Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Prete pedofilo, nuove accuse ma il Vaticano archivia il caso

    Prete pedofilo, nuove accuse ma il Vaticano archivia il caso

    di Franca Giansoldati

    Città del Vaticano Pedofilia, tolleranza zero, o meglio quasi zero. Il fatto è che più di uno scenario sembra sfuggire ancora alle maglie dei procedimenti vaticani. Per esempio una brutta storia di presunti abusi in una parrocchia di Ponticelli, a Napoli, rimbalzata solo nel 2014 dalla Segreteria di Stato alla Congregazione della Fede, dove ha terminato il suo periplo burocratico con una asettica formula notarile: «Non si ravvisano elementi tali da giustificare l’ apertura di un procedimento canonico» nei confronti di un sacerdote sul quale pesano le accuse pesantissime della sua vittima, D.E. «All’ epoca avevo 13 anni. Mi faceva tanti regali. Ero dominato dalla sua personalità, lusingato da questa amicizia. Quando succedeva ero impietrito, mi ha violentato, ho vomitato. Diceva che il mio seme lo aiutava a stare meglio, a curarsi. Solo a 16 anni mi sono sottratto a questo dominio, all’ epoca non ne ho parlato con nessuno per vergogna».

    La curia di Napoli dopo avere svolto una prima indagine «per verificare la verosimiglianza delle accuse» ha fatto calare un velo sulla vicenda dando sostanzialmente poco credito al denunciante, causandogli persino la perdita del posto di lavoro per avere rivelato la sua identità attraverso un comunicato stampa, mentre don Silverio M., il prete accusato, veniva fatto trasferire «per un periodo di riposo e distacco» dalla parrocchia di Ponticelli e dalla scuola in cui insegnava religione, in una struttura religiosa top secret, tenuta nascosta a tutti. Si ipotizza che si tratti di una delle strutture dei padri Venerini dove vengono mandati dalle diocesi i preti pedofili a curarsi, ma non ci sono conferme.

    L’ impressione è che non sempre le vittime vengano protette dalla Chiesa, ascoltate e tutelate come indicato da Papa Bergoglio e imposto da documenti e procedure canoniche. Così per il caso Ponticelli, considerando che, nel frattempo, sono affiorati dal silenzio altri ex bambini pronti a fare sentire la propria voce, anch’ essi molestati, esattamente come D.E. Un caso non isolato.
    Le vittime pare siano molte di più e potrebbero presentarsi a ottobre alla seconda udienza nella causa civile di risarcimento avviata presso il tribunale di Napoli.

    La curia partenopea ha sempre respinto le accuse. Continuando a difendere don Silverio: «Ha sempre goduto della stima dei superiori». Inoltre, a sua tutela, mette in evidenza che la prima vittima, D.E. non si è mai voluta sottoporre ad una visita psichiatrica con un esperto di ricostruzione della falsa memoria e di vittimologia in grado di verificare le accuse e produrre una perizia condivisa. Cosa non vera, visto che la seduta, invece, avvenne nell’ aprile del 2016. I legali dell’ ex bambino raccontano che fu fatta nella clinica psichiatrica del Policlinico. Per tre ore il perito psichiatra di fiducia della curia, Antonio d’ Ambrosio, utilizzando «metodi investigativi e metodologia poliziesca vecchio stile», avrebbe provocato «in maniera selvaggia la destrutturazione del periziando, volendo frantumare le sue difese faticosamente costruite».
    Questo scriveva il dottor Alfonso Rossi, lo psichiatra che aveva in cura D.E.
    e che per proteggere il suo paziente sconvolto da quell’ esperienza gli impediva di prendere parte a una ulteriore seduta, fissata per il mese successivo.

    «Ho cercato di rassicurarlo, ma sono stato costretto ad aumentare il dosaggio dei farmaci». Il medico ha fatto presente a tutti gli interlocutori ecclesiastici della curia, con i quali è venuto in contatto, che D. E. è «ossessionato dal bisogno di avere giustizia dalla Chiesa, nella quale continua a credere».
    La seconda vittima, invece, è un uomo di 37 anni, G.S.. Una storia simile. «Anche io sono stato violentato da don Silverio. La prima volta accadde in canonica e avevo 11 anni. Cominciò a toccarmi in mezzo alle gambe».
    G.S., a riprova dell’ autenticità del suo racconto, riferisce persino alcuni dettagli anatomici intimi del prete. «Ora ho paura che possa fare del male ad altri bambini. Quando vedo mio figlio di 4 anni, penso alla necessità che la Chiesa intervenga per togliergli per sempre la possibilità di fare del male.
    Fino al 2014 ha continuato ad insegnare nelle scuole». All’ interno della Chiesa questa storia è apparsa come una specie di sceneggiata messa in piedi per spillare soldi alla curia, piuttosto che affrontarla come un caso inquietante che necessitava di un supplemento di attenzione generale per diradare ogni ragionevole dubbio.

    Eppure gli elementi per incoraggiare un’ indagine non erano pochi. C’ erano una denuncia ai carabinieri sporta 4 anni prima da uno degli abusati (sebbene il reato sia ormai caduto in prescrizione), referti psichiatrici, ma soprattutto accuse fermissime, piene di dettagli, ripetute in modo accorato da quegli ex bambini, che oggi sono adulti. Storie parallele, sinistramente affini, con strascichi psicologi pesanti. Le vittime delle molestie dicono di non riuscire a capacitarsi di tanta indifferenza da parte della Chiesa, e invocano giustizia canonica, per impedire che il prete accusato possa nuocere ad altri bambini. Nel frattempo hanno avviato una causa civile, chiedendo un risarcimento di 1.200.000 euro, perché il reato, come si è detto, è ormai prescritto.
    I procedimenti di questo genere spesso si concludono con un accordo extragiudiziale tra le parti, come è accaduto recentemente anche a Bolzano. È il caso di una giovane donna che, durante le sedute di psicanalisi a cui si sottoponeva per guarire dai suoi disturbi di ansia, ha rievocato l’ inferno di un abuso da parte di un parroco subìto quando aveva 8 anni.

    Se davanti allo scandalo del Cile il Papa, colto da mille dubbi al suo ritorno a Roma, ha sentito il bisogno di mandare un vescovo specializzato ad ascoltare le vittime e a cercare riscontri oggettivi, per fare luce sull’ operato del vescovo Barros accusato di coperture a un pedofilo cileno, sul caso di Napoli sembra che a nessuno sia ancora venuto in mente di andare a fondo. Facendo fare altri riscontri. Dando voce alle vittime.

    Il Mattino del 2-2-2018

  • Vescovo cileno Barros: il papa ci ripensa e manda un suo uomo ad ascoltare le vittime

    Vescovo cileno Barros: il papa ci ripensa e manda un suo uomo ad ascoltare le vittime

    CITTÀ DEL VATICANO-ADISTA. Dal Bollettino della Santa Sede di oggi 30 gennaio 2018: «A seguito di alcune informazioni recentemente pervenute in merito al caso di S.E. Mons. Juan de la Cruz Barros Madrid, Vescovo di Osorno (Cile), il Santo Padre ha disposto che S.E. Mons. Charles J. Scicluna, Arcivescovo di Malta e Presidente del Collegio per l’esame di ricorsi (in materia di delicta graviora) alla Sessione Ordinaria della Congregazione per la Dottrina della Fede, si rechi a Santiago del Cile per ascoltare coloro che hanno espresso la volontà di sottoporre elementi in loro possesso».

    Non è ancora l’apertura di un’indagine sul vescovo di Osorno, mons. Juan Barros, accusato da vittime e testimoni di aver coperto l’ex sacerdote Fernando Karadima, autore di abusi sessuali su minori, ma forse è l’inizio: l’indagine potrebbe essere avviata se l’inviato pontificio, mons. Charles Scicluna, nella diocesi cilena dovesse riscontrare elementi a carico del vescovo.

    Papa Francesco sta dunque ritornando sui suoi passi. Aveva detto a Iquique in Cile: «Il giorno che avremo una prova contro il vescovo Barros parlerò. Non c’è una sola prova d’accusa. Le altre sono tutte calunnie, chiaro?». «Non posso condannarlo perché non ho le evidenze », aveva detto ricorrendo alla parola “evidenze” a correzione di quella, «prova», che aveva tanto offeso le vittime che pure avevano avuto il coraggio e la pena di raccontare quello che era loro successo o avevano visto, ma solo per aggiungere «io sono convinto che sia innocente».

    Francesco si era così tirato addosso gli strali di una ampio fronte di critiche, a partire da quella autorevolissima del card. O’Malley, l’arcivescovo di Boston a capo della Commissione vaticana antipedofilia, secondo il quale le affermazioni del papa trasmettevano «il messaggio “se non puoi provare le tue affermazioni, allora non sarai creduto”» (v. adista.it 21/1/18).

    Mons. Scicluna è un personaggio di asosluto rilievo nella lotta alla pedofilia. Dal 2002 al 2012 era stato intransigente promotore di giustizia (una sorta di procuratore generale) presso la Congregazione per la Dottrina della Fede nella delicata questione degli abusi sessuali, questione avocata alla Cdf, appunto, nel 2001. Poi, nel 2012, era stato improvvisamente allontanato dal dicastero vaticano e inviato nella “sua” Malta come vescovo ausiliare; una rimozione causata probabilmente anzitutto dal suo rigore, poco gradito ad alcuni settori della gerarchia vaticana: aveva insistito affinché le Chiese locali collaborassero pienamente e senza reticenze con la giustizia civile; aveva invitato le vittime a denunciare gli abusi e intimato a vescovi e preti colpevoli di farsi da parte o dimettersi. Inoltre, aveva preteso che ogni Conferenza episcopale si dotasse di linee guida severe e rigorose nel contrasto ai preti pedofili, senza lesinare critiche a quelle, compresa quella italiana, ritenute inadempienti o lacunose nel dare seguito alle indicazioni del Vaticano.

    Nel 2015 era tornato pienamente nelle sue vesti con la nomina a presidente del nuovo Collegio della Cdf incaricato di esaminare i ricorsi contro le sentenze sui delicta graviora, i delitti che la Chiesa considera più gravi in assoluto (quelli contro l’eucarestia, contro la santità del sacramento della penitenza e il delitto contro il sesto comandamento di un chierico con un minore di diciotto anni, ossia la pedofilia). Tale Collegio era stato creato da papa Francesco nel novembre 2014 allo scopo di accelerare le procedure. Scicluna aveva svolto un ruolo chiave anche nella vicenda che portò alle dimissioni del conclamato pedofilo p. Marcial Maciel Degollado dalla Congregazione da lui fondata, quella dei Legionari di Cristo (v. Adista nn. 23 e 32/10).

    http://www.adista.it/articolo/58204

  • Vittima di un prete pedofilo: ‘Il Papa conferma Sepe? E io inizio lo sciopero della fame’

    Vittima di un prete pedofilo: ‘Il Papa conferma Sepe? E io inizio lo sciopero della fame’

    Diego Esposito, abusato quando aveva 13 anni, non riesce ad avere giustizia dalla Chiesa: “Se mai mi dovesse accadere qualcosa la colpa questa volta sarà solo e esclusivamente del papa Francesco, che premia i cardinali protettori dei preti pedofili invece di dare ascolto a noi vittime.”.

    Non si placano le polemiche dopo la decisione di papa Francesco di concedere “almeno altri due anni” di proroga al cardinale Crescenzio Sepe alla guida dell’arcidiocesi di Napoli. Il ministero di Sepe sarebbe dovuto scadere il prossimo 2 giugno, al compimento dei 75 anni di età, ma il pontefice, che nella Chiesa è un monarca assoluto, ha il potere di prorogare questo termine. Diego Esposito, nome di fantasia che lui stesso si è dato, 41 anni, sposato e con tre figli, ha deciso di entrare in sciopero della fama per protestare contro questa scelta del Papa. Esposito, infatti, accusa da anni Sepe di aver coperto un presunto prete pedofilo, don Silverio Mura, che avrebbe abusato di lui e di molti altri quando erano solo ragazzini. Diego ha scritto una e-mail al segretario del Papa per annunciargli che è disposto anche a lasciarsi morire se Sepe non sarà rimosso. “Il Papa conferma il cardinale Sepe per altri due anni dandogli fiducia. – scrive Esposito – Con questo traggo la conclusione che un cardinale che ha protetto un prete pedofilo, don Silverio Mura, viene premiato. Ora pero voglio mettere fine a tutto ciò: sono stanco e offeso da tutto e da tutti nella Chiesa. Inizierò nuovamente lo sciopero della fame fino alla fine se ne sarà necessario e questa volta non terrò in considerazione nessuna telefonata, ma solo fatti scritti e concreti. Se mai mi dovesse accadere qualcosa la colpa questa volta sarà solo e esclusivamente del papa Francesco che premia i cardinali protettori dei preti pedofili invece di dare ascolto a noi vittime.”

    Eppure un anno fa Diego ebbe rassicurazioni da monsignor Angelo Becciu, sottosegretario per gli Affari Generali della Santa Sede, il quale, a nome di papa Francesco garantì che “che sarebbe intervenuto personalmente sulla Congregazione della dottrina della fede e sulla Curia di Napoli, sollecitando una rapida chiusura dell’inchiesta aperta due anni fa a carico di don Silverio Mura.” Non risulta che Becciu sia mai intervenuto sulla vicenda in modo fattivo, mentre il cardinale Sepe è stato premiato con la proroga nell’incarico. Diego aveva tredici anni quando subì la sua prima violenza. Nel 2010 denunciò don Silverio, mentre il procedimento aperto dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, l’unico organismo che ha il potere di ridurre allo stato laicale un sacerdote che si sia macchiato di reati gravi come la pedofilia, è stato chiuso nel 2016 per mancanza di prove. Nel 2015 Diego era stato convocato in Curia per essere sottoposto ad una perizia psichiatrica, ma gli era stata negata possibilità di farsi accompagnare un medico di sua fiducia, dunque non se ne fece nulla. Per la giustizia italiana, invece, i reati sono da tempo prescritti. Due giorni fa, il Papa, incontrando Sepe, non avrebbe fatto cenno al caso. Anzi, recita il comunicato della Curia partenopea, il pontefice “con parole affettuose e di apprezzamento del lavoro svolto in questi anni dal Cardinale Sepe lo ha invitato a continuare “almeno per altri due anni”, confermandogli, quindi, la propria fiducia e rinnovandogli il mandato pastorale.” Parole che hanno offeso ed indignato Diego il quale promette di lasciarsi morire se il Papa non risponderà al suo appello.

    https://napoli.fanpage.it/vittima-di-un-prete-pedofilo-il-papa-conferma-sepe-e-io-inizio-sciopero-della-fame/

     

  • Pedofilia, Sepe + 4 in aula il 22 gennaio

    Pedofilia, Sepe + 4 in aula il 22 gennaio

    IL 22 GENNAIO non sarà una giornata facile per l’arcivescovo di Napoli Crescenzio Sepe. Comincia infatti al tribunale di Napoli, davanti al giudice della prima sezione civile Ulisse Forziati, il processo avviato da Diego Esposito (nome di fantasia) violentato dal 1989, quando aveva tredici anni, fino al 1992 da don Silverio Mura, un sacerdote che insegnava in una scuola di un quartiere napoletano periferico, Ponticelli.

    L’atto di citazione, redatto dall’avvocato Carlo Grezio che assiste Esposito e lavora per la ‘Rete L’Abuso’, l’associazione delle vittime dei preti pedofili presieduta da Francesco Zanardi, è stato notificato alla curia partenopea il 23 febbraio scorso e la prima udienza, fissata per il 6 giugno, era stata poi rinviata da Forziati per una notifica non corretta.

    Cinque le parti citate in giudizio da Esposito: oltre Silverio Mura, difeso dall’avvocato Augusto Imondi, ci sono Crescenzio Sepe, l’arcidiocesi di Napoli, il cui legale rappresentante è Martin Baron
    Sepe, il vescovo Lucio Lemmo, tutti assistiti dall’ex presidente dell’Ordine degli avvocati napoletani Francesco Caia, e il ministero dell’Istruzione, dell’università e della ricerca perché l’approccio è avvenuto all’interno della scuola.

    Esposito acquista consapevolezza del suo trauma nel 2010 quando va in cura dallo psichiatra Alfonso Rossi e inizia la sua battaglia per far conoscere le violenze che ha subìto; di lui parlano tutti: nel 2013 è in prima pagina sul Washington Post, diretto da Martin Baron (‘Spotlight’) e nel febbraio del 2017 Repubblica gli dedica una pagina.

    Nell’ottobre del 2016 scrive una lettera a papa Francesco per denunciare “il cardinale Crescenzio Sepe per gravi negligenze nell’esercizio del proprio ufficio”. La decisione di scrivere al papa scaturisce dall’atteggiamento sprezzante tenuto negli anni dalla curia partenopea di fronte alle richieste di Esposito di essere ascoltato o di incontrare Sepe, atteggiamento culminato nel febbraio scorso in un comunicato ‘violento’ partito da largo Donnaregina in risposta alla pagina di Repubblica: in trentatré righe, in violazione clamorosa delle norme sulla privacy, il nome del ‘violentato’ viene ripetuto otto volte, una ogni quattro righe.

    Nell’udienza del 22 gennaio il giudice Forziati dovrebbe dare i termini per poter articolare i mezzi istruttori e tra questi l’indicazione dei testi da ascoltare. Finora un pilastro della linea della curia è stato il fatto che le accuse contro Silverio Mura arrivavano soltanto da Diego Esposito, una tesi che in giudizio sarà difficile mantenere dal momento che un altro ragazzo di Ponticelli, Giuseppe Scognamiglio (nome di fantasia), ha già raccontato in varie trasmissioni televisive, tra l’altro il 25 novembre scorso al programma di Federica Sciarelli ‘Chi l’ha visto’, ed è pronto a confermare in tribunale le violenze subite da Silverio Mura. E altre nove vittime del sacerdote, tuttora in tonaca, hanno già dato la disponibilità a venire in aula per testimoniare.

  • In Perù la Chiesa è travolta dallo scandalo “pedofilia” ma Bergoglio fa finta di niente

    In Perù la Chiesa è travolta dallo scandalo “pedofilia” ma Bergoglio fa finta di niente

    Gli aveva detto di spogliarsi e poi ha afferrato la videocamera. Non era la prima richiesta inusuale di Luis Fernando Figari, il leader e fondatore della maggiore associazione cattolica peruviana. Figari aveva chiesto ad Oscar Osterling e altri due ragazzini di seguirlo nella sua stanza perché era “la guida spirituale”. Accadeva due decadi fa. «Se lui ti chiedeva di fare qualcosa, lo facevi e basta», dice oggi Osterling, che non è più un bambino, ma ha 44 anni. «Oggi, 20 anni dopo, capisco che a molti è stato chiesto di spogliarsi», dice Oscar.

    Di questa storia ne hanno parlato diffusamente i giornali internazionali, com il Guardian o il New York Times.

    Insieme ai manifesti con il suo volto e la scritta “unidos por la esperanza”, uniti per la speranza, su tutti i muri, incollati per onorare la sua visita, il pontefice trova questo tipo di storie, ma il papa non le ascolterà. Il papa ha chiesto perdono per gli abusi e quello che i peruviani si chiedono, mentre visita il loro Paese, è perché, – se vuole essere davvero severo contro questi crimini – , poi “protegge” un colpevole, uno che li ha commessi? (nb. Quando un papa chiede ‘perdono’ corrisponde a una assoluzione della Chiesa dai “peccati” commessi dai suoi sacerdoti. Sta parlando come capo della Chiesa non come capo di Stato. La richiesta di perdono è rivolta a Dio, di cui il papa è portavoce: l’abuso è un peccato, un’offesa a Dio, un delitto contro la morale non un crimine contro bambini inermi. Se fosse una assunzione di responsabilità – da capo di Stato – diverrebbe invece un atto ‘politico’ che come naturale conseguenza comporterebbe l’impegno di risarcire materialmente le vittime e di (far) arrestare i colpevoli, ndr)

    Il colpevole è Figari, che ha abusato psicologicamente e fisicamente di decine e decine di ragazzini peruviani. Quando nel 2010 hanno cominciato ad investigare sui suoi crimini, è stato mandato a Roma. I giudici peruviani che si occupano del caso vorrebbero che fosse estradato, Figari rinnega le accuse, il Vaticano non ha commentato all’inizio la richiesta d’arresto, gli ha detto di non tornare in Perù e di pagare i conti e le spese della sua organizzazione, tutta costituita da uomini: la Sodalitium christianae citae. Un sodalizio, appunto.

    Greg Burke, portavoce Vaticano, ha detto: «La direttiva di non ritorno in Perù è stata data per bloccare i contatti tra Figari e Sodalitium, il Vaticano non si opporrà agli sforzi peruviani per arrestare Figari». Ora l’organizzazione, per volere del papa stesso, è sotto sorveglianza del Vaticano, ma nessun accenno è stato fatto nei riguardi delle vittime. «Questa decisione non tiene certo conto di noi, le vittime» ha detto uno dei bambini di allora, oggi adulto, che ha preferito rimanere anonimo e che è stato violentato quando aveva solo 15 anni. È dal 1975 che Figari agiva senza che nessuno lo fermasse o lo denunciasse: oggi l’hanno fatto in 19, che allora erano minori, e altri 17, che erano già adulti. Nelle loro denunce si legge che «Figari diceva alle vittime che gli atti indecenti erano parte del suo potere mistico, esercizi di yoga, tecniche per generare energia».

    È proprio così «che opera la Chiesa, li riporta a “casa” e non ci sono conseguenze» dice Peter Sauders, una vittima degli abusi, che si è dimessa dalla commissione della Santa sede per la tutela dei minori. Oggi i giudici peruviani hanno capito che Figari gestiva «un’organizzazione criminale che predava giovani uomini». Figari, che ha ormai 70 anni, non commenta per ordine del Vaticano. Il suo avvocato Armando Lengua Balbi ha dichiarato però che se tornerà in Perù «le persone lo linceranno».

    Figari ha fondato Sodalitium negli anni 70: un’organizzazione conservatrice che funzionava per l’obbedienza incondizionata richiesta, disciplina, la promessa di una vita basata sul “si” a prescindere. Uno dei suoi slogan era “uno spirito indipendente vuol dire la morte della nostra comunità” e costringeva i ragazzi a cantare il saluto al sole, l’inno della falange spagnola fascista. Era vietato uscire senza permesso, ricordano le vittime, era “come un monastero”. Figari è rimasto fino al 2010 a capo dell’organizzazione, perché solo oggi i ragazzi, dal 1978, – quando le prime vittime hanno cominciato a denunciare -, sono stati creduti.

    Figari in Perù ha fatto quello che ha fatto Fernando Karadima in Cile, altro Paese visitato dal papa, dove è stato accolto dalle urla di protesta. Sui cartelloni stretti dai pugni delle donne fuori dalla chiesa di Osorno c’era scritto “renuncia”, perché vogliono le dimissioni dell’arcivescovo Juan Barros. Nominato da Bergoglio, Barros – che nel 2006 officiò i funerali di Pinochet – è un ex seminarista di padre Karadima, e ha lavorato al suo fianco per oltre 25 anni. Secondo numerose vittime fa parte della schiera di vescovi che hanno nascosto i preti pedofili e che invece di essere denunciati sono stati promossi e hanno ricevuto incarichi prestigiosi, che gli hanno assicurato ancora maggiore potere.

    Fernando Karadima in Cile, come Figari in Perù, ha stuprato decine di bambini, seminaristi che studiavano proprio insieme a Barros. L’ultima volta che un papa è stato in Cile è stato nel 1987, 31 anni fa. Oggi, 2018, le vittime degli abusi di Cile e Perù chiedono che li si ascolti durante la visita in Sud America e hanno tentato di ottenere un incontro. Ancora una volta dalla Chiesa il silenzio è stata l’unica risposta.

    https://left.it/2018/01/19/in-peru-la-chiesa-e-travolta-dallo-scandalo-pedofilia-ma-bergoglio-fa-finta-di-niente/

  • Vaticano, Papa Francesco perdona solo alcune vittime di preti pedofili: il sospetto sul suo amico monsignore

    Vaticano, Papa Francesco perdona solo alcune vittime di preti pedofili: il sospetto sul suo amico monsignore

    Le scuse di Papa Francesco alle vittime di violenze sessuali da parte di preti in Cile nasconde una verità imbarazzante per il pontefice. C’è un dubbio sollevato da Marie Collins, ex membro dell’ormai decaduta Pontificia Commissione per la tutela dei minori, dimessasi ormai un anno fa dopo essersi conto che in pochi nella curia romana volevano davvero bonificare la Chiesa dai pedofili. Come riporta il Messaggero, Bergoglio si è scusato con tutte le vittime di abusi, tranne che con quelle di padre Karadima, tra le poche che in questi anni si sono battute per far emergere la piaga della pedofilia nella Chiesa cilena. È un po’ come se ci fossero vittime di serie A e di serie B.

    Dall’incontro riservato che il Papa ha avuto con due persone abusate, sono stati escluse alcune vittime di Karadima, colpevoli di essere troppo esposte mediaticamente. Il sospetto è che il Papa ha voluto evitare di ritrovarsi davanti a chi ha accusato di complicità monsignor Barros, vescovo di Osorn. Proprio lui era stato promosso nel 2015 e ancora oggi continua a difenderlo, tanto da celebrare con lui la messa durante il viaggio in Sudamerica.

  • RIPUDIO DELLA VIOLENZA ISTITUZIONALE DELLA CHIESA CATTOLICA

    RIPUDIO DELLA VIOLENZA ISTITUZIONALE DELLA CHIESA CATTOLICA

    La Rete dei Sopravvissuti agli abusi sessuali ecclesiastici dell’Argentina e la Rete L’Abuso, Associazione italiana vittime di preti pedofili (Savona, Italia), davanti alle pubblicazioni apparse sulla stampa nazionale e internazionale che danno conto – dalle dichiarazioni del portavoce del Vaticano, Greg Burke – che Papa Francesco ha avuto un incontro “di natura strettamente privata” con vittime cilene di abusi sessuali e che “non c’era nessun altro presente: solo il Papa e le vittime “, dichiarano:

    RIPUDIAMO questo atto e AVVERTIAMO l’opinione pubblica  che lo stesso riflette il sinistro, violento e storico comportamento della Chiesa cattolica in materia di abusi sessuali del clero.

    Abbracciamo ognuna delle vittime dell’abuso sessuale ecclesiastico nel loro dolore personale e nella ricerca umana di risposte.

    CONFERMIAMO il nostro sospetto che il Vaticano abbia una banca dati completa e aggiornata di dati delle sue vittime.

    DENUNCIAMO la selezione premeditata di persone vulnerabili, il comportamento segreto e oscuro del pontefice, il rifiuto di ricevere richieste concrete da parte delle persone colpite e la conseguente manipolazione effettuata massimo gerarca cattolico.

    Tutto questo rivela l’ostinazione nel suo procedere sinistro, in contrasto con la trasparenza che pretende di mettere in mostra.

    SOSTENIAMO che papa Francesco ha violato il diritto di tutte le vittime di essere ugualmente convocate, poiché devono decidere se esercitare o no il diritto di partecipare ad un incontro e non essere selezionate come pecore dal potere religioso.

    In breve, questo incontro segreto rappresenta un nuovo atto di ABUSO di POTERE e VIOLAZIONE dei DIRITTI UMANI MASCHERATO DA TOLLERANZA E PENTIMENTO.

    Comunicato congiunto, nota stampa ufficiale REPUDIO

    Il Presidente della Rete L’ABUSO

    Francesco Zanardi

    PAPA IN CILE; L’avvocato della Rete L’ABUSO Carlos Lombardi deposita formale protesta al Consolato

  • Cile, Papa incontra vittime di abusi ma non quelle del prete Karadima

    Cile, Papa incontra vittime di abusi ma non quelle del prete Karadima

    di Franca Giansoldati

    Santiago del Cile – Papa Francesco ha incontrato nella nunziatura di Santiago del Cile, dove risiede in questi giorni, alcune vittime di preti pedofili. La notizia è trapelata solo in tarda serata, quando in Italia era già notte fonda, priva di dettagli. Niente nomi, nessun particolare, nemmeno quanto è durato il colloquio. Il direttore della Sala stampa vaticana, Greg Burke, si è limitato a riferire che nessun altro era presente: solamente il Papa e le vittime. «E questo perché potessero raccontare le loro sofferenze. Papa Francesco li ha ascoltati, ha pregato e pianto con loro».

    Di lì a poco quell’annuncio sono emerse le prime crepe. Papa Bergoglio ha escluso volutamente da quell’incontro le vittime violentate dal famigerato Karadima, l’ottuagenario prete cileno responsabile del caso nazionale più impressionante che in Cile ha portato alla luce una piaga tanto estesa quanto taciuta. Una strana dimenticanza visto che le vittime di Karadima – snobbate ieri da Francesco – portano avanti da anni, con coraggio e costanza, la denuncia del coinvolgimento di alcuni vescovi, tra cui monsignor Barros, il vescovo di Osorno, difeso dal Vaticano e da Papa Francesco che lo ha promosso nel 2015, nonostante l’accusa di avere coperto Karadima.

    Il Papa, ancora ieri, ha celebrato la messa con monsignor Barros, facendo addolorare le vittime quando hanno visto che all’altare, assieme a Bergoglio, c’era anche «l’incubridor», il complice. Alcune sotto choc hanno manifestato sconcerto attraverso i social. Poi lo sconcerto si è trasformato in dolore con l’esclusione all’incontro nella sede della nunziatura. Juan Carlo Cruz, una delle vittime di Karadima, a nome di tutti, ha espresso sconcerto per il mancato invito, vedendo però in quell’incontro un passaggio positivo per una riflessione generale e arrivare a misure concrete da parte della Chiesa per punire i vescovi insabbiatori. «Siamo profondamente convinti che tutte le vittime che sono passate per questo inferno sperano che si facciano azioni concrete perchè in futuro non si ripetano più crimini simili contro l’umanità».

    Il Papa oggi vola a Temuco, una città del Sud, situata nel centro del territorio che un tempo era abitato dagli indios Mapuche. Una minoranza vessata e depredata nei secoli. La giornata papale è tutta orientata alla difesa dei loro diritti. Ma il tema della pedofilia è destinato a ritornare d’attualità in Perù, tra due giorni, visto anche a Lima lo attendono altre vittime e altri casi scabrosi.

    In particolare il caso del Sodalizio di Vita Cristiana, una specie di associazione molto bene inserita, fondata da Luis Figari, un intellettuale cattolico accusato dai magistrati peruviani di molestie e abusi. Il Vaticano nel frattempo ha disposto il commissariamento di questa specie di setta (dove si esercitava sui membri uno stretto controllo, fino ad arrivare al plagio delle coscienze), ha ordinato a Luis Figari di evitare qualsiasi contatto con i bambini, richiamandolo a Roma per evitargli la carcerazione preventiva. Figari ora vive in una struttura religiosa. C’è chi dice che si trovi in Toscana, chi invece vicino ai Castelli Romani.

    http://www.ilmessaggero.it/primopiano/vaticano/cile_papa_incontra_vittime_di_abusi_ma_non_quelle_del_prete_karadima-3489799.html
  • CHE BISOGNO C’E’ DI INVENTARE? (per approfondire – parte prima)

    CHE BISOGNO C’E’ DI INVENTARE? (per approfondire – parte prima)

    Quando il tema degli abusi sessuali ti tocca da vicino, hai almeno due possibilità: o ti arrendi, ti allontani, inizi a sparare sentenze, fai di un’erba un fascio, cedi al pensiero che “tutto fa schifo”, fai commenti a caso, ti indigni … oppure puoi approfondire, ricercare, condividere, ascoltare, non dare nulla per scontato, correre il rischio di scoprire una parte di realtà che fa male, batterti perché tutto quello che è capitato a te non capiti ad altri: una sfida anche per la tua Fede, perché parliamo di abusi sessuali compiuti da sacerdoti su vittime cattoliche.

    Io ho scelto la seconda possibilità. E un “effetto collaterale” di questa scelta è che certe cose non si possono più tacere.

    Approfondire.

    Cosa vuol dire approfondire? Per me questo ha significato, e significa tuttora, cercare di comprendere quello che è successo alla mia famiglia da tutti i punti di vista:

    sicuramente l’ambito psicologico (ovvero le conseguenze dolorosissime di una sindrome post-traumatica), l’ambito morale (come si può o non si può continuare a credere in Dio),

    l’ambito legale (denuncia e processo penale),

    l’ambito mediatico (come la stampa affronta questo tema),

    l’ambito culturale (quali autori hanno scritto qualcosa in merito),

    l’ambito politico (cosa fa lo Stato per combattere la pedofilia clericale),

    l’ambito ecclesiastico (come la Chiesa affronta questa piaga),

    l’ambito sociale (chi è capace di stare vicino a una famiglia “ferita”, i pregiudizi),

    l’ambito umano (il contatto tra vittime, la condivisione, l’auto-aiuto),

    l’ambito di “civiltà” (come condividere una battaglia civile contro questo crimine, avere una forte motivazione per creare cultura positiva su questo tema…).

    Conoscere la ReteL’ABUSO è stato, ed è, per la mia famiglia un aiuto incredibile, quasi in tutti gli ambiti appena nominati sentiamo una grande vicinanza, abbiamo la possibilità di confrontarci e di sentirci capiti davvero.

    Non ho la pretesa di insegnare niente a nessuno.

    Il primo libro che ho letto “Chiesa e pedofilia, il caso italiano” di Federico Tulli, Editore: L’Asino d’Oro, mi ha regalato una visione completa e approfondita della situazione italiana, ho appreso con dolore e sgomento la vastità e la complessità di questo tema, ha stimolato in me il desiderio di continuare ad approfondire. Sicuramente rileggerò diverse parti di questo libro e mi piacerebbe moltissimo conoscere di persona l’autore.

    Negare o minimizzare il problema non serve a nessuno, non serve alla Chiesa in primis.

    Ho poi cercato un libro un po’ più “cattolico”, ovvero scritto da autori impegnati nella Chiesa, autorevoli e riconosciuti.

    Proprio su questo secondo libro vorrei poter condividere qui una piccola riflessione: “Abusi sessuali nella chiesa? Meglio prevenire” A cura di Luisa Bove. Autori: H. Zollner – A. Deodato – A. Manenti – G. Ugolini – G. Bernardini. Editore: Ancora.

    PARTE PRIMA

    Le riflessioni che vorrei condividere verranno suddivise in varie parti per non rendere troppo pesante l’eventuale lettura.

    Riporterò le pagine alle quali mi riferisco di volta in volta: ora le pag 12 e 13 in cui vengono descritte le Iniziative Pontificie, tra le quali la più importante è l’istituzione della Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori operata da Papa Francesco.

    Dunque, il 22 marzo 2014 Papa Francesco istituisce la Commissione per la Tutela dei minori, che si dota di uno Statuto per il proprio funzionamento.

    Tra i membri di questa Commissione, presieduta dal Cardinale O’Malley,  erano presenti anche due laici, entrambi abusati da sacerdoti quando erano minori: Marie Collins e Peter Saunders. Scrivo “erano presenti”, al passato, perché tutti e due hanno lasciato la Commissione (vedi link relativi).

    In tre anni, dal 2014 al 2017, la Commissione dovrebbe essersi riunita due volte all’anno e aver istituito dei gruppi di lavoro per affrontare il tema della pedofilia nella chiesa.

    Quali i risultati concreti?

    Nel libro che sto commentando vengono riportati due esempi concreti:

    • L’istituzione della giornata di preghiera per le vittime di abusi
    • L’istituzione del procedimento penale per i Vescovi “insabbiatori”

    Fantastico! Potremmo dire … ma nella realtà è così?

    Per quanto riguarda la giornata di preghiera: una ottima iniziativa, davvero importante. Niente da dire! Come cattolica so che la preghiera è un mezzo efficace, ci credo profondamente, ma…

    Quando sarebbe questa giornata?

    Una volta sola o si ripete ogni anno?

    Come e dove è stata pubblicizzata?

    Sono state informate le parrocchie a livello mondiale?

    Quali iniziative sono state promosse per far conoscere questa giornata?

    Chi avrebbe partecipato a questa iniziativa di preghiera?

    È possibile che ancora non sia arrivata la data di questa giornata?

    Le vittime sono state avvisate?

    Quali preghiere sono state pensate per questa giornata?

    Ogni Diocesi, per questa iniziativa, cosa ha organizzato?

    In rete la notizia più recente risale al 7 febbraio 2015, ma non riporta nulla di concreto. Anzi, mi correggo, vi è un’altra notizia del 12 settembre 2016, in cui:  “In merito alla Giornata per le vittime, «abbiamo saputo – ha detto ai microfoni di Radio Vaticana padre Hans Zollner, membro della Pontificia Commissione per la protezione dei minori – che il Santo Padre, dopo la consegna della nostra proposta, avvenuta qualche mese fa ha voluto rafforzare il messaggio contro ogni abuso istituendo anche una giornata di preghiera per le vittime di abusi da parte di preti. Il Papa ha chiesto alle Conferenze episcopali di tutto il mondo di esprimersi su una possibile data.”

    Dunque un elefante che partorisce un topolino: siamo ancora in attesa di avere le proposte per una data per questa benedetta giornata di preghiera … non oso pensare quanto tempo ci vorrà per stabilirne il contenuto e successivamente la divulgazione … e l’attuazione.

    Posso dire che, come familiare di una vittima, mi sento un pochino presa in giro? Non commento ulteriormente questo passaggio.

    Passo al secondo esempio concreto riportato nel libro in questione: l’istituzione del “procedimento penale contro quei Vescovi e Superiori generali che hanno messo a tacere o non hanno preso in considerazione un abuso”.

    Leggendo solo questa frase non si può far altro che esultare.

    Finalmente.

    Un Papa che si rende conto che il “coperchio messo sulla pentola che bolle” non paga: prima o poi l’acqua esce e fa danni. Non si può continuare a spostare i preti pedofili di parrocchia in parrocchia permettendogli di fare altre vittime! Finalmente chi si è comportato in questo modo dovrà risponderne davanti agli uomini,  (non solo davanti a Dio, ed è garantito che questo avverrà!) dovrà risponderne anche all’interno della Chiesa!

    Finalmente.

    … Ma non è tutto oro ciò che luccica …

    Ci sono almeno DUE considerazioni da fare su questo tema.

    Quando ci si riferisce a “procedimento penale” si intende ancora in termini di Diritto Canonico, non di giustizia civile. I Tribunali Ecclesiastici non sono i Tribunali della Giustizia Italiana, per intenderci. Questo significa che anche i “reati” e le “pene” e i “risarcimenti per le vittime” non corrispondono in alcun modo ai concetti che, come gente comune, intendiamo nella gestione di un reato. Si parte proprio da due punti di vista molto diversi. Per esempio, in un processo penale ecclesiastico per un abuso sessuale, non è previsto nessun risarcimento per la vittima.

    Si sanno queste cose? No.

    La vittima non viene proprio considerata, e non è nemmeno “necessaria” la sua “versione dei fatti” per istituire il procedimento penale ecclesiastico. E, paradossalmente, è meglio che la vittima non esponga la sua versione dei fatti nel processo ecclesiastico, soprattutto se questo è precedente o contemporaneo al processo civile. Perché affermo questo? Perché in questo modo la vittima potrebbe addirittura compromettere il processo civile: durante il processo ecclesiastico i difensori del sacerdote avrebbero “in anteprima” (rispetto al processo civile) la versione della vittima, potrebbero valutare i suoi punti deboli e la sua personalità … già …

    La seconda considerazione rispetto all’istituzione di questi Tribunali per i “vescovi insabbiatori” è molto semplice: non esistono.

    Era solo un progetto.

    Non è ancora stato fatto nulla per renderli attivi. Ma è facile decantarli in un libro. È facile riempire i titoli di tutti i giornali. È facile scrivere una Lettera Apostolica in forma di Motu Proprio: “Come una madre amorevole”. Facile scrivere tutto questo e non mettere in pratica nulla. Basta non dirlo. Basta lasciar credere che si sta facendo di tutto per combattere questo odioso crimine. E la gente ci crede. Tutto qui. Nemmeno la stampa laica si prende la briga di approfondire.

    Mi sto sbagliando?

    Ne sarei ben felice. Aspetto che qualcuno possa replicare scrivendo quali Vescovi sono stati giudicati in questo senso (nomi e cognomi) in tutto il mondo, e quali provvedimenti sono stati presi. Non è una sfida: davvero sarei felice di constatare che, almeno questa volta, la “tolleranza zero” non è fatta solo di tante e tante belle parole.

    Sempre nelle pagine che sto commentando si parla di un altro tema: le “Linee Guida” per la gestione dei casi di abusi sessuali. In Italia la Cei ha istituito queste Linee Guida nel 2012.

    Anche qui: interessanti e utili, ma vengono rispettate?

    I sacerdoti le conoscono?

    In ogni parrocchia vi è una copia di queste Linee Guida?

    Oppure anche queste Linee Guida sono solo sulla carta?

    Sono solo bellissimi documenti destinati a impolverarsi ed essere presenti forse solo in qualche archivio in Vaticano?

    Oltre a me, qualcuno si pone queste domande?

    E inoltre: si sa che non vi è nessun obbligo di denuncia? Proprio così. Benchè si venga a conoscenza di un REATO (e non stiamo parlando di qualcuno che compie un furto perché non ha i soldi per sfamare la sua famiglia: stiamo parlando di ABUSI SESSUALI SU MINORI… sorvolo qui sulle conseguenze drammatiche che un minore avrà per tutta la vita), dunque: benché un Vescovo venga a conoscenza di questo CRIMINE, NON E’ OBBLIGATO A DENUNCIARE (vedi link).

    Cosa significa?

    Significa che, in Italia, la Cei ha stabilito che la giustizia non è uguale per tutti: ovvero i Vescovi possono “sostituirsi” alla giustizia civile e stabilire che chi commette un reato non si sottoponga alle indagini.

    Sono disponibilissima a ricredermi su tutto quello che ho scritto e lo auspico davvero, quando inizierò a vedere qualcosa di concreto.

    Per ora faccio davvero fatica ad esultare per le “Iniziative pontificie” descritte in quel libro.

    Mamma di una vittima (lettera firmata)

  • Preti pedofili, i silenzi di Italia e Vaticano. La Santa Sede da tre anni non risponde all’Onu

    Preti pedofili, i silenzi di Italia e Vaticano. La Santa Sede da tre anni non risponde all’Onu

    L’ultimo caso è scoppiato a Isernia, nel piccolo Molise: la Procura ha aperto un’inchiesta per violenza sessuale su un minore per un caso di pedofilia che coinvolgerebbe un parroco della diocesi. “Il caso è delicato – ha detto il procuratore Paolo Albano, confermando l’inchiesta – e c’è il segreto istruttorio”. Un segreto, si vede, anche da parte della stessa diocesi che avrebbe a lungo coperto il sacerdote. Ma quello di Isernia non è un caso isolato. D’altronde anche la commissione vaticana istituita dallo stesso Papa Francesco si è dimostrata essere un buco nell’acqua. Marie Collins, la donna irlandese che si è dimessa dalla stessa commissione per le troppe omissioni all’interno della Santa Sede, due giorni fa ha espresso una durissima critica: “La Commissione è solo sulla carta, un nome vuoto”.

    Una tesi confermata anche da Francesco Zanardi, presidente della Rete L’Abuso che raccoglie tutte le vittime di pedofilia, come lo è stato anche lui, da parte di sacerdoti: “La commissione – spiega a La Notizia – ha come obiettivo quello di monitorare gli episodi di pedofilia. Nulla di più. Ma neanche questo risultato è stato raggiunto”. L’unico dato che abbiamo è quello raccolto dalla stessa Rete L’Abuso, secondo cui sono 360 i sacerdoti condannati per pedofilia dal 2000 ad oggi e un altro centinaio i prelati indagati o imputati.

    Il punto, però, è che le violenze sono di gran lunga sottostimate. Tutto dipenderebbe da quanto stabilito dai Patti Lateranensi, specificatamente nella parte in cui si solleva la gerarchia ecclesiastica (vescovi e cardinali in primis) dall’obbligo di denuncia. Un particolare non da poco, oggi garanzia di impunità per tanti sacerdoti, come testimoniano più e più fatti di cronaca. Questo il motivo per cui l’Onu, già dal 2014, ha chiesto a Italia e Vaticano di rivedere i Patti. Ma c’è di più: a prescindere dall’eventuale revisione, infatti, la Santa Sede avrebbe dovuto comunque fornire risposte ai rilievi Onu entro il primo settembre 2017. Rilievi nei quali si sottolinea anche che il Vaticano “non ha riconosciuto l’entità dei crimini commessi, non ha preso le misure necessarie per affrontare i casi di abuso sessuale sul bambino e per proteggere i bambini, e ha adottato politiche e pratiche che hanno condotto alla continuazione dell’abuso”. E dopo quasi tre anni, nessuna risposta è arrivata, come conferma ancora Zanardi.

    Nel frattempo, per la prima volta nella storia della Repubblica, è stata presentata, dal 5 stelle Matteo Mantero, un’interrogazione che affronta l’annosa questione dei sacerdoti pedofili, chiedendo un intervento fattivo al Governo italiano. Già, perché lo Stato avrebbe potuto e potrebbe fare molto di più. Basti questo: a differenza della gran parte degli altri Paesi dell’Unione europea, non c’è in Italia una commissione parlamentare ad hoc. E, ancora, osserva Zanardi, “c’è il certificato anti-pedofilia, ma alcune categorie sono esentate dal presentarlo”. Tra queste, proprio i sacerdoti.

    Twitter: @CarmineGazzanni

    Preti pedofili, i silenzi di Italia e Vaticano. La Santa Sede da tre anni non risponde all’Onu