Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: processo

  • Pedofilia asilo Vallo della Lucania, otto anni a suor Soledad: i bambini avevano ragione

    Pedofilia asilo Vallo della Lucania, otto anni a suor Soledad: i bambini avevano ragione

    Condannata a otto anni la giovane suora peruviana e a un anno e quattro mesi due consorelle per favoreggiamento.Assolti gli altri due imputati.

    Di Roberta Lerici

    Dopo sei ore di camera di consiglio, ieri sera (12 gennaio 2012) è arrivata l’attesa sentenza per il caso di pedofilia scoppiato nel 2006 all’asilo Paolo VI di Vallo della Lucania.Una quarantina i bambini coinvolti e una suora peruviana la principale imputata.Il processo vedeva imputate per favoreggiamento anche altre due suore dell’asilo, un fotografo e un muratore. Condannata a otto anni suor Soledad e a un anno e quattro mesi le due consorelle.Assolti, invece, gli altri due imputati, muratore e fotografo. Gli avvocati di suor Soledad avevano sostenuto la tesi del contagio fra genitori, ma le testimonianze dei bambini hanno convinto i giudici. Ogni volta che alla sofferenza di bambini così piccoli (dai 3 ai cinque anni quelli coinvolti), viene resa giustizia, si compie un passo avanti verso quella tutela dei minori tanto invocata ma molto poco praticata.

    Che i terribili racconti di ciò che accadeva all’asilo di Vallo fossero frutto di un contagio fra i genitori o della fantasia di bambini che hanno da poco imparato a parlare, è una tesi che, come ha anche stabilito la Cassazione in una recente sentenza, deve essere dimostrata. Evidentemente, in questo processo la fantasia era da ricercarsi più nelle tesi difensive, che nelle dure e sofferte parole dei bambini.

    Autore Roberta Lerici-13 gennaio 2012 www.bambinicoraggiosi.com

    http://www.bambinicoraggiosi.com/?q=node%2F2603

    fonte della notizia Il mattino 13 gennaio 2012

    Le principali tappe dell’indagine

    Il 29 maggio 2006 i genitori di alcuni bambini, che frequentavano l’asilo “Paolo VI” di Vallo della Lucania, denunciano in Procura casi di violenza sessuale sui loro bambini. Sotto accusa finisce una suora peruviana di 23 anni, suor Soledad, che opera nell’asilo.
    Il 17 giugno 2006 Suor Soledad viene arrestata per evitare che la suora fugga all’estero.
    Il 21 giugno 2006 il giudice interroga la suora per le indagini preliminari.
    Il 23 giugno 2006 alla suora sono concessi gli arresti domiciliari presso la casa romana della congregazione delle Ancelle di S.Teresa del Gesù Bambino
    Il 22 settembre vengono sentiti in sede di incidente probatorio i bambini e per evitare dei traumi il Tribunale viene trasformato in asilo.
    Il 13 ottobre 2006 scatta un nuovo filone dell’inchiesta, teso ad appurare il coinvolgimento di alcune persone in un giro pedopornografico.
    La Corte di Cassazione ha confermato la decisione assunta dal giudice del Tribunale del Riesame che aveva concesso gli arresti domiciliari alla suora.
    I giudici della Cassazione osservano che il contenuto delle dichiarazioni dei bambini e i modi di rappresentarle, anche mediante la simulazione dei gesti compiuti appaiono indicativi della partecipazione ad un vissuto effettivo, inoltre tra gli altri elementi concorrenti atti a far ipotizzare il reato di pedofilia ci sarebbero anche i fenomeni di disagio psicologico rilevati in alcuni bambini e infiammazioni degli organi genitali e anali degli stessi.

    http://www.giornaledelcilento.it/it/13-01-…ione-10827.html

    Vallo della Lucania. Processo Suor Soledad: condannata la suora ad 8 anni di reclusione

    Di Marianna Vallone • 13 gennaio 2012 11:20

    Appena emessa la sentenza di primo grado per il caso di Vallo della Lucania: condannata ad 8 anni di reclusione la suora peruviana accusata dal 2006 di atti sessuali a danno di circa 30 bambini dell’istituto religioso Santa Teresa di Vallo della Lucania.

    E’ quanto si apprende dall’avvocato Suadoni, parte civile per una delle famiglie dei minori. In seguito all’incidente probatorio durante il quale i minori sono stati sentiti in aule protette e in videoconferenza da neuropsichiatri infantili c’è stato il rinvio a giudizio e l’inizio del processo.

    Sono stati ascoltati circa 200 testimoni che avrebbero confermato gli abusi sessuali compiuti a danno dei minori da parte di Suor Soledad e dopo aver sentito il testimonio della difesa, tra i quali spicca il nome del criminologo Bruno, è arrivata la sentenza di primo grado con la quale il collegio di Vallo della Lucania avrebbe condannato parzialmente Soledad ad 8 anni di reclusione e a 16 mesi due suore, suor Romana e suor Agnese, per favoreggiamento personale.

    Assolto il muratore con formula dubitativa e assoluzione piena per il fotografo, anch’essi coinvolti nella vicenda.

    Inoltre, su 21 persone costituite parte civile solo a 10 è stato riconosciuto un risarcimento dei danni dal tribunale con una provvisionale di 10.000 euro anche per quanto riguarda le spese legali.

    Riproduzione riservata ©

    Articoli correlati:

    Vallo della Lucania, processo suor Soledad: attesa la sentenza tra domani e dopodomani

    CASO SUOR SOLEDADIl processo entra nel vivo, sentito un maresciallo sulla fase delle indagini

    CASO SUOR SOLEDADI coniugi Del Gaudio a “Mattino Cinque”: “Basta con la cultura del silenzio”

    CASO SUOR SOLEDADDefinite prove e testimonianze che andranno agli atti, respinte alcune istanze dell’accusa

    CASO SOLEDADAl via il processo contro la suora accusata di abusi sessuali sui bambini del Santa Teresa

    VALLO DELLA LUCANIAProcesso a Suor Soledad, rinviata al 25 marzo la prima udienza

    CASO SUOR SOLEDADRinviati a giudizio anche i quattro indagati del secondo filone di indagini

    VALLO DELLA LUCANIAVicenda Suor Soledad: rinviata a martedì prossimo la decisione sul secondo filone di indagini

    VALLO DELLA LUCANIAIl 15 ottobre via al processo a Suor Soledad. Il 6 si decide per gli altri indagati

    http://www.infoagropoli.it/notizie/Vallo-d…ione_12389.html

    Vallo della Lucania: Suor Soledad condannata a 8 anni di reclusione
    (Pubblicato il 13/01/2012 alle 13:55)

    E’ stata condannata a 8 anni di reclusione in primo grado Suor Soledad, la suora peruviana accusata nel 2006 di aver compiuto atti sessuali a danno di circa 30 bambini dell’istituto religioso Santa Teresa di Vallo della Lucania. Sedici mesi invece la condanna per suor Romana e suor Agnese accusate di favoreggiamento. Il tribunale di Vallo della Lucania ha riconosciuto anche un risarcimento danni per alcune famiglie costituitesi parte civile.

  • Cagliari: sacerdote processato per molestie a bimba di 10 anni

    Cagliari: sacerdote processato per molestie a bimba di 10 anni

    CAGLIARI – Davanti ai giudici del Tribunale di Cagliari è cominciato il processo all’ex parroco di un paese sardo, R. M., di 70 anni, accusato di violenza sessuale nei confronti di una bimba di 10 anni. Davanti al collegio della seconda sezione penale dei Tribunale la vittima delle presunta violenza ha rinnovato le accuse nei confronti del prelato messo in pensione dalla Curia dopo lo scoppio del caso.

    Sentita a porte chiuse, la bimba che ora ha 12 anni, ha risposto alle domande del pubblico ministero Guido Pani e del difensore del sacerdote, Sebastiano Cheri. Secondo l’accusa, due anni fa il parroco avrebbe palpeggiato la bambina di 10 anni nei pressi della canonica, cercando anche di baciarla senza riuscirci. L’ex parroco non era presente in aula. Dopo la deposizione della presunta vittima, il presidente Massimo Poddighe ha aggiornato l’udienza al 23 febbraio prossimo.
    12 gennaio 2012 | 18:17

    www.blitzquotidiano.it/cronaca-ital…0-anni-1078832/

  • PRETE PEDOFILO? LA BIMBA CONFERMA LE ACCUSE

    PRETE PEDOFILO? LA BIMBA CONFERMA LE ACCUSE

    giovedì 12 gennaio 2012 – Cronaca

    PRETE PEDOFILO? LA BIMBA CONFERMA LE ACCUSE

    BRINDISI – Ascoltata dal magistrato e dalla psicologa la bambina di 5 anni che ha accusato un prete dell’istituto padri rogazionisti di Oria di presunti abusi sessuali anche ei confronti di altre bambine. La parola ora spetta al GIP.

    www.pugliatv.com/rassegna/news.asp?id=7133

    Nuovo Quotidiano di Puglia
    12/01/2012

    RASSEGNA STAMPA QUOTIDIANO GIOVEDì 12 GENNAIO

    “Il prete voleva giocare con me”
    Abusi sessuali, la bimba di cinque anni conferma le accuse. Ieri l’incidente probatorio nel processo che vede una sacerdote indagato per violenza sessuale.

    www.trnews.it/dettaglioNews.asp?id=7371&commenti=attivi

     

  • Il vescovo è profondamente addolorato per il prete…. mica per la (presunta) vittima

    Il vescovo è profondamente addolorato per il prete…. mica per la (presunta) vittima

    Il vescovo è profondamente addolorato per il prete…. mica per la (presunta) vittima

    www.agi.it/bari/notizie/20120111152…iato_a_giudizio

    VIOLENZA SESSUALE: SACERDOTE LECCESE RINVIATO A GIUDIZIO

    15:28 11 GEN 2012

    (AGI) – Lecce, 11 gen.- Un sacerdote di Nardo’ (Le) e’ stato rinviato a giudizio a Lecce con l’accusa di violenza sessuale in danno di un adulto. Il vescovo di Nardo’-Gallipoli, mons. Domenico Caliandro, esprime sconcerto e profondo dolore per la notizia di rinvio a giudizio del prelato, accusato di violenza sessuale nei confronti di un uomo adulto in un singolo episodio. La vicenda, che tanto clamore ha destato negli organi di stampa, rappresenta una grave prova per il parroco, “colpito e offeso nella sua dignita’ personale e onorabilita’ sacerdotale dalle accuse, cosi’ infamanti e ancora tutte da provare”. “Comprendendo lo stato d’animo del sacerdote e il suo bisogno di maggiore serenita’ per affrontare questo delicato momento e il processo a cui sara’ sottoposto”, il vescovo ha accolto la domanda di dimissione dall’incarico di parroco che ha presentato lo stesso sacerdote e provvedera’ entro breve termine a nominare un amministratore parrocchiale. Al sacerdote e alla comunita’ parrocchiale di Nardo’, anch’essa dolorosamente provata e fortemente unita nella solidarieta’ al proprio parroco, mons. Caliandro esprime sentimenti di vicinanza nella preghiera. Allo stesso tempo la Chiesa di Nardo’-Gallipoli manifesta piena fiducia nell’operato della Magistratura e auspica che la vicenda giudiziaria possa concludersi nel piu’ breve tempo possibile, dimostrando la totale estraneita’ ai fatti e tutelando l’onorabilita’ del sacerdote chiamato in giudizio.

    http://nardo.lecceprima.it/parroco-violenza-naro.html

    Travolto dall’inchiesta per violenza sessuale, il parroco rimette il suo incarico
    „
    Travolto dall’inchiesta per molestia sessuale, il parroco rimette il suo incarico
    Don Quintino De Lorenzis, 34enne, originario di Alliste, lascia la chiesa di San Gerardo Maiella. Il vescovo della diocesi Nardò-Gallipoli, monsignor Domenico Caliandro, ha accettato la decisione. “Confidiamo nella magistratura”
    di Redazione 11/01/2012

    LuogoNardò

    NARDO’ – Don Quintino De Lorenzis, 34enne, originario di Alliste, ha lasciato il suo incarico di parroco della chiesa di San Gerardo Maiella di Nardò. Il vescovo della diocesi Nardò-Gallipoli, monsignor Domenico Caliandro, ha accettato la decisione, che giunge a seguito della notizia del suo rinvio a giudizio, per accuse particolarmente pesanti, di violenza sessuale nei confronti di un marocchino 24enne. “Sconcerto e profondo dolore per la notizia del rinvio a giudizio”, sono le sensazioni provate ed espresse pubblicamente dal vescovo, in una nota.

    “La vicenda che tanto clamore ha destato negli organi di stampa – afferma – rappresenta una grave prova per il parroco, colpito e offeso nella sua dignità personale e onorabilità sacerdotale dalle accuse, così infamanti e ancora tutte da provare”. C’è quindi solidarietà, da parte della comunità parrocchiale, e fiducia nell’operato della magistratura, affinché si chiariscano i contorni della vicenda. L’auspicio di monsignor Caliandro è che “la vicenda giudiziaria possa concludersi nel più breve tempo possibile, dimostrando la totale estraneità ai fatti e tutelando l’onorabilità del sacerdote chiamato in giudizio”.

    “Alla Curia Vescovile, infatti – conclude la nota – non è mai pervenuta alcuna segnalazione o denuncia da parte di fedeli circa eventuali comportamenti disdicevoli o immorali di don Quintino. Al contrario, si ricorda che il suddetto sacerdote è stato sempre conosciuto come presbitero esemplare, generoso nell’impegno pastorale e vicino ai bisognosi”.
    “

    Potrebbe interessarti: http://nardo.lecceprima.it/parroco-violenza-naro.html
    Seguici su Facebook: www.facebook.com/pages/LeccePrimait/112352998793334

  • Don Quintino de Lorenzis rinviato a giudizio.

    Don Quintino de Lorenzis rinviato a giudizio.

    Don Quintino de Lorenzis rinviato a giudizio.

    In prima pagina su “Il quotidiano di Puglia” edizione di Lecce, del 11/01/2012


    www.iltaccoditalia.info/sito/index-a.asp?id=19432

    11 gennaio 2012
    Abusi su un giovane. Don Quintino a processo
    Il tribunale di Lecce

    Lecce. Avrebbe abusato di un giovane marocchino, che si sarebbe rivolto a lui in cerca di aiuto per la sua condizione di povertà

    LECCE – Gli abusi si sarebbero consumati in parrocchia. Lì dove il giovane marocchino si sarebbe recato per chiedere aiuto, vista la situazione di grave indigenza nella quale verteva, una volta arrivato, da clandestino, nel Salento. E proprio quel parroco nel quale avrebbe visto il suo aiuto, si sarebbe invece trasformato nel suo aguzzino. E’ questo che il 26enne di nazionalità marocchina ha riferito agli inquirenti, quando ha denunciato gli abusi sessuali ai suoi danni da parte del parroco, don Quintino De Lorenzis, 35enne originario di Alliste e da più di un anno alla guida della parrocchia di San Gerardo Majella di Nardò.

    Il processo nei confronti del sacerdote si aprirà il prossimo 28 marzo. Il rinvio al giudizio è arrivato al termine dell’udienza preliminare che si è tenuta ieri dinanzi al gup del Tribunale di Lecce Nicola Lariccia.

    http://www.lecceprima.it/cronaca/abusi-su-…a-processo.html

    Abusi su un extracomunitario? Il giovane parroco finisce a processo
    „
    Abusi su un extracomunitario? Il giovane parroco finisce a processo
    Si aprirà il prossimo 28 marzo il processo a don Quintino De Lorenzis, il sacerdote di 35 anni originario di Alliste, accusato di molestie nei confronti di un giovane marocchino. I presunti abusi consumati proprio nella parrocchia
    di A.M. 10/01/2012

    LuogoNardò

    Aggiornamenti via mail

    LECCE – Si aprirà il prossimo 28 marzo il processo a don Quintino De Lorenzis, il sacerdote di 35 anni originario di Alliste, accusato di molestie nei confronti di un giovane marocchino. Il rinvio al giudizio del sacerdote è arrivato al termine dell’udienza preliminare si è tenuta questa mattina dinanzi al gup del Tribunale di Lecce Nicola Lariccia. Il parroco, da oltre un anno e mezzo è alla guida della parrocchia di San Gerardo Majella di Nardò.
    I fatti, secondo quanto si è appreso, risalirebbero allo scorso 15 ottobre. La presunta vittima, un ragazzo di 26 anni di nazionalità marocchina, avrebbe sporto prima una denuncia contro ignoti, e poi avrebbe indicato proprio nel sacerdote, già padre spirituale del Seminario diocesano, il presunto autore delle violenze. Accuse che avrebbero trovato riscontro nelle indagini condotte dai carabinieri della locale stazione, chiamati a far luce su una vicenda che ha suscitato scalpore.
    Secondo il racconto del giovane extracomunitario, i presunti abusi sarebbero stati consumati proprio all’interno della parrocchia. Il ventiseienne sarebbe stato avvicinato dal sacerdote mentre era intento a vestirsi e avrebbe subito diversi e sempre più vigorosi tentativi di approccio sessuale. Nella denuncia la presunta vittima avrebbe fatto riferimento a fatti e luoghi ben circostanziati.
    “

    Potrebbe interessarti: http://www.lecceprima.it/cronaca/abusi-su-…a-processo.html
    Seguici su Facebook: www.facebook.com/pages/LeccePrimait/112352998793334

  • Niente messe, don Eros Dalu è sospeso

    Niente messe, don Eros Dalu è sospeso

    OLBIA. Dall’inizio dell’estate di don Eros Dalu si sono perse le tracce. Il giovane sacerdote olbiese è sparito dalla circolazione da ormai 6 mesi. Non celebra più messa né si fa vedere al fianco di don Giovanni Debidda, di cui, fino a qualche tempo fa, era il vice parroco nella basilica di San Simplicio. Una «sparizione», in realtà, decisa dal vescovo di Tempio, monsignor Sebastiano Sanguinetti, che lo ha sospeso dalle sue funzioni e, di fatto, lo ha estromesso dalla chiesa di San Simplicio. Il tutto in attesa di un giudizio. Infatti, il sacerdote, poco meno di 30 anni, dovrà essere sottoposto al processo canonico. Interpellato sulla vicenda, il vescovo opta per il no comment. «Non posso dire nulla», tronca subito il discorso monsignor Sanguinetti. È amareggiato perchè la notizia della sospensione del sacerdote è diventata di dominio pubblico.

    Anche don Giovanni Debidda ha la bocca cucita. «In questo momento don Eros non celebra messa in pubblico. Fino a sei mesi fa lo faceva nella chiesa della Casa del Fanciullo, mentre ora non più. Le decisioni sono prese dal nostro vescovo», taglia corto il sacerdote, da 42 anni al timone della basilica della Gallura. Salvo poi aggiungere che «non si tratta però di una sospensione a divinis». Il che vuole dire che per ora il provvedimento riguarda la celebrazione della messa in pubblico, mentre la sospensione a divinis consiste nel divieto assoluto di amministrare i sacramenti. Una sanzione che in passato fu comminata, tra gli altri, a don Luigi Verzè, il fondatore dell’ospedale San Raffaele, e don Gianni Baget Bozzo, il sacerdote eletto eurodeputato tra le fila dei socialisti e successivamente diventato ideologo di Berlusconi. Come spesso accade in queste occasioni, all’allontanamento di un sacerdote, fanno seguito le proteste dei fedeli.

    Così anche a San Simplicio, in queste ultime settimane, alcuni cittadini hanno raccolto delle firme per chiedere conto a Sanguinetti della rimozione del prete. Una situazione che si era già verificata quattro anni fa ad Arzachena. E con gli stessi protagonisti: don Eros Dalu da un lato, monsignor Sanguinetti dall’altro. Il primo, allora giovanissimo, si trovava nel centro costiero per dare una mano al parroco storico, don Francesco Cossu. A un certo punto, don Eros deve lasciare Arzachena, ma la sua partenza viene vissuta dai suoi fedeli-supporter come una ritorsione del parroco a causa di una insanabile incomprensione tra loro. Il suo addio alla comunità, da lui definito «atto di obbedienza al vescovo», non facilita le cose. Tanto da costringere la Curia a intervenire con un comunicato in cui precisa che non si tratta di trasferimento né di rimozione forzata. «Don Eros deve solo completare gli studi a Roma», chiuse allora la vicenda la diocesi.
    8 gennaio 2012

    San Simplicio, don Eros non è scomparso

    Padre Paolo Contini: «Sta compiendo un percorso personale per tornare più forte e felice»

    San Simplicio, don Eros non è scomparso
    OLBIA. Nessun mistero, don Eros Dalu non è «sparito», al contrario «un domani ritornerà più forte e felice di prima». Sulla vicenda del vice parroco di San Simplicio, sospeso dal vescovo qualche mese fa, interviene in modo drastico padre Paolo Contini, parroco di San Giuseppe, a Tempio, uno dei sacerdoti più vicini a monsignor Sebastiano Sanguinetti. «Questa vicenda – dice il sacerdote – mi offre la possibilità di condividere con i lettori una piccola riflessione sulla chiesa e sul modo con cui essa viene spesso rappresentata. Ultimamente si è letto nei giornali di vescovi che avrebbero importanti sponsor per poter diventare arcivescovi e di raccolte di firme organizzate da fedeli-supporter di questo o quel prete.

    Adesso aleggia chissà quale mistero sulla fine di don Eros, quasi che il vescovo possa dilettarsi nel far scomparire i propri sacerdoti. Confesso umilmente che se questa fosse la chiesa, non solo non vorrei essere un suo ministro, ma starei ben attento a non averci niente a che fare». «Mi rivolgo sia ai tanti credenti, ma anche a tutte le persone che onestamente amano discutere e confrontarsi nella ricerca della verità – aggiunge padre Paolo Contini – Questa visione di chiesa, oltre che essere falsa, è molto offensiva. Quando il santo padre deve provvedere alla nomina di un vescovo o di un arcivescovo, non valuta certamente sponsor o cose simili, ma con attenzione porta avanti un discernimento per donare il pastore migliore alla sua chiesa.

    Non esistono, o non dovrebbero esistere, i fedeli-supporter, perché siamo fedeli non di questo o di quel sacerdote, ma di Cristo. E quando un sacerdote è in difficoltà, per qualsiasi motivo, il suo vescovo sarebbe un pessimo padre se dovesse pubblicizzare i motivi della difficoltà. Pensate se chiunque di voi, recatosi in episcopio per condividere un problema personale, dovesse poi leggere sui giornali le dichiarazione dello stesso vescovo sulle difficoltà confidate». «Il vescovo – conclude padre Paolo – è il primo ad amare i propri sacerdoti e darebbe la sua stessa vita per custodirli in qualunque difficoltà possano venire a trovarsi.

    Ecco perché più che raccogliere firme, bisognerebbe contemplare, ammirare ed imitare l’atteggiamento di un padre che sa mantenere il silenzio e la riservatezza sulle questioni interiori dei propri figli. Don Eros è sufficientemente grande per sapere di chi fidarsi, e poiché non è stato rapito e non è neppure sottoposto ad alcuna costrizione, egli gode semplicemente di un tempo donatogli dal suo vescovo che ha accettato di privarsi momentaneamente di un suo giovane sacerdote per donargli l’opportunità di poter compiere un percorso personale ed averlo un domani più forte e più felice di prima. Questa è la nostra chiesa, la chiesa che mi sforzo di servire come ministro ed è la chiesa che ciascun fedele dovrebbe onorarsi di avere come madre e maestra».(red.ol.)

  • Berlusconi telefona a don Pierino Gelmini L’amico sotto processo per abusi sessuali

    Berlusconi telefona a don Pierino Gelmini L’amico sotto processo per abusi sessuali

    L’ex presidente del consiglio interviene alla festa della Comunità incontro ad Amelia: “Sono ancora in pista”, afferma, e il Pdl è “in ricrescita”. Ospiti dell’ex sacerdote accusato di molestie da ex assistiti, alcuni dei quali minorenni, anche Gasparri e Giovanardi

    Don Pierino Gelmini
    Telefonata di Silvio Berlusconi a don Pierino Gelmini, l’ex sacerdote a cui è legatissimo da anni, attualmente sotto processo a Terni per abusi sessuali, in seguito a dodici episodi denunciati da ospiti delle sue comunità di recupero per tossicodipendenti, alcuni dei quali minorenni all’epoca dei fatti.

    Berlusconi è intervenuto in audio alla festa della Comunità Incontro ad Amelia (Terni), dove erano ospiti diversi big del Pdl, da Maurizio Gasparri a Carlo Giovanardi. ”Io sono sempre in pista”, ha affermato, “sono ancora impegnato a sostenere la nostra forza di libertà”. Anzi, “voglio ricordare a noi stessi che siamo sempre il partito di maggioranza in parlamento e che i sondaggi ci danno in forte, anzi fortissima ricrescita”, ha aggiunto Berlusconi utilizzando un termine più tricologico che politico, “perché gli italiani sono preoccupati”.

    L’ex presidente del consiglio ha rivendicato l’azione del suo governo, anche se non ha attaccato il succesore a Palazzo Chigi, Mario Monti: ”Noi fino all’estate scorsa abbiamo sempre tenuto i conti in ordine tagliando le spese invece di alzare le imposte. Ora invece con queste nuove tasse il rischio è di comprimere i consumi e indurre in recessione l’economia. Ma la soluzione non dipende da noi né dal governo nazionale, ma dall’Europa”. Un’Europa la cui Banca centrale dovrebbe “garantire l’euro”.

    Berlusconi ha rispolverato lo slogan già contenuto nel videomessaggio diffuso dopo le dimissioni da premier: “Abbiamo bisogno di un grande cambiamento, una grande riforma dell’architettura istituzionale per potere rendere governabile il nostro Paese”. Una riforma che potrebbe essere portata a termine, secondo il Cavaliere, “in questo tempo che ci divide dalla fine della legislatura”.

    In conclusione, l’ex premier ha rivolto un augurio al padrone di casa don Gelmini: “Spero che tu vada avanti con l’impegno e la forza di sempre”.

    http://ilfattoquotidiano.it/2011/12/26/berlusconi-telefona-pierino-gelmini-lamico-sotto-processo-abusi-sessuali/180017/

  • Alassio, condanna Don Lu: il sacerdote apre un blog e affida al web la documentazione

    Alassio, condanna Don Lu: il sacerdote apre un blog e affida al web la documentazione

    Articolo n° 207784 del 19/12/2011 – 15:09

    Alassio, condanna Don Lu: il sacerdote apre un blog e affida al web la documentazione

    Alassio. Don Luciano Massaferro, l’ex parroco di San Vincenzo Ferreri e San Giovanni di Alassio condannato per molestie su una chierichetta dodicenne, apre un blog. Dopo la sentenza della corte d’appello che ha confermato la pena di primo grado a 7 anni e 8 mesi di reclusione, il sacerdote cerca di tenere aperto il canale con amici ed ex parrocchiani innocentisti attraverso il web.

    Il sito www.donluciano.org sarà attivo da mercoledì prossimo, 21 dicembre, e secondo quanto si apprende dalle parole dello stesso Don Lu ospiterà “il materiale inerente la mia vicenda giudiziaria, compresi gli atti conclusivi del processo. Ovviamente altro materiale sarà aggiunto nel corso del tempo”.

    Il sacerdote chiede inoltre agli amici, se lo riterranno opportuno, “di far girare il più possibile l’indirizzo di questo sito in modo da favorire un’informazione obiettiva. Nel sito si toverà anche un breve resoconto della mia vicenda da stampare e far arrivare a chi abitualmente non usa Internet”.

    La versione di questa sintesi stampabile sarà anche in versione inglese, tedesco, francese, spagnolo e altre lingue.

    La sentenza di primo grado era stata emessa lo scorso 17 febbraio: non solo la condanna a sette anni e otto mesi di reclusione ma anche l’interdizione perpetua dall’esercizio dei pubblici servizi e dei servizi a fini educativi, mentre per la vittima era stato disposto un risarcimento di 180 mila euro (oltre a 10 mila euro per la madre della piccola).

    All’epoca il sacerdote era stato rinchiuso dapprima nel carcere di Valle Armea a Sanremo, per poi ottenere prima il trasferimento nel convento di suore di clausura a Diano Castello e fare infine ritorno nella “sua” Alassio, nell’alloggio dietro alla canonica della parrocchia di San Vincenzo Ferreri.

    Lo scorso 18 novembre la corte d’appello di Genova ha confermato pienamente la pronuncia di primo grado.

    http://www.ivg.it/2011/12/alassio-condanna…documentazione/

  • Don Abbiati: «Voglio rendermi utile per la comunità»

    Don Abbiati: «Voglio rendermi utile per la comunità»

    Don Abbiati: «Voglio rendermi utile per la comunità»

    Il sacerdote in carcere per pedofilia chiede di poter lavorare in strutture per anziani, il suo caso sarà discusso a gennaio
    di Maria Fiore
    PAVIA
    «E’ tempo che mi venga concessa la possibilità di lavorare, per rendermi utile alla comunità». Don Giuseppe Abbiati, il sacerdote di Marcignago e di Borgarello, ha presentato la sua richiesta in prima persona dal carcere di Bollate, dove sta scontando una pena di 4 anni per pedofilia. Era finito in cella a luglio del 2009, quando la condanna per gli abusi a tre ragazzini minorenni diventò definitiva. In carcere, dunque, il sacerdote ha già trascorso due anni e mezzo. «E’ tempo che esca, al di là di ogni valutazione nel merito», dice il suo avvocato Massimo Zucca, che sta seguendo l’istanza per l’affidamento in prova ai servizi sociali. Il sacerdote chiede di potere lavorare in strutture che si occupano di anziani, sia case di riposo che cliniche o ospedali. Per la risposta non bisognerà attendere molto. Nei prossimi giorni infatti sarà presentata la relazione di sintesi del carcere di Bollate, che ha avuto modo di fare le sue valutazioni in un anno di permanenza del sacerdote all’interno della struttura. Educatori e assistenti sociali dovranno, in altre parole, dire la propria sul comportamento tenuto dal detenuto durante la reclusione. Tra un mese circa, sulla base di questa documentazione, deciderà un giudice. La camera di consiglio dovrebbe svolgersi alla fine del mese di gennaio.

    Se la risposta sarà positiva, don Abbiati potrà scontare il residuo della pena in attività di solidarietà e sostegno sociale. Il sacerdote si è reso disponibile a ogni tipo di mansione, che sarà comunque decisa dai responsabili dell’istituto a cui sarà eventualmente destinato.

    E’ stata invece per il momento accantonata l’ipotesi di una riapertura del processo. La procedura per la presentazione di nuove prove e di nuove testimonianze (condizioni essenziali per poter riaprire il caso) si è rivelata più complessa del previsto. Si era invece pronunciata in positivo la Congregazione della dottrina della fede, che aveva deciso di non privare don Abbiati dello status di sacerdote.

    Nonostante la condanna definitiva, che gli è costata il carcere, molte persone nei mesi scorsi hanno alzato voci di difesa nei confronti del sacerdote. Non solo la famiglia si è schierata a favore dell’innocenza del prete, ma anche i parrocchiani di Borgarello, dove il sacerdote era rimasto per diversi anni, prima del suo arresto nel 2004 e poi della condanna definitiva nel 2006.

    14 dicembre 2011

  • Il Vaticano ammette: abusi sui minori, ma nessuno paga. A tre anni dalle denunce prime verità sull’Istituto Provolo di Verona

    Il Vaticano ammette: abusi sui minori, ma nessuno paga. A tre anni dalle denunce prime verità sull’Istituto Provolo di Verona

    di Paolo Tessadri da il Fatto quotidiano

    Il Vaticano ora ammette: ci furono abusi sessuali su molti bambini sordi. A commetterli furono preti pedofili, in un numero ancora imprecisato. Il più grande scandalo di pedofilia nella Chiesa in Italia imbocca la strada della verità. La sentenza di condanna della Santa Sede arriva a tre anni dalla denuncia di 67 ex allievi dell’Istituto religioso Provolo di Verona contro 25 religiosi appartenenti alla Congregazione della Compagnia di Maria per l’educazione dei sordomuti, che dipende direttamente dalla Santa Sede. Quindici vittime ebbero anche il coraggio di testimoniare gli abusi in video e alcuni li raccontarono senza coprirsi il viso. Rivelazioni sconvolgenti, in cui descrivevano mezzo secolo di sevizie, perfino sotto l’altare, in confessionale, nei luoghi più sacri della fede.

    CON LA LETTERA, inoltrata attraverso la Curia di Verona, e firmata da monsignor Giampietro Mazzoni, vicario giudiziale, ossia il magistrato del Tribunale ecclesiastico della diocesi, il Vaticano riconosce la verità delle accuse dei sordi e chiede esplicitamente scusa e perdono. E informa dei provvedimenti adottati dalla Congregazione per la dottrina della fede nei confronti dei religiosi. Punizioni, per voce delle vittime sordomute, un po’ troppo blande e contraddittorie. “Il sentimento che prevale di fronte a questa triste vicenda – si legge nella missiva – è innanzitutto di profonda solidarietà nei confronti delle vittime di abuso, che anche in ragione della loro particolare condizione, hanno portato dentro di sé lunghi anni in silenzio una sofferenza difficilmente descrivibile. A loro e alle loro famiglie va una umile richiesta di perdono. La vicenda suscita nello stesso tempo una grande amarezza: alcuni di coloro che erano chiamati a custodire e proteggere dei ragazzi particolarmente provati dalla vita ne hanno vergognosamente abusato”.

    SCONFESSA di fatto il vescovo di Verona, Giuseppe Zenti, che in un primo momento si era scagliato contro i sordomuti, parlando di menzogne e anche chi aveva retto il suo gioco, vale a dire il giornale dei vescovi, Avvenire, che aveva alimentato ulteriori dubbi sulla vicenda. Zenti aveva parlato di “cattiverie, strumentalizzazioni e ricatto di carattere economico”, costretto poi a fare retromarcia in seguito alla presentazione di una querela da parte dei sordomuti. Ciononostante, “non ha impedito, pur con lentezze forse eccessive, che la Chiesa prendesse in seria considerazione le accuse”, scrive oggi il Vaticano. Implicitamente si fa riferimento a un cambio di rotta di Papa Ratzinger rispetto al suo predecessore sui tempi degli abusi nella Chiesa: “Un segno inequivocabile dell’impegno della Chiesa nel fare piena luce su questa vicenda”. Si fa poi riferimento ai provvedimenti della Santa Sede. Si citano i vari religiosi coinvolti e identificati, circa una decina, ad altri non identificati, o deceduti oppure dimessisi nel corso degli anni.

    Per nessun sacerdote in vita è stato previsto la riduzione allo stato laicale. A don E.P., “vista l’età è stato sanzionato dalla Santa Sede con precetto penale che comporta una vita dedita alla preghiera e alla penitenza e il divieto di qualsiasi contatto con minori e l’assidua sorveglianza da parte dei responsabili individuati dal vescovo di Verona”. A un altro, quello che davanti alle telecamere aveva sconfessato ogni abuso, “ha formulato una formale ammonizione canonica che comporta una stretta vigilanza da parte dei responsabili sui suoi comportamenti”. Per il Vaticano pare sia solo una prima tranche d’indagine di una più ampia che riguarda altri ecclesiastici, per i quali la “Santa Sede ha richiesto documentazione, tuttora in esame presso la Congregazione per la dottrina della fede”. Per alcuni, come per L.G., “ricoverato in una casa di riposo. Nessun provvedimento stante la sua condizione, è stato preso nei suoi confronti”. Riguardo alle accuse di un sordomuto si scrive che sono “affette da incoerenza e contraddizione e non sono attendibili”.

    Poco dopo, però, si legge che “ciò non toglie che lui abbia subito degli abusi”. Perché si mette in dubbio la testimonianza di questo sordomuto, che oggi ha circa 60 anni? Perché ha coinvolto negli abusi l’ex vescovo di Verona, Giuseppe Carraro, per il quale è in atto la beatificazione. E anche in quel caso il vescovo di Verona si era scagliato duramente contro le vittime: “La beatificazione non sarà bloccata” aveva fatto trapelare da un monsignore della sua diocesi veronese. Tuttavia la Congregazione della fede “aveva disposto di sospendere il processo di beatificazione” in un primo momento e adesso il via libera.

    MA OLTRE alla prima vittima, ce n’è una seconda che accusa il vescovo Carraro. Un uomo di 62 anni, sordomuto, che ha frequentato l’istituto Provolo di Verona e di Chievo dal 1956 al 1968.

    Ecco la sua testimonianza. “All’età di 15 anni, durante le lezioni, don D.S. mi fece uscire dall’aula e mi accompagnò in infermeria, che si trovava all’ul – timo piano dell’istituto, dicendomi che doveva medicarmi. Mi fece entrare e se ne andò e in infermeria c’era il vescovo Giuseppe Carraro, lo stesso che mi aveva cresimato. Mi offrì delle caramelle e mi accarezzò, poi mi disse di togliermi i pantaloni e le mutande. Mi toccò i genitali e mi masturbò. La stessa cosa si è ripetuta a distanza di qualche mese. In istituto ho avuto rapporti sessuali anche con i miei compagni. Uno di questi, P.D., mi disse che don D.S. lo aveva portato in infermeria dove c’era il vescovo Carraro, che lo aveva sodomizzato. Mi ha detto che gli aveva fatto molto male… P.D. ha avuto due incontri, mi aveva detto, con Carraro. Lui è stato violentato anche da preti del Provolo, prima che se ne andasse nel 1966. Ha avuto molti problemi, era depresso e alcolizzato. È stato trovato impiccato a casa sua nel gennaio del 1991”.

    http://www.infonodo.org/node/35175