Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: processo canonico

  • Prevenzione e tutela dei minori in Italia: “il buco senza niente intorno”

    Prevenzione e tutela dei minori in Italia: “il buco senza niente intorno”

    Lo scorso 19 gennaio la Rete L’ABUSO, per mano del proprio avvocato, Mario Caligiuri,  ha formalmente diffidato il Governo per una serie di gravi inadempienze in materia di tutela dei minori, tra queste anche la prevenzione che, come vedremo, parte anche dalla consapevolezza, ovvero dall’informare la collettività affinché questa possa tutelarsi.

    Ed è proprio la consapevolezza l’obbiettivo di questo articolo, cercherò di spiegare quali sono le principali falle del sistema in uno Stato come l’Italia che, malgrado abbia sottoscritto e ratificato una miriade tra protocolli, carte dei diritti, convenzioni ecc., dietro le quali dovremmo sentirci più sicuri, quando ne analizziamo l’applicazione scopriamo invece falle notevoli che, come vedremo in alcuni casi, sono addirittura riconducibili all’ingerenza del clero.

    Come si struttura una misura preventiva ?

    Esiste un primo livello, che non è più o meno importante degli altri, è semplicemente l’obbiettivo prioritario: quello di prevenire e scongiurare che si produca una vittima. Quando la vittima invece c’è, siamo già al secondo livello, ma questo lo vedremo in seguito.

    Le norme preventive, che definisco di primo livello, sono quelle che, per esempio, impediscono al medico di continuare ad operare qualora non fosse più in possesso dei requisiti psicofisici per farlo: la finalità è impedire che un soggetto potenzialmente a rischio possa nuocere al paziente. Stessa cosa accade per le norme preventive del codice della strada dove vediamo, come strumento preventivo, la sospensione o la revoca della patente in caso di deficit di vario genere, vista, diabete, uso di sostanze e via dicendo.

    Utilizzando l’esempio della patente di guida, analizziamo come interviene la norma preventiva e notiamo che lo sventurato autista, al quale hanno ritirato la patente è, di fatto, stato privato di un suo diritto (quello di guidare): questo perché le condizioni necessarie perche potesse esercitare quel suo diritto, erano tali da renderlo potenzialmente pericoloso per se stesso e per la collettività.

    Faccio ancora notare che non è detto che per vedersi ritirare la patente (con il conseguente inserimento in un elenco di soggetti a rischio) il nostro sventurato autista abbia, per forza, dato prova della sua pericolosità (ovvero abbia avuto un incidente): è stato sufficiente possedere un deficit che lo rendesse potenzialmente pericoloso per la collettività.

    In questo caso la norma preventiva funziona, è efficace, pur privando il nostro sventurato autista di un suo diritto, la norma è legittima, tiene conto della priorità (l’incolumità) e la valorizza correttamente.

    Come nel caso del medico e dell’autista, troviamo lo stesso schema anche per quanto riguarda la tutela dei minori, certo ci sono delle varianti rispetto al caso del medico o dell’autista i quali si sono visti riconoscere una potenziale pericolosità tramite un test, esami, controlli e via dicendo.

    Certo, per la pedofilia non si può rilevare la tendenza di un soggetto attraverso un esame o un test, in questo caso il dato si ottiene diversamente: a produrlo è un sistema informativo centralizzato, in sostanza un database sullo stile di quello dell’FBI o di quelli adottati in altri paesi, nel quale vengono immagazzinate, per essere rese disponibili in tempo reale alle forze dell’ordine, non solo le condanne, ma anche i procedimenti pendenti (quindi ancora privi di un giudizio) , le annotazioni fatte dalla p.s., per esempio durante un controllo, o dove c’è stata una segnalazione, con un rilievo tale, da rientrare nel medesimo meccanismo di allarme preventivo che segnala il medico o l’autista.

    Nel 2006 il Governo stanziò un fondo per realizzare un database nazionale. Purtroppo non fu mai realizzato e, ancora oggi, è praticamente impossibile avere in tempo reale la disponibilità di un dato certo, o uno storico di eventuali precedenti, segnalazioni e procedimenti pendenti.

    La prevenzione di primo livello purtroppo si esaurisce inevitabilmente qui. Senza l’elemento strutturale fondamentale, il sistema informativo centralizzato, comprenderete che le azioni preventive attuabili in un primo livello sono davvero molto limitate.

    Come accennavo all’inizio dell’articolo, restando nella prevenzione di primo livello, sono fondamentali anche le campagne di consapevolezza, per i genitori ma anche per coloro che sono, in fondo, i primi a poter dare l’allarme, i bambini che, se messi in condizione di riconoscere un pericolo, possono difendersi chiedendo aiuto. Purtroppo anche questa risorsa al momento non è valorizzata in Italia.

    Passiamo alla prevenzione di secondo livello che, come spiegavo in principio, non è meno importante di quella di primo: divido i due livelli perché lo scenario del secondo livello si configura quando oramai siamo in presenza di una vittima, ovvero quando la violenza è già stata commessa e intervengono meccanismi preventivi non più sulla base della potenziale pericolosità di un soggetto, ma sulla certezza della pericolosità di quel soggetto.

    Qui lo scenario è apparentemente più semplice, abbiamo dei dati certi sui quali lavorare, il reato si è consumato e abbiamo a disposizione le condanne. Se avessimo il nostro bel database avremmo una maggiore possibilità di accesso e una consultazione certa ed immediata per tutte le forze di p.s., tuttavia attraverso i casellari, anche se non è proprio così immediato, le procure possono accedere al dato.

    Tra le più importanti ed innovative convenzioni sottoscritte dal nostro paese c’è quella di Lanzarote, con la sua ratifica nel 2012, dietro alla quale il Governo ha dovuto successivamente implementate alcune importanti misure, come il raddoppio della prescrizione che da 10 passa a 20 anni con decorrenza a partire dal 18° anno di età, i protocolli che regolamentano l’audizione protetta della vittima, il certificato anti pedofilia ecc.

    Tranne il certificato anti pedofilia, sono tutte implementazioni dalle quali il clero non è affatto esente, tuttavia nessuno ne contesta le violazioni, per esempio quelle subite dalla vittima in una sede processuale canonica, o durante un’indagine o una perizia medica avviata dalla chiesa, tutte violano palesemente, oltre ai protocolli introdotti da Lanzarote, anche le garanzie costituzionali in quanto la vittima, per esempio, non può essere assistita dal proprio avvocato, esattamente come accadde nel processo a Nuzzi e Fittipaldi.

    Nel caso del certificato anti pedofilia invece, nell’applicazione il clero è stato esonerato per legge dall’esibirlo, grazie ad una sapiente mossa del legislatore che, per non discriminare nessuno, questa volta ha addirittura “strafatto”, esonerando l’intera categoria alla quale il clero appartiene, quella da sempre più a rischio: il volontariato (quindi allenatori, scout ecc… )

    Nel certificato anti pedofilia scopriamo una grave falla, dico grave non solo perché esonera inspiegabilmente la categoria da sempre più a rischio, ma se provate a leggere con l’occhio di un pedofilo, vi accorgerete che paradossalmente indica il terreno fertile dove cacciare, dove non è necessario esibire il certificato.

    L’introduzione del certificato anche per la categoria del volontariato al momento è fondamentale, da subito fattibile per i civili, per i sacerdoti invece sorgerebbe un altro problema legato questa volta al mancato obbligo della denuncia.

    Il certificato anti pedofilia non è altro che una dichiarazione nella quale si certifica di non aver mai avuto precedenti in materia: il dato viene fornito dall’autorità giudiziaria sulla base dei precedenti. Il problema sorge perché la chiesa, essendo lasciata libera di insabbiare internamente il caso, e di omettere sistematicamente la denuncia alle autorità civili, anche se poi procede con un processo canonico, l’esito non potrà essere comunque nella disponibilità dall’autorità giudiziaria, di conseguenza il certificato non sarebbe attendibile.

    Questa anomala esenzione per il volontariato dall’esibire il certificato anti pedofilia ha creato una falla davvero grave perché, a differenza del medico o dell’automobilista che possono riottenere i requisiti psicofisici e riabilitarsi, nel caso del pedofilo la riabilitazione non è fattibile: non stiamo parlando di una malattia che si può curare, parliamo di un grave disturbo della personalità, di un profilo che la comunità scientifica paragona a quello dei serial killer, parliamo di predatori, persone che, anche se monitorate e seguite farmacologicamente (cosa che in Italia non è prevista tranne in rari casi), non potranno mai più essere rimesse a contatto con i minori perché non in grado di gestire quell’istinto, persone potenzialmente pericolose.

    Qui assistiamo ad un vero e proprio cortocircuito della norma preventiva di secondo livello che, anziché tener conto delle peculiarità del caso, per i civili, reindirizza il predatore verso il terreno di caccia. Stessa cosa per i sacerdoti ai quali permette la ricollocazione nelle parrocchie, luoghi quotidianamente frequentati da un alto numero minori, gli stessi dove probabilmente aveva già adescato e consumato l’abuso prima della condanna.

    Il terzo livello invece riguarda la gli strumenti di soccorso per la vittima e quelli di controllo per il predatore ma si esaurisce sul nascere, non c’è nulla.

    Anche questa è una grave carenza, il monitoraggio dei soggetti noti, ovvero coloro che hanno già subìto una condanna, garantirebbe per prima cosa gli interventi necessari per aiutarli sotto il profilo medico e, al tempo stesso, permetterebbe agli operatori di cogliere eventuali campanelli di allarme per poter intervenire, prevenendo un altro crimine.

    Per le vittime la situazione è drammatica. Non esistono strutture pubbliche che le supportino nel recuperare il danno biologico derivante dagli abusi: stiamo parlando di persone che hanno subìto un grave sconvolgimento emotivo e che, se abbandonate a se stesse, impiegheranno anni per rielaborare quell’evento, chi più chi meno, condannati ad una qualità di vita penalizzante. L’unico indirizzo fornito dalla sanità pubblica è al momento il centro di igiene mentale che, però, è inadeguato alle necessità della vittima. A livello privato, con un notevole costo a carico delle vittime, vi sono dei centri specializzati per il trattamento del disturbo post-traumatico, ma non vi è una diffusione capillare di questi centri su tutto il territorio italiano.

    In Italia esiste anche l’Osservatorio per il Contrasto della Pedofilia e della Pornografia minorile, un ufficio che dipende dal Dipartimento per le pari opportunità, dovrebbe promuovere iniziative di vario genere ma l’entità è tale che, probabilmente, avete appreso solo in questo momento l’esistenza dell’ufficio stesso.

    Il quadro che emerge è forse un po’ meno rassicurante di quello che ci si aspettava, a fronte delle garanzie fornite dalla Costituzione e dalle varie Convenzioni, ora avete uno strumento in più grazie col quale potete valutare da soli quella che, in fondo, era la domanda iniziale “quale è il reale livello di tutela dei minori in Italia?”.

    Voglio rubarvi ancora pochissimo tempo, se siete arrivati fino a qui… vorrei, dopo aver espresso le drammatiche criticità, essere costruttivo valutando anche le soluzioni che il Governo potrebbe attuare concretamente. A me è piaciuto molto quello che è accaduto in Svizzera, dove il Governo, senza dover mettere mano a Concordati o altro, nella sua piena autonomia e nel più ampio rispetto per la chiesa, ha deciso di fare una mossa molto semplice, tra le altre cose da sempre fortemente richiesta dalle associazioni: quella di togliere la prescrizione su questi reati.

    Voi vi chiederete che cosa centra la prescrizione, bene questo è stato un fortissimo deterrente che ha cambiato notevolmente le cose.

    In presenza della prescrizione, il reato decade superati i termini, quindi l’interesse che si produce al fine della propria impunità, è quello di insabbiare nella speranza di arrivare alla prescrizione. Tutto questo ulteriormente incentivato dal fatto che la vittima, molto probabilmente, non farà in tempo a denunciare entro i termini della prescrizione, perché tendenzialmente la maturazione del trauma è piuttosto lunga.

    Senza la prescrizione, invece, anche se la vittima denuncia in età avanzata,  è quasi certo che prima o poi la denuncia ci sarà e l’autorità giudiziaria accerterà i fatti: e qui la reazione cambia. La chiesa, se pur continuerà a preferire la salvaguardia dell’immagine, sarà proprio in virtù di questa salvaguardia che troverà lo stimolo ad intervenire, per impedire che il crimine venga reiterato: non trasferirà più di parrocchia in parrocchia chi, questa volta, potrebbe costargli caro.

    Questo è stato infatti il risultato che una banale modifica legislativa, non invasiva e di buonsenso, è riuscita a produrre. Nell’applicare la legge, il Governo si è anche curato di dare l’opportunità, a tutti i cittadini che avevano subito abusi in precedenza, di poter denunciare, questo ha permesso di raccogliere subito i primi frutti.

    Infatti la chiesa, stimolata dal fatto che adesso per lei le prospettive si erano fortemente ridotte ovvero, “o tentiamo un accordo risarcitorio con la vittima” o, in alternativa, “attendiamo che sia un giudice a stabilire quanto dobbiamo risarcire”, ha tentato la via naturalmente più vantaggiosa proponendo accordi alle vittime.

    Anche la Conferenza Episcopale si è mossa di conseguenza e, al contrario delle Linee guida, che non prevedono l’obbligo della denuncia e nessuna sanzione per coloro che si rendono complici, quelle svizzere sono un tantino diverse, sono collaborative con l’autorità giudiziaria e sanzionanti con gli insabbiatori.

    Un vero miracolo, non c’è che dire.

    Di Francesco Zanardi

    Presidente della Rete L’ABUSO

  • Scandalo pedofilia, la Chiesa di Napoli: “Vittime, fatevi avanti”. Le vittime: “Abbiamo paura della Curia”

    Scandalo pedofilia, la Chiesa di Napoli: “Vittime, fatevi avanti”. Le vittime: “Abbiamo paura della Curia”

    Come denuncia l’avvocato Carlo Grezio, la Curia di Napoli stessa “diffuse il vero nome di Diego per ben 8 volte all’interno dello stesso comunicato stampa, infrangendo la sua privacy. Da allora, è ovvio che per come sono andate le cose le vittime non vogliano più mettersi nelle mani della Chiesa di Napoli, hanno paura che accada questo e altro”

    La Curia di Napoli invita le vittime a denunciare “entro 30 gi0rni” dal comunicato stampa che dirama sullo scandalo che coinvolge don Silverio Mura, accusato di pedofilia e ancora al suo posto, contro il quale è in piedi un procedimento civile – l’unico possibile, perché i reati sono prescritti – nel quale ad accusarlo sono tre persone. Esiste, dunque una nuova indagine interna che coinvolge il “don” accusato di aver violentato dei bambini. Ma perché questa fretta? La Curia, nel comunicato stampa, scrive: “Dopo la riapertura del caso disposta da Papa Francesco anche a seguito di altra denuncia riportata da alcuni mezzi di informazione, la Congregazione della Dottrina per la Fede ha affidato alla Diocesi di Napoli l’incarico di procedere ai necessari adempimenti, secondo le norme canoniche”. Di conseguenza, prosegue la nota, “nelle settimane scorse, sono state avviate le procedure relative all’indagine previa, riascoltando il sacerdote accusato. Ora, però, tale indagine presenta qualche difficoltà perché non risulta pervenuta alla Cancelleria della nostra Diocesi alcuna nuova denuncia di persona diversa dal primo accusatore. Si sa soltanto di un’intervista fatta da un giornale quotidiano, nello scorso mese di febbraio, a un nuovo accusatore del quale, però, vennero indicate soltanto le iniziali G.S.”.

    Il primo che, coraggiosamente, si era esposto a denunciare questi fatti terribili è stato Diego Esposito: dall’inchiesta interna non ha avuto riscontri, è stata anzi chiusa per insufficienza di prove, nonostante i numerosi audio e persino video che ha portato a supporto della sua denuncia. Inoltre, dopo quella denuncia Diego ha perso il lavoro, mentre la Curia assolve Don Mura dalle accuse di pedofilia, ritenendo insufficienti gli elementi presentati da Diego Esposito e sottoponendolo a una perizia nella quale lo psichiatra incaricato gli domandava più volte perché avesse accettato l’invito di andare a casa del suo insegnante di religione. Come se non bastasse, come denuncia il suo avvocato Carlo Grezio, la Curia di Napoli stessa “diffuse il vero nome di Diego per ben 8 volte all’interno dello stesso comunicato stampa, infrangendo la sua privacy. Da allora, è ovvio che per come sono andate le cose le vittime non vogliano più mettersi nelle mani della Chiesa di Napoli, hanno paura che accada questo e altro”. Poi incalza: “Alla Curia basterebbe semplicemente basarsi sugli atti processuali che sicuramente conoscono per trarne elementi per il loro giudizio canonico. Perché il processo canonico non può attendere la fase istruttoria del giudizio civile per aspettare quale sarà l’esito? Come mai non possono essere prorogati i termini del processo canonico in attesa dell’escussione dei testi davanti al Tribunale civile?”.

    https://napoli.fanpage.it/scandalo-pedofilia-la-chiesa-di-napoli-vittime-fatevi-avanti-le-vittime-abbiamo-paura-della-curia/amp/

  • PRETE PEDOFILO DI PONTICELLI: LA CURIA DI NAPOLI A CACCIA DELLA SECONDA VITTIMA, MA SI CONTRADDICE

    PRETE PEDOFILO DI PONTICELLI: LA CURIA DI NAPOLI A CACCIA DELLA SECONDA VITTIMA, MA SI CONTRADDICE

    Meno di una settimana fa, durante la sua ultima visita a Ponticelli, il Cardinale Sepe dribblava le nostre domande relative a Don Silverio Mura, il prete accusato di aver compiuto reiterati atti di pedofilia proprio a Ponticelli, negli anni 80/90, confermando l’intenzione di non voler rilasciare dichiarazioni in merito a quello che a tutti gli effetti è diventato un caso nazionale.

    Sabato 7 e domenica 8 aprile, due vittime del prete di Ponticelli, con il volto coperto da maschere, diedero luogo ad un sit-in all’esterno del Duomo di Napoli, proprio per chiedere alla Curia di Napoli una risposta concreta in merito alla pratica avviata in seguito alla denuncia di Diego Esposito, la prima di Don Silverio Mura che da 8 anni combatte per ottenere giustizia. Il giovane che fu adescato dal sacerdote tra i banchi di scuola, Don Mura era il suo docente di religione, ha già presentato due denunce alla Curia, entrambe insabbiate, mentre il processo civile a carico del sacerdote inizierà a breve.

    Proprio mentre era in corso il sit-in, lo scorso 7 aprile, la Curia di Napoli diramò il seguente comunicato:
    “Circa presunti casi di pedofilia, dei quali è stata fatta denuncia in danno di un sacerdote della Diocesi di Napoli, si fa presente che già lo scorso anno dalla Cancelleria diocesana venne precisato che la Congregazione Dottrina della Fede, alla quale la Diocesi di Napoli aveva rimesso tutta la documentazione relativa alla istruttoria fatta in loco, “nel 2016 riteneva non essere emersi gli elementi sufficienti per avviare un processo penale a carico” del sacerdote in questione.
    All’inizio di quest’anno, dopo denuncia fatta da altra persona direttamente alla Santa Sede, il Santo Padre ha deciso la riapertura del caso, incaricando la Congregazione Dottrina della Fede di procedere a tutti gli adempimenti, per cui, poco prima della Pasqua, alla Diocesi di Napoli è stato affidato il compito di effettuare l’indagine previa, che il Cardinale Arcivescovo ha immediatamente avviata ed è, quindi, in atto.
    Una volta completata tale indagine, verrà tutto rimesso, per competenza, alla stessa Congregazione Dottrina della Fede per le valutazioni e determinazioni.”

    In sintesi, la Curia assolve Don Mura dalle accuse di pedofilia, ritenendo insufficienti gli elementi presentati da Diego Esposito – tra cui diversi filmati – per procedere penalmente, inoltre si fa riferimento alla denuncia sporta direttamente alla Santa Sede da un’altra vittima, in merito alla quale, però, nessun giornalista né Diego Esposito, sono riusciti a reperire notizie certe.

    Diego Esposito, ex guardia giurata che ha perso il posto di lavoro proprio in seguito ad una mail che la Curia partenopea inviò alla prefettura in cui riportava il contenuto di un messaggio che il giovane gli aveva fatto pervenire in cui affermava che se non avesse ottenuto risposte chiare e certe in merito alla pratica avviata per prendere provvedimenti contro Don Silverio Mura, si sarebbe suicidato con la pistola d’ordinanza all’esterno del Duomo di Napoli, non ha mai smesso di lottare per ottenere giustizia. Le sue telefonate alla Santa Sede, alla congregazione della Dottrina della Fede e alla Curia di Napoli sono all’ordine del giorno e tutte rigorosamente registrate.
    Lo scorso 22 aprile, Diego Esposito ha assistito alla celebrazione eucaristica del Cardinale Sepe a Ponticelli, in maniera composta e lo ha atteso all’uscita per chiedergli un incontro, per l’ennesima volta, riuscendo a strappargli l’impegno di essere ricevuto a breve.

    Durante la mattinata odierna, sabato 28 aprile, la Curia napoletana ha diramato un altro comunicato:

    “Circa presunti casi di pedofilia, dei quali viene accusato un sacerdote della Diocesi di Napoli, si conferma quanto precisato nel comunicato stampa del 7 aprile scorso e cioè: dopo la riapertura del caso disposta da Papa Francesco anche a seguito di altra denuncia riportata da alcuni mezzi di informazione, la Congregazione della Dottrina per la Fede ha affidato alla Diocesi di Napoli l’incarico di procedere ai necessari adempimenti, secondo le norme canoniche. 
    Di conseguenza, nelle settimane scorse, sono state avviate le procedure relative all’indagine previa, riascoltando il sacerdote accusato.

    Ora, però, tale indagine presenta qualche difficoltà perché non risulta pervenuta alla Cancelleria della nostra Diocesi alcuna nuova denuncia di persona diversa dal primo accusatore.

    Si sa soltanto di un’intervista fatta da un giornale quotidiano, nello scorso mese di febbraio, a un nuovo accusatore del quale, però, vennero indicate soltanto le iniziali G.S.
    Si invitano, pertanto, tutti coloro che sono in possesso di elementi utili per le indagini a darne comunicazione alla Cancelleria della Curia di Napoli, entro e non oltre trenta giorni dalla data del presente comunicato stampa.
    Si avrà modo così di proseguire e concludere l’indagine previa che, una volta ultimata, sarà inviata alla Congregazione della Dottrina per la Fede per le competenti valutazioni e determinazioni.”

    Quindi, se il 7 aprile, la Curia affermava che il caso era stato riaperto in seguito ad una denuncia pervenuta direttamente in Santa Sede, oggi si fa riferimento ad “altra denuncia riportata da alcuni mezzi di informazione”.

    Dov’è finita la vittima che aveva presentato l’esposto direttamente alla Santa Sede?

    Non bastano le due denunce presentate da Diego Esposito per procedere contro Don Mura?

    Se c’era la necessità di raccogliere la testimonianza della seconda vittima del sacerdote, perchè la Curia di Napoli non ha chiesto di incontrare i due accusatori del sacerdote di Ponticelli mentre erano all’esterno del Duomo durante il sit-in?

    Perchè la Curia di Napoli finge di essere all’oscuro del fatto che a breve partirà il processo civile contro Don Silverio Mura e che negli atti processuali della fase istruttoria sono state depositate le testimonianze e le generalità di diversi testimoni, in grado di far luce sugli abusi compiuti dal sacerdote?

    Perchè la Curia di Napoli garantì a Diego Esposito che, in seguito alle sue denunce, Don Mura fu spedito in un convento “per i casi come i suoi” a curarsi e invece è stato individuato, sotto falso nome, nel comune di Montù Beccaria, in provincia di Padova, dove lavorava ancora a stretto contatto con i bambini?

    Interrogativi, contraddizioni e ombre che continuano ad incupire la vicenda, invece di chiarirla.

    Immediata la reazione da parte di Carlo Grezio, l’avvocato di Diego Esposito, che sul suo profilo facebook pubblica le seguenti dichiarazioni: “Se la Curia di Napoli diffonde un appello alle vittime del prete pedofilo può significare solo che : 1) il prete pedofilo continua a negare; 2) la Curia non crede a ciò che è stato scritto negli atti processuali della fase istruttoria; 3) la Curia continua a credere ciecamente al prete pedofilo ed è per questo che annuncia che il processo canonico potrebbe anche chiudersi con un nulla di fatto. Non vedo, a questo punto, per quale motivo una nuova vittima dovrebbe farsi avanti consegnandosi a loro che, se non vedono il film delle violenze in HD o un servizio fotografico (ormai penso occorrano solo questo tipo di prove) mettono sempre brutalmente in piazza tutto e tutti facendo accuse di falsità e di pazzia. 

    La Curia di Napoli non ha nuove denunce su Napoli, ma contro lo stesso prete ne ha un’altra fatta da una vittima direttamente al Papa (come annunciato in un loro precedente comunicato). Altre 3 vittime le conosce già!!! A questo punto siamo tutti un pò stanchi di questo comportamento inspiegabile. Aspetteremo le ulteriori udienze dei giudizi in corso e l’invio degli atti alla Procura della Repubblica che il giudice del tribunale civile dovrà necessariamente disporre. Che peccato!…..riescono sempre a inasprire gli animi e a rovinare tutto ogni volta che si prospetta un avvicinamento tra Diego e la chiesa! Non vogliono chiudere questo caso…..Ormai è chiaro!”

    Prete pedofilo di Ponticelli: la Curia di Napoli a caccia della seconda vittima, ma si contraddice

  • AUDIO-VITTIMA PRETE PEDOFILO DI PONTICELLI, LA CHIESA: “CASI COME I SUOI, DENUNCIATI TUTTI I GIORNI”

    AUDIO-VITTIMA PRETE PEDOFILO DI PONTICELLI, LA CHIESA: “CASI COME I SUOI, DENUNCIATI TUTTI I GIORNI”

    “Casi come i suoi e parole come le sue, le sentiamo, qui, tutti i giorni”: una frase che letta così, appare banale ed innocua, mentre invece, inserita nel contesto in cui viene pronunciata, assume un peso ben più serio.

    Durante la giornata di oggi, venerdì 20 aprile, Diego Esposito, una delle vittime di Don Silverio Mura, il sacerdote in servizio a Ponticelli negli anni ’80/’90, ha contattato telefonicamente la Congregazione per la dottrina della fede, per ricevere notizie relative al “suo caso”.

    La Congregazione per la dottrina della fede è costituita da un Collegio di Cardinali e Vescovied è l’organismo della Curia romana incaricato di promuovere e tutelare la dottrina della Chiesa cattolica. L’organico è composto da alcuni Officiali coordinati dal Capo Officio: essi curano le questioni da seguire in base alla loro diversa competenza e alle esigenze della Congregazione.

    Le competenze della Congregazione, nello specifico, riguardano i seguenti aspetti: le questioni circa la dottrina della fede e della vita morale; l’esame delle nuove teorie in materia dogmatica e morale; riprovazione ed eventuale condanna di dottrine contrarie ai principi della fede; giudizio previo di documenti di altri Dicasteri per ciò che concerne la propria competenza; esame dei delitti contro la fede, la morale e la celebrazione dei Sacramenti;
    promozione ed organizzazione di studi e congressi.

    Il giovane che ha denunciato gli abusi subiti da adolescente dal prete del suo quartiere che ha conosciuto, per giunta, non nel corso della pratica di attività parrocchiali, ma in veste di docente di religione tra i banchi i scuola, ha contattato gli uffici della Congregazione per chiedere notizie in merito a due questioni: la prima in relazione al processo canonico nei confronti di Don Silverio Mura, il prete verso il quale non ha puntato il dito solo Diego Esposito, ma anche altre vittime che denunciano di aver subito abusi sessuali da parte sua in età adolescenziale, e la seconda riguarda l’esposto nei confronti del cardinale Sepe, reo di aver insabbiato le denunce mosse dal giovane nel corso di questo anni e di avergli anche fatto perdere il posto di lavoro.
    Diego, infatti, lavorava come guardia giurata e nel corso di una serie di missive inviate alla Curia di Napoli scrisse al cardinale di essere talmente disperato e allo stesso tempo determinato nel ricevere giustizia che non avrebbe esitato a togliersi la vita con la pistola di ordinanza dinanzi al Duomo di Napoli pur di centrare il suo obiettivo.

    Sepe inviò quella missiva alla Procura di Napoli: tanto bastò per far perdere il posto di lavoro al giovane marito e padre di famiglia, reo di aver denunciato gli abusi subiti quando era un ragazzino, da parte di un “servo di Dio”.

    Le affermazioni esternate dal referente della Congregazione per la dottrina della fede a Diego Esposito, nel corso della telefonata odierna, in virtù del quadro che è venuto a delinearsi nel corso del tempo e che ha visto la Chiesa “complice” del prete accusato di atti di pedofilia giunto perfino a Montù Beccaria sotto falso nome, assume una connotazione e un significato ben più serio: la Congregazione, per “rassicurare” una delle vittime di Don Silverio Mura, afferma che le denunce di atti di pedofilia da parte di preti sono all’ordine del giorno.

    AUDIO-Vittima prete pedofilo di Ponticelli, la Chiesa: “casi come i suoi, denunciati tutti i giorni”

  • NAPOLI; il Papa non riapre il caso di Diego Esposito – era una Fake News, ma c’è una nuova vittima di don Mura che denuncia in Vaticano

    NAPOLI; il Papa non riapre il caso di Diego Esposito – era una Fake News, ma c’è una nuova vittima di don Mura che denuncia in Vaticano

    Tutti avevamo creduto che l’annuncio fatto dalla Diocesi di Napoli nei giorni del sit-in, sull’apertura di una nuova indagine su don Silverio Mura – il prete di Ponticelli accusato da diverse persone di abusi sessuali – fosse riferito alle richieste avanzate, proprio nel sit-in di protesta, da Diego Esposito e Giuseppe Scognamiglio.

    Anche la stampa, come noi, aveva dato la notizia per buona e si era creato un effetto domino che aveva fatto rimbalzare la notizia in tutta Italia.

    Io l’avevo letta, cercavo un Comunicato ufficiale della Diocesi perché, conoscendo le linee guida della chiesa, suonava strano che fosse stata aperta una “Indagine Previa”: il caso di Diego Esposito ha già visto da tempo le indagini, ci sono stati anche gli interrogatori, una riapertura avrebbe significato l’inizio del processo canonico per Mura, non un’Indagine Previa.

    Tornato a casa cerco e trovo il comunicato stampa rilasciato dalla diocesi di Napoli proprio il 7 aprile 2018, il primo giorno di sit-in davanti al Duomo e scopro la Fake News.

    Nel comunicato non vi è affatto scritto che il Papa ha riaperto il caso di Diego Esposito e Giuseppe Scognamiglio: c’è scritto l’esatto contrario “già lo scorso anno dalla Cancelleria diocesana venne precisato che la Congregazione Dottrina della Fede, alla quale la Diocesi di Napoli aveva rimesso tutta la documentazione relativa alla istruttoria fatta in loco, “nel 2016 riteneva non essere emersi gli elementi sufficienti per avviare un processo penale a carico” del sacerdote in questione”. Quindi per Diego Esposito il caso è chiuso.

    Dallo stesso Comunicato si apprende invece che c’è una nuova vittima “All’inizio di quest’anno, dopo denuncia fatta da altra persona direttamente alla Santa Sede, il Santo Padre ha deciso la riapertura del caso, incaricando la Congregazione Dottrina della Fede di procedere a tutti gli adempimenti, per cui, poco prima della Pasqua, alla Diocesi di Napoli è stato affidato il compito di effettuare l’indagine previa, che il Cardinale Arcivescovo ha immediatamente avviata ed è, quindi, in atto”. Come si apprende dal Comunicato, la nuova presunta vittima non ha denunciato alla Diocesi di Napoli, ma al Vaticano, che ha chiesto alla Diocesi di Napoli di adempiere all’indagine.

    Questa chiesa fa miracoli in materia di pedofilia, quando poi si tratta di far girare Fake News non la batte nessuno, già prima di Pasqua si era data notizia che il papa avesse riaperto il caso su don Mura, qualche giorno dopo fu scoperto invece a Montù Beccaria…

    Francesco Zanardi

  • L’Italia “congela” le garanzie costituzionali dei minori

    L’Italia “congela” le garanzie costituzionali dei minori

    Lo scorso 19 febbraio l’associazione Rete L’ABUSO, per mano del proprio legale, l’avvocato Mario Caligiuri del foro di Roma, dava seguito ad una serie di iniziative nate dopo la relazione del Comitato ONU per la Tutela del Fanciullo, relazione che condannava pesantemente le politiche omissive della Santa Sede, non solo inadeguate sotto l’aspetto della tutela dei minori, ma totalmente prive di programmi concreti nella prevenzione e nel supporto alle vittime.

    La prima delle iniziative proposte dalla Rete L’ABUSO, concretizzata grazie all’impegno e alla disponibilità del Deputato Matteo Mantero (M5s), è stata l’interrogazione parlamentare depositata il 27 novembre 2017 nella quale si chiedeva al Governo Italiano, fanalino di coda in Europa, di iniziare a prendere iniziative a riguardo, cominciando a quantificare per esempio, l’entità del fenomeno che, negli altri paesi, ha raggiunto percentuali spaventose, come il 7% dell’Australia. Dati che in Italia, ad oggi, non sono disponibili, l’unico dato lo dà la nostra associazione, ma è in notevole difetto: raccoglie i primi casi solo a partire dall’anno 2005, e sono solo quelli acquisiti negli anni tramite articoli di giornale e ricerche negli archivi della stampa.

    Il nostro paese ha ratificato la Convenzione ONU per la Tutela del Fanciulllo e il solo fatto che permetta, sul territorio italiano, che le gerarchie ecclesiastiche attuino indisturbate le stesse violazioni contestate alla Santa Sede dal Comitato per la Tutela del Fanciullo, equivale non solo ad infrangere quella stessa convenzione, ma anche a rendersi responsabile civile nei confronti dei propri cittadini.

    Disattesa anche la Convenzione di Lanzarote: sia nell’introduzione del cosiddetto “Certificato anti pedofilia” che, provvidenzialmente in Italia non viene richiesto a quella, da sempre, la fascia più a rischio, ovvero il volontariato: allenatori di calcio, istruttori di vario genere, scout ecc.

    Un vuoto legislativo quasi ad ok, proprio in quella fascia alla quale appartengono anche i sacerdoti.

    Troviamo la Convenzione di Lanzarote disattesa anche per quanto riguarda le garanzie delle vittime, come per esempio la loro audizione che, obbligatoriamente, prevede modalità protette e tecnici qualificati che assistano la vittima. Nei tribunali canonici assistiamo a violazioni gravi di queste garanzie perche, oltre al fatto che in quelle sedi la vittima non può usufruire di nessun tecnico qualificato che la tuteli, non gli è permessa nemmeno la presenza del difensore di fiducia.

    Il risultato che si ottiene è quello di sottoporre la vittima a un’ulteriore violenza psicologica, come documentato recentemente nel caso di don Silverio Mura proposto nel servizio de LE IENE (min. 11,15). Pochi giorni dopo quel servizio, si scoprirà che don Mura, da più di un anno operava in un paesino del pavese, addirittura sotto falso nome e ancora a stretto contatto con minori.

    Anche per questi motivi, lo scorso 19 febbraio la Rete L’ABUSO ha diffidato il Governo ad intervenire con sollecitudine. La tempistica prevista per questo tipo di istanze, prioritarie in questo caso proprio perché parliamo di minori,  è di trenta giorni, dopo di che potrebbe configurarsi, da parte degli uffici inadempienti, il reato di omissione di atti d’ufficio.

    Tra i destinatari della diffida, la PRESIDENZA DELLA REPUBBLICA, la PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI, lo stesso CENTRO REGIONALE DI INFORMAZIONE DELLE NAZIONI UNITE – COMITATO ONU PER I DIRITTI DEL FANCIULLO, la PRESIDENZA DELLA 12ª COMMISSIONE AFFARI SOCIALI.

    Ad oggi, non è ancora pervenuta alcuna risposta da parte di nessuno degli uffici chiamati in causa, malgrado la gravità dei fatti esposti, le istituzioni italiane hanno tacitamente deciso di non intervenire.

    Preoccupante anche la posizione assunta dalla Commissione ONU per la Tutela del Fanciullo, forse quella più imbarazzante di tutta la vicenda: non solo perché, malgrado la gravità di quanto espresso nella relazione del 31 gennaio 2014, a oggi sembra non avere più interesse nella vicenda, ma anche per essersi in qualche modo lasciata mettere i piedi in testa dalla Santa Sede.

    Quest’ultima avrebbe dovuto rispondere entro il 1 settembre del 2017, ma non lo ha fatto e, a oggi, l’ONU sembra essersi dimenticata anche di questo.

    Su tutti i fronti possiamo dire che, in Italia, di fatto sono congelate le garanzie costituzionali dei minori, i Governi degli ultimi 18 anni, per amor del Vaticano, non hanno mai intrapreso azioni di contrasto al fenomeno, non si conosce neppure la sua entità.

    Ad oggi in Italia non esistono campagne di consapevolezza sul fenomeno, non solo della pedofilia in ambito clericale, ma anche di quella civile. Non esiste alcuna forma di prevenzione, neppure se ne parla, e così la prevenzione si riduce, nei fatti, ad intervenire solo quando oramai ci sono delle vittime.

    Il servizio de LE IENE che abbiamo citato prima ci è testimone, non solo nelle violenze psicologiche subite dalla vittima durante il processo canonico, celebrato contro ogni regola, ma anche nelle leggi, totalmente inesistenti e inadeguate, tant’è che una persona denunciata per pedofilia, ha potuto, così come se nulla fosse, senza alcun accertamento in merito, essere messa ancora a contatto con minori.

    Ma quello di don Mura non è l’unico caso, purtroppo.

    Analoghi i casi di don Luciano Massaferro, don Gianni Trotta, don Paolo Turturro, don Nicola Corradi e via dicendo: sono decine, tutti, malgrado le denunce e le condanne, messi nuovamente a contatto con minori, alcuni hanno anche reiterato i crimini in barba non solo alla prevenzione, ma a qualunque logica di buonsenso.

    Paradossalmente, in Italia, ha più garanzie costituzionali e diritti il pedofilo che il bambino. Il minore è parte della fascia più debole dei cittadini, e accede alle garanzie costituzionali solo grazie alla responsabilità e alla tutela che lo Stato si assume nei suoi confronti.

    Francesco Zanardi

    Presidente Rete L’ABUSO

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  • Sit in vittime dei preti pedofili: “Servono denunce penali contro chi ha compiuto abusi”

    Sit in vittime dei preti pedofili: “Servono denunce penali contro chi ha compiuto abusi”

    “Curia napoletana dia risposte e aiuti la Magistratura a fare chiarezza”

  • Italy  #ChurchToo – NAPOLI 7-8 Aprile, Sit-in delle vittime di preti pedofili davanti al Duomo

    Italy #ChurchToo – NAPOLI 7-8 Aprile, Sit-in delle vittime di preti pedofili davanti al Duomo

    Un Sit-in di due giorni davanti al Duomo di Napoli dove diverse vittime, mettendoci la faccia, protesteranno chiedendo conto al Cardinale Crescenzio Sepe e alla Diocesi napoletana, sull’esito dei loro procedimenti canonici, divenuti ormai come il segreto di Pulcinella.

    L’iniziativa non violenta partita dalle vittime e patrocinata dall’Associazione Rete L’ABUSO, nasce soprattutto a seguito dell’ultimo scandalo napoletano, quello del sacerdote Silverio Mura recentemente scoperto a fare il prete sotto falso nome in un piccolo paesino del nord, Montù Beccaria, dove da un anno circa, malgrado le denunce, operava ancora a stretto contatto con i minori.

    La Rete L’ABUSO ha svolto alcune indagini sul caso scoprendo che don Silverio Mura arriva nel piccolo cento di Montù Beccaria poco più di un anno fa, dopo la morte della madre.

    A proporlo come aiuto al parroco di Montù – don Simone Baggio – sarà padre Egidio Pittiglio, un sacerdote della Diocesi di Cremona che ha fatto carriera, oggi è Superiore Generale della Congregazione dei Missionari della Divina Redenzione e vive proprio a Napoli, per esattezza a Nola e assegnato alla Parrocchia dei Santi Cosma e Damiano, Carbonara di Nola.

    Da quanto apprendiamo, padre Pittiglio avrebbe proposto da subito don Silverio Mura con un nome falso (Saverio Aversano) al parroco di Montù, che così riuscirà ancora una volta a nascondersi insieme ai suoi scheletri, fino allo scorso 7 marzo, quando un servizio delle IENE lo smaschera.

    Di qui la rabbia delle vittime di don Silverio Mura, quella delle mamme di Montù Beccaria, ma in particolare quella della vittima Diego Esposito, che da otto anni, dopo essersi sottoposto ad un processo canonico, poi insabbiato dalla Diocesi e riaperto lo scorso 17 febbraio da Papa Francesco, scopre l’ennesima presa in giro, che questa volta potrebbe essere costata cara anche ad altri minori, cosa per lui e per noi tutti inaccettabile.

    Un’iniziativa rara in Italia dove generalmente siamo abituati a vedere i fedeli in processione per difendere il pedofilo, mai nessuno per la vittima.

    L’iniziativa coinvolgerà le vittime di due casi insabbiati nel napoletano, quello di don Silverio Mura e quello di don Maurizio Palmieri.

    Sarà presente nei due giorni di Sit-in anche il Presidente della Rete L’ABUSO Francesco Zanardi, anche lui vittima di abusi, che personalmente vuole sostenere in questa lodevole iniziativa civile e non violenta le vittime napoletane e le loro famiglie che saranno presenti al Sit-in del 7 e 8 aprile.

    L’iniziativa è patrocinata dalla Rete L’ABUSO (Associazione italiana dei sopravvissuti agli abusi sessuali del clero) e rientra nelle iniziative internazionali del programma #ItalyChurchToo

    L’Ufficio di Presidenza

    contattaci: info@retelabuso.org

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  • Prete NASCOSTO a Montù Beccaria – LA PARROCCHIA E’ ANCORA UN LUOGO SICURO?

    Prete NASCOSTO a Montù Beccaria – LA PARROCCHIA E’ ANCORA UN LUOGO SICURO?

    In questi giorni su vari quotidiani e on-line si legge, con varie sfumature, la “protesta” delle “mamme di Montù Beccaria”.
    In seguito al servizio delle Iene, è esploso il caso di questo sacerdote che, pur essendo accusato di aver abusato di diversi minori, in provincia di Napoli, diversi anni fa, da un anno circa si trovava in provincia di Pavia, ancora a contatto con i minori e con un falso nome.
    E’ disarmante pensare che tutto questo non sia “un brutto sogno”.

    Ma come è possibile che sia accaduto?

    Come mamma di un figlio abusato da un sacerdote, vorrei approfondire cosa significa (per un genitore che, nonostante tutto, non ha perso la Fede), avere ogni volta una ulteriore conferma che QUESTO è il modo di agire della Chiesa:

    1) il prete che non viene denunciato dai familiari viene sistematicamente spostato altrove

    2) nello “spostamento” non viene presa nessuna precauzione: spesso (sempre?) viene collocato ancora a contatto con i minori

    3) finché la famiglia del minore abusato non denuncia alle autorità civili/penali, al prete non succede assolutamente nulla

    4) se, ogni tanto, viene aperta una indagine canonica, alla vittima non viene dato nessun riscontro dell’andamento del processo canonico
    5) l’attenzione per le vittime, da parte delle Diocesi è pressoché nulla

    6) nonostante le raccomandazioni del Card. O’Malley (il Presidente della Pontificia Commissione Tutela dei Minori) circa il dovere morale di denunciare gli abusi alle autorità civili, non risultano casi in cui sia il Vescovo stesso che denunci un prete

    7) al Vescovo che insabbia il caso non succede nulla, nonostante i proclami di Papa Francesco

    Cosa significa per me tutto questo?

    Rispetto alla vicenda di mio figlio non posso tornare indietro, e non serve a nessuno ragionare con il senno di poi.

    Il desiderio più grande per un genitore che sta vivendo questo dramma, e lo dico con cognizione di causa perché, attraverso l’Associazione Rete L’ABUSO, sono in contatto con diversi genitori, è quello che “tutto questo non si ripeta ad altri”… è un gran bisogno di fare qualcosa perché ogni prete pedofilo venga fermato!

    Quello che abbiamo vissuto sulla nostra pelle non lo auguriamo a nessuno.

    Le mamme di Montù Beccaria stanno compiendo un grandissimo atto di civiltà: andare a fondo per sapere chi era a conoscenza del passato di don Silverio Mura e non ha fatto NULLA per metterlo nelle condizioni di non nuocere più.

    ANCORA AD INSEGNARE CATECHISMO AI BAMBINI!!!

    E se fosse successo ancora? E se fosse successo anche a Montù Beccaria? Il Papa sarebbe intervenuto “chiedendo scusa”?

    Non si scherza con la vita delle persone! E ancor meno con la vita di chi è indifeso e andrebbe protetto, anziché violentato e privato degli anni più belli… esagero?

    Parlate con qualche mamma di vittima, e giudicherete da soli se esagero…

    Questa cosa dà scandalo. Uno scandalo inaccettabile, che non ha scusanti: ancora con i minori, pazzesco!

    E proprio proprio tranquilli ai vertici della Diocesi non dovevano essere, visto che gli hanno addirittura fatto cambiare nome…

    Le Parrocchie sono ancora luoghi sicuri?

    A Montù Beccaria non si può dire di sì con certezza, perché a Napoli era ben chiaro che don Mura fosse un presunto pedofilo… e, nonostante ciò, il Card. Crescenzio Sepe lo ha inviato in provincia di Pavia, confidando magari nel fatto che, a tanti km di distanza, nessuno venisse a saperlo!

    Che tristezza!

    Da cattolica affermo che questo modo di agire della Chiesa è fondamentalmente proprio CONTRO LA CHIESA.

    Che senso ha creare un clima di sfiducia, di rabbia, di paura?

    Non ci si rende conto che tutto questo allontana dalla Chiesa?

    “Nascondere, coprire, lavare i panni sporchi in casa”: non è efficacie per nessuno, non serve a nessuno… aggiunge solo dolore a dolore.

    Sembra talmente ovvio solo a me?

    Il tentativo assolutamente goffo di “salvare il salvabile” (il buon nome della Chiesa, forse?) nascondendo tutto, ottiene solo il risultato di peggiorare in credibilità!

    E per Diego Esposito (una delle presunte vittime di don Silverio Mura)?

    Da otto anni attende notizie del processo canonico… come si sarà sentito in questi giorni scoprendo che don Silverio si occupava ancora di bambini? Come si sarà sentito quando Papa Francesco, recentemente, ha confermato il Card. Sepe a guida della Diocesi di Napoli?

    Non è difficile da immaginare, e io posso comunque confermarlo perché sento abbastanza spesso Diego: una pugnalata dietro l’altra…

    Conosco Santi Sacerdoti (pochi, per la verità: la maggior parte sono piuttosto mediocri, purtroppo), sacerdoti che, come me, sono indignati per il comportamento dei vertici della chiesa nella gestione del dramma della pedofilia.

    Quando si deciderà di affrontare davvero seriamente questo problema?

    Sia da parte della Chiesa che dello Stato.

    Possibile che per un dramma così grande il tempo della prescrizione siano solo 10 anni?

    Si ha una vaga idea di quanto tempo ci vuole affinché una vittima riesca a prendere coscienza di quello che gli è successo, a dirlo a se stesso, a riuscire a dirlo a qualcuno? … forse no …

    I proclami del Papa non servono più. I grandi annunci mediatici non servono più. Le “scuse” non servono più. Aggiungono solo dolore a dolore.

    Una mamma cattolica

    (lettera firmata)

  • Perché la storia del prete condannato e assolto per lo stesso reato non si ripeta

    Perché la storia del prete condannato e assolto per lo stesso reato non si ripeta

    Don Massaferro è stato condannato in via definitiva per pedofilia dallo Stato italiano e assolto perché innocente dal tribunale ecclesiastico

    Il prete di Alassio don Luciano Massaferro passerà alla storia per essere stato condannato dallo Stato italiano per pedofilia in via definitiva a sette anni e otto mesi e per essere stato giudicato completamente innocente, per lo stesso reato, dal tribunale ecclesiastico.

    Se prendiamo sul serio questo fatto gravissimo e non lasciamo che rimanga solo un episodio clamoroso tra tanti, don Luciano ha l’occasione di essere ricordato però non solo per essere stato o no un “prete pedofilo”, ma per aver reso evidente l’urgente necessità di negoziare un accordo tra Stato Italiano e Chiesa Cattolica a riguardo del delitto di pedofilia dei preti.

    Ne bis in idem è un principio fondamentale del diritto e significa che non può esserci doppio giudizio per lo stesso reato. Ma per don Luciano le cose non sono andate così. È un criterio fondamentale di giustizia tanto che in paesi come gli Stati Uniti, il Canada, il Messico, l’Argentina e l’India è considerato un principio costituzionale. Nel diritto italiano questo principio è pienamente accolto ma, come si è reso clamorosamente evidente nella vicenda del prete ligure, non vige nei rapporti tra Stato e Chiesa.

    Per i giudici italiani Massaferro è colpevole. Nel febbraio 2011 il Tribunale di Savona lo condanna a sette anni e otto mesi di carcere e, nel novembre dello stesso anno, la pena viene confermata dalla Corte di Appello di Genova; nel 2012 poi la Cassazione emette il proprio giudizio respingendo il ricorso presentato dal noto avvocato Franco Coppi. Diventa così definitiva la sentenza per cui il sacerdote ha «costretto in più occasioni la minore, approfittando dell’autorità conferitagli dal suo ruolo di parroco della chiesa di San Vincenzo di Alassio, a compiere o subire atti sessuali».

    Fra arresti domiciliari e cella don Luciano sconta sei anni e due mesi di reclusione. A febbraio scorso però il vescovo Borghetti rendo noto che per la Chiesa don Luciano è innocente: c’è stato un processo canonico durato più di quattro anni al termine del quale il tribunale ecclesiastico emana una sentenza per cui il sacerdote deve essere riabilitato in quanto “non consta che abbia commesso i delitti a lui ascritti”. Nel rendere nota la decisione il vescovo cita l’articolo 7 della Costituzione italiana secondo il quale lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani. E proprio questo è il problema. Il problema, cioè, non è tanto che Stato e Chiesa siano indipendenti e sovrani ma che non ci sia tra essi un accordo tale da impedire che venga infranto il principio universale del “Ne bis in idem” quello per il quale in nessun luogo al mondo può accadere di essere giudicati due volte per la stessa cosa.

    Se è giusto che Stato e Chiesa godano della più totale autonomia è altresì doveroso che si trovi un accordo perché non accada più di essere giudicati due volte per lo stesso delitto. È ora che, dopo il Concordato firmato da Craxi e Casaroli nel 1984, Chiesa e Stato siedano di nuovo attorno a un tavolo per regolare situazioni come quelle di don Luciano: con quale diritto la Chiesa ha fatto un secondo processo su un delitto per il quale già c’era una sentenza definitiva? Proprio perché le sentenze umane sono fallibili non si può permettere che ce ne siano due per lo stesso delitto. Può avvenire infatti – come accaduto per don Luciano – che una dia esito di colpevolezza e l’altra d’innocenza e così l’unico risultato finale è far capire che la giustizia non esiste e che la legge non ha nessun valore.

    Se partiamo dalla convinzione che Chiesa e Stato abbiano la loro indipendenza si tratta semplicemente di armonizzare i rispettivi ambiti di competenza così come avviene tra diversi stati sovrani. Cesare Battisti, per esempio, è stato condannato in Italia all’ergastolo, è evaso, ora si trova in Brasile ma nessuno lì si sogna di fargli un nuovo processo per i delitti commessi: tema del contendere non è che sia innocente ma se e come operare l’estradizione. Si agisce così perché il Brasile riconosce all’Italia la capacità di condurre in porto un giusto processo e la stessa cosa riconosce l’Italia al Brasile: pare del tutto logico pertanto che un analogo ordine di argomentazioni debba governare i rapporti tra Stato italiano e Chiesa. Perché non si è affrontata la spinosa questione di come trattare la pedofilia dei preti nel Concordato del 1939 (i Patti Lateranensi) e in quella successivo del 1984? Forse perché allora allora la sensibilità per questo terribile delitto era veramente minima: basti pensare che nel Catechismo della Chiesa Cattolica promulgato nel 1992 la parola pedofilia non esiste. E anche questa cosa andrebbe davvero cambiata al più presto.

     https://www.agi.it/blog-italia/idee/pedofilia_don_luciano_massaferro_storia-3648070/post/2018-03-20/