Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: preti pedofili

  • La Polonia pubblica nomi e cognomi dei pedofili

    La Polonia pubblica nomi e cognomi dei pedofili

    La Polonia mette all’indice i pedofili. Con l’inizio dell’anno 2018, il ministero della giustizia di Varsavia ha realizzato una delle promesse fatte da tempo rendendo pubblico, sul proprio sito, il registro dei condannati per reati di pedofilia ai danni di minori di 15 anni. Ne parlano diversi media locali e internazionali.

    Per poter consultare l’elenco non è necessario registrarsi, almeno nella parte pubblica che contiene i dati di 768 persone, con il loro nome e cognome, foto, data e luogo di nascita e la località di residenza. “Il diritto di difendere i nostri bambini è più importante per noi che quello di tutelare l’anonimato”, ha spiegato il ministro della Giustizia Zbignew Ziobro che ricopre anche la carica di procuratore generale del paese.

    Secondo Ziobro, i pedofili “devono restare sempre sotto il controllo”, anche dopo aver scontato la pena, “in modo che tutti sappiano di averli come vicini” di casa. Non bisognava aspettare molto perché scattasse la gogna: fra ieri e oggi diverse testate locali hanno copiato e pubblicato sulle proprie pagine le foto dei pedofili provenienti dalla loro regione.

    “C’è il rischio di stigmatizzare non solo i colpevoli, ma anche le loro intere famiglie”, avvertono gli esperti dell’emittente Tok Fm, secondo i quali una tale pubblicazione può contribuire non tanto alla maggiore tutela di bambini quanto all’aumento di tensione sociale, sopratutto nelle piccole località. Per Adam Bodnar l’ombudsman polacco, l’iniziativa è sbagliata perché toglie il senso alle terapie contro abusi sessuali e rende impossibile la reintegrazione sociale degli ex detenuti.

    E’ curioso che l’elenco pubblico dei pedofili non contenga nessun nome dei preti pedofili scoperti negli ultimi anni in Polonia. Lo rende noto Marek Lisinski della Fondazione Nie lekajcie sie (Non abbiate paura) che dispone di dossier di 50 casi dei sacerdoti già legalmente condannati per questo reato. “Forse sono in quell’altro elenco, non pubblico”, precisa Lisinski.

    Accanto al registro pubblico, il ministero ha reso nota l’esistenza anche di un altro, con accesso limitato, che contiene i nomi di 2.614 condannati che hanno commesso reati sessuali contro giovani fra i 15 e i 18 anni. Si tratta di una lista che può essere consultata solo delle forze d’ordine, dagli investigatori ma anche degli imprenditori (prima di offrire il lavoro ai ex detenuti). Secondo il portale Wirtualna Polska, tutti gli elenchi contengono inoltre molte imprecisioni che potrebbero ulteriormente complicare le pratiche di rientro alla vita da parte degli ex detenuti. (Ansa)

  • Ex vittima di un prete accusa il Papa: «Perchè ha fatto scadere la Commissione anti abusi?»

    Ex vittima di un prete accusa il Papa: «Perchè ha fatto scadere la Commissione anti abusi?»

    di Franca Giansoldati
    CITTA’ DEL VATICANO – Marie Collins stavolta punta il dito contro Papa Francesco per avere fatto scadere la Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori senza avere ancora provveduto a rinnovarla e a nominare nuovi membri. Collins è una mite signora irlandese, abusata da un prete quando aveva 13 anni, e da anni impegnata in una complicata battaglia perchè la Chiesa possa dotarsi al suo interno di una maggiore consapevolezza di questa piaga, a cominciare dai danni che subiscono per sempre i bambini abusati. Nel 2014 fu chiamata a fare parte della Pontificia Commissione (scaduta il 17 dicembre) ma poi da quell’incarico si è dimessa con una lunga scia di polemiche dopo avere misurato troppe omissioni da parte della struttura centrale della curia. Marie Collins chiedeva venisse istituito una specie di tribunale per i vescovi  insabbiatori, coloro che avevano dato copertura ai preti pedofili per evitare scandali (un po’ quello che aveva fatto il cardinale Law a Boston).

    «Al momento la Commissione è solo sulla carta, un nome vuoto, perchè di fatto non è stato ancora nominato nessun membro» dice attraverso Twitter. Il Papa alla fine di dicembre ha assicurato il cardinale O’Malley, presidente della Commissione, che la struttura avrebbe continuato a lavorare come prima. Padre Hans Zoellner, il gesuita della Gregoriana in prima linea sul tema degli abusi, ripete che le nomine sono ancora al vaglio e che la struttura continuerà il lavoro di sempre. Chi ne farà parte resta un mistero e padre Zollner non si vuole sbilanciare. Di fatto la Commissione voluta da Bergoglio come simbolo del cammino fatto in merito alla tolleranza zero comincia a fare riflettere. Prima dell’addio della Collins un’altra vittima, Peter Saunders aveva sbattuto la porta e se ne era andato polemicamente accusando persino Papa Francesco di avanzare lentamente e senza troppa convinzione.

    A puntare il dito sulla anomalia di questa importante Commissione lasciata scadere senza un immediato rinnovo dal Papa è un’altra vittima di abusi che, in Italia, ha dato vita alla associazione Rete l’Abuso. In una lettera aperta Francesco Zanardi giudica la Commissione istituita nel 2013 una specie di specchietto per le allodole «utile ad alleggerire quello che nel 2014 sarebbe stato il pesantissimo rapporto della Commissione ONU per la tutela del fanciullo, alla quale la Santa Sede avrebbe dovuto rispondere lo scorso primo settembre».

    L’Associazione Rete l’Abuso lamenta poi che in Italia non tutte le diocesi e le parrocchie hanno avviato programmi per la formazione di personale ecclesiastico aggiungendo che vi sarebbero anche casi che fanno discutere. «Come per esempio il caso di un sacerdote di Palermo, don Turturro che scontata la pena civile la scorsa estate è stato reintegrato nella sua diocesi e ora predica e dice messa normalmente».

    http://www.ilmessaggero.it/primopiano/vaticano/papa_francesco_abusi_pedofilia_preti_marie_collins_pontificia_commissione_vittime_preti-3465302.html
  • All’indice i pedofili: pubblicati 768 nomi

    All’indice i pedofili: pubblicati 768 nomi

    VARSAVIA – La Polonia mette all’indice i pedofili. Con l’inizio dell’anno 2018, il ministero della giustizia di Varsavia ha realizzato una delle promesse fatte da tempo rendendo pubblico, sul proprio sito, il registro dei condannati per reati di pedofilia ai danni di minori di 15 anni. Ne parlano diversi media locali e internazionali.

    Per poter consultare l’elenco, non è necessario registrarsi, almeno nella parte pubblica che contiene i dati di 768 persone, con il loro nome e cognome, foto, data e luogo di nascita e la località di residenza.

    «Il diritto di difendere i nostri bambini è più importante per noi che quello di tutelare l’anonimato», ha spiegato il ministro guardasigilli Zbignew Ziobro che ricopre anche la carica di procuratore generale del paese. Secondo Ziobro, i pedofili «devono restare sempre sotto il controllo», anche dopo aver scontato la pena, «in modo che tutti sappiano di averli come vicini» di casa.

    Non bisognava aspettare molto perché scattasse la gogna: fra ieri e oggi diverse testate locali hanno copiato e pubblicato sulle proprie pagine le foto dei pedofili provenienti dalla loro regione.

    «C’è il rischio di stigmatizzare non solo i colpevoli, ma anche le loro intere famiglie», avvertono gli esperti dell’emittente Tok Fm, secondo i quali una tale pubblicazione può contribuire non tanto alla maggiore tutela di bambini quanto all’aumento di tensione sociale, sopratutto nelle piccole località.

    Per Adam Bodnar l’ombudsman polacco, l’iniziativa è sbagliata perché toglie il senso alle terapie contro abusi sessuali e rende impossibile la reintegrazione sociale degli ex detenuti.

    È curioso che l’elenco pubblico dei pedofili non contenga nessun nome dei preti pedofili scoperti negli ultimi anni in Polonia. Lo rende noto Marek Lisinski della Fondazione Nie lekajcie sie (Non abbiate paura) che dispone di dossier di 50 casi dei sacerdoti già legalmente condannati per questo reato. «Forse sono in quell’altro elenco, non pubblico», precisa Lisinski.

    Accanto al registro pubblico, il ministero ha reso nota l’esistenza anche di un altro, con accesso limitato, che contiene i nomi di 2614 condannati che hanno commesso i reati sessuali contro giovani fra i 15 e i 18 anni.

    Si tratta di una lista che può essere consultata solo delle forze d’ordine, dagli investigatori ma anche degli imprenditori (prima di offrire il lavoro ai ex detenuti). Secondo il portale Wirtualna Polska, tutti gli elenchi contengono inoltre molte imprecisioni che potrebbero ulteriormente complicare le pratiche di rientro alla vita da parte degli ex detenuti.

    http://www.tio.ch/estero/attualita/1233174/all-indice-i-pedofili–pubblicati-768-nomi

  • Preti pedofili, «una decina» nella diocesi di Sion

    Preti pedofili, «una decina» nella diocesi di Sion

    Gli abusi sono avvenuti tra il 1950 e il 1992 e sono quindi tutti prescritti. Tre di loro sono ancora in vita

    SION – Una decina di preti pedofili identificati, tre dei quali tuttora in vita, per abusi avvenuti tra gli anni 1950 e il 1992 e quindi tutti prescritti. È questo il bilancio stilato dalla diocesi di Sion a un anno circa dall’appello lanciato dalla Conferenza dei vescovi svizzeri (CVS) alle varie curie vescovili. Lo ha indicato oggi la radio privata vallesana Rhône FM.

    L’identificazione è stata resa possibile dalle testimonianze di una decina di vittime annunciatesi presso la diocesi di Sion, ha aggiunto l’emittente Rhône FM.

    Stando a una delle vittime, Gérard Falcioni, queste cifre sono ben lontane dalla realtà. A suo avviso, la Chiesa vallesana ha coperto per anni questi preti pedofili, spostandoli ad esempio da una parrocchia all’altra. Sempre secondo Falcioni, gli ex vescovi di Sion erano al corrente di questi fatti ma non sono intervenuti.

    Dal canto suo, l’attuale vescovo Jean-Marie Lovey è convinto che i suoi predecessori non gli hanno nascosto nulla. Inoltre, il trasferimento di un sacerdote in un’altra parrocchia era all’epoca un modo per impedire a quest’ultimo di essere recidivo, ha sottolineato Monsignor Lovey a Rhône FM. A suo avviso, si trattava di garantire che l’autore dei presunti abusi non fosse più in contatto con bambini.

    Monsignor Lovey ha chiesto scusa alle vittime e reiterato l’appello ad annunciarsi a chiunque avesse subito abusi da parte di religiosi.

    Nel dicembre 2016 la CVS aveva indicato che tra il 2010 e il 2016 erano stati censiti circa 220 casi di abusi in Svizzera. La maggior parte erano avvenuti tra gli anni 1950 e 1980. Tuttavia, 25 abusi sarebbero stati compiuti nel periodo tra il 2010 e il 2016.

    La decina di preti pedofili e di vittime in Vallese, di cui riferisce Rhône FM, saranno verosimilmente inseriti nella statistica nazionale del 2017, che non è ancora stata pubblicata.

    http://www.tio.ch/svizzera/attualita/1232883/preti-pedofili—una-decina–nella-diocesi-di-sion

  • «Così Don Gianni abusò di noi»

    «Così Don Gianni abusò di noi»

    Indossava il clergy e si faceva chiamare Don Gianni. Anche se la Chiesa lo aveva già ridotto allo stato laicale, vietandogli di avvicinare i bambini della parrocchia. Segno, che evidentemente, anche prima di accuse ufficiali e processi, la curia conosceva bene le tendenze di Giovanni Trotta, 57 anni. Un uomo che, stando al racconto delle sue presunte vittime in aula, aveva in sé un indissolubile senso dell’impunità. È l’ultimo caso tutto italiano di un cancro che attanaglia la Chiesa cattolica da sempre.

    Nei giorni scorsi è morto a 86 anni Bernard Law, il cardinale di Boston, l’uomo che coprì per diciotto anni i preti seriali che abusarono di una quantità enorme di bambini e che lui, quando la situazione diventò ingestibile, si limitò a spostare di parrocchia in parrocchia. Come fece per padre John Geoghan, ritenuto responsabile di 130 violenze. Finché un giorno lo scandalo divampò – ci avrebbero fatto anche un film, Il caso Spotlight – e lui fu trasferito a Roma, con il prestigioso nuovo incarico di arciprete alla Basilica di Santa Maria Maggiore.

    Le esequie si sono tenute alla Basilica di San Pietro, come per tutti i cardinali, alla presenza di Papa Francesco.

    In quegli stessi giorni la commissione d’inchiesta del governo australiano ha stilato un rapporto sulla pedofilia nel Paese: il 60% dei casi trattati ha subito l’abuso in ambito religioso. Si parla di migliaia di bambini. Un altro cardinale, George Pell, arcivescovo emerito di Sidney, è ora accusato di aver coperto preti pedofili. Secondo il rapporto in alcune diocesi australiane il 15% dei sacerdoti è sospettato di pedofilia. E Pell stesso, cosa mai accaduta ad un cardinale, andrà a processo per un episodio di stupro.

    Don Gianni

    Di questo cancro della pedofilia religiosa cattolica Giovanni Trotta, 57 anni, alias Don Gianni, rappresenta una metastasi. Perché, nella sua particolare storia, la Chiesa si era già espressa, spretandolo il 23 febbraio 2012 e vietandogli di «prestare, a qualunque titolo, servizio nella catechesi per bambini in fase prepuberale». A quanto si sa, non c’erano stati, all’epoca, processi e accuse ufficiali. Sicché, ci si immagina, le tendenze dell’uomo dovevano essere già state acclarate in curia. Nella provincia di Foggia, per essere precisi. Ma Don Gianni non se l’era sentita di diffondere la notizia. Aveva continuato ad indossare il clergy e aveva trovato modo di avvicinare i bimbi in altre maniere: facendo l’allenatore della squadra di calcio locale e dando ripetizioni nel pomeriggio. Quando lo arrestarono per gli abusi su un undicenne, tenuto vicino con la promessa di un provino per un’importante squadra di calcio e di un futuro da fotomodello, pensò subito di chiedere il rito abbreviato: se la cavò con otto anni di prigione.

    Le vittime

    Ma il piccolo non sarebbe stato l’unico a subirne le angherie tra il 2013 e il 2014. In questi giorni sono sfilati in aula alcuni ragazzi, che all’epoca avevano tutti tra i 12 e i 13 anni. In lacrime e in palese imbarazzo, tanto da chiedere ai genitori di uscire dall’aula per evitare di far loro sapere com’è fatto l’inferno, hanno mimato a gesti e narrato quelle lezioni di foto di nudo e gli abusi, che filavano poi sui profili social in cui Don Gianni sapeva cavarsela bene. Cinque storie di violenze e altri reati, di cui l’ex sacerdote risponde ancora in abbreviato, ossia: pornografia minorile, diffusione di materiale pedopornografico e adescamento di altri quattro dodicenni attraverso Facebook e Whatsapp. Dieci casi in tutto, tutti avvenuti dopo la riduzione allo stato laicale. Ha scritto il gup di Bari Giovanni Anglana, nelle motivazioni della sentenza di condanna per il primo episodio, quello dell’undicenne: «Appare quantomeno superficiale l’atteggiamento tenuto dalle locali autorità religiose. Le quali, malgrado la chiara prescrizione contenuta nel verdetto della Congregazione della dottrina della fede (con il quale Trotta veniva ridotto allo stato laicale per ragioni correlate ad abusi su minori) con il quale l’imputato avrebbe dovuto essere segnalato nel caso di situazioni potenzialmente pericolose per i minori, hanno mantenuto assoluto silenzio al riguardo». Tanto da consentirgli «addirittura di continuare a indossare il clergy (il colletto bianco delle camicie usate dai sacerdoti) e a farsi chiamare don Gianni, così permettendo all’imputato di continuare impunemente a frequentare minori e a farne oggetto delle sue abominevoli perversioni». Con un atteggiamento diverso da parte della Chiesa, tutto questo, forse, non sarebbe successo.

    Edoardo Montolli

    frontedelblog.it 

    https://www.gqitalia.it/underground/2017/12/29/cosi-don-gianni-abuso-di-noi/

  • PAPA FRANCESCO CHE FA SOFFRIRE: perché? Non si poteva evitare?

    PAPA FRANCESCO CHE FA SOFFRIRE: perché? Non si poteva evitare?

    In questi giorni si legge ovunque la notizia della morte del cardinale Law e della partecipazione di Papa Francesco ai suoi funerali.

    Praticamente ogni quotidiano ne dà notizia, ne ho letti parecchi … ogni testata dà la sua interpretazione, ma ovunque vi è un collegamento con Boston, con il fatto che il Card. Law è diventato famoso per aver coperto innumerevoli casi di pedofilia usando il CLASSICO METODO del TRASFERIMENTO del prete pedofilo in un’altra parrocchia (dove poter ancora abusare di altri bambini).

    Qualche giornalista parla poi del suo trasferimento a Roma come arciprete della Basilica di Santa Maria Maggiore, delle sue dimissioni legate all’età avanzata … insomma ogni notizia legata al suo percorso.

    Su “Il Giornale” del 20 dicembre viene anche riportato che “Presentate le dimissioni, aveva scritto una dichiarazione personale, diffusa dalla Sala stampa della Santa Sede – specifica il quotidiano del Vaticano – con la fervente preghiera che potessero aiutare l’arcidiocesi di Boston a fare esperienza di guarigione, riconciliazione e unità, di cui ha così disperatamente bisogno”.

    Bene. Non è tutto questo che mi ha colpita. Sono notizie. Se non vi sono smentite le prendo per vere. Non ho elementi per dire diversamente.

    Sono invece rimasta colpita, profondamente spiazzata, addolorata, confusa da quello che ho letto ovunque rispetto a ciò che avrebbe fatto Papa Francesco.

    O meglio: ho cercato ovunque “QUELLA NOTIZIA, QUELLE PAROLE, QUEL GESTO”.

    Ho sperato fino all’ultimo che Papa Francesco facesse il primo gesto concreto pensando davvero alle vittime dei preti pedofili, ovvero non partecipare a quel funerale, dichiarando apertamente che non intendeva partecipare pensando a ciascuna delle vittime del sistema di insabbiamento tutt’ora ampiamente presente nella gestione di questo problema, in tutto il mondo.

    Boston è il simbolo del “coperchio tolto dalla pentola”: una grande pentola che è presente in tutto il mondo, in ogni Diocesi. Anche il cardinale Law è purtroppo un simbolo, un simbolo negativo,  e malauguratamente sono in tanti ad imitarlo tutt’ora. Il suo “sistema” è tutt’ora seguito, nonostante le direttive e i proclami di “tolleranza zero”.

    Non voglio rischiare di essere fraintesa: non mi permetto di giudicare il percorso fatto dal card. Law, non affermo in alcun modo che non aveva diritto ad un funerale dignitoso, auspico che abbia avuto il tempo di ragionare sui suoi errori e che si sia salvato l’anima … ma il fatto che IL PAPA ABBIA PARTECIPATO UFFICIALMENTE  mi ha fatto male, mi ha provocato uno smarrimento profondo.

    Non sono una vittima di un prete pedofilo, ma sono la mamma di un ragazzino che è stato abusato da un prete.

    Conosco altri genitori di figli abusati, conosco altre vittime, ci si sente spesso … so cosa significa vivere ogni giorno a contatto con chi ha ora una sindrome da stress post-traumatico: è una “cosa che ti rimane appiccicata” per tutta la vita, devi imparare a convivere con questo malessere, ad affrontare la vita con una fatica enorme, ogni giornata è una incognita, a volte basta poco per riaccendere quel malessere legato al ricordo di quello che hai subito …

    Il gesto del Papa mi ha profondamente ferita … non me lo aspettavo … è in totale contraddizione con quello che lui stesso continua ad affermare rispetto all’attenzione per le vittime. Quale attenzione? Quale sensibilità? Quale cura come pastore di anime?

    Nemmeno una parola per le vittime … ma qui era necessario QUEL GESTO: dichiarare pubblicamente che non intendeva partecipare per rispetto alle vittime. Il funerale si faceva lo stesso. A distanza ho pregato anch’io per il card. Law: è immensa la Misericordia di Dio, ma è anche tremenda la Sua Giustizia.

    Il Papa ha perso un’altra occasione per essere credibile in questo campo.

    Da qui vorrei invece dare un abbraccio a ogni vittima che, come me, si è sentita profondamente ferita da questo evento. Grazie a ReteL’ABUSO che me lo permette.

    Una mamma

    (lettera firmata)

  • Casta divina

    Casta divina

    Di Massimo Gramellini

    Mentre tra italiani ci si divide sulla sepoltura in patria del Savoia fellone, senza fare una piega gli abitanti di un piccolo Stato confinante si accingono a tumulare nella basilica extraterritoriale di Santa Maria Maggiore le spoglie del cardinale che a Boston coprì per decenni i preti pedofili. Durante i funerali, celebrati ieri alla presenza di ambasciatori e prelati d’alto bordo, non una parola è stata spesa per le vittime dello scandalo rivelato dai segugi del Boston Globe e raccontato nel film Spotlight. Decine e decine di bambini sottoposti ad abusi e ricatti da parte di un manipolo di sacerdoti deviati, che il cardinal Law proteggeva anteponendo alla tutela dei deboli e degli indifesi quella del buon nome della sua Chiesa.

    Si rimane ogni volta ammaliati e sgomenti davanti allo spettacolo di questo consesso bimillenario di uomini anziani fatto di santi ma anche di una casta che a ogni costo difende e perpetua se stessa. Proprio nell’anno in cui il maschio di potere alla Weinstein ha perso il suo senso di impunità, parte dell’alto clero continua a ritenersi un pianeta a sé, slegato dalle leggi e dai costumi che valgono per tutti gli altri. La stessa logica ha guidato il cardinal Law nel proteggere gli orchi in sottana e la Curia nel proteggere lui. Prima in vita, assegnandogli un rifugio di lusso a Roma. Poi in morte, garantendogli esequie e sepoltura degni di quel principe che non è stato, ma che l’appartenenza a una lobby ristretta di privilegiati gli ha consentito di credersi.

    http://www.corriere.it/caffe-gramellini/17_dicembre_21/caffe-gramellini-casta-divina-cardinale-law-boston-a65a7ac8-e696-11e7-a31d-9c65415bd8d8.shtml

  • Cardinale Law: polemica sui funerali in Vaticano

    Cardinale Law: polemica sui funerali in Vaticano

    Walter Robinson, il giornalista del Boston Globe che ha scoperto gli sforzi della Chiesa per nascondere gli abusi dei preti pedofili, fa un parallelo con lo scandalo delle molestie nel mondo del cinema.…

    ALTRE INFORMAZIONI : http://it.euronews.com/2017/12/22/car…

  • Preti pedofili: lo Stato italiano non può perseguire i reati (e la Chiesa non vuole muoversi)

    Preti pedofili: lo Stato italiano non può perseguire i reati (e la Chiesa non vuole muoversi)

    Dal 2000 ad oggi sono stati 136 i preti pedofili condannati o reo confessi. Dopo le accuse dell’Onu e diversi tentativi, arriva in Parlamento la prima interrogazione che affronta in maniera sistematica l’annosa questione dei sacerdoti pedofili.

    Centotrentasei. Tanti sono i sacerdoti condannati o reo confessi per violenze e molestie a danno dei minori. E parliamo soltanto dei casi dal 2000 ad oggi, cui si aggiungono un altro centinaio di prelati indagati o imputati per le stesse ragioni. Sono numeri, questi, forniti da Rete l’Abuso, l’associazione che raduna i sopravvissuti agli abusi dei sacerdoti. «E il dato è evidentemente parziale», ci dice il presidente Francesco Zanardi, anche lui vittima, quando era ragazzo, di violenza sessuale. Un buco nero entro cui sono finiti in tanti. E il caso raccontato in questi giorni da Le Iene di abusi addirittura all’interno delle mura vaticane, non è che l’ultimo esempio di una lunga serie, resa possibile anche dai pesanti silenzi dello Stato italiano. Un silenzio, però, rotto ora da un atto che lo stesso Zanardi definisce «epocale». È stata, infatti, presentata la prima interrogazione parlamentare che affronta in maniera sistematica l’annosa questione dei sacerdoti pedofili, chiedendo un intervento fattivo al governo italiano.

    Già, perché lo Stato avrebbe potuto e potrebbe fare molto di più. Basti questo: a differenza della gran parte degli altri Paesi dell’Unione europea, non c’è in Italia una commissione parlamentare ad hoc. Certo, ci sarebbe l’Osservatorio «per il contrasto della pedofilia e della pornografia minorile», che fa capo direttamente al dipartimento per le Pari opportunità; peccato che non intervenga quando di mezzo c’è l’abito talare. E, ancora, c’è il certificato anti-pedofilia introdotto in Italia già nel 2014, ma alcune categorie sono esentate dal presentarlo. Tra queste, proprio i sacerdoti.

    Ed è per questo che l’atto parlamentare, depositato da Matteo Mantero (M5s), rappresenta un importante passo in avanti. Anche perché, nel corso di questa legislatura, tentativi in tal senso erano stati già fatti. Tutti naufragati. “Nel 2013 – racconta a Linkiesta Zanardi – abbiamo lavorato a un’interrogazione con Alberto Airola (anche lui M5s, ndr). Ma dopo diverse rassicurazioni, l’atto non è più stato depositato”. L’associazione, però, non si è persa d’animo. E ci ha riprovato, nel 2015, con la senatrice Pd Donatella Albano: «Con lei siamo riusciti a depositarla, ma dopo poco tempo ci ha ricontattato dicendo che il suo gruppo in Senato gliel’aveva fatta ritirare». La ragione? «Non ce l’hanno spiegata».

    È stata, infatti, presentata la prima interrogazione parlamentare che affronta in maniera sistematica l’annosa questione dei sacerdoti pedofili, chiedendo un intervento fattivo al governo italiano
    Vedremo ora se, prima della fine della legislatura, i diretti interessati (l’atto è indirizzato al presidente del Consiglio e ai ministri di Giustizia, Esteri e Interno) forniranno risposte. Risposte che, peraltro, si attendono da anni. Come ricorda la stessa interrogazione, infatti, nel 2014 gli abusi sui minori dei sacerdoti cattolici sono finiti anche sotto la lente del Comitato Onu contro la tortura, che ha chiesto espressamente che il Vaticano avviasse una piena collaborazione con le autorità civili che perseguono gli abusi nei vari Paesi. I passi dei rilievi Onu lasciano senza parole: «Il Comitato – si legge nel dossier delle Nazioni Unite – è gravemente preoccupato per il fatto che la Santa Sede non ha riconosciuto l’entità dei crimini commessi, non ha preso le misure necessarie per affrontare i casi di abuso sessuale sul bambino e per proteggere i bambini, e ha adottato politiche e pratiche che hanno condotto alla continuazione dell’abuso da parte dei perpetratori e all’impunità degli stessi». Accuse pesanti, dunque, derivanti dal fatto, continua l’Onu, che «i casi di abuso sessuale su bambino, quando affrontati, sono stati trattati come gravi delitti contro la morale tramite procedimenti riservati previsti per misure disciplinari che hanno permesso a un’ampia maggioranza di autori di abuso e a quasi tutti quelli che hanno nascosto l’abuso sessuale sul bambino di sfuggire ai procedimenti giudiziari». E ciò a causa del «codice del silenzio imposto a tutti i membri del clero sotto pena di scomunica». Questo il motivo per cui l’Onu, già dal 2014, ha sollecitato anche la revisione dei Patti Lateranensi, specificatamente nella parte in cui si solleva la gerarchia ecclesiastica (vescovi e cardinali in primis) dall’obbligo di denuncia. Un particolare non da poco, oggi garanzia di impunità per tanti sacerdoti, come testimoniano più e più fatti di cronaca. Eppure ad oggi la Santa Sede fa spallucce: nonostante Bergoglio abbia istituito una commissione interna per monitorare il fenomeno, poco è stato fatto. Non è un caso che gli unici due membri laici dell’organo se ne siano andati lamentando la poca operatività della commissione stessa. Come se non bastasse, il Vaticano avrebbe dovuto fornire risposte ai rilievi Onu proprio entro il primo settembre 2017. Ma, dopo quasi tre anni, nessuna risposta è arrivata.

    «Ora tocca al governo muovere passi determinanti», dicono dai Cinque stelle. Anche perché, continua Zanardi, «ora lo Stato non può più dire di non sapere: c’è un documento. Ed è per questo che da gennaio chiederemo in tutti i processi la responsabilità civile non solo del Vaticano come già facciamo oggi, ma anche dello Stato». Sarà senz’altro più difficile d’ora in poi restare – è il caso di dirlo – in religioso silenzio.

    http://www.linkiesta.it/it/article/2017/12/21/preti-pedofili-lo-stato-italiano-non-puo-perseguire-i-reati-e-la-chies/36461/

  • Vaticano, morto il cardinale americano Law, coprì i preti pedofili. Lo salvò Wojtyla

    Vaticano, morto il cardinale americano Law, coprì i preti pedofili. Lo salvò Wojtyla

    di Franca Giansoldati
    Città del Vaticano E’ morto stanotte in una clinica di Roma, dopo una lunga malattia Bernard Law, il cardinale americano che per 18 anni, nella diocesi di Boston, coprì terrificanti casi di pedofilia dando protezione a preti seriali che abusarono di decine di minori. Una storia, quella di Law, portata al cinema dal film Spotlight.

    Law, quando scoppiò a Boston il caso e fu aperta una inchiesta giudiziaria rischiando di essere trascinato in tribunale, fu salvato da San Giovanni Paolo II e dall’allora segretario di Stato, cardinale Angelo Sodano (attualmente decano del collegio cardinalizio). Entrambi decisero di fare quadrato dalle accuse sempre più evidenti di complicità e omissioni, trasferendolo nel 2002 nello Stato della Città del Vaticano e assegnandogli un prestigioso incarico come Arciprete alla Basilica di Santa Maria Maggiore. Ruolo che ha mantenuto sino a qualche anno fa. Un caso imbarazzante quanto evidente della mentalità imperante che, nonostante le prese di posizione e i mea culpa, ha sempre portato più a tutelare i membri del clero, evitando possibilmente gli scandali pubblici, piuttosto che a difendere le vittime e la giustizia.

    A dare la notizia della morte di Bernard Law, 86 anni, è stato il Vaticano con un breve comunicato diramato alle prime luci dell’alba.

    I mea culpa che sono stati pronunciati a più riprese dai pontefici sulla piaga della pedofilia, a cominciare dall’inizio degli anni Duemila quando timidamente la Chiesa iniziò ad inasprire le pene canoniche, non riusciranno mai a sanare i traumi e le ferite inferte a decine di migliaia di vittime nel mondo. Bernard Law è stato riconosciuto responsabile (ma mai giudicato in un tribunale) di avere insabbiato casi di pedofilia conclamata. Fra i sacerdoti della diocesi di Boston che protesse per almeno 18 anni ci sono padre John Geoghan e Paul Shanley, autori di numerose violenze sessuali su decine di ragazzi e finiti in carcere.

    La posizione omertosa del cardinale Bernard Law non faceva parte di un caso isolato visto che in Vaticano la corrente maggioritaria tendeva (e tende?) ad affrontare i casi di pedofilia con un occhio di riguardo verso i sacerdoti. Il documento più clamoroso relativo a quel periodo è firmato dal cardinale Castrillon Hoyos, già prefetto della congregazione del Clero. Verso la fine degli anni Novanta scrisse un encomio a un vescovo francese che lo informava di non avere rivelato alle autorità giudiziarie né alla polizia il nome di un prete pedofilo (l’abate Renè Bissey), successivamente condannato a 18 anni di carcere. Il vescovo si era trincerato dietro il segreto della confessione pur di non divulgare niente alla polizia e il cardinale Castrillon Hoyos gli inviò una lettera di elogi per il coraggio dimostrato. Non solo, la lettera fu inviata successivamente a diversi vescovi nel mondo come esempio da seguire davanti a casi del genere. Il cardinale Castrillon Hoyos non ha mai sconfessato quella lettera, anzi, alcuni anni fa ne ha rivendicato persino la positività.

    I funerali del cardinale Law si svolgeranno domani, giovedì, nella basilica di San Pietro come avviene per tutti i cardinali defunti. Il Papa non ha voluto fare nessuna eccezione al protocollo. A presiedere la messa solenne sarà lui stesso. IN un telegramma inviato al cardinale Sodano (in quanto decano del collegio cardinalizio) ha invocato la misericordia porgendo le condoglianze ai familiari della famiglia Law e a tutti coloro che lo conoscevano. Delle vittime degli abusi stavolta nemmeno una parola. Silenzio.

    http://www.ilmessaggero.it/primopiano/vaticano/vaticano_papa_pedofilia_law_boston_wojtyla_morte-3439603.html