Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Rimini

  • Son of Hitler’s secretary accused of sexual abuses while being priest 50 yrs ago

    Son of Hitler’s secretary accused of sexual abuses while being priest 50 yrs ago

    Son of Hitler’s secretary accused of sexual abuses while being priest 50 yrs ago

    Moscow, Jan 4 (ANI): Martin Bormann, the eldest son of Adolf Hitler’s secretary, has reportedly been accused of being sexually violent with a young boy at an Austrian Catholic boarding school when he was its schoolmaster over 50 years ago.

    Buzz up!
    Eighty-year-old Martin is renowned in Germany and Austria for his attempts to atone for his father’s crimes. He was a Catholic missionary, a priest and a speaker against the Holocaust in schools

    According to The Independent, he has now been accused of assaulting pupils both violently and sexually while employed as a schoolmaster at an elite boarding school at the Hearts of Jesus monastery in Salzburg during the 1960s.

    Bormann is reported to have denied knowledge of the allegation against him.

    A 63-year-old former pupil, Victor M, at the monastery school has put forward the allegations, saying that when he was a 12-year-old pupil, the then 30-year-old priest Bormann had repeatedly raped him and had warned him that informing others of his experiences, even his own mother, would be useless because “nobody will believe you”.

    Besides, three other pupils at the school claimed that Bormann had also beaten boys so badly that they ended up covered in blood.

    Bormann was believed to be shocked by the scale of the Nazis’ crimes after the war, and decided to become a Catholic priest. He served as a missionary in the Congo and wrote an autobiography in an attempt to come to terms with his Nazi past.

    Later he left the priesthood to marry a nun who nursed him after he suffered a near-fatal injury in 1969. He continued to visit schools and speak out against the Holocaust. He also met with survivors in Israel. He currently lives in Germany with his wife. (ANI)

    traduzione con google traslate

    Figlio del segretario di Hitler accusati di abusi sessuali pur essendo prete 50 anni fa

    Mosca, 4 gennaio (ANI): Martin Bormann, il figlio maggiore del segretario di Adolf Hitler, ha dichiarato di essere stati accusati di essere sessualmente violenti con un giovane ragazzo in una scuola austriaca collegio cattolico quando era il suo maestro di scuola più di 50 anni fa.

    Buzz up!
    Ottanta anni, Martin è rinomato in Germania e in Austria per i suoi tentativi per espiare i crimini del padre. Era un missionario cattolico, un prete e un oratore contro dell’Olocausto nelle scuole

    Secondo The Independent, che ora è stato accusato di aver aggredito due alunni con violenza e sessualmente mentre lavorava come insegnante in un collegio d’élite al cuore di Gesù nel monastero di Salisburgo, nel corso del 1960.

    Bormann è segnalato per aver negato la conoscenza delle accuse contro di lui.

    Un alunno di 63 anni, ex, Victor M, presso la scuola del monastero ha presentato le accuse, dicendo che quando era un allievo di 12 anni, l’allora 30 anni, sacerdote Bormann aveva ripetutamente violentata e lui aveva lo avvertì che informare gli altri delle sue esperienze, anche la propria madre, sarebbe inutile, perché “nessuno ti crederà”.

    Inoltre, tre gli altri alunni della scuola hanno affermato che Bormann aveva anche picchiato i ragazzi così male che hanno finito per coperto di sangue.

    Bormann è stato creduto di essere scioccato dalla portata dei crimini dopo la guerra dei nazisti ‘, e ha deciso di diventare un prete cattolico. Ha prestato servizio come missionario in Congo e ha scritto un’autobiografia, nel tentativo di venire a patti con il suo passato nazista.

    In seguito ha lasciato il sacerdozio per sposare una suora che lo curò dopo aver subito un infortunio quasi fatale nel 1969. Ha continuato a visitare le scuole e parlare contro l’Olocausto. Ha inoltre incontrato i sopravvissuti in Israele. Attualmente vive in Germania con la moglie. (ANI)

  • Il figlio di Martin Bormann accusato di abusi sessuali su minori

    Il figlio di Martin Bormann accusato di abusi sessuali su minori

    Il figlio di Martin Bormann accusato di abusi sessuali su minori. Li avrebbe commessi quando insegnava in un collegio cattolico

    Roma, 4 gen. (TMNews) – Martin Bormann junior, il figlio 80enne di Martin Bormann, uno dei principali gerarchi nazisti e segretario personale di Hitler, è stato accusato da un ex studente di un collegio cattolico austriaco di aver commesso violenze e abusi sessuali nei confronti deggli studenti quando lavorò presso la struttura come prete e maestro più di 50 anni fa. Lo riporta il quotidiano britannico The Independent.

    Bormann jr., che è un prete cattolico, è conosciuto in Austria e in Germania per gli sforzi da lui compiuti per espiare i crimini del padre e in passato è andato a parlare nelle scuole contro l’Olocausto. A tirarlo in ballo con queste accuse di abusi sessuali è stato ieri un 63enne ex allievo del collegio presso il monaster Cuore di Gesù di Salisburgo durante gli anni, che al magazine austriaco Profil ha raccontato di essere stato molestato da Bormann jr. quando aveva 12 anni. Secondo The Independent, il figlio del segretario di Hitler avrebbe detto di non sapere nulla di questi fatti.

    www.dailyblog.it/il-figlio-di-marti…ico/04/01/2011/

  • Berlusconi chiama l’ex prete Gelmini, sotto accusa per pedofilia

    Berlusconi chiama l’ex prete Gelmini, sotto accusa per pedofilia

    Berlusconi chiama l’ex prete Gelmini, sotto accusa per pedofilia
    di Redazione

    Berlusconi e Pierino Gelmini Silvio Berlusconi telefona a (ex don) Pierino Gelmini annunciando polemiche politiche di varia natura. Tutti i media ne parlano. Non tutti i media raccontano che Pierino Gelmini è stato costretto a spretarsi. Che è stato rinviato a giudizio per molestie sessuali nei confronti di minori. Che è uno di quei preti tanto discussi accusati di pedofilia. Che a breve si capirà se sarà condannato dalla magistratura italiana. Nel frattempo il premier, il Tg1, i sodali di Mediaset occultano i fatti. Noi speriamo invece che la rete faccia girare la verità, la diffonda, non la occulti. (ex don) Pierino Gelmini è un personaggio a cui (se confermate le prime risultanze processuali) non affideremmo i nostri figli. Berlusconi vi si affida invece per lanciare messaggi agli italiani. Evidentemente per Silvio la molestia sessuale non è il più grave dei crimini possibili.

    Perché la Chiesa – dei gerarchi e di base – tace? Perché non suggerisce a Berlusconi di cercarsi preti meno chiacchierati a cui telefonare? Forse perché le comunità di Gelmini sono un luogo di raccolta di denaro e di politici di prim’ordine?

    (26 dicembre 2010)

  • Incontro mondiale delle vittime dei preti pedofili

    Incontro mondiale delle vittime dei preti pedofili

    Si è svolto a Roma, lo scorso 3 ottobre, il primo incontro delle vittime dei preti pedofili.

    Hanno partecipato associazioni e singoli da 12 paesi del mondo. La ong Survivor’s Voice che ha promosso la giornata, chiede all’Onu che consideri le violenze sessuali sui minori crimini contro l’umanità e alla Chiesa più efficaci misure contro la pedofilia al proprio interno. Servizio di Laura Preite.

    Riprese Daniela Sala.

  • “Io, abusata da un prete a 11 anni vi racconto una vita di vergogna”

    “Io, abusata da un prete a 11 anni vi racconto una vita di vergogna”

    ROMA – “Erano giovani, belli, intelligenti, puliti. Molti li ho ritrovati su Facebook, sono rimasta annichilita nel sapere che erano ancora in contatto con quel prete. Soprattutto se penso a quello che hanno subito, più grave e pesante ancora di quel che è toccato a me, forse perché ero una bambina e loro dei maschietti. Gli abusi e le violenze che abbiamo patito hanno cambiato per sempre la nostra vita, non c’è risarcimento per qualcosa che ti impedisce di essere te stesso, ti fa perdere la fiducia, stravolge per sempre la tua vita amorosa”.

    Laura M. ha 35 anni, un compagno, un lavoro da insegnante in un piccolo centro del nordest. Insieme a quello di molti altri sconosciuti che hanno risposto all’appello il suo sarà uno dei racconti che oggi a Verona vorrebbe cambiare la storia italiana delle vittime della pedofilia nelle chiese, nei seminari, nei collegi. Quelle vittime di preti pedofili che – secondo il gruppo ‘La colpà (infolacolpa. it) che ha organizzato l’incontro al Palazzo della Gran Guardia, scegliendo non per caso uno dei luoghi più visibili della città – in Italia fanno ancora così fatica a denunciare gli abusi subiti, a essere creduti, a ottenere giustizia. Il racconto di Laura è arrivato prima con una timida mail: “Gentili signori, ho visto il vostro annuncio su Internet.

    Non so se il mio caso vi può interessare perché non mi sono mai rivolta alla polizia e ancora oggi non ho il coraggio di svergognare quel prete, che sia pure molto anziano è ancora presente nella sua comunità”. Dall’altra parte, la donna ha trovato incoraggiamento e comprensione: “È capitato anche a noi, a volte si convive tutta la vita col peso di un’ingiusta vergogna”. Così, è riuscita a continuare: “Avevo 11 anni quando ho sentito per la prima volta su di me il sesso di un uomo. Era il mio parroco, e ogni scusa era buona per restare solo con me e attirarmi in casa sua, sopra la sacrestia. Io resistevo, ma ero debole, indifesa, non capivo quanto fossero gravi quelle molestie e non avevo il coraggio di ribellarmi a un adulto del quale mi fidavo ciecamente. Lo scandalo scoppiò quell’estate, un ragazzino più piccolo raccontò a casa quel che gli stava capitando e scoprimmo così che la cosa andava avanti da anni, che alcune famiglie avevano cambiato parrocchia senza però mai pensare a proteggere i figli degli altri…”.

    Ma, come in molti altri casi, le gerarchie locali scelsero di insabbiare il caso: “Quel prete lo trasferirono per due anni al Tribunale ecclesiastico, poi gli affidarono un’altra parrocchia, poi ancora un’altra, neppure troppo lontana. Andai dal padre spirituale del collegio, mi disse di non parlare e che potevo continuare a volere bene al mio parroco… Dopo, venne un altro prete, un uomo di grande moralità, è grazie a lui se non ho smesso di credere in Dio. Ma per anni e anni non ho potuto avvicinare un uomo, non sopportavo neppure l’idea e soffrivo ancor di più pensando ai miei amici, quelli con cui ho diviso gli anni che dovevano essere i più belli. Ora so che molti di loro non hanno potuto farsi una famiglia né essere felici, e non riesco a perdonare”.

    Resta un peso difficile da cancellare: “Ho cambiato città, mi sono allontanata, a trent’anni mi sono fidanzata, ma ancora non riesco a pensare a dei figli. E vorrei far qualcosa per non lasciare più che la vita di un bambino sia compromessa per un sistema malato, che la vita di un adulto sia sprecata. Naturalmente non farò il nome dei miei amici. Vorrei poter dir loro del mio affetto, ma consegno la mia esperienza come la denuncia del nostro male”.

    Storie come quella di Laura hanno convinto il gruppo originario dei fondatori di ‘La colpa’, perlopiù ex allievi del ‘Provolo’, la scuola per bambini sordi di Verona dove decine di allievi sarebbero stati abusati, che era giunto il momento di uscire allo scoperto. “Vogliamo offrire a tutte le vittime di preti pedofili italiani il sostegno psicologico che è indispensabile, perché queste violenze sono paragonabili a quelle familiari anche per le conseguenze che lasciano – spiega Salvatore Domolo, 45 anni, il portavoce, che ha alle spalle una storia di bambino abusato e di ex prete – e il sostegno legale. Ma non ci interessano i risarcimenti, quanto l’urgenza di un’azione legale verso la Chiesa cattolica per crimini contro l’umanità. E il 31 ottobre saremo a Roma, insieme alle vittime da tutto il mondo, per manifestare con le nostre facce e le nostre storie quello che è accaduto anche in Italia, a centinaia di bambini e di ragazzi”.

    http://www.repubblica.it/cronaca/2010/09/25/news/abusata_vergogna-7409409/

  • L’assemblea plenaria a Lourdes invia un messaggio di solidarietà a papa Benedetto XVI

    L’assemblea plenaria a Lourdes invia un messaggio di solidarietà a papa Benedetto XVI

    “Fatti abominevoli perpetrati da alcuni preti, proviamo amarezza”
    Vescovi francesi: “Proviamo vergogna
    al Papa il nostro sostegno”

    Vescovi francesi: “Proviamo vergogna al Papa il nostro sostegno”
    PARIGI – “Proviamo tutti vergogna e amarezza davanti ai fatti abominevoli perpetrati da alcuni preti e religiosi”, scrivono i vescovi di Francia in una lettera al Papa, Benedetto XVI, in relazione ai fatti di pedofilia emersi nella chiesa. Riuniti a Lourdes, in Francia, per l’Assemblea plenaria di primavera, i vescovi hanno indirizzato “un messaggio cordiale di sostegno” al pontefice “nel difficile periodo che attraversa la nostra chiesa”.

    I presuli francesi, nella loro lettera, si rivolgono al Papa: ”Abbiamo letto la vostra lettera ai cattolici irlandesi ed abbiamo capito che è anche un appello rivolto agli altri paesi”. Riferendosi poi al documento del 2000 messo a punto proprio dalla conferenza episcopale francese sulla pedofilia, aggiungono: “Abbiamo confermato le disposizione prese dieci anni fa e continueremo ad esercitare vigilanza. Noi tutti – prosegue il messaggio – sentiamo vergogna e rammarico per gli atti abominevoli perpetrati da alcuni sacerdoti e religiosi. Ci uniamo alle vostre parole forti destinate alle vittime di questi crimini. Coloro che hanno commesso questi atti sfigurano la nostra Chiesa, feriscono le comunità cristiane ed estendono il sospetto su tutti i membri del clero”.

    E ancora: “Anche se queste azioni sono commesse da un piccolo numero di sacerdoti – ed è già troppo – quelli che vivono con gioia e fedeltà il loro impegno a servire la Chiesa sono comunque danneggiati nella comunione del sacerdozio”. ”Constatiamo anche – scrivono poi i vescovi al Papa – che questi inaccettabili fatti sono utilizzati in una campagna volta ad attaccare la vostra persona e la vostra missione al servizio del corpo ecclesiale. Noi tutti soffriamo per questi attacchi sleali e indegni e ci teniamo a dirvi che portiamo con lei la pena che provocano queste calunnie che vi colpiscono ed esprimiamo la nostra comunione e il nostro sostegno”.

    (26 marzo 2010)

    http://www.repubblica.it/esteri/2010/03/26/news/vescovi_francesi-2915708/

     

  • Manette in aula a ex-prete pedofilo

    Manette in aula a ex-prete pedofilo

    RIMINI – Il giudice pronuncia la sentenza e per l’ex prete sudamericano accusato di pedofilia scattano le manette. L’uomo si trovava ai domiciliari e forse contava di poter evitare il carcere fino al pronunciamento della sentenza dell’ultimo grado di giudizio, in Cassazione. Così non è stato. Evento più unico che raro ma che trova spiegazione nell’inasprimento delle misure adottate lo scorso anno per vicende inerenti i fatti di pedofilia. E’ accaduto l’altro giorno a Bologna davanti alla Corte d’Appello a cui l’ex sacerdote accusato di aver stuprato un 13enne si era rivolto sperando in una condanna più clemente di quella inflitta in primo grado a Rimini. Ed effettivamente i guanti di velluto, i giudici bolognesi li hanno pure usati. All’ex prete la condanna è stata infatti dimezzata, portandola da otto anni di reclusione a quattro. Confermato il pagamento di 350mila euro alle parti civili, cioè al bambino violentato e al padre per i danni morali riportati nella dolorosa vicenda. Ad accogliere il verdetto, venerdì pomeriggio in aula, c’era pure lui, l’ex sacerdote sospeso a divinis.

  • Bagnasco: ”Disgustoso l’attacco a Boffo”. Feltri: ”Non sono affatto pentito”

    Bagnasco: ”Disgustoso l’attacco a Boffo”. Feltri: ”Non sono affatto pentito”

    Il direttore del ‘Giornale’: ”In una circostanza analoga il mio atteggiamento non cambierebbe di una virgola”
    Bagnasco: ”Disgustoso l’attacco a Boffo”. Feltri: ”Non sono affatto pentito”

    Genova, 29 ago. (Adnkronos) – ”L’attacco fatto al dott. Boffo, direttore di Avvenire è un fatto disgustoso e molto grave”. L’arcivescovo di Genova e presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco, prima di celebrare la messa per la festa del santuario della Madonna della Guardia, ha commentato così l’attacco del ‘Giornale’ al direttore di ‘Avvenire’, rinnovando a Boffo ”tutta la stima e la fiducia mia personale e quella di tutti i vescovi italiani e delle comunita’ cristiane”.

    Da parte sua Vittorio Feltri, nel suo editoriale oggi su ‘Il Giornale’, intitolato ‘La rabbia dei moralisti smascherati’ , torna sul caso sollevato in merito al direttore di ‘Avvenire’ per ribadire la sua linea e sottolineare la sua indipendenza: ”Non sono affatto pentito”.

    ”Silvio Berlusconi ha diramato un comunicato nel quale si dissocia dal Giornale perche’ contrario alle polemiche sulla vita intima di chiunque -scrive Feltri- Ci saremmo stupiti se il premier avesse detto il contrario, e cioe’ che approvava la nostra iniziativa. Non c’e’ bisogno di rammentare che il compito di decidere in una redazione spetta al direttore il quale puo’ essere licenziato da un momento all’altro, ma non limitato nei suoi poteri. Se sbaglia, paga; ma e’ libero di sbagliare. Su questo punto il contratto di lavoro non lascia margini a dubbi. Sono pronto a rispondere di quanto abbiamo pubblicato nella consapevolezza che fornire informazioni e commentarle e’ nostro dovere. Aggiungo che non sono affatto pentito di aver divulgato la notizia su Boffo e, in una circostanza analoga, il mio atteggiamento non cambierebbe di una virgola”.

    ”Abbiamo la certezza che questa faccenda non finira’ qui. Replicheremo agli attacchi (scontati) di cui saremo oggetto, e rassicuriamo i lettori: non siamo mammole. Finche’ i moralisti speculeranno su cio’ che succede sotto le lenzuola di altri, noi ficcheremo il naso (turandocelo) sotto le loro”.

    Feltri sottolinea ancora che Boffo ”non ha smentito una riga” di quanto pubblicato dal ‘Giornale’. E osserva: ”Le reazioni sgangherate registrate ieri su questo fatto (e immagino la stampa di oggi quanto strillera’) dimostrano la malafede e il doppiopesismo di tanti politici e giornalisti. Per mesi la Repubblica (e non solo) ha sbattuto in prima, seconda, terza pagina articoli zeppi di insinuazioni, intercettazioni galeotte, interviste a prostitute e amiche di prostitute: una campagna interminabile finalizzata a demolire la reputazione del presidente del Consiglio, enfatizzando le sue performance di amatore instancabile”.

    ”I giornali sedicenti indipendenti e i politici progressisti hanno applaudito al gossip, talvolta alimentandolo; poi noi scopriamo che uno dei massimi censori, il numero uno di Avvenire, e’ un tipo che prima di parlare male di altri dovrebbe guardarsi allo specchio, e veniamo ricoperti di insulti”.

    ”La Cei, non senza imbarazzo, ha espresso generica e formale solidarieta’ a Boffo; non poteva fare diversamente -aggiunge- Forse non era al corrente del vizietto del suo portavoce giornalistico e, quand’anche fosse stata informata, sperava non sarebbero uscite indiscrezioni e ora, colta alla sprovvista, deve riflettere sul da farsi”.

    Caso Boffo, i giovani di Cl
    “L’attacco è una porcata”
    OKNOtizie
    Dillo a un amico Testo piccolo Testo medio Testo grande | 29/08/2009 |
    L’attacco al direttore dell’Avvenire Dino Boffo è arrivato nei giorni del meeting di Rimini organizzato da Comunione e liberazione. E l’eco di quanto apparso sulla prima pagina del Giornale si è fatto sentire – e non poco – tra i giovani che hanno preso parte al tradizionale appuntamento. E che hanno preso di mira il direttore del quotidiano di via Negri, Vittorio Feltri, come testimoniane alcune dichiarazioni raccolte da uno degli inviati dell’agenzia Apcom.
    Un altro studente universitario, Fabio, non usa mezzi termini: “Personalmente non sopporto Feltri, ma l’ultimo attacco a Boffo, anche se fosse stato fatto da un altro, si commenta da solo. Fa pena il Giornale”.
    “Credo che sia tutto un fuoco di paglia – sentenza Anna, 23 anni, universitaria di Milano -. Credo che attacchino quelli che dentro la chiesa dicono cose scomode”. Vincenzo, di Torino, guida alle mostre del Meeting, è più deciso: “Quando non riesci a guardare al di là del tuo naso, dà fastidio quando qualcuno ricorda impegni e doveri anche di politici”. “Fanno molto riflette questi continui attacchi – aggiunge Gabriella, di Milano – ma poi pensando tra me e me, io sono sempre più consapevole della mia appartenenza religiosa”.
    Due ragazzi di Parma, sono sbrigativi, perché rischiano di perdere il treno. “Chiacchiera estiva? Non mi sembra – ragiona Andrea – perché è da anni che i giornali di sinistra e le elites che ci stanno dietro attaccano ingiustamente la chiesa e i suoi rappresentanti”. Quando poi gli ricordi che il Giornale è “di destra”, taglia corto: “Beh, di questa vicenda non ho letto…”.
    Sandra, invece, vuole fare la giornalista in futuro, per ora studia giurisprudenza: “E’ una porcata. Non so se il direttore di Avvenire sia omosessuale o abbia avuto relazioni con minorenni, perché si sentono tante voci… Ma sono convinto che non è necessario usare la privacy e la storia personale di uno per altri interessi politici”.

    http://www.libero-news.it/pills/view/19399

    MARIO ADINOLFI SCRIVE A VITTORIO FELTRI
    sabato 29 agosto 2009 15:54
    Lettera aperta a Vittorio Feltri di Mario Adinolfi, il giornalista che per primo si occupò del caso del direttore di Avvenire, Dino Boffo.

    29 agosto 2009

    Caro direttore,

    senza chiedere alcuna autorizzazione il tuo giornale si è appropriato di due miei scritti, uno del 20 settembre 2005 e uno immediatamente successivo alla pubblicazione del tuo scoop su Dino Boffo, pubblicandoli entrambi. Non me ne dolgo più di tanto, ho un minimo di profilo pubblico e quei testi erano pubblici, magari un filo di cortesia tra colleghi potrebbe sussistere, ma non è su questo che voglio tediarti. Voglio affrontare il nodo della questione che la rottura del muro di omertà sulle relazioni omosex del direttore di Avvenire ha messo in evidenza ed è quello dei rapporti tra poteri in un contesto che vorremmo fosse sempre pienamente democratico.

    Ho dato subito atto a te e al tuo quotidiano di aver compiuto bene il vostro lavoro citando la sentenza del tribunale di Terni: è un fatto, una notizia, che in qualsiasi paese del mondo sarebbe finita immediatamente in pagina. Il direttore del quotidiano dei cattolici italiani è un personaggio pubblico e quella sentenza che lo riguardava era una bomba giornalistica, in particolare nella fase delicata che vivevamo e tuttora viviamo rispetto al rapporto tra Chiesa e mondo omosex. Hai smascherato una clamorosa ipocrisia e hai raccontato anche qualcosa della magistratura italiana, cui mi ero rivolto nel 2005 per avere copia degli atti della sentenza, sentendomi rispondere per iscritto che a quegli atti non potevo accedere, anche se pubblici e l’articolo 116 del codice di procedura penale prevede che agli atti di un procedimento penale possa accedere “chiunque vi abbia interesse”. Ma tu devi avere amici più potenti dei miei e a quegli atti hai avuto accesso e hai notato come, con la citazione dei nomi pesanti di Ruini, Tettamanzi e Betori, ci fosse anche il racconto di un segmento di storia della Chiesa italiana.

    Ho notato che i tuoi articoli del giorno dopo, forse per via della difficoltà in cui si è trovato Berlusconi, utilizzano toni più soft, dirigendo la bastonatura addosso al direttore di Repubblica. Dino Boffo si difende, la stampa “libera” fa quadrato attorno a lui e nessuno che abbia provato un minimo di pena per quella povera donna martoriata e molestata per via della passione del direttore di Avvenire per il di lei marito. La citazione, poi, dei comportamenti omosessuali di Boffo “attenzionati” dalla polizia inquieta qualcuno, mentre i più sanno che è conseguenza delle frequentazioni del direttore di Avvenire dei luoghi della prostituzione maschile milanese.

    Io credo che la difesa d’ufficio di Boffo da parte della Chiesa italiana fosse inevitabile, mi preoccupa molto invece la scelta dei vertici della Cei di tenere questo soggetto alla guida del potente quotidiano dei vescovi negli ultimi quindici anni, secondo il vecchio schema per cui una persona ricattabile è una persona controllabile, che eseguirà gli ordini. E qui veniamo al punto.

    Il tuo articolo che svela le ipocrisie di Boffo e della Chiesa è un articolo giornalisticamente meritorio, che però semplicemente non avresti scritto se Boffo fosse stato un fedele alleato di Berlusconi, così come non avresti pubblicato le tette di Veronica mentre lei era la moglie formale ma silenziona del Cavaliere, così come non avresti pubblicato la storia di Ezio Mauro che compra l’appartamento a nero se quello stesso comportamento lo avesse avuto Niccolò Ghedini.

    Allo stesso tempo Repubblica non rivolgerebbe quelle stesse dieci insistenti domande all’ingegner De Benedetti e il Corriere della Sera e la Stampa evitano di dare risalto alla meritoria inchiesta di Maurizio Belpietro su Libero (ripresa anche da te) rispetto alla colossale evasione fiscale degli Agnelli. Ecco il nodo: ogni articolo, anche il giornalisticamente più valido, più capace di raccontare lo schifo ipocrita e profondo in cui sguazza ormai il nostro paese, si perde inevitabilmente sotto la coltre del sospetto di strumentalizzazione.

    Si strumentalizza tutto, tutto è bastone per picchiare la banda avversaria, la verità diventa concetto puramente pirandelliano, la confusione regna sovrana e l’impressione è che questa condizione sia l’angolo buio in cui si è ficcata la nostra democrazia.

    Sono preoccupato e non so neanche perché scrivo a te queste parole. Forse perché, lo devo ammettere con fastidio, mi sembra che la concorrenza fra le due principali testate vicine al Cavaliere sta generando un giornalismo molto aggressivo e quindi più capace di scoperchiare pentoloni purulenti che avvelenano da troppo tempo questo paese. Lo fai, lo fate, a senso unico e questo toglie validità al vostro lavoro ed è un peccato.

    Io credo invece che il lavoro di Repubblica da Casoria in poi, le tue prime pagine sull’ipocrisia dei vertici della Chiesa italiana (che allontana tanti fedeli, tra cui anche il sottoscritto, persino dalla fede) ma anche sul ministro terrorista iraniano che detiene un potenziale atomico, l’inchiesta di Belpietro sugli Agnelli, tutti questi sforzi di raccontare la verità, se composti a mosaico raccontino davvero la fotografia della tragedia del nostro paese. Sono tutte inchieste di parte, però, viziate da una manina che strumentalizza e così perdono di valore.

    Forse però da questo angolo buio si può uscire. Con il giornalismo che faccia il giornalismo, la politica che faccia la politica, l’industria e la finanza che facciano l’industria e la finanza, partendo da un riconoscimento reciproco di legittimità e attendendo un’inchiesta dell’Espresso su un leader della sinistra e una tua sui festini spericolati di Berlusconi.

    Il tutto partendo da un principio: chi sceglie nella vita di avere un profilo pubblico ne deriva molti onori (soldi e potere, di solito), quindi deve accettare di esporre la propria vita al giudizio altrui. E’ inevitabile. Questo non significa sognare un’Italia in cui la classe dirigente sia composta da uomini irreprensibili, semplicemente significa lavorare per produrre una classe dirigente disposta ad assumersi pienamente la responsabilità dei propri atti pubblici e anche di quelli privati con rilevanza pubblica, senza ricorrere alla ridicola arma del diritto alla riservatezza.

    Questa Italia diversa, meritocratica e responsabile, non omertosa e finalmente libera da logiche mutuate sostanzialmente dallo stile mafioso, si può costruire: non è un sogno, è un progetto possibile. Passa anche, forse soprattutto, attraverso noi giornalisti militanti, noi che amiamo con nettezza le idee di una parte politica e ci battiamo affinché prevalga. Forse proprio la nostra libertà potenziale è una chiave con cui spurgare il marcio di questo paese.

    Rendiamola libertà effettiva e coraggiosa. Non sarà un esercizio inutile.

  • NUOVI DOCUMENTI RIVELANO: NEGLI USA, DA PIÙ DI 50 ANNI LA GERARCHIA SAPEVA DELLA MINACCIA DEI PRETI PEDOFILI

    NUOVI DOCUMENTI RIVELANO: NEGLI USA, DA PIÙ DI 50 ANNI LA GERARCHIA SAPEVA DELLA MINACCIA DEI PRETI PEDOFILI

    Tratto da: Adista Notizie n° 43 del 25/04/2009

    KANSAS CITY-ADISTA. I preti pedofili devono essere allontanati dal sacerdozio, perché non possono essere curati. È questa la consapevolezza cui era giunto, già nel 1952, p. Gerald M. C. Fitzgerald, fondatore della congregazione religiosa dei Servi dello Spirito Paraclito, che dal 1947 si occupava di sacerdoti in difficoltà. Consapevolezza espressa in una serie di lettere risalenti agli anni ‘50, indirizzate ai vescovi statunitensi dell’epoca – desecretate da un giudice del New Mexico nel corso di un processo contro la Chiesa, nel 2007, ed ora rese pubbliche dal settimanale National Catholic Reporter (30/3), che le ha ottenute da uno studio legale californiano – e in occasione di un incontro, nel 1962, con alcuni esponenti di rilievo della Curia vaticana e, l’anno successivo, con papa Paolo VI.L’aspetto più rilevante della posizione espressa dal religioso risiede nel fatto che essa smentisce quanto affermato finora dai vescovi in loro difesa, nell’ambito dello scandalo, esploso negli ultimi anni, degli abusi sessuali perpetrati dal clero, e cioè che non erano a conoscenza, fino a poco tempo fa, del rischio che comportava il trasferimento dei preti pedofili da una parrocchia all’altra nel tentativo di passare sotto silenzio i loro crimini.

    Secondo quanto riferisce il National Catholic Reporter, p. Fitzgerald, che morì nel 1969, era talmente convinto dell’impossibilità di una reintegrazione dei preti pedofili nel ministero sacerdotale, da versare un deposito di 5.000 dollari per il progetto di costruzione di un centro di cura per preti pedofili lontano dal mondo, su un’isola caraibica, a Barbados, allo scopo di preservare la Chiesa cattolica dallo scandalo e i laici dal rischio di essere vittime di abusi. Un progetto che non andò mai in porto. Nelle lettere, inviate a decine di vescovi – che il settimanale Usa riporta nella loro integralità sul suo sito internet – il religioso affermava di aver appreso, grazie alla sua esperienza, che la maggior parte dei preti pedofili era costituita da individui recidivi e pericolosi, che egli definì più volte “vipere”: “Siamo esterrefatti nel rilevare quanto spesso ad un uomo che, se non fosse prete, sarebbe dietro le sbarre, viene affidata la cura d’anime”, scrisse nel 1957. Una consapevolezza, questa, che i vescovi Usa hanno espresso soltanto nel 2002, quando hanno redatto il documento che richiede la rimozione dal ministero dei preti che sono accusati di abusi.

    L’appello di p. Fitzgerald, quindi, è rimasto inascoltato per quasi cinquant’anni: si riteneva che i casi di preti pedofili fossero rari, ha spiegato al National Catholic Reporter mons. Blase J. Cupich, il vescovo oggi incaricato, nella Conferenza episcopale, della protezione dei bambini e dei giovani. E poi le posizioni di p. Fitzgerald “erano considerate stravaganti per quanto riguarda il trattamento non medico, ma spirituale, delle persone, e la segregazione di un’intera popolazione con problemi sessuali su un’isola deserta”; infine “nel mondo della psicologia stava acquisendo credibilità l’idea che, quando si offre un trattamento sanitario, queste persone possono, in realtà, tornare al loro ministero”. Un’idea che poi si è rivelata, alla prova dei fatti, fallimentare. P. Fitzgerald, in origine prete dell’arcidiocesi di Boston per 12 anni, nel 1934 divenne membro della congregazione della Santa Croce e fondò quella dei Servi del Spirito Paraclito nel 1947, per accogliere preti che avevano problemi di alcolismo, droga o che avevano violato il voto di castità; la sua terapia consisteva nella preghiera e in un cammino spirituale intenso. Fu solo in un secondo tempo che i vescovi cominciarono a inviare nella sua casa di ritiro Via Coeli a Jemez Sprongs, New Mexico, anche sacerdoti responsabili di pedofilia, e all’inizio il religioso espresse perplessità in proposito, convinto che questi uomini fossero “troppo pericolosi per i bambini della parrocchia e del vicinato per accoglierli qui”.

    Il caso di John T. Sullivan

    Nel settembre del 1957 il vescovo di Manchester, New Hampshire, mons. Matthew Brady, gli chiese una consulenza riguardo “un prete problematico”, John T. Sullivan, che aveva sedotto diverse adolescenti (“Non c’è angolo della diocesi dove non sia conosciuto”, scriveva al religioso) ma che appariva ora sinceramente pentito. Aveva, tra l’altro, procurato l’aborto ad una ragazzina che aveva messo incinta e riconosciuto un figlio che aveva avuto da un’altra, provvedendo al suo sostentamento. “La soluzione del problema – scriveva il vescovo, incarnando quello che è stato per decenni l’atteggiamento tipico della gerarchia ecclesiastica – sembra essere un nuovo inizio in una diocesi dove egli non sia conosciuto. Mi è venuto in mente che forse tu sai di qualche vescovo che potrebbe dargli quest’opportunità”.

    Netta la risposta di Fitzgerald: “Pentimento e correzione in questi casi sono superficiali e, se non formalmente, almeno a livello di subconscio, motivati dal desiderio di trovarsi nuovamente in una posizione dove poter continuare la loro attività infame. Una nuova diocesi significa solo verdi pascoli”. Aggiungeva che i Servi del Paraclito avevano “adottato una politica definita per cui non raccomandavano individui del genere ai vescovi, pur presumendo la sincerità delle conversioni”. Sullivan venne rifiutato da un vescovo dopo l’altro, poiché Brady, evidentemente, aveva sposato le ragioni di Fitzgerald: “La mia coscienza – scrisse ai vescovi – non mi permette di raccomandarlo a nessun vescovo”; “padre Fitzgerald di Via Coeli lo potrebbe accogliere solo come ospite permanente per aiutarlo a salvare la sua anima ma senza speranza di raccomandarlo ad un vescovo”. Sullivan, che è rimbalzato di diocesi in diocesi per 30 anni, fu infine privato del suo ministero solo nel 1983 in seguito ad un ulteriore abuso. Morì nel 1999, senza aver mai affrontato un processo, ma la Chiesa pagò mezzo milione di dollari in risarcimento alle vittime.

    Una posizione impopolare

    La posizione di Fitzgerald sulla impossibilità di riammettere i preti pedofili alla vita sacerdotale è espressa in modo cristallino in una lettera del ‘57 a un vescovo che non viene nominato, ma che potrebbe essere il cofondatore della congregazione, mons. Edwin V. Byrne di Santa Fé: “Questi uo-mini, eccellenza – scriveva Fitzgerald – sono diavoli e la maledizione di Dio è su di loro, e se io fossi un vescovo, tremerei se non facessi rapporto a Roma ai fini della loro laicizzazione”.

    Nel 1962 egli scrisse poi una risposta di cinque pagine al Sant’Uffizio, che gli chiedeva un parere sulla piaga dei preti che “per mancanza di autodisciplina sacerdotale sono diventati un problema per la Madre Chiesa”. Uno dei suoi suggerimenti era di proporre “un insegnamento più specifico negli ultimi anni di seminario, riguardo alle pesanti pene che la violazione dell’innocenza dei piccoli comporta”. E riguardo ai preti “caduti più volte in questo peccato… e in particolare nell’abuso di bambini, sentiamo con forza che a questi preti sfortunati occorre offrire l’alternativa di una vita ritirata all’interno della protezione delle mura monastiche o della completa laicizzazione”. L’anno successivo, egli espresse questa stessa posizione a papa Paolo VI, aggiungendo che “la reintegrazione di preti che sembrano riabilitati deve essere presa in considerazione, ma è raccomandabile soltanto laddove siano possibili una guida ed una supervisione ravvicinata. Dove c’è indicazione di incorreggibilità, per l’atroce scandalo dato, suggerirei onestamente la laicizzazione totale”.

    P. Fitzgerald entrò poi in collisione con il nuovo vescovo di Santa Fé, James Davis, che voleva una maggiore medicalizzazione delle strutture e dei trattamenti. Alla fine il religioso si dimise. I suoi successori aggiunsero la psichiatria e terapie farmacologiche al suo regime di preghiera e spiritualità, e restituirono i preti “guariti” al ministero, su richiesta dei vescovi. Più tardi, con l’esplosione dello scandalo degli abusi in tutta la sua enorme portata, la congregazione del Paraclito fu bersagliata da accuse e contro di essa furono intentati processi; molti dei suoi centri furono costretti a chiudere. La Via Coeli si interruppe. (ludovica eugenio)

    http://www.adista.it/articolo/45216

  • Pedopornografia. Indagati un prete di Padova e un imam. Vittime bimbi da 2 a 8 anni

    Pedopornografia. Indagati un prete di Padova e un imam. Vittime bimbi da 2 a 8 anni

    Pedopornografia, tra gli indagati un segretario comunale e operatori di culto Gli indagati hanno tra i 26 e i 59 anni

    La Polizia Postale e delle Comunicazioni di Udine ha eseguito un’importante operazione contro la pedopornografia in rete. Sono state compiute 98 perquisizioni, nei confronti di altrettanti indagati, in 37 province italiane.

    L’operazione, coordinata dalla Procura di Trieste, ha permesso di scoprire un sito dal quale era possibile scaricare video pedopornografici a pagamento, con bambini e bambine di varie etnie, di eta’ compresa tra i 2 e gli otto anni, coinvolti in atti sessuali con adulti.

    Novantotto persone indagate, di eta’ compresa tra i 26 e i 59 anni, – fra le quali un segretario comunale e alcuni operatori di culto cattolico e musulmano – due arrestate in provincia di Trento e una quantita’ enorme di materiale sequestrato. I dettagli dell’operazione sono stati resi noti questa mattina a Udine.

    Le persone indagate “rispecchiano – ha detto Romeo Tuliozzi, responsabile della Polposta di Udine – un po’ tutte le categorie sociali: dai professionisti agli studenti, dagli operai agli impiegati fino agli operatori di culto, sia cattolici sia musulmani”.
    Nell’operazione – cominciata agli inizi del 2007 – sono stati sequestrati 118 personal computer, 168 hard disk, 3.634 cd, 678 dvd, 579 videocassette e 49 pendriver.

    L’indagine e’ partita ‘monitorando’ un sito internet, per accedere al quale si doveva pagare 98 dollari, che pubblicizzava solamente materiale pedopornografico. Si e’ cosi’ potuto
    appurare che il server era negli Stati Uniti, mentre la societa’ che gestiva il traffico era di Mink (Bielorussia). Contatti con il Dipartimento dell’Immigrazione Usa e con il Dipartimento per
    i crimini informatici di Minsk hanno permesso di debellare la ‘banda’. Nella capitale bielorussa, in particolare, sono stati sequestrati quattro milioni di dollari provento degli acquisti
    on-line di materiale pedopornografico.

    http://www.rainews24.rai.it/notizia.asp?newsid=87515


    Pedofilia on line, indagati
    religiosi cattolici e musulmani
    25 ottobre 2008

    HOME > ITALIA E MONDO
    CONDIVIDI STAMPA INVIA COMMENTA Novantotto persone indagate – compreso un segretario comunale e alcuni operatori di culto cattolico e musulmano – due arrestate in provincia di Trento e una quantità enorme di materiale sequestrato: sono i dettagli di un’operazione contro la pedo-pornografia in Italia, condotta dalla polizia Postale di Udine.

    Le persone indagate sono di età compresa tra i 26 e 59 anni e «rispecchiano – secondo quanto dichiarato da Romeo Tuliozzi, responsabile della Polposta di Udine – un po’ tutte le categorie sociali: dai professionisti agli studenti, dagli operai agli impiegati, sino agli operatori di culto, sia cattolici sia musulmani».

    Nell’operazione – incominciata agli inizi del 2007 – sono stati sequestrati 118 computer, 168 hard disk, 3634 Cd, 678 Dvd, 579 videocassette e 49 pendrive (le classiche chiavette Usb dove immagazzinare dati).

    L’indagine è partita “monitorando” un sito – il cui accesso costava 98 dollari – che pubblicizzava solamente materiale pedo-pornografico; si è così potuto appurare che il server (il mega-computer dove si trovano le pagine visibili sui siti Web) era negli Stati Uniti, mentre la società che gestiva il traffico era di Minsk (in Bielorussia).

    Contatti con il dipartimento dell’Immigrazione Usa e il dipartimento per i Crimini informatici di Minsk hanno permesso di debellare la “banda”. Nella capitale bielorussa, in particolare, sono stati sequestrati quattro milioni di dollari, provento degli acquisti on-line di materiale pedo-pornografico.

    http://www.ilsecoloxix.it/italia_e_mondo/2008/10/25/1101840196556-pedofilia-on-line-indagati-preti-imam.shtml


    Operazione della Polizia Postale di Udine: sequestrati pc e materiale informatico
    “Uno spaccato della società italiana: impiegati, operai, studenti, pèrofessionisti”
    Pedopornografia, 98 indagati
    Ci sono anche un prete e un imam

    UDINE – Un prete e un imam, professionisti e studenti, operai e impiegati: secondo la Polposta di Udine “c’è uno spaccato quasi completo della società italiana” nell’indagine sulla pedopornografia che ha portato ad arrestare due persone, indagarne un centinaio di persone (98 per la precisione) e a sequestrare 118 computer e un ingente quantità di materiale.

    L’operazione è stata denominata “I West”. Le persone indagate sono di età compresa tra i 26 e 59 anni “e rispecchiano – ha detto Romeo Tuliozzi, responsabile della Polposta di Udine – un po’ tutte le categorie sociali. Ci sono anche operatori di culto cattolici e musulmani”. Impressionanti i numeri degli oggetti sequestrati: oltre ai pc, 168 hard disk, 3.634 cd, 678 dvd, 579 videocassette e 49 pendriver.

    L’indagine è partita ‘monitorando’ un sito internet, per accedere al quale si doveva pagare 98 dollari, che pubblicizzava solamente materiale pedopornografico. Si è così potuto appurare che il server era negli Stati Uniti, mentre la società che gestiva il traffico era di Minsk (Bielorussia). Contatti con il Dipartimento dell’Immigrazione Usa e con il Dipartimento per i crimini informatici di Minsk hanno permesso di debellare la ‘banda’.

    Nella capitale bielorussa, in particolare, sono stati sequestrati quattro milioni di dollari provento degli acquisti on-line di materiale pedopornografico.

    In Trentino la Polizia postale ha arrestato Daniel Passigli, segretario comunale del comune di Tassullo dal 1998 ma residente a Gardolo, sobborgo a nord del capoluogo, e Armando Gabardi, operaio di Trento.
    Mercoledì erano state perquisite le loro abitazioni e, nel caso di Passigli, anche l’ufficio in Comune dove è stato sequestrato un computer. Poi i due arresti.

    L’operazione “IWest” segue di qualche giorno quella della polizia del Molise che aveva portato agli arresti domiciliari di altri due trentini: Stefano Soncini dipendente di un negozio di Trento e Riccardo Borgogno un operaio di Borgo Valsugana. A quest’ultimo sarebbero stati sequestrati una cinquantina di Cd e Dvd con migliaia di immagini proibite. Nell’abitazione di Trento la polizia aveva sequestrato due computer. Entrambe le persone coinvolte nell’inchiesta hanno negato di aver mai scambiato materiale pedopornografico.
    (25 ottobre 2008) »

    http://www.repubblica.it/2008/10/sezioni/cronaca/pedofilo-linciaggio/arresti-pedoporno/arresti-pedoporno.html


    Italia: pedopornografia, polposta Udine scopre traffico internet

    Bastava pagare 98 dollari e, una volta iscritti, si poteva accedere al sito internet e acquistare tutto il materiale pedopornografico desiderato: il traffico – tra Stati Uniti, dove aveva sede il provider, Italia, patria dei compratori, e Bielorussia, dove aveva sede l’organizzazione criminale – è stato stroncato dalla Polizia postale di Udine che ha speso due anni di lavoro per sgominare la banda e sequestrare personal computer, cd, dvd, pendriver, videocassette e altro materiale definito “raccapricciante” dagli inquirenti.

    Due persone – Daniel Passigli, segretario comunale di Tassullo (Trento), ma residente a Gardolo (Trento), e Armando Gabardi, operaio, di Trento – sono state arrestate; altre 98, tutte tra i 26 e i 59 anni, sono state indagate per l’ipotesi di reato di divulgazione e commercializzazione di materiale pedopornografico. Tra queste, secondo quanto reso noto oggi dalla Polposta di Udine, anche due religiosi, uno di fede cristiano-cattolica e l’altro di fede musulmana. “E poi persone ‘insospettabili’ rappresentanti di tutti i ceti sociali – ha ricordato Romeo Tuliozzi, dirigente di Polposta Udine -; da operai a studenti, da professionisti e insegnanti, da pensionati a dirigenti aziendali”.

    All’operazione – denominata “IWest” e partita agli inizi del 2007 – sono state interessate praticamente tutte le regioni italiane “a conferma che il fenomeno è esteso in tutto il territorio nazionale”. Le indagini sono partite dall’individuazione di un sito internet esclusivamente dedicato alla pedopornografia. “Ci siamo iscritti pagando i 98 dollari richiesti – ha spiegato Tuliozzi – e abbiamo cominciato a interagire. Da qui migliaia e migliaia di contatti e di dati raccolti. Ricostruendo tutti i passaggi siamo arrivati a identificare la rete e a sgominare la banda”.

    L’organizzazione aveva sede a Minsk, in Bielorussia, dove sono finiti in carcere gli organizzatori del “giro”, mentre quattro milioni di dollari provento del traffico sono stati sequestrati. In Italia sono stati invece sequestrati 118 personal computer, 168 ard disk, 3634 cd, 678 dvd, 576 videocassette e 49 pendriver.

    “Scoprire gli acquirenti del materiale – ha detto Tuliozzi – è stato molto difficile. C’era chi usava anche quattro carte di credito per fare acquisti e chi usava anche carte d’identità scadute. Uno dei due arrestati di Trento, ad esempio, in sei mesi ha speso oltre tremila euro per fare acquisti di materiali. È stato un lavoro certosino che è stato possibile portare a termine anche grazie alla collaborazione con il Dipartimento dell’Immigrazione degli Stati Uniti e il Dipartimento dei Crimini informatici della Bielorussia”.

    “Raccapriccianti” sono stati definiti da Tuliozzi le immagini divulgate sul sito e nel materiale sequestrato. Erano riprodotti filmati di violenze su bambini e bambine tra i due e gli otto anni, di etnie diverse. “Un traffico – ha concluso – che ora pensiamo almeno di aver interrotto”.

    http://www.ticinonews.ch/articolo.aspx?id=95060&rubrica=15


    Pedopornografia, nei guai anche un religioso padovano
    il mattino di Padova — 27 ottobre 2008 pagina 09 sezione: CRONACA

    Ci sono anche un prete e un imprenditore padovani fra le persone denunciate per pedopornografia e cadute nella rete pesa dalla polizia postale di Udine che ha speso due anni di lavoro per sgominare la banda e sequestrare personal computer, cd, dvd, pen driver, videocassette e altro materiale definito «raccapricciante» dagli inquirenti. Due persone – Daniel Passigli, segretario comunale di Tassullo (Trento), ma residente a Gardolo (Trento), e Armando Gabardi, operaio, di Trento – sono state arrestate; altre 98, tutte tra i 26 e i 59 anni, sono state indagate per l’ipotesi di reato di divulgazione e commercializzazione di materiale pedopornografico. Tra queste anche due religiosi: uno di fede cristiano-cattolica (il padovano, appunto) e l’altro di fede musulmana.

    http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/mattinodipadova/2008/10/27/MC1PO_MC104.html


    Da Il Padova di oggi 27 ottobre 2008, pag. 20

    L’operazione. La Polposta arresta 2 trentini, 98 i denunciati
    Pedopornografia in rete prete padovano indagato

    ■ Un prete padovano è stato indagato nell’ambito dell’inchiesta della polizia postale di Udine che ha portato ad individuare un sito web che permetteva di scaricare video a pagamento con bambini tra i 2 e gli 8 anni. In manette un segretario comunale e un operaio trentini. Novantotto gli indagati in seguito a diversi controlli in 37 diverse province italiane. Quattro i milioni di dollari sequestrati.

    È il bilancio dell’operazione «IWest» contro la pedopornografia. Le persone, finite nel mirino degli investigatori, erano tutte di età compresa tra i 26 e 59 anni. Sono stati sequestrati 118 personal computer, 168 hard disk, 3.634 cd, 678 dvd, 579 videocassette e 49 pen driver. A quanto si apprende il religioso padovano non farebbe parte della diocesi di Padova.

    http://laici.forumcommunity.net/?t=20998769