Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: pubblico ministero

  • Don Gianni accusato di abusi sessuali. Il consulente: violenze impossibili

    Don Gianni accusato di abusi sessuali. Il consulente: violenze impossibili

    L’ex parroco di Ceprano don Gianni Bekiaris, accusato di violenza sessuale ai danni di un giovane parrocchiano, all’epoca minorenne, si difende. Lo fa chiamando a testimoniare il proprio consulente medico, il professor Cristiano Barbieri dell’università di Pavia, nonché alcune persone, tra cui il segretario personale del religioso, che frequentavano sagrestia e parrocchia.

    L’avvocato Giuseppe Pizzutelli, difensore dell’imputato, ha sentito per primo il consulente che ha ritenuto impossibile il verificarsi delle violenze tra un adulto e un ragazzino in assenza di lesioni riscontrate da un referto e di turbamento che poteva essere notato da terzi. Il professor ha contestato, sulla base di dati scientifici, il disturbo della personalità della parte offesa che, a suo dire, non sarebbe stato correttamente diagnosticato per il mancato rispetto dei protocolli previsti. Ha ritenuto poi che tale disturbo sia incompatibile con lo stato di soggezione psicologica che il ragazzino avrebbe manifestato insieme all’altra patologia, secondo le altre consulenze. Per Barbieri o c’è l’uno o l’altro. Inoltre, ha contestato l’esistenza di uno stato di soggezione in quanto avrebbe cambiato numero di cellulare per non farsi contattare da don Gianni al quale – secondo la ricostruzione della difesa – avrebbe anche chiesto dei soldi in prestito. Inoltre – ha evidenziato il consulente della difesa – i test attitudinali compiuti nell’anno del militare avrebbero, all’epoca, dovuto rilevare un disturbo della personalità.

    Sono stati sentiti poi il segretario personale di don Gianni, l’addetta alle pulizie, il responsabile della Caritas e un coetaneo della parte offesa che frequentavano la parrocchia tra il 1993 e il 2002. Hanno evidenziato di non aver mai visto don Gianni appartarsi con alcuno e che la cosa era impossibile per l’alto numero di fedeli che si intratteneva in parrocchia e per la presenza costante del segretario. L’altro teste ex chierichetto ha detto di non aver mai notato nulla di strano nel comportamento dell’amico, vittima delle presunte violenze.

    Sulla deposizione del consulente medico, che ha cercato di smentire i risultati delle consulenze del pubblico ministero e della parte civile, rappresentata dall’avvocato Carla Corsetti, quest’ultima ha contestato il fatto che il consulente non abbia mai visitato il paziente e che ha riferito solo sulla base di dati scientifici. La prima violenza completa – secondo quanto riferito in una precedente udienza dalla madre della vittima – si sarebbe consumata a 11 anni, in occasione di una vacanza in Abruzzo. E in quell’occasione l’imputato avrebbe regalato un quadro che raffigurava un paesaggio della località di montagna dove erano stati, con una dedica che, per anni, i genitori non hanno interpretato. Solo dopo anni il ragazzo ha trovato il coraggio di denunciare, dopo una serie di sedute con un altro sacerdote psicologo e avviare il processo di recupero. L’udienza è stata aggiornata al 23 ottobre per sentire gli altri testi della difesa.

    https://www.ciociariaoggi.it/news/cronaca/66711/don-gianni-accusato-di-abusi-sessuali-il-consulente-violenze-impossibili

  • Atti sessuali con 13enne, l’avvocato Taormina prova a smontare il processo a don Marino. Richiesta respinta

    Atti sessuali con 13enne, l’avvocato Taormina prova a smontare il processo a don Marino. Richiesta respinta

    Un avvocato di grido per don Marino Genova, il parroco accusato di atti sessuali con Giada Vitale, ragazza di Portocannone che all’epoca dei fatti aveva appena 13 anni. Si tratta del legale Carlo Taormina, noto per essersi occupato di casi eclatanti della cronaca italiana e internazionale, che ha provato a stoppare sul nascere il processo d’appello, senza riuscirci.

    Si è svolta questa mattina, giovedì 11 ottobre, in Corte d’Appello a Campobasso, l’udienza di secondo grado del processo che vede coinvolti l’ex parroco di Portocannone Don Marino Genova e Giada Vitale. A richiedere una revisione della sentenza del processo sono stati i legali dell’ex parroco, il quale in primo grado era stato condannato a 6 anni di reclusione per atti sessuali su minore dai giudici Russo, Di Nino e Testa del Tribunale di Larino.

    La difesa, questa mattina, si è avvalsa anche dell’esperienza dell’avvocato Carlo Taormina che ha affiancato l’avvocato Ciro Intino. Carlo Taormina è famoso per essersi occupato, tra gli altri, della difesa di Anna Maria Franzoni nel delitto di Cogne, del caso Ustica e dell’eccidio delle Fosse Ardeatine. In passato è stato anche deputato e sottosegretario con Forza Italia.

    I legali di Marino Genova puntavano di ottenere il non luogo a procedere in merito alla querela fatta dalla Vitale nel 2013.  Denuncia, secondo gli avvocati, fatta in ritardo rispetto al periodo nel quale si sono stati consumati i presunti rapporti sessuali, dal 2009 al 2012, quando la vittima non aveva ancora compiuto 14 anni.

    Una relazione accorata e puntuale nella quale Taormina ha sollevato un problema di improcedibilità facendo riferimento al fascicolo relativo alla precedente archiviazione. Ma, così come già successo al Tribunale di Larino durante il processo di primo grado, la richiesta della difesa è stata respinta al termine della camera di consiglio.

    “Fondamentalmente i giudici – afferma l’avvocato Giuseppe D’Urbano, legale della Vitale – hanno ritenuto valida la denuncia perché unica nonostante il filone processuale fosse stato diviso in due tronconi”. Il filone relativo agli atti sessuali dai 14 ai 17 anni è stato archiviato, come aveva chiesto l’ex Pubblico Ministero del caso Luca Venturi e come aveva disposto con ordinanza il giudice Daniele Colucci.

    Se questa mattina i giudici avessero ritenuto valido il non luogo a procedere come richiesto dall’avvocato Taormina, l’udienza di secondo grado si sarebbe conclusa oggi. “Siamo soddisfatti di quanto deciso oggi”, conclude D’Urbano. Prossima tappa il 28 febbraio 2019 quando tornerà a parlare Giada Vitale, e molto probabilmente sarà emessa anche la sentenza.

    La sentenza di primo grado era arrivata il 3 ottobre del 2017 secondo la Pm Ilaria Toncini, la quale aveva chiesto e ottenuto 6 anni di reclusione ai sensi di quanto previsto dal codice penale per il 609 quater, ovvero il reato di atti sessuali con minorenne, con l’aggravante che in quel frangente il parroco era anche il tutore di Giada Vitale, che aveva perso il padre e stava attraversando un momento particolarmente difficile della sua esistenza. “Ha compiuto in occasioni – hanno motivato i giudici in primo grado – atti sessuali con Giada Vitale da quando la stessa aveva 13 anni e 10 mesi fino a quando la medesima, il 20 giugno del 2009, compiva 14 anni”.

    La relazione tra Giada Vitale e il Genova si sarebbe protratta dal 2009 fino al 2012, anno in cui la ragazzina, non ancora diciottenne, ha sporto querela. Ma il processo penale di primo grado è stato incentrato solo sui rapporti sessuali tra il sacerdote e la giovanissima parrocchiana in un mese e mezzo precedente il compimento del quattordicesimo anno di età di Giada. Il filone relativo agli atti sessuali dai 14 ai 17 anni è stato infatti archiviato, come aveva chiesto l’ex Pubblico Ministero del caso Luca Venturi e come aveva disposto con ordinanza il giudice Daniele Colucci.

    https://www.primonumero.it/2018/10/sesso-con-13enne-respinte-le-richieste-della-difesa-si-torna-in-aula-il-prossimo-28-febbraio/1530529577/?utm_source=dlvr.it&utm_medium=facebook

  • Quegli abusi in sagrestia dopo la scuola: “Ma per i giudici a 14 anni ero consenziente”

    Quegli abusi in sagrestia dopo la scuola: “Ma per i giudici a 14 anni ero consenziente”

    di Angela Marino

    È cominciato tutto un pomeriggio di aprile, quando lui l’ha portata in sagrestia e le ha stampato un bacio sulla bocca. Lei è rimata impietrita, come se guardasse quella scena fuori dal suo corpo, se ne è stata ferma come un vegetale finché lui ha non ha finito e le ha dato la benedizione. La storia di Giada Vitale, abusata a 13 anni da don Marino Genova, ex parroco di Portocannone oggi condannato in primo grado dal tribunale di Larino a sei anni di reclusione, è tragicamente identica a tutte le storie di pedofilia, tranne che per un particolare snodo della vicenda giudiziaria che ha segnato il suo caso. Lo racconta la stessa Giada, a Fanpage.it.

    Raccontaci di quel giorno

    G. “Era aprile 2009, avevo 13 anni e studiavo per l’esame di licenza media. A quel tempo ero timida e senza molti amici, ma mi piaceva la musica e per questo andavo regolarmente in chiesa per suonare l’organo. Quel pomeriggio stavo tornando a casa dalle ripetizioni e passai davanti all’ingresso della chiesa Santi Pietro e Paolo, a Portocannone. Vidi don Marino sulla soglia intento a chiudere i battenti della porta, mi vide anche lui e mi fece cenno di entrare”.

    Tu lo hai seguito?

    G. “Ovviamente sì, non ci vedevo nulla di male. Prese la mia mano intrecciandola con la sua e mi guidò in sagrestia, dove iniziò ad abbracciarmi forte e a spogliarmi. Restai impietrita e lo lasciai fare finché non ebbe finito. Poi mi diede la benedizione e mi lasciò andare”.

    Come ti sei sentita?

    G. “Come in un sogno, una bolla, sembrava non fosse reale, quella sera restai sveglia fino a notte fonda a piangere. .

    Quell’episodio si è ripetuto?

    “Altroché, don Marino ha cominciato a fare quelle cose due o tre volte alla settimana arrivando fino ai rapporti completi. Era dolce, mi diceva: “Ti voglio bene stellina”. E quando aveva finito mi rivestiva e mi dava sempre la benedizione”.

    Che impatto hanno avuto gli abusi sulla tua vita di adolescente?

    G. “Il mio corpo mi dava dei segnali di malessere. Avevo sempre mal di stomaco, crisi di pianto e difficoltà di concentrazione a scuola, tanto che più in là ho dovuto lasciare. Volevo che smettesse e per un po’ ho finto di stare con un ragazzo perché lui (don Marino, ndr) mi lasciasse stare. La situazione, però, non ha retto a lungo e ha ricominciato a fare quelle cose”.

    Hai chiesto aiuto a qualcuno?

    G. “Mia madre (vivevamo da sole da quando mio padre è morto molti anni prima) una notte mi chiese cosa avessi, perché non smettevo di piangere. Quando le dissi la verità non mi credette, così rinunciai a parlargliene ancora. Più in là, però, una corista che frequentava la parrocchia ha intuito qualcosa dai miei atteggiamenti, ero arrabbiata e delusa. Quando ho trovato la forza di parlare con lei, pian piano le ho raccontato tutto quello che avevo patito, ci sono voluti giorni. Alla fine lei mi ha convinto a denunciare don Marino al vescovo della diocesi di Termoli-Larino, monsignor Gianfranco De Luca”.

    Il vescovo ha preso provvedimenti?

    G. “Ha allontanato don Marino dalla chiesa di Portocannone. A quel punto, a 17 anni, ho deciso di denunciare alla magistratura, volevo giustizia”.

    L’hai avuta?

    G. “Non direi proprio. Il pubblico ministero ha diviso il fascicolo in due parti: una riguardante gli abusi subiti quando avevo 13 anni, l’altra, quelli avvenuti dai 14 ai 16 e per questo secondo fascicolo ha chiesto l’archiviazione”.

    Perché?

    G. “Perché dai 14 anni in su, sono stata considerata ‘consenziente’, in pratica secondo il pubblico ministero, io e don Marino eravamo da considerare ‘una coppia’. La cosa più grave, tuttavia, è che il fascicolo per cui si è proceduto riguarda solo due mesi, da aprile al 20 giugno, quando ho compiuto 14 anni”.

    Don Marino è stato condannato?

    G. “È stato condannato sei anni di reclusione con sentenza di primo grado, attendiamo l’udienza d’appello che avrà luogo l’11 ottobre prossimo. Per l’altro fascicolo, ovviamente abbiamo fatto ricorso contro l’archiviazione”.

    Dove si trova oggi?

    G. “Non so dove sia, so sole che è stato fotografato dai giornalisti di Pomeriggio Cinque, mentre, nonostante l’interdizione, celebrava messa”.

    Come ti fa sentire il fatto di essere stata considerata consenziente?

    G. “Don Marino mi ha distrutto la vita, ma la giustizia ci ha messo sopra una pietra tombale”.

    https://www.fanpage.it/quegli-abusi-in-sagrestia-dopo-la-scuola-ma-per-i-giudici-a-14-anni-ero-consenziente/

  • Abusi sessuali per mano di un sacerdote? Aperta una nuova inchiesta

    Abusi sessuali per mano di un sacerdote? Aperta una nuova inchiesta

    Di Angelo Centonze – Un nuovo presunto caso di abusi sessuali per mano di un sacerdote nella provincia di Lecce.

    Il pubblico ministero Stefania Mininni ha aperto un’inchiesta sulla vicenda, dopo una denuncia presentata in Procura. Le indagini sono ancora ad uno stato embrionale e vige il massimo riserbo da parte degli inquirenti. Ad ogni modo, sono scattati già i primi accertamenti per verificare la veridicità delle accuse.

    Anche in questo caso vengono denunciate una serie di molestie sessuali ai danni di una ragazza, nell’entroterra salentino. Adesso la Procura proseguirà le indagini con una serie di ascolti. Non solo, della presunta vittima, ma anche di possibili testimoni. I fatti sarebbero piuttosto recenti, ma tutti da verificare.

    L’inchiesta potrebbe avvalersi anche di una consulenza tecnica per accertare se vi siano tracce di telefonate, messaggi intercorsi tra la giovane ed il sacerdote. Il prete è considerato un insospettabile, una persona stimata e amata dalla comunità ecclesiale e dai suoi parrocchiani.

    L’altro presunto caso e le accuse

    Proseguono, intanto, le indagini sul presunto caso di presunta violenza sessuale per mano di un altro prete. L’inchiesta sarebbe alle battute finali, ed il pubblico ministero Stefania Mininni potrebbe archiviare oppure chiedere il rinvio a giudizio del sacerdote.

    Infatti, la Procura dovrà valutare da una parte la “ritrattazione” della 13enne, dopo le conferme, seppur parziali, emerse durante l’incidente probatorio.

    La giovane, infatti, nel mese di giugno, avrebbe confidato ad un’assistente sociale di essersi inventata tutto, per una sorta di vendette nei confronti della madre. La ragazza vedeva, infatti, nella frequentazione di quest’ultima con un sacerdote, la causa del proprio disagio.

    Dall’altra parte, c’è però la relazione del consulente tecnico, a seguito dell’incidente probatorio. Il perito sottolinea, in particolare, la capacità di ricordare e riferire i fatti.

    Inoltre, nel corso della testimonianza della 13enne non sarebbe emersa l’esistenza di fattori interni o esterni capaci di incidere sull’idoneità a testimoniare e sull’attendibilità. Naturalmente, dopo la “ritrattazione” della ragazza ( successiva all’incidente probatorio) lo stesso perito dovrà provvedere a fornire un’ulteriore consulenza tecnica, alla luce di questi nuovi elementi .

    Le accuse al prete hanno preso avvio dalla denuncia di una parente del padre, depositata nell’agosto dello scorso anno. I fatti contestati si sarebbero verificati tra dicembre del 2016 e giugno del 2017, in un paese dell’hinterland di Lecce.

    Il sacerdote non è stato mai sospeso dalla Curia che lo ritiene assolutamente estraneo ai gravi addebiti contestatigli.

    http://www.leccenews24.it/cronaca/abusi-sessuali-prete-nuova-inchiesta.htm

  • Cile, arcivescovo Santiago a processo: coprì casi di pedofilia

    Cile, arcivescovo Santiago a processo: coprì casi di pedofilia

    Roma, (askanews) – L’arcivescovo di Santiago del Cile, il cardinale Riccardo Ezzati, è arrivato al Tribunale di Rancagua, nel Cile centrale, per rispondere davanti ai magistrati, delle accuse di presunti occultamenti degli abusi perpetrati dal clero cileno.Ezzati è la più alta autorità della chiesa cattolica cilena. È giunto in Tribunale scortato dalle forze dell’ordine e con alcuni manifestanti. Uno di loro ha mostrato il cartello “Chiesa romana depravata”.Il cardinale è accusato di aver coperto padre Oscar Munoz Toledo, 56 anni, ex cancelliere dell’arcidiocesi, che nel gennaio 2018 si era auto-denunciato per aver abusato di alcuni minorenni, e che il 13 luglio è stato arrestato dalla polizia con l’accusa di aver violentato almeno 7 minorenni.In totale, secondo i dati diffusi dal pubblico ministero, la giustizia cilena tiene aperti 119 cause per denunce di abusi sessuali all’interno della chiesa cilena.

    http://www.affaritaliani.it/coffee/video/politica/cile-arcivescovo-santiago-a-processo-copri-casi-di-pedofilia.html

  • Bareggio, un asilo intitolato al vescovo che coprì un pedofilo. Il sindaco leghista: “Solo congetture”

    Bareggio, un asilo intitolato al vescovo che coprì un pedofilo. Il sindaco leghista: “Solo congetture”

    Monsignor Alessandro Maggiolini – vescovo di Carpi (1983-1989) e di Como (1989-2007) – è un personaggio controverso. Morì nel 2008 da indagato per favoreggiamento di un sacerdote condannato a 8 anni con sentenza definitiva. L’alto prelato, che si rifiutò di essere interrogato dal pubblico ministero, difese in pubblico il prete e lo trasferì in un oratorio in provincia di Lecco, di nuovo a contatto con gli adolescenti

    di Ersilio Mattioni

    È noto alle cronache come “il vescovo leghista” per via della sua amicizia con Umberto Bossi e per via di alcune affermazioni che, al Carroccio, sono sempre piaciute molto. Sui valori e sulle tradizioni, certo. Ma anche sui i gay, definiti “gente da curare”. Oppure sulla libertà sessuale, descritta come “femminismo lercio”. E infine sulle unioni civili, che sarebbero “un preludio ai matrimoni tra uomini e cavalli”. Monsignor Alessandro Maggiolini – vescovo di Carpi (1983-1989) e di Como (1989-2007) – è un personaggio controverso. Morì nel 2008 da indagato per favoreggiamento di un prete pedofilo, assiduo frequentatore di chat per omosessuali con il nickname ‘sborraboy’, che aveva abusato di un 14enne con un ritardo mentale e che, per questo, fu condannato a 8 anni con sentenza definitiva. Maggiolini, che si rifiutò di essere interrogato dal pubblico ministero, difese in pubblico il sacerdote e lo trasferì in un oratorio in provincia di Lecco, di nuovo a contatto con gli adolescenti. Poi gli telefonò e lo convocò in Curia per informarlo dell’inchiesta e, secondo il pm Maria Vittoria Isella, per dargli la possibilità di “mantenere un comportamento tale da sviare le indagini”. Ma nessuno si ricorda più di questo ‘dettaglio’ nella vita del monsignore. Tanto che oggi gli vogliono dedicare un asilo a Bareggio, nel Milanese, dove Maggiolini nacque nel 1931 e dove tutti lo chiamano ancora, con affetto, don Sandro.

    Il neo sindaco, Linda Colombo (Lega), ha forzato le procedure e la legge, perché intitolare un istituto scolastico è una decisione dei docenti, che necessità dell’avvallo del ministero della Pubblica istruzione e del prefetto. Solo al termine dell’iter burocratico interviene l’amministrazione comunale. Invece giovedì 26 settembre il primo cittadino ha portato in Consiglio un ordine del giorno per mettere tutti di fronte al fatto compiuto. Unico voto contrario quello del Pd, che preferisce l’intitolazione di un parco. Tra i voti favorevoli, oltre alla maggioranza formata da Lega e Forza Italia, c’è stato pure quello del Movimento 5 Stelle. Decisione che è rimbalzata fino a Roma e non è piaciuta ai vertici del partito. Ma il capogruppo ‘grillino’, Flavio Ravasi, interpellato da ilfattoquotidiano.it, riferisce di “aver appreso della questione giudiziaria solo dopo il consiglio comunale”. E aggiunge: “È ovvio che questo cambia le nostre valutazioni e credo pure quelle della dirigenza scolastica. Se il sindaco era a conoscenza dell’episodio che ha coinvolto l’ex vescovo di Como, considero grave averlo taciuto ai consiglieri comunali, i quali non hanno potuto valutare avendo tutte le informazioni”.

    Il sindaco, in effetti, lo sapeva. O meglio, dice di essersi documentata “velocemente, leggendo Wikipedia”. Ma quelle tre righe sulla celebre enciclopedia online le sono bastate. Tanto che il primo cittadino liquida la faccenda con una dichiarazione tranchant: “Alla fine erano congetture e poi Maggiolini è morto. Non mi pare il caso di tirare fuori questa storia adesso, anche perché la famiglia del monsignore ha già sofferto abbastanza per le polemiche politiche”. E la famiglia di quel 14enne, abusato da un sacerdote che l’ex vescovo di Como avrebbe pure aiutato a depistare le indagini, non ha forse sofferto? “Non conosco la vicenda nei dettagli e poi dell’intitolazione se n’è occupata Silvia Scurati, meglio parlare con lei”. Già, ma Scurati – consigliere leghista a Bareggio e neo eletta in Regione Lombardia – non risponde al telefono ed è irreperibile da due giorni. Intanto il dirigente scolastico, Giuliano Fasani, non si esprime. Parlano comunque i fatti: il consiglio d’istituto si è riunito per discutere l’intitolazione dell’asilo a monsignor Maggiolini, ma ha rinviato la decisione a data da destinarsi.

    Se la giunta di Bareggio si fosse informata, avrebbe scoperto con relativa facilità cosa accadde tra l’agosto 2003 e il dicembre 2004. Don Mauro Stefanoni, 40enne parroco di Laglio, nel Comasco, abusò sessualmente di un ragazzo dell’oratorio. Dopo mesi il 14enne, afflitto da un ritardo mentale, trovò la forza di confidarlo prima ai suoi compagni di scuola e poi ai magistrati. Furono avviate le indagini e, in virtù del Concordato tra Stato e Chiesa, la Procura dovette comunicarlo al vescovo. Così Maggiolini, come attestano alcune intercettazioni telefoniche, approfittò di queste notizie riservate per informare il suo sacerdote in piena fase istruttoria, consentendogli di danneggiare l’inchiesta. Per questo fu indagato per favoreggiamento e convocato dal pm, davanti al quale oppose il silenzio. Ma il monsignore non si limitò a questo: dopo aver spostato don Mauro in un altro oratorio, diffuse un comunicato stampa: “Non si riesce a capire il perché di questa insistenza nell’accusare un prete che non è ancora stato condannato e c’è da augurarsi che non lo sia. La gente semplice e pacata guarda a don Mauro nella speranza di vederlo reintegrato pienamente nell’attività del ministero sacerdotale. Il resto è chiacchiera”. I giudici condannarono don Mauro per “violenza aggravata dall’età della vittima e dalla condizione di inferiorità psicofisica del ragazzo”. Sentenza confermata in appello con parole durissime: “L’imputato non merita nessuna clemenza (…) È arrivato fino alla denigrazione dei testi e a una vera e propria manipolazione degli atti istruttori raccolti”.

    Quando la condanna diventò definitiva in Cassazione, la madre del 14enne abusato pubblicò un libro con l’editore siciliano Bonfirraro: ‘Mio figlio e il parroco. Il peccato che grida al cielo’. Un capitolo, fra gli altri, è degno di nota: quello dedicato alla stampa locale, ai fedeli e alla Diocesi di Como, tutti molto comprensivi con il parroco pedofilo e molto poco con la vittima. A Bareggio invece la Chiesa non sembra insensibile all’episodio. Anni fa qualcuno propose di dedicare a Maggiolini un oratorio, ma due sacerdoti considerarono l’iniziativa inopportuna, proprio perché il monsignore era stato coinvolto in quella brutta storia di pedofilia. Oggi la politica ci riprova. Tanto per il sindaco “sono solo congetture”.

    (Ha collaborato Francesca Ceriani)

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/10/04/bareggio-un-asilo-intitolato-al-vescoco-che-copri-un-pedofilo-il-sindaco-leghista-solo-congetture/4661783/

  • A processo il sacerdote arrestato per pedofilia

    A processo il sacerdote arrestato per pedofilia

    PRATO. Sarà subito processato in tribunale a Prato don Paolo Glaentzer, il parroco messo agli arresti domiciliari nella serata del 23 luglio dai carabinieri di Calenzano con l’accusa di violenza sessuale nei confronti di una bambina di 10 anni, trovata dai vicini di casa insieme al sacerdote nell’auto del religioso. Il procuratore capo Giuseppe Nicolosi e la sostituta Laura Canovai hanno chiesto per il sacerdote il giudizio immediato. Questo significa che salterà l’udienza preliminare: il processo è stato fissato per il prossimo 3 dicembre.

    Don Glaentzer, tramite il suo legale Valeria Fontana, potrebbe anche rinunciare alle fasi del dibattimento per scegliere il rito abbreviato. Il sacerdote ha risposto a tutte le domande del giudice e del pubblico ministero Canovai, fornendo la sua versione dei fatti, di fatto un ammissione piena sui contatti avuti con la bambina, negando però un coinvolgimento dei familiari. «È stata una mia stupidata, mi ha fatto lo sgambetto il demonio», disse subito dopo l’arresto.

  • “Non sputare del piatto in cui mangi” –  Abusi nella chiesa cattolica italiana

    “Non sputare del piatto in cui mangi” – Abusi nella chiesa cattolica italiana

    L’Italia è in difficoltà nel fornire chiarimenti su atti di abuso da parte della chiesa. Attivisti riferiscono su accordi tra Chiesa e Stato, il comportamento sbagliato del papa peggiora la situazione.

    A volte, arriva il momento della soddisfazione. Per Alessandro Battaglia è accaduto giovedì, quando Mauro Galli è stato condannato a sei anni e quattro mesi di reclusione dal tribunale di Milano. L’ex-vicario di Rozzano è stato ritenuto colpevole di avere commesso abuso sessuale ai danni di Alessandro nel 2011.

    “Oggi è una giornata positiva” ha affermato il 23enne. Si tratta di una sanzione insolitamente alta per l’Italia. L’annuncio della difesa di ricorrere in appello non può certo offuscare la gioia dei Battaglia.

    I sentimenti positivi, nei sette anni passati, erano stati più che altro l’eccezione, per Alessandro Battaglia. Subito dopo l’abuso, il ragazzo sarebbe rimasto come pietrificato. Con poche parole, egli informò sua madre che in quella notte di dicembre del 2011 era successo qualcosa di grave, “tutto quello che ti puoi immaginare”.

    Poi tacque, per tre lunghi anni.

    La madre si confidò con un prete della comunità. Nella chiesa, evidentemente in agitazione, si cercava una soluzione discreta.

    Mauro Galli venne trasferito in una comunità a 20 km da Milano. Nel 2012, la famiglia venne a sapere che l’ecclesiastico continuava a lavorare con i minorenni. I genitori presentarono allora un reclamo presso la direzione della chiesa, scrissero lettere a papa Benedetto e al suo successore Francesco. Il cardinale Angelo Scola sospese don Mauro e prese in considerazione un procedimento ecclesiastico, mentre si scusava con la famiglia, che però nel 2014 sporse denuncia.

    “All’improvviso non avevo più nulla”

    L’abuso portò lo scompiglio nella vita della famiglia Battaglia.

    “Più volte sono stato dallo psichiatra e cinque volte ho tentato di togliermi la vita”, dice Alessandro. “Però, sono ancora qui”.

    Vicini e amici del centro ecclesiastico giovanile evitavano di incontrarlo per strada e il suo migliore amico dichiarò, durante il processo, che nelle accuse contro il prete non c’era niente di vero. La sua ragazza lo lasciò, proprio come Dio, la sua fede, la sua fiducia innata.

    “La chiesa era la mia vita” dice Battaglia. “All’improvviso non avevo più nulla”. La sua famiglia era profondamente religiosa, trascorreva molto tempo con gli scout cristiani, nel coro della chiesa, nella comunità dove ci si prendeva cura dei bambini. “E ogni due giorni mi sono confessato da Don Mauro”.

    Poco prima del Natale 2011, il vicario, dopo la confessione, lo invitò nella sua stanza da letto. “C’era un grande letto matrimoniale. All’inizio mi sono sentito addirittura privilegiato di avere l’onore di stare con lui. Sembrava che tutto fosse perfettamente normale per lui. La mattina dopo, mi accompagnò a scuola con la sua macchina”.

    “Un viaggio doloroso”

    Il prete ha ammesso in tribunale di aver dormito insieme all’allora 15enne in un letto. Ha negato l’abuso. Tuttavia, ha pagato alla famiglia la somma di 150.000 euro a titolo di risarcimento extragiudiziale: “un’evidente contraddizione”, per il pubblico ministero.

    Anche l’arcivescovado di Milano è oggetto di critiche. Durante il processo, sono stati utilizzati verbali di colloqui nei quali l’arcivescovo Mario Delpini – responsabile di Rozzano come vescovo ausiliare all’epoca dell’abuso – propose di trasferire don Mauro in un’ altra parrocchia. Si sospetta, quindi, un tentativo di insabbiamento e connivenze ad altissimo livello.

    “È stato un viaggio doloroso, un eterno dramma, ma oggi a mio figlio è stata restituita credibilità”, ha detto la madre dopo il verdetto.

    È stato un peso, per Alessandro Battaglia, vedere i genitori che continuavano di andare in chiesa e gli chiedevano di accompagnarli e addirittura di confessarsi. Gli ci è voluto molto tempo per dire di no. Solo pochi mesi fa è arrivata la svolta. “Non avevo più voglia di andare avanti così. Mi sono arrabbiato moltissimo, era il mio modo di passare da vittima a sopravvissuto.”

    È stato aiutato da Francesco Zanardi, un compagno di sventura, che nel 2010 aveva creato insieme ad altri attivisti la “Rete L’Abuso”.

    Dice Zanardi: “La vicinanza dell’istituzione chiesa alla politica e all’economia italiana è dannosa per ogni forma di chiarimento”.

    Tra i 15 paesi che si sono uniti per formare la rete internazionale antiabuso ECA (Ending Clergy Abuse), l’Italia sarebbe all’ultimo posto in classifica. Mancherebbe di tutto: indagini statistiche, commissioni d’inchiesta, incaricati contro l’abuso e una politica di prevenzione a livello nazionale.

    Il governo rimane fuori dal dibattito.

    “Ho avuto bisogno di quattro anni per trovare un politico disposto a presentare un’interrogazione parlamentare sugli abusi sui minori nella chiesa”, dice Zanardi. Nel novembre 2017, Matteo Mantero, deputato del Movimento 5 Stelle, l’ha finalmente presentata, chiedendo tra l’altro un fondo per il risarcimento per le vittime di abuso. Quello che ne è seguito è…niente.

    Zanardi avanza gravi accuse contro giudici e pubblici ministeri italiani per il loro comportamento troppo fiacco verso le istituzioni ecclesiastiche.

    Ci sono casi in cui si rinuncia all’arresto perché i religiosi sospettati si troverebbero già in un istituto ecclesiastico sorvegliato, dove pregano e fanno penitenza.

    Inoltre, la stampa italiana non sta adempiendo al suo dovere di chiarire la questione. Mancano rapporti investigativi di grande impatto, tipo “Spotlight” del Boston Globe. “Abbiamo bisogno di attenzione per far sì che i genitori non affidino più i loro figli alle istituzioni ecclesiastiche”.

    La gestione della questione degli abusi da parte del papa è ambigua. Dopo le  ultime notizie di abusi negli Stati Uniti e in Germania, ha invitato per febbraio a Roma i capi delle conferenze episcopali per tenere un summit di crisi. Sembra improbabile che vengano decisi cambiamenti strutturali apprezzabili.

    La commissione papale per la tutela dei minori si riunisce raramente e si è fatta conoscere per le scandalose dimissioni di due membri che a loro volta hanno subito abusi e hanno chiesto maggiore trasparenza. Non è mai stato istituito un tribunale speciale per chiedere conto al clero in caso di occultamento.

    Francesco ha protetto vescovi e cardinali sospettati di aver occultato abusi o persino di averne commesso essi stessi.

    Nelle sue prediche, il papa si scusa con le vittime. Però, davanti ad accuse dirette di abuso, spesso esita e agisce solo quando la pressione pubblica si fa troppo forte. Le lotte di potere degli integralisti conservatori rendono il problema ancora più complicato.

    Nel caso Battaglia, l’arcivescovo di Milano, dopo il verdetto contro Don Mauro, ha dichiarato di essere ansioso di conoscere l’esito del procedimento ecclesiastico. La chiesa era al fianco della famiglia, che “ha sofferto ingiustamente”.

    Il nuovo parroco della parrocchia dei Battaglia vede la situazione in modo diverso. Alludendo alla famiglia e alla perdita di credibilità della chiesa ha detto: “Non sputare nel piatto in cui mangi.”

    http://www.spiegel.de/panorama/gesellschaft/katholische-kirche-und-missbrauchsaufklaerung-in-italien-betroffene-erzaehlen-a-1229376.html

    (traduzione a cura di Lidia Untergantschnig)

    TESTO ORIGINALE:

    Missbrauch in Katholischer Kirche Italiens”Spuck nicht in den Teller, von dem du isst”

    Italien tut sich schwer mit der Aufklärung kirchlicher Missbrauchstaten. Aktivisten berichten von Absprachen zwischen Kirche und Staat, das erratische Verhalten des Papstes verschlimmert die Lage.

    Von Annette Langer

    Manchmal gibt es ihn, den Moment der Genugtuung. Für Alessandro Battaglia kam er am Donnerstag, als Mauro Galli von einem Mailänder Gericht zu sechs Jahren und vier Monaten Haft verurteilt wurde. Der ehemalige Vikar aus der Stadt Rozzano wurde schuldig gesprochen, Alessandro im Jahr 2011 sexuell missbraucht zu haben.

    “Heute ist ein guter Tag”, sagt der 23-Jährige. “Das ist ein für Italien ungewöhnlich hohes Strafmaß.” Zwar hat die Verteidigung angekündigt, in Berufung gehen zu wollen. Doch das kann Battaglias Freude nicht trüben.

    Positive Gefühle waren in den vergangenen sieben Jahren für Alessandro Battaglia eher die Ausnahme. Nach der Vergewaltigung sei er zunächst wie versteinert gewesen. Mit knappen Worten informierte er seine Mutter, dass etwas Schlimmes passiert sei in jener Dezembernacht 2011, “alles, was du dir vorstellen kannst”. Dann schwieg er, drei Jahre lang.

    Die Mutter vertraute sich einem Priester der Gemeinde an, in der Kirche suchte man – offenbar nervös geworden – nach einer diskreten Lösung.

    Mauro Galli wurde versetzt, in eine Gemeinde 20 Kilometer von Mailand entfernt. 2012 erfuhr die Familie, dass der Geistliche noch immer mit Minderjährigen arbeitete. Die Eltern beschwerten sich bei der Kirchenleitung, schrieben Briefe an Papst Benedikt, später an seinen Nachfolger Franziskus. Kardinal Angelo Scola suspendierte Don Mauro, stellte ein kirchliches Verfahren in Aussicht und entschuldigte sich bei der Familie. Die erstattete 2014 Anzeige.

    “Plötzlich hatte ich gar nichts mehr”

    Der Missbrauch brachte Battaglias Welt zum Einstürzen. “Ich war mehrere Male in der Psychiatrie, habe fünfmal versucht mich umzubringen”, sagt er. “Aber ich bin noch hier.”

    Nachbarn und Freunde aus dem kirchlichen Jugendzentrum wichen ihm auf der Straße aus, sein bester Kumpel sagte im Prozess aus, an den Vorwürfen gegen den Priester sei nichts dran. Seine Freundin verließ ihn – genau wie Gott, sein Glauben, sein Urvertrauen.

    “Die Kirche war mein Leben”, sagt Battaglia. “Plötzlich hatte ich gar nichts mehr.” Seine Familie war tief religiös, er verbrachte viel Zeit bei den christlichen Pfadfindern, im Kirchenchor, in der Gemeinde, wo er Kinder betreute. “Und jeden zweiten Tag habe ich bei Don Mauro gebeichtet.”

    Nach einer solchen Beichte bat ihn der Vikar kurz vor Weihnachten 2011 in sein Schlafzimmer. “Da stand ein großes Ehebett. Ich fühlte mich anfangs sogar privilegiert, dass mir die Ehre zuteilwurde, bei ihm übernachten zu dürfen. Es wirkte, als wäre das alles völlig normal für ihn. Am Morgen danach hat er mich im Auto zur Schule gebracht.”

    “Ein schmerzlicher Weg”

    Der Priester räumte vor Gericht ein, mit dem damals 15-Jährigen in einem Bett geschlafen zu haben. Den Missbrauch stritt er ab. Trotzdem ließ er der Familie außergerichtlich eine Entschädigungssumme von 150.000 Euro zukommen – für die Staatsanwaltschaft ein “offensichtlicher Widerspruch”.

    Auch das Erzbistum Mailand steht in der Kritik: Im Prozess wurden Gesprächsprotokolle verwertet, in denen Erzbischof Mario Delpini – zum Tatzeitpunkt noch als Weihbischof für Rozzano zuständig – anregt, den sündigen Don Mauro in eine andere Pfarrei zu versetzen. Vertuschung und Mitwisserei auf höchster Ebene, so der Verdacht.

    “Es war ein schmerzlicher Weg, ein ewiges Drama – aber heute ist die Glaubwürdigkeit meines Sohnes wiederhergestellt worden”, sagte die Mutter nach dem Urteil. Es war belastend für Alessandro Battaglia, dass seine Eltern weiter zur Kirche gingen, ihn aufforderten, mit zum Gottesdienst zu kommen und sogar die Beichte abzulegen. Es dauerte lange, bis er sich dagegen auflehnen konnte. Erst vor wenigen Monaten kam der Wendepunkt. “Ich hatte keine Lust mehr so zu leben. Ich bin sehr wütend geworden, das war mein Weg vom Opfer zum Überlebenden.”

    Geholfen hat ihm Francesco Zanardi, ein Leidensgenosse, der 2010 mit anderen Aktivisten das Netzwerk “Rete Abuso” gründete. “Die Nähe der Institution Kirche zur italienischen Politik und Wirtschaft ist schädlich für jede Form der Aufklärung”, sagt Zanardi.

    Von den 15 Ländern, die sich zum internationalen Antimissbrauchs-Netzwerk ECA (Ending Clergy Abuse) zusammengeschlossen haben, stünde Italien in Sachen Aufarbeitung am schlechtesten da. Es fehle an allem: statistischen Erhebungen, Untersuchungskommissionen, Missbrauchsbeauftragten und einer nationalen Präventionspolitik.

    Die Regierung halte sich aus der Debatte heraus. “Ich habe vier Jahre gebraucht, um einen Politiker zu finden, der eine parlamentarische Anfrage zum Kindesmissbrauch in der Kirche stellt”, sagt Zanardi. Im November 2017 brachte der Abgeordnete Matteo Mantero von der Fünf-Sterne-Bewegung die Anfrage ein und forderte unter anderem einen Entschädigungsfonds für Missbrauchsopfer. Geschehen ist – nichts.

    Zanardi erhebt schwere Vorwürfe gegen italienische Richter und Staatsanwälte, deren Umgang mit kirchlichen Institutionen zu lasch sei. Es gebe Fälle, in denen auf Arrest verzichtet würde, weil die Kirche behaupte, die tatverdächtigen Geistlichen befänden sich bereits in einer überwachten kirchlichen Einrichtung, wo sie beten und Buße tun würden.

    Zudem komme die italienische Presse ihrem Aufklärungsauftrag nicht nach. Es fehle an investigativen Berichten, an einem großen Aufschlag des Typs “Spotlight” des “Boston Globe”. “Wir brauchen die Aufmerksamkeit, damit die Eltern aufhören, ihre Kinder den kirchlichen Einrichtungen anzuvertrauen.”

    Der Umgang des Papstes mit dem Thema Missbrauch ist erratisch. Nach den jüngsten Missbrauchsberichten aus den USA und Deutschland hat er für Februar die Chefs der Bischofskonferenzen zum Krisengipfel nach Rom geladen. Dass dort nachhaltige strukturelle Änderungen beschlossen werden, scheint unwahrscheinlich.

    Zu schlecht ist die bisherige Bilanz: Die päpstliche Kommission zum Schutz von Minderjährigen kommt nur selten zusammen und machte vor allem mit den skandalösen Austritten zweier Mitglieder von sich reden, die selbst missbraucht wurden und mehr Transparenz gefordert hatten. Ein geplantes Sondergericht, das Geistliche im Fall von Vertuschung zur Rechenschaft ziehen sollte, wurde nie eingesetzt.

    Franziskus hat Bischöfe und Kardinäle protegiert, die unter Verdacht stehen, sexuellen Missbrauch vertuscht oder gar selbst begangen zu haben. In seinen Predigten entschuldigt sich der Papst wortreich bei den Opfern und mahnt Besserung an. Doch bei konkreten Missbrauchsvorwürfen zögert er häufig und handelt erst, wenn der öffentliche Druck zu groß wird. Machtkämpfe konservativer Hardliner in der Kirche machen das Thema nur noch komplizierter:

    Im Fall Battaglia erklärte die Erzdiözese Milano nach dem Urteil gegen Don Mauro, man sei nun gespannt auf den Ausgang des kirchlichen Verfahrens. Die Kirche stehe der Familie zur Seite, die doch “zu Unrecht gelitten habe”.

    Der neue Pfarrer in Battaglias Gemeinde sieht die Sache wohl anders: Er erklärte mit Seitenhieb auf die Familie und den Gesichtsverlust der Kirche: “Spuck nicht in den Teller, von dem du isst.”

    http://www.spiegel.de/panorama/gesellschaft/katholische-kirche-und-missbrauchsaufklaerung-in-italien-betroffene-erzaehlen-a-1229376.html

  • Provolo: uno degli imputati ha riconosciuto gli abusi ed è stato condannato a 10 anni

    Provolo: uno degli imputati ha riconosciuto gli abusi ed è stato condannato a 10 anni

    Si tratta di Jorge Bordón, ex amministrativo e chirichetto. È detenuto dal novembre del 2016, accusato di 11 episodi contro 5 vittime.

    Di  Ignacio de la Rosa – idelarosa@losandes.com.ar

    Jorge Bordón, ex amministrativo dell’istituto Antonio Provolo (Carrodilla) ed uno dei detenuti ed imputati come autore degli abusi sessuali aggravati ed episodi di corruzione a bimbi sordi, ha riconosciuto la paternità dei fatti per i quali è accusato nello stabilimento dove studiavano e dormivano i bimbi sordi.

    In questa maniera si è accordata la figura di un giudizio abbreviato con una condanna di 10 anni, cosa che è stata formalizzata in un’udienza durante la mattina di oggi. Così le cose, l’uomo è già rimasto con una condanna ferma e non sarà sottoposto al processo che è stato fissato per gli altri tre imputati della prima causa (l’altro amministrativo Armando Gómez; ed i preti Nicola Corradi e Horacio Corbacho). Questi ultimi -entrambi presenti all’udienza – andranno a giudizio.

    Bordón era identificato anche dai bambini come chierichetto e si trova detenuto dall’inizio della  causa. In totale, è denunciato per 11 atti d’abuso e corruzione di minori, tra essi uno di quelli commessi e denunciati opportunamente nel 2008-.

    “È stato confessato che le vittime dicono la verità, che gli interpreti dicono la verità e che il Provolo era una macchina sistematica di abusi”, ha sintetizzato al suo turno uno degli avvocati querelanti, Sergio Salinas (della ONG Xumek).

    A confessione di parte…

    Passate le 10 di oggi, i quattro imputati e detenuti sono arrivati con custodia di polizia alla sala di udienza del secondo tribunale penale collegiato, presieduto dal giudice Marcelo Gutiérrez del Barrio. Lì prima di cominciare la tappa della lettura dei fatti che vengono imputati loro, l’avvocato difensore di Bordón (Maximiliano Legrand) ed il pubblico ministero che istruisce la causa (Gustavo Stroppiana) hanno ufficializzato davanti al giudice l’accordo di condanna.

    “Abbiamo accordato il minimo legale della pena, ed intendiamo che è di beneficio per l’imputato perché si tratta di una causa molto rilevante e nella quale ci si aspetta che ci siano pene alte. Inoltre, all’accordare il giudizio abbreviato, abbiamo risparmiato all’imputato il giudizio e la possibilità di una condanna più alta”, ha sottolineato Legrand a Los Andes, ed ha indicato che il massimo previsto dalla legge per questi delitti è di 50 anni.

    “Lui (per Bordón) è conforme con la condanna. L’ incertezza di un giudizio e la paura di avere una condanna alta porta molte persone a passare per una cosa molto traumatica“, ha indicato Legrand, il quale ha sottolineato che Bordón continuerà a stare nella sua cella del carcere di Boulogne Sur Mer.

    Da parte sua, l’avvocato querelante Oscar Barrera -uno dei letterati che accompagna i denuncianti – ha indicato che la condanna è importante. “In questo modo rimane confermato che le vittime non mentono, che i bambini hanno detto la verità durante tutto il processo”, ha indicato Barrera.

    https://losandes.com.ar/article/view?slug=provolo-uno-de-los-imputados-reconocio-cometer-abusos-y-acordaron-10-anos-de-prision

  • Prete condannato per abusi sessuali su minorenne, parla la vittima: “Nessuno mi voleva credere” – VIDEO

    Prete condannato per abusi sessuali su minorenne, parla la vittima: “Nessuno mi voleva credere” – VIDEO

    Don Mauro Galli, ex parroco di Rozzano, nell’hinterland di Milano, è stato condannato oggi a sei anni e quattro mesi per abusi sessuali su minore dal tribunale di Milano. Fanpage.it ha raccolto le prime parole della vittima del sacerdote, oggi maggiorenne: “La sentenza riconosce che la società mi ha creduto. Ma quello che mi sogno la notte, quello che mi fa male e che mi tormenta non lo cancella”.

     

    “I sei anni e quattro mesi per me sono una pena esemplare”. Queste le prime parole di Fausto (nome di fantasia, ndr), il ragazzino che la notte del 19 dicembre 2011 subì degli abusi sessuali da don Mauro Galli, all’epoca sacerdote a Rozzano, nell’hinterland di Milano. Quella che all’inizio era solo la denuncia di un ragazzino, a cui in pochi credevano, è diventata adesso una sentenza di primo grado della magistratura: don Galli è stato condannato oggi dalla quinta sezione penale del tribunale di Milano, che ha inoltre disposto per il sacerdote il divieto di avere contatti con minorenni, oltre all’interdizione perpetua dai pubblici uffici. Misura, quest’ultima, che scatterà solo nel caso in cui la condanna verrà confermata. Don Galli, che in una precedente udienza del processo aveva ammesso di aver dormito sul letto matrimoniale con Fausto, che all’epoca dei fatti aveva 15 anni, ha sempre negato di aver abusato del ragazzino. Il prete, in via extragiudiziale, aveva però deciso di risarcire la famiglia di Fausto (che non si è costituita parte civile) con 100mila euro. Una circostanza che il pubblico ministero Lucia Minutella, che aveva chiesto per l’imputato dieci anni e otto mesi di reclusione, aveva considerato “una discrasia evidente nella difesa dell’imputato”, dal momento che era stato “risarcito un danno che si ritiene di non avere cagionato”.

    Le prime parole della vittima a Fanpage.it
    Adesso, dopo la sentenza di primo grado, Fausto, ormai maggiorenne, ha affermato ai microfoni di Fanpage.it che si è trattato di “un grande passo per la società in generale”. “Di norma per questi reati manco finiscono dentro”, ha aggiunto il ragazzo. Il suo percorso verso la sentenza odierna non è stato facile: “Ho tentato di togliermi la vita quattro cinque volte. Ho perso anni di studio, amici che non mi hanno creduto, ho perso la fede. Stavo per perdere anche la mia famiglia, che è l’unico motivo per cui sono vivo”. La condanna di oggi è importante per lui perché “riconosce che la società mi ha creduto. Ma quello che mi sogno la notte, quello che mi fa male e che mi tormenta non lo cancella la sentenza”. “Nessuno mi voleva credere, nessuno ha mai cercato di approfondire la situazione”, ha poi aggiunto il ragazzo, che ha deciso di rendere pubblica la sua vicenda e di affrontarla perché “queste cose non devono più accadere”. “Io non sono più una vittima, sono un sopravvissuto. Il mio dolore non serve a niente se lo tengo per me, voglio mettere a disposizione di tutti questa mia sofferenza”. E su don Galli ha affermato: “Prima l’avrei voluto morto. Adesso non ho nessun interesse nei suoi confronti, la giustizia ha fatto il suo corso”. Adesso si dovranno attendere le motivazioni della sentenza prima del probabile ricorso del legale del sacerdote, Mario Zanchetti, che continua a sostenere l’innocenza del suo assistito in relazione alle accuse.

    https://milano.fanpage.it/prete-condannato-per-abusi-sessuali-su-minorenne-parla-la-vittima-nessuno-mi-voleva-credere/