Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Rete L’ABUSO

  • Nello Giraudo; Minacce aggravate. Questa è la contestazione mossa nei suoi confronti dal P.M. Giovanni Battista Ferro.

    Nello Giraudo; Minacce aggravate. Questa è la contestazione mossa nei suoi confronti dal P.M. Giovanni Battista Ferro.

    Lo scorso gennaio, a seguito della denuncia di S.M. una delle vittime del prete pedofilo Nello Giraudo, attualmente seguita dalla Rete L’ABUSO per quanto concerne il supporto legale e le procedure medico legali che stanno accompagnando un gruppo di vittime dell’ex sacerdote, in una battaglia legale nella quale chiedono non solo all’ex sacerdote Nello Giraudo, il risarcimento dei danni subiti a causa degli abusi, ma anche alla Diocesi di Savona e all’ex vescovo Dante Lafranconi, le cui responsabilità furono ampiamente descritte dal provvedimento del 2012 di Fiorenza Giorgi, il Giudice del tribunale di Savona che motivò l’archiviazione per intervenuti termini di prescrizione, del procedimento penale contro l’ex vescovo Lafranconi, senza fare alcuno sconto.

    La contestazione fatta a Nello Giraudo dal P. M. Giovanni Battista Ferro nasce a seguito di una denuncia (Denuncia Giraudo) fatta dalla Rete L’ABUSO lo scorso gennaio, quando S. M. , dopo essere stato aggredito verbalmente si è rivolto all’associazione raccontando l’accaduto , decidendo di sporgere denuncia.

    Causa di quella aggressione verbale una lettera di messa in mora che la Rete L’ABUSO aveva inviato a Giraudo, alla Diocesi di Savona e all’ex vescovo Lafranconi per conto dei suoi assistiti, pochi giorni prima dell’accaduto.

    Nella scorsa estate infatti, l’associazione aveva fatto una serie di esposti sempre sul caso di don Nello Giraudo e aveva segnalato alla Procura della Repubblica altre 10 vittime della comunità per minorenni di Orco Feglino, facendo così aprire un nuovo fascicolo a carico dell’uomo.

    Nello scorso settembre, pochi giorni prima della morte dell’ex collaboratrice della Rete L’ABUSO, Luisa Bonello, l’associazione e la Casa della Legalità avevano depositato altre due denunce, entrambe nei confronti dei responsabili del campo scout, dove nel 2005 fu molestato da Giraudo F. F. grazie al quale, non essendo ancora prescritto, fu possibile procedere nei confronti dell’ex prete.

    Nelle due denunce si chiedeva di approfondire la situazione di quel campo e di ravvisare anche eventuali responsabilità omissive da parte dei responsabili di quel campo, nei confronti della vittima F. F. le cui molestie, malgrado fossero state denunciate subito dalla vittima, non furono mai denunciate dai responsabili del campo, ne ai familiari dello sventurato, ne all’autorità giudiziaria. Sarebbero stati omessi anche i soccorsi medici in quanto portando la vittima da un medico, lo stesso sarebbe stato obbligato a denunciare.

    Nelle scorse settimane il pm Ferro ha posto fine all’indagine inviando l’avviso di conclusione indagini al legale (Marco Russo) e all’indagato.

    Al momento, l’indagine sulle denunce fatte dall’associazione lo scorso settembre sul campo scout del 2005 resta aperta, coperta dal massimo riserbo.

    L’ufficio di Presidenza

  • Pedofilia: violentato per dieci anni «Quel prete si è preso nostro figlio» Un caso seguito dalla Rete L’ABUSO

    Pedofilia: violentato per dieci anni «Quel prete si è preso nostro figlio» Un caso seguito dalla Rete L’ABUSO

    Al processo contro don Vito Beatrice il racconto della mamma del ragazzo

    di Fulvio Fiano

    ROMA – Era marzo anche cinque anni fa quando la signora Anna scoprì che suo figlio aveva provato a uccidersi, trascinato in un fiume da un peso che ancora oggi lo affonda. «Mi urlò: “Padre Vito mi ha violentato, non vivo più con questo schifo dentro”». Neanche davanti a un giudice la donna si dà pace. A quel religioso diventato un fratello per 10 anni ha affidato il figlio: «Non avevo capito niente…», testimonia al processo. La sentenza è vicina, ma il banco degli imputati è vuoto. L’orco con la tonaca, 70 anni, è ancora una volta contumace. «Non sapevo più chi ero, non ci potevo credere» ricorda Anna. Che oggi maledice quel pellegrinaggio a Lourdes dove tutto cominciò nel 1994.

    «Partimmo col treno bianco. Mauro (i nomi delle vittime non sono reali, ndr) aveva 4 anni e durante le preghiere si annoiava. Quel prete lo chiamò con lui, gli fece fare il chierichetto,diventammo amici». Cominciò la frequentazione fatta di inviti a pranzo e cortesie. «La prima volta da noi, nel paesino in provincia di Frosinone, fece subito una buona impressione a tutti i parenti, tornò spesso a trovarci, quasi ce lo contendevamo. Pensi – dice Anna al giudice – che mio padre è morto dicendo di salutargli Vito… All’epoca mica si sentivano tutte queste storie…».

    E siamo al 2001. Mauro ha 11 anni e don Vito si offre di prepararlo per l’esame di quinta. Può stare da me, al convento di Sant’Alessio all’Aventino, ho una cuoca, starà bene, assicura. Mauro passa qualche settimana da solo con lui e spesso ci tornerà negli anni successivi. Padre Vito è come e più di uno zio, lo porta con sé anche in Spagna in viaggio. E quando si trasferisce a Nervi, Mauro lo raggiunge per le vacanze. Nelle frequenti telefonate «per salutarlo» il precettore si raccomanda all’allievo al telefono di «non far sentire la conversazione ai tuoi». E a tutte le feste ha un regalo. Magliette, poi un cellulare, un videocamera, un pc. Lo ha comunicato e lo vorrebbe cresimare. Poi il ragazzo cresce e piano piano si allontana. Non vuole farsi vedere dagli amici in compagnia di quell’uomo. Ma forse è l’età, si dice la mamma.

    Gli occhi della signora ora sono umidi, il racconto riprende dopo un sorso d’acqua. «Padre Vito, anzi, “quel signore” era una serpente. “Non fategli vedere i Simpsons”, ci diceva. “Educatelo bene il mio figlioccio”. Il nostro peccato è stato volergli bene e ho bruciato tutte le sue foto e le lettere».

    Fino al 2006 padre Vito avrà rapporti completi, attivi e passivi, con il ragazzo che gli veniva affidato. Lo filmava e lo fotografava per usi che le indagini non hanno potuto chiarire. Ma dubbi non ce ne sono. Nel processo strappato dal procuratore aggiunto Maria Montelone ai tentativi di portarlo a Genova dove sarebbe andato prescritto, ha deposto anche il papà della vittima, che incastrò Don Vito registrando di nascosto la sua confessione come gli fu riportata dal suo superiore.

    I padri Somaschi, citati per danni, non si sono mai fatti avanti per scusarsi o aiutare le indagini. Vito Beatrice è ufficialmente in un convento. La difesa ha anzi ottenuto che la testimonianza di Mauro avvenisse a porte chiuse. Ma qualcosa è trapelato. «Vito mi spiegava che gli amici fanno certe cose», avrebbe detto Mauro dopo aver ripercorso gli orrori subiti. E non poteva sapere che anche da bambini la realtà può essere un brutto sogno.

    http://roma.corriere.it/notizie/cronaca/15_marzo_30/pedofilia-violentato-dieci-anni-quel-prete-si-preso-nostro-figlio-96c1c94e-d6a5-11e4-a883-4c9c44a1b2f9.shtml

  • ‘CHI L’HA VISTO?’, AFFRONTA IL PRETE CHE HA ABUSATO  DI LUI. LA RISPOSTA: “PREGHIAMO INSIEME” Un caso denunciato dalla Rete L’ABUSO

    ‘CHI L’HA VISTO?’, AFFRONTA IL PRETE CHE HA ABUSATO DI LUI. LA RISPOSTA: “PREGHIAMO INSIEME” Un caso denunciato dalla Rete L’ABUSO

    ROMA – A ‘Chi l’ha Visto?’ il video choc dell’incontro tra un uomo e un prete che aveva abusato di lui quando era bambino.

    Diego, diventato adulto, ha preso coscienza di quello che ha subito quando era già troppo grande e il reato è ormai prescritto.

    Per questo ha scritto anche al Papa. Il giovane in questo video originale è andato dal suo carnefice, un sacerdote che era stato il suo professore di religione e lo ha affrontato e dicendogli che sta male.

    Il prete non nega, ma gli dice invece: “Facciamo una preghiera insieme”.

    “Almeno altri due bambini furono vittime dello stesso prete”, dice un testimone in diretta a “Chi l’ha visto?”

    http://www.leggo.it/NEWS/ITALIA/va_dal_prete_che_aveva_abusato_di_lui_video_chi_l_amp_39_ha_visto/notizie/1232211.shtml

  • Dante Lafranconi, gran protettore dei criminali pedofili va in pensione.

    Dante Lafranconi, gran protettore dei criminali pedofili va in pensione.

    La Bolla di Savona – «Assolutamente omissivo»: così sentenzia nel maggio”del2012 – ricor­da, in un’intervista al quotidiano “Il Messaggero”, il portavoce della Rete L’Abuso, Francesco Zanardi,  -il giudice per le indagini preliminari di Sa­vona, Fiorenza Giorgi, nel riferirsi all’atteggiamento tenuto da monsignor Dante Laffranconi nei confronti dei crimini commessi da don Nello Girau­do, prete pedofilo fin dalla sua ordinazione nel 1980, condannato all’inizio del 2012 a un anno di reclusione con la condizionale per l’unico reato che i giudici sono riusciti a salvare dalla prescrizione. L’attuale vescovo di Cre­mona, alla guida della diocesi di Savona fra il 1992 e il 2001, era stato posto sotto indagine da parte della Procura in seguito alle denunce di Zanardi, da bambino vittima delle molestie di don Giraudo. Ai primi di febbraio 2012, tuttavia, è stata notificata la richiesta di archiviazione per Lafranconi da parte del Pm per intervenuta prescrizione dei reati contestati: il reato, si legge nell’ordinanza, è da considerarsi prescritto, ma ciò non implica af­fatto [‘innocenza del vescovo di Cremona. Anzi, dal dispositivo emergono chiaramente due fatti: Lafranconi non poteva non sapere e ha protetto l’istuzione a scapito della tutela delle vittime. Tutto ciò, come ha rilevato il 14 maggio 2012 il portavoce nazionale di Noi Siamo Chiesa, Vittorio Bellavite, non si deduce dalle parole del suo accusatore Francesco Zanardi ma da quelle dei suoi collaboratori, in particolare da quelle del suo vicario gene­rale monsignor Andrea Giusto.

    Peraltro, è stato lo stesso don Giraudo che davanti agli inquirenti ha sostenuto di aver messo al corrente dei propri problemi i diversi vescovi suiccedutisi negli anni alla guida della diocesi, anche se «soltanto in con­fessione». Quest’ultima circostanza, scrive il Gip Giorgi, «avrebbe impe­dito al Lafranconi di denunciare il sacerdote alle autorità competenti, ma non di assumere i provvedimenti più opportuni atti a scongiurare il com­pimento da parte dello stesso di atti di pedofilia». Più in generale, il pre­supposto della «conoscenza o, comunque, della conoscibilità, da parte dell’ordinario della diocesi, dei problemi del Giraudo [ … ] deve ritenersi accertato» sulla base anche di diverse altre prove.

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  • Abusato 30 anni fa dal parroco mai rimosso, ora interviene il Papa

    Abusato 30 anni fa dal parroco mai rimosso, ora interviene il Papa

    Bergoglio scrive a Diego, un uomo che accusa l’insegnante di religione di aver abusato di lui quando era a scuola e aveva appena 11 anni. La sua denuncia, come rivelato da Repubblica, era stata insabbiata, ma il pontefice promette l’apertura di un procedimento

    di ELENA AFFINITO e GIORGIO RAGNOLI

    ROMA – Nella faticosa via crucis della loro esistenza le vittime dei preti pedofili non sono più sole: Papa Francesco, come un padre compassionevole, ne ascolta il lamento e promette loro giustizia. Al grido di dolore di Diego, un uomo di trentanove anni che accusa il suo insegnante di religione, don Silverio Mura, di aver abusato di lui quando ne aveva undici, Bergoglio ha risposto imponendo alla diocesi di Napoli di indagare sul caso. Mentre la città si prepara ad accogliere il Pontefice in visita pastorale il 21 marzo prossimo, sui vertici ecclesiastici napoletani pesa, come una macina da mulino,  l’accusa di aver coperto un prete pedofilo per difendere la diocesi dallo scandalo.

    All’inizio del marzo 2014, Diego decide di scrivere a Papa Francesco per raccontare la sua storia e accusare il vescovo ausiliare Lucio Lemmo e il cardinale Crescenzio Sepe di aver ignorato per quattro anni le sue denunce. “Tre settimane dopo aver mandato la lettera al Papa, nella casella della posta, ho trovato una busta che portava l’indirizzo della segreteria di Stato Vaticana” racconta la vittima. La missiva, datata 26 marzo 2014, firmata da monsignor Angelo Becciu, recita: “Pregiatissimo Signore, con recente lettera ella ha indirizzato al Santo Padre espressioni di ossequio e devozione, confidandoGli in pari tempo una particolare situazione. Sua Santità ringrazia per il premuroso pensiero e per i sentimenti di fiducia manifestati e mentre invoca su di lei la materna devozione della Vergine Maria, chiede di pregare per Lui e di cuore impartisce la Benedizione Apostolica”. La lettera informa inoltre che quanto comunicato “è stato portato all’attenzione del Dicastero competente”.

    Il 14 novembre scorso, Diego riceve una mail dalla cancelleria della Curia vescovile di Napoli con l’invito a presentarsi il 3 dicembre successivo “per gli adempimenti relativi alla denuncia da Lei inoltrata alla Congregazione per la Dottrina della Fede a carico del Silverio Mura (…)”. A raccogliere in via ufficiale le sue dichiarazioni, come primo atto dell’indagine, ci sono padre Luigi Ortagli, vicario giudiziale aggiunto del tribunale ecclesiastico regionale campano e don Orlando Barba, vice cancelliere della curia di Napoli. “Durante l’udienza il vicario mi ha spiegato che il Papa, tramite la Congregazione, ha chiesto alla diocesi di fare alcuni accertamenti” spiega la vittima.

    I fatti, già denunciati dal ragazzo a RE Le inchieste di Repubblica nel 2013, iniziano a maggio del 1987. Diego frequenta la seconda media. Alla fine dell’anno scolastico riceve un invito a casa dal suo insegnante di religione e vice parroco. È questa la prima stazione della sua personale via crucis. Quel pomeriggio, racconta Diego, subisce le prime pesanti avances da parte del prete. Le violenze durano per oltre 5 anni, finché un giorno il ragazzo, ormai diciassettenne, trova la forza di porvi fine. Anni dopo una mattina, mentre è al lavoro, ha un violento attacco di panico che lo fa temere per la sua vita. Portato d’urgenza in ospedale confessa tutto a sua madre e quindi alla moglie. Al primo ricovero ne seguono numerosi altri.

    “Il ragazzo arrivò da me lamentando continui e diffusi dolori fisici; non era in grado di mentalizzare la propria sofferenza e quindi la somatizzava. A tratti traspariva in lui una rabbia drammaticamente intensa” spiega lo psichiatra Alfonso Rossi: “Le istituzioni dovevano farsi carico del suo bisogno di giustizia, perché senza, un’allenaza terapeutica sarebbe stata molto difficile”

    Dopo una denuncia nel 2010 presentata alla Stazione dei Carabinieri di Ponticelli in provincia di Napoli, dove Diego scopre che il reato è caduto in prescrizione, contatta la diocesi: “Il Cardinale Sepe è stato il primo a cui io e mia mamma abbiamo scritto nel maggio 2010 senza avere alcuna risposta. In seguito ci siamo rivolti al vescovo ausiliare Lucio Lemmo, che dopo un anno di tentavi andati a vuoto, ha acconsentito a ricevermi. Davanti a lui firmai una denuncia che, a detta del vicario giudiziale, è sparita”.

    Dal 2010 al 2013 don Silverio Mura ha continuato a fare l’insegnante di religione e il parroco. Poi viene allontanato, ma, grazie a una ricerca effettuata da Rete L’abuso, un’associazione di vittime di pedofilia, emerge che il sacerdote ha insegnato religione anche nell’anno scolastico 2012-2013 in un istituto professionale in provincia di Napoli. “Nell’estate del 2013, dopo un’intervista che rilasciai a Repubblica, di Silverio Mura si persero le tracce. So che oggi si trova in un convento, presso una comunità per preti pedofili, come mi ha riferito Padre Luigi all’udienza”, racconta Diego.

    “Un gesto di grande importanza del Vaticano”

    “Le vittime sono spesso abbandonate dalle istituzioni. Per questo il gesto del Papa ci ha molto colpito” spiega Francesco Zanardi portavoce di Rete L’abuso “Che io sappia è la prima volta che Bergoglio risponde a una vittima italiana. E’ un segno di grande umanità e senso di giustizia. Vorrei poter dire che stiamo combattendo, ognuno con il proprio ruolo, una battaglia comune contro la pedofilia e contro il potere di alcuni vescovi che nascondono questi crimini abominevoli”.

    In effetti, se le accuse venissero confermate, la vicenda di don S. sarebbe l’ultima di molte altre già note: la vittima denuncia l’abuso alla diocesi, il vescovo, anziché promuovere un’indagine formale, dispone lo spostamento del sacerdote in un’altra parrocchia, con pesanti rischi per la comunità. Nel caso di don S. ci sarebbe anche l’aggravante che il vescovo, nonostante la segnalazione di Diego, ne ha confermato l’idoneità all’insegnamento della religione cattolica.

    http://www.repubblica.it/cronaca/2015/02/05/news/lettera_papa_abusato_parroco-106618724/?ref=HREC1-16

  • “Te la farò pagare”: Don Nello Giraudo minaccia una sua vittima

    “Te la farò pagare”: Don Nello Giraudo minaccia una sua vittima

    Paradossale ed inverosimile quello che pochi giorni fa è accaduto a Finale ligure. Don Nello Giraudo che nel 2012 ha patteggiato l’accusa di violenza sessuale a danno di minori, molti dei quali erano stati sotto la sua tutela, ha letteralmente sbroccato arrivando addirittura a minacciare le vittime.

    A provocare le ire dell’ex sacerdote una lettera di messa in mora inviata pochi giorni prima dalla Rete L’ABUSO, che in questo momento le sta accompagnando nelle pratiche e nelle perizie medico legali che serviranno per il processo di risarcimento danni avviato non solo nei confronti di Nello Giraudo, ma anche nei confronti della Diocesi di Savona, dell’ex vescovo Dante Lafranconi e alcune altre attività legate alla Diocesi savonese.

    L’aggressione verbale del Giraudo è accaduta il 12 gennaio del 2015 quando S. M. una delle vittime difese dalla Rete L’ABUSO, usciva da una farmacia di via Brunenghi a Finale Ligure.

    L’uomo racconta “Io stavo tornando a piedi dalla Farmacia di Finalborgo dove avevo acquistato dei farmaci per mio figlio minore e stavo camminando con le stampelle (purtroppo ho avuto un incidente stradale il 27/12/2014) in direzione del mio negozio.

    Il sig. Giraudo ha effettuato inversione di marcia, benchè la strada sia a senso unico, ed ha iniziato ad inseguirmi. Mentre attraversavo sulle strisce pedonali per cercare di evitarlo, mi ha fermato ed ha esclamato in tono minaccioso: ”Dopo tutto il bene che ho fatto a te ed hai ragazzi e con tutto il bene che ti ho voluto… mi hai fatto questo!?! Te la farò pagare!!!”.

    Era esplicito che si riferisse alla Denuncia che ho presentato al Magistrato Giovanni Battista Ferro in merito agli abusi da me subiti, le cui indagini sono in corso. Imbestialito e fuori di sé ha rincarato la dose ripetendomi:” Vedrai…te la farò pagare molto presto!”.

    Il tutto è avvenuto in assenza di testimoni.

    A quel punto, vedendo arrivare delle persone se ne è andato ed io, per timore che potesse tornare, ho cercato di affrettare il passo verso il mio negozio senza voltarmi. Lì ho raccontato l’episodio a mia moglie M. e poi ho telefonato al Sig. Zanardi Francesco, Presidente dell’Associazione “Rete L’Abuso”, per avvertirlo del fatto.

    Mi sono poi recato presso la Caserma dei Carabinieri di Finale Ligure con l’intenzione di sporgere denuncia ma, essendo visibilmente agitato, il Maresciallo Martino, dopo avermi ascoltato, mi ha suggerito di tornare a casa, parlarne con mia moglie e, se davvero intenzionato a procedere, tornare il mercoledì pomeriggio durante il suo turno per effettuare la querela.

    Il mio timore è che possa ripresentarsi e magari “colpire” non solo con minacce me, la mia famiglia o il mio negozio (so per certo che è a conoscenza dell’indirizzo di quest’ultimo)”.

    Immediata la reazione dell’uomo il quale si è consultato con i suoi referenti alla Rete L’ABUSO, la quale, sentendo anche i timori concreti della vittima la quale, temeva di poter essere vittima di qualche dispetto, ha deciso di formalizzare l’accaduto direttamente presso la Procura della Repubblica di Savona. (DENUNCIA Giraudo )

    Don Nello Giraudo rintracciato al telefono dal giornalista Mario Molinari (AUDIO) non ha voluto rispondere.

    Del caso se ne sta occupando ora il Sostituto Procuratore Giovanni Battista Ferro.

    L’ufficio di Presidenza

     

  • GIADA VITALE: LA DIOCESI E LA PARROCCHIA DI PORTOCANNONE LE COMUNICANO L’AVVENUTO SBATTEZZO. Un caso seguito dalla Rete L’ABUSO

    GIADA VITALE: LA DIOCESI E LA PARROCCHIA DI PORTOCANNONE LE COMUNICANO L’AVVENUTO SBATTEZZO. Un caso seguito dalla Rete L’ABUSO

     La 19enne di Portocannone lo aveva richiesto quindici giorni fa. E puntuali come un orologio prima la parrocchia di Portocannone e poi la diocesi di Termoli- Larino, come dimostrano i documenti allegati, le hanno notificato l’avvenuto sbattezzo.

    Questo significa che Giada, dopo anni di violenze da parte dell’ex parroco di Portocannone Don Marino Genova, non fa più parte della Chiesa Cattolica. E si va ad aggiungere a un esercito di sbattezzati. In questo ultimo anno, come testimonia il sito sbattezzati.it , il numero degli sbattezzati si attesta sulle 3155 persone. In Molise Giada Vitale è la diciassettesima. Il sito finora ne conta sedici. Lo sbattezzo di Giada non è stato ancora registrato ma agli atti è il 17esimo.

    Una riflessione da parte di unavoceperledonne risulta necessaria. Don Marino Genova non solo è ancora all’interno della Chiesa Cattolica. Ma non è stato nemmeno spretato. Quindi a tutti gli effetti fa parte addirittura del clero, non solo del registro dei battezzati. Giada invece per sua scelta, certo nessuno l’ha costretta, si trova fuori da questa istituzione. Questo che vuol dire? Che nonostante Papa Francesco stia cercando di togliere il marcio putrido dei preti pedofili, la pedofilia è ancora lì e permette ai preti “pentiti” come nel caso di Don Marino Genova di restare al proprio posto.

     Giada, come le altre persone che si sbattezzano (in Italia 15mila negli anni dal 2010 al 2012), lo ha fatto perchè la Chiesa Cattolica non le ispira più fiducia. Altri lo fanno perché il battesimo gli è stato imposto a pochi mesi di vita e ora si scoprono essere atei. La maggior parte delle persone però lo fa per non avere a che fare con la Chiesa. Quella che ormai è diventata soltanto una istituzione che poco ha a che fare con gli insegnamenti del Vangelo e della Bibbia. Libri sacri che chiedono di vivere bene e secondo gli insegnamenti cristiani non soltanto le persone che hanno aderito a una confessione (noi laici ndr) ma anche i preti, i vescovi, i cardinali e il Papa.

    Sono passati quei tempi in cui ci si accontentava di dire: fai quello che il prete dice e non quello che il prete fa. E’ un proverbio confinato nei proverbi antichi. Adesso il popolo cristiano- cattolico vuole vedere e vorrebbe seguire esempi concreti. Certo è che su 56 milioni di italiani 3mila sbattezzati sono ancora un granello di sabbia in un deserto. Ma sono sempre persone che hanno preso coscienza e che hanno studiato le contraddizioni della religione cattolica soprattutto sulle donne: (verginità prematrimoniale e sopportazione da un lato mentre dall’altro c’è sempre la sopportazione ma della violenza dei preti pedofili, elemento che può contrastare con la verginità di una nubile e col vestito bianco da esibire in Chiesa).

    Una Chiesa che con le sue azioni e contraddizioni scaccia il debole ( in questo caso Giada) e accoglie invece il prepotente (il prete che l’ha violentata dai 13 ai sedici anni). Noi di unavoceperledonne al suo posto probabilmente avremmo fatto lo stesso. E continueremo a sostenere il suo percorso di recupero psicologico e la sua voglia di giustizia terrena davanti ai giudici  ordinari.

  • Preti pedofili in Calabria. Emilio Grimaldi, giornalista. Le coraggiose denunce di una vittima, Scrittore e blogger antimafia: “La logica della Chiesa è il silenzio”

    Preti pedofili in Calabria. Emilio Grimaldi, giornalista. Le coraggiose denunce di una vittima, Scrittore e blogger antimafia: “La logica della Chiesa è il silenzio”

    Emilio Grimaldi, blogger, giornalista e scrittore. Certamente ha un debole per le parole, ma ancora di più ce l’ha con la verità. La sua è una ricerca spasmodica. Destinatario di una montagna di querele non si tira indietro, va avanti lo stesso. Probabilmente quella verità che non riuscì ad urlare quando era bambino ora è diventata la sua ossessione. Non per nulla il suo blog l’ha intestato così: “l’Url di emilio grimaldi” http://emiliogrimaldi.blogspot.it/

    Oggi la Rete l’Abuso incontra Emilio Grimaldi, che è qualcosa in più di una vittima. Un giornalista che ha scelto di occuparsi in prima linea di fatti e misfatti della sua bellissima terra, la Calabria

    Mi piace scrivere. E questo lo capii quando, a Roma, lavorando per una cooperativa sociale mi dissero di scrivere delle relazioni sui ragazzi, disabili fisici e psichici che seguivo sia a casa che a scuola. Mettendo su carta le mie riflessioni mi accorsi che la scrittura mi stava consegnando qualcos’altro rispetto ai pensieri puri e semplici. E da allora cominciò a rafforzarsi la passione, che non coltivai subito, ma lo coccolai per un po’. Ritornando in Calabria mi venne naturale inizia a scrivere per un giornale locale. Mi ci fiondai come fanno i bambini con la nutella. E poi il blog. E poi le querele, ne ho una quindicina sparse per tutta Italia. Cosa posso dire di me? Non saprei, esattamente. Sono sempre alla ricerca di qualcosa. Che so che c’è da qualche parte. Cosciente che non sono io il centro del mondo mi confronto con tutto ciò che succede e mi succede.

    Ma prima del giornalismo un passato in seminario. Ce ne parli?

    Divento chierichetto ad otto anni. Finisco la scuola elementare ed entro in seminario. Il primo anno fila liscio. Poi nel secondo anno di scuola media arriva un signore di una certa età, 50 anni, a fare il vicerettore. Un signore distinto, ex impiegato di banca, che stava lì per concludere gli studi in vista dell’ordinazione sacerdotale. Ecco, fu lui ad approfittarsi di me. E non solo, anche di altri. Il resto lo racconto nel libro.

    Ritieni che l’istituzione del seminario minore abbia un senso per una scelta matura e consapevole, come dovrebbe essere il sacerdozio?

    Il seminario è un’Istituzione come tante ce ne sono nel mondo. Collegi, scuole, strutture protette. La bontà delle strutture non dipende dall’Istituzione in sé, ma dagli uomini. In questo la Chiesa è responsabile degli uomini che manda a fare gli educatori dei futuri sacerdoti. Lo è stata in passato e lo è oggi. Il guaio è quando la Chiesa vi manda i peggiori che ha. Persone che non sa dove piazzare, per tanti motivi, nelle parrocchie e li scarica in seminario come se fosse il posto meno influente e meno decisivo della diocesi. Non hanno avuto e non hanno – se il fenomeno ancora continua – la sensibilità di pensare che i seminari sono il luogo più sacro e più intoccabile di tutte le realtà ecclesiastiche. Laddove ci sono bambini dovrebbe essere così. Lo dice anche Gesù…

    Quale è stato l’atteggiamento dei superiori del sacerdote quando hanno avuto conoscenza degli abusi?

    Non sono a conoscenza se i superiori hanno saputo o meno degli abusi di
    “don C.” (come lo chiamo nel libro. Per la cronaca è diventato prete in un’altra diocesi italiana, non quella di Crotone dove stavamo, dopo un po’ di anni). Da parte mia non dissi niente a nessuno, neanche al confessore.

    Le vittime spesso hanno bisogno di anni per aver consapevolezza dell’abuso e trovare la forza di raccontarli. Nel tuo caso?

    La consapevolezza è una parola “grossa”. Vuole dire essere coscienti di quanto le persone hanno vissuto, visto e sentito, vuol dire quanto sanno di sé e degli altri. E penso che sia quasi impossibile essere realmente consapevoli delle cose subite contro la propria volontà, a maggior ragione quando si è bambini. Le esperienze che uno fa poi le conserva nel proprio bagagliaio e ogni tanto le tira fuori per ricordare, raccontare, o anche per capire come se fossero dei fossili, non più vive. Purtroppo, ed è questo il vero bandolo della matassa, queste continuano a condizionare l’IO, volenti o nolenti. Da piccolo pensavo che ciò che avevo subito fosse ormai morto. Che, chiudendo a chiave la porta di dove l’avevo costipato, l’avessi lasciato morire soffocato. Ecco, non è così che funziona. E questo l’ho capito solo scrivendo. Scrivendo ho aperto quella porta e, con mio stupore, ho scoperto non un feticcio ma “qualcosa” che, nonostante il buio dalla luce, era riuscito a farsi strada all’interno della mia sensibilità, personalità e libertà. Ho visto un essere che non ne voleva sapere di morire. E certamente morirà solo insieme a me. La salvezza dal “mostro” si ha solo guardandolo in faccia per governarlo perché non possa far più del male. E mi dichiaro anche fortunato. Non tutti fanno in tempo nel corso della loro vita a rendersi conto quanto male può fare l’intimità rubata, violentata e venduta ai propri piaceri senza che l’altro sia consenziente. In questo contesto l’educazione religiosa, del peccato e del perdono, non mi ha aiutato molto. A spingere quella porta per chiuderla al mondo esterno è stato il pensiero che il peccato, commesso dal don, non potesse intaccarmi, non potesse toccare la mia anima perché io, in quanto bambino, ero puro e incontaminabile.

    Cosa ne è stato di quel sacerdote? Ha avuto provvedimenti disciplinari? E ancora in attività?

    È diventato sacerdote. Probabilmente in qualche diocesi dove ha operato si è sparsa la voce dei suoi problemi, ma verso di lui non credo la Chiesa abbia adottato dei provvedimenti, né canonici né civili. E’ molto anziano e vive in una casa del clero.

    Ti sentiresti di dare un consiglio a chi subisce un abuso del genere?

    Parlarne. Con i propri genitori. Denunciare subito presso le autorità competenti, senza ripensamenti. E farsi aiutare.

    Sappiamo però che il tuo personale non è l’unico caso di abuso sessuale da parte di un sacerdote di cui ti occupi

    Sì, sono a conoscenza che lui a Crotone abusò anche di altri.

    Poi c’è la tua attività di giornalista. Ci hai parlato di tutte le querele ricevute. Ma c’è anche una tua inchiesta sulla diocesi di Catanzaro che ti ha portato a rischiare un’altra querela

    Le querele fanno parte dell’ordinamento giuridico civile. Se una persona si sente diffamato è giusto che lo denunci. Ormai sono così abituato che non me ne preoccupo, piuttosto sto più attento quando scrivo. Sì, la diocesi di Catanzaro mi “ha fatto chiamare”, cioè ha contattato un paio di sacerdoti che mi conoscono per chiedermi di cancellare un post, che è più che altro un racconto, una storia su alcuni casi di pedofilia che hanno colpito una famiglia di Catanzaro. Dinnanzi alle mie resistenze mi ha scritto un legale su mandato della Chiesa. E, niente, manco stavolta l’ho tolto. Al momento nessuna comunicazione mi è giunta dagli organi inquirenti. Non so, forse ci avranno rinunciato.

    In questo periodo ti sei interessato di un’altra vicenda di abusi sessuali denunciati a Catanzaro

    Forse ti riferisci al caso di Belcastro della diocesi di Crotone. Questa vicenda la seguo da quando è sorta, dal 2010. Dalla fuga del prete… Tuttavia, non sono del tutto certo che sia stato io a scegliere di occuparmi di questa storia, è possibile che sia stato io ad essere scelto.

    In che senso?

    Nel corso delle mie ricerche ho scoperto che ci sono molte coincidenze che mi legano a questa pagina nera della chiesa di Crotone e che mi auguro un giorno di portare alla luce.

    Ci vuoi parlare della vicenda del seminario di Catanzaro?

    Si tratta di una storia che vede coinvolti alcuni ragazzi appartenenti alla stessa famiglia. Due presunte vittime di abusi da parte del loro catechista e un altro fratello che è stato allontanato dal Seminario perché, secondo i genitori, hanno avuto il coraggio di denunciare (per giunta l’inchiesta è partita d’ufficio dalla Procura in seguito alla segnalazione di uno psicologo dell’infanzia) pubblicamente, cioè all’interno del movimento religioso a cui appartenevano, ciò che avevano subito i loro figli. Il Tribunale ha aperto due inchieste, una che si è appena conclusa con la classica formula “il fatto non sussiste” e l’altra che si accinge a sentire i testimoni. Ne scrivo su: http://emiliogrimaldi.blogspot.it/2014/06/…el-peccato.html.

    Che idea complessiva ti sei fatto del complesso delle vicende di abusi denunciati nelle diocesi calabresi a te vicine? C’è un filo comune? Come credi che le diocesi abbiano gestito i casi?

    E’ più che altro una constatazione. C’è una procedura che va per la maggiore da noi e in molti altri posti. Ed è il silenzio. Mantenere il silenzio. E pur di ottenerlo si industriano con tante strategie. Se, poi, questo si rendono conto che non è possibile, perché magari i fatti sono sul tavolo del magistrato, passano al “silenzio stampa”, cioè non se ne deve parlare in giro. Se qualcuno li accusa adottano anche qui il silenzio, che possiamo chiamare il “silenzio istituzionale” Come? Non rispondendo alle “provocazioni”.

    Quindi, come noi, ritieni che parlarne sia uno dei mondi per combattere gli abusi?

    Penso sia il primo, da cui parte tutto. Gli aiuti, la denuncia sociale e soprattutto la giustizia, la condanna per i reati.

    Ci parli un pò del tuo libro? Perché hai deciso di scriverlo?

    Non c’è un motivo in particolare. Ad un certo punto della mia vita ho pensato che fosse giunto il momento di scrivere e di capire, per me, cosa mi fosse successo. E ho scritto. Ho iniziato a scrivere sapendo, anche se non ero del tutto sicuro, che le parole mi avrebbero aiutato a capire. Inizialmente non ero certo che ci sarei riuscito (anche se nemmeno adesso lo sono del tutto) a mettere su carta qualcosa che mi avrebbe aiutato a sapere, a conoscere ciò che ho vissuto in “in gioventù”. Per “gioventù” intendo – si tratta di qualcosa che nessuno mai mi ha chiesto: “Il giovane Emilio”, pur essendo un libro su un ragazzino dagli otto e poi dagli 11 anni in sù, se mai: l’adolescente Emilio – giovialità, la freschezza che hanno i ragazzi quando si affacciano alla primavera della vita. E sono sorridenti. Per questo ho scritto. Ma il libro non è solo una denuncia. E’ la panoramica su un disincanto, quello di un bambino che si avvicina alla Chiesa per dedicare la sua vita ad essa, per sposarsi con essa. Il disincanto di un bambino che forse si aspettava qualcos’altro. Dal punto di vista religioso potrei dire che, se fossi stato santo, avrei brillantemente superato tutte le difficoltà, e anche le mie, per dimostrare la grandezza della divinità. Evidentemente, non lo sono. Eppure, pur nella diversità, c’è la giustizia universale, di tutti, che esula dagli steccati terreni, quella divina. E, come la metti la metti, non può non andare d’accordo anche con la nostra.

    Qual è il tuo rapporto con la religione oggi?

    Ho un rapporto sereno. Non penso che tutti i preti siano pedofili. Nella Chiesa ci sono delle persone speciali, Non bisogna dimenticarlo. Ma è anche vero che per rendere migliore qualsiasi cosa è dal male che si comincia. Per estirparlo e non farlo crescere più.

    www.cdse.it/index.php?id=745

    Emilio Grimaldi
    Il giovane Emilio

    anno 2013, 104 pagine, ISBN 978-88-7351-683-5
    collana: LA VITA NARRATA
    194 8 Google +2

    A volte il ricordo della giovinezza può far male. Lo sa bene Emilio, che proprio in tenera età si trova a stretto contatto con una realtà perversa, una realtà così tanto lontana e differente da quei valori che lo hanno condotto a intraprendere il cammino seminariale. Per questo, come nei compiti di italiano alla scuola media. Emilio non riesce a trovare il “filo conduttore” che lega la sacralità delle materie religiose alle violenze sessuali. Ma diventare prete per il giovane seminarista è un impegno davvero importante: “Non aveva scelta: era il compromesso della sua vita. Nessuno sapeva all’infuori di loro due”. Come in un diario, l’autore confessa il suo segreto:un inferno con il quale è stato costretto a convivere, un universo scabroso da denunciare.

  • Don Inzoli indagato a Cremona. Un caso seguito dalla Rete L’ABUSO

    Don Inzoli indagato a Cremona. Un caso seguito dalla Rete L’ABUSO

    CREMA Il procuratore, Roberto di Martino, ha aperto un fascicolo e per sapere che cosa abbia accertato l’autorità ecclesiastica, ha chiamato in causa la Santa Sede. Lo ha fatto con una richiesta di rogatoria al Vaticano attraverso il ministero della Giustizia.

    L’indagine su don Inzoli (Il prete in Mercedes), 64 anni, per 15 presidente della Fondazione banco alimentare, onlus assistenziale fondata da don Giussani, qualcuno dice anche confessore di Roberto Formigoni, nasce da due esposti, il primo presentato il 30 giugno scorso in procura da Franco Bordo, deputato di Sel. Un documento di ventotto righe, più tre allegati, con la richiesta finale di accertare se gli elementi emersi «siano meritevoli di approfondimenti investigativi e, qualora dall’esito degli stessi, dovessero emergere ipotesi di reato, che sia esercitata l’azione penale nei confronti di chiunque li abbia commessi o, a qualsiasi titolo, abbia concorso alla loro commissione».

    Il secondo invece presentato dalla Rete L’ABUSO il 9 luglio 2014. In questo secondo esposto di tre pagine e ben altre 43 di allegati, la Rete L’ABUSO chiede non solo l’acquisizione del materiale di indagine in possesso dell’autorità ecclesiastica, ma chiede anche che vengano approfondite le eventuali responsabilità omissive da parte dei superiori di Inzoli e della stessa Diocesi di Crema.

    Paradossalmente la Rete L’ABUSO fornisce anche un precedente creatosi a Savona che chiama in causa, ironia della sorte, l’attuale vescovo di Cremona, Dante Lafranconi che nel 2012 fu accusato dalla Procura della Repubblica di Savona, di essere stato al corrente delle tendenze pedofile di un suo sacerdote, Nello Giraudo, ma di non aver fatto nulla per impedire che questi continuasse ad abusare dei minori affidati alle cure dello stesso.

    Quella di Inzoli è una vicenda dai contorni molto simili a quella savonese. Attendiamo che la procura di Cremona faccia luce su quanto accaduto e soprattutto ci auguriamo che il Vaticano, viste le continue promesse di Papa Francesco accetti di fornire alle autorità italiane la documentazione richiesta tramite rogatoria.

    Il portavoce della Rete L’ABUSO

    Francesco Zanardi

    Esposto Franco Bordo Esposto-Procura

    Esposto Rete L’ABUSO l-abuso–diocesi-crema-mauro-inzoli

  • Lupino non mente ! Quello che mente è il vescovo Lupi.

    Lupino non mente ! Quello che mente è il vescovo Lupi.

    Il vescovo Lupi si vergognasse di quello che ha fatto e di quello che continua a fare non solo a noi vittime, offese con violenza ad ogni sua menzogna, ma anche tutti coloro che con impegno stanno cercando di fare luce sugli intrighi di questa diocesi.

    Se io avessi un figlio sicuramente non lo manderei in nessuna delle parrocchie savonesi, tranne che in quella di Don Lupino, perché al di la delle divergenze di opinione che ci possono essere tra me e lui, si è sempre dimostrato una persona responsabile. Una persona che non si è mai nascosta dietro falsi dogmi, come invece fa il 100% meno 1 dei preti savonesi.

    E’ inquietante che su più di 60 sacerdoti della diocesi di Savona, solo uno abbia avuto il coraggio della verità. Gli altri, invece hanno solo dimostrato intolleranza e irritazione di fronte allo scandalo pedofilia che è durato, grazie all’omertà di clero & co., 30 lunghi anni. 

    Non abbiamo visto nessuno di loro dare un sostegno concreto alle vittime.

    Abbiamo visto però un’ intolleranza traducibile in un solo modo: se domani ci sarà un altro prete pedofilo nella diocesi di Savona, lo copriremo, come abbiamo fatto fino ad oggi.

    Queste non sono nostre affermazioni, ma sono quello che emerge dalle promesse del vescovo Lupi, che nel 2013 garantì che se le accuse nei confronti di don Pietro Pinetto sarebbero risultate veritiere, non avrebbe esitato a fare un processo canonico. 

     Comunicato stampa della Diocesi di Savona

    Settembre 2014: Don Pinetto è stato rinviato a giudizio per calunnia, perché  querelò con l’accusa di diffamazione, lo scrivente, una vittima e due giornalisti. La procura ha indagato e il risultato è che quelle accuse a Pietro Pinetto, risulterebbero fondate.

    Perché allora il vescovo Lupi non mantiene ciò che ha promesso? Dov’è il promesso processo canonico? Pinetto fa ancora il prete, non ha subito alcun processo e non è neppure stato sospeso. 

    Non ha forse ragione don Lupino a dire che ci si deve vergognare?

    Perché il vescovo Vittorio Lupi non dice verità come quelle che emergono, ad esempio dai verbali di interrogatorio di don Rebagliati ? Chiedete a Lupi il perché, prima dello scandalo di don Nello Giraudo, avesse già deciso di trasferire (nascondendolo di fatto) don Nello in una parrocchia nei pressi di Cuneo?

     Estratti degli interrogatori della Procura di Savona

    Chiedete a Lupi il perché dice di aver ridotto Giraudo allo stato laicale, quando invece è stato proprio Giraudo a chiedere la dispensa dallo stato clericale?

     Estratti degli interrogatori della Procura di Savona

    Chiedete anche perché si vanta di collaborare con la giustizia civile e invece, a due anni dalla chiusura del caso Giraudo fanno capolino altre 10 (dieci) vittime della comunità che il Giraudo gestiva. Nel suo incessante collaborare con la giustizia, si sarà per caso dimenticato di consegnare agli inquirenti l’elenco dei minori ospitati in quelle specie di lager?

    Chiedete ancora a Lupi perché don Giulio Grosso, don Luigi Peluffo, don Franco Parodi, don Emilio Damele, don Silvio Delbuono e lo stesso don Carlo Rebagliati, tutti Vicari Foranei della diocesi di Savona, sapendo delle devianze pedofile del Giraudo, decisero che non era il caso di denunciare. Altro particolare che emerge dai verbali di interrogatorio.

     Estratti degli interrogatori della Procura di Savona

    Chiedetegli ancora perché Rebagliati sia stato ridotto allo stato laicale, perché omosessuale e gli altri no.

    Chi, alla luce di tutto questo, ha il coraggio di dire che don Giovanni Lupino mente e diffama i colleghi?

    Chi ha ancora il coraggio di lasciare i propri figli nelle mai di un prete, sapendo che è sotto la tutela di Vittorio Lupi, un vescovo con una spiccata attitudine alla consapevole menzogna?

    Come Rete L’Abuso esprimiamo tutto il nostro appoggio a Don Lupino, per il coraggio che sta dimostrando, per l’amore concreto che ha nei confronti della sua chiesa. Vai avanti Giovanni, gli onesti sono con te!

    Francesco Zanardi

    Presidente della Rete L’ABUSO