Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: preti pedofili

  • “Non dirlo a nessuno”, il documentario choc sui preti pedofili sconvolge la Polonia

    “Non dirlo a nessuno”, il documentario choc sui preti pedofili sconvolge la Polonia

    “Non dirlo a nessuno”, un documentario sugli abusi sessuali compiuti da preti pedofili sta indignando la cattolicissima Polonia. Il film è stato pubblicato sabato su YouTube e ha già avuto oltre 14 milioni di spettatori. Lo scandalo pedofilia all’interno del clero polacco ha investito in pieno anche il governo conservatore, strenue difensore della Chiesa.

    “Non dirlo a nessuno”, un documentario sugli abusi sessuali compiuti da preti pedofili, sta suscitato un’ondata di indignazione nella cattolicissima Polonia. Realizzato dai fratelli Tomasz e Marek Sekielski, il film è stato finanziato grazie alle micro donazioni degli stessi spettatori attraverso una piattaforma di crownfunding. Da sabato, giorno della sua pubblicazione su YouTube, ha già avuto oltre 14 milioni di spettatori.

    Il documentario inizia con la storia di Anna Misiewicz, una donna di 39 anni, che trova il coraggio di affrontare padre Jan A., un anziano sacerdote che l’ha molestata quando era bambina. Misiewicz ritorna in una parrocchia a Topola, un villaggio vicino a Cracovia, con una telecamera nascosta per chiedere conto al prete degli abusi. “Voglio sapere perché lo ha fatto, avevo solo 6 o 7 anni”, afferma emozionata. “Si rende contro – prosegue – che sono ancora impaurita? Che ho gli incubi di notte e non riesco a dormire?” Quando ricorda al parroco pedofilo i momenti in cui la baciava e le prendeva le mani per masturbarsi, padre Jan ammette: “So che non avrei dovuto farlo, non avrei dovuto toccarti o baciarti, so che non dovrei aver avuto queste stupide passioni”. “Mi dispiace tantissimo – prova a giustificarsi – è stata opera del diavolo”.

    Il docu-film presenta nuove prove sulla pedofilia di molti preti polacchi e di come, invece di essere cacciati dalla chiesa o denunciati alla polizia, i sacerdoti abusatori venissero semplicemente trasferiti in altre parrocchie. Un’altra vittima, Marek Mielewczyk, racconta di aver subito abusi sessuali all’età di 13 anni. Il prete gli aveva ordinato “di non dire a nessuno quello che era successo”, nemmeno durante la confessione. “Non dirlo a nessuno” affronta anche il caso del reverendo Dariusz Olejniczak, che nonostante gli abusi a bambine di 7 anni, ha continuato a stare in contatto con i giovani per diverso tempo. Domenica, il giorno dopo la pubblicazione del film denuncia, Olejniczak ha annunciato che abbandonerà il clero.

    Lo scandalo ha costretto la gerarchia cattolica a riconoscere le proprie colpe. “Mi scuso per ogni ferita inflitta al popolo della chiesa”, ha detto l’arcivescovo Wojciech Polak. Anche il nunzio apostolico in Polonia, l’arcivescovo Salvatore Pennacchio, ha voluto inviare un messaggio di solidarietà alle persone che hanno subito gli abusi. “Il papa è molto preoccupato per l’accaduto – ha detto Pennacchio – ed esprimiamo la nostra compassione”. Altri membri della Chiesa polacca, invece, non hanno apprezzato le denunce di pedofilia. Come l’arcivescovo di Danzica, Leszek Slawoj Glodz, il quale ha affermato di avere di meglio da fare che guardare il film. In Polonia, dove la Chiesa è un’istituzione rispettata e potente, espressione dell’identità nazionale, il docu-film dei fratelli Sekielski ha scosso le coscienze. “Perché i preti commettono tali crimini? Perché i vescovi non hanno reagito come avrebbero dovuto? Perché, per anni, ha prevalso tra il clero la cospirazione del silenzio?” si chiede il giornalista Andrzej Gajcy, condividendo in parte le domande di molti altri polacchi.

    Il clamore suscitato dai casi di pedofilia nel clero polacco ha investito anche la politica. Grzegorz Schetyna, leader di Piattaforma civica, il principale partito di opposizione, ha chiesto una commissione governativa per indagare su come il clero abbia affrontato gli abusi sessuali dei suoi membri. Sebastian Wierzbicki, di Alleanza della sinistra democratica (Sld), ritiene che il documentario “mostri che la Chiesa cattolica ha un enorme problema con la pedofilia, problema celato da anni. I fatti scioccanti emersi dal documentario mostrano che la questione riguardava anche i più importanti dignitari della Chiesa polacca. Sono contento che questo film sia stato mostrato”. Jarosław Kaczyński, il leader del partito al governo Diritto e giustizia (PiS), ha promesso di aumentare le pene per gli abusi sui minori fino a 30 anni di carcere. Allo stesso tempo, però, ha difeso con forza il corpo ecclesiastico polacco. “Chi vuole attaccare e distruggere la nazione polacca, prima attacca la Chiesa”, ha dichiarato il politico conservatore. A poco più di una settimana dalle votazioni europee, secondo alcuni analisti, la stretta alleanza tra clero e il partito Diritto e giustizia potrebbe avere anche delle conseguenze elettorali. “Non sono sicuro che il film sia un punto di svolta, ma certamente non aiuta il PiS”, ha affermato Marek Migalski, politologo presso l’Università della Slesia.

    La pedofilia all’interno del Chiesa polacca era già emersa a marzo quando la Conferenza episcopale ha reso noti centinaia di casi di violenze sessuali su minori. I numeri, mostrati durante una conferenza stampa da padre Wojciech Sadlon, lasciano senza parole: 625 minori, di cui 345 al di sotto 15 anni di età; ben 382 casi di sacerdoti e persino suore che hanno abusato sessualmente di minori tra il 1990 e il 2018. “Sappiamo che questa è ancora solo la punta dell’iceberg”, ha detto il gesuita Adam Zak, coordinatore per la protezione dell’infanzia e gioventù nell’episcopato.

    https://www.fanpage.it/non-dirlo-a-nessuno-il-documentario-choc-sui-preti-pedofili-sconvolge-la-polonia/

  • Tre fratelli abusati da preti pedofili fanno causa al Vaticano: “Ha coperto gli abusi”

    Tre fratelli abusati da preti pedofili fanno causa al Vaticano: “Ha coperto gli abusi”

    Una nuova ʻtegola’ per il Vaticano: Luke, Stephen e Ben Hoffman, tre fratelli statunitensi, hanno presentato una causa contro la Santa Sede per aver coperto il prete pedofilo che ha abusato di loro quando erano ragazzi. Gli Hoffman, assieme ad altre due vittime, chiedono inoltre che il Vaticano renda pubblici i nomi dei sacerdoti pedofili. Negli Usa, tra il 1950 e il 2016, i parroci accusati di abusi sui minori sono stati oltre 6.700.

    Luke, Stephen e Ben Hoffman, tre fratelli statunitensi, sono stati abusati durante la loro adolescenza da Curtis Wehmeyer, un prete dell’arcidiocesi di St. Paul e Minneapolis. Il sacerdote è stato arrestato nel 2012 e condannato a 5 anni di carcere dopo la denuncia della madre dei tre ragazzi. Il caso portò nel 2015 alle dimissioni dell’arcivescovo John Nienstedt, che non prese alcun provvedimento disciplinare contro il pedofilo. Per questo, i fratelli Hoffman hanno presentato martedì una causa contro il Vaticano con l’accusa di non aver denunciato alle autorità i preti sospettati di pedofilia, contribuendo così a mettere a rischio molti minori.

    Durante una conferenza stampa, i tre fratelli, accompagnati da altre due vittime di preti pedofili, hanno annunciato di aver presentato una causa federale nello Stato del Minnesota. I cinque, inoltre, chiedono alla Santa Sede di aprire gli archivi e diffondere i nomi dei sacerdoti colpevoli di abusi. “Non voglio che nessun altro passi per ciò che io e i miei fratelli abbiamo subito – ha affermato Stephen – pretendo solo che il Vaticano faccia ciò che è giusto”.

    Secondo l’accusa, all’interno della Chiesa la condotta di Wehmeyer era conosciuta molto prima che il prete abusasse dei fratelli Hoffman. Nel 2004, infatti, la polizia fermò il sacerdote in un parco pubblico del Minnesota dove avvenivano incontri sessuali. A Wehmeyer, successivamente, era stato diagnosticato un disturbo sessuale. L’arcivescovo di allora lo trasferì in un’altra parrocchia relegandolo a funzioni amministrative. Non ci rimase molto in quel ruolo perché, nel 2009, il prete pedofilo ritornò ad essere sacerdote a tutti gli effetti. Sarebbe stato proprio il nuovo arcivescovo, John Nienstedt, a ridargli la sottana. Nei tre anni seguenti, il prete ha abusato di Luke, Stephen e Ben Hoffman durante i campeggi estivi quando i tre erano adolescenti. Dopo la denuncia della madre dei ragazzi, nel 2012 Wehmeyer è stato arrestato e dichiarato colpevole di abusi sessuali e possesso di pornografia infantile.

    Il quarto querelante è un uomo di 51 anni, Jim Keenan, che ha subito abusi negli anni Settanta da parte di un prete, Tom Adamson, le cui azioni sarebbero state tenute in segreto dalla Chiesa. “Mi sono fatto avanti per fare causa al Papa e al Vaticano – ha detto Keenan ai giornalisti – perché tutto questo deve finire”. L’ultimo accusatore è Manuel Vega, tre le 30 vittime di un prete messicano, Fidencio Silva Flores, che sembra sia tornato in patria dopo aver compiuto i suoi abusi negli Usa. “È un altro di quelli che devono essere trovati”, ha spiegato Vega durante la stessa conferenza stampa. “Da quello che ho sentito è in Messico o in Spagna, ancora attivo e pericoloso”.

    L’avvocato americano del Vaticano, Jeffrey Lena, non ha rilasciato commenti. Mentre l’arcivescovo Nienstedt ha negato con forza le accuse di aver coperto il prete pedofilo. I fratelli Hoffman, durante la conferenza stampa, hanno detto che il loro obiettivo e far emergere la verità: costringere il Vaticano a rendere pubblici i nomi dei sacerdoti accusati di pedofilia e gli abusi da loro compiuti. “Sono ancora cattolico, ho un profondo amore per la Chiesa e per la mia fede, per me significa tutto – ha detto Ben tra le lacrime – ma il Vaticano deve risolvere questo problema”.

    Nel periodo 1950-2016, i parroci americani accusati di pedofilia sono stati oltre 6.700, d’accordo con i dati della conferenza episcopale degli Stati Uniti. Nel 2014, davanti alle Nazioni Unite, monsignor Silvano Maria Tomasi ha ammesso che più di 3.400 accuse credibili di abusi sessuali su minori erano arrivate alla Congregazione per la Dottrina della Fede. Come conseguenza, 848 parroci sono stati licenziati e oltre 2.500 misure disciplinari sono state applicate negli altri casi. I nomi dei preti pedofili, però, non sono mai stati resi pubblici. La causa aperta negli Stati Uniti adesso potrebbe segnare un nuovo capitolo nello scandalo pedofilia nella Chiesa cattolica.

    https://www.fanpage.it/tre-fratelli-abusati-da-preti-pedofili-fanno-causa-al-vaticano-ha-coperto-gli-abusi/

  • Polonia, il docufilm sui preti pedofili che fa indignare il Paese

    Polonia, il docufilm sui preti pedofili che fa indignare il Paese

    Il documentario dà voce a diverse vittime di abusi sessuali che coinvolgono il clero e punta il dito contro la pratica di spostare noti pedofili da una parrocchia all’altra

    Aurora Vigne

    Abusare, e poi nascondere. Una modalità già vista questa dei preti pedofili che ora emerge con forza da un nuovo documentario girato in Polonia.

    Al centro di questo lungometraggio, appunto, i casi di abusi sessuali su minori da parte di sacerdoti cattolici. Il docufilm, che su YouTube ha avuto oltre sette milioni di visualizzazioni, da quando è stato pubblicato sabato scorso ha provocato un’ondata di reazioni indignate.

    Intitolato “Tylko nie mòw nikomu” (Ma non dirlo a nessuno) e realizzato dai fratelli Tomasz e Marek Sekielski, il documentario dà voce a diverse vittime di abusi sessuali che coinvolgono il clero e punta il dito contro la pratica di spostare noti pedofili da una parrocchia all’altra.

    Le reazioni della Chiesa polacca hanno spaziato tra chi ha chiesto scusa “per gli errori”, come l’arcivescovo e primate di Polonia Wojciech Polak, a chi si è barricato dietro un no comment, come l’arcivescovo di Danzica, Slawoj Glod, il quale ha detto di “non aver visto il documentario”. L’arcivescovo di Cracovia Marek Jedraszewski, invece, ha bollato il film come un modo di “fare politica miserabile, basandosi sulle menzogne”.

    Jaroslaw Kaczynski, leader del partito nazionalista al governo Diritto e giustizia, ha annunciato che si preparano modifiche al codice penale per inasprire le pene a chi commette abusi su minori. “Le pene potrebbero arrivano fino a 30 anni di carcere”, ha avvertito Kaczynski, nel pieno della campagna elettorale per le Europee del 26 maggio. Al momento, per gli abusi sessuali su bambini al di sotto di 15 anni, in Polonia sono previste pene fino a 12 anni di carcere.

    http://www.ilgiornale.it/news/mondo/polonia-docufilm-sui-preti-pedofili-che-fa-indignare-paese-1693815.html?mobile_detect=false

  • Il Papa e i 100 preti pedofili da impiccare a San Pietro: la frase choc fa discutere

    Il Papa e i 100 preti pedofili da impiccare a San Pietro: la frase choc fa discutere

    Città del Vaticano – Continua a fare discutere la frase choc del Papa contro le associazioni delle vittime degli abusi che chiedono con forza punizioni certe per preti pedofili e vescovi insabbiatori. Ieri mattina, 10 maggio, nell’Aula Paolo VI incontrando le Superiore generali, Francesco parlando dell’ultimo documento varato per combattere questa piaga nella chiesa e del summit di febbraio, ha detto: «Alcune delle organizzazioni anti-abusi non sono rimaste contente dell’Incontro di febbraio: “No, ma non hanno fatto nulla”. Io li capisco, perché c’è la sofferenza dentro. E ho detto che se avessimo impiccato cento preti abusatori in Piazza San Pietro sarebbero stati tutti contenti, ma il problema non si sarebbe risolto. I problemi nella vita si risolvono con i processi, non occupando spazi».

    Parole crude che evidenziano la complessità di un problema esteso e, nello stesso tempo dimostrano la evidente difficoltà del Papa a dare a tutti risposte concrete e nel merito. In questi ultimi anni non sono sono mancate – da parte dell’opinione pubblica internazionale – reazioni sbigottite davanti ripensamenti papali su casi di vescovi o cardinali insabbiatori, in un primo momento da lui difesi e poi costretti alle dimissioni solo grazie al peso mediatico o alla tenacia delle vittime. Il caso cileno è eclatante. Non mancano casi simili nemmeno in Italia dove le associazioni hanno continuato a chiedere conto alla Chiesa ma senza troppo successo. Solo durante il summit di febbraio le vittime sono state ascoltate dai vescovi anche se sui casi esposti non vi sono ancora stati provvedimenti di sorta. Napoli, Milano, Perugia, Lecce, Palermo, Palestrina. L’elenco è lungo e il Papa lo conosce benissimo.

    Il sito vicino al Vaticano Il Sismografo ha dedicato alla frase del Papa sull’impiccagione a San Pietro dei preti pedofili una interessante riflessione, sul perchè di quella frase. «Nell’opinione pubblica mondiale, da parecchio tempo, guadagna terreno l’idea del giustizialismo, anche della vendetta e le critiche all’operato del Papa, della Santa Sede e della Chiesa in generale in materia di abusi quasi sempre arrivano alla medesima conclusione: non più parole … ora occorre passare all’azione e questa sorta di esortazione non è altro che, usando l’immagine metaforica del Papa: impiccati i preti abusatori!!»

    La conclusione cui giunge il sito è che «il giustizialismo è una merce a basso costo e di grande circolazione, soprattutto nei tempi dei nazionalismi e sovranismi di ogni razza. Oggi la richiesta di giustizia rapida, severa e sommaria è molto popolare e diffusa. Nei talk show di fronte ad affermazioni giustizialiste scatta subito l’applauso fragoroso. A volte anche la standing ovation. Ebbene, la frase del Papa che ha inorridito alcuni è proprio la migliore e più saggia risposta di Francesco che per la prima volta, seppure in forma indiretta e con un’immagine immediata, ha affrontato la questione del giustizialismo, della giustizia sommaria, di fronte ai casi di abusi sessuali nella Chiesa». Sempre restando in attesa che la giustizia della Chiesa faccia finalmente il suo corso.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/papa_preti_pedofili_impiccati_san_pietro-4485005.html?fbclid=IwAR3j7LEJeZsjhAiDGoBaea27sPvkJa8rROJC9IgD3A1iDbmPAYy7POK3qJs

  • FIACCOLATA – #noallapedofilia, Ponticelli 26 aprile

    FIACCOLATA – #noallapedofilia, Ponticelli 26 aprile

    Domani, 26 aprile 2019, alle ore 19 si svolgerà a Ponticelli (Na) una fiaccolata per dire #noallapedofilia. La partenza sarà da Corso Ponticelli all’altezza della pescheria.

    La fiaccolata è stata promossa da Arturo Borrelli, presunta vittima del prete don Silverio Mura, per sensibilizzare l’opinione pubblica verso il tema della pedofilia clericale.

    Da anni Arturo Borrelli cerca giustizia per gli abusi subiti dai 13 ai 17 anni dal sacerdote che era anche il suo insegnante di religione.

    È gradita la partecipazione, anche come sostegno a tutte le vittime dei preti pedofili.

    Lo Staff di Rete L’ABUSO

  • PRETI PEDOFILI; un PREMIO a chi denuncia anziché una MULTA ai vescovi che non lo fanno

    PRETI PEDOFILI; un PREMIO a chi denuncia anziché una MULTA ai vescovi che non lo fanno

    Sfogliando il web, mi è capitato questo articolo di qualche settimana fa, sfuggito all’attenzione di molti, noi compresi.

    Dal titolo che SIR (Servizio di informazione religiosa) ha dato all’articolo “Papa Francesco: legge su protezione dei minori in Vaticano, “multa per chi non denuncia”, prescrizione del reato è di vent’anni” i presupposti sembrerebbero molto interessanti.

    Sembrerebbero, ma se aggiungiamo qualche dato omesso nell’articolo, per esempio che anche prima la prescrizione per il codice canonico era di 20 anni, è solo cambiato da quando decade, prima dal momento in cui accadeva il fatto, ora dalla maggiore età.

    Impossibile poi, per uno che fa come me il tecnico, non notare che questo adeguamento ha una similitudine con la Carta di Lanzarote, alla quale però il Vaticano non ha mai aderito. Certo, come indica la Carta di Lanzarote, se il Vaticano introducesse anche il certificato anti–pedofilia non sarebbe male, anche se, entrambi i provvedimenti, vedrebbero attuazione solamente nello Stato della Città del Vaticano e nelle sue extraterritorialità. Anche questo particolare viene omesso nell’articolo di SIR.

    Ma passiamo alla notizia CLAMOROSA, la multa da mille a cinque mila euro a chi non denuncia!

    Anche qui, abilmente omesso l’indirizzo: multa non per la denuncia all’autorità giudiziaria civile, ma a quella canonica. Alla luce di questa omissione, ri-analizziamo il quadro della situazione e scopriamo che papa Francesco ha ulteriormente inasprito le regole di omertà, e non, come si tenta di far credere nell’articolo, promosso la trasparenza.

    Certo, se invece di multare i vescovi, che poi pagheranno, se va bene, con i soldi dei fedeli, avesse premiato  i vescovi che, al contrario, denunciano, magari anche all’autorità giudiziaria i colleghi pedofili, non solo avrebbe avuto più successo, ma avrebbe fatto anche qualcosa di utile.

    Redazione

  • “Norberto Rivera mi offrì di essere un vescovo in cambio del silenzio sulla pederastia”

    “Norberto Rivera mi offrì di essere un vescovo in cambio del silenzio sulla pederastia”

    Athié Gallo lasciò il sacerdozio intorno al 2003, dopo aver realizzato la grave situazione e il suo occultamento da parte della Chiesa.

    Alberto Athié Gallo, un ex prete che aveva 20 anni di servizio nell’Arcidiocesi del Messico, condivide il fatto di aver lasciato il sacerdozio nel 2003 dopo aver preso coscienza della grave situazione della pedofilia clericale e dell’occultamento della chiesa, a livello locale e globale.

    Fino a quando, come afferma, a quel tempo il cardinale Norberto Rivera gli offrì la posizione di vescovo in cambio del silenzio nelle sue lamentele contro i preti pedofili, che fu la goccia che fece traboccare il vaso per appendere la stola, perché Rivera venne a proteggere Marcial Maciel, accusato di aver abusato sessualmente di piccoli discepoli della congregazione dei “Legionari di Cristo”.

    “Si è offerto di farmi vescovo se avessi taciuto, ho detto di no. Certo che non avrei accettato, andai anche dal nunzio apostolico, il quale mi disse che ciò che il cardinale Rivera proponeva era assolutamente impossibile e lo stava facendo, poi col tempo lo stesso nunzio mi diede la ragione “.

    Questo è stato condiviso da Athié Gallo nella sua partecipazione come relatore a Torreón nel “Forum nazionale della pederastia clericale, per la cultura della prevenzione”.

    Cosa pensi della pedofilia?

    Anche se fino al 70% degli abusi su minori provengono dalla stessa famiglia ed è difficile denunciare abusi, nel caso della Chiesa essi non devono nascondere un atto contro un bambino perché contraddicono la loro missione, mentre i vertici del clero contraddicono la loro missione proteggendo l’aggressore invece di proteggere la vittima.

    Eri un prete, quale era la ragione principale per smettere di essere uno?

    Sono stato prete per 20 anni della mia vita e mi sono reso conto di questa situazione quando ho trattato le vittime di padre Marcial Maciel. Quando ho cercato di dire cosa stava succedendo, mi sono reso conto che c’era un sacco di occultamento da parte delle autorità ecclesiastiche a tutti i livelli e non potevo continuare a farne parte.

    Eri un prete, quale era la ragione principale per smettere di essere uno?

    Sono stato prete per 20 anni della mia vita e mi sono reso conto di questa situazione quando ho incontrato le vittime di padre Marcial Maciel. Quando ho cercato di dire cosa stava succedendo, mi sono reso conto che c’era un sacco di occultamento da parte delle autorità ecclesiastiche a tutti i livelli e non potevo continuare a farne parte.

    Ti consideri un credente?

    Non sono più un credente come lo ero prima. Non credo più nell’istituzione e se Dio esiste penso che non dovrebbe essere d’accordo con questo tipo di azione, anche con coloro che sono venuti a farlo nel suo nome e nei valori religiosi.

    Qual è il denominatore comune per il quale un sacerdote arriva a commettere abusi su un minore?

    La pedofilia clericale si riferisce a un doppio abuso, da un lato l’abuso dell’autorità spirituale morale e religiosa, poi quando l’abuso sessuale è consumato in modo sessuale, tutti i vescovi, i cardinali e persino la santa sede, coprono la situazione, oltre a minimizzare e disprezzare le vittime. Prima viene la manipolazione delle coscienze e poi arriva l’abuso sessuale, che è un altro modo di abusare dell’autorità, ma in modo fisico.

    Da quando combatti per sradicare la pedofilia del clero?

    Come seminarista ho iniziato a notare che c’era un danno per il bambino, ma era qualcosa che si sentiva da lontano, come il rumore del corridoio, era anche un argomento a cui era proibito accedere. Successivamente come sacerdote ho trovato diversi casi in cui ho detto “questo non può essere”. Per prima cosa ho combattuto dall’interno, non da un denunciante esterno. Ho combattuto dal 1994 al 2001 all’interno della chiesa. Ho cercato di convincere la chiesa a riconoscere che c’era un grave problema, per aprire allo stesso tempo a cercare una soluzione sotto i principi evangelici della chiesa, ma anche con quelli della legge, tuttavia non hanno prestato attenzione.

    Sei stato perseguitato dalla Chiesa per le tue accuse?

    Perseguitato no, ma bloccato perché mi è costato molto lavoro per trovare un lavoro stabile, infatti il cardinale Rivera ha combattuto contro di me per non farmi trovare lavoro a Città del Messico, quindi ho dovuto lasciare il paese per un po’. Era tutta una guerra aperta, senza violenza ma era un ostacolo.

    Quali sono le notizie in Messico su questa situazione?

    C’è molto da fare, ma questo tipo di Forum sulla pedofilia del clero aiuta a sensibilizzare la comunità con la presentazione dei casi. Nel frattempo, il ruolo che le autorità religiose continuano a svolgere nel condannare la pedofilia e, dall’altra parte, si vede come gestiscono il caso per salvare il loro prestigio, senza riconoscere che i loro membri hanno ferito migliaia e migliaia di minori.

    https://www.milenio.com/estados/mas-estados/no-creo-mas-en-la-institucion-y-si-dios-existe-debe-estar-de-acuerdo

  • CRISTINA BALESTRINI: «SUL CALVARIO, CON MIO FIGLIO ABUSATO DA UN PRETE»

    CRISTINA BALESTRINI: «SUL CALVARIO, CON MIO FIGLIO ABUSATO DA UN PRETE»

    Alessandro è stato abusato in oratorio dal “padre spirituale”. Un dramma indescrivibile, che la mamma sta affrontando con grande fede: «l’ abuso non è l’ ultima parola sulla vita. Se ne può uscire. C’è per tutti una via, una verità che rende liberi»

    di Giuseppe Gazzola

    Cristina Balestrini lavora come infermiera caposala in comunità psichiatriche e riabilitative. Sposata dal 1991 con Ettore Battaglia, ha due figli, Alessandro e Giacomo. Quest’ anno “Ale” compie 23 anni. Nel dicembre 2011, quando aveva 15 anni, passò una notte in Oratorio, a Rozzano, in provincia di Milano. Ai genitori era stato fatto credere che tutto il gruppo degli adolescenti si sarebbe fermato a dormire in Oratorio per le attività di preghiera in preparazione del Natale, mentre Alessandro si è poi ritrovato da solo a dormire a casa di don Mauro Galli, il don che all’ epoca era il suo padre spirituale. Il 20 settembre 2018 don Galli è stato condannato in primo grado a una pena di 6 anni e 4 mesi di carcere dalla quinta sezione penale del Tribunale di Milano, per violenza sessuale nei confronti di un minore.

    ERA UN RAGAZZO SOLARE

    Questi i nudi fatti. Dentro i fatti, un lungo, mai terminato calvario: «Io e mio marito facevamo i catechisti in parrocchia, Alessandro frequentava il gruppo dei preadolescenti», racconta Cristina. «Rompiscatole come pochi, ti metteva continuamente alla prova. Prima dell’ abuso era un ragazzo vivace, solare, con tanti amici, grandi sogni per il futuro. Da quel giorno in poi, una vita in salita. Per dirla tutta, ha tentato quattro volte di suicidarsi e, da allora, ha necessità di una psicoterapia settimanale. Ha perso due anni di scuola, ogni refolo di vento lo riportava al trauma che lo ha segnato. Poi è riuscito con grande fatica a diplomarsi, a trovare un lavoro come grafico. E ora ogni giorno è un giorno da conquistare. Per lui e per noi genitori, che siamo ininterrottamente sul chi va là, ancora oggi».

    OLTRE IL MALE DI VIVERE

    A fare da trama a questa lunga via dolorosa, una fede tenace, fortissima, cresciuta oltre «il male di vivere». Da molto tempo Cristina si alza ogni mattina alle 4 e mezzo per pregare, a lungo, prima di andare a lavorare: «Ho deciso per questa sveglia così anticipata quando avevo un bisogno atroce di affrontare tutto ciò che succedeva in famiglia con un aiuto più grande», confida. «A distanza di anni, continuo a vivere queste due ore iniziali della giornata come un momento bello, desiderato, di preghiera e meditazione, ringraziamento, offerta, supplica, affidamento. Prego con l’ Ufficio delle letture, invoco lo Spirito Santo, chiedo ogni giorno che ci liberi dal male. Prego per la Chiesa e per i sacerdoti, per la loro santificazione».

    ALLONTANATI DALLA COMUNITÀ

    Questo colpisce: certamente, la prima volta che l’ ha tenuto in braccio e quando poi l’ ha fatto battezzare, Cristina non si aspettava che suo figlio, crescendo, avrebbe dovuto sopravvivere all’ abuso di un sacerdote. Ora che il futuro si è colorato dello stesso nero del Venerdì santo, Cristina ha trovato questa risposta, questo squarcio nel buio del suo dolore di madre che sta ogni giorno sotto la croce del figlio: «Facciamo parte di un gruppo di preghiera, Il Fuoco di Ars (www.ilfuocodiars.com), che si ritrova settimanalmente a pregare per i sacerdoti. Ognuno “adotta” un sacerdote per cui prega ogni giorno. Io, poi, amo dire il Rosario della Madonna delle Lacrime di Siracusa – e qui la voce si incrina per l’ emozione – perché ci è stata di grande aiuto quando Alessandro stava malissimo».

    Si ferma, Cristina, cerca un fazzoletto. Come Maria, non nasconde e non si nega le lacrime. «Anche se sono dolori diversi, tutti noi come famiglia ci sentiamo vittime di un prete pedofilo. Essere credenti ci costa una fatica incredibile. Non per causa di Dio, perché anche lui piange quando un sacerdote abusa di un minore. Ma perché ci sentiamo ogni minuto in mezzo a un fuoco incrociato. Da una parte ci “sparano” quelli che ce l’ hanno a morte con la Chiesa, che non credono e deridono il nostro continuare a credere. Dall’ altra parte, ed è anche più doloroso, nel momento in cui abbiamo denunciato l’ accaduto siamo diventati “la controparte” della Chiesa, quelli che “sputano nel piatto in cui mangiano”, come ci ha detto il parroco. La Chiesa siamo noi, ci hanno detto spesso. Ma noi chi? Molti, che credevamo amici, ci hanno allontanato. Continuiamo a sentirci ignorati e avversati da chi per ruolo e responsabilità avrebbe dovuto ascoltarci, crederci e accoglierci. Altri, che non conoscevamo o avevamo perso di vista, si sono fatti vicini. Come don Dino, nativo di Rozzano. Come don Davide che, con la sua fede tranquilla e tenace di fronte al male, ha salvato tante volte Alessandro e noi genitori».

    IL DOLORE E IL PERDONO

    E don Mauro Galli? Chi è oggi, per Cristina? «Io don Mauro l’ ho perdonato», dice, convinta, a voce bassa. «Per lui provo dolore. Tanti l’ hanno aiutato a dannarsi, se così si può dire. Il non essere mai stato aiutato a riconoscere, almeno in Tribunale, di avere sbagliato, non lo aiuta a iniziare un percorso di cambiamento. E non credo sia facile convivere con la consapevolezza che non può non avere».

    NON VOLTARE LO SGUARDO

    Consapevolezza e libertà, verità e trasparenza sono parole che tornano ad affiorare nel racconto di Cristina e ci interpellano tutti: «Desideriamo fortemente che i cristiani normali, tutti quelli come noi, promuovano una cultura di trasparenza. Nessun cristiano dovrebbe più pensare, con fastidio, che “i panni sporchi si lavano in casa”, quasi nascondendo la realtà. La pedofilia non è un panno sporco, è un reato. Per il Vangelo, chi scandalizza un piccolo farebbe meglio a mettersi una macina al collo e buttarsi nel mare. Ogni azione malvagia compiuta contro uno dei piccoli è stata fatta contro Gesù». Riprende Cristina: «Le vittime dei preti pedofili sono gli ultimi degli ultimi. Erano credenti e praticanti. Dentro il mondo della fede, che amavano, hanno trovato l’ inferno. Da cristiani, dobbiamo smettere di voltarci dall’ altra parte. Dobbiamo evitare il più possibile che si ripeta ciò che è accaduto ad Alessandro e a tantissimi altri».

    È nato così, come fiore che sbuca nel deserto più arido, lo scopo che dà a Cristina la forza e la voglia di ricominciare ogni sua giornata: «Ciò che dà senso al mio futuro è testimoniare, condividere, stare vicina a chi ha vissuto situazioni come la mia, far sapere a tutti che l’ abuso non è l’ ultima parola sulla vita. Se ne può uscire. C’ è per tutti una Via, una Verità che rende liberi».

    DA VITTIME A SOPRAVVISSUTI

    Cristina Balestrini ha trovato un suo particolare ambito  di senso e testimonianza dentro Rete L’ abuso – Associazione sopravvissuti agli abusi del clero (www.retelabuso.org), diventata un riferimento anche per Alessandro. «L’ Associazione», racconta, «ha aiutato Alessandro a compiere il suo passaggio da “vittima” a “sopravvissuto”. Ha trovato il coraggio di esporsi, condividere la sua storia con chi ha vissuto situazioni altrettanto drammatiche, mettersi a servizio di chi non ce la fa a uscirne. Non gli auguro, di cuore, di essere per sempre “il sopravvissuto”, di trovarsi a parlare sempre di questa vicenda. Gli auguro una vita normale per quanto possibile. Ma sarà una normalità che non potrà mai negare questo pezzo, che fa parte di lui».

    http://m.famigliacristiana.it/articolo/cristina-balestrini-sul-calvario-con-mio-figlio-abusato-da-un-prete.htm

  • L’amministratore apostolico di Santiago del Cile: incontrerò le vittime

    L’amministratore apostolico di Santiago del Cile: incontrerò le vittime

    «Se i tribunali ritengono che dobbiamo indennizzare le vittime lo faremo». Il Papa gli ha raccomandato di guardare avanti ed essere pastore con tutti. L’incontro imprevisto con Scicluna

    IACOPO SCARAMUZZI
    CITTÀ DEL VATICANO

    L’amministratore apostolico di Santiago, monsignor Celestino Aos, incontrerà le tre vittime del sacerdote pedofilo Fernando Karadima, appena tornato in Cile dopo gli incontri di questi giorni a Roma con il Papa e altri rappresentanti vaticani, ed è convinto che la Chiesa debba pagare gli indennizzi decisi dalla giustizia civile. Il cappuccino, che ha incontrato anche il cardinale Sean O’Malley, presidente della pontificia commissione per la Tutela dei minori, e monsignor Charles Scicluna, l’inviato papale in Cile all’origine della svolta impressa da Francesco, ha sottolineato che il Pontefice gli ha confermato la sua vicinanza pastorale al popolo cileno, l’importanza di curare tutto il popolo di Dio e la necessità di guardare avanti.

    «Con il Santo Padre abbiamo avuto una cordiale riunione di più di un’ora», ha detto monsignor Aos incontrando nel pomeriggio di lunedì un gruppo di giornalisti a Roma, «i temi li potete immaginare: il cammino di una Chiesa importante e complessa come la Chiesa di Santiago. San Paolo parlava della Chiesa come di un corpo con tutte le sue membra, e con il Papa abbiamo parlato del fatto che la Chiesa è un insieme di membra: ci sono le vittime che sono ferite ma è anche una Chiesa molto ricca, con matrimoni, giovani, bambini, anziani, lavoratori. Il Santo Padre ha insistito molto sul fatto che io sono il pastore di tutta la Chiesa di Santiago».

    Il Papa, ha detto ancora il cappuccino, «è molto vicino: mi ha detto di riferire che è vicino al popolo del Cile e che desidera dare ai fedeli il miglior governo pastorale possibile. Il Papa è il pastore di tutto il mondo e desidera che la Chiesa del Cile sappia che lui è consapevole che sta vivendo un grande dolore e una grande sofferenza e anche che ritiene che certamente il passato interessa, che bisogna riconoscere la situazione, ma che dobbiamo andare avanti con fede e speranza. Il Papa è un uomo di fede, che sa che tra le cose umane c’è la presenza misteriosa del Signore che è morto risuscitato e sta con noi nella Chiesa». Ai giornalisti che domandavano perché l’incontro con il Papa non sia stato preannunciato, «dovreste chiederlo alla segreteria vaticana», ha risposto con un sorriso.

    Quanto alle tre vittime di Karadima, James Hamilton, Juan Carlos Cruz e José Andres Murillo, che la Chiesa cilena dovrà risarcire con indennizzi stabiliti dalla corte di appello di Santiago, «l’orientamento della Chiesa cilena – ha detto Aos – è collaborare in tutto il necessario con la giustizia civile, perché non viviamo in un mondo a parte, siamo cittadini cileni, non abbiamo privilegi e se c’è un sacerdote, un vescovo che commette un delitto deve sottoporsi ad un tribunale e deve accettare le sue decisioni. Questo è il principio di fondo. Ora, se la Chiesa in alcuni casi ha la responsabilità per non essere stata diligente e non aver compiuto il suo dovere e i tribunali ritengono che debba indennizzare, lo faremo. In questo caso concreto, noi non appelleremo la sentenza e da quel che capisco non lo faranno le tre vittime: con loro mi sono sentito al telefono e intendo incontrarli appena torno a Santiago: se dobbiamo indennizzarli lo faremo. Ma vorrei sottolineare che quel che ci preoccupa non è tanto indennizzare con il denaro ma quel che ci interessa è come aiutare, riparare queste vittime che hanno sofferto. Inoltre vorremmo che le vittime ci aiutino affinché, uniti, troviamo un futuro diverso, che non si ripeta il passato che io non sognavo e non immaginavo che esistesse ed esistesse con quella gravità».

    L’amministratore apostolico ha raccontato anche del suo incontro odierno con il cardinale Sean O’Malley: «L’incontro con il cardinale O’Malley è sempre simpatico perché è cappuccino come me. L’avevo conosciuto superficialmente in un incontro che ha avuto luogo in passato a Roma tra vescovi cappuccini, ora l’ho conosciuto meglio. E’ un uomo molto amabile che ha vissuto nella sua diocesi di Boston. Abbiamo avuto una conversazione amabile, nella quale abbiamo trattato questo tema (degli abusi, ndr.), ha grande esperienza: mi ha raccontato quel che cosa ha fatto a Boston e mi ha detto anche che prega per noi perché loro sono già passati da situazioni come la nostra». Toccherà anche all’arcidiocesi di Santiago quel che è toccato all’arcidiocesi di Boston, ossia vendere l’episcopio per indennizzare le vittime dei preti pedofili? «Non lo so, sono cose ipotetiche», ha risposto il presule: «Ma indubbiamente dobbiamo rispettare le decisioni dei tribunali».

    Il vescovo cappuccino ha incontrato anche mons. Scicluna: «L’ho incontrato casualmente, pensavo che non l’avrei incontrato, che non era qui, ma questa mattina a Casa Santa Marta l’ho incontrato, ci siamo abbracciati e abbiamo preso un appuntamento per domani. Monsignor Sicluna è molto accogliente, ha sofferto molto, come sapete è specialista, per così dire, di questi temi e mi interessa sottolineare che qui in Vaticano, alle congregazioni o negli uffici dove vengo ricevuto, tutti ci tengono a collaborare, aiutare, per permetterci di uscire da questa situazione e organizzare un futuro diverso. Stimo molto mons. Scicluna e spero mi possa dare consigli utili per la Shiesa di Santiago». Quanto all’informativa scritta da Scicluna per il Papa dopo che Francesco lo inviò in Cile ad approfondire le denunce degli abusi, Aos ha ribadito che si tratta di un documento confidenziale per il Pontefice, ma «se i procuratori chiederanno» l’accesso a singole informazioni, il Papa «studierà ogni caso e toglierà se necessario il segreto pontificio e offrirà tutta la collaborazione necessaria».

    L’amministratore apostolico di Santiago ha sottolineato la necessità di imprimere un cambiamento radicale alla Chiesa della capitale cilena: «Non so quali cambi ci saranno, io spero che ci saranno cambiamenti, nuovi vescovi ausiliari, perché come potete immaginare è impossibile che io o un’altra persona possa da solo tenere il peso di governo di una Chiesa così grande. Per questo ho chiesto al Santo Padre che quando ci sarà una riunione della congregazione dei vescovi, si individuino vescovi ausiliari che possano collaborare con me». Quanto alla propria persona, il cappuccino ride quando i giornalisti gli domandano se il Papa lo veda come il volto della Chiesa del futuro: «Non so come mi vede, credo che mi veda per quello che sono, un povero cappuccino di 74 anni: il Papa sa che non basta cambiare una o due persone, ma la Chiesa e la società devono cambiare il cuore, e questo non si cambia con un decreto: se si potesse, firmerei domani stesso una pila di decreti».

  • La grande burla di papa Francesco sui provvedimenti anti pedofilia. La consapevole menzogna

    La grande burla di papa Francesco sui provvedimenti anti pedofilia. La consapevole menzogna

    Se ci fate caso, la chiesa ormai, sulla pedofilia dei preti, non si difende nemmeno più entrando nel merito, cioè non spende neppure più tempo per dimostrare che non è vero, ma fa di tutto per dimostrare, minimizzando, che anche altrove esistono i pedofili

    …quasi come se un pedofilo prete più un pedofilo laico, anziché fare due pedofili, si annullassero a vicenda.

    Di Francesco Zanardi

    Il 26 marzo 2019 papa Francesco ha emanato un Motu Proprio per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili. Il documento papale è stato redatto dopo il sinodo che si è tenuto in Vaticano dal 21 al 24 febbraio scorsi, al quale hanno partecipato i Presidenti delle Conferenze Episcopali di tutto il mondo.

    Ma è tra lo sbigottimento generale che arriva la grande delusione. Tutti si accorgono di aver sottovalutato la più ovvia ed elementare questione giuridico-legislativa: l’applicabilità di una legge fatta da un qualunque Stato, ha validità solo in quello Stato e nelle rispettive extraterritorialità, le Ambasciate.

    Se si fosse dato più ascolto alle vittime! Da anni sottolineano il macroscopico problema sulla base del quale sostengono che ci sia un’unica via, ovvero quella di aprire gli archivi sottoposti al segreto pontificio e ordinare ai vescovi di denunciare all’autorità giudiziaria del paese dove vengono commessi i crimini.

    E’ un po’ come se l’Italia, oppure l’Iran o un’altra nazione, facessero delle leggi che poi trovano applicazione in tutti gli stati: ma non funziona così. Le leggi vengo fatte dai rispettivi paesi ed è inutile che si continui ad ingannare l’opinione pubblica e le vittime facendo credere – ormai da più di venti anni, producendo altre vittime – che la chiesa possa trovare nei suoi tribunali una soluzione al problema.

    Questo è falso, e indica non solo la malafede di chi lo propina, ma anche l’inaffidabilità delle dichiarazioni di Bergoglio, comprovata dalle gerarchie che, in barba alle promesse pubbliche di Tolleranza Zero, continua a lasciare la gestione nelle diocesi o in posti inadatti a loro. Qui la lista degli insabbiatori italiani.

    Certo bella lunga… Da Delpini, Bagnasco, Sepe ecc. quasi tutti pizzicati con la marmellata fino ai gomiti, alcuni anche oltre… come ad esempio l’allora Cardinale Joseph Ratzinger, oggi papa Emerito, ma, come vedremo, essere attore protagonista molto importante in questo teatrino che vede Bergoglio come il grande burattinaio.

    La domanda ovvia, è elementare: perché papa Francesco non caccia i vescovi insabbiatori?

    …Ma è proprio la risposta a svelare un’altra grande bugia, oltre al motivo per il quale, al di la delle dichiarazioni pubbliche, papa Francesco non li rimuove e mai lo farà, si limita all’ormai simbolico rito di accettare o più spesso a rifiutare, la loro richiesta di dimissioni.

    Tutto ha inizio nel 1962 (la prima stesura voluta da Pio XI risale al 1922) quando il cardinale Alfredo Ottaviani redige un documento: si chiama Crimen Sollicitationis (in latino crimine di “provocazione” o “adescamento”), che papa Giovanni XXIII approverà.

    La premessa è di per se inquietante;

    “DALLA SUPREMA SACRA CONGREGAZIONE DEL SANTO UFFIZIO A TUTTI I PATRIARCHI, ARCIVESCOVI, VESCOVI E ALTRI MEMBRI DEL CLERO DEI LUOGHI «ANCHE DI RITO ORIENTALE» ISTRUZIONE SULLA PROCEDURA NELLE CAUSE DI MOLESTIA
    * * * * * * * * * * * * * * * * * *
    ISTRUZIONE Sulla procedura nelle cause di molestia
    DA CONSERVARSI DILIGENTEMENTE NELL’ARCHIVIO SEGRETO DELLA CURIA IN RAPPORTO ALLA NORMA INTERNA DA NON PUBBLICARE E DA NON ACCRESCERE CON ALCUN COMMENTO”. Crimen.pdf

    Negli anni successivi, le gerarchie si dimenticheranno in un certo senso di quel documento segreto in quanto verrà applicato, oramai per la sistematicità maturata negli anni, una cosa così abituale che era scontata, uno tra i tanti doveri per un gerarca della chiesa cattolica.

    Ma è nel 2001 – a seguito dello scandalo sollevato non solo dal team del Boston Globe “Spotlight” – che il cardinale Joseph Ratzinger – che conosceva molto bene il problema dei preti pedofili nel mondo, in quanto era stato a capo dell’ufficio che ne ha gestito i crimini per 25 anni – decide insieme all’allora suo segretario, il cardinale Tarcisio Bertone, di ricordare con una lettera “De delictis gravioribus”, ai vescovi di tutto il mondo, che la direttiva “segreta” del 1962 era ancora in vigore. Ma non si limiterà a questo: in un suo passaggio introdurrà la norma che i casi di delitti più gravi, tra cui gli abusi sui minori, “sono soggetti al segreto pontificio”.

    Ed è cosi che si viene a scoprire dell’esistenza di un documento segreto, curato nei minimi particolari e contenente più di 20 allegati, grazie ai quali i pedofili potevano redimersi.

    Ma è solo nel gennaio del 2005 che in Texas, un avvocato di Houston, Daniel Shea, proprio dietro quella lettera del 2001, trascinò il cardinale Ratzinger, sul banco degli imputati, per rispondere dell’accusa di intralcio alla giustizia, su tre casi di abusi su minori commessi da un seminarista colombiano.

    Leggi anche: Crimen Sollicitationis. L’avv. Shea sbugiarda l’Avvenire

    Ma nell’aprile dello stesso anno, prima la provvidenziale morte di Wojtyla, poi il provvidenziale conclave che lo portò al soglio pontificio, permisero a Ratzinger di sottrarsi al processo. In quanto capo di stato, invocò l’immunità.

    Sia il documento del 1962, sia l’implementazione fatta da Ratzinger del 2001, non sono mai state abrogate e restano tutt’ora in vigore. E’ contenuta qui la spiegazione del perché non un solo vescovo sul pianeta, abbia mai denunciato all’autorità civile, molto semplice: violerebbe quella norma che impone la denuncia all’autorità interna, ed anche il segreto pontificio. Vale a dire che sarebbe scomunicato.

    A questo punto si spiega anche il perchè il papa non dimetta alcun gerarca (tranne qualche pensionato senza più incarichi), ma attenda che siano loro a chiedere le dimissioni.

    Semplice, come si può punire un funzionario che ha rispettato una legge interna? Sarebbe un’aberrazione giuridica, e questo l’astuto Bergoglio lo sa bene.

    Zanardi
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