Città del Vaticano (askanews) – Il Cardinale Bernard Law, il religioso che non denunciò i preti pedofili nell’ambito del caso Spotlight nel 2002, è morto all’alba del 20 dicembre 2017, dopo una lunga malattia. La notizia è stata resa nota dalla Sala Stampa Vaticana. Law, 76 anni, è stato arcivescovo metropolita di Boston dall’11 gennaio 1984 al 13 dicembre 2002 quando è stato costretto a dimettersi, proprio in seguito al caso Spotlight. Law si trovò al centro dello scandalo dei preti pedofili per non aver denunciato pubblicamente i sacerdoti coinvolti. Da arcivescovo di Boston fu protagonista dello scandalo degli abusi sessuali sui minori che esplose nell’arcidiocesi grazie all’inchiesta giornalistica del Boston Globe al centro del film premio Oscar “Il caso Spotlight”. Quello di Boston tra il 2001 e il 2002 fu il primo scandalo che rivelò il problema della pedofilia del clero nella Chiesa. Messo sotto accusa negli Stati Uniti, il cardinale Law fu nominato da Giovanni Paolo II arciprete della basilica di Santa Maria maggiore a Roma, città dove ha vissuto gli ultimi anni della sua vita e dove è morto. Il suo successore a Boston, il cardinale Sean O’Malley è stato nominato da Papa Francesco a inizio pontificato a capo della Pontificia commissione per la tutela dei minori, che ha appena concluso – senza essere sinora rinnovata – il suo primo triennio di vita.
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Bernard Law morto, tutte le questioni irrisolte che si porta nella tomba. E la lezione che la Chiesa non ha imparato
Con la scomparsa del cardinale del caso Spotlight rimarranno senza risposte le domande più spinose di una vicenda di pedofilia da cui il Vaticano non ha tratto l’insegnamento sperato nonostante gli sforzi di Ratzinger e Papa Francesco
di Francesco Antonio Grana 20 dicembre 2017
Con la morte del cardinale Bernard Francis Law non si chiude purtroppo la tremenda piaga della pedofilia nella Chiesa cattolica. La scomparsa del porporato, che fu letteralmente travolto dallo scandalo degli abusi sessuali sui minori commessi da centinaia di preti della sua arcidiocesi di Boston, coincide, infatti, con quanto sta avvenendo in Australia dove alla sbarra per questi stessi reati c’è anche il cardinale George Pell. Nel caso di Law, che guidò la Chiesa di Boston dal 1984 al 2002, numerosi preti pedofili furono coperti per anni e spostati di parrocchia in parrocchia. Uno dei casi più eclatanti di questa a dir poco pessima gestione fu quello di padre John Geoghan colpevole di aver abusato di ben 130 bambini in 20 anni di trasferimenti da una chiesa all’altra. Il tutto mentre l’arcidiocesi di Boston patteggiava con estrema segretezza le accuse di pedofilia contro almeno 70 preti.
Fu l’inchiesta del Boston Globe, raccontata sul grande schermo dal film Premio Oscar Il caso Spotlight, a far cadere quel solidissimo muro di omertà che Law era stato capace di costruire in tanti anni contando sulla stima di san Giovanni Paolo II che era, però, totalmente ignaro di quella drammatica vicenda. Quando lo scandalo fu insostenibile, nonostante il cardinale si rifiutasse categoricamente di dare le dimissioni e ammettere di aver coperto migliaia di abusi dei suoi preti, il Papa polacco decise di trasferire Law da Boston a Roma dove gli affidò l’incarico onorifico di arciprete della Basilica di Santa Maria Maggiore. Nessuna punizione per il cardinale, ma addirittura un ruolo da esercitare fino agli 80 anni, età in cui i porporati vanno definitivamente in pensione. Uno scandalo nello scandalo per una vicenda che, come il Boston Globe aveva dimostrato con una lunga inchiesta molto rigorosa e ben documentata, aveva fatto emergere la totale incapacità del porporato a governare la sua arcidiocesi. Ma non solo. Law con la sua pessima gestione aveva distrutto per sempre la vita di migliaia di bambini e delle loro famiglie.
È proprio a quella vicenda che, tre anni dopo quello scandalo di proporzioni impressionanti, fece cenno l’allora cardinale Joseph Ratzinger quando, nell’ultima Via crucis di Wojtyla al Colosseo, denunciò con forza “la sporcizia nella Chiesa”. Quella sporcizia che, una volta eletto Papa, Benedetto XVI ha cercato con tutte le sue forze di contrastare mettendo in atto una seria politica di tolleranza zero sugli abusi. Lo stesso Papa emerito recentemente è tornato al centro del dibattito sulla gestione dei casi di pedofilia nella Chiesa dopo che si è scoperto che almeno 547 bambini del celebre coro di Ratisbona, per 30 anni diretto da suo fratello maggiore, monsignor Georg Ratzinger, sono stati vittime di violenze corporali, di cui in 67 casi anche sessuali.
Quella della tolleranza zero è una strategia ereditata con forza da Francesco, ma che purtroppo si sta scontrando con enormi difficoltà. Non c’è dubbio, infatti, che, dopo cinque anni, l’impasse maggiore nel pontificato di Bergoglio sia proprio nel contrasto alla pedofilia del clero. Da un lato c’è la vicenda del cardinale Pell, chiamato proprio da Francesco da Sydney a Roma per guidare la Segreteria per l’economia e quindi le riforme sulla trasparenzafinanziaria. Da diversi mesi, però, il porporato è “congedato” perché accusato dalla giustizia del suo paese di aver coperto la pedofilia dei suoi preti quando era arcivescovo di Melbourne e perfino di essere stato autore di stupri. Un’accusa che, se dovesse essere confermata, sarebbe ancor più grave di quella rivolta al cardinale Law che mai ha abusato di bambini. Il rapporto finale della commissione d’inchiesta australiana, contenuto in 17 volumi, che non riguarda soltanto la Chiesa cattolica, è impressionante: 2.559 le accuse raccolte finora, 230 processi in corso, oltre 42mila chiamate per soccorso e 60mila sopravvissuti con diritto al risarcimento. In alcune diocesi australiane addirittura il 15 per cento dei sacerdoti sono sospettati di pedofilia.
Ma la vicenda di Pell non è l’unica che dimostra quanto la Chiesaancora oggi non abbia imparato dal caso Spotlight. C’è, infatti, anche la rimozione del cardinale Gerhard Ludwig Müller dalla guida della Congregazione per la dottrina della fede contro il quale hanno puntato il dito proprio le due vittime di abusi nominate dal Papa nella Pontificia Commissione per la tutela dei minori, Peter Saunders e Marie Collins. Entrambi, a distanza di un anno l’uno dall’altra, si sono dimessi dall’organismo vaticanoanti pedofilia accusando il porporato tedesco di continuare a coprire le denunce di abusi che arrivano da ogni parte del mondo. Il Papa ha licenziato Müller lasciandolo sulla soglia dei 70 anni senza alcun incarico a differenza di quanto avvenne nel 2002 con Law. E ha rinnovato i vertici della Congregazione per la dottrina della fede stabilendo che la condanna di un prete in primo grado per pedofilia sia subito definitiva senza concedere la possibilità di appello.
Significativo è il fatto che a guidare la Pontificia Commissioneper la tutela dei minori istituita da Bergoglio è stato scelto il cardinale Sean Patrick O’Malley, successore di Law alla guida dell’arcidiocesi di Boston. Dopo lo scandalo Spotlight è stato, infatti, chiesto al porporato cappuccino di lavorare per condannare i preti pedofili e ascoltare finalmente le drammatiche denuncedelle vittime. Law porta con sé nella tomba diverse domande che sono rimaste tuttora senza risposta. Come è stato possibile che per quasi 20 anni nessuno in Vaticano si accorgesse del sistema perverso che era stato messo in atto a Boston per coprire gli orrori dei preti pedofili? Perché nessuno, a livello gerarchico nella Chiesa cattolica, ha dato ascolto alle denunce di migliaia di vittime divenendo così di fatto complice del muro di omertà edificato in modo efficace da Law? Ma le domande più inquietanti sono quelle che guardano alla cronaca del momento. Cosa ha imparato la Chiesa dalla vicenda di Law? Saprà in futuro non cadere più negli stessi drammatici errori. La gestione del caso del cardinale Pell sarà la prima risposta a questa domanda.
https://www.ilfattoquotidiano.it/2017/12/20/bernard-law-morto-tutte-le-questioni-irrisolte-che-si-porta-nella-tomba-e-la-lezione-che-la-chiesa-non-ha-imparato/4050389/
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Preti pedofili: l’Onu attacca il Vaticano
DOPO GLI SCANDALI «Le vittime non hanno giustizia, chi abusa la fa franca»
Dopo gli scandali internazionali si teme che anche in Italia ci possa essere un sistema per coprire i casi di pedofilia tra i p re t i . Un timore che non è frutto dell’immaginazione di qualche detrattore della Chiesa, ma che nasce da un documento stilato dal comitato dell’Onu che ha interpellato il Vaticano circa gli impegni presi per la tutela dei diritti del fanciullo. Il documento dovrebbe garantire la tutela dell’infanzia in ambito internazionale, ma il comitato Onu che se ne è occupato ha perplessità sugli impegni presi dalla Santa Sede che, interpellata, non ha dato chiarimenti. Un passaggio che non è sfuggito a chi segue queste vicende e si impegna ogni giorno per difendere le vittime di abusi da parte di uomini di chiesa. «Ben noti autori di abusi sessuali su bambini sono stati trasferiti di parrocchia in parrocchia o in altri paesi nel tentativo di tenere nascosti tali crimini, una pratica documentata da numerose commissioni nazionali d’inchiesta. La pratica della mobilità dei criminali, che ha permesso a molti preti di rimanere in contatto con i fanciulli e di continuare ad abusare di loro, tuttora pone i fanciulli di molti Paesi ad alto rischio di abuso sessuale, poiché dozzine di autori di abusi sessuali sul bambino sono segnalati essere tuttora in contatto con fanciulli», recita il documento O nu. L’associazione Rete l’Abuso, attraverso il deputato pentastellato Matteo Mantero, ha presentato un’interpellanza parlamentare per chiedere se il Governo intenda assumere iniziative per prevenire e reprimere il fenomeno degli abusi sessuali, per esempio estendendo l’obbligo di richiedere il certificato antipedofilia per tutte le categorie oggi esenti che vengono a contatto con minori. Quali siano i dati di cui il Governo dispone sul fenomeno e se intenda valutare accordi con il Vaticano per risarcire le vittime oltre allo scambio di informazioni tra i due Stati per prevenire e perseguire altri ca si . La società civile scuote la politica e chiede un suo impegno concreto a difesa delle giovani vittime. Un impegno che deve essere volto a spezzare un meccanismo che troppe volte non permette loro di avere giustizia e, al contrario, consente a pedofili e violentatori di farla franca. Meccanismi che a volte si fanno vero e proprio sistema.
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Scandalo pedofilia, morto Law l’ex cardinale di Boston
È morto il cardinale americano Bernard Francis Law che si era dimesso nel 2002 dall’arcidiocesi di Boston dopo le inchieste sui preti pedofili del Boston Globe raccontate anche nel film del 2015 «Spotlight». Law aveva 86 anni e viveva a Roma. Per 19 anni, dall’inizio del 1984 al 2002, aveva guidato l’arcidiocesi di Boston coprendo in maniera sistematica i preti pedofili. La notizia della morte a Roma di Law è stata annunciata mercoledì mattina dalla Sala stampa della Santa Sede.
Il porporato, nato a Torreon, in Messico, il 4 novembre 1931, fu ordinato presbitero il 21 maggio 1961, nominato vescovo di Springfield-Cape Girardeau il 22 ottobre 1973 e innalzato alla dignità cardinalizia nel concistoro del 25 maggio 1985. È stato arcivescovo metropolita di Boston dall’11 gennaio 1984 al 13 dicembre 2002 quando è stato costretto a dimettersi proprio in seguito allo scandalo – portato alla luce dall’inchiesta del Boston Globe, premiata col Pulitzer – quando si scoprì che non era riuscito a fermare i sacerdoti che abusavano di minori, spostandoli semplicemente da una parrocchia a un’altra. Dal 27 maggio 2004 al 21 novembre 2011 è stato arciprete della Papale Basilica Liberiana di Santa Maria Maggiore.
A Roma
L’approdo di Law a Santa Maria Maggiore suscitò all’epoca non poche polemiche. La sua posizione era stata già discussa in un summit tenutosi nel 2002, e al cui capo vi fu lo stesso papa Giovanni Paolo II, e che vedeva posizioni molto forti sul suo conto. La successiva decisione, comunque, fu il suo trasferimento a Roma, mentre la diocesi di Boston veniva coinvolta in vari processi per i casi di pedofilia.«Riaperte ferite»
Mitchell Garabedian, un avvocato di Boston che ha rappresentato decine di persone che hanno denunciato di avere subito abusi sessuali da parte di religiosi, ha commentato la morte del card. Law affermando che questa «ha riaperto vecchie ferite». «Molte vittime si sono ricordate del dolore sofferto» ha detto Garabedian. «Ha voltato le spalle a creature innocenti – ha aggiunto l’avvocato – e ha permesso che fossero abusati sessualmente».http://www.corriere.it/esteri/17_dicembre_20/scandalo-pedofilia-morto-law-l-ex-cardinale-boston-48dd06d4-e549-11e7-bb03-a8143f47e27e.shtml
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“Pedofilia in Australia, una tragedia nazionale”
Rapporto della Commissione abusi sui minori: il 62% dei casi riguarda la Chiesa cattolica
Cinque anni di lavoro, migliaia di pagine a comporre i 17 volumi del Rapporto della Commissione pubblica sugli abusi sui minori in Australia.

BX69WX Priest and altar boy, La Roche-sur-Foron, Haute Savoie, France, Europe Con dati scioccanti. Oltre 15mila le persone che hanno raccontato le loro storie di abusi subiti nelle chiese, negli orfanotrofi, nelle scuole, nei circoli sportivi e in gruppi giovanili; nel mirino sono finite 4mila istituzioni, molte entità cattoliche. Con i preti in cima alla lista degli indagati.
Oltre 2.500 le segnalazioni effettuate alla polizia e 230 le inchieste avviate, 41.770 chiamate per soccorso e 60mila sopravvissuti con diritto al risarcimento. Al termine di un lavoro certosino effettuato dalla Commissione, emerge che la pedofilia «rappresenta una tragedia nazionale». L’Australia, si legge, «è venuta meno in modo grave ai suoi doveri di proteggere i bambini». Non si è trattato, si legge nel report, di poche «mele marce». «Alcune istituzioni hanno avuto molti pedofili», il problema «è così diffuso, e la natura dei crimini così odiosi, che è difficile da comprendere».
Già lo scorso febbraio la Commissione aveva rivelato i primi dati che avevano mostrato l’entità del problema: il 7% dei religiosi cattolici australiani è stato accusato di abusi sessuali su minori tra il 1950 e il 2010 senza però che i sospettati siano finiti sotto indagine; è stata consuetudine ignorare, o addirittura punire, i bambini che denunciavano le aggressioni; in alcune diocesi la percentuale ha raggiunto il 15% dei sacerdoti sospettati di pedofilia. In totale il 61,8% dei casi segnalati riguardava la Chiesa cattolica.
Il più alto rappresentante della chiesa cattolica in Australia, l’arcivescovo George Pell, è stato ascoltato tre volte dalla commissione di inchiesta dove ha ammesso di aver «fallito» nella sua gestione dei preti pedofili nello stato di Victoria negli anni ’70. Il cardinale Pell era stato chiamato da Papa Francesco alla guida della Segreteria per l’Economia. Dopo le accuse di pedofilia, il porporato è stato rispedito da Bergoglio in Australia per seguire il processo, dove dovrà rispondere del reato di violenza sessuale. A marzo si deciderà se ci sono prove sufficienti per procedere con il processo.
Tra le raccomandazioni formulate nei 17 volumi del rapporto australiano figura anche l’obbligo per i sacerdoti di denunciare gli atti di pedofilia ammessi nel segreto del confessionale. «È inaccettabile scrive l’Osservatore Romano e anche l’arcivescovo di Melbourne, Denis Hart, ha dichiarato che il segreto confessionale è inviolabile e non può essere spezzato». «Se qualcuno dovesse confessare un crimine del genere ha detto – non ne potrò rivelare i contenuti. Ma mi rifiuterò di assolverlo».
Il rapporto, ha commentato alla Radio Vaticana padre Hans Zollner, della commissione pontificia per la tutela dei minori, mette in luce che «nella Chiesa c’è un numero di vittime sproporzionatamente grande rispetto ad altre istituzioni» e che «la Chiesa ha fatto il suo nella collaborazione con la commissione». Per Papa Francesco, rende noto la Sala Stampa Vaticana, «la Chiesa è chiamata a essere luogo di compassione ed è impegnata nell’assicurare ambienti che garantiscono la protezione di tutti bambini e adulti vulnerabili».
http://www.ilgiornale.it/news/politica/pedofilia-australia-tragedia-nazionale-1474686.html
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La commissione australiana sulla pedofilia conclude il lavoro dopo 5 anni
Indagine sugli abusi avvenuti nelle istituzioni statali e in quelle della Chiesa. “Un problema ancora attuale”. Le raccomandazioni per curare e prevenire
IACOPO SCARAMUZZICITTÀ DEL VATICANOI bambini sono ancora vittime di abusi sessuali nelle istituzioni australiane. È la conclusione alla quale è giunta la Commissione pubblica sugli abusi sui minori (Royal Commission into Institutional Responses to Child Sexual Abuse), che oggi ha concluso cinque anni di un’indagine che hanno messo sotto la lente di ingrandimento tra l’altro i casi di pedofilia avvenuti nei decenni passati nella Chiesa cattolica ed ha avuto risonanza anche in Italia in particolare per le audizioni alle quali si è sottoposto l’anno scorso, in videocollegamento da Roma, il cardinale George Pell.
Il prefetto vaticano della Segreteria per l’Economia che ha risposto, in quell’occasione, a domanda relativa all’insabbiamento delle denunce contro i preti pedofili, si trova ora in Australia, da questa estate, per difendersi in tribunale da accuse di abusi sessuali che egli avrebbe personalmente compiuto da sacerdote, accuse che egli respinge fermamente.
In una breve udienza conclusiva che si è svolta oggi a Sidney, il giudice Peter McClellan, che ha guidato l’indagine, ha detto che l’Australia «ringrazia i sopravvissuti» agli abusi che hanno testimoniato davanti alla commissione decenni di sistematici abusi e insabbiamenti avvenuti ai danni dei minori in istituzioni statali ed ecclesiali.
«L’abuso dei bambini non è solo un problema del passato», ha detto il giudice. «L’abuso nelle istituzioni continua anche oggi».
Per quanto riguarda in particolare la Chiesa cattolica, McClellan ha puntato il dito contro la scelta di porre la reputazione dell’istituzione al di sopra della sofferenza delle vittime. «Alcuni responsabili hanno ritenuto che la loro priorità fosse proteggere la reputazione delle istituzioni», ha affermato il giudice, «e presunti colpevoli hanno spesso avuto accesso ai minori anche quando i loro responsabili conoscevano il pericolo». Nel corso di quest’anno la commissione ha diffuso una stima secondo la quale tra il 1950 e il 2009 il sette per cento dei sacerdoti australiani hanno abusato di minori. I casi registrati sono 4.444. Cifre «shoccanti», secondo Francis Sullivan, che guida la commissione della Chiesa per la verità, la giustizia e la guarigione. Il presidente della Conferenza episcopale australiana, monsignor Denis Hart, ha chiesto scusa a nome della Chiesa.
Domani, venerdì, la commissione, i cui lavori sono stati finanziati con fondi pubblici, consegnerà il suo rapporto conclusivo al governatore generale di Canberra. McClellan ha detto che il rapporto conterrà raccomandazioni tese a «sostenere e informare» il governo, le istituzioni e l’opinione pubblica australiana per prevenire gli abusi e rispondere a quelli avvenuti facilitando gli indennizzi e la persecuzione penale dei casi passati.
http://www.lastampa.it/2017/12/14/vaticaninsider/ita/nel-mondo/la-commissione-australiana-sulla-pedofilia-conclude-il-lavoro-dopo-anni-PUiMhXADOfDJyT8qv43oVJ/pagina.html
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Reggio Calabria: Arcivescovo sospende sacerdote per pedofilia
Un altro prete che ha abusato dei bambini. Un arcivescovo ha allontanato un prete per possesso di materiale pedopornografico e per abuso sessuale
L’arcivescovo di Reggio Calabria, mons. Giuseppe Fiorini Morosini, ha sospeso un sacerdote che, nel ruolo di rappresentante di Dio, è don Carmelo Perrello, parroco della chiesa di San Gregorio, conseguentemente al fatto che al prete è stato notificato un decreto di perquisizione da parte della Procura della Repubblica per detenzione di materiale pedopornografico. Materiale in cui la visione era di bambini, che erano alla “mercé” di uomini adulti. Il don è indagato anche per rapporti sessuali con minorenni.
Pedofilia, la Chiesa
Il Credo cattolico ultimamente è visto sotto l’aspetto di una religione che deve mettere insieme dei pezzi, Una sorta di puzzel che non è del tutto chiara. Le IENE, trasmissione di punta di Mediaset, proprio per le ultime notizie sugli abusi perpetuati dai preti pedofili, ha messo in luce le ultime testimonianze dei chierichetti. Chierichetti, che sono stati allontanati dalla possibilità di fare un percorso nel pendere la tonaca clericale proprio perché si sono esposti ai media.
Difatti, uno di loro ha denunciato di essere stato spettatore di abusi sessuali.
E gli altri due ragazzi non hanno smentito. Francesco Zanardi, presidente di Rete l’Abuso, ha lasciato una intervista proprio per Notizie.it sottolineando la realtà infinita di abusi sessuali da parte dello Stato Vaticano. Zanardi ha messo proprio l’accento sulla differenza che intercorre tra pedofilia e omosessualità. Omosessualità che non è una conseguenza dell’abuso dato che il minorenne abusato non è ancora formato nella sua sessualità.
Pedofilia, le vittime, interrogazione parlamentare
Le vittime nelle perizie medico legali sono del 50% fino ad arrivare al 90%. C’è una interrogazione parlamentare che è uscita in questi giorni. La valutazione viene fatto dalla Santa Sede in senso morale. Autori ben noti del Vaticano risultano essere insabbiati. Si evince anche il fatto che dopo la denuncia del padre spirituale, lo stesso prete è stato mandato per una vera e proprio educazione-riequilibrio allo squilibro del presunto abusante.
La difesa di un sacerdote ha la facoltà di mettere prima in luce la sua realtà emotivafacendola cadere in primo piano rispetto all’abusato.
“Nel momento in cui le vittime vogliono fare processi canonici – spiega Zanardi -, in aula ci sono dei grossi problemi.
Chiediamo che il Governo proceda. Adesso non ne posso parlare ampiamente ma verrà mandato all’Onu un documento in cui ci saranno ben 9 casi in cui nei tempi del papato di Raztinger ci sono stati dei meccanismi di insabbiamento. Quindi non sono papa Francesco, coinvolto nel caso di Don Nicola Corradi – agli arresti in questo momento -; se Corradi venisse assolto il caso decade ma ci sono molte testimonianze che dimostrano il contrario. Per non parlare dell’Istituto Provolo di Verona… . La politica dovrebbe agire in questo senso. La pedofilia è un crimine, non è un discorso religioso. E ‘inopportuna la presenza dello Stato Vaticano nel reato di pedofilia. Non c’è mai stata una ricerca di problema di fondo”.
http://www.notizie.it/reggio-calabria-arcivescovo-sospende-sacerdote/
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“L’immobilismo della diocesi di Melbourne ebbe conseguenze catastrofiche per i ragazzi abusati”
La Royal commission australiana parla così degli abusi sessuali che hanno coinvolto la Chiesa in Australia. Molte pagine di omissis su Pell
La “inazione” della diocesi di Melbourne in Australia, guidata dall’arcivescovo Thomas Francis Litte, di cui l’attuale cardinale George Pell era vescovo ausiliario, ha avuto conseguenze umane “catastrofiche” per i ragazzi abusati. Lo scrive la Royal Commission australiana sulla risposta della Chiesa cattolica e di altre entità istituzionali al fenomeno della pedofilia in un rapporto pubblicato oggi.
Il documento afferma che la Chiesa era preoccupata della sua reputazione e di mettere i suoi beni al riparo da azioni civili per danni piuttosto che della sicurezza dei bambini (450 denunce in 35 anni). Pell era stato nominato vescovo ausiliario nel maggio del 1987 come responsabile della Regione meridionale che comprendeva la parrocchia di Doveton, teatro di uno dei casi più gravi, quello di un prete pedofilo seriale, padre Peter Searson.
Nove anni dopo, nel 1996, Pell divenne arcivescovo della città, succedendo a Litte, le cui responsabilità sono al centro del Rapporto di oggi. Litte è accusato di aver “lasciato cadere o ignorato” prove ed indizi contro i preti pedofili, lasciandoli liberi di commettere altri abusi. Ma ciò è avvenuto senza che i componenti della Curia locale o i vescovi ausiliari spingessero l’arcivescovo alle decisioni necessarie per salvaguardare i bambini.
Nel rapporto, oltre che degli abusi veri e propri, si parla delle intimidazioni e violenze perpetrate davanti ai ragazzi costretti ad assistere a torture su animali, a vedere morti nelle bare, e che in qualche caso sono stati minacciati con delle pistole (“per gioco” si sono difesi gli accusati). Nel documento sono riportate per esteso le dichiarazioni di testimoni che hanno riferito di come Pell, avvisato personalmente, abbia girato la testa dall’altra parte. (“Mi attaccò il telefono”, ha detto uno di loro).
I commissari sono certi che Litte conoscesse degli abusi di Pearson almeno dal 1986, eppure rimase prete della parrocchia di Doveton fino al marzo del 1997, quando fu messo in aspettativa amministrativa da parte di Pell, diventato il nuovo arcivescovo. È stato lo stesso Pell ad aver accusato di inerzia il suo predecessore (morto nel 2008) durante la sua audizione in videoconferenza da Roma nel marzo 2016.
Il rapporto è costituito da 289 pagine, scaricabili da Internet sul sito della Commissione, e si riferisce al cosiddetto “caso 35”, relativo appunto alle denunce riguardanti la diocesi di Melbourne (dopo quelli già pubblicati sul “caso 16” sulla cosiddetta Melbourne Response – uno schema compensativo per le vittime ideato da Pell dopo il 1996 – e sul “caso 28” relativo a quanto avvenne nella città di Ballarat, la sua città natale dove Pell venne incardinato appena fatto prete). Nel documento ci sono una ventina di pagine di omissis che iniziano dal capitolo relativo al cardinale Pell, il quale è sottoposto anche a procedimento penale per presunti abusi che avrebbe personalmente commesso, secondo un’email della polizia di Victoria pubblica dal New York Times, “a Ballarat tra il 1976 e il 1980 e a Melbourne tra il 1996 e il 2001” – sempre vigorosamente negati da Pell.
Il processo, per cui è stato incriminato il 29 giugno scorso, avrà il suo punto di svolta nelle quattro settimane di udienze fissate nel marzo 2018 e prevede la totale segretezza anche dei capi di accusa fino alla sentenza di primo grado. Il rapporto finale della Commissione, dopo cinque anni di indagini, sarà reso noto il 14 dicembre.
Anche per questo il cardinale, Prefetto vaticano dell’Economia, rimane ancora “in congedo prolungato”, e non parteciperà neppure al cosiddetto C9 (il Consiglio della Corona dei cardinali scelti da Francesco per assisterlo nel governo della Chiesa universale), che si svolgerà in Vaticano per tre giorni, dall’11 al 13 dicembre.
In vista della conclusione dei lavori della Royal Commission, la situazione della Chiesa in Australia è stata esaminata il 6 ottobre scorso nel corso di una visita di tutti i vescovi di “Down Under”, giunti a Roma per colloqui con il Cardinale Segretario di Stato, Pietro Parolin. Intanto Louise Milligan, la giornalista della tv Abc, autrice del libro “Cardinal, the raise and the fall of George Pell”, ha ricevuto nei giorni scorsi a Melbourne uno dei premi di eccellenza giornalistica.
http://www.huffingtonpost.it/2017/12/05/limmobilismo-della-diocesi-di-melbourne-ebbe-conseguenze-catastrofiche-per-i-ragazzi-abusati_a_23297888/
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PRETI PEDOFILI; Conferenza stampa integrale del 30 novembre 2017 e presentazione dell’interrogazione parlamentare
La presentazione integrale dell’interrogazione parlamentare a risposta scritta 4/18626 sulla pedofilia nel clero depositata dal deputato Matteo Mantero il 27 novembre 2017, illustrata a Genova da Francesco Zanardi (presidente della Rete L’ABUSO) nella conferenza stampa del 30 novembre 2017.
Atto Camera
Interrogazione a risposta scritta 4-18626
presentato da
MANTERO Matteotesto di
Lunedì 27 novembre 2017, seduta n. 891MANTERO. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell’interno, al Ministro della giustizia, al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:
il comitato sui diritti del fanciullo dell’Onu ha esaminato il secondo rapporto periodico della Santa Sede e ha adottato, nella sua 1875a seduta, tenutasi il 31 gennaio 2014, le osservazioni conclusive di cui al punto 43: Il Comitato prende nota dell’impegno espresso dalla delegazione della Santa Sede di ritenere inviolabile la dignità e l’intera persona di ogni fanciullo. Il Comitato cionondimeno esprime la sua più profonda preoccupazione circa l’abuso sessuale sul bambino commesso dai membri degli ordini cattolici che operano sotto l’autorità della Santa Sede, con chierici che sono stati coinvolti nell’abuso sessuale di decine di migliaia di bambini in tutto il mondo. Il Comitato è gravemente preoccupato per il fatto che la Santa Sede non ha riconosciuto l’entità dei crimini commessi, non ha preso le misure necessarie per affrontare i casi di abuso sessuale sul bambino e per proteggere i bambini, e ha adottato politiche e pratiche che hanno condotto alla continuazione dell’abuso da parte dei perpetratori e all’impunità degli stessi. Il Comitato è particolarmente preoccupato del fatto che:
«Ben noti autori di abusi sessuali su bambino sono stati trasferiti di parrocchia in parrocchia o in altri Paesi nel tentativo di tenere nascosti tali crimini, una pratica documentata da numerose commissioni nazionali d’inchiesta. La pratica della mobilità dei criminali, che ha permesso a molti preti di rimanere in contatto con i fanciulli e di continuare ad abusare di loro, tuttora pone i fanciulli di molti Paesi ad alto rischio di abuso sessuale, poiché dozzine di autori di abusi sessuali sul bambino sono segnalati essere tuttora in contatto con fanciulli; (…)
i casi di abuso sessuale su bambino, quando affrontati, sono stati trattati come gravi delitti contro la morale tramite procedimenti riservati previsti per misure disciplinari che hanno permesso a un’ampia maggioranza di autori di abuso e a quasi tutti quelli che hanno nascosto l’abuso sessuale sul bambino di sfuggire ai procedimenti giudiziari negli Stati dove gli abusi sono stati commessi;
a causa del codice del silenzio imposto a tutti i membri del clero sotto pena di scomunica, i casi di abuso sessuale su bambino non sono quasi mai stati denunciati alle autorità per l’applicazione della legge nei Paesi dove tali crimini sono stati commessi. Al contrario, casi di suore e preti ostracizzati, degradati e licenziati per non aver rispettato l’obbligo del silenzio sono stati denunciati al Comitato così come casi di preti che hanno ricevuto congratulazioni per essersi rifiutati di denunciare gli autori di abuso su bambino, come dimostrato nella lettera indirizzata dal Cardinale Castrillon Hojos al Vescovo Pierre Pican nel 2001;
denunciare alle autorità nazionali per l’applicazione della legge non è mai stato reso obbligatorio e ciò è stato esplicitamente rifiutato in una lettera ufficiale indirizzata ai membri della Conferenza episcopale Irlandese dal Vescovo Moreno e dal Nunzio Storero nel 1997. In molti casi, le autorità della Chiesa, incluso al più alto livello della Santa Sede hanno mostrato riluttanza e in alcuni casi, hanno rifiutato di cooperare con le autorità giudiziarie e le commissioni nazionali d’inchiesta.
Limitati sforzi sono stati fatti per mettere in grado i fanciulli iscritti nelle scuole e istituzioni cattoliche di proteggere se stessi dall’abuso sessuale» –:
quali iniziative il Governo abbia intenzione di mettere in atto al fine di prevenire e reprimere il fenomeno degli abusi sessuali;
se intenda assumere iniziative normative volte ad estendere l’obbligo di richiedere il cosiddetto certificato antipedofilia per tutte le categorie oggi esenti, che vengono a contatto con minori, anche per attività di volontariato o dove non è previsto un rapporto di lavoro subordinato;
se e di quali elementi statistici disponga il Governo circa i procedimenti, definiti e ancora pendenti, nelle procure della Repubblica per reati sessuali contro minori, che vedono indagati o imputati ministri di culto;
se e quali iniziative intenda assumere il Governo, per quanto di competenza, nell’ambito dei rapporti bilaterali con la Santa Sede, al fine di valutare l’opportunità dell’istituzione di un fondo per i risarcimenti a favore delle vittime dei reati di molestie e abusi sessuali perpetrati da ministri di culto in Italia;
se e quali iniziative il Governo intenda assumere, per quanto di competenza, nell’ambito dei rapporti bilaterali con la Santa Sede, per promuovere il rafforzamento dello scambio di informazioni ovvero per introdurre strumenti di cooperazione finalizzati alla prevenzione e repressione dei reati di molestie e abusi sessuali perpetrati da ministri di culto in Italia.
(4-18626) -

PRETI PEDOFILI; Depositata in Italia la prima Interrogazione Parlamentare
Un evento storico per il nostro paese che, a differenza di molti altri dell’UE, dopo lo scandalo dei preti pedofili iniziato anche in Europa nel 2009, non si era mai interessato al fenomeno, al punto che ancora oggi il Governo Italiano non è in grado di fornire dati sull’entità del problema…
continua http://retelabuso.org/2017/11/29/pret…
Atto Camera http://aic.camera.it/aic/scheda.html?…

