Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: polonia

  • Inizia a sgretolarsi in Polonia il muro di omertà e connivenza coi preti pedofili

    Inizia a sgretolarsi in Polonia il muro di omertà e connivenza coi preti pedofili

    Da Google traduttore

    Pene più severe per il sacerdote Kalinówki, andrà in prigione per molestie su minori

    Contro la pena sospesa per il parroco protestò l’anno scorso, i membri dell’organizzazione SNAP, che riunisce le vittime di preti pedofili, così come la fondazione, “Non abbiate paura”, che lottano per i diritti delle vittime da parte del clero
    fot. archive

    Tre anni trascorrono in carcere Stanislaw G., ex parroco a Kalinówka nel distretto di Zamosc. Ha lavorato anche come catechista in una scuola di Sulmicach.

    Due anni fa, l’ufficio del procuratore ha riferito la madre di 10-year-old girl, che Padre G. insegnato religione e si stava preparando per la comunione. Ha detto che il suo bambino è stato abusato da un prete. Quando i pubblici ministeri hanno iniziato in discussione altri genitori hanno scoperto che c’è ancora altri quattro bambini svantaggiati.

    Una delle ragazze ha avuto il prete mise le mani sotto le mutandine e toccare le natiche. Un’altra tocca il seno. Le molestie si è verificato sia a scuola e in chiesa. La credibilità dei bambini ha confermato parlando con loro, esperti psicologi.

    – John G. ha confessato a tre delle cinque accuse, ma ha rifiutato di fornire spiegazioni – ha detto ai giornalisti indagando sulla questione Bartosz Wojcik, capo della Procura della Repubblica di Zamosc.

    dettagli scioccanti di questo caso sono stati tenuti segreti per il bene degli studenti svantaggiati. Per lo stesso motivo il processo stava rotolando a porte chiuse.

    Nel mese di ottobre dello scorso anno, la Corte distrettuale di Zamosc prete condannato a due anni di reclusione, sospesi per cinque anni di libertà vigilata, 3000. bene zł e bandito a vita dal lavorare con i bambini.

    – Questo giudizio è uno scandalo – ha commentato legali svantaggiati ragazze e le loro famiglie Marek Lisinski la fondazione “Non abbiate paura”. – Questo uomo non soffre praticamente senza conseguenze delle loro azioni. Per parlare di qualsiasi decenza deve essere immediatamente espulso dal sacerdozio, passare molti anni in prigione ed essere trattati con le loro tendenze malsane.

    Curia di Zamosc-Lubaczowska ancora in fase deciso la rimozione di una religione sacerdote incaricato di insegnare, il ministero sacerdotale in parrocchia e lui si mosse come un residente della parrocchia di S. Nicholas Hrubieszow. Al piano terra della casa in cui vivere, ogni giorno le classi erano studenti della scuola media e studenti delle scuole superiori provenienti da una scuola vicina.

    Per questo motivo, e in segno di protesta contro il scandalosamente bassa giudizio nel novembre dello scorso anno, prima che la nuova residenza del sacerdote hanno protestato membri SNAP dell’organizzazione, che riunisce le vittime di preti pedofili, così come la fondazione, “Non abbiate paura,” lotta per i diritti delle vittime da parte del clero.

    Allo stesso tempo, un ricorso presentato sospeso avvocato che rappresenta i genitori dei minori vittime e l’accusa, che ha chiesto il religioso carcere tre anni spietata. Il Tribunale distrettuale di Zamosc ha confermato proprio una tale punizione. Anche proibì Padre. Stanislaw G. sette anni a contatto con minori vittime e portandoli a meno di 50 metri.

    La sentenza è definitiva. Padre Stanislaw G. presto ottenere una citazione a comparire in carcere. Il suo caso sia ora vaticana Congregazione per la dottrina della fede, che può espellere prete pedofilo dallo stato clericale.

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    www.dziennikwschodni.pl/lublin/n,10…-wiezienia.html

    Surowsza kara dla księdza z Kalinówki, trafi do więzienia za molestowanie dzieci

    Przeciwko karze w zawieszeniu dla proboszcza protestowali w ubiegłym roku członkowie organizacji SNAP, skupiającego ofiary księży-pedofilów, a także fundacji „Nie lękajcie się” walczącej o prawa pokrzywdzonych przez duchownych
    fot. archiwum

    Trzy lata spędzi w więzieniu Stanisław G., były proboszcz parafii w Kalinówce w powiecie zamojskim. Pracował także jako katecheta w szkole w Sulmicach.

    Dwa lata temu do prokuratury zgłosiła się matka 10-letniej dziewczynki, którą ksiądz G. uczył religii i przygotowywał do komunii. Powiedziała, że jej dziecko było przez kapłana molestowane. Kiedy prokuratorzy zaczęli przesłuchiwać innych rodziców okazało się, że jest jeszcze czworo innych poszkodowanych dzieci.

    Jednej z dziewczynek ksiądz miał wkładać ręce pod majtki i dotykać pośladków. Innej dotykał piersi. Do molestowania dochodziło zarówno w szkole, jak i w kościele. Wiarygodność dzieci potwierdzili rozmawiający z nimi biegli psychologowie.

    – Stanisław G. przyznał się do trzech z pięciu zarzutów, ale odmówił składania wyjaśnień – mówił pytającym o sprawę dziennikarzom Bartosz Wójcik, szef Prokuratury Rejonowej w Zamościu.

    Wstrząsające szczegóły tej sprawy zostały utajnione ze względu na dobro pokrzywdzonych uczennic. Z tego samego powodu proces toczył się przy drzwiach zamkniętych.

    W październiku ubiegłego roku Sąd Rejonowy w Zamościu skazał kapłana na dwa lata więzienia w zawieszeniu na pięć lat, dozór kuratora, 3 tys. zł grzywny oraz dożywotni zakaz pracy z dziećmi.

    – Ten wyrok to skandal – komentował pełnomocnik pokrzywdzonych dziewczynek i ich rodzin Marek Lisiński z fundacji „Nie lękajcie się”. – Ten człowiek nie poniesie praktycznie żadnych konsekwencji swoich czynów. Żeby mówić o jakiejkolwiek przyzwoitości powinien zostać natychmiast wydalony ze stanu kapłańskiego, spędzić w więzieniu wiele lat i być leczony ze swoich niezdrowych skłonności.

    Kuria zamojsko-lubaczowska jeszcze w trakcie procesu zdecydowała o odsunięciu księdza od nauczania religii, posługi kapłańskiej w parafii i przeniosła go jako rezydenta do parafii św. Mikołaja w Hrubieszowie. Na parterze domu, w którym zamieszkał, każdego dnia zajęcia mieli gimnazjaliści i licealiści z pobliskiej szkoły.

    Z tego właśnie powodu oraz w proteście przed skandalicznie niskim wyrokiem w listopadzie ubiegłego roku przed nowym miejscem zamieszkania księdza protestowali członkowie organizacji SNAP, skupiającego ofiary księży-pedofilów, a także fundacji „Nie lękajcie się” walczącej o prawa pokrzywdzonych przez duchownych.

    W tym samym czasie apelację od wyroku w zawieszeniu złożył prawnik reprezentujący rodziców pokrzywdzonych dzieci oraz prokuratura, która domagała się dla duchownego trzech lat bezwzględnego więzienia. Sąd Okręgowy w Zamościu przychylił się właśnie do takiego wymiaru kary. Zakazał też ks. Stanisławowi G. przez siedem lat kontaktowania się z pokrzywdzonymi dziećmi i zbliżania się do nich na mniej niż 50 metrów.

    Wyrok jest prawomocny. Ksiądz Stanisław G. wkrótce dostanie wezwanie do stawienia się w zakładzie karnym. Jego sprawą zajmie się teraz watykańska Kongregacji do spraw Nauki i Wiary, która może wydalić księdza-pedofila ze stanu kapłańskiego.

  • Funerale Casamonica imbarazza, quello del vescovo pedofilo no?

    Funerale Casamonica imbarazza, quello del vescovo pedofilo no?

    Del funerale di Vittorio Casamonica ne hanno parlato tutti. Tra l’indignato e il sarcastico, chiunque si è sentito in dovere di dare la propria opinione in merito. Tutto tace (o quasi) dopo il funerale di ieri del vescovo pedofilo Josef Wesolowski: 8 minuti di silenzio e sepoltura con abito talare (nonostante fosse “spretato”).

    Il funerale ha avuto luogo ieri pomeriggio nella chiesa di Santa Maria Regina della Famiglia, all’interno della Città del Vaticano, celebrato da un suo connazionale, il polacco Konrad Krajewski, elemosiniere di papa Bergoglio, insieme ad altri 25 preti, tra cui il cardinale americano James Michael Harvey.

    Il vescovo, morto venerdì a 67 anni, è stato al centro di uno dei più grandi scandali di pedofilia che ha investito la Chiesa negli ultimi anni. Verrà sepolto in Polonia, la sua patria, chiuso nella bara con abito talare e anello da vescovo. Peccato però che non fosse più un “uomo di Chiesa” visto che era stato ridotto allo stato laicale dopo le accuse.

    Il 23 settembre 2014 Wesolowski fu arrestato dalla Gendarmeria vaticana su espressa volontà di Papa Francesco con l’accusa di pedofilia (almeno tre minori lo hanno denunciato) e possesso di materiale pedopornografico (sul suo pc sono stati trovati 100 mila file e altri 45mila cancellati).

    Oltre a questo era accusato di ricettazione (per aver acquistato o ricevuto il materiale pedopornografico), lesioni gravi (per il perturbamento provocato agli adolescenti) e di condotta che offende la religione e la morale cristiana (per l’accesso ai siti pornografici).

    I fatti ebbero inizio nella Repubblica Domenicana dove Wesolowski fu nunzio apostolico dal 2008 al 2013: secondo gli investigatori adescava ragazzini sulle spiagge con il suo ex diacono Francisco Occi Reyes.

    Il 15 giugno 2015 il presidente del Tribunale dello Stato della Città del Vaticano ne aveva disposto il rinvio a giudizio in accoglimento della richiesta avanzata dall’ufficio del promotore di giustizia. La prima udienza del processo si doveva tenere l’11 luglio 2015, ma è stata rinviata a causa di un malore improvviso dell’imputato.

    Venerdì scorso la morte, probabilmente per problemi cardiaci. Durante le esequie non è stata recitata alcuna omelia, ma ci sono stati otto minuti di silenzio. Durante la liturgia è stata chiesta la benedizione per “fratello Giuseppe” affinché “cancelli i peccati commessi per la fragilità della vita umana“. Al termine della messa è stata recitata una preghiera polacca da religiosi suoi connazionali che hanno così accompagnato la bara del monsignore verso il carro funebre. Oggi la salma è partita per Cracovia.

  • Funerali di Wesolowski. Le vittime “Nulla è cambiato, dovevano estradarlo”

    Funerali di Wesolowski. Le vittime “Nulla è cambiato, dovevano estradarlo”

    “ENNESIMO INSULTO” Lo sconcerto di chi ha subito violenze: “La cerimonia insulta anche i sacerdoti che fanno grandi cose”

    Se davvero Wesolowski fosse stato sepolto con l’abito talare e l’anello, sarebbe l’ennesimo insulto alle vittime come me”.

    Diego, napoletano di 40 anni ha raccontato la sua storia anche al Washinton Post. Le violenze subite a 13 anni per le quali ha denunciato il suo professore di religione, don Silverio Mura, il silenzio mantenuto per piu di 20 anni, la convivenza con il suo segreto. “Quando mia madre mi ha suggerito di chiedergli di celebrare il mio matrimonio –racconta- non ho potuto oppormi, altrimenti avrei dovuto dirle tutto”.

    POI GLI SVENIMENTI, le crisi, la richiesta di aiuto e le denunce. Fino alla perdita del lavoro: “Ero una guardia giurata. Quando ho minacciato di ammazzarmi mi hanno tolto la pistola e sospeso. Nessuno, dal cardinale Crescenzio Sepe al vescovo ausiliario Lucio Lemma, mi ha aiutato”.

    Diego, però, è ancora credente e per questo la sua condanna al funerale pesa. “Sarebbe un’offesa anche per gli altri sacerdoti, che nel loro piccolo fanno grandi cose. Ne ho incontrati tanti, e non meritano questo affronto. Non lo merita neanche Bergoglio”. Da papa Francesco ha ricevuto una lettera, a cui è seguita la riapertura del suo caso ormai insabbiato: “Mi chiedeva di pregare per lui e mi ha rassicurato dicendo che avrebbe pregato per me. Ha fatto tanto: grazie a lui hanno perseguito Wesolowski, ha fattò in modo che fosse ridotto allo stato laieale. E invece altri lo hanno sepolto con abiti talari. Non posso credere fosse d’accordo”.

    NON TUTTI nutrono la stessa fiducia nei confronti di Bergoglio. “Già è difficile credere alla morte di Wesolowski per cause naturali”, dice Francesco Zanardi, presidente della Rete L’ABUSO Onlus che ha subitoviolenze dagli Il ai 16 anni da un sacerdote di Savona. Il prete ritenuto responsabile non è stato ridotto allo stato laicale ma ha chiesto di esserne dispensato dopo una condanna. “È esagerato elogare il Papa. Tanti Paesi avevano chiesto l’estradizione dell’ex nunzio apostolico, dalla Repubblica Dominicana alla Polonia, ma non è stata concessa nonostante la sua rete criminale fosse comprovata”,

    Sulla dinamica dei funerali, Zanardi la pensa come Diego: è l’ultimo sfregio nei confronti delle vittime dei preti pedofili. “Una scelta volgare e irrispettosa. I funerali cattolici non sono stati concessi a Welby, ma sono concessi ai preti pedofili”

    Racconta di aver assistito al funerale del sacerdote pachistano Yusuf Dominic, cacciato da Londra con l’accusa di pedofilia, “anche lui morto provvidenzialmente nel convento dei benedettini proprio durante l’apertura di una indagine”, dice, poi ammette: Bergoglio ha detto cose importanti “ma quella di ieri è la dimostrazione che le cose non sono cambiate e non cambieranno.

    Per IL FATTO QUOTIDIANO Virginia Della Sala

  • Chiesa e pedofilia, se un vescovo muore alla Penitenzeria

    Chiesa e pedofilia, se un vescovo muore alla Penitenzeria

    L’improvvisa morte del vescovo pedofilo Wesolowski, ai domiciliari in Vaticano proprio di fronte all’abitazione di Bergoglio, in attesa di essere giudicato anche penalmente.

    La notizia della morte del vescovo polacco mons. Wesolowski mi ha colto di sorpresa. L’ex nunzio vaticano a Santo Domingo, sottoposto a un processo penale per pedofilia dalla Santa sede, l’11 luglio scorso alla vigilia della prima udienza era stato colto da un leggero malessere costringendo il tribunale di Bergoglio a rinviare lo storico appuntamento “a data da destinarsi”. Wesolowski a quanto pare era stato messo ko da qualche pillola e una abbondante dose di alcool. Dopo pochi giorni di ospedale e, immagino, i dovuti accertamenti medici, è stato dimesso. A metà luglio il vescovo 67enne stava di nuovo bene e si trovava agli arresti domiciliari nel Collegio dei Penitenzieri, di fronte a Santa Marta, l’abitazione di papa Francesco. Venerdì 28 agosto, alle prime ore della mattina, è stato trovato morto nella sua stanza. “Per cause naturali”, recita la sintetica nota emessa dalla sala stampa della Santa sede. Per poi aggiungere: “Il Promotore di Giustizia ha ordinato un’autopsia, che sarà effettuata oggi stesso e i cui risultati saranno comunicati appena possibile. Il Santo Padre è stato doverosamente informato di tutto”.

    Pochi minuti dopo aver letto il comunicato ho ricevuto una telefonata dalla Polonia. Era la collega Aleksandra Maniewska di Tvn24 che mi chiedeva un commento da mandare in onda in giornata. “Quale è stata la prima cosa a cui hai pensato quando hai saputo?”. Mi sono chiesto perché fanno l’autopsia a una persona dichiarata morta per cause naturali, le ho risposto. E poi le ho detto quello che ho appena scritto e perché sono sorpreso. Prima il rinvio del processo penale e ora un processo che non si fa più. Sarebbe stato il primo al di fuori del Sant’Uffizio, nella lunga storia della pedofilia clericale (circa 1700 anni da San Damaso). In base alle nuove norme penali emanate da Bergoglio nel 2013, come ricostruisce repubblica.it l’ex presule era sotto processo per atti di pedofilia commessi a Santo Domingo (nei 5 anni in cui ha ricoperto l’ufficio di nunzio apostolico, dal 24 gennaio 2008 alle sue dimissioni del 21 agosto 2013) e per detenzione di materiale pedopornografico (anche durante il suo soggiorno a Roma dagli ultimi giorni di agosto 2013 sino al suo arresto in Vaticano, il 23 settembre 2014). I capi di accusa a lui contestati erano cinque: detenzione di materiale pedopornografico, pedofilia in concorso con il diacono Francisco Occi Reyes, ricettazione di materiale pedopornografico, lesioni gravi alle sue vittime adolescenti, condotta che offende la religione e la morale cristiana per aver visitato siti pornografici. Rischiava almeno 7 anni di carcere e nuove richieste di estradizione da parte della Rep. Dominicana e della Polonia. E forse anche da altri. Segnalazioni di possibili abusi erano giunte in questi due anni da Paesi di tre continenti in cui Wesolowski aveva svolto la sua carriera diplomatica, o nei quali era entrato e uscito a suo piacimento grazie al passaporto diplomatico della Santa sede. Fatti comunque da accertare (ora non più).

    “La pedofilia è un crimine seriale, gli abusi di Wesolowski sono andati avanti per anni. Quando è stato richiamato in Vaticano era appena partita un’inchiesta a Santo Domingo. Quando è stato arrestato dai gendarmi di Bergoglio, su di lui pendeva un mandato di cattura internazionale – ho detto alla TV polacca -. Difficile pensare che tra i suoi collaboratori o superiori nessuno abbia mai ricevuto una segnalazione. Una cosa però è sicura: Wesolowski porta con sé nella tomba la sua versione dei fatti. Una versione che non è mai uscita né uscirà dalle Mura leonine”. Quindi molto probabilmente non conosceremo mai i nomi ‘illustri’ di chi ha coperto i suoi crimini. Crimini per i quali era stato già condannato secondo il diritto canonico dalla Congregazione per la dottrina della Fede (l’ex Sant’Uffizio), e ridotto allo stato laicale da Bergoglio. A proposito dello stato laicale contro cui Wesolowski aveva fatto appello, segnalo un’ultima cosa che mi ha colpito leggendo le cinque righe del comunicato ufficiale emesso dalla Santa sede. Precisamente nel titolo, che nella seconda parte recita così: “Decesso di S.E. Mons. Józef Wesołowski”. Eminenza e Monsignore, due titoli oggettivamente poco coerenti con uno status laicale …. e che affibbiati ufficialmente a un pedofilo punito da un tribunale canonico lasciano intuire forse anche ai meno accorti quale sia l’effettiva portata dei proclami e degli anatemi lanciati dal gesuita argentino contro i cacciatori di bambini in abito talare.

    Federico Tulli

    Aggiornamento: In seguito alle “prime conclusioni tratte dall’esame macroscopico”, il 29 agosto una nota della Sala stampa vaticana ha confermato la versione del decesso per cause naturali (infarto).

  • Preti Pedofili: Chiesa Usa, 150 mln in 1 anno; situazione migliora

    Preti Pedofili: Chiesa Usa, 150 mln in 1 anno; situazione migliora

    (AGI) – Washington, 18 apr. – In un anno, tra il giugno del 2013 e del 2014, la chiesa cattolica Usa e’ stata costretta a sborsare un totale di 150 milioni di dollari (138 di euro) tra risarcimenti (120 milioni) per le vittime degli abusi sessuali commessi dai sacerdoti su minori e (30 milioni) per corsi di prevenzione. E’ quanto emerge dai dati pubblicati dalla conferenza episcopale americana Nei dodici mesi considerati in totale sono stati denunciati 657 casi di abusi sessuali su minori commessi da sacerdoti. Di questi 130 sono stati confermati dalle indagini e 243 sono ancora ‘sub judice’.

    La situazione sta comunque progressivamente migliorando da quando la piaga dei preti pedofili, perseguita con estrema prudenza durante il pontificato di Giovanni Paolo II (condizionato dalla sua esperienza personale di coraggioso sacerdote in Polonia, uno dei Paesi del Patto di Varsavia dove l’accusa di pedofilia veniva usata dalle autorita’ comuniste per perseguitare ed incastrare i sacerdoti), deflagro’ in tutto il suo clamore nel 2002. Il bubbone scoppio’ inizialmente nella arcidiocesi di Boston, in cui vennero allontanati 55 preti e venne coinvolto anche il cardinale Bernard Francis-Law per aver di fatto ‘coperto’ i suoi sacerdoti. Quest’ultimo venne costretto da Papa Wojityla a rassegnare le dimissioni dopo lo tsunami che investi’ la conferenza episcopale americana.

    Vennero poi alla luce centinaia di casi e le azioni di risarcimento portarono alla bancarotta le diocesi di Portland (Oregon), Tucson (Arizona) e Spokane (Stato di Washington).
    Si riusci’ a salvare, solo grazie alle ricchezze accumulate, l’arcidiocesi di Los Angeles (508 vittime e 113 preti coinvolti). Nel 2007 nella citta’ californiana la chiesa cattolica pago’ 660 milioni di dollari ed in precdenza ne aveva versati altri 114.

    Ma anche l’arcidiocesi di Chicago (Illinois), Trenton (New Jersey) ed in Alaska vennero macchiate da decine di casi di preti pedofili. A cambiare la situazione e’ stato, negli 8 anni del suo pontificato, Benedetto XVI, che , coraggiosamente, ha condannato senza riserva alcuna la pedofilia diffusa tra le file dei sacerdoti.

    http://www.agi.it/estero/notizie/preti_pedofili_chiesa_usa_150_mln_in_1_anno_situazione_migliora-201504180317-est-rt10006

  • Polonia: sacerdote condannato per pedofilia

    Polonia: sacerdote condannato per pedofilia

    Per abusi sessuali su minori il prete polacco don Wojciech Gil è stato condannato oggi a 7 anni di carcere e 155 mila zloty (38mila euro) di risarcimento materiale. La corte distrettuale di Wolomin, nell’ambito del processo svoltosi senza la presenza della stampa, ha accolto la proposta di Gil di essere condannato (cosiddetta condanna volontaria) e ha respinto la richiesta della procura di 15 anni di reclusione. I reati di pedofilia riconosciuti a don Gil sono stati compiuti tra il 2000 e il 2001 in Polonia e tra il 2009 e il 2013 mentre lavorava in una parrocchia della Repubblica Domenicana.

    http://www.unionesarda.it/news/news_24/2015/03/25/polonia_sacerdote_condannato_per_pedofilia-21-412712.html

  • Polonia, la chiesa cattolica in aiuto di vittime preti pedofili

    Polonia, la chiesa cattolica in aiuto di vittime preti pedofili

    Varsavia, 18 feb. – L’arcivescovo primate di Polonia, Wojciech Polak, ha annunciato la creazione in seno alla chiesa cattolica di una rete nazionale d’aiuto alle vittime dei preti pedofili.

    “Stiamo lavorando per creare punti di contatto per le vittime di abusi sessuali commessi da preti”, ha annunciato Polak sul suo sito internet. Si tratta, secondo le informazioni sino ad ora diffuse, di quattro, forse cinque centri distribuiti nel Paese dell’Est Europa, dove il 90% della popolazione si dichiara cattolico, per fornire aiuto psicologico e giuridico

    “Le vittime di abusi da parte di preti, che siano casi del passato o di questi giorni, riceveranno informazioni sulle procedure da seguire in caso di abuso”, ha precisato l’alto prelato, che ha designato padre Wojciech Rzeszowski e padre Dariusz Larus come responsabili del dispositivo di soccorso giuridico e psicologico.

    L’iniziativa era stata preannunciata nell’agosto 2014, sulla scia di un caso di pedofilia in seno alla chiesa polacca che aveva sollevato uno scandalo senza precedenti. I vescovi si erano allora dichiarati per “la tolleranza zero” nei confronti della pedofilia in seno alla chiesa, presentando di nuovo le proprie scuse per il comportamento omissivo avuto in passato.

    http://www.contattonews.it/2015/02/18/polonia-la-chiesa-cattolica-in-aiuto-di-vittime-preti-pedofili/389121/

  • Pedofilia, la Commissione studia la responsabilità dei vescovi

    Pedofilia, la Commissione studia la responsabilità dei vescovi

    In questi giorni in Vaticano la prima riunione con la plenaria al completo. Le due ex vittime di preti abusatori: senza accountability dei pastori ce ne andiamo. Allo studio una giornata di preghiera e le linee-guida delle conferenze episcopali

    IACOPO SCARAMUZZI – CITTÀ DEL VATICANO

    La commissione vaticana per la tutela dei minori creata da Papa Francesco, riunita in questi giorni in Vaticano per la sua prima plenaria al completo, è «molto preoccupata per la accountability dei vescovi», ossia per la loro assunzione di responsabilità, di fronte ai fedeli, se reagiscono con «negligenza» di fronte alla denuncia  di pedofilia indirizzata a un prete della loro diocesi. Lo hanno riferito i membri dello stesso organismo, nel corso di un briefing in Vaticano, preannunciando che a Jorge Mario Bergoglio verranno presentate «raccomandazioni» in tal senso. I due membri della commissione che sono stati abusati da un prete quando erano bambini hanno affermato che se su questo punto le cose non cambieranno nel giro di un paio di anni rassegneranno le loro dimissioni.

    La commissione «è molto preoccupata sulla accountability dei vescovi e sta lavorando ad alcune raccomandazioni molto concrete» da consegnare al Papa, ha detto il presidente, il cardinale arcivescovo di Boston Sean O’Malley, uno dei nove cardinali consiglieri del Pontefice argentino. L’organismo ha già discusso, e continuerà a farlo, su «procedure che possono essere introdotte» quando un vescovo non prende sul serio le accuse di pedofilia ad un sacerdote: «Ci devono essere conseguenze e ci devono essere procedure che permetteranno di gestire questi casi in modo veloce», ha detto il porporato cappuccino, «è qualcosa di cui tutti i membri della commissione sono molto consapevoli». Con O’Malley sono intervenuti al briefing vaticano anche suor Kayula Gertrude Lesa, dello Zambia e l’inglese Peter Saunders, che, vittima da bambino di un prete pedofilo è stato ricevuto l’estate scorsa dal Papa, ma in sala stampa erano presenti quasi tutti i membri della commissione. «Se non c’è un’azione ferma della Chiesa nella protezione dei bambini in due anni lascio la commissione», ha detto quest’ultimo. C’è un «abissale primato di risposte inopportune da parte di troppi vescovi e preti» di fronte alle denunce e «troppi insabbiamenti», ha detto Saunders, che ha affermato la necessità, per le gerarchie ecclesiastiche, di denunciare i colpevoli alla giustizia civile.

    Anche l’altro membro della commissione vittima da bambina di un prete pedofilo, l’irlandese Marie Collins, ha detto ai cronisti, a margine del briefing, che «se in uno o due anni non cambia la situazione, non solo Peter, ma anche io non sarò più nella commissione». Si tratta, in particolare, di sancire definitivamente la «accountability» dei vescovi, con «sanzioni» quando essi agiscono in modo «negligente» di fronte alle accuse di pedofilia ad un sacerdote. La donna irlandese, già intervenuta alcuni anni fa ad un convegno contro la pedofilia ospitato dalla Pontificia università Gregoriana quando il Pontefice era ancora Benedetto XVI, ha confessato «un po’ di frustrazione» nei confronti dei tempi di lavoro della Chiesa su questi temi: «Come vittima vorrei vedere le cose muoversi più velocemente, sono anni che parliamo di queste cose… Ma sono fiduciosa che da ora in poi avanzeremo più velocemente. Altrimenti – ha aggiunto – non credo che mi vedrete ancora in questa commissione». Le due vittime di preti pedofili sono state peraltro interpellate dai cronisti sulla recente battuta di Papa Francesco sulle sculacciate ai bambini («Una volta ho sentito in una riunione di matrimonio un papà dire: “Io alcune volte devo picchiare un po’ i figli … ma mai in faccia per non avvilirli”»): «Io non farei così e sono contrario alla violenza fisica nell’educazione », ha detto quasi divertito Saunders, «, ma era una battuta che lo rende più umano, se fosse un padre non farebbe così».

    Il cardinale O’Malley ha ricordato la recente lettera – firmata non casualmente nel giorno della presentazione di Gesù bambino al tempio, il due febbraio scorso – con la quale Papa Francesco ha chiesto alle conferenze episcopali e ai responsabili religiosi di tutto il mondo di collaborare con la commissione vaticana, per specificare che invierà a breve una lettera a ogni episcopato per chiedere «il nome di una persona di contatto» che fungerà da interlocutore. Quanto alle linee-guida chieste già nel 2011 dalla Santa Sede a tutte le conferenze episcopali del mondo, ha risposto il «novantasei per cento», «alcuni tuttavia non hanno risposto, altri hanno mandato norme deboli, e noi, in collaborazione con la Congregazione per la dottrina della fede, lavoriamo ora per individuare quali paesi necessitano di più aiuto» anche economico, poiché a non aver risposto per niente sono paesi «di missione» con scarse risorse. Le spese sono state sinora sostenute dal Vaticano. Le indicazioni della Santa Sede, ha detto O’Malley, sono di «tolleranza zero» nei confronti della pedofilia del clero. Tra le altre iniziative, la commissione sta lavorando a una «giornata di preghiera per le vittime di abusi».

    L’arcivescovo di Boston ha accolto con soddisfazione l’invito del Papa ad incontrare le vittime dei preti pedofili, ricordando di aver incontrato «centinaia» di vittime nella sua diocesi negli anni passati, una «opportunità per esprimere il nostro rammarico, il nostro rimpianto e il nostro desiderio di essere perdonati per la nostra negligenza». Saunders, ha parte sua, ha notato che «troppi hanno rifiutato» questi incontri. «Credetemi: abusi accaduti decenni fa vivono con te per il resto della tua vita, non parliamo di crimini “storici”», ha aggiunto.

    La commissione, che questa volta non ha incontrato il Papa ma dovrebbe incontrarlo alla prossima riunione plenaria in Vaticano, fissata per ottobre prossimo, ha stabilito la creazione di diversi sotto-commissioni che, nel periodo intermedio, lavoreranno su singole questioni (come appunto l’accountability, le linee-guida delle conferenze episcopali nazionali, la questione della prevenzione).

    Interpellato da una cronista sul caso dell’ex nunzio polacco in Repubblica domenicana, Jozef Wesolowski, condannato in primo grado per pedofilia dalla congregazione per la Dottrina della fede e rinviato a giudizio dal tribunale vaticano, il portavoce vaticano, da parte sua, si è limitato a rispondere che le indagini «non stanno ristagnando per niente»: «Il procuratore di Santo Domingo è venuto qui, era molto contento dei contatti, ha avuto del materiale, e il promotore di giustizia vaticano ha fatto un interrogatorio con Wesolowski e sta ulteriormente studiando il materiale».

    La commissione, annunciata a dicembre del 2013, ha tenuto il suo incontro inaugurale a maggio 2014: oltre a O’Malley membri, a quell’epoca, Marie Collins, due gesuiti, l’argentino Miguel Yanez e il tedesco Hans Zollner, quest’ultimo psicologo e presidente del Centro per la protezione dei minori alla Gregoriana, la baronessa Sheila Hollins, psichiatra del Regno Unito, la giurista Hanna Suchocka, ex-premier polacca ed ex-ambasciatrice della Polonia presso la Santa Sede, la psichiatra francese Catherine Bonnet, e il canonista italiano Claudio Papale della Pontificia Università Urbaniana. A settembre scorso il «promotore di giustizia» della Congregazione per la Dottrina della Fede, Robert Oliver, anch’egli di Boston, una sorta di procuratore generale della Santa Sede sui casi di pedofilia, è stato nominato segretario della neonata commissione, sostituito all’ex-Sant’Uffizio dal gesuita statunitense Robert Geisinger.

    A dicembre scorso, infine, il Papa ha nominato nuovi membri, «scelti da diverse parti del mondo, così da avere un’ampia rappresentanza di diverse situazioni e culture». Ai precedenti membi si sono aggiunti otto componenti: il sacerdote colombiano Luis Manuel Ali Herrera, parroco e professore di Psicologia pastorale a Bogotà, il filippino Gabriel Dy-Liacco, psicoterapeuta specializzato in infanzia e adolescenza, il neozelandese Bill Kilgallon, direttore dell’ufficio nazionale per gli standard professionali nella Chiesa del suo paese, suor Kayula Gertrude Lesa, esperta dello Zambia in protezione dei bambini, diritti dei rifugiati e tratta degli esseri umani, suor Hermenegild Makoro, insegnante e segretaria della Conferenza episcopale del Sud Africa, Kathleen McCormak, esperta di lavoro sociale nella Chiesa australiana, lo Krysten Winter-Green, statunitense originario della Nuova Zelanda, esperto in assistenza a persone malate di aids, senza-tetto e bambini abusati, e il britannico Peter Saunders, da bambino abusato da un prete, da adulto fondatore della National Association for People Abused in Childhood, una delle vittime dei preti pedofili che incontrarono papa Francesco a luglio scorso in Vaticano. Da ieri a domani, infine, la prima riunione completa.

  • Il Papa completa la Commissione per i minori: 8 donne e 10 laici

    Il Papa completa la Commissione per i minori: 8 donne e 10 laici

    Rappresentati ora tutti i continenti. Tra i 17 membri dell’organismo presieduto dal cardinale Sean O’Malley anche un uomo e una donna vittime di preti pedofili

    IACOPO SCARAMUZZI CITTÀ DEL VATICANO – Papa Francesco ha completato la Commissione per la tutela dei minori con la nomina di otto nuovi componenti. L’organismo, creato da Jorge Mario Bergoglio per la prevenzione della pedofilia, conta ora 17 membri, rappresentanti di tutti i continenti, tra i quali otto donne, dieci laici e due persone, un uomo e una donna, che da bambini furono abusati da un prete.

    La commissione, annunciata a dicembre dell’anno scorso, è stata creata da Jorge Mario Bergoglio su proposta del Consiglio dei suoi cardinali consiglieri e il coordinatore (oggi definito «presidente») è proprio uno del cosiddetto «C9», il cappuccino statunitense Sean O’Malley, che, da arcivescovo di Boston, negli anni passati ha dovuto affrontare la questione della pedofilia nella sua diocesi.

    La commissione ha tenuto il suo incontro inaugurale dal primo al 3 maggio scorso, erano Marie Collins, irlandese, vittima da bambina di un prete pedofilo, intervenuta già sotto Benedetto XVI a una inedita conferenza sulla pedofilia che fu organizzata dalla Pontificia Università Gregoriana, due gesuiti, l’argentino Miguel Yanez e il tedesco Hans Zollner, quest’ultimo psicologo e presidente del Centro per la protezione dei bambini alla Gregoriana, la baronessa Sheila Hollins, psichiatra del Regno Unito, la giurista Hanna Suchocka, ex-premier polacca ed ex-ambasciatrice della Polonia presso la Santa Sede, la psichiatra francese Catherine Bonnet, e il canonista italiano Claudio Papale della Pontificia Università Urbaniana. A settembre scorso il «promotore di giustizia» della Congregazione per la Dottrina della Fede, una sorta di procuratore generale della Santa Sede sui casi di pedofilia, è stato nominato segretario della neonata commissione, sostituito all’ex-Sant’Uffizio dal gesuita statunitense Robert Geisinger.

    Oggi, infine, la Sala stampa della Santa Sede ha annunciato che «il Santo Padre Francesco ha nominato nuovi membri della Commissione per la tutela dei minori, scelti da diverse parti del mondo, così da avere un’ampia rappresentanza di diverse situazioni e culture». Ai precedenti si aggiungono otto componenti: il sacerdote colombiano Luis Manuel Ali Herrera, parroco e professore di Psicologia pastorale a Bogotà, il filippino Gabriel Dy-Liacco, psicoterapeuta specializzato in infanzia e adolescenza, il neozelandese Bill Kilgallon, direttore dell’ufficio nazionale per gli standard professionali nella Chiesa del suo paese, suor Kayula Gertrude Lesa, esperta dello Zambia in protezione dei bambini, diritti dei rifugiati e tratta degli esseri umani, suor Hermenegild Makoro, insegnante e segretaria della Conferenza episcopale del Sud Africa, Kathleen McCormak, esperta di lavoro sociale nella Chiesa australiana, lo Krysten Winter-Green, statunitense originario della Nuova Zelanda, esperto in assistenza a persone malate di aids, senza-tetto e bambini abusati, e il britannico Peter Saunders, da bambino abusato da un prete, da adulto fondatore della National Association for People Abused in Childhood, una delle vittime dei preti pedofili che incontrarono papa Francesco a luglio scorso in Vaticano. Si tratta, ha sottolineato il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, di una commissione «interdisciplinare», con otto donne e dieci laici. La prossima sessione plenaria della Commissione avrà luogo, come già anticipato, in Vaticano nei giorni 6-8 febbraio prossimi.

    «Mentre i cattolici si impegnano a rendere le nostre parrocchie, scuole e istituzioni, luoghi sicuri per tutti i minori – affermavano a maggio scorso i membri della commissione – noi ci impegniamo insieme con le persone di buona volontà a garantire che i bambini e gli adulti vulnerabili siano protetti dagli abusi».

  • Vaticano, arcivescovo Jozef Wesolowski gira libero. L’arresto annunciato, come previsto era una farsa.

    Vaticano, arcivescovo Jozef Wesolowski gira libero. L’arresto annunciato, come previsto era una farsa.

    CITTA’ DEL VATICANO – Accusato di aver violentato bambini quando era nunzio apostolico a Santo Domingo, Jozef Wesolowski è stato visto girare tranquillamente all’interno della Città del Vaticano. Wesolowski dal 23 settembre scorso è agli arresti domiciliari in Vaticano nell’ambito di un procedimento per abusi sessuali sui minori ma da sabato è stato visto nuovamente circolare, in apparente libertà, nella Città Leonina.

    Più persone lo hanno incontrato con una certa sorpresa, non essendo stato comunicato alcun provvedimento sulla cessazione o la conversione della misura restrittiva a suo carico. Interpellate sull’argomento, le fonti ufficiali vaticane non hanno voluto finora precisare se Wesolowski sia tornato in libertà, quanto meno vigilata, per la scadenza dei termini di custodia o per un nuovo provvedimento emesso dal magistrato.

    L’ex arcivescovo, ridotto allo stato laicale dall’ex Sant’Uffizio, continuerebbe comunque a risiedere nel Collegio dei Penitenzieri, la struttura all’ultimo piano del palazzo del Tribunale dove era stato messo agli arresti domiciliari. Wesolowski, oltre che del secondo grado del processo canonico, è in attesa del processo penale in Vaticano nel quale è accusato di abusi sessuali su diversi minori a Santo Domingo e di detenzione di un ingente materiale pedopornografico. 

    Era stato papa Francesco a volere l’arresto, poi sfociato nei domiciliari. Una mossa esemplare ma che ha evitato, di fatto, che l’arcivescovo polacco potesse avere un trattamento ben più duro se processato dalle autorità dominicane o da quelle polacche. Come spiegaAntonio Buttazzo su Blitzquotidiano:

    Tuttavia, a ben vedere, dal punto di vista giuridico, la misura cautelare applicata al monsignore ed il conseguente esercizio della Giurisdizione Vaticana su fatti commessi all’estero da un proprio cittadino, si risolve de facto con la negazione della giurisdizione di almeno altri 2 Stati che in base al loro diritto interno avevano la potestà di punire quel reato e cioè Santo Domingo e Polonia. I primi si sono dovuti arrendere di fronte alla immunità diplomatica di cui godeva il vescovo, i polacchi invece che pure potevano perseguire il reato commesso dal loro cittadino all’estero (l’alto prelato gode di doppia cittadinanza), hanno preferito non forzare la mano al Vaticano limitandosi a chiedere informazioni non vincolanti per lo Stato di Città del Vaticano.

    A seguito del processo canonico, diverso da quello penale, monsignor Wesolowski è stato condannato, seppure solo in primo grado, alla riduzione allo stato laicale. Ne consegue la perdita della immunità diplomatica ed anche il rischio di perdita della cittadinanza vaticana, cosa che evidentemente lo esporrebbe ad una richiesta di estradizione dall’esito a questo punto, molto probabilmente, favorevole allo Stato richiedente. Insomma, se l’ex Nunzio apostolico non fosse ora detenuto ai domiciliari in una residenza vaticana in attesa di giudizio, ci sarebbero buone possibilità che il processo finisca con l’attenderlo in qualche meno confortevole galera dei Caraibi o in quelle gelide della Polonia , e ciò non appena il giudizio canonico che ha statuito sulla perdita dello status precedente diviene definitivo.

    In conclusione, ad una futura richiesta di estradizione verso Santo Domingo o Polonia, non sarebbero pochi gli argomenti spendibili ,dallo stato estradante o dal condannato, per opporsi alla consegna. Ed allora ci chiediamo, non è che qualche tempo in un residence con vista sugli spettacolari giardini del Vaticano servono ad evitare una lunga permanenza ai Caraibi ma ben lontani dalle sue spiagge bianche e dal suo mare cristallino?

    http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-mondo/vaticano-arcivescovo-jozef-wesolowski-torna-a-girare-libero-processo-per-pedofilia-2031536/