Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: riccardo seppia

  • Don Seppia, niente abusi a Recco gli ex ragazzi scagionano il prete

    Don Seppia, niente abusi a Recco gli ex ragazzi scagionano il prete

    Don Seppia, niente abusi a Recco gli ex ragazzi scagionano il prete
    Il filone d’inchiesta aperta dopo la denuncia di don Pier Carlo Casassa
    di GIUSEPPE FILETTO

    Don Seppia, niente abusi a Recco gli ex ragazzi scagionano il prete

    SCAGIONATO da una dozzina di ex parrocchiani, uomini tra i 30 ed i 35 anni, nell’86 però ragazzini che frequentavano la chiesa di Recco. Don Riccardo Seppia, il parroco accusato di pedofilia, violenza sessuale, induzione alla prostituzione minorile e cessione di droga quando era in servizio a Sestri, invece non avrebbe molestato alcuno di quei bambini di Recco.

    La verità emerge dagli interrogatori compiuti dai carabinieri del Nas di Milano, titolari dell’inchiesta che lo scorso maggio ha portato don Seppia in carcere per i fatti riguardanti la chiesa di Santo Spirito di Sestri Ponente. Gli uomini dell’Arma e il pm Stefano Puppo hanno aperto un fronte di indagine parallelo, basato sulle denunce fatte da don Pier Carlo Casassa, ex parroco di Recco. Che all’indomani dello scandalo ricordò che nell’86 don Riccardo era suo vice nella chiesa San Giovanni Battista, e ancora oggi sostiene di aver segnalato alla Curia gli inusuali comportamenti del suo curato: «Ricordo che dopo una gita al mare con i bambini effettuata dal Seppia, molti ragazzi mi manifestarono la volontà di non voler più andare in gita con don Riccardo». Molti di quei bambini si erano allontanati dalla parrocchia.
    Con ogni probabilità il sacerdote (da un paio d’anni in pensione) e Bernardina Masia (Dina), la sua “perpetua” hanno ricordato nomi e cognomi. I carabinieri hanno rintracciato e chiamato a testimoniare i bambini di allora, ma nessuno di loro, oggi adulti, ha confermato i “sospetti” di don Casassa: nessun comportamento anomalo dell’allora vice parroco.

    Lo stralcio d’indagine si smorza, e le attenzioni degli investigatori tornano sulla vicenda principale, che ruota attorno alla chiesa di Sestri Ponente. Il chierichetto di 15 anni, davanti al gip Annalisa Giacalone, ha confermato le sue deposizioni, prima rese ai carabinieri durante le indagini, poi al pm Puppo: per due volte Riccardo Seppia lo avrebbe toccato. La prima, in sacrestia, quando l’ha abbracciato da dietro e si è sentito premere sui glutei; la seconda, in parrocchia, mentre si stava confessando, quando il sacerdote gli ha accarezzato una gamba. Il ragazzo ha confermato anche di aver ricevuto alcuni sms di “significato esplicito”.
    L’incidente probatorio, durato quasi due ore e tenuto a Palazzo di Giustizia nella stanza riservata agli interrogatori dei minori, si è reso necessario per cristallizzare la deposizione della giovane vittima. Don Seppia (in carcere a Sanremo) e il suo amico-amante, Emanuele Alfano (prima in cella a Marassi, ora per motivi di salute trasferito nel reparto detenuti dell’ospedale San Martino) però hanno rinunciato ad assistere.

    (26 luglio 2011)

    http://genova.repubblica.it/cronaca/2011/0…prete-19661190/

  • Preti pedofili, spacciatore: «Don Seppia mi chiedeva bimbi tra i 10 e i 12 anni»

    Preti pedofili, spacciatore: «Don Seppia mi chiedeva bimbi tra i 10 e i 12 anni»

    Il pusher: quando proposi una 15enne mi disse che non era di suo gradimento. Per tre anni l’ho rifornito di cocaina

    ROMA – Don Riccardo Seppia, l’ex parroco di Sestri Ponente (Genova), arrestato a maggio per abusi sessuali su minori e cessione di stupefacenti, avrebbe chiesto a uno spacciatore 26enne della Guinea che viveva a Milano di procurargli bambini tra i 10 e 12 anni. Lo ha raccontato lo stesso pusher, fermato per spaccio il 21 giugno su richiesta del pm di Milano Luca Gaglio, durante l’interrogatorio di garanzia davanti al gip del capoluogo lombardo Maria Vicidomini.

    «Don Riccardo Seppia mi chiedeva di procurargli non solo cocaina, consegnatagli per tre anni puntualmente ogni due settimane, ma anche bambini tra i 10 e i 12 anni. E quando gli ho proposto una ragazzina portoghese di 15, mi ha risposto che non era di suo gradimento». È quanto ha dichiarato davanti al gip di Milano Maria Vicidomini lo spacciatore del prete finito in carcere nei mesi scorsi per pedofilia.

    Il 26enne porta quindi nuove fonti di prova a carico del parroco, la cui posizione ora è al vaglio della procura di Genova. A gennaio lo spacciatore aveva cercato di raggiungere la Spagna per sposarsi e ottenere così la cittadinanza. La Polaria lo ha bloccato in aeroporto e lo ha denunciato a piede libero per sostituzione di persona perché cercava di superare la dogana con un passaporto falso. Un modo per non ostacolare l’indagine in corso della procura di Milano. Il fermo è scattato in occasione di un nuovo tentativo del 26enne di andare a sposarsi in Spagna con una portoghese. Stava per partire con l’aiuto di un camionista quando sono scattate le manette. Il monitoraggio dei carabinieri nel frattempo ha documentato da parte dell’indagato un’attività quotidiana di spaccio di droga, quasi esclusivamente cocaina.

    Ha servito don Seppia dal 2008 fino al dicembre 2010 finché il cliente si è rivolto a uno spacciatore genovese. Gliela consegnava a domicilio, comprandone piccole dosi che tagliava un attimo prima di portargliele. Quando è stato fermato, il 26enne era in possesso di 14 ovuli di cocaina che ha ingoiato nel tentativo di nasconderli . È stato piantonato in ospedale finché li ha espulsi e nella sua abitazione gli investigatori hanno trovato anche 20 grammi di cannabis. Alle spalle ha giá una condanna per droga ed è recidivo specifico infraquinquennale. Era stato indicato come proprio spacciatore dallo stesso don Seppia, il cui arresto è stato recentemente confermato dai giudici del Riesame di Genova.
    Martedì 05 Luglio 2011 – 18:50

    www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=155085&sez=HOME_INITALIA

  • PEDOFILIA: DIFESA DON SEPPIA RICORRE IN CASSAZIONE

    PEDOFILIA: DIFESA DON SEPPIA RICORRE IN CASSAZIONE

    16:27 04 LUG 2011

    (AGI) – Genova, 4 lug. – Dopo il rigetto del ricorso al tribunale del Riesame di Genova, il difensore di don Riccardo Seppia, il parroco genovese in carcere dal 13 maggio per tentata violenza sessuale su un chierichetto, offerta di droga e tentata induzione alla prostituzione minorile, il suo difensore Paolo Bonanni ha fatto ricorso in Cassazione. Chiede l’annullamento dell’ordinanza del Riesame genovese, che giudica non adeguatamente motivato. La richiesta e’ quella della scarcerazione o, in subordine, dell’attenuazione della misura cautelare in arresti domiciliari o nel trasferimento in una struttura di cura. “Si e’ qui in presenza di un pericolo di recidiva particolarmente elevato. L’indagato – avevano sottolineato i giudici del Riesame – dimostra di non preoccuparsi affatto della sofferenza che la sua condotta puo’ causare nelle vite altrui (e’ significativo, in proposito, il fatto che pur sapendo di essere sieropositivo dal 2003, nel concordare incontri, richieda che il rapporto sessuale avvenga senza protezione); ne deriva che egli non appare in grado di contenere i propri impulsi piu’ negativi e pericolosi, pur essendo consapevole del danno che da cio’ puo’ derivare ad altri”. In relazione alla tentata violenza sessuale sul chierichetto, i giudici avevano scritto: “Non vi e’ dubbio circa la sussistenza a carico dell’indagato di gravi indizi di colpevolezza”. Per quanto concerne la tentata induzione alla prostituzione minorile e l’offerta di droga, e’ opinione dei giudici che il sacerdote avrebbe portato a termine i suoi incontri con giovani extracomunitari gia’ organizzati, anche in cambio di soldi e droga: “Le sue offerte di stupefacente hanno il carattere della serieta’ e non possono quindi essere valutate come mere vanterie” cosi’ come aveva sottolineato la difesa. Avendo don Seppia avvicinato due ragazzini stranieri che vivevano in una comunita’ alloggio, sottolineano i giudici: “Seppia ha dimostrato di voler scegliere le vittime dei suoi particolari desideri sessuali tra coloro che per l’eta’ e/o per le condizioni di vita erano meno in grado di difendersi”. (AGI) ge1

    http://www.agi.it/genova/notizie/201107041…e_in_cassazione

  • Bagnasco attacca i magistrati: “situazioni inverosimili, forse costruite”

    Bagnasco attacca i magistrati: “situazioni inverosimili, forse costruite”

    di GIUSEPPE FILETTO  Il cardinale e i demoni di don Seppia “Io, tradito dalla sua doppia personalità”

    È il presidente dei vescovi italiani. È l’arcivescovo di Genova, ma il cardinale Angelo Bagnasco è anche un uomo. Un uomo ferito dalla squallida e dolorosa vicenda di don Riccardo Seppia, il parroco della chiesa di Spirito Santo di Sestri Ponente, in carcere dal 15 maggio scorso perché accusato di pedofilia, di cessione di droga e di induzione alla prostituzione.

    “È una vicenda incredibile, non si crede a quanto si legge nei verbali, nessuno di noi poteva immaginare così tanto. Pensi che due anni fa, quando sono andato in visita pastorale in via Ludovico Calda, mi ha fatto trovare la chiesa piena di bambini e di bambine, di tanta gente. Nessuno di noi avrebbe potuto pensare… Tanto che una donna della parrocchia, dopo che è scoppiato lo scandalo, un giorno ha detto ai giornalisti: “Ma cosa volete capire voi di questa storia? Noi non l’abbiamo capito in 17 anni””.

    Il Cardinale, ieri, a margine della processione del Corpus Domini effettuata tra i viali dell’ospedale Gaslini, parla con il cronista. Sulla vicenda di don Seppia esce allo scoperto per la prima volta. Davanti a testimoni. Ne ha voglia. Si capisce: i suoi occhi diventano lucidi ad ogni passaggio che ha offeso la Chiesa da lui guidata. Il presidente della Cei che finora in merito ha rifiutato le interviste, sceglie Repubblica. L’Arcivescovo è un alto prelato che sa comunicare, quando vuole e come vuole. Sa che questo colloquio sarà pubblicato: “Forse è un po’ prematuro – è però il suo timore – ma spero che non siano strumentalizzati e che non escano fuori e siano messi in evidenza soltanto gli aspetti più polemici. Mi posso fidare?”.

    Al quinto piano del padiglione 17 delle Chirurgie, sul terrazzo dell’alloggio dei frati Cappuccini che guarda il mare liscio come l’olio e il cielo terso uscito da un acquerello, il Cardinale parla per 40 minuti. Più da uomo sanguigno, fatto di carne, che da freddo porporato. Parla da uomo di fede, ma provato. Tradito.

    Per 17 lunghi anni don Seppia è stato parroco. Durante i quali da una parte ha praticato la sua omosessualità, ha avuto un amico-amante (l’ex seminarista Emanuele Alfano, in carcere anche lui per le medesime ragioni) conosciuto dentro la chiesa di Sestri Ponente, ha avuto rapporti sessuali anche con minori, ha tentato di adescare pure un chierichetto. Tanto che al suo ingresso in carcere ha dichiarato spontaneamente di essere omosessuale, tossicodipendente e sieropositivo. Nessuno si era mai accorto di nulla? Pure, certi particolari sono “diabolici”.

    “Dall’altra parte è descritto come prete inflessibile, ligio al suo dovere: solo una mente malata, un soggetto da curare poteva avere questo sdoppiamento della personalità – sottolinea il Cardinale – e aldilà degli aspetti penali che questa vicenda avrà, occorrerà ricostruire la personalità di lui”. Sua Eminenza non cita mai il nome di don Riccardo, ma confida che nelle scorse settimane ha ricevuto il papà del sacerdote (sospeso dalla Curia). Un uomo distrutto, che gli ha detto di sperare tanto che il figlio si curi interiormente.

    Sua Eminenza non nasconde il proprio rammarico e il disappunto nei confronti della stampa: “Ha fatto emergere le cose più morbose, spesso non contestualizzandole e strumentalizzandole”. A cosa si riferisce? “Ad esempio alle fantasie inventate sulla chiesa di Carignano”, risponde monsignor Angelo Bagnasco, stringendo l’anello cardinalizio tra l’indice e il pollice. Agli atti dell’inchiesta c’è un verbale dei carabinieri del Nas di Milano, dove don Pier Carlo Casassa (ex parroco di Carignano) e Bernardina Masia (Dina, sua ex perpetua volontaria) hanno dichiarato che in un locale del campanile di questa chiesa c’era un giro di ragazzini messo su da don Capurro. Incontri chiacchierati dagli stessi parrocchiani. “Ma vi sembra che queste testimonianze possano essere attendibili?”, si chiede il Cardinale. Che preferisce non parlare di don Casassa e di Dina: “Per carità, nulla tra i due, potrei mettere non solo una mano, ma due sul fuoco”.

    Non sono attendibili le intercettazioni e le dichiarazioni raccolte nella voluminosa inchiesta scattata a Milano e trasmessa per competenza al pm Stefano Puppo? “Sono cose a cui non è facile credere, difficilmente attribuibili a una persona sana di mente – ammette Bagnasco – ci sono frasi che sembrano dettate dal delirio. Qui non siamo in presenza delle debolezze dell’uomo, il che si potrebbe capire, ma ci sono situazioni inverosimili, forse costruite, probabilmente pronunciate soltanto in preda all’eccitazione”.

    Per un uomo che ha scelto il sacerdozio, non è facile credere che un prete, don Seppia, durante un’intercettazione telefonica, abbia detto ad Alfano: “Quel ragazzino me lo farei sull’altare…”. L’Arcivescovo lascia intuire di aver letto e riletto tutte le 900 pagine, che hanno violentato la sua Chiesa. “Questa storia ci fa capire e ci insegna molte cose – precisa il capo della Curia di Genova – : da una parte mi colpisce il parrocchiano che mi chiede se è valido il battesimo di suo figlio, celebrato da questo sacerdote. Gli ho risposto che i sacramenti sono impartiti da Dio. Dall’altra trovo eccezionale la risposta arrivata dalla gente di via Calda: nel giorno di Pentecoste ho trovato la chiesa piena, di fedeli che vogliono cancellare questo brutto capitolo. Questa cosa la trovo straordinaria, il segno del bene che prevale sul male. Sempre”.

    (23 giugno 2011)

    http://genova.repubblica.it/cronaca/2011/06/23/news/il_cardinale_e_i_demoni_di_don_seppia_io_tradito_dalla_sua_doppia_personalit-18099810/

  • Don Seppia, l’Hiv curato nell’ospedale della Curia dal 2003

    Don Seppia, l’Hiv curato nell’ospedale della Curia dal 2003

    Nel corso del colloquio avvenuto di fronte agli inquirenti il 21 maggio don Seppia dichiara anche di avere un compagno: «Ho una relazione stabile da anni con un uomo». Il prete, secondo quanto dichiarato, avrebbe avuto anche rapporti con l’ex seminarista Emanuele Alfano, ma solo dopo la sua uscita dal seminario.
    Genova – Don Riccardo Seppia curava da otto anni l’Hiv al Galliera, l’ospedale della Curia. Nonostante questo, il prete ha continuato a ricoprire il suo incarico nella parrocchia di Santo Spirito, a Sestri. È stato lo stesso religioso ad ammetterlo nel corso di un interrogatorio, da cui emerge un nuovo inquietante interrogativo: la terapia svolta proprio in quell’ospedale poteva essere un’avvisaglia della condotta del sacerdote? E i vertici della chiesa genovese – presidente del Galliera è sempre il cardinale del capoluogo ligure – potevano esserne informati, o le rigidissime regole che disciplinano la tutela della privacy hanno impedito qualsiasi informazione?

    Il nuovo risvolto investigativo emerge dai verbali d’un confronto fra il prete (in cella per droga e prostituzione minorile da quasi un mese) e il pubblico ministero Stefano Puppo. Sono le 10.30 del 21 maggio scorso. Don Seppia, difeso dall’avvocato Paolo Bonanni, dopo essersi difeso dall’accusa di aver adescato ragazzini in cambio di coca, si ferma qualche secondo. Ma la domanda che gli viene posta alla ripresa del colloquio è diretta: «Quando ha saputo di essere sieropositivo?». Il sacerdote, che aveva già ammesso di avere il virus prima di entrare in cella, risponde: «L’ho saputo nel 2003 e da allora sono seguito al reparto malattie infettive del Galliera. Nel 2006 ho iniziato una terapia particolare».

    È un dettaglio fondamentale, mai emerso fino ad oggi, perché di lì a poco i militari sequestreranno alcune sue cartelle cliniche. Il fine degli investigatori, guidati da l capitano Paolo Belgi, è quello di capire se don Seppia può essere accusato anche di lesioni colpose o di tentato omicidio: un reato che si potrebbe configurare se venisse provato che il parroco ha avuto rapporti sessuali non protetti con persone che non sapevano della malattia, e che dopo un eventuale contagio lo denuncino. Gli inquirenti lo avevano incalzato pure su questo punto. «Ha avuto rapporti non protetti con persone che non sapevano del virus?». «Ho avuto rapporti non protetti, ma solo dopo aver palesato la mia condizione e soltanto con persone malate come me». Nega invece in modo secco, e così fa il suo legale, la possibilità di aver avuto altri tipi di incontri non protetti

    Ma aldilà degli aspetti strettamente penali, è indubbio che don Ricardo Seppia non si curava in un ospedale qualunque, per un prete. Per volere della Duchessa di Galliera, che lo donò alla città, l’istituto di Carignano (sul piano tecnico un «ente ospedaliero di diritto pubblico») deve avere sempre come presidente l’arcivescovo pro tempore di Genova, oggi il cardinale Angelo Bagnasco. E questi, in seno al cda, dev’essere affiancato in ogni mandato dal priore della Fondazione magistrato di misericordia, un ente religioso.

    L’indagine aveva già mostrato come fossero stati numerosi i campanelli d’allarme sulla condotta del parroco. Prima erano arrivate le rivelazioni di don Riccardo Casassa, che fu suo superiore a Recco: «Non era adatto al sacerdozio, lo segnalai ma nessuno mi ascoltò». Frasi che l’indagato definisce attacchi personali, facendolo mettere a verbale: «Don Casassa dice quelle cose perché non mi sopportava e io ero un prete migliore di lui». Si è aggiunta quindi la denuncia di un medico i cui figli, d’età inferiore ai dieci anni, subirono molestie telefoniche da un numero che proveniva dalla parrocchia di Quinto, la stessa in cui era assegnato al tempo don Seppia che fu trasferito subito dopo: «Quel telefono lo potevano usare in molti», la sua difesa. Fatto sta che la Curia allontanò proprio lui, dal quartiere. Ma nulla più.

    http://www.ilsecoloxix.it/p/genova/2011/06…_ospedale.shtml

  • Don Seppia curato nell’ospedale della Curia Il sacerdote era malato di Hiv

    Don Seppia curato nell’ospedale della Curia Il sacerdote era malato di Hiv

    Genova, dagli interrogatori emergono dettagli scioccanti sull’ex parroco di Sestri

    11:12 – L’Hiv curata nell’ospedale della Curia, al Galliera di Genova, fin dal 2003. E’ questo il particolare shock che emerge dall’interrogatorio tra don Riccardo Seppia e il pm Stefano Puppo. E’ quanto riporta oggi un articolo de Il Secolo XIX.

    Don Riccardo era dunque in cura al Galliera da anni, ma contemporaneamente non ha smesso di ricoprire la carica di parroco nella chiesa di S.Spirito a Sestri. Non che la malattia possa essere una discriminante in quanto tale, tuttavia resta da chiedersi se la dirigenza dell’ospedale della diocesi non abbia avuto qualche dubbio sull’origine dell’infezione contratta da don Seppia e sulla sua condotta di vita. Un particolare da non sottovalutare, perché il presidente della struttura ospedaliera è proprio il cardinale Bagnasco.

    Nel filone delle indagini che vedono don Riccardo Seppia accusato di prostituzione minorile, tentata violenza sessuale, offerta plurima di stupefacenti a minorenni e detenzione di materiale pedopornografico, gli investigatori hanno sequestrato le cartelle cliniche del sacerdote perché i capi d’accusa potrebbero estendersi anche al tentato omicidio. Questo, nel caso in cui don Riccardo avesse avuto rapporti sessuali non protetti con partner ignari del suo stato di salute.

  • Chiesa & pedofilia MATRIX

    Chiesa & pedofilia MATRIX

    Il caso don Riccardo Seppia

  • Don Seppia, le accuse del parroco “Ho parlato, la Curia mi emargina”

    Don Seppia, le accuse del parroco “Ho parlato, la Curia mi emargina”

    Il calvario di don Casassa nei verbali dei carabinieri. “Ho notato che il vescovo Bagnasco era molto freddo nei miei confronti, ha tentato di allontanarmi da Recco”
    di GIUSEPPE FILETTO e MARCO PREVE

    Don Seppia, le accuse del parroco “Ho parlato, la Curia mi emargina” Don Riccardo Seppia

    Proibito celebrare messa per don Pier Carlo Casassa, il parroco di Recco che ha denunciato gli strani comportamenti di don Riccardo Seppia, quando questo era suo curato in San Giovanni Battista, nella cittadina del levante. Don Piero lamenta di essere stato allontanato da tutte le chiese della zona. “Da quando ho dichiarato alcuni trascorsi di don Seppia, i parroci non vogliono che mi rechi in chiesa, e se ci vado, lo faccio di nascosto”, si legge in uno dei passaggi di interrogatorio, rilasciato il 3 giugno scorso.

    C’è di più nel verbale “di sommarie informazioni testimoniali”. Il primo giugno don Pier Carlo e Bernardina Masia (Dina, la sua ex perpetua) sono stati chiamati da monsignor Luigi Palletti, vescovo vicario di Genova. “Ci ha detto di recarci dall’arcivescovo Angelo Bagnasco, alle 16… Ci recavamo presso la Curia… In questa circostanza ho notato che il Vescovo era molto freddo nei miei confronti e ha tentato di allontanarmi da Recco…”. A don Casassa è stato offerto un appartamento a Genova. Lui, però, ha preso tempo.

    Don Piero è stato sentito (per la seconda volta) dai carabinieri del Nas di Milano, delegati dal pm Stefano Puppo sulla delicata indagine riguardante don Riccardo, il parroco di via Ludovico Calda in carcere dal 13 maggio scorso, accusato di tentata violenza sessuale (un abbraccio troppo affettuoso ad un chierichetto), tentata induzione alla prostituzione minorile e offerta di cocaina. In cella a Marassi pure il suo amico ed amante: l’ex seminarista Emanuele Alfano.
    L’interrogatorio, a casa di Dina, dovrebbe far luce sul passato di don Seppia, ricostruendo i suoi primi anni di sacerdozio (dall’ottobre 1985) a Recco.

    Anzi, dalla sua frequenza al seminario vescovile del Chiappeto, tanto che i carabinieri del Ministero della Salute sarebbero intenzionati ad interrogare i suoi ex compagni di stanza, coloro che potrebbero conservare qualche segreto. Il timore degli investigatori, però, è che chi parla, sia messo in un angolo.

    Ufficialmente, la Curia dice di offrire massima collaborazione all’indagine. Di fatto, però, intorno a don Casassa è stato alzato un muro di riprovazione. “Il 16 maggio 2011 veniva da me don Pasquale Revello, attuale parroco di San Giovanni Battista di Recco, e mi diceva di non andare a celebrare messa… Quello di Bogliasco, don Silvio Grilli, minacciava Dina (Bernardina Masia) di non andare in chiesa e di rimanere chiusi in casa perché era una vergogna…”. Dina, l’ex perpetua, da quando il parroco è in pensione ed è rimasto senza la casa assegnata dalla Curia, lo ospita nella sua abitazione di piazza Mameli.

    Don Grilli, il direttore del Cittadino (l’ex Settimanale Cattolico della Curia) avrebbe anche detto che “i genitori di don Seppia ed i carabinieri potrebbero denunciare” don Casassa e Dina “perché non avete denunciato i fatti prima”. Cioè nell’85, quando don Riccardo, da giovane vice parroco, avrebbe avuto comportamenti equivoci nei confronti dei ragazzini che frequentavano la chiesa di Recco. Sul verbale di don Casassa si legge: “Ricordo che in confessionale alcuni di loro mi hanno riferito delle cose… delle quali non posso parlare per la riservatezza del sacramento della confessione… Ricordo che dopo una gita al mare con i bambini, effettuata dal Seppia, molti di loro mi manifestarono la volontà di non volere più andare in gita con don Riccardo… Di questi comportamenti ne parlai con l’allora cardinale Siri”.

    Le dichiarazioni spontanee del parroco di Recco (forse) hanno poca rilevanza penale, però sono imbarazzanti per la Chiesa di Genova. “In data 19 maggio 2011 presso il santuario di Nostra Signora della Guardia, don Antonio Servetto (parroco della chiesa di San Rocco di Recco) mi rimproverava, dicendo che mi ero inventato tutto – dichiara don Casassa -. Il 20 maggio, chiedevo a don Pietro Lupo, rettore del Santuario di Nostra Signora del Suffragio in Recco, se potevo concelebrare ed ha risposto negativamente perché ho la donna in casa. Domenica, 22 maggio, sono andato nella Chiesa dei Frati Francescani, lì padre Ilario mi ha detto che siamo su tutti i giornali, mi ha lasciato celebrare, dicendomi però di allontanarmi per tre mesi, perché potevano arrivare ordini dall’alto…”.

    http://genova.repubblica.it/cronaca/2011/0…rgina-17482534/

  • Pedofilia, don Seppia resta in carcere il gip: “Può reiterare il reato”

    Pedofilia, don Seppia resta in carcere il gip: “Può reiterare il reato”

    Tentata violenza sessuale su minore, tentata induzione alla prostituzione minorile, offerta di stupefacenti a minori. Per questi tre reati il gip di Genova Annalisa Giacalone ha disposto la custodia cautelare in carcere per don Riccardo Seppia, il parroco genovese arrestato il 13 maggio su disposizione del gip di Milano Maria Vicidomini che lo accusava di violenza sessuale su minore e cessione di stupefacenti.

    Il gip genovese ha accolto la richiesta del pm Stefano Puppo, che ha indagato il sacerdote anche per detenzione di materiale pedopornografico e cessione di stupefacenti ad adulti. Il gip, nella sua ordinanza che consta di 33 pagine, ha valutato che don Seppia possa reiterare il reato, mentre ha escluso il pericolo di fuga ed il pericolo di inquinamento delle prove.

    Il sacerdote resta rinchiuso nel carcere di Sanremo e nei prossimi giorni dovrà sostenere un nuovo interrogatorio di garanzia dopo quello di fronte allo stesso gip Giacalone che lo aveva interrogato in rogatoria. In quella occasione don Seppia si era avvalso della facoltà di non rispondere.

    http://genova.repubblica.it/cronaca/2011/0…55/?ref=HREC2-5

  • PEDOFILIA: DON SEPPIA TENTO’ DI ADESCARE ALTRI 3 CHIERICHETTI

    PEDOFILIA: DON SEPPIA TENTO’ DI ADESCARE ALTRI 3 CHIERICHETTI

    31 MAG 2011

    (AGI) – Genova, 31 mag. – “Durante la confessione, eravamo seduti l’uno di fronte all’altro. Non eravamo nel confessionale ne’ c’era la sua scrivania a dividerci. Ricordo che mi mise una mano sul ginocchio e prese a dondolarsi avanti a indietro, strusciando la mano. Mi disse che mi pensava molto”. E ancora: “Qualche volta, scherzando, mi toccava per farmi il solletico” e “Don Riccardo ha dimostrato un interesse specifico per me.

    Voleva incontrami da solo. Mi ha chiesto incontri personali. E, una volta, un mio amico lo ha visto in ufficio mentre guardava immagini pornografiche in internet”. Sono queste alcune delle testimonianze rese da tre chierichetti ai carabinieri del Nas di Milano nell’ambito dell’inchiesta su presunti abusi sessuali e cessione di stupefacente da parte del parroco della chiesa dello Spirito Santo di Sestri Ponente, don Riccardo Seppia. I chierichetti, secondo quanto emerge dalle annotazioni dei militari, gravitavano nella chiesa di don Seppia. Avevano tutti eta’ compresa tra i 14 ed i 16 anni. Don Seppia, secondo quanto risulta dagli atti d’inchiesta – attraverso una fitta corrispondenza sms li coinvolgeva inizialmente nelle attivita’ della chiesa, passando quasi immediatamente ad inviare loro messaggi tesi a creare un rapporto personale diretto. Quindi li invitava a trascorrere del tempo da soli con lui. Questi tre ragazzini si affiancavano al chierichetto che don Seppia avrebbe tentato di violentare, episodio per cui il sacerdote e’ attualmente detenuto. (AGI) Ge1/Mav (Segue)

    Genova, 31 mag. – Ecco il racconto del ragazzino: “Si dondolava lateralmente alle mie spalle da una parte e dall’altra – riferisce agli inquirenti – con un contatto fisico tra la sua pancia e la mia schiena. In quell’occasione mi sono molto arrabbiato”. Il giovane nega tuttavia che vi sia mai stato un bacio tra lui e il sacerdote, fatto che invece don Seppia riferisce chiaramente in un sms al suo confidente e complice, l’ex seminarista Emanuele Alfano. “Non ha mai provato a baciarmi – dice il ragazzo nell’interrogatorio del 14 maggio scorso – o a fare qualcosa del genere se non in una circostanza in cui mi diede una pacca sul sedere” e “nella circostanza in cui siamo rimasti soli in sacrestia non ha fatto nulla del genere perche’ mi sarei divincolato e me ne sarei andato”.

    Nell’interrogatorio del 17 maggio, racconta ancora il ragazzo: “Tutto e’ iniziato quando don Seppia mi ha chiesto il cellulare per aiutare i chierichetti piu’ giovani. Ha iniziato a mandarmi sms e a farmi telefonate anche in tarda serata che mi davano fastidio”. Don Seppia si firmava “Don”. Diceva al ragazzo di essergli “vicino”, di pensarlo “molto”. Gli chiedeva di andare a trovarlo a casa, di dire alla madre di andare a scuola e invece di andare da lui. “Mi chiedeva come mai un ragazzino carino come me non avesse la fidanzata – riferisce ai Nas – Poi mi e’ stato detto che il Don e’ omosessuale. Non lo sapevo, con lui ero impreparato”. I quattro chierichetti compaiono nel fitto scambio di telefonate e messaggi con Alfano. In queste conversazioni scompare ogni forma di censura. Don Seppia e Alfano scambiano commenti, cercano strategie per avvicinare i ragazzini. “Invitalo a mangiare una pizza, vedrai che ci sta” scrive il sacerdote all’ex seminarista.

    “Magari, non mi considera proprio” replica Alfano. Domani intanto il gip di Genova Annalisa Giacalone depositera’ la nuova ordinanza con cui dovrebbe disporre la custodia cautelare del sacerdote, accusato di tentata violenza sessuale, induzione alla prostituzione minorile, offerta di stupefacenti a minori e detenzione di materiale pedopornografico. Venedi’ l’avvocato difensore Paolo Bonanni discutera’ il Riesame al tribunale di Milano. “Don Seppia non ha mai consumato rapporti sessuali con minorenni – dice Bonanni – Le cessioni di droga sono solo verso adulti. In quanto all’induzione alla prostituzione minorile, non esiste alcuna prova per dimostrare che lo abbia fatto”.
    (AGI) Ge1/Mav

    www.agi.it/genova/notizie/201105311…_3_chierichetti