Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Corradi sapeva di fatti gravi nel Provolo platense

    Corradi sapeva di fatti gravi nel Provolo platense

    Una lettera che ha inviato un sacerdote nel 2003 lo avvertiva di “prendere azione nel fatto” per queste situazioni. Lo scritto fa parte degli elementi sequestrati dal pubblico ministero nell’istituto di Luján.

    Una lettera con data del 30 di agosto del 2002 firmata da un membro dell’ordine del Provolo in La Plata e diretta al sacerdote Nicola Corradi (81) mette in evidenza che il capo dei preti imputati e detenuti per abuso sessuale e corruzione di bambini sordi nell’istituto mendocino era al corrente di situazioni ed episodi di promiscuità nella sede platense. E che anche la Chiesa a livello nazionale lo era, anche se non ha iniziato un’indagine ecclesiastica come invece è stata fatta dopo che si è saputo degli episodi denunciati nella nostra provincia (di fatto, i casi in La Plata sono venute alla luce in seguito alle denunce in Mendoza).

    Questo dato si evince dal primo materiale che è stato analizzato ieri dal pubblico ministero che istruisce la causa, Gustavo Stroppiana, e che fa parte della grande quantità di documentazione che è stata sequestrata durante l’ultima perquisizione.

    Cosa dice la lettera

    Secondo quanto ha potuto sapere Los Andes, la missiva diretta a Corradi era firmata da un membro della congregazione nella capitale Buenos Aires (J.G.J., le sue iniziali), il quale nello scritto avvisa di essere preoccupato per il ritorno all’ordine di un novizio dai marcati comportamenti promiscui.

    Inoltre, aggiunge che nonostante si fosse opposto alla reintegrazione di questa persona, questi è stato difeso “a cappa e spada” da un altro prete di gerarchia superiore del Provolo de La Plata. J.G.J. indica anche a Corradi che, nel precedente soggiorno nel Provolo platense, al controverso e recidivo aspirante seminarista erano state trovate nel computer visite a pagine pornografiche.

    Il remittente della lettera   -che ha una parte manoscritta ed un’altra dattiloscritta- spiega all’oggi ottantenne sacerdote detenuto per gli episodi in Mendoza, che era stato l’arcivescovo emerito di La Plata, Carlos Galán, chi gli aveva consigliato di scrivere a Corradi per fare un rapporto della situazione. L’autore autorizza il prete italiano (agli arresti domiciliari) a mettere al corrente della situazione gli altri religiosi che svolgevano le loro funzioni in Mendoza, tra loro Horacio Corbacho (l’altro detenuto nella nostra provincia) se lo considerava necessario.

    Ciò che richiama l’attenzione è che J.G.J. manifesta al destinatario della lettera di avere già parlato con lui di queste strane situazioni e nello stesso momento lo rimbrotta per non avere fatto niente a rispetto. Insiste nella richiesta che “prenda azione nel fatto”.

    Altre irregolarità

    In un altro dei paragrafi, l’autore della lettera fa anche riferimento ad alcune irregolarità nell’amministrazione di abiti ed alimenti che avrebbero dovuto essere stati consegnati ai bambini che stavano nel convitto di La Plata. Concretamente, accusa le suore (le quali avevano questo compito) di avere lasciato 578 maglioni negli armadi “a riempirsi di camole” e di “venderé gli abiti che ci vengono donati per due o tre pesos”. Allo stesso modo, sottolinea che vengono serviti ai bambini alimenti già scaduti.

    Il contenuto di questa lettera è stata fatta recapitare anche alla diocesi bonaerense, con gli stessi dettagli specificati ma mai è stata iniziata un’indagine al rispetto.

    Lenta analisi delle prove sequestrate

    Tutti e ciascuno dei passi e misure che si stanno prendendo in relazione all’indagine per gli abusi denunciati nell’istituto religioso per sordi, Antonio Provolo (Luján), contro ragazzi sordomuti, richiede una grande prudenza.

    È per questa ragione che il pubblico ministero Gustavo Stroppiana e tutte le parti (accusatori e difensori dei 6 imputati) sono rimasti ieri per 4 ore ed un quarto ad analizzare il materiale e la documentazione che sono stati trovati nell’ imponente edificio di Boedo 385 (Carrodilla) durante l’ultima perquisizione sul posto (26 di giugno).

    In quell’occasione sono stati sequestrati libri, documenti, note e lettere, in spagnolo e in italiano (l’ordine ha la sua sede centrale in Italia e di lì è anche il capo dei preti detenuti, Nicola Corradi)-. Tutto questo materiale è rimasto conservato in 12 casse che sono state chiuse e sigillate con lacca per evitare qualunque inconveniente.

    Solo 2 di queste casse sono state aperte ieri, mentre nei prossimi giorni Stroppiana si incaricherà di  selezionare questo materiale per determinare cosa considera utile per la causa.

    Lo stesso farà l’accusa (che rappresenta i denuncianti) e gli avvocati difensori dei preti Corradi e Horacio Corbacho, dalla suora Kumiko Kosaka e degli ex amministrativi Jorge Bordón, José Luis Ojeda e Armando Gómez.  

    Tradotto per Rete L’ABUSO da Roberta Pietra

    http://www.losandes.com.ar/article/corradi-sabia-de-hechos-graves-en-el-provolo-platense

  • Provolo: vittime di abusi esigono che Francesco consegni le prove che ha

    Provolo: vittime di abusi esigono che Francesco consegni le prove che ha

    Gli avvocati delle famiglie querelanti di Mendoza chiedono che l’autorità giudiziaria chieda al Vaticano quello che si suppone abbia “indagato” sugli abusi sessuali nell’istituto di Luján de Cuyo.

    La settimana scorsa Jorge Bergoglio ha mandato un messaggio in Argentina: se si pretende che ci sia verità e giustizia nel caso degli abusi sessuali ripetuti sistematicamente negli anni nell’Istituto Provolo di Mendoza e di La Plata, dimenticatevelo.

    È stato quando ha nominato il vescovo ausiliare de La Plata Alberto Bochatey “commissario apostolico ad nutum Sancta Sedis per tutte le comunità e sodalizi della Compagnia di Maria per l’educazione dei sordomuti” è come dire che ha collocato uno dei suoi discepoli diretti a monitorare tutto ciò che succede (e quello che non succede) nella congregazione del Provolo, tanto dentro come fuori dall’Argentina.

    La nomina di Bochatey è una continuità nella tradizionale linea di coperture istituzionali da parte del Vaticano sullo scandalo delle violenze e torture commesse in conventi, collegi e parrocchie da parte degli uomini in sottana. Su questa linea, in anticipo papa Francesco aveva inviato i preti di Còrdoba, Dante Simon e Juan Martìnez ad immischiarsi (con l’obbiettivo di sporcare il campo) nel fascicolo sul quale si lavora a Mendoza e per il quale sono detenuti da vari mesi due preti (Nicola Corradi e Horacio Corbacho) una suora (Kumiko Kosaka) e tre impiegati dell’istituto di Luján de Cuyo.

    Prima di designare Bochadey il papa aveva ricevuto dalle mani dei due investigatori – Simòns e Martinez – un’informativa con le conclusioni dell’indagine ecclesiastica che svolsero a Mendoza.

    Secondo quanto ha lasciato intravvedere il commissario Bochadey, Corradi e Corbacho sono ad un passo dall’inferno. Vale a dire che il Vaticano sarebbe disposto a lasciare la mano e abbandonarli alla loro sorte e che l’autorità giudiziaria faccia quello che deve. In questo modo cercherebbero di tagliare il filo sottile e delicato bruciando due fusibili già abbastanza compromessi dalle numerose denunce contro di loro e così interrompere l’estesa catena di responsabilità personali ed istituzionali intorno ad uno dei casi più scandalosi della storia della chiesa.

    Niente di divino

    Allertati fin dal principio dello scandalo per l’esperienza accumulata per anni, gli avvocati delle vittime non hanno mai dato credito ai molteplici atti di demagogia e alle manovre distrattive dettate da Roma.

    Carlos Lombardi, avvocato della parte civile delle vittime del Provolo e assessore letterato della Rete dei Sopravvissuti agli abusi sessuali del clero, ha detto al questo giornale che, la designazione di Bochadey da continuità alla linea di abuso, non solamente di potere, ma anche illegale della chiesa, quello che loro cercano non è riparare il danno alle vittime, di fatto ciò che questo soggetto fa attraverso le sue dichiarazioni sui media, è mettere in dubbio l’agire delle vittime, i reati, i fatti e soprattutto le denunce.

    Lombardi cita precisamente dichiarazioni recenti del Commissario Apostolico nelle quali deliberatamente occulta la verità. “Questo signore ha appena detto in un’intervista al giornale MDZ di Mendoza che nel tribunale di La Plata non esiste nessuna denuncia. Vuole dire che mette in dubbio non solo le denunce di La Plata ma anche quelle fatte a Verona già da diversi anni. A La Plata c’è un fascicolo con la denunca di Daniel Sgardelis, una vittima che ha viaggiato direttamente da Salta a La Plata per testimoniare davanti al pubblico ministero Fernando Cartasegna”.

    “Bisogna sottolineare che la causa platense del Provolo è abbastanza frenata e che non sappiamo se il p.m. è ancora nella sua funzione o è stato rimosso per loro problemi interni” ha ricordato Lombardi.

    Nella capitale della provincia di Bueno Aires è dove compie le sue funzioni da vari anni, niente meno che il commissario apostolico nominato la settimana scorsa da Bergoglio, Alberto Bochadey. L’uomo con l’enorme croce sul petto è ne più ne meno il vescovo ausiliare di mons. Héctor Aguer.

    Che Bergoglio dica ciò che sa

    Di fronte alle manovre della chiesa cattolica che si succedono i querelanti del Provolo di Mendoza chiedono all’autorità giudiziaria di esigere, di intimare alla curia, di consegnare le informazioni che possiede e non continui a diradare la collaborazione con la giustizia.

    Lombardi denuncia che questo commissario apostolico segue la linea istituzionale della chiesa presentandosi altezzosamente come un giustiziere parallelo allo Stato. Per questo con gli avvocati querelanti solleciteremo che questo signore consegni all’autorità giudiziaria la sua indagine quella che la commissione del Vaticano ha fatto integrare dai due sacerdoti inviati a Mendoza, portata a termine ma che non vollero mai presentare. Chi è prevenuto potrebbe pensare che l’avvocato Lombardi stia dicendo un’assurdità ma non è così. Anche se la chiesa è obbligata a affrontare le leggi argentine il suo modus operandi è contrario alla più minima collaborazione per la verità e la ricerca delle responsabilità.

    “La chiesa è obbligata a collaborare con le leggi. A Mendoza abbiamo un giudizio della Corte Suprema provinciale nel caso di Ivan Gonzàlez (patrocinato da me) contro l’arcivescovado di Mendoza dove si stabilisce categoricamente che il diritto canonico non prevale sul diritto internazionale in materia di diritti umani. Questo è importante per mettere nero su bianco l’assenza assoluta di collaborazione della chiesa nella causa Provolo di Mendoza. Né l’arcivescovado, né la commissione vaticana, né la Conferenza Episcopale Argentina, né la nunziatura hanno prestato nessun tipo di collaborazione” dice Lombardi.

    Bisognerà vedere se l’autorità giudiziaria mendocina darà corso finalmente alle richieste delle vittime di  Corradi, Corbacho, Kumiko e il resto degli abusatori di Luján de Cuyo. O bisognerà aspettare ciò che è prevedibile: che gli strettissimi lacci tra lo stato e il Vaticano terminino confermando i desideri di Bergoglio e culminino solo mettendo dietro le sbarre quei criminali tanto voraci da non poter sfuggire allo scandalo.

    Tradotto per Rete L’ABUSO da Roberta Pietra

    http://www.laizquierdadiario.com/Provolo-victimas-de-abusos-exigen-que-Francisco-entregue-las-pruebas-que-tiene

  • Quindicenne accusa il parroco: «Violenza sessuale in canonica»

    Quindicenne accusa il parroco: «Violenza sessuale in canonica»

    Monselice, il prete respinge le accuse ma è stato allontanato. Il suo legale si batte per l’inutilizzabilità di alcune intercettazioni 

    MONSELICE. Violenza sessuale, accaduta in canonica, nei confronti di un quindicenne. È la pesante accusa che la Procura muove a un parroco quarantenne del Monselicense, che turba non poco la Chiesa padovana, che ancora stenta a riprendersi dalla triste vicenda di don Contin.

    Anche se il vescovo Claudio Cipolla si è mosso nell’immediatezza dei fatti – sono accaduti nel luglio dello scorso anno – imponendo al sacerdote un anno sabbatico, bloccando di fatto la nomina verso una nuova parrocchia dell’Alta Padovana.

    Si è svolta l’udienza preliminare, ma il giudice Margherita Brunello ha rinviato l’udienza a due date: il 12 settembre si deciderà in merito all’utilizzabilità di alcune intercettazioni telefoniche, che la difesa, rappresentata dall’avvocato Paolo Marson, ritiene vadano stracciate e il 28 settembre ci sarà invece il vero e proprio giudizio abbreviato.

    Si tratta di un solo episodio: il quindicenne è in canonica quando don N.D.R. lo avrebbe palpeggiato al sedere, facendolo poi sedere sulle sue gambe, mimando l’atto sessuale.

    Il ragazzo l’ha poi raccontato ai genitori che hanno deciso di sporgere denuncia ai carabinieri. Per la Procura – il pubblico ministero è Roberto Piccione – la vittima è considerata credibile. Il parroco e l’avvocato Marson respingono in toto le accuse, i fatti sarebbero stati completamente travisati. Non ci sarebbe stata nessuna intenzione a sfondo sessuale.

    Il legale chiede l’inutilizzabilità delle intercettazioni telefoniche: dopo la denuncia il telefono del parroco venne “ascoltato” e sono finite agli atti delle telefonate fatte dal prete a uno psicologo e al suo confessore.

    Ci sarebbero frasi che non contestualizzate e in dialoghi di sfogo, assumerebbero un senso fuorviante. Poi l’avvocato Marson ha contestato il modo nel quale il minore è stato ascoltato nei mesi scorsi, a suo dire in spregio ai protocolli, senza l’ausilio di esperti, facendo delle domande suggestive, senza la modalità dell’incidente probatorio e senza l’audioregistrazione.

    La famiglia del ragazzo è tutelata dall’avvocato Marta Michelon. Il parroco è rimasto in quella sede un paio d’anni, poi è stato destinato a una unità parrocchiale a una quarantina di chilometri. In base all’esito processuale e agli accertamenti interni la Curia deciderà il suo futuro.

    Il ricordo di molti parrocchiani è di un sacerdote preparato e carismatico, il ricordo che ha lasciato pare buono. Anche se di questi fatti si mormorava da un po’.

  • Abusi su minori: prete condannato 8 anni

    Abusi su minori: prete condannato 8 anni

     (ANSA) – CAGLIARI, 22 GIU – Otto anni di reclusione scontati i quali, per i successivi dieci, non potrà avvicinarsi ai luoghi frequentati dai ragazzini per effetto delle misure di prevenzione. E’ la sentenza di condanna pronunciata dal giudice di Cagliari Ermengarda Ferrarese nei confronti del’ex parroco di Mandas e Villamar, don Pascal Manca, accusato di violenza sessuale su minori.

    http://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2017/06/22/abusi-su-minori-prete-condannato-8-anni_acc3d8d0-60ff-4790-a9c8-c825d0981550.html
  • Bambina di otto anni molestata, indagato anche sacerdote: “Lo aiutò ad allontanarsi”

    Bambina di otto anni molestata, indagato anche sacerdote: “Lo aiutò ad allontanarsi”

    Aveva appena otto anni quando il suo corpicino fu violato. Aveva solo otto anni quando aveva iniziato a frequentare una comunità religiosa insieme a sua mamma, senza immaginare ciò che sarebbe successo alla sua piccola, avvicinata da un giovane di 25 anni, anche lui frequentatote abituale della stessa struttura e oggi alla sbarra con una accusa pesantissima: molestie sessuali nei confronti della bimba. Abusi che sarebbero avvenuti nel corso dell’estate di due anni fa in Altotevere. Oggi il gup Carla Giangamboni, in sede di udienza prelimiare, ha rinviato a giudizio il 25enne e per lui il processo si aprirà nel maggio del 2019.

    Ma dalle carte della procura, il pubblico ministero Gemma Miliani aveva chiesto il rinvio a giudizio anche per un sacerdote, indagato per “favoreggiamento personale” perchè complice. secondo l’accusa, “di aver aiutato il presunto colpevole a sottrarsi alle ricerche dell’autorità giudiziaria, facendolo allontare dalla comunità, così eludendo le investigazioni svolte dall’autorità giudiziaria”. Nella richiesta di rinvio a giudizio formulata dal pm, anche un medico di base per “omissione di referto”. Per l’accusa avrebbe omesso di riferire all’autorità giudiziaria quanto riscontrato nel corso della visita alla minore, durante la quale a seguito del racconto della madre i merito ad un episodio di abusi sessuali subito dalla piccola la sera prima, “erano emersi elementi sufficienti a delineare i caratteri del reato per cui si doveva procedere d’ufficio”.

    Per il procedimento a carico del medico e del sacerdote, il gup ha stralciato le loro posizioni e ha rimesso gli atti alla procura in quanto, per questo tipo di reati, si procede per citazione diretta a giudizio. Per il presunto autore degli abusi invece le porte del dibattimento si spalancheranno nel 2019. La parte civile è rappresentata dall’avvocato Nada Lucaccioni, gli altri legali sono: Elodia Mirti, Fabiola Fiorucci, Antonio Bonacci.

    http://www.perugiatoday.it/cronaca/bimba-molestata-rinvio-a-giudizio-indagato-anche-sacerdote-per-favoreggiamento.html
  • Ultime notizie dal paradiso degli abusatori (o del Vaticano)

    Ultime notizie dal paradiso degli abusatori (o del Vaticano)

    Lo scandalo dei preti abusatori nell’istituto Provolo di Mendoza coinvolge ogni volta sempre di più Bergoglio. Quello che sta anticipando La Izquierda Diario da alcuni mesi comincia ad avere un peso specifico nella causa giudiziaria per la quale sono detenuti i preti Nicola Corradi e Horacio Corbacho, la suora Kosaka Kumiko e tre impiegati del collegio.

    Nell’ultima settimana il caso è uscito su tutti i mezzi di comunicazione per il fatto che gli avvocati che rappresentano le vittime hanno consegnato alla magistratura che sta indagando sul caso un documento che dimostra che Joerg Bergoglio non poteva non sapere almeno dal 2014 che Corradi di 82 anni ha un terrificante passato come abusatore sessuale e che era stato inviato in Argentina dove, come direttore delle sedi del Provolo di La Plata e Mendoza ha continuato ad avere sotto di se centinaia di minori .

    La carta che certifica

    Questo documento è in verità una lettera datata 20 ottobre 2014 che conferma quanto è stato detto dall’Associazione Sordi Provolo che raccoglie gli ex alunni. In molte altre occasioni, ma in questo caso, era stata inviata in particolare alle più alte gerarchie ecclesiastiche, dal vescovo di Verona, a papa Francesco. Una lettera che Bergoglio ha ricevuto alla quale non ha mai risposto.

    La lettera dice in oltre che Corradi è stato inviato a La Plata insieme ad altri tre preti italiani, citati con nome e cognome e accusati a Verona per reiterati abusi sessuali e violenza su minori. Era logico che la presentazione ufficiale di questa lettera causasse una bufera mediatica. Tuttavia la querela che è stata presentata giovedì in sede giudiziaria era già stata reso pubblico dall’associazione dei sordi di Verona e divulgato dalla Rete L’ABUSO che raccoglie le vittime di abusi sessuali da parte del clero di tutta Italia. Fu poi pubblicata da alcuni giornali impegnati nella causa con le vittime, tra questi Izquierda Diario. Tutte queste informazioni sono disponibili dal 12 di gennaio per esempio in una nota di questo sito intitolata “prove di una santa associazione illegale per difendere i preti pedofili”.

    Quello che è grave dell’assunto è che se Joseph Ratzinger prima e Joerg Bergoglio dopo, con la sua corte di segretari e funzionari avessero consegnato all’autorità giudiziaria in Italia i criminali sessuali quando sono stati denunciati pubblicamente, molto probabilmente decine di bambine e di bambini sordi tra i 4 e i 17 anni di La Plata e Mendoza non avrebbero subito vioenze, torture fisiche e psicologiche e situazioni che li hanno portati vicino alla morte, o almeno, non le avrebbero subite da parte di Nicola Corradi, ora in carcere, di Giovanni Granuzzo che è stato rimpatriato in Italia poco tempo fa, di Giuseppe Spinelli morto a Mendoza sei mesi fa, il cui decesso non è mai stato reso pubblico dalla chiesa e Eliseo primati, attualmente rifugiato nel Provolo di La Plata .

    Tutti sono stati denunciati nel 2009 e i nomi appaiono elencati nella denuncia del 2014. In una nota del quotidiano Clarin dello scorso venerdì, si è cercato di minimizzare la forza della prova depositata nel fascicolo di Mendoza.

    Secondo la cronaca la lettera cerca di dimostrare che papa Francesco sapeva dei preti denunciati. Come cerca di dimostrare? No lo dimostra. Il tentativo di disturbare il meno possibile sua santità rasenta il ridicolo.

    Simón linviato del signore

    In questo contesto, dalla rete L’ABUSO e anche dalle querele depositate si evince che il Vaticano starebbe avanzando nella sua strategia per intervenire passando dalla prima tappa, la raccolta delle informazioni a una seconda più attiva, cercando di mettersi in mezzo alla causa.

    Da questa prospettiva interpretano l’arrivo già da varie settiamane a Mendoza, di una commissione di indagine formata da 2 preti cordobesi inviati da Bergoglio. Si tratta di Dante Simòn e Juan Martínez, il cui arrivo non sta passando per niente inosservato a Mendoza. Simòn, vicario giudiziale del Vaticano, un specie di pubblico ministero interno che la chiesa usa per indagare su se stessa, ha dichiarato ai media mendocini che vuole proteggere le vittime e che prova vergogna per tutto quello che è successo, anche se pero fa tutto il contrario.

    Da un lato la prima cosa che ha fatto quando è arrivato a Mendoza è stata quella di dedicare ore ai suoi colleghi Corradi e Corbacho in incontri segreti nelle quali senza dubbio ha comunicato loro una strategia per tirali fuori dai guai il più possibile. Poi ha chiesto alla procura di Mendoza di poter accedere al fascicolo utilizzando privilegi ecclesiastici degni della santa inquisizione. La richiesta inizialmente negata dal pm alla fine è stata concessa dal Procuratore di Mendoza Alejandro Gullé. Fonti giudiziarie hanno dichiarato a questo quotidiano che l’accesso al fascicolo non sarebbe stato totale ma bensì con riserve, comunque sia il Vaticano ha già messo il naso nella causa e ora ha una carta privilegiata per organizzare pressioni sulle vittime oltre che inquinare le prove.

    Come se non bastasse Simòn cerca anche di inquinare lo scenario, di fronte al fallimento del tentativo di cercare di incontrare di nascosto le vittime, l’inviato di Bergoglio ha ammesso alla stampa che il centro delle loro indagini sono le persone denuncianti e non i sacerdoti denunciati, sollevando anche degli interrogativi sul team di avvocati che difendono le famiglie querelanti. È tanto sicuro del buon esito della sua strategia che Simòn ha anche messo in dubbio l’attendibilità dei bambini e delle bambine che hanno raccontato le aberrazioni subite da Corradi Corbacho la suora Kumiko e alcuni dei suoi impiegati.

    Sul sito Mendoza Post è arrivato a spiegare in modo temerario che ci sono persone spregiudicate, per esempio, una bambina o un bambino si innamorano di un sacerdote e di fronte al suo rifiuto restano deluse e così decidono di denunciarlo.

    Non mentire, dice il comandamento.

    Non finisce qui, la settimana scorsa la magistratura di Luján de Cuyo, attraverso il pm Flavio D’Amore ha sollecitato esplicitamente a entrambi gli immissari del Vaticano di collaborare con la causa e di consegnare entro la fine della settimana tutta la documentazione che è in possesso della santa sede e riferiscano dei casi di abuso sessuale commessi dai coinvolti nella causa, soprattutto se ci sono stati precedenti a La Plata e in Italia.

    Di fronte alla richiesta del pm Simòn e Martínez prima hanno detto di non potere in quanto erano documenti sottoposti al segreto pontificio, poi dietro agli avvertimenti del funzionario giudiziale sulle conseguenze che può avere una denuncia per falsa testimonianza, hanno risposto dicendo che portare tutta questa documentazione potrebbe essere un processo lento e che potrebbe servire molto tempo. Al momento non hanno rispettato l’ordine del pm di consegnare il materiale entro venerdì e per quanto dicono loro stessi è probabile che non consegneranno niente.

    Paola González, madre di una delle bambine che hanno denunciato Corradi Corbacho Kumiko e i suoi complici chiede pubblicamente che i preti inviati dal Vaticano restituiscano la documentazione perché li ci sono tutti i dati della vittime e hanno già ricevuto chiamate con prefisso di Córdoba e “quando rispondiamo dall’altra parte restano in silenzio. Ci vogliono spaventare ma non staremo zitti, ci hanno toccato ciò che per noi è più sacro”.

    Perché nessuno dei giornalisti amici di Bergoglio o nessuno dei mezzi di comunicazione argentini intervista papa Francesco e gli chiedono, carte alla mano, che dia una spiegazione dell’agire del Vaticano davanti a un fatto così grande che si è già trasformato nel maggior scandalo della storia in materia di crimini sessuali commessi dai preti nella chiesa argentina.

    A volte essere più papisti del papa può trascendere ciò che è meramente simbolico e convertirsi in una aperta complicità.

    Tradotto per Rete L’ABUSO da Roberta Pietra

    http://www.laizquierdadiario.com/Ultimas-noticias-del-paraiso-de-los-abusadores-o-del-Vaticano

  • Delegati del diavolo

    Delegati del diavolo

    Il caso Provolo ha riconfermato che al Santa Sede non solo mantiene la rete di pedofilia istituzionalizzata ma che oltretutto continua con la sua prolissa pratica di violare il diritto internazionale dei diritti umani.

    Non si accontenta di non garantire i diritti di bambine e bambini e adolescenti all’interno degli spazi ecclesiastici, ma nega di informare le autorità statali e gli organismi internazionali dello stato dei suoi procedimenti interni.

    Un esempio di questo è come ha agito la delegazione che la Santa Sede ha inviato a Mendoza per indagare parallelamente allo stato sui fatti accaduti nel summenzionato istituto.

    Interessi vaticani.

    In ogni momento è stato evidente quali fossero gli interessi degli inviati papali, quelli di uno stato straniero che su più di 100 norme internazionali sui diritti umani ne ha ratificate poco più di una decina.

    In relazione al caso Provolo la questione si aggrava perché oltre alla Dichiarazione Universale di Diritti dell’Uomo, la chiesa cattolica non ha firmato ne ratificato la convenzione sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne e la convenzione internazionale sui diritti delle fasce più deboli mentre la convenzione contro la tortura o altri trattamenti come pene crudeli, inumane e degradanti, è stata solo firmata ma mai ratificata, ciò vuol dire che non si è ancora assunta gli obblighi che ne derivano.

    In quanto alla convenzione sui Diritti del Bambino (CRC) non la attua sistematicamente dalla sua firma e ratifica, sia per non aver presentato in tempo le informazioni quinquennali che gli stati che ne fanno parte ne hanno l’obbligo (14 anni di inadempienza), sia per non aver applicato le nove esortazioni urgenti che il comitato Onu per i diritti del bambino ha fatto alla Santa Sede nel 2014.

    Basta leggere il punto 43b delle osservazioni finali sulla seconda informativa periodica della Santa Sede elaborata dal comitato per i diritti del bambino.

    Nonostante la Santa Sede abbia stabilito la sua piena giurisdizione sui casi di abuso sessuale ai bambini da parte di chierici nel 1962 mettendolo sotto la competenza esclusiva della congregazione per la dottrina della fede nel 2001, si è rifiutata di fornire al comitato Onu i dati su tutti i casi di abuso sessuale su minori che sono stati segnalati alla loro attenzione durante il periodo in esame e il risultato del relativo procedimento interno.

    In sostanza siamo di fronte ad uno stato che è un violatore seriale dei diritti umani, nel quale donne e bambini sono le categorie più pregiudicate.

    Contumacia clericale fondata su una prebenda legale.

    Il rifiuto della delegazione vaticana di rilasciare le informazioni alla giustizia penale mendocina dimostra la continuità di quella politica. In’oltre e per non perdere il vizio di utilizzare i privilegi che le dittature militari le hanno concesso, portando alla luce lo stesso argomento che gli è servito per non rispettare le leggi della repubblica: la vigenza del concordato del 1966.

    Il trattato è un vero e proprio fossile normativo che crea in favore della chiesa un enclave giuridico dentro l’ordinamento giuridico nazionale che ha come obbiettivo principale la garanzia da parte dello stato, di non intromettersi negli argomenti che riguardano la chiesa (la reciprocità non esiste giacche la chiesa si intromette invece negli affari della repubblica e nella vita privata dei cittadini).

    Due questioni che vale la pena di far notare, la prima che gli aspetti interni della chiesa, non si limitano a ciò che è strettamente religioso, molti di essi si intrecciano con gli effetti civili e penali, la seconda è non comune impunità che esiste e apre all’istituzione religiosa, poiché siccome lo stato non si immischia, si violano diritti alle persone a più non posso.

    E’ oscurantismo medioevale e l’abuso di potere nel pieno del ventunesimo secolo.

    Quello del concordato è uno dei demoni ecclesiastici scatenati dal caso Provolo, che prima o poi lo stato Argentino dovrà valutare se mantenere o meno.

    Non in vano Antonio Gramsci ha definito l’attitudine di uno stato firmante di capitolazione, la capitolazione dello stato moderno che si verifica attraverso i concordati, si maschera identificando verbalmente concordati e trattati internazionali: Nel concordato si realizza di fatto un’interferenza di sovranità nello stesso territorio giacchè tutti gli articoli del concordato si riferiscono ai cittadini di uno solo degli stati firmatari al di sopra di qui il potere sovrano di uno stato straniero giustifica e rivendica determinati diritti e poteri di giurisdizione (anche se di una speciale e determinata giurisdizione). Cit.

    Ma la contumacia della delegazione vaticana non si è esaurita col rifiuto a fornire informazioni invocando i privilegi del concordato ed ostentando la sua ripugnante impunità, ma sono anche arrivati a sostenere l’indifendibile innocenza dell’arcivescovato di Mendoza, uno dei responsabili civili del danno, fisico, morale e psicologico sofferto da bambini, bambine e adolescenti del Provolo.

    Stato e chiesa, eterni adlàteres.

    Non determinato lo stato provinciale in materia di responsabilità e fa orecchie da mercante di fronte alle inadempienze della delegazione vaticana, che comunque nemmeno favorisce, al contrario, starebbe convalidando il comportamento illegale di uno stato straniero che viola in modo seriale i diritti umani.

    Non aver verificato l’applicazione dei trattati sottoscritti e la legislazione complementare (convenzione di Belem do Parà e  legge 26.485), aver omesso direttive imposte dal pubblico ministero davanti alla Corte Suprema della giustizia della nazione, che tutelano i diritti delle persone più fragili, sommato al ridicolo fatto dalle due commissioni della legislatura mendocine, concorrendo così a genuflettersi al domicilio del vescovo cattolico in riunione a porte chiuse e alle spalle dei genitori dei bambini abusati, sono fatti che dimostrano la complicità.

    In modo che acquisisce fondamentale importanza l’attuazione del potere giudiziale in quanto l’impegno dei suoi funzionari e magistrati potrebbe aggravare o meno l’evidente responsabilità internazionale di Mendoza, costituita prolissamente per le omissioni dell’esecutivo e il servilismo clericale del legislativo.

    La giustizia provinciale ha avuto l’opportunità di evadere nel conflitto suscitato tra diritti umani e il diritto canonico che ha dato origine all’atto n. 86.326, il fascicolo “G.I.R.” contro A.M. per D. e P.” e dove la Suprema Corte di giustizia di Mendoza ha sostenuto che considerare che la chiesa cattolica nella sua qualità di persona pubblica non statale si trova obbligata a compiere con il dovere di informare che rispettano i trattati internazionali dei diritti umani, non implica in alcun modo vulnerare il diritto canonico nel concordato firmato con la Santa sede.

    Il potere giudiziale della Provincia ha l’opportunità di essere all’altezza del rispetto dei diritti umani attuando con indipendenza e imparzialità senza dare ascolto a una corporazione religiosa alla quale non sono mai interessate le vittime di abuso da parte di religiosi, al contrario il caso Provolo sarà un altro esempio che conferma la affectio societatis dello stato con l’eterna aguzzina dell’umanità.

    Avvocato Carlos Lombardi

    Procuratore;

    della Rete dei sopravvissuti all’abuso sessuale ecclesiastico (Argentina)

    e della Rete L’ABUSO, associazione italiana vittime di preti pedofili

    Tradotto per Rete L’ABUSO da Roberta Pietra

    http://www.mdzol.com/opinion/734928-delegados-del-diablo/

  • Argentina, la Chiesa può non collaborare con le indagini sugli abusi al Provolo

    Argentina, la Chiesa può non collaborare con le indagini sugli abusi al Provolo

    Un vecchio concordato concede alla Santa Sede di poter indagare in modo del tutto indipendente, senza l’obbligo di fornire le informazioni raccolte con la magistratura ordinaria

    È terminata la seconda fase dell’indagine dei sacerdoti inviati da Papa Francesco per far luce sugli abusi sessuali contestati ad un gruppo di laici e religiosi dell’istituto Provolo di Mendoza, in Argentina. Nella prima parte, hanno ascoltato i due sacerdoti accusati, tra cui il veronese Nicola Corradi, mentre in questa seconda missione hanno raccolto informazioni dalle vittime. Tutto il materiale raccolto sarà portato in Vaticano, dove si deve decidere se procedere anche con giudizio canonico.

    Tutte queste informazioni sono state divulgate in una conferenza stampa a cui ha partecipato anche Rosana Villegas di Diario Uno, il cui articolo è stato rilanciato in Italia da la Rete L’Abuso Onlus. In questo incontro con i giornalisti, i sacerdoti incaricati dell’indagine hanno anche parlato dell’interrogatorio che hanno sostenuto davanti al pubblico ministero. Gli è stato chiesto di collaborare con la magistratura argentina che conduce le indagini sui casi di pedofilia al Provolo. Gli ispettori inviati dal Papa hanno però ricordato un vecchio concordato tra lo Stato Argentino e la Santa Sede (datato 1966 e firmato dall’allora presidente golpista Ongania) che concede alla Chiesa la piena indipendenza nelle sue indagini interne. Quindi, le informazioni raccolte possono anche non essere condivise con la magistratura ordinaria.

    http://www.veronasera.it/cronaca/pedofilia-provolo-argentina-chiesa-collaborazione-21-maggio-2017.html

     

  • PROVOLO; seconda fase dell’inchiesta , gli avvocati iniziano ad esporre il carteggio arrivato dall’Italia.

    PROVOLO; seconda fase dell’inchiesta , gli avvocati iniziano ad esporre il carteggio arrivato dall’Italia.

    Come abbiamo raccontato ieri, uno dei due 007 inviati da Papa Francesco per fare luce sugli abusi avvenuti presso l’Istituto cattolico Antonio Provolo di Mendoza, il Vicario Giudiziale padre Dante Simeon, è stato convocato per essere interrogato dal Pubblico Ministero Flavio D’Amore davanti al quale però, nell’intento di sottrarsi all’audizione, ha invocato il segreto pontificio.

    Secca la risposta del pm che ha voluto mettere subito le cose in chiaro ricordando al sacerdote che la chiesa non è al di sopra della legge.

    Affronto costato caro perchè la procura ha anche formalmente intimato allo 007 vaticano di consegnare entro venerdì tutta la documentazione in suo possesso, corredata da una relazione scritta. Pena l’incriminazione per falsa testimonianza come secondo l’articolo 275 cp, punibile con la reclusione da un mese a quattro anni.

    Con l’audizione da parte della procura degli 007 inviati da papa Francesco lo sorso aprile, si apre la seconda fase dell’indagine. Nella prima la priorità era quella di raccogliere tutto il materiale probatorio che dimostrasse i reati contestati agli imputati, quantificandoli.

    Adesso invece si interroga la chiesa. Cosa sapeva e perché – malgrado decine di denunce –  non è mai intervenuta?

    Nei mesi scorsi, come avevamo già annunciato, parallelamente al deposito di più fascicoli presso la Procura della Repubblica di Verona alla quale si chiedeva sostanzialmente di ravvisare eventuali responsabilità omissive commesse dai responsabili giuridici delle due succursali Provolo coinvolte, la documentazione, minuziosamente e pazientemente prodotta negli anni dall’Associazione Sordi Provolo che tutela gli ex allievi, è stata recapitata (in alcuni casi con postilla AIA) e illustrata nel dettaglio anche oltre oceano, all’avvocato Carlos Lombardi, nostro Procuratore a Mendoza il quale nel pomeriggio di ieri, coordinandosi con gli altri colleghi del pool, Sergio Salinas Giordano e  Juan Qantiacq ha depositato (vedi foto) il primo dei documenti che provengono dall’Italia e che tira in ballo direttamente oltre a Papa Francesco e la Congregazione per la Dottrina della Fede, anche il vescovo di Verona Giuseppe Zenti, principale destinatario di una lunga serie di missive.

    In quel documento che nei mesi scorsi avevamo già reso pubblico, c’è la prova che dimostra che non solo che le gerarchie veronesi erano informate, ma che li erano anche i massimi vertici della Santa Sede, compreso Papa Francesco.

    Il documento è datato 20 ottobre 2014 e anche se per il momento si è deciso per strategia – almeno fino all’audizione di venerdì – di depositare quello e poco altro, in realtà la documentazione va parecchio a ritroso, basti ricordare che dopo anni di accuse da parte degli ex allievi dell’istituto, già nel 2009 il vescovo di Verona Giuseppe Zenti dichiarava pubblicamente su L’Arena di Verona la sua consapevolezza su quanto accaduto nell’istituto veronese ammettendo che “ci furono abusi”.

    Nel 2010 ci fu poi la commissione d’Inchiesta indipendente voluta dal Vaticano e presieduta da un laico, il dott. Mario Sannite. Una indagine che il vescovo Zenti definì approfondita e nella quale vennero ascoltate solo una quindicina delle quasi settanta vittime che si erano proposte. Una commissione da subito molto chiacchierata, non solo per il fatto della presunta falsificazione della scheda personale di Gianni Bisoli (oggi oggetto di denuncia) che avrebbe scagionato uno degli accusati illustri, il vescovo Giuseppe Carraro, ma anche per il fatto che da quella commissione scomparvero praticamente tutti i nominativi dei sacerdoti denunciati e ancora in vita tra cui Nicola Corradi. Ne furono di fatto sanzionati con pene irrisorie soltanto 3 dei 27 denunciati.

    L’associazione Sordi Provolo lamenta inoltre da anni che malgrado gli accordi presi con la diocesi di Verona, malgrado le molteplici richieste scritte, non gli sia mai stata concessa visione del carteggio prodotto da quella commissione, un carteggio importante perchè oltre alla documentazione cartacea contiene anche gli audio visivi delle audizioni, sia degli ex alunni, sia dei preti accusati e sentiti da quella commissione.

    Nella serata di ieri (primo pomeriggio in Argentina) si è tenuta una lunga consultazione via Skype con l’avvocato Carlos Lombardi per valutare le strategie da attuare nei prossimi giorni che potrebbero riservare anche qualche colpo di scena.

  • Provolo, gli «007» del Papa rischiano una denuncia per falsa testimonianza

    Provolo, gli «007» del Papa rischiano una denuncia per falsa testimonianza

    Il pm agli ispettori vaticani : fuori tutte le carte o sarete incriminati

    Abusi sui sordomuti al Provolo: a Mendoza, dove la magistratura argentina ha aperto un’inchiesta in parallelo con gli inquirenti veronesi, non sono ancora finiti i colpi di scena dopo l’arresto della suora Kosaka Kumiko, accusata non solo di aver taciuto le violenze ma anche di aver assistito in prima persona e di aver «coadiuvato» il veronese don Nicola Corradi e gli altri arrestati mentre perpetravano gli aberranti soprusi sugli alunni della sede del Provolo a Luján de Cuyo.

    L’ultima novità dall’Argentina, stavolta, coinvolge direttamente il Vaticano: a inizio aprile, infatti, la Santa Sede decise di inviare due sacerdoti delegandoli a «indagare » per conto della Chiesa come previsto dalle disposizioni del diritto canonico. I religiosi mandati dal Papa sono di Córdoba e hanno come primario il compito di seguire da vicino il processo che comincerà tra poche settimane. Adesso però i due sacerdoti potrebbero rischiare l’incriminazione per falsa testimonianza se non collaboreranno con il pubblico ministero. A riferirlo è stato l’avvocato Carlos Lombardi, che cura gli interessi di Rete L’Abuso Onlus, associazione italiana delle vittime dei preti pedofili.

    Stando all’avvocato delle future parti civili al processo, martedì pomeriggio il pm Flavio D’Amore ha ricevuto uno dei due 007 vaticani, il Vicario Giudiziale padre Dante Simon, convocato come persona informata sui fatti e lo ha interrogato per circa 5 ore. Alle domande del magistrato però, il sacerdote si è rifiutato di rispondere appellandosi al segreto pontificio. A quel punto il pm lo ha informato che stava rischiando l’incriminazione per «falsa testimonianza» in base all’articolo 275 del codice penale argentino e il sacerdote, allora, ha accettato di rispondere ad alcune domande.

    Ma non è tutto perché dopo l’audizione il magistrato ha anche intimato formalmente al religioso di provvedere entro venerdì, domani, al deposito presso la procura di tutto il materiale in suo possesso oltre a una relazione completa sull’indagine interna che la chiesa sta conducendo. In caso contrario sarà formalmente incriminato per falsa testimonianza.Padre Dante Simon, uscendo dal palazzo di giustizia, davanti ai giornalisti ha sottolineato che «la sua indagine non include i fatti avvenuti all’Istituto Provolo di Verona» e che «la chiesa non indagherà né sui tre laici coinvolti insieme a Corradi e Corbacho, né sulla suora giapponese Kumiko, in quanto questi non sono religiosi consacrati». E ha aggiunto: «Papa Francesco non è ignaro di quello che sta succedendo, la prova è questa indagine che ci ha ordinato di fare».

    Corriere di Verona https://www.pressreader.com/italy/corriere-di-verona/20170518/281779924057850