Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: pubblico ministero

  • Papa Francesco in difesa di Sepe

    Papa Francesco in difesa di Sepe

    SI, È VERO, è argomento vecchio ma anche a noi di Iustitia piace celebrare ogni anno, nel nostro piccolo, una specie di Giornata della memoria, che dedichiamo alle incompatibilità redazionali, per ricordare quelle strane situazioni che vedono la fonte della notizia identificarsi con il cronista della notizia stessa.
    Facciamo un esempio: come potrebbe Elena Scarici, redattrice di Nuova Stagione, settimanale della curia napoletana, scrivere pezzi sul Corriere del Mezzogiorno riguardanti l’attività della curia napoletana? Può la Scarici, dipendente del cardinale Crescenzio Sepe, raccontare su un altro giornale il lavoro di Sepe Crescenzio?
    Evidentemente può, giacché lo fa da anni e lo ha fatto il 16 dicembre quando sul Cormezz, diretto da Enzo D’Errico, ha firmato il servizio intitolato: All’asta di beneficenza / a ruba i regali del Papa / Il cardinale: grande cuore.
    Quindi non potrebbe, ma può. Ma le buone notizie, per Elena Scarici, non finiscono qui: il suo datore di lavoro, infatti, sua eminenza Sepe, il prossimo 2 giugno compie 75 anni e, come da prassi vaticana, stava preparando la lettera di dimissioni per raggiunti limiti di età, sarebbe andato in pensione e forse stava calcolando il tfr che gli sarebbe spettato in base al suo ultimo stipendio (circa 4mila euro, fonte Libero e Huffpost).
    E voi sapete che quando mutano gli assetti societari in un giornale i cronisti entrano in fibrillazione. Poi, fortunatamente per Sepe, papa Francesco ha deciso, come ci informa un comunicato della curia partenopea (sul Corriere del Mezzogiorno, naturalmente, ce ne dà notizia Elena Scarici), che la pensione può attendere e ha chiesto all’arcivescovo di Napoli di rimanere al suo posto per “almeno altri due anni”.
    La decisione di Bergoglio è apparsa un po’ strana se si pensa alla bufera che ha colpito la diocesi partenopea per le vicende di sacerdoti impegnati in “festini gay” a Monte di Dio e per le accuse gravi di pedofilia emerse con la storia di Diego Esposito, nome fittizio di un uomo oggi 43enne abusato da don Silverio Mura quando ne aveva 13. Una vicenda per la quale esponenti della curia sono a giudizio davanti al tribunale di Napoli sia in sede penale che civile. Partiamo dal penale. Il pubblico ministero della procura partenopea Emilia Galante Sorrentino ha ottenuto il rinvio a giudizio per violazione della normativa sulla privacy del ‘cancelliere arcivescovile’ padre Luigi Ortaglio che ora è imputato davanti al giudice monocratico della quarta sezione penale. Ortaglio nel febbraio del 2017 ha firmato il comunicato con il quale la curia si difendeva dall’inchiesta pubblicata da Repubblica e, in spregio di qualsiasi rispetto della legge, citava per otto volte in trentadue righe il nome e il cognome della vittima degli abusi sessuali. È evidente che un comunicato così ‘violento’ non può essere stato deciso in solitudine dal cancelliere ma l’individuazione di eventuali altri responsabili toccherà alla magistratura. Sul versante civile il 22 gennaio si è tenuta la seconda udienza davanti al giudice della decima sezione Ulisse Forziati per decidere sulla richiesta di risarcimento danni nei confronti di Silverio Mura, del cardinale Sepe, dell’arcidiocesi di Napoli, del vescovo Lucio Lemmo e del ministero dell’Istruzione. Il magistrato ha fissato la prossima udienza per il 18 ottobre quando deciderà sull’ammissione dei mezzi istruttori. Intanto si rafforza lo staff che assiste gratis Diego Esposito: all’avvocato Carlo Grezio si è affiancata la psicologa e criminologa Luisa D’Aniello, a lungo collaboratrice del giudice Ferdinando Imposimato.

    E c’è da segnalare che la coltre del silenzio dei giornali napoletani, con l’eccezione del Mattino, sulle responsabilità dell’arcivescovo e della curia nel coprire i casi degli adolescenti violentati finalmente presenta degli squarci. Il merito va alla cronista Franca Giansoldati, vaticanista del Messaggero, che il 2 febbraio ha firmato un lungo servizio sul quotidiano capitolino riproposto anche sul Mattino dove viene affiancato da un’intervista a un’altra vittima abusata a Ponticelli da don Silverio Mura. E la vaticanista, il 4 febbraio sul Mattino, ha pubblicato anche la storia di un altro ragazzo, questa volta di Aversa, violentato da un sacerdote che insegnava al seminario arcivescovile.
    Chiusa la lunga parentesi giudiziaria e mediatica, torniamo a Diego che da anni chiede invano giustizia e si è rivolto anche ai vertici del Vaticano senza ottenere risposte. La notizia del prolungamento dell’incarico del cardinale non ha suscitato entusiasmo in Diego, che ha scritto una lettera al segretario di papa Francesco, come riportato dal quotidiano on line Fanpage il 29 gennaio: “Il Papa conferma il cardinale Sepe per altri due anni dandogli fiducia. Con questo traggo la conclusione che un cardinale che ha protetto un prete pedofilo, don Silverio Mura, viene premiato. Ora pero voglio mettere fine a tutto ciò: sono stanco e offeso da tutto e da tutti nella Chiesa. Inizierò nuovamente lo sciopero della fame fino alla fine se sarà necessario e questa volta non terrò in considerazione nessuna telefonata, ma solo fatti scritti e concreti. Se mai mi dovesse accadere qualcosa la colpa questa volta sarà solo e esclusivamente del papa Francesco che premia i cardinali protettori dei preti pedofili invece di dare ascolto a noi vittime”.
    E, disperato, Esposito ha indirizzato al papa una seconda lettera il 3 febbraio.
    Pare che ci sia del marcio in Danimarca, ma forse anche da queste parti. Per Bergoglio, che della lotta alla pedofilia nella Chiesa ha fatto un vessillo portato in giro per il mondo (vedi le dichiarazioni dei giorni scorsi in America Latina), si prevedono nuove minacciose nubi all’orizzonte. Perché, diciamolo, perplessi si resta un po’ perplessi.
    Come racconta Sandro Magister sull’Espresso del 5 gennaio scorso, in un libro assai critico in uscita il prossimo 28 febbraio Come papa Francesco sta smarrendo il proprio gregge, il giornalista americano Philip Lawler, apprezzato vaticanista e padre di sette figli, racconta di come padre Hans Peter Kolvenbach, generale dei gesuiti morto nel 2016, fosse assolutamente contrario alla nomina di Bergoglio a vescovo ausiliario di Buenos Aires, accusandolo di una serie di difetti, dall’uso abituale di linguaggio volgare alla doppiezza, alla disobbedienza nascosta sotto una maschera di umiltà e alla mancanza di equilibrio psicologico. Aspettiamo l’uscita del libro, aspettiamo le recensioni e magari anche quella di Elena Scarici.

    Giovanni Drogo

  • Nizza: un’attività di sacerdote sospeso con i giovani a causa di una denuncia

    Nizza: un’attività di sacerdote sospeso con i giovani a causa di una denuncia

    Fatti asseriti di toccare sessuale di nuovo ad un campo estivo nel 1990 Nessun ulteriore denuncia, la questione potrebbe essere classificato, questi fatti di essere prescritto.

    Un sacerdote della regione di Nizza è stato sospeso da ogni attività con i giovani a seguito di una denuncia sui fatti presunta toccando sessuale di nuovo ad un campo estivo 1990, Si è appreso dalla diocesi Venerdì 2, febbraio. I pubblici ministeri in BelloQuando è stato chiesto, non aveva ancora risposto Venerdì pomeriggio.

    “Il vescovo ha ritirato tutte pastorale giovanile, in particolare nell’insegnamento cattolico perché una denuncia è stata depositata. si tratta di titolo rigorosamente precauzionale e questa è la giustizia per esaminare la questione “Ha detto un responsabile della comunicazione della Diocesi, confermando un rapporto di France 3 Côte d’Azur. si tratta di Ritorno a scuola Il sacerdote è stato messo da giovane, in attesa di licenza ufficiale nella sua parrocchia.

    Prescrizione
    Il denunciante, un adolescente di 41 anni, dice di essere stato vittima di toccamenti sessuali dal sacerdote durante un campo estivo presso il neve. Non aveva poi detto nulla, e il sacerdote aveva anche diventare un amico del famiglia.

    Secondo Francia 3, diverse persone sono state intervistate, ma il record potrebbe essere archiviato in modo da nessuna testimonianza porta ad una nuova denuncia perché i fatti riportati sono prescritti.

    “Allo stato attuale, non v’è una denuncia e il punto di vista giuridico, i fatti sono prescritti”, Ha confermato il vescovo, sottolineando che André Marceau vescovo aveva immediatamente risposto al denunciante non appena lo aveva contattato, assicurandolo della sua compassione e reso disposizioni per il prete.

    Operazione trasparenza
    Questo caso arriva due anni dopo l’agitazione che è stato senza precedenti per la Chiesa cattolica francese il caso di Bernard Preynat – il nome del sacerdote che aveva violentato decine di scout Sainte-Foy-les-Lione (Rhone) negli anni 1970 e 1980.

    Un anno dopo, nel gennaio del 2017, la Conferenza episcopale di Francia (CEF) ha pubblicato le prime statistiche per sei anni sulla pedofilia nelle sue file.

    Secondo il CEF, ci sarebbero nove sacerdoti, diaconi e religiosi in carcere per abusi sessuali su minori (come nel 2010), e trentasette anni sarebbe stato rilasciato dal carcere dopo aver scontato la loro pena. Il numero di incriminato (ventisei contro e quarantacinque nel 2010) sarebbe in netto contrasto verso il basso. La Chiesa avrebbe anche riportato in seicento trentasette fatti al pubblico ministero.

    Per la prima volta, l’episcopato aveva stabilito un censimento delle vittime che si erano emersi dalle istituzioni ecclesiastiche. Sarebbero il numero 222. “Tra questi, alcuni svelato fatti vecchi o molto vecchi, per i quali gli autori potrebbero essere morti”Prende atto della CEF. Oltre il 60% delle storie è sugli eventi che si sono verificati prima del 1970; Il 35% di quello che è successo tra il 1970 e il 2000; e 4% delle aggressioni partire dagli anni 2000.

    https://businessmonkeynews.com/it/it/bello-un-prete-sospeso-dalle-attivita-con-i-giovani-a-causa-di-un-reclamo/

  • Dopo il sesso con la 13enne, la benedizione: “Responsabile oltre ogni ragionevole dubbio”

    Dopo il sesso con la 13enne, la benedizione: “Responsabile oltre ogni ragionevole dubbio”

    6 anni a don Marino Genova, primo risarcimento a Giada Vitale. Depositate le motivazioni dei giudici sulla condanna in primo grado dell’ex parroco di Portocannone, al quale è stata inflitta una pena di 6 anni di carcere, interdizione perpetua da uffici, scuole e tutela e il pagamento di una provvisionale di 15mila euro a Giada Vitale, oggi 23enne ma che aveva 13 anni all’epoca dei fatti e suonava l’organo in chiesa. Il suo racconto, supportato dalle testimonianze “univoche” di diverse persone, “non presenta contraddizioni” e ha trovato riscontro in diversi elementi. Don Marino Genova, oggi 63enne, considerato “colpevole di atti sessuali con minorenne, con l’aggravante del reato continuato, oltre ogni ragionevole dubbio”. Il sacerdote, sospeso a divinis dalla Chiesa, presenterà Appello contro la sentenza. Intanto la parte civile aspetta una risposta all’istanza di riaprire il caso sulla violenza sessuale consumatasi dopo il compimento del 14esimo anno di età della vittima.

    Portocannone. Atti sessuali con minore. Don Marino Genova è stato condannato il 3 ottobre scorso dai giudici Russo, di Nino e Testa del tribunale di Larino a 6 anni di carcere, senza attenuanti.Ha compiuto “in più occasioni”, sostengono i giudici, “atti sessuali con Giada Vitale da quando la stessa aveva 13 anni e 10 mesi fino a quando la medesima, il 20 giugno 2009, compiva 14 anni”.

    In realtà la relazione tra il prete, sospeso a divinis dal tribunale ecclesiastico e ora condannato in primo grado, e la ragazza che a quel tempo suonava l’organo in chiesa, è durata ben più di qualche mese. Si è protratta dal 2009 fino al 2012, quando Giada ha deciso di sporgere querela. Ma il processo, come è noto, ha riguardato i rapporti sessuali intercorsi nel mese e mezzo precedente il compimento del quattordicesimo anno di età di Giada. L’altro filone, quello relativo agli atti sessuali tra i 14 e i 17 anni di Giada, è stato archiviato, così come chiesto dal pubblico ministero Luca Venturi e disposto con ordinanza dal giudice Daniele Colucci.

    Per quegli episodi don Marino Genova, nato a San Felice del Molise 63 anni fa, è stato ritenuto “responsabile oltre ogni ragionevole dubbio”. Marino Genova – dicono i magistrati – «conosceva bene la ragazzina che frequentava assiduamente la parrocchia fin da quando aveva 10 anni, ricoprendo il ruolo di organista, e non poteva non sapere che Giada, quando iniziarono le sue attenzioni moleste, non aveva ancora compiuto 14 anni». E ancora: «Ha agito avvalendosi della sua posizione di autorevolezza in quanto guida spirituale della comunità parrocchiale» anche quando le ha preso le mani la prima volta, le ha intrecciate alle sue l’ha portata in sacrestie.
    «Dopo aver chiuso a chiave la porta mi ha spinto verso il mobile, e io sono rimasta impietrita». Qui, nella stanza adiacente l’altare, preposta a indossare gli abiti sacri per le cerimonie liturgiche, si sarebbero consumati inizialmente gli atti sessuali. Atti fugaci ma inequivocabili, al termine dei quali il parroco «rivestiva la ragazzina e la congedava con la benedizione». Giada lo ha riferito in diverse circostanze: «Mi faceva il segno della croce e mi diceva “il Signore ti benedica”». Il suo racconto, sostengono nelle 11 pagine di motivazioni i giudici, è stato riferito «in modo univoco e preciso».

    Non sussistono dubbi circa la veridicità del racconto che la ragazza di Portocannone ha sempre fatto, e che ha continuato a fare anche in aula. «Emerge – scrivono i giudici – dalla cospicua produzione documentale fatta dal difensore dell’imputato e dalle spontanee dichiarazioni rese dall’imputato, oltre ogni ragionevole dubbio la penale responsabilità dello stesso in ordine al reato». Giada Vitale ha riferito in giudizio i fatti «in modo coerente e attendibile, non è caduta in contraddizioni di sorta. Il riscontro alle sue dichiarazioni è stato rigoroso come prevede la giurisprudenza in casi simili», anche perché, aggiunge l’avvocato Giuseppe d’Urbano, che ha assistito la ragazza che si è costituita parte civile, «questo tipo di reato molto difficilmente trova un testimone oculare».

    Giada è stata ascoltata con l’assistenza di una psicologa, è stata escussa che era maggiorenne e le sue parole sono state passate al setaccio una per una, confermate dalle testimonianze di persone che non avevano alcun interesse a mentire o esagerare. In paese l’hanno accusata di essersi inventata storie, di aver messo nei guai il parroco. In passato è stata perfino oggetto della rabbia e del disprezzo di una parte della cittadinanza. Oggi, con le parole dei giudici scritte nero su bianco, la sua rivincita oltre che la definizione della giustizia processuale.

    Giada Vitale ha detto la verità, cioè di aver subito delle molestie di natura sessuale mentre stava preparando gli esami di terza media. Una condotta che si è «ripetuta nel tempo, sfociando in veri e propri rapporti sessuali completi presso l’abitazione del parroco dopo il 14esimo compleanno di Giada». Una età nella quale, secondo il giudice che ha archiviato il fascicolo, la ragazza « era capace di poter scegliere e quindi di poter partecipare consapevolmente agli atti sessuali con Don Marino».

    Atti che lui non ha negato, mentre ha negato quelli accaduti prima dei 14 anni adducendo come motivazione i numerosi impegni che non lo avrebbero potuto rendere disponibile a quegli incontri denunciati da Giada. Ma i suoi impegni – dicono i giudici presieduti da Russo – «non sono altro che gli impegni normali di un parroco i quali, se non gli hanno impedito, in epoca successiva al quattordicesimo anno di età della ragazza, di trovare le occasioni per appartarsi con lei, allo stesso modo non gli hanno impedito nel periodo precedente di ritagliarsi il tempo necessario per incontri di analoga natura». Tanto più se, come la stessa Vitale ha riferito, «avevano una durata estremamente breve, quantificabile in pochi minuti, dunque assolutamente compatibili con l’assolvimento degli impegni istituzionali del parroco».

    L’avvocato di parte civile ha depositato nel marzo scorso una richiesta per riaprire il caso proprio contro l’archiviazione del filone successivo al compimento del quattordicesimo anno di età. «Siamo in attesa di una risposta da parte della magistratura frentana», si limita a dire Giuseppe D’Urbano.
    Intanto i giudici di primo grado hanno condannato don Marino Genova a pagare una provvisionale di 15mila euro in favore di Giada Vitale. Si tratta di un risarcimento immediatamente esecutivo, che anticipa il danno che dovrà essere liquidato in sede civile e solo quando la condanna passerà in giudicato. I legali di don Marino faranno infatti Appello, sperando in un ribaltamento del verdetto.

    http://www.primonumero.it/attualita/primopiano/articolo.php?id=27040

  • Valderice, processo sui presunti abusi delle suore Legali di vittima chiedono risarcimento milionario

    Valderice, processo sui presunti abusi delle suore Legali di vittima chiedono risarcimento milionario

    Alle battute finali il processo sulla Casa del Fanciullo San Pio X di Valderice. Un milione e 300mila euro e una provvisionale immediata di 130mila euro è la richiesta di risarcimento danni in favore del bimbo che fece scattare le indagini nonché vittima principale delle presunte violenze. Ad avanzarla sono stati gli avvocati Antonino Sugamele e Annalisa Pisano. Alla sbarra, con l’accusa di maltrattamenti, suor Yvonne Jacqueline Noah e i tre ex educatori Laura Milana, Carlo Cammarata e Maria Mazzara. Nel mirino dei magistrati erano finite altre due persone, l’ex direttrice, suor Teresa Mandirà, e la cuoca della struttura Pina Ruggeri, decedute subito dopo l’avvio del processo. Per gli imputati, il pubblico ministero Nicola Lamia ha chiesto la condanna a tre anni di reclusione. Per i difensori invece non ci sarebbero stati reati: l’avvocato Marco Siragusa, al termine della sua arringa, ha chiesto l’assoluzione per suor Yvonne.

    L’indagine è stata avviata nel 2013 grazie alle denuncia di uno dei piccoli ospiti. «Fammi scappare dal centro, voglio tornare a casa». Poche parole impresse su un foglio di carta consegnato a un’assistente sociale, utili però agli investigatori per avviare le indagini e scoprire quanto accadeva da tempo all’interno della struttura di accoglienza. Maltrattamenti a cui sarebbero stati esposti i piccoli ospiti, una decina tra gli 8 e i 14 anni. A sostegno della tesi del bimbo, la testimonianza dei genitori. La coppia riferì agli agenti della Squadra mobile di avere appreso dal figlio che lo stesso era stato oggetto di ripetute percosse. Anche altri bambini, sentiti successivamente, riferirono d’essere stati spesso costretti a usare l’acqua gelida e a cibarsi di alimenti mal conservati. Le loro storie, tutte uguali: «Suor Yvonne mi dava botte con il filo della corrente», «suor Teresa e Pina mi picchiavano con la paletta».

    Poi c’ è il video girato da una delle vittime dove si vede il bimbo alzarsi da un tavolo, dove faceva i compiti, e suor Teresa che lo tira su a forza in aria per i lobi delle orecchie. Il processo riprenderà il 17 gennaio, quando la parola passerà alle difese di Cammarata, Mazzara e Milana.

    http://meridionews.it/articolo/61577/valderice-processo-sui-presunti-abusi-delle-suore-legali-di-vittima-chiedono-risarcimento-milionario/

  • Prete accusato di abusi sessuali su 12enne: la Procura dispone una consulenza informatica

    Prete accusato di abusi sessuali su 12enne: la Procura dispone una consulenza informatica

    La Procura leccese si affida ad un consulente informatico per analizzare i telefonini sequestrati al sacerdote ed alla ragazzina, presunta vittima di abusi sessuali.

    Ieri mattina, il pm Stefania Mininni ha conferito l’incarico. Si tratta di un “accertamento tecnico non ripetibile”, per evitare un’eventuale modifica o distruzione dei dati, che dovrà essere effettuato entro il termine di 40 giorni. Erano presenti tutte le parti interessate. Anche i difensori del prete hanno nominato un consulente tecnico di parte.

    Verranno dunque analizzate le memorie di telefonini e computer ed i supporti informatici, già posti sotto sequestro nei mesi scorsi. Anzitutto quelli del sacerdote, al fine d’individuare eventuali riscontri a quanto denunciato dalla vittima, attraverso i propri familiari. Dunque, il consulente verificherà l’eventuale presenza di fotografie, video, registrazioni audio “compromettenti”. Non solo, anche presunte tracce di conversazioni e contatti tra il sacerdote e la 12enne. Verrà anche analizzato il telefonino della madre della ragazzina per verificare, anche in questo caso, la sussistenza dell’accusa di “favoreggiamento”.

    La richiesta d’incidente probatorio

    Invece, nei giorni scorsi, la Procura ha notificato agli indagati la richiesta d’incidente probatorio per ascoltare la 12enne, presunta vittima di abusi sessuali per mano del sacerdote.

    Il gip dovrà poi analizzare l’istanza ed eventualmente fissare la data. In quella sede, la 12enne verrebbe sentita nell’ambito di un “ascolto protetto”, alla presenza di uno psicologo, al fine di “cristallizzare” le dichiarazioni.

    Nell’atto, a firma del pm Stefania Mininni, compaiono i nomi dei tre indagati: il prete, accusato di violenza sessuale aggravata, con riferimento anche a rapporti “completi” con la ragazzina; la madre di quest’ultima, che risponde dell’ipotesi di reato di “favoreggiamento”, per non aver riferito agli inquirenti dei presunti abusi subiti dalla figlia e per “false informazioni al pubblico ministero”. Non solo, poiché anche la madre, come risulta nella richiesta d’incidente probatorio, è accusata di violenza sessuale. Secondo i denuncianti, le presunte molestie si sarebbero consumate tra le mura domestiche, ma si tratterebbe anche in questo caso, di un’accusa tutta da verificare.

    Infine, risulta indagata la nonna della ragazzina, con l’accusa di false informazioni al pubblico ministero, poiché non avrebbe detto tutta la verità al pm, sulla presunta relazione tra il sacerdote e la madre della ragazza.

    Intanto, per salvaguardarne la serenità, la ragazzina è stata trasferita con provvedimento della Procura dei Minori, in una struttura protetta.

    Le accuse al prete

    Le accuse al prete hanno preso avvio dalla denuncia di una zia (parente del padre) residente in Campania, della 12enne. L’atto è stato depositato nell’agosto scorso e veniva fatto riferimento a palpeggiamenti, avances di natura sessuale ed in alcune occasioni, addirittura a rapporti completi tra le mura della parrocchia frequentata dalla ragazzina. I fatti contestati si sarebbero verificati agli inizi di quest’anno, in un paese dell’hinterland di Lecce. Il sacerdote non è stato mai sospeso dalla Curia che lo ritiene assolutamente estraneo ai gravi addebiti contestatigli. Tra l’altro, ha lasciato la parrocchia in cui, secondo i denuncianti, si sarebbero verificati i fatti, da molto tempo. Egli attualmente svolge il sacerdozio in un’altra chiesa, ma per motivi che non hanno alcun riferimento alle presunte molestie ai danni della ragazzina.

    La ragazza è stata anche sentita, attraverso “l’ascolto protetto”, alla presenza di una psicologa. Per due volte. Anzitutto, subito dopo la denuncia, ma anche in seguito alla visita ginecologica che non avrebbe riscontrato i segni di una violenza sessuale.

    Il ruolo della famiglia

    Dunque, sulla scorta degli accertamenti eseguiti dai Carabinieri del Norm di Lecce, la Procura intende verificare la fondatezza delle accuse. Anche nei confronti della madre. Infatti, sempre nella stessa denuncia depositata dalla zia della presunta vittima, si fa riferimento ai rapporti poco trasparenti intercorsi tra il parrocco e la madre della 12enne. Accuse pesanti, poiché la relazione tra i due, veniva additata come la causa della “rovina” della famiglia. Un contesto familiare degradato caratterizzato da un’accesa conflittualità e segnato anche da difficoltà economiche. I genitori sono da tempo separati e il padre ha una recente condanna penale alle spalle.

    Sullo sfondo di questo complesso contesto, emergerebbe il ruolo del prete. Una figura di “supporto” ad una famiglia segnata da enormi difficoltà e conflittualità, con un continuo “rimpallo” di responsabilità? Il sacerdote, infatti, pur non essendo un “amico di famiglia” in svariate occasioni si sarebbe offerto di dare una mano anche dal punto di vista economico. Oppure, il prete avrebbe approfittato della fiducia incondizionata accordatagli dalla famiglia per molestare la 12enne? Domande a cui daranno una risposta nei prossimi mesi gli inquirenti.

    Il sacerdote è assistito dai legali Stefano De Francesco e Vittorio Vernaleone. La madre e la nonna della minore sono difese dall’avvocato Francesco Cavallo. Invece, il padre della ragazzina, persona offesa, è assistita dal legale Benedetto Scippa.

    http://www.leccenews24.it/cronaca/perizia-informatica-sacerdote-abusi-sessuali-12enne.htm

  • Cosa accade quando la confessione del fedele costituisce reato?

    Cosa accade quando la confessione del fedele costituisce reato?

    Il sacramento della Penitenza e il caso del calciatore pentito

    Per i fedeli praticanti vi è l’usanza di recarsi in chiesa e confessare al sacerdote i peccati commessi, così da ottenere l’assoluzione e la purificazione della propria anima. Difatti la Chiesa Cattolica prevede la possibilità di redenzione per il fedele,  mediante il sacramento della Penitenza, in particolare, il credente per espiarsi dai peccati, ammette al prete le proprie colpe e quest’ultimo in funzione di Dio gli dona la grazia.

    Tutto ciò, conosciuto dal vescovo tramite il sacramento della Penitenza, costituisce un vero segreto definito Sigillo Sacramentale, poiché metaforicamente il prete che ha appreso la confessione, pone un sigillo sulla stessa. Tale sigillo garantisce al fedele la riservatezza della sua confessione, in tal senso, vi è un effettivo obbligo per l’uditore di non diffondere o rendere note le notizie acquisite, dove un eventuale violazione  implicherebbe l’irrogazione  di una gravosa sanzione: la Scomunica.  Quest’ultima, disciplinata dal codice di diritto canonico, canone 1131, prevede:

    “Allo scomunicato è fatto divieto:

     1) di prendere parte in alcun modo come ministro alla celebrazione del Sacrificio dell’Eucaristia o di qualunque altra cerimonia di culto pubblico;

    2) di celebrare sacramenti o sacramentali e di ricevere i sacramenti;

    3) di esercitare funzioni in uffici o ministeri o incarichi ecclesiastici qualsiasi, o di porre atti di governo.”(1)

     Inoltre, la riservatezza della confessione trova tutela nel codice penale, in particolare l’art. 622 disciplina :

    “Chiunque, avendo notizia, per ragione del proprio stato o ufficio, o della propria professione o arte, di un segreto, lo rivela, senza giusta causa, ovvero lo impiega a proprio o altrui profitto è punito, se dal fatto può derivare nocumento, con la reclusione fino a un anno o con la multa da trenta euro a cinquecentosedici euro.”

     Sia il codice penale che il codice di diritto canonico sono orientati nel garantire al fedele la segretezza della sua confessione.

    Tuttavia non sempre è così pacifica la questione.

    Non sono, infatti,  rari i casi in cui il credente nell’atto della penitenza abbia confessato “fatti” che possono costituire reato. La domanda che sorge spontanea è se anche in tal caso continui ad operare la riservatezza della confessione e l’obbligo del Sacerdote di non divulgare le notizie apprese.  La questione è alquanto delicata poiché a fronteggiarsi sono due obblighi: da un lato preservare la segretezza della confessione e dall’altro far si che la giustizia faccia il suo corso.

    L’assenza di una normativa ad hoc non semplifica la materia, ciò nonostante una prima risposta la si può desumere dal codice di procedura penale che all’art. 200 che disciplina:

    “Non possono essere obbligati a deporre su quanto hanno conosciuto per ragione del proprio ministero, ufficio o professione, salvi i casi in cui hanno l’obbligo di riferirne all’autorità giudiziaria.

    1. a) i ministri di confessioni religiose, i cui statuti non contrastino con l’ordinamento giuridico italiano;
    2. b) gli avvocati, gli investigatori privati autorizzati, i consulenti tecnici e i notai.
    3. c) i medici e i chirurghi, i farmacisti, le ostetriche e ogni altro esercente una professione.”

    Si estende, quindi, la facoltà di non testimoniare ai Ministri di culto.

    L’interpretazione della norma è chiara: la segretezza della confessione continua ad essere valevole nonostante il contenuto determini l’ipotesi di reato, escludendosi la possibilità di forzare il sacerdote,  al fine di acquisire informazioni.

    Contrariamente a tale scritto normativo si menziona un caso che ha posto in discussione l’applicabilità dell’art. 200 c.p.p.

    Il caso

    Un calciatore aveva scritto alla rubrica “Famiglia Cristiana”,  (noto giornale di orientamento cattolico) chiedendo “perdono”, poiché artefice di aver compromesso il risultato di una partita ed aver diffuso anticipatamente i risultati della stessa.

    La lettera:

    “Carissimo padre, ho pensato per tutta la notte prima di mettermi a scrivere e a raccontare tutto il peso che mi porto dentro. Volevo andare da un confessore, ma la grata non avrebbe nascosto il rossore. Poi mi sono ricordato che Famiglia Cristiana è una parrocchia di carta e allora eccomi qui. Sono un calciatore e mi sono venduto in una partita importantissima. Mi sono comportato in modo da danneggiare la mia squadra, allettato dalle promesse di un ottimo contratto; mi sono comportato male verso la mia vecchia squadra e i tifosi. Che brutto mondo, padre. Ma io non vivo più da quando ho fatto quello che le sto raccontando. Ho un peso dentro, la coscienza ferita, ho finito di essere un uomo. Nell’ambiente del calcio si fa questo e altro. Il giro dei soldi ha ucciso tutto e io ne sono rimasto vittima. La gente si allontana dal calcio, e fa bene. Forse se continua ad abbandonarci, questo sport ne trarrà giovamento e noi calciatori saremo meno vittime. So che ho falsato il campionato, ma chi mi perdonerà per quello che ho fatto?

    Un calciatore.”

    A seguito di tale confessione si aprì un’indagine allo scopo di individuare l’identità del calciatore pentito. Il Pubblico Ministero invitò il Direttore della rivista a rivelare il nome del confessore, tuttavia quest’ultimo appellandosi alla sua facoltà di astensione e rivendicano il diritto alla segretezza del sacramento della confessione asserì di non voler rendere noto l’autore della dichiarazione, poiché l’eventuale diffusione avrebbe causato una possibile sommossa da parte dei fedeli e che nessun altro credente, per timore di essere riconosciuto, si sarebbe poi rivolto alla rubrica.

    Il silenzio serbato dal Direttore della rivista non favorì le indagini, difatti  la mancanza di prove e informazioni determinarono l’archiviazione del caso. (2)

    La questione su menzionata non è isolata.  Un più recente caso riguarda la condanna di un testimone di Geova per il reato di reticenza, in particolare, per aver declinato l’invito  a testimoniare per un procedimento penale.

    In tale sede, la Corte ha stabilito che un ministro di culto Testimone di Geova non può essere punito per avere rifiutato di rivelare informazioni di natura privata apprese mentre esercitava il proprio ruolo di Ministro di culto(3). Con sentenza n. 2436/2015,  il Tribunale di Teramo ritiene completamente applicabile l’art. 200, in particolare, il non obbligo per il ministro di culto di testimoniare su quanto appreso nell’ operato della sua professione.

    I casi su citati evidenziano come non vi siano dubbi nel ritenere che nel bilanciamento degli interessi in gioco, prevalga la segretezza della confessione e che l’art. 200 del c.p.p. sia un eccellente forma di tutela a tal fine.

    (1) http://www.vatican.va

    (2) http://www.repubblica.it

    (3) http://www.statoechiese.it

  • Prete pedofilo? Indagata anche la nonna della ragazzina, chiesto l’incidente probatorio

    Prete pedofilo? Indagata anche la nonna della ragazzina, chiesto l’incidente probatorio

    di Francesco Oliva
    LECCE – E’ una torbida storia di presunte violenze, di rapporti extraconiugali e di legami burrascosi all’interno della stessa famiglia l’inchiesta con al centro la figura di un prete accusato di pedofilia su una ragazzina di neppure 14 anni. Nomi degli indagati e accuse vengono sdoganati per la prima volta con la richiesta di incidente probatorio avanzata dal sostituto procuratore Stefania Mininni e notificata nelle scorse ore dai carabinieri del Nucleo operativo radiomobile di Lecce. Gli indagati sono tre. Non solo il prete e la madre ma anche la nonna della ragazzina. Risponde di false informazioni fornite al pubblico ministero.

    Secondo investigatori e inquirenti, la donna non avrebbe raccontato la verità su una sospetta relazione tra la mamma della ragazzina e il sacerdote.
    Nella richiesta di incidente probatorio vengono messe nero su bianco anche le accuse contestate alla madre della giovane: false informazioni al pubblico ministero e favoreggiamento per non aver denunciato i presunti abusi sessuali sulla figlia pur essendone a conoscenza. E poi c’è il principale indagato: un giovane sacerdote travolto da un’inchiesta che ha calamitato, inevitabilmente, l’attenzione dei media locali e nazionali.

    L’accusa è di violenza sessuale continuata aggravata. L’indagine è stata avviata con una denuncia raccolta da un familiare della minore e sarebbe maturata in un contesto familiare molto difficile e contraddistinto da un’accesa conflittualità. I genitori sono da tempo separati. Il padre ha incassato di recente una condanna. E in questo complesso contesto familiare si inserisce la figura del parroco. E’ da accertare il ruolo. Ha fornito supporto alla famiglia aiutando la bambina o si è trasformato in un orco in canonica approfittando della complessa situazione familiare?

    Secondo il materiale finora acquisito, la ragazzina sarebbe stata violentata dal prete in canonica. Più episodi dallo scorso anno fino a giugno. Poi la denuncia e l’allontanamento della minore. Sono stati sequestrati i telefonini del sacerdote e della minore. Sono state eseguite perquisizioni e ispezioni in parrocchia per trovare riscontri al racconto della persona offesa nel frattempo trasferita in una struttura protetta. Le sue dichiarazioni sono state già acquisite.

    La giovane ha raccontato i presunti abusi, palpeggiamenti e violenze alla presenza di una psicologa. Per ben due volte. E il suo racconto è ora finito al vaglio degli inquirenti. Ora, però, la Procura intende blindare le dichiarazioni della persona offesa da utilizzare con l’eventuale apertura di un processo con un incidente probatorio su cui un gip dovrà ora fissare la data. Il sacerdote è assistito dagli avvocati Stefano De Francesco e Vittorio Vernaleone; la madre e la nonna della ragazzina dall’avvocato Francesco Cavallo. Il padre, come persona offesa, invece, è assistito dall’avvocato Benedetto Scippa.

    Prete pedofilo? Indagata anche la nonna della ragazzina, chiesto l’incidente probatorio

  • Forteto, nuovo rinvio in Cassazione: sentenza il 22 dicembre

    Forteto, nuovo rinvio in Cassazione: sentenza il 22 dicembre

    Il nuovo rinvio per attendere una pronuncia delle sezioni unite che può influire sul processo

    Firenze, 20 novembre 2017 – Sarà emesso probabilmente il 22 dicembreprossimo il verdetto della Cassazione sui presunti abusi nella comunità di recupero del Forteto a Vicchio del Mugello. Il rinvio è stato deciso dal presidente della terza sezione penale della Cassazione, Aldo Fiale. Il motivo del nuovo rinvio è dettato dall’attesa di una pronuncia delle sezioni unite della Cassazione in merito ai “sostituti processuali”, in programma il giorno precedente, il 21 dicembre, che potrebbe influire anche sulle sorti di questo dibattimento.

    Per questo il presidente della corte Aldo Fiale ha proposto una soluzione che consenta una decisione successiva e che comunque, ha assicurato in apertura di udienza questa mattina, non andrà a modificare la decorrenza delle prescrizioni. Il presidente della terza sezione penale della Cassazione, Aldo Fiale, ha sottolineato che il 1° gennaio prossimo andrà in pensione, assicurando, però, di voler chiudere il processo prima di quella data.

    Gli imputati principali sono Rodolfo Fiesoli, che fondò la comunità nel 1977, e il suo più stretto collaboratore, Luigi Goffredi. I reati contestati partono dal 1° gennaio 1997. Il 15 luglio del 2016 la corte d’appello di Firenze li ha condannati, infliggendo a Fiesoli 15 anni e 10 mesi di reclusione e a Goffredi 6 anni. Per entrambi le pene erano state ridotte per la prescrizione delle accuse per alcuni episodi contestati. In appello gli imputati erano complessivamente 16. Tra questi vennero assolti Stefano Pezzati, ex presidente della cooperativa agricola Forteto, che in primo grado aveva invece avuto 4 anni e mezzo, l’ex presidente dell’associazione Forteto Silvano Montorsi, a cui il tribunale aveva inflitto una pena di 3 anni e mezzo, e Stefano Sarti, che aveva avuto 3 anni. Pena ridotta da 7 a 3 anni e due mesi a Daniela Tardani.

    L’inchiesta, condotta dal pubblico ministero Ornella Galeotti, ha retto nei primi due gradi di giudizio: Fiesoli ha incassato due pesantissime condanne, 17 anni e mezzo in primo grado, 15 anni e 10 mesi in appello. Nonostante i quasi 80 anni di età, se la condanna diventasse definitiva, il profeta, non più rientrato al Forteto dopo l’arresto del 2011 ma esiliato a Pelago (anche se formalmente adesso non c’e’ nessuna misura cautelare in essere) rischia di finire in carcere. Ma l’iter processuale è stato assai tortuoso. Il processo di primo grado subi’ infatti un lungo stop per la ricusazione del giudice, prima accordata dalla corte d’Appello, poi ribaltata dalla Cassazione.

    Dopo alcuni mesi di stop, il processo riprese, davanti allo stesso tribunale “riabilitato” dalla Suprema Corte. Cosi’, nel luglio del 2015, arrivo’ la prima sentenza, sostanzialmente ribadita l’estate successiva, limata soltanto da qualche prescrizione nel frattempo maturata. Per il caso Forteto si sono innescate anche due commissioni regionali d’inchiesta e delle storture della comunita’ del Mugello (e pure di certi appoggi e coperture che le hanno permesso di diventare una piccola potenza economica in Toscana), si e’ interrogato anche il Parlamento.

    http://www.lanazione.it/firenze/cronaca/forteto-cassazione-1.3547516

  • Abusi sessuali su minorenne: nel mirino un sacerdote

    Abusi sessuali su minorenne: nel mirino un sacerdote

    Un sacerdote avrebbe abusato della sua vittima per quasi un ventennio

    Un sacerdote avrebbe abusato della sua vittima, sin da quanto quest’ultima era minorenne, per quasi un ventennio.

    Un caso di presunta pedofilia riguardante la chiesa italiana sta sconvolgendo fedeli e non nella località di Ceprano, nel Frusinate, dove Don Gianni Bekiaris era parroco di San Rocco. Un paese di novemila persone che per anni sarebbe stato suo malgrado lo scenario di questa vicenda. Il processo a carico del sacerdote si è aperto a novembre del 2016 e – secondo quanto riportato qui – è già avvenuta una transizione economica all’interno di un accordo stragiudiziale precedente all’apertura del procedimento giudiziario. Ma tale transizione, secondo il tribunale – come scritto in un articolo riportato da la rete “L’Abuso” – “non è ostativa della costituzione della parte civile e non fa venir meno l’interesse della persona offesa per danni eventualmente successivi”. Il denaro già versato, insomma, non basta a risarcire i potenziali danni subiti. Il tutto, ovviamente, in caso gli episodi di violenza sollevati dalla denuncia dei genitori venissero processualmente confermati.

    Secondo l’accusa, le molestie sessuali si sarebbero perpetrate nel corso degli anni. “La prima violenza completa – si legge sul sito di Ciociaria Oggi – si sarebbe consumata quando la vittima aveva undici anni, otto secondo un articolo di Frosinone Today, durante una vacanza in Abruzzo. Un soggiorno dopo il quale Don Bekiaris avrebbe anche regalato un quadro raffigurante un paesaggio dei luoghi visitati all’allora ragazzino. Poi, una serie di violenze sessuali, che si sarebbero protratte fino al 2009. Secondo don Ermanno D’Onofrio, psicoterapeuta del ragazzo coinvolto, gli abusi sarebbero stati raccontati dalla presunta vittima solo dopo un primo anno di colloqui: “Da qui una seconda fase del percorso terapeutico che portò il giovane, durante una seduta, a raccontare delle violenze anche ai genitori che, fino a quel momento, erano all’oscuro di tutto”. I cambiamenti della vittima sarebbero stati notati anche dalle maestre di scuola: un bambino chiuso in se stesso, che per l’accusa sarebbe stato “soggiogato dal religioso”.

    Sulla questione, – secondo quanto riportato da La Repubblica – si sarebbe già espresso il Tribunale ecclesiastico, che avrebbe vietato a Don Bekiaris di celebrare messa e che avrebbe disposto il risarcimento citato. Ad evitare la prescrizione del caso, poi, sarebbero state le “lesioni permanenti” alla psiche del ragazzo. La presunta vittima, peraltro, avrebbe più volte tentato il suicidio per le violenze che sarebbero avvenute persino nella sagrestia della parrocchia. Il processo è attualmente in corso: la prossima udienza è prevista per il 24 aprile, data nella quale saranno sentiti gli ultimi testi indicati dal pubblico ministero. La parte civile è rappresentata dall’avvocato Carla Corsetti, la difesa è inveca affidata all’avvocato Giuseppe Pizzutelli. In una precedente udienza, durante una deposizione, il giovane che ora ha 32 anni, ha raccontato di aver subito delle minacce dal sacerdote e che don Bekiaris stesso usava dire che era stato Dio ad unirli. Il totale del periodo nel quale le violenze sessuali si sarebbero protratte corrisponderebbe a vent’anni.

    http://www.ilgiornale.it/news/cronache/pedofilia-caso-degli-abusi-subiti-ventanni-1462709.html?mobile_detect=false

  • “Peccato originale”, dagli abusi sui chierichetti, ai conti Ior e il caso Orlandi: il nuovo libro di Nuzzi sui segreti del Vaticano

    “Peccato originale”, dagli abusi sui chierichetti, ai conti Ior e il caso Orlandi: il nuovo libro di Nuzzi sui segreti del Vaticano

    Gli abusi all’interno delle mura vaticane, lo Ior e quei “nomi dei correntisti” da non conoscere assolutamente. Ma anche, ancora, il caso di Emanuela Orlandi e la “trattativa tra il procuratore di Roma e due monsignori” per avere notizie sulla tomba della ragazza. Li racconta il giornalista Gianluigi Nuzzi, nel suo quarto libro inchiesta su Vaticano e chiesa, intitolato “Peccato originale” (edito da Chiarelettere).

    “C’è un primo filo, quello del sangue”, spiega Nuzzi oggi a margine della conferenza di presentazione. “Con la morte di Emanuela Orlandi: si apre uno scenario inquietante, perché la trattativa che documento tra procura di Roma e persone del Vaticano vuol dire che all’interno della Chiesa qualcuno sa”. Il giornalista fa oggi “appello all’allora procuratore reggente di Roma Giancarlo Capaldo affinché dica quello che sappia”. E poi ci sono i soldi, i conti dello Ior.

    “C’è un blocco di potere che gestisce i conti dei Papi, conti a personaggi impensabili come Eduardo De Filippo che qui si faceva accreditare i soldi che riceveva dall’estero”. C’è il filo del sesso. E degli abusi. “Ho incontrato un ragazzo che ancora oggi si fa quindici docce al giorno perché si sente sporco. Non per quello che ha fatto, ma per quello che ha subito”.

    Abusi testimoniati per la prima volta all’interno del Vaticano, nel preseminario San Pio X. “Diversi episodi fanno pensare che non si tratti di un caso isolato“, dice Nuzzi. “Insieme alle mie avvocate abbiamo consegnato questa mattina la prima copia del libro perché i giudici del Vaticano, il pubblico ministero facciano le loro valutazioni sul contenuto”. “Credo che l’opera di papa Francesco sia volta al bene e alla pulizia, ma che si scontri con logiche che risalgono addirittura a Paolo VI”, conclude Gianluigi Nuzzi.

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/11/09/peccato-originale-dagli-abusi-sui-chierichetti-ai-conti-ior-e-il-caso-orlandi-il-nuovo-libro-di-nuzzi-sui-segreti-del-vaticano/3968347/