Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Pedofilia, carcere a don Seppia

    Pedofilia, carcere a don Seppia

    Martedì, 28 febbraio 2012 – 16:11:00
    Don Seppia

    La custodia in carcere e’ “la misura piu’ adeguata ad impedire la prosecuzione dell’attivita’ criminosa”. Cosi’ la quarta sezione penale della Cassazione spiega perche’ ha deciso di confermare il carcere per don Riccardo Seppia, il prete genovese finito in manette nel giugno 2011 perche’ accusato di violenza sessuale ai danni di minorenni e di violazione della legge sugli stupefacenti.

    La suprema corte ha rigettato il ricorso del religioso – a carico del quale e’ gia’ iniziato il processo con rito abbreviato – contro l’ordinanza con cui il tribunale del riesame del capoluogo ligure aveva disposto la custodia in cella. I giudici di piazza Cavour, infatti, hanno condiviso le motivazioni del riesame, rilevando in particolare “la sussistenza di un pericolo di recidiva particolarmente elevato – si legge nella sentenza numero 7772 depositata oggi – in special modo in ordine ai reati a connotazione sessuale alla stregua della spiccata e perversa inclinazione del Seppia a rivolgere le proprie attenzioni omosessuali pedofile nei confronti di giovanissimi frequentatori della parrocchia, come anche ammesso dallo stesso indagato, o comunque di bambini anche dodicenni”.

  • Noto per il suo impegno antimafia

    Noto per il suo impegno antimafia

    22 febbraio 2012 – Don Paolo Turturro, ex parroco della chiesa di Santa Lucia a Palermo, dov’era noto per il suo impegno antimafia, ha presentato ricorso in Cassazione contro la condanna a sei anni e sei mesi da lui subita per due episodi di pedofilia con la sentenza della Corte di Appello di Palermo che il 20 ottobre 2011 ha confermato la pena stabilita in primo grado dal Tribunale di Palermo il 17 luglio 2009.

    Nel ricorso, firmato dall’avvocato Ninni Reina, si sostiene che la
    motivazione è “carente, illogica e contraddittoria” e si formulano rilievi anche sull’attendibilità della testimonianza dei minorenni ascoltati durante il processo.

    “La partecipazione dei consulenti tecnici nominati, all’audizione dei minori, effettuata nella fase delle indagini preliminari, risulta essere funzionale allo specifico incarico ad essi affidato”, si sostiene nel ricorso, che parla anche “di inutilizzabilità patologica, perchè relativa a dichiarazioni rese da minori persone offese da reati sessuali, assunte in violazione” delle norme del codice di procedura penale e “dell’obbligo di verbalizzazione delle dichiarazioni da parte del pubblico ufficiale che le assume”.

    Infine, il legale prospetta anche discordanze a suo avviso “frutto di un errore mnemonico”.

  • Palermo, parroco denunciato per atti osceni

    Palermo, parroco denunciato per atti osceni

    PALERMO – Il parroco di una chiesa di Palermo è stato denunciato dalla polizia per atti osceni in luogo pubblico. Il sacerdote è stato fermato di notte da una “Volante” e sorpreso in atteggiamenti intimi con un giovane di Palermo.

    La vicenda è avvenuta nei mesi scorsi, ma si è appresa solo adesso. L’indagine è stata tenuta riservata. Da oggi il sacerdote non è più il parroco della chiesa in cui da anni celebrava messa ed in cui insegnava il catechismo ai bambini. Inoltre, si è pure dimesso da insegnante di religione in uno dei licei più in vista del capoluogo siciliano.

    L’indagine era stata coordinata dalla Procura di Palermo, che dopo aver esaminato il rapporto della polizia ha segnalato i fatti al Provveditorato agli studi di Palermo, perché il parroco era un insegnante, e alla Curia, per via dei contatti che l’uomo aveva con i bambini del catechismo.

    La parrocchia in cui il prete diceva messa, nei mesi scorsi, è stata al centro di una polemica scaturita dal fatto che la vedova del mafioso Ignazio Salvo aveva regalato un confessionale alla chiesa in cui aveva fatto scrivere: “Dono di fede e d’amore in perpetua benedizione e memoria”.

    venerdì 12 settembre 2008
    Mafia. Targa in Chiesa in memoria di Ignazio Salvo, ed è polemica
    Quella targa in chiesa con inciso ”Dono di fede e d’amore in perpetua benedizione e memoria di Ignazio Salvo” ha fatto storcere il naso a tanti fedeli che hanno protestato. E’ infatti in ricordo dell’esattore condannato per mafia, insieme al cugino Nino, e ucciso il 17 settembre 1992. La targa si trova nella parrocchia ”Regina Pacis”, a Palermo, su un confessionale donato dalla vedova e dai figli. Nella sentenza-ordinanza del maxiprocesso Giovanni Falcone scrisse che ”i Salvo si sono avvalsi della mafia per raggiungere posizioni di potere di assoluto rilievo e hanno costituito uno dei fattori maggiormente inquinanti delle istituzioni della Sicilia”. Rivelo’ il pentito Tommaso Buscetta: ”Sono uomini d’onore della famiglia di Salemi e come tali mi sono stati presentati da Stefano Bontade”. Ed e’ proprio ricordando questo passato che i parrocchiani, come racconta l’edizione locale di Repubblica, chiedono la rimozione della targa. Ribatte il parroco Aldo Nuvola: ”La vedova di Ignazio Salvo, Giuseppa Puma e’ molto attiva in parrocchia, fa parte del gruppo dei Neocatecumenali. Alla chiesa ha fatto tante donazioni. Quando arrivai in parrocchia non sapevo che fosse la moglie dell’ex esattore. E quando si pose il problema dell’acquisto del confessionale lei si fece avanti e mi chiese di mettere quella targhetta in memoria del marito. Solo dopo mi fecero notare le vicissitudini giudiziarie dell’uomo”.

    http://cittanuovecorleone.blogspot.com/2008/09/mafia-targa-in-chiesa-in-memoria-di.html

  • Don Seppia, pm chiede 11 anni e 8 mesi per il prete accusato di violenza su minori

    Don Seppia, pm chiede 11 anni e 8 mesi per il prete accusato di violenza su minori

    Chieste anche sanzioni per 32mila euro. L’ex parroco di Sestri Ponente ha assisitito in silenzio alla requisitoria

    Don Seppia arriva al Tribunale di Genova (Ansa/Zennaro)

    GENOVA – Il pm di Genova Stefano Puppo ha chiesto 11 anni e 8 mesi per don Riccardo Seppia, l’ex parroco di Sestri Ponente arrestato nel maggio scorso con l’accusa di tentata violenza sessuale su minori, plurima offerta di droga anche a minori e tentata induzione alla prostituzione minorile. Il processo è stato aggiornato al prossimo 19 marzo.

    Sanzioni per 32mila euro. Il pm Stefano Puppo ha chiesto per don Seppia, oltre agli 11 anni e 8 mesi di carcere, anche sanzioni a vario titolo per 32 mila euro. L’udienza riprenderà con la parola all’avvocato del sacerdote, Paolo Bonanni. L’ex parroco di Sestri Ponente, che ha assistito all’udienza in silenzio, sta facendo ritorno al carcere di Sanremo. Nel corso dell’udienza di oggi, il gup Roberta Bossi ha respinto la richiesta della radicale Marta Palazzi, che aveva chiesto di costituirsi parte civile in sostituzione del Comune di Genova per una «operazione di trasparenza e pulizia».
    Martedì 14 Febbraio 2012 – 18:23 Ultimo aggiornamento: 18:36

    www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=181433&sez=HOME_INITALIA

  • Pedofilia: domani a Genova via al processo per don Seppia

    Pedofilia: domani a Genova via al processo per don Seppia

    Pedofilia: domani a Genova via al processo per don Seppia
    Si apre domani a Genova, di fronte al gup Roberta Bossi, il processo in abbreviato a don Riccardo Seppia, arrestato nel maggio scorso per avere offerto droga e chiesto prestazioni sessuali a un ragazzo minorenne e avere molestato sessualmente un chierichetto. L’ex sacerdote della parrocchia dello Spirito Santo di Sestri Ponente, risponde di tentata violenza sessuale pluriaggravata per i palpeggiamenti al chierichetto, plrurime offerte di cocaina, anche a minori, offerta di cocaina al complice e amico Emanuele Alfano, tentata induzione alla prostituzione minorile e detenzione di materiale pedopornografico. Don Seppia e’ difeso dall’avvocato Paolo Bonanni. L’ex seminarista e sodale di don Seppia, Emanuele Alfano, fu arrestato un mese dopo il sacerdote. Ha scelto il rito ordinario. Quattro i capi di imputazione di cui risponde: induzione alla prostituzione minorile; favoreggiamento della prostituzione minorile; prostituzione minorile; detenzione di materiale pedopornografico .

    (13 febbraio 2012)

  • Accusa di molestie, sacerdote assolto dal gip di Paola COSENZA.

    Accusa di molestie, sacerdote assolto dal gip di Paola COSENZA.

    Da l’Avvenire di oggi 10 febbraio 2012, pag. 14

    Accusa di molestie, sacerdote assolto dal gip di Paola COSENZA. Il gip del mTribunale di Paola ieri ha assolto, al termine di un processo con rito abbreviato, padre Pio Marotti dall’accusa di abusi sessuali. Secondo la ricostruzione dell’accusa il religioso avrebbe operato delle molestie nei confronti di un minorenne di San Pietro in Amantea, piccolo centro della
    costa tirrenica cosentina. Ieri, al termine della sua arringa, il pubblico ministero aveva chiesto la condanna dell’uomo di fede a 6 anni di reclusione. (D. Mar.)


    Dall’edizione di oggi 10 febbraio 2012 della Gazzetta del sud, pag. 33

    SAN PIETRO IN AMANTEA
    Pedofilia, assolto padre Pio Marotti
    Infondate le accuse al religioso
    articolo in formato pdf a pagina 33

    www.diocesicosenza.it/index.php?opt…id=76&Itemid=99

    Marotti P. Pio, O.F.M.

    n.a Benevento il 12/02/51; ord. a Frigento (AV) il 20/11/83

    Parroco di S. Bartolomeo in San Pietro in Amantea (CS)

    C/o Convento S. Bernardino Via S. Bernardino, 5 – 87032 Amantea (CS)

    www.tirrenonews.it/Portale/index.ph…ntea&Itemid=512

    S. Pietro in Amantea. Chiuse le indagini preliminari sul caso di pedofilia .
    Martedì 15 Febbraio 2011 22:13 Giuseppe Marchese
    Lunghe e complesse le indagini sul caso di pedofilia che investirebbe il prete del luogo. Indagini durante le quali è stato sentito il giovane che sarebbe stato oggetto delle attenzioni insane sulle quali si tenta di far luce. Indagini nel corso delle quali sono stati sentiti i genitori del giovane i quali hanno reso le proprie dichiarazioni agli inquirenti. Ma il Procuratore ha anche voluto che si facesse ancora più luce sentendo a verbale , con la collaborazione degli agenti del Commissariato di Paola e del Corpo Forestale, anche diversi ragazzi di San Pietro in Amantea. Tutto quindi per accertare la verità..

    Ma la cosa grave è che il PM aveva chiesto per il prete la misura cautelare che il GIP di Paola ha respinto, ritenendo non sufficientemente provata la colpevolezza del religioso. Da qui il ricorso del PM al Tribunale del Riesame che da tre mesi ancora non si pronuncia.

    Secondo la stampa locale il procuratore Bruno Giordano ha chiuso le investigazioni, contestando ufficialmente all’indiziato il reato ipotizzato. Ora, l’indagato ha i canonici 20 giorni per chiedere di essere sentito dagli inquirenti.

    Decorso tale termine il PM in assenza di fatti rilevanti a difesa potrebbe chiedere il rinvio a giudizio del frate .

    Il frate ha operato nella vicina Amantea quale responsabile della comunità francescana di San Bernardino.

    Il frate per il suo impegno sociale è molto conosciuto e molto stimato nel comprensorio.

    Ma la cosa più rilevante è quella che la piccola comunità del paesino prossimo ad Amantea è letteralmente spaccata i due tronconi, l’uno innocentista, l’altro colpevolista. Ed anzi si sussurra che questa storia abbia origini e ragioni politiche a suo sostegno

    Secondo una versione, sorretta da anticipazioni giornalistiche, ci sarebbe addirittura uno “ scontro politico in atto in paese, fra l’ex sindaco Lorelli, solidale al sacerdote, e l’ex vicesindaco Bruni, che dimettendosi, assieme ad altri consiglieri della maggioranza, un anno fa, ha provocato la caduta anticipata della giunta”.

    E le elezioni sono ormai prossime.

  • Lo spettro della povertà

    Lo spettro della povertà

    Il mattino 8 febbraio 2012
    Sospeso definitivamente il processo a Piero Gelmini ex prete

    il mese scorso o giù di li, il “benefattore della umanità sofferente Piero Gelmini prete spretato ma con titolo ecclesiastico ancora adoperato da ogni mezzo di comunicazione, attraverso i suoi avvocati strapagati è definitivamente riuscito a beffare la corte di Terni e ad annullare definitivamente il processo a suo carico per ipotetici gravi motivi di salute di cui soffrirebbe, motivi mai palesati se non in modo vago, ma siamo certi che il mondo medico connivente gli abbia fornito “valide pezza d’appoggio”.

    Il tragico processo per il quale era stato rinviato a giudizio in una lunga istruttoria , piena di prove inconfutabili e dettagli scabrosi. Non si terrà mai.

    Ciò che è accaduto, macchia indelebile nella giustizia Itailana, sarà poi sottoposto alle revisioni della storia che consegneranno forse ai figli dei nostri figli la verità di quello che è accaduto dietro “confessionali” blindati” in Italia, Thailandia e Bolivia.

    Allora nessuno potrà più parlare, i Meluzzi e gli altri compagni di merende, dovranno scomparire dalla scena della verità storica e saranno archiviati come bugiardi e collusi.

    Questa è L’italia che avete voluto. Che lasciamo ai nostri eredi.

    Un caso tra i tanti, forse il più emblematico.

    E qui la vicenda si chiude, il blog resta “open” a mie spese per chi un giorno avrà le palle e i la posizione per fare giustizia, non in aula, in questo paese non si può, ma almeno la scriveremo sui libri e chi voleva restare nella storia resterà per quello che è davvero stato.

    E’ finita

    Marco Salvia

    Scritto da Marco alle 13:54

    www.marcosalvia.it/?p=1377

    Gelmini Piero prete spretato quattro anni di istruttoria rinviato a giudizio e mai processato
    22 luglio 2012

    Poco tempo fa,troppo poco da poterlo calcolare oggi nell’arsura dei tribunali, un attimo fa o giù di li, mentre eravamo distratti, è successo: il “benefattore della umanità sofferente” : Piero Gelmini prete spretato ma con titolo ecclesiastico ancora adoperato da ogni mezzo di comunicazione, attraverso i suoi avvocati strapagati è definitivamente riuscito a beffare la corte di Terni e ad annullare definitivamente il processo a suo carico per ipotetici gravi motivi di salute di cui soffrirebbe, motivi mai palesati se non in modo vago, ma siamo certi che il mondo medico connivente gli abbia fornito “valide pezza d’appoggio”.

    Il tragico processo per il quale era stato rinviato a giudizio in una lunga istruttoria , piena di prove inconfutabili e dettagli scabrosi. Non si terrà ora mai più, a meno che non intervenga la corte costituzionale la qualcosa ovviamente fa solo sorridere .

    Ciò che è accaduto, macchia indelebile nella giustizia Itailana, sarà poi sottoposto alle revisioni della storia che consegneranno forse ai figli dei nostri figli la verità di quello che è accaduto a bambini dai 7 ai 15 dietro “confessionali” blindati” in Italia, Thailandia e Bolivia, insieme ai video che ora sono in compiacenti casseforti, ma che tra 30 anni usciranno certamente di fronte al richiamo del denaro. Nemmeno uno come Gelmini è al sicuro dalla verità su chip digitale.

    Allora nessuno potrà più parlare, i Meluzzi e gli altri compagni di merende, dovranno scomparire dalla scena della verità storica se ancora in vita e saranno archiviati come bugiardi e collusi.Figure marginali.

    Questa è del resto L’Italia che avete voluto fortemente e che lasciamo ai nostri eredi. Un Italia di bigotti che nemmeno gli anni 50 del 1900 avevano conosciuto.

    Gelmini ?

    Un caso tra i tanti, ma certo il più emblematico. Dove il potere del ricatto personale e della collusione politica offusca ogni verità fattiva, anche se nota a tantissimi.

    Mille silenti e attoniti mummificati spettatori, e vittime anche. O No ! Non coinvolgetemi per favore ! Questa la posizione generale.

    Eppure molti invece hanno parlato, hanno denunciato, hanno raccontato circostanze dettagliatissime , luoghi e fatti , nomi, tutto. Il perché e il come, con grande coraggio, fino agli stessi mesi in cui si imbastiva l’istruttoria sono andati acanti gli ultimi abusi sul minore M. P.

    Avevano diritto per legge di vedere il loro abusatore sul banco degli imputati.

    E qui la vicenda si chiude, il blog resta “open” a mie spese per chi un giorno avrà le palle e i la posizione per fare giustizia, non in aula, in questo paese non si può, ma almeno la scriveremo sui libri e chi voleva restare nella storia resterà per quello che è davvero stato.

    E’ finita. Ed anche per me non ci sono più parole.

    I soliti fanatici non si sprechino in insulti perché verranno cestinati.

    Si rileggano la Stampa del 1976 e facciano silenzio. Adesso gli è consentito per legge

  • DOPO IL PATTEGGIAMENTO DI DON NELLO GIRAUDO, LA RETE L’ABUSO CHIEDE IL PROCESSO CANONICO PER QUATTRO VESCOVI SAVONESI

    DOPO IL PATTEGGIAMENTO DI DON NELLO GIRAUDO, LA RETE L’ABUSO CHIEDE IL PROCESSO CANONICO PER QUATTRO VESCOVI SAVONESI

    Savona. Dopo la notizia dell’accordo per chiudere con un patteggiamento (ad un anno di reclusione) la vicenda giudiziaria che vede coinvolto il sacerdote Don Nello Giraudo per l’accusa di pedofilia, la Rete L’Abuso chiede la sospensione della nomina a Cardinale per Domenico Calcagno e il Processo Canonico per i 4 Vescovi savonesi.

    I fatti per i quali, se ci sarà anche il via libera del gip del tribunale di Savona, il prete savonese dovrebbe patteggiare risalgono al 2005 quando avrebbe molestato un giovane scout. Un episodio, che a differenza degli altri (risalenti a decine di anni fa) per i quali Don Nello è stato denunciato, non è andato in prescrizione.

    “E’ partita questa mattina, indirizzata a Benedetto XVI, alla CEI e alla Congregazione dei Vescovi la richiesta di sospensione della nomina di Domenico Calcagno a Cardinale e la richiesta di Processo Canonico per gli ultimi quattro Vescovi savonesi accusati non solo dalle vittime, ma anche da alcuni sacerdoti della Diocesi di Savona, nonché dallo stesso Giraudo di aver consapevolmente coperto reati di pedofilia a danno di decine di minori”. Così il portavoce dell’associazione Francesco Zanardi accusa in particolare gli ultimi due Vescovi, l’attuale segretario dell’APSA Domenico Calcagno che verrà nominato Cardinale il prossimo 18 febbraio e Vittorio Lupi, attuale Vescovo di Savona.

    Zanardi denuncia che dal 2001 segnalò più volte, insieme all’allora Economo della Diocesi di Savona, al neo Vescovo Domenico Calcagno diversi casi di pedofilia, ma senza che questo prendesse alcun provvedimento, neppure cautelativo. “Situazione che ben 4 anni dopo la mia denuncia ha prodotto l’ennesima vittima, che si sarebbe potuta sicuramente evitare” aggiunge Zanardi che prosegue: “Lo stesso Giraudo denuncia che i Vescovi erano al corrente della sua situazione, ma non sono mai intervenuti, se non quando costretti dalla magistratura”.

    Sempre Zanardi, documenti alla mano, denuncia “di aver più volte segnalato la grave situazione anche a Roma, alle autorità ecclesiastiche, che forse non mi hanno creduto, fino ad oggi almeno”. “Molto grave anche il comportamento omertoso dell’attuale Vescovo, Vittorio Lupi che nulla ha fatto malgrado le ripetute denunce” conclude Zanardi.

    I legali dell’associazione sono intenzionati ad aprire un procedimento civile, alla luce dei nuovi fatti chiederanno nei prossimi giorni, anche alla Magistratura savonese oltre che alle autorità Vaticane, di accertare le responsabilità della Curia.

  • “Io, violentata da un prete in ospedale”

    “Io, violentata da un prete in ospedale”

    La storia di Marie Collins raccontata ai leader della Chiesa cattolica

    Ho iniziato a guarire il giorno in cui il mio violentatore ha riconosciuto davanti al giudice la propria responsabilita’ e ha ammesso le sue colpe’. ‘E’ stato importante per me oggi parlare davanti ai vescovi ed essere ascoltata da loro, anche se e’ stato difficile, sono contenta di averlo fatto’. Cosi’ Marie Collins ha raccontato ai giornalisti la propria esperienza che, da vittima – a 13 anni quando un sacerdote abuso’ di lei mentre era malata e in ospedale – l’ha portata oggi ad essere ‘insegnante’ per i leader della Chiesa cattolica, la sua Chiesa, ai quali il Papa ha chiesto di ascoltare le vittime e costruire una cultura che protegga i bambini.

    GLI ABUSI – La signora Collins ha riferito del suo intervento insieme all’altra relatrice, la psichiatra Sheila Hollins, che ai vescovi ha invece illustrato i danni psicologici piu’ comuni nelle vittime di abusi. ‘La giustizia – ha confermato Hollins – e’ una necessita’ per le vittime degli abusi sessuali del clero’. MarieCollins ha parlato per la prima volta delle violenze subite solo quando aveva 47 anni, e ne ha aspettato altri 10 per ritrovare il coraggio di denunciare: la prima volta infatti i vertici della sua Chiesa, pur di fronte alla confessione dell’abusatore, insabbiarono la vicenda, ‘consentendogli cosi’ di far del male ad altri bambini’.

    UNA VITA ROVINATA – I disagi mentali successivi alla violenza subita, ha raccontato Collins, l’hanno perseguitata per tutta la vita, anche dopo il matrimonio d’amore a 29 anni e la nascita di un figlio. Solo con la confessione e l’arresto del suo aggressore, ha iniziato a superare i disturbi psicologici.Marie Collins, dopo l’esperienza di questa mattina, e’ apparsa comunque provata, meno energica dei giorni scorsi. ‘E’ importante – ha ribadito – che i colpevoli chiedano perdono e la Chiesa chieda perdono per non aver protetto i bambini, il Papa lo ha fatto, i vescovi seguano il Papa. Sta poi alle vittime decidere se concedere o no questo perdono’.

    LO SCANDALO – Quando alla fine degli anni Novanta e’ esploso negli Stati Uniti lo scandalo della pedofilia dei preti, nella Chiesa ‘si e’ detto ‘questo e’ un problema solo americano’, poi si e’ detto ‘e’ un problema solo degli anglofoni’, poi ‘e’ un problema solo dell’Occidente’, poi e’ successo in Italia, in Germania, in altri Paesi: oggi la Chiesa e’ finalmente consapevole che gli abusi del clero sono un problema di tutto il mondo’ e sa che deve ‘guardare l’ambiente attorno ai bambini e controllare chi sta accanto ai bambini’. Lo ha rimarcato mons. Stephen Rossetti, decano del programmi ministeriali per i seminari dell’universita’ cattolica di Washington, riferendo ai giornalisti del suo intervento al Simposio internazionale contro gli abusi del clero, in corso alla Gregoriana.

    PROBLEMA ANTICO – Mons. Rossetti ha ricordato che quello degli abusi e’ un problema ‘antico’, che la Chiesa ha i propri ‘tempi’ e che si tratta di un ‘processo lungo e forse lento, ma – ha assicurato – il processo e’ cominciato, la Chiesa ha imboccato la sua strada, il cammino procedera”. Rossetti e’ stato interpellato anche a proposito dell’impatto sui vescovi e sui partecipanti al simposio dell’intervento di Marie Collins, 63 anni, irlandese, abusata da un sacerdote quando ne aveva 13 ed era ricoverata in ospedale. ‘E’ stata una presentazione molto commovente – ha detto il prelato – l’emozione era forte e la gente era commossa’. (ANSA)

  • A SESTO CALENDE E’ ARRIVATO IL PRETE SPORCACCIONE

    A SESTO CALENDE E’ ARRIVATO IL PRETE SPORCACCIONE

    Il prete sporcaccione condannato in Ticino per pedofilia si è trasferito a Sesto Calende…

    Don Italo condannato per ripetuti atti sessuali con fanciulli, tentati e consumati in Ticino è sbarcato nella Parrocchia di Sesto Calende.
    Il tribunale penale di Locarno ha aveva condannato qualche giorno fa’ a sei mesi di carcere, sospesi con la condizionale.

    L’ex parroco di Gordola don Italo Casiraghi, è stato condannato per ripetuti atti sessuali con fanciulli, tentati e consumati.
    Il tribunale non lo ha invece riconosciuto colpevole di molestie sessuali.
    La vittima era una ragazza 14 enne. Il sacerdote, 63 anni, aveva inviato ripetutamente centinaia di SMS e fotografie che lo ritraevano in pose oscene all’adolescente. Sorpreso nel tentativo di palpeggiare e passare a vie di fatto, il prete ha parzialmente ammesso le sue colpe.

    L’accusa aveva richiesto 12 mesi, la difesa al massimo 14 giorni, peraltro già scontati dal prete in detenzione preventiva.
    Ora Don Italo Casiraghi è a Sesto Calende, speriamo non in un contesto ove possa fare nuovi e piu’ gravi danni.

    Sotto l’ articolo dal quale ho tratto la notizia, pbblicato su il quotidiano ticinese La Regione
    Il commento

    Vittima due volte, del parroco e dell’inchiesta

    di Serse Forni

    Nel pronunciare la sentenza contro l’ex parroco di Gordola don Italo Casiraghi, la giudice Giovanna Roggero- Will è stata chiara: lo Stato non deve spingere un cittadino a commettere un reato per poi punirlo.
    L’inchiesta ‘ mascherata’, servita a raccogliere prove contro il sacerdote, è invece andata in questa direzione.
    Ancora più grave è il fatto che nelle indagini sia stata coinvolta una minorenne.
    La ragazza, che anelava giustizia, è stata usata come esca, come un vero e proprio agente infiltrato, e ha dovuto subire le nefandezze propinatele dal prete. Chi doveva garantire i suoi diritti non l’ha fatto. I genitori, per più di venti giorni, si sono fidati della Magistratura e della professionalità di chi gestiva il delicato dossier.
    Alla fine, però, si sono resi conto che ci si stava spingendo troppo avanti. Solo a quel momento è scattata l’operazione che ha portato all’arresto.
    Quando il ‘ bubbone’ è scoppiato, tutti hanno capito che qualcosa era andato storto: la quattordicenne è stata sì vittima delle attenzioni sessuali del parroco, ma anche delle discutibili modalità dell’inchiesta. Vittima due volte, perciò. Ma ormai era troppo tardi e il danno era stato fatto.
    La ragazzina ha dovuto pagare anche altre fatture molto salate; una comunità che si ritrova con il parroco dietro le sbarre per pedofilia purtroppo non sempre sa dimostrarsi incline al perdono con gli accusatori. Durante il processo è emerso che ci sono state telefonate anonime con insulti e persino minacce alla quattordicenne, a sua madre e a suo padre.
    Ma torniamo alle scelte degli inquirenti, rivelatesi tanto poco assennate che la giudice non ha potuto non tenerne conto nel decidere la pena per don Casiraghi.
    L’accusato – e ciò è inaccettabile – è stato evidentemente provocato e quindi spinto a commettere un reato.
    A favore di chi ha condotto l’inchiesta si può spezzare un’unica, esile, lancia. All’inizio sembrava che dietro alle centinaia di messaggini sconci, alle telefonate erotiche e ai racconti pornografici, ci fosse un terribile giro, con festini e orge nella casa parrocchiale. L’anziano sacerdote ha parlato più volte, ai suoi giovani amici, di una stanza segreta nella sua abitazione; un locale che però, come si è stabilito in seguito, esisteva solo nella sua fantasia bacata. Comprensibile, da parte della Polizia e della Magistratura, pensare al peggio e assecondare chi aveva deciso di agire, di prestarsi per raccogliere prove. Ci si può domandare quanti, a Gordola, sapevano, ma hanno preferito non dire nulla.
    Un po’ come nel gioco del silenzio, che fanno tanti bambini: si conta fino a tre, poi tutti tacciono e il primo che parla perde.

    Ma qualcuno ha parlato, e ora, al termine del processo, i fatti sono chiari.
    Un parroco ha abusato della sua autorità; indossando la tonaca – simbolo di ineccepibile moralità e di amore cristiano – , ha attirato dei minorenni nella sua rete per i suoi piaceri sessuali. Ragazze e ragazzi affidatigli da genitori abituati ad avere fiducia cieca nei rappresentanti della Chiesa.
    Peccato che don Casiraghi non abbia colto l’occasione offertagli del processo per mostrare un sincero pentimento. Durante il dibattimento ha più volte tentato, con tono accusatorio, di spostare la colpa sulla ragazza. Inoltre, si è augurato pubblicamente che nella parrocchia in cui si trova ora, a Sesto Calende ( all’altra estremità del Lago Maggiore), il suo passato e i suoi ‘ segreti ticinesi’ restino sconosciuti.

    http://italy.indymedia.org/news/2005/10/908658.php