Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Rimini

  • I benedettini di Kornelimünster cercano le vittime di abusi

    I benedettini di Kornelimünster cercano le vittime di abusi

    I Benedettini di Kornelimünster, vicino ad Aquisgrana, invitano gli ex studenti del loro collegio che hanno subito abusi sessuali a farsi avanti. Ogni rapporto contribuisce a ottenere un quadro completo della portata e dell’impatto della violenza e degli abusi sessuali, ha dichiarato martedì ai giornalisti ad Aquisgrana Malte Täubrich dell’Istituto per il Dissenso. L’ordine religioso aveva incaricato l’istituto berlinese di condurre un’indagine scientifica sulla violenza e gli abusi sessuali nel collegio St. Benedict, gestito dalla comunità dal 1948 al 1988.

    Dopo aver esaminato fascicoli e documenti multimediali dalla primavera del 2025, l’istituto invita ora le vittime e i testimoni contemporanei a partecipare a interviste riservate. Le dichiarazioni personali hanno lo scopo di aiutare a comprendere come sono stati trattati vittime e autori, cosa ha reso difficile la scoperta dei crimini e cosa è stato fatto per le vittime e per la prevenzione.

    Interviste con le persone colpite

    Täubrich ha affermato che inizialmente lo studio dovrebbe durare fino alla metà del 2026, con il periodo delle interviste previsto per la primavera. “Tuttavia, la nostra esperienza ci insegna che le persone possono impiegare molto tempo per decidere se rilasciare un’intervista”, ha aggiunto. Pertanto, non c’è una scadenza per le interviste.

    Finora, solo poche vittime si sono fatte avanti. Maria Hanisch del Comitato per l’inchiesta indipendente sulla violenza sessualizzata negli ordini religiosi presso la Conferenza tedesca dei superiori degli ordini religiosi (AUAO) lo spiega attraverso la sua esperienza personale: “Anch’io ho impiegato 35 anni per parlarne”. L’abuso implica anche la convinzione di essere responsabili. Riflettere su questo aspetto spesso richiede molti anni. “Non è qualcosa che si fa e basta; richiede molto coraggio, auto-riflessione e la capacità di vedere cosa ti ha fatto”. Oltre ai rappresentanti dell’AUAO, lo studio è sostenuto anche da altri rappresentanti delle vittime e ricercatori esterni.

    La rivalutazione “avrebbe dovuto avvenire molto tempo fa”

    Finora, quattro ex studenti coinvolti e un’altra persona che ha subito violenza sessuale nel contesto pastorale si sono fatti avanti, riferiscono i Benedettini. Sono stati anche informati di un caso di violenza sessuale tra studenti. Tre sacerdoti, ora deceduti, sono stati accusati, due dei quali lavoravano nel collegio e uno nell’assistenza pastorale.

    I benedettini di Kornelimünster hanno affermato di essere consapevoli che, con il processo di accettazione del passato, stanno recuperando qualcosa “che sarebbe dovuto accadere molto tempo fa”. Hanno spiegato: “La comunità si sta assumendo la responsabilità delle azioni e del trattamento imperfetto delle vittime. Vuole imparare per il futuro”. Padre Oliver J. Kaftan ha spiegato: “Siamo dolorosamente consapevoli di aver trascinato questo processo troppo a lungo. Le persone colpite si sono sentite incomprese da noi, inascoltate, emarginate. Ci abbiamo messo troppo tempo a trarre conclusioni. Questa è una seconda ingiustizia che abbiamo inflitto loro”. Il capo dell’abbazia, l’abate Friedhelm Tissen, si è dimesso nel 2023 a causa di errori nell’indagine sugli abusi . (KNA)

  • L’accusa di don Paolo Contini, vittima di abusi in seminario

    L’accusa di don Paolo Contini, vittima di abusi in seminario

    Mentre il Tribunale ecclesiastico regionale sardo si presta a giudicare un sacerdote sessantenne per abusi su minore commessi alla fine degli anni ’80 a danno di un seminarista, “l’imputato” viene trasferito in Trentino – ospitato per un soggiorno per “motivi di salute”. Parliamo di crimini prescritti, non più punibili dalla magistratura penale italiana.

    Il sacerdote era stato interdetto dal celebrare la messa in pubblico ed amministrare sacramenti ma, nonostante il divieto, ha esercitato regolarmente il proprio ministero, anche a contatto con minori. Di tutto questo diocesi sarda è consapevole ma nessuno ha avvertito i fedeli dei crimini per cui è a giudizio.

    Don Paolo Contini ha vissuto l’orrore degli abusi sessuali in gioventù, per questo motivo che sente il dovere di dar voce a ciò che sta accadendo.

    Siamo al fianco di don Contini per la verità, per la giustizia e per la prevenzione concreta, non mediatica. Valerio Manca

  • “Giada Vitale suicida”; Scherzo di pessimo gusto o violenza gratuita?

    “Giada Vitale suicida”; Scherzo di pessimo gusto o violenza gratuita?

    Ovviamente e per fortuna Giada Vitale è viva e vegeta e prende sul ridere quanto accaduto in quello che difficilmente si riesce ad interpretare come uno “scherzo” di pessimo gusto anzi, forse suona più come una minaccia.

    Una violenza gratuita in quanto chi ha architettato questa fake news descrive la vicenda di Giada e degli abusi sessuali che ha subito in infanzia da don Marino Genova. Particolari che vengono usati in questa macabra fake news addirittura per accreditare la notizia del suo suicidio.

    Suicidio che tristemente tutte le vittime di questi crimini tentano ameno una volta nella vita e, qualche volta ci riescono. Cosa che rende ancora più atroce l’accaduto.

    La presunta “salma” che abbiamo personalmente sentito al telefono conferma di stare bene e commenta quanto accaduto;

    “ANNUNTIO VOBIS

    che la sig.ra Giada Vitale di anni 30 è viva, e per sua fortuna gode di ottima salute ed è sempre pronta a combattere per il riconoscimento dei suoi diritti. Ella intende smentire categoricamente la sua prematura scomparsa sollevando dal sommo dispiacere chiunque ne fosse stato colpito. Aggiunge, inoltre, per coloro che si sono così tanto prodigati alla diffusione di questo video contenente queste assurdità, di cercare di dare un senso alla propria vita.

    Amen”.

    L’Associazione, noi tutti ci stringiamo intorno a Giada.

  • Giustizia: quando la pedofilia è meno grave delle infrazioni stradali

    Giustizia: quando la pedofilia è meno grave delle infrazioni stradali

    La recente condanna a 18 mesi con la condizionale inflitta a Don Rolando Leo lascia sconcertati. Un sacerdote riconosciuto colpevole di atti sessuali su minori non sconterà nemmeno un giorno di carcere.

    Una decisione che non può non scuotere la coscienza collettiva e che apre interrogativi profondi sulla giustizia del nostro Paese. Il paradosso è evidente: chi commette infrazioni stradali può finire dietro le sbarre anche senza aver causato danni a persone o cose, perché lì la severità è assoluta e le attenuanti non esistono.

    Ma quando a essere colpiti sono bambini, quando viene violata la loro integrità fisica e psicologica, allora improvvisamente la giustizia diventa comprensiva, indulgente, persino benevola. Come possiamo accettarlo? Le motivazioni della sentenza parlano di episodi “di basso livello”, di toccamenti fugaci e sopra i vestiti.

    Ma davvero si può ridurre un abuso a una questione di intensità fisica? Davvero si può ignorare che anche un gesto apparentemente “minore” può lasciare cicatrici invisibili e profonde, che accompagneranno una vittima per tutta la vita? Le parole della Corte, più che rassicurare, feriscono ancora una volta chi ha già sofferto.

    E qui entra in gioco la responsabilità della politica. Perché le leggi che permettono condanne così leggere non nascono in tribunale, ma nei palazzi legislativi. Eppure i nostri deputati, tanto attenti a rincorrere gli automobilisti con nuove regole e sanzioni, tacciono di fronte a crimini che devastano esistenze.

    Questo silenzio è assordante, ed è complicità. Il risultato è amaro: mentre le vittime portano sulle spalle il peso del trauma, l’imputato rischia persino di presentarsi come “danneggiato” dal sistema, avendo già trascorso in prigione più del necessario rispetto alla condanna definitiva.

    Una beffa che si aggiunge allo schiaffo morale. Se davvero vogliamo credere in una giustizia degna di questo nome, i legislatori devono aprire gli occhi.

    Non è più tempo di voltarsi dall’altra parte. Perché un Paese che punisce più severamente chi supera un limite di velocità che chi abusa di un minore ha smarrito il senso stesso della giustizia.

    https://www.ticinonews.ch/ospiti/giustizia-quando-la-pedofilia-e-meno-grave-delle-infrazioni-stradali-416979

  • Rimini: in carcere il sammarinese condannato per violenza su minori. Il legale: “Avevamo chiesto di scontare pena sul Titano”

    Rimini: in carcere il sammarinese condannato per violenza su minori. Il legale: “Avevamo chiesto di scontare pena sul Titano”

    Si trova nel carcere di Rimini Steven Raul James, il 27enne sammarinese arrestato per il reato di violenza sessuale aggravata e continuata su minori. Sul giovane pendeva un ordine di carcerazione dello scorso aprile emesso dalla Procura di Urbino, dopo una condanna in via definitiva a 4 anni e 4 mesi di reclusione per fatti avvenuti nel 2021 in un Football Camp di Carpegna, dove era animatore.

    Vittime della violenza quattro minori di età compresa tra i 10 e gli 11 anni. Il 27enne – che ha militato nel recente passato nel campionato sammarinese di futsal – è stato individuato dalla squadra mobile della Questura di Rimini a Riccione, sabato mattina, mentre assisteva a una partita di calcio tra squadre di giovanissimi. A ‘tradirlo’ è stato l’uso dei social sui quali aveva pubblicato dei contenuti che attestavano la sua presenza oltreconfine. Il giovane, spiega il suo avvocato Stefano Pagliai, che segue il caso da dopo la sentenza definitiva, voleva scontare la condanna a San Marino ai sensi della Convenzione europea del 1983 sul trasferimento delle persone condannate.

    Le pratiche, prosegue il legale, erano state avviate già prima della richiesta di estradizione. Ora è in carcere e, conclude l’avvocato, l’obiettivo di un rientro sul Titano rimane. L’autorità giudiziaria, tra le altre cose, ha disposto che, dopo aver pagato il suo debito con la giustizia, sia interdetto per sempre da incarichi in scuole o istituti frequentati prevalentemente da minori, insieme al divieto di avvicinarsi a luoghi frequentati dagli stessi, al divieto di svolgere lavori a contatto con minori e l’obbligo di informare gli organi di polizia su spostamenti e residenza per un anno.

    Mauro Torresi

    https://www.sanmarinortv.sm/news/cronaca-c3/rimini-in-carcere-il-sammarinese-condannato-per-violenza-su-minori-il-legale-avevamo-chiesto-di-scontare-pena-sul-titano-a279397

  • Un giudice blocca la legge di Washington che cancella il segreto confessionale

    Un giudice blocca la legge di Washington che cancella il segreto confessionale

    Un giudice distrettuale ha bloccato la legge con cui lo stato di Washington vorrebbe obbligare i sacerdoti cattolici a infrangere il segreto confessionale nel caso in cui nel corso della confessione emergano notizie di abusi su minori. Il giudice David Estudillo, nominato al suo posto sotto la presidenza Biden nel 2021, ha sentenziato che la legge viola verosimilmente la garanzia del libero esercizio della religione sancita dal Primo Emendamento, poiché nega ai sacerdoti la riservatezza estesa ad altre professioni.

    Il doppio standard della legge di Washington sul segreto confessionale

    Il dispositivo della sentenza fa propri due punti decisivi del ricorso da parte di tre vescovi cattolici di altrettante diocesi dello stato di Washington (Seattle, Spokane e Yakima), e cioè che la legge firmata nel maggio scorso dal governatore Bob Ferguson applica un doppio standard, in quanto proprio nello stesso periodo in cui veniva approvata la legge contro il segreto confessionale lo stato di Washington approvava un altro provvedimento che esentava una categoria di avvocati dal denunciare fatti di pedofilia appresi dai loro clienti, e che dietro alla legge SB 5375 , che doveva entrare in vigore il 27 luglio, c’è la volontà del potere politico di modificare la dottrina religiosa di una Chiesa, atto direttamente contrario alla separazione fra Stato e Chiesa, sancita dalla Costituzione degli Stati Uniti.

    La legge fortemente voluta dal governatore democratico ed ex procuratore generale Ferguson è anche sotto inchiesta federale da parte del Dipartimento di Giustizia per violazione dei diritti civili perché, come ha dichiarato il vice procuratore generale della Divisione diritti civili del Dipartimento di Giustizia Harmeet K. Dhillon, «la legge SB 5375 richiede che i sacerdoti cattolici violino la loro convinzione di fede per obbedire alla legge, e questa è una violazione della Costituzione e del libero esercizio della religione che non può essere permessa nel nostro sistema costituzionale di governo».

    La legge di Washington e la lotta alla pedofilia

    La legge è stata presentata come un indispensabile presidio nella lotta contro la pedofilia. La relatrice democratica Noel Frame, vittima lei stessa nell’infanzia di abuso sessuale ma non in ambito religioso, ha spiegato che «noi nello Stato di Washington abbiamo l’obiettivo di una legge secolare per proteggere i bambini da abusi e negligenza, e se le comunità religiose scelgono, attraverso le loro regole, di non proteggere i bambini da abusi e negligenza, noi, lo Stato, scegliamo di non essere complici di tale scelta, attraverso le nostre regole. Ricordo che il diritto canonico è cambiato molte volte nel corso degli anni in ambito cattolico, e non c’è nulla che impedisca loro di modificare le proprie regole per consentire la segnalazione in tempo reale di abusi e negligenze sui minori. È in loro potere cambiare questo aspetto e penso che dovrebbero farlo».

    A questo genere di argomentazioni hanno replicato esponenti del laicato, i vescovi e singole persone passate attraverso l’esperienza dell’abuso quando erano minori, anzitutto ricordando che già ora le diocesi cattoliche dello stato di Washington esigono dai sacerdoti che riferiscano alle autorità casi di abusi sui minori di cui vengano a conoscenza, con la sola eccezione delle notizie apprese attraverso il sacramento della confessione. Eliminare questa eccezione non aumenterebbe la protezione dei minori, ma produrrebbe esattamente l’effetto contrario.

    «Ma così non si ottiene più onestà»

    «Nelle situazioni reali questo disegno di legge si rivelerebbe efficacissimo nell’allontanare sia le persone che compiono abusi che quelle che li subiscono dal proposito di parlarne con chiunque», dice Jean Hill, presidente della Washington State Catholic Conference. «Non si ottiene più onestà, si ottiene piuttosto che le persone continuino a restare nella clandestinità e non dicano a nessuno cosa sta succedendo». «Se una persona confessa un crimine come l’abuso su minore», spiega mons. Robert Barron, vescovo di Winona-Rochester, «qualsiasi sacerdote che si rispetti incoraggerà quella persona a rivolgersi alle autorità. Ma una legge che viola il segreto confessionale potrebbe scoraggiare potenziali vittime e abusatori dal ricorrere al sacramento, eliminando la possibilità di un simile incontro».

    La testimonianza di Cecilia Cicone

    Chiarissima la testimonianza di Cecilia Cicone, vittima di abuso nella sua infanzia, apparsa su Catholic Review: «Quando mi sono recata per la prima volta da un medico per chiedere aiuto per le conseguenze degli abusi subiti, mi sono seduta in una sala d’attesa piena di cartelli che mi informavano che qualsiasi cosa avessi rivelato in merito agli abusi, anche in passato, sarebbe stata denunciata come previsto dalla legge. Avevo una paura folle dei miei aggressori, e la sola idea di una denuncia e di un’indagine era sufficiente a farmi rifiutare di essere onesta con il mio medico su quanto era accaduto. Questo ha ritardato la mia guarigione e non ha contribuito ad assicurare alla giustizia i miei aggressori (…)».

    «Un bambino che subisce abusi o un adulto che ha subito abusi rischiano di essere sopraffatti da un senso di colpa e vergogna, aggrappandosi a un segreto che non dovrebbe gravare su di loro. Il peso di questa vergogna, la sensazione che l’abuso renda qualcuno “cattivo”, o la paura della violenza o delle ripercussioni sono spesso ciò che impedisce alle vittime di parlare di ciò che sta accadendo loro o di ciò che è accaduto. Costoro meritano un luogo dove possano ritrovare la certezza del loro valore e dell’amore di Dio per loro, senza essere sopraffatti dalla paura dei loro aggressori. Senza questo spazio sacro, molti non avrebbero nessuno a cui rivolgersi».

    Conclusione: «I bambini e tutti coloro che sono vulnerabili meritano leggi che li proteggano davvero, e la società ha bisogno di leggi che prevengano i danni e facciano giustizia quando vengono violate. Obbligare i sacerdoti a rompere il segreto sacramentale del confessionale non favorisce questi obiettivi».

    Gli altri stati in cui c’è una legge simile

    Stabilire l’obbligo per i sacerdoti di violare il segreto confessionale non aiuta a prevenire i crimini di pedofilia, anzi crea le condizioni per un loro più profondo occultamento. Eppure già cinque stati negli Usa hanno introdotto leggi che prevedono ciò: New Hampshire, North Carolina, Oklahoma, Texas e West Virginia. Almeno altri quattro (Delaware, Hawaii, Utah e Vermont) hanno visto la presentazione di progetti di legge dello stesso tenore, che però non sono stati approvati.

    L’arcivescovo di Seattle Paul Dennis Etienne allude al vero motivo che sta dietro a queste iniziative: stabilire la supremazia dello Stato sulla Chiesa nella stessa materia dottrinale religiosa. «Una volta che lo Stato afferma il suo diritto di normare le pratiche religiose, come  imporre l’accesso alle informazioni ottenute tramite questo sacramento, cioè la soppressione della comunicazione privilegiata, dov’è il confine tra Chiesa e Stato?».

    Il giudice Estudillo ha individuato questa volontà del legislatore di usurpare l’autonomia dottrinale della Chiesa nelle dichiarazioni della senatrice Frame secondo cui spettava alla Chiesa modificare le proprie norme per renderle coerenti con quelle dello Stato. La volontà di un legislatore di abrogare una norma religiosa negli Stati Uniti non è ammissibile: «Come ha recentemente osservato il Nono Circuito, “le azioni governative abbinate a espressioni ufficiali di ostilità alla religione (…) sono incoerenti con quanto richiesto dalla Clausola sul Libero Esercizio (contenuta nel Primo Emendamento – ndt) e devono essere annullate”».

    Chi è il governatore Ferguson

    A ciò si aggiunge il doppio standard dello stato di Washington, che consente agli avvocati ciò che non vuole consentire ai sacerdoti cattolici: «In definitiva, l’incapacità di Washington di dimostrare perché abbia un interesse di altissimo livello nel negare un’esenzione al clero, pur rendendola disponibile ad altri professionisti che lavorano con bambini svantaggiati – come discusso sopra – è verosimilmente fatale per la SB 5375».

    Il governatore Ferguson, che ha promosso e firmato la legge ora bloccata, è cattolico; quando era procuratore generale dello stato aveva promosso un’inchiesta contro le diocesi di Seattle, Spokane e Yakima accusandole di avere indebitamente utilizzato donazioni alla Chiesa per comprare il silenzio di vittime di abusi sessuali da parte di sacerdoti. La Corte superiore della contea di King aveva di fatto bocciato l’inchiesta dando ragione alle diocesi, che si erano rifiutate di esaudire le ampie richieste di documentazione avanzate dall’allora procuratore Ferguson.

    Un giudice blocca la legge di Washington che cancella il segreto confessionale

  • Abusi nella Chiesa: in Spagna annunciata una sottocommissione per rendere giustizia ai sopravvissuti

    Abusi nella Chiesa: in Spagna annunciata una sottocommissione per rendere giustizia ai sopravvissuti

    Il Partito socialista spagnolo (PSOE) e Sumar (coalizione elettorale di sigle di sinistra formata per presentarsi alle elezioni del luglio 2023) hanno presentato alla Camera dei Deputati la richiesta di creare una sottocommissione (farebbe parte del Commissione Giustizia e forse anche della Commissione per l’Infanzia) per studiare le aggressioni sessuali o gli abusi sui minori all’interno della Chiesa cattolica

    L’annuncio dell’iniziativa è stato dato ieri 25/3 dalla vice-portavoce di Sumar al Congresso, Aina Vidal, spiegando che l’organismo analizzerà questi abusi e cercherà di ottenere giustizia per le vittime.

    Yolanda Díaz, seconda vicepresidente del governo Sánchez, ha sottolineato che l’”Unità di assistenza alle vittime” istituita dal Difensore civico ha verificato «654 casi che coinvolgono diverse età e località in tutta la Spagna, evidenziando l’ampia portata di questi crimini» e che la magistratura mette in guardia sui «pochi che vengono effettivamente perseguiti». Per Sumar, prevenire questi abusi e fornire riparazioni alle vittime è «un obbligo delle autorità pubbliche».

    La sottocommissione, scrive l’agenzia EFE (25/3), si propone di concordare misure che rafforzino la prevenzione, aumentino la protezione e stabiliscano i meccanismi necessari per la riparazione dei danni. Si sta inoltre predisponendo un rapporto sulle misure da adottare in tutti gli ambiti amministrativi per garantire il riconoscimento e la riparazione di queste vittime, secondo il testo registrato, al quale l’EFE ha avuto accesso. Saranno invitati a far parte del sottocomitato esperti, organizzazioni e istituzioni.

    https://www.adista.it/articolo/73569

  • Il nuovo database iCODIS è attivo con tutti i dati sugli abusi sessuali del clero in Italia

    Il nuovo database iCODIS è attivo con tutti i dati sugli abusi sessuali del clero in Italia

    Negli ultimi 15 anni la Rete L’ABUSO ha avuto un importante ruolo in Italia dove i sopravvissuti, anche nell’informazione come nella giustizia, hanno dovuto reagire alle negligenze dello Stato divenendo “IL FARO” dei dati sugli abusi del clero nel paese.

    Per questo e non a caso, se cercate anche sui media i dati degli abusi, mai troverete quelli ministeriali dell’osservatorio delle pari opportunità (non per forza del clero, anche dei laici) ma solamente quelli della Rete L’ABUSO, in quanto sono gli unici in Italia, da 15 anni a oggi.

    E proprio nell’ottica di uno Stato europeo assente come l’Italia che ci siamo voluti/dovuti migliorare dando vita a “Spotlight on italian survivors”, un team di sopravvissuti che in queste settimane hanno svolto un lavoro certosino di censimento dei dati, da oggi pubblici nella loro integrità e disponibili online sulle nostre piattaforme.

    Per fare questo il Team di Spotlight on italian survivors ha sviluppato un programma chiamato CODIS – Central Operating Data Information Service – che ha due differenti istanze di dati, il CODIS che è solo ad uso interno e iCODIS, l’interfaccia dedicata alla consultazione pubblica.

    Questa suddivisione è stata necessaria in quanto mentre nella parte interna del sistema, la ricerca di un soggetto appare corredata dei sopravvissuti prodotti o di ogni dato disponibile in archivio, in quella pubblica, per mantenere la privacy dei sopravvissuti, il dato non sarà prodotto.

    Un sistema molto più efficiente e completo del precedente, anche nei numeri dei casi, che salgono effettivamente da 330 nominativi di offender, a 1053 con un prodotto effettivo di sopravvissuti che non è più di 1500 circa, ma sale a ben 4371 sopravvissuti.

    Come sale l’incidenza percentuale degli offender nel clero, ben i 3,05%, per una media di 4 vittime a offender.

             Dati che non ci siamo inventati !

    La piattaforma CODIS e l’interfaccia pubblica iCODIS infatti non sono semplici database che riflettono un dato in tempo reale, ma un vero e proprio elaboratore.

    L’aumento impressionante dei dati è semplicemente dovuto al fatto che prima, i vari database (oggi tutti disattivati) raccoglievano soltanto il dato emerso sui media occultando il sommerso, ovvero casi che per una serie di motivi quali diffide, richieste di cancellazione appellandosi alla legge sull’oblio, accordi tra le parti con l’obbligo della riservatezza e via dicendo, eravamo costretti a rimuovere, dati tornati disponibili con la semplice omissione di informazioni che riportano all’individuazione del caso, ma restano se pur in forma anonima conteggiati.

    Inseriti anche i 913 casi dichiarati dalla stessa Conferenza Episcopale italiana, dati che non abbiamo sommato ai nostri ma che molto onestamente abbiamo sottratto, utilizzando soltanto il disavanzo che avanzava tra quelli da noi censiti e quelli dichiarati da CEI, lasciando così il numero degli offender totali ai 913 dichiarati.

    Essendo la dichiarazione della CEI (913 casi) antecedente al dato della commissione della diocesi di Bolzano, questo nuovo dato è stato inserito con tutte le lacune che solleva, nel sistema CODIS rispettivamente al territorio di Bolzano.

    Il disavanzo della CEI ovvero, il rimanente dei 913 casi ai quali abbiamo sottratto i 560 censiti dalla Rete L’ABUSO dal 2000 a oggi, che la CEI non ha mai circostanziato nelle località dove i fatti sono avvenuti e nel numero di vittime prodotte, è stato in questo modo conteggiato.

    Per quanto riguarda le vittime, anche in questo caso ignote, abbiamo potuto ottenere una proiezione attendibile formulata sul dato certo dei 560 casi censiti dalla Rete e il loro prodotto pari a ben 2281 sopravvissuti.

    Dati che potete tranquillamente verificare dai vari pannelli online sul nostro sito.

    Ma iCODIS va oltre e fornisce per ogni regione e provincia italiana il dato generale di quanti siano gli offender, le loro vittime, quante bambine o bambini siano rimasti vittime in quei luoghi, quanti siano stati abusati da preti, suore, catechisti ecc., quanti sono stati denunciati e quanti no, quanto sia il sommerso in quei luoghi, una serie davvero notevole di dati che neppure noi immaginavamo con così tanta chiarezza.

    Naturalmente non manca un motore di ricerca in tutto il database, iCODIS Live, che appare come una semplice finestra dentro la quale scrivere, ma si trasforma proprio mentre scrivete, in risultato.

    Questa la mission del team “Spotlight on italian survivors”, un manifesto pubblico di denuncia non solo sui crimini occultati dalla chiesa in Italia, ma sull’inerzia di uno Stato che con la scusa di non aver dati che in realtà non cerca, si astiene in modo criminale dall’affrontare un problema che classifica il paese “fanalino di coda” in Europa ma non solo.

          Nota:

    Se pur alcuni pannelli richiedono la registrazione dell’utente al portale, ciò non toglie che il servizio è completamente gratuito.

         Contatti:

    spotlight@retelabuso.org

  • Quiliano accoglie la terza istallazione della “Panchina viola contro l’abuso di minori e persone vulnerabili”

    Quiliano accoglie la terza istallazione della “Panchina viola contro l’abuso di minori e persone vulnerabili”

    È la terza città italiana dopo Savona e Enna, ad accogliere la “Panchina viola contro l’abuso di minori e persone vulnerabili” lanciata in Italia dalla Rete L’ABUSO, ECA Global e Italy Church Too, che sarà inaugurata sabato 16 alle ore 10 in Piazza Costituzione a Quiliano.

    Un’iniziativa di sensibilizzazione che tra le prossime istallazioni prevede quelle di Spotorno, Finale Ligure, Roma, Cagliari e Rimini.

    Il Comune di Quiliano ha accolto con grande piacere la proposta alla quale, tra i promotori, aveva aderito da subito la Polisportiva di Quiliano e il suo Presidente Aureliano Pastorelli.

    Una panchina che come ricorda il portavoce della Rete L’ABUSO Francesco Zanardi

    “Una panchina colorata di viola non salva i bambini e non cura chi è stato abusato.

    Deve servire da simbolo agli adulti, alla società civile, a chi può o deve tutelare minori o persone vulnerabili, a non chiudere gli occhi, a non voltarsi dall’altra parte, ma ad intervenire.

    In questo purtroppo siamo ancora molto indietro in Italia, abbiamo ancora difficoltà; perché ci fa paura; perché ci imbarazza; perché non lo riteniamo un non nostro problema intervenire nei casi di violenza, troppo spesso dimenticando che siamo noi gli occhi e gli orecchi di chi è in difficoltà oltre che della giustizia. Siamo noi che dobbiamo civilmente tutelarci, partendo dai nostri figli, dai nostri nipoti, dai nostri cari facendo prevenzione, denunciando.

    Non possiamo pretendere che siano le vittime a farlo perché in quanto tali non ne hanno le risorse, spesso non ne hanno la forza ed è per questo che siamo noi a dover intervenire. Perché chi è fragile o non in grado di potersi tutelare da sé, possa contare sugli altri e su una concreta e civile società, e non restando solo.”

    Un’iniziativa alla quale sia la Giunta del Comune di Quiliano, sia la Polisportiva di Quiliano aderiscono aggiungendo la targa di patrocinio all’iniziativa.

  • Emanuela Orlandi, la sua “amica più intima” Gabriella convocata in commissione d’inchiesta. Nel pool che indaga ora anche due carabinieri del Ros

    Emanuela Orlandi, la sua “amica più intima” Gabriella convocata in commissione d’inchiesta. Nel pool che indaga ora anche due carabinieri del Ros

    La commissione parlamentare di inchiesta che indaga sulle misteriose scomparse di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori rafforza il registro investigativo delle indagini. Non solo avvocati, magistrati e giornalisti: due marescialli dell’Arma dei Carabinieri entra nella squadra dei consulenti per fare luce sulle scomparse delle due 15enni di cui non si hanno notizie dal 1983. Si tratta di Michele Ettorre e Giuseppe Angrisano che daranno un taglio diverso alla bicamerale. Sono entrambi membri effettivi al Reparto crimini violenti del Raggruppamento operativo speciale dell’Arma (il Ros per intenderci). Ci saranno, dalle ultime notizie trapelate, più interrogatori dei singoli testimoni che verranno incrociati ai vecchi atti di inchiesta in cerca di riscontri e incongruenze. Una scelta non casuale di certo e che immaginiamo sia stata presa per contrastare la presunta reticenza emersa da alcune testimonianze, nel corso delle passate audizioni della commissione.

    “Conformemente alle indicazioni formulate nell’Ufficio di Presidenza integrato dai rappresentanti dei gruppi svoltosi il primo agosto scorso – ha chiarito una nota diramata dal presidente della commissione Andrea De Priamo – è stato conferito, ai sensi dell’articolo 23, comma 1 del Regolamento interno, per la durata dei lavori della Commissione a decorrere dal primo agosto scorso, l’incarico di collaboratore a tempo parziale al Maresciallo Capo Michele Ettorre e al Maresciallo Capo Giuseppe Andrisano, entrambi effettivi al Reparto crimini violenti del Raggruppamento operativo speciale dell’Arma dei carabinieri”.

    Secondo quanto riportato dal Corriere, le audizioni riprenderanno il 19 settembre prossimo e sarebbe stata convocata anche un’amica di Emanuela Orlandi, Gabriella Giordani. Il suo nome era stato scritto a penna su uno spartito fatto rinvenire nel settembre 1983 dai presunti rapitori come prova del sequestro della 15enne vaticana scomparsa. Ma c’è di più: un “portavoce” dei sequestratori nel 1984, dopo mesi di silenzio, avrebbe telefonato a casa Giordani per chiedere la scarcerazione dell’attentatore del Papa, Ali Agca, in cambio del rilascio di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori. C’era anche lei (fonte: Il Corriere) nel gruppetto di amiche al fianco di Emanuela, al ritorno dal mare, quando pochi giorni prima della scomparsa quando due loschi tipi a bordo di un’auto A112 le si accostarono. Uno dei due afferrò il braccio di Emanuela chiedendo: “È lei?” e l’altro rispose di sì.

    Inizialmente pensarono tutti che il ragazzo volesse provarci con Emanuela ma purtroppo avevano altre intenzioni. Il nome di Gabriella compare anche in questo audio esclusivo che FqMagazine ha pubblicato nelle scorse settimane. In questo estratto si può sentire la voce del telefonista anonimo ribattezzato l’amerikano che dà notizie su Emanuela allo zio Mario come prova del contatto con la ragazza. Tra le informazioni richieste dallo zio c’è proprio questa: “L’amica più cara della vostra figliola è Gabriella, non so il cognome, è la sua amica più intima. Questo non era scritto nell’agendina”: in riferimento, presumibilmente all’indirizzo di un’altra amica di Emanuela, Laura Casagrande. E dà l’indirizzo della ragazza.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2024/09/18/emanuela-orlandi-la-sua-amica-piu-intima-gabriella-convocata-in-commissione-dinchiesta-nel-pool-che-indaga-ora-anche-due-carabinieri-del-ros/7698395