Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Rete L’ABUSO

  • Chiesa: 4mila preti sono pedofili. In Italia le vittime sono un milione

    Chiesa: 4mila preti sono pedofili. In Italia le vittime sono un milione

    Un milione di vittime, 4000 pedofili. Sono questi i numeri che lasciano rabbrividere se si pensa alla mappa delle violenze sui minori nella Chiesa in Italia

    Un milione di vittime, 4000 pedofili. Sono questi i numeri che lasciano rabbrividere se si pensa alla mappa delle violenze sui minori nella Chiesa in Italia.
    Una analisi, quella redatta dal presidente della Rete L’Abuso (www.retelabuso.org) Francesco Zanardi, che fa emergere un quadro davvero complesso e difficile da concepire.

    Sugli oltre 50 mila prelati italiani, come spiegato da Il Fatto Quotidiano, il numero dei pedofili oscillerebbe da un minimo di 1000 a 4000. I minori violentati potrebbero arrivare nel nostro Paese fino al milione. Ma se i numeri sono alla portata di tutti, così non è per le vittime di tali abusi. Giovani, adolescenti, bambini che spesso non denunciano e se ciò avviene la questione viene “controllata” negli ambienti ecclesiastici con  trasferimenti ad altre parrocchie per evitare scandali, come denuncia il presidente della Rete.

    “Troppo forte l’influenza vaticana, troppe le convivenze tra apparati dello Stato e gerarchie ecclesiastiche”, dice Francesco Zanardi al Fatto Quotidiano. Sono 298 i sacerdoti segnalati dal portale. Di questi, solo 144 i condannati in via definitiva o rei confessi. Un’indagine costante sul territorio italiano quella compiuta dal presidente della Rete dove sono mappate le cosiddette “diocesi non sicure”. Un primo passo per affrontare questa realtà, anche se si tratta solo della punta dell’iceberg perchè le vittime spesso preferiscono tacere.

    “Preoccupata per i nuovi casi di bambini sessualmente abusati da religiosi della Chiesa cattolica nello Stato italiano, e per il basso numero di indagini e procedimenti penali” così si espresse la Convenzione per i diritti del fanciullo nelle osservazioni inviate all’Italia il 28 febbraio 2019.
    Una situazione difficile da contrastare nel nostro Paese dove, come spiega il Fatto Quotidiano, rispetto ad altre nazioni non è mai stata avviata una commissione d’inchiesta su questo fenomeno.

    http://www.affaritaliani.it/cronache/chiesa-4mila-preti-sono-pedofili-in-italia-le-vittime-sono-un-milione-640865.html?ref=rss&utm_source=dlvr.it&utm_medium=facebook&fbclid=IwAR0OZdDza0XSaXoNDCOVGkQLfUyT7l4MX05Q1x3BRFvxOcxzlAzEWLB32kE
    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webposservatorio-permanente/mappa-casi/

  • GENOVA; Rete L’ABUSO denuncia la diocesi di Bagnasco per l’ipotesi di reato di omissione sul caso di don Francesco Castagneto

    GENOVA; Rete L’ABUSO denuncia la diocesi di Bagnasco per l’ipotesi di reato di omissione sul caso di don Francesco Castagneto

    Era già stato segnalato dalla Rete L’ABUSO alla Procura di Genova lo scorso ottobre, ma l’informativa era poco più di un’illazione, nata a seguito di una lettera anonima.

    Oggi però, espletate le indagini che Francesco Zanardi, presidente della Rete, ha comunque voluto portare avanti, la situazione è notevolmente cambiata.

    Ci sono prove, ammissioni, vittime e soprattutto l’ipotesi di omissioni gravi a danno della collettività, da parte della chiesa di Genova, che avrebbe permesso a don Francesco Castagneto, di continuare a commettere reati, dopo le denunce del 1998.

    Nel corposo fascicolo prodotto dalla Rete, registrazioni ambientali di testimoni chiave che sembrerebbero ben al corrente dei fatti.

    E’ lo stesso mons. Alberto Tanasini, oggi vescovo di Chiavari ma all’epoca incaricato dalla chiesa in questa indagine, quando a metà degli anni 90 rivestiva il ruolo di vicario della diocesi di Genova, il quale, di fronte ai dati da noi raccolti, non può che ammettere integralmente. Leggi il servizio di Ferruccio Sansa su IL FATTO QUOTIDIANO

    Il fatto che la chiesa di Genova sapesse, e nulla abbia messo in atto per impedire che Francesco Castagneto continuasse a molestare dei giovani, tant’è che lo spostò da Sori a Genova, configura i reati di cui al secondo comma dell’articolo 40 del codice penale che recita “non impedire un evento che si ha l’obbligo giuridico di evitare, equivale a cagionarlo”.

    Comportamento criminale ben diffuso nella chiesa cattolica, che a Savona, nel 2012 portò alla sbarra il vescovo di Savona, Dante Lafranconi, si salvò grazie alla prescrizione, che però in questo caso non sarebbe ancora intervenuta.

    Riteniamo quindi che la diocesi genovese, retta oggi dall’ex presidente della CEI Angelo Bagnasco, che non è nuovo a insabbiare crimini, come nel caso di Carlos Buela, scoperto dalla Rete L’ABUSO a Di Negro (GE) nel 2017, possa essere responsabile di favoreggiamento personale (a seguito dell’attuale omissione di querela) oltre che di reato di omissione ai danni della collettività e delle potenziali vittime.

    Zanardi

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  • Decine di vittime tra Sori e Genova. Bagnasco, Tanasini e don Franco Castagneto, sparito nel nulla (audio)

    Decine di vittime tra Sori e Genova. Bagnasco, Tanasini e don Franco Castagneto, sparito nel nulla (audio)

    Nel settembre scorso riceviamo una lettera anonima che non pubblichiamo integralmente in quanto se pur anonima, come ho fatto io, anche altri potrebbero dedurne il mittente.

    Nel testo; “In questi giorni, nel caldo dell’estate e del silenzio, un prete molto vicino al monsignor Bagnasco” omissis “ don Franco Castagneto è stato sollevato dall’incarico di parroco di Santa Teresa in Albaro Genova – chiesa del vescovo Bagnasco in via Francesco Domenico Guerrazzi 23, 16146, Genova GE – per abuso su giovani, “ omissis “ha distrutto tante famiglie e giovani nella loro crescita. Ora è sotto processo e il vescovo lo nasconde”.

    Un prete accusato, un indirizzo al quale però nella lettera specificano non viva più. Verifico, c’è stato ma è sparito ad agosto.

    Un ago nel pagliaio.

    Essendo a Genova non rischio di andare di persona, se va bene, di me hanno la foto segnaletica in sagrestia.

    Mando due colleghi, marito e moglie.

    Albaro, un quartiere borghese, gente discreta fin troppo, ed infatti i colleghi, con stupore, non solo non riescono a scoprire nulla, ma addirittura si sentono rispondere, fuori dalla messa della domenica, che quel parroco che da anni era li, non sapessero chi fosse. Come non lo avessero mai visto, o forse dimenticato in una notte.

    Situazione difficile, tranne la lettera che al di la del nome del prete non dava altre indicazioni, non avevo trovato nemmeno una presunta vittima, o qualcuno che volesse parlare. Il nulla più totale.

    Quasi imbarazzato, segnalo alla Procura di Genova quella che non è nulla di più che una illazione anonima – magari frutto di rancori personali.

    Il p.m, a ragione, nemmeno mi risponde.

    Chiedo ad alcuni informatori molto vicini alla diocesi, ma anche li nulla e, nel frattempo la discrezione sull’indagine si affievolisce perché ogni persona con la quale parli, potrebbe riferire.

    Ad aiutarmi, Ferruccio Sansa, caro amico e giornalista de IL FATTO QUOTIDIANO, persona che si muove bene nella sua Genova. Mi confronto con lui, “che si fa? Non c’è nulla su cui procedere…“

    Costretti a desistere archiviando, chiedo a Ferruccio “ci verresti con me in parrocchia?”.

    La mattina dopo, micro camera e registratore, si va in parrocchia; “Francesco, vai tu, sei meno visibile di me, qui a Genova mi conoscono tutti”.

    Tra me penso; siamo a posto…

    L’interlocutore che ho di fronte mi ispira un approccio diretto, vado…

    Meno di quattro minuti e ottengo molto più di quanto mi serviva; mi conferma che don Franco è stato trasferito; il motivo; il mese; la gravità e… le sue parole, il calo della tonalità della sua voce quando lo sorprendo affermando di essere vittima, danno credito alla sensazione che la cosa sia più grande di quanto appare…

    …e …colpo di scena, mi chiede se sono una vittima di Sori… allora ci sono vittime anche a Sori…

    “…andiamo a Sori Ferruccio, so da dove arriva la lettera, entriamo e giochiamo sull’essere diretti”.

    Buca più totale.

    Torniamo a Genova… ma nel riflettere su quello che ci avevano detto, capiamo che avevamo frainteso l’interlocutore (che non cito per tutela).

    Tombola; la conferma “le presunte vittime sembrerebbero decine, tutte persone con la vita distrutta”… raccogliamo il racconto di alcuni.

    1998 – “c’erano state delle denuncie alla diocesi, se ne occupò monsignor Alberto Tanasini… lo trasferirono poi ad Albaro…”

    Tanasini… mi ricorda… cavoli, proprio il caso di Savona, la vicenda di don Lupino, era lui l’inviato di Bergoglio…

    Al telefono con Ferruccio Sansa, Tanasini conferma tutto… “ci sono probabilmente dei minori”.

    Il fascicolo prodotto nell’inchiesta, sarà depositato nei prossimi giorni dalla Rete alla Procura di Genova.

    Francesco Zanardi
    Presidente – Rete L’ABUSO

    L’inchiesta completa a firma di Ferruccio Sansa, sul FATTO QUOTIDIANO in edicola domenica 1 dicembre 2019 – pag. da 8 a 11

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  • PROVOLO; Dopo la condanna argentina, al via i procedimenti in Italia già annunciati dalla Rete L’ABUSO

    PROVOLO; Dopo la condanna argentina, al via i procedimenti in Italia già annunciati dalla Rete L’ABUSO

    “ E’ infatti emerso dall’istruttoria espletata che l’Istituto Provolo è Ente Morale di diritto privato e dipende, e dipendeva anche all’epoca, dalla Congregazione Compagnia di Maria che è ente ecclesiastico. Quest’ultima dipende a sua volta dall’Ufficio Congregazione Vita Consacrata del Vaticano.”

    “Una seconda osservazione attiene al fatto che don Corradi Nicola, arrestato in Argentina il 28-11-16 per il reato di abusi sessuali su minori, si trasferì (o fu fatto trasferire) in quel paese nel gennaio del 1970.

    In quella data pertanto, avrebbe dovuto effettuarsi un oculato controllo sulla sede presso la quale il sacerdote sarebbe stato destinato, alla luce delle sue tendenze pedofie, all’epoca già note all’interno della Congregazione.”

    Di Francesco Zanardi

    Quelle che avete appena letto non sono parole nostre, ma quelle del Pubblico Ministero Valeria Ardito, della Procura della Repubblica di Verona, che a seguito dei 3 fascicoli che la Rete L’ABUSO presentò sul caso Provolo nei primi mesi del 2017 – alla fine delle indagini – ravvisò che la congregazione Compagnia di Maria per l’educazione dei sordi, era indipendente dalla diocesi di Verona e che la responsabile giuridica di tutti gli Istituti Antonio Provolo sparsi per il mondo, fosse riferibile unicamente alla Congrgazione, con sede in Stradone Provolo, Verona Italia.

    La documentazione che Rete L’ABUSO depositò all’epoca, fu prodotta innanzitutto per una conferma ufficiale, che la tesi della Rete L’ABUSO – secondo la quale l’Istituto Provolo fosse indipendente dalla diocesi di Verona e che il vescovo Giuseppe Zenti si stesse proponendo come “improprio” interlocutore” – fosse corretta, e la Procura ha confermato questo dato, con l’archiviazione della posizione del solo Vescovo di Verona.

    I reati contestati dalla Rete L’ABUSO all’epoca e ancora oggi, si basano in particolare sul secondo comma dell’articolo 40 del codice penale che recita “Non impedire un evento di cui si ha l’obbligo giuridico di evitare, equivale a cagionarlo” .

    Naturalmente questa contestazione ha valore effettivo solo quando è presente una condanna, e all’epoca era solo in corso un’indagine in Argentina, quindi l’accusa non era ancora procedibile.

    La condanna di ieri a 42 anni per don Nicola Corradi, apre oggi il procedimento italiano per le responsabilità omissive imputabili ai vertici della Congregazione Compagnia di Maria per l’educazione dei sordi, con sede a Verona.

    Per quanto riguarda invece gli altri due condannati, Horacio Corbacho e Armando Gómez, per il momento l’associazione non è in possesso di materiale sufficiente per dimostrare che la Congregazione fosse al corrente anche delle loro tendenze pedofile e per il momento quindi, gli ultimi due non saranno oggetto delle contestazioni che a breve formuleremo alla Procura di Verona, contro la sede italiana dell’Istituto.

    Alle 15 di oggi (ora dell’Argentina 19 ora italiana) si terrà una riunione tra il presidente della Rete, gli avvocati italiani e il nostro Procuratore in Argentina, l’avvocato Carlos Lombardi, al fine di pianificare la strategia da intraprendere.

    Zanardi

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  • Violenze sui bimbi sordi dell’Istituto Provolo: condannati due preti in Argentina, uno è italiano

    Violenze sui bimbi sordi dell’Istituto Provolo: condannati due preti in Argentina, uno è italiano

    Il prete italiano don Nicola Corradi, il collega argentino Horacio Corbacho e l’ex giardiniere dell’istituto Provolo di Lujan de Cuyo sono stati condannati rispettivamente a 42, 45 e 18 anni di carcere per gli abusi sessuali commessi sui bambini sordi ospiti della struttura dell’Istituto Provolo di Lujàn de Cuyo, nella diocesi di Mendoza.

    Era attesa per stamattina la sentenza della Seconda Corte penale del Tribunale di Mendoza (Argentina) che vede imputati il prete italiano don Nicola Corradi, 85 anni, il collega argentino Horacio Corbacho, 62 anni, oltre all’ex giardiniere dell’istituto Provolo di Lujan de Cuyo, Armando Gomez. Corradi è stato condannato a 42 anni di reclusione, l’altro sacerdote a 45 anni mentre l’inserviente a 18 anni. I giudici hanno inoltre ordinato la cura psicologica gratuita a carico dello Stato per tutte le vittime e l’agevolazione per il loro reinserimento nella società.

    Sui tre imputati pendevano 28 accuse per abusi sessuali e corruzione di minori. Le vittime erano ospiti di una struttura per sordi a Lujàn de Cuyo, nella diocesi di Mendoza. Gli abusi sarebbero stati commessi tra il 2000 e il 2009 su bambini di età compresa tra i 10 e i 12 anni. Come riportato dal sito argentino Mdz, il procuratore Alejandro Iturbide il 12 novembre scorso aveva chiesto per i due parroci la pena di 45 anni di reclusione, mentre per Gomez un condanna a 22 anni e 6 mesi. I giudici hanno quindi emesso sentenze lievemente più attenuate rispetto alle richieste dell’accusa.

    Il caso di don Corradi dall’Argentina potrebbe prossimamente arrivare anche in Italia grazie alla onlus Rete L’Abuso, la quale due anni fa aveva presentato tre fascicoli sul caso argentino alla Procura della Repubblica di Verona. Secondo l’associazione, infatti, furono abusati anche alcuni minori affidati all’istituto Provolo di Verona, sede centrale e responsabile giuridico della Compagnia di Maria per l’educazione dei sordomuti.

    Nel novembre 2016 un ex allievo dell’Istituto Provolo di Verona, oggi sessantatreenne, raccontò alcuni episodi di pedofilia che si sarebbero verificati tra le mura della scuola. “Sono stato sodomizzato e costretto ad avere rapporti sessuali da almeno quindici preti e fratelli. Sono senza udito da quando avevo 8 anni e sono entrato al Provolo l’anno successivo. Praticamente dalle prime settimane a quando, a 15 anni, uscii da quell’inferno, sono stato abusato in ogni modo”.

    Della vicenda si era occupata anche Fanpage.it con un’inchiesta giornalistica: Don Eligio Piccoli, sacerdote in servizio all’Istituto Provolo di Verona, ammise davanti ai microfoni della nostra testata di aver abusato sessualmente di molti minori sordomuti ospiti della struttura.

    https://www.fanpage.it/attualita/violenze-sui-bimbi-sordi-dellistituto-provolo-condannati-due-preti-in-argentina-uno-e-italiano/

  • Don Francesco Castagneto; blitz della Rete L’ABUSO in parrocchia

    Don Francesco Castagneto; blitz della Rete L’ABUSO in parrocchia

    Era già stato segnalato dalla Rete L’ABUSO alla Procura di Genova lo scorso ottobre, ma l’informativa era poco più di un’illazione, nata a seguito di una lettera anonima.

    Oggi però, espletate le indagini che Francesco Zanardi, presidente della Rete, ha comunque voluto portare avanti, la situazione è notevolmente cambiata.

  • Pedofilia, prete italiano a processo in Argentina per abusi su 20 bimbi sordomuti: «Il Papa era stato informato»

    Pedofilia, prete italiano a processo in Argentina per abusi su 20 bimbi sordomuti: «Il Papa era stato informato»

    di Franca Giansoldati – Città del Vaticano – Tra i vari penosi dossier sulla pedofilia che preoccupano molto il Papa c’è sicuramente quello dell’Istituto Provolo di Verona, una istituzione nata in Italia e diffusa in diversi paesi per curare  i bambini sordomuti. In questi giorni è arrivata la notizia che in Argentina verrà processato per reati legati ad abusi su minori un prete italiano che lavorava in una struttura situata nella provincia di Mendoza. Il processo partirà il 5 agosto e vede imputati due preti, entrambi accusati di avere abusato i bambini sordomuti.

    L’avvocato delle vittime ha riferito che «il prete italiano Nicola Corradi, il sacerdote Horacio Corbacho e un terzo uomo che ha lavorato all’istituto Provolo andranno sotto processo con l’accusa di avere abusato più di venti bambini». L’indagine, nei confronti degli insegnanti dell’istituto italiano, con sedi in Veneto e anche all’estero, come in Argentina, era cominciata nel 2016.

    Nei giorni scorsi la rete italiana delle vittime della pedofila, Rete L’Abuso, annunciato che due anni fa era stato riaperto il caso anche presso la Procura della Repubblica di Verona.

    L’8 maggio 2014 la Rete L’Abuso e l’Associazione sordi Provolo avevano anche mosso pesanti accuse anche contro Papa Francesco sostenendo che quando era arcivescovo a Buenos Aires poteva essere stato a conoscenza dei fatti criminosi legati a don Nicola Corradi.

    Il 20 ottobre dello stesso anno, l’Associazione sordi Provolo ottenne udienza con il Papa e in quella occasione, consegnò di persona una lettera al Papa contenente la lista di preti accusati. Tra quei nomi c’era anche quello di don Corradi. La rete L’Abuso si chiede come mai il Papa “omise qualunque intervento, sia per  lui, che per gli altri nominativi. Due anni dopo infatti, quando la giustizia argentina arresterà don Nicola Corradi, lo troverà ancora al posto di direttore dell’istituto di Mendoza”.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/pedofilia_abusi_prete_bambini_sordomuti_papa_francesco_argentina_vaticano-4557345.html

  • Caso Provolo; l’Argentina chiede 45 anni per don Corradi. Si avvicina il processo anche in Italia?

    Caso Provolo; l’Argentina chiede 45 anni per don Corradi. Si avvicina il processo anche in Italia?

    ARGENTINA – Questa mattina, il procuratore capo dell’Unità per i crimini contro l’integrità sessuale, Alejandro Iturbide , ha concluso il suo appello conclusivo nel processo per abusi sessuali avvenuti per anni presso l’ Istituto Antonio Próvolo di Luján de Cuyo, chiedendo la pena di 45 anni di prigione per i sacerdoti Nicola Corradi (83) e Horacio Corbacho (59) , e 22 anni e 6 mesi per l’ex giardiniere dell’istituzione Armando Gómez .

    Nel gennaio 2017, poco dopo l’arresto di don Corradi avvenuto il 28-11-2016, la Rete L’ABUSO ha presentato ben tre fascicoli sul caso argentino, presso la procura della repubblica di Verona, la quale aveva aperto un fascicolo e espletato una serie di indagini, volte ad accertare le accuse che avanzavamo nei confronti dell’Istituto Antonio Provolo di Verona, sede centrale (e responsabile giuridico) di tutti i distaccamenti sparsi nel mondo, della Congregazione di Maria per l’istruzione dei sordi, una congregazione di Diritto Pontificio, che dipende direttamente dal Vaticano.

    Come ci aspettavamo e come avevamo chiesto di accertare già nel primo dei tre fascicoli depositati, la procura (vedi documento a lato) archiviò la sola posizione del vescovo di Verona Giuseppe Zenti, attribuendone però la responsabilità alla Congregazione di Maria Per l’educazione dei sordi, ravvisando che questa era al corrente delle tendenze pedofile del prete, già nel gennaio del 1970.

    Purtroppo in tutti questi anni, gli ex allievi dell’istituto non hanno mai depositato una sola denuncia alla procura, trovandosi così oggi prescritti.

    La cosa invece potrebbe essere diversa per quelle depositate nel 2017 dalla Rete L’ABUSO, in quanto i reati accertati in Argentina sono recenti e non ancora prescritti.

    Nei tre fascicoli che la Rete ha depositato a Verona, si accusavano le gerarchie di aver violato il 2 comma dell’articolo 40 del codice penale che recita “non impedire un evento che si ha l’obbligo giuridico di evitare, equivale a cagionarlo”.

    Ovvero, la Compagnia di Maria per l’educazione dei sordi, sarebbe responsabile non tanto della condotta di don Corradi, ma del fatto, che pur sapendo delle sue tendenze pedofile, questa non si sia mossa per evitare che il Corradi  ne commettesse altre.

    Per il momento, non ci resta che attendere la sentenza Argentina, che data la richiesta a 45 anni di carcere avanzata dalla procura, parrebbe ormai inevitabile la condanna e l’apertura di un procedimento anche in Italia.

    Nella giornata di domani, l’ufficio di presidenza della Rete L’ABUSO, in conferenza con l’avvocato Carlos Lombardi – procuratore in Argentina dell’associazione – farà il punto della situazione e deciderà come muoversi, non escludendo anche azioni dall’Argentina verso l’Italia.

    Redazione Web

  • Perchè le vitteme denunciano dopo anni ? Intervista a Francesco Zanardi – Rete L’ABUSO

    Perchè le vitteme denunciano dopo anni ? Intervista a Francesco Zanardi – Rete L’ABUSO

    Uno spezzone di intervista ad una televisione turca che abbiamo ritenuto tuttavia significativo e pubblichiamo.

  • Le accuse riguardano l’abuso di un chierichetto in un seminario giovanile a pochi passi dalla Basilica di San Pietro. (Tiziana Fabi / AFP / Getty Images)

    Le accuse riguardano l’abuso di un chierichetto in un seminario giovanile a pochi passi dalla Basilica di San Pietro. (Tiziana Fabi / AFP / Getty Images)

    Di Chico Harlan e Stefano Pitrelli 17 settembre alle 17:27

    ROMA – I procuratori penali del Vaticano hanno richiesto l’accusa di un prete accusato di aver abusato di un chierichetto in un seminario per giovani a pochi passi dalla Basilica di San Pietro – un raro caso che riguarda rivendicazioni di abusi all’interno delle mura della città-stato.

    Una dichiarazione vaticana martedì, ha affermato che i pubblici ministeri stavano anche cercando un’accusa contro l’ex rettore del seminario giovanile per  aver “aiutato e favorito” il presunto abuso.

    Le accuse indicano che la chiesa sta avanzando su un caso che sarebbe stato coperto per anni, anche se il Vaticano non ha detto quando potrebbe iniziare un processo, né ha fornito dettagli sulle accuse contro padre Gabriele Martinelli e l’ex rettore padre Enrico Radice.

    I critici su come la Chiesa cattolica ha gestito i casi di abuso guarderanno per vedere quanto sarà trasparente il Vaticano.

    Le accuse di abuso nel pre-seminario di San Pio X risalgono al 2012. Sono state riportate prima dai giornalisti italiani nel 2017 e poi dall’Associated Press l’anno scorso.

    Secondo l’AP, il giovane chierichetto Kamil Jarzembowski ha accusato un seminarista più anziano, Martinelli, di aver molestato il suo compagno di stanza. Diversi vescovi hanno indagato, ha detto l’AP, eppure la vittima non è mai stata intervistata e la polizia non è mai stata chiamata.

    Alla fine, Jarzembowski fu espulso dal seminario, mentre Martinelli fu nominato sacerdote.

    In corrispondenza di The Washington Post all’inizio di quest’anno, Carlo Maria Viganò, critico di papa Francesco ed ex ambasciatore vaticano a Washington, ha messo in evidenza il caso come esempio dell’inadeguata risposta della gerarchia della chiesa alle accuse di abuso.

    [ Ha invitato il papa a dimettersi. Ora questo arcivescovo si trova in una posizione sconosciuta. ]

    Viganò, citando “informazioni di prima mano”, ha affermato che un’indagine preliminare, condotta da un prete, è stata inibita dai suoi superiori. Viganò ha detto che Jarzembowski, insieme ad altri due seminaristi, ha descritto le accuse per iscritto ai cardinali e, nel 2014, a papa Francesco.

    “Una delle vittime era un ragazzo, presumibilmente abusato per cinque anni consecutivi, a partire dall’età di 13 anni”, ha detto Viganò.

    Le accuse del Vaticano arrivano poco dopo un articolo di agosto su Il Messaggero, il principale quotidiano romano, secondo cui i pubblici ministeri locali stavano concludendo le proprie indagini su “presunti atti di abuso” nel seminario giovanile.

    Francesco Zanardi, un sopravvissuto italiano di abusi sessuali del clero e presidente della Rete L’ABUSO, ha affermato che la sua associazione ha aiutato Jarzembowski a sporgere denuncia presso l’ufficio del procuratore distrettuale a Roma.

    Il Vaticano, nella sua dichiarazione, ha affermato che le sue accuse sono state rese possibili dopo che Francesco a luglio ha concesso una disposizione speciale per far avanzare la questione, aggirando lo statuto dei limiti delle limitazioni.

    https://www.washingtonpost.com/world/europe/the-vatican-seeks-to-indict-two-priests-in-abuse-case-within-its-walls/2019/09/17/d1ba9e9a-d970-11e9-a1a5-162b8a9c9ca2_story.html?noredirect=on