Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Usa, abusi su minori: università annullano lauree ad ex cardinale

    Usa, abusi su minori: università annullano lauree ad ex cardinale

    Due università hanno annullato le lauree ad honorem assegnate all’ex cardinale di Washington Theodore McCarrick, accusato di abusi su minori. Adesso si chiede di fare luce sul cardinale Kevin J. Farrell

    Negli Stati Uniti due università cattoliche hanno annullato le lauree ad honorem assegnate all’ottantottenne arcivescovo emerito di Washington Theodore McCarrick, accusato di abusi su minori, che per tale motivo è stato indotto da papa Francesco a rinunciare alla dignità cardinalizia, cessando di far parte del Collegio Cardinalizio ed avendo l’obbligo del domicilio coatto fino alla conclusione del suo processo canonico.

    Sia la Catholic University of America che la Fordham University, dopo avere espresso la loro solidarietà e il loro dolore ai sopravvissuti di tali abusi, hanno annunciato il ritiro delle laurea honoris causa che diversi anni fa avevano concesso all’allora cardinale. È la prima volta nella storia di queste università cattoliche che un alto prelato riceva una revoca di tale livello.

    Con un messaggio pubblicato sul sito web dell’università, don Joseph McShane presidente della Fordham University, ha scritto che l’azione di revoca della laurea honoris causa e di altri onori che l’Università gli ha conferito, è stata intrapresa per “riconoscere il danno straordinario e duraturo fatto ai bambini che sono stati abusati sessualmente dai membri del clero. Anche se non possiamo mai riparare completamente i peccati del passato, dobbiamo rispettare l’esperienza degli abusati sopravvissuti e accordare loro tutto l’amore e la compassione di cui siamo capaci”.

    Nella sua dichiarazione la Catholic University, dopo avere “riconosciuto la tragedia dell’abuso sessuale per mano del clero e il dolore profondo e duraturo e la sofferenza dei sopravvissuti”, ha informato che il Comitato Esecutivo del Board of Trustees della Catholic University of America, “ha votato all’unanimità il ritiro della laurea honoris causa a McCarrick”, che era stata concessa nel 2006, ed ha incoraggiato i superstiti degli abusi a contattare l’Arcidiocesi di Washington e il suo Ufficio per la protezione dell’infanzia e della gioventù, che offrono risorse e supporto confidenziale a chiunque abbia subito abusi e che chieda aiuto.

    Da quando le accuse contro l’arcivescovo McCarrick sono diventate un caso internazionale, il McCarrick Family Center, precedentemente gestito dalla Catholic Charities dell’arcidiocesi di Washington, è stato ribattezzato Catholic Charities Center.

    Adesso si chiede alle autorità del Vaticano di fare luce sull’intera vicenda che ha riguardato McCarrick. Il noto vaticanista, e critico su certe scelte di Papa Francesco, Sandro Magister ha invitato ad investigare anche sugli ecclesiastici “a lui più legati, anch’essi beneficiari di carriere al limite del miracoloso. Uno di questi, in particolare, fa sorgere seri interrogativi. È Kevin J. Farrell, 71 anni, nel 2016 fatto cardinale da papa Francesco e prefetto del nuovo dicastero per i laici, la famiglia e la vita”.

    Magister rileva anche che nel C9, il consiglio dei 9 cardinali chiamati dal Papa a coadiuvarlo, ci sono già tre porporati “azzoppati” da “motivi di abusi sessuali”.

    Si tratta del cardinale australiano George Pell, sotto processo in Australia, del cileno Francisco Javier Errázuriz Ossa, “accusato d’aver difeso fino all’estremo, contro ogni evidenza, il sacerdote abusatore seriale Antonio Karadima e il vescovo suo discepolo Juan de la Cruz Barros Madrid, sulla cui innocenza anche papa Francesco in persona ha speso tutta la sua autorità fino all’inizio di quest’anno, salvo poi riconoscerne la colpevolezza e rimuoverlo” e dell’honduregno Óscar Andrés Rodríguez Maradiaga, il cui vescovo ausiliare Juan José Pineda è stato costretto alle dimissioni dalla Santa Sede lo scorso 20 luglio, a causa “di abusi sessuali continuati accertati da una visita apostolica”.

    http://www.ilgiornale.it/news/mondo/usa-abusi-su-minori-universit-annullano-lauree-ad-ex-1561709.html

  • I vescovi Usa: “Rabbia per gli abusi, vergogna per le mancanze della Chiesa”

    I vescovi Usa: “Rabbia per gli abusi, vergogna per le mancanze della Chiesa”

    Nota della Conferenza episcopale statunitense dopo il caso McCarrick: «Le vittime si facciano avanti. In un modo o nell’altro siamo determinati a trovare la verità»

    SALVATORE CERNUZIO
    CITTÀ DEL VATICANO

    «Le accuse contro l’arcivescovo Theodore McCarrick rivelano una grave mancanza morale all’interno della Chiesa e provocano da parte di noi vescovi rabbia, tristezza e vergogna. Ciò costringe noi vescovi a chiedere cosa si potrebbe fare di più per proteggere il popolo di Dio». Mea culpa dell’episcopato statunitense a pochi giorni dalle clamorose dimissioni di sabato scorso dell’88enne arcivescovo emerito di Washington al quale Papa Francesco ha tolto la porpora dopo le accuse di aver abusato in passato di minori.

    Una vicenda turbolenta, esplosa a giugno con la rimozione di McCarrick da ogni ministero pubblico , e che in queste settimane ha suscitato un vespaio di polemiche da parte dei media Usa che accusano la Chiesa di aver insabbiato i crimini del porporato, figura influente nel panorama ecclesiastico e sociale americano – crimini di cui peraltro si parlava già da decenni nelle diocesi di Metuchen e Newark dove era stato pastore – e di mancare totalmente di una strategia nella lotta agli abusi.

    I vescovi incassano le critiche e loro stessi ammettono «manchevolezze della Chiesa a tutela del popolo di Dio» nella nota diffusa nelle scorse ore e firmata dal presidente della Conferenza episcopale, il cardinale Daniel N. DiNardo. Nel testo i presuli rivolgono a loro stessi i quesiti che molti – dalle autorità civili ai semplici fedeli – si pongono in queste ore: «Gli insuccessi da parte della Chiesa sollevano domande serie. Perché queste accuse di peccato contro la castità e la dignità umana non sono state rivelate quando sono state portate a conoscenza per la prima volta ai funzionari della Chiesa? Perché questa situazione non è stata affrontata decenni prima e con giustizia?». Da qui un’altra domanda, quasi un esame di coscienza per le gerarchie ecclesiali: «Che cosa devono fare i nostri seminari per proteggere la libertà di discernere una vocazione sacerdotale senza essere oggetto di abuso di potere?».

    Sul caso specifico di McCarrick, DiNardo sottolinea che l’arcivescovo «dovrà giustamente affrontare il giudizio di un processo canonico riguardante le accuse contro di lui, ma ci sono anche dei passi che dovremmo compiere come Chiesa qui negli Stati Uniti». A riguardo, il presidente dei vescovi annuncia di aver convocato il Comitato esecutivo della Conferenza episcopale Usa, per un primo incontro che si estenderà con la riunione del Comitato amministrativo a settembre e con l’Assemblea generale a novembre. Tutti appuntamenti «orientati a discernere la giusta linea d’azione per l’episcopato».

    In tal senso DiNardo indica quattro «punti importanti»: anzitutto richiama i vescovi a «prepararsi a rispondere con compassione e giustizia a chiunque sia stato vittima di abusi sessuali o molestato da qualcuno nella Chiesa. Dovremo fare tutto il possibile per accompagnarli». Poi, assicura che «la Conferenza episcopale per quello che concerne la sua autorità seguirà le numerose questioni che riguardano il comportamento dell’arcivescovo McCarrick». E «dove tale autorità troverà i suoi limiti, l’episcopato sosterrà coloro che hanno l’autorità».

    Infine il presidente dell’episcopato si rivolge direttamente alle vittime di molestie o violenze da parte di qualche membro del clero: «Fatevi avanti», esorta. «In un modo o nell’altro – conclude il cardinale – siamo determinati a trovare la verità. Infine, noi vescovi siamo convinti che una conversione spirituale sia necessaria mentre cerchiamo di ristabilire la giusta relazione tra noi e il Signore. La strada da percorrere deve coinvolgere la presa di coscienza dai peccati del passato».

    http://www.lastampa.it/2018/08/02/vaticaninsider/i-vescovi-usa-rabbia-e-tristezza-per-gli-abusi-vergogna-per-le-mancanze-della-chiesa-T5r0BTrxIEgds1YQkQdh9K/pagina.html

  • Pedofilia e Chiesa: il processo Pell, la prima privazione della porpora per abusi sessuali e le nuove leggi australiane (parte 7)

    Pedofilia e Chiesa: il processo Pell, la prima privazione della porpora per abusi sessuali e le nuove leggi australiane (parte 7)

    Si staglia il primo segnale forte e chiaro in mezzo alla nebbia confusa della politica a tolleranza zero – tanto pubblicizzata durante gli ultimi due pontificati in ordine temporale – contro la pedofilia.

    Se, dunque, il caso che vedremo a breve può considerarsi in linea con la dichiarata intransigenza di Bergoglio a punire chi ha abusato di minori e chi ne ha insabbiato le azioni, la vicenda del cardinale George Pell rimane avvolta da uno spesso alone di nebbia. Infatti, il prefetto della

    Segreteria per l’Economia, nonché membro del C9, considerato l’uomo di punta del pontificato di papa Francesco, è attualmente sotto processo presso la magistratura australiana, accusato di abusi sessuali ai danni di minori avvenuti tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta a Ballarat, suo paese natale, e tra la fine degli anni Novanta e gli inizi del 2000 nella diocesi di Melbourne, quando Pell ne era alla guida. Il giudice di Melbourne, Belinda Wallington, dopo aver raccolto una notevole quantità di testimonianze incrociate, ha stabilito che ci sono prove sufficienti per il rinvio a giudizio del cardinale: la sentenza definitiva è prevista entro la fine del 2018. Nel frattempo Pell continua a proclamarsi innocente e prosegue nella gestione dei suoi incarichi a stretto contatto con il pontefice.

    La prima privazione della porpora per abusi sessuali

    La scorsa settimana Bergoglio ha concluso le pratiche di privazione del cardinalato riguardanti l’arcivescovo emerito di Washington, Theodore McCarrick (88 anni), accusato di pedofilia, per la precisione di aver abusato di un adolescente 45 anni fa, quando era ancora un semplice sacerdote dell’arcidiocesi di New York.

    Un’azione decisa che non si verificava dal 1927, quando papa Achille Ratti privò della porpora Louis Billot per tutt’altri motivi: questi aveva infatti aderito a un articolo dell’Action françaiseche aveva criticato duramente la Chiesa cattolica.

    Già nel 2015 Francesco aveva privato il “cardinale molestatore” Keith Michael Patrick O’Brien, arcivescovo emerito di Saint Andrews and Edinburgh, dei diritti e delle prerogative del cardinalato. Ma O’Brien, scomparso recentemente, era rimasto comunque cardinale, seppure solo formalmente.

    Nel 1977, McCarrick divenne, per volontà di Paolo VI, vescovo ausiliare e poi nel 1981, fu nominato da Giovanni Paolo II primo vescovo della diocesi di Metuchen (New Jersey) e successivamente promosso ad arcivescovo di Newark. Nel 2000 sempre Wojtyla lo nominò arcivescovo di Washington.

    La comunicazione di allontanamento e dimissioni dell’arcivescovo è arrivata la scorsa settimana dalla Sala Stampa della Santa Sede: «nella serata di ieri è pervenuta al Santo Padre la lettera con la quale il cardinale Theodore McCarrick, arcivescovo emerito di Washington, ha presentato la rinuncia da membro del Collegio Cardinalizio. Papa Francesco ne ha accettato le dimissioni da cardinale e ha disposto la sua sospensione dall’esercizio di qualsiasi ministero pubblico, insieme all’obbligo di rimanere in una casa che gli verrà indicata, per una vita di preghiera e di penitenza, fino a quando le accuse che gli vengono rivolte siano chiarite dal regolare processo canonico».

    Il mese scorso l’arcivescovo era già stato rimosso dal ministero pubblico e così commentava l’avvenimento: «Alcuni mesi fa, mi è stato riferito dall’arcivescovo di New York, il cardinale Timothy Dolan, che sia stata avanzata contro di me un’accusa di abuso sessuale su un adolescente quasi cinquant’anni fa. A quel tempo ero un prete dell’arcidiocesi di New York. Seppur sia sconvolto dal rapporto, e pur dichiarando la mia innocenza, ho ritenuto essenziale che le accuse fossero segnalate alla polizia, accuratamente investigate da un’agenzia indipendente, e consegnate al comitato di revisione dell’arcidiocesi di New York. Ho collaborato pienamente al processo. La mia tristezza è divenuta profonda quando sono stato informato che le accuse erano state ritenute credibili e motivate. In obbedienza accetto la decisione della Santa Sede, a non esercitare più alcun ministero pubblico. Mi rendo conto che questo doloroso sviluppo sconvolgerà i miei molti amici, familiari e persone che sono stato onorato di servire nei miei sessant’anni come sacerdote prete. Mentre non ho assolutamente alcun ricordo di questo abuso segnalato, e credo nella mia innocenza, sono dispiaciuto per il dolore che la persona che ha avanzato le accuse ha attraversato, così come per lo scandalo che tali accuse causano al nostro popolo».

    Intorno alla figura di McCarrick ruotano storie diverse, venute a galla in seguito allo scandalo dell’abuso sessuale ai danni di un minore. Come riporta il cardinale di Newark, Joseph William Tobin, «in passato ci sono state accuse secondo le quali egli che era coinvolto in relazioni sessuali con adulti. Questa arcidiocesi e la diocesi di Metuchen, hanno ricevuto tre accuse di cattiva condotta sessuale con adulti decenni fa; due di queste accuse hanno portato a dei risarcimenti».

    Il cardinale di New York, Timothy MichaelDolan, ha affermato che l’accusa contro McCarrick è “la prima segnalazione di una violazione della Carta per la protezione dei bambini e dei giovani mai fatta contro di lui di cui l’arcidiocesi sia a conoscenza”.

    Bergoglio ha inoltre deciso di riaprire, presso la Congregazione per la dottrina della fede, anche il caso del prete dell’arcidiocesi di Napoli, don Silverio Mura, accusato da anni di pedofilia senza che il suo arcivescovo, il cardinale Crescenzio Sepe, assumesse provvedimenti adeguati. La Congregazione ha deciso di far processare penalmente il sacerdote napoletano presso il Tribunale ecclesiastico metropolitano di Milano.

    Australia, un nuovo reato da ottobre

    Questione spinosa in cui si scontrano, senza incontrarsi, i precetti della religione cattolica e l’etica sociale: da ottobre i sacerdoti che ricevono una confessione circa un abuso sessuale ai danni di minori dovranno denunciare il fatto alle autorità.

    Già ad agosto 2017 i vescovi australiani, pur ribadendo la linea della tolleranza zero e la disponibilità a collaborare con le autorità, rinnegavano fermamente l’eventualità di rompere il segreto della confessione, in nome dell’inviolabilità del sigillo sacramentale.

    La Royal Commision, incaricata dal governo australiano per indagare il comportamento delle istituzioni ecclesiastiche rispetto agli abusi sessuali sui minori, aveva prescritto 122 raccomandazioni e tra queste la volontà di rendere reato la mancata denuncia di molestie o violenze su minori apprese da un sacerdote in confessione.

    «La Confessione nella Chiesa cattolica – affermava, in un comunicato, l’arcivescovo di Melbourne, Denis J. Hart, presidente della Conferenza episcopale australiana – è un incontro spirituale con Dio attraverso il sacerdote. È una parte fondamentale della libertà religiosa ed è riconosciuta dalla legge in Australia e in molti altri Paesi. Deve rimanere così anche qui nel nostro Paese. Al di fuori di essa, ogni offesa contro i bambini deve essere denunciata alle autorità. Siamo assolutamente impegnati a farlo».

    Anche il gesuita Frank Brennan, docente di diritto all’Università cattolica australiana e di diritti umani e giustizia sociale all’Università di Notre-Dame, oltre a spiegare cosa comporta per un sacerdote il segreto confessionale, ha anche fatto notare come «sia ancora meno probabile che un abusatore possa presentarsi in confessionale sapendo che il sigillo sacramentale non sarà rispettato».

    Dopo un anno, in Australia, sono ancora 600 i preti contrari a questa ipotesi di legge. La norma viene vista come “un’intrusione dello stato nel dominio del sacro”, una legge che minaccia la libertà di religione. “Ogni sacerdote degno del suo nome farebbe tutto il necessario per proteggere i bambini, un simile obbligo non sarebbe comunque di alcun aiuto per loro” ha detto il presidente dell’Australian Confraternity of Catholic Clergy, padre Scot Armstrong.

    In ogni caso, a ottobre il South Australia sarà il primo stato ad abolire l’esenzione finora accordata al segreto del confessionale dall’obbligo di denuncia. L’obbligo per i sacerdoti di denunciare chi si reca in confessionale entrerà in vigore il 31 marzo 2019. I sacerdoti saranno passibili di multe di 10mila dollari (6.500 euro) se non riferiranno informazioni su casi di abusi apprese in confessione. Leggi simili sono state annunciate anche in Western Australia, in Tasmania e nel Territorio della capitale federale Canberra.

    La validità della legge è dimostrata anche dal recente caso di cronaca che vede protagonista l’arcivescovo di Adelaide, Philip Wilson. Lavorava con un prete finito in carcere per abusi su minori negli anni ‘70 e i giudici hanno stabilito che il presule era a conoscenza dei fatti e all’epoca non ha informato le autorità civili: per questo motivo è stato condannato a 12 mesi di reclusione, mentre il prete che abusò è morto nel 2006 in carcere dopo circa un anno di detenzione all’età di 65 anni.

    Pedofilia e Chiesa: il processo Pell, la prima privazione della porpora per abusi sessuali e le nuove leggi australiane (parte 7)

  • Dal cardinale McCarrick al Cile: si allarga lo scandalo pedofilia

    Dal cardinale McCarrick al Cile: si allarga lo scandalo pedofilia

    L’ex arcivescovo di Washington accusato di abusi su minori verso il processo canonico. Il cardinale asutraliano Wilson rinuncia alla carica. Mentre fa scalpore il filone sudamericano. 

    iù che tolleranza zero nei confronti di chi abusa, nella Chiesa ha prevalso, per lungo tempo, un meccanismo di occultamento costante dei colpevoli delle aggressioni sessuali contro i minori. Un ingranaggio fatto di coperture e complicità che, pur essendo stato colpito negli ultimi anni da una generale presa di coscienza delle gerarchie ecclesiastiche a seguito di imponenti campagne mediatiche, sembra aver infine subito una ulteriore stretta negli ultimi mesi. Il 30 luglio papa Francesco ha accettato la rinuncia al governo pastorale dell’arcidiocesi di Adelaide, in Australia, di monsignor Philip Edward Wilson condannato il 3 luglio scorso a 12 mesi di carcere per aver coperto alcuni abusi sessuali su minori perpetrati da un sacerdote suo collega negli Anni 70.

    LA RINUNCIA ALLA PORPORA CARDINALIZIA DI MCCARRICK

    Sempre in questa direzione va la rinuncia alla porpora cardinalizia dell’ex arcivescovo di Washington (2000-2006), Theodore McCarrick, accompagnata dall’obbligo – stabilito dal papa – «di rimanere in una casa che gli verrà indicata, per una vita di preghiera e di penitenza, fino a quando le accuse che gli vengono rivolte siano chiarite dal regolare processo canonico». L’ormai ex cardinale, per lunghi anni una delle personalità più influenti della Chiesa americana, è sotto indagine in seguito alla denuncia presentata contro di lui per abusi sessuali su un minore che avrebbe commesso 45 anni fa nella diocesi di New York quando ancora era un semplice prete. Una commissione d’indagine della stessa diocesi ha riconosciuto «fondate e credibili» le accuse rivoltegli.

    LE DENUNCE INASCOLTATE DI PADRE RAMSEY

    Successivamente, tuttavia, è emerso un quadro assai più complesso: McCarrick, passato attraverso diverse diocesi degli Stati Uniti nel corso della sua carriera, era in realtà ‘noto’ in vari ambienti ecclesiastici per comportamenti scorretti – sotto il profilo sessuale – con adulti, seminaristi, ragazzi. Un altro capitolo riguarda poi il modo in cui lui stesso ha trattato i casi di pedofilia accaduti sotto il suo governo nei vari incarichi che ha ricoperto. Non solo, sono pure emersi i tentativi interni alla Chiesa di fermare la carriera di McCarrick: sia la nunziatura negli Stati Uniti che lo stesso Vaticano vennero avvertiti dei comportamenti e degli abusi commessi dall’arcivescovo quando quest’ultimo venne nominato da Giovanni Paolo II, nel 2000, alla guida della strategica diocesi di Washington. A mettere nero su bianco la denuncia fu un sacerdote, padre Boniface Ramsey, come riportato dalla stampa americana, che non esitò a lanciare l’allarme, ma la cosa non ebbe alcun seguito.

    L’ALLONTANAMENTO E IL PROCESSO CANONICO

    Nelle ultime settimane, il caso McCarrick è diventato per i media e l’opinione pubblica d’Oltreoceano, l’ennesimo episodio di questa infinta galleria degli orrori che ha scosso la Chiesa statunitense; la novità, tuttavia, è costituita dal fatto che, questa volta, la denuncia è arrivata dall’interno delle stesse diocesi coinvolte, un segnale importante. Da qui, del resto, i primi provvedimenti presi dal Segretario di Stato, il cardinale Pietro Parolin, nei confronti dell’arcivescovo emerito di Washington cui veniva indicato di non esercitare più pubblicamente il proprio ministero sacerdotale. Quindi, il 28 luglio, il provvedimento più duro con pochi precedenti nella storia: le dimissioni da cardinale. Tutto bene? Quasi: perché McCarrick – che in ogni caso si è sempre dichiarato innocente – ha ormai 88 anni e in base alla legge della Chiesa i porporati che superano gli 80 anni non possono più votare in un eventuale conclave. Resta comunque il clamoroso allontanamento dal sacro collegio, la perdita dello status. Ora ci sarà un processo canonico.

    MEMBRI DEL COLLEGIO CARDINALIZIO NEL MIRINO

    La vicenda americana ha una sua gravità incontestabile: negli Stati Uniti, infatti, una ventina di anni fa è scoppiato sotto forma di bomba mediatica lo scandalo degli abusi sui minori da parte del clero provocando un terremoto le cui conseguenze nefaste per la credibilità della Chiesa sono tuttora vive. Da allora di acqua ne è passata sotto i ponti, e certamente l’episcopato americano ha reagito, stabilito procedure, adottato politiche nuove, costituito commissioni d’indagine interne. Molto è stato fatto anche dalla Santa Sede. E però il bubbone ha radici profonde nella Chiesa: col passare del tempo, infatti, i nuovi casi che vengono alla luce sempre più frequentemente coinvolgono, per responsabilità dirette o indirette (gli insabbiamenti), membri del collegio cardinalizio.

    IL CASO DEL CARDINAL PELL SCUOTE L’AUSTRALIA

    Non è una buona notizia per la Chiesa che proprio su un terreno tanto drammatico e complesso (anche sotto il profilo dei comportamenti sessuali, della morale, della disciplina) non sembra trovare – almeno per ora – una soluzione alla vicenda, e probabilmente sarà ancora così per diverso tempo. Si tenga presente che in Australia oltre alla rinuncia di Wilson, è sotto processo l’ex prefetto della Segreteria per l’Economia del Vaticano, il cardinale George Pell, anche lui indagato per episodi avvenuti qualche decennio addietro. Lo stesso Pell era stato chiamato in causa da almeno due commissioni d’indagine governative australiane sugli abusi sui minori per aver coperto e insabbiato alcuni episodi gravi in passato. La vicenda di McCarrick, tuttavia – come altre simili – dimostra quanto l’omertà e il silenzio siano durati, e quanto sia stato difficile e faticoso romperli.

    IL FILONE CILENO: IL CASO JARADIMA ED EZZATI

    Lo stesso, del resto, è avvenuto con il filone cileno dello scandalo pedofilia, nato intorno alle coperture che il vescovo Juan Barros aveva dato agli abusi commessi da un prete influente e legato al potere, Fernando Karadima (leggi anche: abusi su minori, i fantasmi cileni che tormentano Francesco). Il papa, in un primo tempo, ha difeso Barros, poi è tornato sui suoi passi, ha ammesso di essersi sbagliato, ha fatto compiere nuove indagini su questo e altri simili accaduti in Cile e infine nel Paese sudamericano si è aperto un vaso di Pandora di vicende oscure. In questo caso giustizia civile e canonica si sono incrociate e lo faranno ancora. Da ultimo la Procura ha indagato il cardinale Ricardo Ezzati, arcivescovo di Santiago del Cile, per non aver denunciato i gravissimi reati di stupro commessi da un sacerdote, Oscar Munoz, suo stretto collaboratore. L’ipotesi di reato – perché di questo si tratta – è di nuovo quella che l’arcivescovo abbia coperto i reati. Fra l’altro la giustizia cilena chiederà al Vaticano gli atti delle indagini condotte dagli inviati del papa in questi mesi.

    DAL 1960, 158 MEMBRI DEL CLERO SOTTO INCHIESTA E 267 VITTIME

    Si tenga presente che nel Paese sudamericano sono aperte numerose indagini per abusi sui minori: in un arco temporale, ha spiegato di recente la Procura generale cilena, che va dal 1960 a oggi, un totale di 158 membri del clero sono finiti sotto inchiesta fra sacerdoti, vescovi, diaconi, religiosi appartenenti a ordini o congregazioni. Le vittime identificate sono 267, di queste 178 bambini e adolescenti. Il Cile, insomma, sembra avviato ad accodarsi a quel gruppo di altri Paesi in cui lo scandalo ha avuto dimensioni enormi: gli Stati Uniti, appunto, poi l’Irlanda e l’Australia. La rivista dei gesuiti America ha scritto sul caso McCarrick un severo editoriale nel quale ha chiesto alla leadership della Chiesa di assumersi ogni responsabilità, cosa che fino a ora non ha fatto, senza scaricare le responsabilità sulla «cattiva stampa» ma cercando di promuovere davvero «una cultura nella quale le vittime di abusi e molestie vengano sostenute nella loro decisione di affrontare coloro che le hanno maltrattate». Al contempo ha invitato l’opinione pubblica cattolica, includendo se stessa, a non esitare più di fronte a questa vicenda.

  • Abusi, il Papa accetta le dimissioni di McCarrick: non è più cardinale

    Abusi, il Papa accetta le dimissioni di McCarrick: non è più cardinale

    Pervenuta ieri sera al Pontefice la lettera rinuncia dell’arcivescovo emerito di Washington. Sospeso da ogni ministero pubblico, condurrà una vita di preghiera e penitenza fino a quando le accuse rivoltegli non saranno chiarite nel processo canonico

    SALVATORE CERNUZIO

    CITTÀ DEL VATICANO

    Theodore McCarrick non è più cardinale. Dopo le accuse di abusi su minorenni, l’88enne arcivescovo emerito di Washington, tra le più influenti figure della Chiesa negli Stati Uniti, ha presentato al Papa la rinuncia da membro del Collegio Cardinalizio. Francesco ha accettato le dimissioni. È la Sala Stampa vaticana a riferirlo con un comunicato – anticipato in mattinata da una breve nota della Conferenza episcopale americana (Usccb) – in cui si spiega che la lettera di rinuncia di McCarrick è pervenuta al Papa nella serata di ieri, 27 luglio.

    «Papa Francesco – si legge nel comunicato – ne ha accettato le dimissioni da cardinale ed ha disposto la sua sospensione dall’esercizio di qualsiasi ministero pubblico, insieme all’obbligo di rimanere in una casa che gli verrà indicata, per una vita di preghiera e di penitenza, fino a quando le accuse che gli vengono rivolte siano chiarite dal regolare processo canonico».

    Lo scorso 20 giugno il porporato, era stato rimosso dal ministero pubblico dopo l’accusa di aver violentato un adolescente 45 anni fa mentre era sacerdote a New York , dove nel 1977 divenne vescovo ausiliare. Arcivescovo di Metuchen e di Newark, entrambe nel New Jersey, fino al 2000, anno in cui fu scelto alla guida della diocesi della capitale federale americana da Giovanni Paolo II che l’anno dopo lo creò cardinale, McCarrick era stato in passato già al centro di polemiche, quasi sempre rimaste sopite, per essere coinvolto in relazioni sessuali con adulti. 

    Alcune fonti consultate da Vatican Insider rivelano che in tanti, soprattutto nelle due diocesi del New Jersey, già dagli anni Novanta erano a conoscenza di alcuni comportamenti sconvenienti del cardinale nei confronti di seminaristi più giovani, ai quali chiedeva di accompagnarlo nelle sue trasferte negli Usa o in Europa o in gruppo dentro ad appartamenti. McCarrick – ci riferiscono – in alcune occasioni avrebbe avanzato richieste esplicite di prestazioni sessuali a giovani maggiorenni, approfittando del suo ruolo di potere. Le vittime, oltre ai seminaristi, sarebbero anche componenti di famiglie che il prelato frequentava abitualmente tanto da chiamarlo “zio Ted”. In particolare, i media statunitensi riferivano il mese scorso di un report che conteneva la testimonianza di un uomo abusato dal cardinale quando aveva 11 anni, le violenze sarebbero proseguite per i successivi vent’anni.

    Lo stesso cardinale Joseph Tobin, attuale arcivescovo di Newark, nella nota di giugno pubblicata sul sito della diocesi in cui annunciava la sospensione di McCarrick, affermava che: «In passato, ci sono state accuse secondo le quali egli che era coinvolto in relazioni sessuali con adulti. Questa arcidiocesi e la diocesi di Metuchen hanno ricevuto tre accuse di cattiva condotta sessuale con adulti decenni fa; due di queste accuse hanno portato a dei risarcimenti».

    Nella stessa occasione, l’arcivescovo di New York, il cardinale Timothy Dolan, affermava che l’accusa di abusi di giugno nei confronti del cardinale era stata «la prima segnalazione di una violazione della Carta per la protezione dei bambini e dei giovani mai fatta contro di lui di cui l’arcidiocesi sia a conoscenza». I risultati dell’indagine erano stati forniti all’Arcidiocesan Review Board, un gruppo di professionisti tra giuristi, esperti di forze dell’ordine, genitori, psicologi, un prete e una religiosa: tutto il comitato aveva ritenuto «le affermazioni credibili e fondate».

    Non sono pochi i vescovi americani che, interpellati in queste settimane, hanno affermato di non esser mai venuti a conoscenza né di aver mai sospettato della cattiva condotta dell’arcivescovo. Anche il cardinale Kevin Farrell, vescovo ausiliare di McCarrick a Washington nei primi anni 2000, ora prefetto del Dicastero per laici, famiglia e vita, in una intervista al Catholic News Service ha affermato di non aver avuto «nessun indizio» a riguardo, «nessuno, in nessun modo».

    Da parte sua McCarrick ha sempre dichiarato la propria innocenza, dicendo di non avere memoria dell’abuso di cui era stato accusato in quanto sarebbe avvenuto quasi mezzo secolo fa, ma di essere pronto a collaborare con le indagini e di accettare «con obbedienza» la decisione della Santa Sede a non esercitare più alcun ministero pubblico. Dopo un mese di infuocate polemiche, specie sui media statunitensi, il porporato ha deciso lui stesso di rinunciare al posto all’interno del Collegio cardinalizio, dove rientrava nel gruppo di cardinali non elettori in caso di eventuale Conclave.

    È di pochi giorni fa la nota firmata dal cardinale di Boston Sean O’Malley su McCarrick , nella quale il presidente della Pontificia Commissione per la Tutela dei minori, stretto collaboratore del Papa come membro del C9, affermavano che considerando il caso dell’arcivescovo emerito di Washington «le scuse non bastano», ma che esso offre l’occasione per ribadire l’urgenza di individuare procedure chiare e definite riguardanti le accuse di abusi sessuali a carico di vescovi e cardinali.

    Non si ha memoria recente di un caso di rinuncia di un cardinale per casi legati ad abusi. L’unica effettiva dimissione di un porporato risale al 1927, novantuno anni fa, quando il francese Louis Billot depose la porpora ma per disaccordi di natura “politica” con Pio XI, noto anche per la sua severità nei confronti dei suoi collaboratori.

    Ben diversa anche la vicenda del cardinale scozzese Keith O’Brien, il quale alla vigilia del Conclave del 2013 che elesse Bergoglio, aveva presentato la «rinuncia ai diritti e alle prerogative del cardinalato» dopo esser stato accusato ed aver lui stesso confessato violenze sessuali su tre sacerdoti e un ex seminarista negli anni Ottanta e Novanta. O’Brien, morto nel marzo 2018, non partecipò al Conclave ma non perse mai il titolo cardinalizio.

    http://www.lastampa.it/2018/07/28/vaticaninsider/mccarrick-non-pi-cardinale-il-papa-accetta-le-dimissioni-dopo-le-accuse-di-abusi-1nAghRGXJJx1wcg14AKPLI/pagina.html

  • Bufera sul Vaticano: si è dimesso un cardinale accusato di abusi

    Bufera sul Vaticano: si è dimesso un cardinale accusato di abusi

    Il cardinale McCarrick si è dimesso dal collegio cardinalizio. Il porporato americano esce così dall’elenco della Sacra assemblea. Papa Francesco ha accettato la rinuncia del prelato. McCarrick è accusato di “comportamenti sessuali impropri”.

    Il cardinale Theodore Edgar McCarrick si è dimesso dal collegio cardinalizio.

    L’atto di rinuncia formale è arrivato ieri nelle mani di Papa Francesco, che ha accettato.

    All’interno del comunicato stampa emesso dalla Santa Sede, come riportato da Acistampa, si legge che McCarrick viene così sospeso “dall’esercizio di qualsiasi ministero pubblico, insieme all’obbligo di rimanere in una casa che gli verrà indicata, per una vita di preghiera e di penitenza, fino a quando le accuse che gli vengono rivolte siano chiarite dal regolare processo canonico”.

    Una rivista diretta da gesuiti statunitensi, poco dopo l’emersione di quanto contestato all’alto prelato, aveva invitato la Chiesa cattolica a vergognarsi. Sembrerebbe che addirittura Benedetto XVI fosse a conoscenza di alcuni fatti. Motivo, quest’ultimo, che avrebbe spinto i religiosi citati a prendere una posizione così decisa. Nella giornata di oggi è arrivata la sospensione a divinis. Di recente, McCarrick era stato sospeso solo in relazione all’esercizio del suo ministero sacerdotale. In poche parole, McCarrick, dall’accettazione della rinuncia da parte del pontefice argentino in poi, non fa più parte del collegio cardinalizio e non è più un cardinale. Ma di cosa è accusato l’ormai ex porporato americano? Di un singolo episodio e di “comportamenti sessuali impropri”.

    L’uomo di Chiesa avrebbe abusato di un minore circa cinquant’anni fa, presso la diocesi di New York, quando era ancora un semplice sacerdote. Attraverso il procedimento canonico relativo a questa presunta violenza, sarebbe emerso che McCarrick avrebbe avuto altri “comportamenti impropri” rivolti anche verso persone adulte. Si parla di seminaristi maggiorenni, ma non solo. Su Vatican Insider, si apprende quanto segue: “Sembra che McCarrick, in alcune occasioni, avrebbe avanzato richieste esplicite di prestazioni sessuali a giovani maggiorenni, approfittando del suo ruolo di potere. Le vittime sarebbero non solo seminaristi ma anche componenti di famiglie che il prelato frequentava abitualmente tanto da chiamarlo ‘zio Ted’”.

    Insomma: il presunto abuso risalente a meno di cinquant’anni fa potrebbe non essere l’unico. Anzi. McCarrick, in ogni caso, risulta essere tra i primi “principi della Chiesa” a rinunciare in tutto e per tutto al cardinalato, con tutto ciò che questo comporta, a causa di accuse relative a presunti abusi ai danni di minori e non.

    http://www.ilgiornale.it/news/cronache/abusi-sessuali-cardinale-mccarrick-si-dimesso-collegio-1559197.html

  • Ecuador: sacerdote di Guayaquil dimesso dallo stato clericale. Mons. Cabrera, “sradicare qualsiasi forma di abuso”

    Ecuador: sacerdote di Guayaquil dimesso dallo stato clericale. Mons. Cabrera, “sradicare qualsiasi forma di abuso”

    L’arcidiocesi ecuadoriana di Guayaquil, in un comunicato, comunica la dimissione dallo stato clericale di Luis Fernando Intriago Paez, in seguito al decreto emesso dalla Congregazione per la Dottrina della fede lo scorso 7 giugno, al termine del procedimento di appello.

    Si conclude così il processo canonico iniziato nel 2013 a livello diocesano, in seguito alle accuse di abusi sessuali riguardanti l’ex sacerdote. Nel comunicato si afferma che l’arcivescovo, mons. Luis Cabrera Herrera, ha comunicato la sentenza inappellabile lo scorso 18 luglio e ieri ha spiegato alle vittime le implicazioni e le conseguenze del decreto.

    Nella nota si evidenzia che il processo, in sede civile e penale, farà ora il suo corso. E si sottolinea che “la responsabilità legale non è istituzionale, ma personale; tuttavia, come istituzione, ci siamo mossi con la celerità e la trasparenza che sono richieste sia dal diritto civile che da quello canonico”. Mons. Cabrera, in una postilla alla nota, scrive che “come Chiesa cristiana cattolica di Guayaquil confermiamo la nostra ferma decisione di continuare a operare per sradicare qualsiasi forma di abuso fisico, psicologico e sessuale che possa essere commesso nelle famiglie e nelle istituzioni di qualsiasi tipo, soprattutto se verso i minori”.

    Al tempo stesso, l’arcidiocesi si impegna “ad accompagnare a livello psicologico e spirituale le vittime”. Conclude l’arcivescovo: “Chiedo ai fedeli cattolici di pregare e impegnarsi perché, in modo particolare, i padri e le madri di famiglia, i sacerdoti e gli educatori sappiano proteggere e difendere i più vulnerabili con amore e rispetto”.

    https://agensir.it/quotidiano/2018/7/24/ecuador-sacerdote-di-guayaquil-dimesso-dallo-stato-clericale-mons-cabrera-sradicare-qualsiasi-forma-di-abuso/

  • Abusi, cardinale sospeso. Per i gesuiti “la Chiesa dovrebbe vergognarsi”

    Abusi, cardinale sospeso. Per i gesuiti “la Chiesa dovrebbe vergognarsi”

    Cardinale accusato di un abuso ai danni di un minore. I gesuiti americani tuonano: “La Chiesa e i suoi leader dovrebbero vergognarsi”. Pare, inoltre, che fatti riguardanti il comportamento del porporato fossero stati raccontati a papa Benedetto XVI

    Il cardinale McCarrick è accusato di aver abusato di un minore.

    L’episodio risalirebbe a cinquant’anni fa: un singolo abuso che sarebbe stato compiuto presso la diocesi di New York. Poi, grazie al procedimento canonico, è emerso anche altro. All’epoca del fatto contestato, il porporato statunintese, interessato oggi da un provvedimento di sospensione, era ‘solo’ un semplice sacerdote. La decisione è stata comunicata al cardinale dal segretario di Stato Parolin, ma l’ordine è partito dallo stesso Papa Francesco.

    La notizia ha fatto scalpore perché, in attesa dell’esito del processo che coinvolge un altro cardinale, l’australiano George Pell, McCarrick risulta essere tra le più alte cariche ecclesiastiche mai tirate in ballo per circostanze di questo tipo. I gesuiti statunitensi della rivista America, in relazione ad alcuni dettagli di questa vicenda, hanno invitato la Chiesa cattolica a vergognarsi. L’ipotesi sostenuta è che il Vaticano fosse già a conoscenza di elementi riguardanti “il comportamento del cardinale”. “Molte autorità della Chiesa -si legge infatti sulla rivista America, come riportato da Vatican Insider – avevano ricevuto diversi avvisi sul comportamento del cardinale. Le diocesi locali erano state informate, il nunzio papale a Washington sapeva e persino a Benedetto XVI era stato detto”.

    Insomma: la storia di McCarrick sarebbe persino arrivata alle orecchie dell’ex papa regnante. Il numero degli abusi compiuti dal porporato americano, come accennato, potrebbe essere più esteso del previsto. Durante il processo canonico, stando sempre a quanto scritto su La Stampa, sarebbero emersi ulteriori particolari: “…il porporato – si apprende dal quotidiano torinese – da vescovo, aveva molestato sessualmente alcuni seminaristi maggiorenni e alcuni sacerdoti. Un atteggiamento divenuto abbastanza noto nell’entourage e tra il clero delle diocesi che McCarrick ha guidato…”. Quanto avvenuto a New York, in sintesi, non costituirebbe un fatto sporadico.

    “È vero – hanno tuonato i gesuiti statunitensi attraverso l’editoriale – che nessuno dei precedenti rapporti di abuso riguardano presunti comportamenti criminali con minori, ma si trattava di fatti abbastanza noti e il cardinale McCarrick avrebbe dovuto essere chiamato a rendere conto del terribile abuso del suo ministero e della sua autorità. La Chiesa e i suoi leader – hanno aggiunto – dovrebbero vergognarsi della loro incapacità”. E ancora: “Mentre le società di tutto il mondo fanno i conti con il dispiegarsi del movimento #MeToo – hanno scandito in un altro passaggio – e le vittime di abusi sessuali e molestie trovano le loro voci, la Chiesa non deve fingere che questo sia soltanto un episodio deplorevole…”.

    Il cardinale McCarrick, in definitiva, non sarebbe stato ascoltato per tempo e non sarebbe stato messo, in modo tempestivo, dinanzi alla sue responsabilità. Nonostante, sembra d’intendere, molti sapessero più di qualcosa. La Chiesa e i suoi “leader”, per i gesuiti della rivista America, dovrebbero ‘vergognarsi’.

    http://www.ilgiornale.it/news/cardinale-sospeso-abusi-i-gesuiti-chiesa-dovrebbe-1555526.html

  • Paradossi del caso Capella e il termometro del caso McCarrick

    Paradossi del caso Capella e il termometro del caso McCarrick

    Il diplomatico vaticano è stato condannato a 5 anni per pedopornografia, mentre preti abusatori seriali non hanno fatto un giorno di cella. La vicenda del cardinale americano solleva dubbi sui meccanismi di nomina

    ANDREA TORNIELLI
    CITTÀ DEL VATICANO

    In questi giorni si saprà se monsignor Carlo Alberto Capella, l’ex consigliere della nunziatura di Washington condannato in Vaticano a cinque anni di reclusione per possesso e scambio di «ingente quantità» di materiale pedopornografico, presenterà appello contro la sentenza. Circostanza che varie fonti vaticane danno per molto probabile. Lo spaccio di pedopornografia è uno dei reati più turpi e le legislazioni di moltissimi Stati – compreso quello della Città del Vaticano – si sono dotati di norme molto severe per punirlo. Capella non ha negato l’evidenza, ha ammesso la sua colpa, e ha spiegato di aver iniziato a frequentare spacciatori di pedopornografia sul web a causa di una crisi seguita dal suo trasferimento a Washington. Sul suo smartphone e sul suo computer sono stati trovati filmati e disegni espliciti. Solitudine, frustrazione per non essersi sentito valorizzato e per essersi trovato da solo, senza amici… Ovviamente il prelato doveva avere una predisposizione per quel genere di immagini shock, che includono bambini filmati in atti sessuali ed abusi, perché fortunatamente la pedopornografia non rappresenta un approdo diffuso per le crisi di adattamento o per gli eccessi di solitudine.

    Al di là della conclusione della vicenda giudiziaria vaticana, e del successivo processo canonico da celebrare contro l’ex consigliere di nunziatura, resta il paradosso: un prelato che ha sfogato le sue fantasie perverse compulsando immagini web dovrà scontare una condanna di cinque anni, mentre prelati che hanno effettivamente abusato di bambini e ragazzi adolescenti rovinando loro la vita, in diversi casi non fanno neanche un giorno di cella. Casi recenti e recentissimi di illustri fondatori o di prelati molto in vista (come insegna il caso cileno) lo dimostrano. È evidente che nel caso di Capella si è voluto, da parte delle autorità vaticane, dare il tono dell’esemplarità, per far vedere che contro il turpe fenomeno non si fanno sconti a nessuno. Ma il paradosso resta.

    L’altro caso a far scalpore è stato certamente quello del cardinale Theodore McCarrick, arcivescovo emerito di Washington. Accusato di un abuso su un adolescente che sarebbe avvenuto 45 anni fa a New York, il prelato – già in pensione da anni – è stato sospeso dalle sue funzioni episcopali in attesa che la sua posizione si chiarisca. 

    Con McCarrick sono diventati quattro i porporati nominati durante il lungo pontificato di Giovanni Paolo II coinvolti in abusi (in tutto 231, creati nel corso di 9 concistori). Il primo è stato l’arcivescovo di Vienna Hans Hermann Groer: nominato a sorpresa quale successore del cardinale Franz König nel 1986, elevato alla porpora nel 1988, costretto a lasciare la guida della diocesi nel 1995 in seguito ad accuse di aver abusato, molti anni prima, alcuni seminaristi minorenni. Il secondo è stato il cardinale Keith O’Brien, arcivescovo di Saint Andrews ed Edimburgo (Scozia), elevato alla porpora nel 2003, ritiratosi nel 2013 alla soglia del 75 anni senza partecipare al conclave perché accusato di aver abusato reiteratamente, negli Ottanta e Novanta, di due seminaristi e un prete (maggiorenni). Il terzo è il cardinale George Pell, Prefetto della Segreteria per l’Economia, che si sta difendendo in Australia dall’accusa di aver abusato di minori. E ora si aggiunge McCarrick.

    Senza entrare nel merito delle singole vicende – nel caso di Pell, ad esempio, certe testimonianze lasciano aperti notevoli dubbi – non si può fare a meno di notare l’esistenza di un problema nel processo di nomina dei vescovi. A colpire del caso McCarrick, oltre all’accusa di aver abusato di un minore quando era un prete nella diocesi della Grande Mela, sono le notizie pubblicate nel comunicato del cardinale Joseph William Tobin, arcivescovo della diocesi di Newark, il quale ha rivelato che «in passato, ci sono state accuse secondo le quali egli (McCarrick) era coinvolto in relazioni sessuali con adulti. Questa arcidiocesi e la diocesi di Metuchen hanno ricevuto tre accuse di cattiva condotta sessuale con adulti decenni fa; due di queste accuse hanno portato a dei risarcimenti». Nei tre casi riguardanti il passato di McCarrick – già vescovo – nessuno coinvolge minori, ma si parla di molestie a seminaristi e sacerdoti.

    Il cardinale Tobin ha specificato che mai a Newark si è avuta notizia di denunce per abusi su minori che coinvolgano l’emerito di Washington. E dunque, se non c’erano echi, è più che probabile che nulla si sapesse a Roma in merito alla denuncia che ora ha portato alla sospensione del porporato. Più difficile comprendere, invece, come si sia potuto nominare da Metuchen a Newark, e poi soprattutto da Newark a Washington (con promozione cardinalizia) un prelato che aveva risarcito dei maggiorenni vittime di molestie da lui commesse.

    Problemi legati all’esercizio della sessualità, che rivelano personalità non mature affettivamente, dovrebbero essere presi in considerazione prima dell’eventuale ordinazione sacerdotale. Ovviamente prima dell’eventuale ordinazione episcopale e creazione cardinalizia. C’è un evidente problema nel meccanismo di nomina dei vescovi, legato anche al potere delle cordate – le cadute morali non vengono valutate allo stesso modo – e delle lobby. E mostra tutti i suoi limiti anche la prassi delle nomine dirette, che scavalcano i normali iter (come avvenne ad esempio per Groer). Si tratta di vicende che sarebbe sciocco legare agli schieramenti ideali: dei quattro porporati sopra citati due risultano ascrivibili all’area cosiddetta progressista (O’Brien e McCarrick) e due all’area cosiddetta più conservatrice (Groer e Pell). Il caso McCarrick, al di là della specifica vicenda, rappresenta dunque un significativo segnale d’allarme che non è semplicemente legato al problema pedofilia o abusi sugli adolescenti, ma ancora una volta interroga i responsabili dei processi e della scelta dei criteri attraverso i quali si selezionano i vescovi.

    http://www.lastampa.it/2018/07/02/vaticaninsider/paradossi-del-caso-capella-e-il-termometro-del-caso-mccarrick-6VyTbiug2O2ieLz4Pm5DCK/pagina.html

  • L’arcivescovo di San Salvador: “chiedo perdono per pedofilia nella Chiesa”

    L’arcivescovo di San Salvador: “chiedo perdono per pedofilia nella Chiesa”

    José Luis Escobar Alas ha chiesto perdono a un ragazzo di 13 anni che è stato molestato per anni da un prete, Padre José Adonay Chicas

    José Luis Escobar Alas, arcivescovo della Capitale di El Salvador San Salvador ha chiesto pubblicamente perdono per i reati di abusi sessuali che un sacerdote avrebbe commesso contro un ragazzo di 13 anni, che ha denunciato il suo violentatore facendolo arrestare.

    Il vescovo ha spiegato che il minore ha presentato denuncia contro Padre José Adonay Chicas, parroco della Chiesa di Nostra Signora del Pilar, nel comune di Zaragoza.

    Il vescovo ha poi spiegato che il processo canonico inizierà subito: “Gli abbiamo chiesto perdono e ora lo facciamo di nuovo pubblicamente, a nome della Chiesa chiedo perdono alla vittima, ai suoi genitori e alla società per quanto accaduto”.

    La procura generale di El Salvador ha arrestato il sacerdote José Adonay Chicas venerdì scorso. Il prete sarà processato per i reati di abuso sessuale continuo di minore, pagamento per atti sessuali, corruzione di minore o persona incapace. Adonay Chicas è stato sospeso da tutte le sue facoltà sacerdotali. Secondo la procura del Paese, gli abusi sul ragazzo sarebbero iniziati oltre due anni fa nella chiesa di Zaragoza, e sono stati i genitori del minore ad aver scoperto le conversazioni su Whatsapp nelle quali il sacerdote chiedeva al ragazzo foto che lo ritraevano nudo. Nel 2016, la Chiesa cattolica ha destituito tre sacerdoti salvadoregni che sono stati dichiarati colpevoli di abusi sessuali su minori. Lo scandalo abusi venne alla luce nel novembre del 2015, quando l’arcivescovo di San Salvador sollevò da tutte le sue funzioni il sacerdote Jesus Delgado, accusato di violenza su una ragazza di 17 anni.

    https://www.globalist.it/world/2018/06/25/l-arcivescovo-di-san-salvador-chiedo-perdono-per-pedofilia-nella-chiesa-2026866.html