Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Spoltore, abusi su minore: pm chiede tre anni di reclusione per don Vito Cantò

    Spoltore, abusi su minore: pm chiede tre anni di reclusione per don Vito Cantò

    La richiesta del pubblico ministero, Salvatore Campochiaro, e’ stata formulata nel corso del processo davanti al tribunale collegiale di Pescara.

    Il legale di parte civile, Vincenzo Di Girolamo, e il difensore del sacerdote, l’avvocato Giuliano Milia, hanno presentato delle memorie difensive e l’udienza e’ stata aggiornata al prossimo 14 giugno per la sentenza.

    A denunciare i fatti, prima alla Curia e poi alla squadra mobile di Pescara, sono stati i genitori del ragazzo, che frequentava la chiesa di Spoltore che si sarebbe confidato con la famiglia solo a distanza di tempo, mentre i rapporti ci sarebbero stati tra la fine del 2011 e l’inizio del 2012. Stando agli atti dell’indagine, i rapporti sarebbero avvenuti senza costrizione fisica ma, a distanza di mesi, avrebbero provocato una crisi di identita’ sessuale al ragazzo.

    Don Vito Canto’ e’ gia’ stato sottoposto ad un processo canonico per la stessa vicenda, che si e’ chiuso con una condanna che prevede l’interdizione perpetua dallo svolgimento di attivita’ parrocchiali a contatto con i minorenni, la sospensione per tre anni dal ministero sacerdotale, l’obbligo di dimora per cinque anni, all’interno di un monastero di Roma, al fine di condurre “una vita di preghiera e di penitenza”, e la prescrizione di “un percorso psicoterapeutico”.

    http://www.cityrumors.it/notizie-pescara/cronaca-pescara/spoltore-abusi-minore-pm-chiede-tre-anni-reclusione-don-vito-canto.html

  • Don Mauro Galli: la ricostruzione fornita in aula non regge, infranto il muro del silenzio sulla provenienza del risarcimento di 150.000 euro

    Don Mauro Galli: la ricostruzione fornita in aula non regge, infranto il muro del silenzio sulla provenienza del risarcimento di 150.000 euro

    Martedì 22 maggio 2018 processo don Mauro Galli quinta sezione penale di Milano aula V terzo piano ore 14.00, è il momento tanto atteso di don Mauro, entra in aula scortato dai suoi legali in un corridoio di telecamere e cronisti. L’aula è piena, sono necessari più carabinieri del solito per sincerarsi che nessuno possa fare riprese audio e video non autorizzate perché la difesa si è opposta.

    Don Mauro appare sicuro di sè, indossa il collarino da prete e la croce sulla giacca, apparentemente un normale sacerdote che continua ad esercitare (il Vescovo dichiarava essere sospeso dal 2015), molto magro rispetto a prima ma determinato, non tentenna, non traspare alcuna emozione, risponde sicuro a tutte le domande del Pubblico Ministero, Lucia Minutella, e del Giudice Ambrogio Moccia.

    Non ha esitazioni e…. una dopo l‘altra arrivano le spiegazioni a tutto, tutto è giustificato, tutto è lineare, almeno secondo don Mauro, ma le versioni da lui fornite non stanno in piedi.

    IL CONTESTO

    Incalzato dalla sequenza delle domande, il Galli non ha difficoltà nel descrivere meticolosamente il contesto… sono un sacerdote, mi occupavo del gruppo di adolescenti di due parrocchie a Rozzano, avevo un sacco di impegni… parla dei gruppi che seguiva, i giorni e gli orari di ritrovo, le confessioni, descrivendo bene anche il rito dal punto di vista canonico, quasi una lezione per i non addetti, le modalità, gli ambienti ecc. insomma un racconto lineare pieno di dettagli, taluni dei quali apparentemente insignificanti, almeno fino a quando è stato condotto a parlare della sua relazione personale con la presunta vittima.

    IL RAPPORTO CON LA PRESUNTA VITTIMA

    Don Mauro descrive il minore come una persona brillante, intelligente ma con qualche difficoltà scolastica, “difficoltà di concentrazione” che lo aveva portato, a suo dire, ad avere delle tensioni importanti in famiglia proprio per il rendimento scolastico.

    Era un ragazzo che partecipava attivamente agli impegni parrocchiali, era inserito in diversi gruppi tra cui quello degli adolescenti da lui gestito.

    Descrive il minore come un ragazzino fuori dalla norma, l’unico con una sensibilità diversa, si confessava da lui più frequentemente di qualunque altro adolescente, lo considerava un riferimento importante al punto da chiedergli di essere la sua guida “Padre Spirituale”, si confidava, gli consegnava i suoi problemi gli raccontava probabilmente del suo vissuto, la scuola, gli amici, la fidanzata, i genitori… don Mauro si limita a dire che parlava con lui non solo in termini di confessione ma dei problemi, della vita quotidiana…

    Don Mauro dispensava consigli… Ammette che lui stesso non aveva idea di cosa potesse voler dire fare il padre spirituale di un adolescente, dovette quindi, a sua volta, farsi consigliare dal suo stesso “padre spirituale” don Angelo Cazzaniga.

    Insomma il ragazzo aveva scelto proprio lui per Guida, e Guida spirituale, riponendo in lui la massima fiducia.

    L’AMBIENTE DOVE E’ AVVENUTO IL PRESUNTO ABUSO

    La descrizione dell’abitazione di don Mauro nella parrocchia a Rozzano che lo stesso sacerdote espone al giudice è puntuale indotta anche, e soprattutto, dalle precisazioni richieste alternativamente dal PM e dal Giudice.

    Camera da letto con due comodini, abat-jour sugli stessi, due libri a sinistra più la sveglia, l’altezza dei comodini rispetto al letto, la cassaforte, la scrivania il bagno ecc. ecc. ma soprattutto la camera degli ospiti con due letti, e il divano letto in sala… Quindi ben tre letti singoli a disposizione oltre al suo letto matrimoniale.

    Il Giudice ha persino chiesto se c’erano le lenzuola nei letti per gli ospiti, se li aveva preparati… Vuole capire se, avendo certamente preventivamente organizzato la nottata, si fosse di conseguenza preoccupato della soluzione ospitale: Don Galli ha risposto che non lo sapeva, non si era preoccupato di preparare altri letti, aggiunge che forse potevano esserci le lenzuola lasciate dai genitori l’ultima volta che li aveva ospitati, non lo sapeva e quindi certamente non aveva preparato quei letti né il divano per ospitare il ragazzo e dunque molto probabilmente aveva premeditato di portare nel suo letto il ragazzo passando dunque la notte nello stesso letto come poi, di fatto, è avvenuto.

    L’ANTEFATTO

    Don Galli racconta che abitualmente il ragazzo andava a studiare a volte con altri minori a casa sua (casa del prete), motivava la necessità di questo tipo di supporto perché il minore non si preparava per le interrogazioni, non riusciva a concentrarsi, e inventava scuse per i genitori (probabilmente il Galli e i suoi avvocati, non sanno che fino a prima di conoscere il prete, e quindi prima della fatidica notte, l’adolescente aveva addirittura conseguito l’attestato di merito della scuola statale ricevendo la “Dote Merito” – che prevede anche un contributo economico – nell’esame di licenza media).

    In ogni caso la narrazione prosegue con gli argomenti delle difficoltà scolastiche, tanto da suggerire ai genitori di non assecondare il figlio nella simulazione di problemi di salute volti ad evitare la scuola, ma bensì di inviare il figlio anche se impreparato.

    Tale circostanza attuata, secondo il prete, un paio di giorni prima della notte incriminata, avrebbe indotto il minore a minacciare di scappare di casa per rifugiarsi a casa sua.

    Don Galli aggiunge di aver detto che non poteva attuare il piano del ragazzino, non avrebbe potuto ospitarlo a casa sua senza il preventivo consenso dei genitori quindi suggerisce di aspettare a scappare di casa ma di chiedere il permesso, peraltro scappare di casa non implica dormire una sola notte fuori...

    Racconta che, sia il minore che lui stesso, hanno quindi chiesto ed ottenuto il permesso dei genitori un paio di giorni prima di ospitare il ragazzo poiché la notte individuata era perfetta, la sera le confessioni del gruppo di adolescenti in preparazione al Natale (era il 19 dicembre) e la mattina la preghiera del medesimo gruppo prima di andare a scuola (i genitori nelle precedenti udienze avevano confermato la circostanza della richiesta da parte del Galli ma che li aveva indotti a credere che fosse un’attività prevista per l’intero gruppo di adolescenti, in oratorio e non certamente solo il loro figlio a casa del prete e tanto meno nel suo letto).

    Secondo la narrazione i genitori erano contenti, finalmente qualcuno che poteva strigliare per bene il figlio… Il Galli sempre nella sua versione dei fatti si era proposto proprio per avere un’occasione privilegiata per parlare a lungo con il ragazzino e quindi per scuoterlo rispetto al tema dello studio scolastico.

    LA FATIDICA NOTTE

    Il racconto entra quindi nel vivo: dopo le confessioni prete e ragazzo vanno nell’appartamento del sacerdote si siedono ben distanti sul divano in sala, una coperta li separava nettamente, un breve consiglio da parte del “padre spirituale”: “appunta su un quaderno ogni giorno una cosa positiva” poi le preghiere, e quindi subito a letto, la sveglia è puntata presto perché la mattina c’è l’incontro programmato con il resto del gruppo prima della scuola.

    Ma la famosa strigliata motivo per cui era stato invitato il ragazzo? Già dimenticata? Improvvisamente il minore non doveva più essere ripreso per la condotta scolastica e doveva semplicemente dormire perché, come previsto, l’impegno mattutino richiedeva una levataccia?

    Prosegue: il minore è andato in bagno, si è messo il pigiama completo e poi sono andato io e ha mia volta ho messo il pigiama completo, quando sono uscito dal bagno ho trovato il minore in piedi in un lato del lettone, casualmente quello giusto, quello senza sveglia e senza libri sul comodino, e aveva già messo in carica il telefonino proprio nella presa accanto al lettone.

    Secondo il Galli nessuno si pone alcuna domanda, né il minore né tanto meno lui, si coricano, come fosse normale dormire insieme, spengono subito la luce e dormono tutta la notte.

    In effetti, almeno per il Galli, è stata una fortuna che il cellulare avesse bisogno della ricarica e che, casualmente, fosse inserito in quella presa, d’altra parte diversamente avrebbe dovuto anche pensare alle lenzuola dei letti per gli ospiti…

    Durante la notte però il Galli si sveglia due volte, la prima perché infastidito dal russare del suo vicino ospite, la seconda perché l’ospite smette di russare ma inizia a gridare, il prete accende quindi la luce e, fortunatamente, vede il minore in un imminente situazione di pericolo: il comodino descritto prima meticolosamente, può essere urtato nello spigolo dalla testa del ragazzo che stava cadendo dal lettone… forse per questo gridava… si stava immaginando di cadere sul comodino…

    Don Galli è quindi costretto (non per sua volontà ma per motivi di sicurezza) ad avere un contatto fisico con il minore ma solo per il tempo necessario per spostarlo in una posizione sicura più vicino a lui, la sicurezza viene prima di tutto, ovviamente.

    Per fortuna non è successo nulla: il peggio, grazie a don Mauro, si è potuto scongiurare, nessuna pericolosa caduta dal lettone con in mezzo il comodino spigoloso. 

    Il ragazzo non si accorge di nulla, ora al sicuro vicino a don Mauro smette di russare e di urlare “mugugna” solo qualcosa senza senso.

    Presto arriva la mattina e suona la sveglia, Il Galli si alza, si prepara, lascia il minore e si precipita ad accogliere il resto del gruppo per la preghiera prima della scuola, nel frattempo anche l’ospite raggiunge gli altri per la breve colazione, la preghiera e quindi di corsa a scuola.

    Don Mauro accompagna il minore in macchina insieme ad altri due ragazzi.

    Tutto bene, non è successo assolutamente nulla, serena notte!

    DOPO IL FATTO

    La mattina dopo don Galli sostiene di aver ricevuto un SMS dalla madre del ragazzo che chiedeva se era successo qualcosa la notte… risposta sempre via SMS “no”.

    Don Galli viene quindi contattato da un altro sacerdote, don Alberto Rivolta, che aveva immediatamente parlato la mattina stessa con la madre del ragazzo che, chiamata subito dalla scuola, era andata a prendere il figlio trovandolo scioccato, non parlava, sguardo nel vuoto, rispose solo alla domanda: “è successo qualcosa questa notte da don Mauro?” risposta lapidaria “quello che si può immaginare”.

    Don Alberto il pomeriggio stesso vede il minore, lo trova ancora sotto shock, raccoglie più informazioni, il ragazzo si è sentito toccare, il fiato sul collo ecc. ma don Alberto non riferisce nulla a don Mauro, secondo quest’ultimo, tanto che il Pubblico Ministero gli chiede se aveva la trascrizione dell’interrogatorio e se riteneva coerente la testimonianza di don Alberto.

    Don Alberto aveva dichiarato in tribunale che aveva subito visto il minore: “…era sicuramente molto scosso. Molto… Sì, era scosso, era un po’… era scosso, era angosciato, era sicuramente stato… così, aveva vissuto… era rimasto… Era in una situazione certo non normale, non ottimale. Sicuramente era un ragazzo scosso, mi vien da dire forse impaurito o comunque certamente non parlava con libertà e tranquillità”.

    Don Mauro risponde affermativamente rispetto alla sua precedente lettura della testimonianza di Don Alberto, ma ricorda solo che era molto arrabbiato: è in quella circostanza che si era reso conto di avere commesso quello che, però, ritiene essere solo una “leggerezza”.

    Nei giorni immediatamente successivi viene quindi trasferito, mons. Mario Delpini, all’epoca Vescovo ausiliario della zona che include il comune di Rozzano, gli comunica il trasferimento a Legnano incaricato della pastorale giovanile, il motivo: aveva perso autorevolezza, le leggerezze portano a questo!

    Don Mauro non si chiese se il trasferimento anzi i successivi spostamenti, uno dopo l’altro a distanza sempre di pochi mesi, da Rozzano a Legnano, poi Milano e dopo a Roma, fossero dettati da altre motivazioni, o fossero proporzionati rispetto alla notte passata a dormire… alla leggerezza.

    Solo nel 2014 seppe sempre da mons. Delpini che era in corso un procedimento penale nei suoi confronti per l’accusa di abusi sessuali, ancora prima dunque che ricevesse l’avviso di garanzia, anche in quel caso nessuna reazione, nessun contatto con i familiari o con il minore, accetta passivamente.

    Infine dichiara di aver pagato personalmente grazie ai genitori, nonni e zii, un risarcimento che era già noto essere di 150.000 euro (incluso le spese), senza che nessuno chiedesse nulla, ma esclusivamente di sua spontanea volontà.

    LA RICOSTRUZIONE NON REGGE

    La lunga ricostruzione, preparata evidentemente ad arte per tentare di giustificare quanto ormai era emerso sia dagli interrogatori durante le indagini preliminari, sia durante il processo, documenti a disposizione delle parti, fa acqua da tutte le parti, in effetti è difficile tentare di dare una giustificazione credibile a tutto.

    Non si poteva negare di aver dormito con il minore, di averlo toccato, di aver pagato, di essere stato semplicemente spostato da una parrocchia all’altra ancora con i minori… troppe testimonianze, troppe versioni che già coincidevano, la sua stessa ammissione il giorno dopo a Don Alberto, poi a Don Carlo e ancora a Mons. Delpini, Mons. Tremolada… le registrazioni, le intercettazioni, troppo materiale per poter negare l’evidenza… quindi?

    Quindi stesso letto ma solo per dormire…

    Toccato si, ma solo per mettere il minore in sicurezza…

    Pagato certo ma… forse don Mauro si scopre essere anche particolarmente generoso con i soldi degli altri (altri vero, dato che aveva dichiarato di essere nullatenente ma che lui sostiene essere proveniente dai parenti altrettanto generosi)… ma perché i parenti regalano 150.000 euro a un minore che aveva solo dormito? Hanno pagato veramente loro quell’importante capitale? E solo perché, sia il sacerdote che il ragazzo, avevano riposato tranquilli tra la preghiera della sera e quella del mattino? Molto generosi anche i parenti di Don Mauro!!!

    Ma andiamo con ordine.

    Don Mauro aveva un rapporto privilegiato di fiducia con un ragazzino che era orgoglioso di avergli chiesto esplicitamente di essere la propria guida, il suo “padre spirituale”.

    Questo rapporto di fiducia si interrompe drasticamente e inspiegabilmente dalla sera alla mattina, (cioè dopo quella notte dove don Mauro sostiene non essere successo altro che il semplice dormire): il ragazzo da lui salvato, che rischiava di cadere rovinosamente dal letto urtando lo spigolo del comodino, non si è accorto di nulla, lo ribadisce in aula perché dice di averlo persino chiesto al minore che avrebbe riferito di non essersi accorto di nulla, dormendo bene tutta la notte.

    Dunque se è vero che viene allarmato dalla mamma e quindi poi sgridato pesantemente da Don Alberto e ancora da Don Carlo, come mai si limita ad un semplice SMS per altro non riscontrato dove afferma con un semplice “no” (non è successo nulla)???

    Come mai quando è sgridato da don Alberto, che gli riferisce che il ragazzo era scioccato, non chiama subito i genitori, magari anche il minore anche in presenza dei parroci per fugare ogni dubbio??? Certamente il ragazzo, che aveva una così grande stima e fiducia, stando alla sua ricostruzione, non avrebbe potuto essere scioccato, a causa sua, al punto da non volerlo mai più rivedere!…

    Seguendo linearmente la ricostruzione offerta, Il ragazzo si sarebbe certamente precipitato, casomai per essere consolato, consigliato, compreso, dalla sua guida: sarebbe stata preziosa in un momento di sconforto dovuto ad altro, magari alla scuola…

    E don Mauro non dice nulla? Non si domanda nulla? Viene trasferito d’urgenza, accetta, gli viene impedito anche solo di incrociare il minore e non gli viene in mente che potrebbe tranquillamente spiegare? Tanto hanno solo dormito, cosa può mai turbare il ragazzo o i genitori? Non ha nemmeno la curiosità di chiederlo e capirlo… per fortuna che era una guida spirituale…

    In tutti i primi tre trasferimenti non domanda nulla, non chiede niente ai superiori ma ubbidisce, se lo spostano ci sarà un motivo (il PM gli chiedeva se secondo lui erano commisurate quelle disposizioni a fronte del semplice dormire).

    Quando poi  viene finalmente allarmato, ancora una volta sempre da mons. Delpini, rispetto alla denuncia, non gli viene in mente di querelare il minore o la famiglia per calunnia nei suoi confronti, pensa invece di fare un bel regalo di 150.000 euro. Così, giusto perché è generoso… non fa una piega!

    Dunque c’è una spiegazione a tutto, dall’ubbidienza cieca e incondizionata, all’essere particolarmente rispettoso e premuroso: se il ragazzo ha deciso da un giorno all’altro di non vedere più la sua principale figura di riferimento, rispettiamo la decisione, ci mancherebbe… infine una incredibile e sorprendente generosità, chiedendo pure il prestito ai parenti, i suoi genitori non bastavano, la generosità supera ogni limite consentito anche al nucleo familiare più ristretto, ma tutti, anche i parenti sono della stessa pasta, tutti molto generosi.

    E la curia, la diocesi a cui appartiene e a cui deve dare conto, il suo superiore mons. Mario Delpini non gli chiede nulla rispetto a questo suo gesto di generosità, pensa solo a precisare, con una nota ufficiale, che lui non c’entra nulla, non un centesimo, Delpini è meno generoso dei suoi sacerdoti,  avrà pensato: “ma guarda che bravi sacerdoti che abbiamo tirato su… in fondo vuol dire che siamo stati bravi anche noi, siamo riusciti a trasmettergli quei valori evangelici, nemmeno noi avremmo elargito tanto…”

    Ottimo sacerdote: quanti altri sarebbero stati capaci di mettere mano al portafoglio dei propri cari per fare un regalo così grande ad un ragazzino per nulla?

    Quindi di fatto con altre parole il PM gli chiede come si spiega che il ragazzo lo accusa invece di reati gravissimi, si rende conto del capo di imputazione? Non si parla di dormire? Che spiegazione si è dato?

    Don Maro semplicemente pensa che il minore abbia riferito qualcosa sentito da altri, dunque perché chiarire? Anzi perché non aveva voluto chiarire subito? Aveva ricevuto l’SMS dalla mamma poche ore dopo! Era stato ripreso da Don Alberto il giorno seguente!

    Forse don Mauro è orgoglioso, si era sorpreso del rimprovero, “piuttosto che chiarire mi faccio spostare da una parte all’altra”, così avrà pensato, “costi quel che costi, piuttosto che spiegare che ho dormito come tutte le altre notti mi faccio il processo…”

    Ma chi avrebbe raccontato una favola al minore? Il ragazzino ha subito detto che era successa una cosa brutta quella notte (lo dice anche la fidanzata che lo ha visto poche ore dopo l’evento), dice alla mamma che la cosa brutta è quella che si può immaginare possa essere avvenuta nella notte con il prete…

    Sono forse stati gli insegnanti? Loro sono gli unici che hanno visto il ragazzo scioccato poche decine di minuti dopo che don Mauro lo aveva accompagnato a scuola dopo la fatidica notte (notte che, secondo don Mauro, il ragazzo avrebbe detto la sera agli altri compagni che era orgoglioso di trascorrere dal sacerdote, perché avrebbe dormito più degli altri, essendo già sul posto per la preghiera mattutina), e prima della mamma, della fidanzata e di don Alberto, nessun altro lo aveva incontrato nel frattempo… Ma gli insegnanti non sapevano della notte passata fuori casa… e quindi?

    Tutti hanno tramato segretamente una versione contro don Mauro? Sono stati interrogati diversi amici, la fidanzata, i parenti, i sacerdoti, l’attuale Arcivescovo di Milano mons. Mario Delpini che ha riferito che Don Carlo lo ha chiamato immediatamente in quei giorni tanto che si era precipitato la vigilia di Natale a Rozzano, ha detto che Don Carlo gli aveva parlato subito di presunti abusi sessuali, ha riferito di aver incontrato don Mauro per chiedere personalmente la sua versione… ma anche di questo non c’è traccia nella ricostruzione offerta dal Galli.

    Dunque tutti hanno tramato una versione coincidente a dispetto di don Mauro: non è chiaro per quale motivo, incluso il capo scout che riferisce che già il 6 gennaio (pochi gironi dopo), il ragazzo gli aveva confessato l’abuso sessuale e lui lo aveva riferito a Don Alberto, e Don Alberto gli aveva detto che lo sapeva anche mons. Delpini.

    Tutti hanno mentito in Tribunale e ancora prima, durante le indagini preliminari, ma nessuno aveva il privilegio di essere a conoscenza delle indagini stesse e di chi avrebbero interrogato: solo don Mauro era stato favorito da mons. Delpini come lui stesso ha ammesso, non gli altri…

    UN PRECEDENTE INQUIETANTE

    Don Mauro non ha avuto alcuna esitazione nel rispondere e nel destreggiarsi tra le domande (a prescindere dall’esito del suo esame) tranne che per l’ultima forse inaspettata domanda.

    Il PM si rivolge all’imputato con tono quasi liberatorio, “le pongo solo un ultima domanda” è dunque finita, quasi finita… la tensione può lasciare il posto a… “le chiedo conosce il sig. xxxxxxx xxxxxxx?”

    Cosa c’entra con il processo? Perché questa domanda? Un attimo di silenzio e… “si lo conosco mi pare fosse un ragazzo del mio paese, Cislago, quando ero seminarista, lui frequentava l’oratorio estivo, animatore, non partecipava però con costanza…”

    Perché salta fuori ora questo tizio? Chissà da quanto tempo non lo vedeva… tuttavia don Mauro ha confermato di conoscerlo, ha confermato che era un ragazzo del suo paese di origine e che in qualche modo frequentava gli ambienti ecclesiastici (si ricordava in realtà persino che era un animatore dell’oratorio estivo, che coincidenza esattamente come l’adolescente che lo ha accusato in questo processo)… Il PM “Grazie, ho concluso”.

    Il Ragazzo in questione “probabilmente” potrebbe essere quello che ha scritto a Quarto Grado:

    “Buongiorno! Ho avuto modo di vedere la sua trasmissione sulle molestie dei preti. Vengo dal paese di origine di don Mauro Galli, di cui parlate. Durante una gita con l’oratorio fui costretto a dormire in un letto matrimoniale con lui, avevo 16 anni, ci furono atteggiamenti molto strani da parte sua e decisi di andarmene in un’altra stanza con una scusa fortunatamente. Sono passati più di 10 anni e Grazie al suo programma ora so cosa ho rischiato. La ringrazio per portare alla luce certe cose.”

    Ancora a sorpresa, al termine dell’udienza del giorno successivo, quando sono stati sentiti quelli che dovevano essere gli ultimi teste, gli psicologi di parte, del PM e dell’avvocato della difesa, quando ormai si attendeva solo la fissazione dell’ultima udienza con le arringhe finali del Pubblico Ministero e dell’Avvocato della difesa, ancora una volta il PM Lucia Minutella sorprende tutti, incluso la difesa di don Mauro e lo stesso imputato che, probabilmente, vedeva ormai quasi concluso l’iter del primo grado di giudizio, invocando per due volte l’articolo 507 del codice di procedura penale, ovvero l’acquisizione di nuovi elementi decisivi di prova derivanti da informazioni acquisite in aula durante i dibattimenti… Di cosa si tratterà???

    Il giudice ha ritirato le carte e si è quindi riservato di decidere se ammettere tali elementi e quindi ascoltare i nuovi testimoni.

    Attendiamo pertanto la prossima udienza fissata per il 20 settembre alle ore 9.30 stessa aula della quinta sezione penale del tribunale di Milano.

    Redazione

  • Molestie su un minore, ultima udienza del processo a don Mauro Galli: a settembre la sentenza

    Molestie su un minore, ultima udienza del processo a don Mauro Galli: a settembre la sentenza

    Ultima udienza, prima delle conclusioni previste a settembre, per il processo che a Milano vede imputato don Mauro Galli, l’ex prete di Rozzano accusato di aver abusato di un ragazzino di 15 anni nel 2011. Una vicenda spinosa che coinvolge personaggi di primo piano del clero lombardo, come l’attuale vescovo di Brescia Pierantonio Tremolada e l’arcivescovo di Milano Mario Delpini.

    Ultima udienza, prima delle conclusioni previste a settembre, per il processo che a Milano vede imputato don Mauro Galli, l’ex prete di Rozzano che secondo l’accusa avrebbe abusato di un minore nel dicembre del 2011. Una vicenda spinosa che coinvolge personaggi di primo piano del clero lombardo, come l’attuale vescovo di Brescia Pierantonio Tremolada e l’arcivescovo di Milano Mario Delpini: e chissà se proprio le ombre legate alla vicenda abbiano influito sulla recente decisione del Papa di non promuovere l’arcivescovo al rango di cardinale. In aula sono stati ascoltati i consulenti di parte, la psicologa infantile Patrizia De Rosa, chiamata dal pubblico ministero Lucia Minutella e il professor Enzo Kermol, docente di psicologia generale e perito della difesa. I due specialisti hanno ricostruito il profilo psicologico della presunta vittima, il ragazzo che abbiamo chiamato Fausto, valutando in sostanza la sua attendibilità.

    Secondo la De Rosa, dal materiale medico riguardante Fausto “emerge un vissuto traumatico” e nessun test ha messo in evidenza comportamenti psicotici: il ragazzo sarebbe attendibile e la sua testimonianza non suggestionata da allucinazioni o manie di persecuzione. Secondo la De Rosa, già nelle relazioni della dottoressa Benedetta Olivari, la specialista dell’istituto Dosso Verde, struttura che aveva Fausto in cura nel periodo precedente e successivo alla notte trascorsa a casa di don Galli, c’erano tutti gli elementi per comprendere l’esistenza del presunto abuso e procedere per una denuncia nei confronto dell’ex parroco di Rozzano che la dottoressa Olivari avrebbe dovuto compiere. Di diverso avviso invece il perito della difesa, che nella sua analisi ha ravveduto nel racconto del ragazzo, fornito durante l’incidente probatorio, delle incongruenze. Lo specialista ha usato il metodo Sva, l’analisi della validità delle affermazioni, un metodo per la valutazione di un presunto abuso sessuale a danno di minori che riguarda l’interpretazione delle espressioni facciali durante l’intervista. Un metodo che però non gode di una generale accettazione presso la comunità scientifica. Per Kermol il ragazzo manifestava elementi narcisistici “che inficiano il racconto”, un’interpretazione però rifiutata dalla dottoressa De Rosa secondo la quale alcuni comportamenti di Fausto dopo il presunto abuso, gli incubi notturni e il disagio nel rivedere don Mauro, proverebbero invece una sindrome post traumatica da stress.

    Anche l’imputato ha assistito all’udienza
    Anche don Galli, dopo la testimonianza resa in aula il 22 maggio, nella quale ha confermato di aver dormito insieme a Fausto nella notte tra il 19 e 20 dicembre 2011 negando però di aver abusato di lui, ha assistito all’udienza. Il caso don Galli ha sollevato grandi dubbi nei confronti delle gerarchie ecclesiastiche lombarde che, dopo il presunto abuso, hanno spostato don Galli dalla parrocchia di Rozzano, insabbiando il caso. L’allora vicario di zona del cardinale Scola, monsignor Mario Delpini, diventato nel luglio scorso arcivescovo di Milano, ha sempre rivendicato la corretta gestione della vicenda da quando il caso è diventato pubblico. Dopo l’interruzione estiva, il processo riprenderà il 20 settembre con le conclusioni delle parti, cui seguirà la sentenza.

    https://milano.fanpage.it/molestie-su-un-minore-ultima-udienza-del-processo-a-don-mauro-galli-a-settembre-la-sentenza/

  • Prete a processo per abusi su un ragazzino: “Ho dormito assieme a lui ma non l’ho toccato”

    Prete a processo per abusi su un ragazzino: “Ho dormito assieme a lui ma non l’ho toccato”

    Nuova udienza del processo a don Mauro Galli, ex prete di Rozzano (Milano) accusato di violenza sessuale su un ragazzino che all’epoca dei fatti aveva 15 anni. Il sacerdote è stato ascoltato in aula: “Non l’ho toccato, non ho compiuto nessun atto sessuale”, ha detto il prete, ammettendo però di aver dormito nello stesso letto col ragazzino: “Mi sono accorto di aver commesso un errore, una leggerezza”.

    di Simone Giancristofaro

    “Non l’ho toccato, non ho compiuto nessun atto sessuale”. Così don Mauro Galli, a processo a Milano per violenza sessuale nei confronti di un ragazzo all’epoca dei fatti minorenne, ha risposto al pubblico ministero Lucia Minutella in merito a quanto accaduto nella notte tra il 19 e il 20 dicembre 2011. Davanti alla quinta sezione penale del tribunale di Milano, il racconto di don Mauro Galli è iniziato con il suo arrivo a Rozzano e l’incontro con Fausto, la presunta vittima, con cui parla delle difficoltà nello studio del ragazzo: “Viveva un periodo di difficoltà a scuola, non riusciva a concentrarsi e spesso fingeva malori per saltare le verifiche”, ha spiegato don Galli in aula. Il rapporto con la presunta vittima diventa subito stretto e porta Fausto a nominare don Galli suo padre spirituale, fino alla notte tra il 19 e 20 dicembre 2011 quando il prete ospita il minore nella sua abitazione, d’accordo con i genitori del ragazzo, per proseguire un percorso di preghiera. Durante la notte, trascorsa nello stesso letto, nella ricostruzione di don Galli il ragazzo avrebbe urlato nel sonno e si sarebbe agitato. Davanti al rischio che sbattesse la testa sul comodino, il prete lo avrebbe riportato in una posizione di sicurezza. Alla domanda del pm, che gli ha chiesto se non gli era parso strano dormire nello stesso letto del minore, don Galli ha risposto: “Il pensiero non mi attraversò”.

    Per il prete la notte passata nello stesso letto col ragazzino è stata una leggerezza
    In un incontro successivo all’episodio, un altro parroco di Rozzano chiese spiegazioni a don Galli che, come ha raccontato in aula, rispose: “Mi sono accorto di aver commesso un errore, una leggerezza”, legata al fatto di aver dormito insieme al ragazzo, non commettendo però nessuna violenza. Di violenza, secondo quanto riportato da Don Galli si parlerà solo negli anni successivi, diversamente da quanto invece hanno riferito altre persone informate dei fatti, come l’ex capo scout della presunta vittima. Secondo don Galli, il ragazzo lo avrebbe accusato “perché avrebbe fatto sue opinioni sentite da altri su quello che era accaduto”. L’imputato ha ricordato anche di aver incontrato monsignor Mario Delpini, oggi arcivescovo di Milano e all’epoca dei fatti vicario di zona del cardinale Scola, all’inizio di gennaio 2012. Delpini decise di spostare don Galli in un’altra parrocchia, Legnano, perché, ha riportato don Galli in aula, dormendo con il ragazzo “avevo perso autorevolezza”. Lo stesso Delpini si era recato a Rozzano nei giorni successivi al presunto abuso, incontrando l’altro parroco di Rozzano che era stato avvisato dalla famiglia del ragazzo.

    Del presunto abuso e della successiva indagine nei suoi confronti, don Galli verrà a conoscenza da Delpini, nel settembre del 2014. Lo stesso Delpini, come raccontato in precedenza, verrà ascoltato dalla polizia nel mese di ottobre, parlando però esplicitamente di un presunto abuso che gli era stato riportato, telefonicamente, dal parroco di Rozzano, don Carlo Mantegazza, mentre nelle ricostruzioni prodotte dalla Curia di Milano il presunto abuso viene relegato all’inizio delle indagini nei confronti di don Galli. L’udienza si è chiusa con il riferimento al risarcimento versato alla presunta vittima, soldi che, sostiene don Galli, “provengono dal conto dei miei genitori, dei miei nonni, della mia famiglia”. Stando alla documentazione bancaria depositata dall’avvocato Zanchetti, difensore di don Mauro Galli, i soldi dell’accordo tra le parti arriverebbero dalla famiglia di don Galli e non dalla Curia di Milano.

    continua su: https://milano.fanpage.it/prete-a-processo-per-abusi-su-un-ragazzino-ho-dormito-assieme-a-lui-ma-non-l-ho-toccato/
    http://milano.fanpage.it/

  • Prete accusato di pedofilia: sopralluogo dei carabinieri in canonica

    Prete accusato di pedofilia: sopralluogo dei carabinieri in canonica

    LECCE – Continua a muoversi, seppur sotto traccia, l’inchiesta sul presunto prete pedofilo accusato di violenza sessuale su una ragazzina di neppure 13 anni. I carabinieri del Norm di Lecce hanno effettuato un sopralluogo all’interno della canonica in cui i sarebbero consumati gli abusi così come denunciati dalla ragazzina. I militari, su input del sostituto procuratore Stefania Mininni, hanno effettuato rilievi fotografici per cristallizzare al meglio tutti gli elementi d’indagine finora acquisiti.

    Nei prossimi giorni, poi, verranno acquisite soggetto molto vicino alla minore come persona informata dei fatti. I nuovi accertamenti giungono a distanza di poche settimane dall’apertura dell’incidente probatorio in cui la ragazzina ha fornito le prime parziali ammissioni su quanto accadeva in chiesa.

    L’ascolto della minore proseguirà il 31 maggio quando dovrà sottoporsi al controesame rispondendo alle domande del pubblico ministero e degli avvocati degli indagati (Stefano De Francesco, Antonio Vernaleone e Francesco Cavallo) e di parte civile (il padre della ragazzina assistito dall’avvocato Benedetto Scippa). Nel registro degli indagati sono iscritti tre nomi. Il prete risponde di violenza sessuale aggravata, atti sessuali con minorenni mentre la madre è accusata di violenza sessuale, abusi sessuali con minorenni e false informazioni al pubblico ministero e favoreggiamento personale.

    Quest’ultimo reato viene contestato anche alla nonna materna. Secondo le indagini, da dicembre del 2016 fino a giugno dello scorso anno, il prete avrebbe costretto la ragazzina a consumare rapporti sessuali anche completi e a subire palpeggiamenti e toccatine in canonica. In un’occasione avrebbe persino obbligato la ragazzina a guardarlo mentre praticava atti di autoerotismo. I fatti si sarebbero consumati si è sviluppata in un contesto familiare molto complesso in cui i rapporti burrascosi tra i genitori della ragazzina sarebbero culminati in una relazione clandestina della madre con il prete: un doppio scandalo tra adulti e minorenni. Curatrice speciale della minore è stata nominata l’avvocatessa Agnese Caprioli.

    Prete accusato di pedofilia: sopralluogo dei carabinieri in canonica

  • RISARCIMENTI E ACCORDI – Chiesa e Vittime: un po’ di chiarezza

    RISARCIMENTI E ACCORDI – Chiesa e Vittime: un po’ di chiarezza

    Tante se ne sentono su questi temi: opinioni contrastanti, un po’ di tutti i colori.

    Come familiari di vittime di preti pedofili vorremmo “sgombrare il campo”, spiegare un po’ in concreto cosa succede con questi benedetti “soldi” che la chiesa darebbe alle vittime.

    Ci fa male leggere commenti nei quali addirittura qualcuno accusa le vittime di approfittarsene, di fare le denunce per soldi. “Sarebbe un business” accusare un prete di pedofilia. Vogliamo credere che questi commenti siano dettati dalla non conoscenza della realtà, vogliamo pensare che siano frutto di pregiudizi perché non si è approfondito l’argomento.

    Ci sembra dunque importante prendere la parola e fare un po’ di chiarezza.

    Partiamo da alcune premesse, molto semplici, che potrebbero sembrare banali, ma forse non sono così scontate nel “senso comune”:

    • Un abuso sessuale è un reato e come tale va denunciato, senza sensi di colpa, come buoni cittadini e anche come buoni cattolici!

    (permettere ad una persona che commette un reato di ripetere quel reato e causare altre vittime, altra immensa sofferenza, non è un po’ come rendersi complice?)

    • Chi è colpevole di un reato che provoca un danno è tenuto a risarcire chi ha subìto il danno, in base a quanto stabilito in sede legale (nei Tribunali)
    • L’entità del risarcimento tiene conto dell’entità del danno subìto, che può essere in parte temporaneo e in parte permanente (come per qualsiasi danno, pensiamo per esempio alle vittime di incidenti stradali). Vi sono delle tabelle, alle quali si attengono i medici legali nello stilare le perizie, che stabiliscono i punteggi che poi si traducono in termini economici.

    Cosa succede dunque in concreto?

    Se puoi denunciare il fatto in sede penale (ovvero se non è ancora intervenuta la prescrizione), dopo il rinvio a giudizio del sacerdote puoi costituirti parte civile e quindi prendere parte attivamente al processo, attraverso il tuo avvocato, il quale provvederà a richiedere una “provvisionale” (una sorta di anticipo, anche per continuare a sostenere le spese processuali) al termine del primo grado di giudizio. La provvisionale sarà decisa e confermata dal Giudice, e non è comunque scontato che venga accordata. Vi sarà poi l’appello (secondo grado di giudizio) e la Cassazione (terzo grado di giudizio).

    Al termine dei tre gradi di giudizio, se il prete verrà ritenuto colpevole, può esserci il riconoscimento del danno direttamente in sede penale (con definizione dell’ammontare del risarcimento, al quale verrà sottratta l’eventuale cifra ottenuta come provvisionale), oppure prende avvio il processo in sede civile (e passano anni…): al termine del processo civile il giudice stabilirà la cifra che dovrà essere versata alla vittima come risarcimento per il danno subìto.

    Detta così sembra facile e lineare. Funzionerebbe tutto alla perfezione: subisci un danno (e, “provare per credere” qual è l’entità del danno di una vita distrutta…!) ottieni un risarcimento … tutti felici e contenti!

    Peccato che gli “intoppi” sono davvero tantissimi e non c’è nulla che tutela le vittime fino in fondo: rimani con il tuo dramma e, se ottieni qualcosa – che è sicuramente molto distante da quello che stabilisce la perizia medico-legale – devi ancora ringraziare. Altro che “business”!

    Facciamo alcuni esempi relativi al RISARCIMENTO:

    • ipotizziamo che tutto vada liscio fino alla fine del terzo grado penale e il giudice stabilisca un “congruo” risarcimento. E se il prete non ha soldi? Se riesce a dimostrare di essere nullatenente? Mettiti il cuore in pace: non prendi un euro! Quando si affronta un Processo è importante avere un avvocato che conosca bene il suo lavoro in questo aspetto della giurisprudenza che è abbastanza particolare. Per esempio è fondamentale “ricordarsi”, al momento in cui ci si costituisce parte civile, citare come responsabile civile anche la propria Parrocchia e la Diocesi, poiché di fatto, proprio per il “rapporto” giuridico e di responsabilità che hanno verso il sacerdote e l’esercizio delle sue funzioni, ne sono davvero responsabili. Ma è tuo l’onere di provare la loro responsabilità! Devi avere davvero un buon avvocato… e devi sapere che intraprenderai una lotta durissima… e comunque, se non hai chiamato in causa i Superiori (Parrocchia e Diocesi) nei tempi giusti del Processo penale, non puoi fare più nulla dopo…
    • Provvisionale? Anche qui: se il prete dimostra di non avere disponibilità economica, la provvisionale stabilita dal Giudice rimane “sulla carta”, e già capisci che anche al termine del processo non avrai nessun risarcimento …
    • Se invece prendi coscienza del danno che hai subìto quando ormai il reato penale è caduto in prescrizione, puoi intraprendere il processo in sede civile e, come sopra, non omettere la citazione, come responsabili civili, anche Parrocchia e Diocesi perché davvero hanno questa responsabilità… qui i tempi sono biblici, ma ti aggrappi a questa speranza ed è giusto proseguire. Idem come sopra la possibilità o meno di essere risarcito in base alla disponibilità economica del sacerdote.

    “Business” denunciare un prete? Se non hai la possibilità di accedere al gratuito patrocinio (e non è così semplice trovare avvocati che vi aderiscano e che siano in gamba!), non riesci nemmeno ad affrontare le spese processuali del primo grado di giudizio penale se non sei più che benestante… provare per credere!

    E quando la Chiesa propone un ACCORDO alle vittime e ai familiari?

    Se vi è in atto un Processo penale, può avvenire che alla vittima venga proposto un “accordo extra-giudiziale”, ovvero un accordo da mantenere al di fuori del Processo.  Questo accordo è frequentemente finalizzato alla revoca della costituzione di parte civile, poiché vengono proposti dei soldi.

    Cosa significa?

    Significa che viene a cadere il motivo per cui ci si costituisce parte civile (ottenere un risarcimento per il danno subìto) perché si ottiene una sorta di “risarcimento” in anticipo rispetto al Processo stesso (processo che, comunque, ha delle incognite, tra le quali anche la condanna del sacerdote, e prevede dei tempi molto lunghi).

    È “obbligatorio” accettare l’accordo extra-giudiziale?

    Certo che no, dipende da tante cose, bisogna valutare cosa prevede quell’accordo e, confrontandosi tra genitori rispetto agli accordi che non sono stati accettati, vediamo che le clausole sono tra le più disparate:

    • Quasi tutti prevedono la clausola della riservatezza: ma anche qui, riservatezza su cosa? Su tutta la vicenda? Sull’accordo stesso? Sulla cifra ricevuta? Su chi paga? Sul nome del prete? Su dove si trova il prete? La varietà è notevole.
    • Oppure, è successo nel caso del seminario dei Legionari di Cristo di Novara, si chiederebbe alla vittima di firmare una accordo che considera la “transazione” come un rimborso spese per proseguire gli studi e, di fatto, l’impegno di “cancellare totalmente il ricordo dell’abuso sessuale”. Quindi: si condiziona la vittima a mentire in un eventuale processo, obbligandola (diversamente si viola l’accordo) a dichiarare che gli abusi non sono mai avvenuti, si vorrebbe ottenere di pagare il silenzio ed evitare la condanna del prete!

    Nel caso proprio dei Legionari, vi era addirittura la clausola che se si infrangeva l’accordo di riservatezza la vittima avrebbe dovuto restituire il doppio di quanto ricevuto

    • Tutti gli accordi prevedono che non vi sia alcuna negoziazione sulla cifra (che è lontanissima da quella prevista dalle perizie medico-legali): “prendere o lasciare” e decisione in tempi brevissimi.

    Ci si domanda perché, invece, alcuni accettano questi accordi che, ovviamente, non hanno nulla di favorevole per la vittima e la sua famiglia.

    Anche qui, i motivi possono essere diversi: i due principali sono di ordine “economico” e di “tempo”.

    Chi accetta l’accordo per motivi economici rappresenta quelle famiglie che ormai hanno letteralmente “l’acqua alla gola”: famiglie che hanno speso TUTTI i risparmi che avevano da parte per affrontare le spese mediche (per la cura del proprio figlio) e le spese legali del processo (l’ordine di grandezza è di diverse decine di migliaia di euro anche solo per il primo grado di giudizio penale).

    Chi accetta l’accordo per motivi di “tempo” rappresenta quelle vittime che “non ce la fanno più”, quelle vittime che hanno bisogno “di provare a voltare pagina” di “provare a non pensare più al processo” (ogni udienza rappresenta un’apertura della ferita, si sta davvero male…): lasciare che prosegua il processo penale condotto dal Pubblico Ministero senza essere più parte attiva civilmente … e accettare un accordo è sempre sfavorevole per la vittima in termini economici.

    Si può ancora pensare che denunciare un prete pedofilo sia un business e che in tanti lo fanno “per i soldi”?

    Forse ci sono altri modi per “far soldi”… perché affrontare un processo, e tutto quello che ne consegue, non si può certo fare per altri scopi che non siano quelli di FERMARE IL PEDOFILO PERCHE’ NON FACCIA ALTRE VITTIME. Nulla più.

    E nella maggior parte dei “casi” (terribile definire “casi” delle persone..) il risarcimento – o quello che arriva da un accordo – sono bricioline.. e nemmeno lo Stato dà garanzie affinché i provvedimenti economici stabiliti dai Tribunali vengano regolarmente saldati… bisognerebbe intraprendere altre cause per mancato risarcimento? Le vittime non riescono a sopportare anche questo. E probabilmente la chiesa lo sa, la sua superiorità in termini di potere è infinita: la chiesa ha sempre e comunque il coltello dalla parte del manico, e proprio contro i suoi figli più piccoli.

    Si capisce perché le vittime SOFFRONO quando mediaticamente il Papa chiede scusa e parla della necessità di attenzione alle vittime? Quale attenzione? Quale ascolto? Si capisce perché le vittime non gli credono più?

    Le parole non bastano. La vita è altro. E qui non stiamo nemmeno accennando a tutti i risvolti morali di questo aspetto che abbiamo trattato oggi…

    Una delle “mamme della Rete”

    Lettera firmata

  • Provolo: denunciati gli inviati del Vaticano per reticenza nell’indagine

    Provolo: denunciati gli inviati del Vaticano per reticenza nell’indagine

    Gli avvocati dei denuncianti e della Rete di sopravvissuti agli abusi hanno presentato la denuncia (della denuncia). Accusano di “mentire” e “coprire”.

    Di Ignacio de la Rosa – idelarosa@losandes.com.ar

    Gli avvocati querelanti nella causa penale che sui presunti abusi sessuali su bambini sordi nell’istituto Antonio Provolo (Carrodilla) e, l’avvocato della Rete di Sopravvissuti di Abusi Ecclesiastici di Mendoza hanno presentato nelle ultime ore una denuncia contro gli investigatori del Vaticano che sono stati a Mendoza l’anno scorso.

    La denuncia è per mancanza di collaborazione nella causa, poiché i letterati considerano che i religiosi possedevano informazioni chiave per la causa -secondo quanto loro stessi hanno dichiarato in un’udienza con il Pubblico Ministero– ma non l’hanno resa disponibile. Inoltre, il pubblico ministero Flavio D’Amore (sostituto del pubblico ministero, Gustavo Stroppiana) e lo stesso Stroppiana solleccitarono i sacerdoti a consegnare queste informazioni all’istruttoria. Ma non lo hanno fatto.

    I preti Dante Simón e Juan Martínez sono stati designati dallo stesso Papa Francesco per iniziare l’indagine sugli atti commessi dai due preti imputati e detenuti per gli episodi (Nicola Corradi e Horacio Corbacho) a metà dell’anno scorso. E, nella loro funzione, ricavavano le loro prove, incontrarono i due sacerdoti e persino -secondo quanto dichiararono ai mass media in una delle loro visite a Mendoza- incontrarono una persona che fu identificata come una delle presunte vittime.

    “Si è incorsi in una disobbedienza alla richiesta e si ha mentito al Pubblico Ministero con l’intenzione di coprire. È obbligo della Santa Sede informare su questi episodi ed assicurare lo scambio di informazioni”, hanno sottolineato gli avvocati Sergio Salinas, Juan Dantiacq, Lucas Lecour e Carlos Lombardi. Inoltre, citarono il caso locale di Juan González (l’Arcivescovo di Mendoza fu condannato dalla Corte per non avere dato informazioni su un episodio di abuso) come giurisprudenza e come un’eccezione al Concordato sottoscritto tra il Vaticano e lo Stato Argentino (i sacerdoti si sono scusati in questo strumento per non avere apportato i dati della loro indagine alla Giustizia penale).

    Indagine ecclesiastica

    Su Simón e Martínez ricadde la prima tappa dell’indagine che corre parallelamente alla causa penale e che cerca di determinare la partecipazione e la responsabilità di Corradi e Corbacho nei presunti fatti. Inoltre, se con l’avanzare dell’indagine si determina che le prove sono compromettenti per i preti, questi potrebbero essere giudicati dalla Santa Sede e potrebbero persino essere scomunicati (indipendentemente dal risultato del processo penale).

    Tra le prime misure adottate dal Vaticano dopo la prima informazione derivata dagli investigatori ecclesiastici si è evidenziata la decisione di intervenire sull’ordine religioso Compagnia di Maria per l’Educazione dei Sordomuti – dalla quale dipendono gli istituti Provolo- per individuare numerose irregolarità, e per l’inattività di fronte alle denunce per i presunti abusi.

    È stata la Santa Sede che ha nominato come commissario di controllo il vescovo Alberto Bochatey in seguito all’indagine.

    http://losandes.com.ar/article/view?slug=provolo-denuncian-a-enviados-del-vaticano-por-no-colaborar-con-la-investigacion

  • “Il prete non abusò del bimbo”: il sacerdote accusato assolto perchè il fatto non sussiste

    “Il prete non abusò del bimbo”: il sacerdote accusato assolto perchè il fatto non sussiste

    ERSILIA – ( di Letizia Tassinari )  – Assolto perchè il fatto non sussiste il sacerdote finito alla sbarra e accusato di abusi sessuali su un bambino, all’epoca dei fatti, dodicenne.

    Il pubblico ministero, Antonio Mariotti, aveva chiesto una pena di un anno e quattro mesi. E’ finita oggi, con la sentenza di assoluzione, la vicenda che risale all’ottobre 2014, quando in mano ai servizi sociali che avevano in carica la famiglia, mamma e due bambini, finirono alcuni disegni dove il bambino, presunta vittima di atti di pedofilia, e ospite in un piccolo convento dell’entroterra versiliese, aveva affigurato se stesso innamorato e il prete.

    La Procura di Lucca aprì un fascicolo di indagine, e il minore fu periziato da esperti, nominati sia dal magistrato inquirente, che dalla parte offesa. Il bimbo aveva raccontato non solo di morbose attenzioni ma di veri e propri abusi sessuali da parte del prelato, di origini indiane, che identificato ha sempre negato ogni addebito.

    La famiglia del minorenne e l’associazione “Rete l’abuso” si erano costituiti parte civile con l’avvocato Cristiano Baroni e i colleghi Tommaso Buratti e Debora Ianniello nel rito abbreviato. La perizia calligrafica sugli scritti del bimbo inviati al prete era stata affidata a Claudio Iozzo. Kodijan Ouso Thomas

  • Abusi sessuali per mano di un sacerdote? Inizia l’ascolto della presunta vittima

    Abusi sessuali per mano di un sacerdote? Inizia l’ascolto della presunta vittima

    È cominciato in mattinata, presso il Tribunale dei Minorenni l’incidente probatorio. Nella prossima udienza camerale, il pm, gli avvocati ed i consulenti tecnici potranno rivolgere alla 13enne, le domande che riterranno più opportune per far luce sulla delicata vicenda.

    È cominciato, in mattinata, l’incidente probatorio per ascoltare la 13enne, presunta vittima di abusi sessuali per mano di un sacerdote. Innanzi al gip Cinzia Vergine, presso il Tribunale dei Minorenni, ha, dunque, preso inizio “l’ascolto protetto” alla presenza di una psicologa. La giovane, per circa cinque ore, ha risposto alle domande, ma sul contenuto delle risposte vige il massimo riserbo. Il giudice ha rinviato al 31 maggio prossimo, per continuare a sentire la ragazza. Nella prossima udienza camerale, il pubblico ministero, gli avvocati ed i consulenti tecnici potranno rivolgere alla 13enne, tramite il gip, le domande che riterranno opportune per far luce sulla delicata vicenda. Le dichiarazioni verranno poi vagliate dal consulente tecnico nominato dal giudice ( dr.ssa Francesca Panico), per accertarne l’attendibilità. Nel frattempo, anche i legali e la Procura hanno nominato un proprio consulente di parte.

    L’inchiesta

    Nella richiesta d’incidente probatorio inoltrata al gip, a firma del pm Stefania Mininni, comparivano i nomi dei tre indagati: il prete risponde di violenza sessuale aggravata, con riferimento a palpeggiamenti, avances di natura sessuale ed anche a rapporti “completi” con la ragazzina.

    La madre è accusata dello stesso reato, ma per presunte “molestie” che si sarebbero consumate tra le mura domestiche. Si tratterebbe anche in questo caso, di un’accusa tutta da verificare. Inoltre, il genitore risponde delle ipotesi di reato di false informazioni al pubblico ministero e favoreggiamento personale. Avrebbe riferito di non aver più avuto contatti telefonici con il sacerdote, dal momento in cui la figlia era stata allontanata da casa, dopo il provvedimento del Tribunale dei Minori. In realtà, ritiene la Procura, la donna avrebbe mantenuto contatti quasi quotidiani con il prete, anche attraverso una terza persona. Non solo, poiché la signora lo avrebbe aiutato ad eludere le indagini, consigliandogli di non utilizzare i social network o schede telefoniche che già utilizzava.

    Infine, risulta indagata la nonna della ragazzina, sempre con l’accusa di false informazioni al pubblico ministero, poiché non avrebbe detto tutta la verità al pm, sulla presunta relazione tra il sacerdote e la madre della presunta vittima. In particolare, “tacendo” su una vacanza al mare di cinque giorni, trascorsa dalla figlia con il sacerdote.

    Le accuse al prete

    Le accuse al prete hanno preso avvio dalla denuncia di una zia (parente del padre) residente in Campania della 13enne, depositata nell’agosto scorso.

    I fatti contestati si sarebbero verificati tra dicembre del 2016 e giugno del 2017, in un paese dell’hinterland di Lecce. Il sacerdote non è stato mai sospeso dalla Curia che lo ritiene assolutamente estraneo ai gravi addebiti contestatigli.

    Durante le indagini, condotte dai Carabinieri del Norm di Lecce, sono stati sequestrati il telefonino del parroco e della presunta vittima, per essere analizzati da un perito informatico nominato dalla Procura. Nel frattempo sono stati depositati gli esiti della consulenza, eseguita dal dr. Claudio Leone.

    La ragazza è stata anche sentita, attraverso un primo “ascolto protetto”, alla presenza di una psicologa. Per due volte. Anzitutto, subito dopo la denuncia, ma anche in seguito alla visita ginecologica che non avrebbe riscontrato i segni di una violenza sessuale.

    Il ruolo della famiglia

    Dunque, sulla scorta di questi accertamenti, la Procura intende verificare la fondatezza delle accuse. Anche nei confronti della madre. Ciò che è certo, è che ci si trova di fronte ad un contesto familiare degradato, caratterizzato da un’accesa conflittualità e segnato anche da difficoltà economiche. I genitori sono da tempo separati e il padre ha una recente condanna penale alle spalle.

    Sullo sfondo di questo complesso quadro, emergerebbe il ruolo del prete. Una figura di “supporto” ad una famiglia segnata da enormi difficoltà e conflittualità,con un continuo “rimpallo” di responsabilità? Il sacerdote, infatti, pur non essendo un “amico di famiglia” in svariate occasioni si sarebbe offerto di dare una mano anche dal punto di vista economico. Oppure, il prete avrebbe approfittato della fiducia incondizionata accordatagli dalla famiglia per molestare la 12enne? Domande a cui daranno una risposta nei prossimi mesi gli inquirenti.

    Il sacerdote è assistito dai legali Stefano De Francesco e Vittorio Vernaleone. La madre e la nonna della minore sono invece difese dall’avvocato Francesco Cavallo. Invece, il padre della persona offesa, è assistito dal legale Benedetto Scippa. È stata invece nominata nelle vesti di curatrice speciale della 13enne, l’avvocato Agnese Caprioli.

    http://www.leccenews24.it/cronaca/abusi-sessuali-inizia-ascolto-vittima-sacerdote.htm

  • Roma, seminarista di 29 anni trovato morto in convento

    Roma, seminarista di 29 anni trovato morto in convento

    Era ospite dei Legionari di Cristo dove aveva trascorso la Pasqua, era atteso a Napoli

    di FRANCESCO SALVATORE

    La porta era chiusa e la luce era ancora spenta. Al centro della stanza, il letto e sotto le coperte un corpo esanime, vestito per andare a dormire. Il cadavere di un aspirante sacerdote è stato trovato così nel pomeriggio del Lunedì dell’Angelo all’interno del collegio dell’ordine religioso dei Legionari di Cristo, in via degli Aldobrandeschi, zona Aurelia. Si tratta di un seminarista di origine americana, Anthony Joseph Freeman, 29 anni, appartenente alla congregazione clericale e da cinque anni residente a Roma. Sul corpo dell’uomo non è stata trovata alcuna lesione particolare ma la procura ha deciso di aprire comunque un’indagine per capire le cause delle morte.

    A convincere gli inquirenti il primo esame compiuto sul cadavere del religioso dal medico legale, che ha fatto emergere un’anomalia rispetto a quanto ipotizzato in un primo momento, ovvero una morte intervenuta nel sonno: lo stato di decomposizione del corpo dell’uomo, infatti, sarebbe superiore rispetto all’orario presunto del decesso. Il cadavere sarebbe ad uno stadio di decomposizione più avanzato rispetto a quanto atteso.

    Freeman, che era molto attivo sui social network, ha postato l’ultima foto su Instagram annunciando la fine degli otto giorni di silenzio che si era imposto prima di Pasqua e di aver servito alla messa officiata dal Papa. “Christ is Risen Alleluia! After an 8 day silent retreat I was blessed to meet Pope Francis today and serve the Easter mass!”, aveva scritto.

    Secondo le prime testimonianze, Freeman era stato visto per l’ultima volta a cena la sera di Pasqua. Dopodi ché era andato a coricarsi nel suo alloggio, al collegio dei Legionari di Cristo, per essere poi trovato senza vita nel pomeriggio di Pasquetta nella sua stanza. Un lasso di tempo di meno di 24 ore, dunque. Che secondo una prima osservazione non corrisponderebbe all’effettivo stato del cadavere.

    Da qui l’approfondimento disposto dal pubblico ministero Nadia Plastina: proprio oggi verranno incaricati i consulenti per l’autopsia. Si tratta di un esame necessario, che servirà da spartiacque per inserire la morte del seminarista fra i decessi naturali oppure ricondurla ad altro. Al momento il fascicolo è stato aperto con l’ipotesi di reato di morte come conseguenza di un altro delitto. Senza indagati. Quello che è certo è che sul suo corpo non è stato trovato alcun segno di violenza. Motivo che aveva fatto pensare subito ad una morte nel sonno: un po’ come è stato lo scorso mese per il calciatore della Fiorentina Davide Astori, deceduto presumibilmente per un problema cardiaco legato a un rallentamento del battito, una bradiaritmia.

    Sebbene non ai livelli del difensore della nazionale, infatti, anche Freeman era uno sportivo, e in forma smagliante, come testimoniato da altri componenti della congregazione. Il 29enne aveva cenato la sera di Pasqua insieme ad alcuni di loro. Con i quali si era accordato anche per trascorrere la Pasquetta: all’indomani

    mattina dovevano andare tutti a Napoli. Freeman, invece, non si è alzato dal suo letto. Solo nel pomeriggio, però, qualcuno ha bussato alla sua porta. Più volte, finché, non ricevendo risposta, non ha potuto far altro che aprire. Una volta passato l’uscio si è trovato davanti qualcosa di inaspettato. Il seminarista non rispondeva agli stimoli. Solo a quel punto sono state chiamate le forze dell’ordine che hanno constatato il decesso.

    http://roma.repubblica.it/cronaca/2018/04/04/news/roma_seminarista_ventinovenne_trovato_morto_in_convento-192925948/