Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Un prete e un imam coinvolti in una inchiesta sulla pedopornografia della polizia di Udine

    Un prete e un imam coinvolti in una inchiesta sulla pedopornografia della polizia di Udine

    25 ottobre 2008 Un prete e un imam coinvolti in una inchiesta sulla pedopornografia della polizia di Udine, che coinvolge 98 persone http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=87515

    Pedopornografia, tra gli indagati un segretario comunale e operatori di culto

    Novantotto persone indagate – fra le quali un segretario comunale e alcuni operatori di culto cattolico e musulmano – due arrestate in provincia di Trento e una quantita’ enorme di materiale sequestrato.

    Gli indagati hanno tra i 26 e i 59 anni

    Roma, 25-10-2008
    La Polizia Postale e delle Comunicazioni di Udine ha eseguito un’importante operazione contro la pedopornografia in rete. Sono state compiute 98 perquisizioni, nei confronti di altrettanti indagati, in 37 province italiane.

    L’operazione, coordinata dalla Procura di Trieste, ha permesso di scoprire un sito dal quale era possibile scaricare video pedopornografici a pagamento, con bambini e bambine di varie etnie, di eta’ compresa tra i 2 e gli otto anni, coinvolti in atti sessuali con adulti.

    Novantotto persone indagate,  di eta’ compresa tra i 26 e i 59 anni, – fra le quali un segretario comunale e alcuni operatori di culto cattolico e musulmano – due arrestate in provincia di Trento e una quantita’ enorme di materiale sequestrato. I dettagli dell’operazione sono stati resi noti questa mattina a Udine.

    Le persone indagate  “rispecchiano – ha detto Romeo Tuliozzi, responsabile della Polposta di Udine – un po’ tutte le categorie sociali: dai professionisti agli studenti, dagli operai agli impiegati fino agli operatori di culto, sia cattolici sia musulmani”.
    Nell’operazione – cominciata agli inizi del 2007 – sono stati sequestrati 118 personal computer, 168 hard disk, 3.634 cd, 678 dvd, 579 videocassette e 49 pendriver.

    L’indagine e’ partita ‘monitorando’ un sito internet, per accedere al quale si doveva pagare 98 dollari, che pubblicizzava solamente materiale pedopornografico. Si e’ cosi’ potuto
    appurare che il server era negli Stati Uniti, mentre la societa’ che gestiva il traffico era di Mink (Bielorussia). Contatti con il Dipartimento dell’Immigrazione Usa e con il Dipartimento per
    i crimini informatici di Minsk hanno permesso di debellare la ‘banda’. Nella capitale bielorussa, in particolare, sono stati sequestrati quattro milioni di dollari provento degli acquisti
    on-line di materiale pedopornografico.

  • Curie e Curiali La Chiesa polacca dice sì alla castrazione chimica. Anche sui preti pedofili

    Curie e Curiali La Chiesa polacca dice sì alla castrazione chimica. Anche sui preti pedofili

    di Andrea Bevilacqua 

    Questa è bella: la Chiesa polacca, quella del defunto Papa Giovanni Paolo II, ha preso nei giorni scorsi un’iniziativa davvero singolare. In sostanza, si è schierata a favore della castrazione chimica.

    Certo, non con un documento ufficiale, ma semplicemente con le dichiarazioni bomba di un importante suo rappresentante. Proprio così. Dopo i recenti casi di pedofilia e incesto che hanno sconvolto l’opinione pubblica – l’ultimo è stato scoperto tre settimane fa: una ragazza di 21 anni era stata tenuta segregata dal padre per sei anni e aveva messo al mondo due bambini – e di fronte alla proposta del governo di approvare una severa legge contro questo tipo di crimini, è stato l’arcivescovo polacco Tadeusz Goclowski a esprimersi a favore della castrazione chimica obbligatoria: «Deve essere intesa come una cura e non come un castigo – ha detto il prelato durante un intervento a Radio Zet – e il progetto del governo va nella direzione giusta».

    È stata la scorsa settimana che il governo polacco ha presentato un progetto di legge che prevede la castrazione chimica per i reati di pedofilia e incesto. Il premier Donald Tusk ha specificato che «il metodo può essere utilizzato con l’approvazione del paziente», ma gli ultimi sondaggi dimostrano che l’80 per cento dei polacchi sarebbe favorevole alla castrazione chimica obbligatoria. La dichiarazione di Tadeusz Goclowski suona come singolare non soltanto in Polonia ma anche all’interno delle mura vaticane. La Santa Sede, infatti, si è sempre dichiarata contraria al metodo della castrazione chimica.

    E anche nei confronti dei “propri” pedofili (ovvero dei tanti sacerdoti che in varie parti del mondo, soprattutto negli Stati Uniti, si sono macchiati di abusi sessuali perpetrati su minori) non ha mai portato avanti una politica particolarmente repressiva. È vero: da qualche anno, complici le direttive impartite da Ratzinger quando era prefetto dell’ex Sant’Uffizio, si è chiesto ai vari vescovi del mondo di non ammettere al sacerdozio nessuno che non mostri stabilità affettiva e una maturità psicologica, ma in generale la politica preventiva della Santa Sede non è mai arrivata a prevedere la castrazione chimica.

    A parte qualche eccezione: stando infatti a riviste specialistiche come The Howard journal of criminal justice, la Chiesa cattolica approverebbe il trattamento farmacologico e centri come il Saint Luke Institute, in Usa, lo praticherebbero sui religiosi pedofili. Secondo uno studio del gesuita Curtis Bryant, «il maggior numero di preti pedofili è efebofilo, ossia è attratto da ragazzi nella fase post-puberale in età tra 15 e 17 anni». Nell’approccio al ragazzo di solito essi non ricorrono alla forza fisica, ma sono groomers, ricorrono cioè all’adescamento, alla persuasione e all’intrappolamento. Egli poi rileva che il 50 per cento dei preti curati presso il Saint Luke Institute a loro volta avevano subìto violenza sessuale quando erano bambini. In questi casi la percentuale è molto più alta di quella stimata per i maschi molestatori, la quale, secondo questo studio, si aggira sul 30 per cento.

    http://www.italiaoggi.it/giornali/dettaglio_giornali.asp?preview=false&accessMode=FA&id=1571810&codiciTestate=1&sez=giornali

  • Don Giorgio Barbacini, ex parroco di Albisola Superiore (SV)

    Don Giorgio Barbacini, ex parroco di Albisola Superiore (SV)

    In questo caso le violenze, secondo l’accusa, sono avvenute in una comunità che ospitava emigranti. Anche in questo caso il prete è stato spostato di parrocchia in parrocchia e ora ignoriamo dove sia e dove dica messa.

    Notiamo spesso nei casi pedofilia ecclesiastica che le giovani vittime appartengono a famiglie disagiate o ne sono del tutto privi. Evidentemente un bambino o ragazzo privo delle attenzioni familiari più facilmente rimane soggiogato e non denuncia l’abuso. Del resto questa era una delle regole ritrovate nel diario di un prete pedofilo del Brasile che descriveva le modalità con cui dovevano avvenire gli abusi:

    http://www.corriere.it/Primo_Piano/Esteri/2005/11_Novembre/21/preti.shtml

     «Mai avere una relazione con bambini ricchi». Scrive il prete: «Mi preparo per la caccia, mi guardo intorno con tranquillità perché ho i ragazzini che voglio senza problemi di carenze, perché sono il giovane più sicuro al mondo». «Piovono ragazzini sicuri affidabili e che sono sensuali e che custodiscono totale segreto, che sentono la mancanza del padre e vivono solo con la mamma, loro sono dappertutto. Basta solo uno sguardo clinico, agire con regole sicure»

    Questa la notizia, riportata dal giornale cattolico del dissenso Adista:

    il 15 ottobre (2004 n.d.r.) viene condannato a 3 anni e mezzo di reclusione don Giorgio Barbacini per aver compiuto atti sessuali nei confronti di un minorenne extracomunitario, con l’aggravante di averne avuto la custodia e la tutela. I fatti risalgono al 2000, quando don Giorgio era responsabile della comunità “Migrantes” di Savona, istituita dalla Curia per tutelare i giovani extracomunitari con problemi di ambientamento. Attualmente don Giorgio è stato trasferito in un’altra diocesi; nei suoi confronti non è mai stata avviata alcuna procedura ecclesiastica.

    E questo l’atteggiamento della diocesi di Savona, che non ha nemmeno il coraggio di parlare del crimine per cui è stato condannato il prete, ma la mtte tutta nell pretese attività benefiche del prete, come se le stesse cancellassero  i crimini. La diocesi vuol far credere che ci sia una spontanea solidarità al prete che rpoverrebbe nientemenno da un diacono sottoposto al prete…

    Lettere di solidarietà per don Barbacini
    Pubblicato il Wednesday 28 May @ 09:57:22

    Arrivano con continuità da ogni parte della diocesi lettere di solidarietà per don Giorgio Barbacini. Di seguito riportiamo uno scritto del diacono Giorgio Chiarini, portavoce della comunità parrocchiale di Luceto, dove don Giorgio ha svolto in passato il proprio ministero sacerdotale. Chiarini è stato per qualche tempo anche collaboratore di don Barbacini presso la Migrantes diocesana.

    Caro don Giorgio, nel giorno in cui i giornali ‘assolvevano il loro compito di informazione’, il Vangelo che abbiamo ascoltato e commentato nelle nostre celebrazioni eucaristiche era imperniato sul comandamento dell’amore, sull’invito ad amarsi gli uni gli altri. Tu su questo comandamento hai fondato la tua vita e il tuo ministero di sacerdote. Lo ricordiamo ancora oggi quando pensiamo alle tue brevi, ma intense omelie, che ci hai lasciato durante i tre anni che hai trascorso come amministratore parrocchiale nella nostra comunità di Luceto. Non sappiamo esprimere a parole tutto quello che proviamo in questo momento, ma vogliamo dirti che abbiamo ancora bisogno di te, della tua testimonianza, vogliamo ancora vederti lottare contro tutte le incomprensioni che ti hanno accompagnato negli oltre quarant’anni di sacerdozio, vogliamo ancora che tu ci parli dell’amore con la A maiuscola, di quell’amore che non tiene conto di appartenenza a religioni diverse da quella che noi professiamo o dal colore della pelle delle persone o dal diverso stato sociale di appartenenza, vogliamo ancora poter imparare da te che l’amore non deve mai essere messo in secondo piano rispetto ad altri sentimenti che non hanno niente a che fare con quanto il Signore ci ha trasmesso. Nell’esprimerti tutta la stima e la fiducia che meriti e che ti sei guadagnato negli anni che sei stato con noi a Luceto, ti siamo vicini in questo momento di grande sofferenza con l’affetto e la preghiera.
    Anche dall’ex segretario dei pensionati Cisl, Romano Pintus, sono giunte parole di solidarietà per don Barbacini. “Vorrei far pervenire a don Giorgio e a tutta la Chiesa savonese – scrive – la solidarietà mia personale e di tanti che mi hanno espresso il desiderio di fare qualcosa per don Giorgio. Per prima cosa pregheremo per lui, come ci ha consigliato il nostro vescovo”.

  • LA PASSIONE DI DON GELMINI – IL NUMERO DEI SUOI ACCUSATORI È SALITO A 59

    LA PASSIONE DI DON GELMINI – IL NUMERO DEI SUOI ACCUSATORI È SALITO A 59

    LA PASSIONE DI DON GELMINI – IL NUMERO DEI SUOI ACCUSATORI È SALITO A 59: TUTTI MITOMANI, RICATTATORI O IN CERCA DI VENDETTA? IN ALCUNI CASI È POSSIBILE, MA LA PROCURA DI TERNI STA SVOLGENDO ACCURATE INDAGINI SU ALMENO UNA VENTINA DI CASI…

    Ignazio Ingrao per Panorama

    Era il giorno di Natale del 1993. Avevamo festeggiato con le nostre famiglie a Molino Silla. La sera avevamo acceso il falò e don Pierino aveva fatto un bellissimo discorso. All’una e mezzo di notte viene a chiamarmi uno dei responsabili della comunità, Enrico, un giovane di colore che era arrivato da Firenze. Mi dice che don Pierino vuole vedermi e mi sta aspettando nella casetta nel bosco. Resto sorpreso per quella richiesta a un’ora così insolita. Enrico si offre di accompagnarmi. Gli rispondo che non c’è bisogno, posso andare da solo ma ho un po’ di paura. Raggiungo la casetta e trovo don Pierino che mi sta aspettando sorridente, con un grande vassoio di pasticcini sul tavolo.

    Mi offre da bere e mi fa assaggiare i dolci. Sono felice perché in comunità i biscotti sono razionati. Penso: appena Pierino si distrae prendo i dolci e con una scusa scappo via. Ma lui comincia a parlare, mi chiede le impressioni sulla giornata, si informa sul mio stato d’animo, parla dei miei genitori. Poi mi invita a dormire con lui, nella casetta. Non posso rifiutare ma mi infilo nel letto tutto vestito. Sono un pezzo di ghiaccio. Dopo un po’ don Pierino esce dal bagno in boxer e canottiera: è rosso in viso, sembra stravolto, mi guarda fisso negli occhi e si infila nel letto con me.

    Mi abbraccia, mi accarezza, mi tocca, cerca di slacciarmi i pantaloni. Anche la voce sembra trasformata: supplica, chiede, pretende. Resto immobile, gelato, come paralizzato. Pierino mi stringe sempre più forte, mima un amplesso. Non ce la faccio più. Cerco di divincolarmi. Finalmente riesco a liberarmi dal suo abbraccio. Salto giù dal letto e scappo via nel bosco».
    Sono accuse pesanti. È il drammatico racconto di A.R., 35 anni di Roma. Oggi è un affermato professionista ma dietro le spalle ha una storia di droga: ecstasy, cocaina, eroina. Le cose che leggerete sono le stesse che alcuni testimoni hanno già detto ai giudici di Terni che indagano sulle presunte molestie e violenze sessuali fatte dal fondatore della Comunità Incontro. E di queste accuse, i magistrati stanno valutando la veridicità.
    A.R. è stato ospite della Comunità Incontro di don Pierino Gelmini, prima a Capitone, poi a Molino Silla a cavallo tra il 1992 e il 1993. Dopo che lo scandalo è uscito sui giornali, il 9 agosto scorso si è presentato spontaneamente in procura a Terni, accompagnato dalla sua fidanzata, per raccontare le molestie e i tentativi di violenze che dice di aver subito da don Gelmini. Il pm titolare dell’inchiesta, Barbara Mazzullo, lo ha ascoltato per circa tre ore. Nelle settimane successive la procura di Terni ha cercato conferme e riscontri al racconto del giovane: la sua testimonianza è ritenuta fra le più significative e meritevoli di attenzione.

    Il verbale della sua deposizione è ancora secretato ma A.R. ha accettato di incontrare “Panorama” e riferire in esclusiva quanto dice di aver detto al magistrato. Fisico atletico, oltre un metro e novanta di altezza, ex giocatore di pallacanestro in B1, capelli e occhi scuri, lineamenti regolari, A.R. racconta di essere stato notato da don Gelmini fin dal loro primo colloquio: «Mi abbracciò, stringendomi forte, come faceva con tutti i ragazzi appena arrivati in comunità, mi baciò e mi disse che lo avevo colpito perché ero un ragazzo ipersensibile. Don Pierino ha un modo straordinario di guardarti, fisso negli occhi. Ti fa sentire subito la persona più importante del mondo. Dopo tanta sofferenza era come se mi sentissi finalmente a casa, dal mio vero padre».

    Presto però arriva la prima crisi, A.R. vuole lasciare la comunità, non sopporta più obblighi, orari e prescrizioni. Don Gelmini lo chiama a Molino Silla, lo invita a cena e poi si ferma a lungo a parlare con lui. «Quella sera ero pieno di angosce, mi mancava l’aria. Don Pierino però era stato gentile a volermi a tavola con lui e con i suoi collaboratori. Mi sentivo ancora una volta rinato. Dopo cena mi abbraccia, mi stringe e mi bacia sulla bocca. Lo faceva con tutti, anche apertamente. Ma questa volta mi bacia in un modo diverso. Resto turbato. Il giorno dopo mi invita a partire con lui per andare a Rimini e poi ad Assisi. Parto senza farmi troppe domande. Durante il viaggio non succede nulla, dormiamo in stanze separate».

    Qualche settimana dopo A.R. e don Pierino ripartono insieme per la Thailandia, dove la Comunità Incontro ha un centro per il recupero di tossicodipendenti e ragazzi di strada: «Rimasi colpito nel vedere i bambini thailandesi fare la fila ogni pomeriggio davanti alla porta della stanza di don Pierino. Li riceveva da solo, uno a uno. Non so cosa accadesse lì dentro ma mi chiedevo se forse anche con loro avesse avuto le stesse attenzioni che aveva riservato a me» racconta il giovane ex tossicodipendente.

    Nel frattempo A.R. viene trasferito da Capitone a Molino Silla, per stare più vicino al fondatore della Comunità Incontro. «Il tema dell’omosessualità di don Pierino non era mai trattato apertamente nei discorsi con gli altri ragazzi della Comunità. Qualcuno accennava qualcosa, ma poi si cambiava subito discorso. Ricordo che si era la sparsa la voce che un ragazzo era stato espulso dalla comunità perché non aveva accettato le avance di don Pierino. Ma per noi la comunità era l’ultima ancora di salvezza, denunciarlo significava perdere tutto».
    Ora il numero degli accusatori di don Gelmini è salito a 59: da quando si è sparsa la voce, numerosi ex ospiti della comunità si sono rivolti all’autorità giudiziaria. Mitomani, ricattatori, giovani in cerca di vendetta? In alcuni casi è possibile, visto che dalle stanze della procura di Terni trapela il convincimento che, fino a questo momento, non più di una ventina sono le testimonianze meritevoli di approfondimento. Il 17 agosto il capo della squadra mobile di Terni, Luca Sarcoli, ha raccolto la deposizione dell’attore Bruno Zanin, giovane protagonista di uno dei più famosi film di Federico Fellini, Amarcord. Anche Zanin ha accettato di riferire a Panorama cosa ha raccontato alla polizia.

    «Ho conosciuto don Pierino alla fine degli anni Sessanta, prima della nascita della Comunità Incontro. Veniva al Settebello, un locale frequentato da noi “capelloni” e ci diceva che se Cristo fosse tornato sarebbe stato un capellone. Ci colpiva quel prete che viaggiava su auto fuoriserie e parlava in modo così diverso dagli altri sacerdoti. Un giorno ero in compagnia del mio amico Mario De Merolis: non ce la passavamo molto bene e vivevamo di espedienti. A Villa Borghese incontrammo don Gelmini che ci invitò al ristorante.

    Accettammo volentieri. Dopo pranzo ci chiese se volevamo fare una doccia a casa sua. Era una villa vicino a Ostia, con un giardino e una piscina. Entrò in bagno con la scusa di portarci gli asciugamani e facendo il simpatico si propose di lavarci la schiena. Ci fece i complimenti, cominciò a scherzare toccandoci le parti intime e tentando di abbracciarci, baciarci. Noi ci difendevamo, lo respingevamo. Lui smetteva, poi ricominciava. Alla fine è riuscito a togliersi il capriccio. Dopo la doccia siamo fuggiti, rubandogli un crocifisso, pensando che fosse di valore».

    Ma il racconto di Zanin – anche questo da verificare – non finisce qui: «Qualche anno dopo a Spello, nella comunità di Carlo Carretto, incontrai M., un giovane umbro che mi raccontò di essere fuggito dalla comunità Incontro per le molestie subite da don Gelmini. M. non se la sente di presentarsi in procura per deporre contro don Gelmini, ha una situazione familiare delicata e vive in un piccolo centro. Suo figlio di 17 anni non sa nulla del suo passato e vuole dunque proteggerlo.

    Questo è il racconto che M. mi fece quel giorno: “Don Pierino mi invitava nel suo studio, mi offriva cose che venivano proibite in comunità, tipo alcol e sigarette, mi diceva che ero il suo prediletto, la luce dei suoi occhi, il suo cocco, e mi toccava e mi baciava. Io chiudevo gli occhi e pensavo alle sigarette che mi avrebbe dato dopo. Quando ne ho parlato con gli altri ragazzi qualcuno glielo è andato a riferire e lui mi ha punito trasferendomi in un’altra comunità, a Porchiano, da dove sono scappato”».
    Zanin ha fatto anche altri nomi alla polizia di Terni di giovani che sono usciti da Molino Silla e dichiarano di essere stati molestati dal sacerdote. Inoltre, qualche anno fa, un avvocato della Comunità Incontro, Gianni Arca, ha contattato Zanin offrendogli del denaro in cambio del suo silenzio. Arca non può confermare né smentire: alcuni mesi dopo è stato trovato morto in circostanze misteriose, nella sua casa in Sardegna.

    Gli inquirenti hanno messo sotto la lente anche il caso di un altro ex ospite della comunità, Fabrizio Franciosi, trovato morto nella sua auto il 23 novembre 1991 con ferite di arma da taglio. Il fratello gemello raccontò ai carabinieri che Fabrizio gli aveva detto di aver scoperto le violenze contro alcuni ragazzi e di essere stato minacciato e allontanato da Molino Silla. L’indagine è stata archiviata.
    Nel frattempo si è aperto un altro filone di indagini che riguarda i viaggi di Gelmini in Thailandia dove la comunità Incontro ha diverse sedi. Fin qui le indagini della procura e della squadra mobile di Terni. Ma lo scandalo sulle presunte molestie sessuali ha fatto emergere gli attriti all’interno della comunità che hanno causato il 13 marzo scorso, nel pieno dell’inchiesta della procura di Terni, le dimissioni di due tra i più stretti collaboratori di don Pierino: la segretaria personale del sacerdote, Maretta D’Ippolito, e il capo ufficio stampa, Aldo Curiotto. «Era una decisione presa da tempo, non sapevamo nulla delle indagini della magistratura» afferma Curiotto. La decisione dell’ex braccio destro di Gelmini e della segretaria del sacerdote è scaturita dal progressivo deteriorarsi dei rapporti al vertice della comunità. «Ci siamo progressivamente sentiti emarginati dalla comunità» confida la D’Ippolito.
    Dell’altra parte del gruppo ristretto che circonda il sacerdote (82 anni, ammalato di cuore e con problemi di vista) e gestisce tutti i suoi rapporti con l’esterno fa parte Antonio Chieppa, detto «il presidente», autista, bodyguard (armato e con regolare porto d’arma) e factotum di don Pierino, assai temuto dagli ospiti della comunità che non rispettano le regole. Accanto a lui ci sono Giampaolo Nicolasi e Marco Araclea (responsabile dei centri).

    Quindi un sacerdote cingalese, padre Bernard, che don Gelmini avrebbe indicato come suo successore, e il nuovo portavoce, lo psichiatra Alessandro Meluzzi. Chieppa, Nicolasi e Araclea sono i principali collaboratori di don Gelmini: le indagini e le intercettazioni telefoniche li vedono chiamati in causa. Padre Bernard, invece, grazie alla conoscenza delle lingue, aveva il compito di intrattenere i «rapporti internazionali» della comunità, in particolare con Cesare Martellino, ex procuratore di Terni e grande amico di Gelmini, ora all’Aia come responsabile per l’Italia di Eurojust.
    Anche un altro ex collaboratore di don Gelmini, Ugo Menichini, denuncia l’atmosfera pesante che si respirava ai vertici della Comunità Incontro. «Sono un ex sindacalista della Cgil, ho perso un figlio per la droga e sono venuto dalla Sicilia per aiutare don Pierino a fondare comunità di recupero in tutta Italia. Ma alla fine ho abbandonato tutto: non mi piaceva come alcuni responsabili trattavano i ragazzi. Un certo clima di intimidazione e violenza che vedevo intorno a me. Ma soprattutto non accettavo che don Gelmini utilizzasse il lavoro di tanti ex tossicodipendenti senza pagarli adeguatamente o pagandoli al nero».

    Dopo le denunce di Menichini, infatti, sono state aperte diverse cause di lavoro da parte di volontari ed ex collaboratori che sono un’altra spina nel fianco della Comunità Incontro. Ma soprattutto diversi testimoni denunciano l’esistenza di un piano da parte dei più stretti collaboratori per prendere progressivamente il controllo della Comunità al posto di Gelmini. Un piano che lo scandalo scoppiato durante l’estate avrebbe fatto saltare.
    Travolto da queste numerose accuse, il fondatore della Comunità Incontro, complice anche la bufera provocata dalle dichiarazioni sul complotto «ebraico-radical-chic» (che gli è costata la difesa dell’avvocato Franco Coppi), preferisce non parlare con Panorama e, attraverso il suo portavoce, Alessandro Meluzzi, fa sapere di «non voler fare eccezioni: parlerà solo nell’aula di tribunale, se sarà chiamato a farlo.

    Don Pierino è esterrefatto dall’attacco che sta subendo attraverso la stampa. Non ha intenzione di avallare con le sue dichiarazioni, campagne che mirano unicamente a screditarlo e sporgerà querela, con richiesta di danni in sede civile, nei confronti di tutti gli organi di stampa che hanno inteso colpirlo». Dopo il forfait di Coppi, il collegio di difesa del prete antidroga è stato integrato con l’avvocato romano Filippo Dinacci, che affianca Lanfranco Frezza.
    Ma il caso di don Pierino non riguarda solo la giustizia italiana. Il vescovo di Terni, Vincenzo Paglia, sta valutando se esistano gli estremi per l’apertura di un processo canonico a carico di Gelmini. Il sacerdote in passato aveva un ottimo rapporto con il cardinale Vincenzo Fagiolo, scomparso nel 2000 e presidente della commissione disciplinare della Curia romana. Oggi conta sull’amicizia in Vaticano di alcuni prelati influenti: in particolare i cardinali Alfonso Lopez Trujillo, Jorge Maria Mejía e l’ex arcivescovo di Boston, Bernard Francis Law, oltre a monsignor Carlo Liberati, prelato di Pompei. E, almeno per il momento, non sembra affatto intenzionato a porgere l’altra guancia ai suoi accusatori e per il 27 settembre prepara la consueta festa «Pane e mortadella».

    Dagospia 21 Settembre 2007

  • Omicidio di Fabrizio Franciosi: le indagini su Don Gelmini

    Omicidio di Fabrizio Franciosi: le indagini su Don Gelmini

    Omicidio di Fabrizio Franciosi: le indagini su Don Gelmini

    Don Pierino Gelmini15/09/2007 16 anni fa il misterioso omicidio. Un episodio che ora sarebbe all’attenzione dei Giudici di Terni, che stanno indagando su Don Gelmini, accusato di molestie sessuali.

    “Fino ad ora non siamo stati contattati dalla Procura di Terni, stiamo comunque valutando la possibilità di metterci volontariamente a loro disposizione per fornire informazioni eventualmente utili alle indagini”. Questa dichiarazione, di Carlo Franciosi, è stata raccolta da un amico.

    Il padre di Fabrizio – il giovane trovato senza vita a Rimini, 16 anni fa – non esclude dunque future collaborazioni con gli inquirenti, che stanno indagando su Don Pierino Gelmini. Il leader della comunità “Incontro” deve rispondere di abusi sessuali su alcuni ragazzi ospitati ad Amelia. Proprio ad Amelia, per qualche tempo, era stato Fabrizio Franciosi; poi – alcune settimane prima della morte – l’abbandono della comunità.

    Fabrizio aveva ripreso gli studi di Giurisprudenza e conduceva una vita piuttosto riservata. La sera del delitto aveva partecipato a una festa di laurea al ‘Paradiso’. Piu’ tardi, il ritrovamento del cadavere, con la gola tagliata, nell’auto, parcheggiata sotto il grattacielo. Le indagini, coordinate dal pm Paolo Gengarelli, non portarono ad arresti. Durante l’inchiesta, però, il gemello della vittima – Federico – aveva reso dichiarazioni, che ora potrebbero rivelarsi di grande interesse per i Giudici di Terni. Fabrizio gli avrebbe infatti confidato di essere venuto a conoscenza di molestie compiute all’interno della comunità di Amelia; e per questo motivo sarebbe stato picchiato, minacciato e cacciato dal centro.

    http://www.sanmarinortv.sm/attualita/default.asp?id=35&id_n=22301

  • Don Gelmini a quanto pare è già stato sfiorato da vicende di abusi sessuali. Sarà il caso di riaprire questo caso?:

    Don Gelmini a quanto pare è già stato sfiorato da vicende di abusi sessuali. Sarà il caso di riaprire questo caso?:

    Caso Don Gelmini: Carlo Franciosi su notizie Ansa

    06/08/2007 “Sono molto turbato dalle notizie apparse” ha commentato all’Ansa il consigliere Carlo Franciosi, padre di Fabrizio, il giovane trovato senza vita al grattacielo di Rimini, 16 anni fa.

    Omicidio sul quale per la prima volta si indagò, per presunti abusi sessuali, su Don Gelmini. 

    “Per ora – ha aggiunto Franciosi – non intendo confermare o smentire nulla di quello che e’ stato pubblicato. Mi riservo di consultare esperti di Diritto per eventuali, ulteriori valutazioni”. Dopo aver lasciato la comunita’, Fabrizio Franciosi aveva ripreso gli studi di Giurisprudenza, frequentava un scuola di inglese a Rimini e conduceva una vita piuttosto riservata. La sera del delitto aveva partecipato a una festa di laurea al ‘Paradiso’. Piu’ tardi, il ritrovamento del cadavere. La morte risaliva a qualche ora prima. Le indagini, coordinate dal pm Paolo Gengarelli, puntarono soprattutto nel giro della tossicodipendenza e arrivarono quindi a sfiorare anche gli ambienti della comunita’ di Don Gelmini.

    http://www.sanmarinortv.sm/attualita/default.asp?id=35

    Don Mazzi dal pm contro don Gelmini

    Il fondatore di Exodus interrogato su un episodio del ’93 conferma le confidenze di un ragazzo: «Mi disse di aver subito violenze»

    Don Antonio Mazzi (Olympia)

    ROMA — Torna indietro nel tempo fino al ’93 l’inchiesta sulle presunte violenze sessuali commesse da don Pierino Gelmini su alcuni tossicodipendenti all’interno della Comunità incontro. La novità è emersa dall’interrogatorio come «persona informata sui fatti» di don Antonio Mazzi, il padre di Exodus: è stato sentito dai magistrati di Terni all’inizio della scorsa settimana e ha confermato il contenuto di una lettera da lui inviata a un ragazzo che aveva assistito nel suo centro per un paio d’anni.
    Il giovane ha denunciato di aver appunto subito gli abusi 14 anni fa, quando ha trascorso un periodo di sei mesi ad Amelia. Poi si è trasferito in una struttura di don Mazzi, con il quale si è confidato e ha continuato a mantenere rapporti epistolari.
     Il procuratore Carlo Maria Scipio e il pm Barbara Mazzullo volevano sapere dal fondatore di Exodus se confermava quello che aveva scritto all’ex drogato nel 2003. Il sacerdote, nel corso dell’interrogatorio, ha ribadito punto per punto quello che aveva sottolineato nella missiva, in cui c’è un chiaro riferimento alle violenze sessuali.

    Le parole del fondatore di Exodus avrebbero aggravato la posizione di don Gelmini: per gli inquirenti sono una conferma, seppure indiretta, delle accuse nei suoi confronti. Almeno da parte di uno dei sei ragazzi, cinque dei quali si sono rivolti agli investigatori dopo essere stati allontanati dalla Comunità per aver commesso dei furti. «Faremo presto, non perché c’è qualcuno che ce lo chiede, ma perché abbiamo tutti gli strumenti per farlo» ha annunciato la Mazzullo, lasciando capire che la conclusione dell’indagine è vicina. Più cauto l’avvocato Lanfranco Frezza, che difende don Gelmini insieme con Franco Coppi: «Non ci aspettiamo novità prima della fine di settembre ».

    http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2007/08_Agosto/07/haver_mazzi_gelmini.shtml

     

  • Crimen Sollicitationis. Come la Chiesa cattolica ha coperto i crimini sessuali dei preti

    Crimen Sollicitationis. Come la Chiesa cattolica ha coperto i crimini sessuali dei preti

    Vi è scritto chiaramente che il Vaticano rivendica a sé il controllo di queste situazioni e che «tutto ciò che gli importa è contenere e controllare il problema». In nessun documento si accenna ad aiuti per le vittime, osserva Doyle. Anzi, denuncia, «la sola cosa che si dice è che possono essere intimidite, o punite per aver parlato o rivelato ciò che gli è accaduto».

    Tutto avveniva sotto il controllo diretto del Vaticano e Ratzinger, che è stato ai vertici della Chiesa per la maggior parte degli anni in cui il Crimen Sollicitationis è stato applicato, e che ha elaborato il documento successivo, oggi è Papa. Ciò vuol dire, conclude Doyle, che questa politica, questo approccio sistematico, «non sono cambiati».

    Vi è scritto chiaramente che il Vaticano rivendica a sé il controllo di queste situazioni e che «tutto ciò che gli importa è contenere e controllare il problema». In nessun documento si accenna ad aiuti per le vittime, osserva Doyle. Anzi, denuncia, «la sola cosa che si dice è che possono essere intimidite, o punite per aver parlato o rivelato ciò che gli è accaduto».

    Tutto avveniva sotto il controllo diretto del Vaticano e Ratzinger, che è stato ai vertici della Chiesa per la maggior parte degli anni in cui il Crimen Sollicitationis è stato applicato, e che ha elaborato il documento successivo, oggi è Papa. Ciò vuol dire, conclude Doyle, che questa politica, questo approccio sistematico, «non sono cambiati».

    «Un domani il Papa potrebbe alzarsi e dire», auspica Doyle: “Ecco la nostra politica: piena ammissione dinanzi alle autorità civili, assoluto isolamento e licenziamento di tutti i preti riconosciuti colpevoli, trasparenza assoluta, completa apertura su tutte le questioni finanziarie, togliere tutti gli ostacoli ai procedimenti legali e collaborare pienamente, dovunque, con le autorità civili”.

    L’arcivescovo di Birmingham, Vincent Nichols, ha replicato alle accuse sostenendo che il documentario della Bbc «distorce due documenti vaticani e li usa in modo fuorviante per collegare gli orrori degli abusi sui minori alla persona del Papa»

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    Un ex sacerdote di 38 anni, accusato di violenza sessuale aggravata nei confronti di un 14enne, è stato condannato a 8 anni di reclusione e a 350.000 euro di risarcimento