefonata a Becciu non è casuale. Constatata l’inerzia di monsignor Sepe, Diego aveva denunciato tutto a papa Francesco.

    Il 14 novembre 2014 ha ricevuto una mail dalla Curia di Napoli con l’invito a presentarsi il 3 dicembre in Largo Donnaregina 22, “per gli adempimenti relativi alla denuncia da Lei inoltrata alla Congregazione per la Dottrina della Fede” (Cdf) a carico di don Silverio Mura. E lui ci è andato. Siamo in territorio italiano, tuttavia oltre quella soglia è come entrare in una macchina del tempo e viaggiare a ritroso di secoli, quando la Cdf si chiamava Santa Inquisizione. In base alla procedura ecclesiastica, all’avvocato di fiducia della presunta vittima è vietato assistere, mentre quello del sacerdote ne ha facoltà. Diego si presenta da solo, con le sue angosce, dinanzi al vicario giudiziale aggiunto del tribunale ecclesiastico regionale campano e al vice cancelliere della Curia partenopea. Il primo fa le domande, l’altro annota le dichiarazioni. Prassi vuole che al querelante non sia rilasciato alcun documento, nessuna informazione. Né al termine dell’udienza né dopo la eventuale sentenza. E don Mura? Per lui è diverso. Sul sito del Vaticano nella “Guida alla comprensione delle procedure di base della Cdf riguardo alle accuse di abusi sessuali” si legge: «Il sacerdote accusato è chiamato a rispondere alle accuse e a esaminare le prove». Tra queste, oltre alla testimonianza di Diego c’è la perizia psichiatrica disposta dal tribunale ecclesiastico, che si è svolta il 26 aprile 2016 a Napoli, per valutare la sua attendibilità.

    I vantaggi per la difesa del sacerdote accusato rispetto alla controparte sono evidenti già così. Tuttavia non si limitano al solo processo ecclesiastico. Con le informazioni raccolte alla diocesi di Napoli i suoi legali possono organizzare al meglio la linea difensiva da attuare in caso di giudizio civile. Ci si chiede quante volte è già accaduto che la prassi giudiziaria vaticana abbia determinato questa situazione di disparità di trattamento sovrapponendosi a quella italiana. Ma la domanda è destinata a rimanere senza risposta, perché il numero dei procedimenti penali amministrativi per pedofilia è ignoto. E la Conferenza episcopale tace non avendo mai nemmeno svolto un’indagine interna per quantificare il fenomeno su scala nazionale. Di sicuro quello di Diego non è un caso isolato: si tratta della norma. Abbiamo raccontato parte della vicenda di Giada Vitale alcuni mesi fa in merito al giudizio penale in corso a Larino (Campobasso) nei confronti di don Marino Genova (vedi Left n. 38/2016). Ora lei accetta di bucare il velo di omertà che il papa impone sui riti canonici e ci parla del giorno in cui decise di rispondere alla convocazione della Diocesi di Pescara competente sul suo caso. «Era l’inizio del 2014, avevo denunciato don Marino sia al vescovo di Termoli che ai carabinieri. Nella stanza eravamo in tre: io, il giudice don Antonio De Grandis e don Michele Valentini, il notaio della curia di Termoli.

    Valentini lo conoscevo già, perché prima dell’udienza mi chiamò e mi consegnò una richiesta del giudice. Voleva una copia della mia denuncia alla procura». Le chiedo se il suo avvocato ha acconsentito. Mi risponde di sì. «Oggi mi rendo conto che è stato un errore presentarmi, all’epoca mi fidavo ancora della Chiesa e pensavo – illudendomi – che quello lì sarebbe stato punito a dovere». E aggiunge: «Ero sola, hanno detto che il mio avvocato non poteva essere presente. Il legale di don Marino invece sì e io potevo accettare o rifiutare. Ho detto no. Mi ha interrogata il giudice, cercava di farmi dire che provavo affetto per il mio violentatore, ma io come convenuto con l’avvocato Cavaliere ho voluto solo precisare che quando sono iniziati gli abusi avevo 13 anni». Don Marino Genova ne aveva 55. Dal giorno dell’audizione Giada non ha saputo più nulla in via ufficiale: «Non mi hanno mai comunicato l’esito del processo né so in che modo le mie dichiarazioni sono state utilizzate».

    Il prossimo 20 dicembre, in Tribunale a Larino, Giada comparirà con altri sei testimoni di fronte agli avvocati di don Marino. Sono passati quasi tre anni dall’audizione in Diocesi a Pescara. Anche nel suo caso, la giustizia vaticana si è sovrapposta a quella italiana, con quali conseguenze? Lo abbiamo chiesto all’avvocato Mario Caligiuri del Foro di Roma: «In questo modo viene generato da un altro tribunale, in anticipo alla celebrazione del rito ordinario, un irragionevole squilibrio a favore del presunto abusante» spiega Caligiuri, che sottolinea: «Non solo nell’aula di giustizia ecclesiastica non è ammessa l’assistenza del difensore di chi ha denunciato l’abuso, ma soprattutto viene negato il supporto psicologico di tecnici di comprovata esperienza legittimati a operare affinché la vittima, una persona che subito uno sconvolgimento emotivo, non incorra nella creazione di falsi ricordi. Fino a disattendere quanto stabilito per la cura e il sostegno alle vittime dalla Convenzione di Lanzarote». Questo protocollo per la protezione dei bambini contro lo sfruttamento e gli abusi sessuali è stato ratificato nel 2012 dall’Italia. Possono aderire anche i Paesi che non fanno parte del Consiglio d’Europa ma il Vaticano non l’ha mai fatto. «Pensando al controesame, il dato più inquietante emerge dal versante delle garanzie costituzionali – sottolinea Caligiuri -. La difesa di un sacerdote, già imputato per abusi dal Vaticano, ha il vantaggio di acquisire prima dell’eventuale processo italiano la rievocazione narrativa che la vittima darà del fatto storico, i punti deboli su cui calcare la mano, le peculiarità anche caratteriali, la sua realtà emotiva».

    Con queste informazioni si ha la possibilità di farla cadere in contraddizione. «Non a caso lo studio reciproco dell’avversario è un dato che gli avvocati curano molto nei processi – conferma l’avvocato -. Siamo pertanto in presenza di una disparità di trattamento in favore dei preti cattolici rispetto a qualsiasi altro cittadino italiano». Dove si trovano oggi don Mura e don Genova? Per la giustizia italiana sono uomini liberi. Don Marino Genova dopo aver confessato la “colpa” davanti al giudice ecclesiastico, ed essere stato sospeso a divinis, ha chiesto di espiare (preghiera e penitenza per 5 anni) in uno dei siti “protetti” che la Chiesa ha adibito a centri di sostegno spirituale e psicologico per «sacerdoti in difficoltà» (li chiamano così). Anche don Mura potrebbe essere ospite di una struttura analoga. Fonti che chiedono di rimanere anonime ci dicono che lui dimora a Villa Sacro Cuore, appena fuori Città di Castello (Perugia). L’altro, invece, è nell’Oasi di Elim, un caseggiato anonimo che fa parte del complesso del Santuario del Divino Amore a Roma.

    Pag 30 di LEFT del 10-12.2016