Report dell’associazione finisce alle Nazioni Unite. Zanardi, “chiesta una Commissione d’inchiesta per esaminare i casi di abusi sui bambini da parte di religiosi”
Roma, 27 feb. (AdnKronos) – – Sono 144 i sacerdoti italiani condannati in via definitiva, dal 2000 a oggi, o rei confessi di reati sessuali e molestie a danno di minori. Di questi solo cinque stanno scontando una
pena detentiva nelle carceri italiane ma solo uno per reati connessi alla pedofilia. “Gli altri si trovano attualmente in comunità religiose”, spiega all’Adnkronos il presidente della Rete L’Abuso Francesco Zanardi, che diffonde sul sito web dell’associazione l’elenco dei preti condannati.
Il libro “Giustizia divina” di Emanuela Provera e Federico Tulli, pubblicato da Chiarelettere, “ricostruisce la storia della fitta rete di assistenza a quelli che la Chiesa definisce ‘religiosi in difficoltà’, con tanto di indirizzi, nomi delle associazioni che gestiscono i siti e motivo del ‘ricovero’ che non sempre avviene alla luce del sole”.
Si tratta, si legge sul sito della Rete L’Abuso, di “preti che hanno alle spalle episodi di abusi. Questi sacerdoti, malgrado l’effettiva condanna – spiega Zanardi – non vivono un regime carcerario e neppure una vera detenzione domiciliare, stanno tranquillamente a contatto con altri confratelli, con problemi molto
spesso differenti, quali dipendenze e depressione”.
Nel frattempo, il report della Rete L’Abuso sul caso “Italia” finisce tra i documenti ammessi nell’80 sessione della Commissione dell’Onu per i diritti dell’infanzia. Le Nazioni Unite, spiega Zanardi, “ritengono che il nostro Paese debba istituire una Commissione d’inchiesta per esaminare i casi di abusi sui bambini da parte di personale religioso e soprattutto hanno chiesto allo Stato che venga resa obbligatoria la denuncia dei presunti abusi alle autorità di polizia”.
Pedofilia, vittime di abusi sfilano a San Pietro: “Solo parole, il Papa rimuova vescovi insabbiatori e denunci stupratori”
Si definiscono “sopravvissuti” le vittime di abusi sessuali da parte del clero che hanno sfilato da Piazza del Popolo a Piazza San Pietro per chiedere giustizia al Vaticano, in occasione del summit convocato da Papa Francesco.
“Finora sono solo parole, non vediamo fatti – dice il presidente dell’associazione Rete L’abuso Francesco Zanardi -. Cominci a rimuovere i vescovi insabbiatori e a denunciare chi è stato protagonista di questi stupri”. “Le promesse non mi bastano più”, aggiunge un ragazzo di Milano che in oratorio è stato più volte vittima di un prete, oggi condannato a oltre 6 anni.
“È un fenomeno in aumento – denuncia Zanardi – perché tanti hanno trovato il coraggio di denunciare solo ora”. “Sono stato violentato a 9 anni e questo mi ha rovinato la vita, vorrei almeno essere ascoltato in Vaticano”, chiede un’altra vittima.
Ieri si è concluso lo storico vertice fortemente voluto da Papa Bergoglio. Francesco Zanardi (Rete l’Abuso) si dice ‘indignato’.
Si è concluso ieri, domenica 24 febbraio, lo storico Summit sulla pedofilia voluto da Papa Francesco in Vaticano. Durante il vertice sono stati mostrati anche alcuni video, alcuni abbastanza scottanti, in cui le vittime degli abusi hanno raccontato le loro storie. Ha colpito più di tutti quella relativa ad una ragazza africana, la quale ha denunciato di essere stata costretta ad abortire per ben tre volte fin da quando era adolescente, proprio da un religioso, che l’ha molestata fin da quando aveva 15 anni. Storie davvero terribili, a cui sono seguite poi le dichiarazioni, sconcertanti, dell’arcivescovo di Monaco – Frisinga, Reinhard Marx, il quale ha detto a chiare lettere che molti dossier sui responsabili sono stati distrutti, o mai aperti.
Per l’alto prelato tedesco “gli abusi sessuali nei confronti di bambini e di giovani sono in non lieve misura dovuti all’abuso di potere nell’ambito dell’amministrazione”.
Le vittime deluse dal vertice
Alla fine del Summit sono arrivate, puntuali, le osservazioni delle vittime, che hanno seguito con attenzione quanto successo in questi giorni in Vaticano. Francesco Zanardi, il presidente di Rete l’Abuso, ha rilasciato un’intervista alla Rai, e si dice profondamente indignato per questo Summit, il quale rappresenta non un passo in avanti, ma un passo indietro. Zanardi afferma che dopo questo incontro, molti vescovi sarebbero dovuti uscire senza abito talare. E ha parole dure nei confronti delle stesse organizzazioni ecclesiastiche: “la Chiesa non è vittima, è carnefice” – così il presidente di Rete l’Abuso, che ricorda anche quanto detto proprio dall’arcivescovo Marx a proposito dei dossier distrutti. Nonostante tutto, l’associazione da lui presieduta continuerà a rendere pubblici i nomi dei preti che si sarebbero macchiati di tali reati.
Il Papa: ‘Piaga grave e mostruosa’
Non usa mezzi termini neanche il Pontefice, che definisce la pedofilia nella Chiesa una “piaga grave e mostruosa”. All’Angelus domenicale, tenuto in Piazza San Pietro, come sempre gremita di fedeli, è arrivato un Motu Proprio di Bergoglio, nel quale il leader della Chiesa Cattolica ha esplicitamente chiesto che i luoghi religiosi, come le parrocchie, ma non solo, siano più sicuri per i giovani e i minori. Intanto, secondo quanto riferisce Repubblica, oggi si incontrerà il Comitato organizzatore del Summit, insieme con i responsabili della Curia di Roma, in modo da dare seguito immediato ai desideri di Francesco. Per contrastare il triste fenomeno della pedofilia, Francesco vorrebbe mettere in campo un’autentica task force di professionisti: loro obiettivo sarà proprio favorire la nascita di iniziative a tutela dei minori.
Zanardi (Rete l’Abuso): il discorso del Papa ci ha deluso, andremo avanti con la pubblicazione della lista dei preti-orchi
Le vittime degli abusi sessuali dei preti, al termine del summit in Vaticano coronato col discorso del Papa, danno voce alla loro delusione. “Siamo indignati – dice Francesco Zanardi, presidente della Rete l’Abuso. Questo doveva essere il summit della tolleranza zero e invece direi che siamo alla zero credibilità. Molti vescovi dopo questi quattro giorni sarebbero dovuti uscire senza abito talare. Dal discorso del Papa ci aspettavamo molto di più: la Chiesa non è vittima, è carnefice”. Zanardi ricorda la dura denuncia del cardinale Marx ieri al summit: “Solo ieri abbiamo appreso che sono stati distrutti i dossier con i nomi dei colpevoli degli abusi. E’ chiaro che noi avevamo troppe aspettative dal vertice ma questo è senza mezzi termini un passo indietro nella lotta agli abusi. A questo punto continueremo a pubblicare altri nomi di preti-orchi. Lo abbiamo già fatto, ma la lista è ancora lunga. Andiamo avanti”.
Pedofilia, alle vittime non bastano le parole del Papa: “La Chiesa non è vittima, ma carnefice”
Per arginare la piaga degli abusi sessuali la Chiesa adotterà “serietà impeccabile”. Lo dice il Papa nel discorso al termine del summit in Vaticano con i capi della Chiesa per arginare la piaga della pedofilia “Vorrei qui ribadire che ‘la Chiesa non si risparmierà nel compiere tutto il necessario per consegnare alla giustizia chiunque abbia commesso tali delitti”. Crimini che per Bergoglio “deformano il volto della Chiesa minando la sua credibilità”.
Si chiude così, con un accorato discorso di papa Francesco, il summit del Vaticano per arginare la piaga della pedofilia. La Chiesa ha ascoltato la voce delle vittime e fatto mea culpa. Il Vaticano ha dato spazio anche alle critiche più feroci, come quella di Reinhard Marx, arcivescovo di Monaco-Frising, che ha accusato la Chiesa di aver distrutto “i dossier che avrebbero potuto documentare i terribili atti e indicare il nome dei responsabili” di molti casi di pedofilia.
Il Vaticano ha preso anche dei provvedimenti ad hoc. Padre Federico Lombardi ha annunciato che a breve arriverà “un nuovoMotu Propriodel Papa ‘sulla protezione dei minori e delle persone vulnerabili’, che sarà accompagnato da “una nuova legge dello Stato della Città del Vaticano” e da “Linee guida per il Vicariato della Città del Vaticano sullo stesso argomento”.
Le vittime: “Siamo indignati, molti vescovi sarebbero dovuti uscire senza abito talare”
Ma alle vittime degli abusi le parole non bastano. “Siamo indignati – dice all’Adnkronos Francesco Zanardi, presidente della Rete l’Abuso -. Questo doveva essere il summit della tolleranza zero e invece direi che siamo alla zero credibilità. Molti vescovi dopo questi quattro giorni sarebbero dovuti uscire senza abito talare. Dal discorso del Papa ci aspettavamo molto di più: la Chiesa non è vittima, è carnefice”. Zanardi ricorda la dura denuncia del cardinale Marx ieri al summit: “Solo ieri abbiamo appreso che sono stati distrutti i dossier con i nomi dei colpevoli degli abusi. E’ chiaro che noi avevamo troppe aspettative dal vertice ma questo è senza mezzi termini un passo indietro nella lotta agli abusi. A questo punto continueremo a pubblicare altri nomi di preti-orchi. Lo abbiamo già fatto, ma la lista è ancora lunga. Andiamo avanti”.
Marie Collins: “Impegno già sentito, serve il come e il quando”
Marie Collins, irlandese che all’età di 13 anni ha subito abusi sessuali da parte di un prete e che ha fatto parte della Pontificia Commissione anti abusi dalla quale si è dimessa in polemica, dà voce via tweet alla delusione al termine del summit in Vaticano con i capi della Chiesa: “Abbiamo ascoltato questi impegni per ‘affrontare gli abusi’ molte volte prima. Quando e come è ciò che abbiamo bisogno di sentire, nel dettaglio”.
L’ultima giornata della Conferenza sulla protezione dell’infanzia. Francesco: “Siamo di fronte alla mano del male”. Prima di lui ha parlato l’arcivescovo di Brisbane, Coleridge: “Abbiamo considerato le vittime come nemici”. Fine di ogni forma di tolleranza
Non usa mezze parole, Papa Francesco nel suo discorso conclusivo ai vescovi partecipanti al convegno vaticano sulla protezione dell’infanzia. È chiaro che il pontefice, nella solennità della sala Regia del Palazzo apolistico vuole segnare un forte momento di discontinuità con il passato: “Nessun abuso deve mai essere coperto (così come era abitudine nel passato) e sottovalutato, in quanto la copertura degli abusi favorisce il dilagare del male e aggiunge un ulteriore livello di scandalo”. Ma le vittime non sono soddisfatte. “Che bisogna aiutare i bambini, lo sappiamo. Il vaticano è una monarchia, il Papa è monarca assoluto e detiene i tre poteri, esecutivo, legislativo e giudiziario. Agisca!”, sono le parole di Francesco Zanardi, presidente di Rete l’Abuso.
Discorso conclusivo del Papa – “La disumanità del fenomeno a livello mondiale – ha detto Papa Francesco nel suo discorso – diventa ancora più grave e più scandalosa nella Chiesa, perché in contrasto con la sua autorità morale e la sua credibilità etica. Il consacrato, scelto da Dio per guidare le anime alla salvezza, si lascia soggiogare dalla propria fragilità umana, o dalla propria malattia, diventando così uno strumento di satana. Negli abusi noi vediamo la mano del male che non risparmia neanche l’innocenza dei bambini. Non ci sono spiegazioni sufficienti per questi abusi nei confronti dei bambini”. Lo dice Papa Francesco nel suo discorso conclusivo ai partecipanti all’Incontro sulla protezione dei minori nella Chiesa, che si è svolto in Vaticano dal 21 al 24 febbraio 2019. E poi: “Nessun abuso deve mai essere coperto (così come era abitudine nel passato) e sottovalutato, in quanto la copertura degli abusi favorisce il dilagare del male e aggiunge un ulteriore livello di scandalo”.
“Umilmente e coraggiosamente – ha detto ancora Francesco – dobbiamo riconoscere che siamo davanti al mistero del male, che si accanisce contro i più deboli perché sono immagine di Gesù. Ecco perché nella Chiesa attualmente è cresciuta la consapevolezza di dovere non solo cercare di arginare gli abusi gravissimi con misure disciplinari e processi civili e canonici, ma anche affrontare con decisione il fenomeno sia all’interno sia all’esterno della Chiesa”.
San Pietro, la protesta delle associazioni delle vittime di abusi
Angelus – Temi che il Pontefice ha ribadito durante l’Angelus della domenica. “Vogliamo – ha spiegato – che tutte le attività e i luoghi della Chiesa siano sempre pienamente sicuri per i minori; che si prendano tutte le misure possibili perché simili crimini non si ripetano; che la Chiesa torni ad essere assolutamente credibile e affidabile nella sua missione di servizio e di educazione per i piccoli secondo l’insegnamento di Gesù”. “Sapremo collaborare con tutto il nostro cuore e con efficacia, insieme a tutte le persone di buona volontà e a tutte le componenti e le forze positive della società, in tutti i paesi e a livello internazionale, perché si combatta fino in fondo, in ogni sua forma, la gravissima piaga della violenza nei confronti di centinaia di milioni di minori, bambine e bambini, ragazze e ragazzi, in tutto il mondo”. Così Papa Francesco al termine dell’Angelus della domenica.
Arcivescovo Coleridge – Prima del Papa aveva parlato l’arcivescovo di Brisbane Mark Benedict Coleridge, presidente della Conferenza episcopale australiana: “Faremo tutto quanto è in nostro potere per portare ai sopravvissuti agli abusi giustizia e guarigione; li ascolteremo, crederemo in loro e cammineremo con loro; faremo in modo che tutti coloro che hanno commesso abusi non siano mai più in grado di offendere; chiameremo a rendere conto chi ha nascosto gli abusi”.
“Renderemo più severi i procedimenti di selezione e di formazione dei leader della Chiesa – ha detto Coleridge -; educheremo tutto il nostro popolo a ciò che richiede la tutela; faremo ogni cosa in nostro potere per garantire che gli orrori del passato non si ripetano e che la Chiesa sia un posto sicuro per tutti, una madre amorevole in particolare per i giovani e per le persone vulnerabili; non agiremo da soli ma collaboreremo con tutte le persone coinvolte nel bene dei giovani e delle persone vulnerabili; continueremo ad approfondire la nostra conoscenza sugli abusi e sui suoi effetti, sul perché siano potuti accadere nella Chiesa e su cosa si debba fare per sradicarli. Tutto questo richiederà tempo, ma noi non ne abbiamo per sempre e non possiamo permetterci di fallire”.
Coleridge ha parlato della necessità di una “conversione”: “Solo una conversione ci aiuterà a vedere che le ferite di coloro che sono stati abusati sono le nostre ferite, che il loro destino è il nostro, che non sono i nostri nemici ma ossa delle nostre ossa, carne della nostra carne. Loro sono noi e noi siamo loro. Questa conversione, infatti, è una rivoluzione copernicana”. E ancora: “Come sapete, Copernico dimostrò che non è il sole che gira intorno alla terra, ma la terra che gira intorno al sole. Per noi, la rivoluzione copernicana consiste nella scoperta che le persone abusate non ruotano intorno alla Chiesa, ma che è la Chiesa che ruota intorno a loro. Scoprendo questo possiamo iniziare a vedere con gli occhi loro e a sentire con le loro orecchie; una volta fatto questo, il mondo e la Chiesa cominciano ad avere un altro aspetto. Questa è la conversione necessaria, la vera rivoluzione e la grande grazia che può aprire alla Chiesa una nuova stagione di missione”, aggiunge.
La reazione delle vittime – “Nelle parole di Papa Francesco, il Vaticano si ritiene vittima. Allora si costituisca parte civile nei tribunali contro i preti pedofili, non li copra”. Sono le prime parole, a caldo, di Francesco Zanardi, presidente di Rete l’Abuso, dopo il discorso conclusivo di Papa Francesco sul vertice di protezione dei minori in Vaticano. “Siamo rimasti delusissimi perché non c’è niente nel discorso. Cosa dice? Nulla. Che bisogna aiutare i bambini, lo sappiamo. Il vaticano è una monarchia, il Papa è monarca assoluto e detiene i tre poteri, esecutivo, legislativo e giudiziario. Agisca! Nessuno glielo impedisce, faccia i fatti non le chiacchiere. Già sapevamo che bisogna prendersi cura dei bambini, non mi serviva il Papa per sapere che l’acqua è bagnata”. Secondo le proiezioni di Mark Vincent Healy, prese sulla base dei dati emersi dalle commissioni governative di inchiesta effettuate in tutto il mondo “in Italia nell’ultima decina di anni potrebbero esserci state un milione di vittime di pedofilia”, dice a LaPresse Francesco Zanardi. “Non è credibile che il Vaticano non abbia i dati – aggiunge – se se li sono persi, possono passare da noi, glieli forniamo volentieri”.
Francesco conclude la conferenza in Vaticano. E all’Angelus promette “misure perché i crimini non si ripetano”. “I luoghi della Chiesa siano sicuri per i minori”
ROMA – In arrivo un Motu Proprio del Papa, un documento scritto di iniziativa del Pontefice, “sulla protezione dei minori e delle persone vulnerabili”, per la prevenzione e il contrasto contro gli abusi “nella Curia romana e nello Stato della Città del Vaticano”. E’ l’annuncio del portavoce della Santa Sede padre Lombardi a conclusione del summit sulla pedofilia. Ma le vittime degli abusi sessuali dei preti
danno voce alla loro delusione. “Siamo indignati – dice Francesco Zanardi, presidente della Rete l’Abuso -. Questo doveva essere il summit della tolleranza zero e invece direi che siamo alla zero credibilità. Molti vescovi dopo questi quattro giorni sarebbero dovuti uscire senza abito talare. Dal discorso del Papa ci aspettavamo molto di più”. Zanardi ricorda la dura denuncia del cardinale Marx al summit: “Solo ieri abbiamo appreso che sono stati distrutti i dossier con i nomi dei colpevoli degli abusi. E’ chiaro che noi avevamo troppe aspettative dal vertice ma questo è senza mezzi termini un passo indietro nella lotta agli abusi. A questo punto continueremo a pubblicare altri nomi di preti-orchi. Lo abbiamo già fatto, ma la lista è ancora lunga. Andiamo avanti”.
Eppure Papa Francesco, nel suo discorso conclusivo, non aveva smorzato i toni, parlando di una piaga “grave” e “mostruosa” anche all’interno della Chiesa. “L’universalità di tale piaga, mentre conferma la sua gravità nelle nostre società, non diminuisce tuttavia la sua mostruosità all’interno della Chiesa. La disumanità del fenomeno a livello mondiale diventa ancora più grave e più scandalosa nella Chiesa, perché in contrasto con la sua autorità morale e la sua credibilità etica”, ha osservato dopo aver illustrato i dati sulla diffusione del fenomeno nelle famiglie, scuole, sport, sul web, nel turismo sessuale. E intervenendo di nuovo sul tema durante l’Angelus, ha affermato: “Vogliamo che tutte le attività e i luoghi della Chiesa siano sempre pienamente sicuri per i minori; che si prendano tutte le misure possibili perché simili crimini non si ripetano; che la Chiesa torni ad essere assolutamente credibile e affidabile nella sua missione di servizio e di educazione per i piccoli secondo l’insegnamento di Gesù”. “Vorrei qui ribadire chiaramente: se nella Chiesa si rilevasse anche un solo caso di abuso – che rappresenta già di per sé una mostruosità – tale caso sarà affrontato con la massima serietà. Fratelli e sorelle, infatti nella rabbia, giustificata, della gente, la Chiesa vede il riflesso dell’ira di Dio, tradito e schiaffeggiato da questi disonesti consacrati. L’eco del grido silenzioso dei piccoli, che invece di trovare in loro paternità e guide spirituali hanno trovato dei carnefici, farà tremare i cuori anestetizzati dall’ipocrisia e dal potere. Noi abbiamo il dovere di ascoltare attentamente questo soffocato grido silenzioso”.
Marie Collins, irlandese che all’età di 13 anni ha subito abusi sessuali da parte di un prete e che ha fatto parte della Pontificia Commissione anti abusi dalla quale si è dimessa in polemica, dà voce via tweet alla delusione al termine del summit in Vaticano con i capi della Chiesa: “Abbiamo già ascoltato questi impegni per affrontare gli abusi molte volte. Quando e come è ciò che abbiamo bisogno di sentire, nel dettaglio”.
Pedofilia, Papa Bergoglio: “Negli abusi c’è la mano di Satana, la Chiesa proteggerà i bambini dai lupi voraci”
Forse con la consapevolezza che ora servano passi molto concreti, il Papa vuole la creazione di “task force di persone competenti per aiutare le conferenze episcopali e le diocesi che si trovino in difficoltà per affrontare i problemi e realizzare le iniziative per la protezione dei minori”, ha spiegato padre Lombardi. E domani, lunedì 25 febbraio, il Comitato organizzatore del summit “si incontrerà con i Responsabili della Curia Romana che hanno partecipato all’Incontro, in modo da impostare fin d’ora il lavoro necessario per dare seguito, secondo il desiderio del Santo Padre, ai propositi e alle idee maturate nei giorni scorsi”.
Pedofilia, standing ovation in sala stampa per la vaticanista che ha scosso i vescovi
Che ci sia ancora molta strada da fare appare chiaro. “L’abuso è un crimine gravissimo, ma anche il suo insabbiamento. E su questo non si può più tornare indietro. Per decenni ci siamo concentrati sul crimine: ora abbiamo capito che l’insabbiamento è altrettanto importante”, commenta l’arcivescovo di Malta monsignot Charles J. Scicluna, segretario aggiunto della Congregazione per la Dottrina della Fede, tra i maggiori esperti della Santa Sede nella lotta alla pedofilia.
“Un altro aspetto è l’ascolto delle vittime: dobbiamo continuare ad ascoltare, sempre, se vogliamo un vero discernimento su quanto accaduto”. Per Scicluna, poi, “è importante dire che si vuole aggiornare il diritto canonico, guardare all’aspetto della pornografia, e altro, ma quello che occorre è un cambiamento del cuore, dell’atteggiamento verso questi problemi. Questo è stato un pellegrinaggio molto breve, ma per cambiare atteggiamento è stato importante l’ascolto di tante voci, comprese quelle delle donne: è stata una ventata di aria fresca, la voce delle donne della Chiesa è fondamentale”.
Il presule maltese ringrazia anche i giornalisti. “perché noi abbiamo un deficit di informazione nella Chiesa – tra diocesi e diocesi, tra le diocesi e la Santa Sede – ma anche verso l’esterno. E questo è un punto fondamentale per la questione dell’accountability: non si può ‘rendere conto’ senza comunicazione su ciò che accade”. “Cosa riporto a Malta? – si chiede Scicluna – La convinzione di dover ascoltare di più le vittime a casa, e di convertirmi diventando un buon pastore che si prende cura dei piccoli e dei deboli”.
E alla domanda delle associazioni delle vittime – alcune hanno espresso malumore e delusione per il discorso di oggi del Papa -, che vogliono ‘tolleranza zero’ sugli abusi, ‘tolleranza zero’ sugli insabbiamenti dei vescovi e ‘trasparenza’, l’arcivescovo risponde: “tutto questo è fondamentale. Fa parte del quadro di impegni che abbiamo espresso in questi giorni”.
Si definiscono “sopravvissuti” le vittime di abusi sessuali da parte del clero che hanno sfilato da Piazza del Popolo a Piazza San Pietro per chiedere giustizia al Vaticano, in occasione del summit convocato da Papa Francesco. “Finora sono solo parole, non vediamo fatti – dice il presidente dell’associazione Rete L’abuso Francesco Zanardi -. Cominci a rimuovere i vescovi insabbiatori e a denunciare chi è stato protagonista di questi stupri”. “Le promesse non mi bastano più”, aggiunge un ragazzo di Milano che in oratorio è stato più volte vittima di un prete, oggi condannato a oltre 6 anni. “È un fenomeno in aumento – denuncia Zanardi – perché tanti hanno trovato il coraggio di denunciare solo ora”. “Sono stato violentato a 9 anni e questo mi ha rovinato la vita, vorrei almeno essere ascoltato in Vaticano”, chiede un’altra vittima.
Papa Francesco chiede alla chiesa di pregare più forte per far sì che non si sentano le grida dei bambini stuprati dai preti cattolici.
Si conclude con un buco nell’acqua il summit voluto da papa Francesco (messo sotto pressione da vittime e associazioni di tutto il mondo) , il quale risponde con una banalità e una miseria intellettuale che umilia le vittime e offende i cattolici.
Nel documento rilasciato oggi dal Vaticano i deliri di una chiesa che si definisce vittima, la follia di persone che non si rendono neppure conto che noi siamo le vittime, la chiesa per il momento è il criminale che ci ha reso tali.
Un papa bugiardo, che se onestamente pensasse che la chiesa è vittima, la chiesa stessa denuncerebbe i preti pedofili e si costituirebbe parte civile nei tribunali invece di nasconderli e far sparire i loro dossier.
Non un solo sacerdote (al di là degli ipocriti sermoni che tutte le domeniche fanno in chiesa) in questi giorni è venuto in appoggio delle vittime, non un solo provvedimento concreto arriva da questo summit.
Eppure le richieste che la Rete L’ABUSO, e i colleghi delle altre Associazioni, lo scorso lunedì hanno fatto incontrando la commissione in Vaticano, erano molto chiare e ci si aspettava, dopo il summit, che dei 190 prelati che vi hanno partecipato, fossero espulsi almeno coloro che è dimostrato avessero insabbiato, quelli che Bergoglio, tornando da un viaggio, definì “cacca”. Una cacca che al pontefice piace molto, evidentemente, perché nei fatti se la sta tenendo in casa.
Nel documento del Vaticano, dopo 20 anni di chiacchiere inconcludenti e migliaia di nuove vittime prodotte, si dichiara che oggi la chiesa è ancora lì ad interrogarsi su come intervenire.
Riteniamo altamente rischioso, e in qualità di Presidente diffido, per tutti i genitori di buon senso, affidare – da soli – i propri figli al clero in quanto, ad oggi, la chiesa che si sente lei vittima, non è in grado di garantire l’incolumità dei minori.
Tuttavia apprezziamo il lato positivo: papa Francesco ci ha voluto offrire trasformando la sua campagna mediatica di TOLLERANZA ZERO, nella chiarezza che oggi, la chiesa di Bergoglio è una chiesa con CREDIBILITA’ ZERO e VOLONTA’ ZERO. Grazie per questa sua chiarezza, ne siamo molto grati.
il Presidente di Rete L’ABUSO e membro fondatore di Eca Global.